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	<title>Commenti a: Perché i bloggers usano nomignoli di copertura?</title>
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	<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 09:48:37 +0000</pubDate>
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		<title>Di: angelocesare</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-48</link>
		<dc:creator>angelocesare</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Mi leggo con calma i tuoi ultimi tre post, perché COMUNQUE meritano... poi ti commenterò in modo "epico"! Giuro!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi leggo con calma i tuoi ultimi tre post, perché COMUNQUE meritano&#8230; poi ti commenterò in modo &#8220;epico&#8221;! Giuro!</p>
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		<title>Di: angelocesare</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-49</link>
		<dc:creator>angelocesare</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ho letto attentamente, mi pento, ritiro: niente commento "epico". Non me la sento. Non ne vedo la necessità. Non è richiesto.
Un commento "rapido" all'autore quarantenne che ha pubblicato sette libri, quello sì, citandolo (intendo l'autore quarantenne che ha scritto SETTE libri), non vorrei interferire nel suo sistema filtrato: meno male che non vengono solo pubblicati gli autori autorizzati! che stanchezza sentire le storie dei figli raccomandati! che brutta cosa sentir dire "per fortuna nessuno si riunisce in una libreria per ascoltarmi"! che sollievo accorgersi che "chiunque può pubblicare e farsi notare, se ha la stoffa"! che orrenda la parabola dell'ombelico (autore, quarantenne, di sette libri, con l'ombelico sporco)! che sleale la presa in giro della Parola Diretta! che fissazione quella di tentare di costringere persone libere a parlare dei "traumi"! 
E, per venire ai post di replica: che noia chi vorrebbe decidere sulle identità e chi è o "non è nel mondo"! che avvilente il paragone del blogger con l'uomo della folla che diviene "genio tipico del delitto profondo" che non può che appartenere ad un addomesticato regno privo di collettività!
E, infine, mi si permetta, che palle (e mi scuso) l'outing, la cosmogonia, i solipismi, l' "Io docile" e le procedure (e il pensiero debole?). Anzi, e mi riscuso, che strapalle!
Comunque grazie per avere esposto le vostre idee. Davvero. Infine, per favore, lasciate in pace chi scrive dei propri fatterelli insulsi (sicuri che lo siano? sicuri che la realtà sia fatta di maestrini filtrati?).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto attentamente, mi pento, ritiro: niente commento &#8220;epico&#8221;. Non me la sento. Non ne vedo la necessità. Non è richiesto.<br />
Un commento &#8220;rapido&#8221; all&#8217;autore quarantenne che ha pubblicato sette libri, quello sì, citandolo (intendo l&#8217;autore quarantenne che ha scritto SETTE libri), non vorrei interferire nel suo sistema filtrato: meno male che non vengono solo pubblicati gli autori autorizzati! che stanchezza sentire le storie dei figli raccomandati! che brutta cosa sentir dire &#8220;per fortuna nessuno si riunisce in una libreria per ascoltarmi&#8221;! che sollievo accorgersi che &#8220;chiunque può pubblicare e farsi notare, se ha la stoffa&#8221;! che orrenda la parabola dell&#8217;ombelico (autore, quarantenne, di sette libri, con l&#8217;ombelico sporco)! che sleale la presa in giro della Parola Diretta! che fissazione quella di tentare di costringere persone libere a parlare dei &#8220;traumi&#8221;!<br />
E, per venire ai post di replica: che noia chi vorrebbe decidere sulle identità e chi è o &#8220;non è nel mondo&#8221;! che avvilente il paragone del blogger con l&#8217;uomo della folla che diviene &#8220;genio tipico del delitto profondo&#8221; che non può che appartenere ad un addomesticato regno privo di collettività!<br />
E, infine, mi si permetta, che palle (e mi scuso) l&#8217;outing, la cosmogonia, i solipismi, l&#8217; &#8220;Io docile&#8221; e le procedure (e il pensiero debole?). Anzi, e mi riscuso, che strapalle!<br />
Comunque grazie per avere esposto le vostre idee. Davvero. Infine, per favore, lasciate in pace chi scrive dei propri fatterelli insulsi (sicuri che lo siano? sicuri che la realtà sia fatta di maestrini filtrati?).</p>
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		<title>Di: marquant</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-50</link>
		<dc:creator>marquant</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Mi perdoni, ma mi sembra un ragionamento un po' semplificato. Chi scrive per mestiere ha ottime ragioni per firmarsi col proprio nome: è il suo logo, e di quello vive. Chi col proprio blog ci gioca, ha tutto il diritto di inventarsi nomi e persino identità, se questo lo aiuta a trovare un nuovo modo di esprimersi. Non è questione di responsabilità, credo. Si può essere assolutamente corretti e sinceri firmandosi con un nick, e invece abusare del proprio nome d'Autore in maniera discutibile. Non sono d'accordo neanche sull'assenza di filtri; ci sono eccome, e sono molto più banali di quelli lei citati: sono le persone a cui *non vogliamo* far leggere le nostre cose (che siano racconti, diari, elucubrazioni o opinioni) perché il fatto stesso di sapere che loro le leggeranno ce le farebbe scrivere in un altro modo, cioè il solito, piatto e quotidiano. Se poi è così ansioso di sapere un nome e un cognome, basta chiedere: in quasi tutti i blog è indicato un indirizzo e-mail; personalmente non ho mai negato la mia identità a chi me l'ha chiesta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi perdoni, ma mi sembra un ragionamento un po&#8217; semplificato. Chi scrive per mestiere ha ottime ragioni per firmarsi col proprio nome: è il suo logo, e di quello vive. Chi col proprio blog ci gioca, ha tutto il diritto di inventarsi nomi e persino identità, se questo lo aiuta a trovare un nuovo modo di esprimersi. Non è questione di responsabilità, credo. Si può essere assolutamente corretti e sinceri firmandosi con un nick, e invece abusare del proprio nome d&#8217;Autore in maniera discutibile. Non sono d&#8217;accordo neanche sull&#8217;assenza di filtri; ci sono eccome, e sono molto più banali di quelli lei citati: sono le persone a cui *non vogliamo* far leggere le nostre cose (che siano racconti, diari, elucubrazioni o opinioni) perché il fatto stesso di sapere che loro le leggeranno ce le farebbe scrivere in un altro modo, cioè il solito, piatto e quotidiano. Se poi è così ansioso di sapere un nome e un cognome, basta chiedere: in quasi tutti i blog è indicato un indirizzo e-mail; personalmente non ho mai negato la mia identità a chi me l&#8217;ha chiesta.</p>
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		<title>Di: floria</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-51</link>
		<dc:creator>floria</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>io leggero a chi? Io leggero sara' il suo! (ma Stendhal, tanto per citare uno che di egotismo se ne intendeva,  aveva un io leggero? e non e' forse vero che gli scrittori comunque sfuggono, che il gioco della scrittura e' un gioco di maschere, di specchi che non restituiscono mai l'immagine reale di chi sta "dall'altra parte" del testo? ma perche' ci costringete a scrivere queste banalita'? ma che cosa vi hanno fatto di male i bloggers per avercela tanto con loro?)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>io leggero a chi? Io leggero sara&#8217; il suo! (ma Stendhal, tanto per citare uno che di egotismo se ne intendeva,  aveva un io leggero? e non e&#8217; forse vero che gli scrittori comunque sfuggono, che il gioco della scrittura e&#8217; un gioco di maschere, di specchi che non restituiscono mai l&#8217;immagine reale di chi sta &#8220;dall&#8217;altra parte&#8221; del testo? ma perche&#8217; ci costringete a scrivere queste banalita&#8217;? ma che cosa vi hanno fatto di male i bloggers per avercela tanto con loro?)</p>
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		<title>Di: l'animale</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-52</link>
		<dc:creator>l'animale</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>lei signora, ce l'ha un nome. anzi, un Nome. ciò che lei dice o non dice fa differenza, ciò che afferma e contrasta ha un rilievo nel suo mondo. ma io, rifletta: che differenza fa se mi chiamo Andrea Marini, Sandro Baroni o Adele Paschi? Qualcuno nota la differenza? io sono nessuno, signora, e il mio nome lo tolgo perché non ci si faccia illusioni. ma questo nessuno oggi parla e risponde. questo è solo il mezzo per farlo. lei ha capito male. non lo tema e non lo travisi. scelgo nessuno consapevolmente, ma lei vede un piccolo io debole e supplicante. si tolga gli occhiali e guardi meglio. Lei può farlo. e già che c'è, parli anche Lei, ché non vedo trauma nelle Sue parole, ma solo un piccolo io abituato ad affermare. stia al mio livello. sono io, nessuno, che la sfido.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>lei signora, ce l&#8217;ha un nome. anzi, un Nome. ciò che lei dice o non dice fa differenza, ciò che afferma e contrasta ha un rilievo nel suo mondo. ma io, rifletta: che differenza fa se mi chiamo Andrea Marini, Sandro Baroni o Adele Paschi? Qualcuno nota la differenza? io sono nessuno, signora, e il mio nome lo tolgo perché non ci si faccia illusioni. ma questo nessuno oggi parla e risponde. questo è solo il mezzo per farlo. lei ha capito male. non lo tema e non lo travisi. scelgo nessuno consapevolmente, ma lei vede un piccolo io debole e supplicante. si tolga gli occhiali e guardi meglio. Lei può farlo. e già che c&#8217;è, parli anche Lei, ché non vedo trauma nelle Sue parole, ma solo un piccolo io abituato ad affermare. stia al mio livello. sono io, nessuno, che la sfido.</p>
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		<title>Di: Simone</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-53</link>
		<dc:creator>Simone</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Le mie considerazione erano un po' lunghe e ne ho fatto un post sul mio blog: http://simone.blogs.it/2003/06/18.html#a452 (questa gesitone commenti non permette di inserire i link  purtroppo)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le mie considerazione erano un po&#8217; lunghe e ne ho fatto un post sul mio blog: <a href="http://simone.blogs.it/2003/06/18.html#a452" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/simone.blogs.it');" rel="nofollow">http://simone.blogs.it/2003/06/18.html#a452</a> (questa gesitone commenti non permette di inserire i link  purtroppo)</p>
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		<title>Di: mastorna</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-54</link>
		<dc:creator>mastorna</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile signora Carla, interessante questo dare contro agli pseudonimi, grande invenzione dei blog! Soprattutto divertente, visto che sotto pseudonimo si scrive da secoli. Ma soprattutto, avevamo bisogno di qualcuno che cominciasse a pontificare e a spiegarci come deve essere vissuta la vita, e scritto un blog. Io mi firmo mastorna, in omaggio a una persona che ha saputo farmi sognare, e mi chiamo michele motta. Ho un indirizzo email da cui rispondo, scrivo quello che voglio, come voglio, e non mi interessano gli accessi al sito. Non filtro la mia identità, sempre presente, ma scrivo con uno pseudonimo, perché mi piace. Il blog è per me una valvola di sfogo, e me ne frego allegramente del "solipsismo" che i miei post potrebbero esprimere. Seguo internet da 7 anni, non ho mai preso un cd-rom che mi "obbligasse" a collegarmi, e non apprezzo chi internet lo critica, senza però conoscerlo davvero. Leggo le lettere della Aspesi, e preferisco infinitamente molti "bloggers" che parlano di se stessi, dicendo, nel bene o nel male, bene o male, quello che passa loro per la testa. Il suo post, signora Carla, come quello del signor Tiziano, cadono nella categoria del "ti insegno come stare al mondo", "ora ti spiego come si scrive". Senza accorgervi della grande forzatura che state facendo: un blog non è, né vuol essere, un libro scritto per un pubblico pagante. Chi scrive lo fa, il più delle volte, per se stesso. E se qualcuno legge, tanto meglio. Io non mi autocensuro nel blog, anzi, sfogo le censure cui sono costretto tutti i giorni dovendo vivere in società. Intorno al blog si sta creando una vera e propria comunità, forte, interessata, aggiornata e indipendente. Se lei frequentasse con maggior presenza il mondo dei blog, si accorgerebbe che l'uso di pseudonimi non implica l'alleggerimento dell'individuo, l'interscambiabilità tra due. Ogni blog ha una sua personalità. Chi più forte, chi meno, chi "confusa". Il suo intervento, dal mio punto di vista, non fa che dimostrare quanto non sia tanto una firma a dare peso a uno scritto, ma la capacità di andare al di là della superficie e della generalizzazione. E lei, con questo, ha dimostrato un'estrema leggerezza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile signora Carla, interessante questo dare contro agli pseudonimi, grande invenzione dei blog! Soprattutto divertente, visto che sotto pseudonimo si scrive da secoli. Ma soprattutto, avevamo bisogno di qualcuno che cominciasse a pontificare e a spiegarci come deve essere vissuta la vita, e scritto un blog. Io mi firmo mastorna, in omaggio a una persona che ha saputo farmi sognare, e mi chiamo michele motta. Ho un indirizzo email da cui rispondo, scrivo quello che voglio, come voglio, e non mi interessano gli accessi al sito. Non filtro la mia identità, sempre presente, ma scrivo con uno pseudonimo, perché mi piace. Il blog è per me una valvola di sfogo, e me ne frego allegramente del &#8220;solipsismo&#8221; che i miei post potrebbero esprimere. Seguo internet da 7 anni, non ho mai preso un cd-rom che mi &#8220;obbligasse&#8221; a collegarmi, e non apprezzo chi internet lo critica, senza però conoscerlo davvero. Leggo le lettere della Aspesi, e preferisco infinitamente molti &#8220;bloggers&#8221; che parlano di se stessi, dicendo, nel bene o nel male, bene o male, quello che passa loro per la testa. Il suo post, signora Carla, come quello del signor Tiziano, cadono nella categoria del &#8220;ti insegno come stare al mondo&#8221;, &#8220;ora ti spiego come si scrive&#8221;. Senza accorgervi della grande forzatura che state facendo: un blog non è, né vuol essere, un libro scritto per un pubblico pagante. Chi scrive lo fa, il più delle volte, per se stesso. E se qualcuno legge, tanto meglio. Io non mi autocensuro nel blog, anzi, sfogo le censure cui sono costretto tutti i giorni dovendo vivere in società. Intorno al blog si sta creando una vera e propria comunità, forte, interessata, aggiornata e indipendente. Se lei frequentasse con maggior presenza il mondo dei blog, si accorgerebbe che l&#8217;uso di pseudonimi non implica l&#8217;alleggerimento dell&#8217;individuo, l&#8217;interscambiabilità tra due. Ogni blog ha una sua personalità. Chi più forte, chi meno, chi &#8220;confusa&#8221;. Il suo intervento, dal mio punto di vista, non fa che dimostrare quanto non sia tanto una firma a dare peso a uno scritto, ma la capacità di andare al di là della superficie e della generalizzazione. E lei, con questo, ha dimostrato un&#8217;estrema leggerezza.</p>
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		<title>Di: Tavor</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-55</link>
		<dc:creator>Tavor</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>C'erano abissi di sofferenza così profondi da costringere noi, "Io leggeri", a nasconderci, a fingere, a smentire la nostra identità, per non esserne risucchiati e assorbiti. Questo nel mondo reale.  Forse, in un mondo ideale, saremo pronti a porgere carta d'identità e tesserino ASL.  Elena mi ama</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;erano abissi di sofferenza così profondi da costringere noi, &#8220;Io leggeri&#8221;, a nasconderci, a fingere, a smentire la nostra identità, per non esserne risucchiati e assorbiti. Questo nel mondo reale.  Forse, in un mondo ideale, saremo pronti a porgere carta d&#8217;identità e tesserino ASL.  Elena mi ama</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: laura756</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-56</link>
		<dc:creator>laura756</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=59#comment-56</guid>
		<description>Cara Carla, mi sembra piu' che evidente perchè molti di noi ( la maggiorparte) non si firma con nome e cognome.
Per ragioni di privacy. Noi non siamo autori di racconti, scrittori; mettere il nostro cognome sul blog significherebbe essere rintracciabili.
E lei sa meglio di me che chiunque puo' leggere e non esistono filtri.
Io personalmente sul mio blog sto scrivendo ne' piu' ne' meno che la mia vita, il mio dolore per la pedita di mia madre , i miei affetti per le persone che amo. 
Ma questo non lo si fa per notorietà o per soldi.
Chi scrive un blog non guadagna, quindi il numero degli accessi o dei commenti al tuo post sono solo una soddisfazine personale.
Ma parlo di soddisfazione in senso "umano" e non numerico.
Mi spiego: uno scrittore ha un rendiconto sia economico che di notorietà se è piu' "venduto".
Un blogger ha un rendiconto morale. Io interesso,altri mi condividono, altri parlano con me.
Creda, lo dice una persona che di problemi anche economici, ne ha passati proprio tanti, non c'è soddisfazione piu' grande di essere condivisa.
Mi permetto un abbraccio!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Carla, mi sembra piu&#8217; che evidente perchè molti di noi ( la maggiorparte) non si firma con nome e cognome.<br />
Per ragioni di privacy. Noi non siamo autori di racconti, scrittori; mettere il nostro cognome sul blog significherebbe essere rintracciabili.<br />
E lei sa meglio di me che chiunque puo&#8217; leggere e non esistono filtri.<br />
Io personalmente sul mio blog sto scrivendo ne&#8217; piu&#8217; ne&#8217; meno che la mia vita, il mio dolore per la pedita di mia madre , i miei affetti per le persone che amo.<br />
Ma questo non lo si fa per notorietà o per soldi.<br />
Chi scrive un blog non guadagna, quindi il numero degli accessi o dei commenti al tuo post sono solo una soddisfazine personale.<br />
Ma parlo di soddisfazione in senso &#8220;umano&#8221; e non numerico.<br />
Mi spiego: uno scrittore ha un rendiconto sia economico che di notorietà se è piu&#8217; &#8220;venduto&#8221;.<br />
Un blogger ha un rendiconto morale. Io interesso,altri mi condividono, altri parlano con me.<br />
Creda, lo dice una persona che di problemi anche economici, ne ha passati proprio tanti, non c&#8217;è soddisfazione piu&#8217; grande di essere condivisa.<br />
Mi permetto un abbraccio!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Jacopo De Michelis</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-57</link>
		<dc:creator>Jacopo De Michelis</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile Carla Debenedetti,

pur non avendo letto nulla di suo, so che lei e' una stimata critica letteraria, dunque un po' mi stupisce che lei entri cosi' a gamba tesa, con leggerezza e superficialita', in una questione di cui con tutta evidenza sa poco o nulla.
Se prima di scrivere il suo pezzo si fosse presa la briga di visitare e leggere il mio blog, avrebbe scoperto che si tratta del sito della collana di narrativa noir "Black", edita da Marsilio, riconducibile a chi quella collana cura. Il mio operato in campo editoriale e' dunque sotto gli occhi di tutti, e il mio nome tutt'altro che segreto (e' stampato in ogni copia dei libri che pubblico, e lo si puo' trovare facilmente anche in rete, per esempio qui: http://www.alice.it/news/primo/de_michelis_jacopo.htm).
Ma a parte questo, che il ricorso a nickname o alias in rete sia da sempre tradizione diffusa e accettata lei non e' ovviamente tenuta a saperlo o approvarlo, ma venire a criticarlo e' un po' come andare dagli scozzesi e dirgli che la smettano di indossare quei ridicoli gonnellini (lascio immaginare a lei quale risposta otterrebbe). Inoltre, non devo insegnarle io come l'uso di pseudonimi non sia estraneo nemmeno al mondo della letteratura (e a quello del giornalismo, peraltro).
Trovo comunque molto significativa dell'atteggiamento di certa "società letteraria" tutta questa attenzione al "chi" del discorso piuttosto che al "cosa", quasi a invocare una sorta di principio di autorità, per cui un ragionamento ha un valore diverso a seconda di chi lo pronuncia, perche' c'e' chi e' autorizzato e legittimato a farlo, e chi no.
Altri meglio di me potranno poi valutare la sostanza delle sue osservazioni circa l'identità in rete, io mi limito a osservare come quello che lei ha fatto nel suo pezzo equivale a recensire un romanzo dopo averne intravisto la copertina nella vetrina di una libreria.
-- 
Jacopo De Michelis
Marsilio Black
http://www.marsilioblack.tk</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Carla Debenedetti,</p>
<p>pur non avendo letto nulla di suo, so che lei e&#8217; una stimata critica letteraria, dunque un po&#8217; mi stupisce che lei entri cosi&#8217; a gamba tesa, con leggerezza e superficialita&#8217;, in una questione di cui con tutta evidenza sa poco o nulla.<br />
Se prima di scrivere il suo pezzo si fosse presa la briga di visitare e leggere il mio blog, avrebbe scoperto che si tratta del sito della collana di narrativa noir &#8220;Black&#8221;, edita da Marsilio, riconducibile a chi quella collana cura. Il mio operato in campo editoriale e&#8217; dunque sotto gli occhi di tutti, e il mio nome tutt&#8217;altro che segreto (e&#8217; stampato in ogni copia dei libri che pubblico, e lo si puo&#8217; trovare facilmente anche in rete, per esempio qui: <a href="http://www.alice.it/news/primo/de_michelis_jacopo.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.alice.it');" rel="nofollow">http://www.alice.it/news/primo/de_michelis_jacopo.htm</a>).<br />
Ma a parte questo, che il ricorso a nickname o alias in rete sia da sempre tradizione diffusa e accettata lei non e&#8217; ovviamente tenuta a saperlo o approvarlo, ma venire a criticarlo e&#8217; un po&#8217; come andare dagli scozzesi e dirgli che la smettano di indossare quei ridicoli gonnellini (lascio immaginare a lei quale risposta otterrebbe). Inoltre, non devo insegnarle io come l&#8217;uso di pseudonimi non sia estraneo nemmeno al mondo della letteratura (e a quello del giornalismo, peraltro).<br />
Trovo comunque molto significativa dell&#8217;atteggiamento di certa &#8220;società letteraria&#8221; tutta questa attenzione al &#8220;chi&#8221; del discorso piuttosto che al &#8220;cosa&#8221;, quasi a invocare una sorta di principio di autorità, per cui un ragionamento ha un valore diverso a seconda di chi lo pronuncia, perche&#8217; c&#8217;e&#8217; chi e&#8217; autorizzato e legittimato a farlo, e chi no.<br />
Altri meglio di me potranno poi valutare la sostanza delle sue osservazioni circa l&#8217;identità in rete, io mi limito a osservare come quello che lei ha fatto nel suo pezzo equivale a recensire un romanzo dopo averne intravisto la copertina nella vetrina di una libreria.<br />
&#8211;<br />
Jacopo De Michelis<br />
Marsilio Black<br />
<a href="http://www.marsilioblack.tk" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.marsilioblack.tk');" rel="nofollow">http://www.marsilioblack.tk</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: b.georg</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-58</link>
		<dc:creator>b.georg</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=59#comment-58</guid>
		<description>Le ho risposto anch'io sulla mia pagina (troppo lungo per un commento).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le ho risposto anch&#8217;io sulla mia pagina (troppo lungo per un commento).</p>
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		<title>Di: Jacopo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-59</link>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Oops, mi spiace di averle storpiato il nome (Debenedetti invece di Benedetti). Chiedo scusa, colpa della fretta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Oops, mi spiace di averle storpiato il nome (Debenedetti invece di Benedetti). Chiedo scusa, colpa della fretta.</p>
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		<title>Di: Squonk</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-60</link>
		<dc:creator>Squonk</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=59#comment-60</guid>
		<description>Cara signora, lasciamo stare il fatto che migliaia di scrittori, musicisti, pittori, artisti in genere si sono "nascosti" (virgolette volute) dietro pseudonimi, senza che ciò togliesse od aggiungesse alcunchè al valore della loro opera.
Lasciamo stare il fatto che è abbastanza sconcertante il fissarsi sul "chi" piuttosto che sul "cosa" - ma cosa conta? chi sono io o cosa scrivo?
Ma che una critica letteraria non si renda conto che gli pseudonimi, i nick, i nomi dei blog sono in sè delle storie, beh, questo è veramente straordinario. Se vuole una prova, venga da queste parti: http://squonk.splinder.it/1052996951#233276. Cordialmente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara signora, lasciamo stare il fatto che migliaia di scrittori, musicisti, pittori, artisti in genere si sono &#8220;nascosti&#8221; (virgolette volute) dietro pseudonimi, senza che ciò togliesse od aggiungesse alcunchè al valore della loro opera.<br />
Lasciamo stare il fatto che è abbastanza sconcertante il fissarsi sul &#8220;chi&#8221; piuttosto che sul &#8220;cosa&#8221; - ma cosa conta? chi sono io o cosa scrivo?<br />
Ma che una critica letteraria non si renda conto che gli pseudonimi, i nick, i nomi dei blog sono in sè delle storie, beh, questo è veramente straordinario. Se vuole una prova, venga da queste parti: <a href="http://squonk.splinder.it/1052996951#233276" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/squonk.splinder.it');" rel="nofollow">http://squonk.splinder.it/1052996951#233276</a>. Cordialmente.</p>
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		<title>Di: Gilgamesh</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-61</link>
		<dc:creator>Gilgamesh</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=59#comment-61</guid>
		<description>Gentile signora Benedetti,
mi riallaccio ai commenti precedenti ed al suo post per un ulteriore annotazione.
L'adozione di uno pseudonimo, o nickname, o alias, o come lo chiama lei nomignolo, oltre che essere, come ricorda giustamente Sir Squonk (e le consiglierei caldamente di leggere con attenzione il link riportato "Coma hai detto che ti chiami?" e relative risposte nei commenti) una storia in sè, molte volte esprimono l'identità di chi scrive meglio del nome anagrafico. Perchè lei non ha scelto di chiamarsi Carla, gentile Signora, è stata una scelta dei suoi genitori, così come non ha potuto scegliere di nascere in una famiglia con un patronimico diverso da Benedetti. Certo, c'è sempre la possibilità (motivandola) di chiedere un cambio di cognome all'anagrafe, ma è poco usata e vista con sospetto.
Dietro un alias invece c'è una precisa scelta, perlomeno dell'identità che si desidera assumere. Le consiglierei amichevolmente, vista la sua probabile poca dimestichezza con le nuove forme di comunicazione, di leggere con attenzione il saggio "Essere Digitali" di Nicholas Negroponte, in Italia edito da Sperling &#038; Kupfer nel '96 e più volte ristampato.
Distinti saluti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile signora Benedetti,<br />
mi riallaccio ai commenti precedenti ed al suo post per un ulteriore annotazione.<br />
L&#8217;adozione di uno pseudonimo, o nickname, o alias, o come lo chiama lei nomignolo, oltre che essere, come ricorda giustamente Sir Squonk (e le consiglierei caldamente di leggere con attenzione il link riportato &#8220;Coma hai detto che ti chiami?&#8221; e relative risposte nei commenti) una storia in sè, molte volte esprimono l&#8217;identità di chi scrive meglio del nome anagrafico. Perchè lei non ha scelto di chiamarsi Carla, gentile Signora, è stata una scelta dei suoi genitori, così come non ha potuto scegliere di nascere in una famiglia con un patronimico diverso da Benedetti. Certo, c&#8217;è sempre la possibilità (motivandola) di chiedere un cambio di cognome all&#8217;anagrafe, ma è poco usata e vista con sospetto.<br />
Dietro un alias invece c&#8217;è una precisa scelta, perlomeno dell&#8217;identità che si desidera assumere. Le consiglierei amichevolmente, vista la sua probabile poca dimestichezza con le nuove forme di comunicazione, di leggere con attenzione il saggio &#8220;Essere Digitali&#8221; di Nicholas Negroponte, in Italia edito da Sperling &#038; Kupfer nel &#8216;96 e più volte ristampato.<br />
Distinti saluti.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Effe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-62</link>
		<dc:creator>Effe</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=59#comment-62</guid>
		<description>Probi viri, ma non ve l'ha detto la mamma che "Carla Benedettì" è un nick? Dieci, cento, mille blog! Di più, non so.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Probi viri, ma non ve l&#8217;ha detto la mamma che &#8220;Carla Benedettì&#8221; è un nick? Dieci, cento, mille blog! Di più, non so.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Dr.Tarr</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-63</link>
		<dc:creator>Dr.Tarr</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=59#comment-63</guid>
		<description>"Che cosa c'e' in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, con un altro nome profumerebbe lo stesso;"
sono le parole di uno scrittore, chiamiamolo.. che ne so.. Gringo! così lo facciamo diventare anche lui un super-eroe mascherato!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Che cosa c&#8217;e&#8217; in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, con un altro nome profumerebbe lo stesso;&#8221;<br />
sono le parole di uno scrittore, chiamiamolo.. che ne so.. Gringo! così lo facciamo diventare anche lui un super-eroe mascherato!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: b.georg</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-64</link>
		<dc:creator>b.georg</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=59#comment-64</guid>
		<description>le riporto un mio ulteriore commento lasciato nel blog di marsilioblackLei parla di responsabilità politica e di non effettualità delle azioni compiuto sotto "nome d'arte". Ma che c'entra l'impatto di ciò che si dice col nome? se si tratta di letteratura, onestamente non penso che il fatto che moravia si chiamasse pincherle cambiasse di molto la cosa. Allora il problema è la riconoscibilità pubblica, non il nome anagrafico? Cioè la foto, il dire "quello è lui". La visibilità. Onestamente, tralasciando le questioni evidenti che afferiscono alla differente natura dei media (la rete non è un medium visivo, la stampa i rotocalchi si), a parte le interviste (che tuttavia spesso i blogger rilasciano, io stesso sono stato intervistato un paio di volte) e il gossip, non penso che se un autore costruisse la sua carriera sull'invisibilità pubblica questo cambierebbe di molto le cose. Gli autori fanno con ciò che dicono nei libri, non con la loro persona pubblica che sovente, immagino, sia piuttosto deludente (ma azzardo, sono inesperto in materia). Se poi consideriamo invece altri campi, ad esempio il giornalismo, la cosa è ancora più evidente: la brevissima storia dei blog americani è già ricca di casi in cui media ufficiali hanno dovuto cambiare versioni perché smascherati da blogger sconosciuti o anzi conosciutissimi dietro "nome d'arte" e al passaparola, che è poi il meccanismo di diffusione della notizia sui blog. Perfetto esempio di "potere" esercitato dal basso, mi pare. A me l'unico caso in cui, a parte gli incontri, le cene, le conferenze, le uscite in amicizia (in cui ebbene sì anche noi "ci facciamo vedere", ed è spesso divertente), a un blogger potrebbe sembrare essenziale far sapere la sua identità "ufficiale" nel caso non lo abbia fatto "naturalmente" fin dall'inizio, è quello in cui voglia cominciare a far soldi, diventando un Autore Autorizzato. Sbaglio? Quali altri casi ci sono? Wu Ming è un autore collettivo che si firma "Nessun Nome" e fa romanzi politici (che possono anche non piacere). I "veri autori" di Wu Ming li si può incontrare dal vivo alle presentazioni dei libri, esattamente come accade a molti blogger durante le conferenze pubbliche organizzate sul blogging, che non vengono svolte in scantinati segreti (una recente è stata alla Casa della Cultura di Milano, con tanto di giornalisti al seguito). Veramente, dove sta il problema?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>le riporto un mio ulteriore commento lasciato nel blog di marsilioblackLei parla di responsabilità politica e di non effettualità delle azioni compiuto sotto &#8220;nome d&#8217;arte&#8221;. Ma che c&#8217;entra l&#8217;impatto di ciò che si dice col nome? se si tratta di letteratura, onestamente non penso che il fatto che moravia si chiamasse pincherle cambiasse di molto la cosa. Allora il problema è la riconoscibilità pubblica, non il nome anagrafico? Cioè la foto, il dire &#8220;quello è lui&#8221;. La visibilità. Onestamente, tralasciando le questioni evidenti che afferiscono alla differente natura dei media (la rete non è un medium visivo, la stampa i rotocalchi si), a parte le interviste (che tuttavia spesso i blogger rilasciano, io stesso sono stato intervistato un paio di volte) e il gossip, non penso che se un autore costruisse la sua carriera sull&#8217;invisibilità pubblica questo cambierebbe di molto le cose. Gli autori fanno con ciò che dicono nei libri, non con la loro persona pubblica che sovente, immagino, sia piuttosto deludente (ma azzardo, sono inesperto in materia). Se poi consideriamo invece altri campi, ad esempio il giornalismo, la cosa è ancora più evidente: la brevissima storia dei blog americani è già ricca di casi in cui media ufficiali hanno dovuto cambiare versioni perché smascherati da blogger sconosciuti o anzi conosciutissimi dietro &#8220;nome d&#8217;arte&#8221; e al passaparola, che è poi il meccanismo di diffusione della notizia sui blog. Perfetto esempio di &#8220;potere&#8221; esercitato dal basso, mi pare. A me l&#8217;unico caso in cui, a parte gli incontri, le cene, le conferenze, le uscite in amicizia (in cui ebbene sì anche noi &#8220;ci facciamo vedere&#8221;, ed è spesso divertente), a un blogger potrebbe sembrare essenziale far sapere la sua identità &#8220;ufficiale&#8221; nel caso non lo abbia fatto &#8220;naturalmente&#8221; fin dall&#8217;inizio, è quello in cui voglia cominciare a far soldi, diventando un Autore Autorizzato. Sbaglio? Quali altri casi ci sono? Wu Ming è un autore collettivo che si firma &#8220;Nessun Nome&#8221; e fa romanzi politici (che possono anche non piacere). I &#8220;veri autori&#8221; di Wu Ming li si può incontrare dal vivo alle presentazioni dei libri, esattamente come accade a molti blogger durante le conferenze pubbliche organizzate sul blogging, che non vengono svolte in scantinati segreti (una recente è stata alla Casa della Cultura di Milano, con tanto di giornalisti al seguito). Veramente, dove sta il problema?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Il Griso</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-65</link>
		<dc:creator>Il Griso</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=59#comment-65</guid>
		<description>"Ancora una volta, non è solo un problema di contenuti. E’ un probema di peso dell’individuo".
Vero. Il problema è l'obesità dell'Io della signora Benedetti (che naturalmente non ha nulla a che vedere col suo Io corporeo, che per quanto mi riguarda e m'importa può benissimo essere anoressico, o in perfetto peso forma). Firmato: un Io blogghesco assai poco docile, decisamente letterario e associato a un nome e cognome scritti belli in grande e in alto. Finché mi va di tenerceli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ancora una volta, non è solo un problema di contenuti. E’ un probema di peso dell’individuo&#8221;.<br />
Vero. Il problema è l&#8217;obesità dell&#8217;Io della signora Benedetti (che naturalmente non ha nulla a che vedere col suo Io corporeo, che per quanto mi riguarda e m&#8217;importa può benissimo essere anoressico, o in perfetto peso forma). Firmato: un Io blogghesco assai poco docile, decisamente letterario e associato a un nome e cognome scritti belli in grande e in alto. Finché mi va di tenerceli.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: dario</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-66</link>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=59#comment-66</guid>
		<description>Carla, 
la letteratura, quella firmata con nome e cognome,  abita solo marginalmente nei blog, mentre i blog stanno andando, come 'noi' che in internet ci lavoriamo da anni abbiamo sempre sperato, a costituire il tessuto stesso della rete, riportandola ad un interagire di personalità e di individualità che i fasti commerciali avevano fatto dimenticare.
Su internet ci si firma spesso, anzi quasi sempre, con nickname (ché si dice nickname e non pseudonimo, attenzione) per una serie di ragioni che sussistono -e continuano a sussistere- da molto prima che tu ti ci affacciassi. I blog nascono su internet (e dove avrebbero potuto nascere, altrimenti ?), ergo i blog sono firmati con un nickname. Non pare difficile. Il fatto che io mi firmi dario anziché quiqueg, cambia qualcosa ? "Scaligero" è "meno" Giuseppe Genna di Giuseppe Genna ? 
E, per Dio, evviva l'orizzontalità, almeno qui.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Carla,<br />
la letteratura, quella firmata con nome e cognome,  abita solo marginalmente nei blog, mentre i blog stanno andando, come &#8216;noi&#8217; che in internet ci lavoriamo da anni abbiamo sempre sperato, a costituire il tessuto stesso della rete, riportandola ad un interagire di personalità e di individualità che i fasti commerciali avevano fatto dimenticare.<br />
Su internet ci si firma spesso, anzi quasi sempre, con nickname (ché si dice nickname e non pseudonimo, attenzione) per una serie di ragioni che sussistono -e continuano a sussistere- da molto prima che tu ti ci affacciassi. I blog nascono su internet (e dove avrebbero potuto nascere, altrimenti ?), ergo i blog sono firmati con un nickname. Non pare difficile. Il fatto che io mi firmi dario anziché quiqueg, cambia qualcosa ? &#8220;Scaligero&#8221; è &#8220;meno&#8221; Giuseppe Genna di Giuseppe Genna ?<br />
E, per Dio, evviva l&#8217;orizzontalità, almeno qui.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-67</link>
		<dc:creator>Emma</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=59#comment-67</guid>
		<description>Io non credo che la questione sollevata in questo intervento riguardi strettamente i nomi dei "bloggers". Non sono fra questi, ma ho cominciato a leggere alcuni "blog" (diversi, a dire il vero) in questi giorni. Per pura curiosità, e proprio partendo da nazioneindiana. Dio, io non sono una scrittrice. Ma usando una buona dose di immaginazione credo che, effettivamente, scrivere a queste condizioni -quelle dei blog- sia un lavoro molto più facile rispetto a quello che fa chi riversa in un qualsiasi spazio (di carta, virtuale) non solo delle parole ma anche, e soprattutto, la sua identità. E non importa se si tratta di un illustre sconosciuto o di un autore noto. Non è possibile arrampicarsi sugli specchi di fronte alle argomentazioni di Carla Benedetti. Che, lo dico candidamente, non conoscevo prima di leggere nazioneindiana. Non condivido quello che scrive per partito preso, o perchè il suo nome è noto -a me, ripeto, da poco- ma proprio perchè leggendo vari blog mi sembra che questo fenomeno affiori in maniera evidente. Forse non in tutti -certo non ho letto tutti quelli in circolazione per poter generalizzare. Ma mi sembra che possano essere un poco una trappola, perchè capita curiosamente di spogliarsi proprio dell'essenziale. Mi spiego come posso. Io mi firmo Emma. E lascio a casa tutti i rapporti con il mondo reale. Non è una cosa da poco. E' un bel peso, quello che mi scrollo di dosso. E' il peso di tutte le mie relazioni. Con altre persone, con la mia vita quotidiana e la mia storia personale, e, come viene fatto notare, soprattutto con i miei traumi e la parte meno presentabile di me stessa. Certo, queste cose le posso anche raccontare, ma non posso negare che nella maggior parte dei casi le edulcorerò, in qualche modo, mai del tutto inconsapevole (se sappiamo essere onesti). Forse così mi sento più leggera, più libera nella scrittura. Ma è solo un'illusione. Scriverei le stesse cose se mi portassi dietro la mia identità, tutto quel macigno di nodi e legacci? Mi sentirei a mio agio, o qualcosa di non ben definito mi porterrebbe a scrivere diversamente? Che si tratti di un problema di coerenza? La massima libertà non la si raggiunge quando si butta fuori un pezzo di quel macigno guardando negli occhi l'interlocutore? Queste domande le pongo prima di tutto a me stessa, poi le rigiro a chi leggerà. Perchè, a queste condizioni (quelle del blog), nessuno potrà mai valutare quanta corrispondenza ci sia tra chi scrive e quello che scrive. Non basterrebbe neanche firmarsi con nome e cognome. Il problema è proprio quello del lasciare a casa una buona fetta di sé. Credo di capire che questo sia il nocciolo. E forse la discussione, nata dall'articolo di Tiziano Scarpa, si è spostata da questo nocciolo ad una questione strettamente incentrata sui dati anagrafici. Emma o Eva, fa differenza? E il cognome? Forse no, ma tutto quello che si porta addosso -nel suo piccolo- fa una differenza fondamentale. E, inutile dirlo, anch'io lo sto lasciando a casa. I dubbi sono miei, prima di tutto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io non credo che la questione sollevata in questo intervento riguardi strettamente i nomi dei &#8220;bloggers&#8221;. Non sono fra questi, ma ho cominciato a leggere alcuni &#8220;blog&#8221; (diversi, a dire il vero) in questi giorni. Per pura curiosità, e proprio partendo da nazioneindiana. Dio, io non sono una scrittrice. Ma usando una buona dose di immaginazione credo che, effettivamente, scrivere a queste condizioni -quelle dei blog- sia un lavoro molto più facile rispetto a quello che fa chi riversa in un qualsiasi spazio (di carta, virtuale) non solo delle parole ma anche, e soprattutto, la sua identità. E non importa se si tratta di un illustre sconosciuto o di un autore noto. Non è possibile arrampicarsi sugli specchi di fronte alle argomentazioni di Carla Benedetti. Che, lo dico candidamente, non conoscevo prima di leggere nazioneindiana. Non condivido quello che scrive per partito preso, o perchè il suo nome è noto -a me, ripeto, da poco- ma proprio perchè leggendo vari blog mi sembra che questo fenomeno affiori in maniera evidente. Forse non in tutti -certo non ho letto tutti quelli in circolazione per poter generalizzare. Ma mi sembra che possano essere un poco una trappola, perchè capita curiosamente di spogliarsi proprio dell&#8217;essenziale. Mi spiego come posso. Io mi firmo Emma. E lascio a casa tutti i rapporti con il mondo reale. Non è una cosa da poco. E&#8217; un bel peso, quello che mi scrollo di dosso. E&#8217; il peso di tutte le mie relazioni. Con altre persone, con la mia vita quotidiana e la mia storia personale, e, come viene fatto notare, soprattutto con i miei traumi e la parte meno presentabile di me stessa. Certo, queste cose le posso anche raccontare, ma non posso negare che nella maggior parte dei casi le edulcorerò, in qualche modo, mai del tutto inconsapevole (se sappiamo essere onesti). Forse così mi sento più leggera, più libera nella scrittura. Ma è solo un&#8217;illusione. Scriverei le stesse cose se mi portassi dietro la mia identità, tutto quel macigno di nodi e legacci? Mi sentirei a mio agio, o qualcosa di non ben definito mi porterrebbe a scrivere diversamente? Che si tratti di un problema di coerenza? La massima libertà non la si raggiunge quando si butta fuori un pezzo di quel macigno guardando negli occhi l&#8217;interlocutore? Queste domande le pongo prima di tutto a me stessa, poi le rigiro a chi leggerà. Perchè, a queste condizioni (quelle del blog), nessuno potrà mai valutare quanta corrispondenza ci sia tra chi scrive e quello che scrive. Non basterrebbe neanche firmarsi con nome e cognome. Il problema è proprio quello del lasciare a casa una buona fetta di sé. Credo di capire che questo sia il nocciolo. E forse la discussione, nata dall&#8217;articolo di Tiziano Scarpa, si è spostata da questo nocciolo ad una questione strettamente incentrata sui dati anagrafici. Emma o Eva, fa differenza? E il cognome? Forse no, ma tutto quello che si porta addosso -nel suo piccolo- fa una differenza fondamentale. E, inutile dirlo, anch&#8217;io lo sto lasciando a casa. I dubbi sono miei, prima di tutto.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-68</link>
		<dc:creator>Emma</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=59#comment-68</guid>
		<description>Solo un post scriptum. A parte che ogni tanto mi scivolano erre in soprannumero ("porterrebbe", "basterrebbe" -non è per pignoleria che mi correggo, ma in rete mi spaventa la quantità di errori ortografici e non vorrei dare un contributo). La questione della privacy non è una cosa da poco. La rete già non è tenera con gli indirizzi e-mail e lo spamming non è piacevole. Per cui non penso che si possa ignorare questo lato della vicenda, che porta anche me a non rischiare, tutto sommato. Però, a volte il timore di esporsi non si esaurisce qui. La sensazione che ho avuto leggendo alcuni blog (non tutti, bisogna dire, ma molti) è quella di avere davanti non solo qualcosa di monco, ma l'imbastitura di identità che hanno vita solo in questi spazi e non altrove. Insomma, scusate, forse sembrerò presuntuosa, ma mi sembra davvero tutto molto poco autentico, per dirla in parole povere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Solo un post scriptum. A parte che ogni tanto mi scivolano erre in soprannumero (&#8221;porterrebbe&#8221;, &#8220;basterrebbe&#8221; -non è per pignoleria che mi correggo, ma in rete mi spaventa la quantità di errori ortografici e non vorrei dare un contributo). La questione della privacy non è una cosa da poco. La rete già non è tenera con gli indirizzi e-mail e lo spamming non è piacevole. Per cui non penso che si possa ignorare questo lato della vicenda, che porta anche me a non rischiare, tutto sommato. Però, a volte il timore di esporsi non si esaurisce qui. La sensazione che ho avuto leggendo alcuni blog (non tutti, bisogna dire, ma molti) è quella di avere davanti non solo qualcosa di monco, ma l&#8217;imbastitura di identità che hanno vita solo in questi spazi e non altrove. Insomma, scusate, forse sembrerò presuntuosa, ma mi sembra davvero tutto molto poco autentico, per dirla in parole povere.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: arianna2009</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-69</link>
		<dc:creator>arianna2009</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=59#comment-69</guid>
		<description>Se stanotte fossi stata più fresca e lucida, forse avrei scelto questo intervento anzichè quello di Tiziano Scarpa per postare l'ultimo commento. E col nick che uso quasi sempre nella Rete. Perchè, come dicono quasi tutti gli interlocutori che mi precedono quassù con tanti argomenti che condivido, la faccenda del Nome come assunzione di responsabilità non è questione di anagrafe. Se l'Io di molti bloggers è leggero, se sono "leggere", flessibili, interscambiabili, indistinguibili, le masse anonime (ma un nick è un "name", in tutto e per tutto, altro che anonimato!) la faccenda dipende, come dicevo laggiù, nell'altro post, dalla Parola.
Non sono d'accordo con coloro che, qui, dicono che quel che importa non è il "chi" scrive ma il "cosa". E' il "chi", invece, quello che conta e credo che sia Scarpa che la Benedetti cerchino, soprattutto, anche se in un modo un po' tanto da professorini, di difendere proprio il soggetto, la sua unicità, la sua differenza, la sua identità profonda e, in un certo senso, la sua "solitudine" che è, in fondo, "trauma" e "responsabilità". Solo che con il "chi" non c'entrano molto nè gli outing doloranti di certi blogs (la parola è brutta e respinge, ammettiamolo, perchè ricorda troppo il blob)nè i Nomi registrati negli stati di famiglia. I primi sono lacrimevoli "fatti vostri" televisivi, i secondi hanno a che fare con il Potere costituito. 
Il "chi", invece, dipende dal "come" si scrive, da quanto sono usate, abusate, usurate le parole (gli stili?) e da quanto, invece, sono proprie, scavate dentro alla propria carne. Lo scavo è roba forte e difficile, per questo la facilità della Rete non lo favorisce (come non lo favorisce null'altro, nella realtà sociale, da sempre) mentre, al contrario, lo può mistificare più trionfalmente di altri media tradizionali (non più della TV, però). 
Detto questo, una volta che si tenti di scavare, non per questo, attraverso la scrittura, si ottengono Verità e Autenticità, bensì solo Finzione che, tuttavia, è ben altra cosa dalla Falsità. E, in questo senso, un nome finto è tanto più proprio, scavato e personale di certi Nomi spacciatori di falsità luccicanti sotto etichette di "autentica realtà".
Un rimando: chi vuole vada a leggersi l'ultimo numero della rubrica "dove sono andate le cose" che Cristian Raimo tiene sul sito della "minimum fax": a me la risposta di Andrea Cortellessa ha proprio convinto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se stanotte fossi stata più fresca e lucida, forse avrei scelto questo intervento anzichè quello di Tiziano Scarpa per postare l&#8217;ultimo commento. E col nick che uso quasi sempre nella Rete. Perchè, come dicono quasi tutti gli interlocutori che mi precedono quassù con tanti argomenti che condivido, la faccenda del Nome come assunzione di responsabilità non è questione di anagrafe. Se l&#8217;Io di molti bloggers è leggero, se sono &#8220;leggere&#8221;, flessibili, interscambiabili, indistinguibili, le masse anonime (ma un nick è un &#8220;name&#8221;, in tutto e per tutto, altro che anonimato!) la faccenda dipende, come dicevo laggiù, nell&#8217;altro post, dalla Parola.<br />
Non sono d&#8217;accordo con coloro che, qui, dicono che quel che importa non è il &#8220;chi&#8221; scrive ma il &#8220;cosa&#8221;. E&#8217; il &#8220;chi&#8221;, invece, quello che conta e credo che sia Scarpa che la Benedetti cerchino, soprattutto, anche se in un modo un po&#8217; tanto da professorini, di difendere proprio il soggetto, la sua unicità, la sua differenza, la sua identità profonda e, in un certo senso, la sua &#8220;solitudine&#8221; che è, in fondo, &#8220;trauma&#8221; e &#8220;responsabilità&#8221;. Solo che con il &#8220;chi&#8221; non c&#8217;entrano molto nè gli outing doloranti di certi blogs (la parola è brutta e respinge, ammettiamolo, perchè ricorda troppo il blob)nè i Nomi registrati negli stati di famiglia. I primi sono lacrimevoli &#8220;fatti vostri&#8221; televisivi, i secondi hanno a che fare con il Potere costituito.<br />
Il &#8220;chi&#8221;, invece, dipende dal &#8220;come&#8221; si scrive, da quanto sono usate, abusate, usurate le parole (gli stili?) e da quanto, invece, sono proprie, scavate dentro alla propria carne. Lo scavo è roba forte e difficile, per questo la facilità della Rete non lo favorisce (come non lo favorisce null&#8217;altro, nella realtà sociale, da sempre) mentre, al contrario, lo può mistificare più trionfalmente di altri media tradizionali (non più della TV, però).<br />
Detto questo, una volta che si tenti di scavare, non per questo, attraverso la scrittura, si ottengono Verità e Autenticità, bensì solo Finzione che, tuttavia, è ben altra cosa dalla Falsità. E, in questo senso, un nome finto è tanto più proprio, scavato e personale di certi Nomi spacciatori di falsità luccicanti sotto etichette di &#8220;autentica realtà&#8221;.<br />
Un rimando: chi vuole vada a leggersi l&#8217;ultimo numero della rubrica &#8220;dove sono andate le cose&#8221; che Cristian Raimo tiene sul sito della &#8220;minimum fax&#8221;: a me la risposta di Andrea Cortellessa ha proprio convinto.</p>
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		<title>Di: mariolino</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/06/17/perche-i-bloggers-usano-nomignoli-di-copertura/#comment-70</link>
		<dc:creator>mariolino</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>i blog sono narrazione, agganciare la narrazione a un nome e quindi a una persona vuol dire metterci i vincoli di realtà che la narrazione non sempre tollera. Non mi racconto nel blog racconto una storia con un personaggio Io che è diverso da me e che si prende libertà che io non mi prendo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>i blog sono narrazione, agganciare la narrazione a un nome e quindi a una persona vuol dire metterci i vincoli di realtà che la narrazione non sempre tollera. Non mi racconto nel blog racconto una storia con un personaggio Io che è diverso da me e che si prende libertà che io non mi prendo.</p>
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