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	<title>Commenti a: Viaggio in Argentina #4</title>
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	<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 23:43:12 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Rino Genovese</title>
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		<dc:creator>Rino Genovese</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Un amico, Marco Dettori, mi ha suggerito di leggere in questo sito un diario di viaggio che gli ha ricordato i miei vecchi libri su Cuba e sull'Argentina, appunto. In realtà, anche se Moresco conosce bene quei lavori, per via della nostra frequentazione in quegli anni, si tratta di cose diverse, a parte qualche idiosincrasia in comune (come quella nei confronti di Borges) e qualche osservazione condivisa (come quella sulla grande quantità di taxi che girano insensatamente a Buenos Aires).
Moresco procede, come già altre volte, per frammenti e rapidi scorci; si tratta di un diario di viaggio vero e proprio. Io,al contrario, mi muovevo tra il reportage e la finzione narrativa in una maniera molto costruita. Non sto cercando così di sminuire la qualità letteraria del lavoro di Moresco: perché ci possono essere "costruzioni" mal costruite, magari per eccesso di costruzione, così come ci può essere il difetto opposto, quello di un'immediatezza impressionistica - e quest'ultimo non è certo il caso del mio caro ex amico.
Ma la visione straniante dei particolari, lo sguardo che coglie il reale nell'attimo della sua distorsione con rapidi e ben assestati colpi di caleidoscopio, insomma  quello che è il procedimento artistico tipico di Moresco, - è sufficiente a restituire la realtà di un paese, in particolare di un paese tragico come l'Argentina? In fondo, la tecnica della visione straniante è la stessa a Buenos Aires e a Busto Arsizio.
I mangiatori di carne ci sono a Buenos Aires come a Mantova, la città di Moresco, dove mangiano asini e cavalli anche crudi, ma negli ultimi tempi non hanno torturato nessuno. Ecco: la visione che si trova proprio in questo quarto capitolo del diario di Moresco, quella di un'Argentina fatta di mangiatori di carne che torturano altri mangiatori di carne - corpi contro altri corpi - non finisce, sia pure involontariamente, col mettere sullo stesso piano i carnefici e le vittime?
Moresco dovrebbe riflettere di più prima di pubblicare: ormai pubblica un paio di libri all'anno, più altre cose. Lui è forte nell'arte, un po' meno nell'ethos. Inutile prendersela con gli scrittori da caffè che si lasciano fotografare, ricordando i tempi in cui si era sotto terra, quando ormai non si è più sotto terra... Anzi, è proprio quaggiù, a mezza profondità, che io lo sto aspettando.


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		<content:encoded><![CDATA[<p>Un amico, Marco Dettori, mi ha suggerito di leggere in questo sito un diario di viaggio che gli ha ricordato i miei vecchi libri su Cuba e sull&#8217;Argentina, appunto. In realtà, anche se Moresco conosce bene quei lavori, per via della nostra frequentazione in quegli anni, si tratta di cose diverse, a parte qualche idiosincrasia in comune (come quella nei confronti di Borges) e qualche osservazione condivisa (come quella sulla grande quantità di taxi che girano insensatamente a Buenos Aires).<br />
Moresco procede, come già altre volte, per frammenti e rapidi scorci; si tratta di un diario di viaggio vero e proprio. Io,al contrario, mi muovevo tra il reportage e la finzione narrativa in una maniera molto costruita. Non sto cercando così di sminuire la qualità letteraria del lavoro di Moresco: perché ci possono essere &#8220;costruzioni&#8221; mal costruite, magari per eccesso di costruzione, così come ci può essere il difetto opposto, quello di un&#8217;immediatezza impressionistica - e quest&#8217;ultimo non è certo il caso del mio caro ex amico.<br />
Ma la visione straniante dei particolari, lo sguardo che coglie il reale nell&#8217;attimo della sua distorsione con rapidi e ben assestati colpi di caleidoscopio, insomma  quello che è il procedimento artistico tipico di Moresco, - è sufficiente a restituire la realtà di un paese, in particolare di un paese tragico come l&#8217;Argentina? In fondo, la tecnica della visione straniante è la stessa a Buenos Aires e a Busto Arsizio.<br />
I mangiatori di carne ci sono a Buenos Aires come a Mantova, la città di Moresco, dove mangiano asini e cavalli anche crudi, ma negli ultimi tempi non hanno torturato nessuno. Ecco: la visione che si trova proprio in questo quarto capitolo del diario di Moresco, quella di un&#8217;Argentina fatta di mangiatori di carne che torturano altri mangiatori di carne - corpi contro altri corpi - non finisce, sia pure involontariamente, col mettere sullo stesso piano i carnefici e le vittime?<br />
Moresco dovrebbe riflettere di più prima di pubblicare: ormai pubblica un paio di libri all&#8217;anno, più altre cose. Lui è forte nell&#8217;arte, un po&#8217; meno nell&#8217;ethos. Inutile prendersela con gli scrittori da caffè che si lasciano fotografare, ricordando i tempi in cui si era sotto terra, quando ormai non si è più sotto terra&#8230; Anzi, è proprio quaggiù, a mezza profondità, che io lo sto aspettando.</p>
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