Andrea Inglese
Siamo tutti molto preoccupati
ormai. È difficile vederci chiaro
dietro questa coltre di preoccupazioni.
Lo si vede da come camminiamo,
masticando a vuoto, gli occhi a seguire
i contorcimenti dei pensieri, le dita
che si piegano o si allungano,
scandendo i calcoli.
Ci sono cani in giro senza museruola
che possono farti a brandelli un polpaccio.
Ci sono idraulici che ti scassano il pavimento,
e poi spariscono. C’è il caldo
che ti fa sudare proprio
dietro la nuca. Non sai ancora
se è meglio il nuovo o l’usato.
Se all’improvviso perdi sangue
in un luogo isolato
il cellulare può essere spento.
A quest’ora non sai neppure
dove lei sia esattamente
e con chi dorma stasera.
Ti impensierisce anche il porcospino
trovato di notte sul prato:
vedergli il muso è un’impresa,
se stai zitto lui sta fermo, se lo tocchi
schiaccia la testa a terra e fa scudo,
quando finalmente lo rovesci
di lato con la scarpa nella mano
ecco che diventa un palla di spine
perfetta e senza organi.
A forza di vedere polizieschi
mi convinco che il vero problema della vita
sta nel sopravvivere ad un inseguitore
armato. Bisogna riuscire a seminarlo,
salendo senza esitazione
sulla scala antincendio. E mai
voltarsi indietro.
Mai osservare
le crepe di vernice sul corrimano.
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. Il lutto 2
Deserta casa attesa del rimosso,
ma che l’immobile spazio della vista
possa farsi maremoto e cancroregina
non lo temo.
Bello il poco confuso al dentro
acuminato duomo in pietra, costruito;
bello che crolli e che ritorni
con l’abside intarsiato di macerie,
sotto il sole del mezzo settembre.
Anche una parola sola
e io sarò salvato, ma non un corpo
da cui si tenda il suono
perché così io potrò essere salvato:
nuovamente
riposto al centro del labirinto.