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	<title>Commenti a: Piccoli indiani in cerca di autore</title>
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	<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 00:46:32 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Ant. Mart.</title>
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		<dc:creator>Ant. Mart.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>La qui presente Signora Janeczeck svolge la funzione di editor per la Mondandori, è così? Si vede molto bene... non ha "voluto" capire praticamente niente di quello di cui si è parlato questa estate... Che potenza questo mondo editoriale, che raffinatezza!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La qui presente Signora Janeczeck svolge la funzione di editor per la Mondandori, è così? Si vede molto bene&#8230; non ha &#8220;voluto&#8221; capire praticamente niente di quello di cui si è parlato questa estate&#8230; Che potenza questo mondo editoriale, che raffinatezza!</p>
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		<title>Di: helena janeczek</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-600</link>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Non sono editor: sono consulente per la letteratura tedesca: non intervengo sui testi, non ho poteri decisionali, lavoro con un contratto a termine. E non avrei mai scelto di diventare un funzionario editoriale anche se ne esistono di capaci e onesti, altrimenti non verrebbero pubblicati molti libri difficili e importanti che pure riescono ancora ad uscire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono editor: sono consulente per la letteratura tedesca: non intervengo sui testi, non ho poteri decisionali, lavoro con un contratto a termine. E non avrei mai scelto di diventare un funzionario editoriale anche se ne esistono di capaci e onesti, altrimenti non verrebbero pubblicati molti libri difficili e importanti che pure riescono ancora ad uscire.</p>
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		<title>Di: Ant. Mart.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-601</link>
		<dc:creator>Ant. Mart.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Il "contratto a termine" non cambia poi molto le cose. Lei resta una stipendiata di quella Mondadori di cui è proprietario il Signor B. del quale lei parla male... etc... Che strano, non trova? Ma, come dicevo, il mondo editoriale è potente e raffinato, e consente ai suoi dipendenti perfino la "libertà" di parlar male di esso. Non le sembra, questa, una cosa quantomeno da analizzare? Lei avrebbe tutto il tempo e l'occasione, e invece si mette a guardare il mondo come un romanzo che sta solo nella sua testa. Il "contratto a termine", insomma, non cambia il fatto che lei non ha "voluto" capire niente della discussione estiva sulla "communitas".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il &#8220;contratto a termine&#8221; non cambia poi molto le cose. Lei resta una stipendiata di quella Mondadori di cui è proprietario il Signor B. del quale lei parla male&#8230; etc&#8230; Che strano, non trova? Ma, come dicevo, il mondo editoriale è potente e raffinato, e consente ai suoi dipendenti perfino la &#8220;libertà&#8221; di parlar male di esso. Non le sembra, questa, una cosa quantomeno da analizzare? Lei avrebbe tutto il tempo e l&#8217;occasione, e invece si mette a guardare il mondo come un romanzo che sta solo nella sua testa. Il &#8220;contratto a termine&#8221;, insomma, non cambia il fatto che lei non ha &#8220;voluto&#8221; capire niente della discussione estiva sulla &#8220;communitas&#8221;.</p>
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		<title>Di: caracaterina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-602</link>
		<dc:creator>caracaterina</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>La reazione immediatamente registrata da questo suo intervento, signora Janeczek, è un'ulteriore conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, della validità di quanto lei scrive. Nella relazione sociale e, assai spesso, anche in quella intima, sottrarsi alla dimensione di personaggio è uno sforzo pressochè inutile, tanto che vale la pena di porre la condizione di maschera come un dato, come un vincolo di realtà di cui tenere conto a prescindere. Tanto più quanto più la persona ha un, seppur minimo, ruolo "pubblico". D'altronde, anche i troll che popolano la rete non sono che personaggi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La reazione immediatamente registrata da questo suo intervento, signora Janeczek, è un&#8217;ulteriore conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, della validità di quanto lei scrive. Nella relazione sociale e, assai spesso, anche in quella intima, sottrarsi alla dimensione di personaggio è uno sforzo pressochè inutile, tanto che vale la pena di porre la condizione di maschera come un dato, come un vincolo di realtà di cui tenere conto a prescindere. Tanto più quanto più la persona ha un, seppur minimo, ruolo &#8220;pubblico&#8221;. D&#8217;altronde, anche i troll che popolano la rete non sono che personaggi.</p>
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		<title>Di: Ant. Mart.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-603</link>
		<dc:creator>Ant. Mart.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>"... ho avuto la sensazione che... nelle varie derive tematiche l’unico tratto continuativo fosse la trasformazione dei due autori in personaggi". Ecco, "l'unico tratto continuativo": è questo che io trovo straordinariamente mistificatorio nell'intervento di Janaczeck, e offensivo per chi si è impegnato a discutere per un'estate intera di tante cose, non certo di "personaggi". Davvero viene da chiederle, Signora Janeczeck: ma che cosa ha letto? Dove è stata? In un altro forum certamente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;&#8230; ho avuto la sensazione che&#8230; nelle varie derive tematiche l’unico tratto continuativo fosse la trasformazione dei due autori in personaggi&#8221;. Ecco, &#8220;l&#8217;unico tratto continuativo&#8221;: è questo che io trovo straordinariamente mistificatorio nell&#8217;intervento di Janaczeck, e offensivo per chi si è impegnato a discutere per un&#8217;estate intera di tante cose, non certo di &#8220;personaggi&#8221;. Davvero viene da chiederle, Signora Janeczeck: ma che cosa ha letto? Dove è stata? In un altro forum certamente.</p>
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		<title>Di: Raul Montanari</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-604</link>
		<dc:creator>Raul Montanari</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Mi scusi, Ant Mart. Lei ha tutto il diritto di criticare l'ottica di Helena, anche di ritenere che Helena sbagli completamente obiettivo nel suo personale riassunto di quello che ha chiamato "il romanzo dell'estate", esattamente come Helena ha il diritto di selezionare fra i quasi 150 interventi che ci sono stati nelle pagine di commento al mio pezzo sul sesso e alle due lettere di Moresco un suo personale, spiazzante filo rosso di analisi. Giudicheranno i lettori, lei per primo, se questa analisi è corretta o meno, o più esattamente se è interessante o meno. Certamente non è corretto iniziare il primo commento al pezzo di Helena con un attacco personale basato sulla sua presunta o reale professione, su chi le paga lo stipendio, ecc. Provo a spiegarle perché non è corretto.
1. Lasciando perdere ovvietà come "guardiamo la luna e non il dito", per cui se anche Helena fosse una sovvenzionatrice delle squadre della morte colombiane varrebbe comunque la pena di considerare le sue opinioni separatamente dalla sua professione o dalle sue simpatie politiche, lei chi è, Ant Mart, per avere il diritto di delegittimare un interlocutore sulla base del mestiere che fa? Lei per chi lavora? Le sue iniziali non saranno quelle del ministro della difesa Antonio Martino, neh? Lei lavora per una multinazionale farmaceutica, di quelle che massacrano la gente? Lavora in un'agenzia pubblicitaria, di quelle che idem come sopra anche se prevalentemente in senso metaforico? Lei lavora da solo? Paga le tasse? Paga il canone tv? Non c'è nel suo comportamento privato e pubblico niente che si presti all'accusa di antisociale? E' un po' troppo facile chiamarsi Ant Mart e giudicare gli altri non sulla base delle opinioni che esprimono (ripeto: questo è più che legittimo! Lei pensa che il punto vero della discussione agostana sia stato il concetto di communitas? Benissimo! E' una posizione su cui si può essere tranquillamente d'accordo!), ma anzitutto sul fatto che lavorano alla o per la Mondadori. E' molto difficile che una persona sia in condizioni di tale purezza da poter squalificare altri a questo riguardo, e in ogni caso questo andrebbe fatto con ben altro coinvolgimento ed esposizione personale. Almeno di livello francescano, direi, ma lo direi stando dentro una logica che mi sembra sbagliata a priori.
2. In secondo luogo, forse bisognerebbe chiarire finalmente un punto che anche Helena, noto, trascura. 
Può darsi che il mondo editoriale e massmediale in genere sia potente e raffinato (magari! Chi ci lavora dentro sa benissimo che la definizione più esatta è quella che diede anni fa un mio amico: "Le case editrici sono tutte delle baracche"). 
Ma in questo mondo, tranne in piccole realtà pressoché militarizzate, non esiste niente di monolitico. In Mondadori lavorano fior di comunisti, anarchici, liberali di sinistra, gente che ha una sua idea forte del mondo e che cerca di applicarla ogni giorno... e ci riesce! La Mondadori non pubblica solo libri di regime, e neanche falsi libri di controregime come certi parti strazianti di ex compagni in vena di fare del patetico. E' tutto molto più complicato, molto più complesso. Ci sono spinte e controspinte, tendenze e reazioni; c'è la famosa dialettica, e c'è una notevole autonomia politica degli editor. Gli editor, in qualunque casa editrice, sono molto più coinvolti nella battaglia contro gli amministrativi, i signori dei numeri e dei dati, che contro le veline politiche, spesso inesistenti. Potrei farle esempi al limite del comico. Ci sono enclave non solo di sinistra, o comunque di pensiero "contro", ma anche semplicemente di pensiero "forte" (in termini estetici) nei luoghi più impensati, per esempio al "Giornale". E' difficile immaginare un quotidiano politicamente più sputtanato del "Giornale", o perlomeno diciamo che con "Libero" è una bella lotta. La differenza è che al "Giornale" ci sono pagine culturali interessanti, redatte da gente che sa di cosa parla. Faccio un esempio personale. Il "Giornale" ha potuto pubblicare, due anni fa, una recensione ultrapositiva del più politico dei miei romanzi, "Che cosa hai fatto", un libro in cui la presenza di quello che lei chiama il signor B. è talmente opprimente, pervasiva, portata all'estremo in una Milano invasa da carri armati e torturatori, che contemporaneamente all'uscita di quella recensione ne appariva una sul Manifesto, a firma di Aldo Busi, che definiva il protagonista del libro "il perfetto nuovo fascista berlusconiano". Scusate davvero l'esempio personale: le cose che ci riguardano le conosciamo meglio. 
Vogliamo parlare dei TG? E' ovvio che ci sono due TG targati Mediaset che rientrano tranquillamente nella definizione di realtà militarizzate. E' altrettanto ovvio che il TG5 è, nell'ambito di quello che può dare un notiziario borghese che deve comunque fare i conti con le pastoie e le banalizzazioni del linguaggio televisivo, un TG che spesso ha assunto posizioni critiche. Il TG5 apre con dati disastrosi sull'economia mentre il TG4, Studio aperto e i due TG RAI in mano alla maggioranza si accalorano a spiegarci che in fondo tutto va bene. Io non ho nessuna particolare simpatia per i conduttori del TG5 (ho anzi un'antipatia coltivata da anni verso vippetti alla Sposini e Bonamici) né per il tono veloce e leggero con cui porgono le notizie, per non parlare degli ultimi escamotage neoedonistici tipo la rubrica "Gusto", annunciata alle 13 e 25 di ogni giorno con evidente sollievo dal mezzobusto di turno dopo aver snocciolato notizie sconfortanti; però la scelta delle cose da dire, dei contenuti, e dell'ordine in cui esporli è un atto politico, e devo constatare che questa gente, che "prende lo stipendio dal signor B.", dimostra una decenza rispettabile nello svolgere il proprio lavoro. Da un punto di vista di critica estrema, è evidente che anche loro vanno dritti nel calderone; se staccandosi dall'assoluto platonico si ha voglia di fare qualche distinzione rimestando aristotelicamente nella fogna, le differenze si notano. 
Quindi, senza polemizzare ma con la sola intenzione di puntualizzare, ad Ant Mart e a molti che vedono il mondo dei media e dell'editoria dall'esterno e lo percepiscono meglio organizzato (in senso nazista o anche semplicemente pratico) di come è, vorrei dire che le cose non stanno così. Là dentro, come altrove, ci stanno teste, voci, opinioni, casino, e nella maggior parte dei casi quel poco o quel tanto di libertà che si percepisce nelle scelte degli editor(i) non deriva affatto da una calcolata concessione dall'alto, ma semplicemente dalla battaglia di idee che si svolge quotidianamente, orizzontalmente, fra compromessi e impennate di onestà, come in ogni azienda.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi scusi, Ant Mart. Lei ha tutto il diritto di criticare l&#8217;ottica di Helena, anche di ritenere che Helena sbagli completamente obiettivo nel suo personale riassunto di quello che ha chiamato &#8220;il romanzo dell&#8217;estate&#8221;, esattamente come Helena ha il diritto di selezionare fra i quasi 150 interventi che ci sono stati nelle pagine di commento al mio pezzo sul sesso e alle due lettere di Moresco un suo personale, spiazzante filo rosso di analisi. Giudicheranno i lettori, lei per primo, se questa analisi è corretta o meno, o più esattamente se è interessante o meno. Certamente non è corretto iniziare il primo commento al pezzo di Helena con un attacco personale basato sulla sua presunta o reale professione, su chi le paga lo stipendio, ecc. Provo a spiegarle perché non è corretto.<br />
1. Lasciando perdere ovvietà come &#8220;guardiamo la luna e non il dito&#8221;, per cui se anche Helena fosse una sovvenzionatrice delle squadre della morte colombiane varrebbe comunque la pena di considerare le sue opinioni separatamente dalla sua professione o dalle sue simpatie politiche, lei chi è, Ant Mart, per avere il diritto di delegittimare un interlocutore sulla base del mestiere che fa? Lei per chi lavora? Le sue iniziali non saranno quelle del ministro della difesa Antonio Martino, neh? Lei lavora per una multinazionale farmaceutica, di quelle che massacrano la gente? Lavora in un&#8217;agenzia pubblicitaria, di quelle che idem come sopra anche se prevalentemente in senso metaforico? Lei lavora da solo? Paga le tasse? Paga il canone tv? Non c&#8217;è nel suo comportamento privato e pubblico niente che si presti all&#8217;accusa di antisociale? E&#8217; un po&#8217; troppo facile chiamarsi Ant Mart e giudicare gli altri non sulla base delle opinioni che esprimono (ripeto: questo è più che legittimo! Lei pensa che il punto vero della discussione agostana sia stato il concetto di communitas? Benissimo! E&#8217; una posizione su cui si può essere tranquillamente d&#8217;accordo!), ma anzitutto sul fatto che lavorano alla o per la Mondadori. E&#8217; molto difficile che una persona sia in condizioni di tale purezza da poter squalificare altri a questo riguardo, e in ogni caso questo andrebbe fatto con ben altro coinvolgimento ed esposizione personale. Almeno di livello francescano, direi, ma lo direi stando dentro una logica che mi sembra sbagliata a priori.<br />
2. In secondo luogo, forse bisognerebbe chiarire finalmente un punto che anche Helena, noto, trascura.<br />
Può darsi che il mondo editoriale e massmediale in genere sia potente e raffinato (magari! Chi ci lavora dentro sa benissimo che la definizione più esatta è quella che diede anni fa un mio amico: &#8220;Le case editrici sono tutte delle baracche&#8221;).<br />
Ma in questo mondo, tranne in piccole realtà pressoché militarizzate, non esiste niente di monolitico. In Mondadori lavorano fior di comunisti, anarchici, liberali di sinistra, gente che ha una sua idea forte del mondo e che cerca di applicarla ogni giorno&#8230; e ci riesce! La Mondadori non pubblica solo libri di regime, e neanche falsi libri di controregime come certi parti strazianti di ex compagni in vena di fare del patetico. E&#8217; tutto molto più complicato, molto più complesso. Ci sono spinte e controspinte, tendenze e reazioni; c&#8217;è la famosa dialettica, e c&#8217;è una notevole autonomia politica degli editor. Gli editor, in qualunque casa editrice, sono molto più coinvolti nella battaglia contro gli amministrativi, i signori dei numeri e dei dati, che contro le veline politiche, spesso inesistenti. Potrei farle esempi al limite del comico. Ci sono enclave non solo di sinistra, o comunque di pensiero &#8220;contro&#8221;, ma anche semplicemente di pensiero &#8220;forte&#8221; (in termini estetici) nei luoghi più impensati, per esempio al &#8220;Giornale&#8221;. E&#8217; difficile immaginare un quotidiano politicamente più sputtanato del &#8220;Giornale&#8221;, o perlomeno diciamo che con &#8220;Libero&#8221; è una bella lotta. La differenza è che al &#8220;Giornale&#8221; ci sono pagine culturali interessanti, redatte da gente che sa di cosa parla. Faccio un esempio personale. Il &#8220;Giornale&#8221; ha potuto pubblicare, due anni fa, una recensione ultrapositiva del più politico dei miei romanzi, &#8220;Che cosa hai fatto&#8221;, un libro in cui la presenza di quello che lei chiama il signor B. è talmente opprimente, pervasiva, portata all&#8217;estremo in una Milano invasa da carri armati e torturatori, che contemporaneamente all&#8217;uscita di quella recensione ne appariva una sul Manifesto, a firma di Aldo Busi, che definiva il protagonista del libro &#8220;il perfetto nuovo fascista berlusconiano&#8221;. Scusate davvero l&#8217;esempio personale: le cose che ci riguardano le conosciamo meglio.<br />
Vogliamo parlare dei TG? E&#8217; ovvio che ci sono due TG targati Mediaset che rientrano tranquillamente nella definizione di realtà militarizzate. E&#8217; altrettanto ovvio che il TG5 è, nell&#8217;ambito di quello che può dare un notiziario borghese che deve comunque fare i conti con le pastoie e le banalizzazioni del linguaggio televisivo, un TG che spesso ha assunto posizioni critiche. Il TG5 apre con dati disastrosi sull&#8217;economia mentre il TG4, Studio aperto e i due TG RAI in mano alla maggioranza si accalorano a spiegarci che in fondo tutto va bene. Io non ho nessuna particolare simpatia per i conduttori del TG5 (ho anzi un&#8217;antipatia coltivata da anni verso vippetti alla Sposini e Bonamici) né per il tono veloce e leggero con cui porgono le notizie, per non parlare degli ultimi escamotage neoedonistici tipo la rubrica &#8220;Gusto&#8221;, annunciata alle 13 e 25 di ogni giorno con evidente sollievo dal mezzobusto di turno dopo aver snocciolato notizie sconfortanti; però la scelta delle cose da dire, dei contenuti, e dell&#8217;ordine in cui esporli è un atto politico, e devo constatare che questa gente, che &#8220;prende lo stipendio dal signor B.&#8221;, dimostra una decenza rispettabile nello svolgere il proprio lavoro. Da un punto di vista di critica estrema, è evidente che anche loro vanno dritti nel calderone; se staccandosi dall&#8217;assoluto platonico si ha voglia di fare qualche distinzione rimestando aristotelicamente nella fogna, le differenze si notano.<br />
Quindi, senza polemizzare ma con la sola intenzione di puntualizzare, ad Ant Mart e a molti che vedono il mondo dei media e dell&#8217;editoria dall&#8217;esterno e lo percepiscono meglio organizzato (in senso nazista o anche semplicemente pratico) di come è, vorrei dire che le cose non stanno così. Là dentro, come altrove, ci stanno teste, voci, opinioni, casino, e nella maggior parte dei casi quel poco o quel tanto di libertà che si percepisce nelle scelte degli editor(i) non deriva affatto da una calcolata concessione dall&#8217;alto, ma semplicemente dalla battaglia di idee che si svolge quotidianamente, orizzontalmente, fra compromessi e impennate di onestà, come in ogni azienda.</p>
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	<item>
		<title>Di: Ant. Mart.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-605</link>
		<dc:creator>Ant. Mart.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>D'accordo quasi su tutto quello che dice Montanari. Io sono iperbolico per natura, ma per fortuna ogni tanto qualcuno coglie e riesce, partendo dalle mie esagerazioni, a dipanare un discorso serio. Sulle cose che non condivido - sul "quasi" - ci penso, o aspetto qualche altro intervento, e riparto con le mie elucubrazioni. A presto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo quasi su tutto quello che dice Montanari. Io sono iperbolico per natura, ma per fortuna ogni tanto qualcuno coglie e riesce, partendo dalle mie esagerazioni, a dipanare un discorso serio. Sulle cose che non condivido - sul &#8220;quasi&#8221; - ci penso, o aspetto qualche altro intervento, e riparto con le mie elucubrazioni. A presto.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Gustavo P.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-606</link>
		<dc:creator>Gustavo P.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>L&#8217;assunto principale esposto nell&#8217;articolo di Helena Janeczek è che la colpa dei commentatori di Montanari e di Moresco è non tanto quella di essersi abbandonati a inopportune &#8220;derive tematiche&#8221;, quanto di aver trasformato i &#8220;due autori in personaggi&#8221; di un romanzo estivo, personaggi immaginari, s&#8217;intende, che nulla hanno a che vedere con le reali persone, dinanzi alle quali nessuno dei commentatori intervenuti avrebbe osato rivolgere parole meno che rispettose.
Gli imputati-commentatori sono rei, a detta di Janeczek, di aver fatto di Montanari un personaggio inquadrato a partire da &#8220;Glamour&#8221; (personaggio da salotto e, quindi, servo del potente), di aver ignorato il vero Montanari, anche quando ha dimostrato tutta la sua dottrina, disquisendo &#8220;dottissimamente della corretta etimologia del termine latino&#8221; communitas. Nel romanzo-blog Antonio Moresco, &#8220;il grande solitario&#8221;, figurerebbe come &#8220;antagonista virtuale&#8221; di Montanari. Ma la colpa di tutto ciò non è tanto, secondo la Janeczek, di questi &#8220;piccoli indiani&#8221;, cioè i commentatori di Montanari e Moresco, che parlano tanto e concludono poco, sempre in cerca di un editore che non troveranno mai, mentre i &#8220;grandi indiani&#8221; (si sa chi sono) stanno sempre zitti, come oracoli che un giorno forse parleranno, non si sa quando, ma quando lo faranno di certo il mondo intero cambierà; la colpa di tutto ciò è del tipo di immagine che regna oggi nella nostra società, la quale immagine, &#8220;semplificando, fissa il presente e gli preclude ogni futuro&#8221; creando &#8220;personaggi grossolani, ma assolutamente inefficaci&#8221;, come Berlusconi. No, no, si affretta a precisare Janeczek, sentendo un boato salire dalla platea, i commentatori non sono Berlusconi (e ci mancherebbe&#8230;!), perché non ci hanno i suoi miliardi, ma ragionano come lui, perché come lui sono l&#8217;espressione di questa società dell&#8217;immagine. Quindi: a morte la società dell&#8217;immagine! A morte Berlusconi, che ne cavalca l&#8217;onda! A morte tutti i commentatori di Naz. Ind., che ragionano come Berlusconi! Come dire, un colpo al cerchio e uno alla botte: commentatori di Naz. Ind. e Berlusconi, tutti della stessa pasta; e chi si salva, sapete chi è? Ma lei, naturalmente, Janeczek, che in tutta questa storia è l&#8217;unica a stare nella posizione dell&#8217;intellettuale che guarda dall&#8217;alto la turba dei poveracci che hanno solo voce per commentare e quel parvenu di Berlusconi, vittima in fondo anche lui della società dell&#8217;immagine.
Ecco, Signori miei, qual è il ragionamento che ha fatto Janeczek, ecco l&#8217;essenza ch&#8217;è riuscita a distillare, tutto quanto ha capito di un lungo e meditato dibattito sulla rivista-blog di cui pure è una delle redattrici. Praticamente, non ha capito nulla! In tutto questo tempo in cui ha taciuto ed ha meditato l&#8217;articolo, non l&#8217;ha neppure sfiorata l&#8217;idea che in ballo vi fosse qualcosa di più che non la difesa o l&#8217;attacco personale a Montanari e a Moresco, che vi sono state da più parti sollecitazioni a discutere apertamente su questioni che riguardano tutti, che nessuno ha precluso il futuro di qualche scrittore, spacciando una sua immagine parziale; anzi, essendo il dibattito libero, ognuno poteva precisare e dire la sua come meglio credeva, presentandosi agli altri come meglio gli riusciva. Montanari ha sostenuto una causa-persa per giorni, poi ha avuto il coraggio di fare marcia indietro, infine si è apertamente riconciliato con me e mi risulta che mantenga un buon rapporto anche con quelli di Zibaldoni, mentre con Ant. Mart. sembra che ancora non corra buon sangue. Moresco, da parte sua, ha letto superficialmente tutta la discussione e ha detto la sua anche lui, e non può che essere giudicato per quello che qui, in questo blog, ha scritto, non per le sue opere passate, bellissime, sicuramente, ma che qui non sono in discussione. Se lei, cara Janeczek, dice delle cose inesatte o addirittura false, sarà giudicata per quello che avrà detto qui, in questo blog, dentro questi commenti. È vero, dietro uno pseudonimo si può celare anche un serial killer, ma in cambio si può celare anche chi ti dice la verità. Sta al lettore capire e discernere, e il lettore questo lo sa fare bene, non creda!
Pertanto, il lettore sa bene che i personaggi in una narrazione si costruiscono a partire da quello che dicono e da quello che fanno. E un blog è una narrazione a più voci. Se io, passando da Milano, prenderò in parola Montanari e andrò a trovarlo per stringergli la mano, questo accadrà perché, dopo avergli dato anche del servo nella foga del dibattito, insieme abbiamo cercato e trovato una  verità da condividere e siamo divenuti amici, mentre non andrò a trovare Moresco (fino a prova contraria) perché la superficialità con cui ha letto il dibattito, la sua indisponibilità a capire le ragioni dell&#8217;altro, la sua &#8220;grandezza&#8221; e la sua &#8220;solitudine&#8221; dimostrata in questo romanzo-blog me lo rendono estraneo e lontano da ogni mia aspettativa.
Lei, poi, cara Janeczek, se mi permette una battuta, non abbia paura dei personaggi in cerca d&#8217;autore, coltivi di più la pratica letteraria, provi a inventare personaggi che tirano dritto per la loro strada. Capirà che in essi vi è null&#8217;altro che la vita che si meritano.
Gustavo Paradiso</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;assunto principale esposto nell&#8217;articolo di Helena Janeczek è che la colpa dei commentatori di Montanari e di Moresco è non tanto quella di essersi abbandonati a inopportune &#8220;derive tematiche&#8221;, quanto di aver trasformato i &#8220;due autori in personaggi&#8221; di un romanzo estivo, personaggi immaginari, s&#8217;intende, che nulla hanno a che vedere con le reali persone, dinanzi alle quali nessuno dei commentatori intervenuti avrebbe osato rivolgere parole meno che rispettose.<br />
Gli imputati-commentatori sono rei, a detta di Janeczek, di aver fatto di Montanari un personaggio inquadrato a partire da &#8220;Glamour&#8221; (personaggio da salotto e, quindi, servo del potente), di aver ignorato il vero Montanari, anche quando ha dimostrato tutta la sua dottrina, disquisendo &#8220;dottissimamente della corretta etimologia del termine latino&#8221; communitas. Nel romanzo-blog Antonio Moresco, &#8220;il grande solitario&#8221;, figurerebbe come &#8220;antagonista virtuale&#8221; di Montanari. Ma la colpa di tutto ciò non è tanto, secondo la Janeczek, di questi &#8220;piccoli indiani&#8221;, cioè i commentatori di Montanari e Moresco, che parlano tanto e concludono poco, sempre in cerca di un editore che non troveranno mai, mentre i &#8220;grandi indiani&#8221; (si sa chi sono) stanno sempre zitti, come oracoli che un giorno forse parleranno, non si sa quando, ma quando lo faranno di certo il mondo intero cambierà; la colpa di tutto ciò è del tipo di immagine che regna oggi nella nostra società, la quale immagine, &#8220;semplificando, fissa il presente e gli preclude ogni futuro&#8221; creando &#8220;personaggi grossolani, ma assolutamente inefficaci&#8221;, come Berlusconi. No, no, si affretta a precisare Janeczek, sentendo un boato salire dalla platea, i commentatori non sono Berlusconi (e ci mancherebbe&#8230;!), perché non ci hanno i suoi miliardi, ma ragionano come lui, perché come lui sono l&#8217;espressione di questa società dell&#8217;immagine. Quindi: a morte la società dell&#8217;immagine! A morte Berlusconi, che ne cavalca l&#8217;onda! A morte tutti i commentatori di Naz. Ind., che ragionano come Berlusconi! Come dire, un colpo al cerchio e uno alla botte: commentatori di Naz. Ind. e Berlusconi, tutti della stessa pasta; e chi si salva, sapete chi è? Ma lei, naturalmente, Janeczek, che in tutta questa storia è l&#8217;unica a stare nella posizione dell&#8217;intellettuale che guarda dall&#8217;alto la turba dei poveracci che hanno solo voce per commentare e quel parvenu di Berlusconi, vittima in fondo anche lui della società dell&#8217;immagine.<br />
Ecco, Signori miei, qual è il ragionamento che ha fatto Janeczek, ecco l&#8217;essenza ch&#8217;è riuscita a distillare, tutto quanto ha capito di un lungo e meditato dibattito sulla rivista-blog di cui pure è una delle redattrici. Praticamente, non ha capito nulla! In tutto questo tempo in cui ha taciuto ed ha meditato l&#8217;articolo, non l&#8217;ha neppure sfiorata l&#8217;idea che in ballo vi fosse qualcosa di più che non la difesa o l&#8217;attacco personale a Montanari e a Moresco, che vi sono state da più parti sollecitazioni a discutere apertamente su questioni che riguardano tutti, che nessuno ha precluso il futuro di qualche scrittore, spacciando una sua immagine parziale; anzi, essendo il dibattito libero, ognuno poteva precisare e dire la sua come meglio credeva, presentandosi agli altri come meglio gli riusciva. Montanari ha sostenuto una causa-persa per giorni, poi ha avuto il coraggio di fare marcia indietro, infine si è apertamente riconciliato con me e mi risulta che mantenga un buon rapporto anche con quelli di Zibaldoni, mentre con Ant. Mart. sembra che ancora non corra buon sangue. Moresco, da parte sua, ha letto superficialmente tutta la discussione e ha detto la sua anche lui, e non può che essere giudicato per quello che qui, in questo blog, ha scritto, non per le sue opere passate, bellissime, sicuramente, ma che qui non sono in discussione. Se lei, cara Janeczek, dice delle cose inesatte o addirittura false, sarà giudicata per quello che avrà detto qui, in questo blog, dentro questi commenti. È vero, dietro uno pseudonimo si può celare anche un serial killer, ma in cambio si può celare anche chi ti dice la verità. Sta al lettore capire e discernere, e il lettore questo lo sa fare bene, non creda!<br />
Pertanto, il lettore sa bene che i personaggi in una narrazione si costruiscono a partire da quello che dicono e da quello che fanno. E un blog è una narrazione a più voci. Se io, passando da Milano, prenderò in parola Montanari e andrò a trovarlo per stringergli la mano, questo accadrà perché, dopo avergli dato anche del servo nella foga del dibattito, insieme abbiamo cercato e trovato una  verità da condividere e siamo divenuti amici, mentre non andrò a trovare Moresco (fino a prova contraria) perché la superficialità con cui ha letto il dibattito, la sua indisponibilità a capire le ragioni dell&#8217;altro, la sua &#8220;grandezza&#8221; e la sua &#8220;solitudine&#8221; dimostrata in questo romanzo-blog me lo rendono estraneo e lontano da ogni mia aspettativa.<br />
Lei, poi, cara Janeczek, se mi permette una battuta, non abbia paura dei personaggi in cerca d&#8217;autore, coltivi di più la pratica letteraria, provi a inventare personaggi che tirano dritto per la loro strada. Capirà che in essi vi è null&#8217;altro che la vita che si meritano.<br />
Gustavo Paradiso</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: helena janeczek</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-607</link>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=117#comment-607</guid>
		<description>Caro Gustavo Paradiso,
E' vero che nel mio pezzo non ho rilevato la sua finale riconciliazione con Montanari e capisco che tale inesattezza possa averla offesa.
Non metto in discussione il suo diritto di interpretare il mio intervento come vuole, ma c'è un equivoco che vale la pena di chiarire.
Il titolo del pezzo nasce da un incrocio fra due titoli celebri ovvero "Dieci piccoli indiani" di Agatha Christie e "Sei personaggi in cerca d'autore" di Pirandello.
I "piccoli indiani in cerca d'autore" alludono a Montanari e Moresco, mentre il loro autore sono i commentatori.
Non esiste, nel testo, nessuna contrapposizione fra "piccoli" e "grandi" indiani, scrittori inediti e editi, e la parola "editore" non compare nemmeno.
Una cosa del genere non mi sarebbe mai passata per la mente, così come non ritengo di aver dispensato sentenze di colpevolezza o addirittura condanne a morte dall'alto in basso. 
Forse posso sperare che, come avvenne nel caso di Montanari, anche nel mio lei possa alla fine convincersi di non aver a che fare con un nemico, atteggiamento che a mio avviso rende molto faticoso comiciare a dare un significato costruttivo alle interessanti diatribe sulla comunità e sull'interpretazione di "comunitas".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Gustavo Paradiso,<br />
E&#8217; vero che nel mio pezzo non ho rilevato la sua finale riconciliazione con Montanari e capisco che tale inesattezza possa averla offesa.<br />
Non metto in discussione il suo diritto di interpretare il mio intervento come vuole, ma c&#8217;è un equivoco che vale la pena di chiarire.<br />
Il titolo del pezzo nasce da un incrocio fra due titoli celebri ovvero &#8220;Dieci piccoli indiani&#8221; di Agatha Christie e &#8220;Sei personaggi in cerca d&#8217;autore&#8221; di Pirandello.<br />
I &#8220;piccoli indiani in cerca d&#8217;autore&#8221; alludono a Montanari e Moresco, mentre il loro autore sono i commentatori.<br />
Non esiste, nel testo, nessuna contrapposizione fra &#8220;piccoli&#8221; e &#8220;grandi&#8221; indiani, scrittori inediti e editi, e la parola &#8220;editore&#8221; non compare nemmeno.<br />
Una cosa del genere non mi sarebbe mai passata per la mente, così come non ritengo di aver dispensato sentenze di colpevolezza o addirittura condanne a morte dall&#8217;alto in basso.<br />
Forse posso sperare che, come avvenne nel caso di Montanari, anche nel mio lei possa alla fine convincersi di non aver a che fare con un nemico, atteggiamento che a mio avviso rende molto faticoso comiciare a dare un significato costruttivo alle interessanti diatribe sulla comunità e sull&#8217;interpretazione di &#8220;comunitas&#8221;.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Maurizia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-608</link>
		<dc:creator>Maurizia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Adesso che Montanari si è asciugato la bava da pitbull e si è messo a ragionare, devo dire che è quasi diventato il mio indiano preferito. Forse poteva smetterla anche prima. Conosco l'immagine complessiva dell'autore (piuttosto promettente) ma non direttamente i libri, ne cercherò uno.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso che Montanari si è asciugato la bava da pitbull e si è messo a ragionare, devo dire che è quasi diventato il mio indiano preferito. Forse poteva smetterla anche prima. Conosco l&#8217;immagine complessiva dell&#8217;autore (piuttosto promettente) ma non direttamente i libri, ne cercherò uno.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Ant. Mart.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-609</link>
		<dc:creator>Ant. Mart.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Insomma: lo avete capito o no che non sapete leggere? Come ve lo deve spiegare la Signora Janeczeck? Lei scrive una cosa e voi ne capite un'altra. Questi commentatori e lettori di Nazione Indiana sono proprio degli asini capoccioni!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Insomma: lo avete capito o no che non sapete leggere? Come ve lo deve spiegare la Signora Janeczeck? Lei scrive una cosa e voi ne capite un&#8217;altra. Questi commentatori e lettori di Nazione Indiana sono proprio degli asini capoccioni!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gabrielli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-610</link>
		<dc:creator>Gabrielli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Montanari,

ho letto con attenzione la sua giusta lettera sulla situazione dell’editoria italiana. Chiunque abbia mai messo piede in una casa editrice sa quanto ciò che lei scrive sia esatto. Le case editrici sono così assolutamente artigianali e abitate da figure anomale (dal folle all’incompetente, dal visionario al maniaco, dal ragioniere al manager rampante) che qualunque visione monolitica e dietrologa è a dir poco fuorviante. Le cose sono molto più semplici e assurde di quel che si può credere dall’esterno. È quindi vero che dall’interno si può condurre una battaglia seria affinché qualcosa di di nuovo e semplicemente di serio possa accadere nel “mercato editoriale”. Nella letteratura, invece, come si sa, le cose accadono indipendentemente da noi, editor o consulenti: Kafka docet. Ma è proprio qui che trovo che quel che lei dice mal risponda alle critiche mosse alla Janeczek. Cerco di spiegarmi. Helena Janeczek tiene a distinguere tra autore e personaggio, accusando i lettori di NI di cadere in una profonda confusione tra le due figure. E sia: l’autore è una persona, il personaggio la sua caricatura fantasmatica. Ma la questione è: chi è davvero l’autore? L’autore – e in particolare l’autore che scrive su NI – non è esattamente la somma del suo apparire pubblico? Un autore non è il responsabile di ogni sua singola parola, di ogni suo scritto (anche il più piccolo – anzi, a maggior ragione proprio del più piccolo e marginale)? Un autore non si distingue da un qualunque scribacchino proprio perché ogni sua parola pubblica è soggetta alla sua auctoritas? E non dovrebbe quindi rispondere di tutto quel che scrive e dice? Paradossalmente un autore non vota la sua vita alla trasparenza, alla necessità di dover rispondere di tutta la propria esistenza davanti alla giuria dei propri lettori? E, insisto, a maggior ragione un autore che decide di non dedicarsi esclusivamente alla sua opera ma di divenir un personaggio pubblico (come accade qui in NI) non può poi dire che la vita privata non c’entra, aggiungendo che i lettori dovrebbe riferirsi solamente all’opera. Mi sembra una questione prettamente logica: se voglio essere giudicato solo per i miei libri, devo limitarmi a quelli; se voglio parlare della società italiana, del ruolo che gli intellettuali giocano in essa, dei sistemi di potere, allora devo accettare e saper rispondere a tutte le critiche che concernono la mia persona, di autore, riguardo a questi temi, non ai miei soli libri. E, allora, in questo caso, si ha perfettamente ragione a chiedere conto da chi viene pagato chi parla contro il padrone. Si ha ragione perché la questione non è più personale, ma pubblica; non riguarda la persona, ma l’autore, colui le cui parole hanno un peso differente. E, in questo, concorderà con me che la situazione tra una persona che non ha alternative e lavora per la Bracco e uno scrittore che lavora per il “nemico” è sicuramente diversa: di nuovo si pone la differenza tra la responsabilità infinita di un autore e quella limitata di una persona privata, oltre probabilmente alla differente possibilità economica. Dunque, la difesa del “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”, è un po’ debole e facile per un intellettuale. Qui, davvero, come ricordava lei a diversi lettori questa estate, si può e si deve fare di più.
Non so, forse sbaglio, ma io credo che negli attacchi che vi sono rivolti, sia in gioco qualcosa che concerne la vostra funzione di autori (singoli e in comunità); e credo che le persone che vi criticano lo fanno, non per cattiveria o invidia, ma pensando che la vostra funzione sia importante e che a volte voi la prendiate con troppa leggerezza (è credo questo che ha scatenato la reazione al suo pezzo su Glamour, per il luogo in cui è stato pubblicato e perché veniva appena dopo un articolo della “comunità di NI” in cui si criticava esattamente il tono e lo stile del suo articolo, ironico e “leggero”.) Con simpatia (secondo l’etimo della parola)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Montanari,</p>
<p>ho letto con attenzione la sua giusta lettera sulla situazione dell’editoria italiana. Chiunque abbia mai messo piede in una casa editrice sa quanto ciò che lei scrive sia esatto. Le case editrici sono così assolutamente artigianali e abitate da figure anomale (dal folle all’incompetente, dal visionario al maniaco, dal ragioniere al manager rampante) che qualunque visione monolitica e dietrologa è a dir poco fuorviante. Le cose sono molto più semplici e assurde di quel che si può credere dall’esterno. È quindi vero che dall’interno si può condurre una battaglia seria affinché qualcosa di di nuovo e semplicemente di serio possa accadere nel “mercato editoriale”. Nella letteratura, invece, come si sa, le cose accadono indipendentemente da noi, editor o consulenti: Kafka docet. Ma è proprio qui che trovo che quel che lei dice mal risponda alle critiche mosse alla Janeczek. Cerco di spiegarmi. Helena Janeczek tiene a distinguere tra autore e personaggio, accusando i lettori di NI di cadere in una profonda confusione tra le due figure. E sia: l’autore è una persona, il personaggio la sua caricatura fantasmatica. Ma la questione è: chi è davvero l’autore? L’autore – e in particolare l’autore che scrive su NI – non è esattamente la somma del suo apparire pubblico? Un autore non è il responsabile di ogni sua singola parola, di ogni suo scritto (anche il più piccolo – anzi, a maggior ragione proprio del più piccolo e marginale)? Un autore non si distingue da un qualunque scribacchino proprio perché ogni sua parola pubblica è soggetta alla sua auctoritas? E non dovrebbe quindi rispondere di tutto quel che scrive e dice? Paradossalmente un autore non vota la sua vita alla trasparenza, alla necessità di dover rispondere di tutta la propria esistenza davanti alla giuria dei propri lettori? E, insisto, a maggior ragione un autore che decide di non dedicarsi esclusivamente alla sua opera ma di divenir un personaggio pubblico (come accade qui in NI) non può poi dire che la vita privata non c’entra, aggiungendo che i lettori dovrebbe riferirsi solamente all’opera. Mi sembra una questione prettamente logica: se voglio essere giudicato solo per i miei libri, devo limitarmi a quelli; se voglio parlare della società italiana, del ruolo che gli intellettuali giocano in essa, dei sistemi di potere, allora devo accettare e saper rispondere a tutte le critiche che concernono la mia persona, di autore, riguardo a questi temi, non ai miei soli libri. E, allora, in questo caso, si ha perfettamente ragione a chiedere conto da chi viene pagato chi parla contro il padrone. Si ha ragione perché la questione non è più personale, ma pubblica; non riguarda la persona, ma l’autore, colui le cui parole hanno un peso differente. E, in questo, concorderà con me che la situazione tra una persona che non ha alternative e lavora per la Bracco e uno scrittore che lavora per il “nemico” è sicuramente diversa: di nuovo si pone la differenza tra la responsabilità infinita di un autore e quella limitata di una persona privata, oltre probabilmente alla differente possibilità economica. Dunque, la difesa del “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”, è un po’ debole e facile per un intellettuale. Qui, davvero, come ricordava lei a diversi lettori questa estate, si può e si deve fare di più.<br />
Non so, forse sbaglio, ma io credo che negli attacchi che vi sono rivolti, sia in gioco qualcosa che concerne la vostra funzione di autori (singoli e in comunità); e credo che le persone che vi criticano lo fanno, non per cattiveria o invidia, ma pensando che la vostra funzione sia importante e che a volte voi la prendiate con troppa leggerezza (è credo questo che ha scatenato la reazione al suo pezzo su Glamour, per il luogo in cui è stato pubblicato e perché veniva appena dopo un articolo della “comunità di NI” in cui si criticava esattamente il tono e lo stile del suo articolo, ironico e “leggero”.) Con simpatia (secondo l’etimo della parola)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: lector</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-611</link>
		<dc:creator>lector</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=117#comment-611</guid>
		<description>Scusate, ma questa è grossa. Ieri, tornando in treno da Brescia verso Genova, la mia vicina, una bella ragazza russa, mi lascia Marie Claire, dicendomi che è troppo pesante (fisicamente) e noioso. Io naturalmente lo leggo avidamente. E chi ci trovo? Il nostro Raul nazionale che, con grande foto, ci parla di nuovo del sesso dei trenta–quarantenni stufi dei rapporti fissi. L’articolo di Glamour al confronto è niente (leggere per credere). Ma il più bello è (qui vorrei che il nostro Raul, se vuole, ci chiarisse la coincidenza) che il direttore responsabile di Marie Claire si chiama Montanari (il nome, chiedo venia, non lo ricordo; la russa aveva ragione la rivista è troppo pesante per portarsela dietro, ed è quindi rimasta sul treno…). Raul, belin, allora ti piacciono proprio le riviste di moda patinante, infarcite di qualche articolo tra la pubblicità?
P.S. Ah, Janeczek, adesso l’ho vista la foto di Raul!
P.S. x Grabielli: e questa specie di picchiatore con catene d’oro che vedo su MarieClaire, chi è? L’autore o il personaggio?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate, ma questa è grossa. Ieri, tornando in treno da Brescia verso Genova, la mia vicina, una bella ragazza russa, mi lascia Marie Claire, dicendomi che è troppo pesante (fisicamente) e noioso. Io naturalmente lo leggo avidamente. E chi ci trovo? Il nostro Raul nazionale che, con grande foto, ci parla di nuovo del sesso dei trenta–quarantenni stufi dei rapporti fissi. L’articolo di Glamour al confronto è niente (leggere per credere). Ma il più bello è (qui vorrei che il nostro Raul, se vuole, ci chiarisse la coincidenza) che il direttore responsabile di Marie Claire si chiama Montanari (il nome, chiedo venia, non lo ricordo; la russa aveva ragione la rivista è troppo pesante per portarsela dietro, ed è quindi rimasta sul treno…). Raul, belin, allora ti piacciono proprio le riviste di moda patinante, infarcite di qualche articolo tra la pubblicità?<br />
P.S. Ah, Janeczek, adesso l’ho vista la foto di Raul!<br />
P.S. x Grabielli: e questa specie di picchiatore con catene d’oro che vedo su MarieClaire, chi è? L’autore o il personaggio?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: dario</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-612</link>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ti prego Raul, posta anche questo articolo e soprattutto la foto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ti prego Raul, posta anche questo articolo e soprattutto la foto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ant. Mart.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-613</link>
		<dc:creator>Ant. Mart.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=117#comment-613</guid>
		<description>Ricordo a voi, sì, proprio a voi, immemori scriventi in giro per forum internettici, che il SIGNOR GABRIELLI è quello che sosteneva, con Montanari, la cialtroneria degli editori che "avevano sbagliato" - a suo dire di "grande esperto latinista" - l'etimologia della parola COMMUNITAS. In seguito all'appuramento della verità, il medesimo signor G., evidentemente per la vergogna, cioè per mancanza assoluta di argomenti, ha taciuto per qualche settimana. Ora, eccolo riaffiorare, conscio del fatto che tanto, voi, lettori immemori, certamente avete dimenticato tutto delle sue castronerie. 
Montanari, dài, posta questo nuovo articolo, e soprattutto la foto, mi raccomando, così il Voltolini pettegolo si diverte un po' a vedere come ti diamo addosso e poi magari ci scrive su anche lui un pezzo alla Janeczeck, da gran pensatore critico distaccato, da GRANDE SCRITTORE ENNESIMO che scrive le sue sproloquiaggini insulse dall'alto... della sua... mah... lasciamo perdere... Questi scrittori non saranno mai in grado di fare nulla per una comunità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordo a voi, sì, proprio a voi, immemori scriventi in giro per forum internettici, che il SIGNOR GABRIELLI è quello che sosteneva, con Montanari, la cialtroneria degli editori che &#8220;avevano sbagliato&#8221; - a suo dire di &#8220;grande esperto latinista&#8221; - l&#8217;etimologia della parola COMMUNITAS. In seguito all&#8217;appuramento della verità, il medesimo signor G., evidentemente per la vergogna, cioè per mancanza assoluta di argomenti, ha taciuto per qualche settimana. Ora, eccolo riaffiorare, conscio del fatto che tanto, voi, lettori immemori, certamente avete dimenticato tutto delle sue castronerie.<br />
Montanari, dài, posta questo nuovo articolo, e soprattutto la foto, mi raccomando, così il Voltolini pettegolo si diverte un po&#8217; a vedere come ti diamo addosso e poi magari ci scrive su anche lui un pezzo alla Janeczeck, da gran pensatore critico distaccato, da GRANDE SCRITTORE ENNESIMO che scrive le sue sproloquiaggini insulse dall&#8217;alto&#8230; della sua&#8230; mah&#8230; lasciamo perdere&#8230; Questi scrittori non saranno mai in grado di fare nulla per una comunità.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gustavo P.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-614</link>
		<dc:creator>Gustavo P.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=117#comment-614</guid>
		<description>Carissima Janeczek,
ma io non sono per nulla offeso, non lo sono mai stato. Anzi, se lei mi invita dalle sue parti, le assicuro che non mancherò  di farle visita alla prima occasione. Ma il punto non è questo, purtroppo. Qui si discute, si fa letteratura, non si chiacchiera di beghe personali, e se talvolta volano parole grosse (ma non è questo il caso), per favore, non si gridi subito al nemico! Non siamo mica futuristi contro vociani! E allora, carissima Janeczek, lei ha fatto bene a spiegare il  titolo del suo primo intervento,  che, le garantisco, nemmeno nella corte celeste avrebbero mai capito, ma poteva dirmi anche qualcosa in merito alla mia interpretazione del suo brano. O pensa che anche questa volta io abbia fatto di lei un personaggio immaginario e che quindi non merito alcuna considerazione? Perché il problema della communitas, per come lo vedo io, sta tutto qui: nella responsabilità che ci si assume circa le proprie opinioni rispetto agli altri. Ecco, io nell’intervento precedente ho osato mettere in rilievo la sua mancanza di responsabilità riguardante quello che ha detto nel suo articolo, poiché scrivere, come lei ha fatto, che la colpa del comportamento dei commentatori di Naz. Ind., accomunati a Berlusconi, è da attribuire alla società dell’immagine e dire tutto questo con l’atteggiamento apparentemente distaccato (in realtà deresponsabilizzato) dell’intellettuale postmoderno, che tutto può e dice (può in quanto dice) mantenendosi in uno stato di purezza assoluta, ebbene dire tutto questo significa non voler assolutamente far parte di una comunità che discute su  un piano di responsabilità personale, significa non mettersi in gioco, non ballare quando gli altri ballano, parlare senza dare nulla agli altri, se non la propria sentenza, della quale – sia detto con tutto il rispetto possibile – nessuno sa che farsene. Invece io le sto regalando, carissima Janeczek, un’opportunità che forse mai nessuno le ha offerto: quella di interloquire con me e di esporre le sue ragioni in merito, perché io non sono per nulla offeso e non ho alcun nemico da combattere, ma solo una gran voglia di veder riconosciuta da lei e da tutti quelli che intervengono in questo dibattito una sola verità: che la nostra scrittura, le cose che noi diciamo possono avere un valore solo se esprimono un’apertura nei confronti degli altri, se in esse vi è la voce dell’altro. Rilegga il suo ultimo intervento: lei precisa il senso del suo titolo, dice che io sono offeso e che ho bisogno di un nemico da combattere e non aggiunge altro, con ciò prevedendo di avermi liquidato per sempre e sperando così di por termine alla discussione. Prenda la penna in mano e valuti le idee che sono tirate in ballo, mi dica perché ho torto e perché lei ha ragione, porti degli argomenti che siano argomenti e non opinioni campate in aria, dica apertis verbis che cosa pensa di queste cose anziché difendersi da un nemico che lei si è creata perché ne ha evidentemente bisogno. 
Così, solo così anche lei avrà portato il suo contributo alla communitas e io, appena potrò, verrò a trovarla.
A presto.
Gustavo Paradiso</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Carissima Janeczek,<br />
ma io non sono per nulla offeso, non lo sono mai stato. Anzi, se lei mi invita dalle sue parti, le assicuro che non mancherò  di farle visita alla prima occasione. Ma il punto non è questo, purtroppo. Qui si discute, si fa letteratura, non si chiacchiera di beghe personali, e se talvolta volano parole grosse (ma non è questo il caso), per favore, non si gridi subito al nemico! Non siamo mica futuristi contro vociani! E allora, carissima Janeczek, lei ha fatto bene a spiegare il  titolo del suo primo intervento,  che, le garantisco, nemmeno nella corte celeste avrebbero mai capito, ma poteva dirmi anche qualcosa in merito alla mia interpretazione del suo brano. O pensa che anche questa volta io abbia fatto di lei un personaggio immaginario e che quindi non merito alcuna considerazione? Perché il problema della communitas, per come lo vedo io, sta tutto qui: nella responsabilità che ci si assume circa le proprie opinioni rispetto agli altri. Ecco, io nell’intervento precedente ho osato mettere in rilievo la sua mancanza di responsabilità riguardante quello che ha detto nel suo articolo, poiché scrivere, come lei ha fatto, che la colpa del comportamento dei commentatori di Naz. Ind., accomunati a Berlusconi, è da attribuire alla società dell’immagine e dire tutto questo con l’atteggiamento apparentemente distaccato (in realtà deresponsabilizzato) dell’intellettuale postmoderno, che tutto può e dice (può in quanto dice) mantenendosi in uno stato di purezza assoluta, ebbene dire tutto questo significa non voler assolutamente far parte di una comunità che discute su  un piano di responsabilità personale, significa non mettersi in gioco, non ballare quando gli altri ballano, parlare senza dare nulla agli altri, se non la propria sentenza, della quale – sia detto con tutto il rispetto possibile – nessuno sa che farsene. Invece io le sto regalando, carissima Janeczek, un’opportunità che forse mai nessuno le ha offerto: quella di interloquire con me e di esporre le sue ragioni in merito, perché io non sono per nulla offeso e non ho alcun nemico da combattere, ma solo una gran voglia di veder riconosciuta da lei e da tutti quelli che intervengono in questo dibattito una sola verità: che la nostra scrittura, le cose che noi diciamo possono avere un valore solo se esprimono un’apertura nei confronti degli altri, se in esse vi è la voce dell’altro. Rilegga il suo ultimo intervento: lei precisa il senso del suo titolo, dice che io sono offeso e che ho bisogno di un nemico da combattere e non aggiunge altro, con ciò prevedendo di avermi liquidato per sempre e sperando così di por termine alla discussione. Prenda la penna in mano e valuti le idee che sono tirate in ballo, mi dica perché ho torto e perché lei ha ragione, porti degli argomenti che siano argomenti e non opinioni campate in aria, dica apertis verbis che cosa pensa di queste cose anziché difendersi da un nemico che lei si è creata perché ne ha evidentemente bisogno.<br />
Così, solo così anche lei avrà portato il suo contributo alla communitas e io, appena potrò, verrò a trovarla.<br />
A presto.<br />
Gustavo Paradiso</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: dario</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-615</link>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=117#comment-615</guid>
		<description>Dice Ant Mart: "così il Voltolini pettegolo si diverte un po' a vedere come ti diamo addosso e poi magari ci scrive su anche lui un pezzo alla Janeczeck, da gran pensatore critico distaccato, da GRANDE SCRITTORE ENNESIMO che scrive le sue sproloquiaggini insulse dall'alto... della sua... mah... lasciamo perdere... Questi scrittori non saranno mai in grado di fare nulla per una comunità."
Ma io non sono distaccato per niente. Non sono certo un grande scrittore, forse nemmeno ennesimo. Nemmeno un grande pensatore critico. Scrivo sì delle sproloquiaggini insulse, ma non mi pare di farlo dall'alto. E se io non sono in grado di fare nulla per una comunità (come in effetti temo), non per questo occorre dire "questi scrittori". Basta dire che "io" non posso fare nulla, cosa c'entrano gli "altri" generici? La parte più interessante era quella che viene coperta dal "lasciamo perdere". Ma perché mai? Io sono interessato alla tua opinione, e alle tue critiche. Perché devi lasciarle perdere? Dimmi pure le cose che hai da dirmi.
Saluti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dice Ant Mart: &#8220;così il Voltolini pettegolo si diverte un po&#8217; a vedere come ti diamo addosso e poi magari ci scrive su anche lui un pezzo alla Janeczeck, da gran pensatore critico distaccato, da GRANDE SCRITTORE ENNESIMO che scrive le sue sproloquiaggini insulse dall&#8217;alto&#8230; della sua&#8230; mah&#8230; lasciamo perdere&#8230; Questi scrittori non saranno mai in grado di fare nulla per una comunità.&#8221;<br />
Ma io non sono distaccato per niente. Non sono certo un grande scrittore, forse nemmeno ennesimo. Nemmeno un grande pensatore critico. Scrivo sì delle sproloquiaggini insulse, ma non mi pare di farlo dall&#8217;alto. E se io non sono in grado di fare nulla per una comunità (come in effetti temo), non per questo occorre dire &#8220;questi scrittori&#8221;. Basta dire che &#8220;io&#8221; non posso fare nulla, cosa c&#8217;entrano gli &#8220;altri&#8221; generici? La parte più interessante era quella che viene coperta dal &#8220;lasciamo perdere&#8221;. Ma perché mai? Io sono interessato alla tua opinione, e alle tue critiche. Perché devi lasciarle perdere? Dimmi pure le cose che hai da dirmi.<br />
Saluti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gabriella</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-616</link>
		<dc:creator>Gabriella</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=117#comment-616</guid>
		<description>Ho una domanda da fare:ma cosa avete contro le riviste di moda patinate?Per quanto mi riguarda,tra un libro e l'altro capita anche di leggere Marie Claire.E allora se trovo un intervista a Montanari non mi scandalizzo,se Busi va in tv vestito da fata turchina non cambio opinione sul Busi scrittore che ritengo uno dei migliori scrittori italiani.Ho letto tutti i libri di Montanari, mi piacciono e non mi interessa se poi si fa intervistare da Repubblica, Glamour o Marie Claire.Questo non toglie nulla alla sua bravura di scrittore.Crea problemi alla sua immagine? Ma saranno fatti suoi!
Per inciso su quel numero di Marie Claire c'è anche un lunghissimo articolo sulla Slam Poetry,interessante per giunta.Gli eventi culturali per essere diffusi passano anche dalle riviste di moda, perchè no?
saluti,gabriella fuschini</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho una domanda da fare:ma cosa avete contro le riviste di moda patinate?Per quanto mi riguarda,tra un libro e l&#8217;altro capita anche di leggere Marie Claire.E allora se trovo un intervista a Montanari non mi scandalizzo,se Busi va in tv vestito da fata turchina non cambio opinione sul Busi scrittore che ritengo uno dei migliori scrittori italiani.Ho letto tutti i libri di Montanari, mi piacciono e non mi interessa se poi si fa intervistare da Repubblica, Glamour o Marie Claire.Questo non toglie nulla alla sua bravura di scrittore.Crea problemi alla sua immagine? Ma saranno fatti suoi!<br />
Per inciso su quel numero di Marie Claire c&#8217;è anche un lunghissimo articolo sulla Slam Poetry,interessante per giunta.Gli eventi culturali per essere diffusi passano anche dalle riviste di moda, perchè no?<br />
saluti,gabriella fuschini</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ant. Mart.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-617</link>
		<dc:creator>Ant. Mart.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=117#comment-617</guid>
		<description>La Signora Gabriella, secondo me, ha ragione da vendere, e mette anche in serio dubbio alcune delle stupidaggini che si son sostenute qui dentro con pigli totalitari. Il problema non è, infatti, se Montanari scrive su Marie Calire o su Glamour, ma quello che scrive qui dentro. Montanari, secondo me, è libero di scrivere quello che vuole dove vuole, mentre la verità è che qui dentro forse non è proprio il contesto giusto per certe cose (cosa riconosciuta da Montanari stesso, per giunta, se non ricordo male, all'inzio). Insomma, una specie di problema di cortocircuito.
Signor Voltolini, quando parlavo al plurale, parlavo proprio per intendere la casta degli scrittori, che assomigliano molto a lei nel non saper cosa dire sull'idea di comunità. 
Quanto al "distacco", be', mi permetta di dirle che qui sta dicendo una falsità. Interviene dopo due mesi (durante i quali ha postato altre cose, non è vero che "era assente") in una discussione accesissima e ricca di argomenti solo per esprimere la solidarietà all'amico (di casta) Montanari o per invitare lo stesso a postare un articolo: se non è "distacco", questo è almeno disinteresse totale per gli argomenti seri in discussione. Argomenti, come giustamente ricordava qualcuno qui dentro, introdotti da Carla Benedetti. Non le pare? 
Dietro il mio "lasciamo perdere" non c'era nulla, solo stanchezza della mano, non si preoccupi. Io non ho rancori verso nessuno. Mi raccomando, non ne abbia neppure lei, e, se trova il tempo, esca fuori a dire la sua anche sugli argomenti importanti che abbiamo discusso, non solo sulle parolacce e sulla solidarietà di casta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La Signora Gabriella, secondo me, ha ragione da vendere, e mette anche in serio dubbio alcune delle stupidaggini che si son sostenute qui dentro con pigli totalitari. Il problema non è, infatti, se Montanari scrive su Marie Calire o su Glamour, ma quello che scrive qui dentro. Montanari, secondo me, è libero di scrivere quello che vuole dove vuole, mentre la verità è che qui dentro forse non è proprio il contesto giusto per certe cose (cosa riconosciuta da Montanari stesso, per giunta, se non ricordo male, all&#8217;inzio). Insomma, una specie di problema di cortocircuito.<br />
Signor Voltolini, quando parlavo al plurale, parlavo proprio per intendere la casta degli scrittori, che assomigliano molto a lei nel non saper cosa dire sull&#8217;idea di comunità.<br />
Quanto al &#8220;distacco&#8221;, be&#8217;, mi permetta di dirle che qui sta dicendo una falsità. Interviene dopo due mesi (durante i quali ha postato altre cose, non è vero che &#8220;era assente&#8221;) in una discussione accesissima e ricca di argomenti solo per esprimere la solidarietà all&#8217;amico (di casta) Montanari o per invitare lo stesso a postare un articolo: se non è &#8220;distacco&#8221;, questo è almeno disinteresse totale per gli argomenti seri in discussione. Argomenti, come giustamente ricordava qualcuno qui dentro, introdotti da Carla Benedetti. Non le pare?<br />
Dietro il mio &#8220;lasciamo perdere&#8221; non c&#8217;era nulla, solo stanchezza della mano, non si preoccupi. Io non ho rancori verso nessuno. Mi raccomando, non ne abbia neppure lei, e, se trova il tempo, esca fuori a dire la sua anche sugli argomenti importanti che abbiamo discusso, non solo sulle parolacce e sulla solidarietà di casta.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gabrielli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-618</link>
		<dc:creator>Gabrielli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=117#comment-618</guid>
		<description>Per iniziare con una bella banalità, diciamo che “chi di arma ferisce, di arma perisce”. Così anch’io ho trovato il mio Savonarola che mi bacchetta pesantemente per ciò che avrei detto (ovviamente mi riferisco al Signor, come piace scrivere a lui, Ant. Mar.). Tralascio il fatto, perché ci mancherebbe solo di tornare sempre indietro, che a mio avviso – non ho mai detto di essere un “grande esperto latinista” e non ne ho nessuna vergogna – l’etimologia di communitas, così come la interpretava Montanari, non era poi tanto pellegrina; e mi concentro invece su un'altra questione. Lo sconcertante è che nel blog si ha l’impressione che nessuno capisca quello che l’altro scrive. Nel mio intervento di agosto, la questione dell’etimologia era solo una minugia per parlare di qualcosa di molto più ampio: la decadenza dell’editoria italiana (spero che, almeno su questo, il sig. Ant. Mar. sia d’accordo con me). La risposta di Ant. Mar. – ma forse anche le mie, come quelle di tutti gli altri – mi fanno pensare che la comunità non esista proprio perché nessuno di noi è in grado di comprendere ciò che l’altro dice ( e questa volta il detto che inaugura il mio intervento è rivolto al Sig. Ant. Mar., che rimproverava la stessa cosa a Helena J.). Ognuno di noi – autori e lettori –  è completamente teso a difendere la propria posizione e ad attaccare quella dell’altro. Questo meccanismo cambia appena leggermente quando a parlare è un “amico”. In quel caso, scatta la difesa corporativa. Insomma mi pare che ciò che più manca alla comunità è la capacità di ascolto (in questo la Janeczek cominciava ad indicare una via). Incomincio a pensare che sia il mezzo stesso del blog a determinare questa incapacità. Forse sbaglio. Lo chiedo anche a voi: non è possibile che il mezzo, apparentemente comunitario, ne sia in realtà la negazione più grande della comunità?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per iniziare con una bella banalità, diciamo che “chi di arma ferisce, di arma perisce”. Così anch’io ho trovato il mio Savonarola che mi bacchetta pesantemente per ciò che avrei detto (ovviamente mi riferisco al Signor, come piace scrivere a lui, Ant. Mar.). Tralascio il fatto, perché ci mancherebbe solo di tornare sempre indietro, che a mio avviso – non ho mai detto di essere un “grande esperto latinista” e non ne ho nessuna vergogna – l’etimologia di communitas, così come la interpretava Montanari, non era poi tanto pellegrina; e mi concentro invece su un&#8217;altra questione. Lo sconcertante è che nel blog si ha l’impressione che nessuno capisca quello che l’altro scrive. Nel mio intervento di agosto, la questione dell’etimologia era solo una minugia per parlare di qualcosa di molto più ampio: la decadenza dell’editoria italiana (spero che, almeno su questo, il sig. Ant. Mar. sia d’accordo con me). La risposta di Ant. Mar. – ma forse anche le mie, come quelle di tutti gli altri – mi fanno pensare che la comunità non esista proprio perché nessuno di noi è in grado di comprendere ciò che l’altro dice ( e questa volta il detto che inaugura il mio intervento è rivolto al Sig. Ant. Mar., che rimproverava la stessa cosa a Helena J.). Ognuno di noi – autori e lettori –  è completamente teso a difendere la propria posizione e ad attaccare quella dell’altro. Questo meccanismo cambia appena leggermente quando a parlare è un “amico”. In quel caso, scatta la difesa corporativa. Insomma mi pare che ciò che più manca alla comunità è la capacità di ascolto (in questo la Janeczek cominciava ad indicare una via). Incomincio a pensare che sia il mezzo stesso del blog a determinare questa incapacità. Forse sbaglio. Lo chiedo anche a voi: non è possibile che il mezzo, apparentemente comunitario, ne sia in realtà la negazione più grande della comunità?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: dario</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-619</link>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=117#comment-619</guid>
		<description>Scrive Ant.Mart.:
"Signor Voltolini, quando parlavo al plurale, parlavo proprio per intendere la casta degli scrittori, che assomigliano molto a lei nel non saper cosa dire sull'idea di comunità."
Io non credo che esista una "casta" degli scrittori. E se ne esiste una, non mi sembra di farne parte. E non è esattamente vero che io non so cosa dire sull'idea di comunità. Lei (passo al lei, adeguandomi, e mi scuso per averle dato del tu nel post precedente) mi attribuiva l'incapacità di "fare" qualcosa per la comunità. E io purtroppo ammettevo questa incapacità. Invece, come tutti, sono capace di "dire" un sacco di cose. Solo che non l'ho fatto mentre la discussione era in corso.
Continua Ant. Mart.:
"Quanto al "distacco", be', mi permetta di dirle che qui sta dicendo una falsità. Interviene dopo due mesi (durante i quali ha postato altre cose, non è vero che "era assente") in una discussione accesissima e ricca di argomenti solo per esprimere la solidarietà all'amico (di casta) Montanari o per invitare lo stesso a postare un articolo: se non è "distacco", questo è almeno disinteresse totale per gli argomenti seri in discussione."
Mi permetto di rilevare che la parola "falsità" è esagerata. Mi permetto altresì di farle notare che non devo passare i miei due mesi come vuole lei, ma al massimo come voglio io, e soprattutto come posso. Potevo connettermi tramite la linea telefonica di un amico, che abitava a un chilometro da me e che spesso era connesso per lavoro. Quindi ho fatto alcuni post di servizio e ogni tanto ho letto quello che succedeva. Tutto qui. Le ho spiegato questo non per giustificarmi - non saprei di cosa - ma per farle un esempio. Non credo che tornerò più sull'argomento di come passo il mio tempo, e vorrei che questo non passasse per distacco o snobismo o altre cose del genere. Siamo già controllati con le carte di credito, i bancomat, i cellulari, i sistemi satellitari e così via: ci mancano solo i blogger che controllano le date dei post! Non le sembra che qui sotto si celi un'idea di comunità piuttosto orwelliana?
La discussione accesissima e ricca di argomenti l'ho seguita e mi è molto piaciuta. Non sono in grado di seguire le questioni etimologiche, perché sono sostanzialmente un ignorante. So però che il significato di una parola non è definito necessariamente dal suo etimo, per cui non credo possibile stabilire cosa intendiamo noi con una parola guardando alla sua antenata e a cosa intendevano con essa gli antichi. Tutto qua.
Ma le ricordo, però, che nessuno ha l'obbligo di intervenire. Che comunità è quella che impone a un singolo di farne parte?
Dunque, non sono affatto disinteressato, anzi. Però, se lo fossi, non ci troverei niente di male. O devo farmi dire da altri quali sono le cose che mi devono interessare? 
La solidarietà a Montanari non è di casta, ma di amicizia e caso mai di redazione. L'ho scritto a chiare lettere, apposta: "per amicizia". Posso scegliermi gli amici? 
Mi dispiace invece che lei mi attribuisca delle sproloquiaggini fatte cadere dall'alto e poi non mi dica niente di più. Magari potrei migliorare, o potrei comunque rifletterci su. Pazienza. Mi fa piacere che lei non serbi rancore, d'altra parte non vedo verso chi seriamente potrebbe serbarne.
La saluto.
Dario Voltolini</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scrive Ant.Mart.:<br />
&#8220;Signor Voltolini, quando parlavo al plurale, parlavo proprio per intendere la casta degli scrittori, che assomigliano molto a lei nel non saper cosa dire sull&#8217;idea di comunità.&#8221;<br />
Io non credo che esista una &#8220;casta&#8221; degli scrittori. E se ne esiste una, non mi sembra di farne parte. E non è esattamente vero che io non so cosa dire sull&#8217;idea di comunità. Lei (passo al lei, adeguandomi, e mi scuso per averle dato del tu nel post precedente) mi attribuiva l&#8217;incapacità di &#8220;fare&#8221; qualcosa per la comunità. E io purtroppo ammettevo questa incapacità. Invece, come tutti, sono capace di &#8220;dire&#8221; un sacco di cose. Solo che non l&#8217;ho fatto mentre la discussione era in corso.<br />
Continua Ant. Mart.:<br />
&#8220;Quanto al &#8220;distacco&#8221;, be&#8217;, mi permetta di dirle che qui sta dicendo una falsità. Interviene dopo due mesi (durante i quali ha postato altre cose, non è vero che &#8220;era assente&#8221;) in una discussione accesissima e ricca di argomenti solo per esprimere la solidarietà all&#8217;amico (di casta) Montanari o per invitare lo stesso a postare un articolo: se non è &#8220;distacco&#8221;, questo è almeno disinteresse totale per gli argomenti seri in discussione.&#8221;<br />
Mi permetto di rilevare che la parola &#8220;falsità&#8221; è esagerata. Mi permetto altresì di farle notare che non devo passare i miei due mesi come vuole lei, ma al massimo come voglio io, e soprattutto come posso. Potevo connettermi tramite la linea telefonica di un amico, che abitava a un chilometro da me e che spesso era connesso per lavoro. Quindi ho fatto alcuni post di servizio e ogni tanto ho letto quello che succedeva. Tutto qui. Le ho spiegato questo non per giustificarmi - non saprei di cosa - ma per farle un esempio. Non credo che tornerò più sull&#8217;argomento di come passo il mio tempo, e vorrei che questo non passasse per distacco o snobismo o altre cose del genere. Siamo già controllati con le carte di credito, i bancomat, i cellulari, i sistemi satellitari e così via: ci mancano solo i blogger che controllano le date dei post! Non le sembra che qui sotto si celi un&#8217;idea di comunità piuttosto orwelliana?<br />
La discussione accesissima e ricca di argomenti l&#8217;ho seguita e mi è molto piaciuta. Non sono in grado di seguire le questioni etimologiche, perché sono sostanzialmente un ignorante. So però che il significato di una parola non è definito necessariamente dal suo etimo, per cui non credo possibile stabilire cosa intendiamo noi con una parola guardando alla sua antenata e a cosa intendevano con essa gli antichi. Tutto qua.<br />
Ma le ricordo, però, che nessuno ha l&#8217;obbligo di intervenire. Che comunità è quella che impone a un singolo di farne parte?<br />
Dunque, non sono affatto disinteressato, anzi. Però, se lo fossi, non ci troverei niente di male. O devo farmi dire da altri quali sono le cose che mi devono interessare?<br />
La solidarietà a Montanari non è di casta, ma di amicizia e caso mai di redazione. L&#8217;ho scritto a chiare lettere, apposta: &#8220;per amicizia&#8221;. Posso scegliermi gli amici?<br />
Mi dispiace invece che lei mi attribuisca delle sproloquiaggini fatte cadere dall&#8217;alto e poi non mi dica niente di più. Magari potrei migliorare, o potrei comunque rifletterci su. Pazienza. Mi fa piacere che lei non serbi rancore, d&#8217;altra parte non vedo verso chi seriamente potrebbe serbarne.<br />
La saluto.<br />
Dario Voltolini</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ant. Mart.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-620</link>
		<dc:creator>Ant. Mart.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=117#comment-620</guid>
		<description>Sono completamente d'accordo con Gabrielli, che questa volta centra un bel bersaglio: quello della libertà vigilata che ci è concessa attraverso il "poter parlare" nei blog e altrove (chat, forum, etc). E' la famosa società della (in)comunicazione globale di cui parlavano gli ZIBALDONI, ma anche quella delle strane posizioni del soggetto parlante, di cui argomentava lucidamente la BENEDETTI. Il succo sarebbe (Gabrielli mi corregga, se erro): parlate pure, tanto non vi capirete mai, proprio perchè per COME parlate, per DOVE parlate e per QUELLO che siete, altro che comunità, potete solo accapigliarvi all'infinito! Una riprova di questo fatto? L'ultima lettera del signor Voltolini, al quale chiedevo di esprimere le sue idee sulla discussione intorno alla comunità, e invece lui se ne viene - per l'ennesima volta - a difendere il PROPRIO e a recriminare contro i bloggers (che non sono io) e in genere contro tutti quelli che gli disturbano la privacy, cioè l'immunitas, che tra l'altro eegli stesso con le sue stesse mani si è andato a rovinare contribuendo a metter su questa cosa indiana. Ma noi siamo sempre qui, signor Dario, in attesa dei suoi pensieri, che lei pur dice di aver, ma non vuol mostrare a nessuno... 
Per chiudere, le dico che io sarei onorato di darle del tu, innanzitutto perché stimo molto quello che scrive (e parlo soltanto con chi stimo, detto per inciso). Mi scuso se non ho colto la familiarità della sua precedente. Tra l'altro, non mi piace la formalità, sempre poco economica per il discorso. Se lei mi autorizza, la prossima volta le do del tu.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono completamente d&#8217;accordo con Gabrielli, che questa volta centra un bel bersaglio: quello della libertà vigilata che ci è concessa attraverso il &#8220;poter parlare&#8221; nei blog e altrove (chat, forum, etc). E&#8217; la famosa società della (in)comunicazione globale di cui parlavano gli ZIBALDONI, ma anche quella delle strane posizioni del soggetto parlante, di cui argomentava lucidamente la BENEDETTI. Il succo sarebbe (Gabrielli mi corregga, se erro): parlate pure, tanto non vi capirete mai, proprio perchè per COME parlate, per DOVE parlate e per QUELLO che siete, altro che comunità, potete solo accapigliarvi all&#8217;infinito! Una riprova di questo fatto? L&#8217;ultima lettera del signor Voltolini, al quale chiedevo di esprimere le sue idee sulla discussione intorno alla comunità, e invece lui se ne viene - per l&#8217;ennesima volta - a difendere il PROPRIO e a recriminare contro i bloggers (che non sono io) e in genere contro tutti quelli che gli disturbano la privacy, cioè l&#8217;immunitas, che tra l&#8217;altro eegli stesso con le sue stesse mani si è andato a rovinare contribuendo a metter su questa cosa indiana. Ma noi siamo sempre qui, signor Dario, in attesa dei suoi pensieri, che lei pur dice di aver, ma non vuol mostrare a nessuno&#8230;<br />
Per chiudere, le dico che io sarei onorato di darle del tu, innanzitutto perché stimo molto quello che scrive (e parlo soltanto con chi stimo, detto per inciso). Mi scuso se non ho colto la familiarità della sua precedente. Tra l&#8217;altro, non mi piace la formalità, sempre poco economica per il discorso. Se lei mi autorizza, la prossima volta le do del tu.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: dario</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-621</link>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=117#comment-621</guid>
		<description>Caro Ant. Mart. diamoci del tu. 
Io difendo la mia privacy come è giusto che facciano tutti, ma in questo caso non si tratta di privacy, bensì della libertà di intervenire o no. Io ho contribuito a costruire Nazione Indiana, quindi non mi pare che me ne stia poi così fuori e appartato, in generale. Sulla questione della comunità qualcosina ho detto, nel post precedente, riguardo all'etimologia. E naturalmente non ce l'avevo con "i bloggers", anche perché sto scrivendo adesso come tale. Ci sono delle cose che, per esempio, affiggo su Nazione Indiana. Spesso sono mie opinioni. Di solito non hanno molti commenti, ma certo non me ne dolgo. Come è, è. Non esiste un "commentometro", per fortuna, da cui far dipendere il tipo di intervento che ha senso o non ha senso postare. Io ti ringrazio per l'interesse che dimostri verso le mie opinioni e per il fatto che mi chiedi di esprimerle. Magari ci penso su un po' e poi affiggo qualcosa su Nazione Indiana. Nel frattempo noto che sono diventato uno che scrive cose stimabili, mentre poco fa ero uno che sproloquiava. E' davvero un risultato sorprendente quello che ho raggiunto, soprattutto senza muovere un dito! (questa è una battuta).
Ciao Ant. Mart.
Dario</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Ant. Mart. diamoci del tu.<br />
Io difendo la mia privacy come è giusto che facciano tutti, ma in questo caso non si tratta di privacy, bensì della libertà di intervenire o no. Io ho contribuito a costruire Nazione Indiana, quindi non mi pare che me ne stia poi così fuori e appartato, in generale. Sulla questione della comunità qualcosina ho detto, nel post precedente, riguardo all&#8217;etimologia. E naturalmente non ce l&#8217;avevo con &#8220;i bloggers&#8221;, anche perché sto scrivendo adesso come tale. Ci sono delle cose che, per esempio, affiggo su Nazione Indiana. Spesso sono mie opinioni. Di solito non hanno molti commenti, ma certo non me ne dolgo. Come è, è. Non esiste un &#8220;commentometro&#8221;, per fortuna, da cui far dipendere il tipo di intervento che ha senso o non ha senso postare. Io ti ringrazio per l&#8217;interesse che dimostri verso le mie opinioni e per il fatto che mi chiedi di esprimerle. Magari ci penso su un po&#8217; e poi affiggo qualcosa su Nazione Indiana. Nel frattempo noto che sono diventato uno che scrive cose stimabili, mentre poco fa ero uno che sproloquiava. E&#8217; davvero un risultato sorprendente quello che ho raggiunto, soprattutto senza muovere un dito! (questa è una battuta).<br />
Ciao Ant. Mart.<br />
Dario</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Ant. Mart.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-622</link>
		<dc:creator>Ant. Mart.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=117#comment-622</guid>
		<description>Caro Voltolini, certo che ognuno è libero di intervenire o meno, e soprattutto di dire quello che gli pare. Io esprimevo le mie perplessità per il semplice fatto che tu, intervenendo, l'unica cosa necessaria che ti sei sentito di dire è stata: "solidarietà all'amico Montanari". Tutto il rispetto per l'amicizia, ci mancherebbe, ma qui nessuno sta neppure a chiederti conto di niente. Qui io, come altri, osservo, e quello che osservo, dico. Ho osservato che hai detto solo quella cosa, in mezzo a tante altre forse più importanti che avresti potuto dire. Stop. Mi sembra sensata come argomentazione, non trovi?
Non ho altro da aggiungere. Aspetto le tue idee sulla comunità, sperando che trovi un po' di tempo per metterle giù. Nel frattempo mi leggo il tuo Voltaire e se avrò qualcosa da aggiungere lo aggiungerò.
Ciao.
(In genere sono piuttosto aggressivo anche per evitare leziosaggini, ma tu sei proprio la persona sbagliata per esprimere qualsiasi aggressività. Mi sembri molto sereno e pacato, uno che incoraggia la discussione, non uno che la tronca. Complimenti)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Voltolini, certo che ognuno è libero di intervenire o meno, e soprattutto di dire quello che gli pare. Io esprimevo le mie perplessità per il semplice fatto che tu, intervenendo, l&#8217;unica cosa necessaria che ti sei sentito di dire è stata: &#8220;solidarietà all&#8217;amico Montanari&#8221;. Tutto il rispetto per l&#8217;amicizia, ci mancherebbe, ma qui nessuno sta neppure a chiederti conto di niente. Qui io, come altri, osservo, e quello che osservo, dico. Ho osservato che hai detto solo quella cosa, in mezzo a tante altre forse più importanti che avresti potuto dire. Stop. Mi sembra sensata come argomentazione, non trovi?<br />
Non ho altro da aggiungere. Aspetto le tue idee sulla comunità, sperando che trovi un po&#8217; di tempo per metterle giù. Nel frattempo mi leggo il tuo Voltaire e se avrò qualcosa da aggiungere lo aggiungerò.<br />
Ciao.<br />
(In genere sono piuttosto aggressivo anche per evitare leziosaggini, ma tu sei proprio la persona sbagliata per esprimere qualsiasi aggressività. Mi sembri molto sereno e pacato, uno che incoraggia la discussione, non uno che la tronca. Complimenti)</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: andrea</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-623</link>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=117#comment-623</guid>
		<description>Ma questa qualità di Voltolini, caro Ant.(onio?) Mart.(ino?), si capisce bene leggendo i suoi libri oppure i suoi rari interventi in rete, sempre scritti per lasciare qualcosa al lettore. Prova a ascoltare l'alfabeto "affisso" come dice lui, su NI, e dimmi se non è pieno di idee. Prova a cercare sul web le tracce della battaglia a favore di Moresco che fa da anni. Prova a cercare su www.carmillaonline.com i suoi "Cieli", o prova a leggere "Neve" una favola scritta in collaborazione col pittore   Julian Schnabel. Ti cito apposta le cose meno conosciute perché ti danno un'idea completa della sua ricchezza di interessi. Ha lasciato anche, in un commento su NI, delle notizie su un mangaka, Jiro Taniguchi, che ti assicuro è straordinario e che potrebbe invogliarti a scoprire altri autori di fumetti manga (mangaka) interessantissimi, come Hideji Oda. Sentire definire da V. il fumetto "Berlin, la città delle pietre" di Jason Lutes, un capolavoro, ti lascia un'idea di cultura curiosa e aperta al nuovo. Scusate se sembro l'ufficio stampa, e magari nemmeno a V. fa piacere, ma mi pare importante riconoscere la qualità di quello che abbiamo di fronte.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma questa qualità di Voltolini, caro Ant.(onio?) Mart.(ino?), si capisce bene leggendo i suoi libri oppure i suoi rari interventi in rete, sempre scritti per lasciare qualcosa al lettore. Prova a ascoltare l&#8217;alfabeto &#8220;affisso&#8221; come dice lui, su NI, e dimmi se non è pieno di idee. Prova a cercare sul web le tracce della battaglia a favore di Moresco che fa da anni. Prova a cercare su <a href="http://www.carmillaonline.com" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.carmillaonline.com');" rel="nofollow">http://www.carmillaonline.com</a> i suoi &#8220;Cieli&#8221;, o prova a leggere &#8220;Neve&#8221; una favola scritta in collaborazione col pittore   Julian Schnabel. Ti cito apposta le cose meno conosciute perché ti danno un&#8217;idea completa della sua ricchezza di interessi. Ha lasciato anche, in un commento su NI, delle notizie su un mangaka, Jiro Taniguchi, che ti assicuro è straordinario e che potrebbe invogliarti a scoprire altri autori di fumetti manga (mangaka) interessantissimi, come Hideji Oda. Sentire definire da V. il fumetto &#8220;Berlin, la città delle pietre&#8221; di Jason Lutes, un capolavoro, ti lascia un&#8217;idea di cultura curiosa e aperta al nuovo. Scusate se sembro l&#8217;ufficio stampa, e magari nemmeno a V. fa piacere, ma mi pare importante riconoscere la qualità di quello che abbiamo di fronte.</p>
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