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	<title>Commenti a: Lettera da Madrid</title>
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	<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 22:14:29 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Gabriella</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/10/01/lettera-da-madrid/#comment-713</link>
		<dc:creator>Gabriella</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Già, mi è piaciuto molto nelle sue righe leggere come coinvolge nel suo pensiero oltre agli artisti, scrittori anche coloro che portano avanti una tensione di ricerca. Ogni cosa è da  riconquistare, lei dice. E' vero come è anche vero che NI ha la possibilità di allargare orizzonti e divenire contagiosa. Credo che in questo sia racchiusa la sua forza,nel fatto che ognuno di noi,nella propria ricerca solitaria, possa condividere con altri questa ricerca anche da lettori come è capitato a me e ad altri a cui ho passato parola sull' esistenza di NI.
Cordiali saluti, Gabriella</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Già, mi è piaciuto molto nelle sue righe leggere come coinvolge nel suo pensiero oltre agli artisti, scrittori anche coloro che portano avanti una tensione di ricerca. Ogni cosa è da  riconquistare, lei dice. E&#8217; vero come è anche vero che NI ha la possibilità di allargare orizzonti e divenire contagiosa. Credo che in questo sia racchiusa la sua forza,nel fatto che ognuno di noi,nella propria ricerca solitaria, possa condividere con altri questa ricerca anche da lettori come è capitato a me e ad altri a cui ho passato parola sull&#8217; esistenza di NI.<br />
Cordiali saluti, Gabriella</p>
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		<title>Di: b.georg</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/10/01/lettera-da-madrid/#comment-714</link>
		<dc:creator>b.georg</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>"il passaggio improvviso dall’assenza alla presenza"; davvero bellissimo. Sulla pittura, con accenti piuttosto simili, segnalo (ma sono senz'altro note) le analisi di Merleau-Ponty in "L'occhio e lo spirito" (su Cezanne), e di Gilles Deleuze in "Logica della sensazione" (su Cezanne e Bacon). Sul paragrafo finale e senza alcun intento polemico: in che misura Nazione Indiana (o chi per essa) è un'apertura, una disseminazione virale, e non una ricentratura polemica in un unico punto (una "scuola" o "corrente", per usare termini poco nobili)? E di conseguenza: si può distinguere ancora l'obiettivo dal percorso? (c'è un obiettivo che non sia la possibilità di vivere il luogo in cui già si sta, sfondandolo, rendendolo fluido coll'innervarne i nessi, portandolo alla consapevolezza di sé e anzi alla produzione di sé, piuttosto che colpirlo con una condanna trascendente, separata?) Può la "Nazione" - la fratellanza - delirare il proprio territorio e rendersi/lo disponibile, aprire il proprio corpo e non solo aprire i corpi altrui? L'identità è un dato dell'essere o un percorso che si dis-loca? Fraternamente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;il passaggio improvviso dall’assenza alla presenza&#8221;; davvero bellissimo. Sulla pittura, con accenti piuttosto simili, segnalo (ma sono senz&#8217;altro note) le analisi di Merleau-Ponty in &#8220;L&#8217;occhio e lo spirito&#8221; (su Cezanne), e di Gilles Deleuze in &#8220;Logica della sensazione&#8221; (su Cezanne e Bacon). Sul paragrafo finale e senza alcun intento polemico: in che misura Nazione Indiana (o chi per essa) è un&#8217;apertura, una disseminazione virale, e non una ricentratura polemica in un unico punto (una &#8220;scuola&#8221; o &#8220;corrente&#8221;, per usare termini poco nobili)? E di conseguenza: si può distinguere ancora l&#8217;obiettivo dal percorso? (c&#8217;è un obiettivo che non sia la possibilità di vivere il luogo in cui già si sta, sfondandolo, rendendolo fluido coll&#8217;innervarne i nessi, portandolo alla consapevolezza di sé e anzi alla produzione di sé, piuttosto che colpirlo con una condanna trascendente, separata?) Può la &#8220;Nazione&#8221; - la fratellanza - delirare il proprio territorio e rendersi/lo disponibile, aprire il proprio corpo e non solo aprire i corpi altrui? L&#8217;identità è un dato dell&#8217;essere o un percorso che si dis-loca? Fraternamente.</p>
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		<title>Di: Dario</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/10/01/lettera-da-madrid/#comment-715</link>
		<dc:creator>Dario</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Una sola cosa al volo: Nazione Indiana non è né una scuola né una corrente. E' un gruppo di persone che hanno in comune molte cose e molte altre no. Dopodiché non è facile spiegare perché una cosa non è x, quando non lo è. Tu, perché non sei un altro?
Difficile rispondere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una sola cosa al volo: Nazione Indiana non è né una scuola né una corrente. E&#8217; un gruppo di persone che hanno in comune molte cose e molte altre no. Dopodiché non è facile spiegare perché una cosa non è x, quando non lo è. Tu, perché non sei un altro?<br />
Difficile rispondere.</p>
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		<title>Di: b.georg</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/10/01/lettera-da-madrid/#comment-716</link>
		<dc:creator>b.georg</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>pardon, non voleva, come ho detto, essere un commento polemico. Solo a volte ho l'impressione (e parlo per me, prima di tutto) che le intenzioni e le pratiche cerchino faticosamente un accordo. Per questo parlavo di ricentratura vs. apertura, e cioè della differenza tra la vecchia idea di "battaglia intellettuale" (che ricorreva un tempo a nobilissime riviste, oggi ad altrettanto nobili webzine) e la possibilità di una diversa "pratica" culturale, o di un diverso "posto" della cultura (che non so bene cosa sia, da qui la domanda aperta). Ripeto, non è un'accusa ma una domanda che rivolgo a me stesso, considerato che non ho per nulla le idee chiare e mi espongo al rischio di dire cose confuse e inutili. Ma visto che Moresco parlava di "riconquistare e reinventare", forse occorre essere un po' incoscienti ed esplorare il non conosciuto. Ciao :). (ps. per gioco: posto che - Hegel - l'identità è una categoria che appartiene alla sfera della riflessione e non dell’essere, una determinazione che assume e risolve in sé la differenza, o meglio il differire, e quindi un processo di interpretazione e reinvenzione creativa di sé nel tempo e nello spazio, e non un dato o una determinazione d’essere che non si puo’ trascendere, "io", come naturalmente tutti quanti, sono anche "un altro" ;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>pardon, non voleva, come ho detto, essere un commento polemico. Solo a volte ho l&#8217;impressione (e parlo per me, prima di tutto) che le intenzioni e le pratiche cerchino faticosamente un accordo. Per questo parlavo di ricentratura vs. apertura, e cioè della differenza tra la vecchia idea di &#8220;battaglia intellettuale&#8221; (che ricorreva un tempo a nobilissime riviste, oggi ad altrettanto nobili webzine) e la possibilità di una diversa &#8220;pratica&#8221; culturale, o di un diverso &#8220;posto&#8221; della cultura (che non so bene cosa sia, da qui la domanda aperta). Ripeto, non è un&#8217;accusa ma una domanda che rivolgo a me stesso, considerato che non ho per nulla le idee chiare e mi espongo al rischio di dire cose confuse e inutili. Ma visto che Moresco parlava di &#8220;riconquistare e reinventare&#8221;, forse occorre essere un po&#8217; incoscienti ed esplorare il non conosciuto. Ciao :). (ps. per gioco: posto che - Hegel - l&#8217;identità è una categoria che appartiene alla sfera della riflessione e non dell’essere, una determinazione che assume e risolve in sé la differenza, o meglio il differire, e quindi un processo di interpretazione e reinvenzione creativa di sé nel tempo e nello spazio, e non un dato o una determinazione d’essere che non si puo’ trascendere, &#8220;io&#8221;, come naturalmente tutti quanti, sono anche &#8220;un altro&#8221; ;-)</p>
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		<title>Di: andrea i.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/10/01/lettera-da-madrid/#comment-717</link>
		<dc:creator>andrea i.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Georg,

capita spesso questo fenomeno. Qualcuno sta facendo qualcosa, e dà un certo significato a quello che sta facendo (una rivista, una webrivista?). Ma finché l'azione non è terminata, egli non puo' essere certo che il significato che lui ha in testa e l'esito dell'azione che sta compiendo coincidano. Poi c'è un testimone esterno all'azione. Questo testimone, vede quello che l'altra persona sta facendo e affibbia a quell'azione un determinato significato. Torniamo a noi. NI è nata cercando di praticare in modo diverso la discussione e la critica culturale. Questo è quanto noi abbiamo bene in testa. Non siamo avanguardie di partito, maestri del pensiero, scuole o correnti letterarie, ecc. Ma cio' non significa che il nostro voler agire diversamente abbia un'immediata efficacia, che tutti se ne rendano conto e che ognuno di noi effettivamente ci riesca. Siamo un gruppo di persone che cercano di parlarsi e di parlare ad altri "fuori pista". Ma inevitabilmente gli altri ci leggono con le categorie che conoscono, quelle della mappa assodata, già definita. Quindi, ecco la tua impressione di una sorta di gruppo tradizionale di intellettuali che fanno critica della società. E' probabile che noi, con tutte le buone intenzioni di uscire di pista, rimaniamo spesso nei vecchi solchi. Ma si tratta da parte di chi ci legge di percepire almeno le nostre intenzioni, cosi' come le formuliamo. Certo, le intenzioni non coincidono per forza con cio' che si fa, ma per capire quello che uno sta facendo devono essere assolutamente prese in conto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Georg,</p>
<p>capita spesso questo fenomeno. Qualcuno sta facendo qualcosa, e dà un certo significato a quello che sta facendo (una rivista, una webrivista?). Ma finché l&#8217;azione non è terminata, egli non puo&#8217; essere certo che il significato che lui ha in testa e l&#8217;esito dell&#8217;azione che sta compiendo coincidano. Poi c&#8217;è un testimone esterno all&#8217;azione. Questo testimone, vede quello che l&#8217;altra persona sta facendo e affibbia a quell&#8217;azione un determinato significato. Torniamo a noi. NI è nata cercando di praticare in modo diverso la discussione e la critica culturale. Questo è quanto noi abbiamo bene in testa. Non siamo avanguardie di partito, maestri del pensiero, scuole o correnti letterarie, ecc. Ma cio&#8217; non significa che il nostro voler agire diversamente abbia un&#8217;immediata efficacia, che tutti se ne rendano conto e che ognuno di noi effettivamente ci riesca. Siamo un gruppo di persone che cercano di parlarsi e di parlare ad altri &#8220;fuori pista&#8221;. Ma inevitabilmente gli altri ci leggono con le categorie che conoscono, quelle della mappa assodata, già definita. Quindi, ecco la tua impressione di una sorta di gruppo tradizionale di intellettuali che fanno critica della società. E&#8217; probabile che noi, con tutte le buone intenzioni di uscire di pista, rimaniamo spesso nei vecchi solchi. Ma si tratta da parte di chi ci legge di percepire almeno le nostre intenzioni, cosi&#8217; come le formuliamo. Certo, le intenzioni non coincidono per forza con cio&#8217; che si fa, ma per capire quello che uno sta facendo devono essere assolutamente prese in conto.</p>
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		<title>Di: b.georg</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/10/01/lettera-da-madrid/#comment-718</link>
		<dc:creator>b.georg</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>va be', mi spiace di aver ingenerato l'equivoco. Il fatto che l'oggetto fosse NI è incidentale, la domanda valeva a prescindere, per chi usa contemporaneaente la cultura e la rete (cioè per chi vive oggi e non 20 o 40 anni fa, me compreso). 
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		<content:encoded><![CDATA[<p>va be&#8217;, mi spiace di aver ingenerato l&#8217;equivoco. Il fatto che l&#8217;oggetto fosse NI è incidentale, la domanda valeva a prescindere, per chi usa contemporaneaente la cultura e la rete (cioè per chi vive oggi e non 20 o 40 anni fa, me compreso).</p>
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