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	<title>Commenti a: Quattro porte su &#8216;Petrolio&#8217; # 3</title>
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	<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 05:21:43 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Nazione Indiana 2.0 &#187; Blog Archive &#187; Trent&#8217;anni senza Pasolini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/10/14/quattro-porte-su-petrolio-3/#comment-11661</link>
		<dc:creator>Nazione Indiana 2.0 &#187; Blog Archive &#187; Trent&#8217;anni senza Pasolini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Aug 2005 10:53:59 +0000</pubDate>
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		<description>[...] [vd. anche il &#8220;Corriere della sera&#8221; del 7 agosto &#8216;05 e &#8220;l&#8217;Unità&#8221; del 9 agosto. E Carla Benedetti, Quattro porte su &#8220;Petrolio&#8221;, parte 1  parte 2  parte 3 ] [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] [vd. anche il &#8220;Corriere della sera&#8221; del 7 agosto &#8216;05 e &#8220;l&#8217;Unità&#8221; del 9 agosto. E Carla Benedetti, Quattro porte su &#8220;Petrolio&#8221;, parte 1  parte 2  parte 3 ] [...]</p>
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		<title>Di: Giampiero Marano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/10/14/quattro-porte-su-petrolio-3/#comment-911</link>
		<dc:creator>Giampiero Marano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Nel settembre del 1973 Pasolini recensì con molta emozione (sono parole sue: l&#8217;articolo a cui faccio riferimento si può leggere in &#8220;Descrizioni di descrizioni&#8221;, Einaudi 1979, pp. 176-180) un libro di A. K. Coomaraswamy, &#8220;Induismo e buddismo&#8221;, edito da Rusconi. Si tratta di un compendio sinottico delle due religioni pubblicato da uno studioso coltissimo che, essendo nello stesso tempo un credente, illustra, e insieme difende, il &#8220;significato&#8221; della civiltà indiana e forse dell&#8217;intero mondo arcaico. L&#8217;uomo arcaico, spiega altrove Coomaraswamy, concepisce l&#8217;opera d&#8217;arte come imitazione della natura non nel suo apparire &#8220;realistico&#8221; ma nel suo operare: e così, mentre l&#8217;arte moderna è imperniata sul modello in posa e sulla sala di dissezione, quella arcaica riproduce im-mediatamente «una forma intelligibile cui non occorre una rassomiglianza con alcun oggetto in natura più di quanto occorra a una equazione  matematica di assomigliare al suo &#8220;luogo&#8221; per essere &#8220;vera&#8221;». Qual è, dunque, l&#8217;oggetto della visione proprio di questa arte se non la forma archetipica (il mito) immanente nelle cose? [Mi scuso per l&#8217;&#8221;incursione&#8221;].
p.s. L&#8217;articolo in questione presenta anche una serie di stimolanti considerazioni sul progetto &#8220;culturale&#8221; di Rusconi sostenuto, secondo alcuni, dal petroliere reazionario Monti e dalla Cia: per Pasolini l&#8217;agnosticismo e il cinismo di tali ambienti li rende completamente insensibili alla religione (e, aggiungo, all&#8217;arcaico) che, come tutto il resto, viene brutalmente e ignobilmente strumentalizzata . Su questi temi c&#8217;è molto da riflettere ancora oggi, a me sembra.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nel settembre del 1973 Pasolini recensì con molta emozione (sono parole sue: l&#8217;articolo a cui faccio riferimento si può leggere in &#8220;Descrizioni di descrizioni&#8221;, Einaudi 1979, pp. 176-180) un libro di A. K. Coomaraswamy, &#8220;Induismo e buddismo&#8221;, edito da Rusconi. Si tratta di un compendio sinottico delle due religioni pubblicato da uno studioso coltissimo che, essendo nello stesso tempo un credente, illustra, e insieme difende, il &#8220;significato&#8221; della civiltà indiana e forse dell&#8217;intero mondo arcaico. L&#8217;uomo arcaico, spiega altrove Coomaraswamy, concepisce l&#8217;opera d&#8217;arte come imitazione della natura non nel suo apparire &#8220;realistico&#8221; ma nel suo operare: e così, mentre l&#8217;arte moderna è imperniata sul modello in posa e sulla sala di dissezione, quella arcaica riproduce im-mediatamente «una forma intelligibile cui non occorre una rassomiglianza con alcun oggetto in natura più di quanto occorra a una equazione  matematica di assomigliare al suo &#8220;luogo&#8221; per essere &#8220;vera&#8221;». Qual è, dunque, l&#8217;oggetto della visione proprio di questa arte se non la forma archetipica (il mito) immanente nelle cose? [Mi scuso per l&#8217;&#8221;incursione&#8221;].<br />
p.s. L&#8217;articolo in questione presenta anche una serie di stimolanti considerazioni sul progetto &#8220;culturale&#8221; di Rusconi sostenuto, secondo alcuni, dal petroliere reazionario Monti e dalla Cia: per Pasolini l&#8217;agnosticismo e il cinismo di tali ambienti li rende completamente insensibili alla religione (e, aggiungo, all&#8217;arcaico) che, come tutto il resto, viene brutalmente e ignobilmente strumentalizzata . Su questi temi c&#8217;è molto da riflettere ancora oggi, a me sembra.</p>
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		<title>Di: carla benedetti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/10/14/quattro-porte-su-petrolio-3/#comment-912</link>
		<dc:creator>carla benedetti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Giampiero Marano,
è molto utile quella citazione che riporta. E sono d'accordo con lei che su queste cose ci sarebbe molto da riflettere, oggi ancor più di prima. A volte mi pare che le nostre categorie estetiche occidentali, quelle fissate da una trasdizione in fondo molto recente, voglio dire a partire dal Settecento, siano dei piccoli ricami d'erba su una montagna altissima, una navicella di carta nell'oceano del mondo. 
Però io non tirerei in ballo l'archetipo, che è già una lettura molto particolare del mito, da cui, tra l'altro, mi pare che Pasolini fosse estraneo. Più che l'archetipo io credo che a lui interessasse la stratificazione dell'arcaico in ciò che si presume l'abbia superato,cioè il moderno, o anche il ripetersi di forme,certo, ma in quanto rivissute attualmente da generazioni e generazioni, non in quanto archetipiche.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Giampiero Marano,<br />
è molto utile quella citazione che riporta. E sono d&#8217;accordo con lei che su queste cose ci sarebbe molto da riflettere, oggi ancor più di prima. A volte mi pare che le nostre categorie estetiche occidentali, quelle fissate da una trasdizione in fondo molto recente, voglio dire a partire dal Settecento, siano dei piccoli ricami d&#8217;erba su una montagna altissima, una navicella di carta nell&#8217;oceano del mondo.<br />
Però io non tirerei in ballo l&#8217;archetipo, che è già una lettura molto particolare del mito, da cui, tra l&#8217;altro, mi pare che Pasolini fosse estraneo. Più che l&#8217;archetipo io credo che a lui interessasse la stratificazione dell&#8217;arcaico in ciò che si presume l&#8217;abbia superato,cioè il moderno, o anche il ripetersi di forme,certo, ma in quanto rivissute attualmente da generazioni e generazioni, non in quanto archetipiche.</p>
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		<title>Di: Giampiero Marano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/10/14/quattro-porte-su-petrolio-3/#comment-913</link>
		<dc:creator>Giampiero Marano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=155#comment-913</guid>
		<description>Comprendo (e condivido) il senso della sua obiezione sull&#8217;archetipo. A ben vedere, una vecchia concezione dualistica delle cose, fondata sull&#8217;opposizione fra eternità e storia, o tra spirito e materia, è egemone tuttora, sia pure in termini profani: è quella da cui ha origine il cosiddetto Pensiero Unico. Prodotto di questa deriva dualistica, la manipolazione ideologica dell&#8217;archetipo si pone in effetti agli antipodi rispetto al pensiero di Pasolini. Ma per quanto ne so e ne ho capito, questa dicotomia non si ritrova davvero nel mondo definibile &#8220;arcaico&#8221; (contro i luoghi comuni della vulgata illuminista, Pasolini sostiene &#8220;scandalosamente&#8221; che la Chiesa medievale non era reazionaria!), nella cui particolare prospettiva l&#8217;archetipo rappresenta una forma dinamica che non sovrasta né paralizza la storia ma la percorre e la ravviva incessantemente dall&#8217;interno. Credo che su questo aspetto, ultimamente, cose acute siano state dette da Wu Ming (ad es. in &#8220;Giap!&#8221;, p. 35; pp. 56 sgg.: &#8220;Noi siamo nuovi, ma siamo quelli di sempre&#8221;).
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Comprendo (e condivido) il senso della sua obiezione sull&#8217;archetipo. A ben vedere, una vecchia concezione dualistica delle cose, fondata sull&#8217;opposizione fra eternità e storia, o tra spirito e materia, è egemone tuttora, sia pure in termini profani: è quella da cui ha origine il cosiddetto Pensiero Unico. Prodotto di questa deriva dualistica, la manipolazione ideologica dell&#8217;archetipo si pone in effetti agli antipodi rispetto al pensiero di Pasolini. Ma per quanto ne so e ne ho capito, questa dicotomia non si ritrova davvero nel mondo definibile &#8220;arcaico&#8221; (contro i luoghi comuni della vulgata illuminista, Pasolini sostiene &#8220;scandalosamente&#8221; che la Chiesa medievale non era reazionaria!), nella cui particolare prospettiva l&#8217;archetipo rappresenta una forma dinamica che non sovrasta né paralizza la storia ma la percorre e la ravviva incessantemente dall&#8217;interno. Credo che su questo aspetto, ultimamente, cose acute siano state dette da Wu Ming (ad es. in &#8220;Giap!&#8221;, p. 35; pp. 56 sgg.: &#8220;Noi siamo nuovi, ma siamo quelli di sempre&#8221;).</p>
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