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	<title>Commenti a: Il pianeta dei fantablog</title>
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	<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 19:34:05 +0000</pubDate>
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		<title>Di: gabriella fuschini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1109</link>
		<dc:creator>gabriella fuschini</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie per l'analisi lucida e precisa che ha fatto chiarezza sulla debolezza delle argomentazioni di zibaldoni.it. E' grazie a scrittori/bloggers/ecc.ecc. come te e tanti altri di NI oltre che di altri blog, che ci si rende conto che i vivi in mezzo ai morti viventi sono più di quanto sembri: decisamente rincuorante nel panorama di fiction attuale. Non c'è altro da aggiungere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per l&#8217;analisi lucida e precisa che ha fatto chiarezza sulla debolezza delle argomentazioni di zibaldoni.it. E&#8217; grazie a scrittori/bloggers/ecc.ecc. come te e tanti altri di NI oltre che di altri blog, che ci si rende conto che i vivi in mezzo ai morti viventi sono più di quanto sembri: decisamente rincuorante nel panorama di fiction attuale. Non c&#8217;è altro da aggiungere.</p>
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		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1110</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Scarpa, 
ci vorrebbe un amico... E, sulla "strana coppia", ci voleva una sintesi. Non parole definitive, ma perlomeno chiarezza. Anche perchè sull'altro colonnino (dove personalmente ho "dato" fin troppo nel tentativo di chiarirmi e chiarire)la discussione, alla fine, è "scemata" nell'assurdo.
Dunque grazie.
con stima,
Franz</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Scarpa,<br />
ci vorrebbe un amico&#8230; E, sulla &#8220;strana coppia&#8221;, ci voleva una sintesi. Non parole definitive, ma perlomeno chiarezza. Anche perchè sull&#8217;altro colonnino (dove personalmente ho &#8220;dato&#8221; fin troppo nel tentativo di chiarirmi e chiarire)la discussione, alla fine, è &#8220;scemata&#8221; nell&#8217;assurdo.<br />
Dunque grazie.<br />
con stima,<br />
Franz</p>
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		<title>Di: leo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1111</link>
		<dc:creator>leo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>...ma secondo me un buon counter vi potrebbe servire (snobisti che non siete altro;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;ma secondo me un buon counter vi potrebbe servire (snobisti che non siete altro;-)</p>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1112</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Bravo. 
(ah, per chi dice che sono leccaculo/paruculo vorrei chiarire che le cose che posto le penso veramente, quindi passate pure a nuovi insulti, non so: incapace/cretino)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bravo.<br />
(ah, per chi dice che sono leccaculo/paruculo vorrei chiarire che le cose che posto le penso veramente, quindi passate pure a nuovi insulti, non so: incapace/cretino)</p>
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		<title>Di: riccrdo ferrazzi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1113</link>
		<dc:creator>riccrdo ferrazzi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>scusate, ma tutte queste menate sul blog lo voglio così, no io lo voglio cosà, mi sono profondamente venute a noia. A voi no ?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>scusate, ma tutte queste menate sul blog lo voglio così, no io lo voglio cosà, mi sono profondamente venute a noia. A voi no ?</p>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1114</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Credo che dietro l'articolo di Scarpa ci sia un'idea molto civile dello scrittore, che prende posizione e perde tempo per spiegare le sue ragioni. In fondo (letteralmente) lo dice anche lui che si ripete, che la cosa è un po' noiosa, però risponde, perché è il suo modo di sentirsi impegnato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che dietro l&#8217;articolo di Scarpa ci sia un&#8217;idea molto civile dello scrittore, che prende posizione e perde tempo per spiegare le sue ragioni. In fondo (letteralmente) lo dice anche lui che si ripete, che la cosa è un po&#8217; noiosa, però risponde, perché è il suo modo di sentirsi impegnato.</p>
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		<title>Di: Tiziano Scarpa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1115</link>
		<dc:creator>Tiziano Scarpa</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=182#comment-1115</guid>
		<description>Grazie a tutti. Sono d'accordo con Riccardo Ferrazzi. Ma quando qualcuno domanda, è cortesia rispondere. Mi pare che Nazione Indiana, con tutte le sue imperfezioni, negli ultimi mesi dedichi le sue energie soprattutto a reportage, interviste, recensioni, inchieste, racconti... e assai meno alle questioni di metablog. A volte mi chiedo se chi insiste ossessivamente su queste cose (il ruolo dello "Scrittore"...! Come beve il caffè l'intellettuale...! L'esame di coscienza dello scribacchino...! La penitenza del paroliere...! Tre avemarie e sette nelbludipintodiblù...!) non miri in realtà distoglierci da altri lavori, quelli sostanziosi d'inchiesta e di scrittura inventiva, che evidentemente non sono graditi o danno fastidio. Comunque ha ragione in pieno Ferrazzi. Per quanto mi riguarda, mi occuperò sempre di più di ciò che si può FARE con le parole scritte, e sempre meno di questioni meta-blogghistiche. Ma, ripeto, qualche giorno fa qui era stata posta una questione, e mi sembrava educato raccogliere lo spunto e rispondere. Grazie ancora</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a tutti. Sono d&#8217;accordo con Riccardo Ferrazzi. Ma quando qualcuno domanda, è cortesia rispondere. Mi pare che Nazione Indiana, con tutte le sue imperfezioni, negli ultimi mesi dedichi le sue energie soprattutto a reportage, interviste, recensioni, inchieste, racconti&#8230; e assai meno alle questioni di metablog. A volte mi chiedo se chi insiste ossessivamente su queste cose (il ruolo dello &#8220;Scrittore&#8221;&#8230;! Come beve il caffè l&#8217;intellettuale&#8230;! L&#8217;esame di coscienza dello scribacchino&#8230;! La penitenza del paroliere&#8230;! Tre avemarie e sette nelbludipintodiblù&#8230;!) non miri in realtà distoglierci da altri lavori, quelli sostanziosi d&#8217;inchiesta e di scrittura inventiva, che evidentemente non sono graditi o danno fastidio. Comunque ha ragione in pieno Ferrazzi. Per quanto mi riguarda, mi occuperò sempre di più di ciò che si può FARE con le parole scritte, e sempre meno di questioni meta-blogghistiche. Ma, ripeto, qualche giorno fa qui era stata posta una questione, e mi sembrava educato raccogliere lo spunto e rispondere. Grazie ancora</p>
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		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1116</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Non c'è che dire. Una bella risposta quella di Tiziano Scarpa. L'ho letto velocemente la rileggerò attentamente per cercare le mie differenze, ma la sensazione che ne ho ricavato è decisamente positiva, retoricamente efficace (nel senso più nobile della parola retorica). La mia impressione è che Enrico de Vivo e Virgilio hanno le idee confuse. O forse volevano spostare l'attenzione sul loro sito.
Ma per fare questo basta indicare l'esistenza del sito. La risposta di Scarpa oltre che ricca di riflessioni, mi sembra anche esilarante.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è che dire. Una bella risposta quella di Tiziano Scarpa. L&#8217;ho letto velocemente la rileggerò attentamente per cercare le mie differenze, ma la sensazione che ne ho ricavato è decisamente positiva, retoricamente efficace (nel senso più nobile della parola retorica). La mia impressione è che Enrico de Vivo e Virgilio hanno le idee confuse. O forse volevano spostare l&#8217;attenzione sul loro sito.<br />
Ma per fare questo basta indicare l&#8217;esistenza del sito. La risposta di Scarpa oltre che ricca di riflessioni, mi sembra anche esilarante.</p>
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		<title>Di: Francesco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1117</link>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>E adesso speriamo che si passi avanti. 
Dopo un intervento come quello di Scarpa (non a caso invocavo arridatece ecc...) non so come i due e i loro scarsi (in tutti i sensi) reggipalle possano avere qualcosa da obiettare. 
Esistono anche i fatti, per fortuna. Grazie, Scarpa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E adesso speriamo che si passi avanti.<br />
Dopo un intervento come quello di Scarpa (non a caso invocavo arridatece ecc&#8230;) non so come i due e i loro scarsi (in tutti i sensi) reggipalle possano avere qualcosa da obiettare.<br />
Esistono anche i fatti, per fortuna. Grazie, Scarpa.</p>
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		<title>Di: Zibaldoni e altre meraviglie</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1118</link>
		<dc:creator>Zibaldoni e altre meraviglie</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>SCARPA L’IMMUNE, OVVERO DELLA COMUNITA’ AVVENIRE
di Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio
www.zibaldoni.it 

1. PREMESSA
Non è facile accettare di entrare in dibattito con chi tende a fare ironia sui tuoi discorsi, con chi prima ha accolto e pubblicato le tue idee e poi le ha derise, quindi le ha accolte e pubblicate per deriderle. La categoria dell’”ironia” – lo abbiamo imparato da Carla Benedetti – è oggi l’arma preferita da chi deve ‘depotenziare’ l’interlocutore quando lo vede come un avversario. Tiziano Scarpa nel suo pezzo Il pianeta dei fantablog fa appunto dell’ironia gratuita, tentando di sminuire le nostre idee attraverso l’invenzione del discorso sui fantablog e altre “cose divertenti”. E questo non facilita chi, come noi, è convinto e certo della ‘potenza’ delle proprie idee, e perciò non accetta che esse vengano messe alla berlina da chicchessia. Cosa fare, allora? Rispondere, già lo sappiamo, servirà soltanto a innescare in NI interventi se possibile ancor più aggressivi; ma è certo che non possiamo tacere, ora che uno dei redattori di NI sembra aver rotto quella che sembrava essere una vera e propria congiura del silenzio. In effetti, il lettore deve sapere che questa discussione ha avuto origine nel luglio scorso, quando noi abbiamo sollevato sulle colonne di NI il problema del ruolo dello scrittore (anche registi, pittori e musicisti quando scrivono sono scrittori) in questa società e quello della ‘comunità avvenire’, ricevendo un’attenzione distratta e superficiale da parte di qualche redattore (Antonio Moresco, per esempio, in quell’occasione, sottovalutò e distorse  le nostre tesi), ma moltissime attenzioni da parte dei lettori. Tiziano Scarpa, allora, aveva taciuto, ed anzi aveva provveduto ad oscurare le finestre di commento ai suoi pezzi per non dare adito ad alcuna discussione.


2. LEOPARDI, PENSACI TU!
L’articolo di Scarpa ha il merito, ora, di fare chiarezza sulla sua posizione relativa alle tante questioni che da alcuni mesi in qua sono state oggetto di dibattito. La nostra prima impressione è stata che Scarpa si sia deciso, non potendone più, a mettere da parte la regola del silenzio che si era imposto e a gettare le carte in tavola, quelle che ha in mano. Che delusione! Ci aspettavamo chissà quale argomentazione critica, un ragionamento fondato, un’idea che contribuisse al dibattito in corso, e invece, niente, solo un soprassalto di mal contenuto risentimento, che gli impedisce di articolare un discorso in forma compiuta, ma è sufficiente a fargli esprimere la sua acrimonia in forma smozzicata, spastica, ripetitiva, con poche parvenze di idee che si vanno spegnendo verso la fine del lungo e noioso pezzo, un vero e proprio sproloquio contro il nostro scritto dal titolo Scrittori e bloggers, apparso recentemente su NI per iniziativa di Dario Voltolini. E che cosa dice Scarpa, per cominciare? Che noi, coi nostri richiami etimologici, abbiamo perso di vista l’attualità della lingua, il significato che oggi le parole hanno, ben diverso da quello del passato. Ora, che uno scrittore di qualche grido, qual è Scarpa, non sappia che “le parole sono vive” perché hanno una lunga storia e che l’etimo non è affatto la loro parte morta, ma è ciò che le tiene in vita e costituisce il loro fascino antico (Leopardi, pensaci tu!),  beh, questo ci dà molto da pensare sulla stoffa del nostro interlocutore, sulla sua, come dire, mancanza di riflessione linguistica. Ma passi. Sennonché, un’altra questione subito è posta da Scarpa, quella riguardante la comunità e il modo in cui noi la consideriamo. L’uso di aggettivi come “terrificanti” e “totalitari” riferiti ai nostri ragionamenti, ci induce a credere che Scarpa ci attribuisca l’idea di una comunità avvenire sul modello di quella staliniana, in cui la verità è quella stabilita in alto loco e tutti debbono adeguarsi. Possibile che in NI circoli ancora questo comodo equivoco? Quale idea si è fatto di noi Scarpa? È bene forse chiarire (per l’ennesima volta…) la questione. La nostra idea di comunità è talmente aperta e priva di ogni connotazione “totalitaria” e, quindi, “terrificante”, che noi, proiettando nel futuro la costruzione di essa, siamo aperti a qualsiasi contributo provenga dall’esterno, purché sia un contributo attivo e positivo, che si collochi già da ora in una dimensione comunitaria. Escludiamo dal nostro sito, per esempio, tutti coloro che vogliono farsi pubblicità, o coloro che prendono la penna in mano per ricamare intorno alla propria persona con esercizi solipsistici, che ci disgustano; escludiamo gli incapaci e i vanesi, gli arroganti e i violenti, coloro che ammiccano al “pubblico” e in genere tutti quelli che scrivono per avere un tornaconto immediato. Questo è il nostro lavoro e questa è la nostra idea di ‘comunità avvenire’, così come  già da ora noi stiamo contribuendo ad edificare. Cosa c’è in tutto questo di “totalitario”? Il fatto che siamo noi a decidere? Ma certo! E se non noi, soggetti attivi della pratica letteraria, chi dovrebbe farlo? Un editore, un giornalista, un “mediatore culturale”? Noi ci assumiamo la  responsabilità delle nostre scelte, mettendo nel conto la possibilità di sbagliare, ma ben sapendo che questa è la nostra sola possibilità, perduta la quale si apre la prospettiva di adeguarsi al presente, all’attuale sistema letterario che ti compra e ti vende come gli pare e piace, che, invece, noi combattiamo. Ecco, questa idea di comunità è per Scarpa un’idea totalitaria, mentre per noi è vero l’opposto, essendo le nostre scelte letterarie indirizzate contro il moderno totalitarismo, presente e operante in modo subdolo, più o meno nascosto, nelle case editrici e nelle cricche letterarie. 


3. IL NOSTRO LAVORO
Quando abbiamo cominciato ad allestire la nostra rivista, abbiamo cominciato proprio col mettere insieme i cocci di una comunità bistrattata, dispersa e confusa nella comunità data dal mercato e dai mediatori. Ci scambiavamo tra amici idee, libri, testi di ogni tipo, e trovavamo che libri bellissimi non riuscivano a vedere la luce perché il mercato editoriale opponeva una ferrea resistenza a tutto quanto non concorda con i suoi fini meramente utilitaristici. Abbiamo pensato che tutto questo non era giusto, che avevamo il dovere di provare a fare qualcosa che ripristinasse la giustizia, ossia le condizioni per cui una comunità seria e responsabile di lettori e scrittori giudica i libri che legge in assoluta autonomia e decide, perciò, di conseguenza. Per fare questo, tutti capiscono che la prima cosa da fare è stata deporre la S maiuscola di Scrittore o aspirante tale, ossia quella S che ancora lega al mercato, e quindi mettere in comune con gli altri non solo il proprio lavoro, ma anche la propria capacità di dibattito, propositiva, ideale. Tutte le persone che ci contattano non hanno con noi alcun rapporto “professionale”, ma solo un rapporto amichevole ed eticamente ineccepibile. Ad ognuno, noi proponiamo di collaborare attivamente al nostro progetto, non solo con scritti, ma anche con idee. Discutiamo ogni cosa, anche le minime scelte di correzione o emendamento. Cerchiamo una solidarietà che vada al di là della letteratura, pur mantenendola come orizzonte fisso e ideale. Se proprio dobbiamo dirla tutta, non ci interessa tanto “l’aspetto letterario” di ciò che scrivono gli scrittori, ci interessa piuttosto stare a pensare e immaginare insieme ad essi un mondo diverso da questo, in cui si parla e si argomenta, e la verità, anche se a piccoli passi, è sempre raggiungibile. La forma letteraria, il genere, i discorsi teorici e, peggio ancora, tecnici, ci ammorbano e ci distaccano dalla felicità, che rincorriamo ogni momento, di poter capire qualcosa di quello che ci accade intorno grazie a ciò che scrivono gli uomini e le donne che si accompagnano a noi sul nostro stesso cammino. 
Di chi “sa” scrivere, pertanto, noi ci facciamo un baffo. Per noi chi “sa” scrivere, chi “sa” qualsiasi cosa è un uomo finito, morto. Noi cerchiamo chi, come noi, “non sa” niente di quello che fa, ma ricerca incessantemente una via e il modo giusto per farlo. Abbiamo pubblicato nel primo numero un testo straordinario di Domenico Chiummiento, un semianalfabeta di Potenza, dal titolo “Il terremoto e la scienza”. Per noi in quel libro c’è più verità che in migliaia di volumi di esperti perché c’è lo sforzo di capire qualcosa scrivendo da parte di un uomo che sente la necessità, come un santo sente le stimmate, di scrivere. La “necessità di capire” non è la “necessità di esibirsi” dei bloggers e nemmeno la necessità di difendere il proprio status da parte degli Scrittori.
Ma Scarpa non può capire  queste cose, perché le nostre parole egli le accoglie con “ribrezzo”, quel “ribrezzo” che un tempo si riservava agli appestati e ai lebbrosi. Per Scarpa vi è solo il presente della comunità data, dove egli sa di giocare in casa e che ora deve difendere a spada tratta. 


4. IL BLOGGER, EMBLEMA POSTMODERNO
Abbiamo letto con molto interesse gli articoli (e non solo) di Carla Benedetti, che troviamo sempre molto lucidi e penetranti, e ci dispiace molto che essi non abbiano insegnato nulla a Scarpa. Eppure lui li invoca contro di noi, come se noi non avessimo affermato, sulla scorta di Benedetti, che i bloggers (tutti i bloggers di tutti i blog, non solo quello di NI) sono deresponsabilizzati in quanto possono travestirsi, presentarsi in modo anonimo eccetera. Ma abbiamo anche aggiunto che, se ciò accade, la responsabilità è anche del moderno Scrittore, il cui ruolo arcaico motiva la nascita dei bloggers, che ne sono l’altra faccia della medaglia. 
Per noi, come per tutti, il “blogger” è colui che fa e che scrive in un blog, suo o di altri, individuale o collettivo. Sostanzialmente, il “blogger” è un individuo che di solito fa ricorso all’anonimato e scrive in pubblico, utilizzando una maschera o un bel vestitino autorevole da vip (sono la medesima cosa!). Esempio: il blog di un famoso giornalista tv è lo stesso di un impiegato di Agrigento, solo che, mentre il primo utilizza la sua fama come maschera, il secondo la maschera deve crearsela e, così facendo, si illude di somigliare al famoso giornalista tv – “di avere gli stessi diritti”, direbbero i fautori della moderna democrazia catodico-internettiana. Quando diciamo “maschera” non diciamo necessariamente qualcosa di “falso”, perché anche il semplice fatto di “stare in rete” è una maschera. Anche soltanto l’atto del “mostrarsi” implica l’adesione al teatro dell’apparire moderno o postmoderno. Chi scrive in un blog, chi ha un blog, chi ama il blog, chi lo gestisce è, in poche parole, un perfetto cittadino del nostro mondo moderno: una persona che accetta di mettere in mostra la sua scrittura e, prima ancora, se stesso, al fine effimero di apparire. In questo consiste tutta la superficialità dei bloggers, tutta l’inutilità dei loro flussi scrittorii, tutta la noia di quello che dicono e propongono. Perciò a noi sembra esemplare questa figura che emerge con nettezza dalla rete per indicarci in quale direzione avviare, e contrario, le nostre riflessioni. Dalla figura del blogger abbiamo imparato a distinguerci, e anche per questo motivo l’abbiamo resa iperbolica nel nostro scritto, identificandola con quella di qualsiasi “scrittore di commenti” (anche chi si firma Tiziano Scarpa o Gustavo Paradiso può non essere il vero Tiziano Scarpa o il vero Gustavo Paradiso). 
Per prima cosa, dai bloggers ci distingue il fatto che abbiamo imparato a non trattare le cose che scriviamo come pasto ludico per il “pubblico”: per noi la scrittura nasce dalla meditazione e dal lavoro individuale e non può avere mai un approdo spettacolare, cosa che invece i bloggers cercano sempre a tutti i costi; in secondo luogo, abbiamo imparato che quello che scriviamo non è solo un insieme di parole e spazi bianchi, ma innanzitutto è frutto di un rapporto con gli altri che ci stanno intorno: i bloggers scrivono spesso, invece, per iniziativa e per uno scopo individuali, nessuno può mettere in discussione quello che dicono, anzi, quello che dicono può essere solo “commentato” (in subordine, ovviamente, e nel modo che sappiamo). Infine abbiamo imparato a non trattare con superficialità le cose che scriviamo, a soppesare quello che scriviamo e a pensarci e ripensarci anche per settimane, mesi, cosa che i bloggers non fanno mai.
Accomunando lo Scrittore al blogger, abbiamo fatto tutt’altro che una forzatura. Se è vero che il blogger è per antonomasia lo ‘scrittore immunizzato’, che dice ‘io’ non sapendo né potendo dire ‘noi’, è in tutto e per tutto simile allo Scrittore che ora andiamo a descrivere, incapace di scrivere e argomentare se non del “proprio”. Anzi, non c’è alcuna differenza tra uno e l’altro.


5. LO SCRITTORE CON LA “S” MAIUSCOLA
Tutto ciò, a chi avesse voluto leggere con intento dialogante il nostro scritto, sarebbe stato ben chiaro. Invece è evidente che Scarpa andava di fretta ed era animato solo da risentimento nei nostri confronti, e allora noi abbiamo dovuto chiarire. Va bene anche questo. Ma veniamo ora allo Scrittore.
Lo Scrittore è… lo Scrittore. Scarpa, a questo proposito, è di una ingenuità disarmante. Noi crediamo sia chiarissimo che quando parliamo di “Scrittore” (con la maiuscola) non ci riferiamo a una figura che ci siamo inventati, ma al vero e proprio tipo standard di scrittore che oggi è facilmente disponibile sul mercato. Tale Scrittore è lo stesso Scrittore che abbiamo visto in azione in NI in diverse occasioni: lo Scrittore che parla quasi solo per difendere il proprio territorio, che parla quasi sempre solo dall’alto e solo degli affari intellettuali suoi, che usa effetti speciali per corrompere il pubblico. Questo è il tipo di Scrittore con il quale noi ce l’abbiamo, e che, infine, possiamo rinvenire anche nel medesimo Scarpa, il cui ultimo intervento è una chicca per gli estimatori del genere standard di Scrittore mercantile, ossia di Scrittore con la maiuscola che si esibisce con la maschera che gli viene fornita dal sistema editoriale che lo definisce e autorizza a dirsi tale.
Come si fa, infatti, a dire che uno è Scrittore? Chi lo stabilisce? Ve lo siete mai chiesto? Scarpa, ad esempio, chi lo ha detto che è uno Scrittore? E noi due, qui, siamo Scrittori? Una volta ci è stato risposto da uno Scrittore-mezzo-famoso che lo Scrittore lo stabilisce il mercato. Noi ci mettemmo a ridere, e gli replicammo che secondo noi lo Scrittore lo stabiliscono i lettori, che non sono il mercato. I lettori, come dicevamo sopra, sono una comunità (“avvenire”, per dirla con Nietzsche) seria e responsabile di persone legate da passioni e interessi e competenze, che possono in qualsiasi momento e occasione capire se hanno a che fare con una persona che spara cazzate o dice delle verità. Una tale comunità di lettori è difficile pensarla oggi in maniera piuttosto ampia, anzi a noi sembra piuttosto ristretta, per il semplice fatto che lettori di tal fatta sono sistematicamente castigati dal mercato. Secondo lo Scrittore-mezzo-famoso di cui sopra, infatti, ma, probabilmente, anche secondo la maggioranza delle persone, è il numero delle copie vendute a fare uno Scrittore; quindi Totti, ad esempio, o Faletti sarebbero i massimi scrittori italiani contemporanei. Scarpa che cosa ne pensa? Come mai oggi la comunità seria e responsabile dei lettori non conta un fico secco nel cosiddetto mercato dei libri? I motivi li conosciamo, anche in NI sono stati analizzati, ma non sviscerati fino in fondo. Non è che in questo bailamme qualche colpa ce l’hanno anche gli Scrittori, ci siamo chiesti, ovvero quelle persone che vantano una dignità intellettuale superiore a quella di Totti e Faletti, ma nella pratica si comportano esattamente come loro, cioè come dei venditori, contribuendo in pratica ad annientare anche le ultime vestigia di una comunità di lettori e scrittori seria e responsabile?
Per questo abbiamo chiesto allo scrittore moderno di fare un esame di coscienza, per fargli comprendere meglio il suo ruolo nella società contemporanea e indurlo a prendere atto, almeno, delle sue non poche responsabilità. E Scarpa, invece, che cosa fa? Nega la differenza tra scrittori e bloggers (facendo lui sì del populismo gratuito) tra scrittore e commentatore e dice che ce la siamo inventata noi. “Chiunque può aprire un blog, chiunque può essere contemporaneamente commentatore e scrittore”, afferma con una superficialità sorprendente. Fratello caro, credi ancora alle favole? Davvero credi che basti aprire un blog per diventare scrittore? E che sia così facile commentare un testo? È così che intendi il tuo ruolo di scrittore? Come sono ridotte in basso le  nostre lettere!
E difatti, dov’è che Scarpa pubblica il suo pezzo di commento al nostro intervento Scrittori e bloggers? Nella finestra riservata ai commenti dove infuriano i bloggers? Ma no, che cosa credete, lettori, che lo Scrittore voglia confondersi con i commentatori improvvisati? Semmai andrà (come ha fatto: cfr. commenti al suo articolo) tra il pubblico acclamante con un breve scritto, per distribuire autografi e farsi toccare le vesti. Lo Scrittore pubblica in Home page (padrone di farlo, naturalmente!), e in Home page dice che lui è come un commentatore qualsiasi. Nessuna differenza, signori; perché lui, Scarpa, è democratico, mentre noi siamo aristocratici, noi di ‘zibaldoni.it’. Ebbene, Scarpa si sbaglia, noi non siamo né democratici né aristocratici, siamo leopardiani, se proprio vuole saperlo. Grande Iddio, uno Scrittore almeno dovrebbe aver sentito dire che in letteratura non ci possono essere democratici e aristocratici, perché queste definizioni valgono per la politica, ma non per le lettere. Dobbiamo fare degli esempi? Ma no, per carità, il nostro lettore è sufficientemente colto e non ha bisogno del nostro suggerimento. Però, giacché è saltata fuori la questione, è bene fare qualche precisazione. Tutti devono sapere che la rivista trimestrale “Zibaldoni e altre meraviglie” è, appunto, una rivista e non un blog. La differenza è che in un blog ci scrive chiunque, in una rivista ci scrive chi ha cura di pubblicare quella rivista e tutti coloro che vogliono partecipate a questa impresa collettiva. Ripetiamo, così gli entra nella capa, allo Scarpa: siamo una rivista, non un blog. Lui sa che cosa è un blog? Ebbene, noi non siamo un blog, ma una rivista. Perché vuole acquistare da noi ceci, se noi vendiamo fave?


6. LEGGETE LO ZIBALDONE LEOPARDIANO…
E converso, apprendiamo con grande stupore letterario che NI non è, come si definisce, un blog collettivo, bensì uno zibaldone, almeno nella parte riservata agli Scrittori (l’Home page). Scarpa, naturalmente, tiene ben distinti i commentatori, che non c’entrano per nulla con uno zibaldone, mentre prima aveva detto che non c’è alcuna differenza tra scrittori e commentatori: misteri del populismo! Ma ci pensate, cari lettori, Scarpa senza volerlo ha firmato una sorta di “resa al nemico”, dichiarando che NI è uno zibaldone! Forse non lo sa, ma vorrebbe somigliare a noi. Saremmo tutti molto contenti e appagati, se non ci cogliesse il dubbio che Scarpa non sappia cos’è uno zibaldone. La definizione di zibaldone, di cui diremo più avanti, infatti, non si attaglia molto a NI, dove ognuno pubblica quello che gli pare e, quando succede che qualcuno pubblichi delle cose non condivise (vedi Montanari, quest’estate), ecco che uno prende le distanze (Benedetti), l’altro tace (Scarpa e tutti gli altri), l’altro ancora interviene tirato per i capelli e dice cose non meditate a dovere (Moresco), mentre Montanari deve cavarsela da solo, e ci riesce solo dopo molte mazzate sulla testa ricevute da bloggers e commentatori vari, che non perdonano, e fanno bene. Ognuno, insomma, in NI, dalla propria finestra, e per i fatti suoi, mette in mostra spavaldamente la sua opera o quello che gli pare e piace, senza che si sviluppi mai un discorso comune con chi sta fuori e al di là dei propri gusti e steccati, diminuendo anzi sempre più i margini di qualsiasi dialogo e accrescendo la sindrome da autoaccerchiamento tipica dei gruppi e delle bande. Ora, diteci voi, può questo essere uno zibaldone? Il povero Leopardi, se fosse nella sua tomba, si starebbe rivoltando, e non una volta. Almeno due volte. E sapete perché? Perché Scarpa parla a sproposito anche delle gerarchie tra scrittore e lettore, che da noi, in “Zibaldoni e altre meraviglie”, sarebbero quanto di più vecchio si possa immaginare. Scarpa non sa – e come può saperlo uno che scrive per il mercato – che lo zibaldone non è mai scritto per un lettore immediato, come un romanzo di duecento o quattrocento pagine, ma è scritto nella solitudine comunitaria per il lettore avvenire. La vicenda postuma dello Zibaldone leopardiano dovrebbe insegnare qualcosa a Scarpa, al quale potremmo parlare altresì della nostra esperienza zibaldoniana, che ci ha rivelato la vera natura del mercato editoriale. Solo la rete ci ha consentito di dar vita alla forma zibaldoniana, ad una forma antica, che nella rete, scavalcando l’intero mondo dell’editoria, trova la sua realizzazione. Ebbene sì, siamo “una rivista vecchio stile”, “tradizionale”, ma solo perché ora, con noi e grazie a tutti coloro che contribuiscono alla nostra opera, cioè alla comunità che si viene formando, una rivista zibaldoniana è possibile, è possibile realizzare il sogno di Giacomo Leopardi. Noi siamo vecchi, vecchi quanto lo è Leopardi! 
In realtà, lo “zibaldone” è uno strumento potentissimo, che si presta ottimamente, per la sua intima natura mnemonica e misteriosa, a mostrare la via – intrecciata a quella degli altri – che ciascuno di noi percorre vivendo. Lo “zibaldone” non è il blog,  Scarpa. Forse non lo hai mai neanche sfogliato uno zibaldone, meno che mai quello di Leopardi, altrimenti ti saresti accorto che uno zibaldone non è un’eruzione gratuita di scrittura come quella del blog, ma il frutto meditato di una vita che si fa scrivendo, di chi “pensa scrivendo”. Lo “zibaldone”, Scarpa, ha un ‘ordine dissipatorio’ che tu nemmeno immagini: è l’ordine delle menti che cercano scrivendo la propria ragion d’essere, non, come ingenuamente tu credi, l’ordine fatto dai pezzi messi a caso dentro un contenitore, ‘consumati’ per puro sfizio postmoderno o per il piacere di trasgredire e di fare spettacolo. Tutti potrebbero scrivere uno “zibaldone”, è vero, ma a patto di consacrarsi alla scrittura: non a quella cosa noiosa che alligna nei “blog” e nei “racconti” tecnicistici, nei “romanzi” elucubranti e nelle “poesie belle”, che di solito si apprende anche nelle “scuole di scrittura”, ma proprio alla scrittura intesa come strumento di conoscenza per la scoperta della verità. Quale verità? Quella che ognuno di noi custodisce, ma che pochi riescono a mettere per iscritto perché pochi si consacrano veramente alla scrittura.


7. SCRITTORI SERVI E INFELICI
Cosa c’entra, ora, l’audience con tutto questo? Cosa credi, Scarpa, che ci guadagniamo qualcosa con questa nostra opera? Che qualcuno ci paghi? Tu lo sai che questo non avviene. E quindi non venirti a lamentare delle miseria dello scrittore moderno. Tu lo descrivi come un poveraccio in una catapecchia. Ma non ti chiedi, non se lo chiede il tuo spirito critico, perché questo poveraccio d’uno scrittore è ridotto in questa condizione, chi lo ha ridotto così. Capiresti che lo scrittore ingenuo che crede di lavorare per la comunità, a cui vorrebbe fare del bene regalandole un bel libro di un esordiente da lui scoperto, in realtà altri non è che un povero cristo sfruttato dagli editori che gli fanno tirare la cinghia; capiresti che il modello di scrittore che ti sei figurato è un servo più o meno cosciente della sua condizione nelle mani dei grandi e piccoli gruppi editoriali; capiresti, infine, che questo modello di scrittore è l’autoritratto della tua condizione infelice nella quale incoscientemente vai alla deriva, pensando di tenere la rotta. In realtà, i grandi e piccoli gruppi editoriali sfruttatori non esisterebbero nemmeno, se non ci fosse la caterva di scrittori prezzolati al loro servizio. Scarpa fa un nome: Tiziano Scalvi, e potrebbe aggiungere il suo. La passione, poi, la vocazione, l’ispirazione, la gioia, l’arte, tutte queste belle cose, non ti accorgi, Scarpa, che sono solo la sublimazione della tua condizione di prezzolato dell’industria editoriale?


8. SCRIVERE PER ‘PASSIONE’, COME UNA P…
Abbiamo letto, qualche giorno fa, le dure parole di Giuliano Ferrara contro Antonio Tabucchi, il mandante annunciato di un eventuale omicidio di Ferrara. Ed ecco che anche noi, nel nostro piccolo, per aver scritto Scrittori e bloggers, siamo diventati pericolosi, poiché d’ora in avanti saremo considerati i mandanti dei bloggers in quanto avremmo giustificato il loro operato. Scarpa, sei inquietante ed esilarante insieme! Non ti accorgi di emulare i comportamenti di Ferrara che sono quanto di più lontano possa esserci dal nostro sentire. Non avendo idee, lanci strali, fino a denigrare i tuoi interlocutori. Ma non c’è nessuno in NI che possa darti dei consigli, o vige sempre la regola dell’ “ognuno per sé e Dio per tutti”? A noi non interessa offendere l’altro con “frasi farabutte, vigliacche, da mandanti codardi”, e invece ci divertiamo moltissimo quando la penna tradisce un risentimento, un astio più radicato nella bile del nostro interlocutore. E ancor di più quando la stanchezza gli impedisce ogni forma di autocontrollo e lo scritto porge il fianco all’infilzata finale; così noi, in conclusione, vogliamo infilzarti col tuo stesso stiletto, o Scarpa, e raccontandoti una storiella, giusto per renderti meno grave il trapasso. A Napoli, qualche tempo fa, c’era una prostituta, la quale diceva sempre che durante il giorno incontrava a pagamento cento uomini, che ricompensava con finti gemiti di piacere, ma godeva davvero solo la sera, col suo uomo (che, in realtà era il suo magnaccia), e nel raccontare ciò usava un tono passionale, come rivendicando un diritto che per lei era anche un piacere. A lei abbiamo pensato quando abbiamo letto quello che dicevi; che, cioè, tu scrivi su NI gratis, per realizzare la tua passione, quando, invece, aggiungi, “le mie parole, sul mercato, verrebbero ricompensate con una decorosa quantità di denaro”. Non avertela a male, Scarpa, ma il tono delle tue parole è il medesimo di quello della prostituta napoletana e il medesimo è anche il loro significato.


9. BATTERI E ANTICORPI
Questo, dunque, è il modello di Scrittore presente e già passato, che vogliono imporci gli altri e che a noi non interessa. Noi su tutto quello che dice Scarpa stendiamo un velo pietoso e compassionevole, e tuttavia sappiamo che l’ ”immunizzazione da Scrittore”, vera e propria sindrome da cui sono affetti gli Scrittori come Scarpa, è l’altra faccia della nostra sana passione comunitaria, necessaria almeno quanto l’immunità di Scarpa, nella determinazione della “communitas”. Come qualsiasi organismo vivente ha bisogno di batteri e di “nemici” in genere, anche noi abbiamo bisogno di chi ci ‘attacca’ per rendere più chiare e vere le nostre idee. Che stanno ancora qui insieme a noi, ancora più forti e potenti di ieri.
Pertanto noi, che apparteniamo al futuro, lasciamo volentieri a Scarpa questo tempo nel quale sguazza a meraviglia, tra una esibizione e l’altra di muscoli ed effetti speciali, questo tempo fatto di mercato (per gli Scrittori e non solo) e di consenso, di audience, di spettacolini imbecilli e trovate scrittorie, oltre che di servitù più o meno velate. Il futuro al quale apparteniamo, però, non è quello ironico nel quale Scarpa vorrebbe confinarci, ma quello in cui lettori e scrittori costituiranno finalmente una comunità non condizionata dal mercato e dai suoi lenoni o mediatori,  e non più ossessionata dalla “scrittura”, come in un blog infinito.
Cosa ce ne facciamo noi di tutta questa gente che si mette in mostra? Di questi milioni di persone che scrivono da sé di sé e per sé? Queste domande, coinvolgendo gli scrittori, coinvolgono a nostro avviso anche la letteratura. Che roba è quella che leggiamo nei blog individuali o collettivi? Può essere considerata letteratura? Chi dovrebbe aiutarci a capire se è letteratura o meno? La risposta è semplice: gli scrittori sono tra quelli che dovrebbero aiutarci a capire. Ma… dove avevamo lasciato gli scrittori? Se non sbagliamo, li avevamo lasciati a pavoneggiarsi in una vetrina di un blog, autorizzati dal Mangiafuoco di turno del sistema mercantile delle lettere, che prima li ha trasformati in Scrittori e poi li ha mandati in avanscoperta ad accalappiare nuovi pinocchi attraverso la lettura di manoscritti e chissà quali promesse. E un tale Scrittore può aiutarci a capire che cos’è o dov’è oggi la letteratura? Noi non crediamo proprio. Un tale Scrittore può aiutare solo se stesso, se ancora ci riesce, offrendo lavoro salariato al Mangiafuoco di turno. Un tale Scrittore è anzi la negazione di qualsiasi possibilità di capire alcunché in quello che ci succede intorno perché un tale Scrittore ha come orizzonte soltanto il proprio interesse e, genericamente, il “proprio”.
Noi siamo convinti che, se davvero necessarie, le parole devono essere pudiche, residuali, affettuose, piene di echi. Le parole devono rimembrare, risuonare nell’animo di chi ci sta accanto e ci ascolta. Non si può dissipare la propria vita scrivendola in un blog immunizzato, annullandola in uno racconto spudorato del proprio tempo reale, dei propri fallimenti o delle proprie fisime, più o meno elevate. Se proprio bisogna scrivere, bisogna scrivere per aiutare noi stessi e gli altri a ricordare, non per confonderli, accumulando roba scritta come ferri vecchi e inutilizzabili. La letteratura, se ancora potrà servire a qualcosa, è a questo che dovrà rivolgersi, alla sua radice che coincide con una sapientissima arte della memoria.


*

Questo intervento verrà ripreso, insieme agli altri che lo hanno preceduto, su www.zibaldoni.it, nella pagina speciale ‘COL COLTELLO’. Chi vorrà seguire le mosse e la vita della “comunità avvenire”, saprà quindi dove rivolgersi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>SCARPA L’IMMUNE, OVVERO DELLA COMUNITA’ AVVENIRE<br />
di Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio<br />
<a href="http://www.zibaldoni.it" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.zibaldoni.it');" rel="nofollow">http://www.zibaldoni.it</a> </p>
<p>1. PREMESSA<br />
Non è facile accettare di entrare in dibattito con chi tende a fare ironia sui tuoi discorsi, con chi prima ha accolto e pubblicato le tue idee e poi le ha derise, quindi le ha accolte e pubblicate per deriderle. La categoria dell’”ironia” – lo abbiamo imparato da Carla Benedetti – è oggi l’arma preferita da chi deve ‘depotenziare’ l’interlocutore quando lo vede come un avversario. Tiziano Scarpa nel suo pezzo Il pianeta dei fantablog fa appunto dell’ironia gratuita, tentando di sminuire le nostre idee attraverso l’invenzione del discorso sui fantablog e altre “cose divertenti”. E questo non facilita chi, come noi, è convinto e certo della ‘potenza’ delle proprie idee, e perciò non accetta che esse vengano messe alla berlina da chicchessia. Cosa fare, allora? Rispondere, già lo sappiamo, servirà soltanto a innescare in NI interventi se possibile ancor più aggressivi; ma è certo che non possiamo tacere, ora che uno dei redattori di NI sembra aver rotto quella che sembrava essere una vera e propria congiura del silenzio. In effetti, il lettore deve sapere che questa discussione ha avuto origine nel luglio scorso, quando noi abbiamo sollevato sulle colonne di NI il problema del ruolo dello scrittore (anche registi, pittori e musicisti quando scrivono sono scrittori) in questa società e quello della ‘comunità avvenire’, ricevendo un’attenzione distratta e superficiale da parte di qualche redattore (Antonio Moresco, per esempio, in quell’occasione, sottovalutò e distorse  le nostre tesi), ma moltissime attenzioni da parte dei lettori. Tiziano Scarpa, allora, aveva taciuto, ed anzi aveva provveduto ad oscurare le finestre di commento ai suoi pezzi per non dare adito ad alcuna discussione.</p>
<p>2. LEOPARDI, PENSACI TU!<br />
L’articolo di Scarpa ha il merito, ora, di fare chiarezza sulla sua posizione relativa alle tante questioni che da alcuni mesi in qua sono state oggetto di dibattito. La nostra prima impressione è stata che Scarpa si sia deciso, non potendone più, a mettere da parte la regola del silenzio che si era imposto e a gettare le carte in tavola, quelle che ha in mano. Che delusione! Ci aspettavamo chissà quale argomentazione critica, un ragionamento fondato, un’idea che contribuisse al dibattito in corso, e invece, niente, solo un soprassalto di mal contenuto risentimento, che gli impedisce di articolare un discorso in forma compiuta, ma è sufficiente a fargli esprimere la sua acrimonia in forma smozzicata, spastica, ripetitiva, con poche parvenze di idee che si vanno spegnendo verso la fine del lungo e noioso pezzo, un vero e proprio sproloquio contro il nostro scritto dal titolo Scrittori e bloggers, apparso recentemente su NI per iniziativa di Dario Voltolini. E che cosa dice Scarpa, per cominciare? Che noi, coi nostri richiami etimologici, abbiamo perso di vista l’attualità della lingua, il significato che oggi le parole hanno, ben diverso da quello del passato. Ora, che uno scrittore di qualche grido, qual è Scarpa, non sappia che “le parole sono vive” perché hanno una lunga storia e che l’etimo non è affatto la loro parte morta, ma è ciò che le tiene in vita e costituisce il loro fascino antico (Leopardi, pensaci tu!),  beh, questo ci dà molto da pensare sulla stoffa del nostro interlocutore, sulla sua, come dire, mancanza di riflessione linguistica. Ma passi. Sennonché, un’altra questione subito è posta da Scarpa, quella riguardante la comunità e il modo in cui noi la consideriamo. L’uso di aggettivi come “terrificanti” e “totalitari” riferiti ai nostri ragionamenti, ci induce a credere che Scarpa ci attribuisca l’idea di una comunità avvenire sul modello di quella staliniana, in cui la verità è quella stabilita in alto loco e tutti debbono adeguarsi. Possibile che in NI circoli ancora questo comodo equivoco? Quale idea si è fatto di noi Scarpa? È bene forse chiarire (per l’ennesima volta…) la questione. La nostra idea di comunità è talmente aperta e priva di ogni connotazione “totalitaria” e, quindi, “terrificante”, che noi, proiettando nel futuro la costruzione di essa, siamo aperti a qualsiasi contributo provenga dall’esterno, purché sia un contributo attivo e positivo, che si collochi già da ora in una dimensione comunitaria. Escludiamo dal nostro sito, per esempio, tutti coloro che vogliono farsi pubblicità, o coloro che prendono la penna in mano per ricamare intorno alla propria persona con esercizi solipsistici, che ci disgustano; escludiamo gli incapaci e i vanesi, gli arroganti e i violenti, coloro che ammiccano al “pubblico” e in genere tutti quelli che scrivono per avere un tornaconto immediato. Questo è il nostro lavoro e questa è la nostra idea di ‘comunità avvenire’, così come  già da ora noi stiamo contribuendo ad edificare. Cosa c’è in tutto questo di “totalitario”? Il fatto che siamo noi a decidere? Ma certo! E se non noi, soggetti attivi della pratica letteraria, chi dovrebbe farlo? Un editore, un giornalista, un “mediatore culturale”? Noi ci assumiamo la  responsabilità delle nostre scelte, mettendo nel conto la possibilità di sbagliare, ma ben sapendo che questa è la nostra sola possibilità, perduta la quale si apre la prospettiva di adeguarsi al presente, all’attuale sistema letterario che ti compra e ti vende come gli pare e piace, che, invece, noi combattiamo. Ecco, questa idea di comunità è per Scarpa un’idea totalitaria, mentre per noi è vero l’opposto, essendo le nostre scelte letterarie indirizzate contro il moderno totalitarismo, presente e operante in modo subdolo, più o meno nascosto, nelle case editrici e nelle cricche letterarie. </p>
<p>3. IL NOSTRO LAVORO<br />
Quando abbiamo cominciato ad allestire la nostra rivista, abbiamo cominciato proprio col mettere insieme i cocci di una comunità bistrattata, dispersa e confusa nella comunità data dal mercato e dai mediatori. Ci scambiavamo tra amici idee, libri, testi di ogni tipo, e trovavamo che libri bellissimi non riuscivano a vedere la luce perché il mercato editoriale opponeva una ferrea resistenza a tutto quanto non concorda con i suoi fini meramente utilitaristici. Abbiamo pensato che tutto questo non era giusto, che avevamo il dovere di provare a fare qualcosa che ripristinasse la giustizia, ossia le condizioni per cui una comunità seria e responsabile di lettori e scrittori giudica i libri che legge in assoluta autonomia e decide, perciò, di conseguenza. Per fare questo, tutti capiscono che la prima cosa da fare è stata deporre la S maiuscola di Scrittore o aspirante tale, ossia quella S che ancora lega al mercato, e quindi mettere in comune con gli altri non solo il proprio lavoro, ma anche la propria capacità di dibattito, propositiva, ideale. Tutte le persone che ci contattano non hanno con noi alcun rapporto “professionale”, ma solo un rapporto amichevole ed eticamente ineccepibile. Ad ognuno, noi proponiamo di collaborare attivamente al nostro progetto, non solo con scritti, ma anche con idee. Discutiamo ogni cosa, anche le minime scelte di correzione o emendamento. Cerchiamo una solidarietà che vada al di là della letteratura, pur mantenendola come orizzonte fisso e ideale. Se proprio dobbiamo dirla tutta, non ci interessa tanto “l’aspetto letterario” di ciò che scrivono gli scrittori, ci interessa piuttosto stare a pensare e immaginare insieme ad essi un mondo diverso da questo, in cui si parla e si argomenta, e la verità, anche se a piccoli passi, è sempre raggiungibile. La forma letteraria, il genere, i discorsi teorici e, peggio ancora, tecnici, ci ammorbano e ci distaccano dalla felicità, che rincorriamo ogni momento, di poter capire qualcosa di quello che ci accade intorno grazie a ciò che scrivono gli uomini e le donne che si accompagnano a noi sul nostro stesso cammino.<br />
Di chi “sa” scrivere, pertanto, noi ci facciamo un baffo. Per noi chi “sa” scrivere, chi “sa” qualsiasi cosa è un uomo finito, morto. Noi cerchiamo chi, come noi, “non sa” niente di quello che fa, ma ricerca incessantemente una via e il modo giusto per farlo. Abbiamo pubblicato nel primo numero un testo straordinario di Domenico Chiummiento, un semianalfabeta di Potenza, dal titolo “Il terremoto e la scienza”. Per noi in quel libro c’è più verità che in migliaia di volumi di esperti perché c’è lo sforzo di capire qualcosa scrivendo da parte di un uomo che sente la necessità, come un santo sente le stimmate, di scrivere. La “necessità di capire” non è la “necessità di esibirsi” dei bloggers e nemmeno la necessità di difendere il proprio status da parte degli Scrittori.<br />
Ma Scarpa non può capire  queste cose, perché le nostre parole egli le accoglie con “ribrezzo”, quel “ribrezzo” che un tempo si riservava agli appestati e ai lebbrosi. Per Scarpa vi è solo il presente della comunità data, dove egli sa di giocare in casa e che ora deve difendere a spada tratta. </p>
<p>4. IL BLOGGER, EMBLEMA POSTMODERNO<br />
Abbiamo letto con molto interesse gli articoli (e non solo) di Carla Benedetti, che troviamo sempre molto lucidi e penetranti, e ci dispiace molto che essi non abbiano insegnato nulla a Scarpa. Eppure lui li invoca contro di noi, come se noi non avessimo affermato, sulla scorta di Benedetti, che i bloggers (tutti i bloggers di tutti i blog, non solo quello di NI) sono deresponsabilizzati in quanto possono travestirsi, presentarsi in modo anonimo eccetera. Ma abbiamo anche aggiunto che, se ciò accade, la responsabilità è anche del moderno Scrittore, il cui ruolo arcaico motiva la nascita dei bloggers, che ne sono l’altra faccia della medaglia.<br />
Per noi, come per tutti, il “blogger” è colui che fa e che scrive in un blog, suo o di altri, individuale o collettivo. Sostanzialmente, il “blogger” è un individuo che di solito fa ricorso all’anonimato e scrive in pubblico, utilizzando una maschera o un bel vestitino autorevole da vip (sono la medesima cosa!). Esempio: il blog di un famoso giornalista tv è lo stesso di un impiegato di Agrigento, solo che, mentre il primo utilizza la sua fama come maschera, il secondo la maschera deve crearsela e, così facendo, si illude di somigliare al famoso giornalista tv – “di avere gli stessi diritti”, direbbero i fautori della moderna democrazia catodico-internettiana. Quando diciamo “maschera” non diciamo necessariamente qualcosa di “falso”, perché anche il semplice fatto di “stare in rete” è una maschera. Anche soltanto l’atto del “mostrarsi” implica l’adesione al teatro dell’apparire moderno o postmoderno. Chi scrive in un blog, chi ha un blog, chi ama il blog, chi lo gestisce è, in poche parole, un perfetto cittadino del nostro mondo moderno: una persona che accetta di mettere in mostra la sua scrittura e, prima ancora, se stesso, al fine effimero di apparire. In questo consiste tutta la superficialità dei bloggers, tutta l’inutilità dei loro flussi scrittorii, tutta la noia di quello che dicono e propongono. Perciò a noi sembra esemplare questa figura che emerge con nettezza dalla rete per indicarci in quale direzione avviare, e contrario, le nostre riflessioni. Dalla figura del blogger abbiamo imparato a distinguerci, e anche per questo motivo l’abbiamo resa iperbolica nel nostro scritto, identificandola con quella di qualsiasi “scrittore di commenti” (anche chi si firma Tiziano Scarpa o Gustavo Paradiso può non essere il vero Tiziano Scarpa o il vero Gustavo Paradiso).<br />
Per prima cosa, dai bloggers ci distingue il fatto che abbiamo imparato a non trattare le cose che scriviamo come pasto ludico per il “pubblico”: per noi la scrittura nasce dalla meditazione e dal lavoro individuale e non può avere mai un approdo spettacolare, cosa che invece i bloggers cercano sempre a tutti i costi; in secondo luogo, abbiamo imparato che quello che scriviamo non è solo un insieme di parole e spazi bianchi, ma innanzitutto è frutto di un rapporto con gli altri che ci stanno intorno: i bloggers scrivono spesso, invece, per iniziativa e per uno scopo individuali, nessuno può mettere in discussione quello che dicono, anzi, quello che dicono può essere solo “commentato” (in subordine, ovviamente, e nel modo che sappiamo). Infine abbiamo imparato a non trattare con superficialità le cose che scriviamo, a soppesare quello che scriviamo e a pensarci e ripensarci anche per settimane, mesi, cosa che i bloggers non fanno mai.<br />
Accomunando lo Scrittore al blogger, abbiamo fatto tutt’altro che una forzatura. Se è vero che il blogger è per antonomasia lo ‘scrittore immunizzato’, che dice ‘io’ non sapendo né potendo dire ‘noi’, è in tutto e per tutto simile allo Scrittore che ora andiamo a descrivere, incapace di scrivere e argomentare se non del “proprio”. Anzi, non c’è alcuna differenza tra uno e l’altro.</p>
<p>5. LO SCRITTORE CON LA “S” MAIUSCOLA<br />
Tutto ciò, a chi avesse voluto leggere con intento dialogante il nostro scritto, sarebbe stato ben chiaro. Invece è evidente che Scarpa andava di fretta ed era animato solo da risentimento nei nostri confronti, e allora noi abbiamo dovuto chiarire. Va bene anche questo. Ma veniamo ora allo Scrittore.<br />
Lo Scrittore è… lo Scrittore. Scarpa, a questo proposito, è di una ingenuità disarmante. Noi crediamo sia chiarissimo che quando parliamo di “Scrittore” (con la maiuscola) non ci riferiamo a una figura che ci siamo inventati, ma al vero e proprio tipo standard di scrittore che oggi è facilmente disponibile sul mercato. Tale Scrittore è lo stesso Scrittore che abbiamo visto in azione in NI in diverse occasioni: lo Scrittore che parla quasi solo per difendere il proprio territorio, che parla quasi sempre solo dall’alto e solo degli affari intellettuali suoi, che usa effetti speciali per corrompere il pubblico. Questo è il tipo di Scrittore con il quale noi ce l’abbiamo, e che, infine, possiamo rinvenire anche nel medesimo Scarpa, il cui ultimo intervento è una chicca per gli estimatori del genere standard di Scrittore mercantile, ossia di Scrittore con la maiuscola che si esibisce con la maschera che gli viene fornita dal sistema editoriale che lo definisce e autorizza a dirsi tale.<br />
Come si fa, infatti, a dire che uno è Scrittore? Chi lo stabilisce? Ve lo siete mai chiesto? Scarpa, ad esempio, chi lo ha detto che è uno Scrittore? E noi due, qui, siamo Scrittori? Una volta ci è stato risposto da uno Scrittore-mezzo-famoso che lo Scrittore lo stabilisce il mercato. Noi ci mettemmo a ridere, e gli replicammo che secondo noi lo Scrittore lo stabiliscono i lettori, che non sono il mercato. I lettori, come dicevamo sopra, sono una comunità (“avvenire”, per dirla con Nietzsche) seria e responsabile di persone legate da passioni e interessi e competenze, che possono in qualsiasi momento e occasione capire se hanno a che fare con una persona che spara cazzate o dice delle verità. Una tale comunità di lettori è difficile pensarla oggi in maniera piuttosto ampia, anzi a noi sembra piuttosto ristretta, per il semplice fatto che lettori di tal fatta sono sistematicamente castigati dal mercato. Secondo lo Scrittore-mezzo-famoso di cui sopra, infatti, ma, probabilmente, anche secondo la maggioranza delle persone, è il numero delle copie vendute a fare uno Scrittore; quindi Totti, ad esempio, o Faletti sarebbero i massimi scrittori italiani contemporanei. Scarpa che cosa ne pensa? Come mai oggi la comunità seria e responsabile dei lettori non conta un fico secco nel cosiddetto mercato dei libri? I motivi li conosciamo, anche in NI sono stati analizzati, ma non sviscerati fino in fondo. Non è che in questo bailamme qualche colpa ce l’hanno anche gli Scrittori, ci siamo chiesti, ovvero quelle persone che vantano una dignità intellettuale superiore a quella di Totti e Faletti, ma nella pratica si comportano esattamente come loro, cioè come dei venditori, contribuendo in pratica ad annientare anche le ultime vestigia di una comunità di lettori e scrittori seria e responsabile?<br />
Per questo abbiamo chiesto allo scrittore moderno di fare un esame di coscienza, per fargli comprendere meglio il suo ruolo nella società contemporanea e indurlo a prendere atto, almeno, delle sue non poche responsabilità. E Scarpa, invece, che cosa fa? Nega la differenza tra scrittori e bloggers (facendo lui sì del populismo gratuito) tra scrittore e commentatore e dice che ce la siamo inventata noi. “Chiunque può aprire un blog, chiunque può essere contemporaneamente commentatore e scrittore”, afferma con una superficialità sorprendente. Fratello caro, credi ancora alle favole? Davvero credi che basti aprire un blog per diventare scrittore? E che sia così facile commentare un testo? È così che intendi il tuo ruolo di scrittore? Come sono ridotte in basso le  nostre lettere!<br />
E difatti, dov’è che Scarpa pubblica il suo pezzo di commento al nostro intervento Scrittori e bloggers? Nella finestra riservata ai commenti dove infuriano i bloggers? Ma no, che cosa credete, lettori, che lo Scrittore voglia confondersi con i commentatori improvvisati? Semmai andrà (come ha fatto: cfr. commenti al suo articolo) tra il pubblico acclamante con un breve scritto, per distribuire autografi e farsi toccare le vesti. Lo Scrittore pubblica in Home page (padrone di farlo, naturalmente!), e in Home page dice che lui è come un commentatore qualsiasi. Nessuna differenza, signori; perché lui, Scarpa, è democratico, mentre noi siamo aristocratici, noi di ‘zibaldoni.it’. Ebbene, Scarpa si sbaglia, noi non siamo né democratici né aristocratici, siamo leopardiani, se proprio vuole saperlo. Grande Iddio, uno Scrittore almeno dovrebbe aver sentito dire che in letteratura non ci possono essere democratici e aristocratici, perché queste definizioni valgono per la politica, ma non per le lettere. Dobbiamo fare degli esempi? Ma no, per carità, il nostro lettore è sufficientemente colto e non ha bisogno del nostro suggerimento. Però, giacché è saltata fuori la questione, è bene fare qualche precisazione. Tutti devono sapere che la rivista trimestrale “Zibaldoni e altre meraviglie” è, appunto, una rivista e non un blog. La differenza è che in un blog ci scrive chiunque, in una rivista ci scrive chi ha cura di pubblicare quella rivista e tutti coloro che vogliono partecipate a questa impresa collettiva. Ripetiamo, così gli entra nella capa, allo Scarpa: siamo una rivista, non un blog. Lui sa che cosa è un blog? Ebbene, noi non siamo un blog, ma una rivista. Perché vuole acquistare da noi ceci, se noi vendiamo fave?</p>
<p>6. LEGGETE LO ZIBALDONE LEOPARDIANO…<br />
E converso, apprendiamo con grande stupore letterario che NI non è, come si definisce, un blog collettivo, bensì uno zibaldone, almeno nella parte riservata agli Scrittori (l’Home page). Scarpa, naturalmente, tiene ben distinti i commentatori, che non c’entrano per nulla con uno zibaldone, mentre prima aveva detto che non c’è alcuna differenza tra scrittori e commentatori: misteri del populismo! Ma ci pensate, cari lettori, Scarpa senza volerlo ha firmato una sorta di “resa al nemico”, dichiarando che NI è uno zibaldone! Forse non lo sa, ma vorrebbe somigliare a noi. Saremmo tutti molto contenti e appagati, se non ci cogliesse il dubbio che Scarpa non sappia cos’è uno zibaldone. La definizione di zibaldone, di cui diremo più avanti, infatti, non si attaglia molto a NI, dove ognuno pubblica quello che gli pare e, quando succede che qualcuno pubblichi delle cose non condivise (vedi Montanari, quest’estate), ecco che uno prende le distanze (Benedetti), l’altro tace (Scarpa e tutti gli altri), l’altro ancora interviene tirato per i capelli e dice cose non meditate a dovere (Moresco), mentre Montanari deve cavarsela da solo, e ci riesce solo dopo molte mazzate sulla testa ricevute da bloggers e commentatori vari, che non perdonano, e fanno bene. Ognuno, insomma, in NI, dalla propria finestra, e per i fatti suoi, mette in mostra spavaldamente la sua opera o quello che gli pare e piace, senza che si sviluppi mai un discorso comune con chi sta fuori e al di là dei propri gusti e steccati, diminuendo anzi sempre più i margini di qualsiasi dialogo e accrescendo la sindrome da autoaccerchiamento tipica dei gruppi e delle bande. Ora, diteci voi, può questo essere uno zibaldone? Il povero Leopardi, se fosse nella sua tomba, si starebbe rivoltando, e non una volta. Almeno due volte. E sapete perché? Perché Scarpa parla a sproposito anche delle gerarchie tra scrittore e lettore, che da noi, in “Zibaldoni e altre meraviglie”, sarebbero quanto di più vecchio si possa immaginare. Scarpa non sa – e come può saperlo uno che scrive per il mercato – che lo zibaldone non è mai scritto per un lettore immediato, come un romanzo di duecento o quattrocento pagine, ma è scritto nella solitudine comunitaria per il lettore avvenire. La vicenda postuma dello Zibaldone leopardiano dovrebbe insegnare qualcosa a Scarpa, al quale potremmo parlare altresì della nostra esperienza zibaldoniana, che ci ha rivelato la vera natura del mercato editoriale. Solo la rete ci ha consentito di dar vita alla forma zibaldoniana, ad una forma antica, che nella rete, scavalcando l’intero mondo dell’editoria, trova la sua realizzazione. Ebbene sì, siamo “una rivista vecchio stile”, “tradizionale”, ma solo perché ora, con noi e grazie a tutti coloro che contribuiscono alla nostra opera, cioè alla comunità che si viene formando, una rivista zibaldoniana è possibile, è possibile realizzare il sogno di Giacomo Leopardi. Noi siamo vecchi, vecchi quanto lo è Leopardi!<br />
In realtà, lo “zibaldone” è uno strumento potentissimo, che si presta ottimamente, per la sua intima natura mnemonica e misteriosa, a mostrare la via – intrecciata a quella degli altri – che ciascuno di noi percorre vivendo. Lo “zibaldone” non è il blog,  Scarpa. Forse non lo hai mai neanche sfogliato uno zibaldone, meno che mai quello di Leopardi, altrimenti ti saresti accorto che uno zibaldone non è un’eruzione gratuita di scrittura come quella del blog, ma il frutto meditato di una vita che si fa scrivendo, di chi “pensa scrivendo”. Lo “zibaldone”, Scarpa, ha un ‘ordine dissipatorio’ che tu nemmeno immagini: è l’ordine delle menti che cercano scrivendo la propria ragion d’essere, non, come ingenuamente tu credi, l’ordine fatto dai pezzi messi a caso dentro un contenitore, ‘consumati’ per puro sfizio postmoderno o per il piacere di trasgredire e di fare spettacolo. Tutti potrebbero scrivere uno “zibaldone”, è vero, ma a patto di consacrarsi alla scrittura: non a quella cosa noiosa che alligna nei “blog” e nei “racconti” tecnicistici, nei “romanzi” elucubranti e nelle “poesie belle”, che di solito si apprende anche nelle “scuole di scrittura”, ma proprio alla scrittura intesa come strumento di conoscenza per la scoperta della verità. Quale verità? Quella che ognuno di noi custodisce, ma che pochi riescono a mettere per iscritto perché pochi si consacrano veramente alla scrittura.</p>
<p>7. SCRITTORI SERVI E INFELICI<br />
Cosa c’entra, ora, l’audience con tutto questo? Cosa credi, Scarpa, che ci guadagniamo qualcosa con questa nostra opera? Che qualcuno ci paghi? Tu lo sai che questo non avviene. E quindi non venirti a lamentare delle miseria dello scrittore moderno. Tu lo descrivi come un poveraccio in una catapecchia. Ma non ti chiedi, non se lo chiede il tuo spirito critico, perché questo poveraccio d’uno scrittore è ridotto in questa condizione, chi lo ha ridotto così. Capiresti che lo scrittore ingenuo che crede di lavorare per la comunità, a cui vorrebbe fare del bene regalandole un bel libro di un esordiente da lui scoperto, in realtà altri non è che un povero cristo sfruttato dagli editori che gli fanno tirare la cinghia; capiresti che il modello di scrittore che ti sei figurato è un servo più o meno cosciente della sua condizione nelle mani dei grandi e piccoli gruppi editoriali; capiresti, infine, che questo modello di scrittore è l’autoritratto della tua condizione infelice nella quale incoscientemente vai alla deriva, pensando di tenere la rotta. In realtà, i grandi e piccoli gruppi editoriali sfruttatori non esisterebbero nemmeno, se non ci fosse la caterva di scrittori prezzolati al loro servizio. Scarpa fa un nome: Tiziano Scalvi, e potrebbe aggiungere il suo. La passione, poi, la vocazione, l’ispirazione, la gioia, l’arte, tutte queste belle cose, non ti accorgi, Scarpa, che sono solo la sublimazione della tua condizione di prezzolato dell’industria editoriale?</p>
<p>8. SCRIVERE PER ‘PASSIONE’, COME UNA P…<br />
Abbiamo letto, qualche giorno fa, le dure parole di Giuliano Ferrara contro Antonio Tabucchi, il mandante annunciato di un eventuale omicidio di Ferrara. Ed ecco che anche noi, nel nostro piccolo, per aver scritto Scrittori e bloggers, siamo diventati pericolosi, poiché d’ora in avanti saremo considerati i mandanti dei bloggers in quanto avremmo giustificato il loro operato. Scarpa, sei inquietante ed esilarante insieme! Non ti accorgi di emulare i comportamenti di Ferrara che sono quanto di più lontano possa esserci dal nostro sentire. Non avendo idee, lanci strali, fino a denigrare i tuoi interlocutori. Ma non c’è nessuno in NI che possa darti dei consigli, o vige sempre la regola dell’ “ognuno per sé e Dio per tutti”? A noi non interessa offendere l’altro con “frasi farabutte, vigliacche, da mandanti codardi”, e invece ci divertiamo moltissimo quando la penna tradisce un risentimento, un astio più radicato nella bile del nostro interlocutore. E ancor di più quando la stanchezza gli impedisce ogni forma di autocontrollo e lo scritto porge il fianco all’infilzata finale; così noi, in conclusione, vogliamo infilzarti col tuo stesso stiletto, o Scarpa, e raccontandoti una storiella, giusto per renderti meno grave il trapasso. A Napoli, qualche tempo fa, c’era una prostituta, la quale diceva sempre che durante il giorno incontrava a pagamento cento uomini, che ricompensava con finti gemiti di piacere, ma godeva davvero solo la sera, col suo uomo (che, in realtà era il suo magnaccia), e nel raccontare ciò usava un tono passionale, come rivendicando un diritto che per lei era anche un piacere. A lei abbiamo pensato quando abbiamo letto quello che dicevi; che, cioè, tu scrivi su NI gratis, per realizzare la tua passione, quando, invece, aggiungi, “le mie parole, sul mercato, verrebbero ricompensate con una decorosa quantità di denaro”. Non avertela a male, Scarpa, ma il tono delle tue parole è il medesimo di quello della prostituta napoletana e il medesimo è anche il loro significato.</p>
<p>9. BATTERI E ANTICORPI<br />
Questo, dunque, è il modello di Scrittore presente e già passato, che vogliono imporci gli altri e che a noi non interessa. Noi su tutto quello che dice Scarpa stendiamo un velo pietoso e compassionevole, e tuttavia sappiamo che l’ ”immunizzazione da Scrittore”, vera e propria sindrome da cui sono affetti gli Scrittori come Scarpa, è l’altra faccia della nostra sana passione comunitaria, necessaria almeno quanto l’immunità di Scarpa, nella determinazione della “communitas”. Come qualsiasi organismo vivente ha bisogno di batteri e di “nemici” in genere, anche noi abbiamo bisogno di chi ci ‘attacca’ per rendere più chiare e vere le nostre idee. Che stanno ancora qui insieme a noi, ancora più forti e potenti di ieri.<br />
Pertanto noi, che apparteniamo al futuro, lasciamo volentieri a Scarpa questo tempo nel quale sguazza a meraviglia, tra una esibizione e l’altra di muscoli ed effetti speciali, questo tempo fatto di mercato (per gli Scrittori e non solo) e di consenso, di audience, di spettacolini imbecilli e trovate scrittorie, oltre che di servitù più o meno velate. Il futuro al quale apparteniamo, però, non è quello ironico nel quale Scarpa vorrebbe confinarci, ma quello in cui lettori e scrittori costituiranno finalmente una comunità non condizionata dal mercato e dai suoi lenoni o mediatori,  e non più ossessionata dalla “scrittura”, come in un blog infinito.<br />
Cosa ce ne facciamo noi di tutta questa gente che si mette in mostra? Di questi milioni di persone che scrivono da sé di sé e per sé? Queste domande, coinvolgendo gli scrittori, coinvolgono a nostro avviso anche la letteratura. Che roba è quella che leggiamo nei blog individuali o collettivi? Può essere considerata letteratura? Chi dovrebbe aiutarci a capire se è letteratura o meno? La risposta è semplice: gli scrittori sono tra quelli che dovrebbero aiutarci a capire. Ma… dove avevamo lasciato gli scrittori? Se non sbagliamo, li avevamo lasciati a pavoneggiarsi in una vetrina di un blog, autorizzati dal Mangiafuoco di turno del sistema mercantile delle lettere, che prima li ha trasformati in Scrittori e poi li ha mandati in avanscoperta ad accalappiare nuovi pinocchi attraverso la lettura di manoscritti e chissà quali promesse. E un tale Scrittore può aiutarci a capire che cos’è o dov’è oggi la letteratura? Noi non crediamo proprio. Un tale Scrittore può aiutare solo se stesso, se ancora ci riesce, offrendo lavoro salariato al Mangiafuoco di turno. Un tale Scrittore è anzi la negazione di qualsiasi possibilità di capire alcunché in quello che ci succede intorno perché un tale Scrittore ha come orizzonte soltanto il proprio interesse e, genericamente, il “proprio”.<br />
Noi siamo convinti che, se davvero necessarie, le parole devono essere pudiche, residuali, affettuose, piene di echi. Le parole devono rimembrare, risuonare nell’animo di chi ci sta accanto e ci ascolta. Non si può dissipare la propria vita scrivendola in un blog immunizzato, annullandola in uno racconto spudorato del proprio tempo reale, dei propri fallimenti o delle proprie fisime, più o meno elevate. Se proprio bisogna scrivere, bisogna scrivere per aiutare noi stessi e gli altri a ricordare, non per confonderli, accumulando roba scritta come ferri vecchi e inutilizzabili. La letteratura, se ancora potrà servire a qualcosa, è a questo che dovrà rivolgersi, alla sua radice che coincide con una sapientissima arte della memoria.</p>
<p>*</p>
<p>Questo intervento verrà ripreso, insieme agli altri che lo hanno preceduto, su <a href="http://www.zibaldoni.it" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.zibaldoni.it');" rel="nofollow">http://www.zibaldoni.it</a>, nella pagina speciale ‘COL COLTELLO’. Chi vorrà seguire le mosse e la vita della “comunità avvenire”, saprà quindi dove rivolgersi.</p>
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		<title>Di: b.georg</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1119</link>
		<dc:creator>b.georg</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>esibizionista, vanesio, inutile, noioso, insignificante, mascherato, postmoderno, superficiale... ehi, c'è rimasto un centimetro di pelle libera qui, non avrete mica finito le pallottole proprio adesso? Che giornatina... Ovunque vada mi voglion fare secco. Strano che per vivere nel futuro si voglia uccidermi adesso. Da morto non vi leggerò più, sapete? E nemmeno voi potrete leggermi. E chissà che non vi perdiate qualcosa. Ma forse le sette fanno così. C'hanno il monopolio (ma no, sono aperte, basta che ti converti). Meno male che sono ateo. Au revoire nel futuro, cari.</description>
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		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1120</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>"Come ogni organismo vivente ha bisogno di batteri e di "nemici" in genere, anche a noi abbiamo bisogno di chi ci "attacca" per rendere più chiare e vere le nostre idee. Che stanno ancora qui insieme a noi, ancora più forti e potenti di ieri". La comunità avvenire potrebbe chiamarsi "Lebensgemeinschaft" - comunità vivente - e il suo organismo (vivente) provvederà a eliminare i batteri in sovvrabondanza.</description>
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		<title>Di: Antonella</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1121</link>
		<dc:creator>Antonella</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Finalmente l'intervento che tutti aspettavamo. De Vivo e Virgilio sanno dire la verità, e questo farà male a molti ma a me fa capire molte cose. Le loro parole resteranno scolpite a lungo nella mia memoria. Meditate, gente, meditate.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente l&#8217;intervento che tutti aspettavamo. De Vivo e Virgilio sanno dire la verità, e questo farà male a molti ma a me fa capire molte cose. Le loro parole resteranno scolpite a lungo nella mia memoria. Meditate, gente, meditate.</p>
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		<title>Di: Giuseppe</title>
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		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Virgilio e De Vivo, ho letto il vostro articolo, un po' lungo, per la verità, ma devo dire che ne valeva la pena, perché le vostre ragioni sono inoppugnabili. Complimenti! Sono proprio curioso di sapere quali argomenti Scarpa vi opporrà, ma dubito che ne trovi. Visiterò il vostro sito e, se mi piacerà come mi è piaciuto il vostro articolo, vi scriverò. A Scarpa chiedo: ma perché li hai attaccati in questo modo?
Giuseppe Ardenna</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Virgilio e De Vivo, ho letto il vostro articolo, un po&#8217; lungo, per la verità, ma devo dire che ne valeva la pena, perché le vostre ragioni sono inoppugnabili. Complimenti! Sono proprio curioso di sapere quali argomenti Scarpa vi opporrà, ma dubito che ne trovi. Visiterò il vostro sito e, se mi piacerà come mi è piaciuto il vostro articolo, vi scriverò. A Scarpa chiedo: ma perché li hai attaccati in questo modo?<br />
Giuseppe Ardenna</p>
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		<title>Di: Cald</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1123</link>
		<dc:creator>Cald</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>georg, ho visto il tuo blog, bello, però dimmi perché dentro ci tieni anche il link a www.zibaldoni.it se poi ne parli così male</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>georg, ho visto il tuo blog, bello, però dimmi perché dentro ci tieni anche il link a <a href="http://www.zibaldoni.it" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.zibaldoni.it');" rel="nofollow">http://www.zibaldoni.it</a> se poi ne parli così male</p>
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		<title>Di: Cald</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1124</link>
		<dc:creator>Cald</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>e scusi helena mi può spiegare meglio quello che dice che forse è interessante ma non lo capisco molto bene</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>e scusi helena mi può spiegare meglio quello che dice che forse è interessante ma non lo capisco molto bene</p>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1125</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Bene, così i naviganti in sequenza possono leggere l’articolo di Scarpa e la risposta di Zibaldoni.it, e hanno tutto per decidere - i due pezzi sono chiarissimi - se fondare una comunità con l'autore di Cos'è questo fracasso? o con De Vivo e Virgilio. Io la leggo così, Zibaldoni.it hanno un pensiero fortissimo su chi sia scrittore: è chi sta bene a loro. Per esempio passa  Leopardi e li critica per la mancanza di apertura, loro dicono che Leopardi è un perfetto immune, cioè un lazzarone, che sarebbe meglio tornasse a casa da Monaldo. Il loro pensiero è talmente forte che Scarpa è la prostituta che hanno incontrato la settimana scorsa. Va be’ che Scarpa li ha aiutati scrivendo un libro diciamo sulla prostituzione di uno scrittore, ma allora Piero Manzoni cosa sarebbe? Hanno in testa gli stessi occhialini speciali di Graziano Romani, quelli che gli fanno vedere uno stadio esaurito in un pub di Rimini, solo che Graziano ci mette una passione che alla fine hai una gratitudine immensa, a De Vivo e Virgilio rimangono solo le anamorfosi, si guardano con gli occhialini, si dicono, Ciao Virgilio, Ciao Giacomo, Giacomo hai letto quel file che ci è arrivato da quel blogger? Ah sì Moresco, l’ho letto ma alla terza riga non aveva ancora parlato del dono, poi niente etimologie interessanti, ho tirato il floppy nel camino, Ma sei matto Giacomo tieni acceso il camino insieme al termosifone? No grazie, mille volte meglio una comunità con sede sociale su un pesce.

"Graziano che differenza c'è nel suonare di fronte a tanta gente o ad un pubblico ristretto ? 
Nessuna. Il rispetto per la gente deve esserci sempre. La mia band, per me, è importantissima ed ogni volta cerchiamo di dare il massimo. Certo, davanti a poche persone si riesce meglio a capire cosa stia succedendo e a trasportare tutti verso la tua musica. In occasioni come il I maggio 1994, quando suonammo a Roma, tra migliaia di spettatori, sembra quasi di essere su di un altro pianeta."
 http://www.landscape.it/viceversa/interviste/grazianoromani_int.htm</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bene, così i naviganti in sequenza possono leggere l’articolo di Scarpa e la risposta di Zibaldoni.it, e hanno tutto per decidere - i due pezzi sono chiarissimi - se fondare una comunità con l&#8217;autore di Cos&#8217;è questo fracasso? o con De Vivo e Virgilio. Io la leggo così, Zibaldoni.it hanno un pensiero fortissimo su chi sia scrittore: è chi sta bene a loro. Per esempio passa  Leopardi e li critica per la mancanza di apertura, loro dicono che Leopardi è un perfetto immune, cioè un lazzarone, che sarebbe meglio tornasse a casa da Monaldo. Il loro pensiero è talmente forte che Scarpa è la prostituta che hanno incontrato la settimana scorsa. Va be’ che Scarpa li ha aiutati scrivendo un libro diciamo sulla prostituzione di uno scrittore, ma allora Piero Manzoni cosa sarebbe? Hanno in testa gli stessi occhialini speciali di Graziano Romani, quelli che gli fanno vedere uno stadio esaurito in un pub di Rimini, solo che Graziano ci mette una passione che alla fine hai una gratitudine immensa, a De Vivo e Virgilio rimangono solo le anamorfosi, si guardano con gli occhialini, si dicono, Ciao Virgilio, Ciao Giacomo, Giacomo hai letto quel file che ci è arrivato da quel blogger? Ah sì Moresco, l’ho letto ma alla terza riga non aveva ancora parlato del dono, poi niente etimologie interessanti, ho tirato il floppy nel camino, Ma sei matto Giacomo tieni acceso il camino insieme al termosifone? No grazie, mille volte meglio una comunità con sede sociale su un pesce.</p>
<p>&#8220;Graziano che differenza c&#8217;è nel suonare di fronte a tanta gente o ad un pubblico ristretto ?<br />
Nessuna. Il rispetto per la gente deve esserci sempre. La mia band, per me, è importantissima ed ogni volta cerchiamo di dare il massimo. Certo, davanti a poche persone si riesce meglio a capire cosa stia succedendo e a trasportare tutti verso la tua musica. In occasioni come il I maggio 1994, quando suonammo a Roma, tra migliaia di spettatori, sembra quasi di essere su di un altro pianeta.&#8221;<br />
 <a href="http://www.landscape.it/viceversa/interviste/grazianoromani_int.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.landscape.it');" rel="nofollow">http://www.landscape.it/viceversa/interviste/grazianoromani_int.htm</a></p>
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	<item>
		<title>Di: Stefano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1126</link>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ma possibile che davanti a argomentazioni e discorsi seri come quelli di ZIBALDONI l'unica possibile risposta sia quella di mettersi a fare delle battute? Ma tanto vi ha rimbecillito la televisione?
S.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma possibile che davanti a argomentazioni e discorsi seri come quelli di ZIBALDONI l&#8217;unica possibile risposta sia quella di mettersi a fare delle battute? Ma tanto vi ha rimbecillito la televisione?<br />
S.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Tiziano Scarpa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1127</link>
		<dc:creator>Tiziano Scarpa</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ringrazio Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio per la loro replica. Ritengo di avere abusato già troppo dell’attenzione dei lettori con il mio intervento precedente. Non me ne vogliano i due autori, ma non replicherò un’altra volta. Ho già espresso il mio pensiero. Pace e bene a tutti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio per la loro replica. Ritengo di avere abusato già troppo dell’attenzione dei lettori con il mio intervento precedente. Non me ne vogliano i due autori, ma non replicherò un’altra volta. Ho già espresso il mio pensiero. Pace e bene a tutti</p>
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	<item>
		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1128</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=182#comment-1128</guid>
		<description>Su una cosa hanno ragione De Vivo e Virgilio: Leggete lo Zibaldone di Leopardi. Effettivamente è meglio Leopardi del loro articolo. Apprezzo parecchie cose della loro rivista web, ma vedo in questo lungo commento tanta fantasia. Comunità a venire, scrittori standard, mercato editoriale fasullo. Mi sembra che facciano di ogni erba un unico grande fascio. Intanto ognuno di noi è o potrebbe essere una comunità a venire.
Il grande e amato - anche da me - Leopardi è stato uno dei più grandi pensatori dell'Occidente, ma in un senso che deve bene essere inteso. Leopardi apre la strada all'alienazione dalla e della verità, conduce e determina in maniera rigorosa l'ultimo tratto della storia del nichilismo, lo spinge insieme a Nietzsche e Gentile verso il suo esito, il suo compimento, apre la strada alla filosofia contemporanea, il centro del suo pensiero è che non ci si può salvare dall'annientamento, è il più coerente con la fede fondamentale dell'occidente. Allora se come dicono De Vivo e Virgilio: "siamo leopardiani"! mi chiedo a che serve lamentarsi tanto? Dovrebbero allora seguire il solco tracciato dal Leopardi, coerentemente. Devo dedurre conseguentemente che loro non sono leopardiani nel senso da me delineato. Allora ho dei dubbi che abbiano capito Leopardi. Se invece amassero Leopardi (e non Leopardiani), cioè lo conoscessero davvero, il loro discorso sarebbe stato molto differente, e la loro critica invece che soffermarsi sulle bazzecole dei bloggers, scrittori, editoria si sarebbe soffermato su una critica del pensiero del gran maestro del nichilismo che è il grandissimo Leopardi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Su una cosa hanno ragione De Vivo e Virgilio: Leggete lo Zibaldone di Leopardi. Effettivamente è meglio Leopardi del loro articolo. Apprezzo parecchie cose della loro rivista web, ma vedo in questo lungo commento tanta fantasia. Comunità a venire, scrittori standard, mercato editoriale fasullo. Mi sembra che facciano di ogni erba un unico grande fascio. Intanto ognuno di noi è o potrebbe essere una comunità a venire.<br />
Il grande e amato - anche da me - Leopardi è stato uno dei più grandi pensatori dell&#8217;Occidente, ma in un senso che deve bene essere inteso. Leopardi apre la strada all&#8217;alienazione dalla e della verità, conduce e determina in maniera rigorosa l&#8217;ultimo tratto della storia del nichilismo, lo spinge insieme a Nietzsche e Gentile verso il suo esito, il suo compimento, apre la strada alla filosofia contemporanea, il centro del suo pensiero è che non ci si può salvare dall&#8217;annientamento, è il più coerente con la fede fondamentale dell&#8217;occidente. Allora se come dicono De Vivo e Virgilio: &#8220;siamo leopardiani&#8221;! mi chiedo a che serve lamentarsi tanto? Dovrebbero allora seguire il solco tracciato dal Leopardi, coerentemente. Devo dedurre conseguentemente che loro non sono leopardiani nel senso da me delineato. Allora ho dei dubbi che abbiano capito Leopardi. Se invece amassero Leopardi (e non Leopardiani), cioè lo conoscessero davvero, il loro discorso sarebbe stato molto differente, e la loro critica invece che soffermarsi sulle bazzecole dei bloggers, scrittori, editoria si sarebbe soffermato su una critica del pensiero del gran maestro del nichilismo che è il grandissimo Leopardi.</p>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1129</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Stefano, tu non mi conosci, la tv la accendo ogni due mesi, l'ultima volta era per uno spettacolo di Paolini sul Vajont. Questa sera volevo parlare di Mario Merz ma ho visto la risposta di Zibaldoni.it, talmente a corto di argomenti, e prendendosela con una persona che lo ammettano o no ha scritto ottimi libri (anzi, a rileggere tutti i loro commenti se la prendono solo con autori di ottimi libri), e allora ho messo da parte Merz, i suoi numeri di fibonacci, i tavoli, gli igloo per rispondere agli Zibaldoni, con una parodia che in fondo è gentile, e poi raccontando a te che esiste Graziano Romani. Di' la verità, non sapevi chi fosse.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Stefano, tu non mi conosci, la tv la accendo ogni due mesi, l&#8217;ultima volta era per uno spettacolo di Paolini sul Vajont. Questa sera volevo parlare di Mario Merz ma ho visto la risposta di Zibaldoni.it, talmente a corto di argomenti, e prendendosela con una persona che lo ammettano o no ha scritto ottimi libri (anzi, a rileggere tutti i loro commenti se la prendono solo con autori di ottimi libri), e allora ho messo da parte Merz, i suoi numeri di fibonacci, i tavoli, gli igloo per rispondere agli Zibaldoni, con una parodia che in fondo è gentile, e poi raccontando a te che esiste Graziano Romani. Di&#8217; la verità, non sapevi chi fosse.</p>
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		<title>Di: b.georg</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1130</link>
		<dc:creator>b.georg</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Cald, temo tu abbia frainteso. Io non parlo male (quasi) di nessuno. Quella serie di epiteti sono quelli che gli zibaldoni rivolgono a me, in quanto blogger appestato, non io a loro. Che poi, Gesù, ma quanto triste è che uno debba difendersi in quanto categoria? Ma che razza di idea della vita avete? Ma poi, fate un po' quello che vi pare...  Tenetevela la letteratura. Se produce queste miserie, non dev'essere poi 'sta gran cosa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cald, temo tu abbia frainteso. Io non parlo male (quasi) di nessuno. Quella serie di epiteti sono quelli che gli zibaldoni rivolgono a me, in quanto blogger appestato, non io a loro. Che poi, Gesù, ma quanto triste è che uno debba difendersi in quanto categoria? Ma che razza di idea della vita avete? Ma poi, fate un po&#8217; quello che vi pare&#8230;  Tenetevela la letteratura. Se produce queste miserie, non dev&#8217;essere poi &#8217;sta gran cosa.</p>
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		<title>Di: d'antonio anna</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1131</link>
		<dc:creator>d'antonio anna</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=182#comment-1131</guid>
		<description>velocemente a luminamenti. la sua interpretazione da manuale scolastico di leopardi fa ridere chi ha letto veramente leopardi (e non i bignami). il tanto sbandierato nichilismo suo, da parte di più o meno tutti gli interpreti ufficiali e noiosi di Leopardi, è una di quelle assurdità del pensiero davvero inspiegabili, e che è possibile che allignino soltanto in italia, grande paese d'ignoranti e lettori di manuali. il cosiddetto nichilismo leopardiano ha approdi che vanno bel al di là ("avvenire", appunto) del nulla e blablabla, agganciandosi a nietzsche per le vie del futuro e della visonarietà, della grazia che può accompagnare soltanto chi sente la propria vita come una ricerca perenne. queste e altre cose, tra l'altro, sono ben dette e ben spiegate da antonio prete proprio sul sito di zibaldoni.it, e molti che qui dentro parlano a vanvera farebbero bene ad andarlo a leggere. se vi serve il curriculum di prete, vi basti sapere che è forse il più grande studioso di leopardi che oggi esista in giro, non solo in italia. in pratica il "nulla", come il MU, il "vuoto", è solo preludio di un pieno che qui non c'è e va perennemente cercato. il merito di de vivo e virgilio è quello di cercare, quello di tanti altri mi sembra sinceramente quello di mostrare quel poco che hanno trovato. anche scarpa, sinceramente, con quest'altra rispostina da impiegatuiccio impegnato, mi sembra davvero stupefacente, insopportabile.
anna d'antonio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>velocemente a luminamenti. la sua interpretazione da manuale scolastico di leopardi fa ridere chi ha letto veramente leopardi (e non i bignami). il tanto sbandierato nichilismo suo, da parte di più o meno tutti gli interpreti ufficiali e noiosi di Leopardi, è una di quelle assurdità del pensiero davvero inspiegabili, e che è possibile che allignino soltanto in italia, grande paese d&#8217;ignoranti e lettori di manuali. il cosiddetto nichilismo leopardiano ha approdi che vanno bel al di là (&#8221;avvenire&#8221;, appunto) del nulla e blablabla, agganciandosi a nietzsche per le vie del futuro e della visonarietà, della grazia che può accompagnare soltanto chi sente la propria vita come una ricerca perenne. queste e altre cose, tra l&#8217;altro, sono ben dette e ben spiegate da antonio prete proprio sul sito di zibaldoni.it, e molti che qui dentro parlano a vanvera farebbero bene ad andarlo a leggere. se vi serve il curriculum di prete, vi basti sapere che è forse il più grande studioso di leopardi che oggi esista in giro, non solo in italia. in pratica il &#8220;nulla&#8221;, come il MU, il &#8220;vuoto&#8221;, è solo preludio di un pieno che qui non c&#8217;è e va perennemente cercato. il merito di de vivo e virgilio è quello di cercare, quello di tanti altri mi sembra sinceramente quello di mostrare quel poco che hanno trovato. anche scarpa, sinceramente, con quest&#8217;altra rispostina da impiegatuiccio impegnato, mi sembra davvero stupefacente, insopportabile.<br />
anna d&#8217;antonio</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1132</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ma Anna il problema sono i giudizi di Zibaldoni.it su Moresco, Scarpa, Montanari, e ultimamente anche Voltolini. In quei giudizi non c'è nessuna apertura, nessuna voglia di cercare. I loro interventi nello spazio dei commenti sono spesso fuori dalla discussione, autoreferenziali o di sputtanamento. E sempre con la verità in tasca. Che cosa c'entrano con Leopardi? e soprattutto può nascere una comunità secondo le loro regole?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma Anna il problema sono i giudizi di Zibaldoni.it su Moresco, Scarpa, Montanari, e ultimamente anche Voltolini. In quei giudizi non c&#8217;è nessuna apertura, nessuna voglia di cercare. I loro interventi nello spazio dei commenti sono spesso fuori dalla discussione, autoreferenziali o di sputtanamento. E sempre con la verità in tasca. Che cosa c&#8217;entrano con Leopardi? e soprattutto può nascere una comunità secondo le loro regole?</p>
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	</item>
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		<title>Di: Sifossifoco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/08/il-pianeta-dei-fantablog/#comment-1133</link>
		<dc:creator>Sifossifoco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=182#comment-1133</guid>
		<description>Leggendo la risposta dei due co***ni, mi sembra che quella di scarpa sia fatica sprecata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo la risposta dei due co***ni, mi sembra che quella di scarpa sia fatica sprecata.</p>
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