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	<title>Commenti a: On advertising #2</title>
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	<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 00:18:08 +0000</pubDate>
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		<title>Di: marco candida</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1424</link>
		<dc:creator>marco candida</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Cosa? L'entimema è stato definito da Umberto Eco? Eh?! E Aristotele, chi era costui?! E Quintiliano! (Non è che magari Montanari ha leggiucchiato un libricino di Eco se n'è venuto tutto e ha detto:"E' Eco, è lui che ha scoperto questa parola! Eco! Eco! Eco!". No, visto che date tanto dei superficiali a destra e a manca! Viva l'entimema! Viva Eco! Viva le dimissioni! Oh, vogliono fare gli intellettuali e non sono nemmeno degli scrittori. Perchè io mica l'ho letta questa sbrodolatura di Ràul, però se mi piazzi le parole in grassetto! Eh! Saluti da Ken Shiro!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa? L&#8217;entimema è stato definito da Umberto Eco? Eh?! E Aristotele, chi era costui?! E Quintiliano! (Non è che magari Montanari ha leggiucchiato un libricino di Eco se n&#8217;è venuto tutto e ha detto:&#8221;E&#8217; Eco, è lui che ha scoperto questa parola! Eco! Eco! Eco!&#8221;. No, visto che date tanto dei superficiali a destra e a manca! Viva l&#8217;entimema! Viva Eco! Viva le dimissioni! Oh, vogliono fare gli intellettuali e non sono nemmeno degli scrittori. Perchè io mica l&#8217;ho letta questa sbrodolatura di Ràul, però se mi piazzi le parole in grassetto! Eh! Saluti da Ken Shiro!</p>
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	<item>
		<title>Di: Raul Montanari</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1425</link>
		<dc:creator>Raul Montanari</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>"...Eco,RIPRENDENDO UNA VECCHIA DEFINIZIONE LOGICO-RETORICA...", ecc. 
Capisco la voglia di provocare e mettersi in luce, sgomitando; ma almeno mettersi gli occhiali e leggere quello che uno ha scritto prima di commentarlo, per cortesia. 
Saluti a Marco Candida.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;&#8230;Eco,RIPRENDENDO UNA VECCHIA DEFINIZIONE LOGICO-RETORICA&#8230;&#8221;, ecc.<br />
Capisco la voglia di provocare e mettersi in luce, sgomitando; ma almeno mettersi gli occhiali e leggere quello che uno ha scritto prima di commentarlo, per cortesia.<br />
Saluti a Marco Candida.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>Di: Giuseppe Cornacchia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1426</link>
		<dc:creator>Giuseppe Cornacchia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Scusate, a me non sembra che la pubblicità voglia banalmente "vendere un prodotto", né affermare che "chi compra è più figo di chi non compra". A me pare che la pubblicità sfrutti un immaginario collettivo di grado zero (istinti primari: sesso, invidia, ecc.) e tenti di metterci quante più persone possibili. Come se ne esce? Ognuno si crei una propria categoria, si costruisca il proprio club e mandi in culo quello di grado zero pubblicitario, se è capace. Gli artisti hanno, in questo senso, una grande opportunità di proporre categorie. Ce l'hanno anche gli scienziati. Ce l'ha anche e soprattutto l'uso dei saperi (di cui si discuteva qualche tempo fa), dunque i filosofi. Più di tutti ce l'hanno i poeti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate, a me non sembra che la pubblicità voglia banalmente &#8220;vendere un prodotto&#8221;, né affermare che &#8220;chi compra è più figo di chi non compra&#8221;. A me pare che la pubblicità sfrutti un immaginario collettivo di grado zero (istinti primari: sesso, invidia, ecc.) e tenti di metterci quante più persone possibili. Come se ne esce? Ognuno si crei una propria categoria, si costruisca il proprio club e mandi in culo quello di grado zero pubblicitario, se è capace. Gli artisti hanno, in questo senso, una grande opportunità di proporre categorie. Ce l&#8217;hanno anche gli scienziati. Ce l&#8217;ha anche e soprattutto l&#8217;uso dei saperi (di cui si discuteva qualche tempo fa), dunque i filosofi. Più di tutti ce l&#8217;hanno i poeti.</p>
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		<title>Di: Tiziano Scarpa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1427</link>
		<dc:creator>Tiziano Scarpa</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Raul, Alberto Savinio definiva la mossa di Marco Candida "il calcio dell'asino": si prende un (supposto) errorino (che qui non c'è) dell'avversario (avversario nella polemica), lo si amplifica vedendo solo quell'errore, delegittimando tutto il discorso fatto dall'avversario. Anche Schopenhauer insegnava a fare la stessa cosa, nell' "Arte di ottenere ragione". E secoli prima di loro i campioni dell'eristica, secondo un'antica tradizione dialettica... Lo stesso Eco, qui nominato, ha beccato un calcio dell'asino quando gli hanno rimproverato di aver sbagliato un passato remoto, in un romanzo di seicento pagine (600!), con l'argomento asinino: "ma che scrittore è uno che sbaglia a coniugare i verbi?" Andiamo avanti così...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Raul, Alberto Savinio definiva la mossa di Marco Candida &#8220;il calcio dell&#8217;asino&#8221;: si prende un (supposto) errorino (che qui non c&#8217;è) dell&#8217;avversario (avversario nella polemica), lo si amplifica vedendo solo quell&#8217;errore, delegittimando tutto il discorso fatto dall&#8217;avversario. Anche Schopenhauer insegnava a fare la stessa cosa, nell&#8217; &#8220;Arte di ottenere ragione&#8221;. E secoli prima di loro i campioni dell&#8217;eristica, secondo un&#8217;antica tradizione dialettica&#8230; Lo stesso Eco, qui nominato, ha beccato un calcio dell&#8217;asino quando gli hanno rimproverato di aver sbagliato un passato remoto, in un romanzo di seicento pagine (600!), con l&#8217;argomento asinino: &#8220;ma che scrittore è uno che sbaglia a coniugare i verbi?&#8221; Andiamo avanti così&#8230;</p>
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		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1428</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=206#comment-1428</guid>
		<description>L'argomento mi sembra importante, mette in gioco questioni come bisogni, desideri, consumo, etica del lavoro eccetera...
Mi pongo tante domande, sia leggendo quanto dice Montanari, sia quanto scrive il caro Elio Paloni.
Quando lavoravo con Danilo Dolci, appena qualcuno pronunziava la parola pubblicità, Danilo sobbalzava, una sorta di nebbiolina - così la chiama la formatrice Vera Birkenbihl - che impedisce di ascoltare qualsiasi tipo di discorso, gli occupava la mente e rifiutava qualsiasi idea o opzione positiva a favore del mondo della pubblicità. Tanto che, talvolta, nei suoi seminari nella scuole, portava con sé giornali, rivista piene di pubblicità, faceva vedere le loro immagini, le parole che le accompagnavano e chiedeva ai ragazzi cosa ne pensassero. Questo era l'unico caso in cui direi contravveniva e contraddiceva se stesso, perché la maieutica dolciana a differenza di quella socratica si basa - dovendo dirlo in due parole -sul fatto che Socrate conduceva le domande per portare gli interlocutori alle "sue" risposte, faceva scoprire le sue soluzioni, invece la maiuetica dolciana si basa sull'idea che le domande non devono condurre gli interlocutori alle risposte e convinzioni di chi porge le domande, ma mira a "levare" le singolari risposte e convinzioni che ognuno ha o si forma sul momento e di volta in volta (mi rendo conto di essere molto generico nel spiegarla, perché la prassi è molto articolata, frutto di molta esperienza e teoria). Ebbene, appena si parlava di pubblicità, Danilo Dolci diventava Socratico! Per lui la risposta che gli studenti dovevano dare era: la Pubblicità è il Male!
Ho voluto portare questo esempio di scrittore che aveva questo rapporto con la pubblicità!
Certo è solo "uno" scrittore e non tutti gli scrittori la pensano così o assumono lo stesso atteggiamento. Ci sono molte cose interessanti nei discorsi di Paoloni e Montanari, per adesso, dato il tempo ristretto che ho, chiederei ad entrambi e agli altri...
Non vi sembra che la parola "creativi", la stessa parola creatività sia troppo "grande" per credere che possa essere posseduta dai pubblicitari e anche dagli scrittori?
Ad Elemire Zolla hanno chiesto:
Considera la creatività un'esigenza fondamentale per l'uomo?
La risposta fu:
Non è una parola che uso, non credo sia giusta, perché parte dal nulla per suscitare qualcosa, e questo è un atto divino! L'uomo di norma dà figure nuove a una materia che ha sottomano.
Questa fu la sua risposta.
Aggiungo. Il fatto che si dica dei pubblicitari come "creativi" non è qualcosa che "mette fuori gioco" gli altri? Intendo riferirmi e sollevare la questione della distinzione tra bisogni e desideri, intendo riferirmi alla questione posta a suo tempo nell'Anti Edipo di Deleuze e Guattari (ma anche posta  a suo tempo da Ivan Illich). Non è che il mondo si vada strutturando sempre di più in una elite che "impropriamente" crede di "creare" e decide quali sono le cose desiderabili spacciandole per bisogni (un certo uso del marketing?), facendo il possibile perchè gli altri - i consumatori - lascino ai cosidetti creativi (Bisognerebbe qui introdurre la categoria degli scienziati,  il potere della mia amata scienza che viene oggi inteso come validazione del riconoscimento sociale di quella cosa oscura che si chiama comunità scientifica. Banale esempio: la particella fisica Quark, che dà il nome persino a una trasmissione divulgativa sulla scienza è una particella che esiste perché è riconosciuta socialmente dall'uomo della strada. Nessuno tra gli uomini della strada dubita che esista il Quark perchè l'uomo della strada ha "fede" nella sua esistenza pur non capendo assolutamente niente di fisica. Non saprebbe assolutamente dire, spiegare cos'è il Quark, ma non si sognerebbe minimamente di dubitarne della sua esistenza. Vi prego di riflettere intensamente su tutte le implicazioni che questa constatazione fenomenologica comporta in relazione agli argomenti che si stanno affrontando intorno alla persuasione, promozione, pubblicità, creatività e validazione di un qualcosa ad opera di una Comunità Scientifica che seleziona ciò che deve essere proposto alla gente al fine di averne un riconoscimento sociale, tanto che come giustamente ha fatto notare Emanuele Severino, oggi una scoperta può definirsi scientifica solo se riceve una riconoscimento sociale! e fatto parallelo: Oggi si parla di Buona Economia solo se ci sono Buoni Consumi. Buoni nel senso sopratutto della Quantità di consumi. Un'economia funziona solo se si consuma! Allora ciò che si consuma è ciò che è, deve essere desiderato! Questa è la logica creativa? questa è la logica creativa del Bene? questa è la creatività dell'economia?) la loro produzione dei desideri? la loro produzione desiderante?
Avrei voglia di postare una sterminata bibliografia su questi argomenti.
Sull'uso che i pubblicitari fanno della psicolinguistica citerei il testo "Qual è Takete? Qual è Maluma? come esempio di dove arriva la persuasione, il saggio di Castoriadis sull'asservimento all'immaginario istituito: L'Istituzione immaginaria della società e il saggio di Bataille sull'Utile.
Tre cose, tanto per confondersi le idee..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;argomento mi sembra importante, mette in gioco questioni come bisogni, desideri, consumo, etica del lavoro eccetera&#8230;<br />
Mi pongo tante domande, sia leggendo quanto dice Montanari, sia quanto scrive il caro Elio Paloni.<br />
Quando lavoravo con Danilo Dolci, appena qualcuno pronunziava la parola pubblicità, Danilo sobbalzava, una sorta di nebbiolina - così la chiama la formatrice Vera Birkenbihl - che impedisce di ascoltare qualsiasi tipo di discorso, gli occupava la mente e rifiutava qualsiasi idea o opzione positiva a favore del mondo della pubblicità. Tanto che, talvolta, nei suoi seminari nella scuole, portava con sé giornali, rivista piene di pubblicità, faceva vedere le loro immagini, le parole che le accompagnavano e chiedeva ai ragazzi cosa ne pensassero. Questo era l&#8217;unico caso in cui direi contravveniva e contraddiceva se stesso, perché la maieutica dolciana a differenza di quella socratica si basa - dovendo dirlo in due parole -sul fatto che Socrate conduceva le domande per portare gli interlocutori alle &#8220;sue&#8221; risposte, faceva scoprire le sue soluzioni, invece la maiuetica dolciana si basa sull&#8217;idea che le domande non devono condurre gli interlocutori alle risposte e convinzioni di chi porge le domande, ma mira a &#8220;levare&#8221; le singolari risposte e convinzioni che ognuno ha o si forma sul momento e di volta in volta (mi rendo conto di essere molto generico nel spiegarla, perché la prassi è molto articolata, frutto di molta esperienza e teoria). Ebbene, appena si parlava di pubblicità, Danilo Dolci diventava Socratico! Per lui la risposta che gli studenti dovevano dare era: la Pubblicità è il Male!<br />
Ho voluto portare questo esempio di scrittore che aveva questo rapporto con la pubblicità!<br />
Certo è solo &#8220;uno&#8221; scrittore e non tutti gli scrittori la pensano così o assumono lo stesso atteggiamento. Ci sono molte cose interessanti nei discorsi di Paoloni e Montanari, per adesso, dato il tempo ristretto che ho, chiederei ad entrambi e agli altri&#8230;<br />
Non vi sembra che la parola &#8220;creativi&#8221;, la stessa parola creatività sia troppo &#8220;grande&#8221; per credere che possa essere posseduta dai pubblicitari e anche dagli scrittori?<br />
Ad Elemire Zolla hanno chiesto:<br />
Considera la creatività un&#8217;esigenza fondamentale per l&#8217;uomo?<br />
La risposta fu:<br />
Non è una parola che uso, non credo sia giusta, perché parte dal nulla per suscitare qualcosa, e questo è un atto divino! L&#8217;uomo di norma dà figure nuove a una materia che ha sottomano.<br />
Questa fu la sua risposta.<br />
Aggiungo. Il fatto che si dica dei pubblicitari come &#8220;creativi&#8221; non è qualcosa che &#8220;mette fuori gioco&#8221; gli altri? Intendo riferirmi e sollevare la questione della distinzione tra bisogni e desideri, intendo riferirmi alla questione posta a suo tempo nell&#8217;Anti Edipo di Deleuze e Guattari (ma anche posta  a suo tempo da Ivan Illich). Non è che il mondo si vada strutturando sempre di più in una elite che &#8220;impropriamente&#8221; crede di &#8220;creare&#8221; e decide quali sono le cose desiderabili spacciandole per bisogni (un certo uso del marketing?), facendo il possibile perchè gli altri - i consumatori - lascino ai cosidetti creativi (Bisognerebbe qui introdurre la categoria degli scienziati,  il potere della mia amata scienza che viene oggi inteso come validazione del riconoscimento sociale di quella cosa oscura che si chiama comunità scientifica. Banale esempio: la particella fisica Quark, che dà il nome persino a una trasmissione divulgativa sulla scienza è una particella che esiste perché è riconosciuta socialmente dall&#8217;uomo della strada. Nessuno tra gli uomini della strada dubita che esista il Quark perchè l&#8217;uomo della strada ha &#8220;fede&#8221; nella sua esistenza pur non capendo assolutamente niente di fisica. Non saprebbe assolutamente dire, spiegare cos&#8217;è il Quark, ma non si sognerebbe minimamente di dubitarne della sua esistenza. Vi prego di riflettere intensamente su tutte le implicazioni che questa constatazione fenomenologica comporta in relazione agli argomenti che si stanno affrontando intorno alla persuasione, promozione, pubblicità, creatività e validazione di un qualcosa ad opera di una Comunità Scientifica che seleziona ciò che deve essere proposto alla gente al fine di averne un riconoscimento sociale, tanto che come giustamente ha fatto notare Emanuele Severino, oggi una scoperta può definirsi scientifica solo se riceve una riconoscimento sociale! e fatto parallelo: Oggi si parla di Buona Economia solo se ci sono Buoni Consumi. Buoni nel senso sopratutto della Quantità di consumi. Un&#8217;economia funziona solo se si consuma! Allora ciò che si consuma è ciò che è, deve essere desiderato! Questa è la logica creativa? questa è la logica creativa del Bene? questa è la creatività dell&#8217;economia?) la loro produzione dei desideri? la loro produzione desiderante?<br />
Avrei voglia di postare una sterminata bibliografia su questi argomenti.<br />
Sull&#8217;uso che i pubblicitari fanno della psicolinguistica citerei il testo &#8220;Qual è Takete? Qual è Maluma? come esempio di dove arriva la persuasione, il saggio di Castoriadis sull&#8217;asservimento all&#8217;immaginario istituito: L&#8217;Istituzione immaginaria della società e il saggio di Bataille sull&#8217;Utile.<br />
Tre cose, tanto per confondersi le idee..</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Mauro</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1429</link>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Quello che disprezzo profondamente della pubblicità attuale è l'essersi slegata dal prodotto per tentare di appropriarsi del nostro sfondo comune di riferimento. Un collage di immagini convenzionali, accattivanti, suadenti (bambini in festa, Amicizia, Amore, vecchi felici, Gioia e Prosperità)come subdoli haiku in sequenza apparentemente casuale. Il prodotto non viene messo tra queste immagini, ma sono le immagini a essere riportate sotto il prodotto, così la marca tende a impossessarsi anche del nostro immaginario (per quanto solo di quello più banale).
Per quanto la pubblicità sia fatta bene, è assolutamente antitetica rispetto all'arte, questa ci fa fermare nel pensiero più profondo, quella ci spinge in superficie verso lo shopping.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che disprezzo profondamente della pubblicità attuale è l&#8217;essersi slegata dal prodotto per tentare di appropriarsi del nostro sfondo comune di riferimento. Un collage di immagini convenzionali, accattivanti, suadenti (bambini in festa, Amicizia, Amore, vecchi felici, Gioia e Prosperità)come subdoli haiku in sequenza apparentemente casuale. Il prodotto non viene messo tra queste immagini, ma sono le immagini a essere riportate sotto il prodotto, così la marca tende a impossessarsi anche del nostro immaginario (per quanto solo di quello più banale).<br />
Per quanto la pubblicità sia fatta bene, è assolutamente antitetica rispetto all&#8217;arte, questa ci fa fermare nel pensiero più profondo, quella ci spinge in superficie verso lo shopping.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: valentina maran</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1430</link>
		<dc:creator>valentina maran</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=206#comment-1430</guid>
		<description>Ringrazio Raul per avermi citata nel suo bellissimo pezzo sulla pubblicità, e già che ci sono approfitto per rispondere- almeno in parte- ai commenti che vedo qui sopra.

il termine "creativi" è utilizzato per lo più per indicare velocemente il "reparto" dell'agenzia. 
forse non tutti sanno che, di norma, una pubblicità è ideata da due persone: l'ART (diminutivo di art director) e il copy (diminutivo di copywriter).
funzioniamo più o meno come le barzellette dei carabinieri: di solito uno legge e l'altro scrive. Da noi uno pensa all'immagine e l'altro ci scrive il titolo.
il lavoro creativo si fa in coppia.
Per velocità di identificazione- es, quando gli account ci passano un brief - veniamo "accorpati" sotto la definizione di creativi.

Se una persona mi chiede "se sono una creativa" la risposta è si, ma perché faccio parte del reparto  creativo (ossia degli art+copy). nel nostro ambiente viviamo questo definizione in modo estremamente "strumentale". tutto qui.

Una cosa che trovo piuttosto ingenua negli interventi che ho letto e che ritrovo anche nel pezzo di Paoloni, è questa voglia di colpevolizzare i creativi .
trovo che sia più onesto colpevolizzare la pubblicità.
La tv è piena di brutti messaggi pubblicitari voluti dal cliente.
Se volete vedere della bella pubblicità guardate nei cestini degli uffici.
Il mio portfolio è fatto al 90% di comunicati che non sono mai usciti e che i miei clienti mi hanno tirato nei denti.
Questo è un lavoro dove, se hai culo, su 100 cose che proponi ne escono 2.
Il resto è solo un continuo sentirti dire "al cliente non piace, il clinete vuole il marchio grosso, il cliente vuole qualcosa di più facile".
E nella maggior parte dei casi "facile" vuol dire schifosamente banale.
Io non voglio fare brutta pubblicità.
Io mi sforzo di dare messaggi reali, su cose reali del prodotto, possibilmente facendo divertire le persone.
Odio trattare gli utenti da stupidi.
ne ho un enorme rispetto e credo molto nella capacità del pubblico di riconoscere e apprezzare bei messaggi.
(una prova lampante? Lo spot di Peugeot 206 con l'indiano che sfascia la macchina vecchia per "modellarla" come una 206.
E' uno spot che ha vinto il mezzo minuto d'oro, unica gara"pubblica" al di fuori dei soliti concorsi aperti solo al giudizio dei pubblicitari)

Quando creo (o penso) un messaggio tento sempre di essere chiara, divertente, di incuriosire. Di fare qualcosa di intelligente, insomma.
Già che rompo le palle alla gente mentre legge il giornale o guarda la tv, trovo che sia un mio dovere almeno divertirli. O farli riflettere.
Chi mi propone messagggi pubblicitari brutti spreca il mio tempo.
Mi insulta.
E ho il ditirro di girare canale, di non comprare quel prodotto ma soprattutto HO IL DIRITTO DI DIRE ALLA DITTA PRODUTTRICHE CHE QUELLO SPOT FA SCHIFO!
Io sarei solo felice se al mio clinete tirassero nei denti gli spot schifosi che manda in onda (uno tremendo di Peugeot? Avete in mente quello della tipa sulla macchina del vecchiardo... lei si mangia la ciliegina, lui non vuole che lei sporchi il posacenere, sta per buttare il gandolino fuori dall'auto e il bellone sulla Peugeot lo raccoglie galantemente? Ecco. Quello è uno spot di merda!
Chiamate la PEugeot Italia, chiedete del direttore generale - o del respondsabile pubblicità- e ditegli di piantarla di trattarvi da coglioni. Che quello spot fa schifo!)

Avete il diritto di protestare. Fatelo.
Lo dico anche nel mio interesse.
Io non voglio fare spot brutti, ma spesso le indagini di mercato, la lettura banale che viene fatta dei test e le imposizioni del cliente generano brutta pubblicità.
la maggior parte dei creativi nelle agenzie è capace di fare bene il proprio lavoro (per carità... qualche cane c'è anche qui!)
ma spesso i messaggi sono viziati, rovinati, distrutti  dal committente.


Chiudo qui un commento che mi pare già lunghissimo.
ci sarebbe ancora tanto da dire, ma credo che sia un casino riuscire a farlo tutto in una volta.
Spero di aver fatto luce almeno un minimo su quello che è il mestiere della pubblicità.

Ah! Se volete vedere degli spot STRAORDINARI  esistono delle videocassette  con gli spot vincitori di CANNES (l'equivalente degli oscar nella nostra categoria) Io ne ho qualcuna.
Se volete ve la presto.

 Forse potete trovare qualcosa anche su www.adforum.com

Vado un po' di fretta... devo presentare dei radio oggi pomeriggio.
Un caro saluto a tutti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio Raul per avermi citata nel suo bellissimo pezzo sulla pubblicità, e già che ci sono approfitto per rispondere- almeno in parte- ai commenti che vedo qui sopra.</p>
<p>il termine &#8220;creativi&#8221; è utilizzato per lo più per indicare velocemente il &#8220;reparto&#8221; dell&#8217;agenzia.<br />
forse non tutti sanno che, di norma, una pubblicità è ideata da due persone: l&#8217;ART (diminutivo di art director) e il copy (diminutivo di copywriter).<br />
funzioniamo più o meno come le barzellette dei carabinieri: di solito uno legge e l&#8217;altro scrive. Da noi uno pensa all&#8217;immagine e l&#8217;altro ci scrive il titolo.<br />
il lavoro creativo si fa in coppia.<br />
Per velocità di identificazione- es, quando gli account ci passano un brief - veniamo &#8220;accorpati&#8221; sotto la definizione di creativi.</p>
<p>Se una persona mi chiede &#8220;se sono una creativa&#8221; la risposta è si, ma perché faccio parte del reparto  creativo (ossia degli art+copy). nel nostro ambiente viviamo questo definizione in modo estremamente &#8220;strumentale&#8221;. tutto qui.</p>
<p>Una cosa che trovo piuttosto ingenua negli interventi che ho letto e che ritrovo anche nel pezzo di Paoloni, è questa voglia di colpevolizzare i creativi .<br />
trovo che sia più onesto colpevolizzare la pubblicità.<br />
La tv è piena di brutti messaggi pubblicitari voluti dal cliente.<br />
Se volete vedere della bella pubblicità guardate nei cestini degli uffici.<br />
Il mio portfolio è fatto al 90% di comunicati che non sono mai usciti e che i miei clienti mi hanno tirato nei denti.<br />
Questo è un lavoro dove, se hai culo, su 100 cose che proponi ne escono 2.<br />
Il resto è solo un continuo sentirti dire &#8220;al cliente non piace, il clinete vuole il marchio grosso, il cliente vuole qualcosa di più facile&#8221;.<br />
E nella maggior parte dei casi &#8220;facile&#8221; vuol dire schifosamente banale.<br />
Io non voglio fare brutta pubblicità.<br />
Io mi sforzo di dare messaggi reali, su cose reali del prodotto, possibilmente facendo divertire le persone.<br />
Odio trattare gli utenti da stupidi.<br />
ne ho un enorme rispetto e credo molto nella capacità del pubblico di riconoscere e apprezzare bei messaggi.<br />
(una prova lampante? Lo spot di Peugeot 206 con l&#8217;indiano che sfascia la macchina vecchia per &#8220;modellarla&#8221; come una 206.<br />
E&#8217; uno spot che ha vinto il mezzo minuto d&#8217;oro, unica gara&#8221;pubblica&#8221; al di fuori dei soliti concorsi aperti solo al giudizio dei pubblicitari)</p>
<p>Quando creo (o penso) un messaggio tento sempre di essere chiara, divertente, di incuriosire. Di fare qualcosa di intelligente, insomma.<br />
Già che rompo le palle alla gente mentre legge il giornale o guarda la tv, trovo che sia un mio dovere almeno divertirli. O farli riflettere.<br />
Chi mi propone messagggi pubblicitari brutti spreca il mio tempo.<br />
Mi insulta.<br />
E ho il ditirro di girare canale, di non comprare quel prodotto ma soprattutto HO IL DIRITTO DI DIRE ALLA DITTA PRODUTTRICHE CHE QUELLO SPOT FA SCHIFO!<br />
Io sarei solo felice se al mio clinete tirassero nei denti gli spot schifosi che manda in onda (uno tremendo di Peugeot? Avete in mente quello della tipa sulla macchina del vecchiardo&#8230; lei si mangia la ciliegina, lui non vuole che lei sporchi il posacenere, sta per buttare il gandolino fuori dall&#8217;auto e il bellone sulla Peugeot lo raccoglie galantemente? Ecco. Quello è uno spot di merda!<br />
Chiamate la PEugeot Italia, chiedete del direttore generale - o del respondsabile pubblicità- e ditegli di piantarla di trattarvi da coglioni. Che quello spot fa schifo!)</p>
<p>Avete il diritto di protestare. Fatelo.<br />
Lo dico anche nel mio interesse.<br />
Io non voglio fare spot brutti, ma spesso le indagini di mercato, la lettura banale che viene fatta dei test e le imposizioni del cliente generano brutta pubblicità.<br />
la maggior parte dei creativi nelle agenzie è capace di fare bene il proprio lavoro (per carità&#8230; qualche cane c&#8217;è anche qui!)<br />
ma spesso i messaggi sono viziati, rovinati, distrutti  dal committente.</p>
<p>Chiudo qui un commento che mi pare già lunghissimo.<br />
ci sarebbe ancora tanto da dire, ma credo che sia un casino riuscire a farlo tutto in una volta.<br />
Spero di aver fatto luce almeno un minimo su quello che è il mestiere della pubblicità.</p>
<p>Ah! Se volete vedere degli spot STRAORDINARI  esistono delle videocassette  con gli spot vincitori di CANNES (l&#8217;equivalente degli oscar nella nostra categoria) Io ne ho qualcuna.<br />
Se volete ve la presto.</p>
<p> Forse potete trovare qualcosa anche su <a href="http://www.adforum.com" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.adforum.com');" rel="nofollow">http://www.adforum.com</a></p>
<p>Vado un po&#8217; di fretta&#8230; devo presentare dei radio oggi pomeriggio.<br />
Un caro saluto a tutti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: piero</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1431</link>
		<dc:creator>piero</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=206#comment-1431</guid>
		<description>Candida, ma li leggi gli articoli? (evidentemente no, se incolli in fine di commento scuse non richieste come "Perchè io mica l'ho letta questa sbrodolatura di Ràul, però se mi piazzi le parole in grassetto!").
Avessi letto il nutriente pezzo di Montanari, ti saresti accorto che Eco non "definisce", ma "riprende una vecchia definizione logico-retorica". Quanto all'uso parole in grassetto, si tratta di una semplicissima funzione grafica che diventa strumento di comunicazione delle parole scritte. Ma non bisognerebbe leggere solo quelle. Soprattutto se si vuol parlare poi di "superficiali a destra e a manca".

un saluto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Candida, ma li leggi gli articoli? (evidentemente no, se incolli in fine di commento scuse non richieste come &#8220;Perchè io mica l&#8217;ho letta questa sbrodolatura di Ràul, però se mi piazzi le parole in grassetto!&#8221;).<br />
Avessi letto il nutriente pezzo di Montanari, ti saresti accorto che Eco non &#8220;definisce&#8221;, ma &#8220;riprende una vecchia definizione logico-retorica&#8221;. Quanto all&#8217;uso parole in grassetto, si tratta di una semplicissima funzione grafica che diventa strumento di comunicazione delle parole scritte. Ma non bisognerebbe leggere solo quelle. Soprattutto se si vuol parlare poi di &#8220;superficiali a destra e a manca&#8221;.</p>
<p>un saluto</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: marco candida</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1432</link>
		<dc:creator>marco candida</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=206#comment-1432</guid>
		<description>No, sentite non voglio polemiche. Asino, non asino. Io volevo solo prendermela con Raul Montanari e ho preso un qualunque pretesto per dargli addosso. L'operazione mi sembra chiara. Perchè ce l'ho con Raul Montanari in quanto  attacca Elio Paoloni che mi ha fornito la sostanza carmelobina e quindi è mio amico. (Non so se la cosa gli facci piacere; ma che gli facci o no è amico miò). Io dico questo, o scrittori d'italia: basta seghe, scrivete! Voi non siete proffessori universitari!!!!!!! Oh! E poi basta con questo agomentazionismo dilagante! Per oggi non mi metto più in mostra, ché faccio troppo bella figura! Domanda seria: è possibile copiare e incollare una propria fotografia in un post di commento. Comunque sul mio sito è possibile vedere il mio viso e anche il mio seducente corpo!!! (Questo lo dico magari a beneficio di Benedetta Centovalli)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>No, sentite non voglio polemiche. Asino, non asino. Io volevo solo prendermela con Raul Montanari e ho preso un qualunque pretesto per dargli addosso. L&#8217;operazione mi sembra chiara. Perchè ce l&#8217;ho con Raul Montanari in quanto  attacca Elio Paoloni che mi ha fornito la sostanza carmelobina e quindi è mio amico. (Non so se la cosa gli facci piacere; ma che gli facci o no è amico miò). Io dico questo, o scrittori d&#8217;italia: basta seghe, scrivete! Voi non siete proffessori universitari!!!!!!! Oh! E poi basta con questo agomentazionismo dilagante! Per oggi non mi metto più in mostra, ché faccio troppo bella figura! Domanda seria: è possibile copiare e incollare una propria fotografia in un post di commento. Comunque sul mio sito è possibile vedere il mio viso e anche il mio seducente corpo!!! (Questo lo dico magari a beneficio di Benedetta Centovalli)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: anna</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1433</link>
		<dc:creator>anna</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=206#comment-1433</guid>
		<description>all'"aumento dell’alienazione" credo faccia eco una perniciosa tentazione che ricorda quella di vendere "l'anima al diavolo". la seduzione è: ho io quello che fa per te. speri di far brillare il tuo pavimento camminandoci sopra? si può. vorresti guidare sulla sabbia, entrare in acqua, e metterti il mascara che non cola? si può. ti piacerebbe cucinare a distanza col telefonino che fa accendere il fornello di casa tua? si può. dinanzi all'evidenza di avere bisogni, il primo comndamento è crearne di nuovi. il secondo: indurre al meta-bisogno. il bisogno e il bisogno di assecondarlo. in maniera direttamente proprorzionale al benessere (più siete ricchi più i vostri bisognini aumentano, si raffinano, si fanno complessi e specifici. sempre più piccoli, sciccosi, di secondaterzaquarta necessità, ma sempre più insistenti, impellenti). e inversamente proporzionale al grado di appagamento (più sei povero e meno bisogni indotti ti puoi concedere. solo quelli elementari, di prima ncessità ma se mangi con mulino bianco, invece che col discount la tua famiglia sarà certo più felice). in tutti e due l'effetto è quello di una persistente, direi primitiva, insoddisfazione. di una tensione, e at-tenzione indotta, appunto, costante che paventa il raggiungimento dello stato desiderato, dell'ap-pagamento attraverso un semplice, facile rito: la compra-vendita. manifestare, placare le pulsioni, liberare e sanare frustrazioni, cercare la catarsi. 
la pubblicità, il marketing ci fanno oggetto di studi, analisi, sondaggi. cercano e forgiano chiavi per aprire le serrature della mente, dei sensi. e noi potremmo almeno provare a cambiarle. ogni tanto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>all&#8217;&#8221;aumento dell’alienazione&#8221; credo faccia eco una perniciosa tentazione che ricorda quella di vendere &#8220;l&#8217;anima al diavolo&#8221;. la seduzione è: ho io quello che fa per te. speri di far brillare il tuo pavimento camminandoci sopra? si può. vorresti guidare sulla sabbia, entrare in acqua, e metterti il mascara che non cola? si può. ti piacerebbe cucinare a distanza col telefonino che fa accendere il fornello di casa tua? si può. dinanzi all&#8217;evidenza di avere bisogni, il primo comndamento è crearne di nuovi. il secondo: indurre al meta-bisogno. il bisogno e il bisogno di assecondarlo. in maniera direttamente proprorzionale al benessere (più siete ricchi più i vostri bisognini aumentano, si raffinano, si fanno complessi e specifici. sempre più piccoli, sciccosi, di secondaterzaquarta necessità, ma sempre più insistenti, impellenti). e inversamente proporzionale al grado di appagamento (più sei povero e meno bisogni indotti ti puoi concedere. solo quelli elementari, di prima ncessità ma se mangi con mulino bianco, invece che col discount la tua famiglia sarà certo più felice). in tutti e due l&#8217;effetto è quello di una persistente, direi primitiva, insoddisfazione. di una tensione, e at-tenzione indotta, appunto, costante che paventa il raggiungimento dello stato desiderato, dell&#8217;ap-pagamento attraverso un semplice, facile rito: la compra-vendita. manifestare, placare le pulsioni, liberare e sanare frustrazioni, cercare la catarsi.<br />
la pubblicità, il marketing ci fanno oggetto di studi, analisi, sondaggi. cercano e forgiano chiavi per aprire le serrature della mente, dei sensi. e noi potremmo almeno provare a cambiarle. ogni tanto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Tiziano Scarpa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1434</link>
		<dc:creator>Tiziano Scarpa</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=206#comment-1434</guid>
		<description>Caro Marco Candida,
sono contento che è venuto fuori il vero dissenso. Per te tutte queste sono "seghe". Perfetto, adesso sappiamo come la pensi. L'unica cosa che conta, per te, è il romanzone.

Guarda che tra l'altro i romanzoni li scriviamo. Li abbiamo scritti e li stiamo scrivendo. Abbiamo così tanta energia, siamo così incontenibili che i libri non ci bastano, guarda un po', ci avanza pure da dire la nostra sulla società e il mondo senza uso di personaggi e trama... 

Raul ha conosciuto dall'interno, professionalmente, il mondo della pubblicità, e grazie a dio ce ne può parlare con una libertà e un'ariosità cognitivamente appassionanti che difficilmente si riscontra fra i professori universitari. Se tu pensi che il logos appartenga solo all'accademia universitaria, e gli scrittori sprechino tempo a mettere in piedi un'argomentazione... be', non invidio la tua vita di lettore fondamentalista, e mi faccio delle domande sulla tua idea di "scrittura": oltre ad avere appena dato a Raul un "calcio dell'asino", evidentemente ignori la produzione saggistica di Dostoevskij, Tolstoij, Baudelaire, Calvino... Ma se a te interessano solo le nostre opere letterarie d'invenzione (e ti ringrazio di cuore dell'interesse), leggiti quelle, ché più o meno sono tutte disponibili in libreria o in biblioteca. 

Un saluto affettuoso</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Marco Candida,<br />
sono contento che è venuto fuori il vero dissenso. Per te tutte queste sono &#8220;seghe&#8221;. Perfetto, adesso sappiamo come la pensi. L&#8217;unica cosa che conta, per te, è il romanzone.</p>
<p>Guarda che tra l&#8217;altro i romanzoni li scriviamo. Li abbiamo scritti e li stiamo scrivendo. Abbiamo così tanta energia, siamo così incontenibili che i libri non ci bastano, guarda un po&#8217;, ci avanza pure da dire la nostra sulla società e il mondo senza uso di personaggi e trama&#8230; </p>
<p>Raul ha conosciuto dall&#8217;interno, professionalmente, il mondo della pubblicità, e grazie a dio ce ne può parlare con una libertà e un&#8217;ariosità cognitivamente appassionanti che difficilmente si riscontra fra i professori universitari. Se tu pensi che il logos appartenga solo all&#8217;accademia universitaria, e gli scrittori sprechino tempo a mettere in piedi un&#8217;argomentazione&#8230; be&#8217;, non invidio la tua vita di lettore fondamentalista, e mi faccio delle domande sulla tua idea di &#8220;scrittura&#8221;: oltre ad avere appena dato a Raul un &#8220;calcio dell&#8217;asino&#8221;, evidentemente ignori la produzione saggistica di Dostoevskij, Tolstoij, Baudelaire, Calvino&#8230; Ma se a te interessano solo le nostre opere letterarie d&#8217;invenzione (e ti ringrazio di cuore dell&#8217;interesse), leggiti quelle, ché più o meno sono tutte disponibili in libreria o in biblioteca. </p>
<p>Un saluto affettuoso</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: valentina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1435</link>
		<dc:creator>valentina</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=206#comment-1435</guid>
		<description>caro marco candida, ecco un pessimo esempio di pubblicità.
hai appena dimostrato come non si lancia un messaggio pubblicitario.
stai parlando a degli scrittori (perché mi pare di capire che siano prevalentemente loro i tuoi bersagli, dunque il tuo target)
cominciamo
target :scrittori
Media : il blog
brief: rendere in qualche modo interessante- appetibile - la tua persona. Hai un blog privato e vuoi che la gente venga a leggerlo.


Sviluppo dell'idea : parti con degli insulti generici (offendi Raul, prendi le parti del tuo amico senza fregartene troppo di quelli che ci sono qui eche stanno tentando di comunicare e di scambiarsi informazioni e commenti interessanti) e pretendi che la gente si interessa a te.
Non motivi il target a fare uno sforzo per accettare il tuo invito/messaggio.
Non hai scelto gli argomenti giusti.
Non hai scelto neanche il tono giusto.


Se tu fossi uno spot pubblicitario stai tranquillo che avremmo già cambiato canale.


Non ti interessa la discussione? 
cambia post, vai su qualcosa che ritieni più interessante.
Vuoi fare pubblicità al tuo blog?
Trovati un'agenzia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro marco candida, ecco un pessimo esempio di pubblicità.<br />
hai appena dimostrato come non si lancia un messaggio pubblicitario.<br />
stai parlando a degli scrittori (perché mi pare di capire che siano prevalentemente loro i tuoi bersagli, dunque il tuo target)<br />
cominciamo<br />
target :scrittori<br />
Media : il blog<br />
brief: rendere in qualche modo interessante- appetibile - la tua persona. Hai un blog privato e vuoi che la gente venga a leggerlo.</p>
<p>Sviluppo dell&#8217;idea : parti con degli insulti generici (offendi Raul, prendi le parti del tuo amico senza fregartene troppo di quelli che ci sono qui eche stanno tentando di comunicare e di scambiarsi informazioni e commenti interessanti) e pretendi che la gente si interessa a te.<br />
Non motivi il target a fare uno sforzo per accettare il tuo invito/messaggio.<br />
Non hai scelto gli argomenti giusti.<br />
Non hai scelto neanche il tono giusto.</p>
<p>Se tu fossi uno spot pubblicitario stai tranquillo che avremmo già cambiato canale.</p>
<p>Non ti interessa la discussione?<br />
cambia post, vai su qualcosa che ritieni più interessante.<br />
Vuoi fare pubblicità al tuo blog?<br />
Trovati un&#8217;agenzia.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: valentina maran</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1436</link>
		<dc:creator>valentina maran</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=206#comment-1436</guid>
		<description>Per anna:
Un po' mi lascia in dubbio il tuo commento e soprattutto il finale:

"la pubblicità, il marketing ci fanno oggetto di studi, analisi, sondaggi. cercano e forgiano chiavi per aprire le serrature della mente, dei sensi. e noi potremmo almeno provare a cambiarle. ogni tanto."

Il marketing studia e analizza il mercato e gli utenti.
ok. E' un dato di fatto.
Ma che si possano forgiare le chiavi per aprire le menti... mio dio!

E' una cosa che ripeto da un secolo: se fossi davvero capace di convincere le persone a fare ciò che dico, col cavolo che me ne starei qui a vendere formaggini! A quest'ora sarei ricca!
Non possiamo convincere nessuno.
Un  buon prodotto si vende da solo.
Esempio: beltè. E' leader di mercato e fa una pubblicità di merda!
La gente lo sa, ma il prodotto è buono e lo compro indipendentemente dagli spot.
Le pubblicità del mulino bianco fanno schifo ma i tegolini sono buoni.

Esempio inverso: nike.
IO, valentina maran, copywriter, quando vedo alla Tv lo spot di Nike (il gioco della sedia, avete in mente? si ferma la musica e tutti si devono sedere- uno resta in piedi)- mi fermo e lo guardo.
Mi piace. vorrei fare io uno spot così.
Solo che poi le scarpe della nike non le compro perché mi sta sulle balle che sfruttino i bimbi del terzo mondo.

Nessuno ti può convincere a fare ciò che non vuoi.
I surgelati monodose sono nati perché in Italia è aumentato il numero di divorzi e dunque di single.
Se esiste davvero il telefonino che accende e spegne il forno mentre sono ancora in ufficio ben venga! Per me che esco di casa alle 6 del mattino per rientrare alle 10 di sera, una cosa del genere mi è utile.
E' superflua agli occhi di chi non è in target.

La maggior parte della pubblicità NON è rivolta a tutti.
prova ad analizzarla sotto questo punto di vista.

Altra cosa curiosa:forse non lo sapete ma non è possibile verificare se una pubblicità ha funzionato davvero.
Non ho mai modo di sapere  che risposta ho.
Non saprò mai se la gente davvero compra il prodotto perché è stato colpito dalla pubblicità o se sono entrati in gioco altri fattori  (esempio: esposizione sullo scaffale, prezzo, presenza della concorrenza, attrazione dovuta al packaging, fidelizzazione abituale al prodotto).

Sul provare a cambiare sono d'accordo. Insisto: Se non ti piace una pubblicità hai il diritto di protestare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per anna:<br />
Un po&#8217; mi lascia in dubbio il tuo commento e soprattutto il finale:</p>
<p>&#8220;la pubblicità, il marketing ci fanno oggetto di studi, analisi, sondaggi. cercano e forgiano chiavi per aprire le serrature della mente, dei sensi. e noi potremmo almeno provare a cambiarle. ogni tanto.&#8221;</p>
<p>Il marketing studia e analizza il mercato e gli utenti.<br />
ok. E&#8217; un dato di fatto.<br />
Ma che si possano forgiare le chiavi per aprire le menti&#8230; mio dio!</p>
<p>E&#8217; una cosa che ripeto da un secolo: se fossi davvero capace di convincere le persone a fare ciò che dico, col cavolo che me ne starei qui a vendere formaggini! A quest&#8217;ora sarei ricca!<br />
Non possiamo convincere nessuno.<br />
Un  buon prodotto si vende da solo.<br />
Esempio: beltè. E&#8217; leader di mercato e fa una pubblicità di merda!<br />
La gente lo sa, ma il prodotto è buono e lo compro indipendentemente dagli spot.<br />
Le pubblicità del mulino bianco fanno schifo ma i tegolini sono buoni.</p>
<p>Esempio inverso: nike.<br />
IO, valentina maran, copywriter, quando vedo alla Tv lo spot di Nike (il gioco della sedia, avete in mente? si ferma la musica e tutti si devono sedere- uno resta in piedi)- mi fermo e lo guardo.<br />
Mi piace. vorrei fare io uno spot così.<br />
Solo che poi le scarpe della nike non le compro perché mi sta sulle balle che sfruttino i bimbi del terzo mondo.</p>
<p>Nessuno ti può convincere a fare ciò che non vuoi.<br />
I surgelati monodose sono nati perché in Italia è aumentato il numero di divorzi e dunque di single.<br />
Se esiste davvero il telefonino che accende e spegne il forno mentre sono ancora in ufficio ben venga! Per me che esco di casa alle 6 del mattino per rientrare alle 10 di sera, una cosa del genere mi è utile.<br />
E&#8217; superflua agli occhi di chi non è in target.</p>
<p>La maggior parte della pubblicità NON è rivolta a tutti.<br />
prova ad analizzarla sotto questo punto di vista.</p>
<p>Altra cosa curiosa:forse non lo sapete ma non è possibile verificare se una pubblicità ha funzionato davvero.<br />
Non ho mai modo di sapere  che risposta ho.<br />
Non saprò mai se la gente davvero compra il prodotto perché è stato colpito dalla pubblicità o se sono entrati in gioco altri fattori  (esempio: esposizione sullo scaffale, prezzo, presenza della concorrenza, attrazione dovuta al packaging, fidelizzazione abituale al prodotto).</p>
<p>Sul provare a cambiare sono d&#8217;accordo. Insisto: Se non ti piace una pubblicità hai il diritto di protestare.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1437</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=206#comment-1437</guid>
		<description>Grazie a Raul per aver spiegato con chiarezza ed esaustività che cosa è, a grandi linee, la pubblicità. E grazie al contributo di un'addetta ai lavori in s.p.e. (servizio permanente effettivo) come Valentina Maran. Quello che dice nel suo ultimo intervento io, da profano, l'ho sempre pensato: un buon prodotto si vende da solo. Ma, mi chiedo e le chiedo, si può rivoltare la questione, e cioè: un cattivo prodotto può essere perlomeno "spinto" dalla pubblicità? Difficile, me ne rendo conto, definire anche con approssimazione cosa sia un cattivo prodotto. Le Nike non lo sono. Lo sono da un punto di vista, diciamo così, dell'implicazione morale; ma il prodotto in sè è ben fatto. Può esistere  un cattivo prodotto (in termini di qualità parecchio inferiore a quelli della concorrenza) che la pubblicità ha spinto al successo, diciamo così, "immeritatamente"? Sono domande, queste, che pongo all'attenzione di Valentina ma anche di tutti coloro che vorranno dare una risposta. Io, personalmente, non so proprio; me lo sto domandando, tra le altre cose da fare e da pensare, giustappunto da stamattina! Ricordo, a mò di esempio- l'unico che mi viene ora in mente- il Gran Biscotto Rovagnati: un prodotto uguale a tanti altri (così m'è parso al gusto) che la sponsorizzazione (cioè il logo umano Mike Bongiorno) ha fatto diventare famoso. Pare che le vendite siano cresciute esponenzialmente, nuovi stabilimenti, ecc. Un caso eclatante, credo, di come la pubblicità (o per meglio dire, forse, la sponsorizzazione del "logo umano")possa aprire nuovi mercati in maniera decisa e riscontrabile. In questo caso, dunque, mi pare che la pubblicità è servita ad aumentare, e non poco, le vendite. Al di là di questo caso credo abbastanza raro, Valentina dice una cosa, a un certo punto, semplice e intensa, che spiega un risvolto umano molto rilevante della sua professione: è impossibile verificare se il target è stato colpito dal messaggio, o meglio, quanto è stato colpito, con quali risultati. Ma io le chiedo: quando abbiamo a che fare con un prodotto assolutamente o solo parzialmente nuovo, non è possibile avere in qualche modo anche un abbozzo di riscontro da parte del pubblicitario sull'effetto che tale novità ha fatto sulle vendite? Grazie e a lei e a tutti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a Raul per aver spiegato con chiarezza ed esaustività che cosa è, a grandi linee, la pubblicità. E grazie al contributo di un&#8217;addetta ai lavori in s.p.e. (servizio permanente effettivo) come Valentina Maran. Quello che dice nel suo ultimo intervento io, da profano, l&#8217;ho sempre pensato: un buon prodotto si vende da solo. Ma, mi chiedo e le chiedo, si può rivoltare la questione, e cioè: un cattivo prodotto può essere perlomeno &#8220;spinto&#8221; dalla pubblicità? Difficile, me ne rendo conto, definire anche con approssimazione cosa sia un cattivo prodotto. Le Nike non lo sono. Lo sono da un punto di vista, diciamo così, dell&#8217;implicazione morale; ma il prodotto in sè è ben fatto. Può esistere  un cattivo prodotto (in termini di qualità parecchio inferiore a quelli della concorrenza) che la pubblicità ha spinto al successo, diciamo così, &#8220;immeritatamente&#8221;? Sono domande, queste, che pongo all&#8217;attenzione di Valentina ma anche di tutti coloro che vorranno dare una risposta. Io, personalmente, non so proprio; me lo sto domandando, tra le altre cose da fare e da pensare, giustappunto da stamattina! Ricordo, a mò di esempio- l&#8217;unico che mi viene ora in mente- il Gran Biscotto Rovagnati: un prodotto uguale a tanti altri (così m&#8217;è parso al gusto) che la sponsorizzazione (cioè il logo umano Mike Bongiorno) ha fatto diventare famoso. Pare che le vendite siano cresciute esponenzialmente, nuovi stabilimenti, ecc. Un caso eclatante, credo, di come la pubblicità (o per meglio dire, forse, la sponsorizzazione del &#8220;logo umano&#8221;)possa aprire nuovi mercati in maniera decisa e riscontrabile. In questo caso, dunque, mi pare che la pubblicità è servita ad aumentare, e non poco, le vendite. Al di là di questo caso credo abbastanza raro, Valentina dice una cosa, a un certo punto, semplice e intensa, che spiega un risvolto umano molto rilevante della sua professione: è impossibile verificare se il target è stato colpito dal messaggio, o meglio, quanto è stato colpito, con quali risultati. Ma io le chiedo: quando abbiamo a che fare con un prodotto assolutamente o solo parzialmente nuovo, non è possibile avere in qualche modo anche un abbozzo di riscontro da parte del pubblicitario sull&#8217;effetto che tale novità ha fatto sulle vendite? Grazie e a lei e a tutti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: anna</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1438</link>
		<dc:creator>anna</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=206#comment-1438</guid>
		<description>non è convincere le persone a fare ciò che si dice (che è autoritarismo, o dispotismo, e la democrazia insegna inaccettabile...) no la cosa è ben più sottile e complicata, mi pare. è indurre nelle persone bisogni effimeri, nuovi bisogni che cercano soddisfazioni e che ti inducono a credere che se invece che la varechina nel cesso ci butti un'altra specie di varechina che ha l'odore di lavanda e oltre a non puzzare come la varechina profuma pure, il tuo "bisogno di ambiente igienizzatoprofumato" è soddisfatto appieno. questo è un esempio banalissimo e nemmeno troppo esemplare. c'è poi il discorso che faceva montanari della proiezione. il prodotto non rappresenta più se stesso, o solo, ma un'identità. che la nike sfrutti i bambini e un'informazione successiva, acquisita a prescindere dal suo spot e dal messaggio che veicola: velocità, agilità, atleticità, comodità, eccettera. e il bisogno, il desiderio di queste caratteristiche fisiche, il fatto di spingerti a desiderare di avere queste caratteristiche e a farle passare come "uniche" non ha niente a che vedere con chi fa le scarpe.
sull'esempio del mulino bianco: d'accordo, a tal punto che io non vedo nessuna pubblicità dei tegolini, ma quella di altri prodotti che associno " gusto a leggerezza", "cioccolato a cereali zeropercento di grassi", insomma il piacere del palato al bisogno di rimanere in forma! (quando faranno i tegolini light torneranno pure loro!)

la verifica se funziona o no (la pubblicità)? ha importanza. evidentemente no. perché oggetto del lavoro, fine dell'esperimento creativo e promozionale non è il prodotto, ma il consumatore. che deve comprare, sentirsi spinto ad appagare il desiderio, l'esigenza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non è convincere le persone a fare ciò che si dice (che è autoritarismo, o dispotismo, e la democrazia insegna inaccettabile&#8230;) no la cosa è ben più sottile e complicata, mi pare. è indurre nelle persone bisogni effimeri, nuovi bisogni che cercano soddisfazioni e che ti inducono a credere che se invece che la varechina nel cesso ci butti un&#8217;altra specie di varechina che ha l&#8217;odore di lavanda e oltre a non puzzare come la varechina profuma pure, il tuo &#8220;bisogno di ambiente igienizzatoprofumato&#8221; è soddisfatto appieno. questo è un esempio banalissimo e nemmeno troppo esemplare. c&#8217;è poi il discorso che faceva montanari della proiezione. il prodotto non rappresenta più se stesso, o solo, ma un&#8217;identità. che la nike sfrutti i bambini e un&#8217;informazione successiva, acquisita a prescindere dal suo spot e dal messaggio che veicola: velocità, agilità, atleticità, comodità, eccettera. e il bisogno, il desiderio di queste caratteristiche fisiche, il fatto di spingerti a desiderare di avere queste caratteristiche e a farle passare come &#8220;uniche&#8221; non ha niente a che vedere con chi fa le scarpe.<br />
sull&#8217;esempio del mulino bianco: d&#8217;accordo, a tal punto che io non vedo nessuna pubblicità dei tegolini, ma quella di altri prodotti che associno &#8221; gusto a leggerezza&#8221;, &#8220;cioccolato a cereali zeropercento di grassi&#8221;, insomma il piacere del palato al bisogno di rimanere in forma! (quando faranno i tegolini light torneranno pure loro!)</p>
<p>la verifica se funziona o no (la pubblicità)? ha importanza. evidentemente no. perché oggetto del lavoro, fine dell&#8217;esperimento creativo e promozionale non è il prodotto, ma il consumatore. che deve comprare, sentirsi spinto ad appagare il desiderio, l&#8217;esigenza.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: anna</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1439</link>
		<dc:creator>anna</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>non è convincere le persone a fare ciò che si dice (che è autoritarismo, o dispotismo, e la democrazia insegna inaccettabile...) no la cosa è ben più sottile e complicata, mi pare. è indurre nelle persone bisogni effimeri, nuovi bisogni che cercano soddisfazioni e che ti inducono a credere che se invece che la varechina nel cesso ci butti un'altra specie di varechina che ha l'odore di lavanda e oltre a non puzzare come la varechina profuma pure, il tuo "bisogno di ambiente igienizzatoprofumato" è soddisfatto appieno. questo è un esempio banalissimo e nemmeno troppo esemplare. c'è poi il discorso che faceva montanari della proiezione. il prodotto non rappresenta più se stesso, o solo, ma un'identità. che la nike sfrutti i bambini e un'informazione successiva, acquisita a prescindere dal suo spot e dal messaggio che veicola: velocità, agilità, atleticità, comodità, eccettera. e il bisogno, il desiderio di queste caratteristiche fisiche, il fatto di spingerti a desiderare di avere queste caratteristiche e a farle passare come "uniche" non ha niente a che vedere con chi fa le scarpe.
sull'esempio del mulino bianco: d'accordo, a tal punto che io non vedo nessuna pubblicità dei tegolini, ma quella di altri prodotti che associno " gusto a leggerezza", "cioccolato a cereali zeropercento di grassi", insomma il piacere del palato al bisogno di rimanere in forma! (quando faranno i tegolini light torneranno pure loro!)

la verifica se funziona o no (la pubblicità)? ha importanza. evidentemente no. perché oggetto del lavoro, fine dell'esperimento creativo e promozionale non è il prodotto, ma il consumatore. che deve comprare, sentirsi spinto ad appagare il desiderio, l'esigenza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non è convincere le persone a fare ciò che si dice (che è autoritarismo, o dispotismo, e la democrazia insegna inaccettabile&#8230;) no la cosa è ben più sottile e complicata, mi pare. è indurre nelle persone bisogni effimeri, nuovi bisogni che cercano soddisfazioni e che ti inducono a credere che se invece che la varechina nel cesso ci butti un&#8217;altra specie di varechina che ha l&#8217;odore di lavanda e oltre a non puzzare come la varechina profuma pure, il tuo &#8220;bisogno di ambiente igienizzatoprofumato&#8221; è soddisfatto appieno. questo è un esempio banalissimo e nemmeno troppo esemplare. c&#8217;è poi il discorso che faceva montanari della proiezione. il prodotto non rappresenta più se stesso, o solo, ma un&#8217;identità. che la nike sfrutti i bambini e un&#8217;informazione successiva, acquisita a prescindere dal suo spot e dal messaggio che veicola: velocità, agilità, atleticità, comodità, eccettera. e il bisogno, il desiderio di queste caratteristiche fisiche, il fatto di spingerti a desiderare di avere queste caratteristiche e a farle passare come &#8220;uniche&#8221; non ha niente a che vedere con chi fa le scarpe.<br />
sull&#8217;esempio del mulino bianco: d&#8217;accordo, a tal punto che io non vedo nessuna pubblicità dei tegolini, ma quella di altri prodotti che associno &#8221; gusto a leggerezza&#8221;, &#8220;cioccolato a cereali zeropercento di grassi&#8221;, insomma il piacere del palato al bisogno di rimanere in forma! (quando faranno i tegolini light torneranno pure loro!)</p>
<p>la verifica se funziona o no (la pubblicità)? ha importanza. evidentemente no. perché oggetto del lavoro, fine dell&#8217;esperimento creativo e promozionale non è il prodotto, ma il consumatore. che deve comprare, sentirsi spinto ad appagare il desiderio, l&#8217;esigenza.</p>
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	</item>
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		<title>Di: marco candida</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1440</link>
		<dc:creator>marco candida</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=206#comment-1440</guid>
		<description>Eh lo so è un po' il mio problema: il narcisismo. Sto proprio facendo la classica figura di merda. Però mi piace. Non chiedetemi spiegazioni sul perchè ma mi piace. Però provocateur alla francese mi piace. Grazie. Voglio solo dire che il mio è stato un modo forse maldestro - e meno male! - di dire questo: basta con questo furore analitico. Con questo argomentazionismo - come lo chiamo. Valentina ha analizzato il mio intervento. Ne valeva la pena. No. Però questo furore di smontare tutto, di rendere tutto un meccanismo - persino una prosa epilettica come la mia, voluta così però... - ha preso il sopravvento. Ancora. Io ecco sono più per l'immediato ottocentesco. Tutto qua. Proposta: perchè Raul non posta un suo racconto così mi diverto un po' qui in ufficio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eh lo so è un po&#8217; il mio problema: il narcisismo. Sto proprio facendo la classica figura di merda. Però mi piace. Non chiedetemi spiegazioni sul perchè ma mi piace. Però provocateur alla francese mi piace. Grazie. Voglio solo dire che il mio è stato un modo forse maldestro - e meno male! - di dire questo: basta con questo furore analitico. Con questo argomentazionismo - come lo chiamo. Valentina ha analizzato il mio intervento. Ne valeva la pena. No. Però questo furore di smontare tutto, di rendere tutto un meccanismo - persino una prosa epilettica come la mia, voluta così però&#8230; - ha preso il sopravvento. Ancora. Io ecco sono più per l&#8217;immediato ottocentesco. Tutto qua. Proposta: perchè Raul non posta un suo racconto così mi diverto un po&#8217; qui in ufficio.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: anna</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1441</link>
		<dc:creator>anna</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>clic doppio probably. altro doppio post. ribadisco: sono un'imbranata. 
Valentina, grazie  per i dubbi e i commenti, prolifici.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>clic doppio probably. altro doppio post. ribadisco: sono un&#8217;imbranata.<br />
Valentina, grazie  per i dubbi e i commenti, prolifici.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1442</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=206#comment-1442</guid>
		<description>Prendo atto da quello che dice Valentina Maran della sua incapacità a fare una seria critica della pubblicità, del suo retroterra, del suo significato. Che senso ha dire più o meno: io cerco di fare della buona pubblicità. Mi sembra ovvio che c'è chi fa bene e chi fa male un dato mestiere o professione e il bene e il male lo fa volutamente o meno a seconda delle sue intenzioni, fini, mezzi e opportunità. Non è sotto esame la professionalità! Non è qui, in questa discussione che possiamo esaminarla, ma quando mi capita sotto mano una pubblicità. 
Mi aspettavo piuttosto la capacità di "vedere" cosa è la pubblicità! Trovo disastroso, oggi - e il problema non è solo dei pubblicitari, ma anche dei medici, architetti, preti, giudici, carabinieri (anche qui è ovvio che ci sono i buoni e i cattivi carabinieri, ma io voglio un carabiniere che fa il carabiniere e che mi parla del ruolo della carabina!!!) e di tante altre categorie professionali quante se ne possano immaginare - questa incapacità a mettere in discussione le fondamenta della propria arte, professione, disciplina, chiamatele come vi pare. Questa incapacità a sapere vivere serenamente (e la serenità la si vede e si sente dal modo in cui si sa criticare quello che si "fa" di sé)un conflitto tra quello che è giusto e quello che si fa! E naturalmente per evitare la dissonanza cognitiva, ci si crea alibi, ragionamenti, spiegazione sul bene di questo, il bene di quest'altro, sulla propria etica...oddio se si sente (quasi mai)dire a qualcuno: guardate che quello che faccio lo faccio perchè lo faccio ma è una merda e vi dico perchè! Cosa significa questo? Che non si può pensare di fare del Bene, di migliorare qualcosa, di esser-per-l'Uomo se non si è capaci di mettere in discussione seriamente quello che si sta facendo. Non si tratta di abolire la pubblicità, non si tratta di abolire la professione medica, non si tratta di abolire il diritto costituzionale, piuttosto si tratta di mettere in discussione profondamente ognuna di queste cose nelle sue fondamenta perchè le cose siano diversamente. 
Non è con i discorsi di valentina maran che si può pensare di migliorare il mondo della pubblicità o più propriamente il Mondo.
L'incapacità di mettere in discussione profondamente l'esser-di-qualcosa nasce da un a-priori: siamo nel migliore dei mondi possibili.
Io lo nego. Non si è più capaci di uscire da se stessi e guardarsi e guardare il mondo.
Non nutro grande fiducia di poter migliorare qualcosa quando non si è più in grado di mettere in discussione quello che io sto facendo (anche se posso pensare di farlo benissimo!!!)
Non si migliora granchè senza l'esercizio del guardare a cosa si fa di se stessi. Le giustificazioni sono la prova più palese della falsità che si recita a se stessi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Prendo atto da quello che dice Valentina Maran della sua incapacità a fare una seria critica della pubblicità, del suo retroterra, del suo significato. Che senso ha dire più o meno: io cerco di fare della buona pubblicità. Mi sembra ovvio che c&#8217;è chi fa bene e chi fa male un dato mestiere o professione e il bene e il male lo fa volutamente o meno a seconda delle sue intenzioni, fini, mezzi e opportunità. Non è sotto esame la professionalità! Non è qui, in questa discussione che possiamo esaminarla, ma quando mi capita sotto mano una pubblicità.<br />
Mi aspettavo piuttosto la capacità di &#8220;vedere&#8221; cosa è la pubblicità! Trovo disastroso, oggi - e il problema non è solo dei pubblicitari, ma anche dei medici, architetti, preti, giudici, carabinieri (anche qui è ovvio che ci sono i buoni e i cattivi carabinieri, ma io voglio un carabiniere che fa il carabiniere e che mi parla del ruolo della carabina!!!) e di tante altre categorie professionali quante se ne possano immaginare - questa incapacità a mettere in discussione le fondamenta della propria arte, professione, disciplina, chiamatele come vi pare. Questa incapacità a sapere vivere serenamente (e la serenità la si vede e si sente dal modo in cui si sa criticare quello che si &#8220;fa&#8221; di sé)un conflitto tra quello che è giusto e quello che si fa! E naturalmente per evitare la dissonanza cognitiva, ci si crea alibi, ragionamenti, spiegazione sul bene di questo, il bene di quest&#8217;altro, sulla propria etica&#8230;oddio se si sente (quasi mai)dire a qualcuno: guardate che quello che faccio lo faccio perchè lo faccio ma è una merda e vi dico perchè! Cosa significa questo? Che non si può pensare di fare del Bene, di migliorare qualcosa, di esser-per-l&#8217;Uomo se non si è capaci di mettere in discussione seriamente quello che si sta facendo. Non si tratta di abolire la pubblicità, non si tratta di abolire la professione medica, non si tratta di abolire il diritto costituzionale, piuttosto si tratta di mettere in discussione profondamente ognuna di queste cose nelle sue fondamenta perchè le cose siano diversamente.<br />
Non è con i discorsi di valentina maran che si può pensare di migliorare il mondo della pubblicità o più propriamente il Mondo.<br />
L&#8217;incapacità di mettere in discussione profondamente l&#8217;esser-di-qualcosa nasce da un a-priori: siamo nel migliore dei mondi possibili.<br />
Io lo nego. Non si è più capaci di uscire da se stessi e guardarsi e guardare il mondo.<br />
Non nutro grande fiducia di poter migliorare qualcosa quando non si è più in grado di mettere in discussione quello che io sto facendo (anche se posso pensare di farlo benissimo!!!)<br />
Non si migliora granchè senza l&#8217;esercizio del guardare a cosa si fa di se stessi. Le giustificazioni sono la prova più palese della falsità che si recita a se stessi.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: valentina maran</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1443</link>
		<dc:creator>valentina maran</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=206#comment-1443</guid>
		<description>Allora: un prodotto nuovo ha buone probabilità di essere venduto proprio perché nuovo.
incrementa tali possibilità se ha dei PLUS (delle caratteristiche in più o diverse) rispetto alla concorrenza.
Io non posso far leva su promesse finte.
Non posso far passare una cosa per quello che non è. Non posso dire che produco un detersivo che non inquina se non è assolutamente vero.
Esiste la IAP, l'istituto di autodisciplina pubblicitaria, che regolamenta, analizza, studia,  e soprattutto BLOCCA le campagne ingannevoli e che contengono messaggi dubbi.
N.B. spesso sono state bloccate degli spot molto belli utilizzando motivazioni più che discutibili.
ma nel dubbio l'istituto censura.
Una pubblicità non è soggetta solo a questo controllo (e se volete potete andare voi stessi sul sito e segnalare o controllare quali pubblicità sono state bloccate), ma si becca anche le bordate della concorrenza: il mio "nemico" ha tutto l'interesse a rompermi le uova nel paniere e a cercare il pelo nell'uovo di ogni singolo comunicato, perché se può bloccarmi, lo fa.
Ok? Non siete proprio disarmati e non siete proprio in balia di malefiche menti pronte a crearvi bisogni inesistenti.
Si creano prodotti per soddisfare richieste di mercato.
Seguono l'evolversi degli stili di vita.
riprendete l'esempio dei surgelati monodose: ovvio che posso anche scegliere di mettermi a spadellare e metterci i fatidici 45 minuti di media per cucinarmi un buon piatto da mangiare, ma una buona parte della popolazione NON HA IL TEMPO PER FARLO.
Sono s'accordo che sia più sano cucinare bene e comprare la verdura fresca dal contadino,  ma coi ritmi di oggi, obiettivamente, non ho il tempo di farlo.
E' una realtà tangibile. Vera.
Rispondo al problema /necessità/desiderio di una fetta di mercato che è andata delineandosi col tempo (sempre + divorzi=sempre più single  dunque cresce la richiesta di confezioni monodose- spesso sono persone che passano moltissimo tempo al lavoro dunque ho sempre meno tempo per cucinare).
concetto numero 2 non posso cerare il bisogno di "avere il cazzillo appeso la water per farlo profumare".
Ci sono persone che odiano gli odori del water.
Io produttore mi ingegno e produco il cazzillo.
mi sono scavato una nicchia di mercato. Perfetto.
Arriva il mio concorrente  e produce anche lui cazzilli da appendere nel water per profumarlo. Perfetto.
Per darmi contro deve produrre qualcosa di diverso (io li faccio alla fragola, lui alla menta).
Sono regole estremamente elementari del mercato, ma mi sembra che gli utenti, quando si mettono a parlare di pubblicità, tendano a far finta di non capire... non so.
nessuno mi obbliga a comprare il cazzillo, se sono una persona che odia gli odori del water ho la possibilità di scegliere tra il cazzillo alla fragola e quello alla menta.
Magari quello alla fragola ha pure una confezione che mi piace e ccompro quello.
i prodotti esistono perché il mercato ne fa richiesta.
Nessuno produce in massa cose che gli resteranno nei magazzini.
Sarebbe ridicolo.

Non siate così passivi.
nessuno vi sta obbligando.
siete semplicemente in mezzo a dei continui flussi di informazione, questo è vero.
Giornali, radio,tv, posta etc, sono supporti per comunicare e le ditte li usano.
E' questa la loro funzione.
E sono quelli che offrono maggiori contatti
(es. con lo spot tv spendo un tot di denaro ma sono sicuro che il mio comunicato raggiunge una larghissima parte del mio target perché - sembrerà ovvio- ma gli utenti della maggior parte di prodotti hanno una cosa in comune: sono raggiungibili dai media, soprattutto dalla tv.  Hanno ( o meglio: vedono) la tv. infatti non sono costretto ad avere necessariamente un giornale o la tv perché il messaggio mi arrivi.
Il giornale lo leggo anche al bar benchè io non l'abbia acquistato.
(piccola nota: la tv è pure meglio dei giornali perché posso raggiungere anche gli analfabeti. col giornale no)

Per quel che riguarda la possibilità di "spingere" un prodotto c'è una cosa da notare:
ogni prodotto delinea automaticamente il target.
Mi spiego: Peugeot 206.
Auto piccola. Design giovane. bagagliaio modesto. motore spinto. taglio dei fanali "felino" e aggressivo.
(sto facendo un elenco di doti oggettive  dell'auto).
Il target NON sono le famiglie (non ha un bagagliaio grande... non è così comoda per portarci i marmocchi... si, magari un padre di famiglia potrebbe prenderla ma... è più credibile che se la prenda un single)
Età dell'acquirente... a occhio dai 18 ai 35 anni circa (la linea, il design evoca uno "stile", un gusto corsaiolo. difficilmente si presta ai gusti di rappresentanza di un uomo d'affari)
carattere del prodotto... quando è uscita quest'auto era l'unica ad avere un taglio dei fanali così "cattivo".
Era giovane. piccola. voleva far concorrenza alla punto, alla golf (anche se non mi pare che sia dello stesso segmento, ma lo spirito era quella di andare contro ai "bravi ragazzi in carriera della golf"), sicuramente un pordotto più maschile che femminile.

Il prodotto (se è un buon prodotto) ha già in sè il 90% del suo carattere.
Io devo solo "finire di vestirlo": dare un segnale più preciso. un'identificazione più veloce.
da qui è nato il claim "enfant terrible".
Stile della comunicazione: fuori dalle righe.

secondo esempio: stiamo lavorando al lanciodella nuova 407, un macchinone abbastanza sportivo, importante, non male anche come design.
I grandi strateghi dell'internazionale ci forniscono questa strategia: "la rivoluzione dell'automobile".
Bene. E' una CAZZATA! Vi assicuro che la 407 non ha niente di rivoluzionario. il design, gli equipaggiamenti, i motori sono assolutamente nella norma.
Quest'auto sarà un flop.
Chi la comprerà lo farà solo perché spinto dalla bellezza oggettiva dell'auto (oddio... non è male, ma ci sono anche auto più belle).
la strategia è sbagliata, di conseguenza nonostante i nostri sforzi, le campagne che usciranno (purtroppo) saranno imprecise, spocchiose, overpromis (non so se si scrive così, ma so cosa significa: che promette più di quanto può. Non sto dicendo una bugia: sto vestendo l'auto di un alone di meraviglia che in realtà non ha. ma si vede! Gli spot non saranno altro che una metafora per parlare di quanto è diversa dalle altre. Ma basta guardarla per rendersi conto che non è vero!)
capito? stiamo lottando in agenzia per convincere il cliente a cambiare idea ma non c'è verso perché "i test hanno detto che quella è la cosa giusta".

Per quel che mi riguarda, quando mi arriverà sul tavolo la campagna internazionale da adattare all'italia farò il possibile perché sia il meno fastidiosa possibile per gli utenti.

Posso "vestire" il prodotto, fargli parlare la lingua delle persone alle quali è dedicato. Mandarlo sulla stessa lunghezza d'onda.
Io faccio comunicazione. devo parlare lo stesso linguaggio dell'utente, altrimenti non mi capisce!

ultimo aneddoto.
A me e al mio art è stato chiesto di fare una campagna per trenitalia.
Siamo due pendolari. abbiamo fatto un paio di proposte per divertenti che "scherzavano" un po' sul limite di un servizio offerto dai treni.
Era un annuncio onesto, simpatico, che ti metteva voglia di dire "ma sì,  non sono impeccabili, almeno lo riconoscono".
Trenitalia avrebbe guadagnato in immagine. 
Avrebbe guadagnato credibilità.
bene. Quell'annuncio è stato rifiutato.
ci hanno chiesto di elaborare un nuovo annuncio che buttasse fumo negli occhi e sorvolasse in modo eccessivo sui difetti dell'offerta.
Ci siamo rifiutati di farlo.
hanno passato il lavoro a degli altri.


Mi scuso per i commenti lunghissimi che posto, ma adoro questo lavoro e mi dispiace che la gente non capisca o pensi chissà cosa o addirittura si senta minacciata dalla pubbliicità. 
il mio è un invito sincero alla critica.
Non siate passivi.

volete farvi un paio di risate (amare)?
Andate sul sito www.forza-italia.it e leggete le tre opzioni che propongono nel sondaggio sull'Iraq.
Sono 3 frasi identiche.
Quella si che è costrizione vera di opinioni!

Saluti a tutti. Vale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Allora: un prodotto nuovo ha buone probabilità di essere venduto proprio perché nuovo.<br />
incrementa tali possibilità se ha dei PLUS (delle caratteristiche in più o diverse) rispetto alla concorrenza.<br />
Io non posso far leva su promesse finte.<br />
Non posso far passare una cosa per quello che non è. Non posso dire che produco un detersivo che non inquina se non è assolutamente vero.<br />
Esiste la IAP, l&#8217;istituto di autodisciplina pubblicitaria, che regolamenta, analizza, studia,  e soprattutto BLOCCA le campagne ingannevoli e che contengono messaggi dubbi.<br />
N.B. spesso sono state bloccate degli spot molto belli utilizzando motivazioni più che discutibili.<br />
ma nel dubbio l&#8217;istituto censura.<br />
Una pubblicità non è soggetta solo a questo controllo (e se volete potete andare voi stessi sul sito e segnalare o controllare quali pubblicità sono state bloccate), ma si becca anche le bordate della concorrenza: il mio &#8220;nemico&#8221; ha tutto l&#8217;interesse a rompermi le uova nel paniere e a cercare il pelo nell&#8217;uovo di ogni singolo comunicato, perché se può bloccarmi, lo fa.<br />
Ok? Non siete proprio disarmati e non siete proprio in balia di malefiche menti pronte a crearvi bisogni inesistenti.<br />
Si creano prodotti per soddisfare richieste di mercato.<br />
Seguono l&#8217;evolversi degli stili di vita.<br />
riprendete l&#8217;esempio dei surgelati monodose: ovvio che posso anche scegliere di mettermi a spadellare e metterci i fatidici 45 minuti di media per cucinarmi un buon piatto da mangiare, ma una buona parte della popolazione NON HA IL TEMPO PER FARLO.<br />
Sono s&#8217;accordo che sia più sano cucinare bene e comprare la verdura fresca dal contadino,  ma coi ritmi di oggi, obiettivamente, non ho il tempo di farlo.<br />
E&#8217; una realtà tangibile. Vera.<br />
Rispondo al problema /necessità/desiderio di una fetta di mercato che è andata delineandosi col tempo (sempre + divorzi=sempre più single  dunque cresce la richiesta di confezioni monodose- spesso sono persone che passano moltissimo tempo al lavoro dunque ho sempre meno tempo per cucinare).<br />
concetto numero 2 non posso cerare il bisogno di &#8220;avere il cazzillo appeso la water per farlo profumare&#8221;.<br />
Ci sono persone che odiano gli odori del water.<br />
Io produttore mi ingegno e produco il cazzillo.<br />
mi sono scavato una nicchia di mercato. Perfetto.<br />
Arriva il mio concorrente  e produce anche lui cazzilli da appendere nel water per profumarlo. Perfetto.<br />
Per darmi contro deve produrre qualcosa di diverso (io li faccio alla fragola, lui alla menta).<br />
Sono regole estremamente elementari del mercato, ma mi sembra che gli utenti, quando si mettono a parlare di pubblicità, tendano a far finta di non capire&#8230; non so.<br />
nessuno mi obbliga a comprare il cazzillo, se sono una persona che odia gli odori del water ho la possibilità di scegliere tra il cazzillo alla fragola e quello alla menta.<br />
Magari quello alla fragola ha pure una confezione che mi piace e ccompro quello.<br />
i prodotti esistono perché il mercato ne fa richiesta.<br />
Nessuno produce in massa cose che gli resteranno nei magazzini.<br />
Sarebbe ridicolo.</p>
<p>Non siate così passivi.<br />
nessuno vi sta obbligando.<br />
siete semplicemente in mezzo a dei continui flussi di informazione, questo è vero.<br />
Giornali, radio,tv, posta etc, sono supporti per comunicare e le ditte li usano.<br />
E&#8217; questa la loro funzione.<br />
E sono quelli che offrono maggiori contatti<br />
(es. con lo spot tv spendo un tot di denaro ma sono sicuro che il mio comunicato raggiunge una larghissima parte del mio target perché - sembrerà ovvio- ma gli utenti della maggior parte di prodotti hanno una cosa in comune: sono raggiungibili dai media, soprattutto dalla tv.  Hanno ( o meglio: vedono) la tv. infatti non sono costretto ad avere necessariamente un giornale o la tv perché il messaggio mi arrivi.<br />
Il giornale lo leggo anche al bar benchè io non l&#8217;abbia acquistato.<br />
(piccola nota: la tv è pure meglio dei giornali perché posso raggiungere anche gli analfabeti. col giornale no)</p>
<p>Per quel che riguarda la possibilità di &#8220;spingere&#8221; un prodotto c&#8217;è una cosa da notare:<br />
ogni prodotto delinea automaticamente il target.<br />
Mi spiego: Peugeot 206.<br />
Auto piccola. Design giovane. bagagliaio modesto. motore spinto. taglio dei fanali &#8220;felino&#8221; e aggressivo.<br />
(sto facendo un elenco di doti oggettive  dell&#8217;auto).<br />
Il target NON sono le famiglie (non ha un bagagliaio grande&#8230; non è così comoda per portarci i marmocchi&#8230; si, magari un padre di famiglia potrebbe prenderla ma&#8230; è più credibile che se la prenda un single)<br />
Età dell&#8217;acquirente&#8230; a occhio dai 18 ai 35 anni circa (la linea, il design evoca uno &#8220;stile&#8221;, un gusto corsaiolo. difficilmente si presta ai gusti di rappresentanza di un uomo d&#8217;affari)<br />
carattere del prodotto&#8230; quando è uscita quest&#8217;auto era l&#8217;unica ad avere un taglio dei fanali così &#8220;cattivo&#8221;.<br />
Era giovane. piccola. voleva far concorrenza alla punto, alla golf (anche se non mi pare che sia dello stesso segmento, ma lo spirito era quella di andare contro ai &#8220;bravi ragazzi in carriera della golf&#8221;), sicuramente un pordotto più maschile che femminile.</p>
<p>Il prodotto (se è un buon prodotto) ha già in sè il 90% del suo carattere.<br />
Io devo solo &#8220;finire di vestirlo&#8221;: dare un segnale più preciso. un&#8217;identificazione più veloce.<br />
da qui è nato il claim &#8220;enfant terrible&#8221;.<br />
Stile della comunicazione: fuori dalle righe.</p>
<p>secondo esempio: stiamo lavorando al lanciodella nuova 407, un macchinone abbastanza sportivo, importante, non male anche come design.<br />
I grandi strateghi dell&#8217;internazionale ci forniscono questa strategia: &#8220;la rivoluzione dell&#8217;automobile&#8221;.<br />
Bene. E&#8217; una CAZZATA! Vi assicuro che la 407 non ha niente di rivoluzionario. il design, gli equipaggiamenti, i motori sono assolutamente nella norma.<br />
Quest&#8217;auto sarà un flop.<br />
Chi la comprerà lo farà solo perché spinto dalla bellezza oggettiva dell&#8217;auto (oddio&#8230; non è male, ma ci sono anche auto più belle).<br />
la strategia è sbagliata, di conseguenza nonostante i nostri sforzi, le campagne che usciranno (purtroppo) saranno imprecise, spocchiose, overpromis (non so se si scrive così, ma so cosa significa: che promette più di quanto può. Non sto dicendo una bugia: sto vestendo l&#8217;auto di un alone di meraviglia che in realtà non ha. ma si vede! Gli spot non saranno altro che una metafora per parlare di quanto è diversa dalle altre. Ma basta guardarla per rendersi conto che non è vero!)<br />
capito? stiamo lottando in agenzia per convincere il cliente a cambiare idea ma non c&#8217;è verso perché &#8220;i test hanno detto che quella è la cosa giusta&#8221;.</p>
<p>Per quel che mi riguarda, quando mi arriverà sul tavolo la campagna internazionale da adattare all&#8217;italia farò il possibile perché sia il meno fastidiosa possibile per gli utenti.</p>
<p>Posso &#8220;vestire&#8221; il prodotto, fargli parlare la lingua delle persone alle quali è dedicato. Mandarlo sulla stessa lunghezza d&#8217;onda.<br />
Io faccio comunicazione. devo parlare lo stesso linguaggio dell&#8217;utente, altrimenti non mi capisce!</p>
<p>ultimo aneddoto.<br />
A me e al mio art è stato chiesto di fare una campagna per trenitalia.<br />
Siamo due pendolari. abbiamo fatto un paio di proposte per divertenti che &#8220;scherzavano&#8221; un po&#8217; sul limite di un servizio offerto dai treni.<br />
Era un annuncio onesto, simpatico, che ti metteva voglia di dire &#8220;ma sì,  non sono impeccabili, almeno lo riconoscono&#8221;.<br />
Trenitalia avrebbe guadagnato in immagine.<br />
Avrebbe guadagnato credibilità.<br />
bene. Quell&#8217;annuncio è stato rifiutato.<br />
ci hanno chiesto di elaborare un nuovo annuncio che buttasse fumo negli occhi e sorvolasse in modo eccessivo sui difetti dell&#8217;offerta.<br />
Ci siamo rifiutati di farlo.<br />
hanno passato il lavoro a degli altri.</p>
<p>Mi scuso per i commenti lunghissimi che posto, ma adoro questo lavoro e mi dispiace che la gente non capisca o pensi chissà cosa o addirittura si senta minacciata dalla pubbliicità.<br />
il mio è un invito sincero alla critica.<br />
Non siate passivi.</p>
<p>volete farvi un paio di risate (amare)?<br />
Andate sul sito <a href="http://www.forza-italia.it" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.forza-italia.it');" rel="nofollow">http://www.forza-italia.it</a> e leggete le tre opzioni che propongono nel sondaggio sull&#8217;Iraq.<br />
Sono 3 frasi identiche.<br />
Quella si che è costrizione vera di opinioni!</p>
<p>Saluti a tutti. Vale.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: marco candida</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1444</link>
		<dc:creator>marco candida</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=206#comment-1444</guid>
		<description>Ma non è vero che voglio rendere più appetibile la mia persona, Valentina! Non è così. Io voglio anzi rendermi inappetibile! Solo che la cosa non ti torna. Tu dici, inquinata tutta dai tuoi studi: ma come può essere umanamente possibile che uno non voglia rendersi desiderabile? E' questo che frega lo studioso. Applica un modulo di Stato, un modulo condiviso su un oggetto - in questo caso Marco Candida. Ma di fronte all'irrapresentabile, tu naufraghi. Questo voler ingabbiare, identificare tutto. E' questo che mi strippa. E' questo, santo cielo, che fa nascere i mostri, i diversi. E sarà sempre questo la mia battaglia. Perciò voglio rendermi intollerabile, ma io per primo. Se la rwaltà è incongrua che allora anche l'arte sia incongrua, irrespirabile! E' questo Tiziano il passaggio che ti sfugge per diventare un genio. Questo dobbiamo fare nel 2000! Ma sul mio blog svilupperò meglio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma non è vero che voglio rendere più appetibile la mia persona, Valentina! Non è così. Io voglio anzi rendermi inappetibile! Solo che la cosa non ti torna. Tu dici, inquinata tutta dai tuoi studi: ma come può essere umanamente possibile che uno non voglia rendersi desiderabile? E&#8217; questo che frega lo studioso. Applica un modulo di Stato, un modulo condiviso su un oggetto - in questo caso Marco Candida. Ma di fronte all&#8217;irrapresentabile, tu naufraghi. Questo voler ingabbiare, identificare tutto. E&#8217; questo che mi strippa. E&#8217; questo, santo cielo, che fa nascere i mostri, i diversi. E sarà sempre questo la mia battaglia. Perciò voglio rendermi intollerabile, ma io per primo. Se la rwaltà è incongrua che allora anche l&#8217;arte sia incongrua, irrespirabile! E&#8217; questo Tiziano il passaggio che ti sfugge per diventare un genio. Questo dobbiamo fare nel 2000! Ma sul mio blog svilupperò meglio.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: valentina maran</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1445</link>
		<dc:creator>valentina maran</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>gentile marco candida, per la seconda volta chiudi il tuo messaggio invitando gli utenti a venire a vedere il tuo blog.

Va bene. hai messo in vetrina il tuo prodotto.
Adesso, per favore, puoi postare commenti coerenti con quelli trattati qui?
Ti dispiace?
Probabilmente dirai "si, mi dispiace perchè io voglio essere fastidioso". tesoro, la tua non si chiama missione, si chiama problema psichico.
Stai mettendo te stesso in cima a tutto. Ci stai propinando la tua megalomania.
il tuo IO. Hai fatto qualcosa per meritarti tanta attenzione?  Per pretenderla? No.
Non è mettendosi a starnazzare, a insultare e a pestare i piedi che una persona si guadagna rispetto e diritto a ricevere attenzione.

Cordiali saluti.

(P.s. fammi una cortesia: scrivi "perché", con l'accento giusto. Visto che sei un uomo di lettere così dotto da fare il culo addirittura a Tiziano,  mi aspetto almeno che tu scriva in italiano corretto).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>gentile marco candida, per la seconda volta chiudi il tuo messaggio invitando gli utenti a venire a vedere il tuo blog.</p>
<p>Va bene. hai messo in vetrina il tuo prodotto.<br />
Adesso, per favore, puoi postare commenti coerenti con quelli trattati qui?<br />
Ti dispiace?<br />
Probabilmente dirai &#8220;si, mi dispiace perchè io voglio essere fastidioso&#8221;. tesoro, la tua non si chiama missione, si chiama problema psichico.<br />
Stai mettendo te stesso in cima a tutto. Ci stai propinando la tua megalomania.<br />
il tuo IO. Hai fatto qualcosa per meritarti tanta attenzione?  Per pretenderla? No.<br />
Non è mettendosi a starnazzare, a insultare e a pestare i piedi che una persona si guadagna rispetto e diritto a ricevere attenzione.</p>
<p>Cordiali saluti.</p>
<p>(P.s. fammi una cortesia: scrivi &#8220;perché&#8221;, con l&#8217;accento giusto. Visto che sei un uomo di lettere così dotto da fare il culo addirittura a Tiziano,  mi aspetto almeno che tu scriva in italiano corretto).</p>
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		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1446</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie davvero a Valentina Maran per le sue spiegazioni e i suoi aneddoti illuminanti. Ma non mettere tutti nello stesso blocco di "passivi", però. Io non lo sono, per esempio.
"Non siate passivi", un pò di deformazione professionale? (slogan).
Lo dico con simpatica ironia (spero).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie davvero a Valentina Maran per le sue spiegazioni e i suoi aneddoti illuminanti. Ma non mettere tutti nello stesso blocco di &#8220;passivi&#8221;, però. Io non lo sono, per esempio.<br />
&#8220;Non siate passivi&#8221;, un pò di deformazione professionale? (slogan).<br />
Lo dico con simpatica ironia (spero).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: marco candida</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1447</link>
		<dc:creator>marco candida</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=206#comment-1447</guid>
		<description>Va bene. Va bene.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Va bene. Va bene.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Fabio Ciofi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/19/on-advertising-2/#comment-1448</link>
		<dc:creator>Fabio Ciofi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Certo che al confronto di Valentina Maran Marco Candida fa la figura di un Nobel per la Letteratura, altro che Scarpa...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Certo che al confronto di Valentina Maran Marco Candida fa la figura di un Nobel per la Letteratura, altro che Scarpa&#8230;</p>
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