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	<title>Commenti a: Edificazione</title>
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	<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 10:10:06 +0000</pubDate>
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		<title>Di: anna</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/29/edificazione/#comment-1582</link>
		<dc:creator>anna</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>questo intervento mi pare "edificante". nessuna ironia, nell'affermazione. piuttosto l'impressione che quanto scritto abbia la forza di indurre a conoscere a fondo il linguaggio umano a valorizzarlo, rispettarlo in modo da fare della scrittura un atto sì libero, ma profondamente, eticamente consapevole.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>questo intervento mi pare &#8220;edificante&#8221;. nessuna ironia, nell&#8217;affermazione. piuttosto l&#8217;impressione che quanto scritto abbia la forza di indurre a conoscere a fondo il linguaggio umano a valorizzarlo, rispettarlo in modo da fare della scrittura un atto sì libero, ma profondamente, eticamente consapevole.</p>
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		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/29/edificazione/#comment-1583</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Mi sembra un testo ricco di contenuto ma anche parecchio confuso. La confusione non è cmq una cosa in linea di principio detestabile. Tuttavia mi sembra che Mozzi non manchi di venir meno in diverse occasioni a queste buone intenzioni. 
Ma, questo non dovrebbe fare gridare allo scandalo (ci riguarda un poco tutti), se è vero che non c'è corrispondenza perfetta tra le parole e il mondo (Mozzi: E così mi sono chiesto se potevo trovare l'edificazione proprio andando a scavarvi dentro, entrando quasi fisicamente dentro le parole. facendo cioè l'opposto di quello che richiedeva Santa Teresa, cioè: recidendo, tagliando il contatto tra le parole e il mondo). Tant'è che tra il dire e il fare si dice che ci sia il mare. E il mare è una figura (dei sogni) da indagare, come diceva Binswanger.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra un testo ricco di contenuto ma anche parecchio confuso. La confusione non è cmq una cosa in linea di principio detestabile. Tuttavia mi sembra che Mozzi non manchi di venir meno in diverse occasioni a queste buone intenzioni.<br />
Ma, questo non dovrebbe fare gridare allo scandalo (ci riguarda un poco tutti), se è vero che non c&#8217;è corrispondenza perfetta tra le parole e il mondo (Mozzi: E così mi sono chiesto se potevo trovare l&#8217;edificazione proprio andando a scavarvi dentro, entrando quasi fisicamente dentro le parole. facendo cioè l&#8217;opposto di quello che richiedeva Santa Teresa, cioè: recidendo, tagliando il contatto tra le parole e il mondo). Tant&#8217;è che tra il dire e il fare si dice che ci sia il mare. E il mare è una figura (dei sogni) da indagare, come diceva Binswanger.</p>
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		<title>Di: cletus a.a.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/29/edificazione/#comment-1584</link>
		<dc:creator>cletus a.a.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>nulla come l'etica e' cosi lontana dalla letteratura. Queste colorite espressioni, questo aggirarsi intorno a Dio, lui che, a giudicare come vanno le cose nel mondo che a creato, sembra distratto da qualche interminabile telefonata interurbana. Edificare, si, gli scrittori come muratori della parola, e i sensi, molteplici, di questa. Infiniti, come il vuoto, quello che sembra aleggiare intorno all'imbarazzo di una definizione. Edificare, certo, non celebrativo. Non mi sento migliore o peggiore di quando ho iniziato a scrivere, questo post, un tentato racconto, una tentata poesia. In cosa allora e' edificante scrivere ? Nella possibilita' di farsi comprendere, forse. Non so. Gia' fosse solo limitata a questo sarebbe una festa ogni volta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>nulla come l&#8217;etica e&#8217; cosi lontana dalla letteratura. Queste colorite espressioni, questo aggirarsi intorno a Dio, lui che, a giudicare come vanno le cose nel mondo che a creato, sembra distratto da qualche interminabile telefonata interurbana. Edificare, si, gli scrittori come muratori della parola, e i sensi, molteplici, di questa. Infiniti, come il vuoto, quello che sembra aleggiare intorno all&#8217;imbarazzo di una definizione. Edificare, certo, non celebrativo. Non mi sento migliore o peggiore di quando ho iniziato a scrivere, questo post, un tentato racconto, una tentata poesia. In cosa allora e&#8217; edificante scrivere ? Nella possibilita&#8217; di farsi comprendere, forse. Non so. Gia&#8217; fosse solo limitata a questo sarebbe una festa ogni volta.</p>
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		<title>Di: cletus a.a..</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/29/edificazione/#comment-1585</link>
		<dc:creator>cletus a.a..</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>a giudicare da quell'acca dimenticata, ho gia' una risposta : peggiore !    :-)</description>
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		<title>Di: giuliomozzi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/29/edificazione/#comment-1586</link>
		<dc:creator>giuliomozzi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Luminamenti, il pezzo è di Marco Franzoso, non mio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Luminamenti, il pezzo è di Marco Franzoso, non mio.</p>
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		<title>Di: anna untitled io</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/29/edificazione/#comment-1587</link>
		<dc:creator>anna untitled io</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=221#comment-1587</guid>
		<description>Mi risulta piuttosto difficile riflettere sul tema “letteratura e edificazione” a partire dal termine “edificante” (inteso come “parola dell'esempio magistrale”). Lo trovo fuorviante, pretestuoso e al limite volgare. “La parola è edificante quando fa di me che proprio qui e ora sto parlando, una persona. È la parola che ci rende individui. Per questo è edificante”, dice Franzoso. No, secondo me la parola può edificare certamente, e anzi l’edificazione è uno degli esiti più auspicabili che la parola possa avere, ma non edifica noi stessi: edifica altro. Crea, costruisce, fa esistere qualcos’altro. Se si limitasse a far esistere me, la sua funzione sarebbe ben poca cosa: costruisce invece qualcosa che si situa altrove rispetto a me, che è fatta di un’altra “materia” rispetto a me, e che permarrà (si spera) dopo di me. Per giunta può farlo in barba a qualsiasi etica – o almeno: a qualsiasi etica che sia estranea alla pratica stessa dell’edificare (e all’interno della pratica dell’edificare leggerei piuttosto una “logica”, non un’etica). Quindi non sono per niente d’accordo con Franzoso, e col suo usare il termine “edificante” in quella particolare accezione, e cioè caricandolo di significati catechistici. Oltretutto, da questo a dire che c’è un modo “buono” e uno “cattivo” di costruire il passo sarebbe breve. Sono architetto e scrivo anche, dunque la questione mi interessa e mi coinvolge particolarmente; inoltre ho firmato un paio di commenti nel blog di giuliomozzi col nome di “anna”, e volevo esprimere il mio dissenso dall’anna qui sotto, che non sono io.  Saluti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi risulta piuttosto difficile riflettere sul tema “letteratura e edificazione” a partire dal termine “edificante” (inteso come “parola dell&#8217;esempio magistrale”). Lo trovo fuorviante, pretestuoso e al limite volgare. “La parola è edificante quando fa di me che proprio qui e ora sto parlando, una persona. È la parola che ci rende individui. Per questo è edificante”, dice Franzoso. No, secondo me la parola può edificare certamente, e anzi l’edificazione è uno degli esiti più auspicabili che la parola possa avere, ma non edifica noi stessi: edifica altro. Crea, costruisce, fa esistere qualcos’altro. Se si limitasse a far esistere me, la sua funzione sarebbe ben poca cosa: costruisce invece qualcosa che si situa altrove rispetto a me, che è fatta di un’altra “materia” rispetto a me, e che permarrà (si spera) dopo di me. Per giunta può farlo in barba a qualsiasi etica – o almeno: a qualsiasi etica che sia estranea alla pratica stessa dell’edificare (e all’interno della pratica dell’edificare leggerei piuttosto una “logica”, non un’etica). Quindi non sono per niente d’accordo con Franzoso, e col suo usare il termine “edificante” in quella particolare accezione, e cioè caricandolo di significati catechistici. Oltretutto, da questo a dire che c’è un modo “buono” e uno “cattivo” di costruire il passo sarebbe breve. Sono architetto e scrivo anche, dunque la questione mi interessa e mi coinvolge particolarmente; inoltre ho firmato un paio di commenti nel blog di giuliomozzi col nome di “anna”, e volevo esprimere il mio dissenso dall’anna qui sotto, che non sono io.  Saluti.</p>
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		<title>Di: anna untitled io</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2003/11/29/edificazione/#comment-1588</link>
		<dc:creator>anna untitled io</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>volevo dire: dall'anna qui sopra...
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