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	<title>Commenti a: Quello che doveva fare Pantani</title>
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	<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 09:32:37 +0000</pubDate>
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		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2268</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Io ho capito principalmente, prioritariamente una cosa da questa triste vicenda Pandani. Ho ripensato al mio bambino interiore, alla voce interiore del passato,ho compiuto una regressione all'indietro e mi sono collocato nel tempo dell'adolescenza, nel tempo delle Ombre, e mi sono detto: quasi quasi mi metto a fare sport agonistico, sono ben dotato geneticamente e poi mi farò aiutare per meglio andare dalle pozioni magiche e vincerò e vincerò la mia stessa vita e potrò finalmente morire celebrato da tanti che mi piangeranno, che verranno ai miei funerali, si parlerà molto di me, per diversi giorni, dappertutto, anche chi non mi ha mai seguito prima non potrà fare a meno di trattenermi nel suo cuore per qualche giorno...in un mondo dove ognuno di noi è sempre più solo ma senza solitudine, in un mondo dove si deve valere perché essere equivale a niente, ecco in questo mondo dove mi sento immerso, morire così è finalmente essere considerato, è il mio riscatto sull'inutilità del mondo, perché perchè non dovrei doparmi, perché perché non dovrei drogarmi, perchè perché non dovrei vincere, perché perché dovrei evitare una morte giovane e misteriosa quando alla fine il mondo sarà ai miei piedi con fiori e lacrime, quando alla fine non morirò da solo e dimenticato dal mondo, quanti muoiono come Signori Nessuno, io no, io no, io morirò, voglio morire in grande compagnia, perché oggi quasi tutti muoiono soli, io no, io eviterò questo...mi farò valere...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io ho capito principalmente, prioritariamente una cosa da questa triste vicenda Pandani. Ho ripensato al mio bambino interiore, alla voce interiore del passato,ho compiuto una regressione all&#8217;indietro e mi sono collocato nel tempo dell&#8217;adolescenza, nel tempo delle Ombre, e mi sono detto: quasi quasi mi metto a fare sport agonistico, sono ben dotato geneticamente e poi mi farò aiutare per meglio andare dalle pozioni magiche e vincerò e vincerò la mia stessa vita e potrò finalmente morire celebrato da tanti che mi piangeranno, che verranno ai miei funerali, si parlerà molto di me, per diversi giorni, dappertutto, anche chi non mi ha mai seguito prima non potrà fare a meno di trattenermi nel suo cuore per qualche giorno&#8230;in un mondo dove ognuno di noi è sempre più solo ma senza solitudine, in un mondo dove si deve valere perché essere equivale a niente, ecco in questo mondo dove mi sento immerso, morire così è finalmente essere considerato, è il mio riscatto sull&#8217;inutilità del mondo, perché perchè non dovrei doparmi, perché perché non dovrei drogarmi, perchè perché non dovrei vincere, perché perché dovrei evitare una morte giovane e misteriosa quando alla fine il mondo sarà ai miei piedi con fiori e lacrime, quando alla fine non morirò da solo e dimenticato dal mondo, quanti muoiono come Signori Nessuno, io no, io no, io morirò, voglio morire in grande compagnia, perché oggi quasi tutti muoiono soli, io no, io eviterò questo&#8230;mi farò valere&#8230;</p>
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		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2269</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Franz,
ma che cazzo guardi in tivvù? Cannavò, Ferrara, Biscardi... goditi un bel pornazzo, c'è più moralità!
Luminamenti ha ragionissima. Anzi, quasi vien da dire che tutta la cricca retoricogiornalisticasportiva sta facendo istigazione al dopaggio e al suicidio. 
Lo sport non è sano, mettimocelo nella zucca. Dai tempi di Nerone.

ciao, piove, governo ladro, (ma questo dovevo scriverlo a Elio), Gianni</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Franz,<br />
ma che cazzo guardi in tivvù? Cannavò, Ferrara, Biscardi&#8230; goditi un bel pornazzo, c&#8217;è più moralità!<br />
Luminamenti ha ragionissima. Anzi, quasi vien da dire che tutta la cricca retoricogiornalisticasportiva sta facendo istigazione al dopaggio e al suicidio.<br />
Lo sport non è sano, mettimocelo nella zucca. Dai tempi di Nerone.</p>
<p>ciao, piove, governo ladro, (ma questo dovevo scriverlo a Elio), Gianni</p>
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	</item>
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		<title>Di: gabriella fuschini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2270</link>
		<dc:creator>gabriella fuschini</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ieri mattina durante la rassegna stampa di radio 3 è stato letto uno stralcio dell'editoriale di Feltri su Pantani. Oggi sono riuscita a procurarmi da un pz il quotidiano.
"Il mondo è pieno di Pantani
... Un tempo lo chiamavano esaurimento nervoso, ora hanno "inventato" un eufemismo politicamente corretto: depressione. Io lo definisco "cancro dell'anima" (o dell'animo, uguale). Non è diverso dal tumore. Se ne sta lì buono per anni. In parecchi casi non si sveglia mai. Ti lascia campare. In altri, all'improvviso tira su la testa e ti rode il cervello..." 
Ecco, è l'unico articolo in mezzo a decine scritti sul caso Pantani in cui non c'è retorica ma una riflessione amara e rispettosa dell'avvenimento.
Perché alla fine il risultato è lo stesso: il livello del cimitero appiattisce tutti alla medesima misera condizione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri mattina durante la rassegna stampa di radio 3 è stato letto uno stralcio dell&#8217;editoriale di Feltri su Pantani. Oggi sono riuscita a procurarmi da un pz il quotidiano.<br />
&#8220;Il mondo è pieno di Pantani<br />
&#8230; Un tempo lo chiamavano esaurimento nervoso, ora hanno &#8220;inventato&#8221; un eufemismo politicamente corretto: depressione. Io lo definisco &#8220;cancro dell&#8217;anima&#8221; (o dell&#8217;animo, uguale). Non è diverso dal tumore. Se ne sta lì buono per anni. In parecchi casi non si sveglia mai. Ti lascia campare. In altri, all&#8217;improvviso tira su la testa e ti rode il cervello&#8230;&#8221;<br />
Ecco, è l&#8217;unico articolo in mezzo a decine scritti sul caso Pantani in cui non c&#8217;è retorica ma una riflessione amara e rispettosa dell&#8217;avvenimento.<br />
Perché alla fine il risultato è lo stesso: il livello del cimitero appiattisce tutti alla medesima misera condizione.</p>
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	<item>
		<title>Di: Elio Paoloni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2271</link>
		<dc:creator>Elio Paoloni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ueh, Gabriella, stai accusando Franz di plagio? 

C'è un argomento Ciclismo nel forum Maltese, dal quale riciclo il mio commento (accontentati, Franz, in tuo onore ho rivisto la punteggiatura):

Mi spiace ammetterlo, ma questa volta i giudici non c’entrano. E manco i giornalisti. Nessuno, mai, ha goduto del rispetto, della comprensione, della pazienza e dei riguardi tributati a Pantani: fino all’altro giorno decine di persone, da un capo all’altro del mondo, hanno tentato di salvarlo. Il “lasciato solo” è la ricorrente cazzata di un mondo che non ammette la responsabilità individuale: il piagnisteo catto-comunista (che non c’entra niente col cattolicesimo, fondato sul libero arbitrio, e neanche col comunismo, che pretende un atto di consapevolezza personale, la scelta sartriana) cioè quel miscuglio di cascami del lassismo, dello statalismo e del peggior psicologismo. La reazione rabbiosa e infantile di chi vuole un colpevole ESTERNO. Lo stato, il capitalismo, la famiglia, il comune, i giornalisti, l’assemblea di condominio, i medici sportivi. L’uomo sarebbe perfetto: è questa cazzo di società che lo rovina. Beh, se qualche volta può sembrare proprio che sia così, non è il caso di Marco. 

Un po’ di chiarezza, per piacere: il doping, che ha ammazzato e sta ammazzando tanti campioni, con la morte di Pantani non c’entra niente. Risaliamo al primo atto della tragedia: quando viene allontanato dal giro, Pantani non solo non è accusato di doping, ma non viene neppure squalificato. Viene fermato dal medico perché certi valori (che a volte si elevano anche fisiologicamente) potrebbero costituire un rischio per la sua salute. Naturalmente Pantani si era fatto l’epo, come TUTTI. Ma per via dell’altitudine (e di un altalena eccessiva dei suoi valori, forse costituzionale) quel giorno, invece di essere appena sotto la soglia, come gli altri, era appena sopra. E il medico l’ha fermato. Merckx, che fu squalificato e svergognato, dopo un piantino scrollò le spalle e si rimise a divorare i colleghi. Pantani ha fatto tutto quello che di sbagliato di poteva fare. 
Era un grandissimo campione (partiva davanti, non si nascondeva dietro per rapinare dieci metri di sorpresa, e quando decideva di alzarsi sui pedali non si concentrava preoccupato sulle pedivelle, ma continuava a guardare gli altri in faccia, uno per uno, beffardo. Andava via come se la bici si fosse agganciata a un treno, senza badarci, guardando indietro non, come fanno i conigli, per paura di essere raggiunto, ma  per godersi appieno il vuoto, ghignando di soddisfazione, non di fatica. Chi fa queste cose, da una base di quasi - ah, quel quasi, quanto danno - perfetta parità chimica coi colleghi, lo fa perché ha le gambe, e il cuore - in tutti i sensi). 
Ma, nonostante l’impressione che ci aveva dato nel riprendersi dai gravissimi incidenti, non era un grand’uomo. 

C'è un Meridiano Zero sul ciclismo "oltre": Duri da morire di James Waddington. L'ha letto qualcuno?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ueh, Gabriella, stai accusando Franz di plagio? </p>
<p>C&#8217;è un argomento Ciclismo nel forum Maltese, dal quale riciclo il mio commento (accontentati, Franz, in tuo onore ho rivisto la punteggiatura):</p>
<p>Mi spiace ammetterlo, ma questa volta i giudici non c’entrano. E manco i giornalisti. Nessuno, mai, ha goduto del rispetto, della comprensione, della pazienza e dei riguardi tributati a Pantani: fino all’altro giorno decine di persone, da un capo all’altro del mondo, hanno tentato di salvarlo. Il “lasciato solo” è la ricorrente cazzata di un mondo che non ammette la responsabilità individuale: il piagnisteo catto-comunista (che non c’entra niente col cattolicesimo, fondato sul libero arbitrio, e neanche col comunismo, che pretende un atto di consapevolezza personale, la scelta sartriana) cioè quel miscuglio di cascami del lassismo, dello statalismo e del peggior psicologismo. La reazione rabbiosa e infantile di chi vuole un colpevole ESTERNO. Lo stato, il capitalismo, la famiglia, il comune, i giornalisti, l’assemblea di condominio, i medici sportivi. L’uomo sarebbe perfetto: è questa cazzo di società che lo rovina. Beh, se qualche volta può sembrare proprio che sia così, non è il caso di Marco. </p>
<p>Un po’ di chiarezza, per piacere: il doping, che ha ammazzato e sta ammazzando tanti campioni, con la morte di Pantani non c’entra niente. Risaliamo al primo atto della tragedia: quando viene allontanato dal giro, Pantani non solo non è accusato di doping, ma non viene neppure squalificato. Viene fermato dal medico perché certi valori (che a volte si elevano anche fisiologicamente) potrebbero costituire un rischio per la sua salute. Naturalmente Pantani si era fatto l’epo, come TUTTI. Ma per via dell’altitudine (e di un altalena eccessiva dei suoi valori, forse costituzionale) quel giorno, invece di essere appena sotto la soglia, come gli altri, era appena sopra. E il medico l’ha fermato. Merckx, che fu squalificato e svergognato, dopo un piantino scrollò le spalle e si rimise a divorare i colleghi. Pantani ha fatto tutto quello che di sbagliato di poteva fare.<br />
Era un grandissimo campione (partiva davanti, non si nascondeva dietro per rapinare dieci metri di sorpresa, e quando decideva di alzarsi sui pedali non si concentrava preoccupato sulle pedivelle, ma continuava a guardare gli altri in faccia, uno per uno, beffardo. Andava via come se la bici si fosse agganciata a un treno, senza badarci, guardando indietro non, come fanno i conigli, per paura di essere raggiunto, ma  per godersi appieno il vuoto, ghignando di soddisfazione, non di fatica. Chi fa queste cose, da una base di quasi - ah, quel quasi, quanto danno - perfetta parità chimica coi colleghi, lo fa perché ha le gambe, e il cuore - in tutti i sensi).<br />
Ma, nonostante l’impressione che ci aveva dato nel riprendersi dai gravissimi incidenti, non era un grand’uomo. </p>
<p>C&#8217;è un Meridiano Zero sul ciclismo &#8220;oltre&#8221;: Duri da morire di James Waddington. L&#8217;ha letto qualcuno?</p>
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		<title>Di: Elio Paoloni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2272</link>
		<dc:creator>Elio Paoloni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Gianni, adoro questi tuoi commenti trasversali, apparentemente casuali, velatamente minacciosi, praticamente mafiosi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gianni, adoro questi tuoi commenti trasversali, apparentemente casuali, velatamente minacciosi, praticamente mafiosi.</p>
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		<title>Di: pizzos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2273</link>
		<dc:creator>pizzos</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Non so, provo. La depressione, se è malattia mentale - e non quello stato psichico che ciascuno di noi può aver provato almeno una volta nella vita che chiamerei meglio tristezza - deve essere curata da uno psichiatra (possibilmente con la psicoterapia, cioè senza farmaci). Detto questo, non riesco a non fare qualche pensiero cinico: Marco Pantani, da quando è stato scoperto positivo al doping, si è pianto addosso. Lo ricorderò più per questo che per le sue vittorie ciclistiche. Altri sportivi sono incappati nello stesso "incidente di percorso" e ne sono usciti diversamente... Accoppiato al piangersi addosso si trova un altro atteggiamento, solitamente: l'idea di superare gli altri con la furbizia. Il doping altro non è che questo. Come la raccomandazione per il posto di lavoro, la tangente nella gara di appalto, la corsia di emergenza dell'autostrada percorsa per arrivare prima. Dire che il doping è una pratica diffusa non giustifica, altrimenti non servirebbe a niente cercare di riportare un po' di giustizia laddove non ce ne sia. Dalla scoperta della positività al controllo anti-doping, lo sportivo si è avviato per una discesa pericolosa che è il piangersi addosso, che è anche quella mania di persecuzione che ci fa sorridere fino a che non si trasforma in tragedia (non si preoccupino i sostenitori del capo del governo, questi non si suiciderà mai). Che sia morto Pantani, mi dispiace, sinceramente. Come mi dispiace sinceramente quando muore un ragazzo della mia età. Tutto il resto è un parlarsi addosso, senza lacrime. Non rileggo, posto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non so, provo. La depressione, se è malattia mentale - e non quello stato psichico che ciascuno di noi può aver provato almeno una volta nella vita che chiamerei meglio tristezza - deve essere curata da uno psichiatra (possibilmente con la psicoterapia, cioè senza farmaci). Detto questo, non riesco a non fare qualche pensiero cinico: Marco Pantani, da quando è stato scoperto positivo al doping, si è pianto addosso. Lo ricorderò più per questo che per le sue vittorie ciclistiche. Altri sportivi sono incappati nello stesso &#8220;incidente di percorso&#8221; e ne sono usciti diversamente&#8230; Accoppiato al piangersi addosso si trova un altro atteggiamento, solitamente: l&#8217;idea di superare gli altri con la furbizia. Il doping altro non è che questo. Come la raccomandazione per il posto di lavoro, la tangente nella gara di appalto, la corsia di emergenza dell&#8217;autostrada percorsa per arrivare prima. Dire che il doping è una pratica diffusa non giustifica, altrimenti non servirebbe a niente cercare di riportare un po&#8217; di giustizia laddove non ce ne sia. Dalla scoperta della positività al controllo anti-doping, lo sportivo si è avviato per una discesa pericolosa che è il piangersi addosso, che è anche quella mania di persecuzione che ci fa sorridere fino a che non si trasforma in tragedia (non si preoccupino i sostenitori del capo del governo, questi non si suiciderà mai). Che sia morto Pantani, mi dispiace, sinceramente. Come mi dispiace sinceramente quando muore un ragazzo della mia età. Tutto il resto è un parlarsi addosso, senza lacrime. Non rileggo, posto.</p>
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	<item>
		<title>Di: franz</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2274</link>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Elio, Gianni è scampato dal'ultima retata antimafia, ma è questione di tempo. "Tiradritto" ha già fatto il suo nome...
Ma come fai a dire che il doping non c'entra nulla con la morte di Pantani? Concordo su tutto quello che hai detto, per il resto; l'ipocrisia di chi blatera che l'hanno lasciato solo (e lui, il blaterante, intanto dove cazzo era?...), le menate retoriche ecc. Ma il doping con quella morte c'entra. Come? Poco tempo fa un altro ciclista, spagnolo, tale Jimenez, è morto per abuso di cocaina. Era convenientemente dopato,e soffriva di depressione. Non so quando, comunque non tanto tempo fa, Manuel Ocana, ex grimpeur spagnolo (corse a cavallo degli anni 70/80)soffriva di brutto di depressione. Risultato: si spara una revolverata alla testa. Tu mi dirai: e allora? Era depresso come un qualsiasi ex pescecane della new economy dopo il tracollo. Ma il fatto è che i ciclisti, come hai detto anche tu, sono TUTTI fatti come cucuzze, nessuno escluso ex e in s.p.e.. Dunque è chiaro che il doping c'entra. L'epo può portare alla depressione, la depressione -se presa male - (gioco un pò con le parole)può portare all'uso di stupefacenti. Eccetera eccetera.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Elio, Gianni è scampato dal&#8217;ultima retata antimafia, ma è questione di tempo. &#8220;Tiradritto&#8221; ha già fatto il suo nome&#8230;<br />
Ma come fai a dire che il doping non c&#8217;entra nulla con la morte di Pantani? Concordo su tutto quello che hai detto, per il resto; l&#8217;ipocrisia di chi blatera che l&#8217;hanno lasciato solo (e lui, il blaterante, intanto dove cazzo era?&#8230;), le menate retoriche ecc. Ma il doping con quella morte c&#8217;entra. Come? Poco tempo fa un altro ciclista, spagnolo, tale Jimenez, è morto per abuso di cocaina. Era convenientemente dopato,e soffriva di depressione. Non so quando, comunque non tanto tempo fa, Manuel Ocana, ex grimpeur spagnolo (corse a cavallo degli anni 70/80)soffriva di brutto di depressione. Risultato: si spara una revolverata alla testa. Tu mi dirai: e allora? Era depresso come un qualsiasi ex pescecane della new economy dopo il tracollo. Ma il fatto è che i ciclisti, come hai detto anche tu, sono TUTTI fatti come cucuzze, nessuno escluso ex e in s.p.e.. Dunque è chiaro che il doping c&#8217;entra. L&#8217;epo può portare alla depressione, la depressione -se presa male - (gioco un pò con le parole)può portare all&#8217;uso di stupefacenti. Eccetera eccetera.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2275</link>
		<dc:creator>gianni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=303#comment-2275</guid>
		<description>Miinchia! Pure mafiuso sugno... Aspettatevi gente a casa.

Baciu li mani, Don Gianni</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Miinchia! Pure mafiuso sugno&#8230; Aspettatevi gente a casa.</p>
<p>Baciu li mani, Don Gianni</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Jacopo Guerriero</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2276</link>
		<dc:creator>Jacopo Guerriero</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Franz, grazie di aver scritto questo pezzo. Io un'idea su Pantani non ce l'ho. Lo sport - tranne il pugilato che pratico da dieci anni -mi ha sempre fatto schifo. Però, quando Pantani ha vinto il tour, ho piantato la sessione d'esami a metà, sono partito con un mio amico e sono andato a vederlo sugli Champs. Mi ricordo che si è fermato a salutarci insieme a Fontanelli e a Podenzana.. Sabato scprso  mi è dispiaciuto da morire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Franz, grazie di aver scritto questo pezzo. Io un&#8217;idea su Pantani non ce l&#8217;ho. Lo sport - tranne il pugilato che pratico da dieci anni -mi ha sempre fatto schifo. Però, quando Pantani ha vinto il tour, ho piantato la sessione d&#8217;esami a metà, sono partito con un mio amico e sono andato a vederlo sugli Champs. Mi ricordo che si è fermato a salutarci insieme a Fontanelli e a Podenzana.. Sabato scprso  mi è dispiaciuto da morire.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gabriella fuschini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2277</link>
		<dc:creator>gabriella fuschini</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Beh, Elio stai scherzando spero! Il pezzo di franz è bellissimo e io ho postato quelle righe di Feltri perché mi sembravano in piena sintonia con quanto detto da Franz. Feltri ha preso lo spunto dalla morte di Pantani per fare un  articolo garbato e amaro sulla depressione, allargato a tutti quelli che ne soffrono. Se avessi pensato a un plagio non avrei scritto nulla sul colonnino, l'avrei detto in separata sede a Franz!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, Elio stai scherzando spero! Il pezzo di franz è bellissimo e io ho postato quelle righe di Feltri perché mi sembravano in piena sintonia con quanto detto da Franz. Feltri ha preso lo spunto dalla morte di Pantani per fare un  articolo garbato e amaro sulla depressione, allargato a tutti quelli che ne soffrono. Se avessi pensato a un plagio non avrei scritto nulla sul colonnino, l&#8217;avrei detto in separata sede a Franz!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: vittorio sgarbi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2278</link>
		<dc:creator>vittorio sgarbi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=303#comment-2278</guid>
		<description>Di vittorio ce ne 1! capito? mettetevelo bene in testa, soprattutto quel signor paoloni!!!
TUTTI GLI ALTRI VOI COMPRESI SIETE SOLO DEI CULATTONI RACCOMANDATI!!!
culattoni RACCOMANDATI!!!
(SCUSATE IL MINUSCOLO ALL'ULTIMO CULATTONI!)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Di vittorio ce ne 1! capito? mettetevelo bene in testa, soprattutto quel signor paoloni!!!<br />
TUTTI GLI ALTRI VOI COMPRESI SIETE SOLO DEI CULATTONI RACCOMANDATI!!!<br />
culattoni RACCOMANDATI!!!<br />
(SCUSATE IL MINUSCOLO ALL&#8217;ULTIMO CULATTONI!)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: don giovanni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2279</link>
		<dc:creator>don giovanni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=303#comment-2279</guid>
		<description>l'unica cosa sensata da fare è fermare tutto. tutto lo sport. o quasi. il ciclismo per primo. poi il calcio. poi il nuoto. si riparte da zero. con lo zabaione nella borraccia. con il té caldo tra il primo e il secondo tempo. con le crisi di fame. col fiatone. coi polpacci che mordono. coi crampi. chi vince è il più bravo, non il più furbo...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>l&#8217;unica cosa sensata da fare è fermare tutto. tutto lo sport. o quasi. il ciclismo per primo. poi il calcio. poi il nuoto. si riparte da zero. con lo zabaione nella borraccia. con il té caldo tra il primo e il secondo tempo. con le crisi di fame. col fiatone. coi polpacci che mordono. coi crampi. chi vince è il più bravo, non il più furbo&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: un ex tennista</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2280</link>
		<dc:creator>un ex tennista</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=303#comment-2280</guid>
		<description>Sono un ex giocatore di tennis, sono stato un professionista negli anni settanta.Non dico il mio nome, probabilmente a molti di voi, forse a tutti, non dirà nulla, come maggiore impresa della mia vita sportiva sono arrivato a strappare una volta un set a Panatta, la mia posizione nella classifica nazionale non è mai andata al di là del quarantesimo posto. Però il tennis di un certo livello l'ho frequentato bene, anche fuori dal nostro paese. E posso testimoniarvi che in uno sporti individuale, se praticato a livello di agonismo esasperato come nel mio caso, già ai miei tempi ci si dopava eccome. Non era così per tutti, peromeno non nel nostro ambiente, ma diciamo l'ottanta per cento prendeva delle cose, e io facevo parte di questa maggiornza naturalmente silenziosa, e quanto silenziosa! Un silenzio di tomba! Prima di ogni partita mi sparavano in corpo delle belle punture di cui non sapevo nulla. Avevo vent'anni, volevo vincere, non ci riuscivo, ci riuscivo poco, mi facevo sparare altre punture, pasticche. Cos'è? chiedevo ogni tanto. I miei non sapevano niente, mia madre era felice di avere un figlio che ogni tanto compariva nei giornali sportivi, magari soltanto in mezzo a tanti altri nomi, in una classifica. Sognavo di imitare Panatta, Borg, McEnroe, Nastase. Arrivai a giocare contro Borg una volta,in un torneo. Era il Borg degli inizi, mi picchiò duramente , 6-1  6-1. Negli spogliatoi lo vidi accasciarsi: sembrava stesse male, mi avvicinai al grande campione, il grande campione mi fece un gesto quasi dispettoso, come per caciarmi via. Mi disse che aveva avuto un capogiro. Chiesi a gente dell'ambiente: ma non lo sai che quello è fatto di brutto?, mi risposero. Dopo quella partita con Borg, che avevo giocato come in trance, io un ragazzo di ventisei anni contro il numero uno del mondo, era emozionante soltanto strappargli un game, e gliene strappai due, non fui più lo stesso. Chiesi a destra e a manca, tutti mi ridevano pieni di sottintesi. Si fa ma non si dice. 
Una notte (vivevo ancora coi miei genitori, gente benestante, in una cittadina ligure)pieno di angoscia andai a svegliare mio padre e gli raccontai i miei patemi. Mio padre decise di parlarne con un suo amico chirurgo di una certa notorietà. Il medico amico di mio padre volle parlare con noi insieme, mi chiese di quelle punture, di quelle pasticche. Roba contro la fatica, gli dissi. Stimolanti, energizzanti. Li prendono tutti... Ma è droga?
Si, disse lui, ti hanno drogato per anni, fin da quando eri un ragazzino che cercava di farsi strada nei circoli della tua città. Mi fecero un check-up, e finchè il medico non disse che non avevo nulla ma che avrei dovuto smettere immediatamente con l'attività agonistica, io e la mia famiglia avemmo i sudori freddi. Mi ritirai a 27 anni, più o meno come Borg il grande campioneche avevo visto accasciarsi in uno spogliatoio straniero.
Decisi di non toccare più una racchetta in vita mia. Ma per mesi ebbi delle crisi. Mi spiegarono che erano crisi d'astinenza. Mi parlarono con nomi scientifici: quei nomi li ho impressi a fuoco nella mente, mi fanno compagnia da quegli anni, parliamo del 1977.
Ora ho 53 anni, mi sono sposato, ho avuto due figli, ma vivo nella paura che qualcosa possa capitare. Io dico solo una cosa: lo sport, tutto lo sport, sia quello individuale che quello di squadra, è marcio da troppo tempo. Pantani era vittima dell'ingranaggio e di sè stesso. L'unica cosa sarebbe non accettare. Se da ragazzino ti dicono di prendere certe cose tu non accettare. Io non parlavo mai coi miei, i miei non sospettavano nulla. Io me ne fregavo, pensavo solo a giocare,giocare era tutto, e poi c'erano i soldi (magari non molti ma per un ragazzino erano più che sufficienti) e dunque c'erano le ragazze che venivano cone te perchè eri bravo a giocare. C'erano tante cose false.Sono d'accordo con Don Giovanni: l'unica cosa sensata sarebbe fermare tutto. Ma non sarà così. Gli unici che potrebbero fare qualcosa per fermare questa folle corsa sono gli atleti. Ma gli atleti, come nel mio caso, sono quasi tutti stupidi, folli, ignoranti, irresponsabili.
Grazie per aver parlato di queste cose, sono un vostro lettore affezionato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono un ex giocatore di tennis, sono stato un professionista negli anni settanta.Non dico il mio nome, probabilmente a molti di voi, forse a tutti, non dirà nulla, come maggiore impresa della mia vita sportiva sono arrivato a strappare una volta un set a Panatta, la mia posizione nella classifica nazionale non è mai andata al di là del quarantesimo posto. Però il tennis di un certo livello l&#8217;ho frequentato bene, anche fuori dal nostro paese. E posso testimoniarvi che in uno sporti individuale, se praticato a livello di agonismo esasperato come nel mio caso, già ai miei tempi ci si dopava eccome. Non era così per tutti, peromeno non nel nostro ambiente, ma diciamo l&#8217;ottanta per cento prendeva delle cose, e io facevo parte di questa maggiornza naturalmente silenziosa, e quanto silenziosa! Un silenzio di tomba! Prima di ogni partita mi sparavano in corpo delle belle punture di cui non sapevo nulla. Avevo vent&#8217;anni, volevo vincere, non ci riuscivo, ci riuscivo poco, mi facevo sparare altre punture, pasticche. Cos&#8217;è? chiedevo ogni tanto. I miei non sapevano niente, mia madre era felice di avere un figlio che ogni tanto compariva nei giornali sportivi, magari soltanto in mezzo a tanti altri nomi, in una classifica. Sognavo di imitare Panatta, Borg, McEnroe, Nastase. Arrivai a giocare contro Borg una volta,in un torneo. Era il Borg degli inizi, mi picchiò duramente , 6-1  6-1. Negli spogliatoi lo vidi accasciarsi: sembrava stesse male, mi avvicinai al grande campione, il grande campione mi fece un gesto quasi dispettoso, come per caciarmi via. Mi disse che aveva avuto un capogiro. Chiesi a gente dell&#8217;ambiente: ma non lo sai che quello è fatto di brutto?, mi risposero. Dopo quella partita con Borg, che avevo giocato come in trance, io un ragazzo di ventisei anni contro il numero uno del mondo, era emozionante soltanto strappargli un game, e gliene strappai due, non fui più lo stesso. Chiesi a destra e a manca, tutti mi ridevano pieni di sottintesi. Si fa ma non si dice.<br />
Una notte (vivevo ancora coi miei genitori, gente benestante, in una cittadina ligure)pieno di angoscia andai a svegliare mio padre e gli raccontai i miei patemi. Mio padre decise di parlarne con un suo amico chirurgo di una certa notorietà. Il medico amico di mio padre volle parlare con noi insieme, mi chiese di quelle punture, di quelle pasticche. Roba contro la fatica, gli dissi. Stimolanti, energizzanti. Li prendono tutti&#8230; Ma è droga?<br />
Si, disse lui, ti hanno drogato per anni, fin da quando eri un ragazzino che cercava di farsi strada nei circoli della tua città. Mi fecero un check-up, e finchè il medico non disse che non avevo nulla ma che avrei dovuto smettere immediatamente con l&#8217;attività agonistica, io e la mia famiglia avemmo i sudori freddi. Mi ritirai a 27 anni, più o meno come Borg il grande campioneche avevo visto accasciarsi in uno spogliatoio straniero.<br />
Decisi di non toccare più una racchetta in vita mia. Ma per mesi ebbi delle crisi. Mi spiegarono che erano crisi d&#8217;astinenza. Mi parlarono con nomi scientifici: quei nomi li ho impressi a fuoco nella mente, mi fanno compagnia da quegli anni, parliamo del 1977.<br />
Ora ho 53 anni, mi sono sposato, ho avuto due figli, ma vivo nella paura che qualcosa possa capitare. Io dico solo una cosa: lo sport, tutto lo sport, sia quello individuale che quello di squadra, è marcio da troppo tempo. Pantani era vittima dell&#8217;ingranaggio e di sè stesso. L&#8217;unica cosa sarebbe non accettare. Se da ragazzino ti dicono di prendere certe cose tu non accettare. Io non parlavo mai coi miei, i miei non sospettavano nulla. Io me ne fregavo, pensavo solo a giocare,giocare era tutto, e poi c&#8217;erano i soldi (magari non molti ma per un ragazzino erano più che sufficienti) e dunque c&#8217;erano le ragazze che venivano cone te perchè eri bravo a giocare. C&#8217;erano tante cose false.Sono d&#8217;accordo con Don Giovanni: l&#8217;unica cosa sensata sarebbe fermare tutto. Ma non sarà così. Gli unici che potrebbero fare qualcosa per fermare questa folle corsa sono gli atleti. Ma gli atleti, come nel mio caso, sono quasi tutti stupidi, folli, ignoranti, irresponsabili.<br />
Grazie per aver parlato di queste cose, sono un vostro lettore affezionato.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2281</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=303#comment-2281</guid>
		<description>Ecco un caso dove l'anonimato, il nickname, è d'obbligo. 
Trovo le parole dell' "ex tennista" di una tale profondità, maturità e consapevolezza che quasi ammutolisco. 
Grazie, grazie e ancora grazie.
Mi dispiace solo non poterti stringere la mano.
Da padre a padre: io ho una bimba di quasi 4 anni. Ogni sabato mattina ci divertiamo insieme al corso di nuoto. Le tue parole saranno per me un monito per il futuro.

ciao, Gianni</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco un caso dove l&#8217;anonimato, il nickname, è d&#8217;obbligo.<br />
Trovo le parole dell&#8217; &#8220;ex tennista&#8221; di una tale profondità, maturità e consapevolezza che quasi ammutolisco.<br />
Grazie, grazie e ancora grazie.<br />
Mi dispiace solo non poterti stringere la mano.<br />
Da padre a padre: io ho una bimba di quasi 4 anni. Ogni sabato mattina ci divertiamo insieme al corso di nuoto. Le tue parole saranno per me un monito per il futuro.</p>
<p>ciao, Gianni</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: un ex tennista</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2282</link>
		<dc:creator>un ex tennista</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=303#comment-2282</guid>
		<description>Ti ringrazio, Biondillo. Ho parlato col cuore di un ex atleta in mano. E' importantissimo che i genitori come te, genitori di figli che intendono distinguersi negli sport, vigilino sui loro figli. Mio padre non lo fece non tanto per ignoranza, quanto per eccesso di fiducia proprio nello sport. Noi lo sport in generale l'abbiamo messo sul piedistallo. Se ti raccontassi certi retroscena con campioni famosi come protagonisti, li si che ammutoliresti, e con te tante tante persone! Questo non vuole dire che bisogna precludere lo sport ai ragazzi. ma attenti, attenti bene, perchè è pieno di spacciatori, di gente che anche a bassissimo livello specula sulla vita altrui, per la performance. Io mi ricordo quando giocavo. A volte le partite duravano 3 - 4 ore, il tennis è uno sport massacrante, anaerobico, fatto di scatti brevi e recuperi ancora più brevi. E come nel ciclismo, devi rigiocare spesso il giorno dopo, e così per tutta la durata del torneo. Insomma mi ricordo che quando finiva la partita spesso al ritorno in albergo ero prostato dalla stanchezza, mi addormentavo all'istante senza neanche mangiare, dovevano svegliarmi per scendere a cena e a volte li mandavo al diavolo e mi facevo mandare i panini in camera, li sbranavo letteralmente e riprendevo a dormire come un sasso. Eravamo tutti con la bava alla bocca.
Noi lo sport lo abbiamo messo sul piedistallo. E questo grazie alla stampa sportiva, e per questo l'articolo qui sopra dice una verità importante sull'ipocrisia di certi commentatori come Cannavò, gente che spara i titoloni per vendere copie, gente che è COMPLICE degli spacciatori di doping, perchè fa dell'informazione dopata, niente di più niente di meno. Se tu mi spari un titolone su Pantani dicendo che è un eroe, poi quando Pantani si scopre che non è un eroe ma un campione che si droga come tutti gli altri, cosa fai? Gli dici di vuotare il sacco. ma come? Tu giornalista lo sapevi ma ti guardavi bene perchè quel Pantani campione drogato ti faceva comodo. E in più, ora che è morto, per stupida vanità vai a raccontare che glielo avevi detto di parlare. La sua parola contro il silenzio di un morto! Sono d'accordo con l'indignazone che traspare. E comunque l'importante è preservare i nostri ragazzi da queste cose. Al minimo sospetto intervenire. Curare i ragazzi, nel senso che vanno seguiti, i figli non sono giocattolini, orsacchiotti a nostra immagine e somiglianza. Se fai un figlio ti devi impegnare a seguirlo per tutta la vita. Io quando ho avuto il primo bimbo ho smesso di fare l'idiota. Ho deciso tra le altre cose di diventare un uomo fedele alla propria sposa, e non ho più cambiato, e lei mi ha ricambiato con amore.
C'è sempre spazio per cambiare. Tempo no purtroppo, tempo ce ne è poco, il tempo stringe e lo sport è finito da un pezzo.
Cari saluti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ti ringrazio, Biondillo. Ho parlato col cuore di un ex atleta in mano. E&#8217; importantissimo che i genitori come te, genitori di figli che intendono distinguersi negli sport, vigilino sui loro figli. Mio padre non lo fece non tanto per ignoranza, quanto per eccesso di fiducia proprio nello sport. Noi lo sport in generale l&#8217;abbiamo messo sul piedistallo. Se ti raccontassi certi retroscena con campioni famosi come protagonisti, li si che ammutoliresti, e con te tante tante persone! Questo non vuole dire che bisogna precludere lo sport ai ragazzi. ma attenti, attenti bene, perchè è pieno di spacciatori, di gente che anche a bassissimo livello specula sulla vita altrui, per la performance. Io mi ricordo quando giocavo. A volte le partite duravano 3 - 4 ore, il tennis è uno sport massacrante, anaerobico, fatto di scatti brevi e recuperi ancora più brevi. E come nel ciclismo, devi rigiocare spesso il giorno dopo, e così per tutta la durata del torneo. Insomma mi ricordo che quando finiva la partita spesso al ritorno in albergo ero prostato dalla stanchezza, mi addormentavo all&#8217;istante senza neanche mangiare, dovevano svegliarmi per scendere a cena e a volte li mandavo al diavolo e mi facevo mandare i panini in camera, li sbranavo letteralmente e riprendevo a dormire come un sasso. Eravamo tutti con la bava alla bocca.<br />
Noi lo sport lo abbiamo messo sul piedistallo. E questo grazie alla stampa sportiva, e per questo l&#8217;articolo qui sopra dice una verità importante sull&#8217;ipocrisia di certi commentatori come Cannavò, gente che spara i titoloni per vendere copie, gente che è COMPLICE degli spacciatori di doping, perchè fa dell&#8217;informazione dopata, niente di più niente di meno. Se tu mi spari un titolone su Pantani dicendo che è un eroe, poi quando Pantani si scopre che non è un eroe ma un campione che si droga come tutti gli altri, cosa fai? Gli dici di vuotare il sacco. ma come? Tu giornalista lo sapevi ma ti guardavi bene perchè quel Pantani campione drogato ti faceva comodo. E in più, ora che è morto, per stupida vanità vai a raccontare che glielo avevi detto di parlare. La sua parola contro il silenzio di un morto! Sono d&#8217;accordo con l&#8217;indignazone che traspare. E comunque l&#8217;importante è preservare i nostri ragazzi da queste cose. Al minimo sospetto intervenire. Curare i ragazzi, nel senso che vanno seguiti, i figli non sono giocattolini, orsacchiotti a nostra immagine e somiglianza. Se fai un figlio ti devi impegnare a seguirlo per tutta la vita. Io quando ho avuto il primo bimbo ho smesso di fare l&#8217;idiota. Ho deciso tra le altre cose di diventare un uomo fedele alla propria sposa, e non ho più cambiato, e lei mi ha ricambiato con amore.<br />
C&#8217;è sempre spazio per cambiare. Tempo no purtroppo, tempo ce ne è poco, il tempo stringe e lo sport è finito da un pezzo.<br />
Cari saluti</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: mamma marcia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2283</link>
		<dc:creator>mamma marcia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>vogliamo parlare di marazzina, di quante squadre ha cambiato in due anni? e del motivo per cui ogni volta è stato scaricato? faccio il nome di marazzina, ma potrei farne tanti altri di nomi. ma li sapete già. o forse fate finta di non saperli...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>vogliamo parlare di marazzina, di quante squadre ha cambiato in due anni? e del motivo per cui ogni volta è stato scaricato? faccio il nome di marazzina, ma potrei farne tanti altri di nomi. ma li sapete già. o forse fate finta di non saperli&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: cletus a.a..</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2284</link>
		<dc:creator>cletus a.a..</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>al tempo. quella trasmissione ho avuto la ventura di vederla anche io (ne ho postato qualche nota anche). Dell'Arti ha detto un'altra cosa: ha detto che proprio la visibilita' (l'autorevolezza ?!) di Pantani avrebbe potuto avere quell'effetto mediatico di colossale denuncia. Il fatto che citasse Cannavo' mi e' sembrato incidentale, tant'e' che poi Dell'Arti ha esteso una sua personale valutazione sulla "cultura" tradita dello sport. Il ricorrere alle droghe (cito a braccio) denuncia una resa. L'incapacita' di saper accettare la sconfitta, e quindi in ultima istanza di "tradire" lo spirito stesso dello sport. Una resa, appunto. Su questo sarebbe bene riflettere, piuttosto che giocare con le parole nel solito poligono per gli addetti ai lavori.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>al tempo. quella trasmissione ho avuto la ventura di vederla anche io (ne ho postato qualche nota anche). Dell&#8217;Arti ha detto un&#8217;altra cosa: ha detto che proprio la visibilita&#8217; (l&#8217;autorevolezza ?!) di Pantani avrebbe potuto avere quell&#8217;effetto mediatico di colossale denuncia. Il fatto che citasse Cannavo&#8217; mi e&#8217; sembrato incidentale, tant&#8217;e&#8217; che poi Dell&#8217;Arti ha esteso una sua personale valutazione sulla &#8220;cultura&#8221; tradita dello sport. Il ricorrere alle droghe (cito a braccio) denuncia una resa. L&#8217;incapacita&#8217; di saper accettare la sconfitta, e quindi in ultima istanza di &#8220;tradire&#8221; lo spirito stesso dello sport. Una resa, appunto. Su questo sarebbe bene riflettere, piuttosto che giocare con le parole nel solito poligono per gli addetti ai lavori.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: franz</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2285</link>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Il richiamo a Cannavò non era affatto incidentale. Anche perchè lo stesso Cannavò aveva detto - magari con minor finezza dialettica - che proprio dal pulpito così alto di un Pantani certe cose dette possono avere valore.
Buono per i merli, come direbbe Holden Caulfield!
Siamo sempre lì, caro Cletus: come davvero modestamente ho scritto io, è facile parlare! Poi mi devi spiegare (se vuoi, per carità)cosa significa "incapacità di accettare la sconfitta" nello sport. Già, perchè a me questa bella frase sembra una stupenda contraddizione in termini, una frase che per chi ha fatto sport non per scherzo (e io l'ho praticato da ragazzo a un livello abbastanza decente)suona come una piccola (o grande) presa per i fondelli. Ma come? Io che mi faccio un culo così con gli allenamenti, che magari mi faccio le flebo e quant'altro, che invece che andare a fighe me ne sto in albergo in compagnia del massaggiatore, che mangio regolato e tutto quanto, devo essere anche capace di accettare la sconfitta? Ma in che meraviglioso mondo dei balocchi vivete tu il Dott. Dell'Arti e il Dott. Cannavò? Da quando in quà uno sportivo degno di questo nome (dilettanti allo sbaraglio compresi) accetta la sconfitta a PRIORI? La sconfitta è giusto accettarla dopo, non PRIMA. Prima ci si fa in quattro per vincere, perchè nello sport - checchè ne abbia detto quel povero illuso di De Coubertin- l'importante è vincere. La sconfitta è il risultato di una tua incapacità a vincere, ecco cos'è. 
Lo spirito tradito dello sport di cui parlava Dell'Arti senza sapere di che cazzo stava parlando, va bene per la partitella in parrocchia, credi a me.
Un caro saluto.
P.s.
Ci sarebbe davvero da riflettere su quanto ha scritto l'anonimo ex tennista qui sopra.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il richiamo a Cannavò non era affatto incidentale. Anche perchè lo stesso Cannavò aveva detto - magari con minor finezza dialettica - che proprio dal pulpito così alto di un Pantani certe cose dette possono avere valore.<br />
Buono per i merli, come direbbe Holden Caulfield!<br />
Siamo sempre lì, caro Cletus: come davvero modestamente ho scritto io, è facile parlare! Poi mi devi spiegare (se vuoi, per carità)cosa significa &#8220;incapacità di accettare la sconfitta&#8221; nello sport. Già, perchè a me questa bella frase sembra una stupenda contraddizione in termini, una frase che per chi ha fatto sport non per scherzo (e io l&#8217;ho praticato da ragazzo a un livello abbastanza decente)suona come una piccola (o grande) presa per i fondelli. Ma come? Io che mi faccio un culo così con gli allenamenti, che magari mi faccio le flebo e quant&#8217;altro, che invece che andare a fighe me ne sto in albergo in compagnia del massaggiatore, che mangio regolato e tutto quanto, devo essere anche capace di accettare la sconfitta? Ma in che meraviglioso mondo dei balocchi vivete tu il Dott. Dell&#8217;Arti e il Dott. Cannavò? Da quando in quà uno sportivo degno di questo nome (dilettanti allo sbaraglio compresi) accetta la sconfitta a PRIORI? La sconfitta è giusto accettarla dopo, non PRIMA. Prima ci si fa in quattro per vincere, perchè nello sport - checchè ne abbia detto quel povero illuso di De Coubertin- l&#8217;importante è vincere. La sconfitta è il risultato di una tua incapacità a vincere, ecco cos&#8217;è.<br />
Lo spirito tradito dello sport di cui parlava Dell&#8217;Arti senza sapere di che cazzo stava parlando, va bene per la partitella in parrocchia, credi a me.<br />
Un caro saluto.<br />
P.s.<br />
Ci sarebbe davvero da riflettere su quanto ha scritto l&#8217;anonimo ex tennista qui sopra.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: cletus a.a..</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2286</link>
		<dc:creator>cletus a.a..</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=303#comment-2286</guid>
		<description>e' il ricorso ad "altro" da me (mezzi illeciti, doping e affini) questa e' la sconfitta. Il non saper affrontare la gara con i PROPRI MEZZI, ecco dove se ne sta bella rintanata la sconfitta. Del resto, non e' un caso che la morale imperante, e la tua ultima precisazione non se ne discosta, faccia del tutto per sottacerla.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>e&#8217; il ricorso ad &#8220;altro&#8221; da me (mezzi illeciti, doping e affini) questa e&#8217; la sconfitta. Il non saper affrontare la gara con i PROPRI MEZZI, ecco dove se ne sta bella rintanata la sconfitta. Del resto, non e&#8217; un caso che la morale imperante, e la tua ultima precisazione non se ne discosta, faccia del tutto per sottacerla.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2287</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=303#comment-2287</guid>
		<description>Franz ha ragione. E anche Cletus. Basta capire da dove si guarda.
Quello che è sempre stato lo sport, nella cultura umana, e quello che è ora , qui, in questa società è fondamentale per capirla appieno. Lo sport non è solo sport. Ha un ruolo simbolico (politico, sociale, economico, etc.) centrale, quasi paradgmatico. 
Mesi addietro (novembre) a partire da una poesia di Nove si sono lette sui post di NI cose importanti di Scarpa, Voltolini, Montanari. Lì si parlava di calcio, ma il senso è lo stesso.
Io dico, sottovoce: il bisogno di Eroi, la sostituzione della guerra combattuta a quella giocata, l'idea di Nazione che si coltiva sugli spalti sportivi (vi ricordate dove Arkan ha coltivato i suoi sgherri? Vi rammentate dove è cresciuta la Lega?), la retorica dela bandiera, la funzione di visibilità del politico, o dell'imprenditore, la POLITICA, la DESTRA che ha preso in mano lo sport nazionale 50 anni fa (ecco il vero monopolio politico. Che la SINISTRA si sia accontentata della CULTURA è roba da polli), il giro impressionante di affari, di denari, la stessa metamorfosi dei costumi, del vestirsi... insomma. Vi pare che tutto ciò possa reggersi con lo spirito (sacrosantissimo) voluto da Cletus?
Questo cosa vuol dire? Che non vedrò più una paertita della nazionale?
Ecco il bello. Non ostante ciò, continuerò a giore per un gol degli azzurri (gli azzurri, Forza italia, vi dice niente?). Lo "sport" (inteso questo da me descritto, non quello che "vorremmo") penetra nel nostro immaginario infantile, ci coccola, rendendoci schiavi. Si può cambiare partito ma non squadra del cuore (Solo Emilio Fede lo ha fatto, ma quello è un caso limite).  
Squadra del cuore. Eroi. Un uomo solo al comando. I nostri ragazzi. Il gioco maschio.
Ecco cosa ha capito a fondo, la destra, di Gramsci: il concetto di egemonia culturale. Applicata però dove noi non ce lo aspettavamo.

Scusate la confusione, vi scrivo mentre lavoro (parlo al telefono, etc.). non mi rileggo (chissà le cazzate).

ciao, Gianni</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Franz ha ragione. E anche Cletus. Basta capire da dove si guarda.<br />
Quello che è sempre stato lo sport, nella cultura umana, e quello che è ora , qui, in questa società è fondamentale per capirla appieno. Lo sport non è solo sport. Ha un ruolo simbolico (politico, sociale, economico, etc.) centrale, quasi paradgmatico.<br />
Mesi addietro (novembre) a partire da una poesia di Nove si sono lette sui post di NI cose importanti di Scarpa, Voltolini, Montanari. Lì si parlava di calcio, ma il senso è lo stesso.<br />
Io dico, sottovoce: il bisogno di Eroi, la sostituzione della guerra combattuta a quella giocata, l&#8217;idea di Nazione che si coltiva sugli spalti sportivi (vi ricordate dove Arkan ha coltivato i suoi sgherri? Vi rammentate dove è cresciuta la Lega?), la retorica dela bandiera, la funzione di visibilità del politico, o dell&#8217;imprenditore, la POLITICA, la DESTRA che ha preso in mano lo sport nazionale 50 anni fa (ecco il vero monopolio politico. Che la SINISTRA si sia accontentata della CULTURA è roba da polli), il giro impressionante di affari, di denari, la stessa metamorfosi dei costumi, del vestirsi&#8230; insomma. Vi pare che tutto ciò possa reggersi con lo spirito (sacrosantissimo) voluto da Cletus?<br />
Questo cosa vuol dire? Che non vedrò più una paertita della nazionale?<br />
Ecco il bello. Non ostante ciò, continuerò a giore per un gol degli azzurri (gli azzurri, Forza italia, vi dice niente?). Lo &#8220;sport&#8221; (inteso questo da me descritto, non quello che &#8220;vorremmo&#8221;) penetra nel nostro immaginario infantile, ci coccola, rendendoci schiavi. Si può cambiare partito ma non squadra del cuore (Solo Emilio Fede lo ha fatto, ma quello è un caso limite).<br />
Squadra del cuore. Eroi. Un uomo solo al comando. I nostri ragazzi. Il gioco maschio.<br />
Ecco cosa ha capito a fondo, la destra, di Gramsci: il concetto di egemonia culturale. Applicata però dove noi non ce lo aspettavamo.</p>
<p>Scusate la confusione, vi scrivo mentre lavoro (parlo al telefono, etc.). non mi rileggo (chissà le cazzate).</p>
<p>ciao, Gianni</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: franz</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2288</link>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=303#comment-2288</guid>
		<description>Cletus, questo è lapalissiano, perdonami. La sconfitta dello sport sta nell'uso di agenti esterni che non siano la bistecca, certo. Ma davvero pensi che la morale imperante (e anch'io) ci mettiamo a parlare della cultura della vittoria tutti allo stesso modo? Mah. Io vedo i giornali sportivi che prima mettono Pantani sull'altare delle sue eroiche imprese e poi stendono il "coccodrillo" con tanto di "ricordino" per noi posteri del morto:lui, il supergiornalista, glielo aveva detto! Eh!
Ma brutto figlio di puttana (non tu, per carità!...) perchè, allora, non hai cambiato la linea del tuo fottuto giornale?
Adesso che il "coro degli ignavi e dei vivi per modo di dire" si spande con le solite frasi di circostanze ci vieni a dire quello che quell'uomo doveva fare? Prima era un eroe con tanto di "bomba a orologeria" al cuore e ora è una vittima di sè stesso che non ha avuto il coraggio di fare il gran passo? Cazzo, è pieno di giornalisti cuor di leone, in giro! Basta fare la conta. A me non pare di aver sottaciuto nulla, Cletus, però mi posso sbagliare; posso dirti sul mio onore che comunque sono in buona fede. Ho solo detto in maniera veemente - e me ne scuso, ma sono fatto così, purtroppo - che lo sport agonistico punta alla vittoria con ogni mezzo. Questo da sempre. I mezzi per arrivarci si sono sofisticati, le performances sono sempre più alte, e le morti sempre più facili.
All'amico Gianni vorrei dire che lo sport è sempre stato usato per i suoi fini anche dalla sinistra. Non parliamo poi di quella "sinistra" sinistra U.R.S.S. e accoliti satelliti. I farabutti della Deutsche Demokratische Republik (poi, un giorno, chissà se i libri di storia spiegheranno il vero significato di quella parola, "demokratische"...) sono tuttora attivi nella Repubblica Popolare Cinese (credo si chiami ancora così). Emilio Fede è folclore di bassa lega. 
p.s.: quelli che diventano milanisti per opportunismo non sono neanche tifosi. Gli hooligans, al loro confronto, sono da proporre perla canonizzazione...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cletus, questo è lapalissiano, perdonami. La sconfitta dello sport sta nell&#8217;uso di agenti esterni che non siano la bistecca, certo. Ma davvero pensi che la morale imperante (e anch&#8217;io) ci mettiamo a parlare della cultura della vittoria tutti allo stesso modo? Mah. Io vedo i giornali sportivi che prima mettono Pantani sull&#8217;altare delle sue eroiche imprese e poi stendono il &#8220;coccodrillo&#8221; con tanto di &#8220;ricordino&#8221; per noi posteri del morto:lui, il supergiornalista, glielo aveva detto! Eh!<br />
Ma brutto figlio di puttana (non tu, per carità!&#8230;) perchè, allora, non hai cambiato la linea del tuo fottuto giornale?<br />
Adesso che il &#8220;coro degli ignavi e dei vivi per modo di dire&#8221; si spande con le solite frasi di circostanze ci vieni a dire quello che quell&#8217;uomo doveva fare? Prima era un eroe con tanto di &#8220;bomba a orologeria&#8221; al cuore e ora è una vittima di sè stesso che non ha avuto il coraggio di fare il gran passo? Cazzo, è pieno di giornalisti cuor di leone, in giro! Basta fare la conta. A me non pare di aver sottaciuto nulla, Cletus, però mi posso sbagliare; posso dirti sul mio onore che comunque sono in buona fede. Ho solo detto in maniera veemente - e me ne scuso, ma sono fatto così, purtroppo - che lo sport agonistico punta alla vittoria con ogni mezzo. Questo da sempre. I mezzi per arrivarci si sono sofisticati, le performances sono sempre più alte, e le morti sempre più facili.<br />
All&#8217;amico Gianni vorrei dire che lo sport è sempre stato usato per i suoi fini anche dalla sinistra. Non parliamo poi di quella &#8220;sinistra&#8221; sinistra U.R.S.S. e accoliti satelliti. I farabutti della Deutsche Demokratische Republik (poi, un giorno, chissà se i libri di storia spiegheranno il vero significato di quella parola, &#8220;demokratische&#8221;&#8230;) sono tuttora attivi nella Repubblica Popolare Cinese (credo si chiami ancora così). Emilio Fede è folclore di bassa lega.<br />
p.s.: quelli che diventano milanisti per opportunismo non sono neanche tifosi. Gli hooligans, al loro confronto, sono da proporre perla canonizzazione&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: don giovanni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2289</link>
		<dc:creator>don giovanni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=303#comment-2289</guid>
		<description>la depressione è un sintomo, maledizione, non una causa. è come la febbre. ancora si brancola nel buio riguardo a questo argomento. ancora si fraintende. pure tu, franz, che sei uno scrittore, parli a vanvera. cancro. malattia. ma che dici? si-n-to-mo. la depressione è un sintomo. conosci il significato di questa parola? 
il problema degli sportivi è che sono apsichici. non c'è psicologia nello sport. un calciatore si rompe una gamba ogni sei mesi e i dottori e i giornalisti e i tifosi pensano: che jella. un ciclista imbocca col suo fuoristrada una strada contromano, fa filotto con le aute parcheggiate, e l'indomani sul giornale, leggi: probabilmente era ubriaco.
un corridore di formula 1 si schianta con un elicottero nel giardino di suo padre, gli si stacca di netto una mano (una delle preziose mani con cui guidava la sua macchina), e tutti ripetono: c'era vento, l'elicottero ha perso il controllo.
siamo nel duemilaequattro è ancora la maggior parte delle persone di questo pianeta ignora che ci sia l'inconscio. conosce, sì, l'avverbio "incosciamente" e lo usa a profusione, ma non conosce l'inconscio.
capito? e stiamo qui a parlare di depressione, di male oscuro, che avrebbe ucciso pantani.
dite che è stata "sfortuna", "il caso", che è stato "un complotto", facciamo prima...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la depressione è un sintomo, maledizione, non una causa. è come la febbre. ancora si brancola nel buio riguardo a questo argomento. ancora si fraintende. pure tu, franz, che sei uno scrittore, parli a vanvera. cancro. malattia. ma che dici? si-n-to-mo. la depressione è un sintomo. conosci il significato di questa parola?<br />
il problema degli sportivi è che sono apsichici. non c&#8217;è psicologia nello sport. un calciatore si rompe una gamba ogni sei mesi e i dottori e i giornalisti e i tifosi pensano: che jella. un ciclista imbocca col suo fuoristrada una strada contromano, fa filotto con le aute parcheggiate, e l&#8217;indomani sul giornale, leggi: probabilmente era ubriaco.<br />
un corridore di formula 1 si schianta con un elicottero nel giardino di suo padre, gli si stacca di netto una mano (una delle preziose mani con cui guidava la sua macchina), e tutti ripetono: c&#8217;era vento, l&#8217;elicottero ha perso il controllo.<br />
siamo nel duemilaequattro è ancora la maggior parte delle persone di questo pianeta ignora che ci sia l&#8217;inconscio. conosce, sì, l&#8217;avverbio &#8220;incosciamente&#8221; e lo usa a profusione, ma non conosce l&#8217;inconscio.<br />
capito? e stiamo qui a parlare di depressione, di male oscuro, che avrebbe ucciso pantani.<br />
dite che è stata &#8220;sfortuna&#8221;, &#8220;il caso&#8221;, che è stato &#8220;un complotto&#8221;, facciamo prima&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Ibanez</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2290</link>
		<dc:creator>Ibanez</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=303#comment-2290</guid>
		<description>mamma marcia, fai i nomi please, fai i nomi! marazzina e poi? voglio sapere!
ciao.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mamma marcia, fai i nomi please, fai i nomi! marazzina e poi? voglio sapere!<br />
ciao.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2291</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ovviamente, Franz, io parlavo della nostra destra italica. Non che è di destra, in assoluto, USARE lo sport. 
Ma soprattutto, che lo sport è usato, qualunque sia il regime, in funzione di creazione di consenso. E di bisogno di "mito".

Don Giovanni: la questione della mancanza di "psicologia nello sport" non è roba da poco. Spiegati meglio, mi interessa. La depressione è un sintomo. Qual'è la causa? (vediamo se ho capito)

augh, gianni</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ovviamente, Franz, io parlavo della nostra destra italica. Non che è di destra, in assoluto, USARE lo sport.<br />
Ma soprattutto, che lo sport è usato, qualunque sia il regime, in funzione di creazione di consenso. E di bisogno di &#8220;mito&#8221;.</p>
<p>Don Giovanni: la questione della mancanza di &#8220;psicologia nello sport&#8221; non è roba da poco. Spiegati meglio, mi interessa. La depressione è un sintomo. Qual&#8217;è la causa? (vediamo se ho capito)</p>
<p>augh, gianni</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: franz</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/02/18/quello-che-doveva-fare-pantani/#comment-2292</link>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=303#comment-2292</guid>
		<description>Caro Don, il mio citare il cancro era un modo sintetico - ma certo, non tecnico- per spiegare come ti può fottere questa malattia, la depressione. Perchè, non mi dire che la depressione non è una malattia...
La depressione l'ho provata anch'io. C'è stato un periodo della mia vitaccia che prendevo antidepressivi, ansiolitici e sonniferi. E' durato poco, grazie a Dio. Per fortuna non mi ero messo a prendere cocktail: niente alcol, meno che meno droga: evidentemente volevo guarire. Da cosa? Da un sintomo?
No.
Da una malattia.
Per il resto hai ragione; per il pubblico, lo sportivo è una specie di macchina. Niente psiche. Ma no, che dico? Nemmeno per gli addetti ai lavori. Quello va a schiantarsi contro un palo e magari era una specie di suicidio, dico bene? Sono piene le strade di incidenti stradali causati dalla depressione. Hai fatto bene a rilevarlo.
La depressione è una malattia che spesso ha una storia lunga quanto la persona che ne soffre. Può darsi che Pantani abbia cominciato a morire molto presto, molto tempo fa.
Sempre a disposizione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Don, il mio citare il cancro era un modo sintetico - ma certo, non tecnico- per spiegare come ti può fottere questa malattia, la depressione. Perchè, non mi dire che la depressione non è una malattia&#8230;<br />
La depressione l&#8217;ho provata anch&#8217;io. C&#8217;è stato un periodo della mia vitaccia che prendevo antidepressivi, ansiolitici e sonniferi. E&#8217; durato poco, grazie a Dio. Per fortuna non mi ero messo a prendere cocktail: niente alcol, meno che meno droga: evidentemente volevo guarire. Da cosa? Da un sintomo?<br />
No.<br />
Da una malattia.<br />
Per il resto hai ragione; per il pubblico, lo sportivo è una specie di macchina. Niente psiche. Ma no, che dico? Nemmeno per gli addetti ai lavori. Quello va a schiantarsi contro un palo e magari era una specie di suicidio, dico bene? Sono piene le strade di incidenti stradali causati dalla depressione. Hai fatto bene a rilevarlo.<br />
La depressione è una malattia che spesso ha una storia lunga quanto la persona che ne soffre. Può darsi che Pantani abbia cominciato a morire molto presto, molto tempo fa.<br />
Sempre a disposizione.</p>
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