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	<title>Commenti a: Un discorso generico</title>
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	<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 08:30:22 +0000</pubDate>
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		<title>Di: V.M.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4415</link>
		<dc:creator>V.M.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>46 punti di domanda.</description>
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		<title>Di: Gianni Biondillo</title>
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		<dc:creator>Gianni Biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>davvero?

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		<title>Di: franz</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4417</link>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Gianni sei un grande! Andiamo a farci una birra?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gianni sei un grande! Andiamo a farci una birra?</p>
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		<title>Di: V.M.</title>
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		<dc:creator>V.M.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>47. Morto che parla. A parte gli scherzi: perchè ho l'impressione  che mettereste Agatha Christie nella narrativuccia pseudosentimentale? (48)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>47. Morto che parla. A parte gli scherzi: perchè ho l&#8217;impressione  che mettereste Agatha Christie nella narrativuccia pseudosentimentale? (48)</p>
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		<title>Di: gino tasca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4419</link>
		<dc:creator>gino tasca</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Sono così assolutamente d'accordo che - per metempsicosi o trasmissione del pensiero - usi più o meno gli stessi argomenti che io uso spesso polemizzando con vari amici quando si ostinano, ancora e ancora e ancora, a leggere qualsiasi testo in base a quello che vi sta scritto. Stop. Sembra una bestemmia in chiesa: mi si potrebbe obiettare: in base a cosa diavolo vuoi che lo si legga? E io risponderei: in base "a come viene scritto". E a come - soprattutto - la scrittura trasvaluta la "cosa" narrata. Dico "trasvaluta" e non lo dico a caso: è a Nietzsche che penso. E - figurativamente - ad un guanto che si rovesci. Detto altrimenti: che cosa fa di "Delitto e castigo" (un omicidio, un'inchiesta, le solite cose, no?) una scrittura non di genere (anche se Nabokov non sarebbe d'accordo: lui pensava che, in qualche modo, lo fosse anche se non usava il termine "genere" forse ancora non così in uso o importante: lui diceva che Dostoevskj scriveva "isterico" - cioè, non classico)? Perché dal "genere" bisogna in qualche modo uscire a non voler essere dei RobertiSilvestri der manifesto che del "genere" (ah, per non dire dei marchigiusti) hanno fatto il loro vessillo. Un filmmaker(s) (tiè alla Crusca) che nasca nel "genere", resterà nel "genere" se non lo traslittera - dico così se "trasvaluta" dà troppo l'idea di salvezza o redenzione. Capisco il fascino che il "genere" (il sonetto - per es. - potrebbe essere definito un "genere"?) può emanare. E' il fascino del rituale, molto vicino al feticismo. Giapponeserie. Rito del té. Ma dentro al "genere" bisogna lasciare che la scrittura le destrutturi. Se uno continuasse a descrivere una dark lady (è un canone, no? La dark lady ci deve essere sempre: ma che fine farà, allora, la signora Maigret?) come una Veronica Lake o come Barbara (uffa, quell'altra attrice lì che faceva sempre la cattivona e di cui non mi viene in mente il nome ...), con il filo di fumo e la faccia nella stessa ombra che Von Stenberg creava attorno alla "sua" Marlene, resterebbe un mediocre artigiano. 
Insomma - l'ho fatta decisamente troppo lunga e me ne scuso - uno scrittore di "genere" deve ottenere esattamente che lo si legga come uno non-di-genere - come fa Gianni con Chandler e come faccio  con El(l)roy, Simenon, Le Carré (il primo), a altri.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono così assolutamente d&#8217;accordo che - per metempsicosi o trasmissione del pensiero - usi più o meno gli stessi argomenti che io uso spesso polemizzando con vari amici quando si ostinano, ancora e ancora e ancora, a leggere qualsiasi testo in base a quello che vi sta scritto. Stop. Sembra una bestemmia in chiesa: mi si potrebbe obiettare: in base a cosa diavolo vuoi che lo si legga? E io risponderei: in base &#8220;a come viene scritto&#8221;. E a come - soprattutto - la scrittura trasvaluta la &#8220;cosa&#8221; narrata. Dico &#8220;trasvaluta&#8221; e non lo dico a caso: è a Nietzsche che penso. E - figurativamente - ad un guanto che si rovesci. Detto altrimenti: che cosa fa di &#8220;Delitto e castigo&#8221; (un omicidio, un&#8217;inchiesta, le solite cose, no?) una scrittura non di genere (anche se Nabokov non sarebbe d&#8217;accordo: lui pensava che, in qualche modo, lo fosse anche se non usava il termine &#8220;genere&#8221; forse ancora non così in uso o importante: lui diceva che Dostoevskj scriveva &#8220;isterico&#8221; - cioè, non classico)? Perché dal &#8220;genere&#8221; bisogna in qualche modo uscire a non voler essere dei RobertiSilvestri der manifesto che del &#8220;genere&#8221; (ah, per non dire dei marchigiusti) hanno fatto il loro vessillo. Un filmmaker(s) (tiè alla Crusca) che nasca nel &#8220;genere&#8221;, resterà nel &#8220;genere&#8221; se non lo traslittera - dico così se &#8220;trasvaluta&#8221; dà troppo l&#8217;idea di salvezza o redenzione. Capisco il fascino che il &#8220;genere&#8221; (il sonetto - per es. - potrebbe essere definito un &#8220;genere&#8221;?) può emanare. E&#8217; il fascino del rituale, molto vicino al feticismo. Giapponeserie. Rito del té. Ma dentro al &#8220;genere&#8221; bisogna lasciare che la scrittura le destrutturi. Se uno continuasse a descrivere una dark lady (è un canone, no? La dark lady ci deve essere sempre: ma che fine farà, allora, la signora Maigret?) come una Veronica Lake o come Barbara (uffa, quell&#8217;altra attrice lì che faceva sempre la cattivona e di cui non mi viene in mente il nome &#8230;), con il filo di fumo e la faccia nella stessa ombra che Von Stenberg creava attorno alla &#8220;sua&#8221; Marlene, resterebbe un mediocre artigiano.<br />
Insomma - l&#8217;ho fatta decisamente troppo lunga e me ne scuso - uno scrittore di &#8220;genere&#8221; deve ottenere esattamente che lo si legga come uno non-di-genere - come fa Gianni con Chandler e come faccio  con El(l)roy, Simenon, Le Carré (il primo), a altri.</p>
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		<title>Di: franz</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4420</link>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Gino, la cattivona era Barbara Stanwyck.
Ah, io non direi mai a qualcuno di andare a bere una birra alle 11 del mattino. Capito?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gino, la cattivona era Barbara Stanwyck.<br />
Ah, io non direi mai a qualcuno di andare a bere una birra alle 11 del mattino. Capito?</p>
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		<title>Di: Gianni Biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4421</link>
		<dc:creator>Gianni Biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>V.M. forse non mi sono spiegato: per me Rosa o Giallo il problema non si pone. Sono solo categorie di approccio al testo, tutto qui. Conosco poco la mitica Agatha (cioè ho letto troppo poco di lei per giudicare in toto la sua opera), ma anche se la ponessi, putacaso, nel "genere" sentimentale, per me non sarebbe un giudizio necessariamente di valore del testo. E comunque non escluderebbe il fatto che quello letto sia anche giallo, razionale, scacchistico, etc...
Il dott. J. e Mister H. cos'è? Horror? Psicologico? Alto, basso? E', anche, tutto questo? Capisci cosa intendo dire?
Certo poi posso avere una particolare passione per le raffigurazioni di San Michele Arcangelo, indipendentemente dalle epoche storiche e dalla qualità artistica dell'opera, ma questo non deve, in fase critica, esautorare il valore di opere che non lo rappresentano.
Pensate a Kubrick. Non c'è un suo film che non appartenga, in tutto e per tutto, ad un genere: dal genere "antichi romani", a quello "in costume", dalla fantascienza all'Horror, etc.
Kubrick è un autore di genere? Di quale? Oppure usa il genere? (le sue codificazioni, certo, ma anche codificandolo).

La birra in ogni caso. Con qualunque Franz me l'abbia chiesto.

G.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>V.M. forse non mi sono spiegato: per me Rosa o Giallo il problema non si pone. Sono solo categorie di approccio al testo, tutto qui. Conosco poco la mitica Agatha (cioè ho letto troppo poco di lei per giudicare in toto la sua opera), ma anche se la ponessi, putacaso, nel &#8220;genere&#8221; sentimentale, per me non sarebbe un giudizio necessariamente di valore del testo. E comunque non escluderebbe il fatto che quello letto sia anche giallo, razionale, scacchistico, etc&#8230;<br />
Il dott. J. e Mister H. cos&#8217;è? Horror? Psicologico? Alto, basso? E&#8217;, anche, tutto questo? Capisci cosa intendo dire?<br />
Certo poi posso avere una particolare passione per le raffigurazioni di San Michele Arcangelo, indipendentemente dalle epoche storiche e dalla qualità artistica dell&#8217;opera, ma questo non deve, in fase critica, esautorare il valore di opere che non lo rappresentano.<br />
Pensate a Kubrick. Non c&#8217;è un suo film che non appartenga, in tutto e per tutto, ad un genere: dal genere &#8220;antichi romani&#8221;, a quello &#8220;in costume&#8221;, dalla fantascienza all&#8217;Horror, etc.<br />
Kubrick è un autore di genere? Di quale? Oppure usa il genere? (le sue codificazioni, certo, ma anche codificandolo).</p>
<p>La birra in ogni caso. Con qualunque Franz me l&#8217;abbia chiesto.</p>
<p>G.</p>
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		<title>Di: V.M.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4422</link>
		<dc:creator>V.M.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Mi riferivo infatti alla sua scrittura e non al genere. Per contenuti la Christie appartiene al giallo (ho decine di volumi che lo provano), ma la sua scrittura non ha pretese di letteratura che resta nel tempo.
(Tasca...: direi che, Crusca a parte, "un flim(s)maker", oppure due filmmaker(s), ma non "un filmmaker(s)":) )</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi riferivo infatti alla sua scrittura e non al genere. Per contenuti la Christie appartiene al giallo (ho decine di volumi che lo provano), ma la sua scrittura non ha pretese di letteratura che resta nel tempo.<br />
(Tasca&#8230;: direi che, Crusca a parte, &#8220;un flim(s)maker&#8221;, oppure due filmmaker(s), ma non &#8220;un filmmaker(s)&#8221;:) )</p>
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		<title>Di: franz</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4423</link>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Si Gianni, ma io di birra sono un esperto.;-)

Dici bene su Kubrick, fai l'esempio più calzante. Era un filmaker(s)di generi. Genericamente parlando, un genio.

Ma torniamo al vecchio noir,quello che piace a Gino e a Nick e anche a me.
Un cinematografaro dei vecchi tempi che ha fatto ancor meglio di Lang o di Kubrick è stato secondo me Billy Wilder. Eppure quando si cita Wilder si pensa subito a Lemmon/Matthau di "Prima pagina", alla Monroe/Curtis/Lemmon di "A qualcuno piace caldo". Un grande della commedia, insomma. 
Si, certo. Capolavori. Ma il meglio il vecchio viennese lo ha dato nel noir. Gino citava la dark lady, prima. E gli è venuta in mente un'esperta del settore: la Stanwyck. Ne "La fiamma del peccato", Wilder cosa fa?. Prima di girare, prima di comporre il cast, prima di tutto, legge il romanzo "Double indemnity" di James Cain.Lo legge in un'ora, tanto ne è preso. Ovvio che decida, praticamente sui due piedi, di girarne un film. La dark lady che fa al suo caso è la Stanwcyk. Non bella, ma sensuale. Perversa e senza scrupoli. Fisicamente potrebbe essere una donna della porta accanto, la casalinga di Voghera Street. Ed è questo che inquieta lo spettatore. Per scrivere la sceneggiatura del film a chi si rivolge, il regista? A Raymond Chandler. E i due migliorano il plot di Cain, soprattutto nel finale. Riducono all'osso e tagliano una coda (l'esecuzione dell'amante-complice della donna, nonchè esecutore materiale dell'omicidio del marito di lei) che avrebbe tolto compattezza e secchezza al racconto. Un noir cinematografico è meglio che finisca con un colpo di scure. Wilder e Chandler riescono nel tentativo, nel cinema quasi sempre fallito, di migliorare la trama del romanzo da cui il film è tratto: se il romanzo è di grande valore come in questo caso, beninteso.

In "Viale del tramonto" Wilder, all'inizio, fa parlare fuori campo un morto annegato in una piscina.Proprio un morto che parla. (Come il protagonista di American Beauty, cinquant'anni dopo). Il morto racconta il processo inarrestabile che lo ha portato ad essere un uomo morto che parla. Il resto del film è un flashback per raccontare il mondo del cinema. E' questo un film noir? Anche. Ma soprattutto quel film racconta la storia di uno sceneggiatore (il morto che parla,sempre lui) che diventa l'amante di una diva del muto e ne viene stritolato nel tentativo di sfruttarla. Si parla, qui, soprattutto, di ambizioni, di decadenza fisica, di meschinità, di cinismo. E' un noir, questo, che sfocia direttamente nell'orrore della decadenza e della morte, all'interno di un "sistema", quello del cinema, che rappresenta l'effimero per eccellenza. Un effimero, però, quasi per paradosso, capace di replicarsi all'infinito sulla pellicola, e quindi, addirittura, di vincere sulla morte. "Viale del tramonto" è un noir? Fino ad un certo punto.
 
Parliamo anche di letteratura. "Quer pasticciaccio..." di Gadda è un giallo? Eccome no. Con annessi e connessi. Tanto è vero che Germi lo riduce negli anni 50 (Un maledetto imbroglio). Gadda riducibile in film?!... Perchè no? Basta tenere l'ossatura della trama, rispettando (anche per opportunismo intelligente)quello che Gadda aveva inventato. Il capolavoro di Gadda rimane dove deve stare, sugli scaffali alti della letteratura. Ma ciò non toglie che il film di Germi sia un bel film. Un giallo con venature noir. O un noir con la struttura tipica del giallo, chi se ne frega, in fondo.

Finisco la mia carrellata con Eyes Wide Shut di Kubrick. Che genere di film è? Un thriller psicologico? Nel gioco comunque molto serio delle catalogazioni critiche ciò può essere affermato. E' un film sentimentale? E perchè no? Si parla della crisi di una giovane coppia. E da quale romanzo (o novella) è tratto questo thriller contenporaneo? Da "Doppio sogno" di Schnitzler. A Kubrick era capitato tra le mani tanti anni prima, quel libro. Incarica della stesura della sceneggiatura Frederick Raphael, sceneggiatore di Stanley Donen ("Due sulla strada" con la Hepburn)e dunque esperto in storie di coppia. Gli fa scrivere tonnellate di carta. Lo manda oltre l'orlo di una crisi di nervi. Poi, dopo qualche mese, detta allo scrittore questa semplice regoletta: "Segui il vecchio Arthur". Eh si, perchè cambiare qualcosa che un genio come Schnitler aveva scritto un secolo prima? L'ossatura della trama è la stessa. Schnitzler scrisse a suo tempo un noir? Uno "psicothriller"?
No, scrisse una novella su amore e morte, un classico. Kubrick ha trasposto la novella del "vecchio Arthur" ai giorni nostri. E ai giorni nostri, Schnitzler, in un certo senso, è diventato il soggettista post-mortem di un "thriller."</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si Gianni, ma io di birra sono un esperto.;-)</p>
<p>Dici bene su Kubrick, fai l&#8217;esempio più calzante. Era un filmaker(s)di generi. Genericamente parlando, un genio.</p>
<p>Ma torniamo al vecchio noir,quello che piace a Gino e a Nick e anche a me.<br />
Un cinematografaro dei vecchi tempi che ha fatto ancor meglio di Lang o di Kubrick è stato secondo me Billy Wilder. Eppure quando si cita Wilder si pensa subito a Lemmon/Matthau di &#8220;Prima pagina&#8221;, alla Monroe/Curtis/Lemmon di &#8220;A qualcuno piace caldo&#8221;. Un grande della commedia, insomma.<br />
Si, certo. Capolavori. Ma il meglio il vecchio viennese lo ha dato nel noir. Gino citava la dark lady, prima. E gli è venuta in mente un&#8217;esperta del settore: la Stanwyck. Ne &#8220;La fiamma del peccato&#8221;, Wilder cosa fa?. Prima di girare, prima di comporre il cast, prima di tutto, legge il romanzo &#8220;Double indemnity&#8221; di James Cain.Lo legge in un&#8217;ora, tanto ne è preso. Ovvio che decida, praticamente sui due piedi, di girarne un film. La dark lady che fa al suo caso è la Stanwcyk. Non bella, ma sensuale. Perversa e senza scrupoli. Fisicamente potrebbe essere una donna della porta accanto, la casalinga di Voghera Street. Ed è questo che inquieta lo spettatore. Per scrivere la sceneggiatura del film a chi si rivolge, il regista? A Raymond Chandler. E i due migliorano il plot di Cain, soprattutto nel finale. Riducono all&#8217;osso e tagliano una coda (l&#8217;esecuzione dell&#8217;amante-complice della donna, nonchè esecutore materiale dell&#8217;omicidio del marito di lei) che avrebbe tolto compattezza e secchezza al racconto. Un noir cinematografico è meglio che finisca con un colpo di scure. Wilder e Chandler riescono nel tentativo, nel cinema quasi sempre fallito, di migliorare la trama del romanzo da cui il film è tratto: se il romanzo è di grande valore come in questo caso, beninteso.</p>
<p>In &#8220;Viale del tramonto&#8221; Wilder, all&#8217;inizio, fa parlare fuori campo un morto annegato in una piscina.Proprio un morto che parla. (Come il protagonista di American Beauty, cinquant&#8217;anni dopo). Il morto racconta il processo inarrestabile che lo ha portato ad essere un uomo morto che parla. Il resto del film è un flashback per raccontare il mondo del cinema. E&#8217; questo un film noir? Anche. Ma soprattutto quel film racconta la storia di uno sceneggiatore (il morto che parla,sempre lui) che diventa l&#8217;amante di una diva del muto e ne viene stritolato nel tentativo di sfruttarla. Si parla, qui, soprattutto, di ambizioni, di decadenza fisica, di meschinità, di cinismo. E&#8217; un noir, questo, che sfocia direttamente nell&#8217;orrore della decadenza e della morte, all&#8217;interno di un &#8220;sistema&#8221;, quello del cinema, che rappresenta l&#8217;effimero per eccellenza. Un effimero, però, quasi per paradosso, capace di replicarsi all&#8217;infinito sulla pellicola, e quindi, addirittura, di vincere sulla morte. &#8220;Viale del tramonto&#8221; è un noir? Fino ad un certo punto.</p>
<p>Parliamo anche di letteratura. &#8220;Quer pasticciaccio&#8230;&#8221; di Gadda è un giallo? Eccome no. Con annessi e connessi. Tanto è vero che Germi lo riduce negli anni 50 (Un maledetto imbroglio). Gadda riducibile in film?!&#8230; Perchè no? Basta tenere l&#8217;ossatura della trama, rispettando (anche per opportunismo intelligente)quello che Gadda aveva inventato. Il capolavoro di Gadda rimane dove deve stare, sugli scaffali alti della letteratura. Ma ciò non toglie che il film di Germi sia un bel film. Un giallo con venature noir. O un noir con la struttura tipica del giallo, chi se ne frega, in fondo.</p>
<p>Finisco la mia carrellata con Eyes Wide Shut di Kubrick. Che genere di film è? Un thriller psicologico? Nel gioco comunque molto serio delle catalogazioni critiche ciò può essere affermato. E&#8217; un film sentimentale? E perchè no? Si parla della crisi di una giovane coppia. E da quale romanzo (o novella) è tratto questo thriller contenporaneo? Da &#8220;Doppio sogno&#8221; di Schnitzler. A Kubrick era capitato tra le mani tanti anni prima, quel libro. Incarica della stesura della sceneggiatura Frederick Raphael, sceneggiatore di Stanley Donen (&#8221;Due sulla strada&#8221; con la Hepburn)e dunque esperto in storie di coppia. Gli fa scrivere tonnellate di carta. Lo manda oltre l&#8217;orlo di una crisi di nervi. Poi, dopo qualche mese, detta allo scrittore questa semplice regoletta: &#8220;Segui il vecchio Arthur&#8221;. Eh si, perchè cambiare qualcosa che un genio come Schnitler aveva scritto un secolo prima? L&#8217;ossatura della trama è la stessa. Schnitzler scrisse a suo tempo un noir? Uno &#8220;psicothriller&#8221;?<br />
No, scrisse una novella su amore e morte, un classico. Kubrick ha trasposto la novella del &#8220;vecchio Arthur&#8221; ai giorni nostri. E ai giorni nostri, Schnitzler, in un certo senso, è diventato il soggettista post-mortem di un &#8220;thriller.&#8221;</p>
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		<title>Di: V.M.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4424</link>
		<dc:creator>V.M.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Adesso che so che si dice filmaker(s) sto decisamente meglio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso che so che si dice filmaker(s) sto decisamente meglio.</p>
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		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4425</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Gentilmente mi avevi cercata:eccomi. Nel frattempo sono anche stata in un areoporto e due ipermercati dove ho visto "Per che cosa si uccide". Inoltre mi sto alzando presto (ca.sei del mattino) per lavorare a un libro (non sempre ci riesco) e quindi verso le nove di sera tendo a stramazzare sul divano. La vita di chi tiene famiglia, come sai.
Posto che non me ne frega un tubo di che cosa ci sia scritto sulla confezione, se "Dash" o "Bio Presto", "giallo" o "romanzo letterario", e mi fa solo piacere se un libro buono venda anche un po' di copie, dico però che sì, il meccanismo del "giallo" (o "noir" o chiamalo come ti pare) è un trucco per rendere narrativamente coerente e interessante la rappresentazione di parti del mondo decisamente oltre all'ombelico. Un trucco o una stampella perfettamente lecita, anzi spesso più onesta e agile di stampelle più sofisticate che rimangono pur sempre stampelle per tenere in piedi il romanzo, questa creatura problematica. Forse però varrebbe la pena, dopo un po' di esercizio, di cercare a buttarle e provare a cimentarsi con altri criteri di costruzione, apparentemente più ottocenteschi (Hugo, Dickens, Dostojevskij ecc. ecc) La fortuna del "genere" presso i critici equivale anche a una sorta di sdognamento del realismo che ufficialmente resta sempre pessimamente reputato e dato per impossibile e stramorto. Mi pare un compromesso degno delle più gesuitica ipocrisia. Di modo che mi verrebbe da pensare invece che cocciare frontalmente contro quel tabù fasullo potrebbe essere la sfida più proficua, più eticamente, politicamente, esteticamente coraggiosa.Vista anche la vera e propria inflazione del "genere" che rischia di risucchiare i singoli libri nel "trend" e, come tutte le mode, di passare fra breve. E io non vorrei mai che i migliori fra voi cadessero vittima di una cambio di moda.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentilmente mi avevi cercata:eccomi. Nel frattempo sono anche stata in un areoporto e due ipermercati dove ho visto &#8220;Per che cosa si uccide&#8221;. Inoltre mi sto alzando presto (ca.sei del mattino) per lavorare a un libro (non sempre ci riesco) e quindi verso le nove di sera tendo a stramazzare sul divano. La vita di chi tiene famiglia, come sai.<br />
Posto che non me ne frega un tubo di che cosa ci sia scritto sulla confezione, se &#8220;Dash&#8221; o &#8220;Bio Presto&#8221;, &#8220;giallo&#8221; o &#8220;romanzo letterario&#8221;, e mi fa solo piacere se un libro buono venda anche un po&#8217; di copie, dico però che sì, il meccanismo del &#8220;giallo&#8221; (o &#8220;noir&#8221; o chiamalo come ti pare) è un trucco per rendere narrativamente coerente e interessante la rappresentazione di parti del mondo decisamente oltre all&#8217;ombelico. Un trucco o una stampella perfettamente lecita, anzi spesso più onesta e agile di stampelle più sofisticate che rimangono pur sempre stampelle per tenere in piedi il romanzo, questa creatura problematica. Forse però varrebbe la pena, dopo un po&#8217; di esercizio, di cercare a buttarle e provare a cimentarsi con altri criteri di costruzione, apparentemente più ottocenteschi (Hugo, Dickens, Dostojevskij ecc. ecc) La fortuna del &#8220;genere&#8221; presso i critici equivale anche a una sorta di sdognamento del realismo che ufficialmente resta sempre pessimamente reputato e dato per impossibile e stramorto. Mi pare un compromesso degno delle più gesuitica ipocrisia. Di modo che mi verrebbe da pensare invece che cocciare frontalmente contro quel tabù fasullo potrebbe essere la sfida più proficua, più eticamente, politicamente, esteticamente coraggiosa.Vista anche la vera e propria inflazione del &#8220;genere&#8221; che rischia di risucchiare i singoli libri nel &#8220;trend&#8221; e, come tutte le mode, di passare fra breve. E io non vorrei mai che i migliori fra voi cadessero vittima di una cambio di moda.</p>
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		<title>Di: raimo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4426</link>
		<dc:creator>raimo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>biond-
biondillo ho letto il tuo//////// mirabile pezzo e</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>biond-<br />
biondillo ho letto il tuo//////// mirabile pezzo e</p>
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		<title>Di: V.M.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4427</link>
		<dc:creator>V.M.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ecco, che Dostoevskij si scriva Dostoevskij e non Dostoevskj o Dostojevskij, di questo, sono sicuro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco, che Dostoevskij si scriva Dostoevskij e non Dostoevskj o Dostojevskij, di questo, sono sicuro.</p>
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		<title>Di: Gianni Biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4428</link>
		<dc:creator>Gianni Biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Helena, sei sicura che Hugo, Dickens, Dostojevskij, ecc. fossero, in alcune dinamiche e costruzioni narrative, "fuori dal genere"? Gente che scriveva a puntate, e più ce n'erano e più li pagavano, sui giornali dell'epoca?  
Oppure: Il pasticciaccio, ricordato da Franz, dell'Ingengere, era un giallo realista, per caso?
Chiaro che no. Insisto: nel mio modo di vedere le cose la categoria è solo un metodo per approcciarsi ad un'opera. Punto. Poi che qualcuno ci abbia fatto una guerra ed altri abbiano difeso la posizione, e, ora, abbiano vinto, non mi interessa. Io registro che ORA, QUI, una generazione di scrittori ottimi, non solo "di cassetta", sente che deve raccontare così. Domani non so. Pirandello neppure immaginava di essere ricordato sostanzialemnte per il suo teatro. Quando scrisse la sua prima opera teatrale neppure gli piaceva il mezzo espressivo. (vi devo lasciare, mia figlia mi esige, torno dopo)
a suivre, G.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Helena, sei sicura che Hugo, Dickens, Dostojevskij, ecc. fossero, in alcune dinamiche e costruzioni narrative, &#8220;fuori dal genere&#8221;? Gente che scriveva a puntate, e più ce n&#8217;erano e più li pagavano, sui giornali dell&#8217;epoca?<br />
Oppure: Il pasticciaccio, ricordato da Franz, dell&#8217;Ingengere, era un giallo realista, per caso?<br />
Chiaro che no. Insisto: nel mio modo di vedere le cose la categoria è solo un metodo per approcciarsi ad un&#8217;opera. Punto. Poi che qualcuno ci abbia fatto una guerra ed altri abbiano difeso la posizione, e, ora, abbiano vinto, non mi interessa. Io registro che ORA, QUI, una generazione di scrittori ottimi, non solo &#8220;di cassetta&#8221;, sente che deve raccontare così. Domani non so. Pirandello neppure immaginava di essere ricordato sostanzialemnte per il suo teatro. Quando scrisse la sua prima opera teatrale neppure gli piaceva il mezzo espressivo. (vi devo lasciare, mia figlia mi esige, torno dopo)<br />
a suivre, G.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Nick Names</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4429</link>
		<dc:creator>Nick Names</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Bene. Qualche punto interrogativo mentre leggevo, ma niente d'insuperabile. Giallisti thrilleristi noiristi, sapete una cosa? Quella foto acchiappa subito. L'attenzione, dico. Il coltellaccio su schiena rossa e ombra amplificata nera. E' una bomba. Volete "distribuire" quelle 10-20.000 copie in più delle vostre fatiche? Nessun dubbio. Coltellaccio e contrasto. Preciso. Pulito. E' un discorso mercificatore, vabbe', ma ci scommetterei, su quel coltellaccio raddoppiato e perfezionato dall'ombra. 
Ciao.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bene. Qualche punto interrogativo mentre leggevo, ma niente d&#8217;insuperabile. Giallisti thrilleristi noiristi, sapete una cosa? Quella foto acchiappa subito. L&#8217;attenzione, dico. Il coltellaccio su schiena rossa e ombra amplificata nera. E&#8217; una bomba. Volete &#8220;distribuire&#8221; quelle 10-20.000 copie in più delle vostre fatiche? Nessun dubbio. Coltellaccio e contrasto. Preciso. Pulito. E&#8217; un discorso mercificatore, vabbe&#8217;, ma ci scommetterei, su quel coltellaccio raddoppiato e perfezionato dall&#8217;ombra.<br />
Ciao.</p>
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		<title>Di: Nick Names</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4430</link>
		<dc:creator>Nick Names</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ah: in copertina. La foto: schiaffata in copertina, porcocoltellaccio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ah: in copertina. La foto: schiaffata in copertina, porcocoltellaccio.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Gianni Biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4431</link>
		<dc:creator>Gianni Biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=479#comment-4431</guid>
		<description>Nicky, cazzo, ho scritto tutto questo solo per te e tu mi lodi la foto che ha messo Dario?
Basta, piango calde lacrime.

G.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nicky, cazzo, ho scritto tutto questo solo per te e tu mi lodi la foto che ha messo Dario?<br />
Basta, piango calde lacrime.</p>
<p>G.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Nick Names</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4432</link>
		<dc:creator>Nick Names</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Io pensavo che l'avessi tirata fuori dal tuo archivio di scatti grandguignoleschi "Scheletri nell'archivio di un architetto di campagna"... O che l'avessi scattata di recente: la schiena, quella di Scarparanoia dopo i drink alla presentazione del tuo 'giallo'; il coltellaccio, dritto dalla tua collezione di lame inox per critici in carne; l'impianto luci, Montanari con un set di candelabri. 
Ach!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io pensavo che l&#8217;avessi tirata fuori dal tuo archivio di scatti grandguignoleschi &#8220;Scheletri nell&#8217;archivio di un architetto di campagna&#8221;&#8230; O che l&#8217;avessi scattata di recente: la schiena, quella di Scarparanoia dopo i drink alla presentazione del tuo &#8216;giallo&#8217;; il coltellaccio, dritto dalla tua collezione di lame inox per critici in carne; l&#8217;impianto luci, Montanari con un set di candelabri.<br />
Ach!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gino tasca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4433</link>
		<dc:creator>gino tasca</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Sono strafelice che Franz abbia tirato fuori Kubrick (il cui Eyes wide shut, fra l'altro, è un bellissimo film anche se tutti si sono messi a dire che era un'opera senile e poco riuscita: balle).
Proprio perché - ma non dico nulla di nuovo, eh: vedi Castoro degli anni '60 di Enrico Ghezzi - lui ha compiuto con i generi esattamente quell'operazione di trasvalutazione di cui parlavo sopra. Vediamo se riesco a dare una pur vaga definizione di questo concetto - fuori dai suoi "canoni" nitzscheani. Mi verrebbe da dire che si compie - nel farla- un'operA per cui una stessa cosa cessa di essere se stessa e diventa altro pur conservando la sua più assoluta identità/verità. Assomiglia, in qualche modo, all'interpretazione in analisi. E' la stessa cosa per cui un sintomo guarisce restando il nodo di una personalità.
Aggiungerei anche un'altra cosa: bisognerebbe fara caso alle parole che si usano: sempre: e questo è un diktat e quasi un ukase. Perché i generi, di solito, sono due: maschile e femminile.
E poi ci sono i trasgender. Le contaminazioni. I passaggi (cito Benjamin? Ma sì, dai: così mi do delle arie: i suoi "passagen"). Un cultore dei generei che sia sul serio tale - insomma - li distrugge. 
(Fra l'altro: sempre su Eyes wide shut: ricordate, no? Tutti a dire: che ridicola la scena dell'orgia, che cosina da poco ... Ri-balle! A parte il fatto che un'orgia vera e propria è oscena nel senso che sta fuori dalla scena e mai nella rappresentazione ((a meno che nonsosteniate che ogni rappresentazione "è" oscena), quella scena lì non mirava a rappresentare coiti o pompini. Era un rito. E come rito era perfetto, sopratutto nella musica. S. Kubrick for ever, gloria a lui e al suo splendido nevrotico cuore!)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono strafelice che Franz abbia tirato fuori Kubrick (il cui Eyes wide shut, fra l&#8217;altro, è un bellissimo film anche se tutti si sono messi a dire che era un&#8217;opera senile e poco riuscita: balle).<br />
Proprio perché - ma non dico nulla di nuovo, eh: vedi Castoro degli anni &#8216;60 di Enrico Ghezzi - lui ha compiuto con i generi esattamente quell&#8217;operazione di trasvalutazione di cui parlavo sopra. Vediamo se riesco a dare una pur vaga definizione di questo concetto - fuori dai suoi &#8220;canoni&#8221; nitzscheani. Mi verrebbe da dire che si compie - nel farla- un&#8217;operA per cui una stessa cosa cessa di essere se stessa e diventa altro pur conservando la sua più assoluta identità/verità. Assomiglia, in qualche modo, all&#8217;interpretazione in analisi. E&#8217; la stessa cosa per cui un sintomo guarisce restando il nodo di una personalità.<br />
Aggiungerei anche un&#8217;altra cosa: bisognerebbe fara caso alle parole che si usano: sempre: e questo è un diktat e quasi un ukase. Perché i generi, di solito, sono due: maschile e femminile.<br />
E poi ci sono i trasgender. Le contaminazioni. I passaggi (cito Benjamin? Ma sì, dai: così mi do delle arie: i suoi &#8220;passagen&#8221;). Un cultore dei generei che sia sul serio tale - insomma - li distrugge.<br />
(Fra l&#8217;altro: sempre su Eyes wide shut: ricordate, no? Tutti a dire: che ridicola la scena dell&#8217;orgia, che cosina da poco &#8230; Ri-balle! A parte il fatto che un&#8217;orgia vera e propria è oscena nel senso che sta fuori dalla scena e mai nella rappresentazione ((a meno che nonsosteniate che ogni rappresentazione &#8220;è&#8221; oscena), quella scena lì non mirava a rappresentare coiti o pompini. Era un rito. E come rito era perfetto, sopratutto nella musica. S. Kubrick for ever, gloria a lui e al suo splendido nevrotico cuore!)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: franz</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4434</link>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=479#comment-4434</guid>
		<description>La scena dell'orgia era necessaria. Non solo perchè già A.S. l'aveva splendidamente tratteggiata nella novella;è che quella è la prima parte (ad occhi aperti)del doppio sogno, la versione maschile. Senza questa prima parte non avrebbe senso la seconda (il sogno vero, ad occhi chiusi) della moglie. L'unione di questi due sogni è il cuore del libro e ovviamente anche del film. E' solo nel finale che le cose cambiano un pò, tra novella e film:
Quando lui (nel libro sta per dirlo ma non lo dice)vuole essere rassicurato sulla possibile "eternità" della loro relazione, A.S. fa dire a lei, come se leggesse nel pensiero del marito: "Non si può ipotecare il futuro".
Con minor dolcezza la Kidman aggiunge nel film, a
questo concetto, un esplicito invito al marito a fare sesso il prima possibile. Il "vecchio Arthur" avrebbe approvato? 
Caro Gino, chissà cosa avranno voluto dire quelli che hanno parlato di "film senile".Che si siano fermati solo all'anagrafe del suo autore?
S.Kubrick for ever.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La scena dell&#8217;orgia era necessaria. Non solo perchè già A.S. l&#8217;aveva splendidamente tratteggiata nella novella;è che quella è la prima parte (ad occhi aperti)del doppio sogno, la versione maschile. Senza questa prima parte non avrebbe senso la seconda (il sogno vero, ad occhi chiusi) della moglie. L&#8217;unione di questi due sogni è il cuore del libro e ovviamente anche del film. E&#8217; solo nel finale che le cose cambiano un pò, tra novella e film:<br />
Quando lui (nel libro sta per dirlo ma non lo dice)vuole essere rassicurato sulla possibile &#8220;eternità&#8221; della loro relazione, A.S. fa dire a lei, come se leggesse nel pensiero del marito: &#8220;Non si può ipotecare il futuro&#8221;.<br />
Con minor dolcezza la Kidman aggiunge nel film, a<br />
questo concetto, un esplicito invito al marito a fare sesso il prima possibile. Il &#8220;vecchio Arthur&#8221; avrebbe approvato?<br />
Caro Gino, chissà cosa avranno voluto dire quelli che hanno parlato di &#8220;film senile&#8221;.Che si siano fermati solo all&#8217;anagrafe del suo autore?<br />
S.Kubrick for ever.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4435</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=479#comment-4435</guid>
		<description>Gianni la risposta è: no. Quei nomi mi sono venuti in mente proprio perché rappresentano qualcosa di contiguo al genere dei "gialli", in quanto a popolarità (il "feuiletton" a pagamento).In più era solo un'ipotesi di allargamento delle possibilità di ricera, una mera indicazione. Non sono così rozza né così dogmatica da credere che oggi ci sia una via maestra che passa senza attriti da un riallacciarsi alla letteratura ottocentesca di derivazione più popolare. Eppure credo che quelli siano scrittori pieni di una forza che ci riguarda ancora oggi.
"Il pasticciccio": secondo me sì, a modo suo Gadda era, tra le molte altre, anche "realista". Cosa che non si può dire dei suoi epigoni.
Infine: guarda che a me della guerra (guerra?) fra genere e non genere non può fregar di meno. E' chiaro che un buon libro è un buon libro è un buon libro. Che sia giallo o blu o verde pisello, che venda 100.000 copie o 100. Cercavo di guardare un po' avanti e di superare l'impostazione gialli vs. non-gialli che temo sia una fregatura per tutti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gianni la risposta è: no. Quei nomi mi sono venuti in mente proprio perché rappresentano qualcosa di contiguo al genere dei &#8220;gialli&#8221;, in quanto a popolarità (il &#8220;feuiletton&#8221; a pagamento).In più era solo un&#8217;ipotesi di allargamento delle possibilità di ricera, una mera indicazione. Non sono così rozza né così dogmatica da credere che oggi ci sia una via maestra che passa senza attriti da un riallacciarsi alla letteratura ottocentesca di derivazione più popolare. Eppure credo che quelli siano scrittori pieni di una forza che ci riguarda ancora oggi.<br />
&#8220;Il pasticciccio&#8221;: secondo me sì, a modo suo Gadda era, tra le molte altre, anche &#8220;realista&#8221;. Cosa che non si può dire dei suoi epigoni.<br />
Infine: guarda che a me della guerra (guerra?) fra genere e non genere non può fregar di meno. E&#8217; chiaro che un buon libro è un buon libro è un buon libro. Che sia giallo o blu o verde pisello, che venda 100.000 copie o 100. Cercavo di guardare un po&#8217; avanti e di superare l&#8217;impostazione gialli vs. non-gialli che temo sia una fregatura per tutti.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4436</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=479#comment-4436</guid>
		<description>Dimenticavo: la cosa degli ipermercati ecc., l'ho segnalata perché mi faceva piacere. E mi faceva piacere non solo per il tuo libro - diffusione e vendita -, ma anche perché mi è tornato in mente un tuo discorso sugli architetti che progettano musei e non super- (o era proprio iper-)mercati. Insomma pensavo dovesse far piacere anche a te.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dimenticavo: la cosa degli ipermercati ecc., l&#8217;ho segnalata perché mi faceva piacere. E mi faceva piacere non solo per il tuo libro - diffusione e vendita -, ma anche perché mi è tornato in mente un tuo discorso sugli architetti che progettano musei e non super- (o era proprio iper-)mercati. Insomma pensavo dovesse far piacere anche a te.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: dario</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4437</link>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=479#comment-4437</guid>
		<description>Grazie per i complimenti al coltellaccio. mi fa piacere ogni tanto azzeccare qualcosa nell'ambito della mia distratta cura redazionale di questo blog.
Sul genere io non ho però moltissime cose da dire. Ne ho tre, più infinite altre digressioni che per il momento mi guardo bene dallo sviluppare. 1) a me non mi fa né caldo né freddo se un romanzo è un romanzo di genere, cioè non considero questa etichetta utilizzabile per farmelo piacere di più o di meno di quanto mi piace. 2) ci sono generi che mi piacciono più di altri generi, e io sono particolarmente affezionato alla fantascienza, sebbene lì non abbia ancora trovato un Chandler, e a certe spy stories di quando c'erano le spie e la cortina di ferro. 3) io non so e non voglio scrivere romanzi di genere.
Saluti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per i complimenti al coltellaccio. mi fa piacere ogni tanto azzeccare qualcosa nell&#8217;ambito della mia distratta cura redazionale di questo blog.<br />
Sul genere io non ho però moltissime cose da dire. Ne ho tre, più infinite altre digressioni che per il momento mi guardo bene dallo sviluppare. 1) a me non mi fa né caldo né freddo se un romanzo è un romanzo di genere, cioè non considero questa etichetta utilizzabile per farmelo piacere di più o di meno di quanto mi piace. 2) ci sono generi che mi piacciono più di altri generi, e io sono particolarmente affezionato alla fantascienza, sebbene lì non abbia ancora trovato un Chandler, e a certe spy stories di quando c&#8217;erano le spie e la cortina di ferro. 3) io non so e non voglio scrivere romanzi di genere.<br />
Saluti</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gianni Biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4438</link>
		<dc:creator>Gianni Biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=479#comment-4438</guid>
		<description>(ho la famiglia a letto, torno a dove vi avevo lasciati)
Ci sono due cose che forse non sono riuscito a far trasparire dalle mie parole. Ci riprovo ora:

1.
Che esita una “moda” del momento che indica nei noir la tendenza è indubbio (Scarpa ha ragione da vendere). Ma io mi chiedo: perché? Perché proprio ora? Il mio è un discorso che cerca di “storicizzare” il momento che stiamo vivendo. Cerco di guardarlo in una prospettiva diversa dal semplice: “perché così vendi di più” (se mi metto a scrivere di una adolescente che la da a tutti vedi che vendo cento volte di più). Perché alcune belle penne decidono, hic et nunc, di scrivere utilizzando proprio questo tipo di genere? Che poi dietro ci si siano buttati a pesce cani e porci non mi interessa. All'epoca del “neorealismo” (fra virgolette perché ormai lo uso impropriamente, per intenderci) tutti erano neorealisti, anche i cani e i porci.
Cosa è cambiato fra gli scrittori contemporanei italiani (e insisto italiani) che ha dato loro l'imput a una serie infinita di declinazioni gialle? 
E' appunto la sensazione che la realtà vada indagata (nel suo essere magmatica, incomprensibile, misteriosa, spaventosa), interpretata con codici comuni fra lettore e scrittore, come un patto di alleanza, di resistenza quasi, contro l'orrore imperante.
E' l'unica lecita forma di scrittura oggi? ASSOLUTAMENTE NO! Ma il suo “andare per la maggiore” è, di certo, un indicatore di qualcosa.

2.
Torniamo al mio esempio surrealpittorico. Facciamo che per decenni tutti i dipinti che raffiguravano San Michele Arcangelo fossero stati considerati, SOLO per il tema che trattavano, arte di genere, quindi minore. Gli adepti delle “madonne con bambino” dimostravano ovunque quanto il patetismo di certi volti, il profondo studio della psiche, rendesse solo quelle tavole vera arte.
Dall'altra parte i fautori dell'Arcangelo dicevano: 
“E il San Michele del Raffaello dove lo mettiamo?”
“E' un caso, una concessione al genere. Il tema è fin troppo guerriero, militare, non c'è approfondimento psicologico...”
E' chiaro che io non sopporto un critico d'arte che ragioni così, che decida a priori che Raffaello avesse sbagliato perché il tema era sbagliato. Ma altrettanto non posso sopportare il fanatico di San Michele che, chiuso nella sua ossessione, non vede e non considera nulla (ed anzi lo considera melense) se non ha in mano almeno una spada e non scaccia un demone. Quest'ultimo non si rende conto che il Raffaello del Louvre è sì un gran pezzo ma di certo non il migliore dell'artista urbinate. 
In pratica è stato creato il ghetto del genere e chi ci vive dentro non ha nessuna voglia di uscirci, comodamente autoghettizzandosi.
Sergio Leone ha fatto film che sono, tout cour, nella storia del cinema; non nella storia del cinema western. Che poi a suo tempo pure Franco e Ciccio facessero western non significa nulla (semmai chiediamoci perché).

Basta, sto esagerando, G.

p.s. Sono d'accordo, di default, con qualunque cosa scriva Helena.
p.p.s. Dario: nessuno è “esente” dal genere. Uno, se mi ci metto, lo trovo anche per i tuoi libri. Capisci l'assurdo? Solo ridimensionando il peso (in positivo e in negativo) che si da a questi termini e riportandoli alla loro mera funzione “introduttiva” alla, poi, più approfondita analisi testuale, faremo cosa buona e giusta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>(ho la famiglia a letto, torno a dove vi avevo lasciati)<br />
Ci sono due cose che forse non sono riuscito a far trasparire dalle mie parole. Ci riprovo ora:</p>
<p>1.<br />
Che esita una “moda” del momento che indica nei noir la tendenza è indubbio (Scarpa ha ragione da vendere). Ma io mi chiedo: perché? Perché proprio ora? Il mio è un discorso che cerca di “storicizzare” il momento che stiamo vivendo. Cerco di guardarlo in una prospettiva diversa dal semplice: “perché così vendi di più” (se mi metto a scrivere di una adolescente che la da a tutti vedi che vendo cento volte di più). Perché alcune belle penne decidono, hic et nunc, di scrivere utilizzando proprio questo tipo di genere? Che poi dietro ci si siano buttati a pesce cani e porci non mi interessa. All&#8217;epoca del “neorealismo” (fra virgolette perché ormai lo uso impropriamente, per intenderci) tutti erano neorealisti, anche i cani e i porci.<br />
Cosa è cambiato fra gli scrittori contemporanei italiani (e insisto italiani) che ha dato loro l&#8217;imput a una serie infinita di declinazioni gialle?<br />
E&#8217; appunto la sensazione che la realtà vada indagata (nel suo essere magmatica, incomprensibile, misteriosa, spaventosa), interpretata con codici comuni fra lettore e scrittore, come un patto di alleanza, di resistenza quasi, contro l&#8217;orrore imperante.<br />
E&#8217; l&#8217;unica lecita forma di scrittura oggi? ASSOLUTAMENTE NO! Ma il suo “andare per la maggiore” è, di certo, un indicatore di qualcosa.</p>
<p>2.<br />
Torniamo al mio esempio surrealpittorico. Facciamo che per decenni tutti i dipinti che raffiguravano San Michele Arcangelo fossero stati considerati, SOLO per il tema che trattavano, arte di genere, quindi minore. Gli adepti delle “madonne con bambino” dimostravano ovunque quanto il patetismo di certi volti, il profondo studio della psiche, rendesse solo quelle tavole vera arte.<br />
Dall&#8217;altra parte i fautori dell&#8217;Arcangelo dicevano:<br />
“E il San Michele del Raffaello dove lo mettiamo?”<br />
“E&#8217; un caso, una concessione al genere. Il tema è fin troppo guerriero, militare, non c&#8217;è approfondimento psicologico&#8230;”<br />
E&#8217; chiaro che io non sopporto un critico d&#8217;arte che ragioni così, che decida a priori che Raffaello avesse sbagliato perché il tema era sbagliato. Ma altrettanto non posso sopportare il fanatico di San Michele che, chiuso nella sua ossessione, non vede e non considera nulla (ed anzi lo considera melense) se non ha in mano almeno una spada e non scaccia un demone. Quest&#8217;ultimo non si rende conto che il Raffaello del Louvre è sì un gran pezzo ma di certo non il migliore dell&#8217;artista urbinate.<br />
In pratica è stato creato il ghetto del genere e chi ci vive dentro non ha nessuna voglia di uscirci, comodamente autoghettizzandosi.<br />
Sergio Leone ha fatto film che sono, tout cour, nella storia del cinema; non nella storia del cinema western. Che poi a suo tempo pure Franco e Ciccio facessero western non significa nulla (semmai chiediamoci perché).</p>
<p>Basta, sto esagerando, G.</p>
<p>p.s. Sono d&#8217;accordo, di default, con qualunque cosa scriva Helena.<br />
p.p.s. Dario: nessuno è “esente” dal genere. Uno, se mi ci metto, lo trovo anche per i tuoi libri. Capisci l&#8217;assurdo? Solo ridimensionando il peso (in positivo e in negativo) che si da a questi termini e riportandoli alla loro mera funzione “introduttiva” alla, poi, più approfondita analisi testuale, faremo cosa buona e giusta.</p>
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	</item>
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		<title>Di: franz</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4439</link>
		<dc:creator>franz</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=479#comment-4439</guid>
		<description>Il noir, giallo ecc. fa tendenza da più di dieci anni. Questo in Italia. All'estero, se non sbaglio, questo genere (chiamiamolo ancora così)magari fa un pò meno tendenza, ma vende. 
Fa tendenza ciò che fa vendere o fa vendere ciò che fa tendenza?...
Helena dice che un buon libro è sempre un buon libro qualunque sia il numero di copie vendute. E' un discorso che condivido al 2000 per 1000. Ma se il buon libro ha venduto 100 copie è come un gioiello De Beers (Per tutta la vita..., ahi) infilato in una cassaforte di una banca svizzera. Chi lo vede? Chi lo indossa? Chi se lo gode... per tutta la vita?
Dunque il genere giallonoir fa vendere anche in Italia. Faceva vendere anche ai tempi di Scerbanenco, prò, solo che allora l'uomo di Kiev (e de Roma)era considerato dagli amanti della bella pagina un "popolare", uno scribacchino. Oggi è considerato un genio, perlomeno tra i fanatici rincoglioniti del genere. (Io amo moltissimo il genere ma non sono un fanatico nè, per ora, un rincoglionito). Quelli che compravano i gialli lo facevano quasi di nascosto, come (quasi) col porno...
Io credo che molte penne (quante siano belle  e quante siano brutte non lo so di preciso) si siano buttate nel genere per puri scopi commerciali. Non c'è nulla di male in questo. Viva la faccia, come si dice. C'è un'inflazione di gialli e di noir, dunque. Se poi hai fatto (o sei) un magistrato e hai fatto (o fai) il poliziotto, il tuo inserimento nei cataloghi della narrativa poliziesca è assicurato.
Il massimo sarebbe trovare un poliziotto che è anche un personaggio televisivo e che, guarda caso, scrive gialli: gli editori si butterebbero a pesce piranha pur di pubblicarne l'autobiografia romanzata...
Resta una minoranza di gente, che scrive gialli e noir per vera, autentica passione, per esigenza espressiva. Perchè, credo, trova nel "genere" la possibilità di uscire con disinvoltura da tutti i generi. Soprattutto da quelli che si spacciano per non di genere (il genere letteratura) e che invece di genere lo sono eccome (Mazzantini, Tamaro).Nonostante la gimkana tra i paletti e scodando tra le strettoie, il noir può dare la possibilità di parlare del qui e ora in maniera a a avolte (non sempre, ci mancherebbe) più esastiva, di andare a prendere la realtà contemporanea per quella che è: un'enorme ragnatela di associazioni a delinquere. Alla fin fine è così. Il discorso diventa politico. Che stato è uno stato che spalleggia un Bush, un Cheeney, un Rumsfield?...
Il male, la violenza, è dappertutto. Il noir parla soprattutto di questo. Anzi, calca la mano su questo.
Che c'è di male?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il noir, giallo ecc. fa tendenza da più di dieci anni. Questo in Italia. All&#8217;estero, se non sbaglio, questo genere (chiamiamolo ancora così)magari fa un pò meno tendenza, ma vende.<br />
Fa tendenza ciò che fa vendere o fa vendere ciò che fa tendenza?&#8230;<br />
Helena dice che un buon libro è sempre un buon libro qualunque sia il numero di copie vendute. E&#8217; un discorso che condivido al 2000 per 1000. Ma se il buon libro ha venduto 100 copie è come un gioiello De Beers (Per tutta la vita&#8230;, ahi) infilato in una cassaforte di una banca svizzera. Chi lo vede? Chi lo indossa? Chi se lo gode&#8230; per tutta la vita?<br />
Dunque il genere giallonoir fa vendere anche in Italia. Faceva vendere anche ai tempi di Scerbanenco, prò, solo che allora l&#8217;uomo di Kiev (e de Roma)era considerato dagli amanti della bella pagina un &#8220;popolare&#8221;, uno scribacchino. Oggi è considerato un genio, perlomeno tra i fanatici rincoglioniti del genere. (Io amo moltissimo il genere ma non sono un fanatico nè, per ora, un rincoglionito). Quelli che compravano i gialli lo facevano quasi di nascosto, come (quasi) col porno&#8230;<br />
Io credo che molte penne (quante siano belle  e quante siano brutte non lo so di preciso) si siano buttate nel genere per puri scopi commerciali. Non c&#8217;è nulla di male in questo. Viva la faccia, come si dice. C&#8217;è un&#8217;inflazione di gialli e di noir, dunque. Se poi hai fatto (o sei) un magistrato e hai fatto (o fai) il poliziotto, il tuo inserimento nei cataloghi della narrativa poliziesca è assicurato.<br />
Il massimo sarebbe trovare un poliziotto che è anche un personaggio televisivo e che, guarda caso, scrive gialli: gli editori si butterebbero a pesce piranha pur di pubblicarne l&#8217;autobiografia romanzata&#8230;<br />
Resta una minoranza di gente, che scrive gialli e noir per vera, autentica passione, per esigenza espressiva. Perchè, credo, trova nel &#8220;genere&#8221; la possibilità di uscire con disinvoltura da tutti i generi. Soprattutto da quelli che si spacciano per non di genere (il genere letteratura) e che invece di genere lo sono eccome (Mazzantini, Tamaro).Nonostante la gimkana tra i paletti e scodando tra le strettoie, il noir può dare la possibilità di parlare del qui e ora in maniera a a avolte (non sempre, ci mancherebbe) più esastiva, di andare a prendere la realtà contemporanea per quella che è: un&#8217;enorme ragnatela di associazioni a delinquere. Alla fin fine è così. Il discorso diventa politico. Che stato è uno stato che spalleggia un Bush, un Cheeney, un Rumsfield?&#8230;<br />
Il male, la violenza, è dappertutto. Il noir parla soprattutto di questo. Anzi, calca la mano su questo.<br />
Che c&#8217;è di male?</p>
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