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	<title>Commenti a: Giancarlo Siani</title>
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	<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 15:22:20 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Graziano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/11/giancarlo-siani/#comment-4656</link>
		<dc:creator>Graziano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Sì, purtroppo il giornalismo d'inchiesta è morto. Ora c'è il gionalismo embedded. Ricordo su Franco Serantini, l'anarchico ucciso dalle forze dell'ordine, un libro di Corrado Stajano, "Il sovversivo". Ne fecero addirittura un'edizione per le scuole medie. Altri tempi...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, purtroppo il giornalismo d&#8217;inchiesta è morto. Ora c&#8217;è il gionalismo embedded. Ricordo su Franco Serantini, l&#8217;anarchico ucciso dalle forze dell&#8217;ordine, un libro di Corrado Stajano, &#8220;Il sovversivo&#8221;. Ne fecero addirittura un&#8217;edizione per le scuole medie. Altri tempi&#8230;</p>
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		<title>Di: Gianni Biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/11/giancarlo-siani/#comment-4657</link>
		<dc:creator>Gianni Biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>D'accordo su tutta la linea, Roberto.

G.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo su tutta la linea, Roberto.</p>
<p>G.</p>
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		<title>Di: don giovanni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/11/giancarlo-siani/#comment-4658</link>
		<dc:creator>don giovanni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>meno male che c'è saviano. ringraziamolo. abbracciamolo questo nostro fratello minacciato, a cui tirano gli uccelli morti nel balcone un giorno sì e uno no. proteggiamolo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>meno male che c&#8217;è saviano. ringraziamolo. abbracciamolo questo nostro fratello minacciato, a cui tirano gli uccelli morti nel balcone un giorno sì e uno no. proteggiamolo.</p>
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		<title>Di: gabriella fuschini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/11/giancarlo-siani/#comment-4659</link>
		<dc:creator>gabriella fuschini</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ogni volta che leggo un articolo di Saviano entro in uno stato contraddittorio, da una parte esulto perché esiste ancora qualcuno che denuncia, fa giornalismo d'inchiesta e rende testimonianza di una realtà che vorrebbe essere occultata e rimanere nascosta per continuare indisturbata il proprio schifosissimo lavoro, dall'altra mi preoccupo per lui e sì, come dice don giovanni, vorrei proteggerlo, aiutarlo in qualche modo... 
Avevo diciott'anni quando ammazzarono Peppino Impastato e ancora serbo nel cuore il ricordo della sua lotta, grazie anche al film I cento passi. Passano gli anni e ci si chiede se è sufficiente serbare nel cuore e tenere ben presente nella mente certi fatti, allora forse riallacciandomi a quanto si discute in un altro colonnino, bisognerebbe continuare a credere che il voto elettorale possa modificare qualcosa. Come viene chiesto dal coordinamento Libera Palermo, andare a votare tenendo presente a chi si da il voto potrebbe forse far si che invece di un orgasmo il voto fosse un atto pregno di coscienza civile. Per non dimenticare il lunghissimo elenco di morti, per non continuare a piangere ogni volta che succede... è difficile non entrare in derive retoriche quando si affrontano argomenti che scardinano l'emotivo, ma sono venti anni che tengo duro perché le inchieste come quelle che scrive anche Roberto non diventino pioggia che scivola sull'indifferenza generale. L'unica strada che conosco è parlare, raccontare, diffondere.
Un abbraccio a Roberto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che leggo un articolo di Saviano entro in uno stato contraddittorio, da una parte esulto perché esiste ancora qualcuno che denuncia, fa giornalismo d&#8217;inchiesta e rende testimonianza di una realtà che vorrebbe essere occultata e rimanere nascosta per continuare indisturbata il proprio schifosissimo lavoro, dall&#8217;altra mi preoccupo per lui e sì, come dice don giovanni, vorrei proteggerlo, aiutarlo in qualche modo&#8230;<br />
Avevo diciott&#8217;anni quando ammazzarono Peppino Impastato e ancora serbo nel cuore il ricordo della sua lotta, grazie anche al film I cento passi. Passano gli anni e ci si chiede se è sufficiente serbare nel cuore e tenere ben presente nella mente certi fatti, allora forse riallacciandomi a quanto si discute in un altro colonnino, bisognerebbe continuare a credere che il voto elettorale possa modificare qualcosa. Come viene chiesto dal coordinamento Libera Palermo, andare a votare tenendo presente a chi si da il voto potrebbe forse far si che invece di un orgasmo il voto fosse un atto pregno di coscienza civile. Per non dimenticare il lunghissimo elenco di morti, per non continuare a piangere ogni volta che succede&#8230; è difficile non entrare in derive retoriche quando si affrontano argomenti che scardinano l&#8217;emotivo, ma sono venti anni che tengo duro perché le inchieste come quelle che scrive anche Roberto non diventino pioggia che scivola sull&#8217;indifferenza generale. L&#8217;unica strada che conosco è parlare, raccontare, diffondere.<br />
Un abbraccio a Roberto.</p>
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		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/11/giancarlo-siani/#comment-4660</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Roberto Saviano tiene botta con pochi altri nel giornalismo investigativo. E quello quasi non c'è più. Secondo me anche per colpa del giornalismo non investigativo. Cioè del giornalismo tout court. Discorso qualunquista? Può darsi. E' un'impressione spietata, più che altro, secondo me. I giornali e i magazine a più alta diffusione sono pieni di fuffa televisiva e di fuffa e basta. Chi è che se la sente di rischiare la pelle per delle inchieste che pochissimi pubblicano? La maggior parte preferisce scrivere "rubando" le notizie da internet. E' pieno di gente così.
Poi ci sono gli inviati di guerra col make up e l'abbronzatura di buon taglio - si, come un vestito. Gli embedded con aria condizionata. S'incazzano in diretta per il satellite. Poi si candidano alle elezioni...
Le migliori inchieste sul "campo" (settore hotelerie) sono quelle di Rossella 2000 fu Carlo. Volete leggere del giornalismo investigativo da ombrellone? Col libro che vi ripara dal sole - ottimo per le spiagge libere, cioè per le poche restanti sul litorale? Accattatevillo il libro sugli hotel di Miami Bitch di R.2000. Quello è giornalismo investigativo da Grand Hotel. Intrepido. Un pò Monello.
E il giornalismo investigativo che diventa "inchiesta introspettiva", "autobiografia d'un catodo"?. Ecco Maurice Constance, quello che vende 100.000 copie col suo "Chi mi credo di essere". La finta autoironia è un vero pugno nello stomaco... Chi si crede di essere, insomma?
Grazie a Saviano, insomma, al suo coraggio che preoccupa giustamente le mamme (come Gabriella). Una persona seria in un mondo di buffoni con tanto di ragione sociale, partita iva e anima nera. 
Quanti Bel Ami ci sono in giro? Ne cicatrizza più la penna dell'alcol denaturato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Roberto Saviano tiene botta con pochi altri nel giornalismo investigativo. E quello quasi non c&#8217;è più. Secondo me anche per colpa del giornalismo non investigativo. Cioè del giornalismo tout court. Discorso qualunquista? Può darsi. E&#8217; un&#8217;impressione spietata, più che altro, secondo me. I giornali e i magazine a più alta diffusione sono pieni di fuffa televisiva e di fuffa e basta. Chi è che se la sente di rischiare la pelle per delle inchieste che pochissimi pubblicano? La maggior parte preferisce scrivere &#8220;rubando&#8221; le notizie da internet. E&#8217; pieno di gente così.<br />
Poi ci sono gli inviati di guerra col make up e l&#8217;abbronzatura di buon taglio - si, come un vestito. Gli embedded con aria condizionata. S&#8217;incazzano in diretta per il satellite. Poi si candidano alle elezioni&#8230;<br />
Le migliori inchieste sul &#8220;campo&#8221; (settore hotelerie) sono quelle di Rossella 2000 fu Carlo. Volete leggere del giornalismo investigativo da ombrellone? Col libro che vi ripara dal sole - ottimo per le spiagge libere, cioè per le poche restanti sul litorale? Accattatevillo il libro sugli hotel di Miami Bitch di R.2000. Quello è giornalismo investigativo da Grand Hotel. Intrepido. Un pò Monello.<br />
E il giornalismo investigativo che diventa &#8220;inchiesta introspettiva&#8221;, &#8220;autobiografia d&#8217;un catodo&#8221;?. Ecco Maurice Constance, quello che vende 100.000 copie col suo &#8220;Chi mi credo di essere&#8221;. La finta autoironia è un vero pugno nello stomaco&#8230; Chi si crede di essere, insomma?<br />
Grazie a Saviano, insomma, al suo coraggio che preoccupa giustamente le mamme (come Gabriella). Una persona seria in un mondo di buffoni con tanto di ragione sociale, partita iva e anima nera.<br />
Quanti Bel Ami ci sono in giro? Ne cicatrizza più la penna dell&#8217;alcol denaturato.</p>
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	<item>
		<title>Di: Jacopo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/11/giancarlo-siani/#comment-4661</link>
		<dc:creator>Jacopo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>E' necessario riflettere oggi su giornalismo e verità. E' necessario dal momento in cui la miscela di ignoranza e disinformazione (va bene, scegliamo una data: l'11/IX/2001) è divenuta letale ed opprimente. Roberto offre spunti sempre interessanti, questa volta mi piacerebbe sentire la sua opinione su un tema così importante, forse astratto rispetto alla testimonianza coraggiosa qui presentata e che pure mi sembra una sfida su cui non si debba mai essere rassegnati, di fronte alla quale non si può arretrare
Come Siani, ovvio.
 Credo però che la domanda da porci oggi sia:"Come reagire ad un contesto in cui non solo il giornalismo d'inchiesta è solo un ricordo, ma in cui il giornalismo stesso vacilla, ibridato, cumunicativizzato, imbastardito..".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; necessario riflettere oggi su giornalismo e verità. E&#8217; necessario dal momento in cui la miscela di ignoranza e disinformazione (va bene, scegliamo una data: l&#8217;11/IX/2001) è divenuta letale ed opprimente. Roberto offre spunti sempre interessanti, questa volta mi piacerebbe sentire la sua opinione su un tema così importante, forse astratto rispetto alla testimonianza coraggiosa qui presentata e che pure mi sembra una sfida su cui non si debba mai essere rassegnati, di fronte alla quale non si può arretrare<br />
Come Siani, ovvio.<br />
 Credo però che la domanda da porci oggi sia:&#8221;Come reagire ad un contesto in cui non solo il giornalismo d&#8217;inchiesta è solo un ricordo, ma in cui il giornalismo stesso vacilla, ibridato, cumunicativizzato, imbastardito..&#8221;.</p>
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	<item>
		<title>Di: Roberto Saviano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/11/giancarlo-siani/#comment-4662</link>
		<dc:creator>Roberto Saviano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie a tutti per l'affettuosa solidarietà al mio difficile impegno anticamorra. Ribadisco che il mio agire ed il mio scrivere non sono una sorta di eroismo contemporaneo. Per nulla. Faccio solo ciò che chiunque è nato in queste infernali terre e vede quanto danno i sodalizi politico-criminali generano, dovrebbe fare. Vivo qualche problema certo non per mio coraggio anzi vivo una paura terribile e continua ma perchè denunciare, raccontare, descrivere queste cose è elemento di grande scandalo e diffidenza. Qui non esiste camorra ma solo imprenditoria, è ciò che imprenditori camorristi e politici vorrebbero sentirsi dire. 

Rispondendo poi alle parole di Jacopo dovrò dire che credo non ci si una manipolazione ideologica dell'informazione ma piuttosto un adattamento a modelli mediatici che strozzano l'inchiesta. I giornali che hanno più successo sono queli che si distribuiscono nelle metropolitane. Sono banali ricettacoli di notizie d'agenzia eppure piacciono. Commenti, analisi, non parliamo poi di pagine d'inchieste, annoiano. Tutto deve contenersi nel titolo o poco più. Tutto deve fluire identico, pubblicità, notizia, morte, scandalo, prigionieri, liberazione. L'inchieta quindi viene scartata ancor prima che per il suo contenuto per la sua forma. 

Certo che negli interstizi di questo modello però si inseriscono anche vere e proprie manipolazioni; ultima quella dei Tg italiani di non aver dato la gravissima notizia che i Pm di Palermo (tra cui Ingroia allievo di Borsellino che ne ha seguito leinchieste sospese) hanno chiesto 11 anni a Marcello Dell'Utri per essere stato in perenne contatto con COSA NOSTRA. Bsiogna dire che Dell'Utri meno di due mesi fa ha commemorato parlando a nome dello Stato, Giovanni Falcone a Palermo l'anniversario della sua barbara uccisione. Aut regem aut fatuum nasci oportet</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a tutti per l&#8217;affettuosa solidarietà al mio difficile impegno anticamorra. Ribadisco che il mio agire ed il mio scrivere non sono una sorta di eroismo contemporaneo. Per nulla. Faccio solo ciò che chiunque è nato in queste infernali terre e vede quanto danno i sodalizi politico-criminali generano, dovrebbe fare. Vivo qualche problema certo non per mio coraggio anzi vivo una paura terribile e continua ma perchè denunciare, raccontare, descrivere queste cose è elemento di grande scandalo e diffidenza. Qui non esiste camorra ma solo imprenditoria, è ciò che imprenditori camorristi e politici vorrebbero sentirsi dire. </p>
<p>Rispondendo poi alle parole di Jacopo dovrò dire che credo non ci si una manipolazione ideologica dell&#8217;informazione ma piuttosto un adattamento a modelli mediatici che strozzano l&#8217;inchiesta. I giornali che hanno più successo sono queli che si distribuiscono nelle metropolitane. Sono banali ricettacoli di notizie d&#8217;agenzia eppure piacciono. Commenti, analisi, non parliamo poi di pagine d&#8217;inchieste, annoiano. Tutto deve contenersi nel titolo o poco più. Tutto deve fluire identico, pubblicità, notizia, morte, scandalo, prigionieri, liberazione. L&#8217;inchieta quindi viene scartata ancor prima che per il suo contenuto per la sua forma. </p>
<p>Certo che negli interstizi di questo modello però si inseriscono anche vere e proprie manipolazioni; ultima quella dei Tg italiani di non aver dato la gravissima notizia che i Pm di Palermo (tra cui Ingroia allievo di Borsellino che ne ha seguito leinchieste sospese) hanno chiesto 11 anni a Marcello Dell&#8217;Utri per essere stato in perenne contatto con COSA NOSTRA. Bsiogna dire che Dell&#8217;Utri meno di due mesi fa ha commemorato parlando a nome dello Stato, Giovanni Falcone a Palermo l&#8217;anniversario della sua barbara uccisione. Aut regem aut fatuum nasci oportet</p>
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		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/11/giancarlo-siani/#comment-4663</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Sottoscrivo l'interrogativo di Jacopo Guerriero: come reagire al contesto che rende vacillante e dannosamente imbastardito il giornalismo tout court? Questa è una domanda davvero interessante, che offre un sacco di spunti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sottoscrivo l&#8217;interrogativo di Jacopo Guerriero: come reagire al contesto che rende vacillante e dannosamente imbastardito il giornalismo tout court? Questa è una domanda davvero interessante, che offre un sacco di spunti.</p>
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		<title>Di: Roberto Saviano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/11/giancarlo-siani/#comment-4664</link>
		<dc:creator>Roberto Saviano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Si reagisce caro Franz scrivendo, raccontando non abbassando la guardia e forse non fugggendo. Si reagisce creando realtà sempre più diffuse (come Nazione Indiana) dove è possibile argomentare in spazi ampi senza la castrazione di pubblicità e direttori. Cercare di coinvolgere, di reagire usando ogni mezzo a disposizione dalla telecamera alla scrittura. Una continua denuncia che sappia trascendere lo squallore della cronaca d'agenzia. Non dobbiamo che foggiare nuovi strumenti altrimenti la realtà come dice Jean Amery "non sarà null'altro che ciò che vediamo".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si reagisce caro Franz scrivendo, raccontando non abbassando la guardia e forse non fugggendo. Si reagisce creando realtà sempre più diffuse (come Nazione Indiana) dove è possibile argomentare in spazi ampi senza la castrazione di pubblicità e direttori. Cercare di coinvolgere, di reagire usando ogni mezzo a disposizione dalla telecamera alla scrittura. Una continua denuncia che sappia trascendere lo squallore della cronaca d&#8217;agenzia. Non dobbiamo che foggiare nuovi strumenti altrimenti la realtà come dice Jean Amery &#8220;non sarà null&#8217;altro che ciò che vediamo&#8221;.</p>
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		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/11/giancarlo-siani/#comment-4665</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Roberto, hai risposto mentre scrivevo il mio post-icino. Dunque, in parole povere, è soprattutto un discorso di mercato, se ho ben capito. I giornali dei metrò tu dici che piacciono; ma piacciono perchè hanno un valore di "notiziario", o piacciono soprattutto perchè sono gratis? A me viene questo sospetto, credo fondato. E poi: fino a che punto la situazione mediatica strozzata attuale è responsabilità degli editori e fino a che punto del pubblico dei lettori? E che ruolo hanno in tutto questo gli attori principali della commedia, vale a dire i giornalisti? Fino a che punto si può arrivare per migliorare la qualità di un giornale senza intaccarne la vendibilità? Perchè questo è il punto, secondo me, un'economia di mercato: é possibilissimo fare e vendere un'informazione di più alto livello riuscendo nel contempo a vendere lo stesso numero ipotetico di copie. Insomma, c'è dell'altro?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Roberto, hai risposto mentre scrivevo il mio post-icino. Dunque, in parole povere, è soprattutto un discorso di mercato, se ho ben capito. I giornali dei metrò tu dici che piacciono; ma piacciono perchè hanno un valore di &#8220;notiziario&#8221;, o piacciono soprattutto perchè sono gratis? A me viene questo sospetto, credo fondato. E poi: fino a che punto la situazione mediatica strozzata attuale è responsabilità degli editori e fino a che punto del pubblico dei lettori? E che ruolo hanno in tutto questo gli attori principali della commedia, vale a dire i giornalisti? Fino a che punto si può arrivare per migliorare la qualità di un giornale senza intaccarne la vendibilità? Perchè questo è il punto, secondo me, un&#8217;economia di mercato: é possibilissimo fare e vendere un&#8217;informazione di più alto livello riuscendo nel contempo a vendere lo stesso numero ipotetico di copie. Insomma, c&#8217;è dell&#8217;altro?</p>
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	<item>
		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/11/giancarlo-siani/#comment-4666</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Roberto, scriviamo in contemporanea!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Roberto, scriviamo in contemporanea!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: carla benedetti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/11/giancarlo-siani/#comment-4667</link>
		<dc:creator>carla benedetti</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=505#comment-4667</guid>
		<description>VOglio anch'io ringraziare Saviano per questo articolo. Credo anch'io, come dice Franz Krauspenhaar, che l'ostacolo al giornalismo d'inchiesta non sia il mercato. L'ostacolo è di altra natura.Chi scrive sul giornale è ricattato da altro tipo di vincoli. Sarebbe possibilissimo fare ottimo giornalismo senza abbassare le vendite di un  giornale. Anzi.
Jacopo, dobbiamo davvero incominciare a interrogarci su  "giornalismo e verità".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>VOglio anch&#8217;io ringraziare Saviano per questo articolo. Credo anch&#8217;io, come dice Franz Krauspenhaar, che l&#8217;ostacolo al giornalismo d&#8217;inchiesta non sia il mercato. L&#8217;ostacolo è di altra natura.Chi scrive sul giornale è ricattato da altro tipo di vincoli. Sarebbe possibilissimo fare ottimo giornalismo senza abbassare le vendite di un  giornale. Anzi.<br />
Jacopo, dobbiamo davvero incominciare a interrogarci su  &#8220;giornalismo e verità&#8221;.</p>
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	</item>
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		<title>Di: Graziano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/11/giancarlo-siani/#comment-4668</link>
		<dc:creator>Graziano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=505#comment-4668</guid>
		<description>Secondo me, i fattori ci sono tutti e due. Uno volontario, coercitivo, attivo, e uno più o meno involontario, strutturale, passivo. Piergiorgio Bellocchio dichiarava che, dopo aver scritto su riviste di grandi tirature come "Panorama", aveva trovato "conferma a ciò che, in astratto, già sapevo: qualunque cosa tu scriva, perde ogni proprio significato per uniformarsi al contesto. Mai mi ero sentito così solo e inutile come quando avevo un pubblico potenziale di migliaia di lettori. Di qui l'esigenza di creare uno strumento di comunicazione libero da ogni condizionamento, indenne dal rumore della chiacchera culturale, della pubblicità, dei falsi specialismi".
Faccio un esempio, che mi è rimasto molto impresso. Una edizione del Venerdì di Repubblica, rivista di (sedicente) sinistra. Inizio a sfogliare le prime pagine, arrivo all'editoriale di Giorgio Bocca (che io non stimo più di tanto, anzi). Un articolo al vetriolo contro Murdoch e la Sky. Lo leggo: interessante. Giro la prima pagina: un intero paginone di pubblicità su Sky a caratteri cubitali e fluorescenti, Sky ha tutto, abbonati a Sky ecc. Giro pagina: un'altro intero foglio a firma Sky, immagini tridimensionali, slogan agguerriti e contorni vari. 
Ora, si sa che la posizione degli inserti pubblicitari non è mai casuale. Se in un giornale c'è un articolo sulla vecchiaia, con ogni probabilità di fianco troverai una pubblicità su un adesivo per dentiere. Se è la pagina per i ragazzi, aspettati nei paraggi qualche reclame di playstation o simili. Il fatto è questo: quei due paginoni di strabordante pubblicità su Sky subito dopo il magro trafiletto di un terzo di pagina contro Sky, erano un incudine sul pezzo di Bocca, un peso che comprimeva, schiacciava, stritolava, sfarinava qualsiasi contenuto sotto un tacco di scarpa. Era un enorme gomma che cancellava tutto il resto. Quel giorno ho visto il neoliberismo cucinarsi e papparsi tutto intero, in un sol boccone, un anti-liberista. E' stato orribile, non mi sono più ripreso.

P.S. Ho parlato solo di uno dei due fattori, va da sé che l'altro è tutto politico, e ha ragione la Carla.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me, i fattori ci sono tutti e due. Uno volontario, coercitivo, attivo, e uno più o meno involontario, strutturale, passivo. Piergiorgio Bellocchio dichiarava che, dopo aver scritto su riviste di grandi tirature come &#8220;Panorama&#8221;, aveva trovato &#8220;conferma a ciò che, in astratto, già sapevo: qualunque cosa tu scriva, perde ogni proprio significato per uniformarsi al contesto. Mai mi ero sentito così solo e inutile come quando avevo un pubblico potenziale di migliaia di lettori. Di qui l&#8217;esigenza di creare uno strumento di comunicazione libero da ogni condizionamento, indenne dal rumore della chiacchera culturale, della pubblicità, dei falsi specialismi&#8221;.<br />
Faccio un esempio, che mi è rimasto molto impresso. Una edizione del Venerdì di Repubblica, rivista di (sedicente) sinistra. Inizio a sfogliare le prime pagine, arrivo all&#8217;editoriale di Giorgio Bocca (che io non stimo più di tanto, anzi). Un articolo al vetriolo contro Murdoch e la Sky. Lo leggo: interessante. Giro la prima pagina: un intero paginone di pubblicità su Sky a caratteri cubitali e fluorescenti, Sky ha tutto, abbonati a Sky ecc. Giro pagina: un&#8217;altro intero foglio a firma Sky, immagini tridimensionali, slogan agguerriti e contorni vari.<br />
Ora, si sa che la posizione degli inserti pubblicitari non è mai casuale. Se in un giornale c&#8217;è un articolo sulla vecchiaia, con ogni probabilità di fianco troverai una pubblicità su un adesivo per dentiere. Se è la pagina per i ragazzi, aspettati nei paraggi qualche reclame di playstation o simili. Il fatto è questo: quei due paginoni di strabordante pubblicità su Sky subito dopo il magro trafiletto di un terzo di pagina contro Sky, erano un incudine sul pezzo di Bocca, un peso che comprimeva, schiacciava, stritolava, sfarinava qualsiasi contenuto sotto un tacco di scarpa. Era un enorme gomma che cancellava tutto il resto. Quel giorno ho visto il neoliberismo cucinarsi e papparsi tutto intero, in un sol boccone, un anti-liberista. E&#8217; stato orribile, non mi sono più ripreso.</p>
<p>P.S. Ho parlato solo di uno dei due fattori, va da sé che l&#8217;altro è tutto politico, e ha ragione la Carla.</p>
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	<item>
		<title>Di: Elio Paoloni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/06/11/giancarlo-siani/#comment-4669</link>
		<dc:creator>Elio Paoloni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=505#comment-4669</guid>
		<description>Eppure tu, in fondo, hai visto illuminarsi quella pubblicità di luce sinistra. Forse anche altri, dopo l'articolo, l'hanno trovata menzognera. Forse l'articolo l'ha invalidata. 
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		<content:encoded><![CDATA[<p>Eppure tu, in fondo, hai visto illuminarsi quella pubblicità di luce sinistra. Forse anche altri, dopo l&#8217;articolo, l&#8217;hanno trovata menzognera. Forse l&#8217;articolo l&#8217;ha invalidata.</p>
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