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	<title>Commenti a: Niente scherzi: Si parla di Bacon</title>
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	<pubDate>Sun, 12 Oct 2008 15:09:14 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Gianni Biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5184</link>
		<dc:creator>Gianni Biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Franz, nella demenziale polemica che ha provato a scatenarsi (ma si è subito scemata) dalle parti del mio articolo su Gehry, è stato messa in dubbio la mia serietà. Te ne parlo perché ciò che ho scritto al mio polemista in maschera so che è la tua stessa filosofia di vero, autentico, intellettuale (quale sei): "Quello che faccio, lo faccio con entusiasmo e serietà. Non sono mai stata persona seriosa, è vero. Ma seria sì. Serissima." 
Sei una persona seria. Sai quando è il momento in cui bisogna ridere e quando invece bisogna riflettere. 

Ti saluto e vi saluto, domani mattina parto per Roma, cercherò di leggere NI in trasferta il più possibile. Vi abbraccio, Gianni</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Franz, nella demenziale polemica che ha provato a scatenarsi (ma si è subito scemata) dalle parti del mio articolo su Gehry, è stato messa in dubbio la mia serietà. Te ne parlo perché ciò che ho scritto al mio polemista in maschera so che è la tua stessa filosofia di vero, autentico, intellettuale (quale sei): &#8220;Quello che faccio, lo faccio con entusiasmo e serietà. Non sono mai stata persona seriosa, è vero. Ma seria sì. Serissima.&#8221;<br />
Sei una persona seria. Sai quando è il momento in cui bisogna ridere e quando invece bisogna riflettere. </p>
<p>Ti saluto e vi saluto, domani mattina parto per Roma, cercherò di leggere NI in trasferta il più possibile. Vi abbraccio, Gianni</p>
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		<title>Di: Elio Paoloni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5185</link>
		<dc:creator>Elio Paoloni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>(L’arte, d’altronde, non va mai in vacanza...)

Franz caro, l'arte no ma io sì, purtroppo. Purtroppo? Purtroppo per i nostri serissimi scherzi.

A periodi meno assolati.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>(L’arte, d’altronde, non va mai in vacanza&#8230;)</p>
<p>Franz caro, l&#8217;arte no ma io sì, purtroppo. Purtroppo? Purtroppo per i nostri serissimi scherzi.</p>
<p>A periodi meno assolati.</p>
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		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5186</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Gianni, ho seguito la tua polemica su Gehry e l'architettura. Grazie di tutto, lo sai che ti voglio intellettualmente bene...;-)) Testimonio anch'io, per chi ancota non lo conoscesse (chi?) che Biondillo è una persona seria che si fa il mazzo sul serio. E questo non è cosa da poco.
Buone vacanze e salutami Roma!

Caro Elio, cominciavo a preoccuparmi, dico sul serio. Va bene che tu stai in mezzo al bel sole di Puglia, ma non dimenticarci, in questa luna estate calda. Era da un pò che non ti leggevo e cominciavo ad avere crisi d'astinenza da polemista-controcorrente. Come ti scrissi una volta: "torna, se no mi rompo i coglioni". (Con rispetto per i lettori parlando).
A presto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Gianni, ho seguito la tua polemica su Gehry e l&#8217;architettura. Grazie di tutto, lo sai che ti voglio intellettualmente bene&#8230;;-)) Testimonio anch&#8217;io, per chi ancota non lo conoscesse (chi?) che Biondillo è una persona seria che si fa il mazzo sul serio. E questo non è cosa da poco.<br />
Buone vacanze e salutami Roma!</p>
<p>Caro Elio, cominciavo a preoccuparmi, dico sul serio. Va bene che tu stai in mezzo al bel sole di Puglia, ma non dimenticarci, in questa luna estate calda. Era da un pò che non ti leggevo e cominciavo ad avere crisi d&#8217;astinenza da polemista-controcorrente. Come ti scrissi una volta: &#8220;torna, se no mi rompo i coglioni&#8221;. (Con rispetto per i lettori parlando).<br />
A presto.</p>
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		<title>Di: riccardo ferrazzi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5187</link>
		<dc:creator>riccardo ferrazzi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Qui tagliano la corda tutti quanti e neanche si portano appresso il computer ! Caro Franz, siamo rimasti solo io e te a lavorare ! A proposito, prendendo spunto dalle opinioni di Bacon, tu che ne dici: bisogna lavorare per se stessi o per il pubblico (o per tutti e due) ? Visto che siamo rimasti in pochi, c'è spazio per una bella discussione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Qui tagliano la corda tutti quanti e neanche si portano appresso il computer ! Caro Franz, siamo rimasti solo io e te a lavorare ! A proposito, prendendo spunto dalle opinioni di Bacon, tu che ne dici: bisogna lavorare per se stessi o per il pubblico (o per tutti e due) ? Visto che siamo rimasti in pochi, c&#8217;è spazio per una bella discussione.</p>
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	<item>
		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5188</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Richard, siamo rimasti in due a lavorare e pure a ore tarde. Ma chi ce lo fa fare? Il pubblico?...;-)
A parte gli scherzi, ma non troppo, io sottoscrivo le parole del vecchio Francis parola per parola fino ad un certo punto: vale a dire: secondo me si lavora per se stessi, per trasformare, spesso, le proprie ossessioni o anche le proprie esperienze di vita (ottime per la bisogna le esperienze dolorose)in qualcosa di "artistico". Ma il pubblico, e qui mi permetto di deviare in qualche modo dal lucidissimo discorso di FB, è quello che ti porta fuori dal tuo mondo a volte tormentato, che ti da (o non ti da)il confronto, le umane soddisfazioni, il conforto della condivisione, che dissipa o viceversa incarognisce i tuoi dubbi. Last but not least, il pubblico ti può anche "mantenere": se sei un pittore ti permette di acquistare non solo un set di pennelli di martora, ma anche, se hai ancora più fortuna, un nuovo studio con vista sulla metropoli formicolante o sul villaggio svizzero (come Balthus, mi pare). Magritte all'inizio dipingeva in sala da pranzo e disegnava carta da parati. Se sei uno scrittore, un bell'Apple ultimo modello non te lo leva nessuno. Coi soldi dell'anticipo, poi, puoi anche andare a sbronzarti di Krug millesimato a Parigi, che fa più "fico"...
Dunque, io penso che non "bisogna" fare niente per forza. Michelangelo aveva dei committenti di un certo grido e fece quel che fece. Dostojevski aveva da pagare le rate del mutuo alla casa da gioco. Ma questi due, geni assoluti e quindi presi come esempio-limite, partivano, credo, da quel "tentare" con tutte le proprie forze, a volte irrobustite dalla disperazione, di cui parlava Bacon.
All'inizio l'artista vero o presunto tale parte da sè stesso e lavora per sè stesso. Ciò non toglie che si può allo stesso tempo guardare con sicurezza ed onestà il grande occhio del Pubblico: al quale l'artista, in definitiva, deve tutto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Richard, siamo rimasti in due a lavorare e pure a ore tarde. Ma chi ce lo fa fare? Il pubblico?&#8230;;-)<br />
A parte gli scherzi, ma non troppo, io sottoscrivo le parole del vecchio Francis parola per parola fino ad un certo punto: vale a dire: secondo me si lavora per se stessi, per trasformare, spesso, le proprie ossessioni o anche le proprie esperienze di vita (ottime per la bisogna le esperienze dolorose)in qualcosa di &#8220;artistico&#8221;. Ma il pubblico, e qui mi permetto di deviare in qualche modo dal lucidissimo discorso di FB, è quello che ti porta fuori dal tuo mondo a volte tormentato, che ti da (o non ti da)il confronto, le umane soddisfazioni, il conforto della condivisione, che dissipa o viceversa incarognisce i tuoi dubbi. Last but not least, il pubblico ti può anche &#8220;mantenere&#8221;: se sei un pittore ti permette di acquistare non solo un set di pennelli di martora, ma anche, se hai ancora più fortuna, un nuovo studio con vista sulla metropoli formicolante o sul villaggio svizzero (come Balthus, mi pare). Magritte all&#8217;inizio dipingeva in sala da pranzo e disegnava carta da parati. Se sei uno scrittore, un bell&#8217;Apple ultimo modello non te lo leva nessuno. Coi soldi dell&#8217;anticipo, poi, puoi anche andare a sbronzarti di Krug millesimato a Parigi, che fa più &#8220;fico&#8221;&#8230;<br />
Dunque, io penso che non &#8220;bisogna&#8221; fare niente per forza. Michelangelo aveva dei committenti di un certo grido e fece quel che fece. Dostojevski aveva da pagare le rate del mutuo alla casa da gioco. Ma questi due, geni assoluti e quindi presi come esempio-limite, partivano, credo, da quel &#8220;tentare&#8221; con tutte le proprie forze, a volte irrobustite dalla disperazione, di cui parlava Bacon.<br />
All&#8217;inizio l&#8217;artista vero o presunto tale parte da sè stesso e lavora per sè stesso. Ciò non toglie che si può allo stesso tempo guardare con sicurezza ed onestà il grande occhio del Pubblico: al quale l&#8217;artista, in definitiva, deve tutto.</p>
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	<item>
		<title>Di: helena janeczekl</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5189</link>
		<dc:creator>helena janeczekl</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ammetto di aver postato il pezzo senza neanche averlo letto prima: era un momento in cui mio figlio stava davanti ai cartoni e ho colto l'attimo. E poi anche perché Bacon è Bacon. Io condivido quello che dice sui pericoli dell'astrattismo, forse anche perché la narrazione gli è naturalmente aliena, forse perché anche a me - nell'idea che ho di me stessa - interessa soprattutto l'equivalente cartaceo della figura umana. Non la scrittura, non la trama, ma le persone che diventando personaggi dovrebbero riuscire a rimandare alle persone. Mostrare un piccolo lembo di pelle umana.
Insomma anche io (che mi reputo piuttosto rozza nel campo dell'arte figurativa) ho nel cuore tutti i pittori novecenteschi che NON hanno percorso l'astrattismo. Vedere un Bacon o anche un Soutine, un Beckmann, Max Ernst o che so io, in uno dei megamusei internazionali ben allestiti mi fa l'effetto non solo di uno schiaffo in faccia, ma che gran parte di quanto incontri prima e dopo è vuoto o ghirigori. Nel ipotesi migliore: gioco da bambini. 
So di essere molto "fruitore medio" in questo, solo un gradino più evoluta della massa che riesce a stravedere ancora solo per gli impressionisti.
Commentando il pezzo su Margaret avevo scritto che Castellito mi pareva un grande attore, vedendomi rabbuffata da anonimo. Il o la tale sosteneva che Sergione fosse una sorta di gigione alla Sordi, capace di recitare decentemente solo se ben diretto. Ho avuto la sensazione che fosse "del mestiere", magari un attore/trice di teatro, di quelli bravi e motivati e alla fame. E' possibile che parlasse non solo per invidia (o per snobismo), ma anche per un tot di competenza che mi sfuggiva. Perché tiro fuori questa storia?
Perché credo che sia molto difficile stabilire un giudizio libero sia dall'autoreferenzialità dell'ambiente (teatro, arte, letteratura non importa) e sia dal gusto del pubblico medio che, ho l'impressione, è solo in parte kitsch, arretrato, irrisibile. Insomma io credo che non ci siano più da una parte i grezzi e coglioni borghesi e dall'altra gli ispirati, spirituali artisti (e chi li "capisce") E questo nodo credo che emerga con particolare evidenza nel campo delle arti figurative, dove la freddezza o persino ostilità verso il contemporaneo(unita alla sua appetibilità da parte di un mercato fatto di banche svizzere e analoghi: altroché borghesi col panciotto)qualcosa vorrà forse dire. Penso anche al caso dei bambini impiccati di Cattelan.

Vi lancio la palla, voi che ne pensate?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ammetto di aver postato il pezzo senza neanche averlo letto prima: era un momento in cui mio figlio stava davanti ai cartoni e ho colto l&#8217;attimo. E poi anche perché Bacon è Bacon. Io condivido quello che dice sui pericoli dell&#8217;astrattismo, forse anche perché la narrazione gli è naturalmente aliena, forse perché anche a me - nell&#8217;idea che ho di me stessa - interessa soprattutto l&#8217;equivalente cartaceo della figura umana. Non la scrittura, non la trama, ma le persone che diventando personaggi dovrebbero riuscire a rimandare alle persone. Mostrare un piccolo lembo di pelle umana.<br />
Insomma anche io (che mi reputo piuttosto rozza nel campo dell&#8217;arte figurativa) ho nel cuore tutti i pittori novecenteschi che NON hanno percorso l&#8217;astrattismo. Vedere un Bacon o anche un Soutine, un Beckmann, Max Ernst o che so io, in uno dei megamusei internazionali ben allestiti mi fa l&#8217;effetto non solo di uno schiaffo in faccia, ma che gran parte di quanto incontri prima e dopo è vuoto o ghirigori. Nel ipotesi migliore: gioco da bambini.<br />
So di essere molto &#8220;fruitore medio&#8221; in questo, solo un gradino più evoluta della massa che riesce a stravedere ancora solo per gli impressionisti.<br />
Commentando il pezzo su Margaret avevo scritto che Castellito mi pareva un grande attore, vedendomi rabbuffata da anonimo. Il o la tale sosteneva che Sergione fosse una sorta di gigione alla Sordi, capace di recitare decentemente solo se ben diretto. Ho avuto la sensazione che fosse &#8220;del mestiere&#8221;, magari un attore/trice di teatro, di quelli bravi e motivati e alla fame. E&#8217; possibile che parlasse non solo per invidia (o per snobismo), ma anche per un tot di competenza che mi sfuggiva. Perché tiro fuori questa storia?<br />
Perché credo che sia molto difficile stabilire un giudizio libero sia dall&#8217;autoreferenzialità dell&#8217;ambiente (teatro, arte, letteratura non importa) e sia dal gusto del pubblico medio che, ho l&#8217;impressione, è solo in parte kitsch, arretrato, irrisibile. Insomma io credo che non ci siano più da una parte i grezzi e coglioni borghesi e dall&#8217;altra gli ispirati, spirituali artisti (e chi li &#8220;capisce&#8221;) E questo nodo credo che emerga con particolare evidenza nel campo delle arti figurative, dove la freddezza o persino ostilità verso il contemporaneo(unita alla sua appetibilità da parte di un mercato fatto di banche svizzere e analoghi: altroché borghesi col panciotto)qualcosa vorrà forse dire. Penso anche al caso dei bambini impiccati di Cattelan.</p>
<p>Vi lancio la palla, voi che ne pensate?</p>
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	<item>
		<title>Di: Elio Paoloni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5190</link>
		<dc:creator>Elio Paoloni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Condivido quasi tutto. Anche su Castellitto, sul quale, in fondo, non sbagliava neanche l'anonimo: mi sembra che dicesse "se non viene ben diretto". La tendenza alla gigioneria non esclude grandissime qualità. In fondo anche Nicholson e Brando andavano tenuti a freno (mission impossible).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido quasi tutto. Anche su Castellitto, sul quale, in fondo, non sbagliava neanche l&#8217;anonimo: mi sembra che dicesse &#8220;se non viene ben diretto&#8221;. La tendenza alla gigioneria non esclude grandissime qualità. In fondo anche Nicholson e Brando andavano tenuti a freno (mission impossible).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5191</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=544#comment-5191</guid>
		<description>Sono d&#8217;accordo con quanto dite: in effetti non siamo attori, né registi, né teatranti. E Brando era proprio una mission impossible trattenerlo. Ci provò Kubrick nel 60, doveva girare con lui il western "I due volti della vendetta". Brando fece in modo di cacciare il grande Stanley dopo un' estenuante lavoro preparatorio, per poi fare lui stesso la regia del film, (l&#8217;unica della sua carriera) con esiti eccellenti, anche se a mio avviso un corposo &#8220;editing&#8221; non avrebbe certo guastato. Anche Sordi , come ogni istrione, tendeva ad andare fuori giri: infatti i suoi film da regista-interprete sono quasi tutti così così, fin dal suo esordio in &#8220;Fumo di Londra&#8221;, film inconsistente quanto di successo al botteghino di allora (1966).
Un buon esempio di attore-regista  che non si lasciava  far prendere la mano dal suo doppio ruolo è quello di John Cassavates, che i suoi film indipendenti  se li faceva in famiglia (spesso con la moglie Geena Rowlands e gli amici attori Peter Falk e Ben Gazzara). Dunque , come dice Helena, quell&#8217;intervento di anonimo che criticava Sergione (che io, da spettatore, continuo a ritenere uno dei ns migliori attori) proveniva forse da un addetto ai lavori, attore, regista o critico cinematografico. (Se non sei a Fregene batti un colpo!)
Il pubblico secondo me non è mai stato stupido. Penso (non con nostalgia, io negli anni 60 ci sono semplicemente nato) al cinema italiano di allora: c&#8217;era un&#8217;industria che produceva a rotta di collo di pellicola i Franco &#038; Ciccio, gli spaghetti-western (alcuni dei quali giustamente rivalutati dalla critica senza essere stati prodotti dal grandissimo  Sergio-ne Leone) ,e dunque, col ricavato, questa grande industria si permetteva di mettere in campo Fellini, Visconti, Antonioni e C. Senza puntare così in alto, a quel tempo lavoravano registi come Antonio Pietrangeli (messo per comodità nello scaffale della commedia italiana) che dipingevano ritratti a volte impietosi e durissimi e sempre di altissima classe ("La visita", "Io la conoscevo bene").
Se il pubblico non è mai stato stupido, dev&#8217;esserci allora qualcosa che non quadra, è proprio il caso di dirlo. Anch&#8217;io, come Helena, amo Beckmann, Sotine, Ernst, e ci aggiungo forse il mio preferito, Otto Dix. Tutti figurativi senza scrupoli. C&#8217;è bisogno ancora, io credo, di umanità, anche se sgradevole.  Anche Cattelan è figurativo ed è sgradevole. Forse troppo. Vedendo i bambini impiccati ho pensato a Duchamp: lui mise un cesso all&#8217;interno di un museo, Cattelan oggi  appende all&#8217;albero di un parco metropolitano dei finti bambini quasi sorridenti. E&#8217; lo spazio di esposizione che fa l&#8217;opera d&#8217;arte?
I quadri di Bacon  non hanno bisogno di &#8220;cornici&#8221;: se potessi permettermelo, appenderei uno di quelli piccoli (ovviamente) in casa... Farebbe lo stesso la sua porca figura anche nella mia modesta dimora.
Questo è un interrogativo interessante, che il discorso di Helena può provocare: siamo arrivati alla cornice che fa l&#8217;opera? E il pubblico? Tempo fa Biondillo mise in rete su queste colonne l&#8217;intervento di un critico d&#8217;arte inglese che inveiva contro l&#8217;arte contemporanea. Ostaggio dei mercanti, roba di lusso da caveau svizzero, gioielli De Beers "per tutta la vita" fabbricati con materiale relativamente povero. Il pubblico sta a guardare, come le stelle di Cronin? Cosa è l&#8217;arte senza il pubblico?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con quanto dite: in effetti non siamo attori, né registi, né teatranti. E Brando era proprio una mission impossible trattenerlo. Ci provò Kubrick nel 60, doveva girare con lui il western &#8220;I due volti della vendetta&#8221;. Brando fece in modo di cacciare il grande Stanley dopo un&#8217; estenuante lavoro preparatorio, per poi fare lui stesso la regia del film, (l&#8217;unica della sua carriera) con esiti eccellenti, anche se a mio avviso un corposo &#8220;editing&#8221; non avrebbe certo guastato. Anche Sordi , come ogni istrione, tendeva ad andare fuori giri: infatti i suoi film da regista-interprete sono quasi tutti così così, fin dal suo esordio in &#8220;Fumo di Londra&#8221;, film inconsistente quanto di successo al botteghino di allora (1966).<br />
Un buon esempio di attore-regista  che non si lasciava  far prendere la mano dal suo doppio ruolo è quello di John Cassavates, che i suoi film indipendenti  se li faceva in famiglia (spesso con la moglie Geena Rowlands e gli amici attori Peter Falk e Ben Gazzara). Dunque , come dice Helena, quell&#8217;intervento di anonimo che criticava Sergione (che io, da spettatore, continuo a ritenere uno dei ns migliori attori) proveniva forse da un addetto ai lavori, attore, regista o critico cinematografico. (Se non sei a Fregene batti un colpo!)<br />
Il pubblico secondo me non è mai stato stupido. Penso (non con nostalgia, io negli anni 60 ci sono semplicemente nato) al cinema italiano di allora: c&#8217;era un&#8217;industria che produceva a rotta di collo di pellicola i Franco &#038; Ciccio, gli spaghetti-western (alcuni dei quali giustamente rivalutati dalla critica senza essere stati prodotti dal grandissimo  Sergio-ne Leone) ,e dunque, col ricavato, questa grande industria si permetteva di mettere in campo Fellini, Visconti, Antonioni e C. Senza puntare così in alto, a quel tempo lavoravano registi come Antonio Pietrangeli (messo per comodità nello scaffale della commedia italiana) che dipingevano ritratti a volte impietosi e durissimi e sempre di altissima classe (&#8221;La visita&#8221;, &#8220;Io la conoscevo bene&#8221;).<br />
Se il pubblico non è mai stato stupido, dev&#8217;esserci allora qualcosa che non quadra, è proprio il caso di dirlo. Anch&#8217;io, come Helena, amo Beckmann, Sotine, Ernst, e ci aggiungo forse il mio preferito, Otto Dix. Tutti figurativi senza scrupoli. C&#8217;è bisogno ancora, io credo, di umanità, anche se sgradevole.  Anche Cattelan è figurativo ed è sgradevole. Forse troppo. Vedendo i bambini impiccati ho pensato a Duchamp: lui mise un cesso all&#8217;interno di un museo, Cattelan oggi  appende all&#8217;albero di un parco metropolitano dei finti bambini quasi sorridenti. E&#8217; lo spazio di esposizione che fa l&#8217;opera d&#8217;arte?<br />
I quadri di Bacon  non hanno bisogno di &#8220;cornici&#8221;: se potessi permettermelo, appenderei uno di quelli piccoli (ovviamente) in casa&#8230; Farebbe lo stesso la sua porca figura anche nella mia modesta dimora.<br />
Questo è un interrogativo interessante, che il discorso di Helena può provocare: siamo arrivati alla cornice che fa l&#8217;opera? E il pubblico? Tempo fa Biondillo mise in rete su queste colonne l&#8217;intervento di un critico d&#8217;arte inglese che inveiva contro l&#8217;arte contemporanea. Ostaggio dei mercanti, roba di lusso da caveau svizzero, gioielli De Beers &#8220;per tutta la vita&#8221; fabbricati con materiale relativamente povero. Il pubblico sta a guardare, come le stelle di Cronin? Cosa è l&#8217;arte senza il pubblico?</p>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5192</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Naturalmente la frase di Bacon “Qualsiasi cosa in arte sembra crudele, perché la realtà è crudele. Forse è questa la ragione per cui così tanti amano l’arte astratta, perché nell’astrazione non si può essere crudeli.”
non dice niente sul valore dell’astrazione (lasciando da parte la realtà), ma sulla sua scelta di dipingere figurativo. E lui ha cominciato a vent’anni proprio da geniale astrattista disegnando mobili e tappeti da fare invidia a qualsiasi Bauhaus. Anche i suoi primi dipinti a olio erano astratti o borderline tra figura e no. In realtà lui non ha ripudiato l’astratto, solo l’ha fuso con il figurativo, perché per tutte le sue buone ragioni quelle erano le immagini più complesse e quindi più potenti che riuscisse a fare.
Sul valore dell’astratto credo sia giusto fare il solito paragone con  la musica “classica”. Quando al secondo movimento entra il violino solista del concerto per violino e orchestra di LVB op 61 è possibile dire non solo che quel suono è una cosa, ma addirittura una persona. Non so proprio come possa accadere che un ghiribizzo si trasformi dentro di noi in quel modo, però credo sia così per tutti. Ma si potrebbe dire che, va bene, con la musica l’astrazione funziona ma con la tela dipinta no. Allora bisogna prendere una medicina che ha come principio attivo capolavori che non assomigliano a nessun oggetto del mondo, qui servono i quadri di Alberto Burri. Se nemmeno quelli commuovono come quel violino di Beethoven, penso che non ci sia niente da fare. Se non consolarsi pensando che la malattia di tirare cancellotti su grandi opere artistiche colpisce le persone di coccio ma anche i grandi artisti, è inevitabile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Naturalmente la frase di Bacon “Qualsiasi cosa in arte sembra crudele, perché la realtà è crudele. Forse è questa la ragione per cui così tanti amano l’arte astratta, perché nell’astrazione non si può essere crudeli.”<br />
non dice niente sul valore dell’astrazione (lasciando da parte la realtà), ma sulla sua scelta di dipingere figurativo. E lui ha cominciato a vent’anni proprio da geniale astrattista disegnando mobili e tappeti da fare invidia a qualsiasi Bauhaus. Anche i suoi primi dipinti a olio erano astratti o borderline tra figura e no. In realtà lui non ha ripudiato l’astratto, solo l’ha fuso con il figurativo, perché per tutte le sue buone ragioni quelle erano le immagini più complesse e quindi più potenti che riuscisse a fare.<br />
Sul valore dell’astratto credo sia giusto fare il solito paragone con  la musica “classica”. Quando al secondo movimento entra il violino solista del concerto per violino e orchestra di LVB op 61 è possibile dire non solo che quel suono è una cosa, ma addirittura una persona. Non so proprio come possa accadere che un ghiribizzo si trasformi dentro di noi in quel modo, però credo sia così per tutti. Ma si potrebbe dire che, va bene, con la musica l’astrazione funziona ma con la tela dipinta no. Allora bisogna prendere una medicina che ha come principio attivo capolavori che non assomigliano a nessun oggetto del mondo, qui servono i quadri di Alberto Burri. Se nemmeno quelli commuovono come quel violino di Beethoven, penso che non ci sia niente da fare. Se non consolarsi pensando che la malattia di tirare cancellotti su grandi opere artistiche colpisce le persone di coccio ma anche i grandi artisti, è inevitabile.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5193</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Sono d'accordo su Burri. Aggiungo i primi che mi vengono in mente, forse i più amati: Rothko, Beuys. Insomma non pensavo a tutta l'arte astratta, ma a parecchia. E poi so bene che l'opposizione astratto/figurativo è semplicistica e rischia pure di essere ideologica. Andrea è uno che ne sa più di me e ricorda, giustamente, tutto l'iter di Bacon. 
Vado a fare la mamma...
a dopo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo su Burri. Aggiungo i primi che mi vengono in mente, forse i più amati: Rothko, Beuys. Insomma non pensavo a tutta l&#8217;arte astratta, ma a parecchia. E poi so bene che l&#8217;opposizione astratto/figurativo è semplicistica e rischia pure di essere ideologica. Andrea è uno che ne sa più di me e ricorda, giustamente, tutto l&#8217;iter di Bacon.<br />
Vado a fare la mamma&#8230;<br />
a dopo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: riccardo ferrazzi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5194</link>
		<dc:creator>riccardo ferrazzi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Il concerto per violino di Beethoven è astratto ? E allora il concerto per violoncello di Penderecky è informale ? Ho l'impressione che i termini del discorso rischino di essere fraintesi. Io direi soltanto che la pittura figurativa è più facilmente percepita dal pubblico, così come la musica basata sulle scale armoniche. Forse non ci sarebbe niente di reazionario nel prendere atto che, dopo un secolo di sperimentazioni, sarebbe ora di occuparsi meno dei linguaggi e più dei contenuti. Torniamo per un attimo alla letteratura: dopo avere sperimentato lo stream of consciousness, i linguaggi neobarocchi alla Gadda, i dialetti alla d'Arrigo, o la lingua del Costanzoshow (come suggerisce Sanguineti), eccetera eccetera, cosa siamo arrivati a mettere dentro ai nostri sofisticatissimi contenitori ? La fiction, il giallo e, nel migliore dei casi, il noir. Non sarà per via del fatto che il pubblico chiede, anzi esige di capire ? Prendiamo il caso più eclatante: la poesia. Sono costretto a fare almeno un nome, e mi scuso, ma devo fare un esempio. Prendete una persona normale, beneducata, diciamo un avvocato che lavora dieci ore al giorno e quando ha un po' di tempo libero legge riviste di diritto. Provate a fargli leggere una lirica di Vivian Lamarque. Gli sembrerà una filastrocca. Ecco: si può essere figurativi e armonici, eppure incomprensibili. Questo succede quando si perde di vista il pubblico. Perché non basta avere qualcosa da dire, bisogna anche dirlo in modo da essere capiti. O no ?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il concerto per violino di Beethoven è astratto ? E allora il concerto per violoncello di Penderecky è informale ? Ho l&#8217;impressione che i termini del discorso rischino di essere fraintesi. Io direi soltanto che la pittura figurativa è più facilmente percepita dal pubblico, così come la musica basata sulle scale armoniche. Forse non ci sarebbe niente di reazionario nel prendere atto che, dopo un secolo di sperimentazioni, sarebbe ora di occuparsi meno dei linguaggi e più dei contenuti. Torniamo per un attimo alla letteratura: dopo avere sperimentato lo stream of consciousness, i linguaggi neobarocchi alla Gadda, i dialetti alla d&#8217;Arrigo, o la lingua del Costanzoshow (come suggerisce Sanguineti), eccetera eccetera, cosa siamo arrivati a mettere dentro ai nostri sofisticatissimi contenitori ? La fiction, il giallo e, nel migliore dei casi, il noir. Non sarà per via del fatto che il pubblico chiede, anzi esige di capire ? Prendiamo il caso più eclatante: la poesia. Sono costretto a fare almeno un nome, e mi scuso, ma devo fare un esempio. Prendete una persona normale, beneducata, diciamo un avvocato che lavora dieci ore al giorno e quando ha un po&#8217; di tempo libero legge riviste di diritto. Provate a fargli leggere una lirica di Vivian Lamarque. Gli sembrerà una filastrocca. Ecco: si può essere figurativi e armonici, eppure incomprensibili. Questo succede quando si perde di vista il pubblico. Perché non basta avere qualcosa da dire, bisogna anche dirlo in modo da essere capiti. O no ?</p>
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		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5195</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Andrea, tu ne sai  più di me, è pacifico. Però questa tua affermazione non mi convince del tutto: che insomma Bacon non abbia ripudiato l&#8217;astrattismo. Perché se non l&#8217;ha ripudiato certamente l&#8217;ha rifiutato, avendo reinventato, a quanto ho capito, la figurazione. Mentre intanto l&#8217;arte pittorica si muoveva su ben altre strade. Tra ripudiare e rifiutare c&#8217;è una differenza, ma sottile. Rifiutare a volte, secondo me, equivale a ripudiare, ma senza parole, senza esprimerlo. Io personalmente apprezzo Burri e Beuys, che sono stati dei giganti, ma sono tendenzialmente un animale e ho bisogno di avere emozioni forti. E il Rothko che mi emoziona  davvero è quello degli inizi, quello figurativo. Il paragone con la musica classica funziona eccome. Se mi parli di tutta la produzione del genio di Bonn ci stiamo; ma la musica contemporanea (che come diceva Battiato &#8220;mi butta giù&#8221;)? Quella per intenderci di Nono, di Berio, di Stockhausen, di Henze?   Il confronto tra astrattismo e figurazione secondo me ci può stare. Nel mezzo, l&#8217;informale. Oggi in Germania opera un grande, Georg Baselitz. Lui non è un figurativo ma non ripudia la figurazione, non ripudia un bel niente, va a spada tratta.Lui è andato a superare la contrapposizione tra pittura oggettiva e astratta. E ad un certo punto "capovolge" le sue figure, si "astrae" dall'essere un neo-espressionista: ma il suo è un  urlo di protesta.
Georg Grosz, con Otto Dix Max Beckmann e altri, tra dada, espressionismo e "Nuova Oggettività", era un figurativo &#8220;pieno&#8221;. Quella gente dipingeva il più vero del vero, andava oltre lo sguardo, andava oltre le emozioni. Dix faceva acquerelli di "cronaca nera". Con le conseguenze che sappiamo.  Non è un caso che per i nazisti quella era considerata "arte degenerata". Andava ben oltre il respiro raffinato dell&#8217;intellettuale; era arte, quella, che potenzialmente poteva colpire allo stomaco le masse, anche perchè comprensibile a tutti. Era arte politica, mi pare. E di masse i nazisti se ne intendevano bene.
Quali masse può potenzialmente colpire Burri? E Mondrian? E Fontana? Tutto qui. E&#8217; arte da battaglia, arte &#8220;pericolosa&#8221;, quella?
Grass &#8211; per tornare alla letteratura- nel 59 ha pubblicato Il Tamburo di latta. Un libro immenso, e non solo per il numero di pagine: anche  perchè quel libro suscitò reazioni a catena in tutta la Repubblica Federale, disseppellì il "senso di colpa" e la tendenza alla rimozione per quel passato ancora fumante, tutte tematiche riprese da altri grandi scrittori tedeschi dell&#8217;epoca come Ingeborg  Bachmann, Martin Walser, Heinrich Boell. Altro che emozioni musicali. Quella è arte che va per le strade perché secondo me nasce dalle strade, tra il popolo.
L&#8217;interrogativo che ponevo rimane aperto, oltretutto.C&#8217; interessa il contesto, la cornice, o la tela, dell&#8217;opera? Il fatto che Bacon abbia iniziato facendo il designer è cosa nota, e anche che agli esordi dipingesse astratto. E allora? Se andiamo a vedere gli inizi di ciascun artista non la finiamo più. Bacon in questo senso sta in buona e soprattutto numerosa compagnia. Cosa importa, di Bacon? L&#8217;esordio o l&#8217;opera matura? I suoi quadri astratti e i suoi tappeti che fabbricava  per tirare avanti tra un drink e l'altro o i Papi urlanti?
Mi scuso se ho fatto esempi tedeschi. Sono quelli a me più affini per ragioni personali e di studio. E&#8217; chiaro che si potrebbero prendere esempi anche più pregnanti da altri paesi. 
Per il resto sono d'accordo al 100% con Ferrazzi. E la discussione continua... (Spero).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea, tu ne sai  più di me, è pacifico. Però questa tua affermazione non mi convince del tutto: che insomma Bacon non abbia ripudiato l&#8217;astrattismo. Perché se non l&#8217;ha ripudiato certamente l&#8217;ha rifiutato, avendo reinventato, a quanto ho capito, la figurazione. Mentre intanto l&#8217;arte pittorica si muoveva su ben altre strade. Tra ripudiare e rifiutare c&#8217;è una differenza, ma sottile. Rifiutare a volte, secondo me, equivale a ripudiare, ma senza parole, senza esprimerlo. Io personalmente apprezzo Burri e Beuys, che sono stati dei giganti, ma sono tendenzialmente un animale e ho bisogno di avere emozioni forti. E il Rothko che mi emoziona  davvero è quello degli inizi, quello figurativo. Il paragone con la musica classica funziona eccome. Se mi parli di tutta la produzione del genio di Bonn ci stiamo; ma la musica contemporanea (che come diceva Battiato &#8220;mi butta giù&#8221;)? Quella per intenderci di Nono, di Berio, di Stockhausen, di Henze?   Il confronto tra astrattismo e figurazione secondo me ci può stare. Nel mezzo, l&#8217;informale. Oggi in Germania opera un grande, Georg Baselitz. Lui non è un figurativo ma non ripudia la figurazione, non ripudia un bel niente, va a spada tratta.Lui è andato a superare la contrapposizione tra pittura oggettiva e astratta. E ad un certo punto &#8220;capovolge&#8221; le sue figure, si &#8220;astrae&#8221; dall&#8217;essere un neo-espressionista: ma il suo è un  urlo di protesta.<br />
Georg Grosz, con Otto Dix Max Beckmann e altri, tra dada, espressionismo e &#8220;Nuova Oggettività&#8221;, era un figurativo &#8220;pieno&#8221;. Quella gente dipingeva il più vero del vero, andava oltre lo sguardo, andava oltre le emozioni. Dix faceva acquerelli di &#8220;cronaca nera&#8221;. Con le conseguenze che sappiamo.  Non è un caso che per i nazisti quella era considerata &#8220;arte degenerata&#8221;. Andava ben oltre il respiro raffinato dell&#8217;intellettuale; era arte, quella, che potenzialmente poteva colpire allo stomaco le masse, anche perchè comprensibile a tutti. Era arte politica, mi pare. E di masse i nazisti se ne intendevano bene.<br />
Quali masse può potenzialmente colpire Burri? E Mondrian? E Fontana? Tutto qui. E&#8217; arte da battaglia, arte &#8220;pericolosa&#8221;, quella?<br />
Grass &#8211; per tornare alla letteratura- nel 59 ha pubblicato Il Tamburo di latta. Un libro immenso, e non solo per il numero di pagine: anche  perchè quel libro suscitò reazioni a catena in tutta la Repubblica Federale, disseppellì il &#8220;senso di colpa&#8221; e la tendenza alla rimozione per quel passato ancora fumante, tutte tematiche riprese da altri grandi scrittori tedeschi dell&#8217;epoca come Ingeborg  Bachmann, Martin Walser, Heinrich Boell. Altro che emozioni musicali. Quella è arte che va per le strade perché secondo me nasce dalle strade, tra il popolo.<br />
L&#8217;interrogativo che ponevo rimane aperto, oltretutto.C&#8217; interessa il contesto, la cornice, o la tela, dell&#8217;opera? Il fatto che Bacon abbia iniziato facendo il designer è cosa nota, e anche che agli esordi dipingesse astratto. E allora? Se andiamo a vedere gli inizi di ciascun artista non la finiamo più. Bacon in questo senso sta in buona e soprattutto numerosa compagnia. Cosa importa, di Bacon? L&#8217;esordio o l&#8217;opera matura? I suoi quadri astratti e i suoi tappeti che fabbricava  per tirare avanti tra un drink e l&#8217;altro o i Papi urlanti?<br />
Mi scuso se ho fatto esempi tedeschi. Sono quelli a me più affini per ragioni personali e di studio. E&#8217; chiaro che si potrebbero prendere esempi anche più pregnanti da altri paesi.<br />
Per il resto sono d&#8217;accordo al 100% con Ferrazzi. E la discussione continua&#8230; (Spero).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Gershom</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5196</link>
		<dc:creator>Gershom</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Andate al mare invece di pensare....viva la demenza, viva il regime di Berlusconi. Scherzo ovviamente (tranne che sull'andare a mare)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Andate al mare invece di pensare&#8230;.viva la demenza, viva il regime di Berlusconi. Scherzo ovviamente (tranne che sull&#8217;andare a mare)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: riccardo ferrazzi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5197</link>
		<dc:creator>riccardo ferrazzi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>L'ineffabile Gershom (pensando forse di essere provocatorio) riesce a parlare a sproposito pur offrendo l'occasione di tornare sul tema.
Per esempio: il secolo scorso ci ha fatto fare indigestione di provocazioni. Molte delle frasi usate nei comments precedenti per lodare l'arte che coinvolge il lettore o lo spettatore fin nelle trippe sono state usate per decenni per giustificare l'uso e l'abuso della provocazione. Intendiamoci: lo scandalo a scopo promozionale lo faceva già d'Annunzio e forse anche Pietro l'Aretino. Ma dai tempi della "Merda d'artista" lo sbrago è diventato inarrestabile. L'arte è diventata così "concettuale" che da sola non prende più, non dico le trippe, ma neanche il naso dello spettatore. E allora bisogna provocare.
Risultato ? Che cosa fa parlare, forse il "concetto" sotteso all'opera d'arte ? Mai più ! Si parla della provocazione in se stessa.
Beh, io non ne posso più. E' da quando sono al mondo che vedo e ascolto la stessa tiritera: 1)grande sceneggiata per presentare l'Opera Scandalosa, 2) coro o coretto dei benpensanti scandolezzati, 3) l'Artista insorge e dà dei Borghesi (sanguinoso insulto !) ai suoi critici. Basta ! Non se ne può più !
Non sarebbe il caso di tornare a fare più arte (magari anche concettuale, ma arte !) e meno provocazione ?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ineffabile Gershom (pensando forse di essere provocatorio) riesce a parlare a sproposito pur offrendo l&#8217;occasione di tornare sul tema.<br />
Per esempio: il secolo scorso ci ha fatto fare indigestione di provocazioni. Molte delle frasi usate nei comments precedenti per lodare l&#8217;arte che coinvolge il lettore o lo spettatore fin nelle trippe sono state usate per decenni per giustificare l&#8217;uso e l&#8217;abuso della provocazione. Intendiamoci: lo scandalo a scopo promozionale lo faceva già d&#8217;Annunzio e forse anche Pietro l&#8217;Aretino. Ma dai tempi della &#8220;Merda d&#8217;artista&#8221; lo sbrago è diventato inarrestabile. L&#8217;arte è diventata così &#8220;concettuale&#8221; che da sola non prende più, non dico le trippe, ma neanche il naso dello spettatore. E allora bisogna provocare.<br />
Risultato ? Che cosa fa parlare, forse il &#8220;concetto&#8221; sotteso all&#8217;opera d&#8217;arte ? Mai più ! Si parla della provocazione in se stessa.<br />
Beh, io non ne posso più. E&#8217; da quando sono al mondo che vedo e ascolto la stessa tiritera: 1)grande sceneggiata per presentare l&#8217;Opera Scandalosa, 2) coro o coretto dei benpensanti scandolezzati, 3) l&#8217;Artista insorge e dà dei Borghesi (sanguinoso insulto !) ai suoi critici. Basta ! Non se ne può più !<br />
Non sarebbe il caso di tornare a fare più arte (magari anche concettuale, ma arte !) e meno provocazione ?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5198</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=544#comment-5198</guid>
		<description>Io non ci speravo più. Dopo l'invito di Gershom ad andare a fare un bagno..., pensavo che la cosa sarebbe morta lì. E buonanotte. Invece Richard torna alla carica. Sono d'accordo anch'io. Chi  vogliamo provocare? Ci hanno già pensato i nostri illustrissimi antenati. Accanto a D'Annunzio, poi, c'era un certo Pirandello. Accanto nel tempo, dico. Era un distintissimo signore molto borghese che, mi pare, non pilotava l'aereo. Eppure...
L'autopromozione ci sta. Sarebbe ipocrita fare i puristi e stare in un canto, col bicchiere di tamarindo in una mano e il rosario nell'altra, contando sul calendario di Frate Indovino i giorni che ci mancano per esordire sul gran proscenio nell'Aldilà. Ma, a mio avviso, le Grandi Provocazioni le hanno già fatte Altri. La Merda d'Artista è stata opera di Manzoni, che era veramente geniale. Dall'orinatoio alla "prima spremitura". Secondo me gli artisti dovrebbero badare semplicemente di più al pubblico, oggi. Senza calare le braghe in anticipo, certo. Anche questo è un vecchio discorso, me ne rendo conto. Niente di nuovo sotto il sole d'agosto, quello che Campanile celebrava con un bel "moglie mia non ti conosco". Andare incontro al pubblico perseguendo una propria poetica. Tizio vuole strombazzare il solito "a morte i borghesi?". Va bene. Ma stiamoci attenti, perchè oggi siamo tutti borghesi. A parte i barboni. Che infatti hanno trovato prontamente nel mercato i loro cantori moderni.
Ciò non toglie che certi esempi del passato possono essere salutari per tutti: citavo Grass, artista impegnato politicamente e polemicamente. Non è che l'arte si deve rassegnare per forza al museo o a ornare i comodini delle belle signore, nel caso dei nostri bei brossurati. L'arte può andare a colmare il vuoto lasciato dal giornalismo, invece, un giornalismo che tira sempre più indietro la gamba. Può descrivere, per mezzo della fiction, i mali del mondo. Il noir è un ottimo passepartout, quando non è semplice intrattenimento da treno. Un amico tempo fa mi segnalava Giancarlo Fusco, il grande polemista. Duri a Marsiglia, ecc. Sono andato a rileggere prontamente. Ce ne sarebbe di spazio, oggi!
Il "concetto" ha stancato, secondo me, ha ragione Riccardo. La vita moderna esisteva già ai tempi del Commendator Calindri (quello del Cynar); anzi, già ai tempi del Commendator De Angelis ("Ma cos'è questa crisi?", anni 30). E' da un bel pezzo che il pubblico ha poco tempo da perdere. Rendergli la vita più semplice senza rinunciare ai contenuti: questa è una grande sfida, a mio parere. I contenuti ci sono, gli artisti dovrebbero raccoglierli per la strada, andando proprio per le strade, nei bar, tra la ggente. 
Discorso semplicistico? Può darsi. Però qui siamo al si salvi chi può dall'arte, se continuiamo a perseguire la concettualizzazione di tutto. 
E ora posso anche seguire l'esempio di Gershom e andare a fare un tuffo in piscina. Il convento qui passa solo questo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io non ci speravo più. Dopo l&#8217;invito di Gershom ad andare a fare un bagno&#8230;, pensavo che la cosa sarebbe morta lì. E buonanotte. Invece Richard torna alla carica. Sono d&#8217;accordo anch&#8217;io. Chi  vogliamo provocare? Ci hanno già pensato i nostri illustrissimi antenati. Accanto a D&#8217;Annunzio, poi, c&#8217;era un certo Pirandello. Accanto nel tempo, dico. Era un distintissimo signore molto borghese che, mi pare, non pilotava l&#8217;aereo. Eppure&#8230;<br />
L&#8217;autopromozione ci sta. Sarebbe ipocrita fare i puristi e stare in un canto, col bicchiere di tamarindo in una mano e il rosario nell&#8217;altra, contando sul calendario di Frate Indovino i giorni che ci mancano per esordire sul gran proscenio nell&#8217;Aldilà. Ma, a mio avviso, le Grandi Provocazioni le hanno già fatte Altri. La Merda d&#8217;Artista è stata opera di Manzoni, che era veramente geniale. Dall&#8217;orinatoio alla &#8220;prima spremitura&#8221;. Secondo me gli artisti dovrebbero badare semplicemente di più al pubblico, oggi. Senza calare le braghe in anticipo, certo. Anche questo è un vecchio discorso, me ne rendo conto. Niente di nuovo sotto il sole d&#8217;agosto, quello che Campanile celebrava con un bel &#8220;moglie mia non ti conosco&#8221;. Andare incontro al pubblico perseguendo una propria poetica. Tizio vuole strombazzare il solito &#8220;a morte i borghesi?&#8221;. Va bene. Ma stiamoci attenti, perchè oggi siamo tutti borghesi. A parte i barboni. Che infatti hanno trovato prontamente nel mercato i loro cantori moderni.<br />
Ciò non toglie che certi esempi del passato possono essere salutari per tutti: citavo Grass, artista impegnato politicamente e polemicamente. Non è che l&#8217;arte si deve rassegnare per forza al museo o a ornare i comodini delle belle signore, nel caso dei nostri bei brossurati. L&#8217;arte può andare a colmare il vuoto lasciato dal giornalismo, invece, un giornalismo che tira sempre più indietro la gamba. Può descrivere, per mezzo della fiction, i mali del mondo. Il noir è un ottimo passepartout, quando non è semplice intrattenimento da treno. Un amico tempo fa mi segnalava Giancarlo Fusco, il grande polemista. Duri a Marsiglia, ecc. Sono andato a rileggere prontamente. Ce ne sarebbe di spazio, oggi!<br />
Il &#8220;concetto&#8221; ha stancato, secondo me, ha ragione Riccardo. La vita moderna esisteva già ai tempi del Commendator Calindri (quello del Cynar); anzi, già ai tempi del Commendator De Angelis (&#8221;Ma cos&#8217;è questa crisi?&#8221;, anni 30). E&#8217; da un bel pezzo che il pubblico ha poco tempo da perdere. Rendergli la vita più semplice senza rinunciare ai contenuti: questa è una grande sfida, a mio parere. I contenuti ci sono, gli artisti dovrebbero raccoglierli per la strada, andando proprio per le strade, nei bar, tra la ggente.<br />
Discorso semplicistico? Può darsi. Però qui siamo al si salvi chi può dall&#8217;arte, se continuiamo a perseguire la concettualizzazione di tutto.<br />
E ora posso anche seguire l&#8217;esempio di Gershom e andare a fare un tuffo in piscina. Il convento qui passa solo questo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gino tasca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5199</link>
		<dc:creator>gino tasca</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Mi meraviglio - solo per modo dire - che Riccardo, nel pensare al concetto e dirsene stufato (lo sono anch'io), non abbia citato (per non bestemmiate in chiesa, temo) il capostipite di tutti i concettuali. Le pissoir arrovesciato di Duchamp. La pittura concettuale è una bomba ad orologeria:sa di essere càduca. Se non lo pensasse sarebbe ridicola. A qualcuno dice qualcosa un cannone di Pascali, ora, oggi? Cosa può una qualsiasi monata come questa a confronto con un quadro di Lucien Freud? O di Pierre Bonnard? Cosa? 
(Visto che Franz è un così feroce appassionato di cinema, io credo di poter citare come es. massimo del ridicolo à propos di arte contemporanea, l'episodio di "Dove vai in vacanza?" con Alberto Sordi e sua moglie, quella brava caratterista di cui non ricordo il nome - ahimé - e lei se ne sta seduta sotto un'opera concettuale, un albero, e tutti la prendono per un pezzo dell'opera. Ecco a cosa serve la speculare stupidità del pubblico: quello colto e quello incolto. Si rimandano la palla nello stesso cortile: sì, di un carcere).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi meraviglio - solo per modo dire - che Riccardo, nel pensare al concetto e dirsene stufato (lo sono anch&#8217;io), non abbia citato (per non bestemmiate in chiesa, temo) il capostipite di tutti i concettuali. Le pissoir arrovesciato di Duchamp. La pittura concettuale è una bomba ad orologeria:sa di essere càduca. Se non lo pensasse sarebbe ridicola. A qualcuno dice qualcosa un cannone di Pascali, ora, oggi? Cosa può una qualsiasi monata come questa a confronto con un quadro di Lucien Freud? O di Pierre Bonnard? Cosa?<br />
(Visto che Franz è un così feroce appassionato di cinema, io credo di poter citare come es. massimo del ridicolo à propos di arte contemporanea, l&#8217;episodio di &#8220;Dove vai in vacanza?&#8221; con Alberto Sordi e sua moglie, quella brava caratterista di cui non ricordo il nome - ahimé - e lei se ne sta seduta sotto un&#8217;opera concettuale, un albero, e tutti la prendono per un pezzo dell&#8217;opera. Ecco a cosa serve la speculare stupidità del pubblico: quello colto e quello incolto. Si rimandano la palla nello stesso cortile: sì, di un carcere).</p>
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		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5200</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>D'accordo su tutta la linea, Gino! (Torno adesso dalla piscina, giuro).
Quell'episodio è stupendo. Le vacanze intelligenti. La caratterista è Anna Longhi, che se non sbaglio era la governante (nella vita) di Albertone... Lui era tirchio... Vanno alla Biennale, due fruttaroli arricchiti, mandati dai figli à la page. Il Mereghetti dice che è un filmetto qualunquista. Viva L'Uomo Qualunque...
Dici bene: speculare stupidità del pubblico: quello colto e quello incolto. Ricordo bene l'episodio del concerto di musica contemporanea. Inpagabile. E sulla locandina Sonego (lo sceneggiatore di Sordi) aveva fatto scrivere anche il nome del compositore tedesco di turno: "Franz-Josef Albano"...
P.s: Gino, bentornato tra noi dopo l'ospedale;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo su tutta la linea, Gino! (Torno adesso dalla piscina, giuro).<br />
Quell&#8217;episodio è stupendo. Le vacanze intelligenti. La caratterista è Anna Longhi, che se non sbaglio era la governante (nella vita) di Albertone&#8230; Lui era tirchio&#8230; Vanno alla Biennale, due fruttaroli arricchiti, mandati dai figli à la page. Il Mereghetti dice che è un filmetto qualunquista. Viva L&#8217;Uomo Qualunque&#8230;<br />
Dici bene: speculare stupidità del pubblico: quello colto e quello incolto. Ricordo bene l&#8217;episodio del concerto di musica contemporanea. Inpagabile. E sulla locandina Sonego (lo sceneggiatore di Sordi) aveva fatto scrivere anche il nome del compositore tedesco di turno: &#8220;Franz-Josef Albano&#8221;&#8230;<br />
P.s: Gino, bentornato tra noi dopo l&#8217;ospedale;-)</p>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5201</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Volevo dire di Bacon che sì anche secondo me l'astratto a un certo punto non gli bastava, però quello che aveva imparato da astrattista se lo ricordava dipingendo la figura umana, e vedere i suoi quadri è un piacere per gli occhi. 
Mi ricordo che ero uscito da una retrospettiva di Burri a Bologna, boh, una decina di anni fa, completamente sconvolto. L'ho scoperto vedendolo dal vero perché avevo solo un cataloghino ma le riproduzioni non dicevano niente. Era bellissimo, tutto qui. Molti quadri erano anche drammatici, le combustioni i buchi (ricorda qualche scrittore italiano questo amore per le cose squarciate?) i ferri i legni, tutte opere che scuotono (scientemente invento qualche titolo, ma si può fare). Poi a guardare bene, conoscendo la storia dell'arte quei quadri consapevolmente o no forse citano le cose più belle della pittura di Giotto o di altri, certi colori, ma non so non ho proprio la preparazione per dirlo. (ma Fontana, bah!)
Luigi Nono non l'ho ascoltato fino a circa sei mesi fa (l'ho sempre pensata come Ferrazzi), poi ho comprato un cd suonato da Pollini, l'ho comprato per il titolo "Como una ola de fuerza y luz" (si può resistere a un titolo così?) e mi dicevo, ecco ci sei cascato sarà una palla pazzesca, hai comprato la musica di un mitomane novecentesco.
Invece è una meraviglia, certo non lo ascolti sempre, è molto, non so, intenso, però è grandissima musica.
Franz il discorso sull'arte da combattimento mi piace, anche se sacrifica qualche maestro per combattere artisticamente. Breton voleva dare una mano di grigio alla Cappella Sistina: senza qualche idea iconoclasta mi pare difficile creare qualcosa di nuovo. Se a te serve l'espressionismo, anche quello un po' strampalato del primo Rothko, w l'espressionismo e abbasso Burri, Vedova, e i quadratoni di Rothko. Si va avanti anche con la faziosità, senza purtroppo, e se serve a qualche nuova idea  sull'architettura, a morte Carlo Scarpa!
Quello che invece non capisco è giudicare l'arte attraverso le intenzioni (supposte naturalmente) degli artisti. Prendere Piero Manzoni, riconoscergli l'intenzioni di provocare, guardare le sue opere come provocazioni è parecchio limitante. Oltretutto, mi pare un partito preso quello di dire che oggi tutti provocano. L'ultima Biennale di Venezia (non che a me piacesse eh) al 99 per cento insisteva sulla realtà, sullo straniamento della realtà, su linguaggi presi dalla realtà ecc ecc. Quella provocazione la fanno Cattelan e pochi altri. Evidentemente arriva solo il loro messaggio.
E adesso parliamo di un genio contemporaneo, David B. e il suo "Il grande male": è un artista immenso ma pochi ne parlano, soprattutto in Italia.
Ma parliamo anche della grandezza della frase "Vado a fare la mamma...". questa è la vita che irrompe nell'arte, questo è il campanello di Cage, preparare la pappa! :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Volevo dire di Bacon che sì anche secondo me l&#8217;astratto a un certo punto non gli bastava, però quello che aveva imparato da astrattista se lo ricordava dipingendo la figura umana, e vedere i suoi quadri è un piacere per gli occhi.<br />
Mi ricordo che ero uscito da una retrospettiva di Burri a Bologna, boh, una decina di anni fa, completamente sconvolto. L&#8217;ho scoperto vedendolo dal vero perché avevo solo un cataloghino ma le riproduzioni non dicevano niente. Era bellissimo, tutto qui. Molti quadri erano anche drammatici, le combustioni i buchi (ricorda qualche scrittore italiano questo amore per le cose squarciate?) i ferri i legni, tutte opere che scuotono (scientemente invento qualche titolo, ma si può fare). Poi a guardare bene, conoscendo la storia dell&#8217;arte quei quadri consapevolmente o no forse citano le cose più belle della pittura di Giotto o di altri, certi colori, ma non so non ho proprio la preparazione per dirlo. (ma Fontana, bah!)<br />
Luigi Nono non l&#8217;ho ascoltato fino a circa sei mesi fa (l&#8217;ho sempre pensata come Ferrazzi), poi ho comprato un cd suonato da Pollini, l&#8217;ho comprato per il titolo &#8220;Como una ola de fuerza y luz&#8221; (si può resistere a un titolo così?) e mi dicevo, ecco ci sei cascato sarà una palla pazzesca, hai comprato la musica di un mitomane novecentesco.<br />
Invece è una meraviglia, certo non lo ascolti sempre, è molto, non so, intenso, però è grandissima musica.<br />
Franz il discorso sull&#8217;arte da combattimento mi piace, anche se sacrifica qualche maestro per combattere artisticamente. Breton voleva dare una mano di grigio alla Cappella Sistina: senza qualche idea iconoclasta mi pare difficile creare qualcosa di nuovo. Se a te serve l&#8217;espressionismo, anche quello un po&#8217; strampalato del primo Rothko, w l&#8217;espressionismo e abbasso Burri, Vedova, e i quadratoni di Rothko. Si va avanti anche con la faziosità, senza purtroppo, e se serve a qualche nuova idea  sull&#8217;architettura, a morte Carlo Scarpa!<br />
Quello che invece non capisco è giudicare l&#8217;arte attraverso le intenzioni (supposte naturalmente) degli artisti. Prendere Piero Manzoni, riconoscergli l&#8217;intenzioni di provocare, guardare le sue opere come provocazioni è parecchio limitante. Oltretutto, mi pare un partito preso quello di dire che oggi tutti provocano. L&#8217;ultima Biennale di Venezia (non che a me piacesse eh) al 99 per cento insisteva sulla realtà, sullo straniamento della realtà, su linguaggi presi dalla realtà ecc ecc. Quella provocazione la fanno Cattelan e pochi altri. Evidentemente arriva solo il loro messaggio.<br />
E adesso parliamo di un genio contemporaneo, David B. e il suo &#8220;Il grande male&#8221;: è un artista immenso ma pochi ne parlano, soprattutto in Italia.<br />
Ma parliamo anche della grandezza della frase &#8220;Vado a fare la mamma&#8230;&#8221;. questa è la vita che irrompe nell&#8217;arte, questo è il campanello di Cage, preparare la pappa! :-)</p>
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	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5202</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Se io sapessi dipingere come l'adolescente e immaturo Picasso sarei un uomo felice. Duchamp prima di orinare nei musei dipigeva cose pazzesche, Mondrian è passato da un espressionismo figurativo meraviglioso fino al suo algido e geniale astrattismo. In pratica chi la rivoluzione l'ha fatta conosceva molto bene "i classici". E li amava. E li rispettava. Solo così sai come staccarti dal padre e cercare nuovi percorsi, altrimenti sei un bambinello viziato, convinto che solo il tuo gruppetto rock sappia cos'è la musica, cos'è la rivoluzione, ma in realtà sei sempre più un analfabeta dell'arte, coccolato dai tuoi genitori comprensivi, un "borghesuccio" rivoluzionario dei miei stivali.
Spesso ho la sensazione che pure dei Cattelan ci si debba "accontentare". Del meno peggio. A pensarci bene un buon scenografo, o persino un buon vetrinista fa cose molto più interessanti! 

Scusate la disorganicità, vi devo lasciare, non sono a casa mia (vi leggo però), 
ciaociao, Gianni</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se io sapessi dipingere come l&#8217;adolescente e immaturo Picasso sarei un uomo felice. Duchamp prima di orinare nei musei dipigeva cose pazzesche, Mondrian è passato da un espressionismo figurativo meraviglioso fino al suo algido e geniale astrattismo. In pratica chi la rivoluzione l&#8217;ha fatta conosceva molto bene &#8220;i classici&#8221;. E li amava. E li rispettava. Solo così sai come staccarti dal padre e cercare nuovi percorsi, altrimenti sei un bambinello viziato, convinto che solo il tuo gruppetto rock sappia cos&#8217;è la musica, cos&#8217;è la rivoluzione, ma in realtà sei sempre più un analfabeta dell&#8217;arte, coccolato dai tuoi genitori comprensivi, un &#8220;borghesuccio&#8221; rivoluzionario dei miei stivali.<br />
Spesso ho la sensazione che pure dei Cattelan ci si debba &#8220;accontentare&#8221;. Del meno peggio. A pensarci bene un buon scenografo, o persino un buon vetrinista fa cose molto più interessanti! </p>
<p>Scusate la disorganicità, vi devo lasciare, non sono a casa mia (vi leggo però),<br />
ciaociao, Gianni</p>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5203</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Il mondo è bello perché è vario, però prima di dire che Bonnard è un maestro e Duchamp un furbo, bisognerebbe documentarsi un po', altrimenti si rischia di essere più comici di Alberto Sordi.
Documentandosi si scoprirebbe il talento precocissimo del giovane Marcel che nel 1902 (19 anni) cominciava a dipingere a olio dimostrando una capacità strabiliante, cioè con facilità dipingeva opere impressioniste da museo (tra l'altro precorrendo in alcuni quadri i fauves che nasceranno tre anni dopo). Nel 1908 si fa influenzare da due artisti del tempo: Vuillard e, attenzione, Bonnard. Proprio così Duchamp sapeva dipingere come Bonnard, a soli 25 anni. Quindi inderogabilmente o smetteva di essere artista come Rimbaud, o date quelle premesse creava qualcosa di radicalmente nuovo. Insomma il ragazzetto ha cambiato il corso dell'arte occidentale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il mondo è bello perché è vario, però prima di dire che Bonnard è un maestro e Duchamp un furbo, bisognerebbe documentarsi un po&#8217;, altrimenti si rischia di essere più comici di Alberto Sordi.<br />
Documentandosi si scoprirebbe il talento precocissimo del giovane Marcel che nel 1902 (19 anni) cominciava a dipingere a olio dimostrando una capacità strabiliante, cioè con facilità dipingeva opere impressioniste da museo (tra l&#8217;altro precorrendo in alcuni quadri i fauves che nasceranno tre anni dopo). Nel 1908 si fa influenzare da due artisti del tempo: Vuillard e, attenzione, Bonnard. Proprio così Duchamp sapeva dipingere come Bonnard, a soli 25 anni. Quindi inderogabilmente o smetteva di essere artista come Rimbaud, o date quelle premesse creava qualcosa di radicalmente nuovo. Insomma il ragazzetto ha cambiato il corso dell&#8217;arte occidentale.</p>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5204</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Mah ho anche fatto male i conti, nel 1902 Marcel Duchamp aveva 15 anni, e nel 1908 ne aveva 21.

Ne approfitto per aggiungere che l'amico di Bacon, L. Freud, specialmente negli ultimi anni fa quadri orrendi, come potete verificare dal ritratto di Bacon riprodotto qui.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mah ho anche fatto male i conti, nel 1902 Marcel Duchamp aveva 15 anni, e nel 1908 ne aveva 21.</p>
<p>Ne approfitto per aggiungere che l&#8217;amico di Bacon, L. Freud, specialmente negli ultimi anni fa quadri orrendi, come potete verificare dal ritratto di Bacon riprodotto qui.</p>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5205</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Vedo che Biondillo mi ha preceduto, bene, sono due interventi che si integrano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vedo che Biondillo mi ha preceduto, bene, sono due interventi che si integrano.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5206</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=544#comment-5206</guid>
		<description>Caro Andrea, siamo rimasti in tre, come nella canzone di Modugno... E' vero che la frase di Helena è grande: "Vado a fare la mamma". Io, non avendo figli,(per fortuna dei figli) purtroppo ho annunciato al vasto uditorio nazionalindiano: "Vado a fare un tuffo in piscina". E c'è voluto quel sant'uomo di Gershom per farmi venire la brillante idea, se no era capace che me ne rimanevo a gironzolare.
Sempre rispondendo dalla fine all'inizio: io David B. proprio non lo conosco. Mi ricordo però un tuo post che ne accennava. Potresti una volta raccontarcene meglio. In ogni caso m'informerò nel frattempo,sono genuinamente curioso di conoscere questo artista.
Certo che l'arte da combattimento è una parte, ma una parte alquanto significativa. E' una pittura che narra, secondo me, quella: roba per scrittori. Guarda Saviano sull'altra colonna, a proposito: lui combatte in prima linea, e viva la faccia. E sa scrivere benissimo, oltretutto.
Vorrei chiarire però una cosa: a me non "serve" l'espressionismo, a me l'espressionismo piace. Mi "esprime" qualcosa. Dai quadri e dai disegni di uno come Grosz trovo materia per riflettere anche sui nostri tempi. Poveri tempi i suoi,poveri tempi i nostri, tutto sommato. Mi sembra che quel genere di pittori abbiano lasciato una traccia che arriva fino a noi, una traccia diciamo così salda. Si, hai proprio ragione: il vero Rothko è l'espressionista astratto. La vuoi sapere una cosa? Dopo il ritorno dalla piscina sono andato a riguardarmi su uno dei miei libri d' arte quei quadri. Sempre stupefacenti; una forza immane promana da quelle tele. Io Burri purtroppo l'ho visto solo in fotografia, come le fidanzate per procura degli emigranti. Ma guarda un Grosz dal vivo... A parte gli scherzi, le combustioni anche a me ricordano qualcuno, la tua analisi mi ha fatto riflettere anche su questo.
Nono: ne ho ascoltato un bel pò di cose alla radio,tempo fa. Si va a gusti. Dovrei comprarmi quel disco che citi e iniettarmelo per endovena, magari. Magari continuerebbe a non dirmi più di tanto. Io non ce l'ho con la musica atonale.Anzi. Ennio Morricone è uno che vorrebbe essere ricordato per i suoi concerti di musica cosiddetta contemporanea invece che per le musiche per i film. Ma (scusate la cinefilia malata, è come per te, Andrea, sulla pittura) la colonna sonora di Una pura formalità di Tornatore è secondo me una delle sue cose migliori. Musica atonale dall'inizio dalla fine. Berg mi piace da matti, così Schoenberg.(Con qualche riserva sul Moses und Aaron).  Con quelli più moderni come Stockhausen ho però delle difficoltà. La sua "Licht" si spegne nel mio cervello. E' un limite mio. O forse quella "luce" è proprio fredda, gelata.
Vedova mi piace. Nel nome un destino: quadri neri o comunque scuri, se non sbaglio, spesso e volentieri.
Ma l'arte concettuale? Il discorso sulla cornice?
La provocazione di Cattelan arriva via mass media. Il lavoro di David B. no. Qual'è la ragione? Mi piacerebbe saperlo.
Per finire: La Merda d'artista non è una provocazione? E ' una GENIALE provocazione, secondo me. Ma tale resta. Cosa ci racconta? Cosa ci narra? Ci emoziona? Ci ricorda qualcosa o qualcuno? Ci fa sorridere.Al grande pubblico  il messaggio arriva come stronzata (con rispetto parlando, ovvio). Un quadro di Bacon ti può anche irritare ma ti colpisce comunque, è inevitabile. Fontana dove colpisce l&#8217;immaginario? Mah.
Breton: un geniale attizzatore di geni. Però meno male che molti l'hanno mandato a quel paese. Teorizzare è fondamentale, ma FARE LO è ancor di più. Bacon dixit.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea, siamo rimasti in tre, come nella canzone di Modugno&#8230; E&#8217; vero che la frase di Helena è grande: &#8220;Vado a fare la mamma&#8221;. Io, non avendo figli,(per fortuna dei figli) purtroppo ho annunciato al vasto uditorio nazionalindiano: &#8220;Vado a fare un tuffo in piscina&#8221;. E c&#8217;è voluto quel sant&#8217;uomo di Gershom per farmi venire la brillante idea, se no era capace che me ne rimanevo a gironzolare.<br />
Sempre rispondendo dalla fine all&#8217;inizio: io David B. proprio non lo conosco. Mi ricordo però un tuo post che ne accennava. Potresti una volta raccontarcene meglio. In ogni caso m&#8217;informerò nel frattempo,sono genuinamente curioso di conoscere questo artista.<br />
Certo che l&#8217;arte da combattimento è una parte, ma una parte alquanto significativa. E&#8217; una pittura che narra, secondo me, quella: roba per scrittori. Guarda Saviano sull&#8217;altra colonna, a proposito: lui combatte in prima linea, e viva la faccia. E sa scrivere benissimo, oltretutto.<br />
Vorrei chiarire però una cosa: a me non &#8220;serve&#8221; l&#8217;espressionismo, a me l&#8217;espressionismo piace. Mi &#8220;esprime&#8221; qualcosa. Dai quadri e dai disegni di uno come Grosz trovo materia per riflettere anche sui nostri tempi. Poveri tempi i suoi,poveri tempi i nostri, tutto sommato. Mi sembra che quel genere di pittori abbiano lasciato una traccia che arriva fino a noi, una traccia diciamo così salda. Si, hai proprio ragione: il vero Rothko è l&#8217;espressionista astratto. La vuoi sapere una cosa? Dopo il ritorno dalla piscina sono andato a riguardarmi su uno dei miei libri d&#8217; arte quei quadri. Sempre stupefacenti; una forza immane promana da quelle tele. Io Burri purtroppo l&#8217;ho visto solo in fotografia, come le fidanzate per procura degli emigranti. Ma guarda un Grosz dal vivo&#8230; A parte gli scherzi, le combustioni anche a me ricordano qualcuno, la tua analisi mi ha fatto riflettere anche su questo.<br />
Nono: ne ho ascoltato un bel pò di cose alla radio,tempo fa. Si va a gusti. Dovrei comprarmi quel disco che citi e iniettarmelo per endovena, magari. Magari continuerebbe a non dirmi più di tanto. Io non ce l&#8217;ho con la musica atonale.Anzi. Ennio Morricone è uno che vorrebbe essere ricordato per i suoi concerti di musica cosiddetta contemporanea invece che per le musiche per i film. Ma (scusate la cinefilia malata, è come per te, Andrea, sulla pittura) la colonna sonora di Una pura formalità di Tornatore è secondo me una delle sue cose migliori. Musica atonale dall&#8217;inizio dalla fine. Berg mi piace da matti, così Schoenberg.(Con qualche riserva sul Moses und Aaron).  Con quelli più moderni come Stockhausen ho però delle difficoltà. La sua &#8220;Licht&#8221; si spegne nel mio cervello. E&#8217; un limite mio. O forse quella &#8220;luce&#8221; è proprio fredda, gelata.<br />
Vedova mi piace. Nel nome un destino: quadri neri o comunque scuri, se non sbaglio, spesso e volentieri.<br />
Ma l&#8217;arte concettuale? Il discorso sulla cornice?<br />
La provocazione di Cattelan arriva via mass media. Il lavoro di David B. no. Qual&#8217;è la ragione? Mi piacerebbe saperlo.<br />
Per finire: La Merda d&#8217;artista non è una provocazione? E &#8216; una GENIALE provocazione, secondo me. Ma tale resta. Cosa ci racconta? Cosa ci narra? Ci emoziona? Ci ricorda qualcosa o qualcuno? Ci fa sorridere.Al grande pubblico  il messaggio arriva come stronzata (con rispetto parlando, ovvio). Un quadro di Bacon ti può anche irritare ma ti colpisce comunque, è inevitabile. Fontana dove colpisce l&#8217;immaginario? Mah.<br />
Breton: un geniale attizzatore di geni. Però meno male che molti l&#8217;hanno mandato a quel paese. Teorizzare è fondamentale, ma FARE LO è ancor di più. Bacon dixit.</p>
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	<item>
		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5207</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Si sono svegliati gli spiriti!! Siamo d'accordo che Duchamp sapeva dipingere da maestro prima d'inventare l'orinatoio, che c'entra? Siamo al corrente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si sono svegliati gli spiriti!! Siamo d&#8217;accordo che Duchamp sapeva dipingere da maestro prima d&#8217;inventare l&#8217;orinatoio, che c&#8217;entra? Siamo al corrente.</p>
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	</item>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/08/03/niente-scherzi-si-parla-di-bacon/#comment-5208</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=544#comment-5208</guid>
		<description>Eh Franz, rispondevo a Tasca, il fatto è che mi ero imposto di essere meno, come si dice, meno enfatico del solito, solo che zozzaccia mazzeruola non si può impunemente dire che Duchamp è una cosa e Bonnard un'altra. Duchamp  ha ATTRAVERSATO la pittura di Bonnard. Ecco ci sono ricaduto.
"Se come so sei l'aviatore so come sei semplicemente al centro dell'aria non so se sai che tutti ci siamo chiesti se fosse il frutto di un grande dolore a farti spingere così avanti il limite tra cosa si può e cosa non si può tentare"

 
David B. lo trovi nelle feltrinelli. Apri Il grande male, guardati quei disegni e poi dimmi se non sono il futuro. La penso come te su immagini che "dicono" per me ora ci vorrebbero cose così.

Perché dopo Bacon non fai un'intervista anche a un musicista atonale? Non so niente di musica, per me sarebbe bello.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eh Franz, rispondevo a Tasca, il fatto è che mi ero imposto di essere meno, come si dice, meno enfatico del solito, solo che zozzaccia mazzeruola non si può impunemente dire che Duchamp è una cosa e Bonnard un&#8217;altra. Duchamp  ha ATTRAVERSATO la pittura di Bonnard. Ecco ci sono ricaduto.<br />
&#8220;Se come so sei l&#8217;aviatore so come sei semplicemente al centro dell&#8217;aria non so se sai che tutti ci siamo chiesti se fosse il frutto di un grande dolore a farti spingere così avanti il limite tra cosa si può e cosa non si può tentare&#8221;</p>
<p>David B. lo trovi nelle feltrinelli. Apri Il grande male, guardati quei disegni e poi dimmi se non sono il futuro. La penso come te su immagini che &#8220;dicono&#8221; per me ora ci vorrebbero cose così.</p>
<p>Perché dopo Bacon non fai un&#8217;intervista anche a un musicista atonale? Non so niente di musica, per me sarebbe bello.</p>
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