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	<title>Commenti a: Il documentario come ortopedia dello spirito 2</title>
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	<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 11:18:08 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Gianni Biondillo</title>
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		<dc:creator>Gianni Biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Andrea,
sono d'accordo, in modo addirittura imbarazzante, con tutto quello che dici. Ma proprio tutto!
;-) G.</description>
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		<title>Di: sparajurij</title>
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		<dc:creator>sparajurij</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>caro gianni. e chi se ne frega. non aggiunge.
perché non gli mandi un sms e glielo dici.
e così via</description>
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		<title>Di: Gianni Biondillo</title>
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		<dc:creator>Gianni Biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>perché non ho il suo indirizzo email o il suo cellulare, se no non disturberei la tua lettura, così densa e seriosa.</description>
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		<title>Di: andrea inglese</title>
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		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>a me ne frega, Gianni; e l'accordo non mi imbarazza, visto che non sono snob; anzi, mi fa incazzare che non ci sia un compatto consenso, almeno a sinistra sull'utilità del documentario di Moore; quanto ad aggiungere... chi aggiunge qualcosa (a che cosa?), scagli la prima pietra (o la prima aggiunta)!</description>
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		<title>Di: gina</title>
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		<dc:creator>gina</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Premetto che il film mi è piaciuto, ma che non lo considero un capolavoro rivoluzionario quanto a forma e contenuto.  E' un film elettorale che giustamente mira a portare quanti più americani possibile alle urne , e a votare in un certo modo, anyone but bush.
Il fatto che kerry, e anche il financial times:) prospettino ora un graduale ritiro delle truppe dall'iraq fa ben sperare chi a questa guerra si è sempre opposto. E va bene. Ma non è finita qui, almeno io credo. Le differenze, all'interno della "sinistra", si giocano proprio su questo punto. Segnalo, a tal proposito, un saggio di Robert Jensen, "Fahreneit 9/11 è uno stupido film bianco". Jensen è professore di giornalismo all'università del Texas di Austin e autore di "Citizens of the Empire: The Struggle to Claim Our Humanity" [Cittadini dell'impero: la battaglia per affermare la nostra umanità] della City Lights Books. Il saggio è lunghissimo e lo trovate qui  www.zmag.org/Italy/jensen-stupidofilm.htm. 
Qui sotto lo attacco in parte. ciao

Ho difeso "Fahrenheit 9/11" di Michael Moore dalle critiche dei circoli istituzionali e conservatori secondo cui il film è propaganda di sinistra. Ciò non potrebbe essere più lontano dalla verità; c'è molta poca critica di sinistra nel film. In realtà, è difficile trovare nel film un qualsivoglia tipo di critica coerente.
La triste realtà è che "Fahrenheit 9/11" è un brutto film, ma non per la ragione per cui viene attaccato dalla cultura dominante. In certi momenti è un film razzista. E l'analisi che sorregge i principali argomenti politici del film è sia pericolosamente incompleta, sia virtualmente incoerente.Ma, ben più importante, è un film conservatore che finisce con l'approvare una delle menzogne cruciali degli Stati Uniti, il che dovrebbe scaldare il cuore a quelle persone di destra che condannano Moore. E il vero problema è che molta gente di sinistra, liberale o progressista, sta tessendo le lodi del film, il che dovrebbe dirci qualcosa sulla natura impoverita della sinistra in questo paese...


Sottile razzismo
Come posso descrivere razzista un film che mette il luce la privazione del diritto di voto degli elettori neri, e che denuncia il modo in cui viene data la caccia ai giovani appartenenti alle minoranze a basso reddito per reclutarli nell'esercito? La mia affermazione non è che Moore sia apertamente razzista, ma che il film inconsciamente replica un razzismo più sottile, del tipo che tutti dovremmo combattere per resistere.
Per prima cosa, c'è una sequenza in cui viene invocato il peggior tipo di detestabile sciovinismo americano, in cui Moore mette in ridicolo la "coalizione dei volonterosi" dell'amministrazione Bush, cioè le nazioni schierate per appoggiare l'invasione dell'Iraq. A parte l'Inghilterra, non c'è stato un sostegno militare significativo da parte di altre nazioni, e dunque non una vera coalizione, cosa che Moore ha ragione di far notare. Ma quando elenca i paesi della cosiddetta coalizione, usa immagini che hanno sfumature razziste. Per descrivere la Repubblica di Palau (una piccola isola del Pacifico), Moore sceglie un immagine stereotipata di una danza indigena, mentre la Costa Rica è rappresentata da un uomo su un carro trainato da animali. Sullo schermo appaiono immagini di scimmie che saltellano durante un discussione su una presunta offerta del Marocco di mandare scimmie a ripulire le mine terrestri. Per mettere in ridicolo la propaganda di Bush su questo argomento, Moore usa queste immagini e un esagerata voce fuori campo, ed essenzialmente il suo messaggio è: "Che razza di coalizione è, con dei paesi tanto arretrati?". Moore potrebbe argomentare che non era questa la sua intenzione, ma non è solo questione di intenzione; siamo tutti responsabili di come incappiamo in questo tipo di stereotipi.
Più sottile ed importante è il riferimento di Moore ad un razzismo in cui si prospetta una solidarietà tra gruppi dominanti bianchi e non, in patria, attraverso la demonizzazione del "nemico" straniero, che di questi tempi ha un volto arabo e sud asiatico. Per esempio, nella sequenza sull'infiltrazione di gruppi pacifisti da parte di tutori dell'ordine, la videocamera passa quasi esclusivamente sui volti bianchi (ho notato un uomo asiatico nella scena) del gruppo pacifista Fresno, e chiede come si possa immaginare che tra questa gente vi siano dei terroristi. Non c'è considerazione del fatto che gruppi Arabi o Musulmani che si dedicano ugualmente al pacifismo sono normalmente perseguitati e devono costantemente dimostrare di non essere terroristi, proprio perché non bianchi.
L'altro esempio di repressione politica che viene offerto da "Fahrenheit 9/11" è la storia di Barry Reingold, che è stato ispezionato da agenti dell'FBI dopo aver fatto delle osservazioni critiche su Bush e sulla guerra, mentre si allenava in una palestra in Oakland. Reingold, un telefonista bianco in pensione, non è stato arrestato ne accusato di nessun crimine. Gli agenti l'hanno interrogato e poi l'hanno rilasciato. Questo è il simbolo della repressione? In un paese dove centinaia di arabi, sud asiatici e musulmani sono stati scaraventati in detenzione segreta dopo l'11 Settembre, questo è l'esempio che Moore sceglie di mettere in evidenza? Il solo riferimento nel film a quegli arresti del dopo 11 Settembre è un'intervista ad un ex agente dell'FBI a proposito di alcuni sauditi a cui era stato permesso di lasciare gli Stati Uniti subito dopo l'11 Settembre, e sembra che Moore faccia menzione di questi arresti solo per evidenziare il contrasto con il trattamento privilegiato presumibilmente riservato ai cittadini sauditi.
Quando ho fatto questa osservazione ad un amico, lui ha difeso Moore dicendo che l'intenzione era quella di raggiungere un pubblico ampio, che probabilmente è in gran parte bianco, e che probabilmente voleva usare esempi che questa gente potesse aver presenti. Dunque, è accettabile assecondare un'audience bianca e drammatizzare esageratamente i suoi rischi limitati, ignorando i danni realmente gravi perpetrati sui non bianchi? Un regista di talento non avrebbe potuto raccontare storie di gravi persecuzioni, in modo che anche non arabi, non sud asiatici, non musulmani, potessero provare empatia?...

Un film conservatore
L'affermazione secondo cui "Fahrenheit 9/11" è un film conservatore potrebbe suonare in qualche modo ridicola. Ma il film approva una delle bugie cruciali che gli Americani si raccontano, cioè che l'esercito statunitense combatte per la nostra libertà. Questa rappresentazione dell'esercito come forza difensiva nasconde la dura realtà secondo cui l'esercito è usato per proiettare il potere statunitense in tutto in mondo e per assicurargli il dominio, non per difendere la libertà di chicchessia, in patria o all'estero.
Invece di affrontare questa favola, Moore la usa nel finale del film. Sottolinea, accuratamente, l'ironia del fatto che chi beneficia in minima parte del sistema statunitense - i poveri cronici e chi appartiene alle minoranze - è la stessa gente che si arruola nell'esercito. "Si offrono di dare la loro vita per la nostra libertà" dice Moore, e tutto ciò che chiedono in cambio è di non essere messi in pericolo a meno che non sia necessario. Dopo la guerra in Iraq, si domanda, "avranno ancora fiducia in noi?".
E' indubbiamente vero che molti che si arruolano nell'esercito credono che andranno a combattere per la libertà. Ma dobbiamo distinguere tra la mitologia che molti interiorizzano e a cui possono credere sinceramente, dalla realtà del ruolo dell'esercito statunitense. Il film include alcuni commenti di soldati che mettono in dubbio questa stessa affermazione, ma la narrazione di Moore implica che in qualche modo una gloriosa tradizione di impegno profuso dall'esercito statunitense nel proteggere la libertà, è stata ora infangata dalla guerra in Iraq.
Il problema non è solo che la guerra in Iraq è stata fondamentalmente illegale ed immorale. L'intero corrotto progetto di costruzione di un impero è stato illegale ed immorale - ed è stato un progetto tanto dei Democratici che dei Repubblicani. I milioni di morti in tutto il mondo - in America Latina, in Africa, nel Medio Oriente, nel sud est asiatico - come conseguenza delle azioni dell'esercito statunitense e delle guerre per delega, non si curano di quale partito statunitense stava muovendo le pedine e premendo il grilletto quando sono stati ammazzati. E' vero che gran parte del mondo odia Bush. E' anche vero che gran parte del mondo odia tutti i presidenti statunitensi dopo la seconda guerra mondiale. E per buone ragioni.
Una cosa è esprimere solidarietà per la gente obbligata dalle condizioni economiche ad arruolarsi. Un'altra è assecondare le bugie che questo paese dice a se stesso sull'esercito. A dire il vero, non si tratta di irriverenza nei confronti di chi si arruola. Si tratta del nostro obbligo di cercare di prevenire guerre future in cui la gente sia mandata a morire non per la libertà, ma per il potere e per il profitto. E' difficile capire come possiamo farlo ripetendo le bugie della gente che pianifica queste guerre e ne trae beneficio.......

Strategia politica
La difesa più comune che ho sentito dai liberali e dai progressisti a questo tipo di critiche a "Fahrenheit 9/11" è che, qualunque siano i suoi difetti, il film sprona la gente all'azione politica. Una riposta è ovvia: non c'è ragione per cui un film non possa spronare all'azione politica pur contenendo analisi intelligenti e difendibili e senza essere sottilmente razzista.
Ma a parte questo, non è completamente chiaro se l'azione politica che questo film sprona vada molto al di là del votare contro Bush. Sul sito di Moore, il link "cosa posso fare?" suggerisce quattro azioni, tutte e quattro che mirano a capovolgere l'esito del voto. Queste risorse sul voto sono ben organizzate e utili. Ma non ci sono link ad organizzazioni di base che sono contro non solo il regime di Bush, ma anche contro l'impero americano più in generale.
Concordo con il fatto che Bush dovrebbe essere cacciato dalla Casa Bianca, e se vivessi in uno stato strategico per l'esito del voto, considererei l'idea di votare democratico. Ma non credo che abbia senso a meno non nasca negli Stati Uniti un significativo movimento contro l'impero. In altre parole, anche se sconfiggiamo Bush e torniamo alla "normalità", siamo ancora nei guai. Normalità è la costruzione di un impero. Normalità è la dominazione statunitense, economica e militare, e la sofferenza che i popoli deboli in tutto il mondo patiranno di conseguenza. Questo non significa che gli elettori non possano giudicare un particolare uomo politico dedito alla costruzione di un impero più pericoloso di un altro. Non significa che qualche volta non dobbiamo fare delle scelte strategiche che ci portino a votare per qualcuno contro qualcun'altro. Significa semplicemente che dovremmo fare tali scelte con gli occhi aperti e senza illusioni. Questo appare particolarmente importante quando il probabile candidato presidenziale Democratico cerca di essere ancora più falco di Bush nell'appoggiare Israele, si impegna a continuare l'occupazione dell'Iraq, e non dice nulla sul rovesciare l'andamento generale della politica estera.
Ad avere questa impressione, non sono il solo. Ironicamente, Barry Reingold - l'uomo dell'Oakland perquisito dall'FBI - è critico verso ciò che vede come messaggio principale del film. Come riportato dal San Francisco Chronicle, dice: "Penso che il proposito di Micheal Moore sia sbarazzarsi di Bush, ma io penso che si tratti di qualcosa di più di Bush. Penso che si tratti del sistema capitalista, che è iniquo." Ha continuato criticando Bush e Kerry: "Penso che siano entrambi pessimi. Io penso che in realtà Kerry è peggio perché dà l'illusione che farà molto di più. Bush non ha mai dato quell'illusione. La gente sa che è un amico dei grandi imprenditori."
Nulla di ciò che ho detto in questo articolo è un argomento contro il proposito di raggiungere un pubblico più ampio e di cercare di politicizzare più gente. Questo è proprio ciò che provo a fare con il mio lavoro che consiste nello scrivere e nell'organizzarmi localmente, come fanno un gran numero di altri attivisti. La questione non è se raggiungere un pubblico ampio, ma con che tipo di analisi e di argomenti. Il suscitare emozioni e l'umorismo hanno il loro posto; gli attivisti con cui lavoro li usano. La questione è, queste emozioni suscitate, dove portano la gente?
E' ovvio che "Fahrenheit 9/11" sfrutta molte paure e/o rabbie degli americani nei confronti di Bush e della sua banda di delinquenti. Questi sentimenti sono comprensibili, e li condivido. Ma i sentimenti non sono analisi, e l'analisi del film sfortunatamente non va molto oltre la sensazione che si esprime nel "è tutta colpa di Bush". Questo può piacere alla gente, ma è sbagliato. Ed è difficile immaginare come un movimento contro l'impero in grado di raggiungere degli obiettivi possa essere costruito sulla base dell'analisi di questo film, a meno che non la si contesti. Da qui la ragione di questo mio saggio.
Il potenziale valore del film di Moore sarebbe realizzato solo qualora il film venisse discusso e criticato onestamente. E' vero, il film è sotto attacco da parte della destra, per motivi molto diversi da quelli che ho sollevato. Ma quegli attacchi non dovrebbero fermare chi si considera di sinistra, progressista, liberale, contro la guerra, contro l'impero, o chi semplicemente ne ha le scatole piene, dal criticare i difetti e i limiti del film. Io credo che la mia critica del film sia accurata e rilevante. Altri possono essere in disaccordo. Il dibattito dovrebbe essere incentrato sulle tematiche sollevate, con un occhio verso la questione della costruzione di un movimento contro l'impero. Stringersi attorno al film potrebbe portare troppo facilmente a stringersi intorno ad una brutta analisi. Stringiamoci invece intorno alla battaglia per un mondo migliore, la battaglia per smantellare l'impero americano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che il film mi è piaciuto, ma che non lo considero un capolavoro rivoluzionario quanto a forma e contenuto.  E&#8217; un film elettorale che giustamente mira a portare quanti più americani possibile alle urne , e a votare in un certo modo, anyone but bush.<br />
Il fatto che kerry, e anche il financial times:) prospettino ora un graduale ritiro delle truppe dall&#8217;iraq fa ben sperare chi a questa guerra si è sempre opposto. E va bene. Ma non è finita qui, almeno io credo. Le differenze, all&#8217;interno della &#8220;sinistra&#8221;, si giocano proprio su questo punto. Segnalo, a tal proposito, un saggio di Robert Jensen, &#8220;Fahreneit 9/11 è uno stupido film bianco&#8221;. Jensen è professore di giornalismo all&#8217;università del Texas di Austin e autore di &#8220;Citizens of the Empire: The Struggle to Claim Our Humanity&#8221; [Cittadini dell'impero: la battaglia per affermare la nostra umanità] della City Lights Books. Il saggio è lunghissimo e lo trovate qui  <a href="http://www.zmag.org/Italy/jensen-stupidofilm.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.zmag.org');" rel="nofollow">http://www.zmag.org/Italy/jensen-stupidofilm.htm</a>.<br />
Qui sotto lo attacco in parte. ciao</p>
<p>Ho difeso &#8220;Fahrenheit 9/11&#8243; di Michael Moore dalle critiche dei circoli istituzionali e conservatori secondo cui il film è propaganda di sinistra. Ciò non potrebbe essere più lontano dalla verità; c&#8217;è molta poca critica di sinistra nel film. In realtà, è difficile trovare nel film un qualsivoglia tipo di critica coerente.<br />
La triste realtà è che &#8220;Fahrenheit 9/11&#8243; è un brutto film, ma non per la ragione per cui viene attaccato dalla cultura dominante. In certi momenti è un film razzista. E l&#8217;analisi che sorregge i principali argomenti politici del film è sia pericolosamente incompleta, sia virtualmente incoerente.Ma, ben più importante, è un film conservatore che finisce con l&#8217;approvare una delle menzogne cruciali degli Stati Uniti, il che dovrebbe scaldare il cuore a quelle persone di destra che condannano Moore. E il vero problema è che molta gente di sinistra, liberale o progressista, sta tessendo le lodi del film, il che dovrebbe dirci qualcosa sulla natura impoverita della sinistra in questo paese&#8230;</p>
<p>Sottile razzismo<br />
Come posso descrivere razzista un film che mette il luce la privazione del diritto di voto degli elettori neri, e che denuncia il modo in cui viene data la caccia ai giovani appartenenti alle minoranze a basso reddito per reclutarli nell&#8217;esercito? La mia affermazione non è che Moore sia apertamente razzista, ma che il film inconsciamente replica un razzismo più sottile, del tipo che tutti dovremmo combattere per resistere.<br />
Per prima cosa, c&#8217;è una sequenza in cui viene invocato il peggior tipo di detestabile sciovinismo americano, in cui Moore mette in ridicolo la &#8220;coalizione dei volonterosi&#8221; dell&#8217;amministrazione Bush, cioè le nazioni schierate per appoggiare l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq. A parte l&#8217;Inghilterra, non c&#8217;è stato un sostegno militare significativo da parte di altre nazioni, e dunque non una vera coalizione, cosa che Moore ha ragione di far notare. Ma quando elenca i paesi della cosiddetta coalizione, usa immagini che hanno sfumature razziste. Per descrivere la Repubblica di Palau (una piccola isola del Pacifico), Moore sceglie un immagine stereotipata di una danza indigena, mentre la Costa Rica è rappresentata da un uomo su un carro trainato da animali. Sullo schermo appaiono immagini di scimmie che saltellano durante un discussione su una presunta offerta del Marocco di mandare scimmie a ripulire le mine terrestri. Per mettere in ridicolo la propaganda di Bush su questo argomento, Moore usa queste immagini e un esagerata voce fuori campo, ed essenzialmente il suo messaggio è: &#8220;Che razza di coalizione è, con dei paesi tanto arretrati?&#8221;. Moore potrebbe argomentare che non era questa la sua intenzione, ma non è solo questione di intenzione; siamo tutti responsabili di come incappiamo in questo tipo di stereotipi.<br />
Più sottile ed importante è il riferimento di Moore ad un razzismo in cui si prospetta una solidarietà tra gruppi dominanti bianchi e non, in patria, attraverso la demonizzazione del &#8220;nemico&#8221; straniero, che di questi tempi ha un volto arabo e sud asiatico. Per esempio, nella sequenza sull&#8217;infiltrazione di gruppi pacifisti da parte di tutori dell&#8217;ordine, la videocamera passa quasi esclusivamente sui volti bianchi (ho notato un uomo asiatico nella scena) del gruppo pacifista Fresno, e chiede come si possa immaginare che tra questa gente vi siano dei terroristi. Non c&#8217;è considerazione del fatto che gruppi Arabi o Musulmani che si dedicano ugualmente al pacifismo sono normalmente perseguitati e devono costantemente dimostrare di non essere terroristi, proprio perché non bianchi.<br />
L&#8217;altro esempio di repressione politica che viene offerto da &#8220;Fahrenheit 9/11&#8243; è la storia di Barry Reingold, che è stato ispezionato da agenti dell&#8217;FBI dopo aver fatto delle osservazioni critiche su Bush e sulla guerra, mentre si allenava in una palestra in Oakland. Reingold, un telefonista bianco in pensione, non è stato arrestato ne accusato di nessun crimine. Gli agenti l&#8217;hanno interrogato e poi l&#8217;hanno rilasciato. Questo è il simbolo della repressione? In un paese dove centinaia di arabi, sud asiatici e musulmani sono stati scaraventati in detenzione segreta dopo l&#8217;11 Settembre, questo è l&#8217;esempio che Moore sceglie di mettere in evidenza? Il solo riferimento nel film a quegli arresti del dopo 11 Settembre è un&#8217;intervista ad un ex agente dell&#8217;FBI a proposito di alcuni sauditi a cui era stato permesso di lasciare gli Stati Uniti subito dopo l&#8217;11 Settembre, e sembra che Moore faccia menzione di questi arresti solo per evidenziare il contrasto con il trattamento privilegiato presumibilmente riservato ai cittadini sauditi.<br />
Quando ho fatto questa osservazione ad un amico, lui ha difeso Moore dicendo che l&#8217;intenzione era quella di raggiungere un pubblico ampio, che probabilmente è in gran parte bianco, e che probabilmente voleva usare esempi che questa gente potesse aver presenti. Dunque, è accettabile assecondare un&#8217;audience bianca e drammatizzare esageratamente i suoi rischi limitati, ignorando i danni realmente gravi perpetrati sui non bianchi? Un regista di talento non avrebbe potuto raccontare storie di gravi persecuzioni, in modo che anche non arabi, non sud asiatici, non musulmani, potessero provare empatia?&#8230;</p>
<p>Un film conservatore<br />
L&#8217;affermazione secondo cui &#8220;Fahrenheit 9/11&#8243; è un film conservatore potrebbe suonare in qualche modo ridicola. Ma il film approva una delle bugie cruciali che gli Americani si raccontano, cioè che l&#8217;esercito statunitense combatte per la nostra libertà. Questa rappresentazione dell&#8217;esercito come forza difensiva nasconde la dura realtà secondo cui l&#8217;esercito è usato per proiettare il potere statunitense in tutto in mondo e per assicurargli il dominio, non per difendere la libertà di chicchessia, in patria o all&#8217;estero.<br />
Invece di affrontare questa favola, Moore la usa nel finale del film. Sottolinea, accuratamente, l&#8217;ironia del fatto che chi beneficia in minima parte del sistema statunitense - i poveri cronici e chi appartiene alle minoranze - è la stessa gente che si arruola nell&#8217;esercito. &#8220;Si offrono di dare la loro vita per la nostra libertà&#8221; dice Moore, e tutto ciò che chiedono in cambio è di non essere messi in pericolo a meno che non sia necessario. Dopo la guerra in Iraq, si domanda, &#8220;avranno ancora fiducia in noi?&#8221;.<br />
E&#8217; indubbiamente vero che molti che si arruolano nell&#8217;esercito credono che andranno a combattere per la libertà. Ma dobbiamo distinguere tra la mitologia che molti interiorizzano e a cui possono credere sinceramente, dalla realtà del ruolo dell&#8217;esercito statunitense. Il film include alcuni commenti di soldati che mettono in dubbio questa stessa affermazione, ma la narrazione di Moore implica che in qualche modo una gloriosa tradizione di impegno profuso dall&#8217;esercito statunitense nel proteggere la libertà, è stata ora infangata dalla guerra in Iraq.<br />
Il problema non è solo che la guerra in Iraq è stata fondamentalmente illegale ed immorale. L&#8217;intero corrotto progetto di costruzione di un impero è stato illegale ed immorale - ed è stato un progetto tanto dei Democratici che dei Repubblicani. I milioni di morti in tutto il mondo - in America Latina, in Africa, nel Medio Oriente, nel sud est asiatico - come conseguenza delle azioni dell&#8217;esercito statunitense e delle guerre per delega, non si curano di quale partito statunitense stava muovendo le pedine e premendo il grilletto quando sono stati ammazzati. E&#8217; vero che gran parte del mondo odia Bush. E&#8217; anche vero che gran parte del mondo odia tutti i presidenti statunitensi dopo la seconda guerra mondiale. E per buone ragioni.<br />
Una cosa è esprimere solidarietà per la gente obbligata dalle condizioni economiche ad arruolarsi. Un&#8217;altra è assecondare le bugie che questo paese dice a se stesso sull&#8217;esercito. A dire il vero, non si tratta di irriverenza nei confronti di chi si arruola. Si tratta del nostro obbligo di cercare di prevenire guerre future in cui la gente sia mandata a morire non per la libertà, ma per il potere e per il profitto. E&#8217; difficile capire come possiamo farlo ripetendo le bugie della gente che pianifica queste guerre e ne trae beneficio&#8230;&#8230;.</p>
<p>Strategia politica<br />
La difesa più comune che ho sentito dai liberali e dai progressisti a questo tipo di critiche a &#8220;Fahrenheit 9/11&#8243; è che, qualunque siano i suoi difetti, il film sprona la gente all&#8217;azione politica. Una riposta è ovvia: non c&#8217;è ragione per cui un film non possa spronare all&#8217;azione politica pur contenendo analisi intelligenti e difendibili e senza essere sottilmente razzista.<br />
Ma a parte questo, non è completamente chiaro se l&#8217;azione politica che questo film sprona vada molto al di là del votare contro Bush. Sul sito di Moore, il link &#8220;cosa posso fare?&#8221; suggerisce quattro azioni, tutte e quattro che mirano a capovolgere l&#8217;esito del voto. Queste risorse sul voto sono ben organizzate e utili. Ma non ci sono link ad organizzazioni di base che sono contro non solo il regime di Bush, ma anche contro l&#8217;impero americano più in generale.<br />
Concordo con il fatto che Bush dovrebbe essere cacciato dalla Casa Bianca, e se vivessi in uno stato strategico per l&#8217;esito del voto, considererei l&#8217;idea di votare democratico. Ma non credo che abbia senso a meno non nasca negli Stati Uniti un significativo movimento contro l&#8217;impero. In altre parole, anche se sconfiggiamo Bush e torniamo alla &#8220;normalità&#8221;, siamo ancora nei guai. Normalità è la costruzione di un impero. Normalità è la dominazione statunitense, economica e militare, e la sofferenza che i popoli deboli in tutto il mondo patiranno di conseguenza. Questo non significa che gli elettori non possano giudicare un particolare uomo politico dedito alla costruzione di un impero più pericoloso di un altro. Non significa che qualche volta non dobbiamo fare delle scelte strategiche che ci portino a votare per qualcuno contro qualcun&#8217;altro. Significa semplicemente che dovremmo fare tali scelte con gli occhi aperti e senza illusioni. Questo appare particolarmente importante quando il probabile candidato presidenziale Democratico cerca di essere ancora più falco di Bush nell&#8217;appoggiare Israele, si impegna a continuare l&#8217;occupazione dell&#8217;Iraq, e non dice nulla sul rovesciare l&#8217;andamento generale della politica estera.<br />
Ad avere questa impressione, non sono il solo. Ironicamente, Barry Reingold - l&#8217;uomo dell&#8217;Oakland perquisito dall&#8217;FBI - è critico verso ciò che vede come messaggio principale del film. Come riportato dal San Francisco Chronicle, dice: &#8220;Penso che il proposito di Micheal Moore sia sbarazzarsi di Bush, ma io penso che si tratti di qualcosa di più di Bush. Penso che si tratti del sistema capitalista, che è iniquo.&#8221; Ha continuato criticando Bush e Kerry: &#8220;Penso che siano entrambi pessimi. Io penso che in realtà Kerry è peggio perché dà l&#8217;illusione che farà molto di più. Bush non ha mai dato quell&#8217;illusione. La gente sa che è un amico dei grandi imprenditori.&#8221;<br />
Nulla di ciò che ho detto in questo articolo è un argomento contro il proposito di raggiungere un pubblico più ampio e di cercare di politicizzare più gente. Questo è proprio ciò che provo a fare con il mio lavoro che consiste nello scrivere e nell&#8217;organizzarmi localmente, come fanno un gran numero di altri attivisti. La questione non è se raggiungere un pubblico ampio, ma con che tipo di analisi e di argomenti. Il suscitare emozioni e l&#8217;umorismo hanno il loro posto; gli attivisti con cui lavoro li usano. La questione è, queste emozioni suscitate, dove portano la gente?<br />
E&#8217; ovvio che &#8220;Fahrenheit 9/11&#8243; sfrutta molte paure e/o rabbie degli americani nei confronti di Bush e della sua banda di delinquenti. Questi sentimenti sono comprensibili, e li condivido. Ma i sentimenti non sono analisi, e l&#8217;analisi del film sfortunatamente non va molto oltre la sensazione che si esprime nel &#8220;è tutta colpa di Bush&#8221;. Questo può piacere alla gente, ma è sbagliato. Ed è difficile immaginare come un movimento contro l&#8217;impero in grado di raggiungere degli obiettivi possa essere costruito sulla base dell&#8217;analisi di questo film, a meno che non la si contesti. Da qui la ragione di questo mio saggio.<br />
Il potenziale valore del film di Moore sarebbe realizzato solo qualora il film venisse discusso e criticato onestamente. E&#8217; vero, il film è sotto attacco da parte della destra, per motivi molto diversi da quelli che ho sollevato. Ma quegli attacchi non dovrebbero fermare chi si considera di sinistra, progressista, liberale, contro la guerra, contro l&#8217;impero, o chi semplicemente ne ha le scatole piene, dal criticare i difetti e i limiti del film. Io credo che la mia critica del film sia accurata e rilevante. Altri possono essere in disaccordo. Il dibattito dovrebbe essere incentrato sulle tematiche sollevate, con un occhio verso la questione della costruzione di un movimento contro l&#8217;impero. Stringersi attorno al film potrebbe portare troppo facilmente a stringersi intorno ad una brutta analisi. Stringiamoci invece intorno alla battaglia per un mondo migliore, la battaglia per smantellare l&#8217;impero americano.</p>
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	<item>
		<title>Di: vins gallico</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5560</link>
		<dc:creator>vins gallico</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ne parliamo forse un po' in ritardo, ma va bene lo stesso. Ho visto Fahrenheit 9/11 una volta e mezzo. La prima volta a metà agosto mi sono quasi addormentato, ho riprovato due settimane dopo quando il film era uscito in Italia e il dibattito infervorava.
A parte il mio primo episodio letargico il film anche in seconda battuta non mi è piaciuto. E concordo con Luca Sofri (del quale anch'io non ho mai letto niente) che Moore ha un problema di stile. Ora non so con precisione come la intendesse lui (so solo quanto dice Andrea Inglese), ma io mi sono "sorbito" Stupid white man, ho visto Bowling for Colombine e ho avuto delle reazioni di insofferenza, nei confronti di Moore a volte e molto di più nei confronti della sua recezione. 
Per quanto riguarda lo stile, non mi dispiace che alcune cose vadano dette con forza e alle volte con "maleducazione", ma devono avere un loro peso politico; a me la sua teoria del bianco terrorizzato dagli abitanti di colore ed influenzato dai media suona abbastanza superficiale, la polemica continua sul falso elettorale non la reggo più e le teorie delle lobbies invisibili che governano il mondo non m'interessa proprio.
Tematicamente condivido molto di ciò che il professor Robert Jensen scrive nel suo articolo.
Per quanto riguarda il pubblico, devo dire che Moore potrà fare bene agli americani in America, ma rende un pessimo servizio alle sinistre europee. In Germania ad esempio si è sviluppato un diffuso e becero antiamericanismo, che l'estrema destra ha raccolto a braccia aperte (più o meno sul tono:quelle merde di gringos che hanno sconfitto i nostri papà nazi). E l'antiamericanismo in Italia ha indirizzato addirittura a manifestazioni di pseudoappoggio alla resistenza (o al terrorismo?) in Iraq, con i risultati tristissimi della situazione odierna.
Moore va difeso dalle accuse della destra, a mio avviso, con decisione, ma da sinistra lo si può massacrare di critiche, anche perché da quando i guru, i capi spirituali e i dogmi sono una cosa di sinistra?


P.S. Rispetto alla maleducazione e all'alzare la voce mi viene in mente una scena molto bella de "I 100 passi" che invita a fare il contrario: dopo che Peppino ha occupato la radio, un fricchettone lo aspetta davanti al portone per dirgli che chi urla fa capire agli altri che sta male.

P.S (2). Ciao Gianni, tu mi saluti da una parte e io ti rispondo dall'altra...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ne parliamo forse un po&#8217; in ritardo, ma va bene lo stesso. Ho visto Fahrenheit 9/11 una volta e mezzo. La prima volta a metà agosto mi sono quasi addormentato, ho riprovato due settimane dopo quando il film era uscito in Italia e il dibattito infervorava.<br />
A parte il mio primo episodio letargico il film anche in seconda battuta non mi è piaciuto. E concordo con Luca Sofri (del quale anch&#8217;io non ho mai letto niente) che Moore ha un problema di stile. Ora non so con precisione come la intendesse lui (so solo quanto dice Andrea Inglese), ma io mi sono &#8220;sorbito&#8221; Stupid white man, ho visto Bowling for Colombine e ho avuto delle reazioni di insofferenza, nei confronti di Moore a volte e molto di più nei confronti della sua recezione.<br />
Per quanto riguarda lo stile, non mi dispiace che alcune cose vadano dette con forza e alle volte con &#8220;maleducazione&#8221;, ma devono avere un loro peso politico; a me la sua teoria del bianco terrorizzato dagli abitanti di colore ed influenzato dai media suona abbastanza superficiale, la polemica continua sul falso elettorale non la reggo più e le teorie delle lobbies invisibili che governano il mondo non m&#8217;interessa proprio.<br />
Tematicamente condivido molto di ciò che il professor Robert Jensen scrive nel suo articolo.<br />
Per quanto riguarda il pubblico, devo dire che Moore potrà fare bene agli americani in America, ma rende un pessimo servizio alle sinistre europee. In Germania ad esempio si è sviluppato un diffuso e becero antiamericanismo, che l&#8217;estrema destra ha raccolto a braccia aperte (più o meno sul tono:quelle merde di gringos che hanno sconfitto i nostri papà nazi). E l&#8217;antiamericanismo in Italia ha indirizzato addirittura a manifestazioni di pseudoappoggio alla resistenza (o al terrorismo?) in Iraq, con i risultati tristissimi della situazione odierna.<br />
Moore va difeso dalle accuse della destra, a mio avviso, con decisione, ma da sinistra lo si può massacrare di critiche, anche perché da quando i guru, i capi spirituali e i dogmi sono una cosa di sinistra?</p>
<p>P.S. Rispetto alla maleducazione e all&#8217;alzare la voce mi viene in mente una scena molto bella de &#8220;I 100 passi&#8221; che invita a fare il contrario: dopo che Peppino ha occupato la radio, un fricchettone lo aspetta davanti al portone per dirgli che chi urla fa capire agli altri che sta male.</p>
<p>P.S (2). Ciao Gianni, tu mi saluti da una parte e io ti rispondo dall&#8217;altra&#8230;</p>
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		<title>Di: a. i.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5561</link>
		<dc:creator>a. i.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>grazie a gina per il pezzo di Jensen (lo leggero' con attenzione)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>grazie a gina per il pezzo di Jensen (lo leggero&#8217; con attenzione)</p>
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		<title>Di: Franz Krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5562</link>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie infinite a Gina. Jensen pone l'accento sul nodo centrale. Io ho l'impressione che Moore sia un guitto di notevole talento che serve alla "sinistra" USA per vincere le elezioni. Semplice e chiaro. E' un propagansista anti-Bush. Quindi pro-Kerry, non si scappa. Anche perchè non pone alternative. Non propone "terze vie".
Ora, Kerry è un losco figuro. D'altra parte anche il tanto amato (dalle famiglie e dai bravi sindaci italiani) J.F.K. era l'antitesi del santo. Non basta chiamarsi democratici per essere democratici. Kerry è legato ancor più a filo doppio di Bush &#038; Compagni con Israele, e a meno che Sharon non chiuda il suo mandato, ne vedremo ancora della belle. E' tutt'altro che un pacifista. Fossi americano lo voterei per liberarmi di Bush, ma, come dice Jensen, senza illusioni. Ma astenersi, la in USA ancor più che qui da noi, sarebbe ugualmente un delitto. 
Vins, ariciao! I guru sono di sinistra per antonomasia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie infinite a Gina. Jensen pone l&#8217;accento sul nodo centrale. Io ho l&#8217;impressione che Moore sia un guitto di notevole talento che serve alla &#8220;sinistra&#8221; USA per vincere le elezioni. Semplice e chiaro. E&#8217; un propagansista anti-Bush. Quindi pro-Kerry, non si scappa. Anche perchè non pone alternative. Non propone &#8220;terze vie&#8221;.<br />
Ora, Kerry è un losco figuro. D&#8217;altra parte anche il tanto amato (dalle famiglie e dai bravi sindaci italiani) J.F.K. era l&#8217;antitesi del santo. Non basta chiamarsi democratici per essere democratici. Kerry è legato ancor più a filo doppio di Bush &#038; Compagni con Israele, e a meno che Sharon non chiuda il suo mandato, ne vedremo ancora della belle. E&#8217; tutt&#8217;altro che un pacifista. Fossi americano lo voterei per liberarmi di Bush, ma, come dice Jensen, senza illusioni. Ma astenersi, la in USA ancor più che qui da noi, sarebbe ugualmente un delitto.<br />
Vins, ariciao! I guru sono di sinistra per antonomasia.</p>
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		<title>Di: a. i.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5563</link>
		<dc:creator>a. i.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>non riesco davvero a capire come si possa definire il film di Moore della "propaganda". E non sei il solo Franz, a sostenere questa idea. Stiamo davvero perdendo un lessico comune.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non riesco davvero a capire come si possa definire il film di Moore della &#8220;propaganda&#8221;. E non sei il solo Franz, a sostenere questa idea. Stiamo davvero perdendo un lessico comune.</p>
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		<title>Di: Franz Krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5564</link>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Andrea, c'è propaganda e propaganda. Il sistema di liberismo selvaggio fa propaganda anche senza una volontà strenuamente propagandistica che "miri" sull'obiettivo. Qual'è l'obiettivo? Far soldi. E Moore è ANCHE una macchina da soldi. Non c'è niente da fare, non se ne esce. Io apprezzo e ammiro gli idealisti; lo sono anch'io, ma allo stesso tempo mi rendo conto, con ragionevole freddezza, che il sistema (avvolgente) è quello della "vendita". Personalmente, poi, non ho nulla contro la vendita. Nel senso che un'opera dell'ingegno ha tutto il diritto di essere venduta. Ha un valore aggiunto anche in termini di vile pecunia, si. Cioè, Moore ha anche il diritto di far soldi. Nel sistema, dunque, ci sta per forza di cose che - se il "prodotto" come si dice tira - esso diventa automaticamente strumento di propaganda. E la parte avversa a Bush, nel caso specifico, non fa certo nulla per non avvalersi di questo aiuto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea, c&#8217;è propaganda e propaganda. Il sistema di liberismo selvaggio fa propaganda anche senza una volontà strenuamente propagandistica che &#8220;miri&#8221; sull&#8217;obiettivo. Qual&#8217;è l&#8217;obiettivo? Far soldi. E Moore è ANCHE una macchina da soldi. Non c&#8217;è niente da fare, non se ne esce. Io apprezzo e ammiro gli idealisti; lo sono anch&#8217;io, ma allo stesso tempo mi rendo conto, con ragionevole freddezza, che il sistema (avvolgente) è quello della &#8220;vendita&#8221;. Personalmente, poi, non ho nulla contro la vendita. Nel senso che un&#8217;opera dell&#8217;ingegno ha tutto il diritto di essere venduta. Ha un valore aggiunto anche in termini di vile pecunia, si. Cioè, Moore ha anche il diritto di far soldi. Nel sistema, dunque, ci sta per forza di cose che - se il &#8220;prodotto&#8221; come si dice tira - esso diventa automaticamente strumento di propaganda. E la parte avversa a Bush, nel caso specifico, non fa certo nulla per non avvalersi di questo aiuto.</p>
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	<item>
		<title>Di: Sergio Baratto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5565</link>
		<dc:creator>Sergio Baratto</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Andrea, il tuo pezzo è splendido, una boccata d’aria dopo la strozza che m’è venuta a sentire da sinistra – dalla mia parte – tutti questi giudizi snobistici (e in verità, mi pare, più che altro risentiti) sul film di Moore.
Ho letto ciò che scrive Jensen. Non so se sia più irritante o più sconfortante. Arrivato in fondo, il primo pensiero è stato “Speriamo che questa generazione di intellettuali radical scompaia in fretta e liberi il posto a qualcosa di meglio, di più fresco e meno cadaverico”. Tutto il pezzo gronda di una political correctness da far letteralmente cadere le palle. L’accusa di sottile razzismo, oltre che determinata dal tic politicamente corretto, mi pare penosamente pretestuosa. E poi, in nome di dio, dove mai il film “sfortunatamente non va molto oltre la sensazione che si esprime nel ‘è tutta colpa di Bush’”? Sono io che ho le traveggole? Quando mostra tutti quegli zombie capitalisti intenti a spartirsi il flusso di petrolio e capitali tra una tartina di paté di marines e un calicino di iraqiblood non fa proprio il contrario? E le parole dette verso la fine, sulla guerra come strumento di conservazione del potere e sulla necessità di una presa di coscienza da parte della carne da macello che di tale sistema è strumento e vittima, scusate, quelle le ho sentite solo io? Ho dei deliri mistici in cui odo la voce di Carletto Marx, o nel film vengono dette davvero?
Allora le mie impressioni, avendo letto Jensen, Cacciari, Rossanda e sentito una vagonata di amici e bloggers tutti rigorosamente di sinistra, tutti rigorosamente entusiasti del (meno bello) “Bowling a Columbine” e ora tutti rigorosamente ipercritici su “Fahrenheit”, sono queste:
(1)	Moore dà fastidio perché arriva dall’America ed è tutto dentro la logica yankee. Sarebbero disposti a perdonarlo solo se cadesse in ginocchio e dicesse “Sì, noi America siamo una merda totale”. Non lo fa, giustamente (ci mancherebbe: perché dovrebbe farlo?), anzi, dice “Noi America siamo un grande paese” (ha ragione - l’America è un grande paese: nel bene e nel male). Imperdonabile.
(2)	Siamo di fronte a una sinistra svizzera travestita da sinistra radicale. Sì, perché, non diversamente dai moderati apertamente elvetizzati, ama soprattutto il bon ton. Chi alza troppo la voce e bypassa ogni regola galateale è brutto e cattivo. In quest’ottica qual è, coerentemente, il massimo obbrobrio? La mancanza di stile!
(3)	Moore dà fastidio perché arriva da fuori, brutto e cattivo, e mette il muso in un’area riservata. Proprietà privata, divieto d’accesso ai non autorizzati! Siamo noi gli unici sacerdoti depositari della critica radicale al sistema! Come si permette quel tamarro senza background deleuziano di fare un documentario di denuncia, perdipiù riuscendo ad arrivare a milioni di spettatori che “non andranno tanto più il là, casomai, del votare Kerry” (almen la fuss vera, direbbe mia madre)? Ci ruba il lavoro! E lo fa con la scure! Calpesta i nostri ceselli professionali!
(4)	Moore dà fastidio perché è il tipico americano grasso, non mette in discussione apertamente il sistema, eppure ci ha scavalcato a sinistra. Ora, per un semplice ragionamento geometrico euclideo, se un moderato mi scavalca a sinistra, anche se mi credevo più a sinistra di lui devo ammettere che sono scivolato più a destra. Siccome la cosa brucia, allora si va di bizantinismi e sofismi autoprotettivi, per convincersi ai propri occhi che non è vero.
(5)	Moore crea ansia da prestazione: “Ah, io ‘ste cose le sapevo già”, “niente di nuovo”, “cose che si sanno”... Guai a far anche solo balenare il sospetto che non la si sappia (più) lunga. Ma non è vero! Anche se mi leggo tutto l’archivio di Zmag e tutto il parco libri di NuoviMondiMedia, per esempio, io non li avrei visti/sentiti in faccia/voce, ‘sti marines decerebrati che vanno di napalm per la gloria della civilisation! Non l’avrei mai visto, lo spot sull’arruolamento “nazist-videogame style”! 
Mai mostrare di essere stupiti, sconvolti: fa più figo dire “che noia, mi sono addormentato”. Anche nella scena in cui la poveretta irachena scoppiava in un pianto disperato (a mio avviso una delle scene più dolorose di tutto il film)?
(6)	La sinistra è passata dal realismo socialista al suo opposto speculare: l’orfismo radicale privé. Una volta si attaccavano gli intellettuali troppo ermetici, non-pedagogici, che si sottraevano al dovere della massima comprensibilità e fruibilità. Adesso si attaccano se sono capaci di raggiungere un ampio pubblico (no, dice Jensen, bisogna fare come me, che mi faccio leggere da cinque persone ma preservo la mia purezza rivoluzionaria), si dice con tono sprezzante “Che ovvove, il film di Muuv è pvpvio solo un pvodotto mainstream”. Cos’è quest’atteggiamento? Di sinistra? 
(7)	“Kerry è come Bush o addirittura peggio”. Quante volte negli ultimi mesi ho sentito questa frase (oltretutto la stessa cosa girava ai tempi di Gore/Bush)? Kerry è un losco miliardario capitalista, sono d’accordo. Non mi faccio illusioni (non ho mai creduto al mito ipocrita di un imperialismo dialogante, “clintoniano” e buono, in contrapposizione all’imperialismo militarista “bushiano” e cattivo – lo specifico qui a scanso d’equivoci). Ma siccome non ha ancora avuto la possibilità di fare quello che sta facendo Bush, diamogli almeno il beneficio del dubbio. Gore si sarebbe comportato nella stessa maniera dell’attuale amministrazione americana? Avrebbe attaccato l’Iraq? Chi può dirlo con certezza?
A margine, mi chiedo come reagirebbe un iracheno che avesse perso famiglia e gambe sotto le bombe di Bush, se una di queste anime belle andasse a dirgli (magari con lo stesso tono compreso e ispirato con cui è stato detto a me, una sera di happy hour lungo i navigli felici): “Guarda che comunque Bush e Kerry pari sono”. Mi chiedo come reagirebbe chiunque di noi in quella situazione. Annuiremmo costernati o preferiremmo tutto sommato le bombe aleatorie a quelle reali?

P.S. per Vins Gallo: sì, ma alla fine quello che è stato ammazzato era Peppino, non il fricchettone.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea, il tuo pezzo è splendido, una boccata d’aria dopo la strozza che m’è venuta a sentire da sinistra – dalla mia parte – tutti questi giudizi snobistici (e in verità, mi pare, più che altro risentiti) sul film di Moore.<br />
Ho letto ciò che scrive Jensen. Non so se sia più irritante o più sconfortante. Arrivato in fondo, il primo pensiero è stato “Speriamo che questa generazione di intellettuali radical scompaia in fretta e liberi il posto a qualcosa di meglio, di più fresco e meno cadaverico”. Tutto il pezzo gronda di una political correctness da far letteralmente cadere le palle. L’accusa di sottile razzismo, oltre che determinata dal tic politicamente corretto, mi pare penosamente pretestuosa. E poi, in nome di dio, dove mai il film “sfortunatamente non va molto oltre la sensazione che si esprime nel ‘è tutta colpa di Bush’”? Sono io che ho le traveggole? Quando mostra tutti quegli zombie capitalisti intenti a spartirsi il flusso di petrolio e capitali tra una tartina di paté di marines e un calicino di iraqiblood non fa proprio il contrario? E le parole dette verso la fine, sulla guerra come strumento di conservazione del potere e sulla necessità di una presa di coscienza da parte della carne da macello che di tale sistema è strumento e vittima, scusate, quelle le ho sentite solo io? Ho dei deliri mistici in cui odo la voce di Carletto Marx, o nel film vengono dette davvero?<br />
Allora le mie impressioni, avendo letto Jensen, Cacciari, Rossanda e sentito una vagonata di amici e bloggers tutti rigorosamente di sinistra, tutti rigorosamente entusiasti del (meno bello) “Bowling a Columbine” e ora tutti rigorosamente ipercritici su “Fahrenheit”, sono queste:<br />
(1)	Moore dà fastidio perché arriva dall’America ed è tutto dentro la logica yankee. Sarebbero disposti a perdonarlo solo se cadesse in ginocchio e dicesse “Sì, noi America siamo una merda totale”. Non lo fa, giustamente (ci mancherebbe: perché dovrebbe farlo?), anzi, dice “Noi America siamo un grande paese” (ha ragione - l’America è un grande paese: nel bene e nel male). Imperdonabile.<br />
(2)	Siamo di fronte a una sinistra svizzera travestita da sinistra radicale. Sì, perché, non diversamente dai moderati apertamente elvetizzati, ama soprattutto il bon ton. Chi alza troppo la voce e bypassa ogni regola galateale è brutto e cattivo. In quest’ottica qual è, coerentemente, il massimo obbrobrio? La mancanza di stile!<br />
(3)	Moore dà fastidio perché arriva da fuori, brutto e cattivo, e mette il muso in un’area riservata. Proprietà privata, divieto d’accesso ai non autorizzati! Siamo noi gli unici sacerdoti depositari della critica radicale al sistema! Come si permette quel tamarro senza background deleuziano di fare un documentario di denuncia, perdipiù riuscendo ad arrivare a milioni di spettatori che “non andranno tanto più il là, casomai, del votare Kerry” (almen la fuss vera, direbbe mia madre)? Ci ruba il lavoro! E lo fa con la scure! Calpesta i nostri ceselli professionali!<br />
(4)	Moore dà fastidio perché è il tipico americano grasso, non mette in discussione apertamente il sistema, eppure ci ha scavalcato a sinistra. Ora, per un semplice ragionamento geometrico euclideo, se un moderato mi scavalca a sinistra, anche se mi credevo più a sinistra di lui devo ammettere che sono scivolato più a destra. Siccome la cosa brucia, allora si va di bizantinismi e sofismi autoprotettivi, per convincersi ai propri occhi che non è vero.<br />
(5)	Moore crea ansia da prestazione: “Ah, io ‘ste cose le sapevo già”, “niente di nuovo”, “cose che si sanno”&#8230; Guai a far anche solo balenare il sospetto che non la si sappia (più) lunga. Ma non è vero! Anche se mi leggo tutto l’archivio di Zmag e tutto il parco libri di NuoviMondiMedia, per esempio, io non li avrei visti/sentiti in faccia/voce, ‘sti marines decerebrati che vanno di napalm per la gloria della civilisation! Non l’avrei mai visto, lo spot sull’arruolamento “nazist-videogame style”!<br />
Mai mostrare di essere stupiti, sconvolti: fa più figo dire “che noia, mi sono addormentato”. Anche nella scena in cui la poveretta irachena scoppiava in un pianto disperato (a mio avviso una delle scene più dolorose di tutto il film)?<br />
(6)	La sinistra è passata dal realismo socialista al suo opposto speculare: l’orfismo radicale privé. Una volta si attaccavano gli intellettuali troppo ermetici, non-pedagogici, che si sottraevano al dovere della massima comprensibilità e fruibilità. Adesso si attaccano se sono capaci di raggiungere un ampio pubblico (no, dice Jensen, bisogna fare come me, che mi faccio leggere da cinque persone ma preservo la mia purezza rivoluzionaria), si dice con tono sprezzante “Che ovvove, il film di Muuv è pvpvio solo un pvodotto mainstream”. Cos’è quest’atteggiamento? Di sinistra?<br />
(7)	“Kerry è come Bush o addirittura peggio”. Quante volte negli ultimi mesi ho sentito questa frase (oltretutto la stessa cosa girava ai tempi di Gore/Bush)? Kerry è un losco miliardario capitalista, sono d’accordo. Non mi faccio illusioni (non ho mai creduto al mito ipocrita di un imperialismo dialogante, “clintoniano” e buono, in contrapposizione all’imperialismo militarista “bushiano” e cattivo – lo specifico qui a scanso d’equivoci). Ma siccome non ha ancora avuto la possibilità di fare quello che sta facendo Bush, diamogli almeno il beneficio del dubbio. Gore si sarebbe comportato nella stessa maniera dell’attuale amministrazione americana? Avrebbe attaccato l’Iraq? Chi può dirlo con certezza?<br />
A margine, mi chiedo come reagirebbe un iracheno che avesse perso famiglia e gambe sotto le bombe di Bush, se una di queste anime belle andasse a dirgli (magari con lo stesso tono compreso e ispirato con cui è stato detto a me, una sera di happy hour lungo i navigli felici): “Guarda che comunque Bush e Kerry pari sono”. Mi chiedo come reagirebbe chiunque di noi in quella situazione. Annuiremmo costernati o preferiremmo tutto sommato le bombe aleatorie a quelle reali?</p>
<p>P.S. per Vins Gallo: sì, ma alla fine quello che è stato ammazzato era Peppino, non il fricchettone.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: a. i.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5566</link>
		<dc:creator>a. i.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>caro sergio mi dispiace solo che il tuo pezzo sia poco in vista, nei commenti, perché mi sembra che integri ed amplifichi molto bene quanto io ho provato a dire. Ma è importante riaffermarle queste cose. Benché a volte ci sembrino ovvie, non lo sono. E lo dimostrano tante idee confuse. E tale confusione fà danno. Anche in Francia, hanno messo in piedi la stessa storia. E l'altra sera mi battevo vanamente con uno definiva il film di Moore un lavoro di propaganda. La conclusione di Andrea Raos: "non sapeva il significato del termine propaganda". Mi spiace Franz, ma bisogna ricominciare dai glossari. Poi discutiamo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro sergio mi dispiace solo che il tuo pezzo sia poco in vista, nei commenti, perché mi sembra che integri ed amplifichi molto bene quanto io ho provato a dire. Ma è importante riaffermarle queste cose. Benché a volte ci sembrino ovvie, non lo sono. E lo dimostrano tante idee confuse. E tale confusione fà danno. Anche in Francia, hanno messo in piedi la stessa storia. E l&#8217;altra sera mi battevo vanamente con uno definiva il film di Moore un lavoro di propaganda. La conclusione di Andrea Raos: &#8220;non sapeva il significato del termine propaganda&#8221;. Mi spiace Franz, ma bisogna ricominciare dai glossari. Poi discutiamo.</p>
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		<title>Di: vins gallico</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5567</link>
		<dc:creator>vins gallico</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Vorrei fare alcune brevi riflessioni sui commenti precedenti, avvalendomi anch'io di una scaletta.
1) rispetto al "lessico comune" cito De Mauro che alla voce propaganda scrive: attività volta alla diffusione di concetti, teorie o posizioni ideologiche, politiche, religiose e sim., al fine di condizionare o influenzare il comportamento e la psicologia collettiva di un vasto pubblico: esempio, p. contro l'energia nucleare.
Moore non gira documentari e non c'è niente di male, anzi tanto di cappello, fa film di propaganda (in certi tratti anche molto brillanti), perché "diffondono una posizione ideologica".
2) Di quanto grasso è Moore, non me importa granché, ma non credo che la filosofia dei suoi film sia il manifesto dell'America vista come un grande paese (mentre concordo con Sergio che lo sia), in "Bowling FOR Colombine" anzi a mio giudizio c'è la descrizione dell'americano bianco mediamente coglione che ha paura delle persone di colore per colpa della televisione. Moore è un "antiamericano" e non penso sia la mia sola interpretazione, se no non si capisce perché anche all'ESTREMA destra (di tradizione antiamerica) piaccia così tanto Moore.
3) Rispetto all'eventuale politica di Kerry, vorrei soltanto ricordare quanto la "pseudo-sinistra" europea ha fatto rispetto al pacifismo: vedi Kosovo, ma anche Iraq. Mo' siamo seri, l'Ulivo voleva fare le marce per la pace, ma in parlamento non ha mosso nessuna opposizione alla guerra.
E in GB chi governa? E in Germania? Qual è la sinistra elvetica, radicalchic? Dov'è il confine fra questo tipo di sinistra e quella più radicale?
Se vogliamo dire di "essere di sinistra" alla buona, beh, allora becchiamoci Moore, Gore, Kerry e compagnia bella, ma il senso della sinistra è a mio avviso un altro, è la contestazione radicale all'oppressione, secondo principi di razionalità (v. l'illuminismo: tutto l'opposto dell'orfismo) e non il gridare allo scandalo starnazzando. La protesta dura, decisa, maleducata, "emancipata" è una delle basi della sinistra, ma a protestare PRO Kerry io non me la sento. La maleducazione la riservo per altre cose dove mi è "politicamente" molto più utile.
Ad esempio me la sento di essere maleducato con tutti coloro che sono contro la guerra, per il ritiro delle truppe e compagnia bella, ma quando arrivano i profughi sui barconi, allora è un altro discorso, quello interessa di meno, anche se casomai fuggono da guerre provocate dalle "pseudosinistre"... Contro quelli che erano favorevoli alla guerra quasi non vale: sono già contro a priori!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei fare alcune brevi riflessioni sui commenti precedenti, avvalendomi anch&#8217;io di una scaletta.<br />
1) rispetto al &#8220;lessico comune&#8221; cito De Mauro che alla voce propaganda scrive: attività volta alla diffusione di concetti, teorie o posizioni ideologiche, politiche, religiose e sim., al fine di condizionare o influenzare il comportamento e la psicologia collettiva di un vasto pubblico: esempio, p. contro l&#8217;energia nucleare.<br />
Moore non gira documentari e non c&#8217;è niente di male, anzi tanto di cappello, fa film di propaganda (in certi tratti anche molto brillanti), perché &#8220;diffondono una posizione ideologica&#8221;.<br />
2) Di quanto grasso è Moore, non me importa granché, ma non credo che la filosofia dei suoi film sia il manifesto dell&#8217;America vista come un grande paese (mentre concordo con Sergio che lo sia), in &#8220;Bowling FOR Colombine&#8221; anzi a mio giudizio c&#8217;è la descrizione dell&#8217;americano bianco mediamente coglione che ha paura delle persone di colore per colpa della televisione. Moore è un &#8220;antiamericano&#8221; e non penso sia la mia sola interpretazione, se no non si capisce perché anche all&#8217;ESTREMA destra (di tradizione antiamerica) piaccia così tanto Moore.<br />
3) Rispetto all&#8217;eventuale politica di Kerry, vorrei soltanto ricordare quanto la &#8220;pseudo-sinistra&#8221; europea ha fatto rispetto al pacifismo: vedi Kosovo, ma anche Iraq. Mo&#8217; siamo seri, l&#8217;Ulivo voleva fare le marce per la pace, ma in parlamento non ha mosso nessuna opposizione alla guerra.<br />
E in GB chi governa? E in Germania? Qual è la sinistra elvetica, radicalchic? Dov&#8217;è il confine fra questo tipo di sinistra e quella più radicale?<br />
Se vogliamo dire di &#8220;essere di sinistra&#8221; alla buona, beh, allora becchiamoci Moore, Gore, Kerry e compagnia bella, ma il senso della sinistra è a mio avviso un altro, è la contestazione radicale all&#8217;oppressione, secondo principi di razionalità (v. l&#8217;illuminismo: tutto l&#8217;opposto dell&#8217;orfismo) e non il gridare allo scandalo starnazzando. La protesta dura, decisa, maleducata, &#8220;emancipata&#8221; è una delle basi della sinistra, ma a protestare PRO Kerry io non me la sento. La maleducazione la riservo per altre cose dove mi è &#8220;politicamente&#8221; molto più utile.<br />
Ad esempio me la sento di essere maleducato con tutti coloro che sono contro la guerra, per il ritiro delle truppe e compagnia bella, ma quando arrivano i profughi sui barconi, allora è un altro discorso, quello interessa di meno, anche se casomai fuggono da guerre provocate dalle &#8220;pseudosinistre&#8221;&#8230; Contro quelli che erano favorevoli alla guerra quasi non vale: sono già contro a priori!</p>
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		<title>Di: gina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5568</link>
		<dc:creator>gina</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>E' una bella discussione, ho detto a sergio che aspettavo il suo commento, e non mi ha deluso:).
Non sto a ripetere che il film mi è piaciuto, soprattutto perchè è efficace. E spingo quanta più gente possibile ad andare a vederlo. Segnalando il pezzo di Jensen, ho inteso semplicemente ampliare il discorso, cioè contestualizzare fahrenheit all'interno di una realtà, quella dell'ABB, dell'anyone but bush, che a mio avviso NON DEVE essere ridotta, cioè girare attorno a un film. Gli attivisti americani stanno facendo un gran lavoro. Tutti. E tutti insieme hanno reso possibile la più grande manifestazione che si sia mai svolta negli Stati Uniti contro un presidente in carica, quella di NY in occasione della convention repubblicana. Moore era in prima fila, dietro c'erano quattrocentomila persone. E tutte in seconda fila. E' un lavoro che dura da anni, iniziato prima di moore, e che andrà avanti, si spera, anche dopo moore, se per caso dovessero venirgli mattane alla wesley clark. Ci sono dentro soros, quelli di moove on, i biciclisti della critical mass arrestati in massa, femministe,queer gay lesbiche minoranze, corpi anarchici e democratici, reverendi e tette contro bush, snob politically correct come jensen disoccupati giocolieri veterani e mamme di figli morti in guerra.  Americani. Gente semplice e gente complicata. Grassi e magri: POPOLO. All'interno di questo contesto, che si è sviluppato enormenente grazie al web e al milione e mezzo di poveri che l'america di bush si ritrova in più rispetto all'anno scorso è fondamentale che kerry, vertiginoso beneficiario di cotanta manna, sappia bene che ok la strategia, ma che dopo toccherà a lui. Ed è bene che tutto ciò lo sappia anche la sinistra europea. Concludo con le parole di mooore, che dopo aver annunciato di non concorrere all'oscar con la speranza di passare in tv prima delle elezioni ha ringraziato tutti per il sostegno, invitando tutti questi tutti  ad andare a vedere Super Size Me, Control Room, The Corporation, Orwell Rolls Over in His Grave, Bush's Brain, i film di Robert Greenwald e l'imminente Yes Men. 
Ed io ci aggiungo anche Hijacking Catastrophe, che contiene tra gli altri anche l'intervento di Jensen e Chomsky:))</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; una bella discussione, ho detto a sergio che aspettavo il suo commento, e non mi ha deluso:).<br />
Non sto a ripetere che il film mi è piaciuto, soprattutto perchè è efficace. E spingo quanta più gente possibile ad andare a vederlo. Segnalando il pezzo di Jensen, ho inteso semplicemente ampliare il discorso, cioè contestualizzare fahrenheit all&#8217;interno di una realtà, quella dell&#8217;ABB, dell&#8217;anyone but bush, che a mio avviso NON DEVE essere ridotta, cioè girare attorno a un film. Gli attivisti americani stanno facendo un gran lavoro. Tutti. E tutti insieme hanno reso possibile la più grande manifestazione che si sia mai svolta negli Stati Uniti contro un presidente in carica, quella di NY in occasione della convention repubblicana. Moore era in prima fila, dietro c&#8217;erano quattrocentomila persone. E tutte in seconda fila. E&#8217; un lavoro che dura da anni, iniziato prima di moore, e che andrà avanti, si spera, anche dopo moore, se per caso dovessero venirgli mattane alla wesley clark. Ci sono dentro soros, quelli di moove on, i biciclisti della critical mass arrestati in massa, femministe,queer gay lesbiche minoranze, corpi anarchici e democratici, reverendi e tette contro bush, snob politically correct come jensen disoccupati giocolieri veterani e mamme di figli morti in guerra.  Americani. Gente semplice e gente complicata. Grassi e magri: POPOLO. All&#8217;interno di questo contesto, che si è sviluppato enormenente grazie al web e al milione e mezzo di poveri che l&#8217;america di bush si ritrova in più rispetto all&#8217;anno scorso è fondamentale che kerry, vertiginoso beneficiario di cotanta manna, sappia bene che ok la strategia, ma che dopo toccherà a lui. Ed è bene che tutto ciò lo sappia anche la sinistra europea. Concludo con le parole di mooore, che dopo aver annunciato di non concorrere all&#8217;oscar con la speranza di passare in tv prima delle elezioni ha ringraziato tutti per il sostegno, invitando tutti questi tutti  ad andare a vedere Super Size Me, Control Room, The Corporation, Orwell Rolls Over in His Grave, Bush&#8217;s Brain, i film di Robert Greenwald e l&#8217;imminente Yes Men.<br />
Ed io ci aggiungo anche Hijacking Catastrophe, che contiene tra gli altri anche l&#8217;intervento di Jensen e Chomsky:))</p>
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		<title>Di: Franz Krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5569</link>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Serhio ci è andato giù duro e ha fatto bene. Il suo intervento da sinistra mi ha fatto capire ancor meglio di prima che la stessa non è certamente un'entità (come la vedono a volte da destra)e che di sinistre ce ne sono tante e spesso in aspra contraddizione tra loro; e che la maggior parte dei commentatori di sinistra ha le idee confuse. Però, Andrea, io ho fatto un ragionamento se vuoi cinico, magari scontato, pero' onesto. Tutto ciò non inficia il lavoro di Moore, ma alla fine quale sarà il risultato? E' vero, come dice Sergio: aspettiamo a fare bilanci su un possibile presidente (Kerry) prima che sia stato eletto. Ma una mezza idea possiamo già averla. Soprattutto perchè nel suo programma elettorale non è prevista alcuna flessione circa l'intervento in Iraq. 
I radical chic li detesto da sempre. I contestatori con la erre moscia. I compagni in Rolls Royce. Dunque io vi sono vicino (Andrea, Sergio) più di quanto possiate immaginare. Che quella di Moore sia propaganda è talmente chiaro, però, che negarlo mi sembra fare un cattivo servizio alla comprensione. Non per cattiva volontà (Andrea, anche se a distanza ti stimo molto anche se politicamente sono lontanissimo)ma per eccessiva fiducia in Moore e in quelli come lui. Che rimane uno scrittore satirico per immagini. Di successo. Di consenso. E sul consenso i politici basano la loro sopravvivenza. Sui glossari, infine, ha già risposto Vins Gallico. C'è propaganda e propaganda, si: perchè Moore non è dell'Istituto Luce o della UFA (grazie a Dio), ma difende (attaccando) una posizione ideologica. Dimostratemi il contrario e offro una birra a tutti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Serhio ci è andato giù duro e ha fatto bene. Il suo intervento da sinistra mi ha fatto capire ancor meglio di prima che la stessa non è certamente un&#8217;entità (come la vedono a volte da destra)e che di sinistre ce ne sono tante e spesso in aspra contraddizione tra loro; e che la maggior parte dei commentatori di sinistra ha le idee confuse. Però, Andrea, io ho fatto un ragionamento se vuoi cinico, magari scontato, pero&#8217; onesto. Tutto ciò non inficia il lavoro di Moore, ma alla fine quale sarà il risultato? E&#8217; vero, come dice Sergio: aspettiamo a fare bilanci su un possibile presidente (Kerry) prima che sia stato eletto. Ma una mezza idea possiamo già averla. Soprattutto perchè nel suo programma elettorale non è prevista alcuna flessione circa l&#8217;intervento in Iraq.<br />
I radical chic li detesto da sempre. I contestatori con la erre moscia. I compagni in Rolls Royce. Dunque io vi sono vicino (Andrea, Sergio) più di quanto possiate immaginare. Che quella di Moore sia propaganda è talmente chiaro, però, che negarlo mi sembra fare un cattivo servizio alla comprensione. Non per cattiva volontà (Andrea, anche se a distanza ti stimo molto anche se politicamente sono lontanissimo)ma per eccessiva fiducia in Moore e in quelli come lui. Che rimane uno scrittore satirico per immagini. Di successo. Di consenso. E sul consenso i politici basano la loro sopravvivenza. Sui glossari, infine, ha già risposto Vins Gallico. C&#8217;è propaganda e propaganda, si: perchè Moore non è dell&#8217;Istituto Luce o della UFA (grazie a Dio), ma difende (attaccando) una posizione ideologica. Dimostratemi il contrario e offro una birra a tutti.</p>
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	<item>
		<title>Di: gina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5570</link>
		<dc:creator>gina</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>per franz, la battaglia tra bush e kerry in questi ultimi giorni si combatte proprio in iraq:
www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsID=48985
http://watch-usa2004.splinder.com/
( è un blog, scendi fino al 17 dicembre)
www.reporterassociati.org/index.php?option=news&#038;task=viewarticle&#038;sid=3631</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>per franz, la battaglia tra bush e kerry in questi ultimi giorni si combatte proprio in iraq:<br />
<a href="http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsID=48985" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.rainews24.it');" rel="nofollow">http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsID=48985</a><br />
<a href="http://watch-usa2004.splinder.com/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/watch-usa2004.splinder.com');" rel="nofollow">http://watch-usa2004.splinder.com/</a><br />
( è un blog, scendi fino al 17 dicembre)<br />
<a href="http://www.reporterassociati.org/index.php?option=news&#038;task=viewarticle&#038;sid=3631" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.reporterassociati.org');" rel="nofollow">http://www.reporterassociati.org/index.php?option=news&#038;task=viewarticle&#038;sid=3631</a></p>
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	<item>
		<title>Di: gina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5571</link>
		<dc:creator>gina</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>cacchio non dicembre, 17 settembre scusa</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>cacchio non dicembre, 17 settembre scusa</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Franz Krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5572</link>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=569#comment-5572</guid>
		<description>Ok Gina, grazie. Vado a leggere entro stasera.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ok Gina, grazie. Vado a leggere entro stasera.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Gianni Biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5573</link>
		<dc:creator>Gianni Biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=569#comment-5573</guid>
		<description>Io Moore non l'ho ancora visto. Ma ho la sensazione che gli si rimproveri proprio il successo. Cioè la capacità di veicolare la sua propaganda a più persone possibili.
E' propaganda? Sì.
E' di successo? Sì.
E allora?
Se solo il 10 % di quello che dice passasse sui nostri programmi televisivi avremmo un'opinione pubblica ben diversa. 
Io me ne sbatto di quei compagni che sanno già tutto, che la sanno lunga, che parlano dai loro casolari in pietra immersi nei loro campi di ulivi nel Chiantishire, accoccolati nei loro cashemire.
Io sto immezzo alla gente, alle persone, ai muratori, alle sciure, ai salumieri, in metropolitana, sull'autobus. One ma one vote. Ve lo ricordate? Beh, ve lo voglio ricordare ancora: ci sono più sciure o salumieri o muratori, di radical chic in Italia. Anche solo per questo Moore è importante.
Che poi si debba e possa aumentare la qualità della critica (non so, parlo per dire, ripeto che non l'ho visto) bene, sono contento. Ma non buttiamo insieme all'acqua sporca anche il bambino.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io Moore non l&#8217;ho ancora visto. Ma ho la sensazione che gli si rimproveri proprio il successo. Cioè la capacità di veicolare la sua propaganda a più persone possibili.<br />
E&#8217; propaganda? Sì.<br />
E&#8217; di successo? Sì.<br />
E allora?<br />
Se solo il 10 % di quello che dice passasse sui nostri programmi televisivi avremmo un&#8217;opinione pubblica ben diversa.<br />
Io me ne sbatto di quei compagni che sanno già tutto, che la sanno lunga, che parlano dai loro casolari in pietra immersi nei loro campi di ulivi nel Chiantishire, accoccolati nei loro cashemire.<br />
Io sto immezzo alla gente, alle persone, ai muratori, alle sciure, ai salumieri, in metropolitana, sull&#8217;autobus. One ma one vote. Ve lo ricordate? Beh, ve lo voglio ricordare ancora: ci sono più sciure o salumieri o muratori, di radical chic in Italia. Anche solo per questo Moore è importante.<br />
Che poi si debba e possa aumentare la qualità della critica (non so, parlo per dire, ripeto che non l&#8217;ho visto) bene, sono contento. Ma non buttiamo insieme all&#8217;acqua sporca anche il bambino.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Franz Krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5574</link>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=569#comment-5574</guid>
		<description>Esatto. E' un propagandista che dice cose importanti soprattutto in questo momento. Lo fa con il grimaldello della satira, ma va proprio oltre. Io non sono un compagno ma anch'io sto in mezzo alla gente, ecc.
E conosco i glossari. Dunque, Andrea I. &#038; Raos, niente "poi discutiamo". Perchè è già da un pezzo che discutiamo; ma ciò che importa è: se Moore è un propaganista o no, oppure se Moore apre - a modo suo, certo- squarci importanti di verità?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Esatto. E&#8217; un propagandista che dice cose importanti soprattutto in questo momento. Lo fa con il grimaldello della satira, ma va proprio oltre. Io non sono un compagno ma anch&#8217;io sto in mezzo alla gente, ecc.<br />
E conosco i glossari. Dunque, Andrea I. &#038; Raos, niente &#8220;poi discutiamo&#8221;. Perchè è già da un pezzo che discutiamo; ma ciò che importa è: se Moore è un propaganista o no, oppure se Moore apre - a modo suo, certo- squarci importanti di verità?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea raos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5575</link>
		<dc:creator>andrea raos</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=569#comment-5575</guid>
		<description>ringrazio inglese di avermi tirato in ballo, perché l'argomento mi preme, molto. si puo' distinguere fra propaganda e retorica? per me quello di moore è un film retorico (nel senso più neutro e più semplice del termine: è un discorso strutturato - "voglio andare da a a b e vi spiego come" - al fine di convincere l'auditorio); nel termine "propaganda" io percepisco invece un'eco di coercizione, o di malafede, che non ho trovato in moore. riconosco che la frontiera puo' essere labile - soprattutto se si vuole che lo sia. ripeto che quest'eco la sento io: sono in leggero disaccordo con inglese sul fidarsi sempre dei dizionarî (ma è il punto meno importante). 
è propaganda "il caso mattei"? o - qui provoco un po' - "alexander nievski"?
l'immagine ha un potere coercitivo molto più forte della parola. al potere dell'immagine, moore al tempo stesso resiste e cede. il non nascondere questa attrazione-repulsione - che non è di moore, ma di tutti noi - è un segno di grande sincerità del film, di grande pedagogia, direbbe inglese. 
vorrei anche rassicurare sergio baratto: la formidabile tirata neomarxista del finale - frasi dall'oltrespazio, letteralmente - non l'ha sentita solo lui. 
*
quindi i discorsi sono due: uno strettamente politico - bush e l'irak - e uno formale, sui limiti dell'immagine filmica e sulla nostra percezione della stessa. che moore renda cio' comprensibile anche a me e a tutti i casalinghi - i tempi cambiano... - di voghera come me, non mi sembra poco.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ringrazio inglese di avermi tirato in ballo, perché l&#8217;argomento mi preme, molto. si puo&#8217; distinguere fra propaganda e retorica? per me quello di moore è un film retorico (nel senso più neutro e più semplice del termine: è un discorso strutturato - &#8220;voglio andare da a a b e vi spiego come&#8221; - al fine di convincere l&#8217;auditorio); nel termine &#8220;propaganda&#8221; io percepisco invece un&#8217;eco di coercizione, o di malafede, che non ho trovato in moore. riconosco che la frontiera puo&#8217; essere labile - soprattutto se si vuole che lo sia. ripeto che quest&#8217;eco la sento io: sono in leggero disaccordo con inglese sul fidarsi sempre dei dizionarî (ma è il punto meno importante).<br />
è propaganda &#8220;il caso mattei&#8221;? o - qui provoco un po&#8217; - &#8220;alexander nievski&#8221;?<br />
l&#8217;immagine ha un potere coercitivo molto più forte della parola. al potere dell&#8217;immagine, moore al tempo stesso resiste e cede. il non nascondere questa attrazione-repulsione - che non è di moore, ma di tutti noi - è un segno di grande sincerità del film, di grande pedagogia, direbbe inglese.<br />
vorrei anche rassicurare sergio baratto: la formidabile tirata neomarxista del finale - frasi dall&#8217;oltrespazio, letteralmente - non l&#8217;ha sentita solo lui.<br />
*<br />
quindi i discorsi sono due: uno strettamente politico - bush e l&#8217;irak - e uno formale, sui limiti dell&#8217;immagine filmica e sulla nostra percezione della stessa. che moore renda cio&#8217; comprensibile anche a me e a tutti i casalinghi - i tempi cambiano&#8230; - di voghera come me, non mi sembra poco.</p>
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		<title>Di: Franz Krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5576</link>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=569#comment-5576</guid>
		<description>Certo che Alexander Nevskij è propaganda. Il caso Mattei è un'indagine su di un citadino NON al di sopra di ogni sospetto (sempre citando un altro grande regista italiano, cioè Elio Petri). Tutti e due sono film di fiction che si basano su fatti reali. Il primo caso: un film di chiara e netta propaganda staliniana. Il secondo: un caso di propaganda occulta. Che Rosi fosse attaccato mani e piedi al PCI è cosa nota. Il secondo caso, a mio parere, puo' somigliare in questo a Fahrenheit 9/11. Ora ci si potrebbe chiedere? Qual'è la linea di demarcazione che separa un film di fiction basata su fatti reali e un documentario innovativo come quello di Moore? Io una risposta al momento non ce l'ho.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Certo che Alexander Nevskij è propaganda. Il caso Mattei è un&#8217;indagine su di un citadino NON al di sopra di ogni sospetto (sempre citando un altro grande regista italiano, cioè Elio Petri). Tutti e due sono film di fiction che si basano su fatti reali. Il primo caso: un film di chiara e netta propaganda staliniana. Il secondo: un caso di propaganda occulta. Che Rosi fosse attaccato mani e piedi al PCI è cosa nota. Il secondo caso, a mio parere, puo&#8217; somigliare in questo a Fahrenheit 9/11. Ora ci si potrebbe chiedere? Qual&#8217;è la linea di demarcazione che separa un film di fiction basata su fatti reali e un documentario innovativo come quello di Moore? Io una risposta al momento non ce l&#8217;ho.</p>
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		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5577</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>con la menata dei dizionari me la sono cercata... Vins e Franz... avete ragione voi, il lessico dice cosi', benissimo. Io pero' voglio allora difendere un lessico di minoranza (o semplicemente complicare quello esistente). 
La definizione di "propaganda" come messaggio atto a persuadere un vasto pubblico, è troppo generica per esserci utile in un discorso del genere. Quella definizione non tiene conto di cose che ci interessano molto. 

A parità di messaggi con intenti persuasivi: alcuni di essi sono prodotti da gruppi di potere che controllano(direttamente o indirettamente) anche la maggioranza dei media esistenti; altri, sono prodotti da gruppi sprovvisti di un potere eguale o soltanto simile. A parità di messaggi persuasivi: alcuni spingono la gente persuasa ad andare contro i propri interessi; altri spingono la gente a focalizzare i propri interessi. 

Non mi dilungo. Solo un brano di Simon Weil, che nel 1943, rifugiata a Londra, si pone il problema di come sia possibile "ispirare" un popolo. Infondergli coraggio e forza, motivi per agire bene, ecc. (Il popolo in questione è quello francese, oppresso dall'invasore nazista.) La Weil si chiede se la propaganda c'entra con l'ispirazione di un popolo. Risposta:

"Ai nostri giorni, si è studiato e penetrato il probelma della propaganda. Hitler specialmente a fornito a riguardo un contributo durevole al patrimonio del pensiero umano. Ma è un problema di tutt’altro tipo. La propaganda non ha come obettivo di suscitare un’ispirazione. ; ella chiude, condanna tutti gli orifizi attraverso i quali un’ispirazione potrebbe passare; essa gonfia l’anima interamente di fanatismo."

Ecco una riposta. Moore fa propaganda? Si, a patto che si dica che esiste una propaganda che "occlude", riduce il campo di visuale, l'estensione della propria consapevolezza. Ed esiste una propaganda che libera, apre i pori, aiuta a comprendere di più se stessi e il mondo. Allora se le cose stanno cosi, inutile avvicinare con una stessa parola due pratiche che hanno conseguenze etiche, politiche, conoscitive opposte. Andiamo subito nel conflitto. Prendiamo parte, e posizione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>con la menata dei dizionari me la sono cercata&#8230; Vins e Franz&#8230; avete ragione voi, il lessico dice cosi&#8217;, benissimo. Io pero&#8217; voglio allora difendere un lessico di minoranza (o semplicemente complicare quello esistente).<br />
La definizione di &#8220;propaganda&#8221; come messaggio atto a persuadere un vasto pubblico, è troppo generica per esserci utile in un discorso del genere. Quella definizione non tiene conto di cose che ci interessano molto. </p>
<p>A parità di messaggi con intenti persuasivi: alcuni di essi sono prodotti da gruppi di potere che controllano(direttamente o indirettamente) anche la maggioranza dei media esistenti; altri, sono prodotti da gruppi sprovvisti di un potere eguale o soltanto simile. A parità di messaggi persuasivi: alcuni spingono la gente persuasa ad andare contro i propri interessi; altri spingono la gente a focalizzare i propri interessi. </p>
<p>Non mi dilungo. Solo un brano di Simon Weil, che nel 1943, rifugiata a Londra, si pone il problema di come sia possibile &#8220;ispirare&#8221; un popolo. Infondergli coraggio e forza, motivi per agire bene, ecc. (Il popolo in questione è quello francese, oppresso dall&#8217;invasore nazista.) La Weil si chiede se la propaganda c&#8217;entra con l&#8217;ispirazione di un popolo. Risposta:</p>
<p>&#8220;Ai nostri giorni, si è studiato e penetrato il probelma della propaganda. Hitler specialmente a fornito a riguardo un contributo durevole al patrimonio del pensiero umano. Ma è un problema di tutt’altro tipo. La propaganda non ha come obettivo di suscitare un’ispirazione. ; ella chiude, condanna tutti gli orifizi attraverso i quali un’ispirazione potrebbe passare; essa gonfia l’anima interamente di fanatismo.&#8221;</p>
<p>Ecco una riposta. Moore fa propaganda? Si, a patto che si dica che esiste una propaganda che &#8220;occlude&#8221;, riduce il campo di visuale, l&#8217;estensione della propria consapevolezza. Ed esiste una propaganda che libera, apre i pori, aiuta a comprendere di più se stessi e il mondo. Allora se le cose stanno cosi, inutile avvicinare con una stessa parola due pratiche che hanno conseguenze etiche, politiche, conoscitive opposte. Andiamo subito nel conflitto. Prendiamo parte, e posizione.</p>
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		<title>Di: a. i.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5578</link>
		<dc:creator>a. i.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>accidenti, ho maschilizzato la Weil ("Simon") gli strali antifallocentrici si abbatteranno su di me...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>accidenti, ho maschilizzato la Weil (&#8221;Simon&#8221;) gli strali antifallocentrici si abbatteranno su di me&#8230;</p>
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		<title>Di: vins gallico</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2004/09/15/il-documentario-come-ortopedia-dello-spirito-2/#comment-5579</link>
		<dc:creator>vins gallico</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Nota a margine: Andrea, se ti può "consolare" su De Mauro c'è una seconda definizione del termine propaganda:  estens., insieme di idee e informazioni poco attendibili o distorte, diffuse di proposito per fini particolari: es. l'hanno rovinato con una cattiva p., non è altro che subdola p.!

P.S. Ho riletto gli interventi, mi sono reso conto di aver parlato della ricezione di Moore con poca accuratezza. Moore (da antiamericano) fa bene alla sinistra americana, è al pubblico europeo che a mio avviso fa male... (e non per questioni di mainstream, ma sulla questione della diffusione ne parleremo probabilmente sul topic di sergio "sull'orfismo" che è apparso in testa)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nota a margine: Andrea, se ti può &#8220;consolare&#8221; su De Mauro c&#8217;è una seconda definizione del termine propaganda:  estens., insieme di idee e informazioni poco attendibili o distorte, diffuse di proposito per fini particolari: es. l&#8217;hanno rovinato con una cattiva p., non è altro che subdola p.!</p>
<p>P.S. Ho riletto gli interventi, mi sono reso conto di aver parlato della ricezione di Moore con poca accuratezza. Moore (da antiamericano) fa bene alla sinistra americana, è al pubblico europeo che a mio avviso fa male&#8230; (e non per questioni di mainstream, ma sulla questione della diffusione ne parleremo probabilmente sul topic di sergio &#8220;sull&#8217;orfismo&#8221; che è apparso in testa)</p>
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