di Franco Arminio

Ti chiamavo da una terra lontana
era una telefonata che non doveva servire a niente
e invece mi sono lentamente sgretolato
sotto le tue sillabe
e l’isola in cui ero rinchiuso si è dissolta
sotto le onde della voce.
Adesso non posso scrivere, adesso aspetto
che mi chiami:
ho la punta del cuore
che mi trema come una lama
ho la punta delle mani
senza sangue,
chiamami, sfiorami
sul ventre nudo,
ho buttato i pantaloni per terra
come si butta per terra un giornale,
resterò nudo fino a quando non vieni a baciarmi
con la tua voce, resto qui, ti aspetto,
voglio che mi vedi così, inerme,
scomposto, sconsolato,
voglio che mi lecchi la punta del cuore come si lecca
un capezzolo, voglio sentirti con la mano che gira
sul ventre, prendi la mano
che non ha mai toccato nulla
prendila senza sapere se è la mia o la tua
vieni a prendermi senza indugi,
vieni a prenderti, sei qui
tra le mie braccia.
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Foto Henri Cartier-Bresson
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