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	<title>Commenti a: Scritto</title>
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	<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 16:24:53 +0000</pubDate>
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		<title>Di: giorgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/14/scritto/#comment-6911</link>
		<dc:creator>giorgia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>sconvolgente bellissimo. aldo9 al suo massimo. viva la poesia viva gli scritti che leggiamo e ci guariscono facendoci male. grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sconvolgente bellissimo. aldo9 al suo massimo. viva la poesia viva gli scritti che leggiamo e ci guariscono facendoci male. grazie</p>
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		<title>Di: luigi weber</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/14/scritto/#comment-6912</link>
		<dc:creator>luigi weber</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Un racconto davvero emozionante, mi unisco all'entusiasmo di Giorgia e ai suoi ringraziamenti ad Aldo Nove. Alla fin dei conti, questo è davvero quello che siamo diventati, ormai, tutti. Allucinati dislessici e sgomenti di fronte a ogni cosa del mondo. Che forse non l'ha mai avuto, un senso, ma certo mai come ora sembra averlo perduto del tutto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un racconto davvero emozionante, mi unisco all&#8217;entusiasmo di Giorgia e ai suoi ringraziamenti ad Aldo Nove. Alla fin dei conti, questo è davvero quello che siamo diventati, ormai, tutti. Allucinati dislessici e sgomenti di fronte a ogni cosa del mondo. Che forse non l&#8217;ha mai avuto, un senso, ma certo mai come ora sembra averlo perduto del tutto.</p>
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		<title>Di: Orlando</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/14/scritto/#comment-6913</link>
		<dc:creator>Orlando</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Non mi sentivo tanto bene da un po'. Un malessere, il nome chissenegrega, tanto se fa male c'è e basta.
Ero di strada e sono passata dal dottor Nove. 
Il malessere comesichiama me l'ha fatto guardare sotto alla lente. C'era, cazzo se c'era. 
Ora va meglio.
Muoio guarita</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi sentivo tanto bene da un po&#8217;. Un malessere, il nome chissenegrega, tanto se fa male c&#8217;è e basta.<br />
Ero di strada e sono passata dal dottor Nove.<br />
Il malessere comesichiama me l&#8217;ha fatto guardare sotto alla lente. C&#8217;era, cazzo se c&#8217;era.<br />
Ora va meglio.<br />
Muoio guarita</p>
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		<title>Di: Mario  Bianco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/14/scritto/#comment-6914</link>
		<dc:creator>Mario  Bianco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Lo trovo uno scritto estramamente manierato, 
nel senso che Nove sì è trovato una sua bella maniera di far girare la frase e riesce portarla avanti per un po' di righe senza altro fare che girare e rigirare, contandocela un po',
così uno magari si diverte,
io francamente no,
io penso 
come dice lui che 
"è inutile cincischiare o fare finta di esserci"
e visto che lui l'ha detto
lui ci si dovrebbe fermare un po' sopra,

absit injurua verbis

MarioB.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lo trovo uno scritto estramamente manierato,<br />
nel senso che Nove sì è trovato una sua bella maniera di far girare la frase e riesce portarla avanti per un po&#8217; di righe senza altro fare che girare e rigirare, contandocela un po&#8217;,<br />
così uno magari si diverte,<br />
io francamente no,<br />
io penso<br />
come dice lui che<br />
&#8220;è inutile cincischiare o fare finta di esserci&#8221;<br />
e visto che lui l&#8217;ha detto<br />
lui ci si dovrebbe fermare un po&#8217; sopra,</p>
<p>absit injurua verbis</p>
<p>MarioB.</p>
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		<title>Di: Aldo Nove</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/14/scritto/#comment-6915</link>
		<dc:creator>Aldo Nove</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Non rispondo mai ai commenti. Adesso mi viene voglia. Dunque, per Mario Bianco. La "maniera" è la tecnica che mi permette di scrivere senza pensare a cosa scrivo (in un vuoto pneumatico, pneuma respiro, - "La poesia non è che una svolta del respiro", Paul Celan, Der Meridien), ma dando misura e forma a questo vuoto che mi permette di non distrarmi dalla sua tangibilità. Mi gratifica, perchè aldilà dell'artificio letterario (che non è dato evitare) sento di dar voce a un vuoto che non è certo quello indotto dalla meditazione consapevole (magari), ma è il vuoto quotidiano di tutti, o almeno di chi conosco, e che mi sembra molto più realistico di tutta la fiction, letteraria o giornalistica che sia, pur essendo queste cose del mondo che certo non disprezzo, ché da disprezzare sono piuttosto incubi come quelli del maifesto leghista qui sopra, segnalato da Helena, e tante altre cosette che poi riguardano persone che Nazione Indiana certo non leggeranno mai (Mi vengono in mente dei versi bellissimi di un poeta tedesco contemporaneo, Anfrid Anstel: "Io scrivo / ma ciò contro cui scrivo non sa leggere"). Un abbraccio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non rispondo mai ai commenti. Adesso mi viene voglia. Dunque, per Mario Bianco. La &#8220;maniera&#8221; è la tecnica che mi permette di scrivere senza pensare a cosa scrivo (in un vuoto pneumatico, pneuma respiro, - &#8220;La poesia non è che una svolta del respiro&#8221;, Paul Celan, Der Meridien), ma dando misura e forma a questo vuoto che mi permette di non distrarmi dalla sua tangibilità. Mi gratifica, perchè aldilà dell&#8217;artificio letterario (che non è dato evitare) sento di dar voce a un vuoto che non è certo quello indotto dalla meditazione consapevole (magari), ma è il vuoto quotidiano di tutti, o almeno di chi conosco, e che mi sembra molto più realistico di tutta la fiction, letteraria o giornalistica che sia, pur essendo queste cose del mondo che certo non disprezzo, ché da disprezzare sono piuttosto incubi come quelli del maifesto leghista qui sopra, segnalato da Helena, e tante altre cosette che poi riguardano persone che Nazione Indiana certo non leggeranno mai (Mi vengono in mente dei versi bellissimi di un poeta tedesco contemporaneo, Anfrid Anstel: &#8220;Io scrivo / ma ciò contro cui scrivo non sa leggere&#8221;). Un abbraccio</p>
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		<title>Di: Mariagiovanna</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/14/scritto/#comment-6916</link>
		<dc:creator>Mariagiovanna</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Non ho capito perchè abbiamo questi buchi( devono essere più di uno, non sono mai riuscita a vederli neanche con lo specchio come sanno fare le mie amiche). Non ho capito perchè un giorno da uno di questi buchi è venuto il sangue, e perchè da quel giorno mia madre è diventata triste, e mio padre ha cominciato a guardarmi in un altro modo..

Non ho capito perchè una sera lui è venuto da me e senza parlare ha fatto entrare il suo coso in uno dei buchi, ed io ho avuto tanto male e tanta paura...

non ho capito perchè il sangue non è venuto più, fino all'estate, e perchè si è gonfiata la pancia, poi ho sentito tanto male, e sono stata all'ospedale, ed è uscito il bambino..

ora sono qui con lui che piange non capisco cosa vuole, forse dovrei prenderlo in braccio, o farlo mangiare, ma ogni volta che mi avvicino lui apre gli occhi e mi guarda, ha gli occhi di mio padre, non posso guardarli, così lo rimetto giù nella culla

sono venuti i carabinieri e mi hanno portato via, hanno detto che ho fatto morire mio figlio... non ho capito bene, io credevo di essere la figlia, di mio padre, del bambino non so...



A nome di tutte le portatrici della rosa rossa aperta a illustrare il tuo scritto: figa e uccello li abbiamo tutti,  saper essere felici di averla/o è un'altra storia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho capito perchè abbiamo questi buchi( devono essere più di uno, non sono mai riuscita a vederli neanche con lo specchio come sanno fare le mie amiche). Non ho capito perchè un giorno da uno di questi buchi è venuto il sangue, e perchè da quel giorno mia madre è diventata triste, e mio padre ha cominciato a guardarmi in un altro modo..</p>
<p>Non ho capito perchè una sera lui è venuto da me e senza parlare ha fatto entrare il suo coso in uno dei buchi, ed io ho avuto tanto male e tanta paura&#8230;</p>
<p>non ho capito perchè il sangue non è venuto più, fino all&#8217;estate, e perchè si è gonfiata la pancia, poi ho sentito tanto male, e sono stata all&#8217;ospedale, ed è uscito il bambino..</p>
<p>ora sono qui con lui che piange non capisco cosa vuole, forse dovrei prenderlo in braccio, o farlo mangiare, ma ogni volta che mi avvicino lui apre gli occhi e mi guarda, ha gli occhi di mio padre, non posso guardarli, così lo rimetto giù nella culla</p>
<p>sono venuti i carabinieri e mi hanno portato via, hanno detto che ho fatto morire mio figlio&#8230; non ho capito bene, io credevo di essere la figlia, di mio padre, del bambino non so&#8230;</p>
<p>A nome di tutte le portatrici della rosa rossa aperta a illustrare il tuo scritto: figa e uccello li abbiamo tutti,  saper essere felici di averla/o è un&#8217;altra storia</p>
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		<title>Di: Aldo Nove</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/14/scritto/#comment-6917</link>
		<dc:creator>Aldo Nove</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>C'è una cosa pazzesca, nel Libro tibetano dei morti. L'iniziato (il cadavere ancora fresco), al quale vengono sussurrati all'orecchio gli insegnamenti per il viaggio nell'aldilà, a un certo punto si trova di fronte al Grande Simbolo. Le interpretazioni del Grande Simbolo sono molte, ma quella di gran lunga prevalemte è che sia la figa ("la visione della", - anche se Elio &#038; le storie tese non c'entrano con il canone buddista). Se l'iniziato/a prova qualunque tipo di sensazione o sentimento nei confronti di quella visione, letteralmente ci rientra e dopo nove mesi ne esce di nuovo, nel mondo. Così prosegue il Samsara (ciclo di nascite e rinascite), cioé il mondo questo qui di cose tipo Lecciso e Sharon e altre. Nel misticismo tibetano non è data gioia nel possedere nessuno degli strumenti del piacere e della procreazione, ma è simbolicamente infinitamente più importante quello femminile. Perché è il tempo e la vita. Perché NON PUO' essere, come quell'altro, simbolo di violenza. C'è una tribù del centro Africa dove alle ragazze, quando hanno il menarca, il capo tribù disegna in pancia una raffigurazione del tempo "puro" contrapposto a quello impuro che segue dopo la nascita. Non ho mai visto quel disegno, ma mi affascina da sempre. E comunque, come dice Sanguineti (cito a memoria, magari sbaglio, e tutto di seguito): "Penso che culla è una pancia di donna, e casa è pancia che che tiene una gonna, è pancia è cassa, che arriva al finire, che arriva il giorno che andiamo a dormire: perché la donna non è cielo è terra, carne di terra che non vuole guerra, è questa terra che io fui seminato, vita ho vissuto che dentro ho piantato, qui sento il caldo che il cuore ci sente, la lunga notte che divento niente: femmina pensa se penso l'umano, femmina penso se penso la gioia: pensarci l'uomo mi viene la noia:".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una cosa pazzesca, nel Libro tibetano dei morti. L&#8217;iniziato (il cadavere ancora fresco), al quale vengono sussurrati all&#8217;orecchio gli insegnamenti per il viaggio nell&#8217;aldilà, a un certo punto si trova di fronte al Grande Simbolo. Le interpretazioni del Grande Simbolo sono molte, ma quella di gran lunga prevalemte è che sia la figa (&#8221;la visione della&#8221;, - anche se Elio &#038; le storie tese non c&#8217;entrano con il canone buddista). Se l&#8217;iniziato/a prova qualunque tipo di sensazione o sentimento nei confronti di quella visione, letteralmente ci rientra e dopo nove mesi ne esce di nuovo, nel mondo. Così prosegue il Samsara (ciclo di nascite e rinascite), cioé il mondo questo qui di cose tipo Lecciso e Sharon e altre. Nel misticismo tibetano non è data gioia nel possedere nessuno degli strumenti del piacere e della procreazione, ma è simbolicamente infinitamente più importante quello femminile. Perché è il tempo e la vita. Perché NON PUO&#8217; essere, come quell&#8217;altro, simbolo di violenza. C&#8217;è una tribù del centro Africa dove alle ragazze, quando hanno il menarca, il capo tribù disegna in pancia una raffigurazione del tempo &#8220;puro&#8221; contrapposto a quello impuro che segue dopo la nascita. Non ho mai visto quel disegno, ma mi affascina da sempre. E comunque, come dice Sanguineti (cito a memoria, magari sbaglio, e tutto di seguito): &#8220;Penso che culla è una pancia di donna, e casa è pancia che che tiene una gonna, è pancia è cassa, che arriva al finire, che arriva il giorno che andiamo a dormire: perché la donna non è cielo è terra, carne di terra che non vuole guerra, è questa terra che io fui seminato, vita ho vissuto che dentro ho piantato, qui sento il caldo che il cuore ci sente, la lunga notte che divento niente: femmina pensa se penso l&#8217;umano, femmina penso se penso la gioia: pensarci l&#8217;uomo mi viene la noia:&#8221;.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: giorgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/14/scritto/#comment-6918</link>
		<dc:creator>giorgia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Credo che Mario Bianco potrebbe rinfacciare le stesse cose a Céline o a Thomas Bernhard: "sì è trovato una sua bella maniera di far girare la frase e riesce portarla avanti per un po' di righe senza altro fare che girare e rigirare". C'è chi la chiama "maniera", chi "tono inconfondibile di uno scrittore": non è facile inventarselo, e Aldo Nove è riuscito (sta riuscendo) nell'improba impresa di inventarsi un tono inconfondibile. Se ci si pensa bene, è incredibile che, con tutti gli stili e le scritture che sono state praticate nei secoli, ci sia ancora qualcuno che ne inventa di originali: è impossibile aprire una pagina di Aldo Nove senza riconoscerne lo stile, il tono inconfondibile. Questa, secondo me, non è "maniera": è un  pregio, ed è l'apertura di una possibilità, lo spalancamento di una dicibilità, come bene ha spiegato lo stesso Nove in un commento qui sopra. Ma forse la motivazione della critica di Mario Bianco sta nelle sue stesse parole: "così magari uno si diverte, io francamente no". Forse Mario Bianco dagli scritti si aspetta solo divertimento: e visto che lui l'ha detto, lui ci si dovrebbe fermare un po' sopra. Absit iniuria, naturalmente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che Mario Bianco potrebbe rinfacciare le stesse cose a Céline o a Thomas Bernhard: &#8220;sì è trovato una sua bella maniera di far girare la frase e riesce portarla avanti per un po&#8217; di righe senza altro fare che girare e rigirare&#8221;. C&#8217;è chi la chiama &#8220;maniera&#8221;, chi &#8220;tono inconfondibile di uno scrittore&#8221;: non è facile inventarselo, e Aldo Nove è riuscito (sta riuscendo) nell&#8217;improba impresa di inventarsi un tono inconfondibile. Se ci si pensa bene, è incredibile che, con tutti gli stili e le scritture che sono state praticate nei secoli, ci sia ancora qualcuno che ne inventa di originali: è impossibile aprire una pagina di Aldo Nove senza riconoscerne lo stile, il tono inconfondibile. Questa, secondo me, non è &#8220;maniera&#8221;: è un  pregio, ed è l&#8217;apertura di una possibilità, lo spalancamento di una dicibilità, come bene ha spiegato lo stesso Nove in un commento qui sopra. Ma forse la motivazione della critica di Mario Bianco sta nelle sue stesse parole: &#8220;così magari uno si diverte, io francamente no&#8221;. Forse Mario Bianco dagli scritti si aspetta solo divertimento: e visto che lui l&#8217;ha detto, lui ci si dovrebbe fermare un po&#8217; sopra. Absit iniuria, naturalmente.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Mario  Bianco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/14/scritto/#comment-6919</link>
		<dc:creator>Mario  Bianco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=848#comment-6919</guid>
		<description>Già, indubbiamente qui c'è una forte creazione di stile, non vi sono dubbi, ma c'è poco sostegno allo stile. 
Mettere Cèline in paragone mi pare eccessivo, ridondante.
La scrittura non è fatta solo di ricerca stilistica. 
La signora Giorgia si sbaglia ed azzarda: io mi aspetto anche divertimento, anche gioia, anche dolore, anche riflessione, anche strazio, anche illuminazione, a volte.
Qui queste cose non le ho trovate: il mondo è grande.
Auguri sinceri ad Aldo Nove.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Già, indubbiamente qui c&#8217;è una forte creazione di stile, non vi sono dubbi, ma c&#8217;è poco sostegno allo stile.<br />
Mettere Cèline in paragone mi pare eccessivo, ridondante.<br />
La scrittura non è fatta solo di ricerca stilistica.<br />
La signora Giorgia si sbaglia ed azzarda: io mi aspetto anche divertimento, anche gioia, anche dolore, anche riflessione, anche strazio, anche illuminazione, a volte.<br />
Qui queste cose non le ho trovate: il mondo è grande.<br />
Auguri sinceri ad Aldo Nove.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/14/scritto/#comment-6920</link>
		<dc:creator>gina</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=848#comment-6920</guid>
		<description>Sulla terra, e non in cielo, è il cavalluccio marino maschio che si gonfia e partorisce. E allora così sanguineti “Penso che culla è pancia di cavalluccio, e casa è pancia che che non tiene gonna, è pancia è cassa, che arriva al finire, che arriva il giorno che andiamo a dormire: perché il cavalluccio non è cielo è terra, carne di terra che non vuole guerra, è questa terra che io fui seminato, vita ho vissuto che dentro ho covato, qui sento il caldo che il cuore ci sente, la lunga notte che divento niente: cavalluccio penso se penso l'umano, cavalluccio penso se penso la gioia: pensarci l'uomo mi viene la noia:".
Questo senza nulla togliere al pezzo, che mi è piaciuto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla terra, e non in cielo, è il cavalluccio marino maschio che si gonfia e partorisce. E allora così sanguineti “Penso che culla è pancia di cavalluccio, e casa è pancia che che non tiene gonna, è pancia è cassa, che arriva al finire, che arriva il giorno che andiamo a dormire: perché il cavalluccio non è cielo è terra, carne di terra che non vuole guerra, è questa terra che io fui seminato, vita ho vissuto che dentro ho covato, qui sento il caldo che il cuore ci sente, la lunga notte che divento niente: cavalluccio penso se penso l&#8217;umano, cavalluccio penso se penso la gioia: pensarci l&#8217;uomo mi viene la noia:&#8221;.<br />
Questo senza nulla togliere al pezzo, che mi è piaciuto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/01/14/scritto/#comment-6921</link>
		<dc:creator>gianni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=848#comment-6921</guid>
		<description>è il mondo e l'uomo mondo, è la donna mondo e tutti mondi, è tutto il mondo che si monda da sé, da casse, da panche, da casse di panche, da cassapanche e mondandosi viene alla luce, o al buio non ricordo, e una volta venuto piange e io con lui e noi con me e tutti insieme

pietosamente il vostro
gianni d'elia 
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>è il mondo e l&#8217;uomo mondo, è la donna mondo e tutti mondi, è tutto il mondo che si monda da sé, da casse, da panche, da casse di panche, da cassapanche e mondandosi viene alla luce, o al buio non ricordo, e una volta venuto piange e io con lui e noi con me e tutti insieme</p>
<p>pietosamente il vostro<br />
gianni d&#8217;elia</p>
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