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	<title>Commenti a: Appunti sparsi sul &#8220;popolare&#8221;</title>
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		<title>Di: luminamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/14/appunti-sparsi-sul-popolare/#comment-7417</link>
		<dc:creator>luminamenti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>E pensa un po&#039; quanto risulti impopolare la Teologia, oggi più che mai. Persino i filosofi non la conoscono. La scienza mi sembra popolare. Un fatto è scientifico se ha consenso sociale. 
Nessuno (quasi) sa cos&#039;è il quark, eppure nessuno mette in dubbio la sua esistenza. Il quark è stato raggiunto dal consenso sociale, dunque esiste. Enazione. Enattivo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E pensa un po&#8217; quanto risulti impopolare la Teologia, oggi più che mai. Persino i filosofi non la conoscono. La scienza mi sembra popolare. Un fatto è scientifico se ha consenso sociale.<br />
Nessuno (quasi) sa cos&#8217;è il quark, eppure nessuno mette in dubbio la sua esistenza. Il quark è stato raggiunto dal consenso sociale, dunque esiste. Enazione. Enattivo.</p>
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		<title>Di: Roberto Saviano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/14/appunti-sparsi-sul-popolare/#comment-7418</link>
		<dc:creator>Roberto Saviano</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>eggià...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>eggià&#8230;</p>
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		<title>Di: b.s.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/14/appunti-sparsi-sul-popolare/#comment-7419</link>
		<dc:creator>b.s.</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Beh, io sono d&#039;accordo. Per forza. Poi mi chiedo: ma chi se ne frega se io sono d&#039;accordo? cosa vuol dire &quot;essere d&#039;accordo&quot; con le parole di qualcun altro? Tentativi di risposta: già il fatto che qualcuno si prende la briga di pensare, e di verbalizzare i propri pensieri, mi risulta toccante. è vero poi che anche faletti scrive; cosa dire allora di uno che scrive mentre pensa? e così sono intimamente in accordo col fatto di far parte di quella minoranza che, circondati di televisione, scrivono e pensano. so che là fuori - fuori dalla mia finestra - le attività intellettive e verbali sono rare, e spesso non molto piu&#039; complesse di un acquisto o di un rutto. ma poi? sono dunque d&#039;accordo perché confermato a me stesso? no, questa è la fonte di ogni mia angoscia relazionale: non amo essere confermato a me stesso, solitudine con o senza cogito. quindi, mentre dico e penso che sono d&#039;accordo, capisco che ogni eventuale interrogazione soggiacente resta intatta, che ogni risposta contiene interamente il senso dela domanda. e non si placherebbe nemmeno se fossi letto da milioni di persone. come integrare pensieroi e parole nella vita, e viceversa, resta l&#039;orizzonte... grazie a franz k. della sua riflessione, scusandomi della mia inconcludenza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, io sono d&#8217;accordo. Per forza. Poi mi chiedo: ma chi se ne frega se io sono d&#8217;accordo? cosa vuol dire &#8220;essere d&#8217;accordo&#8221; con le parole di qualcun altro? Tentativi di risposta: già il fatto che qualcuno si prende la briga di pensare, e di verbalizzare i propri pensieri, mi risulta toccante. è vero poi che anche faletti scrive; cosa dire allora di uno che scrive mentre pensa? e così sono intimamente in accordo col fatto di far parte di quella minoranza che, circondati di televisione, scrivono e pensano. so che là fuori &#8211; fuori dalla mia finestra &#8211; le attività intellettive e verbali sono rare, e spesso non molto piu&#8217; complesse di un acquisto o di un rutto. ma poi? sono dunque d&#8217;accordo perché confermato a me stesso? no, questa è la fonte di ogni mia angoscia relazionale: non amo essere confermato a me stesso, solitudine con o senza cogito. quindi, mentre dico e penso che sono d&#8217;accordo, capisco che ogni eventuale interrogazione soggiacente resta intatta, che ogni risposta contiene interamente il senso dela domanda. e non si placherebbe nemmeno se fossi letto da milioni di persone. come integrare pensieroi e parole nella vita, e viceversa, resta l&#8217;orizzonte&#8230; grazie a franz k. della sua riflessione, scusandomi della mia inconcludenza.</p>
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		<title>Di: Mario  Bianco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/02/14/appunti-sparsi-sul-popolare/#comment-7420</link>
		<dc:creator>Mario  Bianco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Io vedo, appunto, che i confini sono labili tra i generi, anzi si sfumano sempre più come hai detto tu, Franz. 
Forse andiamo verso un tempo, un luogo ove cesseranno man mano le carte scritte per essere sostituite da files di parole ed immagini che compariranno su monitors privi di filo(come in parte già succede).
E&#039; solo una questione di tecnica, tempo e costi ed avremo romanzi/racconti su sfondo variabile: anche a scelta, chi ci metterà il suo fondino rosa, chi le ballerine coscialunga, chi una Smith &amp; Wesson, chi Padre Pio o la scenografia fornita dalla ditta premiatissima. 
Avremo il romanzo interattivo colorato con variabilità di finale e ritmo musicale in sottofondo( a scelta).

A seconda dei &quot;gusti&quot; o delle &quot;mode&quot; o trend che dir si voglia. 
E quasi nessuno ha parlato sulle varie colonne di &quot;gusto&quot;: pare parola desueta o volutamente cacciata in cantone o aborrita. 
Invece è parola serissima che va a braccetto con moda.
Infatti c&#039;è chi ci ha il gusto dell&#039;horror, quello degli incasinamenti familiari o saghe, quello del complotto grandioso e finale e via dicendo.
Per la moda poi, lasciamo perdere, che fino ad un paio di annifa vigeva la carverite acuta: tutto andava carverizzato o gordonlisciato, asciugato, tagliuzzato mentre qualche tempo prima bisognava esibire almeno un lacerto saguinolento di fegataccio umano e vulva spatasciata per essere considerato valente scrittore contemporaneoda alcuni, dico alcuni.   

Quello che ora temo di più è l&#039;omologazione del linguaggio, la perdità di indentità e ricchezza di vocaboli e possibilità costruttive della lingua, proprio della nostra lingua; per quanto credo che tra pochi decenni scriveremo, anzi scriverete, tutti in inglese.
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io vedo, appunto, che i confini sono labili tra i generi, anzi si sfumano sempre più come hai detto tu, Franz.<br />
Forse andiamo verso un tempo, un luogo ove cesseranno man mano le carte scritte per essere sostituite da files di parole ed immagini che compariranno su monitors privi di filo(come in parte già succede).<br />
E&#8217; solo una questione di tecnica, tempo e costi ed avremo romanzi/racconti su sfondo variabile: anche a scelta, chi ci metterà il suo fondino rosa, chi le ballerine coscialunga, chi una Smith &#038; Wesson, chi Padre Pio o la scenografia fornita dalla ditta premiatissima.<br />
Avremo il romanzo interattivo colorato con variabilità di finale e ritmo musicale in sottofondo( a scelta).</p>
<p>A seconda dei &#8220;gusti&#8221; o delle &#8220;mode&#8221; o trend che dir si voglia.<br />
E quasi nessuno ha parlato sulle varie colonne di &#8220;gusto&#8221;: pare parola desueta o volutamente cacciata in cantone o aborrita.<br />
Invece è parola serissima che va a braccetto con moda.<br />
Infatti c&#8217;è chi ci ha il gusto dell&#8217;horror, quello degli incasinamenti familiari o saghe, quello del complotto grandioso e finale e via dicendo.<br />
Per la moda poi, lasciamo perdere, che fino ad un paio di annifa vigeva la carverite acuta: tutto andava carverizzato o gordonlisciato, asciugato, tagliuzzato mentre qualche tempo prima bisognava esibire almeno un lacerto saguinolento di fegataccio umano e vulva spatasciata per essere considerato valente scrittore contemporaneoda alcuni, dico alcuni.   </p>
<p>Quello che ora temo di più è l&#8217;omologazione del linguaggio, la perdità di indentità e ricchezza di vocaboli e possibilità costruttive della lingua, proprio della nostra lingua; per quanto credo che tra pochi decenni scriveremo, anzi scriverete, tutti in inglese.</p>
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