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	<title>Commenti a: La guerra è bella?</title>
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	<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 21:33:25 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Lisa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/03/23/la-guerra-e-bella/#comment-34968</link>
		<dc:creator>Lisa</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Aug 2006 12:14:39 +0000</pubDate>
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		<description>la guerra è bella se la osservi con gli occhi dell'odio...</description>
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		<title>Di: toni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/03/23/la-guerra-e-bella/#comment-14584</link>
		<dc:creator>toni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2005 08:07:23 +0000</pubDate>
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		<description>livio, 
saresti un buon soggetto per il forum dell'irregolare
www.irregolare.it</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>livio,<br />
saresti un buon soggetto per il forum dell&#8217;irregolare<br />
<a href="http://www.irregolare.it" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.irregolare.it');" rel="nofollow">http://www.irregolare.it</a></p>
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		<title>Di: toni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/03/23/la-guerra-e-bella/#comment-14583</link>
		<dc:creator>toni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2005 08:06:37 +0000</pubDate>
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		<description>MASSIMO FINI-ELOGIO DELLA GUERRA-MARSILIO
La guerra: le sue funzioni, le sue ragioni, le sue pulsioni, la sua moralità. Per migliaia di anni è stato un evento fondante per gli uomini e per i popoli, ha creato e distrutto equilibri, ha determinato il ruolo degli Stati e delle Nazioni e i loro rapporti di forza, ha marchiato il nostro modo di essere, ha contribuito a formarci. Poi, con la Bomba e il ricatto atomico incrociato, la guerra è diventata il tabù dei tabù.

Oggi, con le drammatiche vicende in corso, la guerra ribussa alle nostre porte, torna di attualità. E torna di attualità anche questo pamphlet di Massimo Fini, apparso una prima volta quattordici anni fa quando la guerra non solo sembrava impossibile ma era addirittura impensabile.


Massimo Fini è nato nel 1944. Scrittore e giornalista, scrive per "Il Giorno", "La Nazione", "Il Resto del Carlino" e "Il Gazzettino". È autore di Il conformista (1990) e di due fortunate biografie storiche: Nerone, duemila anni di calunnie (1993), Catilina. Ritratto di un uomo in rivolta (1996). Per Marsilio ha pubblicato Di[zion]ario erotico. Manuale contro la donna a favore della femmina (2000, seconda edizione), Nietzsche. L’apolide dell’esistenza (2002, terza edizione), Il vizio oscuro dell’Occidente. Manifesto dell’Antimodernità (2002, quarta edizione) e la trilogia di saggi storico-filosofici La Ragione aveva Torto? (1985), Il denaro "Sterco del demonio" (1998), L’elogio della guerra (1989), che vengono riproposti in edizione tascabile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>MASSIMO FINI-ELOGIO DELLA GUERRA-MARSILIO<br />
La guerra: le sue funzioni, le sue ragioni, le sue pulsioni, la sua moralità. Per migliaia di anni è stato un evento fondante per gli uomini e per i popoli, ha creato e distrutto equilibri, ha determinato il ruolo degli Stati e delle Nazioni e i loro rapporti di forza, ha marchiato il nostro modo di essere, ha contribuito a formarci. Poi, con la Bomba e il ricatto atomico incrociato, la guerra è diventata il tabù dei tabù.</p>
<p>Oggi, con le drammatiche vicende in corso, la guerra ribussa alle nostre porte, torna di attualità. E torna di attualità anche questo pamphlet di Massimo Fini, apparso una prima volta quattordici anni fa quando la guerra non solo sembrava impossibile ma era addirittura impensabile.</p>
<p>Massimo Fini è nato nel 1944. Scrittore e giornalista, scrive per &#8220;Il Giorno&#8221;, &#8220;La Nazione&#8221;, &#8220;Il Resto del Carlino&#8221; e &#8220;Il Gazzettino&#8221;. È autore di Il conformista (1990) e di due fortunate biografie storiche: Nerone, duemila anni di calunnie (1993), Catilina. Ritratto di un uomo in rivolta (1996). Per Marsilio ha pubblicato Di[zion]ario erotico. Manuale contro la donna a favore della femmina (2000, seconda edizione), Nietzsche. L’apolide dell’esistenza (2002, terza edizione), Il vizio oscuro dell’Occidente. Manifesto dell’Antimodernità (2002, quarta edizione) e la trilogia di saggi storico-filosofici La Ragione aveva Torto? (1985), Il denaro &#8220;Sterco del demonio&#8221; (1998), L’elogio della guerra (1989), che vengono riproposti in edizione tascabile.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: toni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/03/23/la-guerra-e-bella/#comment-14582</link>
		<dc:creator>toni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2005 08:02:34 +0000</pubDate>
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		<description>teratologia nooooooo (con la voce cavernosa simildarthvader)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>teratologia nooooooo (con la voce cavernosa simildarthvader)</p>
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		<title>Di: Mario  Bianco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/03/23/la-guerra-e-bella/#comment-8208</link>
		<dc:creator>Mario  Bianco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Purtroppo temo che il signor Linnio Accorroni non abbia letto il libro interessantissimo di Hedges che sta qui sulla mia scrivania. 
Il giudizio sommario è quanto meno superficiale anzi deviante dallo spirito steso del testo: temo che questo signore ne abbia letto forse una pagina o la seconda di copertina. 
Si veda questo brano finale della prefazione:
"Il veleno della guerra non ci esenta dall’etica della responsabilità. Ci sono momenti in cui dobbiamo bere il veleno — proprio come una persona malata di cancro accetta la chemioterapia per sopravvivere. Non possiamo arrenderci alla disperazione. La forza è, e temo che lo sarà sempre, parte integrante della condizione umana. Ci sono momenti in cui la forza esercitata da una fazione immorale deve essere contrastata da una fazione che, seppure mai pienamente morale, è forse meno immorale.
Noi uomini del mondo industrializzato siamo responsabili dei genocidi di tutto il pianeta perché avevamo il potere di intervenire e non lo abbiamo fatto. Siamo rimasti in disparte a guardare i massacri in Cecenia, Sri Lanka, Sierra Leone, Liberia e Ruanda, dove sono morte un milione di persone. Il sangue delle vittime di Srebrenica, un’area della Bosnia sotto la protezione delle Nazioni Unite, imbratta le nostre mani. La generazione che ha preceduto la mia assistette più o meno con la stessa passività ai genocidi consumati in Germania, Polonia, Ungheria, Grecia e Ucraina. Questi massacri, come in Cronaca di una morte annunciata di Gabriel Garcia Màrquez, spesso erano stati resi noti in anticipo. Le trasmissioni della radio hutu di Kigali incitavano gli interahamwe, le terribili milizie hutu, a perpetrare il genocidio. Ma il distaccamento belga rimase in disparte a guardare, proprio come fecero le forze olandesi per il mantenimento della pace a Srebrenica. 
La radio di Kigali non venne mai chiusa. Cominciò la mattanza. I piani di Milosevié per costruire una grande Serbia e la sua intenzione di usare la forza e la pulizia etnica non erano mai stati un segreto.
Ho scritto questo libro non per dissuaderci dalla guerra, ma per capirla. Soprattutto noi americani, che disponiamo di una forza così massiccia in tutto il pianeta, dobbiamo imparare a vedere in noi stessi il seme del nostro stesso annientamento. Dobbiamo guardarci dal mito della guerra e dalla sua droga, che possono, insieme, renderci ciechi e crudeli come alcuni di coloro che combattiamo.
Dopo l’umiliazione del Vietnam ci eravamo liberati di una pericolosa arroganza, e la nostra capacità di comprendere la guerra e riflettere su di essa aveva conosciuto un momento di grazia. Eravamo diventati un paese migliore. Ma ancora una volta il messaggio comincia a sfuggirci, proprio mentre ci troviamo di fronte alla possibilità di devastanti attacchi terrori-stici biologici o nucleari contro Washington o New York. Se l’umiltà che abbiamo conquistato con la nostra sconfitta in Vietnam non sarà la forza trainante della nostra risposta a futuri attacchi terroristici, anche catastrofici, saremo perduti.
L’unico antidoto per salvarsi dall’autodistruzione e dall’uso indiscriminato della forza è l’umiltà e, in ultima analisi, la compassione. Reinhold Niebuhr ci ha giustamente ricordato che dobbiamo tutti agire e poi chiedere perdono.
Questo libro non è un invito all’inazione. E un invito al pentimento."</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo temo che il signor Linnio Accorroni non abbia letto il libro interessantissimo di Hedges che sta qui sulla mia scrivania.<br />
Il giudizio sommario è quanto meno superficiale anzi deviante dallo spirito steso del testo: temo che questo signore ne abbia letto forse una pagina o la seconda di copertina.<br />
Si veda questo brano finale della prefazione:<br />
&#8220;Il veleno della guerra non ci esenta dall’etica della responsabilità. Ci sono momenti in cui dobbiamo bere il veleno — proprio come una persona malata di cancro accetta la chemioterapia per sopravvivere. Non possiamo arrenderci alla disperazione. La forza è, e temo che lo sarà sempre, parte integrante della condizione umana. Ci sono momenti in cui la forza esercitata da una fazione immorale deve essere contrastata da una fazione che, seppure mai pienamente morale, è forse meno immorale.<br />
Noi uomini del mondo industrializzato siamo responsabili dei genocidi di tutto il pianeta perché avevamo il potere di intervenire e non lo abbiamo fatto. Siamo rimasti in disparte a guardare i massacri in Cecenia, Sri Lanka, Sierra Leone, Liberia e Ruanda, dove sono morte un milione di persone. Il sangue delle vittime di Srebrenica, un’area della Bosnia sotto la protezione delle Nazioni Unite, imbratta le nostre mani. La generazione che ha preceduto la mia assistette più o meno con la stessa passività ai genocidi consumati in Germania, Polonia, Ungheria, Grecia e Ucraina. Questi massacri, come in Cronaca di una morte annunciata di Gabriel Garcia Màrquez, spesso erano stati resi noti in anticipo. Le trasmissioni della radio hutu di Kigali incitavano gli interahamwe, le terribili milizie hutu, a perpetrare il genocidio. Ma il distaccamento belga rimase in disparte a guardare, proprio come fecero le forze olandesi per il mantenimento della pace a Srebrenica.<br />
La radio di Kigali non venne mai chiusa. Cominciò la mattanza. I piani di Milosevié per costruire una grande Serbia e la sua intenzione di usare la forza e la pulizia etnica non erano mai stati un segreto.<br />
Ho scritto questo libro non per dissuaderci dalla guerra, ma per capirla. Soprattutto noi americani, che disponiamo di una forza così massiccia in tutto il pianeta, dobbiamo imparare a vedere in noi stessi il seme del nostro stesso annientamento. Dobbiamo guardarci dal mito della guerra e dalla sua droga, che possono, insieme, renderci ciechi e crudeli come alcuni di coloro che combattiamo.<br />
Dopo l’umiliazione del Vietnam ci eravamo liberati di una pericolosa arroganza, e la nostra capacità di comprendere la guerra e riflettere su di essa aveva conosciuto un momento di grazia. Eravamo diventati un paese migliore. Ma ancora una volta il messaggio comincia a sfuggirci, proprio mentre ci troviamo di fronte alla possibilità di devastanti attacchi terrori-stici biologici o nucleari contro Washington o New York. Se l’umiltà che abbiamo conquistato con la nostra sconfitta in Vietnam non sarà la forza trainante della nostra risposta a futuri attacchi terroristici, anche catastrofici, saremo perduti.<br />
L’unico antidoto per salvarsi dall’autodistruzione e dall’uso indiscriminato della forza è l’umiltà e, in ultima analisi, la compassione. Reinhold Niebuhr ci ha giustamente ricordato che dobbiamo tutti agire e poi chiedere perdono.<br />
Questo libro non è un invito all’inazione. E un invito al pentimento.&#8221;</p>
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	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/03/23/la-guerra-e-bella/#comment-8209</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>E poi c'è Gadda:
"E in guerra ho passato alcune ore delle migliori di mia vita, di quelle che mi hanno dato oblio e compiuta immedesimazione del mio essere con la mia idea: questo, anche se trema la terra, si chiama felicità."</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E poi c&#8217;è Gadda:<br />
&#8220;E in guerra ho passato alcune ore delle migliori di mia vita, di quelle che mi hanno dato oblio e compiuta immedesimazione del mio essere con la mia idea: questo, anche se trema la terra, si chiama felicità.&#8221;</p>
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		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/03/23/la-guerra-e-bella/#comment-8210</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>E poi c'è Oscar Wilde: "Gli uomini non smetteranno di farsi la guerra quando a tutti parrà ingiusta. Smetteranno di farla quando a tutti parrà volgare".
Alla fine, Barrico ha ragione: sono spesso categorie estetiche a smuovere le coscienze e la storia. La guerra va sostituita, nella sua plurisecolare fascinazione e nell'atavica pulsione, da qualcos'altro.
Cosa esso sia... non si sa.
Probabilmente la Pace.
Per tutti.
Forse la Pace è solo un concetto fluttuante in attesa di depositarsi definitivamente nell'umanità.
E' più complessa, ha bisogno di più tempo.
Ma questa è la visione ottimistica.
Pessimistica è la visione di chi crede - o teme - che la Pace sia solo una parentesi tra una guerra e l'altra. Per sempre.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E poi c&#8217;è Oscar Wilde: &#8220;Gli uomini non smetteranno di farsi la guerra quando a tutti parrà ingiusta. Smetteranno di farla quando a tutti parrà volgare&#8221;.<br />
Alla fine, Barrico ha ragione: sono spesso categorie estetiche a smuovere le coscienze e la storia. La guerra va sostituita, nella sua plurisecolare fascinazione e nell&#8217;atavica pulsione, da qualcos&#8217;altro.<br />
Cosa esso sia&#8230; non si sa.<br />
Probabilmente la Pace.<br />
Per tutti.<br />
Forse la Pace è solo un concetto fluttuante in attesa di depositarsi definitivamente nell&#8217;umanità.<br />
E&#8217; più complessa, ha bisogno di più tempo.<br />
Ma questa è la visione ottimistica.<br />
Pessimistica è la visione di chi crede - o teme - che la Pace sia solo una parentesi tra una guerra e l&#8217;altra. Per sempre.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: linnio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/03/23/la-guerra-e-bella/#comment-8211</link>
		<dc:creator>linnio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>C'est vrai: il signor Linnio Accorroni non ha letto il libro di Hedges: nè una pagina, nè la seconda di copertina. Nel post, però, mi sembrava fosse chiaramente specificato che ciò che scrivevo a proposito di quel libro derivava da una recensione del 'corriere'.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;est vrai: il signor Linnio Accorroni non ha letto il libro di Hedges: nè una pagina, nè la seconda di copertina. Nel post, però, mi sembrava fosse chiaramente specificato che ciò che scrivevo a proposito di quel libro derivava da una recensione del &#8216;corriere&#8217;.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: r.f.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/03/23/la-guerra-e-bella/#comment-8212</link>
		<dc:creator>r.f.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Chiaramente specificato ? Alla faccia !</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Chiaramente specificato ? Alla faccia !</p>
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	<item>
		<title>Di: The Collaborator</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/03/23/la-guerra-e-bella/#comment-8213</link>
		<dc:creator>The Collaborator</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Bel modo di pararsi il culo, complimenti vivissimi!
Nemmeno stai a leggere le quarte di copertina, Linnio? 
E poi non lamentatevi se nessuno capisce un cazzo di quello che scrivete!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bel modo di pararsi il culo, complimenti vivissimi!<br />
Nemmeno stai a leggere le quarte di copertina, Linnio?<br />
E poi non lamentatevi se nessuno capisce un cazzo di quello che scrivete!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: emmina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/03/23/la-guerra-e-bella/#comment-8214</link>
		<dc:creator>emmina</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>non bastavano i futuristi...???</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non bastavano i futuristi&#8230;???</p>
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		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/03/23/la-guerra-e-bella/#comment-8215</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>la tesi baricchiana - costruire un'altra "estetica" che scalzi quella guerresca - mi sembra una cazzatona enfatica e insulsa.
la guerra passa dentro il corpo della gente, letteralmente.
e la maggior parte della gente che va in guerra ci va perché costretta.
la guerra è una forma di tortura di massa, è il corpo e la vita umane usate come mezzo.
il diritto alla pace dovrà diventare il più fondamentale dei diritti umani.
il resto sono cazzate, ovviamente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la tesi baricchiana - costruire un&#8217;altra &#8220;estetica&#8221; che scalzi quella guerresca - mi sembra una cazzatona enfatica e insulsa.<br />
la guerra passa dentro il corpo della gente, letteralmente.<br />
e la maggior parte della gente che va in guerra ci va perché costretta.<br />
la guerra è una forma di tortura di massa, è il corpo e la vita umane usate come mezzo.<br />
il diritto alla pace dovrà diventare il più fondamentale dei diritti umani.<br />
il resto sono cazzate, ovviamente.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Mario  Bianco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/03/23/la-guerra-e-bella/#comment-8216</link>
		<dc:creator>Mario  Bianco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Le ultime due righe di Tashtego sono sacrosante.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le ultime due righe di Tashtego sono sacrosante.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Vincenzo Garzillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/03/23/la-guerra-e-bella/#comment-8217</link>
		<dc:creator>Vincenzo Garzillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Non ho letto la tesi baricchiana. Ma ho letto Ernst Junger. Dopo la Seconda Guerra Mondiale ha scritto "La Pace", un bel libro in cui è contenuta l'indicazione sul compito più impellente e importante che spetta all'umanità: trasformare l'immenso dolore della guerra nella sostanza su cui edificare la pace. 
Guardando agli ultimi decenni vedo che il compito è stato largamente disatteso. Non solo. A me sembra che la responsabilità sia non soltanto etica, ma anche estetica. Cioè addebitabile anche all'assenza di un'estetica di respiro civile.
Riprendendo e rovesciando Tashtego, la mia idea è che "la guerra passa dentro il corpo della gente, letteralmente.", e allora PROPRIO PER QUESTO MOTIVO occorre un'altra estetica, un'altra bellezza, di tipo militante, che si riappropri anche di temi come la guerra e la pace, come antidoto rispetto al disimpegno attuale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho letto la tesi baricchiana. Ma ho letto Ernst Junger. Dopo la Seconda Guerra Mondiale ha scritto &#8220;La Pace&#8221;, un bel libro in cui è contenuta l&#8217;indicazione sul compito più impellente e importante che spetta all&#8217;umanità: trasformare l&#8217;immenso dolore della guerra nella sostanza su cui edificare la pace.<br />
Guardando agli ultimi decenni vedo che il compito è stato largamente disatteso. Non solo. A me sembra che la responsabilità sia non soltanto etica, ma anche estetica. Cioè addebitabile anche all&#8217;assenza di un&#8217;estetica di respiro civile.<br />
Riprendendo e rovesciando Tashtego, la mia idea è che &#8220;la guerra passa dentro il corpo della gente, letteralmente.&#8221;, e allora PROPRIO PER QUESTO MOTIVO occorre un&#8217;altra estetica, un&#8217;altra bellezza, di tipo militante, che si riappropri anche di temi come la guerra e la pace, come antidoto rispetto al disimpegno attuale.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Mario  Bianco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/03/23/la-guerra-e-bella/#comment-8218</link>
		<dc:creator>Mario  Bianco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1036#comment-8218</guid>
		<description>Io non credo che l'estetica c'entri, 
la questione è morale, economica, sociale e di sopravvivenza dell'"uman genere".

Cioè dovremmo reinventarci gli slogan
"la pace è bella!", "fate l'amore e non la guerra"?

Sono serviti a ben poco. 
Serve di più dire: stare in pace conviene a tutti poiché la guerra è schifosa, costa, impoverisce in ogni senso e crea cause di ulteriori conflitti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io non credo che l&#8217;estetica c&#8217;entri,<br />
la questione è morale, economica, sociale e di sopravvivenza dell&#8217;&#8221;uman genere&#8221;.</p>
<p>Cioè dovremmo reinventarci gli slogan<br />
&#8220;la pace è bella!&#8221;, &#8220;fate l&#8217;amore e non la guerra&#8221;?</p>
<p>Sono serviti a ben poco.<br />
Serve di più dire: stare in pace conviene a tutti poiché la guerra è schifosa, costa, impoverisce in ogni senso e crea cause di ulteriori conflitti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Vincenzo Garzillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/03/23/la-guerra-e-bella/#comment-8219</link>
		<dc:creator>Vincenzo Garzillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Per come la vedo io, invece, la riprovazione per la guerra non può avere una base puramente etica, né economica, né sociale. E il motivo, per me, è che la guerra non è un fenomeno che affonda le sue radici nell'ambito economico o sociale. Per me la vera radice è nella nostra anima, dove per anima si deve intendere l'essenza della nostra civiltà (le altre le conosco troppo poco per giudicare). Insomma, quello che i greci chiamavano polemos, "padre di tutte le cose". Solo così se ne cominceranno a scorgere i reali contorni. E si vedrà che noi, guidati dalla nostra anima, stiamo lottando per affermare la nostra forma di vita su tutto il pianeta, e questo non può che scontrarsi con qualsiasi altra forma di vita. Nota che sto parlando di "forme", non di classi sociali, ceti, individui malvagi, né di mere conquiste territoriali, né di fonti di energia in quanto tali. Né di squilibri economici visti come cause di guerre. Per me l'origine è tutta lì, nella nostra "forma", nella nostra "anima".
Per questo dicevo "estetica civile". "Bello" e "brutto" non sono sinonimi di "piacevole" e "non piacevole", ma principi di ricerca e affermazione di un senso diverso per il mondo. Cioè di un piano, un progetto, una visione globale, una "forma". Che contenga, naturalmente, il livello economico, il livello sociale, il livello etico, ma che ne sia il principio ispiratore e non lo spettatore inerme.
Utopia? Può darsi. Ma personalmente non riesco a vedere altre possibilità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per come la vedo io, invece, la riprovazione per la guerra non può avere una base puramente etica, né economica, né sociale. E il motivo, per me, è che la guerra non è un fenomeno che affonda le sue radici nell&#8217;ambito economico o sociale. Per me la vera radice è nella nostra anima, dove per anima si deve intendere l&#8217;essenza della nostra civiltà (le altre le conosco troppo poco per giudicare). Insomma, quello che i greci chiamavano polemos, &#8220;padre di tutte le cose&#8221;. Solo così se ne cominceranno a scorgere i reali contorni. E si vedrà che noi, guidati dalla nostra anima, stiamo lottando per affermare la nostra forma di vita su tutto il pianeta, e questo non può che scontrarsi con qualsiasi altra forma di vita. Nota che sto parlando di &#8220;forme&#8221;, non di classi sociali, ceti, individui malvagi, né di mere conquiste territoriali, né di fonti di energia in quanto tali. Né di squilibri economici visti come cause di guerre. Per me l&#8217;origine è tutta lì, nella nostra &#8220;forma&#8221;, nella nostra &#8220;anima&#8221;.<br />
Per questo dicevo &#8220;estetica civile&#8221;. &#8220;Bello&#8221; e &#8220;brutto&#8221; non sono sinonimi di &#8220;piacevole&#8221; e &#8220;non piacevole&#8221;, ma principi di ricerca e affermazione di un senso diverso per il mondo. Cioè di un piano, un progetto, una visione globale, una &#8220;forma&#8221;. Che contenga, naturalmente, il livello economico, il livello sociale, il livello etico, ma che ne sia il principio ispiratore e non lo spettatore inerme.<br />
Utopia? Può darsi. Ma personalmente non riesco a vedere altre possibilità.</p>
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