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	<title>Commenti a: La restaurazione</title>
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	<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 20:11:35 +0000</pubDate>
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		<title>Di: letturalenta &#187; Archivio Blog &#187; Nota a margine della marginalità</title>
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		<dc:creator>letturalenta &#187; Archivio Blog &#187; Nota a margine della marginalità</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2005 22:18:49 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Tra denunce infocate e alquanto reboanti dello stato di crisi e ragionevoli proposte di soluzione al problema, la diatriba si sviluppa da qualche tempo,&#160;equamente ripartita fra libri,&#160;riviste, rotocalchi&#160;e blog letterari. Impossiile per noi fondisti della lettura anche solo tentare di tener saldo fra le dita il filo di cotanta discussione. Meglio cogliere al volo un frammento del discorso, una scheggia tematica, una parola riassuntiva, e su quella imbastire una fugace nota a margine. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Tra denunce infocate e alquanto reboanti dello stato di crisi e ragionevoli proposte di soluzione al problema, la diatriba si sviluppa da qualche tempo,&nbsp;equamente ripartita fra libri,&nbsp;riviste, rotocalchi&nbsp;e blog letterari. Impossiile per noi fondisti della lettura anche solo tentare di tener saldo fra le dita il filo di cotanta discussione. Meglio cogliere al volo un frammento del discorso, una scheggia tematica, una parola riassuntiva, e su quella imbastire una fugace nota a margine. [...]</p>
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		<title>Di: Lucio Angelini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8957</link>
		<dc:creator>Lucio Angelini</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Certo che succede anche adesso, ma non più di sempre o meno di sempre. Direi, anzi, che Internet  abbia moltiplicato le possibilità di far udire le voci fuori dal coro. 
Ho lottato ***duramente***, malgrado il 2005 sia l'anno di Andersen, per far pubblicare in italiano il suo "Kun en Spillemand" (alla lettera  "Solo un musicista ambulante", semplificato in italiano, per volontà dell'editore, in "Il violinista"), un romanzo che ruota appunto intorno all’eterno, angosciosissimo problema del Genio Incompreso e di come eventualmente evitarne lo Spreco. Tutti conoscono la frase di Andersen: “Non importa tanto nascere in un recinto d’anatre, quanto uscire da un uovo di cigno”. E tuttavia “Solo un violinista ambulante” tende a dimostrare che nemmeno questo è sufficiente. Bisogna che il brutto pulcino, ancorché nato in un recinto d’anatre, sappia poi spostarsi nel milieu giusto, o abbia la fortuna di incontrare qualcuno che l’apprezzi e lo valorizzi, perché possa davvero diventare un magnifico cigno.
Tutte cose che Antonio Moresco conosce molto bene, anche se non tutti concordono sul tipo d'uovo da cui è nato:-)
"Ma soprattutto", aggiunge Andersen, “bisogna che Dio lo voglia!”, altrimenti non ci sarà sforzo umano che possa impedire al piú talentuoso degli uomini di rimanere un semplice musicista di strada. Va da sé che, al posto della parola Dio, Andrea Inglese e tutti gli gnostici in generale possono tranquillamente sostituire "la società".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Certo che succede anche adesso, ma non più di sempre o meno di sempre. Direi, anzi, che Internet  abbia moltiplicato le possibilità di far udire le voci fuori dal coro.<br />
Ho lottato ***duramente***, malgrado il 2005 sia l&#8217;anno di Andersen, per far pubblicare in italiano il suo &#8220;Kun en Spillemand&#8221; (alla lettera  &#8220;Solo un musicista ambulante&#8221;, semplificato in italiano, per volontà dell&#8217;editore, in &#8220;Il violinista&#8221;), un romanzo che ruota appunto intorno all’eterno, angosciosissimo problema del Genio Incompreso e di come eventualmente evitarne lo Spreco. Tutti conoscono la frase di Andersen: “Non importa tanto nascere in un recinto d’anatre, quanto uscire da un uovo di cigno”. E tuttavia “Solo un violinista ambulante” tende a dimostrare che nemmeno questo è sufficiente. Bisogna che il brutto pulcino, ancorché nato in un recinto d’anatre, sappia poi spostarsi nel milieu giusto, o abbia la fortuna di incontrare qualcuno che l’apprezzi e lo valorizzi, perché possa davvero diventare un magnifico cigno.<br />
Tutte cose che Antonio Moresco conosce molto bene, anche se non tutti concordono sul tipo d&#8217;uovo da cui è nato:-)<br />
&#8220;Ma soprattutto&#8221;, aggiunge Andersen, “bisogna che Dio lo voglia!”, altrimenti non ci sarà sforzo umano che possa impedire al piú talentuoso degli uomini di rimanere un semplice musicista di strada. Va da sé che, al posto della parola Dio, Andrea Inglese e tutti gli gnostici in generale possono tranquillamente sostituire &#8220;la società&#8221;.</p>
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		<title>Di: Mario  Bianco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8958</link>
		<dc:creator>Mario  Bianco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Sì, è vero quello che dice Moresco:
"Viviamo in un periodo di pesante restaurazione."

Però il guaio grosso, il fatto tragicomico, più unico che raro, più italiano che mai è che abbiamo una restaurazione senza aver mai avuto uno straccio di rivoluzione.
I segni sono magnificamente evidenti da tempo e sono maturati dal 1989 quando crollò il muro e con esso nella testa di alcuni, forse molti,  marxisti fantasisti crollò pure il pensiero che farsi i soldi con la politica fosse un male, che far politica per svolgere un servizio fosse una cazzata universale da lasciare qualche ingenuo cattolico e che in fin dei conti certi bei politiconi di mestiere  avevano visto giusto da tanti anni.
Il tutto si installa su di un substrato/terreno di cultura sempre qui presente e fecondo di cinismo, scetticismo e mancanza di senso civico o comunitario.

"Macchè, dai, siamo pragmatici...macchè welfare state, dai, ognuno si deve tirare su le brache, cazzo, i soldi contano,e anche le scarpe di Ferragamo da 700 euro altro che le ceneri di Gramsci.

Macchè, dai ,con 'sti scrittori infantilisti da due soldi, con la testa sempre nel sacco coi loro problemini delle ricerca letteraria, con il loro Pasolini e Gadda del cavolo, ma chi li vuole più! 
Qui se non si vende, si va a picco, la "gente" è cogliona, vuole barzellette...sai che ti dico:
 ha ragione il Berlusca quando dice che l'italiano medio è uno che le medie non le ha nemmeno finite, e per lui ci diamo il "prodotto", per lui ci confezioniamo una bella polpetta colorata.
Macchè "letteratura"! 
Parliamo di "scrittura", orcoboia, la letteratura è quella roba là dei professorini del cazzo, lasciamola a loro, qui ci vuole un prodotto corrente, niente linguaggi di nicchia, roba da sfornare e poi via, poi un altra roba e via se no si muore. 
Siamo in un epoca postmoderna no?! 
Tutto corre rapidissimamente.
Se non ci adeguiamo, moriamo per strada."

Così è (in parte) 
se vi pare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, è vero quello che dice Moresco:<br />
&#8220;Viviamo in un periodo di pesante restaurazione.&#8221;</p>
<p>Però il guaio grosso, il fatto tragicomico, più unico che raro, più italiano che mai è che abbiamo una restaurazione senza aver mai avuto uno straccio di rivoluzione.<br />
I segni sono magnificamente evidenti da tempo e sono maturati dal 1989 quando crollò il muro e con esso nella testa di alcuni, forse molti,  marxisti fantasisti crollò pure il pensiero che farsi i soldi con la politica fosse un male, che far politica per svolgere un servizio fosse una cazzata universale da lasciare qualche ingenuo cattolico e che in fin dei conti certi bei politiconi di mestiere  avevano visto giusto da tanti anni.<br />
Il tutto si installa su di un substrato/terreno di cultura sempre qui presente e fecondo di cinismo, scetticismo e mancanza di senso civico o comunitario.</p>
<p>&#8220;Macchè, dai, siamo pragmatici&#8230;macchè welfare state, dai, ognuno si deve tirare su le brache, cazzo, i soldi contano,e anche le scarpe di Ferragamo da 700 euro altro che le ceneri di Gramsci.</p>
<p>Macchè, dai ,con &#8217;sti scrittori infantilisti da due soldi, con la testa sempre nel sacco coi loro problemini delle ricerca letteraria, con il loro Pasolini e Gadda del cavolo, ma chi li vuole più!<br />
Qui se non si vende, si va a picco, la &#8220;gente&#8221; è cogliona, vuole barzellette&#8230;sai che ti dico:<br />
 ha ragione il Berlusca quando dice che l&#8217;italiano medio è uno che le medie non le ha nemmeno finite, e per lui ci diamo il &#8220;prodotto&#8221;, per lui ci confezioniamo una bella polpetta colorata.<br />
Macchè &#8220;letteratura&#8221;!<br />
Parliamo di &#8220;scrittura&#8221;, orcoboia, la letteratura è quella roba là dei professorini del cazzo, lasciamola a loro, qui ci vuole un prodotto corrente, niente linguaggi di nicchia, roba da sfornare e poi via, poi un altra roba e via se no si muore.<br />
Siamo in un epoca postmoderna no?!<br />
Tutto corre rapidissimamente.<br />
Se non ci adeguiamo, moriamo per strada.&#8221;</p>
<p>Così è (in parte)<br />
se vi pare.</p>
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		<title>Di: Lello Voce</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8959</link>
		<dc:creator>Lello Voce</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Per una volta tanto ( e ne sono felice) concordo con quanto scrive Moresco, più o meno  parola per parola. Per non appesantire i commenti mi limito a rimandare chi fosse interessato alla mia opinione (con cui probabilmente, in parte almeno, credo che Moresco non sarà d'accordo) al seguente link
http://www.lellovoce.it/article.php3?id_article=320 e a segnalre l'intervento di Caliceti su Queer che certo la maggior parte di voi conosceranno, che pure batte territori paralleli. Il pezzo del cali è ora qui, su Lipperatura
http://www.kataweb.it/kwblog/page/CLIP/commento?anchor=20050375095220</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per una volta tanto ( e ne sono felice) concordo con quanto scrive Moresco, più o meno  parola per parola. Per non appesantire i commenti mi limito a rimandare chi fosse interessato alla mia opinione (con cui probabilmente, in parte almeno, credo che Moresco non sarà d&#8217;accordo) al seguente link<br />
<a href="http://www.lellovoce.it/article.php3?id_article=320" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.lellovoce.it');" rel="nofollow">http://www.lellovoce.it/article.php3?id_article=320</a> e a segnalre l&#8217;intervento di Caliceti su Queer che certo la maggior parte di voi conosceranno, che pure batte territori paralleli. Il pezzo del cali è ora qui, su Lipperatura<br />
<a href="http://www.kataweb.it/kwblog/page/CLIP/commento?anchor=20050375095220" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.kataweb.it');" rel="nofollow">http://www.kataweb.it/kwblog/page/CLIP/commento?anchor=20050375095220</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: lorenzo_galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8960</link>
		<dc:creator>lorenzo_galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>La mia sensazione è che il periodo di restaurazione politico-sociale-culturale sia iniziato dopo la morte di Moro, si sia sviluppato al suo massimo con la politica del Caf, abbia avuto un'opposizione effimera in seguito agli scandali giudiziari e sia ricominciato, con maggiore velocità, con la "scesa in campo" di Berlusconi da una parte e con la politica riformista (e masochista) capeggiata da D'Alema dall'altra. 
Fin dalla fine degli anni Settanta, infatti, mi pare di poter dire che la letteratura non abbia più perseguito scopi di analisi e di denuncia sociale, per lo meno per quanto riguarda i grandi temi politici italiani. Quanti libri ci sono, ad esempio, che parlano del terrorismo (ossia di un fenomeno che in Italia ha assunto un peso enorme nella società civile)? Io conosco solo l'apprezzabile tentativo compiuto da Ferdinando Camon con Occidente, del 1975.
Dagli anni Ottanta in poi non mi pare che molto sia cambiato... ma attendo opinioni da chi è più informato e/o coinvolto di me.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La mia sensazione è che il periodo di restaurazione politico-sociale-culturale sia iniziato dopo la morte di Moro, si sia sviluppato al suo massimo con la politica del Caf, abbia avuto un&#8217;opposizione effimera in seguito agli scandali giudiziari e sia ricominciato, con maggiore velocità, con la &#8220;scesa in campo&#8221; di Berlusconi da una parte e con la politica riformista (e masochista) capeggiata da D&#8217;Alema dall&#8217;altra.<br />
Fin dalla fine degli anni Settanta, infatti, mi pare di poter dire che la letteratura non abbia più perseguito scopi di analisi e di denuncia sociale, per lo meno per quanto riguarda i grandi temi politici italiani. Quanti libri ci sono, ad esempio, che parlano del terrorismo (ossia di un fenomeno che in Italia ha assunto un peso enorme nella società civile)? Io conosco solo l&#8217;apprezzabile tentativo compiuto da Ferdinando Camon con Occidente, del 1975.<br />
Dagli anni Ottanta in poi non mi pare che molto sia cambiato&#8230; ma attendo opinioni da chi è più informato e/o coinvolto di me.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: r.f.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8961</link>
		<dc:creator>r.f.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ho detto come la penso nel post "Carmina non dant panem". Condivido le conclusioni di Moresco nel senso che, secondo me, dobbiamo scrivere quello che ci preme dentro senza preoccuparci di infilare una scopata ogni ottanta pagine, un lieto fine e altre bellurie che, secondo gli editor, dovrebbero servire a vendere. 
Ma dobbiamo anche accettare il rischio. Chi non fa del tiro a segno, ma vuole sparare alla selvaggina più rara, non può pretendere niente, neanche di fare centro, figuriamoci di essere pubblicati, vendere, essere contesi dal bel mondo, trovarsi le veline nel letto. 
Nessuno è tenuto a pensarla come me, naturalmente, ma ad ogni rifiuto editoriale penso che il mondo esisteva anche prima di Dante e, tanto quanto, tirava avanti lo stesso. Figuriamoci se non può fare a meno di quel che scrivo io ! Sarà modestia (o miseria) mentale, scaramanzia o quant'altro: io la penso davvero così.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho detto come la penso nel post &#8220;Carmina non dant panem&#8221;. Condivido le conclusioni di Moresco nel senso che, secondo me, dobbiamo scrivere quello che ci preme dentro senza preoccuparci di infilare una scopata ogni ottanta pagine, un lieto fine e altre bellurie che, secondo gli editor, dovrebbero servire a vendere.<br />
Ma dobbiamo anche accettare il rischio. Chi non fa del tiro a segno, ma vuole sparare alla selvaggina più rara, non può pretendere niente, neanche di fare centro, figuriamoci di essere pubblicati, vendere, essere contesi dal bel mondo, trovarsi le veline nel letto.<br />
Nessuno è tenuto a pensarla come me, naturalmente, ma ad ogni rifiuto editoriale penso che il mondo esisteva anche prima di Dante e, tanto quanto, tirava avanti lo stesso. Figuriamoci se non può fare a meno di quel che scrivo io ! Sarà modestia (o miseria) mentale, scaramanzia o quant&#8217;altro: io la penso davvero così.</p>
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		<title>Di: aldorete</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8962</link>
		<dc:creator>aldorete</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>E' nato FANTAPOESIA. 
Primo Blog di indiscrezioni, voci, lazzi, scazzi, incazzi dedicato al variegato mondo dei personaggi più importanti della nostra poesia. 

www.fantapoesia.splinder.com
Buona lettura a tutti. 

Ciao da Aldo Rete</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; nato FANTAPOESIA.<br />
Primo Blog di indiscrezioni, voci, lazzi, scazzi, incazzi dedicato al variegato mondo dei personaggi più importanti della nostra poesia. </p>
<p><a href="http://www.fantapoesia.splinder.com" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.fantapoesia.splinder.com');" rel="nofollow">http://www.fantapoesia.splinder.com</a><br />
Buona lettura a tutti. </p>
<p>Ciao da Aldo Rete</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8963</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>L'analisi di Moresco è senz'altro puntuale e difficilmente smentibile nelle sue idee forti. Tuttavia, resto ancorato a un concetto, un pò problematico, che è quello dell"impegno". Io non so più cosa sia, e so che in molti su questo blog si arrabbieranno per quello che rischio di dire -magari senza neppure esserne troppo convinto - cioè che di fronte alla tragedia dell'omologazione, della violentemente imposta compatibilità tra Industria (Capitale finanziario) e Consumatore (Capitale umano), molte delle risposte degli scrittori delle nuove generazioni sono finite in nulla.
Spari a salve.
Il discorso sarebbe lungo e non credo di essere in grado di sostenerlo, cerco di riassumerlo in poche righe e con un libro soltanto: "Le mosche del capitale" di Paolo Volponi.
Secondo me, è l'ultimo tentativo di smascherare e contrastare il Grande Inganno, la tragedia dell'Uomo schiacciato sotto la sua stessa accumulazione di oggetti e simboli egoistici, narcisistici.
E il narcisismo, la risposta individuale, lamentosa, autoreferenziale, insomma diciamola tutta, ombelicale è il tratto distintivo di molta letteratura anche di chi frequenta questo blog e di alcuni scrittori di riferimento per esso.
Forse tutto questo sta già cambiando - e non voglio dimenticare "lettere a nessuno" di Moresco, per carità - ma, anche se vi sembrerò sciocco o ingenuo, la linea che va da Vittorini, appunto, a Volponi (e con quale differenza tra la fede ottimistica del primo e il senso dell'orrore del secondo!) è la meno battuta del secondo Dopoguerra in Italia. 
L'unica spiegazione che mi so dare, ma non vorrei davvero fare slogan "facili", è che Vittorini, Volponi, Giudici, anche Fortini se non ricordo male, e molti altri, e Sereni! - uomini che hanno avuto Potere, molto potere editoriale e/o culturale senza lasciare che questo li avvelenasse - in fabbrica ci andavano. Andavano a LAVORARE nelle aziende, si sporcavano le mani insomma.
Bisogna tornare là dove improvvisamente negli anni '80 abbiamo smesso di lavorare.
Ma forse, io che non ho neppure 30 anni, scrivo tutto questo per sentirmi rispondere quel che ancora non so, o non ho capito.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;analisi di Moresco è senz&#8217;altro puntuale e difficilmente smentibile nelle sue idee forti. Tuttavia, resto ancorato a un concetto, un pò problematico, che è quello dell&#8221;impegno&#8221;. Io non so più cosa sia, e so che in molti su questo blog si arrabbieranno per quello che rischio di dire -magari senza neppure esserne troppo convinto - cioè che di fronte alla tragedia dell&#8217;omologazione, della violentemente imposta compatibilità tra Industria (Capitale finanziario) e Consumatore (Capitale umano), molte delle risposte degli scrittori delle nuove generazioni sono finite in nulla.<br />
Spari a salve.<br />
Il discorso sarebbe lungo e non credo di essere in grado di sostenerlo, cerco di riassumerlo in poche righe e con un libro soltanto: &#8220;Le mosche del capitale&#8221; di Paolo Volponi.<br />
Secondo me, è l&#8217;ultimo tentativo di smascherare e contrastare il Grande Inganno, la tragedia dell&#8217;Uomo schiacciato sotto la sua stessa accumulazione di oggetti e simboli egoistici, narcisistici.<br />
E il narcisismo, la risposta individuale, lamentosa, autoreferenziale, insomma diciamola tutta, ombelicale è il tratto distintivo di molta letteratura anche di chi frequenta questo blog e di alcuni scrittori di riferimento per esso.<br />
Forse tutto questo sta già cambiando - e non voglio dimenticare &#8220;lettere a nessuno&#8221; di Moresco, per carità - ma, anche se vi sembrerò sciocco o ingenuo, la linea che va da Vittorini, appunto, a Volponi (e con quale differenza tra la fede ottimistica del primo e il senso dell&#8217;orrore del secondo!) è la meno battuta del secondo Dopoguerra in Italia.<br />
L&#8217;unica spiegazione che mi so dare, ma non vorrei davvero fare slogan &#8220;facili&#8221;, è che Vittorini, Volponi, Giudici, anche Fortini se non ricordo male, e molti altri, e Sereni! - uomini che hanno avuto Potere, molto potere editoriale e/o culturale senza lasciare che questo li avvelenasse - in fabbrica ci andavano. Andavano a LAVORARE nelle aziende, si sporcavano le mani insomma.<br />
Bisogna tornare là dove improvvisamente negli anni &#8216;80 abbiamo smesso di lavorare.<br />
Ma forse, io che non ho neppure 30 anni, scrivo tutto questo per sentirmi rispondere quel che ancora non so, o non ho capito.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Smarco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8964</link>
		<dc:creator>Smarco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1079#comment-8964</guid>
		<description>Marco, ma che cazzo ne sai tu di dove sono passate o non sono passate le vite delle persone? Ma parla per te! Quello che ha "smesso di lavorare" sei tu. Parla per te, please.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Marco, ma che cazzo ne sai tu di dove sono passate o non sono passate le vite delle persone? Ma parla per te! Quello che ha &#8220;smesso di lavorare&#8221; sei tu. Parla per te, please.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: dado</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8965</link>
		<dc:creator>dado</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1079#comment-8965</guid>
		<description>Ineccepibile.
e grazie di cuore per aver anche parlato di librai, che infatti sono stati scavalcati, in quanto non funzionali, per completare la restaurazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ineccepibile.<br />
e grazie di cuore per aver anche parlato di librai, che infatti sono stati scavalcati, in quanto non funzionali, per completare la restaurazione.</p>
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		<title>Di: squirt</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8966</link>
		<dc:creator>squirt</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Tutti d'accordo? Forse no.
I nomi citati come grandi del secolo scorso ebbere anche loro in vita difficoltà a pubblicare, no? Le conosciamo le storie dei loro calvari editoriali o no? E allora perché sempre questo prima edenico da rimpiangere? 
Oggi si pubblica molto di più (per questioni di conto economico discutibili certo, cfr. Schaffrin Editoria senza editori), ma tra i 50000 titoli all'anno c'è più posto per essere pubblicati, almeno matematicamente.
Dove sono i geni incompresi che vengono cestinati dagli editori? Fuori i nomi, e non di quelli che poi alla pubblicazione ci sono arrivati, perché torneremmo solo agli iter tortuosi dei grandi sopra citati.
Che poi certe dinamiche di costruzione del best seller siano facilitate dall'uso dei media oggi, questo è un altro problema, che a mio avviso (che non ho letto Piperno, né Faletti, né Brown) si aggira parlando (soprattutto in rete) di altri libri, recensendo altri libri, presentando nelle librerie altri libri. 
Allora: giù a segnalare ciò che sfugge per i tempi di vita sempre più brevi del libro. Questo mi sembra più condivisibile di tanta analisi apparentemente incontrovertibile, a mio avviso un po' coda di paglia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti d&#8217;accordo? Forse no.<br />
I nomi citati come grandi del secolo scorso ebbere anche loro in vita difficoltà a pubblicare, no? Le conosciamo le storie dei loro calvari editoriali o no? E allora perché sempre questo prima edenico da rimpiangere?<br />
Oggi si pubblica molto di più (per questioni di conto economico discutibili certo, cfr. Schaffrin Editoria senza editori), ma tra i 50000 titoli all&#8217;anno c&#8217;è più posto per essere pubblicati, almeno matematicamente.<br />
Dove sono i geni incompresi che vengono cestinati dagli editori? Fuori i nomi, e non di quelli che poi alla pubblicazione ci sono arrivati, perché torneremmo solo agli iter tortuosi dei grandi sopra citati.<br />
Che poi certe dinamiche di costruzione del best seller siano facilitate dall&#8217;uso dei media oggi, questo è un altro problema, che a mio avviso (che non ho letto Piperno, né Faletti, né Brown) si aggira parlando (soprattutto in rete) di altri libri, recensendo altri libri, presentando nelle librerie altri libri.<br />
Allora: giù a segnalare ciò che sfugge per i tempi di vita sempre più brevi del libro. Questo mi sembra più condivisibile di tanta analisi apparentemente incontrovertibile, a mio avviso un po&#8217; coda di paglia.</p>
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	<item>
		<title>Di: Lello Voce</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8967</link>
		<dc:creator>Lello Voce</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Un nome io ce l'ho, caro Squirt: Emilio Villa
Lello</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un nome io ce l&#8217;ho, caro Squirt: Emilio Villa<br />
Lello</p>
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		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8968</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Vi ho letto tutti con una certa fatica, anche quando condividevo. Perché non trovo quasi mai un po' di buona e sana sintesi, soprattutto da parte di Moresco,  lo stile serve anche a questo, o  è diventata una parolaccia?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vi ho letto tutti con una certa fatica, anche quando condividevo. Perché non trovo quasi mai un po&#8217; di buona e sana sintesi, soprattutto da parte di Moresco,  lo stile serve anche a questo, o  è diventata una parolaccia?</p>
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		<title>Di: Lucio Angelini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8969</link>
		<dc:creator>Lucio Angelini</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Aggiungo (ma è l'ultima volta che ci batto sopra) che ***nemmeno a livello di Nazione Indiana***, malgrado un ***formale invito***, è potuto passare un mio innocuo testo su Andersen. Per fortuna del 'Violinista' si parla altrove, per esempio nella prima pagina dell'inserto TTL de La Stampa di oggi. Hai voglia tu (e la Spalanchiusa tutta) a organizzare convegni sulla Restaurazione. Restauratevi prima voi:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungo (ma è l&#8217;ultima volta che ci batto sopra) che ***nemmeno a livello di Nazione Indiana***, malgrado un ***formale invito***, è potuto passare un mio innocuo testo su Andersen. Per fortuna del &#8216;Violinista&#8217; si parla altrove, per esempio nella prima pagina dell&#8217;inserto TTL de La Stampa di oggi. Hai voglia tu (e la Spalanchiusa tutta) a organizzare convegni sulla Restaurazione. Restauratevi prima voi:-)</p>
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		<title>Di: Lucio Angelini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8970</link>
		<dc:creator>Lucio Angelini</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Pardon, "de-restauratevi" prima voi:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pardon, &#8220;de-restauratevi&#8221; prima voi:-)</p>
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		<title>Di: Jerome Le Coiffeur</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8971</link>
		<dc:creator>Jerome Le Coiffeur</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ora ci precipitiamo in edicola...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ora ci precipitiamo in edicola&#8230;</p>
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		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8972</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>&gt;
Alberto Savinio, nota 16 a Maupassant e l'altro, Adelphi, 1975, pag.98</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>><br />
Alberto Savinio, nota 16 a Maupassant e l&#8217;altro, Adelphi, 1975, pag.98</p>
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		<title>Di: franco arminio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8973</link>
		<dc:creator>franco arminio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>condivido profondamente, dolorosamente quanto scrive moresco. ma  lui vorrei proporre un supplemento al suo pezzo. io qui gli ho incollato alcune sue righe. Alla fine gli chiedo di fare dei nomi per ognuno di questi brani. in questo modo mettiamo i piedi nel piatto e poco importa se si rompe.

....perché anche loro si sono trovati ormai il loro piccolo ruolo negli ingranaggi di questa macchina o dei suoi spazi residuali, perché, dopo averla inseguita per molto con la lingua fuori, sono arrivati finalmente ad avere la loro fetta di potere all’interno e se la tengono stretta....

cinque nomi, per favore.... 

una generazione che si è nutrita di miti intellettuali critici e rivoluzionari e che ora o si è chiusa in un moralismo rancoroso, elitario e conservatore o si è ridotta a fare la mosca cocchiera e la guardiana dell’esistente e dello status quo e dell’abbassamento degli orizzonti nel campo nevralgico della cultura e dell’espressione artistica e di conoscenza, diventando addirittura, in molti casi, più realista del re. 
tre nomi, per favore.... 


Si vive la continua sofferenza di assistere allo spettacolo di persone -anche sensibili e intelligenti e che avrebbero tutti gli strumenti per capire cosa sta succedendo- che invece si fanno prendere dalla paura di perdere chissà quale treno e quali occasioni e così si arrendono, si buttano via, entrano in logiche stritolanti. Vendendosi in molti casi per niente. Le loro stesse persone, i loro corpi e i loro volti e le loro menti subiscono una torsione, diventano rapidamente irriconoscibili, si cercano un’identità che pare a loro meno difficile da gestire nel bazar di quelle che vanno per la maggiore.

tre nomi, per favore


in una fase di ripiegamento e di distrazione epocale, si usa da parte di pochi l’arma della sopraffazione, del condizionamento sistematico, dell’inganno, dell’illusionismo e della paura per tenere in scacco le vite e cancellare in esse il ricordo stesso delle loro possibilità di creazione, di libertà e di invenzione. 
cinque nomi, per favore

Ogni funzionario editoriale addita a propria discolpa e alibi qualche buon libro che pure ha pubblicato, i suoi tre poeti, ecc -e anche questo è vero. Ma tace sul funzionamento generale della macchina in cui si trova e che pure conosce molto bene, che rende sempre più ristretto, aleatorio e inoperante lo spazio in cui si muovono invece le manifestazioni in controtendenza, per il funzionamento implacabile e invasivo della macchina e per l’occupazione atmosferica di gran parte degli spazi reali e delle sedi in cui si formano le strutture di giudizio.
tre nomi, per favore...


Esiste anche qualcosa che viaggia in una direzione diversa. E mai come adesso. Persone che -ciascuna a suo modo- scrivono senza arrendersi, librai che non accettano di trasformarsi in venditori di saponette, editori nuovi che nascono o si rafforzano cercando di seguire altre strade, singole persone che lavorano anche all’interno della grande editoria e dei giornali e della nuova frontiera della rete animate da un diverso atteggiamento e da una vera passione.

sette nomi, per favore...


Credete di avere vinto, di avere il mondo in pugno e invece siete solo degli esecutori, dei conformisti, degli ignavi.

tre nomi per favore</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>condivido profondamente, dolorosamente quanto scrive moresco. ma  lui vorrei proporre un supplemento al suo pezzo. io qui gli ho incollato alcune sue righe. Alla fine gli chiedo di fare dei nomi per ognuno di questi brani. in questo modo mettiamo i piedi nel piatto e poco importa se si rompe.</p>
<p>&#8230;.perché anche loro si sono trovati ormai il loro piccolo ruolo negli ingranaggi di questa macchina o dei suoi spazi residuali, perché, dopo averla inseguita per molto con la lingua fuori, sono arrivati finalmente ad avere la loro fetta di potere all’interno e se la tengono stretta&#8230;.</p>
<p>cinque nomi, per favore&#8230;. </p>
<p>una generazione che si è nutrita di miti intellettuali critici e rivoluzionari e che ora o si è chiusa in un moralismo rancoroso, elitario e conservatore o si è ridotta a fare la mosca cocchiera e la guardiana dell’esistente e dello status quo e dell’abbassamento degli orizzonti nel campo nevralgico della cultura e dell’espressione artistica e di conoscenza, diventando addirittura, in molti casi, più realista del re.<br />
tre nomi, per favore&#8230;. </p>
<p>Si vive la continua sofferenza di assistere allo spettacolo di persone -anche sensibili e intelligenti e che avrebbero tutti gli strumenti per capire cosa sta succedendo- che invece si fanno prendere dalla paura di perdere chissà quale treno e quali occasioni e così si arrendono, si buttano via, entrano in logiche stritolanti. Vendendosi in molti casi per niente. Le loro stesse persone, i loro corpi e i loro volti e le loro menti subiscono una torsione, diventano rapidamente irriconoscibili, si cercano un’identità che pare a loro meno difficile da gestire nel bazar di quelle che vanno per la maggiore.</p>
<p>tre nomi, per favore</p>
<p>in una fase di ripiegamento e di distrazione epocale, si usa da parte di pochi l’arma della sopraffazione, del condizionamento sistematico, dell’inganno, dell’illusionismo e della paura per tenere in scacco le vite e cancellare in esse il ricordo stesso delle loro possibilità di creazione, di libertà e di invenzione.<br />
cinque nomi, per favore</p>
<p>Ogni funzionario editoriale addita a propria discolpa e alibi qualche buon libro che pure ha pubblicato, i suoi tre poeti, ecc -e anche questo è vero. Ma tace sul funzionamento generale della macchina in cui si trova e che pure conosce molto bene, che rende sempre più ristretto, aleatorio e inoperante lo spazio in cui si muovono invece le manifestazioni in controtendenza, per il funzionamento implacabile e invasivo della macchina e per l’occupazione atmosferica di gran parte degli spazi reali e delle sedi in cui si formano le strutture di giudizio.<br />
tre nomi, per favore&#8230;</p>
<p>Esiste anche qualcosa che viaggia in una direzione diversa. E mai come adesso. Persone che -ciascuna a suo modo- scrivono senza arrendersi, librai che non accettano di trasformarsi in venditori di saponette, editori nuovi che nascono o si rafforzano cercando di seguire altre strade, singole persone che lavorano anche all’interno della grande editoria e dei giornali e della nuova frontiera della rete animate da un diverso atteggiamento e da una vera passione.</p>
<p>sette nomi, per favore&#8230;</p>
<p>Credete di avere vinto, di avere il mondo in pugno e invece siete solo degli esecutori, dei conformisti, degli ignavi.</p>
<p>tre nomi per favore</p>
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		<title>Di: elio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8974</link>
		<dc:creator>elio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1079#comment-8974</guid>
		<description>Che bravo Moresco, sembra proprio il migliore del mazzo. Mi chiedo però se qualcuno avrà davvero il coraggio, la capacità e l'indipendenza (anche in termini biecamente economici e sociali) necessari a tracciare una mappa completa del campo di battaglia, facendo cioè i nomi ed includendo pure se stesso, e la propria parrocchia, nell'oggettivazione smascherante dei comportamenti e delle strategie. 
Devo dire infatti che a me la stessa "Nazione Indiana" (ed i suoi satelliti alleati: Lipperini, Mozzi, Genna ecc.ecc.) sono sembrati costituire una sorta di "cordata" (ricordo che l'uso di questo termine, sul blog di Atelier, fece un po' incazzare Tiziano Scarpa - allora in "visita di cortesia" - che sembrò quindi ricorrere proprio alla retorica del "risentimento" stigmatizzata da Moresco) impegnata più a pubblicizzarsi, imporsi all'attenzione, sgomitare ed allargare la propria briciola di "potere" che non a ricercare delle logiche di interazione autenticamente innovative e "liberatorie". Dopo un poco di partecipazione, ho avuto infatti l'impressione che la stessa discussione che avviene in questo luogo sia alquanto "cosmetica", anemica, subordinata ad una rigorosa distinzione tra "autori autorevoli", che cerimoniosamente si parlano soltanto tra di loro, "garzoni di bottega" dagli atteggiamenti vagamente servili, e la "marmaglia" che commenta dal di fuori (con tanto di "mosche" guardiane - anonime - che fanno il lavoro sporco). Senza negare i lati positivi dell'impresa, rimango dunque abbastanza scettico sulla sua effettiva vocazione emancipatoria e demistificante: l'ipotesi di un marketing furbescamente paludato di idealità rimane ancora del tutto compatibile con l'osservato, anche se potrebbe trattarsi più di limiti intrinseci che non di cattiva volontà. Ma staremo a vedere. I'm here to stay :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che bravo Moresco, sembra proprio il migliore del mazzo. Mi chiedo però se qualcuno avrà davvero il coraggio, la capacità e l&#8217;indipendenza (anche in termini biecamente economici e sociali) necessari a tracciare una mappa completa del campo di battaglia, facendo cioè i nomi ed includendo pure se stesso, e la propria parrocchia, nell&#8217;oggettivazione smascherante dei comportamenti e delle strategie.<br />
Devo dire infatti che a me la stessa &#8220;Nazione Indiana&#8221; (ed i suoi satelliti alleati: Lipperini, Mozzi, Genna ecc.ecc.) sono sembrati costituire una sorta di &#8220;cordata&#8221; (ricordo che l&#8217;uso di questo termine, sul blog di Atelier, fece un po&#8217; incazzare Tiziano Scarpa - allora in &#8220;visita di cortesia&#8221; - che sembrò quindi ricorrere proprio alla retorica del &#8220;risentimento&#8221; stigmatizzata da Moresco) impegnata più a pubblicizzarsi, imporsi all&#8217;attenzione, sgomitare ed allargare la propria briciola di &#8220;potere&#8221; che non a ricercare delle logiche di interazione autenticamente innovative e &#8220;liberatorie&#8221;. Dopo un poco di partecipazione, ho avuto infatti l&#8217;impressione che la stessa discussione che avviene in questo luogo sia alquanto &#8220;cosmetica&#8221;, anemica, subordinata ad una rigorosa distinzione tra &#8220;autori autorevoli&#8221;, che cerimoniosamente si parlano soltanto tra di loro, &#8220;garzoni di bottega&#8221; dagli atteggiamenti vagamente servili, e la &#8220;marmaglia&#8221; che commenta dal di fuori (con tanto di &#8220;mosche&#8221; guardiane - anonime - che fanno il lavoro sporco). Senza negare i lati positivi dell&#8217;impresa, rimango dunque abbastanza scettico sulla sua effettiva vocazione emancipatoria e demistificante: l&#8217;ipotesi di un marketing furbescamente paludato di idealità rimane ancora del tutto compatibile con l&#8217;osservato, anche se potrebbe trattarsi più di limiti intrinseci che non di cattiva volontà. Ma staremo a vedere. I&#8217;m here to stay :-)</p>
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		<title>Di: Julio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8975</link>
		<dc:creator>Julio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Bravo Elio! Son quelli come te, che vedono marketing dappertutto (persino nelle imprese culturali senza un grammo di autopubblicità da parte di autori affermati, che di pubblicità non ne hanno alcun  bisogno), a essere i paladini della restaurazione. Sono quelli come te che "hanno l'impressione" (ma, guarda caso, non la sanno mai articolare, non la spiegano mai, tranciano giudizi generici) a fare da solerte zavorra dello status quo. Sta' pure a vedere, quelli come te questo san fare. Stare. Fermi. Immoti. A sparar giudizi. Senza muovere un dito.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bravo Elio! Son quelli come te, che vedono marketing dappertutto (persino nelle imprese culturali senza un grammo di autopubblicità da parte di autori affermati, che di pubblicità non ne hanno alcun  bisogno), a essere i paladini della restaurazione. Sono quelli come te che &#8220;hanno l&#8217;impressione&#8221; (ma, guarda caso, non la sanno mai articolare, non la spiegano mai, tranciano giudizi generici) a fare da solerte zavorra dello status quo. Sta&#8217; pure a vedere, quelli come te questo san fare. Stare. Fermi. Immoti. A sparar giudizi. Senza muovere un dito.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Manlio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8976</link>
		<dc:creator>Manlio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1079#comment-8976</guid>
		<description>Non lo biasimare, Julio. Il povero Elio Copetti sta parlando di sé. E' lui ad autopromuoversi con un sito e un blog dove mette in rete i suoi dipinti. Quando parla di autopromozione, sa bene di cosa si tratta perché la pratica in prima persona.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non lo biasimare, Julio. Il povero Elio Copetti sta parlando di sé. E&#8217; lui ad autopromuoversi con un sito e un blog dove mette in rete i suoi dipinti. Quando parla di autopromozione, sa bene di cosa si tratta perché la pratica in prima persona.</p>
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	<item>
		<title>Di: elio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8977</link>
		<dc:creator>elio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1079#comment-8977</guid>
		<description>Sì, certo Manlio - benché non ci sia valenza commerciale (ma non fingerò di farlo apposta) anche la mia è pur sempre "autopromozione", non mi escludo affatto dall'analisi dei comportamenti. Quanto a Julio, ok, cercherò di articolare meglio le mie perplessità, non si tratta certo di temi facili.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, certo Manlio - benché non ci sia valenza commerciale (ma non fingerò di farlo apposta) anche la mia è pur sempre &#8220;autopromozione&#8221;, non mi escludo affatto dall&#8217;analisi dei comportamenti. Quanto a Julio, ok, cercherò di articolare meglio le mie perplessità, non si tratta certo di temi facili.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: elio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8978</link>
		<dc:creator>elio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1079#comment-8978</guid>
		<description>Aggiungo soltanto questo: il mio intento non era quello di "sparare a zero" su Nazione Indiana &#038; associati. Si tratta, dal mio punto di vista, di una "costellazione" di siti che irradiano una molteplicità di "rappresentazioni", di non facile interpretazione e proprio per questo assai stimolanti. Inoltre, non detenendo alcun "potere" che oltrepassi ciò che scrivo, esprimo le mie reazioni con una certa libertà. Nell'intervento di Moresco, ho ravvisato una sorta di "chiamata alle armi", un'appello spiccatamente "morale" che però non mi è possibile correlare sensatamente alle "rappresentazioni" fin qui colte, che mi parlano di personalità spesso brillanti ma abbastanza "mimetiche" da un punto di vista "filosofico" e quindi "politico", e che non riesco quindi a discernere agevolmente dal "nemico" che viene evocato. Il mio "stare a vedere" non significava quindi l'intenzione di  "non muovere un dito" bensì la volontà di provare a mettere gradualmente a fuoco queste differenze (attraverso una interrogazione che riguarda anche me stesso). Siccome non posso "esigere" delle spiegazioni" che ovviamente nessuno è tenuto a dare, mi limito ad esprimere questa mia particolare "fame epistemica".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungo soltanto questo: il mio intento non era quello di &#8220;sparare a zero&#8221; su Nazione Indiana &#038; associati. Si tratta, dal mio punto di vista, di una &#8220;costellazione&#8221; di siti che irradiano una molteplicità di &#8220;rappresentazioni&#8221;, di non facile interpretazione e proprio per questo assai stimolanti. Inoltre, non detenendo alcun &#8220;potere&#8221; che oltrepassi ciò che scrivo, esprimo le mie reazioni con una certa libertà. Nell&#8217;intervento di Moresco, ho ravvisato una sorta di &#8220;chiamata alle armi&#8221;, un&#8217;appello spiccatamente &#8220;morale&#8221; che però non mi è possibile correlare sensatamente alle &#8220;rappresentazioni&#8221; fin qui colte, che mi parlano di personalità spesso brillanti ma abbastanza &#8220;mimetiche&#8221; da un punto di vista &#8220;filosofico&#8221; e quindi &#8220;politico&#8221;, e che non riesco quindi a discernere agevolmente dal &#8220;nemico&#8221; che viene evocato. Il mio &#8220;stare a vedere&#8221; non significava quindi l&#8217;intenzione di  &#8220;non muovere un dito&#8221; bensì la volontà di provare a mettere gradualmente a fuoco queste differenze (attraverso una interrogazione che riguarda anche me stesso). Siccome non posso &#8220;esigere&#8221; delle spiegazioni&#8221; che ovviamente nessuno è tenuto a dare, mi limito ad esprimere questa mia particolare &#8220;fame epistemica&#8221;.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: elio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8979</link>
		<dc:creator>elio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1079#comment-8979</guid>
		<description>Riflettendo ulteriormente sulle parole di Julio&#038;Manlio, direi che il concetto di "impresa culturale senza un grammo di autopubblicità da parte di autori affermati, che di pubblicità non ne hanno alcun bisogno" andrebbe approfondito, anche perché la pubblicità può benissimo essere implicita (come quella che mi sto facendo io ora) e perché di pubblicità non si fa evidentemente mai il "pieno". Ma non c'è niente di male nell'autopromuoversi e nel cercare di guadagnare: nel bisogno economico non vi è certo molta libertà. Non contesto neppure l'ipotesi che si tratti di una "cordata" che lega in qualche modo i migliori (i più dotati, i più aperti, i più innovativi) tra i "giovani scrittori" sulla scena, io non posso giudicare, anche perché la narrativa italiana non è proprio al centro dei miei interessi. Ciò che mi sembra più interessante è come questi personaggi si stiano (valorosamente) guadagnando spazio ed attenzione sui media: tanti sono i riferimenti che uno incrocia che è quasi impossibile non venire prima o poi "dirottati" verso di loro, scoprendo quindi che i loro discorsi ed interessi non si confinano affatto nella letteratura, ma investono (anche in virtù della contiguità tra il ruolo di scrittore e quello di giornalista) il campo culturale e politico tout court, ovvero il campo del potere. Mi sembra quindi naturale cercare di capire quali caratteristiche abbia questa sorta di "movimento", per poi magari decidere di sostenerlo, nel caso esse risultassero "compatibili". Però ecco, la difficoltà maggiore sta proprio nel sistematizzare logicamente le rappresentazioni che si colgono: le mappe risultano spesso contraddittorie, spiazzanti, sembra impossibile raggiungere quel quadro di chiarezza - disegnando il campo di *tutti* gli interessi in gioco - che permetta all'interlocutore di comprendere le diverse posizioni e traiettorie, e relazionarsi di conseguenza. Certo, è la nostra stessa realtà ad essere complessa e quasi incomprensibile, tuttavia, come in molte altre "imprese culturali" anche questa sembra alla fine configurarsi su due livelli: quello rivolto alle "masse" (seppure a scolarizzazione relativamente alta) - semplificato, superficiale, "comunicativo", sentimentale, carismatico, "modaiolo", e quello degli "addetti ai lavori": ultra-sofisticato, (auto-)ironico, cinico fino alla spietatezza. Una doppia configurazione che sembra fare il suo bravo lavoro, raccogliendo masse di "fans" ad un polo e selezionando una coda di sodali (iniziati a barlumi di comprensione "strategica") dall'altro. Come al solito, le strategie sembrano in fin dei conti ben celate, tutt'al più se ne potrà parlare "di persona" - magari in quei mitici ritrovi al bar. Tutto questo, si badi bene, non mi induce ad una "condanna", ma soltanto a mettere in forse la natura innovatrice ed emancipatrice che mi pare si tenda a dare a quest'impresa, che sembra fare uso di una retorica da "opposizione" abbastanza strumentale. O meglio, l'opposizione magari c'è, ma pare semplicemente finalizzata all'affermazione di una certa élite rispetto ad altre. Di conseguenza, un appello come quello di Moresco mi sembra se non altro prematuro, e insufficiente alla "mobilitazione" almeno di quelli, come me, che forse si ritrovano tra l'uno e l'altro dei due terminali, perplessi come l'asino di Buridano. Personalmente io mi aspetto da Internet qualcosa di molto diverso, qualcosa di "estremamente" più trasparente e radicale, ma si tratta ancora di utopie, di cui si vede soltanto qualche debole e parziale modello (come "l'open-source" nel software). 
Sarà chiaro, a questo punto, che non sono ancora in grado di padroneggiare gli strumenti concettuali (sociologici ecc.) di cui avrei bisogno in questo mio tentativo di comprensione. Ma li sto studiando, e dunque il presente può essere visto come una specie di esercizio, che se magari non indurrà qualche "illuminato" a venirmi incontro chiarendo pubblicamente un po' di aspetti, dovrebbe per lo meno illustrare meglio la natura del mio "interesse" e quindi, se non altro, a rendere l'ingiuria nei miei confronti (che non considero mai del tutto infondata) un poco più mirata, e quindi per me più interessante.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Riflettendo ulteriormente sulle parole di Julio&#038;Manlio, direi che il concetto di &#8220;impresa culturale senza un grammo di autopubblicità da parte di autori affermati, che di pubblicità non ne hanno alcun bisogno&#8221; andrebbe approfondito, anche perché la pubblicità può benissimo essere implicita (come quella che mi sto facendo io ora) e perché di pubblicità non si fa evidentemente mai il &#8220;pieno&#8221;. Ma non c&#8217;è niente di male nell&#8217;autopromuoversi e nel cercare di guadagnare: nel bisogno economico non vi è certo molta libertà. Non contesto neppure l&#8217;ipotesi che si tratti di una &#8220;cordata&#8221; che lega in qualche modo i migliori (i più dotati, i più aperti, i più innovativi) tra i &#8220;giovani scrittori&#8221; sulla scena, io non posso giudicare, anche perché la narrativa italiana non è proprio al centro dei miei interessi. Ciò che mi sembra più interessante è come questi personaggi si stiano (valorosamente) guadagnando spazio ed attenzione sui media: tanti sono i riferimenti che uno incrocia che è quasi impossibile non venire prima o poi &#8220;dirottati&#8221; verso di loro, scoprendo quindi che i loro discorsi ed interessi non si confinano affatto nella letteratura, ma investono (anche in virtù della contiguità tra il ruolo di scrittore e quello di giornalista) il campo culturale e politico tout court, ovvero il campo del potere. Mi sembra quindi naturale cercare di capire quali caratteristiche abbia questa sorta di &#8220;movimento&#8221;, per poi magari decidere di sostenerlo, nel caso esse risultassero &#8220;compatibili&#8221;. Però ecco, la difficoltà maggiore sta proprio nel sistematizzare logicamente le rappresentazioni che si colgono: le mappe risultano spesso contraddittorie, spiazzanti, sembra impossibile raggiungere quel quadro di chiarezza - disegnando il campo di *tutti* gli interessi in gioco - che permetta all&#8217;interlocutore di comprendere le diverse posizioni e traiettorie, e relazionarsi di conseguenza. Certo, è la nostra stessa realtà ad essere complessa e quasi incomprensibile, tuttavia, come in molte altre &#8220;imprese culturali&#8221; anche questa sembra alla fine configurarsi su due livelli: quello rivolto alle &#8220;masse&#8221; (seppure a scolarizzazione relativamente alta) - semplificato, superficiale, &#8220;comunicativo&#8221;, sentimentale, carismatico, &#8220;modaiolo&#8221;, e quello degli &#8220;addetti ai lavori&#8221;: ultra-sofisticato, (auto-)ironico, cinico fino alla spietatezza. Una doppia configurazione che sembra fare il suo bravo lavoro, raccogliendo masse di &#8220;fans&#8221; ad un polo e selezionando una coda di sodali (iniziati a barlumi di comprensione &#8220;strategica&#8221;) dall&#8217;altro. Come al solito, le strategie sembrano in fin dei conti ben celate, tutt&#8217;al più se ne potrà parlare &#8220;di persona&#8221; - magari in quei mitici ritrovi al bar. Tutto questo, si badi bene, non mi induce ad una &#8220;condanna&#8221;, ma soltanto a mettere in forse la natura innovatrice ed emancipatrice che mi pare si tenda a dare a quest&#8217;impresa, che sembra fare uso di una retorica da &#8220;opposizione&#8221; abbastanza strumentale. O meglio, l&#8217;opposizione magari c&#8217;è, ma pare semplicemente finalizzata all&#8217;affermazione di una certa élite rispetto ad altre. Di conseguenza, un appello come quello di Moresco mi sembra se non altro prematuro, e insufficiente alla &#8220;mobilitazione&#8221; almeno di quelli, come me, che forse si ritrovano tra l&#8217;uno e l&#8217;altro dei due terminali, perplessi come l&#8217;asino di Buridano. Personalmente io mi aspetto da Internet qualcosa di molto diverso, qualcosa di &#8220;estremamente&#8221; più trasparente e radicale, ma si tratta ancora di utopie, di cui si vede soltanto qualche debole e parziale modello (come &#8220;l&#8217;open-source&#8221; nel software).<br />
Sarà chiaro, a questo punto, che non sono ancora in grado di padroneggiare gli strumenti concettuali (sociologici ecc.) di cui avrei bisogno in questo mio tentativo di comprensione. Ma li sto studiando, e dunque il presente può essere visto come una specie di esercizio, che se magari non indurrà qualche &#8220;illuminato&#8221; a venirmi incontro chiarendo pubblicamente un po&#8217; di aspetti, dovrebbe per lo meno illustrare meglio la natura del mio &#8220;interesse&#8221; e quindi, se non altro, a rendere l&#8217;ingiuria nei miei confronti (che non considero mai del tutto infondata) un poco più mirata, e quindi per me più interessante.</p>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/09/la-restaurazione/#comment-8980</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Elio, però è comodo dire che c'è la cordata e i ragazzi di bottega. Fai vedere tu la strada allora. Fai come Genna, come Franz, come Mozzi, come la Lipperini, come Wu Ming, come Sergio Baratto e metti su un tuo blog senza cordate e ragazzi di bottega.

Per il resto non so se Moresco è il migliore del mazzo come dici tu, però nella prima pagina de "Il vulcano" si legge: "Quando gli scrittori parlano di queste cose [un'idea di letteratura] tirano sempre e comunque l'acqua al mulino della propria "poetica". Io non faccio eccezione."
Secondo me non è marketing, è ambizione, perché se vuoi lavorare bene devi avere in testa quell'idea lì.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Elio, però è comodo dire che c&#8217;è la cordata e i ragazzi di bottega. Fai vedere tu la strada allora. Fai come Genna, come Franz, come Mozzi, come la Lipperini, come Wu Ming, come Sergio Baratto e metti su un tuo blog senza cordate e ragazzi di bottega.</p>
<p>Per il resto non so se Moresco è il migliore del mazzo come dici tu, però nella prima pagina de &#8220;Il vulcano&#8221; si legge: &#8220;Quando gli scrittori parlano di queste cose [un'idea di letteratura] tirano sempre e comunque l&#8217;acqua al mulino della propria &#8220;poetica&#8221;. Io non faccio eccezione.&#8221;<br />
Secondo me non è marketing, è ambizione, perché se vuoi lavorare bene devi avere in testa quell&#8217;idea lì.</p>
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