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	<title>Commenti a: Scrivere sul fronte meridionale</title>
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	<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 20:53:18 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Andrea Di Consoli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-10827</link>
		<dc:creator>Andrea Di Consoli</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2005 13:09:18 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Livio, chiami in causa me e il mio caro amico Filippo La Porta. Filippo avrà voglia di lottare ancora. Per me il Sud non significa più niente. Non lo voglio sentire più. Me ne fotto. Sono rimasti i peggiori, giù. I ragionieri e i politicanti e le famiglie. La crema è in giro per il mondo. Mi fa pena, il Sud. Sono indifferente. Mi spiace. Ho già dato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Livio, chiami in causa me e il mio caro amico Filippo La Porta. Filippo avrà voglia di lottare ancora. Per me il Sud non significa più niente. Non lo voglio sentire più. Me ne fotto. Sono rimasti i peggiori, giù. I ragionieri e i politicanti e le famiglie. La crema è in giro per il mondo. Mi fa pena, il Sud. Sono indifferente. Mi spiace. Ho già dato.</p>
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		<title>Di: Livio Romano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9387</link>
		<dc:creator>Livio Romano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Oh grazie. Grazie dal cuore caro Roberto di questo bellissimo pezzo. Ecco esattamente il cuore della questione. Ecco cosa voglio dire io quando dico che occorre raccontare la vita di una giornata qualsiasi di un individuo qualsiasi. Hai fatto bene a sollevare questa questione, e proprio qui, in Nazione Indiana. Io ne avrei da raccontare, pure. Io che a 17 anni venivo convocato in questura come te. Io che a volte scrivo cose gravissime, sia pure in questa forma finzionale, e invece, al contrario di te, vengo sommerso da un mare di indifferenza che è l'arma migliore per sottacere, per rendere innocuo quello che hai detto. Io non credo, evidentemente, alla retorica dell'hospes meridiano. Io credo, al contrario, che questa realtà nostra abbia una sua specificità tutta negativa la quale non può non influire anche sulle narrazioni che vi si costruiscono. Potrei scrivere un articolo, ho pensato appena ho letto il tuo. Ma hai detto già così bene tutto quello che c'era da dire che le mie riflessioni sarebbero state pleonastice e superflue. Scrivere sul fronte meridionale. Ecco una sfida. Scrivere da queste frontiere e non cantarsela addosso con le legane oppure con l'ancor più abominevole "dolorismo" della letteratura neorealistica degli anni 50 o 60 giù fino a tutt'oggi. Un dibattito aperto. Come una ferita, si direbbe con facile metafora. La Porta, Scarpa (Domenico), l'altro tuo coetaneo Andrea Di Consoli: battete un colpo. Vi so capaci di acutissime osservazioni in proposito. Battete, vi prego, un colpo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Oh grazie. Grazie dal cuore caro Roberto di questo bellissimo pezzo. Ecco esattamente il cuore della questione. Ecco cosa voglio dire io quando dico che occorre raccontare la vita di una giornata qualsiasi di un individuo qualsiasi. Hai fatto bene a sollevare questa questione, e proprio qui, in Nazione Indiana. Io ne avrei da raccontare, pure. Io che a 17 anni venivo convocato in questura come te. Io che a volte scrivo cose gravissime, sia pure in questa forma finzionale, e invece, al contrario di te, vengo sommerso da un mare di indifferenza che è l&#8217;arma migliore per sottacere, per rendere innocuo quello che hai detto. Io non credo, evidentemente, alla retorica dell&#8217;hospes meridiano. Io credo, al contrario, che questa realtà nostra abbia una sua specificità tutta negativa la quale non può non influire anche sulle narrazioni che vi si costruiscono. Potrei scrivere un articolo, ho pensato appena ho letto il tuo. Ma hai detto già così bene tutto quello che c&#8217;era da dire che le mie riflessioni sarebbero state pleonastice e superflue. Scrivere sul fronte meridionale. Ecco una sfida. Scrivere da queste frontiere e non cantarsela addosso con le legane oppure con l&#8217;ancor più abominevole &#8220;dolorismo&#8221; della letteratura neorealistica degli anni 50 o 60 giù fino a tutt&#8217;oggi. Un dibattito aperto. Come una ferita, si direbbe con facile metafora. La Porta, Scarpa (Domenico), l&#8217;altro tuo coetaneo Andrea Di Consoli: battete un colpo. Vi so capaci di acutissime osservazioni in proposito. Battete, vi prego, un colpo.</p>
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		<title>Di: Livio Romano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9388</link>
		<dc:creator>Livio Romano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>... la fretta mi ha fatto scrivere "legane" al posto di "LAGNE". Lagne consolotarie e autocelebrative. Lagne rap e lagne a teatro. Il Sud è attraversato da una poetica della lagna...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; la fretta mi ha fatto scrivere &#8220;legane&#8221; al posto di &#8220;LAGNE&#8221;. Lagne consolotarie e autocelebrative. Lagne rap e lagne a teatro. Il Sud è attraversato da una poetica della lagna&#8230;</p>
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		<title>Di: Elio Paoloni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9389</link>
		<dc:creator>Elio Paoloni</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Allucinante. A un certo punto mi ha ricordato la storia che racconta Grillo nel suo spettacolo a proposito della Parmalat. “Lei ne sa più della Guardia di Finanza, dove ha raccolto queste informazioni?”
Però, Roberto, ti deve essere sfuggita la tristissima lettera di sottomissione che alla fine Rushdie ha dovuto tirar fuori (è in Patrie immaginarie).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Allucinante. A un certo punto mi ha ricordato la storia che racconta Grillo nel suo spettacolo a proposito della Parmalat. “Lei ne sa più della Guardia di Finanza, dove ha raccolto queste informazioni?”<br />
Però, Roberto, ti deve essere sfuggita la tristissima lettera di sottomissione che alla fine Rushdie ha dovuto tirar fuori (è in Patrie immaginarie).</p>
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		<title>Di: Bartolomeo Di Monaco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9390</link>
		<dc:creator>Bartolomeo Di Monaco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile Livio Romano, il sud è stato attraversato ed è attraversato da grandi scrittori. Quando ho cominciato a scoprirli, io nato da genitori meridionali, mi sono accorto che salvo pochi nomi (Verga, Pirandello soprattutto) tanti erano stati dimenticati, o messi da parte 

Essi si sono fatti sentire soprattutto con i loro libri.

Ne ho raccolto qualcuno nel mio "Quarantatre letture - Il sud nella letteratura italiana contemporanea", uscito in questi giorni da Marco Valerio. Ecco alcuni nomi:  Vitaliano Brancati, Gesualdo Bufalino, Luigi Compagnone, Giuseppe Dessì, Angelo Fiore, Luigi Incoronato, Francesco Jovine, Raffaele La Capria, Giuseppe Marotta,  Mario Pomilio, Michele Prisco, Domenico Rea, Salvatore Satta, Leonardo Sciascia, Ignazio Silone, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Elio Vittorini. 

Carlo Alianello, Maria Corti, Anna Maria Ortese, Ottiero Ottieri hanno scritto libri memorabili sul sud. 

Carmine Abate, Giuseppe Montesano, Raffaele Nigro, Erri De Luca, sono scrittori ancora giovani e vitalissimi.

Abate e Nigro, li considero narratori di grande qualità, tra i nostri migliori.

Vorrei tanto che qualcuno di loro dicesse la sua in questo dibattito, in cui ho l'impressione che chi crede in ciò che scrive, non abbia poi la forza, ma nemmeno la volontà, di andare oltre le parole.

Posso condividere o meno certe posizioni, non è questo il punto, ma c'è una cosa che non posso accettare, ed è che chi ha in mente un progetto, abbia paura di fare qualche sacrificio per realizzarlo.

Ne ho già parlato in un commento al pezzo di Mozzi, il quale, forse, è l'unico che, credendo in una cosa, si fa in quattro per metterla in pratica presso l'editore Sironi.

Purtroppo, non conosco gli altri. Ma se credono in ciò che scrivono, perché non si mettono insieme (quindi non solo gli scrittori del sud devono battere un colpo)e creano una Casa editrice che realizzi il loro progetto?

Ripeto, io quel progetto posso anche non condividerlo, ma mi pare assai criticabile che chi lo condivide si perda in chiacchiere (va bene scrivere anche lagne)e non si rimbocchi le maniche.

Io, credessi in quel progetto, farei di tutto per trovare chi la pensi come me ed unire le forze. Possibile che in N.I., con tanti talenti e personaggi che appaiono combattivi, non si trovi il modo di scendere nel concreto?

Se questa discussione dovesse rimanere circoscritta a N.I. o dovesse essere riproposta, suppergiù tale e quale, a cicli ricorrenti di tavole rotonde e convegni, beh, si sarebbero sprecati tempo e intelligenze.

Vale più uno che sa mettere in pratica ciò che pensa, o perfino vagheggia, che mille conferenzieri che quando hanno finito di parlare, la cosa certa che li attende è quella di mettersi tutti insieme a tavola: con piacere e senza rischio.

Bart</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Livio Romano, il sud è stato attraversato ed è attraversato da grandi scrittori. Quando ho cominciato a scoprirli, io nato da genitori meridionali, mi sono accorto che salvo pochi nomi (Verga, Pirandello soprattutto) tanti erano stati dimenticati, o messi da parte </p>
<p>Essi si sono fatti sentire soprattutto con i loro libri.</p>
<p>Ne ho raccolto qualcuno nel mio &#8220;Quarantatre letture - Il sud nella letteratura italiana contemporanea&#8221;, uscito in questi giorni da Marco Valerio. Ecco alcuni nomi:  Vitaliano Brancati, Gesualdo Bufalino, Luigi Compagnone, Giuseppe Dessì, Angelo Fiore, Luigi Incoronato, Francesco Jovine, Raffaele La Capria, Giuseppe Marotta,  Mario Pomilio, Michele Prisco, Domenico Rea, Salvatore Satta, Leonardo Sciascia, Ignazio Silone, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Elio Vittorini. </p>
<p>Carlo Alianello, Maria Corti, Anna Maria Ortese, Ottiero Ottieri hanno scritto libri memorabili sul sud. </p>
<p>Carmine Abate, Giuseppe Montesano, Raffaele Nigro, Erri De Luca, sono scrittori ancora giovani e vitalissimi.</p>
<p>Abate e Nigro, li considero narratori di grande qualità, tra i nostri migliori.</p>
<p>Vorrei tanto che qualcuno di loro dicesse la sua in questo dibattito, in cui ho l&#8217;impressione che chi crede in ciò che scrive, non abbia poi la forza, ma nemmeno la volontà, di andare oltre le parole.</p>
<p>Posso condividere o meno certe posizioni, non è questo il punto, ma c&#8217;è una cosa che non posso accettare, ed è che chi ha in mente un progetto, abbia paura di fare qualche sacrificio per realizzarlo.</p>
<p>Ne ho già parlato in un commento al pezzo di Mozzi, il quale, forse, è l&#8217;unico che, credendo in una cosa, si fa in quattro per metterla in pratica presso l&#8217;editore Sironi.</p>
<p>Purtroppo, non conosco gli altri. Ma se credono in ciò che scrivono, perché non si mettono insieme (quindi non solo gli scrittori del sud devono battere un colpo)e creano una Casa editrice che realizzi il loro progetto?</p>
<p>Ripeto, io quel progetto posso anche non condividerlo, ma mi pare assai criticabile che chi lo condivide si perda in chiacchiere (va bene scrivere anche lagne)e non si rimbocchi le maniche.</p>
<p>Io, credessi in quel progetto, farei di tutto per trovare chi la pensi come me ed unire le forze. Possibile che in N.I., con tanti talenti e personaggi che appaiono combattivi, non si trovi il modo di scendere nel concreto?</p>
<p>Se questa discussione dovesse rimanere circoscritta a N.I. o dovesse essere riproposta, suppergiù tale e quale, a cicli ricorrenti di tavole rotonde e convegni, beh, si sarebbero sprecati tempo e intelligenze.</p>
<p>Vale più uno che sa mettere in pratica ciò che pensa, o perfino vagheggia, che mille conferenzieri che quando hanno finito di parlare, la cosa certa che li attende è quella di mettersi tutti insieme a tavola: con piacere e senza rischio.</p>
<p>Bart</p>
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		<title>Di: missy</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9391</link>
		<dc:creator>missy</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>(qui in NI)...fate una discussione che non si capisce una minchia. 
Scusate.  
Missy.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>(qui in NI)&#8230;fate una discussione che non si capisce una minchia.<br />
Scusate.<br />
Missy.</p>
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		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9392</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>caro Roberto è sempre molto intenso e sconvolgente quello che scrivi, ma qui in modo particolare ai messo assieme, in grandissima tensione, un quantità di problemi non solo letterari ma civili, come se dal tuo margine tutti i nodi venissero al pettine: tutti i nodi del rapporto scrittura-realtà, scrittura-immaginario, in un'Italia amputata e spettrale. Questo è davvero un altro pezzo-cuneo. Grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro Roberto è sempre molto intenso e sconvolgente quello che scrivi, ma qui in modo particolare ai messo assieme, in grandissima tensione, un quantità di problemi non solo letterari ma civili, come se dal tuo margine tutti i nodi venissero al pettine: tutti i nodi del rapporto scrittura-realtà, scrittura-immaginario, in un&#8217;Italia amputata e spettrale. Questo è davvero un altro pezzo-cuneo. Grazie</p>
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		<title>Di: a i</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9393</link>
		<dc:creator>a i</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>pure la "h" se n'è andata, nella sconvoltura</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>pure la &#8220;h&#8221; se n&#8217;è andata, nella sconvoltura</p>
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		<title>Di: piero sorrentino</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9394</link>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>E' un pezzo potentissimo, forse la cosa più bella di Roberto, che apre decine di rivoli di pensiero, soprattutto per chi sa bene di cosa si parla, per chi riesce a immaginarsi la caserma CC di casal di principe e tutto quello, e tutti quelli, che le stanno attorno, fuori...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un pezzo potentissimo, forse la cosa più bella di Roberto, che apre decine di rivoli di pensiero, soprattutto per chi sa bene di cosa si parla, per chi riesce a immaginarsi la caserma CC di casal di principe e tutto quello, e tutti quelli, che le stanno attorno, fuori&#8230;</p>
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		<title>Di: andrea</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9395</link>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>è un buon pezzo, ma quello che penso, sempre dal sud e non dal nord (vivo a Napoli)è: siamo veramente convinti che esista un luogo sud così diverso dal nord solo perchè qui si vedono le lupare del pensiero marginale tipico del sud e al nord nessun carabiniere ti chiama in questura? Al nord la vita non è minacciata? Siamo sicuri che al nord non siano minacciati? Da quello che sostiene la Benedetti nell'ultima cosa scritta e meglio spiegata (per me) mi pare sia una questione più radicale e non solo letteraria di nord e di sud, ancora una volta. Siamo alle rivendicazioni del luogo? Tutte le volte che si sottolinea un problema si aggiunge: sì che cazzo qui al sud si fa più fatica, qui è più difficile. Ma siamo sicuri che al nord sia più facile?Nessuno può dir male di questo pezzo (primo perché è scritto bene poi perché è sentito e da sentire) ma siamo sicuri di non accettare meglio la "marginalità" dichiarata e sentita da Napoli e meno bene quella dell'Emilia senza lupare incandescenti ma pure sempre PRESENTI.(Culturalmente abituati al nord ad essere compassionevoli con il sud e a sud a sentirci vittime). Siamo qui (ITALIA), porca puttana, e non possiamo parlare di quanto poco venga considerata la letteratura del sud, in un momento di restaurazione, (parlo dei commenti e delle solite rivendicazioni che si fanno al sud non del pezzo di Saviano)in rapporto al NORD. Mi dispiace ma per me non è il SUD il problema ma la RESTAURAZIONE è il problema di cui il sud è una  parte RILEVANTE, un sud perso dentro se stesso che rivendica 4 5 20 200 autori (tra cui anche Livio Romano per carità) quelli sì bravi e pieni di problemi che VOI DEL NORD MANCO IMMAGINATE, come non immaginate neanche i problemi REALI, ecco questo atteggiamento mi sembra di snasare alle poche presentazioni di libri "radicali" alla Feltrinelli di Napoli, nonostante il bel pezzo di Saviano, appunto dico questo atteggiamento non sono sicuro sia utile in un momento di RESTAURAZIONE. Temo alla fine ci si azzittisca l'uno con l'altro in nome del più sofferente. Primo tutto questo dire chi soffre di più potrebbe non interessare. Secondo non ci si ascolta mai. Terzo siamo sicuri noi del SUD di capire gli autori del NORD ma veramente dico, profondamente nella LORO sofferenza quotidiana, di saperla immaginare sulla nostra vita. Non voglio usare la parola genocidio (concordo con Inglese) ma smettiamola di fare il gioco di La Porta e di fronte AL PROBLEMA RESTAURAZIONE tiriamo fuori i nomi dei nostri protetti o di noi stessi per rivendicare un posto nella "nuova" storia della letteratura! Parliamo di gusti e tendenze letterarie di schieramenti parrocchiali? Siamo sicuri di non essere già morti?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>è un buon pezzo, ma quello che penso, sempre dal sud e non dal nord (vivo a Napoli)è: siamo veramente convinti che esista un luogo sud così diverso dal nord solo perchè qui si vedono le lupare del pensiero marginale tipico del sud e al nord nessun carabiniere ti chiama in questura? Al nord la vita non è minacciata? Siamo sicuri che al nord non siano minacciati? Da quello che sostiene la Benedetti nell&#8217;ultima cosa scritta e meglio spiegata (per me) mi pare sia una questione più radicale e non solo letteraria di nord e di sud, ancora una volta. Siamo alle rivendicazioni del luogo? Tutte le volte che si sottolinea un problema si aggiunge: sì che cazzo qui al sud si fa più fatica, qui è più difficile. Ma siamo sicuri che al nord sia più facile?Nessuno può dir male di questo pezzo (primo perché è scritto bene poi perché è sentito e da sentire) ma siamo sicuri di non accettare meglio la &#8220;marginalità&#8221; dichiarata e sentita da Napoli e meno bene quella dell&#8217;Emilia senza lupare incandescenti ma pure sempre PRESENTI.(Culturalmente abituati al nord ad essere compassionevoli con il sud e a sud a sentirci vittime). Siamo qui (ITALIA), porca puttana, e non possiamo parlare di quanto poco venga considerata la letteratura del sud, in un momento di restaurazione, (parlo dei commenti e delle solite rivendicazioni che si fanno al sud non del pezzo di Saviano)in rapporto al NORD. Mi dispiace ma per me non è il SUD il problema ma la RESTAURAZIONE è il problema di cui il sud è una  parte RILEVANTE, un sud perso dentro se stesso che rivendica 4 5 20 200 autori (tra cui anche Livio Romano per carità) quelli sì bravi e pieni di problemi che VOI DEL NORD MANCO IMMAGINATE, come non immaginate neanche i problemi REALI, ecco questo atteggiamento mi sembra di snasare alle poche presentazioni di libri &#8220;radicali&#8221; alla Feltrinelli di Napoli, nonostante il bel pezzo di Saviano, appunto dico questo atteggiamento non sono sicuro sia utile in un momento di RESTAURAZIONE. Temo alla fine ci si azzittisca l&#8217;uno con l&#8217;altro in nome del più sofferente. Primo tutto questo dire chi soffre di più potrebbe non interessare. Secondo non ci si ascolta mai. Terzo siamo sicuri noi del SUD di capire gli autori del NORD ma veramente dico, profondamente nella LORO sofferenza quotidiana, di saperla immaginare sulla nostra vita. Non voglio usare la parola genocidio (concordo con Inglese) ma smettiamola di fare il gioco di La Porta e di fronte AL PROBLEMA RESTAURAZIONE tiriamo fuori i nomi dei nostri protetti o di noi stessi per rivendicare un posto nella &#8220;nuova&#8221; storia della letteratura! Parliamo di gusti e tendenze letterarie di schieramenti parrocchiali? Siamo sicuri di non essere già morti?</p>
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	<item>
		<title>Di: Roberto Saviano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9396</link>
		<dc:creator>Roberto Saviano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Andrea non siamo già morti. Ho mappato la scrittura sul fronte meridionale per descrivere come la cinetica della scrittura in certi territori sia davvero letale, cruciale, necessaria. Nello scambio di riflessioni su "La restaurazione" con questa mia lettera non ho voluto creare parrocchia, o alzare il dito per dire "io soffro di più". Ma raccontato, in qualche modo, un peso specificio della parola, che in molti avevano smarrito o credevano di non riuscire più a valutare. Ho predisposto i calibiri, ecco tutto. A nord non è meglio. E' un pò meglio. E quel segmento che ci differenzia, spesso per il muscolo del cervello, può persino rivestire una preziosità vitale. Ma il discorso è complesso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea non siamo già morti. Ho mappato la scrittura sul fronte meridionale per descrivere come la cinetica della scrittura in certi territori sia davvero letale, cruciale, necessaria. Nello scambio di riflessioni su &#8220;La restaurazione&#8221; con questa mia lettera non ho voluto creare parrocchia, o alzare il dito per dire &#8220;io soffro di più&#8221;. Ma raccontato, in qualche modo, un peso specificio della parola, che in molti avevano smarrito o credevano di non riuscire più a valutare. Ho predisposto i calibiri, ecco tutto. A nord non è meglio. E&#8217; un pò meglio. E quel segmento che ci differenzia, spesso per il muscolo del cervello, può persino rivestire una preziosità vitale. Ma il discorso è complesso.</p>
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	<item>
		<title>Di: luigi weber</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9397</link>
		<dc:creator>luigi weber</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Roberto, ancora una volta ci volevi tu per riportare le discussioni di Nazione Indiana, che magari erano mosse, non dico di no, da serissime e concretissime idealità teoriche, con i piedi per terra. 
Ogni volta che posti un pezzo, l'effetto che mi fa leggerti è simile a quello di respirare aria fredda all'uscita da un locale fumoso. La mente annebbiata si rifà chiara. E ogni volta osservo desolato la scarsità di commenti ai tuoi magnifici, dolorosi articoli. Io sospetto che le letture siano molto numerose, ma i commenti, che per altri pezzi ammontano a svariate decine, coinvolgendo anche deprimenti baruffe, non salgono mai molto. Temo che ognuno di noi osservi il tuo lavoro con un senso di affettuosa impotenza. Ma, se ho ragione, questo è un sentimento sbagliato. Lo so che a volte non si sa cosa scriverti, perché vedi tutto talmente chiaro e senza illusioni, e lo metti giù in maniera talmente irrevocabile, nero su bianco, come in una analisi al microscopio, che pare non esserci spazio per aggiunte, e anche il gesto solidale di ringraziarti o complimentarsi con te sembra fuori luogo, quasi osceno, dinanzi a ciò di cui scrivi, all'urgenza e all'intensità con cui quelle parole ci arrivano addosso. Osceno come complimentarsi con qualcuno per l'eleganza del suo vestito al funerale di un amico. Perfino il carabiniere si trova spiazzato, e mastica rabbia che tu ne sappia più di lui. Noi frequentatori di Nazione Indiana, al sicuro nelle nostre casette, come potremmo azzardarci a esprimere un'opinione? 
Invece io credo che questo minimo segnale, il commento firmato, abbia un senso. E' poco, è niente, certo, eppure significa che non ti legge solo chi vorrebbe fartela pagare o chi si interroga su quali sono le tue fonti. Per questo cerco di non cedere all'affettuosa impotenza, e parlo di te ai miei amici, e segnalo sempre quello che scrivi, e insisto con la gente perché venga qua a leggerti, ogni volta. Siamo tutti minuscoli e indifesi di fronte alla violenza, ma tu hai ragione, a volte le parole sono davvero armi.

con affetto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Roberto, ancora una volta ci volevi tu per riportare le discussioni di Nazione Indiana, che magari erano mosse, non dico di no, da serissime e concretissime idealità teoriche, con i piedi per terra.<br />
Ogni volta che posti un pezzo, l&#8217;effetto che mi fa leggerti è simile a quello di respirare aria fredda all&#8217;uscita da un locale fumoso. La mente annebbiata si rifà chiara. E ogni volta osservo desolato la scarsità di commenti ai tuoi magnifici, dolorosi articoli. Io sospetto che le letture siano molto numerose, ma i commenti, che per altri pezzi ammontano a svariate decine, coinvolgendo anche deprimenti baruffe, non salgono mai molto. Temo che ognuno di noi osservi il tuo lavoro con un senso di affettuosa impotenza. Ma, se ho ragione, questo è un sentimento sbagliato. Lo so che a volte non si sa cosa scriverti, perché vedi tutto talmente chiaro e senza illusioni, e lo metti giù in maniera talmente irrevocabile, nero su bianco, come in una analisi al microscopio, che pare non esserci spazio per aggiunte, e anche il gesto solidale di ringraziarti o complimentarsi con te sembra fuori luogo, quasi osceno, dinanzi a ciò di cui scrivi, all&#8217;urgenza e all&#8217;intensità con cui quelle parole ci arrivano addosso. Osceno come complimentarsi con qualcuno per l&#8217;eleganza del suo vestito al funerale di un amico. Perfino il carabiniere si trova spiazzato, e mastica rabbia che tu ne sappia più di lui. Noi frequentatori di Nazione Indiana, al sicuro nelle nostre casette, come potremmo azzardarci a esprimere un&#8217;opinione?<br />
Invece io credo che questo minimo segnale, il commento firmato, abbia un senso. E&#8217; poco, è niente, certo, eppure significa che non ti legge solo chi vorrebbe fartela pagare o chi si interroga su quali sono le tue fonti. Per questo cerco di non cedere all&#8217;affettuosa impotenza, e parlo di te ai miei amici, e segnalo sempre quello che scrivi, e insisto con la gente perché venga qua a leggerti, ogni volta. Siamo tutti minuscoli e indifesi di fronte alla violenza, ma tu hai ragione, a volte le parole sono davvero armi.</p>
<p>con affetto</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Vincenzo Garzillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9398</link>
		<dc:creator>Vincenzo Garzillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1114#comment-9398</guid>
		<description>"Scopre il vero e lo rende materiale per trasformare il percorso del reale". E' anche la mia idea di scrittore. Mi ha emozionato leggerla scritta da qualcun altro. Qualcuno, poi, che rischia in prima persona, volente o nolente, in nome di qualcosa che non è forse ben chiaro fino in fondo neanche a lui. Continua Robbè, continua.

Il pezzo mi ha fatto venire in mente due cose.

La prima è un film che ho rivisto in questi giorni: "I tre giorni del Condor". Tutti i guai che passa il povero Robert Redford gli vengono dalla scrittura di un rapporto, in cui mette in luce dinamiche occulte di potere. Era il 1975, ma l'inquietante scena finale, in cui Redford parla con un suo superiore della CIA, potrebbe tranquillamente venire "copiata e incollata" in un film girato oggi, nel 2005, senza perdere niente della sua forza e della sua verità.

La seconda riguarda il dibattito sulla "Restaurazione" e la "marginalità". Per me la forza e la verità della parola sono fondamentali, irrinunciabili, ma non bastano di per sé a "trasformare il percorso del reale". Io credo che la marginalità possa essere un ripiego momentaneo, a volte necessario, ma non possa essere programmatica. Se rimane tale e non si traduce in qualche modo e in qualche tempo nel suo contrario, ossia in una grande "visibilità", rimane inefficace, perché diventa troppo simile al silenzio e all'inazione. Dico oggi, nella nostra società così legata ai media che ben conosciamo. Mi viene in mente il mito del FAUST di Goethe. Faust accetta il patto con Mefistofele perché capisce che non ci sono altre vie per arrivare a trasformare davvero la realtà. Mefistofele rappresenta il pericolo supremo, la nullificazione del senso delle cose, un pericolo che oggi permea tutta la realtà produttiva, con il suo carattere tecnico, industrializzato, che ha ormai invaso e conquistato l'ambito culturale. Ma proprio per questo non ci si può tirare indietro. Restare ai margini di questo fatto epocale, per me, significa consegnare il mondo nelle mani del nulla. Bisogna entrare nelle dinamiche reali, rischiare anche di venire stritolati, con lo scopo di moltiplicare la forza deflagrante della verità. Accettare di seguire Mefistofele ma senza cedere sul punto cruciale, la questione del senso. Questo è il mio sogno, la mia visione.

Un abbraccio,
Vincenzo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Scopre il vero e lo rende materiale per trasformare il percorso del reale&#8221;. E&#8217; anche la mia idea di scrittore. Mi ha emozionato leggerla scritta da qualcun altro. Qualcuno, poi, che rischia in prima persona, volente o nolente, in nome di qualcosa che non è forse ben chiaro fino in fondo neanche a lui. Continua Robbè, continua.</p>
<p>Il pezzo mi ha fatto venire in mente due cose.</p>
<p>La prima è un film che ho rivisto in questi giorni: &#8220;I tre giorni del Condor&#8221;. Tutti i guai che passa il povero Robert Redford gli vengono dalla scrittura di un rapporto, in cui mette in luce dinamiche occulte di potere. Era il 1975, ma l&#8217;inquietante scena finale, in cui Redford parla con un suo superiore della CIA, potrebbe tranquillamente venire &#8220;copiata e incollata&#8221; in un film girato oggi, nel 2005, senza perdere niente della sua forza e della sua verità.</p>
<p>La seconda riguarda il dibattito sulla &#8220;Restaurazione&#8221; e la &#8220;marginalità&#8221;. Per me la forza e la verità della parola sono fondamentali, irrinunciabili, ma non bastano di per sé a &#8220;trasformare il percorso del reale&#8221;. Io credo che la marginalità possa essere un ripiego momentaneo, a volte necessario, ma non possa essere programmatica. Se rimane tale e non si traduce in qualche modo e in qualche tempo nel suo contrario, ossia in una grande &#8220;visibilità&#8221;, rimane inefficace, perché diventa troppo simile al silenzio e all&#8217;inazione. Dico oggi, nella nostra società così legata ai media che ben conosciamo. Mi viene in mente il mito del FAUST di Goethe. Faust accetta il patto con Mefistofele perché capisce che non ci sono altre vie per arrivare a trasformare davvero la realtà. Mefistofele rappresenta il pericolo supremo, la nullificazione del senso delle cose, un pericolo che oggi permea tutta la realtà produttiva, con il suo carattere tecnico, industrializzato, che ha ormai invaso e conquistato l&#8217;ambito culturale. Ma proprio per questo non ci si può tirare indietro. Restare ai margini di questo fatto epocale, per me, significa consegnare il mondo nelle mani del nulla. Bisogna entrare nelle dinamiche reali, rischiare anche di venire stritolati, con lo scopo di moltiplicare la forza deflagrante della verità. Accettare di seguire Mefistofele ma senza cedere sul punto cruciale, la questione del senso. Questo è il mio sogno, la mia visione.</p>
<p>Un abbraccio,<br />
Vincenzo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Jacopo Guerriero</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9399</link>
		<dc:creator>Jacopo Guerriero</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1114#comment-9399</guid>
		<description>Parola-verità-rischio. Primo nodo. 
Secondo -sociologico prima che letterario-: individuo de iure contro individuo de facto -tentativo di rioccupare l'agorà, sottratta per mano di un capitalismo criminale, con la scrittura-.
Un progetto folle..ma ecco il sogno e il combattimento!
  
Pensavo a questo, Roberto, quando qualche giorno fa mi hanno letto la tua lettera. E ho pensato anche che se il vecchio obiettivo della teoria critica -l'emancipazione dell'uomo- significa ancora oggi qualcosa, questo qualcosa è il riavvicinare i due lembi strappati di cui dicevo prima (la distinzione, infatti, vale anche per la letteratura: scrittore de iure -separato, avulso, MARGINALE- contro scrittore de facto che ha ripreso in mano il potere della sua oltranza).

Sai già che con ogni probabilità perderemo questa battaglia che, in NI, soprattutto tu porti avanti. Ma insieme ci ubriacheremo e, ancora, uccideremo un toro con un pugno.

Un abbraccio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Parola-verità-rischio. Primo nodo.<br />
Secondo -sociologico prima che letterario-: individuo de iure contro individuo de facto -tentativo di rioccupare l&#8217;agorà, sottratta per mano di un capitalismo criminale, con la scrittura-.<br />
Un progetto folle..ma ecco il sogno e il combattimento!</p>
<p>Pensavo a questo, Roberto, quando qualche giorno fa mi hanno letto la tua lettera. E ho pensato anche che se il vecchio obiettivo della teoria critica -l&#8217;emancipazione dell&#8217;uomo- significa ancora oggi qualcosa, questo qualcosa è il riavvicinare i due lembi strappati di cui dicevo prima (la distinzione, infatti, vale anche per la letteratura: scrittore de iure -separato, avulso, MARGINALE- contro scrittore de facto che ha ripreso in mano il potere della sua oltranza).</p>
<p>Sai già che con ogni probabilità perderemo questa battaglia che, in NI, soprattutto tu porti avanti. Ma insieme ci ubriacheremo e, ancora, uccideremo un toro con un pugno.</p>
<p>Un abbraccio.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9400</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1114#comment-9400</guid>
		<description>Solo una cosa che può apparire fuori luogo: Roberto è un ragazzo simpaticissimo. Lo ripeto: simpaticissimo. Ci siamo capiti? nessun lamentismo meridionalista, nessun vittimismo da minoranza.  Non è un supereroe, non è un pazzo: è uno pieno di vita.

ricambio l'abbraccio.

(bel commento, Jacopo)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Solo una cosa che può apparire fuori luogo: Roberto è un ragazzo simpaticissimo. Lo ripeto: simpaticissimo. Ci siamo capiti? nessun lamentismo meridionalista, nessun vittimismo da minoranza.  Non è un supereroe, non è un pazzo: è uno pieno di vita.</p>
<p>ricambio l&#8217;abbraccio.</p>
<p>(bel commento, Jacopo)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: davide racca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9401</link>
		<dc:creator>davide racca</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1114#comment-9401</guid>
		<description>questo saggio, questo resoconto, o racconto, questo sfogo pensato, questa orchestrazione di slanci generosi e cattiverie (perchè cattiva è la realtà meridionale, cui bisogna sorridere e mostrare i denti al contempo) mette a disagio! perchè? perchè non è letteratura, perchè non è che parte della verità, perchè non cambia la realtà! e allora? cos'è che lascia interdetti? 

lo scandalo, mi sono risposto. lo scandalo tangibile (perchè roberto porta le cose alle mani) di essere parte di un non-luogo barricato dentro i confini perversi della violenza, dentro la corruzione mentale che diventa prassi quotidiana di relazione e scambi in cui tutti sono coinvolti, e di cui anch'io, come roberto, faccio ampiamente parte. 

queste riflessioni di roberto accadono in un momento in cui tutti sono pronti a fuggire dal sud, come nel dopoguerra, ma senza le stesse condizioni di disperante miseria. intelligenze formate qui, sui banchi di questi licei, di queste università, vanno via più per disgusto che per scelta. credo che qui si innesti la rabbia di roberto, in questo esodo che lascia soli... e la condivido in pieno.

traggo spunto da questa riflessione per lanciare una pietra critica: dobbiamo cercare di non parlare più di letteratura meridionale come se fosse un caso a sè stante di letteratura; non credo sia corretto fare del sud una speculazione editoriale, come quella edilizia (niente di più e ninete di meno di una bella natica patinata che fa bramarne il possesso senza poterla raggiungere, o farne qualcosa). 

con questo voglio dire che spinoza non sarebbe stato più spinoza se fosse stato di napoli, palermo o bari.

il sud è una possibilità in più di racconto, una mina deflagrante nella testa di chi sa usarla. 
se lo scrittore è veramente scrittore ogni luogo diviene luogo mentale (che non vuol dire esotico), come il tuo, il nostro sud, caro roberto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>questo saggio, questo resoconto, o racconto, questo sfogo pensato, questa orchestrazione di slanci generosi e cattiverie (perchè cattiva è la realtà meridionale, cui bisogna sorridere e mostrare i denti al contempo) mette a disagio! perchè? perchè non è letteratura, perchè non è che parte della verità, perchè non cambia la realtà! e allora? cos&#8217;è che lascia interdetti? </p>
<p>lo scandalo, mi sono risposto. lo scandalo tangibile (perchè roberto porta le cose alle mani) di essere parte di un non-luogo barricato dentro i confini perversi della violenza, dentro la corruzione mentale che diventa prassi quotidiana di relazione e scambi in cui tutti sono coinvolti, e di cui anch&#8217;io, come roberto, faccio ampiamente parte. </p>
<p>queste riflessioni di roberto accadono in un momento in cui tutti sono pronti a fuggire dal sud, come nel dopoguerra, ma senza le stesse condizioni di disperante miseria. intelligenze formate qui, sui banchi di questi licei, di queste università, vanno via più per disgusto che per scelta. credo che qui si innesti la rabbia di roberto, in questo esodo che lascia soli&#8230; e la condivido in pieno.</p>
<p>traggo spunto da questa riflessione per lanciare una pietra critica: dobbiamo cercare di non parlare più di letteratura meridionale come se fosse un caso a sè stante di letteratura; non credo sia corretto fare del sud una speculazione editoriale, come quella edilizia (niente di più e ninete di meno di una bella natica patinata che fa bramarne il possesso senza poterla raggiungere, o farne qualcosa). </p>
<p>con questo voglio dire che spinoza non sarebbe stato più spinoza se fosse stato di napoli, palermo o bari.</p>
<p>il sud è una possibilità in più di racconto, una mina deflagrante nella testa di chi sa usarla.<br />
se lo scrittore è veramente scrittore ogni luogo diviene luogo mentale (che non vuol dire esotico), come il tuo, il nostro sud, caro roberto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: livio borriello</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9402</link>
		<dc:creator>livio borriello</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1114#comment-9402</guid>
		<description>è un pezzo molto bello, un pezzo quasi incredibile, d'altra parte so che se dalle mie parti - Avellino - il massimo che può capitare è non vedere pubblicato un articolo contro De Mita e Mancino, a Napoli quel che racconti fa parte della quotidianità. è vera poi un'altra cosa, che scrivere su questo fronte, senza voler fare del sud una sorta d'altra nazione in cui tutto è più eroico e più significativo, è qualcosa di assai diverso che scrivere altrove. perchè qui scrivere è sempre un contrapporsi, se non altro al disintersse e all'inciviltà - non è mai porsi in un solco, non è mai riprendere un discorso. il fatto stesso di scrivere, di trasfondere vita nella pagina, sembra opporsi a una sorta di tacita convenienza vitalista. l'aspetto positivo, d'altra parte, è che non si scrive mai per caso, sempre per necessità, così come tu hai fatto ora</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>è un pezzo molto bello, un pezzo quasi incredibile, d&#8217;altra parte so che se dalle mie parti - Avellino - il massimo che può capitare è non vedere pubblicato un articolo contro De Mita e Mancino, a Napoli quel che racconti fa parte della quotidianità. è vera poi un&#8217;altra cosa, che scrivere su questo fronte, senza voler fare del sud una sorta d&#8217;altra nazione in cui tutto è più eroico e più significativo, è qualcosa di assai diverso che scrivere altrove. perchè qui scrivere è sempre un contrapporsi, se non altro al disintersse e all&#8217;inciviltà - non è mai porsi in un solco, non è mai riprendere un discorso. il fatto stesso di scrivere, di trasfondere vita nella pagina, sembra opporsi a una sorta di tacita convenienza vitalista. l&#8217;aspetto positivo, d&#8217;altra parte, è che non si scrive mai per caso, sempre per necessità, così come tu hai fatto ora</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Roberto Saviano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9403</link>
		<dc:creator>Roberto Saviano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Eggià Davide, un esodo che lascia soli...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eggià Davide, un esodo che lascia soli&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Franz Krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9404</link>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Dice bene Davide Racca:  "Il sud è una possibilità in più di racconto, una mina deflagrante nella testa di chi sa usarla. 
se lo scrittore è veramente scrittore ogni luogo diviene luogo mentale (che non vuol dire esotico), come il tuo, il nostro sud, caro roberto." 

Io non sono del sud, anche se amo il sud anche perchè mia madre è del sud. Però Roberto, cazzo, scrivi 'sto libro di narrativa, lo puoi fare come pochi, sei già maturo, dacci dentro col libro, il giornalismo passa, la letteratura di qualità resta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dice bene Davide Racca:  &#8220;Il sud è una possibilità in più di racconto, una mina deflagrante nella testa di chi sa usarla.<br />
se lo scrittore è veramente scrittore ogni luogo diviene luogo mentale (che non vuol dire esotico), come il tuo, il nostro sud, caro roberto.&#8221; </p>
<p>Io non sono del sud, anche se amo il sud anche perchè mia madre è del sud. Però Roberto, cazzo, scrivi &#8217;sto libro di narrativa, lo puoi fare come pochi, sei già maturo, dacci dentro col libro, il giornalismo passa, la letteratura di qualità resta.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9405</link>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1114#comment-9405</guid>
		<description>Grazie per la solida risposta. Certo da approfondire c'è, soprattutto da parte mia. 
Poi, grazie a Davide Racca per aver capito. Ha detto molto meglio di me quello che intendevo.
P.S. per Biondillo e chi voleva dire che Saviano fa del lamentismo?
Comunque sono molto contento dei post a questo pezzo.
Cordiali saluti,andrea</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per la solida risposta. Certo da approfondire c&#8217;è, soprattutto da parte mia.<br />
Poi, grazie a Davide Racca per aver capito. Ha detto molto meglio di me quello che intendevo.<br />
P.S. per Biondillo e chi voleva dire che Saviano fa del lamentismo?<br />
Comunque sono molto contento dei post a questo pezzo.<br />
Cordiali saluti,andrea</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9406</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1114#comment-9406</guid>
		<description>No, Andrea, non ce l'avevo con te. Il mio era un "commento preventivo". ;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>No, Andrea, non ce l&#8217;avevo con te. Il mio era un &#8220;commento preventivo&#8221;. ;-)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9407</link>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1114#comment-9407</guid>
		<description>Stavo dicendo. Comunque sono molto contento dei post a questo pezzo tranne per il Biondillo mafioso naturalmente.
Fa pensare che ci siano dei non-"criticabili" da queste parti.
Ancora saluti a</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Stavo dicendo. Comunque sono molto contento dei post a questo pezzo tranne per il Biondillo mafioso naturalmente.<br />
Fa pensare che ci siano dei non-&#8221;criticabili&#8221; da queste parti.<br />
Ancora saluti a</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9408</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ecco, mi sono preso pure del mafioso. Qualcuno vuole spiegarmi perché?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco, mi sono preso pure del mafioso. Qualcuno vuole spiegarmi perché?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9409</link>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1114#comment-9409</guid>
		<description>scusa non tu mafioso dico che il tuo commento aveva uno stile mafioso, ma forse il tuo: ci siamo capiti? e poi dopo il commento "preventivo" l'ho frainteso.
Cmq il tema non è questo, le interpretazioni sfuggono le vere intenzioni, si è troppo soli davanti al computer.
Ora davvero saluti, alla prossima. a</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>scusa non tu mafioso dico che il tuo commento aveva uno stile mafioso, ma forse il tuo: ci siamo capiti? e poi dopo il commento &#8220;preventivo&#8221; l&#8217;ho frainteso.<br />
Cmq il tema non è questo, le interpretazioni sfuggono le vere intenzioni, si è troppo soli davanti al computer.<br />
Ora davvero saluti, alla prossima. a</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/17/scrivere-sul-fronte-meridionale/#comment-9410</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1114#comment-9410</guid>
		<description>Quando leggi una roba così, in più scritta da un ragazzo giovanissimo, che cosa si può dire, addio facoltà critica, io faccio proprio il tifo per Roberto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quando leggi una roba così, in più scritta da un ragazzo giovanissimo, che cosa si può dire, addio facoltà critica, io faccio proprio il tifo per Roberto.</p>
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