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	<title>Commenti a: Singoli, gruppi, relazioni, lotta</title>
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	<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 22:27:20 +0000</pubDate>
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		<title>Di: un fake di angelini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/singoli-gruppi-relazioni-lotta/#comment-9462</link>
		<dc:creator>un fake di angelini</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>LA CAPANNA DELLO ZIO TONI (Moresco)

Se la ricetta per contrastare la RESTAURAZIONE è quella di produrre libri che facciano al nemico più danno di una guerra persa, non c'è bisogno di scervellarsi tanto. Basta riadattare ai tempi nuovi la vecchia, gloriosa 'Capanna dello zio Tom', con Antonio Moresco al posto dello zio Tom. Potremmo intitolare il nuovo romanzo: 'La capanna dello zio Toni'. Ecco una possibile trama: 

Lo zio Toni è una vittima della Restaurazione che serve fedelmente la famiglia Rizzoli. Per un improvviso dissesto finanziario del suo padrone, Toni deve abbandonare moglie e figli perché venduto a Giulio Mozzi, un losco trafficanti di autori alternativi.
Insieme ad altri nove compagni viene imbarcato su un battello diretto a Sud (quello dell'articolo di Saviano). Qui fa amicizia con Caliceta, una bambina molto malata, figlia di un ricco piantatore di berganotti. La bimba convince il padre ad acquistare Toni per il quale c’è finalmente un periodo di pace presso la casa del nuovo padrone “buono”.
Dopo la morte della bambina e di suo padre il saggio autore viene venduto all’asta e cade nelle mani di Berlusconi, un piantatore perfido, amorale e liftingato. Costui, per un futile motivo, lo fa frustare a morte e l’arrivo del figlio del suo ex buon padrone, che giunge con l’intento di riscattarlo, non cambia la situazione: egli riesce solamente a sentire le ultime parole di Toni che, nonostante il male ricevuto, perdona i suoi aguzzini. Il suo padrone, molto scosso dall’accaduto, decide di cambiare vita e libera tutti i suoi autori.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>LA CAPANNA DELLO ZIO TONI (Moresco)</p>
<p>Se la ricetta per contrastare la RESTAURAZIONE è quella di produrre libri che facciano al nemico più danno di una guerra persa, non c&#8217;è bisogno di scervellarsi tanto. Basta riadattare ai tempi nuovi la vecchia, gloriosa &#8216;Capanna dello zio Tom&#8217;, con Antonio Moresco al posto dello zio Tom. Potremmo intitolare il nuovo romanzo: &#8216;La capanna dello zio Toni&#8217;. Ecco una possibile trama: </p>
<p>Lo zio Toni è una vittima della Restaurazione che serve fedelmente la famiglia Rizzoli. Per un improvviso dissesto finanziario del suo padrone, Toni deve abbandonare moglie e figli perché venduto a Giulio Mozzi, un losco trafficanti di autori alternativi.<br />
Insieme ad altri nove compagni viene imbarcato su un battello diretto a Sud (quello dell&#8217;articolo di Saviano). Qui fa amicizia con Caliceta, una bambina molto malata, figlia di un ricco piantatore di berganotti. La bimba convince il padre ad acquistare Toni per il quale c’è finalmente un periodo di pace presso la casa del nuovo padrone “buono”.<br />
Dopo la morte della bambina e di suo padre il saggio autore viene venduto all’asta e cade nelle mani di Berlusconi, un piantatore perfido, amorale e liftingato. Costui, per un futile motivo, lo fa frustare a morte e l’arrivo del figlio del suo ex buon padrone, che giunge con l’intento di riscattarlo, non cambia la situazione: egli riesce solamente a sentire le ultime parole di Toni che, nonostante il male ricevuto, perdona i suoi aguzzini. Il suo padrone, molto scosso dall’accaduto, decide di cambiare vita e libera tutti i suoi autori.</p>
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		<title>Di: ilpostodiangelascarparo.it</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/singoli-gruppi-relazioni-lotta/#comment-9463</link>
		<dc:creator>ilpostodiangelascarparo.it</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Scusa, Carla, più di te - o forse come te, perchè so che ne hai fatto uno simile -  un po' di anni fa, "col mio corpo" - wow! - da sola, ho fatto un gesto che suscitò un "forte scalpore". Diciamo, un "Alt al mercato delle recensioni!", per dirla dickensianamente? Ho identificato a mio modo un problema reale, e amio modo gli ho dato una risposta.  Io non lo rimpango quel gesto - non penso di aver sbagliato a farlo - e credo che mi abbia fatto crescere. Però, ci sono state persone che non mi hanno più salutato, persone che mi hanno dato della matta, persone che hanno in tutti modi sminuito il mio lavoro. E' durato anni. E' finita? Non lo so. So che io me ne fotto. So che in quegli anni  ho studiato, ho imparato "a fottermene". Ma non giriamo in tondo. C'è chi le situazioni ha voglia di prenderle "di petto" e chi no. E io non mi sento di dare del vigliacco o di "quello che non capisce" a chi non abbia voglia di affrontare una strada tutta in salita per ottenere dei risultati "minimi". Roba che viene equivocata, tu che vieni data in pasto ai giornali. No, io la penso come te su certe cose, ma non me la sento ripeto di dare del vigliacco a chi è più realista di me. Poi, magari chi ha dato a me della matta nel '93 adesso fa "l'ubriacone" , o la "depressa", o non sa che scrivere, ma io capisco che non abbia voglia di "scendere in campo". Angela Scarparo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa, Carla, più di te - o forse come te, perchè so che ne hai fatto uno simile -  un po&#8217; di anni fa, &#8220;col mio corpo&#8221; - wow! - da sola, ho fatto un gesto che suscitò un &#8220;forte scalpore&#8221;. Diciamo, un &#8220;Alt al mercato delle recensioni!&#8221;, per dirla dickensianamente? Ho identificato a mio modo un problema reale, e amio modo gli ho dato una risposta.  Io non lo rimpango quel gesto - non penso di aver sbagliato a farlo - e credo che mi abbia fatto crescere. Però, ci sono state persone che non mi hanno più salutato, persone che mi hanno dato della matta, persone che hanno in tutti modi sminuito il mio lavoro. E&#8217; durato anni. E&#8217; finita? Non lo so. So che io me ne fotto. So che in quegli anni  ho studiato, ho imparato &#8220;a fottermene&#8221;. Ma non giriamo in tondo. C&#8217;è chi le situazioni ha voglia di prenderle &#8220;di petto&#8221; e chi no. E io non mi sento di dare del vigliacco o di &#8220;quello che non capisce&#8221; a chi non abbia voglia di affrontare una strada tutta in salita per ottenere dei risultati &#8220;minimi&#8221;. Roba che viene equivocata, tu che vieni data in pasto ai giornali. No, io la penso come te su certe cose, ma non me la sento ripeto di dare del vigliacco a chi è più realista di me. Poi, magari chi ha dato a me della matta nel &#8216;93 adesso fa &#8220;l&#8217;ubriacone&#8221; , o la &#8220;depressa&#8221;, o non sa che scrivere, ma io capisco che non abbia voglia di &#8220;scendere in campo&#8221;. Angela Scarparo</p>
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		<title>Di: ilpostodell'accordo.it</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/singoli-gruppi-relazioni-lotta/#comment-9464</link>
		<dc:creator>ilpostodell'accordo.it</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>..su una cosa sono d'accordo con te. In campana! E' una guerra vera!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>..su una cosa sono d&#8217;accordo con te. In campana! E&#8217; una guerra vera!</p>
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		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/singoli-gruppi-relazioni-lotta/#comment-9465</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Le guerre si possono soltanto perdere.
E pure le guerriglie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le guerre si possono soltanto perdere.<br />
E pure le guerriglie.</p>
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	</item>
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		<title>Di: Ro beh?</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/singoli-gruppi-relazioni-lotta/#comment-9466</link>
		<dc:creator>Ro beh?</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Insomma,mi par di capire che gli abitanti della Nazione Indiana hanno scoperto che in corso c'è un conflitto (e altrove delle guerre)e che stanno dissotterrando il tomawak e sotterrando il calumet della pace. Personalmente non posso che rallegrarmi per questa presa di coscienza di una situazione oggettiva (che mi auguro continui più a lungo dei giorni del Salone torinese). Voglio solo ricordare che gli indiani d'America, ahimè, hanno perso oltre un secolo fa la loro guerra (drammaticamente reale, non virtuale), sperando che questa memoria storica li aiuti nelle strategie che metteranno a punto. Quanto poi, rivolgendomi a Caliceti, a constatare serenamente che i nordamericani sono più forti degli iracheni, io non ne sarei mica tanto sicuro. Sul piano militare astratto erano più forti anche dei vietnamiti, ma a vincere non sono stati i primi. E questa valga come osservazione "serena", se così posso dire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Insomma,mi par di capire che gli abitanti della Nazione Indiana hanno scoperto che in corso c&#8217;è un conflitto (e altrove delle guerre)e che stanno dissotterrando il tomawak e sotterrando il calumet della pace. Personalmente non posso che rallegrarmi per questa presa di coscienza di una situazione oggettiva (che mi auguro continui più a lungo dei giorni del Salone torinese). Voglio solo ricordare che gli indiani d&#8217;America, ahimè, hanno perso oltre un secolo fa la loro guerra (drammaticamente reale, non virtuale), sperando che questa memoria storica li aiuti nelle strategie che metteranno a punto. Quanto poi, rivolgendomi a Caliceti, a constatare serenamente che i nordamericani sono più forti degli iracheni, io non ne sarei mica tanto sicuro. Sul piano militare astratto erano più forti anche dei vietnamiti, ma a vincere non sono stati i primi. E questa valga come osservazione &#8220;serena&#8221;, se così posso dire.</p>
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		<title>Di: ilpostodegliindianibellieamati.it</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/singoli-gruppi-relazioni-lotta/#comment-9467</link>
		<dc:creator>ilpostodegliindianibellieamati.it</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>a volte - vedi gli indiani - le guerre le si perdono perchè ci si comporta con coerenza e onestamente. ma si rimane "nella storia" - sempre gli indiani - come il simbolo di qualcosa di buono, no Marco?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a volte - vedi gli indiani - le guerre le si perdono perchè ci si comporta con coerenza e onestamente. ma si rimane &#8220;nella storia&#8221; - sempre gli indiani - come il simbolo di qualcosa di buono, no Marco?</p>
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		<title>Di: ilpostodell'avvocata.it</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/singoli-gruppi-relazioni-lotta/#comment-9468</link>
		<dc:creator>ilpostodell'avvocata.it</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Caraarla, immagino che tu guardi anche di là, dalla Lippa, e però anche per concludere un po' alemno epr oggi questo discorso sulla "conflittualità" te lo posto.

Questo "gioco" non è divertente. 

Pensiamo alla "buona letteratura" piuttosto, (Taylor, Yehoshua, Dickens, Bowen...per me, in questo momento). Articoliamo dei discorsi su di essa, storicizziamo gli autori, parleremo di politica, senza cadere sempre nell'isterismo del "E' tutta colpa di Berlusconi!". Scriviamo - se ci riesce - "bei romanzi". Un discorso sensato sulla letteratura sarà giocoforza anche un discorso sul potere, sui legami di potere, sui soldi, sulla corruzione, sull'amore, sulla "fanfaronaggine", sulla debolezza, sui ricchi, sui poveri. Poi, se quando pubblichiamo il libro, abbiamo ancora l'età perchè qualcuno ci dica - maschio o femmina, è uguale -, "Sai come vanno le cose no? sei tu che non ti sai muovere! Vedi dove vuoi arrivare e decidi! Tu puoi decidere il destino del tuo libro...". Lì, vedremo che fare. Però dovremo saperlo che anche se tutti dicono "Quella persona ha fatto sempre così, lo sanno tutti!", ci sarà sempre qualcuno che dalla televisione griderà in casa vostra, "Questa/o signora/e è volgare! Questa/o volgare signora/e sta solo cercando di farsi pubblicità!". E qualche altro che dalla carta stampata scriverà, "Questa/o signora/e non esiste!". Starà a noi, se farne un libro dell'esperienza passata, rinchiuderci in noi stessi/e, farla finita o dire, "ma sì, ce'è tempo per farla finita! D'ora in avanti sai che c'è? Cerco di prendermela comoda!" Certo, se quanto ti succede hai da pochissimo superato i trenta, è dura. Ma se uno/a vuol fare lo scrittore/ice certe cose deve saperle no? Se no, perchè non fa l'avvocato/a?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caraarla, immagino che tu guardi anche di là, dalla Lippa, e però anche per concludere un po&#8217; alemno epr oggi questo discorso sulla &#8220;conflittualità&#8221; te lo posto.</p>
<p>Questo &#8220;gioco&#8221; non è divertente. </p>
<p>Pensiamo alla &#8220;buona letteratura&#8221; piuttosto, (Taylor, Yehoshua, Dickens, Bowen&#8230;per me, in questo momento). Articoliamo dei discorsi su di essa, storicizziamo gli autori, parleremo di politica, senza cadere sempre nell&#8217;isterismo del &#8220;E&#8217; tutta colpa di Berlusconi!&#8221;. Scriviamo - se ci riesce - &#8220;bei romanzi&#8221;. Un discorso sensato sulla letteratura sarà giocoforza anche un discorso sul potere, sui legami di potere, sui soldi, sulla corruzione, sull&#8217;amore, sulla &#8220;fanfaronaggine&#8221;, sulla debolezza, sui ricchi, sui poveri. Poi, se quando pubblichiamo il libro, abbiamo ancora l&#8217;età perchè qualcuno ci dica - maschio o femmina, è uguale -, &#8220;Sai come vanno le cose no? sei tu che non ti sai muovere! Vedi dove vuoi arrivare e decidi! Tu puoi decidere il destino del tuo libro&#8230;&#8221;. Lì, vedremo che fare. Però dovremo saperlo che anche se tutti dicono &#8220;Quella persona ha fatto sempre così, lo sanno tutti!&#8221;, ci sarà sempre qualcuno che dalla televisione griderà in casa vostra, &#8220;Questa/o signora/e è volgare! Questa/o volgare signora/e sta solo cercando di farsi pubblicità!&#8221;. E qualche altro che dalla carta stampata scriverà, &#8220;Questa/o signora/e non esiste!&#8221;. Starà a noi, se farne un libro dell&#8217;esperienza passata, rinchiuderci in noi stessi/e, farla finita o dire, &#8220;ma sì, ce&#8217;è tempo per farla finita! D&#8217;ora in avanti sai che c&#8217;è? Cerco di prendermela comoda!&#8221; Certo, se quanto ti succede hai da pochissimo superato i trenta, è dura. Ma se uno/a vuol fare lo scrittore/ice certe cose deve saperle no? Se no, perchè non fa l&#8217;avvocato/a?</p>
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		<title>Di: Il parvenu</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/singoli-gruppi-relazioni-lotta/#comment-9469</link>
		<dc:creator>Il parvenu</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>datemi retta, liberatevi dei narcisi Moresco e Benedetti!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>datemi retta, liberatevi dei narcisi Moresco e Benedetti!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Robeh?</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/04/18/singoli-gruppi-relazioni-lotta/#comment-9470</link>
		<dc:creator>Robeh?</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Premetto che se le mail dei due interlocutori sottostanti non si negassero a ricevere messaggi, non avrei postato qui questo post, col rischio di beccarmi i rimbrotti di Governi o rimpirlo di refusi à la Angelini.
Per Carla Benedetti.
Continuo a non capire (forse mi sono perso qualche puntata di post) il rapporto che fai o che vedi tra neoavanguardia e postmoderno. Ma questo è a sua volta marginale rispetto alla confusione che è sorta nel dibattito tra letteratura (e arte) ed etica (comportamenti, ruoli, ecc.) dello scrittore e/o dell'intellettuale. Non c'è niente da fare: il mezzo condiziona lo stile, oltre la forma mentis, e nel mio caso devo ancora abituarmi alla diversità di scrittura che impone un blog, un post. Comunque, se di emarginazione è lecito (e meglio) parlare rispetto alla staticità del fenomeno "marginalità", allora la prossima mossa dovrebbe essere quella di re-interrogarci sul mandato e sul ruolo dello scrittore, ossia re-imPOSTare il tutto, magari ricordando anche posizioni troppo frettolosamente liquidate nell'era (spirituale) del postmoderno come quelle di Fortini (mi scuso con gli allergici). E tenere ben presenti i confini tra letterario ed extraletterario, ossia la specificità e la non-correlazione tra l'oggetto letteratura e il soggetto scrittore. Perché a mio avviso non si fanno passi avanti nel dibattito ricorrendo a metafore macchinistiche o ad allegorie sul funzionamento della macchina (il macchinismo lasciamolo al secolo in cui è sorto, ossia al Settecento).
Per Andrea Inglese..
Sono almeno tre decenni che quando si parla di marginalità (o meglio di emarginazione) saltano fuori i  nomi di Emilio Villa o di Cacciatore. Li facevano tempo fa i romani (Filippo Bettini e quelli di "Quaderni di critica"), poi li ri-fecero quelli del Gruppo 93, sempre con un tono un po' carbonaro, da commemorazione dei martiri. E adeso sono rispuntati su NI. Ma l'emarginazione, come processo culturale e politico messo in atto dalla
cultura dominante, in Italia sta tutta lì? Se non ricordo male Cacciatore doveva entrare, e a pieno diritto aggiungo io, nell'antologia I Novissmi, ma all'ultimo momento venne escluso. Se ciò è vero, si apre un
ulteriore scenario che indica come anche tra chi lottava contro l'emerginazione per affermarsi giocava un potere di esclusione non meno forte di quello dominante. Non solo, ma anni fa un piccolo editore (Manni) ha cercato di rimediare a siffatta emarginazione, e perfino il
Corriere si era scomodato a recensire positivamente il libro, quindi anche ai marginali i media, benché tardivamente, sono disponibili a conferire una laurea
honoris causa. Il che ci dice che la natura, le dinamiche, le "facce" del potere culturale dominante non sono così semplici da decifrare, e che bisogna mettere in campo elementi analitici che vadano al di là della semplice denuncia.


</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che se le mail dei due interlocutori sottostanti non si negassero a ricevere messaggi, non avrei postato qui questo post, col rischio di beccarmi i rimbrotti di Governi o rimpirlo di refusi à la Angelini.<br />
Per Carla Benedetti.<br />
Continuo a non capire (forse mi sono perso qualche puntata di post) il rapporto che fai o che vedi tra neoavanguardia e postmoderno. Ma questo è a sua volta marginale rispetto alla confusione che è sorta nel dibattito tra letteratura (e arte) ed etica (comportamenti, ruoli, ecc.) dello scrittore e/o dell&#8217;intellettuale. Non c&#8217;è niente da fare: il mezzo condiziona lo stile, oltre la forma mentis, e nel mio caso devo ancora abituarmi alla diversità di scrittura che impone un blog, un post. Comunque, se di emarginazione è lecito (e meglio) parlare rispetto alla staticità del fenomeno &#8220;marginalità&#8221;, allora la prossima mossa dovrebbe essere quella di re-interrogarci sul mandato e sul ruolo dello scrittore, ossia re-imPOSTare il tutto, magari ricordando anche posizioni troppo frettolosamente liquidate nell&#8217;era (spirituale) del postmoderno come quelle di Fortini (mi scuso con gli allergici). E tenere ben presenti i confini tra letterario ed extraletterario, ossia la specificità e la non-correlazione tra l&#8217;oggetto letteratura e il soggetto scrittore. Perché a mio avviso non si fanno passi avanti nel dibattito ricorrendo a metafore macchinistiche o ad allegorie sul funzionamento della macchina (il macchinismo lasciamolo al secolo in cui è sorto, ossia al Settecento).<br />
Per Andrea Inglese..<br />
Sono almeno tre decenni che quando si parla di marginalità (o meglio di emarginazione) saltano fuori i  nomi di Emilio Villa o di Cacciatore. Li facevano tempo fa i romani (Filippo Bettini e quelli di &#8220;Quaderni di critica&#8221;), poi li ri-fecero quelli del Gruppo 93, sempre con un tono un po&#8217; carbonaro, da commemorazione dei martiri. E adeso sono rispuntati su NI. Ma l&#8217;emarginazione, come processo culturale e politico messo in atto dalla<br />
cultura dominante, in Italia sta tutta lì? Se non ricordo male Cacciatore doveva entrare, e a pieno diritto aggiungo io, nell&#8217;antologia I Novissmi, ma all&#8217;ultimo momento venne escluso. Se ciò è vero, si apre un<br />
ulteriore scenario che indica come anche tra chi lottava contro l&#8217;emerginazione per affermarsi giocava un potere di esclusione non meno forte di quello dominante. Non solo, ma anni fa un piccolo editore (Manni) ha cercato di rimediare a siffatta emarginazione, e perfino il<br />
Corriere si era scomodato a recensire positivamente il libro, quindi anche ai marginali i media, benché tardivamente, sono disponibili a conferire una laurea<br />
honoris causa. Il che ci dice che la natura, le dinamiche, le &#8220;facce&#8221; del potere culturale dominante non sono così semplici da decifrare, e che bisogna mettere in campo elementi analitici che vadano al di là della semplice denuncia.</p>
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