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	<title>Commenti a: Antiromanzo</title>
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		<title>Di: Fake di Angelini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10432</link>
		<dc:creator>Fake di Angelini</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Borriello, mi sei troppo simpatico. Chi non ha provato la tentazione, leggendo il classico &quot;La marchesa uscì alle cinque... &quot;, di domandarsi: &quot;Ma a me che &#039;mme frega de legge &#039;sta roba?&quot;. 

Poi, però, gli capita in mano &quot;L&#039;arpa d&#039;erba&quot; e fin dalle prime pagine scatta  la considerazione contraria: &quot;Me frega, me frega!&quot; e va fino in fondo:-)

Insomma, il piacere della lettura esiste, eccome!  (Bibliografia sborona: Lucio Angelini, &quot;Il fantomatico piacere della lettura&quot; in &quot;Quel bruttocattivo di papà Cacciari!, edizioni Libri Molto Speciali) solo che NON tutti i libri sono fatti per piacere a tutti. Ognuno, con santa pazienza, deve andarsi a scovare quelli che, misteriosamente, parevano aspettare proprio lui:-/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Borriello, mi sei troppo simpatico. Chi non ha provato la tentazione, leggendo il classico &#8220;La marchesa uscì alle cinque&#8230; &#8220;, di domandarsi: &#8220;Ma a me che &#8216;mme frega de legge &#8217;sta roba?&#8221;. </p>
<p>Poi, però, gli capita in mano &#8220;L&#8217;arpa d&#8217;erba&#8221; e fin dalle prime pagine scatta  la considerazione contraria: &#8220;Me frega, me frega!&#8221; e va fino in fondo:-)</p>
<p>Insomma, il piacere della lettura esiste, eccome!  (Bibliografia sborona: Lucio Angelini, &#8220;Il fantomatico piacere della lettura&#8221; in &#8220;Quel bruttocattivo di papà Cacciari!, edizioni Libri Molto Speciali) solo che NON tutti i libri sono fatti per piacere a tutti. Ognuno, con santa pazienza, deve andarsi a scovare quelli che, misteriosamente, parevano aspettare proprio lui:-/</p>
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		<title>Di: Mario  Bianco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10433</link>
		<dc:creator>Mario  Bianco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Scusa Borriello,
non per fare il pistino, solo in ricordo di Man Ray; 
quando parli di ferri da stiro, forse alludevi all&#039;opera di Man Ray, non di Duchamp, 
un ferro da stiro con saldati sulla base dei chiodi: Cadeau. 1921.
O no?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa Borriello,<br />
non per fare il pistino, solo in ricordo di Man Ray;<br />
quando parli di ferri da stiro, forse alludevi all&#8217;opera di Man Ray, non di Duchamp,<br />
un ferro da stiro con saldati sulla base dei chiodi: Cadeau. 1921.<br />
O no?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: elio copetti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10434</link>
		<dc:creator>elio copetti</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Questo articolo tocca un punto che ritengo molto interessante, cioè quello del mito. Se tralasciamo le sedimentazioni storiche del termine e ci concentriamo sull&#039;attuale &quot;senso comune&quot;, che cos&#039;è il mito e la fascinazione che è capace di produrre? Da un punto di vista teorico non mi sembra esserci grande accordo in proposito, però voi scrittori ne avrete sicuramente un&#039;ottima conoscenza empirica. Dunque vi chiederei: cos&#039;è per voi il mito? E quella specie di &quot;manico&quot; psichico che inconsciamente offriamo alle manipolazioni altrui, come risulterebbe dalle &quot;mythologies&quot; di Barthes (un tale meccanismo psichico avrebbe un significato &quot;evolutivo&quot; piuttosto chiaro, quale caratteristica che favorisce al tempo stesso il &quot;coordinamento&quot; sociale ed il &quot;dominio dell&#039;uomo sull&#039;uomo&quot;) oppure esso conserva un nucleo di positività, quale una sorgente di &quot;energia&quot; (per quanto illusoria o mistificante rispetto alla &quot;cruda&quot; realtà) indispensabile alla sopravvivenza psichica? Ovviamente non sto teorizzando, ma se è per questo penso che tutte le teorizzazioni in questo ambito siano ampiamente illusorie. Però mi piacerebbe davvero sentire qualche opinione al proposito, ammesso che così facendo io non abusi di questo spazio (in tal caso ditelo, non c&#039;è problema). Massimo Leone, in un pregevole articolo su Golem, &quot;Preservare il senso&quot;, afferma &quot;La persuasione ha infatti bisogno di miti, e nell&#039;utilizzarli per i suoi fini commerciali (che si venda un prodotto o un politico, non fa molta differenza) essa li lorda, li ammacca, li appanna, ne corrode il senso profondo, quello di un messaggio all&#039;umanità di tutti i tempi, di tutti i luoghi, di tutte le circostanze&quot;. Ambivalenza e universalità mi sembrano due chiavi interessanti ... ricollegandomi al tema del romanzo, io me ne sento attratto soltanto quando riesco a intuire all&#039;interno dell&#039;opera proprio una valenza di &quot;universalità&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questo articolo tocca un punto che ritengo molto interessante, cioè quello del mito. Se tralasciamo le sedimentazioni storiche del termine e ci concentriamo sull&#8217;attuale &#8220;senso comune&#8221;, che cos&#8217;è il mito e la fascinazione che è capace di produrre? Da un punto di vista teorico non mi sembra esserci grande accordo in proposito, però voi scrittori ne avrete sicuramente un&#8217;ottima conoscenza empirica. Dunque vi chiederei: cos&#8217;è per voi il mito? E quella specie di &#8220;manico&#8221; psichico che inconsciamente offriamo alle manipolazioni altrui, come risulterebbe dalle &#8220;mythologies&#8221; di Barthes (un tale meccanismo psichico avrebbe un significato &#8220;evolutivo&#8221; piuttosto chiaro, quale caratteristica che favorisce al tempo stesso il &#8220;coordinamento&#8221; sociale ed il &#8220;dominio dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo&#8221;) oppure esso conserva un nucleo di positività, quale una sorgente di &#8220;energia&#8221; (per quanto illusoria o mistificante rispetto alla &#8220;cruda&#8221; realtà) indispensabile alla sopravvivenza psichica? Ovviamente non sto teorizzando, ma se è per questo penso che tutte le teorizzazioni in questo ambito siano ampiamente illusorie. Però mi piacerebbe davvero sentire qualche opinione al proposito, ammesso che così facendo io non abusi di questo spazio (in tal caso ditelo, non c&#8217;è problema). Massimo Leone, in un pregevole articolo su Golem, &#8220;Preservare il senso&#8221;, afferma &#8220;La persuasione ha infatti bisogno di miti, e nell&#8217;utilizzarli per i suoi fini commerciali (che si venda un prodotto o un politico, non fa molta differenza) essa li lorda, li ammacca, li appanna, ne corrode il senso profondo, quello di un messaggio all&#8217;umanità di tutti i tempi, di tutti i luoghi, di tutte le circostanze&#8221;. Ambivalenza e universalità mi sembrano due chiavi interessanti &#8230; ricollegandomi al tema del romanzo, io me ne sento attratto soltanto quando riesco a intuire all&#8217;interno dell&#8217;opera proprio una valenza di &#8220;universalità&#8221;.</p>
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	<item>
		<title>Di: Mario Pirlacca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10435</link>
		<dc:creator>Mario Pirlacca</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ma i sostenitori (ancora!) dell&#039;antiromanzo lo saprebbero scrivere un romanzo tradizionale?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma i sostenitori (ancora!) dell&#8217;antiromanzo lo saprebbero scrivere un romanzo tradizionale?</p>
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		<title>Di: franco arminio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10436</link>
		<dc:creator>franco arminio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>non spetta a me commentare il pezzo di un amico con cui da anni ci scambiamo impressioni sulle nostre scritture e su quelle altrui. trovo che il suo pezzo merita una grande attenzione. ci sono almeno una decina di punti su cui si può riflettere a lungo: trovo squallido che taluni intervengano solo per commentare i pezzi di autori ritenuti importanti. 
il limite del pezzo, dal punto di vista della godibilità della lettura, è che si percepisce il lavorio di chi scrive, il suo badare alla sostanza delle questioni (che nel caso di Livio Borriello è essenzialmente un guardare il mondo in chiave mistica, un misticismo senza chiese, comprese le chiesette di carta dei romanzi).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non spetta a me commentare il pezzo di un amico con cui da anni ci scambiamo impressioni sulle nostre scritture e su quelle altrui. trovo che il suo pezzo merita una grande attenzione. ci sono almeno una decina di punti su cui si può riflettere a lungo: trovo squallido che taluni intervengano solo per commentare i pezzi di autori ritenuti importanti.<br />
il limite del pezzo, dal punto di vista della godibilità della lettura, è che si percepisce il lavorio di chi scrive, il suo badare alla sostanza delle questioni (che nel caso di Livio Borriello è essenzialmente un guardare il mondo in chiave mistica, un misticismo senza chiese, comprese le chiesette di carta dei romanzi).</p>
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	<item>
		<title>Di: Fake di Angelini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10437</link>
		<dc:creator>Fake di Angelini</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Arminio, ascolta: la morte di Dio, la morte del romanzo, la caduta dei valori, la fuga e il ritorno di mille altre cose sono già state annunciate e smentite dozzine di volte. Insomma non c&#039;è mai nulla di effettivamente nuovo sotto questo cielo. Borriello fa benissimo a non leggere più romanzi. Altri fanno benissimo a leggerne ancora. Quanto alle chiesette di carta, siamo tutti polvere, se per questo, e polvere ritorneremo.

La seconda parte dell&#039;articolo, quella &#039;construens&#039;, è comunque un po&#039; gigiona: &quot;La parola deve dire l’indicibile, e cioè non dirlo, se è tale, e dunque dire a malapena il dicibile che confina con l’indicibile o vi si addossa, vi si approssima... &quot;. Suvvia, qui casca un po&#039; l&#039;asino, anche se Borriello è tutt&#039;altro che un asino:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Arminio, ascolta: la morte di Dio, la morte del romanzo, la caduta dei valori, la fuga e il ritorno di mille altre cose sono già state annunciate e smentite dozzine di volte. Insomma non c&#8217;è mai nulla di effettivamente nuovo sotto questo cielo. Borriello fa benissimo a non leggere più romanzi. Altri fanno benissimo a leggerne ancora. Quanto alle chiesette di carta, siamo tutti polvere, se per questo, e polvere ritorneremo.</p>
<p>La seconda parte dell&#8217;articolo, quella &#8216;construens&#8217;, è comunque un po&#8217; gigiona: &#8220;La parola deve dire l’indicibile, e cioè non dirlo, se è tale, e dunque dire a malapena il dicibile che confina con l’indicibile o vi si addossa, vi si approssima&#8230; &#8220;. Suvvia, qui casca un po&#8217; l&#8217;asino, anche se Borriello è tutt&#8217;altro che un asino:-)</p>
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	<item>
		<title>Di: Bernardo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10438</link>
		<dc:creator>Bernardo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Non ricordo qual tale si chiedeva se la vita culturale sarebbe riuscita a sopravvivere alla scomparsa dei domestici. Per leggere romanzi - per di più se in maniera &quot;contemplativa&quot;, senza cioè essere in qualche modo un &quot;addetto ai lavori&quot; (studenti, docenti, aspiranti, mediatori ecc.) - ci vuole molto tempo ed una disposizione d&#039;animo adatta. Inoltre nel passato alfabetizzazione e disponibilità di tempo tendevano certo a sovrapporsi molto più di adesso. Quindi, tutto sommato, la situazione attuale non mi sorprende affatto. Trovo peraltro ridicolo che si pretenda da gente che spesso non il tempo neppure per respirare, che riempia le sue pause con artefatti che richiederebbero una lunga, meticolosa e per giunta arbitraria (vista l&#039;enormità dell&#039;offerta e l&#039;incertezza dei &quot;benefici&quot;) preparazione cultural-spirituale, così come trovo insopportabili le geremiadi degli snob nei confronti delle masse: questi genii non sembrano proprio paghi del vivere la propria eccellenza, vogliono assolutamente che tutti &quot;sappiano&quot; del loro stato di inferiorità rispetto a loro. Umpf!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ricordo qual tale si chiedeva se la vita culturale sarebbe riuscita a sopravvivere alla scomparsa dei domestici. Per leggere romanzi &#8211; per di più se in maniera &#8220;contemplativa&#8221;, senza cioè essere in qualche modo un &#8220;addetto ai lavori&#8221; (studenti, docenti, aspiranti, mediatori ecc.) &#8211; ci vuole molto tempo ed una disposizione d&#8217;animo adatta. Inoltre nel passato alfabetizzazione e disponibilità di tempo tendevano certo a sovrapporsi molto più di adesso. Quindi, tutto sommato, la situazione attuale non mi sorprende affatto. Trovo peraltro ridicolo che si pretenda da gente che spesso non il tempo neppure per respirare, che riempia le sue pause con artefatti che richiederebbero una lunga, meticolosa e per giunta arbitraria (vista l&#8217;enormità dell&#8217;offerta e l&#8217;incertezza dei &#8220;benefici&#8221;) preparazione cultural-spirituale, così come trovo insopportabili le geremiadi degli snob nei confronti delle masse: questi genii non sembrano proprio paghi del vivere la propria eccellenza, vogliono assolutamente che tutti &#8220;sappiano&#8221; del loro stato di inferiorità rispetto a loro. Umpf!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: carlo martello</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10439</link>
		<dc:creator>carlo martello</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>il pezzo è scritto benissimo, seppure con un certo trombonismo precoce. ma vabbè, qui, in questo paese, i tromboni impazzano, a tutte le età. che dire? mai provato a farsi il culo quadro su un romanzo, borriello? lei, arminio, vada a farsi benedire nelle chiesette di chiesa dei romanzi e poi torni qui, pentito. pentitevi, miscredenti! scrivere un romanzo oggi è un&#039;impresa difficilissima! lo dico da amico di vari romanzieri. il romanzo è morto? col cazzo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>il pezzo è scritto benissimo, seppure con un certo trombonismo precoce. ma vabbè, qui, in questo paese, i tromboni impazzano, a tutte le età. che dire? mai provato a farsi il culo quadro su un romanzo, borriello? lei, arminio, vada a farsi benedire nelle chiesette di chiesa dei romanzi e poi torni qui, pentito. pentitevi, miscredenti! scrivere un romanzo oggi è un&#8217;impresa difficilissima! lo dico da amico di vari romanzieri. il romanzo è morto? col cazzo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: la mosca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10440</link>
		<dc:creator>la mosca</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>bravo carlo martello! La si finisca una buona volta con queste lagne sul romanzo morto e sull&#039;antiromanzo! E&#039; + di un secolo che sentiamo questi piagnistei, ben scritti come questi di borriello o malscritti che siano. Il romanzo è vivo, la gente li legge, i romanzi, e non solo quelli commerciali, alcuni scrittori (pochi) coi loro romanzi ci campano, i romanzi buoni segnano la loro epoca, non passano inosservati. Non è un atto di fede, è la verità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bravo carlo martello! La si finisca una buona volta con queste lagne sul romanzo morto e sull&#8217;antiromanzo! E&#8217; + di un secolo che sentiamo questi piagnistei, ben scritti come questi di borriello o malscritti che siano. Il romanzo è vivo, la gente li legge, i romanzi, e non solo quelli commerciali, alcuni scrittori (pochi) coi loro romanzi ci campano, i romanzi buoni segnano la loro epoca, non passano inosservati. Non è un atto di fede, è la verità.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: fabrizio venerandi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10441</link>
		<dc:creator>fabrizio venerandi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1176#comment-10441</guid>
		<description>Credo che scrivere e scrivere un romanzo siano due attività che talvolta trovino punti di incontro ma che siano fondamentalmente diverse. Un romanzo non si conclude nell&#039;inventarsi una fiction da leggere in spiaggia, ma richiede un non-scritto su cui la fiction narrata risiede: un romanzo è una reinterpretazione del reale, reinterpretazione all&#039;interno della quale ci può essere una fiction che viene stesa a beneficio del lettore. Non credo si possa scrivere un buon romanzo senza prendere le proprie convinzioni, idee, mitologie, quotidianità, e tessere una fitta rete di relazioni tra queste cose per inventarsi -più che una fiction- un &#039;world-model&#039; come lo chiamano gli inventori di interactive fiction, un ambiente più o meno verisimile in cui la fiction vera e propria si svolge: e questo world model è già una creazione tale da giustificare l&#039;esistenza del romanzo ed il suo affezionato pubblico.
Io non sono quasi mai riuscito a finire di scrivere un romanzo, ma faccio parte della schiera di quelli che dicono, sì ok ammazza il romanzo, ma prima scrivine uno decente. 

f.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che scrivere e scrivere un romanzo siano due attività che talvolta trovino punti di incontro ma che siano fondamentalmente diverse. Un romanzo non si conclude nell&#8217;inventarsi una fiction da leggere in spiaggia, ma richiede un non-scritto su cui la fiction narrata risiede: un romanzo è una reinterpretazione del reale, reinterpretazione all&#8217;interno della quale ci può essere una fiction che viene stesa a beneficio del lettore. Non credo si possa scrivere un buon romanzo senza prendere le proprie convinzioni, idee, mitologie, quotidianità, e tessere una fitta rete di relazioni tra queste cose per inventarsi -più che una fiction- un &#8216;world-model&#8217; come lo chiamano gli inventori di interactive fiction, un ambiente più o meno verisimile in cui la fiction vera e propria si svolge: e questo world model è già una creazione tale da giustificare l&#8217;esistenza del romanzo ed il suo affezionato pubblico.<br />
Io non sono quasi mai riuscito a finire di scrivere un romanzo, ma faccio parte della schiera di quelli che dicono, sì ok ammazza il romanzo, ma prima scrivine uno decente. </p>
<p>f.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: piero sorrentino</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10442</link>
		<dc:creator>piero sorrentino</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1176#comment-10442</guid>
		<description>No, scusate, giusto per capire: per voi un critico musicale è uno che necessariamente DEVE saper eseguire una sonata in Do maggiore di Mozart? 
Se a mia sorella dico che non mi piace come s&#039;è dipinta la bocca col rossetto, poi devo essere capace di passarle l&#039;ombretto sugli occhi e il phard sulla faccia?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>No, scusate, giusto per capire: per voi un critico musicale è uno che necessariamente DEVE saper eseguire una sonata in Do maggiore di Mozart?<br />
Se a mia sorella dico che non mi piace come s&#8217;è dipinta la bocca col rossetto, poi devo essere capace di passarle l&#8217;ombretto sugli occhi e il phard sulla faccia?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Bernardo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10443</link>
		<dc:creator>Bernardo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Interessante f., credo però che tutti abbiano un &quot;world model&quot; incorporato, basterà rifarsi a quello, no?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante f., credo però che tutti abbiano un &#8220;world model&#8221; incorporato, basterà rifarsi a quello, no?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: fabrizio venerandi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10444</link>
		<dc:creator>fabrizio venerandi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1176#comment-10444</guid>
		<description>La mia piccola esperienza al riguardo mi suggerisce che no, non è la stessa cosa, che il modello romanzo, per quanto abbia margini di lavoro, &quot;imponga&quot; una ratificazione del proprio &#039;world model&#039; che altre forme di scrittura possono permettersi solo di richiamare o di suggerire. Stabilire un impianto che regga le cinquecentomila battute invece che le diecimila non è solo una questione contabile ma di identità del testo che si sta scrivendo.

Per il resto no, se a te non piace il genere romanzo non devi scrivere uno, ma se scrivi un documento che mi invita a non scrivere romanzi perché è una forma di fiction berlusconiana mi chiedo quali romanzi hai scritto*.


f.


*o letto, certi libri non sono televisori portatili da spiaggia, ad esempio infinite jest di foster wallace: pesa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La mia piccola esperienza al riguardo mi suggerisce che no, non è la stessa cosa, che il modello romanzo, per quanto abbia margini di lavoro, &#8220;imponga&#8221; una ratificazione del proprio &#8216;world model&#8217; che altre forme di scrittura possono permettersi solo di richiamare o di suggerire. Stabilire un impianto che regga le cinquecentomila battute invece che le diecimila non è solo una questione contabile ma di identità del testo che si sta scrivendo.</p>
<p>Per il resto no, se a te non piace il genere romanzo non devi scrivere uno, ma se scrivi un documento che mi invita a non scrivere romanzi perché è una forma di fiction berlusconiana mi chiedo quali romanzi hai scritto*.</p>
<p>f.</p>
<p>*o letto, certi libri non sono televisori portatili da spiaggia, ad esempio infinite jest di foster wallace: pesa.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: e</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10445</link>
		<dc:creator>e</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1176#comment-10445</guid>
		<description>&gt; Se a mia sorella dico che non mi piace come s&#039;è dipinta la bocca col rossetto, poi devo essere capace di passarle l&#039;ombretto sugli occhi e il phard sulla faccia? 

Intrigante osservazione: ma forse, se tu imparassi davvero a farlo, tua sorella non considererebbe più il tuo un &quot;giudizio ingenuo&quot; ma un &quot;giudizio competente&quot;  ;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>> Se a mia sorella dico che non mi piace come s&#8217;è dipinta la bocca col rossetto, poi devo essere capace di passarle l&#8217;ombretto sugli occhi e il phard sulla faccia? </p>
<p>Intrigante osservazione: ma forse, se tu imparassi davvero a farlo, tua sorella non considererebbe più il tuo un &#8220;giudizio ingenuo&#8221; ma un &#8220;giudizio competente&#8221;  ;-)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gina</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10446</link>
		<dc:creator>gina</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>appuntino estetico da quel vezzoso correttore che è il  merriam webster
FARD : to paint (the face) with cosmetics</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>appuntino estetico da quel vezzoso correttore che è il  merriam webster<br />
FARD : to paint (the face) with cosmetics</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Michele G</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10447</link>
		<dc:creator>Michele G</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>Di narrazioni c&#039;è biogno per campare?

Sì, ammette anche Borriello.

La narrazione scritta è diversa da quella audiovisiva?

Sì: a causa della fondamentale dote di una più elevata polisemia di un libro rispetto a un video e della conseguente grande attività di interpretazione e immaginazione cui dà vita la lettura.

Se è vero quanto sopra, la narrazione scritta (e il romanzo come sua forma sufficientemente lunga da produrre un coinvolgimento soddisfacente) ha una funzione insostiuibile.

Che ne fruiscano in pochi, per me, è solo la prova che leggere narrazioni scritte è (oltre che bello) più impegnativo che ammazzarsi di fiction-spazzatura in tivù.

Che molti scrittori ci tengano a dire che &quot;li schifa&quot; fare i narratori, perché magari semplicemente non sono dei narratori, non significa secondo me che la scrittura non sia un supporto per certi versi - vedi sopra - insostituibile per la narrazione.
(Curioso che gli scrittori non narratori scoprano spesso, poi, di non avere contenuti alternativi alle storie, e si scoprano destinati ad avvitarsi in improbabili avanguardie stilistiche del: nulla.)

Saper scrivere non significa aver qualcosa da dire, purtroppo.

Gli scrittori-narratori, dignitoso sottogruppo degli scrittori, dal canto loro perlomeno hanno questa fortuna: il senso per le storie. Un&#039;umile, meravigliosa capacità di cercare i contenuti grazie all&#039;osservazione, di alimentarsi così.

Io dico che i narratori sono grandi pazienti raccoglitori. I narratori trasformano il cascame delle vite altrui in vite nuove.

Ciao
Michele G</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Di narrazioni c&#8217;è biogno per campare?</p>
<p>Sì, ammette anche Borriello.</p>
<p>La narrazione scritta è diversa da quella audiovisiva?</p>
<p>Sì: a causa della fondamentale dote di una più elevata polisemia di un libro rispetto a un video e della conseguente grande attività di interpretazione e immaginazione cui dà vita la lettura.</p>
<p>Se è vero quanto sopra, la narrazione scritta (e il romanzo come sua forma sufficientemente lunga da produrre un coinvolgimento soddisfacente) ha una funzione insostiuibile.</p>
<p>Che ne fruiscano in pochi, per me, è solo la prova che leggere narrazioni scritte è (oltre che bello) più impegnativo che ammazzarsi di fiction-spazzatura in tivù.</p>
<p>Che molti scrittori ci tengano a dire che &#8220;li schifa&#8221; fare i narratori, perché magari semplicemente non sono dei narratori, non significa secondo me che la scrittura non sia un supporto per certi versi &#8211; vedi sopra &#8211; insostituibile per la narrazione.<br />
(Curioso che gli scrittori non narratori scoprano spesso, poi, di non avere contenuti alternativi alle storie, e si scoprano destinati ad avvitarsi in improbabili avanguardie stilistiche del: nulla.)</p>
<p>Saper scrivere non significa aver qualcosa da dire, purtroppo.</p>
<p>Gli scrittori-narratori, dignitoso sottogruppo degli scrittori, dal canto loro perlomeno hanno questa fortuna: il senso per le storie. Un&#8217;umile, meravigliosa capacità di cercare i contenuti grazie all&#8217;osservazione, di alimentarsi così.</p>
<p>Io dico che i narratori sono grandi pazienti raccoglitori. I narratori trasformano il cascame delle vite altrui in vite nuove.</p>
<p>Ciao<br />
Michele G</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giorgio D. S.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10448</link>
		<dc:creator>Giorgio D. S.</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1176#comment-10448</guid>
		<description>Trovo davvero penoso e ozioso questo modo trombonesco (giusta parola!!!) di parlare di letteratura da parte di Borriello. Sembra una pagina di un manuale malriuscito per la scuola secondaria, con tutta quella sfilza di nomi e le pretese di dare ordini a questo e a quell&#039;altro su cosa leggere o non leggere. 
E&#039; vero, poi, che non bisogna saper scrivere un romanzo o una sinfonia per giudicare, ma almeno bisognerebbe aver ***capito*** la forma romanzo e la forma sinfonia, prima di avventurarsi per terreni minati! Se ***capisco*** quello che leggo o ascolto o guardo, posso poi anche dirne qualcosa che abbia senso, altrimenti è probabile che spari solo vongolate. Non vi pare?
E anche Arminio, con queste protestine delle chiesette, la smetta di fare il bamboccetto, e si metta a leggere di più, prima di aprir bocca.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo davvero penoso e ozioso questo modo trombonesco (giusta parola!!!) di parlare di letteratura da parte di Borriello. Sembra una pagina di un manuale malriuscito per la scuola secondaria, con tutta quella sfilza di nomi e le pretese di dare ordini a questo e a quell&#8217;altro su cosa leggere o non leggere.<br />
E&#8217; vero, poi, che non bisogna saper scrivere un romanzo o una sinfonia per giudicare, ma almeno bisognerebbe aver ***capito*** la forma romanzo e la forma sinfonia, prima di avventurarsi per terreni minati! Se ***capisco*** quello che leggo o ascolto o guardo, posso poi anche dirne qualcosa che abbia senso, altrimenti è probabile che spari solo vongolate. Non vi pare?<br />
E anche Arminio, con queste protestine delle chiesette, la smetta di fare il bamboccetto, e si metta a leggere di più, prima di aprir bocca.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: carlo martello</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10449</link>
		<dc:creator>carlo martello</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1176#comment-10449</guid>
		<description>si, aumentiamo il numero dei lettori, così,con questi squilli di tromba. già i lettori sono una legione. diamoci dei gran colpi sulle palle. ma si, chissenefrega, mors tua vita mea, no? narratori contro scrittori, poeti contro tutti, prosatori, fini dicitori, critici contro critici contro tutti, plagiari del cazzo che si fanno pubblicità, tanto la gente dimentica presto. questo mondo letterario è proprio un mondo di merda.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>si, aumentiamo il numero dei lettori, così,con questi squilli di tromba. già i lettori sono una legione. diamoci dei gran colpi sulle palle. ma si, chissenefrega, mors tua vita mea, no? narratori contro scrittori, poeti contro tutti, prosatori, fini dicitori, critici contro critici contro tutti, plagiari del cazzo che si fanno pubblicità, tanto la gente dimentica presto. questo mondo letterario è proprio un mondo di merda.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Hyronique</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10450</link>
		<dc:creator>Hyronique</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1176#comment-10450</guid>
		<description>Anticommento
Era maggio, e Borriello stava per lasciare l&#039;Italia, dove non lo capivano, per andare in Francia, dove lo capivano. Lì lessero la frase &quot;ogni emissione spontanea e sorvegliatamente anarchica di parole, ogni rappresentazione discontinua o molecolare&quot; e la trovarono pulp almeno quanto l&#039;immagine di un gatto fatto a listelle per impiccarci il cane. Sei pulp?, gli chiesero, e lui Che schifo!, e raccontò ai francesi la storia dell&#039;uomo primitivo che per caso o per necessità si era duplicato su un supporto materiale, così rendendo sacra la parola e il pensiero che ci stava dentro come sta la crema nel cremino, la noce nel nocino, il succo nel frutto e così via.  Ma i francesi dissero che no, che prima di dire a o ba, il supporto materiale su cui l&#039;uomo  primitivo aveva duplicato il suo corpo era la donna primitiva, ma che l&#039;immagine andava bene per farci un romanzo di formazione, pieno zeppo di primitivi infelici, ma Borriello disse che su quello di cui non si poteva parlare non si poteva fare un romanzo, e citò pure le fonti: Però se volete vi faccio una fiction... E chiamò Arminio che era esperto di marketing. Ma i francesi, che producevano solo letteratura alta, si offesero, e al Borriello mandarono a dire che solo un miracolo avrebbe fatto di lui uno scrittore edito. Allora Borriello si rifugiò in una chiesa di campagna e si mise ad aspettare che la prima parola cominciasse a pregare... Ma, accidenti, erano tutte sporche di pensiero, quelle povere paroline smarrite!
Finì curato in un racconto nero di Maupassant. E&#039; ancora lì, ma non lo sa.




 </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anticommento<br />
Era maggio, e Borriello stava per lasciare l&#8217;Italia, dove non lo capivano, per andare in Francia, dove lo capivano. Lì lessero la frase &#8220;ogni emissione spontanea e sorvegliatamente anarchica di parole, ogni rappresentazione discontinua o molecolare&#8221; e la trovarono pulp almeno quanto l&#8217;immagine di un gatto fatto a listelle per impiccarci il cane. Sei pulp?, gli chiesero, e lui Che schifo!, e raccontò ai francesi la storia dell&#8217;uomo primitivo che per caso o per necessità si era duplicato su un supporto materiale, così rendendo sacra la parola e il pensiero che ci stava dentro come sta la crema nel cremino, la noce nel nocino, il succo nel frutto e così via.  Ma i francesi dissero che no, che prima di dire a o ba, il supporto materiale su cui l&#8217;uomo  primitivo aveva duplicato il suo corpo era la donna primitiva, ma che l&#8217;immagine andava bene per farci un romanzo di formazione, pieno zeppo di primitivi infelici, ma Borriello disse che su quello di cui non si poteva parlare non si poteva fare un romanzo, e citò pure le fonti: Però se volete vi faccio una fiction&#8230; E chiamò Arminio che era esperto di marketing. Ma i francesi, che producevano solo letteratura alta, si offesero, e al Borriello mandarono a dire che solo un miracolo avrebbe fatto di lui uno scrittore edito. Allora Borriello si rifugiò in una chiesa di campagna e si mise ad aspettare che la prima parola cominciasse a pregare&#8230; Ma, accidenti, erano tutte sporche di pensiero, quelle povere paroline smarrite!<br />
Finì curato in un racconto nero di Maupassant. E&#8217; ancora lì, ma non lo sa.</p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Bernardo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10451</link>
		<dc:creator>Bernardo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>x fabrizio venerandi:
Il tuo discorso mi sembra plausibile, ma cosa intendi più precisamente per &quot;ratificazione&quot;? Ovvero, in quale misura pensi che riusciresti (in linea di principio, non ti chiedo di farlo qui) ad esplicitare, intersoggettivamente, il funzionamento interno del tuo motore affabulatorio?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>x fabrizio venerandi:<br />
Il tuo discorso mi sembra plausibile, ma cosa intendi più precisamente per &#8220;ratificazione&#8221;? Ovvero, in quale misura pensi che riusciresti (in linea di principio, non ti chiedo di farlo qui) ad esplicitare, intersoggettivamente, il funzionamento interno del tuo motore affabulatorio?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: livio borriello</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10452</link>
		<dc:creator>livio borriello</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1176#comment-10452</guid>
		<description>questi commenti mi deprimono un poco. ripondo qua e là in breve e per correttezza.
non so scrivere 1/2 riga di romanzo. scrivo testi antinarrativi, dunque polemizzo pro domo mia. e ne ho tutto il diritto, e il dovere.
a copetti: hai ragione, il mito era un punto da discutere...ma il problema è distinguere tra mito e allucinazione collettiva.
a angelini: ma pensa alla lingua tagliata della sirenetta: quello è l&#039;indicibile...o ad agostino che scrive: chi non ascolta dio (e io intendo il dio che è in me) non ha nulla da dire al mondo
franco, hai ragione: volevo stanare qualche nordico, ma quelli hanno da riempire server interi di quel tema di importanza capitale: la restaurazione! capperi, ne va della nostra felicità!
berlusconi romanziere: certo è un&#039;iperbole, ma non gratuita (cortellessa mi segnala la stessa analogia in cordelli e raboni)
hironique: sei brillante, brava...applauso
e poi tutti questi nick...non mi scandalizzano, potrebbero alienare l&#039;io consueto, permettere maggior sincerità... un po&#039; di squartamento d&#039;anima...ma dove sta questa sincerità? questo è tutto?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>questi commenti mi deprimono un poco. ripondo qua e là in breve e per correttezza.<br />
non so scrivere 1/2 riga di romanzo. scrivo testi antinarrativi, dunque polemizzo pro domo mia. e ne ho tutto il diritto, e il dovere.<br />
a copetti: hai ragione, il mito era un punto da discutere&#8230;ma il problema è distinguere tra mito e allucinazione collettiva.<br />
a angelini: ma pensa alla lingua tagliata della sirenetta: quello è l&#8217;indicibile&#8230;o ad agostino che scrive: chi non ascolta dio (e io intendo il dio che è in me) non ha nulla da dire al mondo<br />
franco, hai ragione: volevo stanare qualche nordico, ma quelli hanno da riempire server interi di quel tema di importanza capitale: la restaurazione! capperi, ne va della nostra felicità!<br />
berlusconi romanziere: certo è un&#8217;iperbole, ma non gratuita (cortellessa mi segnala la stessa analogia in cordelli e raboni)<br />
hironique: sei brillante, brava&#8230;applauso<br />
e poi tutti questi nick&#8230;non mi scandalizzano, potrebbero alienare l&#8217;io consueto, permettere maggior sincerità&#8230; un po&#8217; di squartamento d&#8217;anima&#8230;ma dove sta questa sincerità? questo è tutto?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10453</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;E infine la preghiera, che è il momento in cui la parola coincide con l’essere, e in cui il corpo affronta il silenzio che è dall’altra parte&quot;.
Ero pure d&#039;accordo, in linea di massima, ma poi sono arrivato alla frase che riporto qui sopra e sono rimasto inter-detto, sai, come una formica persa nel fogliame e sono restato lì a chiedermi: ma chevvordì che “la parola coincide con l&#039;essere”? 
E perché proprio con l&#039;essere e non anche con l&#039;avere? 
E poi, sarà anche vero che nella preghiera “il corpo affronta il silenzio che c&#039;è dall&#039;altra parte”: ok, ma quale parte? 
Cioè rispetto a dove, c&#039;è un&#039;altra parte? 
Ma questa persona, Livio Borriello, non stava scrivendo sul problema che non ce ne frega più una beneamata nerchia di sapere quello che c&#039;è scritto nei romanzi - che io pensavo che era un problema solo mio – che c’entra allora questa cosa del silenzio che sta “dall’altra parte”?
Me lo sentivo vicino, persino amico - già lo chiamavo per nome tipo Livio -, credevo che toccava un punto decisivo della RESTAURAZIONE e cioè che non ce ne frega più una mazza dei romanzi – che io c’ho pieno il comodino e il comò e il ripiano sopra il letto e la libreria piccola attaccata alla parete piena di romanzi che sono arrivato sì e no a pagina 10, qualche volta cinquanta, ma è grasso che cola – ma lui invece no doveva per forza dire questa cosa della preghiera e del corpo che affronta il silenzio dall’altra parte e io mi sono disamorato anche di lui, cioè di Livio, e non saprò mai perché non riesco a leggere romanzi.
L’ultimo che ho preso è francese – condivido che la Francia è il centro, che Livio dice prima di die del corpo che prega verso l’altra parte - eccetera - si chiama Spinoza incula Hegel, giuro che si chiama così, non mi bannate.
Chissà perché l’ho comprato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;E infine la preghiera, che è il momento in cui la parola coincide con l’essere, e in cui il corpo affronta il silenzio che è dall’altra parte&#8221;.<br />
Ero pure d&#8217;accordo, in linea di massima, ma poi sono arrivato alla frase che riporto qui sopra e sono rimasto inter-detto, sai, come una formica persa nel fogliame e sono restato lì a chiedermi: ma chevvordì che “la parola coincide con l&#8217;essere”?<br />
E perché proprio con l&#8217;essere e non anche con l&#8217;avere?<br />
E poi, sarà anche vero che nella preghiera “il corpo affronta il silenzio che c&#8217;è dall&#8217;altra parte”: ok, ma quale parte?<br />
Cioè rispetto a dove, c&#8217;è un&#8217;altra parte?<br />
Ma questa persona, Livio Borriello, non stava scrivendo sul problema che non ce ne frega più una beneamata nerchia di sapere quello che c&#8217;è scritto nei romanzi &#8211; che io pensavo che era un problema solo mio – che c’entra allora questa cosa del silenzio che sta “dall’altra parte”?<br />
Me lo sentivo vicino, persino amico &#8211; già lo chiamavo per nome tipo Livio -, credevo che toccava un punto decisivo della RESTAURAZIONE e cioè che non ce ne frega più una mazza dei romanzi – che io c’ho pieno il comodino e il comò e il ripiano sopra il letto e la libreria piccola attaccata alla parete piena di romanzi che sono arrivato sì e no a pagina 10, qualche volta cinquanta, ma è grasso che cola – ma lui invece no doveva per forza dire questa cosa della preghiera e del corpo che affronta il silenzio dall’altra parte e io mi sono disamorato anche di lui, cioè di Livio, e non saprò mai perché non riesco a leggere romanzi.<br />
L’ultimo che ho preso è francese – condivido che la Francia è il centro, che Livio dice prima di die del corpo che prega verso l’altra parte &#8211; eccetera &#8211; si chiama Spinoza incula Hegel, giuro che si chiama così, non mi bannate.<br />
Chissà perché l’ho comprato.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco Motta</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10454</link>
		<dc:creator>Marco Motta</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1176#comment-10454</guid>
		<description>Michele G dice:
&quot;La narrazione scritta è diversa da quella audiovisiva?

Sì: a causa della fondamentale dote di una più elevata polisemia di un libro rispetto a un video e della conseguente grande attività di interpretazione e immaginazione cui dà vita la lettura.&quot;

Ora, dire che uno scritto sia polisemico mentre un film no mi pare assolutamente un errore. Piuttosto e&#039; che mentre nessuno di noi (spero) legge Ken Follet, tutti noi guardiamo i thrillerini di Holliwood; mentre la letteratura americana ancora non ci ha colonizzato, il cinema americano rappresenta il 70% di quello a cui siamo sottoposti.
Allora piuttosto che parlare di polisemia del testo scritto, io direi che il problema sta nella concezione americana e anglosassone del linguaggio, una concezione che deriva da un&#039;idea della scienza quale verita&#039; rivelata. I film americani rappresentano quella concezione del linguaggio come significante univoco, idea che Wittgenstein esprimeva dicendo che il linguaggio rappresenta i fatti del mondo.
Io, di mio, credo che il cinema abbia una potenza molto maggiore rispetto alla letteratura (pensate a Linch, a Tarantino, a Kubrick). Il cinema e&#039; veramente l&#039;opera d&#039;arte totale, la tragedia Nietzscheana.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Michele G dice:<br />
&#8220;La narrazione scritta è diversa da quella audiovisiva?</p>
<p>Sì: a causa della fondamentale dote di una più elevata polisemia di un libro rispetto a un video e della conseguente grande attività di interpretazione e immaginazione cui dà vita la lettura.&#8221;</p>
<p>Ora, dire che uno scritto sia polisemico mentre un film no mi pare assolutamente un errore. Piuttosto e&#8217; che mentre nessuno di noi (spero) legge Ken Follet, tutti noi guardiamo i thrillerini di Holliwood; mentre la letteratura americana ancora non ci ha colonizzato, il cinema americano rappresenta il 70% di quello a cui siamo sottoposti.<br />
Allora piuttosto che parlare di polisemia del testo scritto, io direi che il problema sta nella concezione americana e anglosassone del linguaggio, una concezione che deriva da un&#8217;idea della scienza quale verita&#8217; rivelata. I film americani rappresentano quella concezione del linguaggio come significante univoco, idea che Wittgenstein esprimeva dicendo che il linguaggio rappresenta i fatti del mondo.<br />
Io, di mio, credo che il cinema abbia una potenza molto maggiore rispetto alla letteratura (pensate a Linch, a Tarantino, a Kubrick). Il cinema e&#8217; veramente l&#8217;opera d&#8217;arte totale, la tragedia Nietzscheana.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio nelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10455</link>
		<dc:creator>sergio nelli</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost/ni2/?p=1176#comment-10455</guid>
		<description>Tutte le volte che mi imbatto in un pezzo che viene dal gruppo degli Zibaldoni provo un misto di sconcerto e di irritazione. Raffinatezze e ingenuità, impulsi fecondi e piccineria, scontro con il luogo comune e riproposta di luoghi comuni rimasticati e conditi da un tasso di psicologismo imbarazzante; il tutto come una freccia diretta nel buio più buio, in una confusione reduplicata da uno stile saggistico, lo conosciamo bene, che mette insieme Fiorello e Toltoj, Bataille e Berlusconi.
   Per esempio, Borriello, il tuo assunto non è spiegato e non può essere nemmeno condiviso. Non leggi più romanzi. Bene: la cosa riguarda solo te, finché non ci darai una spiegazione meno inconsistente. Perché la storia della tv e dei media vale veramente poco per le cose che possono interessarci.
Tu procedi per asseverazioni, con questa smorfia iniziale che dovrebbe dare un senso a tutto,  metti là qualche esempiuccio di &quot;pulsioni reali&quot; (?) nella scrittura e tiri a far tornare i conti. Esempiuccio non lo dico in riferimento ai nomi sia chiaro. Nove mi va bene e provo per lui un’autentica simpatia soprattutto per le sue indignazioni e le sue incazzature, e Handke è un maestro. Ma tu tiri a far tornare la micragna, che risulti micragnosa il più possibile. Perché? Boh! Se poi consideriamo il fatto che molti di quelli che chiami romanzi sono in realtà narrazioni il quadro si fa proprio nero. Non si vede nulla. Piove sul bagnato.

L’alternativa vera  a una prosa accessoria sarebbe dunque: la poesia, la guerreria filosofica, il diario, il frammento, lo zibaldone, la preghiera. Dio ce ne guardi e liberi: Perché? Che c’è di più e di meglio in queste cose? Tu non lo dici. Si potrebbe smettere di leggere anche questa roba e dedicare le irripetibili ore della nostra vita a qualcosa d’altro.
Dovremmo sciropparci quello che vuoi tu? Degli ex voto? Ma che razza di riflessione e di proposta  è questa. Con in più un argomento indecente nei commenti: io non scrivo romanzi quindi sostengo la mia parte.
Non ho inteso? Quindi tutta la fecondità che il ventre della narrativa (non dico nemmeno del romanzo) riesce a tirare fuori è roba che non ti riguarda perché scrivi poesie e frammenti?
A me sembra ci sia qui un’idea piccola piccola di letteratura,  e stento a capire che parentela abbia con queste posizioni  il postatore, l’intrepido Roberto Saviano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tutte le volte che mi imbatto in un pezzo che viene dal gruppo degli Zibaldoni provo un misto di sconcerto e di irritazione. Raffinatezze e ingenuità, impulsi fecondi e piccineria, scontro con il luogo comune e riproposta di luoghi comuni rimasticati e conditi da un tasso di psicologismo imbarazzante; il tutto come una freccia diretta nel buio più buio, in una confusione reduplicata da uno stile saggistico, lo conosciamo bene, che mette insieme Fiorello e Toltoj, Bataille e Berlusconi.<br />
   Per esempio, Borriello, il tuo assunto non è spiegato e non può essere nemmeno condiviso. Non leggi più romanzi. Bene: la cosa riguarda solo te, finché non ci darai una spiegazione meno inconsistente. Perché la storia della tv e dei media vale veramente poco per le cose che possono interessarci.<br />
Tu procedi per asseverazioni, con questa smorfia iniziale che dovrebbe dare un senso a tutto,  metti là qualche esempiuccio di &#8220;pulsioni reali&#8221; (?) nella scrittura e tiri a far tornare i conti. Esempiuccio non lo dico in riferimento ai nomi sia chiaro. Nove mi va bene e provo per lui un’autentica simpatia soprattutto per le sue indignazioni e le sue incazzature, e Handke è un maestro. Ma tu tiri a far tornare la micragna, che risulti micragnosa il più possibile. Perché? Boh! Se poi consideriamo il fatto che molti di quelli che chiami romanzi sono in realtà narrazioni il quadro si fa proprio nero. Non si vede nulla. Piove sul bagnato.</p>
<p>L’alternativa vera  a una prosa accessoria sarebbe dunque: la poesia, la guerreria filosofica, il diario, il frammento, lo zibaldone, la preghiera. Dio ce ne guardi e liberi: Perché? Che c’è di più e di meglio in queste cose? Tu non lo dici. Si potrebbe smettere di leggere anche questa roba e dedicare le irripetibili ore della nostra vita a qualcosa d’altro.<br />
Dovremmo sciropparci quello che vuoi tu? Degli ex voto? Ma che razza di riflessione e di proposta  è questa. Con in più un argomento indecente nei commenti: io non scrivo romanzi quindi sostengo la mia parte.<br />
Non ho inteso? Quindi tutta la fecondità che il ventre della narrativa (non dico nemmeno del romanzo) riesce a tirare fuori è roba che non ti riguarda perché scrivi poesie e frammenti?<br />
A me sembra ci sia qui un’idea piccola piccola di letteratura,  e stento a capire che parentela abbia con queste posizioni  il postatore, l’intrepido Roberto Saviano.</p>
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		<title>Di: franco arminio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/05/24/antiromanzo/#comment-10456</link>
		<dc:creator>franco arminio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description>gentile nelli, borriello c&#039;entra solo con se stesso. se le sono antipatici gli zibaldoniani se la prenda con loro. e mi pare che la carica polemica nei confronti del suo testo si trasformi in attacco alla persona. borriello sostiene una tesi radicale, ma lo fa in modo civile.</description>
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