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	<title>Commenti a: Tecniche di suicidio</title>
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	<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 09:17:36 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Chet</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-34998</link>
		<dc:creator>Chet</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Aug 2006 10:25:59 +0000</pubDate>
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		<description>Ma qui non si suicida più nessuno?
Sarà proprio vero che a morte si sconta vivendo?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma qui non si suicida più nessuno?<br />
Sarà proprio vero che a morte si sconta vivendo?</p>
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		<title>Di: marco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-30937</link>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jul 2006 13:06:09 +0000</pubDate>
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		<description>Infatti è proprio questa ridondanza del pensiero suicida che ci spinge a scrivere, a morire mille volte, a concederci a poco a poco, a liberarci veramente..
Ad esempio, in un'intervista, Borges ricorda la fine di un suo caro amico e collega, Lugones, che amava ripetere: "padrone della mia vita, voglio esserlo anche della mia morte". E si suicidò. Tanto era lontano da se stesso. A Borges invece bastò il pensiero, averne avuto, magari molto vagamente, l'idea. Forse non la pensava come il suo amico e dunque aveva delle difficoltà a scegliere come compiere l'atto. O forse scelse la maniera più lunga ed estenuante, ma aveva questo dalla sua parte: un punto di vista in più e contario al proprio, e che prometteva di moltiplicarsi e che sviluppò.  
E se vogliamo azzardare una fine, tutte le storielle che ci ha raccontato Borges hanno tutte la stessa matrice.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Infatti è proprio questa ridondanza del pensiero suicida che ci spinge a scrivere, a morire mille volte, a concederci a poco a poco, a liberarci veramente..<br />
Ad esempio, in un&#8217;intervista, Borges ricorda la fine di un suo caro amico e collega, Lugones, che amava ripetere: &#8220;padrone della mia vita, voglio esserlo anche della mia morte&#8221;. E si suicidò. Tanto era lontano da se stesso. A Borges invece bastò il pensiero, averne avuto, magari molto vagamente, l&#8217;idea. Forse non la pensava come il suo amico e dunque aveva delle difficoltà a scegliere come compiere l&#8217;atto. O forse scelse la maniera più lunga ed estenuante, ma aveva questo dalla sua parte: un punto di vista in più e contario al proprio, e che prometteva di moltiplicarsi e che sviluppò.<br />
E se vogliamo azzardare una fine, tutte le storielle che ci ha raccontato Borges hanno tutte la stessa matrice.</p>
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	<item>
		<title>Di: asma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-30141</link>
		<dc:creator>asma</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2006 01:02:17 +0000</pubDate>
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		<description>crediamo di abbracciare consulenze mentre baciamo lacrime di stelle mai esplose ma quanto odore è vivo nel buio che l'occhio lambisce e quanto latte vorreste bere per abbracciare una stella</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>crediamo di abbracciare consulenze mentre baciamo lacrime di stelle mai esplose ma quanto odore è vivo nel buio che l&#8217;occhio lambisce e quanto latte vorreste bere per abbracciare una stella</p>
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		<title>Di: Hallo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-22998</link>
		<dc:creator>Hallo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Feb 2006 13:34:37 +0000</pubDate>
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		<description>Interessante...
Mi sono sempre chiesta questo: come mai nessuno ha voglia di parlare della morte (in particolar modo della propria?)
Mistero...!
Sarà che non la prendo abbastanza sul serio...mi pare giusto, no?
Ho letto da qualche parte che nessuno crede davvero alla propria morte. 
Questo mi sembra verosimile.
E un aspirante suicida? Secondo voi, un aspirante suicida é capace di credere fino in fondo alla propria morte?

Quando ho saputo che una mia insegnate delle superiori si era suicidata sono scoppiata a ridere.
Anche se trovo il pensiero della morte davvero agghiacciante.
Non é altro che una certezza. L'unica.
E nonostante questo rimane inconcepibile.
Mi viene da pensare che l'unica fare sia riderci sopra.
In fin dei conti, suvvia, si muore una volta sola!
Invece il pensiero della morte ritorna, e ritorna,e ritorna.
E riesce a svuotare di significato ogni attesa, ogni minuto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante&#8230;<br />
Mi sono sempre chiesta questo: come mai nessuno ha voglia di parlare della morte (in particolar modo della propria?)<br />
Mistero&#8230;!<br />
Sarà che non la prendo abbastanza sul serio&#8230;mi pare giusto, no?<br />
Ho letto da qualche parte che nessuno crede davvero alla propria morte.<br />
Questo mi sembra verosimile.<br />
E un aspirante suicida? Secondo voi, un aspirante suicida é capace di credere fino in fondo alla propria morte?</p>
<p>Quando ho saputo che una mia insegnate delle superiori si era suicidata sono scoppiata a ridere.<br />
Anche se trovo il pensiero della morte davvero agghiacciante.<br />
Non é altro che una certezza. L&#8217;unica.<br />
E nonostante questo rimane inconcepibile.<br />
Mi viene da pensare che l&#8217;unica fare sia riderci sopra.<br />
In fin dei conti, suvvia, si muore una volta sola!<br />
Invece il pensiero della morte ritorna, e ritorna,e ritorna.<br />
E riesce a svuotare di significato ogni attesa, ogni minuto.</p>
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		<title>Di: Pierre</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-19763</link>
		<dc:creator>Pierre</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2006 18:34:07 +0000</pubDate>
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		<description>Il suicidio è un modo di vivere la possibilità della morte. E' necessario a mio avviso superare il Tabu giudaico cristiano secondo il quale noi non saremmo padroni della nostra esistenza. Decidere quando morire dandoci la morte volontariamente è sia un'affermazione di libertà rispetto alla aleatorietà del fato sia la possibilità di scegliere sereanamente quando smettere di vivere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il suicidio è un modo di vivere la possibilità della morte. E&#8217; necessario a mio avviso superare il Tabu giudaico cristiano secondo il quale noi non saremmo padroni della nostra esistenza. Decidere quando morire dandoci la morte volontariamente è sia un&#8217;affermazione di libertà rispetto alla aleatorietà del fato sia la possibilità di scegliere sereanamente quando smettere di vivere.</p>
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		<title>Di: magda</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13651</link>
		<dc:creator>magda</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Oct 2005 10:37:04 +0000</pubDate>
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		<description>puo' accadere di dover scegliere, tra la morte e la follia.
Io preferisco la seconda, perchè la prima, non potrei raccontarla.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>puo&#8217; accadere di dover scegliere, tra la morte e la follia.<br />
Io preferisco la seconda, perchè la prima, non potrei raccontarla.</p>
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		<title>Di: ivan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13634</link>
		<dc:creator>ivan</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Oct 2005 06:50:42 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie del chiarimento, Sergio, credo di aver capito (A margine: la mia domanda conteneva il rifiuto di un malinteso abbastanza frequente: c'è chi interpreta il Sisifo felice con categorie psicanalitiche di conversione/trasformazione del dolore: questo è un assurdo più grande di quello contro cui l'uomo in rivolta si levò, forse...!)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie del chiarimento, Sergio, credo di aver capito (A margine: la mia domanda conteneva il rifiuto di un malinteso abbastanza frequente: c&#8217;è chi interpreta il Sisifo felice con categorie psicanalitiche di conversione/trasformazione del dolore: questo è un assurdo più grande di quello contro cui l&#8217;uomo in rivolta si levò, forse&#8230;!)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: magda</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13568</link>
		<dc:creator>magda</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2005 16:15:36 +0000</pubDate>
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		<description>SPOSATI!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>SPOSATI!</p>
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		<title>Di: jan reister</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13559</link>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2005 13:36:05 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao, poi telefonare all'Idea, c'è una persona che ti ascolta e non ti fa prediche. Se vuoi il numero verde è 800.12.29.07 (Attivo in Lombardia dalle 9 alle 19). 
http://www.fondazioneidea.it/idea_sommario.htm
Cosa stai cercando esattamente?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao, poi telefonare all&#8217;Idea, c&#8217;è una persona che ti ascolta e non ti fa prediche. Se vuoi il numero verde è 800.12.29.07 (Attivo in Lombardia dalle 9 alle 19).<br />
<a href="http://www.fondazioneidea.it/idea_sommario.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.fondazioneidea.it');" rel="nofollow">http://www.fondazioneidea.it/idea_sommario.htm</a><br />
Cosa stai cercando esattamente?</p>
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	<item>
		<title>Di: Io</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13557</link>
		<dc:creator>Io</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2005 13:19:27 +0000</pubDate>
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		<description>Sapete consigliarmi un modo per suicidarmi rapida ed indolore.
Non possiedo armi da fuoco e non so come procurarmene</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sapete consigliarmi un modo per suicidarmi rapida ed indolore.<br />
Non possiedo armi da fuoco e non so come procurarmene</p>
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	<item>
		<title>Di: sergio garufi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13537</link>
		<dc:creator>sergio garufi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2005 09:23:53 +0000</pubDate>
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		<description>Per Ivan: il brano di Sbarbaro mi piaceva perché indica sia un "suicidio possibile", quello di scomparire agli altri e annullarsi nel flusso; e sia perché è un modo di "immaginare Sisifo felice" della sua routine. In fondo Sisifo è un travet del dolore, e il ligure ci suggerisce che solo considerando la propria sofferenza allo stesso tempo unica e insignificante - perché per molti versi non dissimile, almeno nell'intensità, da quella di tutti gli altri - è possibile sopportarla, conviverci e addirittura ritenerla salutare. L'anonimato non è una condanna, e la rinuncia all'affermazione di sé può essere una forma di felicità. Nell' "Imitazione di Cristo" è detto: "ama nesciri", cioè compiaciti di essere ignorato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per Ivan: il brano di Sbarbaro mi piaceva perché indica sia un &#8220;suicidio possibile&#8221;, quello di scomparire agli altri e annullarsi nel flusso; e sia perché è un modo di &#8220;immaginare Sisifo felice&#8221; della sua routine. In fondo Sisifo è un travet del dolore, e il ligure ci suggerisce che solo considerando la propria sofferenza allo stesso tempo unica e insignificante - perché per molti versi non dissimile, almeno nell&#8217;intensità, da quella di tutti gli altri - è possibile sopportarla, conviverci e addirittura ritenerla salutare. L&#8217;anonimato non è una condanna, e la rinuncia all&#8217;affermazione di sé può essere una forma di felicità. Nell&#8217; &#8220;Imitazione di Cristo&#8221; è detto: &#8220;ama nesciri&#8221;, cioè compiaciti di essere ignorato.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: magda</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13530</link>
		<dc:creator>magda</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2005 07:42:01 +0000</pubDate>
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		<description>wovoka, il mio correttore di bozze e il mio maestro di cinismo sono andati in ferie. tu sei libero? :-)))
inoltre dico che piu' che romanticismo si tratta di visione cinematografica del reale.
pero' spesso non serve perche' la realta' supera la fantasia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>wovoka, il mio correttore di bozze e il mio maestro di cinismo sono andati in ferie. tu sei libero? :-)))<br />
inoltre dico che piu&#8217; che romanticismo si tratta di visione cinematografica del reale.<br />
pero&#8217; spesso non serve perche&#8217; la realta&#8217; supera la fantasia.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: ivan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13516</link>
		<dc:creator>ivan</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Oct 2005 19:36:12 +0000</pubDate>
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		<description>E' vero che l'inizio de "il mito di Sisifo" è assolutamente splendido (e non stravagante, come qualcuno afferma). Una postilla sotto forma di domanda per Garufi, tuttavia (senza controllare il testo, per cui se sbaglio me lo si faccia notare"): "bisogna immaginare Sisifo felice", secondo te, cosa significa? (qui, nella domanda, non importa che sia una felicità possibile, difficile, o addirittura assurda)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; vero che l&#8217;inizio de &#8220;il mito di Sisifo&#8221; è assolutamente splendido (e non stravagante, come qualcuno afferma). Una postilla sotto forma di domanda per Garufi, tuttavia (senza controllare il testo, per cui se sbaglio me lo si faccia notare&#8221;): &#8220;bisogna immaginare Sisifo felice&#8221;, secondo te, cosa significa? (qui, nella domanda, non importa che sia una felicità possibile, difficile, o addirittura assurda)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gemma gaetani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13491</link>
		<dc:creator>gemma gaetani</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Oct 2005 12:37:16 +0000</pubDate>
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		<description>Oddio, pensandoci bene un bel suicidio metaforico trasmesso in diretta tv-radio-web sarebbe un gesto berlusconiano che lo eternizzerebbe in una maniera davvero simpatica a tutto il mondo, ma soprattutto a questa nostra bella Italia, per la quale ha rappresentato e fatto moltissimo. Anzi, un bel suicidio collettivo, un foltissimo gruppo politico, unito soltanto dal gesto, che si avvii oltre la politica italiana, guidato da Silvio. Hai ragione, Marco. Metaforico, però. (E' una questione di realismo: Berlusconi sopravviverebbe anche a un omicidio, deve avere un tasso di autostima ed ottimismo, di pensiero positivo molto meno basso di lui.)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Oddio, pensandoci bene un bel suicidio metaforico trasmesso in diretta tv-radio-web sarebbe un gesto berlusconiano che lo eternizzerebbe in una maniera davvero simpatica a tutto il mondo, ma soprattutto a questa nostra bella Italia, per la quale ha rappresentato e fatto moltissimo. Anzi, un bel suicidio collettivo, un foltissimo gruppo politico, unito soltanto dal gesto, che si avvii oltre la politica italiana, guidato da Silvio. Hai ragione, Marco. Metaforico, però. (E&#8217; una questione di realismo: Berlusconi sopravviverebbe anche a un omicidio, deve avere un tasso di autostima ed ottimismo, di pensiero positivo molto meno basso di lui.)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13472</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Oct 2005 09:33:49 +0000</pubDate>
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		<description>&#62; ... e cambio’ con il computer le sorti del mondo.

Bah, qui vedo un eccesso di romanticheria: il computer è il risultato degli sforzi di molte più menti, sarebbe sicuramente nato anche senza Turing (senza la "o").</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&gt; &#8230; e cambio’ con il computer le sorti del mondo.</p>
<p>Bah, qui vedo un eccesso di romanticheria: il computer è il risultato degli sforzi di molte più menti, sarebbe sicuramente nato anche senza Turing (senza la &#8220;o&#8221;).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: magdamantecca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13459</link>
		<dc:creator>magdamantecca</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Oct 2005 05:51:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1314#comment-13459</guid>
		<description>Alan Touring, inventore del servo calcolatore e genio indiscusso della logica, era omosessuale. Personalità decisamente alternativa, gioviale, geniale, dimostro' inoltre grandi meriti militari durante il suo servizio alla patria. Rapporto teso e complessato verso la madre, che gli controllava pure la corrispondenza, cestinando quella secondo lei sconveniente.
Una notte, ad usanza del nostro piu' familiare Pasolini, "rimorchio'" un ragazzo che durante la notte passata in casa sua, gli rubo' un soprammobile.
Come è tipico dei geni, l'ingenuità porto' Alan Touring, a denunciare il fatto alle forze dell'ordine e a dichiarare apertamente cosa ci facesse in casa sua quel ragazzo, non sapendo che, l'omosessualità nell'Inghilterra degli anni 50 fosse un reato.
Il risultato fu', che evito' il carcere per meriti militari, ma fu obbligato a curarsi e "normalizzarsi" con iniezioni di ormoni femminili che gli resero la vita impossibile.
Decise che in queste condizioni non valesse piu' la pena di continuare, e per non ferire la madre, dandogli un dolore eccessivo, simulo' la casualità del suo suicidio fingendo  l'inconsapevolezza dell'avvelenamento della mela che mangio'.
Ora, suicidarsi con una mela avvelenata, è molto singolare, questa morte, delinea la singolarità della vita di Touring ma addirittura le sue piu' intime credenze ed emozioni.
Vedeva spesso infatti il film -Biancaneve-, nella quale forse s'indentificava, nell'attesa anche del principe azzurro. 
 io interpreto la tipologia della sua scelta di suicidio come un preciso messaggio, una metafora incompiuta che i posteri avrebbero dovuto decifrare, e sopratutto , sua madre:
"Papà( lo stato) e mamma, voi  siete delle  streghe, mi avete  avvelenato la vita, e uccidite  biancaneve, la candida ingenua creatura.
Aveva 42 anni, e cambio' con il computer le sorti del mondo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Alan Touring, inventore del servo calcolatore e genio indiscusso della logica, era omosessuale. Personalità decisamente alternativa, gioviale, geniale, dimostro&#8217; inoltre grandi meriti militari durante il suo servizio alla patria. Rapporto teso e complessato verso la madre, che gli controllava pure la corrispondenza, cestinando quella secondo lei sconveniente.<br />
Una notte, ad usanza del nostro piu&#8217; familiare Pasolini, &#8220;rimorchio&#8217;&#8221; un ragazzo che durante la notte passata in casa sua, gli rubo&#8217; un soprammobile.<br />
Come è tipico dei geni, l&#8217;ingenuità porto&#8217; Alan Touring, a denunciare il fatto alle forze dell&#8217;ordine e a dichiarare apertamente cosa ci facesse in casa sua quel ragazzo, non sapendo che, l&#8217;omosessualità nell&#8217;Inghilterra degli anni 50 fosse un reato.<br />
Il risultato fu&#8217;, che evito&#8217; il carcere per meriti militari, ma fu obbligato a curarsi e &#8220;normalizzarsi&#8221; con iniezioni di ormoni femminili che gli resero la vita impossibile.<br />
Decise che in queste condizioni non valesse piu&#8217; la pena di continuare, e per non ferire la madre, dandogli un dolore eccessivo, simulo&#8217; la casualità del suo suicidio fingendo  l&#8217;inconsapevolezza dell&#8217;avvelenamento della mela che mangio&#8217;.<br />
Ora, suicidarsi con una mela avvelenata, è molto singolare, questa morte, delinea la singolarità della vita di Touring ma addirittura le sue piu&#8217; intime credenze ed emozioni.<br />
Vedeva spesso infatti il film -Biancaneve-, nella quale forse s&#8217;indentificava, nell&#8217;attesa anche del principe azzurro.<br />
 io interpreto la tipologia della sua scelta di suicidio come un preciso messaggio, una metafora incompiuta che i posteri avrebbero dovuto decifrare, e sopratutto , sua madre:<br />
&#8220;Papà( lo stato) e mamma, voi  siete delle  streghe, mi avete  avvelenato la vita, e uccidite  biancaneve, la candida ingenua creatura.<br />
Aveva 42 anni, e cambio&#8217; con il computer le sorti del mondo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: marco rovelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13452</link>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2005 21:42:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1314#comment-13452</guid>
		<description>Mi fa piacere che Sergio dica che tutte le impressioni sono legittime - il mio gusto/sapore/sapere non cessa di farmi vedere, nelle elencazioni, l'equivalenza e l'interscambiabilità. La perdita di singolarità, dunque. Ma certo, anche questo può essere un modo di affermare le singolarità.

Gemma, qui non ti seguo proprio. Se Berlusconi (o 'chi per lui') si suicidasse a me non spiacerebbe davvero...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi fa piacere che Sergio dica che tutte le impressioni sono legittime - il mio gusto/sapore/sapere non cessa di farmi vedere, nelle elencazioni, l&#8217;equivalenza e l&#8217;interscambiabilità. La perdita di singolarità, dunque. Ma certo, anche questo può essere un modo di affermare le singolarità.</p>
<p>Gemma, qui non ti seguo proprio. Se Berlusconi (o &#8216;chi per lui&#8217;) si suicidasse a me non spiacerebbe davvero&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio garufi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13442</link>
		<dc:creator>sergio garufi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2005 19:05:37 +0000</pubDate>
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		<description>Un'ultima cosa a proposito dell' "elenco". Christian Boltanski è uno degli artisti contemporanei che apprezzo maggiormente. Di recente ho visto una sua mostra al Pac di Milano, intitolata "Ultime notizie", e poco prima avevo visitato la rassegna "Faces in the crowd" al Castello di Rivoli, dove era esposta la sua opera "Gli svizzeri morti". Qui erano allineate un gran numero di fototessere di elvetici deceduti; mentre nell'esposizione milanese c'era una grande libreria che ospitava elenchi telefonici di tutto il mondo. L'artista francese ha sempre giocato sul numero, sui cataloghi, sugli elenchi di nomi o di immagini. Ma quegli elenchi di nomi e di volti non sono meri album di figurine. Sono un omaggio, svolgono una funzione elegiaca, assumono un carattere commemorativo, rappresentano un altarino della memoria che invita lo spettatore a interrogarsi sulle diverse storie e individualità che li compongono. Come ha detto in un'intervista inclusa in un volume monografico edito da Charta, "nominare le persone mi sembra molto importante, dare un nome è già riconoscere l'unicità della persona."</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;ultima cosa a proposito dell&#8217; &#8220;elenco&#8221;. Christian Boltanski è uno degli artisti contemporanei che apprezzo maggiormente. Di recente ho visto una sua mostra al Pac di Milano, intitolata &#8220;Ultime notizie&#8221;, e poco prima avevo visitato la rassegna &#8220;Faces in the crowd&#8221; al Castello di Rivoli, dove era esposta la sua opera &#8220;Gli svizzeri morti&#8221;. Qui erano allineate un gran numero di fototessere di elvetici deceduti; mentre nell&#8217;esposizione milanese c&#8217;era una grande libreria che ospitava elenchi telefonici di tutto il mondo. L&#8217;artista francese ha sempre giocato sul numero, sui cataloghi, sugli elenchi di nomi o di immagini. Ma quegli elenchi di nomi e di volti non sono meri album di figurine. Sono un omaggio, svolgono una funzione elegiaca, assumono un carattere commemorativo, rappresentano un altarino della memoria che invita lo spettatore a interrogarsi sulle diverse storie e individualità che li compongono. Come ha detto in un&#8217;intervista inclusa in un volume monografico edito da Charta, &#8220;nominare le persone mi sembra molto importante, dare un nome è già riconoscere l&#8217;unicità della persona.&#8221;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: livio borriello</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13434</link>
		<dc:creator>livio borriello</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2005 16:37:07 +0000</pubDate>
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		<description>ragioni per suicidarsi:
per eleganza
perché la vita non è essenzialmente possibile
ragioni per non suicidarsi:
per  non darla vinta a nessuno
per non creare fastidi forse a 2,3 persone
per buona creanza, per educazione, perchè morire non sta bene, per non sporcare per terra, per il bene della causa
per scrupolo
perché comunque, in qualche modo, questo pezzo di piombo in mezzo alla carne non è una cosa naturale</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ragioni per suicidarsi:<br />
per eleganza<br />
perché la vita non è essenzialmente possibile<br />
ragioni per non suicidarsi:<br />
per  non darla vinta a nessuno<br />
per non creare fastidi forse a 2,3 persone<br />
per buona creanza, per educazione, perchè morire non sta bene, per non sporcare per terra, per il bene della causa<br />
per scrupolo<br />
perché comunque, in qualche modo, questo pezzo di piombo in mezzo alla carne non è una cosa naturale</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13429</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2005 15:50:35 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Sergio, a differenza della Emma del commento n.5, ho trovato il tuo articolo estremamente interessante e assai ben scritto. il tema del suicidio mi ha sempre affascinato, soprattutto se lo si considera come l'estrema affermazione della propria libertà di scelta.
Complimenti,
Emma (quella che legge Cioran)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Sergio, a differenza della Emma del commento n.5, ho trovato il tuo articolo estremamente interessante e assai ben scritto. il tema del suicidio mi ha sempre affascinato, soprattutto se lo si considera come l&#8217;estrema affermazione della propria libertà di scelta.<br />
Complimenti,<br />
Emma (quella che legge Cioran)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gemma gaetani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13414</link>
		<dc:creator>gemma gaetani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2005 12:59:39 +0000</pubDate>
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		<description>Marco, lo schiaffo è un gesto violento, no? Non è mica un gesto di affetto o di amore come una carezza. Ma se ti do uno schiaffo per costringerti a reagire, e se voglio costringerti a reagire alla tua fragilità perché ti voglio bene, non ti sto picchiando. 
Non credo che ti possa interessare più di tanto, ma ti assicuro che se c'è una cosa che non tollero (più) è il moralismo. Di fronte al suicidio di qualcuno provo un senso di sconfitta, umano. Per questo forse non concepisco il suicidio come passibile di interpretazioni simboliche (eternizzarsi...). E mi dispiacerebbe anche se si suicidasse Silvio Berlusconi. 
Allego un pezzo che mi manda Andrea Amadori:

La notte del 27 dicembre 1925, in un albergo di Mosca, il poeta russo Sergei Esenin (1895-1925,) si tagliava le vene e col sangue appena sgorgato scriveva la sua ultima composizione. È una poesia d'amore e d'addio per il poeta Anatolij Marienhof, che era stato suo amante (e per un certo tempo anche convivente) negli ultimi quattro anni della sua vita.

Quelle righe, l'"Addio a Marienhof", sono spesso citate da chi parla di Esenin, ma sempre nascondendo il fatto che sono l'estremo saluto all'uomo amato:

 

Arrivederci, amico mio, arrivederci,

tu sei nel mio cuore.

Una predestinata separazione

un futuro incontro promette.

Arrivederci amico mio,

senza strette di mano e parole,

non rattristarti e niente

malinconia sulle ciglia:

morire in questa vita non è nuovo,

ma più nuovo non è nemmeno vivere.

 

Quella notte, fosse questa l'ultima chance offertagli dal destino o fosse imperizia, il taglio delle vene non risultò fatale: Esenin sopravvisse. Come spesso avviene in questi casi egli fece allora un ultimo gesto di richiesta d'aiuto, cercando di farsi bloccare dagli altri prima di compiere il gesto irreparabile: la poesia scritta col sangue fu consegnata a un amico, Elrich, che però non ebbe il tempo per leggerla immediatamente.

Fu così che nessuno arrivò in tempo per fermarlo la notte successiva, quando nel medesimo albergo Esenin ripeté con successo il tentativo di suicidio, impiccandosi. Aveva appena trent'anni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Marco, lo schiaffo è un gesto violento, no? Non è mica un gesto di affetto o di amore come una carezza. Ma se ti do uno schiaffo per costringerti a reagire, e se voglio costringerti a reagire alla tua fragilità perché ti voglio bene, non ti sto picchiando.<br />
Non credo che ti possa interessare più di tanto, ma ti assicuro che se c&#8217;è una cosa che non tollero (più) è il moralismo. Di fronte al suicidio di qualcuno provo un senso di sconfitta, umano. Per questo forse non concepisco il suicidio come passibile di interpretazioni simboliche (eternizzarsi&#8230;). E mi dispiacerebbe anche se si suicidasse Silvio Berlusconi.<br />
Allego un pezzo che mi manda Andrea Amadori:</p>
<p>La notte del 27 dicembre 1925, in un albergo di Mosca, il poeta russo Sergei Esenin (1895-1925,) si tagliava le vene e col sangue appena sgorgato scriveva la sua ultima composizione. È una poesia d&#8217;amore e d&#8217;addio per il poeta Anatolij Marienhof, che era stato suo amante (e per un certo tempo anche convivente) negli ultimi quattro anni della sua vita.</p>
<p>Quelle righe, l&#8217;&#8221;Addio a Marienhof&#8221;, sono spesso citate da chi parla di Esenin, ma sempre nascondendo il fatto che sono l&#8217;estremo saluto all&#8217;uomo amato:</p>
<p>Arrivederci, amico mio, arrivederci,</p>
<p>tu sei nel mio cuore.</p>
<p>Una predestinata separazione</p>
<p>un futuro incontro promette.</p>
<p>Arrivederci amico mio,</p>
<p>senza strette di mano e parole,</p>
<p>non rattristarti e niente</p>
<p>malinconia sulle ciglia:</p>
<p>morire in questa vita non è nuovo,</p>
<p>ma più nuovo non è nemmeno vivere.</p>
<p>Quella notte, fosse questa l&#8217;ultima chance offertagli dal destino o fosse imperizia, il taglio delle vene non risultò fatale: Esenin sopravvisse. Come spesso avviene in questi casi egli fece allora un ultimo gesto di richiesta d&#8217;aiuto, cercando di farsi bloccare dagli altri prima di compiere il gesto irreparabile: la poesia scritta col sangue fu consegnata a un amico, Elrich, che però non ebbe il tempo per leggerla immediatamente.</p>
<p>Fu così che nessuno arrivò in tempo per fermarlo la notte successiva, quando nel medesimo albergo Esenin ripeté con successo il tentativo di suicidio, impiccandosi. Aveva appena trent&#8217;anni.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio garufi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13413</link>
		<dc:creator>sergio garufi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2005 12:58:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1314#comment-13413</guid>
		<description>L'idea centrale dell'articolo, che ho cercato di sviluppare, è che il metodo con cui ci si dà la morte, per molti scrittori (ma non solo) rappresenti una sorta di suggello alla loro esistenza e alla loro opera; oltre che, in alcuni casi, un vero e proprio messaggio a chi rimane. E' curioso come molte biografie di scrittori suicidi, per non parlare degli articoli di necrologio sui giornali, spesso glissino su un aspetto così importante, con l'alibi di non assecondare la morbosità del lettore; mentre in realtà tappano la bocca, e in modo definitivo, a chi con quel gesto intendeva 'dire' qualcosa che lui considerava importante. E' la parte 'inguardabile' dell'atto, come dice bene gemma gaetani, una rimozione che svela un tabù. Facciamo dei casi concreti, a cui nel pezzo avevo solo accennato per via dello spazio limitato che avevo a disposizione (l'articolo uscì su stilos). Mishima, per esempio.
Ora, chiunque abbia letto qualche suo libro, e sappia qualcosa della sua biografia, non può negare che il suo suicidio spettacolare e rituale fosse un monito e insieme un'esortazione ai suoi connazionali, accusati di essersi venduti l'anima per un'occidentalizzazione che ha tradito i loro valori tradizionali. Ecco perché scelse di uccidersi in quel modo e non in altri,
ed ecco perché volle che l'atto fosse registrato e trasmissibile. Oppure compariamo le scelte di Antonia Pozzi ed Ernest Hemingway: è subito evidente, a chi conosca un minimo l'opera e la vita di questi autori, che il tipo di suicidio a cui sono ricorsi non era interscambiabile. E' inconcepibile pensare che Antonia Pozzi si potesse uccidere in quel modo così violento;
mentre per lo scrittore americano era l'unico modo possibile di farlo; quello che lui considerava più virile e onorevole. Anche su Lucentini ho provato a fornire la mia lettura di quel gesto disperato, né più né meno di quanto fece Fruttero nell'articolo apparso su La Stampa il giorno seguente alla morte del suo amico fraterno; quando parlò di "suicidio da bricoleur", incentrando tutto il pezzo sul metodo scelto e su come questo ne rispecchiasse il carattere e il modo di scrivere e d'intendere la letteratura. E non per questo fu tacciato di morbosità, pettegolezzo o addirittura di "uccidere una seconda volta chi si era tolto la vita". Potrei continuare spiegando altri casi come quelli sopracitati, ma insomma il senso è che ci si uccide come si vive, come si pensa, a volte anche come si scrive. La nostra visione del mondo, il nostro modo d'intendere la vita e la scrittura si esplicitano in tanti modi, perfino nel modo di rifiutare la vita e la scrittura, com'è il caso di molti scrittori suicidi. Tacerlo significa fargli un torto, negargli l'ultima parola, e per uno scrittore questo è un delitto. Il pettegolezzo è quello che indaga le cause, che si sofferma morbosamente sui motivi privati del gesto; e quello di Pavese è esemplare in questo senso. Chiese sommessamente di non fare pettegolezzi e la muta dei benpensanti si scatenò a rimestare nel torbido. Personalmente, ho cercato di approcciare un tema così delicato nel modo più rispettoso possibile, cioè senza entrare nel merito delle motivazioni più profonde e private che hanno determinato quel gesto, bensì proponendo unicamente delle letture di quegli atti, pur all'interno di un lungo elenco. Ma anche qui, forse è solo questione di sensibilità diverse. A me piacciono le scritture fredde, quelle che solo di rado fanno trasparire i sentimenti del loro autore. Basti dire che uno dei miei libri preferiti è un bilancio, con le colonnine del dare e l'avere, attivi e passivi. Sto parlando del "Libro di spese diverse" di Lorenzo Lotto, che naturalmente contiene anche delle brevi annotazioni personali a margine di prestiti o debiti, ma sempre così fredde e impersonali da dar quasi l'idea che non lo riguardino personalmente, che stia parlando di altri. Io ci vedo un gran pudore dei propri sentimenti, e questi mi piace stanarli indagandone le minime sfumature lessicali. Altri ci vedranno solo un elenco di cifre, cinismo gratuito, oppure un mito della purezza del denaro assolutamente sfasato rispetto al dramma della vita. Sono impressioni personali, tutte legittime.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;idea centrale dell&#8217;articolo, che ho cercato di sviluppare, è che il metodo con cui ci si dà la morte, per molti scrittori (ma non solo) rappresenti una sorta di suggello alla loro esistenza e alla loro opera; oltre che, in alcuni casi, un vero e proprio messaggio a chi rimane. E&#8217; curioso come molte biografie di scrittori suicidi, per non parlare degli articoli di necrologio sui giornali, spesso glissino su un aspetto così importante, con l&#8217;alibi di non assecondare la morbosità del lettore; mentre in realtà tappano la bocca, e in modo definitivo, a chi con quel gesto intendeva &#8216;dire&#8217; qualcosa che lui considerava importante. E&#8217; la parte &#8216;inguardabile&#8217; dell&#8217;atto, come dice bene gemma gaetani, una rimozione che svela un tabù. Facciamo dei casi concreti, a cui nel pezzo avevo solo accennato per via dello spazio limitato che avevo a disposizione (l&#8217;articolo uscì su stilos). Mishima, per esempio.<br />
Ora, chiunque abbia letto qualche suo libro, e sappia qualcosa della sua biografia, non può negare che il suo suicidio spettacolare e rituale fosse un monito e insieme un&#8217;esortazione ai suoi connazionali, accusati di essersi venduti l&#8217;anima per un&#8217;occidentalizzazione che ha tradito i loro valori tradizionali. Ecco perché scelse di uccidersi in quel modo e non in altri,<br />
ed ecco perché volle che l&#8217;atto fosse registrato e trasmissibile. Oppure compariamo le scelte di Antonia Pozzi ed Ernest Hemingway: è subito evidente, a chi conosca un minimo l&#8217;opera e la vita di questi autori, che il tipo di suicidio a cui sono ricorsi non era interscambiabile. E&#8217; inconcepibile pensare che Antonia Pozzi si potesse uccidere in quel modo così violento;<br />
mentre per lo scrittore americano era l&#8217;unico modo possibile di farlo; quello che lui considerava più virile e onorevole. Anche su Lucentini ho provato a fornire la mia lettura di quel gesto disperato, né più né meno di quanto fece Fruttero nell&#8217;articolo apparso su La Stampa il giorno seguente alla morte del suo amico fraterno; quando parlò di &#8220;suicidio da bricoleur&#8221;, incentrando tutto il pezzo sul metodo scelto e su come questo ne rispecchiasse il carattere e il modo di scrivere e d&#8217;intendere la letteratura. E non per questo fu tacciato di morbosità, pettegolezzo o addirittura di &#8220;uccidere una seconda volta chi si era tolto la vita&#8221;. Potrei continuare spiegando altri casi come quelli sopracitati, ma insomma il senso è che ci si uccide come si vive, come si pensa, a volte anche come si scrive. La nostra visione del mondo, il nostro modo d&#8217;intendere la vita e la scrittura si esplicitano in tanti modi, perfino nel modo di rifiutare la vita e la scrittura, com&#8217;è il caso di molti scrittori suicidi. Tacerlo significa fargli un torto, negargli l&#8217;ultima parola, e per uno scrittore questo è un delitto. Il pettegolezzo è quello che indaga le cause, che si sofferma morbosamente sui motivi privati del gesto; e quello di Pavese è esemplare in questo senso. Chiese sommessamente di non fare pettegolezzi e la muta dei benpensanti si scatenò a rimestare nel torbido. Personalmente, ho cercato di approcciare un tema così delicato nel modo più rispettoso possibile, cioè senza entrare nel merito delle motivazioni più profonde e private che hanno determinato quel gesto, bensì proponendo unicamente delle letture di quegli atti, pur all&#8217;interno di un lungo elenco. Ma anche qui, forse è solo questione di sensibilità diverse. A me piacciono le scritture fredde, quelle che solo di rado fanno trasparire i sentimenti del loro autore. Basti dire che uno dei miei libri preferiti è un bilancio, con le colonnine del dare e l&#8217;avere, attivi e passivi. Sto parlando del &#8220;Libro di spese diverse&#8221; di Lorenzo Lotto, che naturalmente contiene anche delle brevi annotazioni personali a margine di prestiti o debiti, ma sempre così fredde e impersonali da dar quasi l&#8217;idea che non lo riguardino personalmente, che stia parlando di altri. Io ci vedo un gran pudore dei propri sentimenti, e questi mi piace stanarli indagandone le minime sfumature lessicali. Altri ci vedranno solo un elenco di cifre, cinismo gratuito, oppure un mito della purezza del denaro assolutamente sfasato rispetto al dramma della vita. Sono impressioni personali, tutte legittime.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: marco rovelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13340</link>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Oct 2005 21:55:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1314#comment-13340</guid>
		<description>Vedi, Gemma, io condivido con te il fatto che il miglior gesto nei confronti di un 'amico fragile' sia essere severi. Duri, finanche. E per questa fragilità, nemmeno io ho ammirazione. Non è questo che sto dicendo. Ma questa fragilità non puoi chiamarla vigliaccheria. E' un giudizio morale che si sovrappone a una constatazione fisiologica. Se uno soccombe sotto un peso perchè la struttura non regge, quello è un fatto a-morale. E' offensivo nei confronti di chi ha la sventura di non reggere: già hanno questo destino, e tu gli dai pure del vigliacco... No. non è questione di volontà, spesso. E' questione, se mai di caso - come le telefonate che non sono arrivate a Pavese, per esempio. E' questione di incontri. Di reti - reti che salvano se ti getti nel vuoto, magari.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vedi, Gemma, io condivido con te il fatto che il miglior gesto nei confronti di un &#8216;amico fragile&#8217; sia essere severi. Duri, finanche. E per questa fragilità, nemmeno io ho ammirazione. Non è questo che sto dicendo. Ma questa fragilità non puoi chiamarla vigliaccheria. E&#8217; un giudizio morale che si sovrappone a una constatazione fisiologica. Se uno soccombe sotto un peso perchè la struttura non regge, quello è un fatto a-morale. E&#8217; offensivo nei confronti di chi ha la sventura di non reggere: già hanno questo destino, e tu gli dai pure del vigliacco&#8230; No. non è questione di volontà, spesso. E&#8217; questione, se mai di caso - come le telefonate che non sono arrivate a Pavese, per esempio. E&#8217; questione di incontri. Di reti - reti che salvano se ti getti nel vuoto, magari.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gemma gaetani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13333</link>
		<dc:creator>gemma gaetani</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Oct 2005 20:23:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1314#comment-13333</guid>
		<description>Marco: se vivere, a un certo punto, è lottare, allora gettare la spugna è anche, minimamente, vigliacco. E constatarlo non è moralista. Per quanto anche la vigliaccheria, la fragilità, siano anche "scelte", ascrivibili all'area del libero arbitrio individuale. Ma come per ogni fragilità estrema, al limite dell'irrimediabilità "etern(izz)a(nte)" (se tutti hanno avuto parenti suicidi, come è, di fatto, quasi altrettanti avranno avuto parenti tossicodipendenti o depressi e le condizioni sono molto simili), la compassione (nel senso della comprensione empatica, profonda) aiuta insieme alla severità. "(...) meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci, 
tipo "Come ti senti amico, amico fragile, 
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"" (ovviamente, De André). 
Personalmente non riesco a provare nessuna ammirazione per il suicida, ma dolore, e rabbia, rimpianto. Chiunque ne sia uscito vivo, come dalle droghe, smitizza per primo quel gesto.
E per questo nello scritto di Sergio Garufi ci vedo il coraggio, la volontà, di andare a guardare oltre le letture poetiche e simboliche del suicidio, data una premessa filosofico-esistenziale del suicidio, ribadendo che se decidere o meno di suicidarsi è l'unica risposta che la filosofia può dare alla vita, decidere di farlo vuol dire risolvere problemi per niente filosofici. Come? 
Io, è una mia semplice opinione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Marco: se vivere, a un certo punto, è lottare, allora gettare la spugna è anche, minimamente, vigliacco. E constatarlo non è moralista. Per quanto anche la vigliaccheria, la fragilità, siano anche &#8220;scelte&#8221;, ascrivibili all&#8217;area del libero arbitrio individuale. Ma come per ogni fragilità estrema, al limite dell&#8217;irrimediabilità &#8220;etern(izz)a(nte)&#8221; (se tutti hanno avuto parenti suicidi, come è, di fatto, quasi altrettanti avranno avuto parenti tossicodipendenti o depressi e le condizioni sono molto simili), la compassione (nel senso della comprensione empatica, profonda) aiuta insieme alla severità. &#8220;(&#8230;) meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,<br />
tipo &#8220;Come ti senti amico, amico fragile,<br />
se vuoi potrò occuparmi un&#8217;ora al mese di te&#8221;" (ovviamente, De André).<br />
Personalmente non riesco a provare nessuna ammirazione per il suicida, ma dolore, e rabbia, rimpianto. Chiunque ne sia uscito vivo, come dalle droghe, smitizza per primo quel gesto.<br />
E per questo nello scritto di Sergio Garufi ci vedo il coraggio, la volontà, di andare a guardare oltre le letture poetiche e simboliche del suicidio, data una premessa filosofico-esistenziale del suicidio, ribadendo che se decidere o meno di suicidarsi è l&#8217;unica risposta che la filosofia può dare alla vita, decidere di farlo vuol dire risolvere problemi per niente filosofici. Come?<br />
Io, è una mia semplice opinione.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gemma gaetani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/01/tecniche-di-suicidio/#comment-13332</link>
		<dc:creator>gemma gaetani</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Oct 2005 19:51:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1314#comment-13332</guid>
		<description>Scusa, Tahstego, ma ogni Kurt Cobain è innanzitutto un uomo. E' sì moralista sostenere che dei suicidi delle persone "normali" non si interesserebbe nessuno perché sono persone normali, è anche un po' sciocco, è una constatazione, una tautologia: se non hanno un ruolo o una vita pubblica, solo chi sa dei loro suicidi - cioè i parenti i vicini gli psichiatri se li avevano - se ne dispiacciono! Se l'artista è un uomo pubblico, di più rispetto all'uomo normale morto suicida ha il pianto del suo pubblico (o la smitizzazione dei suoi detrattori: "un cortcobain d'annata"). E' ovvio. Kurt Cobain o Elliott Smith o lo zio o il cugino o il fratello o la madre o il padre qualunque della persona qualunque, sono persone, innanzitutto, che si tolgono la vita. Gus Van Sant poi non è un trendarolo. Raramente ho visto film che potessero spiegare meglio il senso umano, né filosofico, né politico, né nient'altro, del suicidio di uomo solo nel suo disallineamento interiore e senza rimedio con la vita, punto e basta.  
A me, piuttosto, preoccupa più la mitizzazione politico-religiosa del suicidio (Magda, certo che non si suicidano solo i depressi né gli innamorati abbandonati: Freud in quegli scritti si riferiva, nello specifico, a quest'ultimo CASO). 
Forse l'unico suicidio a cui si può dare una lettura "sociale", perché questo richiede nel suo totale anonimato fatto di pura quantità, ormai, è quello attuato per motivazioni politico-religiose, quello degli uomini-kamikaze. O quello dei suicidi collettivi di alcune sette, meno frequente.
Per il resto, gli altri suicidi, richiedono soltanto, forse, silenzio. Dolore. Rispetto. Memoria. Umane.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa, Tahstego, ma ogni Kurt Cobain è innanzitutto un uomo. E&#8217; sì moralista sostenere che dei suicidi delle persone &#8220;normali&#8221; non si interesserebbe nessuno perché sono persone normali, è anche un po&#8217; sciocco, è una constatazione, una tautologia: se non hanno un ruolo o una vita pubblica, solo chi sa dei loro suicidi - cioè i parenti i vicini gli psichiatri se li avevano - se ne dispiacciono! Se l&#8217;artista è un uomo pubblico, di più rispetto all&#8217;uomo normale morto suicida ha il pianto del suo pubblico (o la smitizzazione dei suoi detrattori: &#8220;un cortcobain d&#8217;annata&#8221;). E&#8217; ovvio. Kurt Cobain o Elliott Smith o lo zio o il cugino o il fratello o la madre o il padre qualunque della persona qualunque, sono persone, innanzitutto, che si tolgono la vita. Gus Van Sant poi non è un trendarolo. Raramente ho visto film che potessero spiegare meglio il senso umano, né filosofico, né politico, né nient&#8217;altro, del suicidio di uomo solo nel suo disallineamento interiore e senza rimedio con la vita, punto e basta.<br />
A me, piuttosto, preoccupa più la mitizzazione politico-religiosa del suicidio (Magda, certo che non si suicidano solo i depressi né gli innamorati abbandonati: Freud in quegli scritti si riferiva, nello specifico, a quest&#8217;ultimo CASO).<br />
Forse l&#8217;unico suicidio a cui si può dare una lettura &#8220;sociale&#8221;, perché questo richiede nel suo totale anonimato fatto di pura quantità, ormai, è quello attuato per motivazioni politico-religiose, quello degli uomini-kamikaze. O quello dei suicidi collettivi di alcune sette, meno frequente.<br />
Per il resto, gli altri suicidi, richiedono soltanto, forse, silenzio. Dolore. Rispetto. Memoria. Umane.</p>
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