di Davide Racca
I santi sono rinchiusi
nei loro nomi
con le tuniche nere
sotto cieli bianchi,
nelle discariche,
per non fare vendemmia.
Ancora un’altra luna
in quel fondo scuro
di oltremare…
ancora gabbiani
silenziosi
sulle onde
tra piatti freddi
e pianti muti.
L’orecchio è sordo
la notte è grigia
come una perla sterile.
Nei preconfezionati
ai frutti di mare
si affolla di insetti.
Poi le zanzare si riversano
in sottovuoti notturni
per mescolarsi
alla calcolazione dei ragni
che è gelida
(il brusio si riappacifica
solo quando ha bevuto il sangue
che lo manda alla forca).
Si immolano falene
ai fuochi
di un inferno inutile…
l’alcool è la bestemmia,
il rancore
una torbida lucidità.
Ogni cosa è ai sui fondali,
dove pare
che ossigeno e idrogeno
separati
non si cerchino più.
Ma la salsedine
rimane nel palmo.
*
Di mare in peggio.
Respirano,
e cadono:
l’indaco e il silenzio.
Respirano ancora,
poi, urlano…
(Puoi riconoscere il profilo
della morte
da un bagliore improvviso,
saturo di pioggia).
Veleggiano
e si infrangono.
Il cielo rigurgita stelle
nel budello di nuvole,
affonda l’oltremare
nella confusa ressa
della notte.
Gli annegati
non spengono l’ultima
sigaretta e non sognano
fondali puliti. Una luce
in mezzo al mare
si riconta a partire
da meno-infinito.
Sulla lingua
la parola addio
ha i brividi.
Lei ha i capelli di stoppa
e gli occhi brillanti
di sale. Lui ha la pelle
dell’onda e le mani
gelate. Con la mascella
rotta… masticano
entrambi
sassi e catrame…
*
Al capezzale della morte
non si nicchia.
Noi siamo nudi,
vecchi, e abbiamo
dolori reumatici.
Si sentono gli annegati
in una bara e gli antistaminici.
Tutto è nulla
per questa gola profonda
che ci risucchia,
per questi drappi di marmo
nel bel mezzo di una gita
nello strazio. Al capezzale
della morte non c’è nessuno
e ciascuno porta
la sua ombra
dietro al feretro
che si lascia passare
perché uno si è fermato,
uno che è nessuno
con tutta la sua storia,
chiusa nella sua bocca
livida
al capezzale di ogni anima.
(l’immagine è un dipinto di Davide Racca)
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Tu torni da rotte lontane, come vela pirata, Davide, la tua voce è preghiera…