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	<title>Commenti a: Ancora su Edward Lewis Wallant - 2</title>
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	<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 04:52:26 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Giorgio Di Costanzo (Ischia)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14513</link>
		<dc:creator>Giorgio Di Costanzo (Ischia)</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2005 13:22:54 +0000</pubDate>
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		<description>Resta sempre da scrivere la recensione ai saggi delle Edizioni Kaos da pubblicare sul "Geniale".... NON DIMENTICATELO!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Resta sempre da scrivere la recensione ai saggi delle Edizioni Kaos da pubblicare sul &#8220;Geniale&#8221;&#8230;. NON DIMENTICATELO!</p>
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	<item>
		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14493</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2005 09:19:52 +0000</pubDate>
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		<description>GABRIELLA hai ragione, avrei dovuto mettere un "forse" nella mia frase. In rete bisognerebbe sempre usare formule attenuanti, le faccine non sempre bastano e tutto arriva così violento.
Quindi scusami e leggi la mia frase con un FORSE maiuscolo iniziale ;-).

FRANCESCO
Hai detto una cosa f.a.v.o.l.o.sa: "se non lo fa la letteratura chi frequenterà le zone d'ombra?"
A me questa discussione è interessata molto. All'inizio tutti si sono gelati e nessuno osava intervenre ;-) quindi un grazie alla intelligente helena che è intellettualmente fra le più coraggiose. Colombati è arrivato solo quando proprio non poteva farne a meno: dopo l'interessante intervento di marco. Di MARCO non condivido la sua sottovalutazione dei problemi linguistici. Le parole che usi sono sempre molto importanti soprattutto per uno scrittore e ...non sono mai casuali.
Anch'io penso che il Gornale sia una un’impresa para-fascista :-) è così evidente che èdifficile negarlo.

HELENA, sottoscrivo quasi tutto quello che hai scritto, però ci tengo a ri-sottolineare che la cosa che mi ha fatto scattare non era certo il fatto che esistano delle particolarità identitarie regionali locali personali religiose, ecc. ecc. e che di queste bisogna tener conto, anche erchè son delle rcchezzeintellettuali enormi  (mi sembra del tutto scontato) ma, quello che mi ha disturbato è stato il contrapporle a qualcosa di universale che non esiste, che è virtuale e che è un termine di comodo: la parola "gentili", ma potrebbe essere qualsiasi altra parola inventata.
L'uso, fuori dal suo contesto, della parola gentili è conformismo marziale come l'uso della parola occidentali.
Tu riporti  gli scrittori della zona del po e dici che hanno delle somiglianze tra loro, in parte è vero anche se altre somiglianze ne avranno con altre culture, perchè uno scrittore se è autentico è sempre un piccolo aleph da cui si vede tutto il mondo. Ma chiaro che è cosa naturale studiarli anche nelle loro particolarità culturali, ma se queste dfferenze, per esaltarle, noi le contrapponiamo ad un Altro Generico che non esiste si fa del manierismo razzista e allora a me personalmente non piace.
Tutto qui.
Quando gli europei per sfruttare il resto del mondo si sono inventati l'Oriente (indeterminato) hanno fatto un atto di razzismo sia quando l'hanno amato che quando lo hanno odiato, chi ha letto Orientalismo di Edward Said sa di cosa parlo.
Il razzismo ha bisogno di un nemico (a volte di un finto amico) indistinto e generico per esistere, se il nemico (ma anche l'amico finto) lo vedi individuo per individuo ti accorgi che quello che pensavi esistesse e  fosse il Male o il Bene, in realtà proprio non esiste.
Leggendo i diari di Etty Hillesum mi è sempre rimasta impressa una sua frase che diceva grosso modo così: fino a che esisterà un solo tedesco che sia contrario al nazismo non possiamo dire "i tedeschi".
Anch'io penso così e lo penso sempre.
Quindi immagina che fastidio mi ha dato quella parola "i gentili".
Però non credo non si sia capito bene che io non negavo la particolarita di una cultura ma la generalita e per di più astratta e inesistente  del termine  di paragone a cui la si contrapponeva. E' sempre una forma di esclusione, e l'esclusione è sempre negativa sia se viene dall'esterno che dall'interno.
Mi da sempre fastidio la generalizzazione ma soprattutto mi resta intollerabile in un periodo come quello di oggi, in cui il mondo è stato diviso con il coltello in schieramenti del tutto inventati per motivi marziali, in cui io non riesco a riconoscermi. E mai come oggi mi sono sentita sola ed esclusa: senza patria (ne città ne regione ne nazione ne continente ne altro) senza religione, senza politica. 
Questo helena non vuol dire che io sia per un universalismo astratto, anzi ... però odio tutte le identita che non nascono per arrichirsi e arricchire (come il lievito nel pane) ma solo per escludere.
 IO (noi)_LORO a me fa ribrezzo. IO (noi)-TU (voi)... e conseguente conflitto e contraddittorio se ne può discutere:-), 
IONOI è quello che preferisco e non esclude tanti piccoli io e tu uno diverso dall'altro ;-) e infatti lo si può leggere in ambedue le direzioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>GABRIELLA hai ragione, avrei dovuto mettere un &#8220;forse&#8221; nella mia frase. In rete bisognerebbe sempre usare formule attenuanti, le faccine non sempre bastano e tutto arriva così violento.<br />
Quindi scusami e leggi la mia frase con un FORSE maiuscolo iniziale ;-).</p>
<p>FRANCESCO<br />
Hai detto una cosa f.a.v.o.l.o.sa: &#8220;se non lo fa la letteratura chi frequenterà le zone d&#8217;ombra?&#8221;<br />
A me questa discussione è interessata molto. All&#8217;inizio tutti si sono gelati e nessuno osava intervenre ;-) quindi un grazie alla intelligente helena che è intellettualmente fra le più coraggiose. Colombati è arrivato solo quando proprio non poteva farne a meno: dopo l&#8217;interessante intervento di marco. Di MARCO non condivido la sua sottovalutazione dei problemi linguistici. Le parole che usi sono sempre molto importanti soprattutto per uno scrittore e &#8230;non sono mai casuali.<br />
Anch&#8217;io penso che il Gornale sia una un’impresa para-fascista :-) è così evidente che èdifficile negarlo.</p>
<p>HELENA, sottoscrivo quasi tutto quello che hai scritto, però ci tengo a ri-sottolineare che la cosa che mi ha fatto scattare non era certo il fatto che esistano delle particolarità identitarie regionali locali personali religiose, ecc. ecc. e che di queste bisogna tener conto, anche erchè son delle rcchezzeintellettuali enormi  (mi sembra del tutto scontato) ma, quello che mi ha disturbato è stato il contrapporle a qualcosa di universale che non esiste, che è virtuale e che è un termine di comodo: la parola &#8220;gentili&#8221;, ma potrebbe essere qualsiasi altra parola inventata.<br />
L&#8217;uso, fuori dal suo contesto, della parola gentili è conformismo marziale come l&#8217;uso della parola occidentali.<br />
Tu riporti  gli scrittori della zona del po e dici che hanno delle somiglianze tra loro, in parte è vero anche se altre somiglianze ne avranno con altre culture, perchè uno scrittore se è autentico è sempre un piccolo aleph da cui si vede tutto il mondo. Ma chiaro che è cosa naturale studiarli anche nelle loro particolarità culturali, ma se queste dfferenze, per esaltarle, noi le contrapponiamo ad un Altro Generico che non esiste si fa del manierismo razzista e allora a me personalmente non piace.<br />
Tutto qui.<br />
Quando gli europei per sfruttare il resto del mondo si sono inventati l&#8217;Oriente (indeterminato) hanno fatto un atto di razzismo sia quando l&#8217;hanno amato che quando lo hanno odiato, chi ha letto Orientalismo di Edward Said sa di cosa parlo.<br />
Il razzismo ha bisogno di un nemico (a volte di un finto amico) indistinto e generico per esistere, se il nemico (ma anche l&#8217;amico finto) lo vedi individuo per individuo ti accorgi che quello che pensavi esistesse e  fosse il Male o il Bene, in realtà proprio non esiste.<br />
Leggendo i diari di Etty Hillesum mi è sempre rimasta impressa una sua frase che diceva grosso modo così: fino a che esisterà un solo tedesco che sia contrario al nazismo non possiamo dire &#8220;i tedeschi&#8221;.<br />
Anch&#8217;io penso così e lo penso sempre.<br />
Quindi immagina che fastidio mi ha dato quella parola &#8220;i gentili&#8221;.<br />
Però non credo non si sia capito bene che io non negavo la particolarita di una cultura ma la generalita e per di più astratta e inesistente  del termine  di paragone a cui la si contrapponeva. E&#8217; sempre una forma di esclusione, e l&#8217;esclusione è sempre negativa sia se viene dall&#8217;esterno che dall&#8217;interno.<br />
Mi da sempre fastidio la generalizzazione ma soprattutto mi resta intollerabile in un periodo come quello di oggi, in cui il mondo è stato diviso con il coltello in schieramenti del tutto inventati per motivi marziali, in cui io non riesco a riconoscermi. E mai come oggi mi sono sentita sola ed esclusa: senza patria (ne città ne regione ne nazione ne continente ne altro) senza religione, senza politica.<br />
Questo helena non vuol dire che io sia per un universalismo astratto, anzi &#8230; però odio tutte le identita che non nascono per arrichirsi e arricchire (come il lievito nel pane) ma solo per escludere.<br />
 IO (noi)_LORO a me fa ribrezzo. IO (noi)-TU (voi)&#8230; e conseguente conflitto e contraddittorio se ne può discutere:-),<br />
IONOI è quello che preferisco e non esclude tanti piccoli io e tu uno diverso dall&#8217;altro ;-) e infatti lo si può leggere in ambedue le direzioni.</p>
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	<item>
		<title>Di: francesco forlani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14485</link>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2005 06:40:59 +0000</pubDate>
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		<description>dimenticavo, Marco, se non lo fa la letteratura chi frequenterà mai le zone d'ombra? Scriviamo allora di questo ed altro
effeffe</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>dimenticavo, Marco, se non lo fa la letteratura chi frequenterà mai le zone d&#8217;ombra? Scriviamo allora di questo ed altro<br />
effeffe</p>
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		<title>Di: francesco forlani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14484</link>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2005 06:39:32 +0000</pubDate>
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		<description>Gabrielllahhhhh!!!!
effeffe
ps
Carissimo Leonardo grazie per il rigore delle risposte però un piccolo omaggio- una citazione-  al grande Jerome Charyn l'avrei comunque fatto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gabrielllahhhhh!!!!<br />
effeffe<br />
ps<br />
Carissimo Leonardo grazie per il rigore delle risposte però un piccolo omaggio- una citazione-  al grande Jerome Charyn l&#8217;avrei comunque fatto.</p>
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	<item>
		<title>Di: helena janeczek</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14476</link>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 21:11:31 +0000</pubDate>
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		<description>Stasera mi va di continuare a farmi del male perciò preciso:-)
Tutto il discorso sulle tradizioni letterarie "etniche" (è un termine abbastanza approssimativo e parecchio brutto) e/o regionali, ovvero in qualche modo particolari ha una sua leggitimità e utilità solo se è fondato su significativi elementi formali e tematici ricorrenti nei testi che la compongono e mai altrove. 
La linea che collega Bellow a Safran Foer di cui parlava Leonardo esiste e non dice nulla sul valore dei suoi esponenti né parla per la totalità degli ebrei americani che scrivono, né tantomeno per gli ebrei americani in toto.
In Italia c'è un partito razzista chiamato Lega che si è inventato un'identità padana inesistente, mentre esiste, eccome, non solo la già citata "linea lombarda", ma anche una tradizione padana narrativa che dimostra ancora una sua vitalità e si riferisce a scrittori della pianura padana, vale a dire in gran parte emiliani e romagnoli. Cito a memoria e in modo grossolanamente cronologico: Cesare Zavattini, Silvio d'Arzo, Antonio Delfini, Gianni Celati, Ermanno Cavazzoni, Guido Conti, Ugo Cornia  (chissà quante dimenticanze). Hanno in comune non solo i luoghi descritti, ma una vena aperta al fantastico e fantasmatico, tratti surreali e/o grotteschi (Fellini è parente), umorismo venato di malinconia.
Poi mi viene in mente un certo modo di lavorare sul dialetto (più esatto sarebbe dire "sui dialetti") che diventa un tratto distintivo in una buona quantità di narratori siciliani, anche se esclude, per esempio, Sciascia e Tommasi di Lampedusa, e, dall'altra parte non è dissimile all'impasto linguistico ricorrente nei libri di una scrittrice nata a Busto Arsizio come Laura Pariani.
Insomma, mi pare importante che questa cosa NON vada confusa con nessuna costruzione identitaria volontaristica o ideologica, anche se una tale costruzione può starci a fondamento. Credo che l'auto-coscienza politica conquistata nelle lotte degli anni '50-'60 dalle comunità afroamericane stia alla base dei tratti distintivi che molta letteratura, poesia, cinematografia ha poi elaborato, realizzando un sound comune a una pluralità di voci.
Io tendo a criticare QUALSIASI arrocamento identitario, ma non vorrei mai negare alcuna differenza in nome di un'universalità non meglio definita (georgia, nessuna polemica, d'accordo) che di fatto implica un "neutro" di cui si assume sia maschio,bianco, di origine cristiana (ma può dichiarasi ateo, comunista e buddhista), occidentale.
E a questo punto lo schema degli insiemi di Leonardo è di nuovo utilissimo, perché aiuta a capire come l'universalità oggi non può che essere pensata come il risultato degli scambi, incroci e anche conflitti che intercorrono fra ciascuna tradizione (etnica, regionale, nazionale ecc.) con la letteratura mondiale da un lato e l'opera individuale di uno scrittore dall'altro. Scambi non neccessariamente ordinati per gradi e grandezze, non neccessariamente ordinati in alcun senso. Ci sono scrittori in Italia che si firmano Tommaso Pincio, ci sono scrittori (Vitaliano Trevisan) il cui maestro è Thomas Bernhard, e che in qualsiasi tradizione italiana nazionale o specifica rientrano assai poco. Tanto per fare qualche esempio per mostrare dove non passano (più) le frontiere. "Più" fra parentesi visto che già lo "Jacopo Ortis" di Foscolo aveva come modello "I dolori del giovane Werther" di Goethe.
Ma quest'idea dialettica di universalità è, secondo me, l'unica risposta adeguata ad ogni reazione fondamentalista e per realizzarla bisogna prima allargare che approfondire lo sguardo sulle espressioni e tradizioni specifiche, conoscere e capire per poter ricomporre un quadro sempre mobile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Stasera mi va di continuare a farmi del male perciò preciso:-)<br />
Tutto il discorso sulle tradizioni letterarie &#8220;etniche&#8221; (è un termine abbastanza approssimativo e parecchio brutto) e/o regionali, ovvero in qualche modo particolari ha una sua leggitimità e utilità solo se è fondato su significativi elementi formali e tematici ricorrenti nei testi che la compongono e mai altrove.<br />
La linea che collega Bellow a Safran Foer di cui parlava Leonardo esiste e non dice nulla sul valore dei suoi esponenti né parla per la totalità degli ebrei americani che scrivono, né tantomeno per gli ebrei americani in toto.<br />
In Italia c&#8217;è un partito razzista chiamato Lega che si è inventato un&#8217;identità padana inesistente, mentre esiste, eccome, non solo la già citata &#8220;linea lombarda&#8221;, ma anche una tradizione padana narrativa che dimostra ancora una sua vitalità e si riferisce a scrittori della pianura padana, vale a dire in gran parte emiliani e romagnoli. Cito a memoria e in modo grossolanamente cronologico: Cesare Zavattini, Silvio d&#8217;Arzo, Antonio Delfini, Gianni Celati, Ermanno Cavazzoni, Guido Conti, Ugo Cornia  (chissà quante dimenticanze). Hanno in comune non solo i luoghi descritti, ma una vena aperta al fantastico e fantasmatico, tratti surreali e/o grotteschi (Fellini è parente), umorismo venato di malinconia.<br />
Poi mi viene in mente un certo modo di lavorare sul dialetto (più esatto sarebbe dire &#8220;sui dialetti&#8221;) che diventa un tratto distintivo in una buona quantità di narratori siciliani, anche se esclude, per esempio, Sciascia e Tommasi di Lampedusa, e, dall&#8217;altra parte non è dissimile all&#8217;impasto linguistico ricorrente nei libri di una scrittrice nata a Busto Arsizio come Laura Pariani.<br />
Insomma, mi pare importante che questa cosa NON vada confusa con nessuna costruzione identitaria volontaristica o ideologica, anche se una tale costruzione può starci a fondamento. Credo che l&#8217;auto-coscienza politica conquistata nelle lotte degli anni &#8216;50-&#8217;60 dalle comunità afroamericane stia alla base dei tratti distintivi che molta letteratura, poesia, cinematografia ha poi elaborato, realizzando un sound comune a una pluralità di voci.<br />
Io tendo a criticare QUALSIASI arrocamento identitario, ma non vorrei mai negare alcuna differenza in nome di un&#8217;universalità non meglio definita (georgia, nessuna polemica, d&#8217;accordo) che di fatto implica un &#8220;neutro&#8221; di cui si assume sia maschio,bianco, di origine cristiana (ma può dichiarasi ateo, comunista e buddhista), occidentale.<br />
E a questo punto lo schema degli insiemi di Leonardo è di nuovo utilissimo, perché aiuta a capire come l&#8217;universalità oggi non può che essere pensata come il risultato degli scambi, incroci e anche conflitti che intercorrono fra ciascuna tradizione (etnica, regionale, nazionale ecc.) con la letteratura mondiale da un lato e l&#8217;opera individuale di uno scrittore dall&#8217;altro. Scambi non neccessariamente ordinati per gradi e grandezze, non neccessariamente ordinati in alcun senso. Ci sono scrittori in Italia che si firmano Tommaso Pincio, ci sono scrittori (Vitaliano Trevisan) il cui maestro è Thomas Bernhard, e che in qualsiasi tradizione italiana nazionale o specifica rientrano assai poco. Tanto per fare qualche esempio per mostrare dove non passano (più) le frontiere. &#8220;Più&#8221; fra parentesi visto che già lo &#8220;Jacopo Ortis&#8221; di Foscolo aveva come modello &#8220;I dolori del giovane Werther&#8221; di Goethe.<br />
Ma quest&#8217;idea dialettica di universalità è, secondo me, l&#8217;unica risposta adeguata ad ogni reazione fondamentalista e per realizzarla bisogna prima allargare che approfondire lo sguardo sulle espressioni e tradizioni specifiche, conoscere e capire per poter ricomporre un quadro sempre mobile.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: marco rovelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14475</link>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 21:10:03 +0000</pubDate>
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		<description>Io!
;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io!<br />
;-)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Giorgio Di Costanzo (Ischia)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14474</link>
		<dc:creator>Giorgio Di Costanzo (Ischia)</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 21:08:39 +0000</pubDate>
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		<description>E ora chi si offre di scrivere la recensione ai libri pubblicati dalle Edizioni Kaos sul "Geniale"?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E ora chi si offre di scrivere la recensione ai libri pubblicati dalle Edizioni Kaos sul &#8220;Geniale&#8221;?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gabriella fuschini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14464</link>
		<dc:creator>gabriella fuschini</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 18:03:41 +0000</pubDate>
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		<description>Bene, ora che vi siete ricomposti tutti, le palle girano a me! Georgia come ti permetti di dire: "Beh gabriella tu come la stragrande maggioranza degli italiani sei occidente-centrica, per te la cultura, la letteratura,la civiltà ecc. è solo europa + usa (solo i bianchi però)"? Che ne sai di cosa mangio, che lavoro faccio, cosa leggo o cosa studio? Il fatto che io abbia inteso cosa voleva dire Colombati non significa che io fossi d'accordo con lui... e se a volte non comprendo i tuoi ragionamenti non ti sto offendendo! Ma tu mi dai dell'imbecille con la tua frasetta da maestrina che bacchetta... ma per dirla alla Scarpa, E' LA RETE BABY!, quindi mi rimetterò a leggere gli articoli senza più fare commenti e punto. Saluti.
P.S.
discussione molto interessante, in ogni caso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bene, ora che vi siete ricomposti tutti, le palle girano a me! Georgia come ti permetti di dire: &#8220;Beh gabriella tu come la stragrande maggioranza degli italiani sei occidente-centrica, per te la cultura, la letteratura,la civiltà ecc. è solo europa + usa (solo i bianchi però)&#8221;? Che ne sai di cosa mangio, che lavoro faccio, cosa leggo o cosa studio? Il fatto che io abbia inteso cosa voleva dire Colombati non significa che io fossi d&#8217;accordo con lui&#8230; e se a volte non comprendo i tuoi ragionamenti non ti sto offendendo! Ma tu mi dai dell&#8217;imbecille con la tua frasetta da maestrina che bacchetta&#8230; ma per dirla alla Scarpa, E&#8217; LA RETE BABY!, quindi mi rimetterò a leggere gli articoli senza più fare commenti e punto. Saluti.<br />
P.S.<br />
discussione molto interessante, in ogni caso.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14462</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 17:48:17 +0000</pubDate>
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		<description>bene leonardo vedo che hai capito e... nei tuoi insiemi hai evitato di metterci "i gentili";-)
georgia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bene leonardo vedo che hai capito e&#8230; nei tuoi insiemi hai evitato di metterci &#8220;i gentili&#8221;;-)<br />
georgia</p>
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	<item>
		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14460</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 17:34:55 +0000</pubDate>
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		<description>bene gentile helena ora sono più rilassata ;-).
La discussione è stata interessante ed è finita bene, tra l'altro il  "gentile" leonardo ha detto una cosa molto interessante che mi piacerebbe vedere approfondita..
La cultura ebreo-americana ( senza bisogno di tirare in ballo la fantomatica collettivita dei gentili)  sembra avere una specie di rifiuto o di anticorpo al genere postmoderno, e questo, se è vero, è di grande interesse.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bene gentile helena ora sono più rilassata ;-).<br />
La discussione è stata interessante ed è finita bene, tra l&#8217;altro il  &#8220;gentile&#8221; leonardo ha detto una cosa molto interessante che mi piacerebbe vedere approfondita..<br />
La cultura ebreo-americana ( senza bisogno di tirare in ballo la fantomatica collettivita dei gentili)  sembra avere una specie di rifiuto o di anticorpo al genere postmoderno, e questo, se è vero, è di grande interesse.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Leonardo Colombati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14459</link>
		<dc:creator>Leonardo Colombati</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 17:27:35 +0000</pubDate>
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		<description>Georgia, se ancora non sei riuscita a capire la differenza tra identità ebraica e religione ebraica, bè... a questo punto non so che farci. La religione c'entra come i cavoli a merenda: Bellow, ad esempio, non era certo un ebreo devoto; così Roth. Sono atei.
Per il resto... Hai presente gli insiemi? Quei cerchi che il professore delle medie tracciava sulla lavagna? Ecco, se io affronto un tema "dal punto di vista" dell'identità in letteratura, sulla lavagna vedrai disegnati alcuni punti (Bellow, Roth, Malamud, Mailer, West, Englander, Safran Foer) all'interno di un cerchio, denominato "SCRITTORI EBREO-AMERICANI". Questo cerchio è inscritto in un altro, denominato "SCRITTORI AMERICANI", che contiene altri sottoinsiemi (SCRITTORI AFROAMERICANI, SCRITTORI ITALOAMERICANI, SCRITTORI NATIVI AMERICANI, SCRITTORI WASP, ecc.), e che a sua volta è inscritto in un cerchio denominato "SCRITTORI DEL PIANETA TERRA". Mettiamo che il puntino X inscritto nell'insieme "SCRITTORI AMERICANI" corrisponda a Walt Whitman. Se io mi sto occupando dell'insieme "SCRITTORI EBREO-AMERICANI", il puntino X lo classifico come "non appartenente all'insieme SCRITTORI EBREO-AMERICANI".
Oppure posso farti un altro esempio: se io sto recensendo l'album SGT. PEPPER's dei Beatles e dichiaro che "Eleanor Rigby" non appartiene all'album SGT. PEPPER's (visto che è inclusa nell'album REVOLVER), non sto dando alcun giudizio di merito su "Eleanor Rigby": nessun retropensiero di tipo razzista ha guidato la mia penna nel considerare "Eleanor Rigby" non appartenente a SGT: PEPPER'S... Ho la massima considerazione di un pezzo straordinario come "Eleanor Rigby", è una delle mie canzoni preferite, l'ha scritta Paul McCartney, che adoro... con questo non volendo minimamente adombrare il sospetto che Paul McCartney sia più bravo di John Lennon, per carità... credo che siano i due più grandi compositori di musica popo del XX secolo, anche se dando questo giudizio non vorrei sembrare politically uncorrect nei confronti di Mick Jagger e Keith Richards, per non parlare di Elvis Costello e Buddy Holly... Uhm, visto che questi ultimi due portano gli occhiali, però, non vorrei che mi si tacciasse per un integralista degli occhiali: garantisco pari dignità anche a chi indossa le lenti a contatto, ed anche a chi ci vede benissimo e non ha bisogno di... Attenzione! Ray Charles e Stevie Wonder godono della mia massima stima, per cui non vorrei che....................</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Georgia, se ancora non sei riuscita a capire la differenza tra identità ebraica e religione ebraica, bè&#8230; a questo punto non so che farci. La religione c&#8217;entra come i cavoli a merenda: Bellow, ad esempio, non era certo un ebreo devoto; così Roth. Sono atei.<br />
Per il resto&#8230; Hai presente gli insiemi? Quei cerchi che il professore delle medie tracciava sulla lavagna? Ecco, se io affronto un tema &#8220;dal punto di vista&#8221; dell&#8217;identità in letteratura, sulla lavagna vedrai disegnati alcuni punti (Bellow, Roth, Malamud, Mailer, West, Englander, Safran Foer) all&#8217;interno di un cerchio, denominato &#8220;SCRITTORI EBREO-AMERICANI&#8221;. Questo cerchio è inscritto in un altro, denominato &#8220;SCRITTORI AMERICANI&#8221;, che contiene altri sottoinsiemi (SCRITTORI AFROAMERICANI, SCRITTORI ITALOAMERICANI, SCRITTORI NATIVI AMERICANI, SCRITTORI WASP, ecc.), e che a sua volta è inscritto in un cerchio denominato &#8220;SCRITTORI DEL PIANETA TERRA&#8221;. Mettiamo che il puntino X inscritto nell&#8217;insieme &#8220;SCRITTORI AMERICANI&#8221; corrisponda a Walt Whitman. Se io mi sto occupando dell&#8217;insieme &#8220;SCRITTORI EBREO-AMERICANI&#8221;, il puntino X lo classifico come &#8220;non appartenente all&#8217;insieme SCRITTORI EBREO-AMERICANI&#8221;.<br />
Oppure posso farti un altro esempio: se io sto recensendo l&#8217;album SGT. PEPPER&#8217;s dei Beatles e dichiaro che &#8220;Eleanor Rigby&#8221; non appartiene all&#8217;album SGT. PEPPER&#8217;s (visto che è inclusa nell&#8217;album REVOLVER), non sto dando alcun giudizio di merito su &#8220;Eleanor Rigby&#8221;: nessun retropensiero di tipo razzista ha guidato la mia penna nel considerare &#8220;Eleanor Rigby&#8221; non appartenente a SGT: PEPPER&#8217;S&#8230; Ho la massima considerazione di un pezzo straordinario come &#8220;Eleanor Rigby&#8221;, è una delle mie canzoni preferite, l&#8217;ha scritta Paul McCartney, che adoro&#8230; con questo non volendo minimamente adombrare il sospetto che Paul McCartney sia più bravo di John Lennon, per carità&#8230; credo che siano i due più grandi compositori di musica popo del XX secolo, anche se dando questo giudizio non vorrei sembrare politically uncorrect nei confronti di Mick Jagger e Keith Richards, per non parlare di Elvis Costello e Buddy Holly&#8230; Uhm, visto che questi ultimi due portano gli occhiali, però, non vorrei che mi si tacciasse per un integralista degli occhiali: garantisco pari dignità anche a chi indossa le lenti a contatto, ed anche a chi ci vede benissimo e non ha bisogno di&#8230; Attenzione! Ray Charles e Stevie Wonder godono della mia massima stima, per cui non vorrei che&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</p>
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		<title>Di: helena janeczek</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14458</link>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 17:08:05 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile Georgia, mai e poi mai mi permetterei (io, a differenza del gentile Colombati, approvata al cento per cento dal rabbinato e, se ti va, mettici pure le leggi razziali) di chiamarti tale se non ne l'accezione di cui sopra:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Georgia, mai e poi mai mi permetterei (io, a differenza del gentile Colombati, approvata al cento per cento dal rabbinato e, se ti va, mettici pure le leggi razziali) di chiamarti tale se non ne l&#8217;accezione di cui sopra:-)</p>
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		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14456</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 16:54:06 +0000</pubDate>
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		<description>Leonardo: chapeau.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leonardo: chapeau.</p>
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		<title>Di: marco rovelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14455</link>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 16:51:34 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Colombati, io sulla storia della letteratura americana non sono ferrato come te, ho sempre prediletto altre letterature, dunque taccio quanto al merito. Adesso ne so di più: ma ti faccio notare che quello che io dicevo era che non avevi argomentato abbastanza, adesso l'hai fatto... Mi rimangono però dei dubbi quanto al secondo punto, ovvero la legittimità di accomunare la massa dei non-ebrei in 'gentili'. Insomma, gli ebrei-americani scrivono (quasi sempre) novels: questo però non implica nulla quanto ai gentili, che scrivono sia novels che romances, a prescindere da quello che scrivono gli ebrei. Ma ciò che non torna, a mio parere, è una formulazione linguistica, non (l'ho già detto più sopra) una questione sostanziale.

Mi preme assai di più, invece, restare sull'altro punto. Io non ti ho dato del razzista. Ho detto, sì, che sei un 'collaboratore di un'impresa para-fascista'. Non è un insulto. E' una constatazione oggettiva. Il Giornale è o non è un'impresa para-fascista? Io credo di sì: si fa vettore del razzismo più becero, per non dire che è spesso voce e megafono di una gran voglia di squadrismo. Dicevo però che non per questo tu sei 'colpevole'. Ponevo invece la questione in termini di corresponsabilità, ed è una cosa che ci coinvolge tutti (le questioni la ho già poste più sopra). Peraltro c'è una persona che conosco che lavora al Giornale, e ne sono stato amico nonostante questo: è evidente che non sarei mai stato amico di un nazista. Dunque sono in grado di fare distinzioni. Il punto è: quali criteri adottare per distinguere? ...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Colombati, io sulla storia della letteratura americana non sono ferrato come te, ho sempre prediletto altre letterature, dunque taccio quanto al merito. Adesso ne so di più: ma ti faccio notare che quello che io dicevo era che non avevi argomentato abbastanza, adesso l&#8217;hai fatto&#8230; Mi rimangono però dei dubbi quanto al secondo punto, ovvero la legittimità di accomunare la massa dei non-ebrei in &#8216;gentili&#8217;. Insomma, gli ebrei-americani scrivono (quasi sempre) novels: questo però non implica nulla quanto ai gentili, che scrivono sia novels che romances, a prescindere da quello che scrivono gli ebrei. Ma ciò che non torna, a mio parere, è una formulazione linguistica, non (l&#8217;ho già detto più sopra) una questione sostanziale.</p>
<p>Mi preme assai di più, invece, restare sull&#8217;altro punto. Io non ti ho dato del razzista. Ho detto, sì, che sei un &#8216;collaboratore di un&#8217;impresa para-fascista&#8217;. Non è un insulto. E&#8217; una constatazione oggettiva. Il Giornale è o non è un&#8217;impresa para-fascista? Io credo di sì: si fa vettore del razzismo più becero, per non dire che è spesso voce e megafono di una gran voglia di squadrismo. Dicevo però che non per questo tu sei &#8216;colpevole&#8217;. Ponevo invece la questione in termini di corresponsabilità, ed è una cosa che ci coinvolge tutti (le questioni la ho già poste più sopra). Peraltro c&#8217;è una persona che conosco che lavora al Giornale, e ne sono stato amico nonostante questo: è evidente che non sarei mai stato amico di un nazista. Dunque sono in grado di fare distinzioni. Il punto è: quali criteri adottare per distinguere? &#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14454</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 16:45:50 +0000</pubDate>
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		<description>bene complimenti leonardo, hai dato il meglio di te e ti ringrazio di questo pezzo veramente molto interessante.
Io non ho mai negato l'esistenza di una letteratura ebreo americana ho negato l'esistenza dei gentili ;-).
Tu scrivi: deve ancora puntualizzare di essere romanziere “ben più di quanto sia ebreo”. Ma non è una frase che potrebbe sottoscrivere ogni grande romanziere? Un grande romanziere non è prima di tutto un romanziere e poi mille altre cose?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bene complimenti leonardo, hai dato il meglio di te e ti ringrazio di questo pezzo veramente molto interessante.<br />
Io non ho mai negato l&#8217;esistenza di una letteratura ebreo americana ho negato l&#8217;esistenza dei gentili ;-).<br />
Tu scrivi: deve ancora puntualizzare di essere romanziere “ben più di quanto sia ebreo”. Ma non è una frase che potrebbe sottoscrivere ogni grande romanziere? Un grande romanziere non è prima di tutto un romanziere e poi mille altre cose?</p>
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		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14452</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 16:37:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1407#comment-14452</guid>
		<description>Generalizzare è un errore indipendentemente da cosa si generalizza quindi meglio dire "alcuni scrittori ebrei americani [...] altri scrittori americani" certo magari aggiungerci altre informazioncine non sarebbe male ;-).
Io personalmente non metterei neppure ebrei, ma so che gli ebrei americani ci tengono, e poi la cultura americana è comunitarista e quindi gli scrittori americani e basta quasi non esistono più ... va un po' meglio nell'arte.
Poi è anche vero che la religione (visto che si tratta pur sempre di libri) ha una certa influenza nella maniera di narrare, ma non così tanto da farne una contrapposizione con tutto il mondo che pratica altre religioni.
Ma sinceramente a me quello che ha dato fastidio è la contrapposizone di un gruppo con tutto il resto del mondo, per me quello è razzismo, quindi è chiaro che se non va bene gentili tanto meno va bene non-ebrei.
Ma poi scusa helena sei sicura che si possa dire che un gruppo crea i personaggi e il resto del mondo no? a me sembra una cazzata colossale e se non ci fosse stata la parola gentile neppure sarei intervenuta.
I gentili (come i padani) come gruppo identificabile NON ESISTONO è una creazione e neppure troppo simpatica ad essere sinceri, perchè esclude, e poi anche perchè ho visto in rete che ormai alcuni gruppi di destra si autodefiniscono gentili, non vorrei diventasse un sinonimo di ariani (brrrrrrrr).
Quindi prego tutti gli ebrei della rete di evitare di chiamarmi gentile, per me non esistono "le altre genti"io non mi sento "altra gente" e chi me lo dice mi offende io penso come Einstein: esiste una sola razza: quella umana", poi ci si ammazza tra di noi umani (e ci si inventano balle fenomenali  di sangue e suolo per farlo) ma questo è un altro discorso.
georgia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Generalizzare è un errore indipendentemente da cosa si generalizza quindi meglio dire &#8220;alcuni scrittori ebrei americani [...] altri scrittori americani&#8221; certo magari aggiungerci altre informazioncine non sarebbe male ;-).<br />
Io personalmente non metterei neppure ebrei, ma so che gli ebrei americani ci tengono, e poi la cultura americana è comunitarista e quindi gli scrittori americani e basta quasi non esistono più &#8230; va un po&#8217; meglio nell&#8217;arte.<br />
Poi è anche vero che la religione (visto che si tratta pur sempre di libri) ha una certa influenza nella maniera di narrare, ma non così tanto da farne una contrapposizione con tutto il mondo che pratica altre religioni.<br />
Ma sinceramente a me quello che ha dato fastidio è la contrapposizone di un gruppo con tutto il resto del mondo, per me quello è razzismo, quindi è chiaro che se non va bene gentili tanto meno va bene non-ebrei.<br />
Ma poi scusa helena sei sicura che si possa dire che un gruppo crea i personaggi e il resto del mondo no? a me sembra una cazzata colossale e se non ci fosse stata la parola gentile neppure sarei intervenuta.<br />
I gentili (come i padani) come gruppo identificabile NON ESISTONO è una creazione e neppure troppo simpatica ad essere sinceri, perchè esclude, e poi anche perchè ho visto in rete che ormai alcuni gruppi di destra si autodefiniscono gentili, non vorrei diventasse un sinonimo di ariani (brrrrrrrr).<br />
Quindi prego tutti gli ebrei della rete di evitare di chiamarmi gentile, per me non esistono &#8220;le altre genti&#8221;io non mi sento &#8220;altra gente&#8221; e chi me lo dice mi offende io penso come Einstein: esiste una sola razza: quella umana&#8221;, poi ci si ammazza tra di noi umani (e ci si inventano balle fenomenali  di sangue e suolo per farlo) ma questo è un altro discorso.<br />
georgia</p>
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		<title>Di: Leonardo Colombati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14450</link>
		<dc:creator>Leonardo Colombati</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 16:21:05 +0000</pubDate>
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		<description>E pensare che nella prima versione del pezzo avevo messo "goym" al posto di "gentili"...
E' difficile discutere serenamente di letteratura con chi ti dà del "razzista" e del "collaboratore ad un'impresa para-fascista". Ma ci proverò.

Caro Rovelli, ignorare che sia esistito nella letteratura americana del XX secolo un "punto di vista ebraico-americano" mi par grave. Prima della pubblicazione di "Le avventure di Augie March", nessuno scrittore americano di madre ebrea aveva scritto un romanzo in inglese. Addirittura, Bellow affermerà che in quegli anni "da qualche parte nel mio sangue di immigrato ebreo c’erano tracce cospicue di dubbio sul fatto che io avessi il diritto di praticare il mestiere di scrittore”. E ritornerà più volte sull’atteggiamento di superiorità riscontrato nei dipartimenti di anglistica e tra i modernisti. T.S. Eliot semplicemente lo ignorava. L’esplicita ostilità di Eliot verso gli ebrei in "After Strange Gods" e altrove, nonché il notorio disprezzo di Henry James per gli immigrati del Lower East Side e le tirate di Pound contro gli ebrei usurai nei "Cantos", non erano che alcuni momenti, sul versante della letteratura, di una lunga storia di discriminazione. 
"Augie March" inizia con questa frase, meravigliosa e rivoluzionaria: "Io sono americano, nato a Chicago". Pochi mesi dopo aver pubblicato il romanzo, Bellow tradurrà dallo yiddish il racconto di Singer "Gimpel l’idiota", sdoganando l’autore de "La famiglia Moskat" presso il pubblico americano. Il racconto di Singer – in originale – viene inserito nell’antologia "A Treasury of Yiddish Stories" (che esce a cura di Eliezer Greenberg e Irving Howe per la Viking Press), e nella traduzione bellowiana sulla "Partisan Review", ottenendo immediato e vasto consenso.
Questi due eventi sono i pilastri dell'assimilazione ebraica nel canone lettarario americano, ma per chiunque li abbia letti sono anche una potente affermazione dell'identità ebraica all'interno della società americana. Negarlo sarebbe come negare che Richard Wright sia non solo "americano", ma anche e soprattutto "afroamericano".
Quando nel 1969 Alex Portnoy confessa al suo psicanalista: "Scopando, scoprirò l’America. Conquisterò l’America", Philip Roth sta seguendo le orme del suo illustre predecessore. Ecco la sua personale Nascita di una Nazione: "Colombo, il Capitano Smith, il Governatore Winthorp, il Generale Washington – e ora Portnoy".
Bellow e Roth s’incontrarono per la prima volta nel maggio 1957 alla University of Chicago. Bellow, già autore di romanzi baciati dal successo come "Augie March" e "La resa dei conti", era l’ospite d’onore di un corso di scrittura organizzato da un giovane docente, Richard Stern. Quel giorno venne analizzato un racconto intitolato "The Conversion of the Jews", sottoposto in forma anonima, in cui un ragazzo ebreo impartisce una lezione di teologia all’intero quartiere minacciando di buttarsi dal tetto della sinagoga dopo un diverbio con il rabbino. Bellow lesse il racconto, si entusiasmò e parlò dell’anonimo autore come di un "narratore autentico". L’autore era appunto un ventitreenne Philip Roth. Già da questa prova giovanile, come ha notato acutamente James Atlas, "Roth metteva in scena una fase successiva del dramma dell’assimilazione ebraica. Mentre i personaggi di Bellow tenevano a dichiarare i natali americani", i personaggi di Roth, a partire da Alex Portnoy, combattono una battaglia interna alla comunità ebraico-americana, quella fra la tradizione e la modernità. È come se Roth dicesse ai vecchi ebrei del New Jersey: state combattendo una guerra di retroguardia contro un nemico con cui ci siamo già alleati, leggetevi "Augie March"! La liberatoria furia iconoclasta dei personaggi di Roth è un invito all’ebreo d’America ad uscire di casa per accorgersi che il territorio non è più un campo minato.
Eppure, come sanno tutti coloro che leggono e amano Roth, i suoi personaggi continuano ad essere scissi: l'identità ebraica e l'identità americana spesso non coincidono perfettamente (basti pensare all'ultimo romanzo di Roth, "Il complotto contro l'America", dove uno stato fascista riutilizza i ghetti). Per Roth il problema dell'identità non è affatto risolto se, ad esempio, in una lettera a Mary McCarthy del 17 gennaio 1987, deve ancora puntualizzare di essere romanziere "ben più di quanto sia ebreo". 
Lo stesso discorso vale, ad esempio, per Malamud e, più recentemente, per Safran Foer. 
Esiste, eccome, una letteratura ebraico-americana. Al centro di ogni romanzo scritto dai grandi scrittori ebrei d'America sono sempre le tre questioni: quella dell'identità, quella dell'assimilazione e quella dello scontro tra ortodossia e rinnovamento all'interno della tradizione. Dall'intreccio formato da questi tre elementi vien sempre fuori una narrazione focalizzata sui personaggi, di impianto tradizionale, che tiene in minima considerazione, ad esempio, l'elemento strutturale.
Per rifarmi ad una distinzione che mi è cara, il romanzo ebraico-americano è quasi sempre un "novel" e quasi mai un "romance". Il genere postmoderno viene pressoché ignorato. Il che (e te lo dice un pynchoniano) non è sempre un male, anzi...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E pensare che nella prima versione del pezzo avevo messo &#8220;goym&#8221; al posto di &#8220;gentili&#8221;&#8230;<br />
E&#8217; difficile discutere serenamente di letteratura con chi ti dà del &#8220;razzista&#8221; e del &#8220;collaboratore ad un&#8217;impresa para-fascista&#8221;. Ma ci proverò.</p>
<p>Caro Rovelli, ignorare che sia esistito nella letteratura americana del XX secolo un &#8220;punto di vista ebraico-americano&#8221; mi par grave. Prima della pubblicazione di &#8220;Le avventure di Augie March&#8221;, nessuno scrittore americano di madre ebrea aveva scritto un romanzo in inglese. Addirittura, Bellow affermerà che in quegli anni &#8220;da qualche parte nel mio sangue di immigrato ebreo c’erano tracce cospicue di dubbio sul fatto che io avessi il diritto di praticare il mestiere di scrittore”. E ritornerà più volte sull’atteggiamento di superiorità riscontrato nei dipartimenti di anglistica e tra i modernisti. T.S. Eliot semplicemente lo ignorava. L’esplicita ostilità di Eliot verso gli ebrei in &#8220;After Strange Gods&#8221; e altrove, nonché il notorio disprezzo di Henry James per gli immigrati del Lower East Side e le tirate di Pound contro gli ebrei usurai nei &#8220;Cantos&#8221;, non erano che alcuni momenti, sul versante della letteratura, di una lunga storia di discriminazione.<br />
&#8220;Augie March&#8221; inizia con questa frase, meravigliosa e rivoluzionaria: &#8220;Io sono americano, nato a Chicago&#8221;. Pochi mesi dopo aver pubblicato il romanzo, Bellow tradurrà dallo yiddish il racconto di Singer &#8220;Gimpel l’idiota&#8221;, sdoganando l’autore de &#8220;La famiglia Moskat&#8221; presso il pubblico americano. Il racconto di Singer – in originale – viene inserito nell’antologia &#8220;A Treasury of Yiddish Stories&#8221; (che esce a cura di Eliezer Greenberg e Irving Howe per la Viking Press), e nella traduzione bellowiana sulla &#8220;Partisan Review&#8221;, ottenendo immediato e vasto consenso.<br />
Questi due eventi sono i pilastri dell&#8217;assimilazione ebraica nel canone lettarario americano, ma per chiunque li abbia letti sono anche una potente affermazione dell&#8217;identità ebraica all&#8217;interno della società americana. Negarlo sarebbe come negare che Richard Wright sia non solo &#8220;americano&#8221;, ma anche e soprattutto &#8220;afroamericano&#8221;.<br />
Quando nel 1969 Alex Portnoy confessa al suo psicanalista: &#8220;Scopando, scoprirò l’America. Conquisterò l’America&#8221;, Philip Roth sta seguendo le orme del suo illustre predecessore. Ecco la sua personale Nascita di una Nazione: &#8220;Colombo, il Capitano Smith, il Governatore Winthorp, il Generale Washington – e ora Portnoy&#8221;.<br />
Bellow e Roth s’incontrarono per la prima volta nel maggio 1957 alla University of Chicago. Bellow, già autore di romanzi baciati dal successo come &#8220;Augie March&#8221; e &#8220;La resa dei conti&#8221;, era l’ospite d’onore di un corso di scrittura organizzato da un giovane docente, Richard Stern. Quel giorno venne analizzato un racconto intitolato &#8220;The Conversion of the Jews&#8221;, sottoposto in forma anonima, in cui un ragazzo ebreo impartisce una lezione di teologia all’intero quartiere minacciando di buttarsi dal tetto della sinagoga dopo un diverbio con il rabbino. Bellow lesse il racconto, si entusiasmò e parlò dell’anonimo autore come di un &#8220;narratore autentico&#8221;. L’autore era appunto un ventitreenne Philip Roth. Già da questa prova giovanile, come ha notato acutamente James Atlas, &#8220;Roth metteva in scena una fase successiva del dramma dell’assimilazione ebraica. Mentre i personaggi di Bellow tenevano a dichiarare i natali americani&#8221;, i personaggi di Roth, a partire da Alex Portnoy, combattono una battaglia interna alla comunità ebraico-americana, quella fra la tradizione e la modernità. È come se Roth dicesse ai vecchi ebrei del New Jersey: state combattendo una guerra di retroguardia contro un nemico con cui ci siamo già alleati, leggetevi &#8220;Augie March&#8221;! La liberatoria furia iconoclasta dei personaggi di Roth è un invito all’ebreo d’America ad uscire di casa per accorgersi che il territorio non è più un campo minato.<br />
Eppure, come sanno tutti coloro che leggono e amano Roth, i suoi personaggi continuano ad essere scissi: l&#8217;identità ebraica e l&#8217;identità americana spesso non coincidono perfettamente (basti pensare all&#8217;ultimo romanzo di Roth, &#8220;Il complotto contro l&#8217;America&#8221;, dove uno stato fascista riutilizza i ghetti). Per Roth il problema dell&#8217;identità non è affatto risolto se, ad esempio, in una lettera a Mary McCarthy del 17 gennaio 1987, deve ancora puntualizzare di essere romanziere &#8220;ben più di quanto sia ebreo&#8221;.<br />
Lo stesso discorso vale, ad esempio, per Malamud e, più recentemente, per Safran Foer.<br />
Esiste, eccome, una letteratura ebraico-americana. Al centro di ogni romanzo scritto dai grandi scrittori ebrei d&#8217;America sono sempre le tre questioni: quella dell&#8217;identità, quella dell&#8217;assimilazione e quella dello scontro tra ortodossia e rinnovamento all&#8217;interno della tradizione. Dall&#8217;intreccio formato da questi tre elementi vien sempre fuori una narrazione focalizzata sui personaggi, di impianto tradizionale, che tiene in minima considerazione, ad esempio, l&#8217;elemento strutturale.<br />
Per rifarmi ad una distinzione che mi è cara, il romanzo ebraico-americano è quasi sempre un &#8220;novel&#8221; e quasi mai un &#8220;romance&#8221;. Il genere postmoderno viene pressoché ignorato. Il che (e te lo dice un pynchoniano) non è sempre un male, anzi&#8230;</p>
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		<title>Di: helena janeczek</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14448</link>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 15:28:22 +0000</pubDate>
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		<description>Ok, forse ci sono: Se nel pezzo ci fosse stato scritto qualcosa come "gli scittori ebrei-americani hanno sempre puntato più sui personaggi e non si sono mai cimentati con le grandi e complesse costruzioni romanzesche che nel contempo svillupavano altri autori americani come Barth, De Lillo, Pynchon, Gaddis etc." il problema per te sarebbe risolto? O saresti stata già più contenta se al posto di "gentili" ci fosse stato "non ebrei"? Non credi che alla fine si tratta di iper-interpretare una scelta lessicale che anche per me, come dice Marco, ha del casuale e magari ornamentale e non costituisce il nocciolo del pezzo?
Per me "non-ebrei" è uguale e seguendo la tua logica pure peggio che "gentili" (che, per nulla di implicazione religiosa, almeno richiama le "altre genti" e non è solo non-a, cioè negazione). E poi gratta gratta anche "altri scrittori americani" è generico, no?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ok, forse ci sono: Se nel pezzo ci fosse stato scritto qualcosa come &#8220;gli scittori ebrei-americani hanno sempre puntato più sui personaggi e non si sono mai cimentati con le grandi e complesse costruzioni romanzesche che nel contempo svillupavano altri autori americani come Barth, De Lillo, Pynchon, Gaddis etc.&#8221; il problema per te sarebbe risolto? O saresti stata già più contenta se al posto di &#8220;gentili&#8221; ci fosse stato &#8220;non ebrei&#8221;? Non credi che alla fine si tratta di iper-interpretare una scelta lessicale che anche per me, come dice Marco, ha del casuale e magari ornamentale e non costituisce il nocciolo del pezzo?<br />
Per me &#8220;non-ebrei&#8221; è uguale e seguendo la tua logica pure peggio che &#8220;gentili&#8221; (che, per nulla di implicazione religiosa, almeno richiama le &#8220;altre genti&#8221; e non è solo non-a, cioè negazione). E poi gratta gratta anche &#8220;altri scrittori americani&#8221; è generico, no?</p>
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	<item>
		<title>Di: marco rovelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14447</link>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 15:23:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1407#comment-14447</guid>
		<description>caro Francesco, in effetti io non facevo distinzioni manichee. Forse il termine 'collabora' avrei dovuto, come ho fatto adesso, metterlo tra virgolette, allora sarebbe stato più chiaro che era un riferimento consapevole al collaborazionismo storico, e anzitutto un riferimento problematico. (E comunque non sono i testi a collaborare, sono le persone). Insomma, il mio era un invito ad addentrarsi nella 'zona grigia' dove ci sono con-laborazioni, da cui conseguono oggettive con-responsabilità. Lo so, tutti quanti siamo più o meno corresponsabili. Il punto è: dobbiamo accontentarci di questo 'più o meno'? Oppure il più e il meno fanno una differenza? E quali sono i criteri per stabilirlo? Quali le soglie? Dove comincia ciò che non è più accettabile? Ci sono gradi o gradienti? Come valutare il peso specifico delle varie motivazioni che si intersecano dando vita e forma ad un gesto? Chi è che giudica? Con quale criterio si stabilisce la legittimità di un giudizio? ...(ad libitum)... 
Io non ho certezze, su questo. Ma di domande, ne ho molte.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro Francesco, in effetti io non facevo distinzioni manichee. Forse il termine &#8216;collabora&#8217; avrei dovuto, come ho fatto adesso, metterlo tra virgolette, allora sarebbe stato più chiaro che era un riferimento consapevole al collaborazionismo storico, e anzitutto un riferimento problematico. (E comunque non sono i testi a collaborare, sono le persone). Insomma, il mio era un invito ad addentrarsi nella &#8216;zona grigia&#8217; dove ci sono con-laborazioni, da cui conseguono oggettive con-responsabilità. Lo so, tutti quanti siamo più o meno corresponsabili. Il punto è: dobbiamo accontentarci di questo &#8216;più o meno&#8217;? Oppure il più e il meno fanno una differenza? E quali sono i criteri per stabilirlo? Quali le soglie? Dove comincia ciò che non è più accettabile? Ci sono gradi o gradienti? Come valutare il peso specifico delle varie motivazioni che si intersecano dando vita e forma ad un gesto? Chi è che giudica? Con quale criterio si stabilisce la legittimità di un giudizio? &#8230;(ad libitum)&#8230;<br />
Io non ho certezze, su questo. Ma di domande, ne ho molte.</p>
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	<item>
		<title>Di: francesco forlani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14446</link>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 14:55:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1407#comment-14446</guid>
		<description>carissimo Marco Rovelli sono d'accordo con te sulla prima parte ed un pò meno sulla seconda. "sull’etica di chi collabora a un’impresa para-fascista come quello del giornale"
Il testo qui postato e pubblicato sul giornale non mi sembra che "collabori" ad un'impresa parafascista, uno, anzi, due, tre: il vero discorso non è sul supporto o nella cornice in cui si opera - l'ottanta per cento dell'edizione letteraria che conta è davvero in cattive mani, in Italia, ed in Europa in generale, per cui se uno volesse giocare al puro e duro non dovrebbe più pubblicare. La questione delle parole però è importante. Collaboratore, o collabò erano quelli che consegnavano alla Gestapo i resistenti e gli ebrei. Insomma un'altra storia...
effeffe
ps
trovo comunque molto ricco di questioni lo scambio tra Helena e Georgia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>carissimo Marco Rovelli sono d&#8217;accordo con te sulla prima parte ed un pò meno sulla seconda. &#8220;sull’etica di chi collabora a un’impresa para-fascista come quello del giornale&#8221;<br />
Il testo qui postato e pubblicato sul giornale non mi sembra che &#8220;collabori&#8221; ad un&#8217;impresa parafascista, uno, anzi, due, tre: il vero discorso non è sul supporto o nella cornice in cui si opera - l&#8217;ottanta per cento dell&#8217;edizione letteraria che conta è davvero in cattive mani, in Italia, ed in Europa in generale, per cui se uno volesse giocare al puro e duro non dovrebbe più pubblicare. La questione delle parole però è importante. Collaboratore, o collabò erano quelli che consegnavano alla Gestapo i resistenti e gli ebrei. Insomma un&#8217;altra storia&#8230;<br />
effeffe<br />
ps<br />
trovo comunque molto ricco di questioni lo scambio tra Helena e Georgia</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: marco rovelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14444</link>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 14:37:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1407#comment-14444</guid>
		<description>Scusate se mi intrometto, ma direi che è quantomeno molto opinabile la legittimità dell'assunzione, da parte di Colombati, del punto di vista degli ebrei-americani. Primo, perché bisognerebbe mostrare che quello (ebrei vs. gentili) costituisca effettivamente un punto di vista (per sé, e prima ancora in sé). Secondo - ammesso che lo costituisca - la correlazione tra scrittori gentili e modalità narrative andrebbe dimostrata e non solo asserita.
Peraltro, mi pare che questo discorso sia un po' fine a se stesso, nel senso che quello di Colombati a me pare - più che una tesi - un 'cappello' (come si dice in gergo giornalistico), un contorno del 'nucleo' dell'articolo, una di quelle asserzioni non necessariamente approfondite che si lanciano a mo' di suggestione, e dunque facilmente smentibili.

Era molto più interessante quello sull'etica di chi collabora a un'impresa para-fascista come quello del giornale. Perché in quella materia è difficile tagliare con l'accetta e operare distinzioni. E quando è difficile operarle, è più interessante farle.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate se mi intrometto, ma direi che è quantomeno molto opinabile la legittimità dell&#8217;assunzione, da parte di Colombati, del punto di vista degli ebrei-americani. Primo, perché bisognerebbe mostrare che quello (ebrei vs. gentili) costituisca effettivamente un punto di vista (per sé, e prima ancora in sé). Secondo - ammesso che lo costituisca - la correlazione tra scrittori gentili e modalità narrative andrebbe dimostrata e non solo asserita.<br />
Peraltro, mi pare che questo discorso sia un po&#8217; fine a se stesso, nel senso che quello di Colombati a me pare - più che una tesi - un &#8216;cappello&#8217; (come si dice in gergo giornalistico), un contorno del &#8216;nucleo&#8217; dell&#8217;articolo, una di quelle asserzioni non necessariamente approfondite che si lanciano a mo&#8217; di suggestione, e dunque facilmente smentibili.</p>
<p>Era molto più interessante quello sull&#8217;etica di chi collabora a un&#8217;impresa para-fascista come quello del giornale. Perché in quella materia è difficile tagliare con l&#8217;accetta e operare distinzioni. E quando è difficile operarle, è più interessante farle.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14442</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 14:25:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1407#comment-14442</guid>
		<description>Colombati ha scritto: "Ho usato la definizione di “scrittori gentili” parlando dal punto di vista degli scrittori ebrei-americani."
Che ti posso dire? Prenditela con gli scrittori ebrei-americani...
;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Colombati ha scritto: &#8220;Ho usato la definizione di “scrittori gentili” parlando dal punto di vista degli scrittori ebrei-americani.&#8221;<br />
Che ti posso dire? Prenditela con gli scrittori ebrei-americani&#8230;<br />
;-)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14440</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 14:14:52 +0000</pubDate>
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		<description>Helena io devo essere proprio negata per farmi capire ...
Esiste la linea lombarda, esistono gli scrittori ebreo americani, esiste la letteratura indù, esistono anche gli scrittori cattolici italiani ecc. Io non l'ho mai negato, e mi è abbastanza facile capirlo 
QUELLO CHE NON CAPISCO E' COSA SIA LA LETTERATURA DEI GENTILI.
Non nego che esista uno scrittore cattolico che abbia caratteristiche cattoliche (a me tale critica non piace ma non nego che sia possibile farla) nego però che si possa esaminare camon o la tamaro contrapponendoli genericamente agli scrittori non-battezzati italiani ;-), ai catecumeni, ai pagani o ad altra vaga categoria di quelli che, una volta morti, vengono dirottati nel limbo.

Perchè io possa capire mi devi prima spiegare cosa cavolo è la letteratura dei gentili, non quella degli indù o dei lombardi.
Perchè mai, in base a quale criterio critico, scrittori diversissimi come de Lillo, Barth e Pynchon vengono definiti gentili (se il critico in questione non fa militanza o propaganda religiosa)? 
E' QUESTO E SOLO QUESTO CHE IO CONTESTO E GIUDICO UN PO' RAZZISTA, COME E'  RAZZISTA OGNI GENERALIZZAZIONE DEGLI ALTRI COME SE FOSSERO TUTTI UGUALI COME LE FORMICHE ;-)
Ora spero che qualcuno mi definisca la kategoria critica di "scrittori gentili" e poi la chiudo qui :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Helena io devo essere proprio negata per farmi capire &#8230;<br />
Esiste la linea lombarda, esistono gli scrittori ebreo americani, esiste la letteratura indù, esistono anche gli scrittori cattolici italiani ecc. Io non l&#8217;ho mai negato, e mi è abbastanza facile capirlo<br />
QUELLO CHE NON CAPISCO E&#8217; COSA SIA LA LETTERATURA DEI GENTILI.<br />
Non nego che esista uno scrittore cattolico che abbia caratteristiche cattoliche (a me tale critica non piace ma non nego che sia possibile farla) nego però che si possa esaminare camon o la tamaro contrapponendoli genericamente agli scrittori non-battezzati italiani ;-), ai catecumeni, ai pagani o ad altra vaga categoria di quelli che, una volta morti, vengono dirottati nel limbo.</p>
<p>Perchè io possa capire mi devi prima spiegare cosa cavolo è la letteratura dei gentili, non quella degli indù o dei lombardi.<br />
Perchè mai, in base a quale criterio critico, scrittori diversissimi come de Lillo, Barth e Pynchon vengono definiti gentili (se il critico in questione non fa militanza o propaganda religiosa)?<br />
E&#8217; QUESTO E SOLO QUESTO CHE IO CONTESTO E GIUDICO UN PO&#8217; RAZZISTA, COME E&#8217;  RAZZISTA OGNI GENERALIZZAZIONE DEGLI ALTRI COME SE FOSSERO TUTTI UGUALI COME LE FORMICHE ;-)<br />
Ora spero che qualcuno mi definisca la kategoria critica di &#8220;scrittori gentili&#8221; e poi la chiudo qui :-)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: helena janeczek</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14437</link>
		<dc:creator>helena janeczek</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 13:18:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1407#comment-14437</guid>
		<description>Se voglio fare critica di aperto taglio socio-culturale tipo "la rappresentazione dell'India culturale nelle opere degli scrittori contemporanei indiani" e in questo mi sembra rilevante l'origine dei vari scrittori, perché non dovrei farla? Non è l'unico modo per fare critica, ma uno di quelli possibili, che può sempre essere buona o cattiva, superficiale o complessa.
Se la cultura, in senso largo, dei vari gruppi etnici americani produce delle tradizioni letterarie specifiche, perché non dovrei indagarle e confrontarle?
L'identità padana è invenzione leghista, mentre per la poesia si parla da decenni di "linea lombarda" senza che nessuno si scandalizzi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se voglio fare critica di aperto taglio socio-culturale tipo &#8220;la rappresentazione dell&#8217;India culturale nelle opere degli scrittori contemporanei indiani&#8221; e in questo mi sembra rilevante l&#8217;origine dei vari scrittori, perché non dovrei farla? Non è l&#8217;unico modo per fare critica, ma uno di quelli possibili, che può sempre essere buona o cattiva, superficiale o complessa.<br />
Se la cultura, in senso largo, dei vari gruppi etnici americani produce delle tradizioni letterarie specifiche, perché non dovrei indagarle e confrontarle?<br />
L&#8217;identità padana è invenzione leghista, mentre per la poesia si parla da decenni di &#8220;linea lombarda&#8221; senza che nessuno si scandalizzi.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giorgio Di Costanzo (Ischia)</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/10/21/ancora-su-edward-lewis-wallant-2/#comment-14435</link>
		<dc:creator>Giorgio Di Costanzo (Ischia)</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2005 13:10:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1407#comment-14435</guid>
		<description>Un saluto a ROSA PARKS.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un saluto a ROSA PARKS.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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