Al castello

6 dicembre 2005
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un microracconto di Elio Paoloni

Il bisnonno, amministratore dei Marchesi, prima dell’Unità. I nonni, fino alla vendita al Comune (1909). Lo zio (1946) ma per servizio: Ragioneria. E in Ragioneria è approdata lei, insegnante riciclata per chiusura dell’asilo (1994). Aveva già abitato quei corridoi (1963: prima media).

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13 Responses to Al castello

  1. snaporaz on 6 dicembre 2005 at 12:33

    giudizio: ***1/2

    appassionante.
    si fa un po’ di fatica ad entrarci ma poi vi prende fino all’ultima riga.
    il finale delude un po’, ma nel complesso è senz’altro da leggere.
    anzi, direi da non perdere, se non fosse per un lavoro di editing non esattamente perfetto.

  2. Claudio Batata on 6 dicembre 2005 at 13:16

    Scusa, Snaporaz, non hai davvero niente da fare, eh, oltre a sfottere chi lavora? Scommetto che sei uno sporco capitalista. Un ricco decadente. Puah.

  3. snaporaz on 6 dicembre 2005 at 13:59

    Io avrei anche da fare, Batata (che cavolo di cognome, eh?), ma purtroppo sono entrato qui a Nazione Indiana Due Punto Zero e non ho potuto fare a meno di appassionarmi a questi due microracconti e ho perso tutta la mattina a pensare: ma come faranno? come ci riescono?
    Quanto al capitalismo io sarei anche d’accordo con lui, ma lui non ne vuole sapere e mi ha messo tra gli sfruttati, anche se non tra gli ultimissimi.
    Dunque sii buono con me.

  4. Miku on 6 dicembre 2005 at 14:18

    NOSTALGIA

    A Langnau, nell’Emmental, c’era un emporio. Si chiamava Alla città di Parigi. Se questa è una storia?

    Peter Bichsel

  5. Claudio Batata on 6 dicembre 2005 at 22:45

    Hasta la victoria siempre, compagno snap! Scusa, sai, avevo frainteso le tue parole, ma se sei un morto di fame anche tu, siamo amici. Avete capito tutti? Snap è un amico.

  6. Claudio Batata on 6 dicembre 2005 at 22:49

    Dimenticavo, compagno. Batata è il mio cognome d’arte (scrivo). Siccome scrivo sulle batate (per denunciare il consumo che il tempo impone all’arte) ho pensato di usare questo cognome d’arte metonimico.

  7. snaporaz on 7 dicembre 2005 at 08:16

    hasta, batata.
    impiccheremo l’ultimo prete con le budella dell’ultimo re.
    cos’è una “batata”?

  8. tashtego on 7 dicembre 2005 at 15:22

    tovarich snaporaz, inutile qui fare domande e chiedere spiegazioni.
    nessuno te le darà.

  9. kristian on 7 dicembre 2005 at 15:35

    La batata

    La batata (anche nota come patata dolce o patata americana) è una pianta erbacea perenne originaria dell’America centrale. Ha steli rampicanti che possono raggiungere anche i tre metri di lunghezza, foglie a forma di cuore e fiori bianchi e rosa. Venne introdotta in Europa alla fine del 1500, dopo la scoperta del continente americano ed è attualmente coltivata anche in Italia, oltre che nelle zone originarie e in quasi tutte le aree subtropicali. Di questo vegetale si consuma il tubero, che è simile alla normale patata, ma ha un sapore più dolce. Ci sono due tipi di batata, una con tuberi secchi e farinosi, una con tuberi più umidi e ricchi di semi. Oltre al consumo diretto del tubero, la batata viene anche utilizzata per la produzione di fecola (amido) e alcol. Rispetto alla patata, la batata ha un contenuto in carboidrati simile, un apporto minerale, vitaminico e calorico superiore (infatti contiene meno acqua).

    [fonte: http://www.albanesi.it

  10. Claudio Batata on 7 dicembre 2005 at 15:55

    Visto che i microracconti servono a qualcosa? Ora qualcun altro sa cos’è una batata, oltre a sapere che Giulio Andreotti è gobbo.

  11. Claudio Batata on 7 dicembre 2005 at 15:58

    Parlando sul serio, i microracconti sono una buonissima idea, e una piccola sfida per lo scrittore invitato a scriverli. E’ anche una buonissima cosa la possibilità di dire cosa si pensa dei microracconti, nel modo che più si preferisce. Questa soltanto è la libertà.

  12. kristian on 7 dicembre 2005 at 16:18

    Giulio Andreotti è gobbo?
    Tuberodolce, dopo lo spot è lampante che lì ci sta la batteria al litio fornita direttamente da Dio.

  13. tashtego on 7 dicembre 2005 at 17:36

    @batata
    già mi provai in passato a chiedere qui in giro come lo si definirebbe un micro-racconto.
    credo sia, se non importante, interessante.
    ma per farlo occorrerebbe per l’intanto definire il termine “racconto”.
    ma dato che l’esattezza, non-ostante i numerosi calvinisti, qui in NI è considerata sinonimo di noia, nessuno raccolse l’invito.
    però questi micro racconti qui, se mi si consente la franchetsa, sono proprio bruttini.