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	<title>Commenti a: Autobiografi con nome e cognome</title>
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		<title>Di: giovanni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17970</link>
		<dc:creator>giovanni</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2005 17:54:38 +0000</pubDate>
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		<description>Franz è infra the best minds of my generation. &#039;Spettate il prossimo libro onde averne conferma palese e definitivissima.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Franz è infra the best minds of my generation. &#8216;Spettate il prossimo libro onde averne conferma palese e definitivissima.</p>
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		<title>Di: Andrea Raos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17968</link>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2005 17:46:17 +0000</pubDate>
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		<description>Ma... caro... tu non fumi... ;-)

[e scusa Gianni, ti ho tirato dentro ad un mio delirio interiore (ogni tanto mi capita); ringrazio Franz per la lucidità del suo commento qui sopra. Ci penso su.]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma&#8230; caro&#8230; tu non fumi&#8230; ;-)</p>
<p>[e scusa Gianni, ti ho tirato dentro ad un mio delirio interiore (ogni tanto mi capita); ringrazio Franz per la lucidità del suo commento qui sopra. Ci penso su.]</p>
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		<title>Di: F.K.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17966</link>
		<dc:creator>F.K.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2005 17:37:35 +0000</pubDate>
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		<description>Quanto un pacchetto di Winston...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto un pacchetto di Winston&#8230;</p>
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		<title>Di: avv. colalucci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17962</link>
		<dc:creator>avv. colalucci</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2005 16:14:12 +0000</pubDate>
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		<description>O du meister, non frequento il foro di Sanremo dai tempi delle dispute ora leggendarie con il cav. Orazio Raimondo, morto ahilui giovane ante la guerra. Altri tempi, altre stagioni politiche e processuali, signori miei.
Ignoro se la rivista in oggetto rechi séco lei poster o altri oggetti erogeni consimili. Costa tuttavia ben 3 libbre, che non è pochissimo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>O du meister, non frequento il foro di Sanremo dai tempi delle dispute ora leggendarie con il cav. Orazio Raimondo, morto ahilui giovane ante la guerra. Altri tempi, altre stagioni politiche e processuali, signori miei.<br />
Ignoro se la rivista in oggetto rechi séco lei poster o altri oggetti erogeni consimili. Costa tuttavia ben 3 libbre, che non è pochissimo.</p>
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		<title>Di: F.K.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17956</link>
		<dc:creator>F.K.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2005 15:26:00 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie infinite dell&#039;informazione, avvocato caro, corro in edicola, ma c&#039;è il poster(s) di Bisio, all&#039;interno? Giusto per appenderlo al  muro e giocare a dardi.
Mi saluti il &quot;competente foro di Sanremo&quot;:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie infinite dell&#8217;informazione, avvocato caro, corro in edicola, ma c&#8217;è il poster(s) di Bisio, all&#8217;interno? Giusto per appenderlo al  muro e giocare a dardi.<br />
Mi saluti il &#8220;competente foro di Sanremo&#8221;:-)</p>
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		<title>Di: avv. colalucci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17954</link>
		<dc:creator>avv. colalucci</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2005 14:54:56 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;arguto commentatore sarei io, cari voi, quanto a dirsi il dott. avv. Giuseppe Colalucci, già del Foro di Roma. In quanto al secolo avvenire, diceva il collega John Maynard Keynes, docente presso svariate università d&#039;Oltremanica e Oltreoceano, che nel lungo periodo saremo tutti morti (nel frattempo, è in edicola un misterioso mensile nomato Noir, con in copertina un orrendo primo piano dell&#039;attore milanese Claudio Bisio e dedicato si suppone a libri di cui si parla in questo preclaro thread)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;arguto commentatore sarei io, cari voi, quanto a dirsi il dott. avv. Giuseppe Colalucci, già del Foro di Roma. In quanto al secolo avvenire, diceva il collega John Maynard Keynes, docente presso svariate università d&#8217;Oltremanica e Oltreoceano, che nel lungo periodo saremo tutti morti (nel frattempo, è in edicola un misterioso mensile nomato Noir, con in copertina un orrendo primo piano dell&#8217;attore milanese Claudio Bisio e dedicato si suppone a libri di cui si parla in questo preclaro thread)</p>
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		<title>Di: F.K.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17951</link>
		<dc:creator>F.K.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2005 13:40:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1557#comment-17951</guid>
		<description>Scusate, ma mi sembra che stiamo per impantanarci. Andrea, tu in un precedente commento dicevi: 1) &quot;Si potrebbe forse cominciare, a quel punto, a scrivere davvero, a inventare sul serio…&quot;. Nel senso che, attingendo alle scritture cosiddette sperimentali o di ricerca (e ce ne fai altri esempi nell&#039;ultimo post) fai intendere chiaramente che, appunto, attingendo da queste scritture anche un 2) &quot;giallo, volendo&quot; (questo lo dici nell&#039;ultimo intervento, rivolto a Biondillo) potrebbe guadagnarci, senza perderci in &quot;leggibilità&quot;. Io dico questo: rispettivamente al punto 1) scriviamo tutti davvero, inventiamo tutti sul serio. Banale affermazione, dirai, forse. Forse generica. Ma è così. Si sperimenta anche all&#039;interno del genere, o magari si ripropongono stilemi - riservati prima alla &quot;maiuscola letteratura&quot;- nel giallo. Si va avanti, tutti. Anche questa è una sfida. Che viene portata avanti. Es. autobiografico (sempre in tema, no?): &quot;Nella mano di Dante&quot;, di Nick Tosches, (Mondadori) un libro che lessi in originale quando facevo il consulente editoriale per una casa editrice che non era Mondadori e non era stato ancora pubblicato nemmeno negli Stati Uniti e che caldamente, ma invano, &quot;caldeggiai&quot;.  Un thriller a due livelli, secondo me eccezionale, e, se questa parola ha ancora un senso, sperimentale. 
Sul punto 2), penso che sia assolutamente possibile. Ecco perchè parlavo prima di &quot;contaminazione tra forme&quot;; è questo il possibile scenario futuro, secondo me. Ma una certa &quot;leggibilità&quot;, appunto, renderebbe il tutto non solo più &quot;fruibile&quot; (terribile parola, lo so, però ce ne sono di più terribili, nel &quot;vocabolario-mondo&quot;) ma anche migliore da un punto di vista strettamente &quot;artistico&quot;. Si, lo so, sono generico: ma dovremmo così arrivare ad abbattere, una volta per tutte, le barriere tra &quot;alto&quot; e &quot;basso&quot;; sempreché, tra - dico in maniera esemplificativa, più che altro- &quot;realisti thrilleristi&quot; e sperimentatori più o meno occulti si voglia davvero &quot;collaborare&quot;. 
Ma forse l&#039;arte va avanti a dispetto delle singole volontà degli uomini. E&#039; la velocità abissale di cui dicevo prima che ci porta giocoforza alla contaminazione. Una velocità provocata da un sistema capitalistico che non accenna a collassarsi. Tra un secolo forse sarà tutto andato &quot;a puttane&quot;. Ai posters (come diceva un arguto commentatore giorni fa) l&#039;ardua sentenza.
Che ne dite?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate, ma mi sembra che stiamo per impantanarci. Andrea, tu in un precedente commento dicevi: 1) &#8220;Si potrebbe forse cominciare, a quel punto, a scrivere davvero, a inventare sul serio…&#8221;. Nel senso che, attingendo alle scritture cosiddette sperimentali o di ricerca (e ce ne fai altri esempi nell&#8217;ultimo post) fai intendere chiaramente che, appunto, attingendo da queste scritture anche un 2) &#8220;giallo, volendo&#8221; (questo lo dici nell&#8217;ultimo intervento, rivolto a Biondillo) potrebbe guadagnarci, senza perderci in &#8220;leggibilità&#8221;. Io dico questo: rispettivamente al punto 1) scriviamo tutti davvero, inventiamo tutti sul serio. Banale affermazione, dirai, forse. Forse generica. Ma è così. Si sperimenta anche all&#8217;interno del genere, o magari si ripropongono stilemi &#8211; riservati prima alla &#8220;maiuscola letteratura&#8221;- nel giallo. Si va avanti, tutti. Anche questa è una sfida. Che viene portata avanti. Es. autobiografico (sempre in tema, no?): &#8220;Nella mano di Dante&#8221;, di Nick Tosches, (Mondadori) un libro che lessi in originale quando facevo il consulente editoriale per una casa editrice che non era Mondadori e non era stato ancora pubblicato nemmeno negli Stati Uniti e che caldamente, ma invano, &#8220;caldeggiai&#8221;.  Un thriller a due livelli, secondo me eccezionale, e, se questa parola ha ancora un senso, sperimentale.<br />
Sul punto 2), penso che sia assolutamente possibile. Ecco perchè parlavo prima di &#8220;contaminazione tra forme&#8221;; è questo il possibile scenario futuro, secondo me. Ma una certa &#8220;leggibilità&#8221;, appunto, renderebbe il tutto non solo più &#8220;fruibile&#8221; (terribile parola, lo so, però ce ne sono di più terribili, nel &#8220;vocabolario-mondo&#8221;) ma anche migliore da un punto di vista strettamente &#8220;artistico&#8221;. Si, lo so, sono generico: ma dovremmo così arrivare ad abbattere, una volta per tutte, le barriere tra &#8220;alto&#8221; e &#8220;basso&#8221;; sempreché, tra &#8211; dico in maniera esemplificativa, più che altro- &#8220;realisti thrilleristi&#8221; e sperimentatori più o meno occulti si voglia davvero &#8220;collaborare&#8221;.<br />
Ma forse l&#8217;arte va avanti a dispetto delle singole volontà degli uomini. E&#8217; la velocità abissale di cui dicevo prima che ci porta giocoforza alla contaminazione. Una velocità provocata da un sistema capitalistico che non accenna a collassarsi. Tra un secolo forse sarà tutto andato &#8220;a puttane&#8221;. Ai posters (come diceva un arguto commentatore giorni fa) l&#8217;ardua sentenza.<br />
Che ne dite?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17946</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2005 11:19:56 +0000</pubDate>
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		<description>e chi ha mai detto il contrario, scusa?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>e chi ha mai detto il contrario, scusa?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Andrea Raos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17942</link>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2005 09:26:35 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Watchmen&quot; di Moore l&#039;ho letto in francese (tradotto da Manchette, fra l&#039;altro), ma vorrei l&#039;originale. In ogni caso è una delle letture che mi hanno più colpito quest&#039;estate. 

Gianni, se ho capito quello che dici, ne sono contento (&quot;tutto&quot;, mi stupirebbe). Ma stronzamente ribatto: e tu hai capito quello che ho detto io? In altre parole: perché non provare a scrivere un libro (anche un giallo, volendo) usando per esempio le forme trasmigranti, le isole alla deriva, della poesia di Cepollaro? O le composizioni &quot;a nuvola&quot; di Mesa? Chissà cosa ne verrebbe fuori... Il risultato sarebbe davvero meno &quot;leggibile&quot;?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Watchmen&#8221; di Moore l&#8217;ho letto in francese (tradotto da Manchette, fra l&#8217;altro), ma vorrei l&#8217;originale. In ogni caso è una delle letture che mi hanno più colpito quest&#8217;estate. </p>
<p>Gianni, se ho capito quello che dici, ne sono contento (&#8220;tutto&#8221;, mi stupirebbe). Ma stronzamente ribatto: e tu hai capito quello che ho detto io? In altre parole: perché non provare a scrivere un libro (anche un giallo, volendo) usando per esempio le forme trasmigranti, le isole alla deriva, della poesia di Cepollaro? O le composizioni &#8220;a nuvola&#8221; di Mesa? Chissà cosa ne verrebbe fuori&#8230; Il risultato sarebbe davvero meno &#8220;leggibile&#8221;?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17874</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2005 17:02:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1557#comment-17874</guid>
		<description>L&#039;ho già scritto qui, tempo fa, Andrea: Alan Moore è uno dei più grandi narratori viventi. E non me ne frega una cippa se fa fumetti.

Ti dirò, potrei parafrasare parola per parola quello che hai scritto e sottoscriverla. Anzi, lo faccio, sostituisco &quot;poesia&quot;  con &quot;giallo&quot;:

&quot;la questione del genere sono geneticamente portato a non pormela; il genere giallo credo non esista (affermarlo, come fanno alcuni sedicenti giallisti, per me sfiora la truffa). Esiste solo una forma, una serie di forme (una cornice, se vuoi), che in condizioni normali bastano, e in condizioni anormali no, ed esplodono (ed esistono situazioni personali, interiori, che per un individuo valgono quanto una guerra - ciascuno di noi potrebbe citarne, credo).&quot;

Se hai capito questo hai capito tutto. Il vendere, l&#039;essere letti, etc. viene dopo. Molto dopo.

;-) ciao, grandi!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ho già scritto qui, tempo fa, Andrea: Alan Moore è uno dei più grandi narratori viventi. E non me ne frega una cippa se fa fumetti.</p>
<p>Ti dirò, potrei parafrasare parola per parola quello che hai scritto e sottoscriverla. Anzi, lo faccio, sostituisco &#8220;poesia&#8221;  con &#8220;giallo&#8221;:</p>
<p>&#8220;la questione del genere sono geneticamente portato a non pormela; il genere giallo credo non esista (affermarlo, come fanno alcuni sedicenti giallisti, per me sfiora la truffa). Esiste solo una forma, una serie di forme (una cornice, se vuoi), che in condizioni normali bastano, e in condizioni anormali no, ed esplodono (ed esistono situazioni personali, interiori, che per un individuo valgono quanto una guerra &#8211; ciascuno di noi potrebbe citarne, credo).&#8221;</p>
<p>Se hai capito questo hai capito tutto. Il vendere, l&#8217;essere letti, etc. viene dopo. Molto dopo.</p>
<p>;-) ciao, grandi!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: F.K.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17861</link>
		<dc:creator>F.K.</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2005 15:14:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1557#comment-17861</guid>
		<description>André, sono d’accordo, anche a me dà fastidio la guerra fra blog-bande; sui generi lasciamo stare, in fondo chi se ne frega, io me ne frego per primo (tant’è che dico sempre che ai generi non credo perché non esistono, e lo faccio per buttare un seme di verità, modestamente…) 
Lo sdoganamento del genere è avvenuto con Duerrenmatt ben prima di Ellroy, secondo me, e con una lingua facile da capire, altrimenti non si sarebbe potuto sdoganare nulla. Infatti, Gadda scrisse il capolavoro del Pasticciaccio dieci anni prima, ma ci mise vent’anni, se non erro, per avere quel successo che comunque non fu mai davvero popolare. Su De Michele non so che dirti, nel senso che non l’ho letto e non so molto sul suo libro, e non per snobismo; non si puo’ seguire tutto, e  poi non leggo letteratura di “genere” da mesi e mesi.  Sulla differenza che c’è fra l’essere letti e il vendere, sono d’accordo. Ma se non vendi come fai ad essere letto?  D’accordissimo sulle forme. La poesia mi pare sia una forma d’arte. Però un poeta non è un lumpenproletario, perché, nonostante magari faccia la fame, è “visto” dall’”immaginario collettivo colto”, chiamiamolo così, come uno che, se non fuma col bocchino d’avorio, puo’ però permettersi di sniffare colla con “stile”.  E’ cio’ che conta è l’apparenza, purtroppo. Insomma, la poesia è cultura alta, secondo me ( e basta con le ipocrisie, non dico a te, beninteso, noi ci conosciamo ormai abbastanza bene) ; e dunque, per esempio, una poesia qualsiasi di  Rilke non vale nemmeno la metà della produzione di Magritte, perché vale molto di più. (Mio personalissimo parere, era un semplice esempio).Come un videogioco è un videogioco, affermare che è arte si puo’  (dico videogioco proprio perché non ci capisco niente, ma a occhio non m’interessa l’argomento, e non ci capisco niente perchè non m&#039;interessa l&#039;argomento...) ma attenzione ai paragoni. Poi è vero che secondo me la maggior parte della poesia  comunica poco o nulla (scusa la rozzezza) e cio’ che non comunica è,  in qualche modo, falso. Dunque certi capolavori “alti”, (e qui parlo di poesie, romanzi, oggetti narrativi non identificati, autobiografie romanzate ecc) a mio modesto avviso, se non sono falsi, hanno però bisogno di molto tempo, forse, per essere capiti, sempre chè sia possibile capirli; ma di tempo secondo me non ce ne è più molto. Perché il cinema, i succitati videogiochi, la radio, le bambole gonfiabili, il crack, il gioco d’azzardo, naturalmente la tv, la vita frenetica, internet, e quindi anche i blog, e i lit-blog, e le separazioni, e il sesso, e il papa, (piaciuto l’accostamento?)e i pappa, insomma TUTTO, va a una velocità supersonica e con un impatto terrificante sulle menti devastate dei cittadini; un impatto che  anche soltanto vent’anni fa era impensabile. E non è che la letteratura deve copiare o “rifarsi” per forza ad altre forme d’arte; ma  è naturale che l’arte tende a confondersi tra le sue varie forme, vale a dire a me sembra di notare questa tendenza per così dire in espansione che magari potrà far sortire grandi effetti. Si potrebbe dire che la sperimentazione è in atto su tutti i fronti e le contaminazioni sono inevitabili; e queste contaminazioni tra forme sono il terreno di coltura “sperimentale” da cui attingere. Cioè, questo è quello che mi pare d’intravedere. Ma non ho risposte sicure, ovviamente. Infatti mi piacerebbe che qualcun altro – oltre te, ovvio, eventualmente- intervenisse sull’argomento.  
Ciao, grande.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>André, sono d’accordo, anche a me dà fastidio la guerra fra blog-bande; sui generi lasciamo stare, in fondo chi se ne frega, io me ne frego per primo (tant’è che dico sempre che ai generi non credo perché non esistono, e lo faccio per buttare un seme di verità, modestamente…)<br />
Lo sdoganamento del genere è avvenuto con Duerrenmatt ben prima di Ellroy, secondo me, e con una lingua facile da capire, altrimenti non si sarebbe potuto sdoganare nulla. Infatti, Gadda scrisse il capolavoro del Pasticciaccio dieci anni prima, ma ci mise vent’anni, se non erro, per avere quel successo che comunque non fu mai davvero popolare. Su De Michele non so che dirti, nel senso che non l’ho letto e non so molto sul suo libro, e non per snobismo; non si puo’ seguire tutto, e  poi non leggo letteratura di “genere” da mesi e mesi.  Sulla differenza che c’è fra l’essere letti e il vendere, sono d’accordo. Ma se non vendi come fai ad essere letto?  D’accordissimo sulle forme. La poesia mi pare sia una forma d’arte. Però un poeta non è un lumpenproletario, perché, nonostante magari faccia la fame, è “visto” dall’”immaginario collettivo colto”, chiamiamolo così, come uno che, se non fuma col bocchino d’avorio, puo’ però permettersi di sniffare colla con “stile”.  E’ cio’ che conta è l’apparenza, purtroppo. Insomma, la poesia è cultura alta, secondo me ( e basta con le ipocrisie, non dico a te, beninteso, noi ci conosciamo ormai abbastanza bene) ; e dunque, per esempio, una poesia qualsiasi di  Rilke non vale nemmeno la metà della produzione di Magritte, perché vale molto di più. (Mio personalissimo parere, era un semplice esempio).Come un videogioco è un videogioco, affermare che è arte si puo’  (dico videogioco proprio perché non ci capisco niente, ma a occhio non m’interessa l’argomento, e non ci capisco niente perchè non m&#8217;interessa l&#8217;argomento&#8230;) ma attenzione ai paragoni. Poi è vero che secondo me la maggior parte della poesia  comunica poco o nulla (scusa la rozzezza) e cio’ che non comunica è,  in qualche modo, falso. Dunque certi capolavori “alti”, (e qui parlo di poesie, romanzi, oggetti narrativi non identificati, autobiografie romanzate ecc) a mio modesto avviso, se non sono falsi, hanno però bisogno di molto tempo, forse, per essere capiti, sempre chè sia possibile capirli; ma di tempo secondo me non ce ne è più molto. Perché il cinema, i succitati videogiochi, la radio, le bambole gonfiabili, il crack, il gioco d’azzardo, naturalmente la tv, la vita frenetica, internet, e quindi anche i blog, e i lit-blog, e le separazioni, e il sesso, e il papa, (piaciuto l’accostamento?)e i pappa, insomma TUTTO, va a una velocità supersonica e con un impatto terrificante sulle menti devastate dei cittadini; un impatto che  anche soltanto vent’anni fa era impensabile. E non è che la letteratura deve copiare o “rifarsi” per forza ad altre forme d’arte; ma  è naturale che l’arte tende a confondersi tra le sue varie forme, vale a dire a me sembra di notare questa tendenza per così dire in espansione che magari potrà far sortire grandi effetti. Si potrebbe dire che la sperimentazione è in atto su tutti i fronti e le contaminazioni sono inevitabili; e queste contaminazioni tra forme sono il terreno di coltura “sperimentale” da cui attingere. Cioè, questo è quello che mi pare d’intravedere. Ma non ho risposte sicure, ovviamente. Infatti mi piacerebbe che qualcun altro – oltre te, ovvio, eventualmente- intervenisse sull’argomento.<br />
Ciao, grande.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Andrea Raos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17841</link>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2005 12:11:33 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Franz, 

per una volta che nessuno aveva parlato di &quot;generi&quot;, ti ci metti tu... Che fissati che siete... ;-) 
Devo confessarti, molto in sordina, che quella dei generi è una delle questioni che mi interessano di meno al mondo. Tanto più se diventa regolamento di conti fra bande per interposti blog, come mi sembra stia accadendo, interminabilmente, in questi mesi (che peccato, però). 

La mia domanda - voglio dire: la domanda che pongo senza posa a me stesso, e da ieri anche a te (ascoltando anche Tashtego, Arminio) - riguarda infatti non i generi, ma le forme. 
Scusa se parlo di me. Essendo io poeta - cioè un lumpenproletario della scrittura, alla faccia di chi insiste a assimilarci alla &quot;cultura alta&quot;, sigarette col bocchino d&#039;avorio e tartine al salmone -, la questione del genere sono geneticamente portato a non pormela; il genere poesia credo non esista (affermarlo, come fanno alcuni sedicenti poeti, per me sfiora la truffa). Esiste solo una forma, una serie di forme (una cornice, se vuoi), che in condizioni normali bastano, e in condizioni anormali no, ed esplodono (ed esistono situazioni personali, interiori, che per un individuo valgono quanto una guerra - ciascuno di noi potrebbe citarne, credo). Per questo, più sopra, avevo citato solo esempi-limite, e da subito mi avevano interessato quelli che citavi tu: libri che, per molti versi, si scavalcano. 

Poesia, prosa, fumetto, cuscino gonfiabile, non mi interessa: queste sono le opere di cui ho bisogno, e fame. 

Non a caso avevo voluto citare solo romanzi: scrittori (e con loro tanti altri) che hanno nutrito la mia poesia più di quanto non saprei dire, venendo anche da molto lontano (e non a caso sono due mesi che sbatto Alan Moore in cima ai miei pezzi per NI). 

Credo che lo sdoganamento delle forme &quot;basse&quot; (in tempi recenti, il caso più chiaro - e forse capostipite - mi sembra appunto Ellroy) abbia dato tantissimo alle scritture dette &quot;di ricerca&quot; (termine che non amo, perché indica un ghetto subito più che voluto). 

Ma penso anche che sarebbe ora - e trovo lo si dimentichi troppo spesso - che le scritture &quot;basse&quot; si accorgano degli spunti più fecondi che vengono da chi ricerca davvero - senza arrendersi al &quot;tutto è già stato detto&quot; o al &quot;se dici così, non si capisce&quot;. 

Ciò permetterebbe di evitare abbaglî collettivi su scrittori che sembrano convinti di avere inventato chissà che. Sperando di non suscitare inutili bagni di sangue, ma solo per chiarire il mio discorso, ti cito ad esempio (per esempio) &quot;Scirocco&quot;, di De Michele (che questo libro sia pieno di buone intenzioni, e di idee che condivido, mi getta vieppiù in imbarazzo: non è volentieri che lo critico, credimi). È solo un esempio, potrei farne tanti altri.

Si potrebbe forse cominciare, a quel punto, a scrivere davvero, a inventare sul serio... 

A chi venisse a dirmi &quot;[sorrisetto] e il pubblico?&quot; non ho granché da rispondere. Ancora una volta, non per snobismo, ma perché davvero non so.
Forse solo che, malgrado tutto, mi sembra ci sia ancora, o debba esserci, una qualche differenza fra &quot;l&#039;essere letti&quot; e il &quot;vendere&quot;, che troppo spesso mi sembra vengano invece fatti coincidere.

Ciao,</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Franz, </p>
<p>per una volta che nessuno aveva parlato di &#8220;generi&#8221;, ti ci metti tu&#8230; Che fissati che siete&#8230; ;-)<br />
Devo confessarti, molto in sordina, che quella dei generi è una delle questioni che mi interessano di meno al mondo. Tanto più se diventa regolamento di conti fra bande per interposti blog, come mi sembra stia accadendo, interminabilmente, in questi mesi (che peccato, però). </p>
<p>La mia domanda &#8211; voglio dire: la domanda che pongo senza posa a me stesso, e da ieri anche a te (ascoltando anche Tashtego, Arminio) &#8211; riguarda infatti non i generi, ma le forme.<br />
Scusa se parlo di me. Essendo io poeta &#8211; cioè un lumpenproletario della scrittura, alla faccia di chi insiste a assimilarci alla &#8220;cultura alta&#8221;, sigarette col bocchino d&#8217;avorio e tartine al salmone -, la questione del genere sono geneticamente portato a non pormela; il genere poesia credo non esista (affermarlo, come fanno alcuni sedicenti poeti, per me sfiora la truffa). Esiste solo una forma, una serie di forme (una cornice, se vuoi), che in condizioni normali bastano, e in condizioni anormali no, ed esplodono (ed esistono situazioni personali, interiori, che per un individuo valgono quanto una guerra &#8211; ciascuno di noi potrebbe citarne, credo). Per questo, più sopra, avevo citato solo esempi-limite, e da subito mi avevano interessato quelli che citavi tu: libri che, per molti versi, si scavalcano. </p>
<p>Poesia, prosa, fumetto, cuscino gonfiabile, non mi interessa: queste sono le opere di cui ho bisogno, e fame. </p>
<p>Non a caso avevo voluto citare solo romanzi: scrittori (e con loro tanti altri) che hanno nutrito la mia poesia più di quanto non saprei dire, venendo anche da molto lontano (e non a caso sono due mesi che sbatto Alan Moore in cima ai miei pezzi per NI). </p>
<p>Credo che lo sdoganamento delle forme &#8220;basse&#8221; (in tempi recenti, il caso più chiaro &#8211; e forse capostipite &#8211; mi sembra appunto Ellroy) abbia dato tantissimo alle scritture dette &#8220;di ricerca&#8221; (termine che non amo, perché indica un ghetto subito più che voluto). </p>
<p>Ma penso anche che sarebbe ora &#8211; e trovo lo si dimentichi troppo spesso &#8211; che le scritture &#8220;basse&#8221; si accorgano degli spunti più fecondi che vengono da chi ricerca davvero &#8211; senza arrendersi al &#8220;tutto è già stato detto&#8221; o al &#8220;se dici così, non si capisce&#8221;. </p>
<p>Ciò permetterebbe di evitare abbaglî collettivi su scrittori che sembrano convinti di avere inventato chissà che. Sperando di non suscitare inutili bagni di sangue, ma solo per chiarire il mio discorso, ti cito ad esempio (per esempio) &#8220;Scirocco&#8221;, di De Michele (che questo libro sia pieno di buone intenzioni, e di idee che condivido, mi getta vieppiù in imbarazzo: non è volentieri che lo critico, credimi). È solo un esempio, potrei farne tanti altri.</p>
<p>Si potrebbe forse cominciare, a quel punto, a scrivere davvero, a inventare sul serio&#8230; </p>
<p>A chi venisse a dirmi &#8220;[sorrisetto] e il pubblico?&#8221; non ho granché da rispondere. Ancora una volta, non per snobismo, ma perché davvero non so.<br />
Forse solo che, malgrado tutto, mi sembra ci sia ancora, o debba esserci, una qualche differenza fra &#8220;l&#8217;essere letti&#8221; e il &#8220;vendere&#8221;, che troppo spesso mi sembra vengano invece fatti coincidere.</p>
<p>Ciao,</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Noahm Chompmskji</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17813</link>
		<dc:creator>Noahm Chompmskji</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2005 00:22:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1557#comment-17813</guid>
		<description>L&#039;IMPEGNO
io m&#039;impegno solennemente
a impegnarmi tutti i giorni
perché il mio impegno possa impegnare
me, i miei amici, le mie donne, i miei conoscenti
il panettiere, il vigile il lattaio, la lavandaia inginocchiata
sopra la lavatrice, la ingollatrice di sperma, il maritozzo felice
la sposa occipitale, il casco d&#039;oro, la vagina liquefatta, la liquirizia
mozzarellosa, il vento, il muschio, i mushrooms.
io m&#039;impegno solennemente
per oggi, per domani, per il futuro attendente sull&#039;attenti
di una voragine assurda, crepitante e sardonica
(su tela anonima, con l&#039;acqua tonica)
d&#039;impegnarmi fino all&#039;ora dell&#039;unico disimpegno;
e lì nulla ci potrò fare...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;IMPEGNO<br />
io m&#8217;impegno solennemente<br />
a impegnarmi tutti i giorni<br />
perché il mio impegno possa impegnare<br />
me, i miei amici, le mie donne, i miei conoscenti<br />
il panettiere, il vigile il lattaio, la lavandaia inginocchiata<br />
sopra la lavatrice, la ingollatrice di sperma, il maritozzo felice<br />
la sposa occipitale, il casco d&#8217;oro, la vagina liquefatta, la liquirizia<br />
mozzarellosa, il vento, il muschio, i mushrooms.<br />
io m&#8217;impegno solennemente<br />
per oggi, per domani, per il futuro attendente sull&#8217;attenti<br />
di una voragine assurda, crepitante e sardonica<br />
(su tela anonima, con l&#8217;acqua tonica)<br />
d&#8217;impegnarmi fino all&#8217;ora dell&#8217;unico disimpegno;<br />
e lì nulla ci potrò fare&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: mag</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17812</link>
		<dc:creator>mag</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2005 23:41:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1557#comment-17812</guid>
		<description>:-)
dai non fare cosi....intendo dire che i grandi drammi esistenziali forse li abbiamo letti in tutte le varie sfacciettature epocali.
Oggi esistono invece campi non ancora adeguatamente percorsi, nel senso, che non è il giornalismo di denuncia che sensibilizza  a temi scottanti, ma la capacità di emozionare su questi temi, creare opinione e sensibilizzazione, e perchè no, nuove forme etiche-estetiche.
Per esempio Noam Chomsky tanto per dire una banalità, ma non mi sembra esattamente un poeta........</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>:-)<br />
dai non fare cosi&#8230;.intendo dire che i grandi drammi esistenziali forse li abbiamo letti in tutte le varie sfacciettature epocali.<br />
Oggi esistono invece campi non ancora adeguatamente percorsi, nel senso, che non è il giornalismo di denuncia che sensibilizza  a temi scottanti, ma la capacità di emozionare su questi temi, creare opinione e sensibilizzazione, e perchè no, nuove forme etiche-estetiche.<br />
Per esempio Noam Chomsky tanto per dire una banalità, ma non mi sembra esattamente un poeta&#8230;&#8230;..</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: ripercuxiòn</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17808</link>
		<dc:creator>ripercuxiòn</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2005 22:14:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1557#comment-17808</guid>
		<description>Gli scrittori di oggi, dice Magda, dispongono di quest&#039;arma della parola che denuncia. Quelli di ieri e ieri l&#039;altro, invece, per non parlare dei posapiano di 2 mesi fa, niente. Viva gli scrittori oggidiani e denunzianti, cioè invero oggidiani perché e in quanto denunzianti (o: della letteratura come esposto alla Procura della Repubblica)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gli scrittori di oggi, dice Magda, dispongono di quest&#8217;arma della parola che denuncia. Quelli di ieri e ieri l&#8217;altro, invece, per non parlare dei posapiano di 2 mesi fa, niente. Viva gli scrittori oggidiani e denunzianti, cioè invero oggidiani perché e in quanto denunzianti (o: della letteratura come esposto alla Procura della Repubblica)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: mag</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17797</link>
		<dc:creator>mag</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2005 17:13:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1557#comment-17797</guid>
		<description>secondo me gli scrittori oggi hanno una grande occasione: usare la parola come arma, come denuncia, gli argomenti abbondano.
la scrittura di militanza e di contrasto.
è bella, da&#039; chiaroscuri inediti e sguardi diversi sul mondo.
il resto serve a vendere o all&#039;autocompiacimento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>secondo me gli scrittori oggi hanno una grande occasione: usare la parola come arma, come denuncia, gli argomenti abbondano.<br />
la scrittura di militanza e di contrasto.<br />
è bella, da&#8217; chiaroscuri inediti e sguardi diversi sul mondo.<br />
il resto serve a vendere o all&#8217;autocompiacimento.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17793</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2005 15:35:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1557#comment-17793</guid>
		<description>Adesso per farmi capire devo dire una stronzata, e la dico.
Se davvero riuscissi a scrivere tutto quello che &quot;dovrei&quot;, che &quot;devo&quot; (che forse dovrò), scrivere, se davvero ci riuscissi, dicevo, alla fine di me non resterebbe nulla, della mia vita resterebbe un cratere fumante, delle mie amicizie, dei miei amori, dei miei affetti, solo cenere e lacerti.
Questo accadrebbe nel caso di auto-biografismo assoluto, in cui tutte le tensioni e gli amori e gli errori e gli orrori accumulati in sessant&#039;anni di vita e restati lì a covare per anni, decenni, esploderebbero assieme in un unico sfiato distruttivo, illegibile, impresentabile, non valutabile.
E dire che sono vissuto, sempre, in tempo di &quot;pace&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso per farmi capire devo dire una stronzata, e la dico.<br />
Se davvero riuscissi a scrivere tutto quello che &#8220;dovrei&#8221;, che &#8220;devo&#8221; (che forse dovrò), scrivere, se davvero ci riuscissi, dicevo, alla fine di me non resterebbe nulla, della mia vita resterebbe un cratere fumante, delle mie amicizie, dei miei amori, dei miei affetti, solo cenere e lacerti.<br />
Questo accadrebbe nel caso di auto-biografismo assoluto, in cui tutte le tensioni e gli amori e gli errori e gli orrori accumulati in sessant&#8217;anni di vita e restati lì a covare per anni, decenni, esploderebbero assieme in un unico sfiato distruttivo, illegibile, impresentabile, non valutabile.<br />
E dire che sono vissuto, sempre, in tempo di &#8220;pace&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Andrea Raos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17790</link>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2005 14:31:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1557#comment-17790</guid>
		<description>Franzi, vedo solo ora che hai risposto anche tu. Ti leggo dopo, adesso devo laurà.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Franzi, vedo solo ora che hai risposto anche tu. Ti leggo dopo, adesso devo laurà.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Andrea Raos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17789</link>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2005 14:28:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1557#comment-17789</guid>
		<description>Tashtego, nessun problema. Si va di fretta tutti, io per primo, e ciò è male. Rallentiamo dunque.

Certo che la vita che faccio, il mondo in cui vivo, mi fanno tremare, e anche più che tremare a volte; il senso della mia domanda (che è una vera domanda, cioè senza mie risposte precotte) è appunto questo. 

Riprendendo la tua distinzione fra le varie forme di scrittura autobiografica, mi sembra chiaro che a partire dal pezzo di Franz, in modo più o meno esplicito, ci riferiamo tutti a - ti cito - 

&quot;un auto-biografismo indiretto e passivo (vivere e scrivere e facendo transitare la propria vita naturalmente e inevitabilmente nella scrittura, come materiale o come oggetto o come tutt’eddue).&quot; 

Parlando per me, gli esempi che ho citato rientrano senz&#039;altro in questa categoria - ed è senz&#039;altro la forma autobiografica che, come lettore, mi stimola di più. 

Non è un caso che la Seconda Guerra Mondiale abbia prodotto varî esempi di questa modalità di scrittura (non abbiamo citato, sinora, la &quot;letteratura dei campi di concentramento&quot; - qui sarebbe bello che intervenisse Inglese, che ne è specialista).

Ma non c&#039;è solo quella, appunto. 
Io avevo provato ad allargare il discorso di Franz citando esempî più vicini a noi, sia nel tempo che nello spazio (il libro di Moresco è, fra le altre cose, una &quot;cronaca del dopobomba&quot; del terrorismo e conseguente repressione).
Speravo quindi di arrivare a noi e provare a immaginare, insieme, scenarî di creazione ed immaginazione che parlino della NOSTRA guerra - esteriore o interiore -, in forme letterarie, se possibile, innovative (sul fatto che siamo in guerra, per me, non c&#039;è alcun dubbio). Perché è questo che mi interessa oggi, è lì che ho voglia di andare, ed è per questo che il pezzo di Franz mi ha stimolato.
Spero di essere stato meno nervosetto, e soprattutto più chiaro.

Ciao,

Andr.


p.s. Renato Serra era un saggista e critico letterario di inizio secolo. Una penna notevolissima, delle più ombrose ed acute. Molto distante dai futuristi, partì volontario per una specie di suicidio mascherato: come riteneva dovesse morire la cultura occidentale, così voleva morire lui di persona. Ci riuscì. 
È edito da Einaudi, se ti capita te lo consiglio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tashtego, nessun problema. Si va di fretta tutti, io per primo, e ciò è male. Rallentiamo dunque.</p>
<p>Certo che la vita che faccio, il mondo in cui vivo, mi fanno tremare, e anche più che tremare a volte; il senso della mia domanda (che è una vera domanda, cioè senza mie risposte precotte) è appunto questo. </p>
<p>Riprendendo la tua distinzione fra le varie forme di scrittura autobiografica, mi sembra chiaro che a partire dal pezzo di Franz, in modo più o meno esplicito, ci riferiamo tutti a &#8211; ti cito &#8211; </p>
<p>&#8220;un auto-biografismo indiretto e passivo (vivere e scrivere e facendo transitare la propria vita naturalmente e inevitabilmente nella scrittura, come materiale o come oggetto o come tutt’eddue).&#8221; </p>
<p>Parlando per me, gli esempi che ho citato rientrano senz&#8217;altro in questa categoria &#8211; ed è senz&#8217;altro la forma autobiografica che, come lettore, mi stimola di più. </p>
<p>Non è un caso che la Seconda Guerra Mondiale abbia prodotto varî esempi di questa modalità di scrittura (non abbiamo citato, sinora, la &#8220;letteratura dei campi di concentramento&#8221; &#8211; qui sarebbe bello che intervenisse Inglese, che ne è specialista).</p>
<p>Ma non c&#8217;è solo quella, appunto.<br />
Io avevo provato ad allargare il discorso di Franz citando esempî più vicini a noi, sia nel tempo che nello spazio (il libro di Moresco è, fra le altre cose, una &#8220;cronaca del dopobomba&#8221; del terrorismo e conseguente repressione).<br />
Speravo quindi di arrivare a noi e provare a immaginare, insieme, scenarî di creazione ed immaginazione che parlino della NOSTRA guerra &#8211; esteriore o interiore -, in forme letterarie, se possibile, innovative (sul fatto che siamo in guerra, per me, non c&#8217;è alcun dubbio). Perché è questo che mi interessa oggi, è lì che ho voglia di andare, ed è per questo che il pezzo di Franz mi ha stimolato.<br />
Spero di essere stato meno nervosetto, e soprattutto più chiaro.</p>
<p>Ciao,</p>
<p>Andr.</p>
<p>p.s. Renato Serra era un saggista e critico letterario di inizio secolo. Una penna notevolissima, delle più ombrose ed acute. Molto distante dai futuristi, partì volontario per una specie di suicidio mascherato: come riteneva dovesse morire la cultura occidentale, così voleva morire lui di persona. Ci riuscì.<br />
È edito da Einaudi, se ti capita te lo consiglio.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: franz krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17788</link>
		<dc:creator>franz krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2005 14:20:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1557#comment-17788</guid>
		<description>Caro Franco, ho capito bene quel che intendi, e dunque vediamo cosa ne verrà fuori, eventualmente. 

Caro Andrea, rispondo alla domanda, ci ho pensato un po&#039; su, mi sono fatto un paio di domande anch&#039;io: la prima: perchè scrivo? La seconda? Chi me lo fa fare?

Dunque comincio a rispondere a me stesso in forma pubblica.
Risposta alla prima: non lo so di preciso. Forse la voglia di aumentare le proporzioni del mio ego: enlarge -penis dell&#039;ego:-)  Ma non ne sono sicuro. Dire per &quot;passione&quot; è troppo generico. 

Risposta alla seconda che forse racchiude un tentativo di risposta alla prima: nessuno. E&#039; per questo - anche- che scrivo. Perchè non mi ci costringe nessuno. Perché, dunque, ai miei occhi, scrivere come cazzo mi pare è un atto di libertà estrema, non solo una semplice espressione di sè, chiamala come vuoi.

Ora arrivo alla tua domanda:
parli di colpi che vengono dall&#039;esterno ai quale dovremmo reagire. Tash a questo proprosito ha scritto qualcosa che mi ha trovato in sintonia: non c&#039;è un colpo solo, siamo proprio accerchiati, dai colpi. E senza la sciagurata fortuna di una guerra totale - come nel caso degli scrittori che operarono dal 30 ai 50 - diventa tutto più difficile. Perchè sono le esperienze vissute, sulla nostra pelle, quelle che ci danno il materiale migliore, e la guerra è un&#039;occasione unica, da non perdere... Ti faccio un esempio personale: se non avessi fatto il venditore per un lungo periodo non avrei mai scritto un noir. Perché quello non è un vero noir pensato a tavolino per compiacere il gusto del pubblico: è una specie di vendetta mascherata e di viaggio iniziatico; impossibilitato a sparare davvero nella vita per bontà d&#039;animo conclamata (scherzo, sono un mostro...) ho sparato sulla mia personale scena letteraria. Niente di nuovo sotto il sole, anche se io l&#039;ho fatto intervallando di continuo azione pura, con tutti i topoi del genere bene in mostra, a incubo monologante, a ruminamento introspettivo, perchè lì dentro ci sono un bel po&#039; di ossessioni. Basta così.Il noir è il &quot;genere&quot; (ohichepalle con &#039;sta storia dei generi, detto per inciso) di cui si &quot;serve&quot; Ellroy, tu hai citato I miei luoghi oscuri, lui è andato veramente a fondo, e non poteva fare altro, perché c&#039;era di mezzo nientedimeno che la madre assassinata. Io credo che il coraggio che serve per fare quello che ha fatto lui ti viene a trovare (per scrivere, per vivere) - nel suo caso per questa sua storia tragica; e tu l&#039;acchiappi al volo se il coraggio l&#039;hai però imparato prima, sulla &quot;strada&quot;, come nel suo caso. 
La strada, dunque: il tappeto rollante sul quale consumiamo le nostre suole nel tirocinio senza fine della vita. I colpi arrivano da tutte le parti, non solo in Italia, ma nel e dal mondo intero. Sono colpi che fanno tremare, ma sempre, tutto sommato, arrivando di &quot;sponda&quot;. Bisognerebbe andare a verificare su un vero campo di battaglia (vedi Iraq); se ci fosse un giornalista-scrittore in grado di immergersi in quella melma insensata e trasformare il tutto in un romanzo mettendoci la faccia (penso a Saviano, lui lo potrebbe fare, secondo me), beh, questo sarebbe veramente uno &quot;sporcarsi le mani&quot; degno dei tempi. Noialtri possiamo fare la nostra parte attingendo dalle nostre esperienze e &quot;usando&quot; quello che abbiamo a disposizione. Ma scrivere è pure una sofferenza, se ci metti l&#039;impegno e il vero coinvolgimento, se non fai il solito &quot;compitino&quot; à la mode. Ma è una sofferenza inevitabile per chi è serio. Se non ti spendi, non vai da nessuna parte, nel senso di una &quot;resa artistica&quot;. Che poi questa &quot;resa artistica&quot; venga riconosciuta è un&#039;altra faccenda che abbisognerebbe di altro post, insomma sto andando fuori tema.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Franco, ho capito bene quel che intendi, e dunque vediamo cosa ne verrà fuori, eventualmente. </p>
<p>Caro Andrea, rispondo alla domanda, ci ho pensato un po&#8217; su, mi sono fatto un paio di domande anch&#8217;io: la prima: perchè scrivo? La seconda? Chi me lo fa fare?</p>
<p>Dunque comincio a rispondere a me stesso in forma pubblica.<br />
Risposta alla prima: non lo so di preciso. Forse la voglia di aumentare le proporzioni del mio ego: enlarge -penis dell&#8217;ego:-)  Ma non ne sono sicuro. Dire per &#8220;passione&#8221; è troppo generico. </p>
<p>Risposta alla seconda che forse racchiude un tentativo di risposta alla prima: nessuno. E&#8217; per questo &#8211; anche- che scrivo. Perchè non mi ci costringe nessuno. Perché, dunque, ai miei occhi, scrivere come cazzo mi pare è un atto di libertà estrema, non solo una semplice espressione di sè, chiamala come vuoi.</p>
<p>Ora arrivo alla tua domanda:<br />
parli di colpi che vengono dall&#8217;esterno ai quale dovremmo reagire. Tash a questo proprosito ha scritto qualcosa che mi ha trovato in sintonia: non c&#8217;è un colpo solo, siamo proprio accerchiati, dai colpi. E senza la sciagurata fortuna di una guerra totale &#8211; come nel caso degli scrittori che operarono dal 30 ai 50 &#8211; diventa tutto più difficile. Perchè sono le esperienze vissute, sulla nostra pelle, quelle che ci danno il materiale migliore, e la guerra è un&#8217;occasione unica, da non perdere&#8230; Ti faccio un esempio personale: se non avessi fatto il venditore per un lungo periodo non avrei mai scritto un noir. Perché quello non è un vero noir pensato a tavolino per compiacere il gusto del pubblico: è una specie di vendetta mascherata e di viaggio iniziatico; impossibilitato a sparare davvero nella vita per bontà d&#8217;animo conclamata (scherzo, sono un mostro&#8230;) ho sparato sulla mia personale scena letteraria. Niente di nuovo sotto il sole, anche se io l&#8217;ho fatto intervallando di continuo azione pura, con tutti i topoi del genere bene in mostra, a incubo monologante, a ruminamento introspettivo, perchè lì dentro ci sono un bel po&#8217; di ossessioni. Basta così.Il noir è il &#8220;genere&#8221; (ohichepalle con &#8217;sta storia dei generi, detto per inciso) di cui si &#8220;serve&#8221; Ellroy, tu hai citato I miei luoghi oscuri, lui è andato veramente a fondo, e non poteva fare altro, perché c&#8217;era di mezzo nientedimeno che la madre assassinata. Io credo che il coraggio che serve per fare quello che ha fatto lui ti viene a trovare (per scrivere, per vivere) &#8211; nel suo caso per questa sua storia tragica; e tu l&#8217;acchiappi al volo se il coraggio l&#8217;hai però imparato prima, sulla &#8220;strada&#8221;, come nel suo caso.<br />
La strada, dunque: il tappeto rollante sul quale consumiamo le nostre suole nel tirocinio senza fine della vita. I colpi arrivano da tutte le parti, non solo in Italia, ma nel e dal mondo intero. Sono colpi che fanno tremare, ma sempre, tutto sommato, arrivando di &#8220;sponda&#8221;. Bisognerebbe andare a verificare su un vero campo di battaglia (vedi Iraq); se ci fosse un giornalista-scrittore in grado di immergersi in quella melma insensata e trasformare il tutto in un romanzo mettendoci la faccia (penso a Saviano, lui lo potrebbe fare, secondo me), beh, questo sarebbe veramente uno &#8220;sporcarsi le mani&#8221; degno dei tempi. Noialtri possiamo fare la nostra parte attingendo dalle nostre esperienze e &#8220;usando&#8221; quello che abbiamo a disposizione. Ma scrivere è pure una sofferenza, se ci metti l&#8217;impegno e il vero coinvolgimento, se non fai il solito &#8220;compitino&#8221; à la mode. Ma è una sofferenza inevitabile per chi è serio. Se non ti spendi, non vai da nessuna parte, nel senso di una &#8220;resa artistica&#8221;. Che poi questa &#8220;resa artistica&#8221; venga riconosciuta è un&#8217;altra faccenda che abbisognerebbe di altro post, insomma sto andando fuori tema.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17782</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2005 13:36:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1557#comment-17782</guid>
		<description>@andrea
vedo che ti tocchi di nervi e me ne dispiace.
sei tu che citi gli scritti di un pilota suicida nipponico.
dunque ti riferisci ad esperienze davvero fuori della vita &quot;ordinaria&quot;.
non so chi c. sia renato serra, ma credo che le situazioni storiche esplicitamente drammatiche siano molto più &quot;semplici&quot; da vivere della cosiddetta vita ordinaria.
se questa situazione italica la chiami di guerra, allora sempre la pace è guerra e sempre il Paese e il mondo intero sono stati in guerra.
ma la guerra, quella vera, cioè guerreggiata, è paradossalmente molto più &quot;chiara&quot; della pace. 
la guerra si sa produce scrittura, eventi, conoscenza, eccetera.
ma non sto augurandomela. 
sto dicendo che se non ti fa tremare la vita che fai in tempo di pace, la vita che vedi attorno a te, allora davvero ti serve la guerra.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@andrea<br />
vedo che ti tocchi di nervi e me ne dispiace.<br />
sei tu che citi gli scritti di un pilota suicida nipponico.<br />
dunque ti riferisci ad esperienze davvero fuori della vita &#8220;ordinaria&#8221;.<br />
non so chi c. sia renato serra, ma credo che le situazioni storiche esplicitamente drammatiche siano molto più &#8220;semplici&#8221; da vivere della cosiddetta vita ordinaria.<br />
se questa situazione italica la chiami di guerra, allora sempre la pace è guerra e sempre il Paese e il mondo intero sono stati in guerra.<br />
ma la guerra, quella vera, cioè guerreggiata, è paradossalmente molto più &#8220;chiara&#8221; della pace.<br />
la guerra si sa produce scrittura, eventi, conoscenza, eccetera.<br />
ma non sto augurandomela.<br />
sto dicendo che se non ti fa tremare la vita che fai in tempo di pace, la vita che vedi attorno a te, allora davvero ti serve la guerra.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: arminio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17781</link>
		<dc:creator>arminio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2005 13:33:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1557#comment-17781</guid>
		<description>caro franz, zampillano tante questioni. sulla poesia ti prometto appena ho un po un testo argomentato da offrire a tutti gli indiani. qui porterebbe troppo fuori strada.
su quella che dicevo questione centrale noon ho lei idee chiare, altrimenti forse smetterei di scrivere, di cercare. sicuro è che cii sono tanti libri nella mia libreria che mi sembrano ormai inservibii e possono essere romanzi, poesie, saggi. sono i libri in cui non c&#039;è nessuna traccia del corpo dell&#039;autore, libri confezionati con le chiacchere e le forme in voga nel momento in cui sono stati scritti, senza un osso, un occhio, un lembo di pelle.
grazie a raos per la segnalazione del poeta francese</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro franz, zampillano tante questioni. sulla poesia ti prometto appena ho un po un testo argomentato da offrire a tutti gli indiani. qui porterebbe troppo fuori strada.<br />
su quella che dicevo questione centrale noon ho lei idee chiare, altrimenti forse smetterei di scrivere, di cercare. sicuro è che cii sono tanti libri nella mia libreria che mi sembrano ormai inservibii e possono essere romanzi, poesie, saggi. sono i libri in cui non c&#8217;è nessuna traccia del corpo dell&#8217;autore, libri confezionati con le chiacchere e le forme in voga nel momento in cui sono stati scritti, senza un osso, un occhio, un lembo di pelle.<br />
grazie a raos per la segnalazione del poeta francese</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Andrea Raos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17779</link>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2005 13:16:16 +0000</pubDate>
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		<description>Va bene, oh Tashtego, hai detto come la pensi tu (e visto che si parlava di forme, se la tua lucida e sofferta coscienza ti deve far scrivere in quel modo, te la lascio tutta, e me ne torno nei prati a giocare con le margherite ed i versi leziosi). Ora, se permetti, aspetto la risposta di Franz - che lascio libero di metterci tutto il tempo che vuole.
*
Nel frattempo, se vuoi, ti sarei grato di spiegarmi questo, da te scritto:

&quot;Non vi rendete conto che la guerra, la scelta estrema, la prova ultima, sono fortune che non capitano a tutti e che quando ti va veramente male ti tocca vivere tutta la vita in tempo di pace?
Senza una vera scelta, un vero nemico, senza sapere mai nulla di “vero” sugli altri e su se stessi?&quot;

Mi ricorda Renato Serra, prima che andasse a farsi sparare sul Carso - me lo ricorda non per forma, dico, ma per contenuto. Che di Serra non è ciò che preferisco.

A me sembra che l&#039;Italia, oggi, in guerra lo sia eccome. E di cosa dovrei rallegrarmi, esattamente? Anche come scrittore, intendo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Va bene, oh Tashtego, hai detto come la pensi tu (e visto che si parlava di forme, se la tua lucida e sofferta coscienza ti deve far scrivere in quel modo, te la lascio tutta, e me ne torno nei prati a giocare con le margherite ed i versi leziosi). Ora, se permetti, aspetto la risposta di Franz &#8211; che lascio libero di metterci tutto il tempo che vuole.<br />
*<br />
Nel frattempo, se vuoi, ti sarei grato di spiegarmi questo, da te scritto:</p>
<p>&#8220;Non vi rendete conto che la guerra, la scelta estrema, la prova ultima, sono fortune che non capitano a tutti e che quando ti va veramente male ti tocca vivere tutta la vita in tempo di pace?<br />
Senza una vera scelta, un vero nemico, senza sapere mai nulla di “vero” sugli altri e su se stessi?&#8221;</p>
<p>Mi ricorda Renato Serra, prima che andasse a farsi sparare sul Carso &#8211; me lo ricorda non per forma, dico, ma per contenuto. Che di Serra non è ciò che preferisco.</p>
<p>A me sembra che l&#8217;Italia, oggi, in guerra lo sia eccome. E di cosa dovrei rallegrarmi, esattamente? Anche come scrittore, intendo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17778</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2005 12:52:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1557#comment-17778</guid>
		<description>Nessuno risponde alle mie domande, e va bene.
Risponderei allora alla domanda di Raos, invece.
Senza “cabaret”, se è possibile.
“Qual è il colpo violento, proveniente dall’esterno, al quale dovremmo reagire, noi scrittori italiani qui e oggi? E in che modo? Scrivendo come, con cosa?”
Perché parli de “il Colpo”, oh Raos, quando è evidente che i colpi sono tanti, ripetuti, violentissimi, silenziosi e provenienti da ogni direzione? 
Quando è evidente soprattutto che dobbiamo farvi fronte da soli? 
Come fate a non vedere, a non subire, a non vivere, la violenza quotidiana in questo mondo, in questo tempo di pace, che è prosecuzione della guerra con altri mezzi?
Come non vedere la sopraffazione, la lotta per la dominanza, la sottomissione, l’uso che l’umano fa dell’umano per prevalere, ormai ad ogni costo?
Di cosa cazzo avete bisogno per scrivere e tremare? 
Di una guerra atomica? 
Dell’invasione dei marziani?
Non vi rendete conto che la guerra, la scelta estrema, la prova ultima, sono fortune che non capitano a tutti e che quando ti va veramente male ti tocca vivere tutta la vita in tempo di pace?
Senza una vera scelta, un vero nemico, senza sapere mai nulla di “vero” sugli altri e su se stessi?
Ok, scus.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuno risponde alle mie domande, e va bene.<br />
Risponderei allora alla domanda di Raos, invece.<br />
Senza “cabaret”, se è possibile.<br />
“Qual è il colpo violento, proveniente dall’esterno, al quale dovremmo reagire, noi scrittori italiani qui e oggi? E in che modo? Scrivendo come, con cosa?”<br />
Perché parli de “il Colpo”, oh Raos, quando è evidente che i colpi sono tanti, ripetuti, violentissimi, silenziosi e provenienti da ogni direzione?<br />
Quando è evidente soprattutto che dobbiamo farvi fronte da soli?<br />
Come fate a non vedere, a non subire, a non vivere, la violenza quotidiana in questo mondo, in questo tempo di pace, che è prosecuzione della guerra con altri mezzi?<br />
Come non vedere la sopraffazione, la lotta per la dominanza, la sottomissione, l’uso che l’umano fa dell’umano per prevalere, ormai ad ogni costo?<br />
Di cosa cazzo avete bisogno per scrivere e tremare?<br />
Di una guerra atomica?<br />
Dell’invasione dei marziani?<br />
Non vi rendete conto che la guerra, la scelta estrema, la prova ultima, sono fortune che non capitano a tutti e che quando ti va veramente male ti tocca vivere tutta la vita in tempo di pace?<br />
Senza una vera scelta, un vero nemico, senza sapere mai nulla di “vero” sugli altri e su se stessi?<br />
Ok, scus.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giancarlo Tramutoli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/09/autobiografi-con-nome-e-cognome/#comment-17776</link>
		<dc:creator>Giancarlo Tramutoli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2005 12:31:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1557#comment-17776</guid>
		<description>E se uno scrittore ci mette la faccia e anche il culo non sarà perchè ha una facciadaculo? Io comunque adoro gli autobiografici e mi ci riconosco sia in prosa che in poesia (chi mi conosce lo sa). 
Io aggiungerei alla lista Fame di Hamsun (e Chiedo alla polvere e Sogni di Bunker Hill di Fante)
:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E se uno scrittore ci mette la faccia e anche il culo non sarà perchè ha una facciadaculo? Io comunque adoro gli autobiografici e mi ci riconosco sia in prosa che in poesia (chi mi conosce lo sa).<br />
Io aggiungerei alla lista Fame di Hamsun (e Chiedo alla polvere e Sogni di Bunker Hill di Fante)<br />
:-)</p>
]]></content:encoded>
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