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	<title>Commenti a: Il dramma della vita</title>
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	<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 00:57:57 +0000</pubDate>
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		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18150</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2005 15:12:42 +0000</pubDate>
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		<description>Domanda impossibile Wovoka, lo so. 
Tuttavia la tua risposta mi è utile.
Del furore continuo a non condividere i “modi”, ne capisco un po’ di più le ragioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Domanda impossibile Wovoka, lo so.<br />
Tuttavia la tua risposta mi è utile.<br />
Del furore continuo a non condividere i “modi”, ne capisco un po’ di più le ragioni.</p>
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		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18101</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2005 08:37:19 +0000</pubDate>
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		<description>Credo si tratti di una domanda impossibile, che dipende da troppi presupposti non esplicitati. E' un po' come chiedere che percentuale di fuffa ci sia nella religione cattolica. 

Se sei un fruitore "ingenuo", che tende a credere alle narrative che si situano appena al di sotto degli slogan pubblicitari, che crede, per esempio, che gli artisti contemporanei potrebbero, se lo volessero, "dipingere come un Raffaello", ma che rinunciano eroicamente a questa facile possibilità di far soldi per intraprendere strade più autentiche ed ingrate ma che comunque (siccome alla fine c'è, la Provvidenza) possono condurli ugualmente alla Gloria, allora potrei dirti: 100% - esattamente come ad un fedele ingenuo della fede cattolica che mi incalzasse dovrei rispondergli che, beh, secondo me, no: le sue pratiche, per quanto possano avere risvolti ammirevoli, non lo porteranno in alcun paradiso di angioletti, come non troveranno alcun paradiso ad attenderli i kamikaze di ogni sorta. 

Soltanto che l'arte, proprio come le fedi religiose, ammette molteplici strati di complessità, di consapevolezze parziali, in cui verità e menzogna si intrecciano in maniere che sgomentano (proprio come all'interno di noi stessi). Dunque ad ogni livello questa percentuale di fuffa potrebbe oscillare senza senso alcuno, fino a dimostrarsi una "misura" del tutto inadeguata. 

Ma non voglio evadere troppo, allora ti dico, senza alcuna pretesa d'autorità perché qui espongo soltante le "evidenze" legate al mio percorso personale, cioé al mio corpo (per ricollegarci a tutto questo discorso) e quindi ritengo giusto sottolinearne l'arbitrarietà e presentarle con una certa umiltà non simulata, che mi ritrovo abbastanza bene nelle posizioni del critico americano Donald Kuspit [ http://www.artnet.com/magazine/features/kuspit.asp - NB: ne apprezzo le posizioni teoriche, le critiche sui singoli artisti non mi interessano molto] il quale - detta proprio in due parole - riesce a "credere" all'autenticità di fondo del modernismo, ma non alle nozze mistiche con il denaro che si sono consumate con il postmodernismo. Ma ripeto, detta in due parole DEVE suonare come una cazzata. Il modernismo fornisce una molteplicità di lezioni, assai diverse da quelle che possiamo trarre dai vecchi maestri, il postmodernismo ne fornisce certamente di altre, forse ancora più sottili, ancora più abissali, ma che distano infinitamente dall'approccio ingenuo che viene proposto alle masse, che si configura quindi come un'autentica, assolutamente paradigmatica e quindi degna della massima attenzione, FRODE. 

Oltre a questo bisogna considerare che l'arte è fatta da una miriade di singoli artisti che si distribuiscono a diversi livelli e adottano diversi procedimenti (tradizionalista, modernista, avanguardista, postmodernista) e dunque ci si può trovare di tutto (per tacere degli altri "agenti" in causa). Non credo però assolutamente alla favola che se uno è bravo, ha "talento", troverà la sua strada: ci sono artisti notevolissimi, già morti e sepolti e destinati semplicemente all'oblio, mentre osserviamo la danza macabra di quei pagliacci che sarebbero poi "i Grandi" della scena internazionale: Hirst, Cattelan e via dicendo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo si tratti di una domanda impossibile, che dipende da troppi presupposti non esplicitati. E&#8217; un po&#8217; come chiedere che percentuale di fuffa ci sia nella religione cattolica. </p>
<p>Se sei un fruitore &#8220;ingenuo&#8221;, che tende a credere alle narrative che si situano appena al di sotto degli slogan pubblicitari, che crede, per esempio, che gli artisti contemporanei potrebbero, se lo volessero, &#8220;dipingere come un Raffaello&#8221;, ma che rinunciano eroicamente a questa facile possibilità di far soldi per intraprendere strade più autentiche ed ingrate ma che comunque (siccome alla fine c&#8217;è, la Provvidenza) possono condurli ugualmente alla Gloria, allora potrei dirti: 100% - esattamente come ad un fedele ingenuo della fede cattolica che mi incalzasse dovrei rispondergli che, beh, secondo me, no: le sue pratiche, per quanto possano avere risvolti ammirevoli, non lo porteranno in alcun paradiso di angioletti, come non troveranno alcun paradiso ad attenderli i kamikaze di ogni sorta. </p>
<p>Soltanto che l&#8217;arte, proprio come le fedi religiose, ammette molteplici strati di complessità, di consapevolezze parziali, in cui verità e menzogna si intrecciano in maniere che sgomentano (proprio come all&#8217;interno di noi stessi). Dunque ad ogni livello questa percentuale di fuffa potrebbe oscillare senza senso alcuno, fino a dimostrarsi una &#8220;misura&#8221; del tutto inadeguata. </p>
<p>Ma non voglio evadere troppo, allora ti dico, senza alcuna pretesa d&#8217;autorità perché qui espongo soltante le &#8220;evidenze&#8221; legate al mio percorso personale, cioé al mio corpo (per ricollegarci a tutto questo discorso) e quindi ritengo giusto sottolinearne l&#8217;arbitrarietà e presentarle con una certa umiltà non simulata, che mi ritrovo abbastanza bene nelle posizioni del critico americano Donald Kuspit [ <a href="http://www.artnet.com/magazine/features/kuspit.asp" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.artnet.com');" rel="nofollow">http://www.artnet.com/magazine/features/kuspit.asp</a> - NB: ne apprezzo le posizioni teoriche, le critiche sui singoli artisti non mi interessano molto] il quale - detta proprio in due parole - riesce a &#8220;credere&#8221; all&#8217;autenticità di fondo del modernismo, ma non alle nozze mistiche con il denaro che si sono consumate con il postmodernismo. Ma ripeto, detta in due parole DEVE suonare come una cazzata. Il modernismo fornisce una molteplicità di lezioni, assai diverse da quelle che possiamo trarre dai vecchi maestri, il postmodernismo ne fornisce certamente di altre, forse ancora più sottili, ancora più abissali, ma che distano infinitamente dall&#8217;approccio ingenuo che viene proposto alle masse, che si configura quindi come un&#8217;autentica, assolutamente paradigmatica e quindi degna della massima attenzione, FRODE. </p>
<p>Oltre a questo bisogna considerare che l&#8217;arte è fatta da una miriade di singoli artisti che si distribuiscono a diversi livelli e adottano diversi procedimenti (tradizionalista, modernista, avanguardista, postmodernista) e dunque ci si può trovare di tutto (per tacere degli altri &#8220;agenti&#8221; in causa). Non credo però assolutamente alla favola che se uno è bravo, ha &#8220;talento&#8221;, troverà la sua strada: ci sono artisti notevolissimi, già morti e sepolti e destinati semplicemente all&#8217;oblio, mentre osserviamo la danza macabra di quei pagliacci che sarebbero poi &#8220;i Grandi&#8221; della scena internazionale: Hirst, Cattelan e via dicendo.</p>
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		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18092</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2005 21:00:31 +0000</pubDate>
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		<description>Wovoka, non ti chiedo un approfondimento, magari solo i brevi cenni sull’universo. 
Meglio ancora una risposta banale, secca.
Se non ti va di dire un sì o un no, dimmi allora in che percentuale l’arte dei contemporanei è fatta di fuffa.
È parte essenziale del discorso che si è svolto qui, mi sembra.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Wovoka, non ti chiedo un approfondimento, magari solo i brevi cenni sull’universo.<br />
Meglio ancora una risposta banale, secca.<br />
Se non ti va di dire un sì o un no, dimmi allora in che percentuale l’arte dei contemporanei è fatta di fuffa.<br />
È parte essenziale del discorso che si è svolto qui, mi sembra.</p>
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		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18086</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2005 19:46:53 +0000</pubDate>
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		<description>&#62; Dunque l’arte contemporanea è tutta da buttare? 

Beh, qui si aprirebbe un discorso potenzialmente infinito, dato che l'arte contemporanea è al centro dei miei interessi. Se desideri qualche riferimento o approfondimento in proposito scrivimi a wovoka@hotmail.it

Ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&gt; Dunque l’arte contemporanea è tutta da buttare? </p>
<p>Beh, qui si aprirebbe un discorso potenzialmente infinito, dato che l&#8217;arte contemporanea è al centro dei miei interessi. Se desideri qualche riferimento o approfondimento in proposito scrivimi a <a href="mailto:wovoka@hotmail.it">wovoka@hotmail.it</a></p>
<p>Ciao</p>
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		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18085</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2005 19:07:51 +0000</pubDate>
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		<description>Non voglio conciliare alcunché. Cerco di capire.
Immagino che il mercato e i piccoli / grandi potentati (critici e altro) c’entrino qualcosa.
Ma chiedo: al di là dei casi più o meno clamorosi costruiti ad arte (è il caso di dirlo) da critica e mercato, non si salva niente, proprio niente? Non esiste alcuna possibilità di individuare valori (artistici) in qualche misura condivisi o condivisibili?
È tutto frutto di lotte di potere / di spettacolo, guerre per bande, rapporti di forza e - in ultima analisi - CASO?
Dunque l’arte contemporanea è tutta da buttare?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non voglio conciliare alcunché. Cerco di capire.<br />
Immagino che il mercato e i piccoli / grandi potentati (critici e altro) c’entrino qualcosa.<br />
Ma chiedo: al di là dei casi più o meno clamorosi costruiti ad arte (è il caso di dirlo) da critica e mercato, non si salva niente, proprio niente? Non esiste alcuna possibilità di individuare valori (artistici) in qualche misura condivisi o condivisibili?<br />
È tutto frutto di lotte di potere / di spettacolo, guerre per bande, rapporti di forza e - in ultima analisi - CASO?<br />
Dunque l’arte contemporanea è tutta da buttare?</p>
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		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18084</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2005 17:54:09 +0000</pubDate>
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		<description>&#62; Non esiste alcuna possibilità di condividere - in buona fede e senza feticci - un giudizio sulla “luna”?

Non lo so. Ma ho come l'impressione che tu stia cercando di sanare la dissonanza cognitiva che forse le mie parole ti hanno fatto intravedere (oppure che semplicemente vedi operare in me) attraverso qualche formula generale conciliatoria, magari attraverso le vecchie opposizioni tra ragione e sentimento, scienze della natura e scienze dello spirito, explaining e understanding. Io preferisco lasciare la questione aperta, la piaga sanguinare.
Ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&gt; Non esiste alcuna possibilità di condividere - in buona fede e senza feticci - un giudizio sulla “luna”?</p>
<p>Non lo so. Ma ho come l&#8217;impressione che tu stia cercando di sanare la dissonanza cognitiva che forse le mie parole ti hanno fatto intravedere (oppure che semplicemente vedi operare in me) attraverso qualche formula generale conciliatoria, magari attraverso le vecchie opposizioni tra ragione e sentimento, scienze della natura e scienze dello spirito, explaining e understanding. Io preferisco lasciare la questione aperta, la piaga sanguinare.<br />
Ciao</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18083</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2005 16:37:33 +0000</pubDate>
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		<description>Si, mi accorgo che quella frase può significare un "tirarsi fuori", un credersi migliori, esenti, puri, liberi. Assolutamente no. Dici benissimo:
 
"è anche una rinuncia difensiva, o una scelta tattica (o strategica)"
-----------------------------------------------------------------------------

sottoscrivo pienamente.
Ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si, mi accorgo che quella frase può significare un &#8220;tirarsi fuori&#8221;, un credersi migliori, esenti, puri, liberi. Assolutamente no. Dici benissimo:</p>
<p>&#8220;è anche una rinuncia difensiva, o una scelta tattica (o strategica)&#8221;<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>sottoscrivo pienamente.<br />
Ciao</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18078</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2005 15:39:25 +0000</pubDate>
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		<description>"…io sono “artista” sui generis che non mira a “quei” risarcimenti: per avere l’arte ho ritenuto opportuno rinunciarvi - farla risprofondare nel “simbolo privato", ed è questa libertà che mi ha reso il gioco nuovamente divertente.”

Ci si potrebbe chiedere se il ritrarsi nel “simbolo privato” è per davvero approdo alla libertà, se non è anche una rinuncia difensiva, o una scelta tattica (o strategica).
Più in generale chiedo (sempre che abbia capito il discorso): chi lascia il “privato” e si avventura all’“esterno” è qualcuno che in un modo o nell’altro è disposto all’”imbroglio”, o a venire a patti con l’“imbroglio”?
Non esiste alcuna possibilità di condividere - in buona fede e senza feticci - un giudizio sulla “luna”?
L’unica cosa che rimane è l’esame “scientifico” del dito, lo smascheramento dell’imbroglio?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;…io sono “artista” sui generis che non mira a “quei” risarcimenti: per avere l’arte ho ritenuto opportuno rinunciarvi - farla risprofondare nel “simbolo privato&#8221;, ed è questa libertà che mi ha reso il gioco nuovamente divertente.”</p>
<p>Ci si potrebbe chiedere se il ritrarsi nel “simbolo privato” è per davvero approdo alla libertà, se non è anche una rinuncia difensiva, o una scelta tattica (o strategica).<br />
Più in generale chiedo (sempre che abbia capito il discorso): chi lascia il “privato” e si avventura all’“esterno” è qualcuno che in un modo o nell’altro è disposto all’”imbroglio”, o a venire a patti con l’“imbroglio”?<br />
Non esiste alcuna possibilità di condividere - in buona fede e senza feticci - un giudizio sulla “luna”?<br />
L’unica cosa che rimane è l’esame “scientifico” del dito, lo smascheramento dell’imbroglio?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18069</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2005 12:29:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1565#comment-18069</guid>
		<description>Ah beh, in teoria la stessa, ma io sono "artista" sui generis che non mira a "quei" risarcimenti: per avere l'arte ho ritenuto opportuno rinunciarvi - farla risprofondare nel "simbolo privato", ed è questa libertà che mi ha reso il gioco nuovamente divertente. Volevo aggiungere una riflessione:

La menzogna è tesa e circospetta perché continuamente insidiata dalla realtà dei fatti. Ha quindi bisogno di ieraticità e di dogmi, di rituali immutabili, di distanze incolmabili, di differenze essenziali, di palcoscenici sopraelevati. Non può permettersi uno sguardo rilassato che vaghi curioso: va guardata la luna, non il dito che te la indica!!! Infatti cerca immediatamente di chiamare idiota chiunque si permetta di smontare le sue costruzioni "a senso unico": "ah, se fai così la garanzia decade. Non tornare dopo qui a piangere, sai?". 
Eppure, basta un singolo fatto a smentirla. Uno qualsiasi, se inteso "fenomenologicamente". Riprendiamo queste parole di Novarina:

“Essendo deciso a fare 2587 disegni in due giorni, ogni tanto scendevo nella sala in basso per disegnare, rapidissimamente, cinquanta fogli trovati sul tavolo, per poi tornare a esecuzioni più accurate nella sala espositiva dell’azione disegno. L’ultimo fu Adamo, apparso verso le quattro del mattino. Successivamente quei disegni, incorniciati, sono stati esposti in varie gallerie, a Parigi e in Francia.”

Ora, cosa c'è di più stupefacente?

LA LUNA: cioè l'assurda performance di uno "stupidotto" (in senso metafisico, cioè al cospetto della Morte, di quell'Alfa e Omega che conosceremo tutti / inversamente, nel senso "umano", sociale, adattativo, "animale", è certamente uomo di grande astuzia e abilità, che ha saputo muoversi bene nel complicato paesaggio "dei possibili" culturali - ora, sta proprio in questo scarto, secondo me, l'essenza del "trickster"). Se uno è pittore, basta sentire "2587 disegni in due giorni" per classificare il "collega" senza bisogno di esaminarne l'opera, io comunque quei disegni li ho guardati.

oppure

IL DITO: cioè la strutturazione di credenze e disposizioni (meccanismi a molla) che fa sì che un simile prodotto - buono al più per uno scherzo, o una performance delirante - venga raccolto, incorniciato, feticizzato, e fatto girare per tutta la Francia? 

Per me certamente il dito. Per gli orgogliosissimi detentori di quei particolarissimi (e dunque "distintitivi") meccanismi a molla, evidentemente, la luna. 

Quando ci renderemo conto che ciascuno di noi ha i propri meccanismi a molla (disposizioni estetiche) e quanto sia futile affannarsi per fare prevalere i propri? Sarà magari anche divertente ma è anche futile, esattamente come "tifare" per una squadra di calcio. Ma i tifosi almeno non aspirano all'universalità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ah beh, in teoria la stessa, ma io sono &#8220;artista&#8221; sui generis che non mira a &#8220;quei&#8221; risarcimenti: per avere l&#8217;arte ho ritenuto opportuno rinunciarvi - farla risprofondare nel &#8220;simbolo privato&#8221;, ed è questa libertà che mi ha reso il gioco nuovamente divertente. Volevo aggiungere una riflessione:</p>
<p>La menzogna è tesa e circospetta perché continuamente insidiata dalla realtà dei fatti. Ha quindi bisogno di ieraticità e di dogmi, di rituali immutabili, di distanze incolmabili, di differenze essenziali, di palcoscenici sopraelevati. Non può permettersi uno sguardo rilassato che vaghi curioso: va guardata la luna, non il dito che te la indica!!! Infatti cerca immediatamente di chiamare idiota chiunque si permetta di smontare le sue costruzioni &#8220;a senso unico&#8221;: &#8220;ah, se fai così la garanzia decade. Non tornare dopo qui a piangere, sai?&#8221;.<br />
Eppure, basta un singolo fatto a smentirla. Uno qualsiasi, se inteso &#8220;fenomenologicamente&#8221;. Riprendiamo queste parole di Novarina:</p>
<p>“Essendo deciso a fare 2587 disegni in due giorni, ogni tanto scendevo nella sala in basso per disegnare, rapidissimamente, cinquanta fogli trovati sul tavolo, per poi tornare a esecuzioni più accurate nella sala espositiva dell’azione disegno. L’ultimo fu Adamo, apparso verso le quattro del mattino. Successivamente quei disegni, incorniciati, sono stati esposti in varie gallerie, a Parigi e in Francia.”</p>
<p>Ora, cosa c&#8217;è di più stupefacente?</p>
<p>LA LUNA: cioè l&#8217;assurda performance di uno &#8220;stupidotto&#8221; (in senso metafisico, cioè al cospetto della Morte, di quell&#8217;Alfa e Omega che conosceremo tutti / inversamente, nel senso &#8220;umano&#8221;, sociale, adattativo, &#8220;animale&#8221;, è certamente uomo di grande astuzia e abilità, che ha saputo muoversi bene nel complicato paesaggio &#8220;dei possibili&#8221; culturali - ora, sta proprio in questo scarto, secondo me, l&#8217;essenza del &#8220;trickster&#8221;). Se uno è pittore, basta sentire &#8220;2587 disegni in due giorni&#8221; per classificare il &#8220;collega&#8221; senza bisogno di esaminarne l&#8217;opera, io comunque quei disegni li ho guardati.</p>
<p>oppure</p>
<p>IL DITO: cioè la strutturazione di credenze e disposizioni (meccanismi a molla) che fa sì che un simile prodotto - buono al più per uno scherzo, o una performance delirante - venga raccolto, incorniciato, feticizzato, e fatto girare per tutta la Francia? </p>
<p>Per me certamente il dito. Per gli orgogliosissimi detentori di quei particolarissimi (e dunque &#8220;distintitivi&#8221;) meccanismi a molla, evidentemente, la luna. </p>
<p>Quando ci renderemo conto che ciascuno di noi ha i propri meccanismi a molla (disposizioni estetiche) e quanto sia futile affannarsi per fare prevalere i propri? Sarà magari anche divertente ma è anche futile, esattamente come &#8220;tifare&#8221; per una squadra di calcio. Ma i tifosi almeno non aspirano all&#8217;universalità.</p>
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		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18064</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2005 11:24:47 +0000</pubDate>
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		<description>In che cosa il "risarcimento" a cui mira l’“artista” è diverso da quello a cui aspira il “poeta”?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In che cosa il &#8220;risarcimento&#8221; a cui mira l’“artista” è diverso da quello a cui aspira il “poeta”?</p>
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		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18062</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2005 10:55:16 +0000</pubDate>
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		<description>Eccome!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eccome!!!</p>
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		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18059</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2005 10:02:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1565#comment-18059</guid>
		<description>“…il “male metafisico” del desiderio illimitato di cui tanto soffrono i poeti e che Renè Girard ha così bene individuato… e dunque, se amo così tanto il mio genio, la mia unicità, la mia “differenza”, non posso che applaudire al destino in tutti i suoi particolari, perché sono serviti TUTTI a farmi pervenire all’esistenza (e quindi a farmi vivere la mia straordinaria storia, che DOVETE conoscere, perdio, con quanti più particolari possibili, perché essa non si merita certo la fossa comune, l’oblio, sniff, mi viene da piangere solo a pensarci che tutto queste carissime cose se ne andranno perse, sniff, sniff )…”

Wovoka, perché ti definisci e (suppongo) ti senti “artista”?
Nessuna ragione “psicologica”, nessuna rivalsa personale, terra-terra?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>“…il “male metafisico” del desiderio illimitato di cui tanto soffrono i poeti e che Renè Girard ha così bene individuato… e dunque, se amo così tanto il mio genio, la mia unicità, la mia “differenza”, non posso che applaudire al destino in tutti i suoi particolari, perché sono serviti TUTTI a farmi pervenire all’esistenza (e quindi a farmi vivere la mia straordinaria storia, che DOVETE conoscere, perdio, con quanti più particolari possibili, perché essa non si merita certo la fossa comune, l’oblio, sniff, mi viene da piangere solo a pensarci che tutto queste carissime cose se ne andranno perse, sniff, sniff )…”</p>
<p>Wovoka, perché ti definisci e (suppongo) ti senti “artista”?<br />
Nessuna ragione “psicologica”, nessuna rivalsa personale, terra-terra?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18056</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2005 08:32:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1565#comment-18056</guid>
		<description>@emma

Trovo molto utili le tue osservazioni, quindi voglio risponderti dettagliatamente.

&#62; "Credo che si giochi tutto su quel maiuscolo (“identità del TUTTO QUANTO E’ ACCADUTO al TUTTO QUANTO DOVEVA ACCADERE - campi di concentramento e gulag compresi”), dunque sull’orrore come destino inevitabile, non modificabile." No, delirio o meno, questo non te lo passerebbero.

Prima di tutto non chiedo a loro di farmi passare nulla. Non sono alla ricerca di abbracci da parte dei poeti. Quella frase si rifà ai concetti gnostici di un mondo come creazione sbagliata da parte di un demiurgo incapace (concetti che sono evidentemente una difesa psicologica contro l'evidenza del MALE, che non a caso i catari identificavano nel corpo). C'è poi naturalmente la lezione di Schopenhauer e Nietzsche, ma c'è qualcosa di più, il "male metafisico" del desiderio illimitato di cui tanto soffrono i poeti e che Renè Girard ha così bene individuato. Basta mettere in collegamento le due cose: bastava che Hitler non andasse al potere che TUTTI NOI QUI non esisteremmo - saremmo "morti" prima di avere la possibilità di venire concepiti - e dunque, se amo così tanto il mio genio, la mia unicità, la mia "differenza", non posso che applaudire al destino in tutti i suoi particolari, perché sono serviti TUTTI a farmi pervenire all'esistenza (e quindi a farmi vivere la mia straordinaria storia, che DOVETE conoscere, perdio, con quanti più particolari possibili, perché essa non si merita certo la fossa comune, l'oblio, sniff, mi viene da piangere solo a pensarci che tutto queste carissime cose se ne andranno perse, sniff, sniff ). 
Naturalmente la mia era una polemica CONTRO questo esito paradossale. Personalmente non ho problemi a riconoscere che se fossi nato o meno niente di sostanziale sarebbe cambiato per l'universo o per l'umanità, e dunque non mi sento tenuto ad applaudire niente. Per me la ragione (anche se fragile, condizionabile, e fatta di materiali inaffidabili) non è soltanto un diverso tipo di delirio: rimane un antidoto efficace, anzi l'unico, alla violenza (che viene soltanto sublimata nel rapporto simbolico: se mi dai abbastanza denaro avrai salva la vita).
Ma non mi sento confinato ad essa: la posso dismettere "in toto" per andare a "vedere" le carte di coloro che giocano con l'antiumanesimo, farmi il mio viaggetto agli inferi e poi ritornare per rifletterci sopra. E' la prerogativa dell'artista - dell' "homo duplex". Semplicemente me la prendo. Senza chiedere permesso. Senza controfirme.

&#62; Un post di questo tipo avrebbe potuto tranquillamente avere zero commenti (come ad es. il post “Poesia reale” che sta più sopra, anch’esso interessante ma scomodo). Oppure avrebbe potuto raccogliere sberleffi.Ha invece avuto molti commenti, e non banali. Forse ha “toccato” qualcosa, non ultima – certo – la tua furia incontenibile.

Faccio solo la mia parte "dialettica". Non pretendo che la mia sia la bocca della verità. Ma io mi metto in gioco (ho interesse a mettermi in gioco, a confessare tutti i giochi) e posso anche trovare, alla fine di una seria contesa, di avere avuto torto su qualcosa di realmente essenziale: tanto meglio. Vincere una contesa qui è irrilevante, e lo sarebbe anche in contesti più titolati ed "esclusivi".

&#62; "Poeti che detengono potere ce ne sono, ma non stanno certo su N.I. In ogni caso il potere che ci può essere qui (innanzitutto la non eliminabile asimmetria tra chi posta e chi commenta [ma io non ho il *mito* di Internet, comunque non quanto te, e penso sia illusoria una comunicazione sempre e soltanto *orizzontale*, tra pari]) è piccola cosa, quisquilia."

Non mettiamo tutto "a terra": N.I. di per sé è irrilevante, come i poeti che vi abitano, e come io stesso. Peraltro il discorso di "caste" che si poteva fare nella versione 1.0 è ora completamente superato. Sono già stato invitato più volte a postare qualche articolo "dall'altra parte", ma trovo più adatta al mio fallibile discorso questa parte commenti. D'altra parte mi preoccupo anche di non esagerare, ed infatti affliggo soltanto pochi thread. Ma preferisco andare in profondità ogni tanto, piuttosto che essere continuamente presente con superficialità. Tieni conto che quando tento questi approfondimenti suppongo sempre che si tratti di quello finale, di quello di congedo, da cui la mia foga di tirar fuori tutto, non tirarla per le lunghe.
Ciò che faccio dunque, non vuol essere un modello esclusivo, ma complementare. Un' "offerta" nello spazio commenti speculare a quella dello spazio articoli. Un'offerta alla libera interazione. Anche l'assenza di risposte è una risposta significativa: ormai mi è chiaro come i saperi dei "nostri" poeti non riescano ad adattarsi alla rimozione di certi presupposti mai pattuiti, sui quali volentieri si adagiano. Ne deduco che la loro cultura è ampia e ammirevole ma fragile, ed è inutile insistere. Così questo thread mi ha fornito un'immagine un po' meno approssimativa di quello che possono e non possono darmi. Mi ha fatto capire che non posso servirmi di loro come una "pars pro toto", e dunque ricercherò altrove interlocutori più adatti, che abbiano una concezione di Internet più simile alla mia. Il mio interesse per loro (come poeti) si riduce quasi a zero, rimangono conoscenti simpatici che potrei anche chiamare amici, se non preferissi riservare il termine a qualcosa di più approfondito.
Ma l'importante per me è sapere che ho tentato.
Poi va bene tutto.

Ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@emma</p>
<p>Trovo molto utili le tue osservazioni, quindi voglio risponderti dettagliatamente.</p>
<p>&gt; &#8220;Credo che si giochi tutto su quel maiuscolo (“identità del TUTTO QUANTO E’ ACCADUTO al TUTTO QUANTO DOVEVA ACCADERE - campi di concentramento e gulag compresi”), dunque sull’orrore come destino inevitabile, non modificabile.&#8221; No, delirio o meno, questo non te lo passerebbero.</p>
<p>Prima di tutto non chiedo a loro di farmi passare nulla. Non sono alla ricerca di abbracci da parte dei poeti. Quella frase si rifà ai concetti gnostici di un mondo come creazione sbagliata da parte di un demiurgo incapace (concetti che sono evidentemente una difesa psicologica contro l&#8217;evidenza del MALE, che non a caso i catari identificavano nel corpo). C&#8217;è poi naturalmente la lezione di Schopenhauer e Nietzsche, ma c&#8217;è qualcosa di più, il &#8220;male metafisico&#8221; del desiderio illimitato di cui tanto soffrono i poeti e che Renè Girard ha così bene individuato. Basta mettere in collegamento le due cose: bastava che Hitler non andasse al potere che TUTTI NOI QUI non esisteremmo - saremmo &#8220;morti&#8221; prima di avere la possibilità di venire concepiti - e dunque, se amo così tanto il mio genio, la mia unicità, la mia &#8220;differenza&#8221;, non posso che applaudire al destino in tutti i suoi particolari, perché sono serviti TUTTI a farmi pervenire all&#8217;esistenza (e quindi a farmi vivere la mia straordinaria storia, che DOVETE conoscere, perdio, con quanti più particolari possibili, perché essa non si merita certo la fossa comune, l&#8217;oblio, sniff, mi viene da piangere solo a pensarci che tutto queste carissime cose se ne andranno perse, sniff, sniff ).<br />
Naturalmente la mia era una polemica CONTRO questo esito paradossale. Personalmente non ho problemi a riconoscere che se fossi nato o meno niente di sostanziale sarebbe cambiato per l&#8217;universo o per l&#8217;umanità, e dunque non mi sento tenuto ad applaudire niente. Per me la ragione (anche se fragile, condizionabile, e fatta di materiali inaffidabili) non è soltanto un diverso tipo di delirio: rimane un antidoto efficace, anzi l&#8217;unico, alla violenza (che viene soltanto sublimata nel rapporto simbolico: se mi dai abbastanza denaro avrai salva la vita).<br />
Ma non mi sento confinato ad essa: la posso dismettere &#8220;in toto&#8221; per andare a &#8220;vedere&#8221; le carte di coloro che giocano con l&#8217;antiumanesimo, farmi il mio viaggetto agli inferi e poi ritornare per rifletterci sopra. E&#8217; la prerogativa dell&#8217;artista - dell&#8217; &#8220;homo duplex&#8221;. Semplicemente me la prendo. Senza chiedere permesso. Senza controfirme.</p>
<p>&gt; Un post di questo tipo avrebbe potuto tranquillamente avere zero commenti (come ad es. il post “Poesia reale” che sta più sopra, anch’esso interessante ma scomodo). Oppure avrebbe potuto raccogliere sberleffi.Ha invece avuto molti commenti, e non banali. Forse ha “toccato” qualcosa, non ultima – certo – la tua furia incontenibile.</p>
<p>Faccio solo la mia parte &#8220;dialettica&#8221;. Non pretendo che la mia sia la bocca della verità. Ma io mi metto in gioco (ho interesse a mettermi in gioco, a confessare tutti i giochi) e posso anche trovare, alla fine di una seria contesa, di avere avuto torto su qualcosa di realmente essenziale: tanto meglio. Vincere una contesa qui è irrilevante, e lo sarebbe anche in contesti più titolati ed &#8220;esclusivi&#8221;.</p>
<p>&gt; &#8220;Poeti che detengono potere ce ne sono, ma non stanno certo su N.I. In ogni caso il potere che ci può essere qui (innanzitutto la non eliminabile asimmetria tra chi posta e chi commenta [ma io non ho il *mito* di Internet, comunque non quanto te, e penso sia illusoria una comunicazione sempre e soltanto *orizzontale*, tra pari]) è piccola cosa, quisquilia.&#8221;</p>
<p>Non mettiamo tutto &#8220;a terra&#8221;: N.I. di per sé è irrilevante, come i poeti che vi abitano, e come io stesso. Peraltro il discorso di &#8220;caste&#8221; che si poteva fare nella versione 1.0 è ora completamente superato. Sono già stato invitato più volte a postare qualche articolo &#8220;dall&#8217;altra parte&#8221;, ma trovo più adatta al mio fallibile discorso questa parte commenti. D&#8217;altra parte mi preoccupo anche di non esagerare, ed infatti affliggo soltanto pochi thread. Ma preferisco andare in profondità ogni tanto, piuttosto che essere continuamente presente con superficialità. Tieni conto che quando tento questi approfondimenti suppongo sempre che si tratti di quello finale, di quello di congedo, da cui la mia foga di tirar fuori tutto, non tirarla per le lunghe.<br />
Ciò che faccio dunque, non vuol essere un modello esclusivo, ma complementare. Un&#8217; &#8220;offerta&#8221; nello spazio commenti speculare a quella dello spazio articoli. Un&#8217;offerta alla libera interazione. Anche l&#8217;assenza di risposte è una risposta significativa: ormai mi è chiaro come i saperi dei &#8220;nostri&#8221; poeti non riescano ad adattarsi alla rimozione di certi presupposti mai pattuiti, sui quali volentieri si adagiano. Ne deduco che la loro cultura è ampia e ammirevole ma fragile, ed è inutile insistere. Così questo thread mi ha fornito un&#8217;immagine un po&#8217; meno approssimativa di quello che possono e non possono darmi. Mi ha fatto capire che non posso servirmi di loro come una &#8220;pars pro toto&#8221;, e dunque ricercherò altrove interlocutori più adatti, che abbiano una concezione di Internet più simile alla mia. Il mio interesse per loro (come poeti) si riduce quasi a zero, rimangono conoscenti simpatici che potrei anche chiamare amici, se non preferissi riservare il termine a qualcosa di più approfondito.<br />
Ma l&#8217;importante per me è sapere che ho tentato.<br />
Poi va bene tutto.</p>
<p>Ciao</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18053</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2005 07:10:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1565#comment-18053</guid>
		<description>Wovoka, fatico francamente a capire le costruzioni che ti fai sul ruolo, la psicologia e il “potere” dei “poeti”.
Ho l’impressione che i “poeti” per te siano - a priori - una sorta di impero del male.
Certe tue reazioni mi sembrano così eccessive da annullarsi da sé, da perdere ogni credibilità.
Penso che gli “imbroglioni” siano presenti ovunque, e non identifico affatto il poeta con l’anima bella.
Poeti che detengono potere ce ne sono, ma non stanno certo su N.I.
In ogni caso il potere che ci può essere qui (innanzitutto la non eliminabile asimmetria tra chi posta e chi commenta [ma io non ho il *mito* di Internet, comunque non quanto te, e penso sia illusoria una comunicazione sempre e soltanto *orizzontale*, tra pari]) è piccola cosa, quisquilia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Wovoka, fatico francamente a capire le costruzioni che ti fai sul ruolo, la psicologia e il “potere” dei “poeti”.<br />
Ho l’impressione che i “poeti” per te siano - a priori - una sorta di impero del male.<br />
Certe tue reazioni mi sembrano così eccessive da annullarsi da sé, da perdere ogni credibilità.<br />
Penso che gli “imbroglioni” siano presenti ovunque, e non identifico affatto il poeta con l’anima bella.<br />
Poeti che detengono potere ce ne sono, ma non stanno certo su N.I.<br />
In ogni caso il potere che ci può essere qui (innanzitutto la non eliminabile asimmetria tra chi posta e chi commenta [ma io non ho il *mito* di Internet, comunque non quanto te, e penso sia illusoria una comunicazione sempre e soltanto *orizzontale*, tra pari]) è piccola cosa, quisquilia.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18052</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2005 07:01:19 +0000</pubDate>
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		<description>Io non ho avvertito “violenza simbolica” nel ritrovarmi il testo di Novarina senza istruzioni per l’uso.
Mi sono limitata a pensare al coraggio che ha avuto Andrea Raos nel tradurre e postare un testo per niente ammiccante e ruffiano nei confronti del lettore.
Un testo interessante, sì, ma sgradevole; e comunque per niente “bello” in senso estetizzante e “sentimentale”.
Non sapevo nulla di Novarina. Averlo letto non mi ha cambiato la vita, tuttavia mi è parsa un’esperienza che valeva la pena di fare.
Un post di questo tipo avrebbe potuto tranquillamente avere zero commenti (come ad es. il post “Poesia reale” che sta più sopra, anch’esso interessante ma scomodo).
Oppure avrebbe potuto raccogliere sberleffi.
Ha invece avuto molti commenti, e non banali.
Forse ha “toccato” qualcosa, non ultima – certo – la tua furia incontenibile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io non ho avvertito “violenza simbolica” nel ritrovarmi il testo di Novarina senza istruzioni per l’uso.<br />
Mi sono limitata a pensare al coraggio che ha avuto Andrea Raos nel tradurre e postare un testo per niente ammiccante e ruffiano nei confronti del lettore.<br />
Un testo interessante, sì, ma sgradevole; e comunque per niente “bello” in senso estetizzante e “sentimentale”.<br />
Non sapevo nulla di Novarina. Averlo letto non mi ha cambiato la vita, tuttavia mi è parsa un’esperienza che valeva la pena di fare.<br />
Un post di questo tipo avrebbe potuto tranquillamente avere zero commenti (come ad es. il post “Poesia reale” che sta più sopra, anch’esso interessante ma scomodo).<br />
Oppure avrebbe potuto raccogliere sberleffi.<br />
Ha invece avuto molti commenti, e non banali.<br />
Forse ha “toccato” qualcosa, non ultima – certo – la tua furia incontenibile.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18044</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Dec 2005 21:57:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1565#comment-18044</guid>
		<description>@Wovoka

“La circostanza che tu possa trovare Novarina Noël e me non così distanti mi va benissimo…”

Il ritenere utile strumento di lettura della realtà storica e sociale la teoria dell’“homo homini lupus” (lett. "l'uomo è un lupo per l'uomo") non porta sempre e comunque alle stesse conclusioni.

Dubito fortemente che Novarina e Noël possano sottoscrivere questa tua affermazione:
“Quindi questo CORPO è un abisso di volontà, di violenza, di MALE che presuppone la meticolosa identità del TUTTO QUANTO E’ ACCADUTO al TUTTO QUANTO DOVEVA ACCADERE - campi di concentramento e gulag compresi, in tutti i loro minimi dettagli - altrimenti sarebbero semplicemente degli altri CORPI a guatarsi in cagnesco qui, adesso…”

Credo che si giochi tutto su quel maiuscolo (“identità del TUTTO QUANTO E’ ACCADUTO al TUTTO QUANTO DOVEVA ACCADERE - campi di concentramento e gulag compresi”), dunque sull’orrore come destino inevitabile, non modificabile.
No, delirio o meno, questo non te lo passerebbero.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Wovoka</p>
<p>“La circostanza che tu possa trovare Novarina Noël e me non così distanti mi va benissimo…”</p>
<p>Il ritenere utile strumento di lettura della realtà storica e sociale la teoria dell’“homo homini lupus” (lett. &#8220;l&#8217;uomo è un lupo per l&#8217;uomo&#8221;) non porta sempre e comunque alle stesse conclusioni.</p>
<p>Dubito fortemente che Novarina e Noël possano sottoscrivere questa tua affermazione:<br />
“Quindi questo CORPO è un abisso di volontà, di violenza, di MALE che presuppone la meticolosa identità del TUTTO QUANTO E’ ACCADUTO al TUTTO QUANTO DOVEVA ACCADERE - campi di concentramento e gulag compresi, in tutti i loro minimi dettagli - altrimenti sarebbero semplicemente degli altri CORPI a guatarsi in cagnesco qui, adesso…”</p>
<p>Credo che si giochi tutto su quel maiuscolo (“identità del TUTTO QUANTO E’ ACCADUTO al TUTTO QUANTO DOVEVA ACCADERE - campi di concentramento e gulag compresi”), dunque sull’orrore come destino inevitabile, non modificabile.<br />
No, delirio o meno, questo non te lo passerebbero.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18018</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Dec 2005 17:54:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1565#comment-18018</guid>
		<description>ps per emma:
per evitare l'interferenza di accorgimenti polemici che mi servivano soltanto da "pastura", correggo quel mio primo riferimento alle reazioni dei lettori alla "violenza simbolica" della proposta, confessando che si tratta, con tutta evidenza, di una mia fantasia, o proiezione, su comportamenti altrui. In altre parole, dapprima mi sono applicato al testo di Novarina, e poi mi sono arrabbiato con me stesso per avere accettato la postura in cui tale testo mi costringeva. Su tale base ho impostato la mia accusa.
La circostanza che tu possa trovare Novarina Noël e me non così distanti mi va benissimo, infatti io mi sono semplicemente preso le stesse licenze concesse loro ed ho cercato di approfondire il confronto con loro fino al suo limite apparente, ovvero il corpo.

Ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ps per emma:<br />
per evitare l&#8217;interferenza di accorgimenti polemici che mi servivano soltanto da &#8220;pastura&#8221;, correggo quel mio primo riferimento alle reazioni dei lettori alla &#8220;violenza simbolica&#8221; della proposta, confessando che si tratta, con tutta evidenza, di una mia fantasia, o proiezione, su comportamenti altrui. In altre parole, dapprima mi sono applicato al testo di Novarina, e poi mi sono arrabbiato con me stesso per avere accettato la postura in cui tale testo mi costringeva. Su tale base ho impostato la mia accusa.<br />
La circostanza che tu possa trovare Novarina Noël e me non così distanti mi va benissimo, infatti io mi sono semplicemente preso le stesse licenze concesse loro ed ho cercato di approfondire il confronto con loro fino al suo limite apparente, ovvero il corpo.</p>
<p>Ciao</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18016</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Dec 2005 17:45:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1565#comment-18016</guid>
		<description>@emma
sono d'accordo sui tuoi punti, che non vedo in reale contrasto con quanto ho scritto - o meglio con quanto intendevo scrivere.

@kristian
un bell'esempio :-)
ma .. su tutto il resto? di carne al fuoco se ne è messa ..

comunque si fa per dire, nessuno è obbligato. ovviamente.
ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@emma<br />
sono d&#8217;accordo sui tuoi punti, che non vedo in reale contrasto con quanto ho scritto - o meglio con quanto intendevo scrivere.</p>
<p>@kristian<br />
un bell&#8217;esempio :-)<br />
ma .. su tutto il resto? di carne al fuoco se ne è messa ..</p>
<p>comunque si fa per dire, nessuno è obbligato. ovviamente.<br />
ciao</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: kristian</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-18006</link>
		<dc:creator>kristian</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Dec 2005 15:30:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1565#comment-18006</guid>
		<description>ho un esempio di ossimoro simbolico che fa proprio al caso: al funerale di mio padre, in chiesa, col feretro di fronte al nostro sguardo liquido, la famiglia disposta sulla prima panca, mia madre la più vicina al prete orante, a me che stavo dalla parte opposta mi si scucirono di netto i pantaloni della festa, tutto il culo, e non potei fare a meno di ridere e di confessarlo a mia sorella che mi stava accanto, e così via fino a mia madre, a cui mio fratello disse che io avevo detto a mia sorella che mio padre maledetto mi aveva messo a nudo. giuro che non avrei mai creduto di poter ridere al suo funerale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ho un esempio di ossimoro simbolico che fa proprio al caso: al funerale di mio padre, in chiesa, col feretro di fronte al nostro sguardo liquido, la famiglia disposta sulla prima panca, mia madre la più vicina al prete orante, a me che stavo dalla parte opposta mi si scucirono di netto i pantaloni della festa, tutto il culo, e non potei fare a meno di ridere e di confessarlo a mia sorella che mi stava accanto, e così via fino a mia madre, a cui mio fratello disse che io avevo detto a mia sorella che mio padre maledetto mi aveva messo a nudo. giuro che non avrei mai creduto di poter ridere al suo funerale.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-17995</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Dec 2005 09:55:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1565#comment-17995</guid>
		<description>1. Wovoka, non credo affatto che le donne siano più buone. In un’ottica di guerra di tutti contro tutti - quale mi pare la tua, ma Novarina non mi sembra poi così distante, e neppure Noël, in fin dei conti - le donne sono solo più “deboli” fisicamente (qualcuno pensa anche intellettualmente ed emotivamente, vabbe’), e dunque sono delle “prede” ideali.

2. Leggere con interesse Novarina non significa per forza porlo su un piedistallo o adorarlo.

3. Chi non si ritrova del tutto nell’“homo homini lupus” non è necessariamente in malafede, né è necessariamente un povero mentecatto che si pone al di fuori dalla “realtà”.
Le bestie umane sono complicate, prevedibili sì, ma non del tutto.
E non credo sia solo questione di “spirito” che si illude di non sottomettersi alla “materia”.
Può darsi semplicemente che la scienza ne sappia meno di quanto si vanta di sapere.

4. Ci sono circostanze in cui il nostro abituale disagio va oltre, tende ad esplodere.
Dev’essere una forma di resistenza, magari un istinto specifico della specie.
Dunque qualcosa di necessario.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>1. Wovoka, non credo affatto che le donne siano più buone. In un’ottica di guerra di tutti contro tutti - quale mi pare la tua, ma Novarina non mi sembra poi così distante, e neppure Noël, in fin dei conti - le donne sono solo più “deboli” fisicamente (qualcuno pensa anche intellettualmente ed emotivamente, vabbe’), e dunque sono delle “prede” ideali.</p>
<p>2. Leggere con interesse Novarina non significa per forza porlo su un piedistallo o adorarlo.</p>
<p>3. Chi non si ritrova del tutto nell’“homo homini lupus” non è necessariamente in malafede, né è necessariamente un povero mentecatto che si pone al di fuori dalla “realtà”.<br />
Le bestie umane sono complicate, prevedibili sì, ma non del tutto.<br />
E non credo sia solo questione di “spirito” che si illude di non sottomettersi alla “materia”.<br />
Può darsi semplicemente che la scienza ne sappia meno di quanto si vanta di sapere.</p>
<p>4. Ci sono circostanze in cui il nostro abituale disagio va oltre, tende ad esplodere.<br />
Dev’essere una forma di resistenza, magari un istinto specifico della specie.<br />
Dunque qualcosa di necessario.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-17990</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Dec 2005 07:29:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1565#comment-17990</guid>
		<description>Bene, tiriamo le somme, che ne vale veramente la pena. Ringrazio gli amici che mi hanno scritto preoccupati della mia sanità mentale. Hanno intuito bene che la mia azione potesse essere specchio di una situazione reale di disagio (però temporaneo, e in fondo lo sfrutto cinicamente a scopi artistici) - ma li rassicuro: questo "esperimento" lo considero molto riuscito, e questo mi fa contento (la riuscita non ha ovviamente nulla a che vedere con la "reputazione" del personaggio Wovoka, o del suo corrispettivo all'anagrafe, che sacrifico volentieri) e molto di questo grazie alla partecipazione saltuaria ma seria (lo si deduce dalla cura con cui hanno scritto e immaginato) - e quindi simbolicamente importante - di personaggi come Volodja e Sandro p., e soprattutto della misericordiosa Emma, che ha spezzato il cerchio di un silenzio che voleva forse significare un interdetto. Non c'è niente da fare: le donne sono migliori, realmente più buone ... beh forse ... - mi viene adesso in mente come in gran parte delle tribù nordamericane le donne fossero anche delle efferate torturatrici e smembratrici di cadaveri [particolare orrendo dalle cronache dei Gesuiti sugli Uroni (ma confermate da molte altre fonti) tali torture a morte si applicavano tranquillamente anche ai bambini, nel caso fossero stati catturati assieme ai loro genitori. Che mondo! Altro che teatro della crudeltà!]. Dunque, sebbene non ci sia paragone tra l'impegno da me profuso e quello corrisposto dagli altri (un po' deludente Andrea Raos, ma d'altronde ho pervertito totalmente l'uso della sua "offerta" e ne comprendo l'irritazione) direi che va bene così. Ma per completare il momento e salvare tutto il blocco (che poi rileggerò tra qualche mese per capire quanto fossi flippato - ciò che arriverà dopo di questo post lo considererò fuori tempo massimo) cerco di svuotare completamente l'ascesso, delirando ancora un pochino (ma questo non ha a che fare con quell'articolo, praticamente finito, ma bensì con la mia "vita d'artista" - non posso immaginare di starmene qui a invecchiare soltanto allo scopo di confrontare civilmente le mie "intermittenze del cuore" con le vostre sopra a dei pre-testi abbastanza gratuiti). E dunque... 
[abstract mode on] 
[slightly paranoid mode on]
Dunque quel che ho fatto è stato opporre ad un incontenibile delirio legittimato (da un certo stuolo di adepti) - quello di Novarina, un mio proprio altrettanto incontenibile delirio, coniato per l'occasione e autolegittimato attraverso il ricorso ad una razionalità verificabile - per quanto tesa strumentalmente a neutralizzare l'Altro. Razionalità che gli  adepti irritati non hanno peraltro saputo smontare. 
Questo ha permesso di enucleare abbastanza efficacemente la faccenda riconducendola ad uno scontro di CORPI, ovvero di quegli ammassi, grovigli sanguinolenti di "dispositivi a molla", risposte condizionate, schemi introiettati, che è stato assemblato dentro di noi dalle rispettive traiettorie, ovvero dai diversi "tirocinii del senso e dell'immaginazione" che ci hanno condotto a due "estetiche" veramente diverse e irriducibili: ciò che per l'uno è bello, per l'altro è brutto, ciò che per l'uno è sublime, per l'altro è abominevole. 
In questo caso tipico, dunque, si cozzano due corpi, non due "razionalità". Due macchine deleuziane ugualmente orgogliose e desideranti. Simmetriche. Poiché la differenza è innegabile, e nessuno vuole cedere, ovvero accettare la riduzione ontologica che l'Altro gli imporrebbe - si tratterebbe qui di ammettere che la traiettoria altrui è stata, accidentalmente, più fortunata ("baciata dagli dei") e lo ha condotto ad un'umanità più ampia, completa e "ammirevole" - si tratterebbe quindi di autoassegnarsi una serie B ontologica - e dato che la ragione sarebbe soltanto un differente stile di delirio, e dunque impotente ad trovare un terreno di convivenza, l'esito appare scontato, almeno nel caso il mondo non risulti abbastanza grande da nascondersi reciprocamente alla vista.
Questo esito è LA VIOLENZA, concreta o simbolica che sia, perché la stessa esistenza di un Altro davvero "incompatibile" (così come la semplice esistenza di un Papa in Roma ferisce a morte il vero fedele a la Mecca) implica una relativizzazione, un limite insopportabile al proprio sacro desiderio, sacro perché illimitato, che era poi proprio quel "maschio desiderio" di CANTARE PIU' FORTE e di scoparsi così tutte le femmine del branco (in metafora e fuor di metafora - vero Jack Kerouac? [abstract mode off]Vero Arminio? Guarda un po' a chi ti accosto! [abstract mode on]). 
L'altra via sarebbe quella di preservare un posticino alla ragione e di oggettivarsi almeno un pochino, almeno quanto basta per intuire come mai questo nostra personale "scala di valori", griglia idiosincrasica di inclusioni ed esclusioni, di gusti e disgusti, piaccia proprio così tanto al nostro CORPO. Ci scopriremmo probabilmente dei motivi non proprio così "spirituali", ma pur tuttavia legittimi, quale può essere l'opporsi ad una dominazione arbitraria, avvertita come ingiusta: perché a parità di tutti i noiosi criteri inter-soggettivabili che possono venire faticosamente negoziati, si dovrebbe lasciar decidere DELLA PROPRIA VITA ad un Giudizio Divino (la Società) che appare condizionato da quelle stesse arbitrarietà storiche che si incarnavano nei CORPI in lizza? 
Ovvero, perché mai uno dovrebbe partecipare ad un gioco truccato? Perché non dovrebbe girargli le spalle (ma per davvero, non nella speranza di venire un po' blandito) oppure divertirsi a sabotarlo per gioco (facendolo così autenticamente "proprio")? 
Io però a questo posticino della ragione ci credo ancora e quindi non mi affido realmente alla paranoia, sia essa in versione leggera o pesante. Per me è soltanto una forma di linguaggio che permette una certa stringatezza. Dunque prendo tutto questo come un appassionante esercizio creativo - per il quale non chiedo venia proprio a nessuno (Dio Cristo: ci troviamo sotto al busto in gesso di Novarina, che Raos ha sistemato nella sua bella nicchietta, sarà ben d'uopo imitarlo un po', tanto lui mica risponde o s'incazza!) esercizio che mi aiuterà a determinare i miei investimenti libidici futuri, togliendo tempo ed attenzione ad attori o situazioni sterili o inadeguate e dirottandoli su investimenti più promettenti. Tutto in divenire, tutto rivedibile, senza drammi.
Comunque, comunque ... 
[strongly paranoid mode on]
quando si giunge ad opporre il CORPO, signori miei, fumatori d'oppio dalla mente intorpidita che flirtano con la pazzia simulata di un istrione, si oppone l'ABISSO: una matassa ininterrotta di ascendenze filogenetiche che risalgono fino al primo batterio, fino alla prima macromolecola funzionante, altro che Adamo (ma pensi che noi non ci si accorga subito, oh Grande Novarina, che è sempre quello stesso tuo sacco di merda che ci ricompare davanti duemilacinquentoepassa volte?) - ogni CORPO rappresenta una  sterminata schiera di squaletti VINCENTI, di cannibali, che sono sempre riusciti a riprodursi, nonostante tutto. Schiera sulla quale si innesta poi un singolo destino, in cerca di nuove vittorie o di vendetta o di oblio - ciascun secondo che è trascorso, nessuno escluso, di questo destino. Quindi questo CORPO è un abisso di volontà, di violenza, di MALE che presuppone la meticolosa identità del TUTTO QUANTO E' ACCADUTO al TUTTO QUANTO DOVEVA ACCADERE - campi di concentramento e  gulag compresi, in tutti i loro minimi dettagli - altrimenti sarebbero semplicemente degli altri CORPI a guatarsi in cagnesco qui, adesso. 
Il flirt dei poeti con il delirio di carta si interrompe subito, il sorriso si gela, si pietrifica sul viso quando si accorgono che a guatarli è un delirio vero, un delirio di carne. Quando intuiscono il cristallizzarsi paranoico che sta convergendo verso di loro, verso il loro CORPO INDIFESO (ogni corpo è in realtà indifeso in quanto chiunque può tirarci a tradimento un primo colpo fatale, se non è così stupido da metterci in preavviso) con gli occhi duri e irriducibili di chi comincia a vedere in loro il male metafisico da distruggere a qualsiasi costo. Ecco allora che da poeti vogliono ritornare uomini, vorrebbero poter interrompere il cristallizzarsi della follia - non più buona, adesso, non più liberatoria, non più di carta, e fare appello alla ragione, alle regole, ai codici, a quella noisosissima e castrante civilizzazione. CHIAMATE I CARABINIERI!!! 
[abstract mode off]
Regredire è bello, è inebriante, ci fa differenti finalmente! Ma il problema è fermarsi. Ma allora, lo vedete alla fine, almeno un po', almeno come piccolo sospetto, che Novarina è un falsario identico a noi? Che la sua "differenza" è solo un'automitologia che potremmo coltivare tutti, con un po' più di palle, di complici e di facciatosta? E non vedete che quel Bernard natalizio, con quella sua trucida poesia che faceva vomitare il sensibile Tramutoli ed applaudire estasiato EffeEffe (entità a me incomprensibile) si stava in realtà DILETTANDO nell'immaginare il giusto guiderdone per i propri AVVERSARI (oh grazie di ricordarmi ancora! non ci speravo più!), FINGENDO di denunciare il carnaio del mondo - che non gli ha mai chiesto alcun parere e procederà spedito anche dopo la sua INSIGNIFICANTE (come tutte, come tutte) esistenza? Come lo so? Beh, certi particolari, certi compiacimenti (aspetta un po', che cosa scrive questo? "requisitoria contro la violenza della guerra, ambientata in Algeria ed espressa attraverso l’allegoria della violenza erotica" ... badate bene: "EROTICA"!!! ah ah ah e lo scrivono pure a chiare lettere! ma nessuno che le legga!) presuppongono sicuramente un complice interno, Jung lo chiamava l'Ombra ..
[strongly paranoid mode off]

Certo che è divertente, davvero (ma forse voi NON POTETE capire) . Adesso però devo prepararmi per un funerale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bene, tiriamo le somme, che ne vale veramente la pena. Ringrazio gli amici che mi hanno scritto preoccupati della mia sanità mentale. Hanno intuito bene che la mia azione potesse essere specchio di una situazione reale di disagio (però temporaneo, e in fondo lo sfrutto cinicamente a scopi artistici) - ma li rassicuro: questo &#8220;esperimento&#8221; lo considero molto riuscito, e questo mi fa contento (la riuscita non ha ovviamente nulla a che vedere con la &#8220;reputazione&#8221; del personaggio Wovoka, o del suo corrispettivo all&#8217;anagrafe, che sacrifico volentieri) e molto di questo grazie alla partecipazione saltuaria ma seria (lo si deduce dalla cura con cui hanno scritto e immaginato) - e quindi simbolicamente importante - di personaggi come Volodja e Sandro p., e soprattutto della misericordiosa Emma, che ha spezzato il cerchio di un silenzio che voleva forse significare un interdetto. Non c&#8217;è niente da fare: le donne sono migliori, realmente più buone &#8230; beh forse &#8230; - mi viene adesso in mente come in gran parte delle tribù nordamericane le donne fossero anche delle efferate torturatrici e smembratrici di cadaveri [particolare orrendo dalle cronache dei Gesuiti sugli Uroni (ma confermate da molte altre fonti) tali torture a morte si applicavano tranquillamente anche ai bambini, nel caso fossero stati catturati assieme ai loro genitori. Che mondo! Altro che teatro della crudeltà!]. Dunque, sebbene non ci sia paragone tra l&#8217;impegno da me profuso e quello corrisposto dagli altri (un po&#8217; deludente Andrea Raos, ma d&#8217;altronde ho pervertito totalmente l&#8217;uso della sua &#8220;offerta&#8221; e ne comprendo l&#8217;irritazione) direi che va bene così. Ma per completare il momento e salvare tutto il blocco (che poi rileggerò tra qualche mese per capire quanto fossi flippato - ciò che arriverà dopo di questo post lo considererò fuori tempo massimo) cerco di svuotare completamente l&#8217;ascesso, delirando ancora un pochino (ma questo non ha a che fare con quell&#8217;articolo, praticamente finito, ma bensì con la mia &#8220;vita d&#8217;artista&#8221; - non posso immaginare di starmene qui a invecchiare soltanto allo scopo di confrontare civilmente le mie &#8220;intermittenze del cuore&#8221; con le vostre sopra a dei pre-testi abbastanza gratuiti). E dunque&#8230;<br />
[abstract mode on]<br />
[slightly paranoid mode on]<br />
Dunque quel che ho fatto è stato opporre ad un incontenibile delirio legittimato (da un certo stuolo di adepti) - quello di Novarina, un mio proprio altrettanto incontenibile delirio, coniato per l&#8217;occasione e autolegittimato attraverso il ricorso ad una razionalità verificabile - per quanto tesa strumentalmente a neutralizzare l&#8217;Altro. Razionalità che gli  adepti irritati non hanno peraltro saputo smontare.<br />
Questo ha permesso di enucleare abbastanza efficacemente la faccenda riconducendola ad uno scontro di CORPI, ovvero di quegli ammassi, grovigli sanguinolenti di &#8220;dispositivi a molla&#8221;, risposte condizionate, schemi introiettati, che è stato assemblato dentro di noi dalle rispettive traiettorie, ovvero dai diversi &#8220;tirocinii del senso e dell&#8217;immaginazione&#8221; che ci hanno condotto a due &#8220;estetiche&#8221; veramente diverse e irriducibili: ciò che per l&#8217;uno è bello, per l&#8217;altro è brutto, ciò che per l&#8217;uno è sublime, per l&#8217;altro è abominevole.<br />
In questo caso tipico, dunque, si cozzano due corpi, non due &#8220;razionalità&#8221;. Due macchine deleuziane ugualmente orgogliose e desideranti. Simmetriche. Poiché la differenza è innegabile, e nessuno vuole cedere, ovvero accettare la riduzione ontologica che l&#8217;Altro gli imporrebbe - si tratterebbe qui di ammettere che la traiettoria altrui è stata, accidentalmente, più fortunata (&#8221;baciata dagli dei&#8221;) e lo ha condotto ad un&#8217;umanità più ampia, completa e &#8220;ammirevole&#8221; - si tratterebbe quindi di autoassegnarsi una serie B ontologica - e dato che la ragione sarebbe soltanto un differente stile di delirio, e dunque impotente ad trovare un terreno di convivenza, l&#8217;esito appare scontato, almeno nel caso il mondo non risulti abbastanza grande da nascondersi reciprocamente alla vista.<br />
Questo esito è LA VIOLENZA, concreta o simbolica che sia, perché la stessa esistenza di un Altro davvero &#8220;incompatibile&#8221; (così come la semplice esistenza di un Papa in Roma ferisce a morte il vero fedele a la Mecca) implica una relativizzazione, un limite insopportabile al proprio sacro desiderio, sacro perché illimitato, che era poi proprio quel &#8220;maschio desiderio&#8221; di CANTARE PIU&#8217; FORTE e di scoparsi così tutte le femmine del branco (in metafora e fuor di metafora - vero Jack Kerouac? [abstract mode off]Vero Arminio? Guarda un po&#8217; a chi ti accosto! [abstract mode on]).<br />
L&#8217;altra via sarebbe quella di preservare un posticino alla ragione e di oggettivarsi almeno un pochino, almeno quanto basta per intuire come mai questo nostra personale &#8220;scala di valori&#8221;, griglia idiosincrasica di inclusioni ed esclusioni, di gusti e disgusti, piaccia proprio così tanto al nostro CORPO. Ci scopriremmo probabilmente dei motivi non proprio così &#8220;spirituali&#8221;, ma pur tuttavia legittimi, quale può essere l&#8217;opporsi ad una dominazione arbitraria, avvertita come ingiusta: perché a parità di tutti i noiosi criteri inter-soggettivabili che possono venire faticosamente negoziati, si dovrebbe lasciar decidere DELLA PROPRIA VITA ad un Giudizio Divino (la Società) che appare condizionato da quelle stesse arbitrarietà storiche che si incarnavano nei CORPI in lizza?<br />
Ovvero, perché mai uno dovrebbe partecipare ad un gioco truccato? Perché non dovrebbe girargli le spalle (ma per davvero, non nella speranza di venire un po&#8217; blandito) oppure divertirsi a sabotarlo per gioco (facendolo così autenticamente &#8220;proprio&#8221;)?<br />
Io però a questo posticino della ragione ci credo ancora e quindi non mi affido realmente alla paranoia, sia essa in versione leggera o pesante. Per me è soltanto una forma di linguaggio che permette una certa stringatezza. Dunque prendo tutto questo come un appassionante esercizio creativo - per il quale non chiedo venia proprio a nessuno (Dio Cristo: ci troviamo sotto al busto in gesso di Novarina, che Raos ha sistemato nella sua bella nicchietta, sarà ben d&#8217;uopo imitarlo un po&#8217;, tanto lui mica risponde o s&#8217;incazza!) esercizio che mi aiuterà a determinare i miei investimenti libidici futuri, togliendo tempo ed attenzione ad attori o situazioni sterili o inadeguate e dirottandoli su investimenti più promettenti. Tutto in divenire, tutto rivedibile, senza drammi.<br />
Comunque, comunque &#8230;<br />
[strongly paranoid mode on]<br />
quando si giunge ad opporre il CORPO, signori miei, fumatori d&#8217;oppio dalla mente intorpidita che flirtano con la pazzia simulata di un istrione, si oppone l&#8217;ABISSO: una matassa ininterrotta di ascendenze filogenetiche che risalgono fino al primo batterio, fino alla prima macromolecola funzionante, altro che Adamo (ma pensi che noi non ci si accorga subito, oh Grande Novarina, che è sempre quello stesso tuo sacco di merda che ci ricompare davanti duemilacinquentoepassa volte?) - ogni CORPO rappresenta una  sterminata schiera di squaletti VINCENTI, di cannibali, che sono sempre riusciti a riprodursi, nonostante tutto. Schiera sulla quale si innesta poi un singolo destino, in cerca di nuove vittorie o di vendetta o di oblio - ciascun secondo che è trascorso, nessuno escluso, di questo destino. Quindi questo CORPO è un abisso di volontà, di violenza, di MALE che presuppone la meticolosa identità del TUTTO QUANTO E&#8217; ACCADUTO al TUTTO QUANTO DOVEVA ACCADERE - campi di concentramento e  gulag compresi, in tutti i loro minimi dettagli - altrimenti sarebbero semplicemente degli altri CORPI a guatarsi in cagnesco qui, adesso.<br />
Il flirt dei poeti con il delirio di carta si interrompe subito, il sorriso si gela, si pietrifica sul viso quando si accorgono che a guatarli è un delirio vero, un delirio di carne. Quando intuiscono il cristallizzarsi paranoico che sta convergendo verso di loro, verso il loro CORPO INDIFESO (ogni corpo è in realtà indifeso in quanto chiunque può tirarci a tradimento un primo colpo fatale, se non è così stupido da metterci in preavviso) con gli occhi duri e irriducibili di chi comincia a vedere in loro il male metafisico da distruggere a qualsiasi costo. Ecco allora che da poeti vogliono ritornare uomini, vorrebbero poter interrompere il cristallizzarsi della follia - non più buona, adesso, non più liberatoria, non più di carta, e fare appello alla ragione, alle regole, ai codici, a quella noisosissima e castrante civilizzazione. CHIAMATE I CARABINIERI!!!<br />
[abstract mode off]<br />
Regredire è bello, è inebriante, ci fa differenti finalmente! Ma il problema è fermarsi. Ma allora, lo vedete alla fine, almeno un po&#8217;, almeno come piccolo sospetto, che Novarina è un falsario identico a noi? Che la sua &#8220;differenza&#8221; è solo un&#8217;automitologia che potremmo coltivare tutti, con un po&#8217; più di palle, di complici e di facciatosta? E non vedete che quel Bernard natalizio, con quella sua trucida poesia che faceva vomitare il sensibile Tramutoli ed applaudire estasiato EffeEffe (entità a me incomprensibile) si stava in realtà DILETTANDO nell&#8217;immaginare il giusto guiderdone per i propri AVVERSARI (oh grazie di ricordarmi ancora! non ci speravo più!), FINGENDO di denunciare il carnaio del mondo - che non gli ha mai chiesto alcun parere e procederà spedito anche dopo la sua INSIGNIFICANTE (come tutte, come tutte) esistenza? Come lo so? Beh, certi particolari, certi compiacimenti (aspetta un po&#8217;, che cosa scrive questo? &#8220;requisitoria contro la violenza della guerra, ambientata in Algeria ed espressa attraverso l’allegoria della violenza erotica&#8221; &#8230; badate bene: &#8220;EROTICA&#8221;!!! ah ah ah e lo scrivono pure a chiare lettere! ma nessuno che le legga!) presuppongono sicuramente un complice interno, Jung lo chiamava l&#8217;Ombra ..<br />
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<p>Certo che è divertente, davvero (ma forse voi NON POTETE capire) . Adesso però devo prepararmi per un funerale.</p>
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		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-17975</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2005 18:50:27 +0000</pubDate>
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		<description>Scrivimi a wovoka@hotmail.it e te lo dico, che non si dica che vengo qui a farmi della pubblicità ;-)</description>
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		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-17974</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2005 18:46:44 +0000</pubDate>
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		<description>Wovoka, che non sono frasi tue si capisce.
Ma perché non dire dove le hai prese?
(Questa è un po’ una mia fissazione, lo riconosco).

[Quindi ci hai "usato" più del solito...
Qual è la rivista?]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Wovoka, che non sono frasi tue si capisce.<br />
Ma perché non dire dove le hai prese?<br />
(Questa è un po’ una mia fissazione, lo riconosco).</p>
<p>[Quindi ci hai "usato" più del solito...<br />
Qual è la rivista?]</p>
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		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-17972</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2005 18:28:37 +0000</pubDate>
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		<description>Boh, Emma, mi pareva fosse evidente che non erano frasi mie altrimenti perché le avrei commentate in parentesi quadre? Indice di imbroglio o di stanchezza, fai tu, se devo dirla tutta non me fotte niente di Novarina, per me è un semplice incontinente, adoratevelo voi, a me IL SUO CORPO fa ribrezzo. Sia chiaro che CREDO fermamente, con tutto IL MIO CORPO, a tutto quando ho scritto. Ma SO anche che senza IL MIO CORPO, quanto ho scritto non è sufficiente ad alcunché. Dunque non me ne frega niente. Cosa cambia se ciò che credo è condiviso o meno? Dato che ci siamo, spiego anche il modesto scopo del mettere a "friggere" questi miei frammenti: devo comporre - totalmente controvoglia - un articolo per la pubblicazione in un'oscura rivista. Raccoglierò quindi questi frammenti, cotti o crudi che siano, e li guarnirò di note e citazioni, nessuno ne capirà nulla ma almeno so di essere inconfutabile, e quindi mi caverò d'impaccio, stando bene attento in futuro a non far più promesse del genere. 
Ciao e grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Boh, Emma, mi pareva fosse evidente che non erano frasi mie altrimenti perché le avrei commentate in parentesi quadre? Indice di imbroglio o di stanchezza, fai tu, se devo dirla tutta non me fotte niente di Novarina, per me è un semplice incontinente, adoratevelo voi, a me IL SUO CORPO fa ribrezzo. Sia chiaro che CREDO fermamente, con tutto IL MIO CORPO, a tutto quando ho scritto. Ma SO anche che senza IL MIO CORPO, quanto ho scritto non è sufficiente ad alcunché. Dunque non me ne frega niente. Cosa cambia se ciò che credo è condiviso o meno? Dato che ci siamo, spiego anche il modesto scopo del mettere a &#8220;friggere&#8221; questi miei frammenti: devo comporre - totalmente controvoglia - un articolo per la pubblicazione in un&#8217;oscura rivista. Raccoglierò quindi questi frammenti, cotti o crudi che siano, e li guarnirò di note e citazioni, nessuno ne capirà nulla ma almeno so di essere inconfutabile, e quindi mi caverò d&#8217;impaccio, stando bene attento in futuro a non far più promesse del genere.<br />
Ciao e grazie.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2005/12/13/il-dramma-della-vita/#comment-17971</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2005 17:59:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/?p=1565#comment-17971</guid>
		<description>Gli INDIZI 2 sono qui:
http://www.giardini.sm/gioia/saggi/novarina.htm

[Quesiti:
Citare senza indicare la “fonte” è indice di “creatività cognitiva” o un piccolo “imbroglio”?
Perché l’IO come “fonte” compare e gli “altri” no?]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gli INDIZI 2 sono qui:<br />
<a href="http://www.giardini.sm/gioia/saggi/novarina.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.giardini.sm');" rel="nofollow">http://www.giardini.sm/gioia/saggi/novarina.htm</a></p>
<p>[Quesiti:<br />
Citare senza indicare la “fonte” è indice di “creatività cognitiva” o un piccolo “imbroglio”?<br />
Perché l’IO come “fonte” compare e gli “altri” no?]</p>
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