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	<title>Commenti a: La delegazione arrivò a Massa senza troppi casini</title>
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	<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 09:01:50 +0000</pubDate>
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		<title>Di: roccosmitherson</title>
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		<dc:creator>roccosmitherson</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2006 19:12:43 +0000</pubDate>
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		<description>io la scriita l'ho accusata ieri notte, mentre rileggevo per l'ennesima volta west point..ma che significa? non ho dormito...che rabbia non capire...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>io la scriita l&#8217;ho accusata ieri notte, mentre rileggevo per l&#8217;ennesima volta west point..ma che significa? non ho dormito&#8230;che rabbia non capire&#8230;</p>
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		<title>Di: massa</title>
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		<dc:creator>massa</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2006 12:49:20 +0000</pubDate>
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		<description>E adesso?
Dopo aver pianto con un gran groppo in gola?
Checcàzzo...
E adesso?
Leave a reply dice quissopra... Spara Art spara!, ma io Coccheccosa sparo?
A Dù il racconto è bellissimo ma quello che inevitabilmente mi resta dentro non è soltanto lui, il racconto. E' che mi fai guardare in uno specchio di tanti anni fa, e mi ci fai guardare pure tutti questi anni che sono passati e in un lampo vedo anche te, diverso da come questo tempo mi ha fatto talvolta immaginare nella lontananza.
E' pure che mi ci rivedo anch'io a viaggiare nella memoria che per me magari non è Paz il santo graal, piuttosto altre cose che viaggiano su binari paralleli, ma pur sempre scoperta e ritorno all'origine allo stesso tempo, andata e ritorno, viaggio compiuto ogni volta fuori e dentro di me.
Eppoi non so bene che parole trovare per commentare una cosa che le parole ce le ha dentro e con queste parole ti rimpasta i pensieri, i ricordi e gli anni vicini e simili ai tuoi... Non sono nella predisposizione d'animo di commentare l'arte e ormai mi sono messo nella condizione di parlare dei sentimenti eqquìndi...
Talvolta si viaggia su strade che, come in montagna d'inverno, hanno quei pali gialli e neri che te ne delimitano il percorso anche se c'è neve o nebbia e non si vede bene, poi ad un tratto... una curva a gomito, che ti fa vedere le cose diversamente, che ti fa rimeditare in un colpo una parte o alcuni aspetti della vita che hai ritenuto consolidati e dato ormai per scontati e da cui prendi di volta in volta i ricordi a cui sorridi da lontano.
Emmenomale chèccisòno così che si possono anche scansare per un po' i fascisti, i fascistissimi e gli amministratori delegati (i compagni di un tempo / o partiti o venduti).
Meno male che ogni tanto si cambia direzione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E adesso?<br />
Dopo aver pianto con un gran groppo in gola?<br />
Checcàzzo&#8230;<br />
E adesso?<br />
Leave a reply dice quissopra&#8230; Spara Art spara!, ma io Coccheccosa sparo?<br />
A Dù il racconto è bellissimo ma quello che inevitabilmente mi resta dentro non è soltanto lui, il racconto. E&#8217; che mi fai guardare in uno specchio di tanti anni fa, e mi ci fai guardare pure tutti questi anni che sono passati e in un lampo vedo anche te, diverso da come questo tempo mi ha fatto talvolta immaginare nella lontananza.<br />
E&#8217; pure che mi ci rivedo anch&#8217;io a viaggiare nella memoria che per me magari non è Paz il santo graal, piuttosto altre cose che viaggiano su binari paralleli, ma pur sempre scoperta e ritorno all&#8217;origine allo stesso tempo, andata e ritorno, viaggio compiuto ogni volta fuori e dentro di me.<br />
Eppoi non so bene che parole trovare per commentare una cosa che le parole ce le ha dentro e con queste parole ti rimpasta i pensieri, i ricordi e gli anni vicini e simili ai tuoi&#8230; Non sono nella predisposizione d&#8217;animo di commentare l&#8217;arte e ormai mi sono messo nella condizione di parlare dei sentimenti eqquìndi&#8230;<br />
Talvolta si viaggia su strade che, come in montagna d&#8217;inverno, hanno quei pali gialli e neri che te ne delimitano il percorso anche se c&#8217;è neve o nebbia e non si vede bene, poi ad un tratto&#8230; una curva a gomito, che ti fa vedere le cose diversamente, che ti fa rimeditare in un colpo una parte o alcuni aspetti della vita che hai ritenuto consolidati e dato ormai per scontati e da cui prendi di volta in volta i ricordi a cui sorridi da lontano.<br />
Emmenomale chèccisòno così che si possono anche scansare per un po&#8217; i fascisti, i fascistissimi e gli amministratori delegati (i compagni di un tempo / o partiti o venduti).<br />
Meno male che ogni tanto si cambia direzione.</p>
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	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19740</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2006 15:49:44 +0000</pubDate>
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		<description>grazie Duccio.
delizia.
ecco, qui, nell'ultimo fotogramma di "Sogno" c'è tutto, o quasi tutto, Pazienza:

"Sognai che l’acqua profumava di correnti e non esisteva che un languore di colli e prospettive di ristorante, quando io mi metto qui io mi metto qui, e il cane traversa a corsa lo spiazzo di forno, sbucando da un cinto di canne – Stop, bene così! – e si schiaccia sotto un centotrentuno".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>grazie Duccio.<br />
delizia.<br />
ecco, qui, nell&#8217;ultimo fotogramma di &#8220;Sogno&#8221; c&#8217;è tutto, o quasi tutto, Pazienza:</p>
<p>&#8220;Sognai che l’acqua profumava di correnti e non esisteva che un languore di colli e prospettive di ristorante, quando io mi metto qui io mi metto qui, e il cane traversa a corsa lo spiazzo di forno, sbucando da un cinto di canne – Stop, bene così! – e si schiaccia sotto un centotrentuno&#8221;.</p>
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	<item>
		<title>Di: duccio battistrada</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19720</link>
		<dc:creator>duccio battistrada</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2006 12:15:55 +0000</pubDate>
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		<description>@ tashtego: la storia del ragazzo sul pattino è "sogno", la trovi qui: http://www.2fly.it/paz/galleria/frm_tavole.htm</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ tashtego: la storia del ragazzo sul pattino è &#8220;sogno&#8221;, la trovi qui: <a href="http://www.2fly.it/paz/galleria/frm_tavole.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.2fly.it');" rel="nofollow">http://www.2fly.it/paz/galleria/frm_tavole.htm</a></p>
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	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19715</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2006 10:15:07 +0000</pubDate>
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		<description>@linnio
pensa linnio, sono ri-capitato al beat 72, per caso.
avevo bisogno di parlare con un certo professionista e lui mi da appuntamento nel suo studio, mi da l'indirizzo e io vado nella tal via al tal numero, citofono e scendo scalette fino al seminterrato e in pochi istanti mi accorgo che proprio lì, in quello studio, c'era un tempo il teatro beat 72: riconosco i luoghi, la posizione del palcoscenico, eccetera: gli chiedo se la mia impressione è giusta e lui conferma.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@linnio<br />
pensa linnio, sono ri-capitato al beat 72, per caso.<br />
avevo bisogno di parlare con un certo professionista e lui mi da appuntamento nel suo studio, mi da l&#8217;indirizzo e io vado nella tal via al tal numero, citofono e scendo scalette fino al seminterrato e in pochi istanti mi accorgo che proprio lì, in quello studio, c&#8217;era un tempo il teatro beat 72: riconosco i luoghi, la posizione del palcoscenico, eccetera: gli chiedo se la mia impressione è giusta e lui conferma.</p>
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	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19708</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2006 08:07:48 +0000</pubDate>
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		<description>@ linnio
grazie linnio.
@furlen
dicevo che non bisogna dimenticare mai, secondo me, la nozione di lavoro che abita tenacemente e indissolubilmente quella di arte, con i connessi concetti di fatica, assiduità, mestiere, orari, strumenti e tecniche.
tutto questo nell'opera di paz si vede benissimo e si vede che alcune serie lui le tira via e lo dice, per fatica, per la troppa fatica.
forse maledettismo significa disincanto e disperazione e non credere a niente e rifiutare in blocco ogni regola mentale, eccetera: è questo il fuoco di cui parli? se sì, allora condivido.

io invece mi commuovo, ma non riesco più a trovarla, quando leggo la storia del ragazzo che va la mattina presto a remare su un pattino al largo di s. benedetto e sente da lontano i rumori della spiaggia, attutiti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ linnio<br />
grazie linnio.<br />
@furlen<br />
dicevo che non bisogna dimenticare mai, secondo me, la nozione di lavoro che abita tenacemente e indissolubilmente quella di arte, con i connessi concetti di fatica, assiduità, mestiere, orari, strumenti e tecniche.<br />
tutto questo nell&#8217;opera di paz si vede benissimo e si vede che alcune serie lui le tira via e lo dice, per fatica, per la troppa fatica.<br />
forse maledettismo significa disincanto e disperazione e non credere a niente e rifiutare in blocco ogni regola mentale, eccetera: è questo il fuoco di cui parli? se sì, allora condivido.</p>
<p>io invece mi commuovo, ma non riesco più a trovarla, quando leggo la storia del ragazzo che va la mattina presto a remare su un pattino al largo di s. benedetto e sente da lontano i rumori della spiaggia, attutiti.</p>
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	<item>
		<title>Di: linnio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19706</link>
		<dc:creator>linnio</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2006 06:25:08 +0000</pubDate>
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		<description>per tashtego: il titolo del libro di Cordelli è:"proprietà perduta", Guanda. Cordelli, insieme a Simone Carella del Beat 72( teatro off romano), era  uno dei deus ex machina della manifestazione. Forse da lì la confusione con il beat.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>per tashtego: il titolo del libro di Cordelli è:&#8221;proprietà perduta&#8221;, Guanda. Cordelli, insieme a Simone Carella del Beat 72( teatro off romano), era  uno dei deus ex machina della manifestazione. Forse da lì la confusione con il beat.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19678</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2006 20:15:51 +0000</pubDate>
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		<description>Da ignorante del fumetto, vorrei ricordare anche quelli di Valvoline: Brolli, Igort, Jori, Mattotti, Carpinteri. 

Non vorrei sbagliarmi ma mi pare che Sparagna stia in cattivissime acque economiche.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Da ignorante del fumetto, vorrei ricordare anche quelli di Valvoline: Brolli, Igort, Jori, Mattotti, Carpinteri. </p>
<p>Non vorrei sbagliarmi ma mi pare che Sparagna stia in cattivissime acque economiche.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: furlen</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19671</link>
		<dc:creator>furlen</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2006 19:08:20 +0000</pubDate>
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		<description>Non  so se essere d'accordo con te su frigidaire. Sparagna credo abbia avuto un ruolo - e ce l'ha ancora- veramente importante per questa ricerca estetica e per la rivoluzione del fumetto che fecero. In fondo è stato sempre in prima linea , cannibale, il male, frigidaire...) e devo dire che averlo incontrato qualche tempo fa è stata quasi una rivelazione. Il discorso del maledetto - poi pero' mi spieghi perché i maledetti non dovrebbero farsi il culo, lavorare ecc- lo avevo usato nel senso della disperazione cui la vignetta della quercia con tutti loro faceva da contrappunto. Su Linus credo furono pubblicate poco dopo la morte due bellissime tavole dello stesso Pazienza o forse quattro. Vi si raccontava di un pianista free jazz credo, ma veramente vado a memoria, che muore alla fine tragicamente. Lo si era definito quasi un testamento e devo dire che - adesso non urlate allo scandalo , soprattutto i freddi di chiamata- alla fine della lettura mi accorsi di aver pianto.Tamburini, Pazienza e molti altri, purtroppo tanti di cui non si sa più nulla avevano un fuoco dentro. Che li si chiami maledetti,  eroinomani, o tossici, quello che volete, non toglie nulla alla grandezza dell'opera. Pero' ragionieri no, mi oppongo.
 
effeffe</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non  so se essere d&#8217;accordo con te su frigidaire. Sparagna credo abbia avuto un ruolo - e ce l&#8217;ha ancora- veramente importante per questa ricerca estetica e per la rivoluzione del fumetto che fecero. In fondo è stato sempre in prima linea , cannibale, il male, frigidaire&#8230;) e devo dire che averlo incontrato qualche tempo fa è stata quasi una rivelazione. Il discorso del maledetto - poi pero&#8217; mi spieghi perché i maledetti non dovrebbero farsi il culo, lavorare ecc- lo avevo usato nel senso della disperazione cui la vignetta della quercia con tutti loro faceva da contrappunto. Su Linus credo furono pubblicate poco dopo la morte due bellissime tavole dello stesso Pazienza o forse quattro. Vi si raccontava di un pianista free jazz credo, ma veramente vado a memoria, che muore alla fine tragicamente. Lo si era definito quasi un testamento e devo dire che - adesso non urlate allo scandalo , soprattutto i freddi di chiamata- alla fine della lettura mi accorsi di aver pianto.Tamburini, Pazienza e molti altri, purtroppo tanti di cui non si sa più nulla avevano un fuoco dentro. Che li si chiami maledetti,  eroinomani, o tossici, quello che volete, non toglie nulla alla grandezza dell&#8217;opera. Pero&#8217; ragionieri no, mi oppongo.</p>
<p>effeffe</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19628</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2006 09:14:15 +0000</pubDate>
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		<description>non ho letto tutti i commenti, dunque sorry.
but, voglio dire che il mito del maledettismo è ridicolmente giovanil-piccolo borghese.
pazienza era uno che lavorava duro, si faceva il culo e si guadagnava il pane disegnando gente e ambienti che conosceva, con rara efficacia e lucidità, grande tecnica, spesso arte.
e poi, come tanti allora facevano, si drogava.
se qualcuno ha bisogno di pensare che a causa di tutto questo era pure "maledetto", faccia pure: ma la cosa, messa così, fa un po' ride, come si disce qui.
invece un discorso a parte meriterebbe il maledettismo metropolitano di maniera, tutto droga sperma e caccole, di frigidaire.
attenzione: frigidaire era una bellissima rivista che riuniva un gruppo di notevoli talenti, alcuni dei quali allevati ne Il Male, come lo stesso Paz, come Liberatore, eccetera.
ma non mi ha mai convinto del tutto l'estetica della "schiuma" metropolitana, che sembrava essere il vessillo della rivista.
ci vedevo un che di furbo, di calcolato. 
ci vedevo la ricerca di un target di lettori.
ecco.
aggiungo che a rileggere oggi quei materiali ci sarebbe molto da capire sul percorso di quelle generazioni, e non solo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non ho letto tutti i commenti, dunque sorry.<br />
but, voglio dire che il mito del maledettismo è ridicolmente giovanil-piccolo borghese.<br />
pazienza era uno che lavorava duro, si faceva il culo e si guadagnava il pane disegnando gente e ambienti che conosceva, con rara efficacia e lucidità, grande tecnica, spesso arte.<br />
e poi, come tanti allora facevano, si drogava.<br />
se qualcuno ha bisogno di pensare che a causa di tutto questo era pure &#8220;maledetto&#8221;, faccia pure: ma la cosa, messa così, fa un po&#8217; ride, come si disce qui.<br />
invece un discorso a parte meriterebbe il maledettismo metropolitano di maniera, tutto droga sperma e caccole, di frigidaire.<br />
attenzione: frigidaire era una bellissima rivista che riuniva un gruppo di notevoli talenti, alcuni dei quali allevati ne Il Male, come lo stesso Paz, come Liberatore, eccetera.<br />
ma non mi ha mai convinto del tutto l&#8217;estetica della &#8220;schiuma&#8221; metropolitana, che sembrava essere il vessillo della rivista.<br />
ci vedevo un che di furbo, di calcolato.<br />
ci vedevo la ricerca di un target di lettori.<br />
ecco.<br />
aggiungo che a rileggere oggi quei materiali ci sarebbe molto da capire sul percorso di quelle generazioni, e non solo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19622</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jan 2006 07:51:01 +0000</pubDate>
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		<description>@
linnio
bello il tuo commento, centrato e vero.
solo che quello non era un "festival beat", era un festival di poesia al quale partecipavano anche poeti beat e in particolare, se non sbaglio, Ginsberg, Corso, forse Di Prima.
puoi postare qui titolo ed editore del libro di cordelli?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@<br />
linnio<br />
bello il tuo commento, centrato e vero.<br />
solo che quello non era un &#8220;festival beat&#8221;, era un festival di poesia al quale partecipavano anche poeti beat e in particolare, se non sbaglio, Ginsberg, Corso, forse Di Prima.<br />
puoi postare qui titolo ed editore del libro di cordelli?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: biribiri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19475</link>
		<dc:creator>biribiri</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2006 16:40:44 +0000</pubDate>
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		<description>cara gemma, ma non vedi che giochi a fare la capa? o tutto va bene, nel calderone?? cosa mi rappresenti?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>cara gemma, ma non vedi che giochi a fare la capa? o tutto va bene, nel calderone?? cosa mi rappresenti?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: corpodibacco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19419</link>
		<dc:creator>corpodibacco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2006 06:12:01 +0000</pubDate>
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		<description>@ blondillo:  io invece vent'anni li ho avuti negli anni novanta. Credo di aver letto il primo PAZ su alter o su linus a quattordici anni... e quando lui è morto ne avevo sedici... Dunque per me l'impressione è stata forte, ma al contempo come remota: era troppo presto per una identificazione totale con uno Zanna che era in gran parte incomprensibile... In ogni modo, anche a me diede la notizia qualcun'altro, forse mia madre: ricordo che pochi giorni dopo nelle edicole c'erano Cose D'Apaz e The Great, e i miei 4 rispiarmi se ne andarono lì. Fortunatamente in tanti traslochi che ho fatto, quegli albi li ho ancora.
Ma solo dopo ho iniziato a capire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ blondillo:  io invece vent&#8217;anni li ho avuti negli anni novanta. Credo di aver letto il primo PAZ su alter o su linus a quattordici anni&#8230; e quando lui è morto ne avevo sedici&#8230; Dunque per me l&#8217;impressione è stata forte, ma al contempo come remota: era troppo presto per una identificazione totale con uno Zanna che era in gran parte incomprensibile&#8230; In ogni modo, anche a me diede la notizia qualcun&#8217;altro, forse mia madre: ricordo che pochi giorni dopo nelle edicole c&#8217;erano Cose D&#8217;Apaz e The Great, e i miei 4 rispiarmi se ne andarono lì. Fortunatamente in tanti traslochi che ho fatto, quegli albi li ho ancora.<br />
Ma solo dopo ho iniziato a capire.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gemma Gaetani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19414</link>
		<dc:creator>Gemma Gaetani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2006 23:58:51 +0000</pubDate>
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		<description>Andrea, sei un appassionato, e si sente. Secondo me. 

Capi e seguaci sono quelli che usano la parola per persuadere, con scopo psicagogico, i primi, e quelli che ci cascano i secondi.

Ciao, ora vado a dormire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea, sei un appassionato, e si sente. Secondo me. </p>
<p>Capi e seguaci sono quelli che usano la parola per persuadere, con scopo psicagogico, i primi, e quelli che ci cascano i secondi.</p>
<p>Ciao, ora vado a dormire.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19405</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2006 22:48:26 +0000</pubDate>
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		<description>Baldrus, saranno certamente schemi delimitanti, però ci sono autori che hanno sacrificato il corpo, magari all'inizio li aiutava e poi non ne hanno più fatto a meno anche se gli impediva di lavorare. Non so, Marco Pesaresi, che scattava delle foto bellissime, piene di gioia di vivere, di stupore per lo spettacolo dell'esistenza, poi si consumava da solo fino ad ammazzarsi. Maledetto non sarà la parola migliore, ma è detta con partecipazione e con la consapevolezza che queste persone producevano malgrado tutto pienezza, gioia di vivere.  


@Gemma, più che sgradevole sei allusiva, tra gli "opinionisti e fan" ci sono io?
Chi è un capo, chi un seguace?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Baldrus, saranno certamente schemi delimitanti, però ci sono autori che hanno sacrificato il corpo, magari all&#8217;inizio li aiutava e poi non ne hanno più fatto a meno anche se gli impediva di lavorare. Non so, Marco Pesaresi, che scattava delle foto bellissime, piene di gioia di vivere, di stupore per lo spettacolo dell&#8217;esistenza, poi si consumava da solo fino ad ammazzarsi. Maledetto non sarà la parola migliore, ma è detta con partecipazione e con la consapevolezza che queste persone producevano malgrado tutto pienezza, gioia di vivere.  </p>
<p>@Gemma, più che sgradevole sei allusiva, tra gli &#8220;opinionisti e fan&#8221; ci sono io?<br />
Chi è un capo, chi un seguace?</p>
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		<title>Di: Gemma Gaetani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19402</link>
		<dc:creator>Gemma Gaetani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2006 22:04:22 +0000</pubDate>
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		<description>E, Andrea, non sono colta, né presuntuosa, ho soltanto ricevuto parecchie offese qui, da due mesi a questa parte, vere o ironiche, e allora ci si difende o si tenta di farsi capire. 
In assoluto comunque (ri)cerco maestri, preferisco leggere gli artisti che amo (imparare, dalle parole che essi - parole scritte o disegnate o girate con una telecamera o o o o o o - e critici che fungono da ermeneuti e da storici, più che da opinionisti e fan, hanno scritto). 
Poi non sopporto i capi, né i seguaci.
Infine talvolta sono sgradevole, come ora.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E, Andrea, non sono colta, né presuntuosa, ho soltanto ricevuto parecchie offese qui, da due mesi a questa parte, vere o ironiche, e allora ci si difende o si tenta di farsi capire.<br />
In assoluto comunque (ri)cerco maestri, preferisco leggere gli artisti che amo (imparare, dalle parole che essi - parole scritte o disegnate o girate con una telecamera o o o o o o - e critici che fungono da ermeneuti e da storici, più che da opinionisti e fan, hanno scritto).<br />
Poi non sopporto i capi, né i seguaci.<br />
Infine talvolta sono sgradevole, come ora.</p>
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		<title>Di: Gemma Gaetani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19400</link>
		<dc:creator>Gemma Gaetani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2006 21:58:32 +0000</pubDate>
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		<description>Credo che per un artista la fine sia rappresentata dall'ammirazione congiunta di quelli che ama e quelli che detesta. E dalla chiusura in uno stereotipo. Ma gli agenti lo chiamano successo. Andy Kaufman (il "comico" geniale) visse questa parabola sulla propria pelle, visse il paradosso di un pubblico che l'aveva osannato e poi rifiutato nel momento in cui, in estrema coerenza con quanto era per LUI la comicità, cioè continuo rilancio di un'anarchia, si rifiutava di reiterare i soliti sketch. La ricerca di un artista è fatta sempre di solitudine interiore, cosmica, metafisica, in uno spazio in cui esistono soltanto lui, il mondo come ente, e i suoi fantasmi (cioè flirtare con la morte). Qualunque pubblico fagocita, col suo "amore" o col suo odio, e non c'è niente da fare. Secondo me Andrea Pazienza non avrebbe amato la definizione "artista maledetto", si sarebbe messo a ridere, c'ho pensato tutto il pomeriggio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che per un artista la fine sia rappresentata dall&#8217;ammirazione congiunta di quelli che ama e quelli che detesta. E dalla chiusura in uno stereotipo. Ma gli agenti lo chiamano successo. Andy Kaufman (il &#8220;comico&#8221; geniale) visse questa parabola sulla propria pelle, visse il paradosso di un pubblico che l&#8217;aveva osannato e poi rifiutato nel momento in cui, in estrema coerenza con quanto era per LUI la comicità, cioè continuo rilancio di un&#8217;anarchia, si rifiutava di reiterare i soliti sketch. La ricerca di un artista è fatta sempre di solitudine interiore, cosmica, metafisica, in uno spazio in cui esistono soltanto lui, il mondo come ente, e i suoi fantasmi (cioè flirtare con la morte). Qualunque pubblico fagocita, col suo &#8220;amore&#8221; o col suo odio, e non c&#8217;è niente da fare. Secondo me Andrea Pazienza non avrebbe amato la definizione &#8220;artista maledetto&#8221;, si sarebbe messo a ridere, c&#8217;ho pensato tutto il pomeriggio.</p>
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		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19399</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2006 21:52:54 +0000</pubDate>
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		<description>Come immaginavo, Duccio. Io sono del 1966. Fra un mese esatto ne faccio 40.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Come immaginavo, Duccio. Io sono del 1966. Fra un mese esatto ne faccio 40.</p>
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	<item>
		<title>Di: Baldrus</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19396</link>
		<dc:creator>Baldrus</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2006 21:13:49 +0000</pubDate>
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		<description>E’ molto interessante la disputa sui “maledetti”. Questa definizione, va detto, è da sempre un metaconcetto dove c’è posto per tutti: è considerato maledetto anche Baudelaire, che ha effettivamente scritto uno dei testi più maledetti del suo secolo, ma come uomo era un dandy un po’ vile, che Sartre, per esempio, ha ridotto in briciole in quel feroce, e per certi aspetti discutibile, libro. Dunque chi è un artista maledetto, e Pazienza lo era? A mio avviso maledetto è chi si pone al di fuori della società, che lo rifiuta, e crea un’arte che non viene capita, anzi, viene osteggiata. Fa un’arte “contro”, dove contro non è necessariamente di contrasto, di attacco, di provocazione; ma è “altro”, per il suo tempo, per la cultura in cui trova costretto a lavorare. Così la società lo emargina, lo sbertuccia, lo insulta, lo caccia nel buio. E lui, dal buio, continua a creare, ma si consuma, si distrugge. E’ sicuramente un’immagine romantica, di chi pone la creazione artistica, il proprio furore creativo inspiegabile, immutabile, al centro del mondo. Dunque Paz lo era? La sua vita breve e tormentata, la sua fragilità, la sua creatività, e il suo flirtare con la morte, come molti della sua generazione, sembrano confermarlo; riguardo la sua opera il discorso è meno chiaro secondo me. Ha ritratto frange giovanili maledette, gli “studelinquenti” Zanardi, Colas; ha creato un personaggio malinconico e allucinato come Pentothal; ma ha lavorato anche per Fellini, anche se poi lo ha attaccato con violenza, perché la collaborazione non è andata tanto bene; ha trattato nei suoi lavori la droga, talvolta rendendola persino affascinante, in un gioco mortale di seduzione; ma lui, con Ranxerox, ha di fatto creato un’estetica di arte giovanile che era diventata di gran moda. Quando andavo a Milano nei grandi studi fotografici a fare l’assistente, per cercare di migliorare la mia tecnica, tutti quei modaioli, quelle redattrici nerovestite, quei redattori delle riviste “glam” venivano a vedermi e dicevano: “no, sei di fri-gi-dèr? Ma dav-vero?”. Ed io che mi sentivo come una specie di scimmia in mostra, e non sapevo che cavolo dire. Quel “dav-vero” lo dobbiamo soprattutto a lui, a Paz, lui aveva creato il glamour, lui faceva “strippare” quelli chiccosi. Dunque possiamo parlare di artista maledetto? Forse mi sento più dalla parte di Andrea Barbieri, ma davvero non so trovare una risposta sicura. Perché forse non c’è una risposta, e questi schemi sono troppo autoritari e delimitanti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E’ molto interessante la disputa sui “maledetti”. Questa definizione, va detto, è da sempre un metaconcetto dove c’è posto per tutti: è considerato maledetto anche Baudelaire, che ha effettivamente scritto uno dei testi più maledetti del suo secolo, ma come uomo era un dandy un po’ vile, che Sartre, per esempio, ha ridotto in briciole in quel feroce, e per certi aspetti discutibile, libro. Dunque chi è un artista maledetto, e Pazienza lo era? A mio avviso maledetto è chi si pone al di fuori della società, che lo rifiuta, e crea un’arte che non viene capita, anzi, viene osteggiata. Fa un’arte “contro”, dove contro non è necessariamente di contrasto, di attacco, di provocazione; ma è “altro”, per il suo tempo, per la cultura in cui trova costretto a lavorare. Così la società lo emargina, lo sbertuccia, lo insulta, lo caccia nel buio. E lui, dal buio, continua a creare, ma si consuma, si distrugge. E’ sicuramente un’immagine romantica, di chi pone la creazione artistica, il proprio furore creativo inspiegabile, immutabile, al centro del mondo. Dunque Paz lo era? La sua vita breve e tormentata, la sua fragilità, la sua creatività, e il suo flirtare con la morte, come molti della sua generazione, sembrano confermarlo; riguardo la sua opera il discorso è meno chiaro secondo me. Ha ritratto frange giovanili maledette, gli “studelinquenti” Zanardi, Colas; ha creato un personaggio malinconico e allucinato come Pentothal; ma ha lavorato anche per Fellini, anche se poi lo ha attaccato con violenza, perché la collaborazione non è andata tanto bene; ha trattato nei suoi lavori la droga, talvolta rendendola persino affascinante, in un gioco mortale di seduzione; ma lui, con Ranxerox, ha di fatto creato un’estetica di arte giovanile che era diventata di gran moda. Quando andavo a Milano nei grandi studi fotografici a fare l’assistente, per cercare di migliorare la mia tecnica, tutti quei modaioli, quelle redattrici nerovestite, quei redattori delle riviste “glam” venivano a vedermi e dicevano: “no, sei di fri-gi-dèr? Ma dav-vero?”. Ed io che mi sentivo come una specie di scimmia in mostra, e non sapevo che cavolo dire. Quel “dav-vero” lo dobbiamo soprattutto a lui, a Paz, lui aveva creato il glamour, lui faceva “strippare” quelli chiccosi. Dunque possiamo parlare di artista maledetto? Forse mi sento più dalla parte di Andrea Barbieri, ma davvero non so trovare una risposta sicura. Perché forse non c’è una risposta, e questi schemi sono troppo autoritari e delimitanti.</p>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19393</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2006 20:17:34 +0000</pubDate>
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		<description>Guarda io pensavo sulle 40.000 copie quando andava bene, insomma non si possono chiamare cose popolari. 

Io mi sono fatto questa idea di te, che tu hai studiato e letto e tutto il resto, che non sei assolutamente una testa vuota, anzi sei molto colta, e forse il problema è questo, che tu ti senti colta e allora arrivi e cacci un giudizio nella forma di un precetto: siete berlusconiani, barbieri è un lacché, caio non sa scrivere, il livello è basso, non devi usare questa parola...
Forse, basterebbe cambiare stile per avere la dialettica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Guarda io pensavo sulle 40.000 copie quando andava bene, insomma non si possono chiamare cose popolari. </p>
<p>Io mi sono fatto questa idea di te, che tu hai studiato e letto e tutto il resto, che non sei assolutamente una testa vuota, anzi sei molto colta, e forse il problema è questo, che tu ti senti colta e allora arrivi e cacci un giudizio nella forma di un precetto: siete berlusconiani, barbieri è un lacché, caio non sa scrivere, il livello è basso, non devi usare questa parola&#8230;<br />
Forse, basterebbe cambiare stile per avere la dialettica.</p>
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		<title>Di: Gemma Gaetani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19382</link>
		<dc:creator>Gemma Gaetani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2006 19:36:18 +0000</pubDate>
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		<description>"Cannibale" fu un giornale underground di massa perché anche se era stampato in 300 copie aveva l'aspirazione di parlare a tutti. Questa prima esperienza segnó il superamento dei vari fogli del '77 che erano una commistione di fraseologia rivoluzionaria e di letteratura. Intanto, nello stesso periodo, per iniziativa di Pino Zac e di Vincino nacque "I quaderni del sale", un giornale piú propriamente legato alla tradizione della satira di sinistra, mentre il quotidiano "Lotta Continua" cominció la pubblicazione di un inserto satirico che si chiamava "l'Avventurista". Fu in questi giornali, che vissero pochi mesi, che si formarono i protagonisti del Male. 

In queste esperienze pilota si scelse la battuta, lo scherzo, la scrittura "demenziale", e soprattutto il fumetto come strumenti di comunicazione piú "bassi" piú popolari, piú recepibili a livello di massa. Per quanto riguarda i fumetti per esempio si scoprí una cosa, magari banale ma per noi importante, e cioé che non era assolutamente necessario saper disegnare bene o possedere una qualche tecnica particolarmente raffinata. Dal punto di vista dei contenuti quei fumetti, a differenza di quelli degli anni Sessanta e Settanta, non avevano una funzione di evasione ma di denuncia ironica e graffiante della miseria della vita quotidiana che mirava a distruggere il mito della societá reale ordinata e razionale. Questi elementi sono poi stati riassunti dalle solite schematizzazioni linguistico-filosofiche dei media come pura demenzialitá; un modo per impoverire un percorso di intelligenza e di conoscenza. 

Questi giornali si facevano dentro il movimento in una situazione assembleare in cui si incontravano delle persone intere e non delle frazioni di persone, come si incontrano nei meeting societari in cui ognuno interpreta il suo piccolo ruolo di specializzazione e di professionalizzazione. Dalla crisi di questi giornali, nel febbraio del '78, nasce il "Male". All'inizio non c'era una redazione fissa. I primi numeri erano piuttosto brutti perché quel che piú spiccava era il cattivo gusto di una satira vecchia, volgare e di maniera con i soliti stereotipi della sinistra che attacca la destra. A cambiare radicalmente l'orientamento del giornale fu il rapimento Moro. Lo sviluppo della vicenda Moro andó in parallelo con lo sviluppo del "Male" come impatto che esso ebbe sulle minoranze di massa del movimento che agivano comunicazione sociale nel senso della loro capacitá di produrre mutamenti reali di opinione. Il "Male" fu l'unico giornale a ribaltare l'operazione ipocrita di santificazione della figura di Moro operata dai media ufficiali. 

Dopo l'uccisione di Moro, il "Male" aprí la fase dei falsi, che consistevano nella riproduzione delle testate dei maggiori quotidiani nazionali. Il primo fu quello del Corriere dello sport che annunciava I'annullamento dei mondiali di calcio. Poi ci fu quello dell'"Unitá" che titolava a caratteri cubitali: Basta con la DC. Era ancora il periodo dell'unitá nazionale, del governo delle astensioni e destino volle che il titolo di quel falso anticipasse la scelta che il Pci prese veramente l'anno successivo. La fortuna del falso dell'"Unitá" poggiava evidentemente su un immaginario che si intuiva desiderato per il "popolo di sinistra". 

Le vendite ebbero un'impennata salendo fino alle 50.000 copie. Seguirono altri falsi clamorosi come quello del "Corriere della Sera" che annunciava lo sbarco degli Ufo, quello del "Giorno" con I'arresto di Ugo Tognazzi come capo delle Brigate Rosse, quello di "Repubblica" che proclamava: Lo Stato si é estinto. 

Parallelamente al successo di pubblico e di vendite correvano le denunce e le perquisizioni in redazione e nelle case dei redattori. Io fui arrestato e incarcerato per quattro giorni, ma questo valse, piú che da deterrente, da incentivo pubblicitario, portando le vendite del giornale a 80.000 copie. L'esperienza del Male, almeno nei suoi aspetti piú originali, finirá nel 1980 anche se il giornale proseguirá con altre redazioni fino al 1982. Nell'80 io, Scozzari, Mattioli, Tamburini, Pazienza, Liberatore, cioé il gruppo di "Cannibale", decidemmo di lasciare quell'esperienza e di promuovere la rivista "Frigidaire", partendo dalla convinzione che la satira di fine anni Settanta non era piú adeguata a svolgere un ruolo efficace nello scenario del decennio che si apriva; un decennio molto ambiguo in cui da un lato si assisteva al montare dell'ideologia del denaro, del successo, del potere, mentre dall'altro si constatava come l'esito finale della deriva degli armati aprisse moltissimi e inediti canali di passaggio a una nuova comunicazione. 

(Da un'intervista a Vincenzo Sparagno, http://www.complessoperforma.it/77WEB/77-70.HTM) 

Andrea, sei troppo assolutista, non mi piace parlare con te, non è dialettico, sembra una gara a chi la vince, una lotta, non capisci - spesso -quanto intendo dire. Un artista esperienziale è uno che esperisce quanto artistizza. Non tutti lo fanno. Se ci pensi bene. Preferivo questa definizione a quella di "artista maledetto", che credo non sarebbe piaciuta nemmeno a Pazienza, tronfia e vuota com'è, oggi come oggi, ridicola. Pazienza ha fatto quello che ha potuto e voluto, su questa Terra, e non è stato poco, Haring lo stesso, Basquiat pure, tanti, tutti. Cari saluti comunque, è evidente che mi ritieni una testa vuota nella quale travasare idee, ma credimi, ne ho di mie, coltivate negli anni, nello studio, nella lettura e nella riflessione. Silenziosi.)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Cannibale&#8221; fu un giornale underground di massa perché anche se era stampato in 300 copie aveva l&#8217;aspirazione di parlare a tutti. Questa prima esperienza segnó il superamento dei vari fogli del &#8216;77 che erano una commistione di fraseologia rivoluzionaria e di letteratura. Intanto, nello stesso periodo, per iniziativa di Pino Zac e di Vincino nacque &#8220;I quaderni del sale&#8221;, un giornale piú propriamente legato alla tradizione della satira di sinistra, mentre il quotidiano &#8220;Lotta Continua&#8221; cominció la pubblicazione di un inserto satirico che si chiamava &#8220;l&#8217;Avventurista&#8221;. Fu in questi giornali, che vissero pochi mesi, che si formarono i protagonisti del Male. </p>
<p>In queste esperienze pilota si scelse la battuta, lo scherzo, la scrittura &#8220;demenziale&#8221;, e soprattutto il fumetto come strumenti di comunicazione piú &#8220;bassi&#8221; piú popolari, piú recepibili a livello di massa. Per quanto riguarda i fumetti per esempio si scoprí una cosa, magari banale ma per noi importante, e cioé che non era assolutamente necessario saper disegnare bene o possedere una qualche tecnica particolarmente raffinata. Dal punto di vista dei contenuti quei fumetti, a differenza di quelli degli anni Sessanta e Settanta, non avevano una funzione di evasione ma di denuncia ironica e graffiante della miseria della vita quotidiana che mirava a distruggere il mito della societá reale ordinata e razionale. Questi elementi sono poi stati riassunti dalle solite schematizzazioni linguistico-filosofiche dei media come pura demenzialitá; un modo per impoverire un percorso di intelligenza e di conoscenza. </p>
<p>Questi giornali si facevano dentro il movimento in una situazione assembleare in cui si incontravano delle persone intere e non delle frazioni di persone, come si incontrano nei meeting societari in cui ognuno interpreta il suo piccolo ruolo di specializzazione e di professionalizzazione. Dalla crisi di questi giornali, nel febbraio del &#8216;78, nasce il &#8220;Male&#8221;. All&#8217;inizio non c&#8217;era una redazione fissa. I primi numeri erano piuttosto brutti perché quel che piú spiccava era il cattivo gusto di una satira vecchia, volgare e di maniera con i soliti stereotipi della sinistra che attacca la destra. A cambiare radicalmente l&#8217;orientamento del giornale fu il rapimento Moro. Lo sviluppo della vicenda Moro andó in parallelo con lo sviluppo del &#8220;Male&#8221; come impatto che esso ebbe sulle minoranze di massa del movimento che agivano comunicazione sociale nel senso della loro capacitá di produrre mutamenti reali di opinione. Il &#8220;Male&#8221; fu l&#8217;unico giornale a ribaltare l&#8217;operazione ipocrita di santificazione della figura di Moro operata dai media ufficiali. </p>
<p>Dopo l&#8217;uccisione di Moro, il &#8220;Male&#8221; aprí la fase dei falsi, che consistevano nella riproduzione delle testate dei maggiori quotidiani nazionali. Il primo fu quello del Corriere dello sport che annunciava I&#8217;annullamento dei mondiali di calcio. Poi ci fu quello dell&#8217;&#8221;Unitá&#8221; che titolava a caratteri cubitali: Basta con la DC. Era ancora il periodo dell&#8217;unitá nazionale, del governo delle astensioni e destino volle che il titolo di quel falso anticipasse la scelta che il Pci prese veramente l&#8217;anno successivo. La fortuna del falso dell&#8217;&#8221;Unitá&#8221; poggiava evidentemente su un immaginario che si intuiva desiderato per il &#8220;popolo di sinistra&#8221;. </p>
<p>Le vendite ebbero un&#8217;impennata salendo fino alle 50.000 copie. Seguirono altri falsi clamorosi come quello del &#8220;Corriere della Sera&#8221; che annunciava lo sbarco degli Ufo, quello del &#8220;Giorno&#8221; con I&#8217;arresto di Ugo Tognazzi come capo delle Brigate Rosse, quello di &#8220;Repubblica&#8221; che proclamava: Lo Stato si é estinto. </p>
<p>Parallelamente al successo di pubblico e di vendite correvano le denunce e le perquisizioni in redazione e nelle case dei redattori. Io fui arrestato e incarcerato per quattro giorni, ma questo valse, piú che da deterrente, da incentivo pubblicitario, portando le vendite del giornale a 80.000 copie. L&#8217;esperienza del Male, almeno nei suoi aspetti piú originali, finirá nel 1980 anche se il giornale proseguirá con altre redazioni fino al 1982. Nell&#8217;80 io, Scozzari, Mattioli, Tamburini, Pazienza, Liberatore, cioé il gruppo di &#8220;Cannibale&#8221;, decidemmo di lasciare quell&#8217;esperienza e di promuovere la rivista &#8220;Frigidaire&#8221;, partendo dalla convinzione che la satira di fine anni Settanta non era piú adeguata a svolgere un ruolo efficace nello scenario del decennio che si apriva; un decennio molto ambiguo in cui da un lato si assisteva al montare dell&#8217;ideologia del denaro, del successo, del potere, mentre dall&#8217;altro si constatava come l&#8217;esito finale della deriva degli armati aprisse moltissimi e inediti canali di passaggio a una nuova comunicazione. </p>
<p>(Da un&#8217;intervista a Vincenzo Sparagno, <a href="http://www.complessoperforma.it/77WEB/77-70.HTM" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.complessoperforma.it');" rel="nofollow">http://www.complessoperforma.it/77WEB/77-70.HTM</a>) </p>
<p>Andrea, sei troppo assolutista, non mi piace parlare con te, non è dialettico, sembra una gara a chi la vince, una lotta, non capisci - spesso -quanto intendo dire. Un artista esperienziale è uno che esperisce quanto artistizza. Non tutti lo fanno. Se ci pensi bene. Preferivo questa definizione a quella di &#8220;artista maledetto&#8221;, che credo non sarebbe piaciuta nemmeno a Pazienza, tronfia e vuota com&#8217;è, oggi come oggi, ridicola. Pazienza ha fatto quello che ha potuto e voluto, su questa Terra, e non è stato poco, Haring lo stesso, Basquiat pure, tanti, tutti. Cari saluti comunque, è evidente che mi ritieni una testa vuota nella quale travasare idee, ma credimi, ne ho di mie, coltivate negli anni, nello studio, nella lettura e nella riflessione. Silenziosi.)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19378</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2006 19:07:07 +0000</pubDate>
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		<description>Sarebbe bello a questo punto ricordare un altro artista maledetto: Marco Pesaresi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe bello a questo punto ricordare un altro artista maledetto: Marco Pesaresi.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19377</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2006 19:04:02 +0000</pubDate>
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		<description>Pazienza è stato un artista molto superiore a Haring o Basquiat, in qualsiasi campo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pazienza è stato un artista molto superiore a Haring o Basquiat, in qualsiasi campo.</p>
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	</item>
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19376</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2006 19:00:12 +0000</pubDate>
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		<description>Non so chi siano o cosa facciano DJ Francesco e Kate Moss.
Torniamo a Pazienza.
La sua a scelta a un certo punto, in cui era giovanissimo e vendeva quadri, è stata quella di smettere di dipingere, smettere di produrre racconti che si risolvevano in un quadratino, anzi quadrettone dato che dipingeva - anzi spennarellava - su dimensioni rispettabili.
Smette perché sceglie il medium più popolare possibile?
Prima di rispondere occorre ragionare su queste cose:
- La pittura può essere un medium assolutamente popolare, quella di Pazienza lo era sicuramente. Ci sono molte più persone che sanno chi è Van Gogh di quante conoscono Winsor MacCay, eppure sono stati due maestri dello stesso calibro. Oltretutto al tempo di Pazienza le riviste che ospitavano le sue storie avevano una certa popolarità ma non pensare che avessero così tanti lettori.

- I fumettisti, producono dipinti e fanno fumetti (cito solo qualche illustre esempio Feininger, Munoz, Mattotti, Gipi). Non sono due attività incompatibili, anzi spesso l'esperienza della pittura aiuta a crescere il fumettista, e viceversa. 

- Un fumettista è un narratore, è uno scrittore che usa parole e immagini: il suo istinto è raccontare storie. Questo è l'unica buona ragione per sedersi al tavolo da disegno invece che al cavalletto. 

- Pazienza diceva di non voler vedere i suoi quadri pulsare nelle camere da letto dei farmacisti: lo diceva lui, non un altro, un critico. Detta da uno col suo talento è la tipica frase da suicidio poetico. Per fortuna suicidò una sola parte di sé.

- Pazienza non ha vissuto come Paul Klee che dedicava con metodicità la giornata, tutta la vita, alla ricerca pittorica e solo una malattia lo avrebbe potuto fermare. La vita di Klee era diversa da quella di Pazienza (se questa diversità la vuoi chiamare esperienza/non esperienza fa' pure, ma secondo me è una parola che confonde).

Mr McCay
http://www.bpib.com/illustrat/mccaypho.jpg</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non so chi siano o cosa facciano DJ Francesco e Kate Moss.<br />
Torniamo a Pazienza.<br />
La sua a scelta a un certo punto, in cui era giovanissimo e vendeva quadri, è stata quella di smettere di dipingere, smettere di produrre racconti che si risolvevano in un quadratino, anzi quadrettone dato che dipingeva - anzi spennarellava - su dimensioni rispettabili.<br />
Smette perché sceglie il medium più popolare possibile?<br />
Prima di rispondere occorre ragionare su queste cose:<br />
- La pittura può essere un medium assolutamente popolare, quella di Pazienza lo era sicuramente. Ci sono molte più persone che sanno chi è Van Gogh di quante conoscono Winsor MacCay, eppure sono stati due maestri dello stesso calibro. Oltretutto al tempo di Pazienza le riviste che ospitavano le sue storie avevano una certa popolarità ma non pensare che avessero così tanti lettori.</p>
<p>- I fumettisti, producono dipinti e fanno fumetti (cito solo qualche illustre esempio Feininger, Munoz, Mattotti, Gipi). Non sono due attività incompatibili, anzi spesso l&#8217;esperienza della pittura aiuta a crescere il fumettista, e viceversa. </p>
<p>- Un fumettista è un narratore, è uno scrittore che usa parole e immagini: il suo istinto è raccontare storie. Questo è l&#8217;unica buona ragione per sedersi al tavolo da disegno invece che al cavalletto. </p>
<p>- Pazienza diceva di non voler vedere i suoi quadri pulsare nelle camere da letto dei farmacisti: lo diceva lui, non un altro, un critico. Detta da uno col suo talento è la tipica frase da suicidio poetico. Per fortuna suicidò una sola parte di sé.</p>
<p>- Pazienza non ha vissuto come Paul Klee che dedicava con metodicità la giornata, tutta la vita, alla ricerca pittorica e solo una malattia lo avrebbe potuto fermare. La vita di Klee era diversa da quella di Pazienza (se questa diversità la vuoi chiamare esperienza/non esperienza fa&#8217; pure, ma secondo me è una parola che confonde).</p>
<p>Mr McCay<br />
<a href="http://www.bpib.com/illustrat/mccaypho.jpg" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.bpib.com');" rel="nofollow">http://www.bpib.com/illustrat/mccaypho.jpg</a></p>
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		<title>Di: Mia Hoffmann</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/03/la-delegazione-arrivo-a-massa-senza-troppi-casini/#comment-19373</link>
		<dc:creator>Mia Hoffmann</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2006 18:46:09 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie Battistrada, 
è uno splendido tributo (ho i lacrimoni e il suo nodo in gola).

Mia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Battistrada,<br />
è uno splendido tributo (ho i lacrimoni e il suo nodo in gola).</p>
<p>Mia</p>
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