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	<title>Commenti a: Come si muore</title>
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		<title>Di: Giorgio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-31682</link>
		<dc:creator>Giorgio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2006 14:54:15 +0000</pubDate>
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		<description>christian, il tuo intervento è davvero bello e sottile. una sola cosa (e scusa se sono pedante, ma sto cercando di disintossicarmi dall&#039;alcool): dire che &quot;per me&quot; le parole di quattrocchi non hanno un senso - nella maniera in cui wittgenstein lo intende - è una contraddizione in termini. proprio perchè, stante l&#039;argomento del linguaggio privato, dire che &quot;per me&quot; una cosa non ha senso (tipo &quot;cesare è palla&quot;) è sbagliato. o ha un senso pubblicamente condiviso, o non ce l&#039;ha.
e &quot;ora vi faccio vedere come muore in italiano&quot; mi sembra una proposizione totalmente comprensibile, molto diversa da &quot;cesare è palla&quot;.
tutto qua. :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>christian, il tuo intervento è davvero bello e sottile. una sola cosa (e scusa se sono pedante, ma sto cercando di disintossicarmi dall&#8217;alcool): dire che &#8220;per me&#8221; le parole di quattrocchi non hanno un senso &#8211; nella maniera in cui wittgenstein lo intende &#8211; è una contraddizione in termini. proprio perchè, stante l&#8217;argomento del linguaggio privato, dire che &#8220;per me&#8221; una cosa non ha senso (tipo &#8220;cesare è palla&#8221;) è sbagliato. o ha un senso pubblicamente condiviso, o non ce l&#8217;ha.<br />
e &#8220;ora vi faccio vedere come muore in italiano&#8221; mi sembra una proposizione totalmente comprensibile, molto diversa da &#8220;cesare è palla&#8221;.<br />
tutto qua. :)</p>
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		<title>Di: Cristoforo Prodan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20996</link>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2006 20:06:29 +0000</pubDate>
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		<description>Ebbene sì, oggi è stato detto anche questo. Quattrocchi è un eroe e ci ricorda Perlasca. Lo ha detto il vicepremier Gianfranco Fini proprio nel giorno della memoria...
Quo usque tandem abutere, [...], patientia nostra?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ebbene sì, oggi è stato detto anche questo. Quattrocchi è un eroe e ci ricorda Perlasca. Lo ha detto il vicepremier Gianfranco Fini proprio nel giorno della memoria&#8230;<br />
Quo usque tandem abutere, [...], patientia nostra?</p>
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	<item>
		<title>Di: PPP</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20905</link>
		<dc:creator>PPP</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2006 13:32:35 +0000</pubDate>
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		<description>Trovo che la frase finale di Quattrocchi non sia in sé peggiore di tutti gli slogan che ci propinano. Semmai ciò che è grave è proprio questa comunicazione gravida solo di slogan e frasi fatte, che rimanda continuamente a un sistema di cose presunte e risapute che invece non sono sapute per niente e si confermano e circolano solo in misura del loro essere abusate. La situazione si aggrava perché la politica fa riferimento solo a questo circo qui, e invece di promuovere modi di vita, riflessioni e visioni comunitarie per lo più si arrabatta nella caccia continua al consenso, lasciandoci, come si è detto, tra due fuochi, o meglio in un inferno totale e senza senso. Ancora più ridicola (e senza dignità umana) diventa una situazione casareccia che non tiene in conto lo stato di emergenza e il dolore e le conseguenze internazionali di guerre ed economie ben più pesanti di questo parlare per sottintesi e scorciatoie invece a servizio di potere e privilegi, per quanto pericolosi, piccoli e assurdi. Quattrocchi per me non era un eroe, e chiunque lo dice, in fondo sperando di esserlo a sua volta, lo è ancora meno, perché quello almeno è morto e questo ci specula solo sopra.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo che la frase finale di Quattrocchi non sia in sé peggiore di tutti gli slogan che ci propinano. Semmai ciò che è grave è proprio questa comunicazione gravida solo di slogan e frasi fatte, che rimanda continuamente a un sistema di cose presunte e risapute che invece non sono sapute per niente e si confermano e circolano solo in misura del loro essere abusate. La situazione si aggrava perché la politica fa riferimento solo a questo circo qui, e invece di promuovere modi di vita, riflessioni e visioni comunitarie per lo più si arrabatta nella caccia continua al consenso, lasciandoci, come si è detto, tra due fuochi, o meglio in un inferno totale e senza senso. Ancora più ridicola (e senza dignità umana) diventa una situazione casareccia che non tiene in conto lo stato di emergenza e il dolore e le conseguenze internazionali di guerre ed economie ben più pesanti di questo parlare per sottintesi e scorciatoie invece a servizio di potere e privilegi, per quanto pericolosi, piccoli e assurdi. Quattrocchi per me non era un eroe, e chiunque lo dice, in fondo sperando di esserlo a sua volta, lo è ancora meno, perché quello almeno è morto e questo ci specula solo sopra.</p>
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	<item>
		<title>Di: Ulisse Fiolo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20876</link>
		<dc:creator>Ulisse Fiolo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2006 23:15:53 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Amare è agire&quot;: ecco l&#039;ultima frase che Victor Hugo ha scritto, riportata in corrispondenza con la data di morte nella cronologia dell&#039;autore di un libro di sue poesie edito di recente. &quot;Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito.&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Amare è agire&#8221;: ecco l&#8217;ultima frase che Victor Hugo ha scritto, riportata in corrispondenza con la data di morte nella cronologia dell&#8217;autore di un libro di sue poesie edito di recente. &#8220;Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito.&#8221;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: mag</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20681</link>
		<dc:creator>mag</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2006 00:34:23 +0000</pubDate>
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		<description>I &quot;grandi&quot; non muoiono mai</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I &#8220;grandi&#8221; non muoiono mai</p>
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		<title>Di: Ismael</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20678</link>
		<dc:creator>Ismael</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2006 23:45:50 +0000</pubDate>
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		<description>Londra, 22 gennaio 2006.

E&#039; morta Willy, la balena che da giorni vagava nel Tamigi di Londra.
Sembra che alcuni scienziati inglesi siano riusciti a decodificare, attraverso sofisticate apparecchiature, le ultime &quot;parole&quot; emesse da Willy prima di morire. Ha detto qualcosa come: &quot;Ora vi faccio vedere come muore una balena&quot;.
Nella pancia del cetaceo gli scienziati hanno trovato anche delle alghe tipiche del fiume Tigri, deducendone che la balena ha intrapreso un lunghissimo viaggio da Baghdad prima di venire a morire a Londra.
Il primo ministro Tony Blair si è detto profondamente costernato e ha ringraziato il presidente degli Stati Uniti George W. Bush per la telefonata di cordoglio a nome di tutto il popolo americano. Il sindaco di Londra W. Wells Trony ha annunciato pubblicamente cambierà il nome della celebre &quot;Trafalgar Square&quot; in &quot;Achab Square&quot; e ha decretato tre giorni di lutto cittadino che si concluderanno con un concerto di Elton John.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Londra, 22 gennaio 2006.</p>
<p>E&#8217; morta Willy, la balena che da giorni vagava nel Tamigi di Londra.<br />
Sembra che alcuni scienziati inglesi siano riusciti a decodificare, attraverso sofisticate apparecchiature, le ultime &#8220;parole&#8221; emesse da Willy prima di morire. Ha detto qualcosa come: &#8220;Ora vi faccio vedere come muore una balena&#8221;.<br />
Nella pancia del cetaceo gli scienziati hanno trovato anche delle alghe tipiche del fiume Tigri, deducendone che la balena ha intrapreso un lunghissimo viaggio da Baghdad prima di venire a morire a Londra.<br />
Il primo ministro Tony Blair si è detto profondamente costernato e ha ringraziato il presidente degli Stati Uniti George W. Bush per la telefonata di cordoglio a nome di tutto il popolo americano. Il sindaco di Londra W. Wells Trony ha annunciato pubblicamente cambierà il nome della celebre &#8220;Trafalgar Square&#8221; in &#8220;Achab Square&#8221; e ha decretato tre giorni di lutto cittadino che si concluderanno con un concerto di Elton John.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: maline</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20641</link>
		<dc:creator>maline</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2006 10:35:11 +0000</pubDate>
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		<description>Trovo anch&#039;io spropositata la risonanza data non tanto alla morte di Quattrocchi ma alle &quot;modalità&quot; che l&#039;hanno accompagnata e consegnata alla &quot;storia&quot;. Altri hanno già sottolineato l&#039;incongruenza che emerge tra il suo atto di &quot;coraggio&quot; (ma perchè mai quella frase dovrebbe essere un atto di coraggio? non avrebbe potuto invece sostituire un pianto che non usciva?) ed il fatto che fosse là, in Iraq anche per ammazzare -e per soldi! Ha o avrebbe anche ammazzato Quattrocchi? E cosa ha o avrebbe gridato in quel momento: &quot;Vi faccio vedere come ammazza un italiano?&quot;. Posto avesse detto una cosa del genere l&#039;avremmo già rimosso...  La retorica patriottarda è quanto di più stupido oggi ci possa essere (altro poteva essere uin altri tempi). L&#039;appartenenza ad una nazione è un fatto culturale e non certo politico. Sono cittadino del mondo, ho radici culturali nell&#039;Italia certo, ma anche nell&#039;Europa ed un europeo -e in me certe frontiere sono cadute ben prima dell&#039;introduzione della moneta unica, dell&#039;Euro... La sua morte colpisce la famiglia, gli amici, quanti lo hanno conosciuto e posso comprendere il loro dolore -il resto è solo volo di avvoltoi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo anch&#8217;io spropositata la risonanza data non tanto alla morte di Quattrocchi ma alle &#8220;modalità&#8221; che l&#8217;hanno accompagnata e consegnata alla &#8220;storia&#8221;. Altri hanno già sottolineato l&#8217;incongruenza che emerge tra il suo atto di &#8220;coraggio&#8221; (ma perchè mai quella frase dovrebbe essere un atto di coraggio? non avrebbe potuto invece sostituire un pianto che non usciva?) ed il fatto che fosse là, in Iraq anche per ammazzare -e per soldi! Ha o avrebbe anche ammazzato Quattrocchi? E cosa ha o avrebbe gridato in quel momento: &#8220;Vi faccio vedere come ammazza un italiano?&#8221;. Posto avesse detto una cosa del genere l&#8217;avremmo già rimosso&#8230;  La retorica patriottarda è quanto di più stupido oggi ci possa essere (altro poteva essere uin altri tempi). L&#8217;appartenenza ad una nazione è un fatto culturale e non certo politico. Sono cittadino del mondo, ho radici culturali nell&#8217;Italia certo, ma anche nell&#8217;Europa ed un europeo -e in me certe frontiere sono cadute ben prima dell&#8217;introduzione della moneta unica, dell&#8217;Euro&#8230; La sua morte colpisce la famiglia, gli amici, quanti lo hanno conosciuto e posso comprendere il loro dolore -il resto è solo volo di avvoltoi.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: riccardo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20575</link>
		<dc:creator>riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2006 18:31:41 +0000</pubDate>
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		<description>no aspetta, non torna un cazzo

Toto Cutugno

L&#039;italiano

Lasciatemi cantare con la chitarra in mano
Lasciatemi cantare, sono un italiano. 

Buongiorno Italia, gli spaghetti al dente 
e un partigiano come presidente 
Con l&#039;autoradio sempre nella mano destra 
e un canarino sopra la finestra. 

Buongiorno Italia con i tuoi artisti,
con troppa America sui manifesti 
Con le canzoni, con amore, con il cuore, 
con più donne, sempre meno suore. 

Buongiorno Italia, buongiorno Maria 
Con gli occhi pieni di malinconia 
Buongiorno Dio 
Lo sai che ci sono anch&#039;io. 

Lasciatemi cantare con la chitarra in mano 
Lasciatemi cantare una canzone piano piano 
Lasciatemi cantare, perchè ne sono fiero 
Sono un italiano, un italiano vero. 

Buongiorno Italia che non si spaventa 
E con la crema da barba alla menta 
Con un vestito gessato sul blu 
E la moviola la domenica in TV. 

Buongiorno Italia col caffè ristretto 
Le calze nuove nel primo cassetto 
Con la bandiera in tintoria 
E una 600 giù in carrozzeria. 

Buongiorno Italia, buongiorno Maria 
Con gli occhi pieni di malinconia 
Buongiorno Dio 
Lo sai che ci sono anch&#039;io. 

Lasciatemi cantare con la chitarra in mano 
Lasciatemi cantare una canzone piano piano 
Lasciatemi cantare, perchè ne sono fiero 
Sono un italiano, un italiano vero. 

Lasciatemi cantare con la chitarra in mano 
Lasciatemi cantare, sono un italiano 
Lasciatemi cantare, perchè ne sono fiero 
Sono un italiano, un italiano vero.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>no aspetta, non torna un cazzo</p>
<p>Toto Cutugno</p>
<p>L&#8217;italiano</p>
<p>Lasciatemi cantare con la chitarra in mano<br />
Lasciatemi cantare, sono un italiano. </p>
<p>Buongiorno Italia, gli spaghetti al dente<br />
e un partigiano come presidente<br />
Con l&#8217;autoradio sempre nella mano destra<br />
e un canarino sopra la finestra. </p>
<p>Buongiorno Italia con i tuoi artisti,<br />
con troppa America sui manifesti<br />
Con le canzoni, con amore, con il cuore,<br />
con più donne, sempre meno suore. </p>
<p>Buongiorno Italia, buongiorno Maria<br />
Con gli occhi pieni di malinconia<br />
Buongiorno Dio<br />
Lo sai che ci sono anch&#8217;io. </p>
<p>Lasciatemi cantare con la chitarra in mano<br />
Lasciatemi cantare una canzone piano piano<br />
Lasciatemi cantare, perchè ne sono fiero<br />
Sono un italiano, un italiano vero. </p>
<p>Buongiorno Italia che non si spaventa<br />
E con la crema da barba alla menta<br />
Con un vestito gessato sul blu<br />
E la moviola la domenica in TV. </p>
<p>Buongiorno Italia col caffè ristretto<br />
Le calze nuove nel primo cassetto<br />
Con la bandiera in tintoria<br />
E una 600 giù in carrozzeria. </p>
<p>Buongiorno Italia, buongiorno Maria<br />
Con gli occhi pieni di malinconia<br />
Buongiorno Dio<br />
Lo sai che ci sono anch&#8217;io. </p>
<p>Lasciatemi cantare con la chitarra in mano<br />
Lasciatemi cantare una canzone piano piano<br />
Lasciatemi cantare, perchè ne sono fiero<br />
Sono un italiano, un italiano vero. </p>
<p>Lasciatemi cantare con la chitarra in mano<br />
Lasciatemi cantare, sono un italiano<br />
Lasciatemi cantare, perchè ne sono fiero<br />
Sono un italiano, un italiano vero.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>Di: riccardo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20574</link>
		<dc:creator>riccardo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2006 18:29:44 +0000</pubDate>
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		<description>lasciatemi cantare
con la chitarra in mano
io sono un italiano 
un italiano vero</description>
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con la chitarra in mano<br />
io sono un italiano<br />
un italiano vero</p>
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		<title>Di: lucabidoli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20527</link>
		<dc:creator>lucabidoli</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2006 19:08:27 +0000</pubDate>
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		<description>Il fatto stesso che siamo seduti davanti ad un monitor a &quot;parlarne&quot; la definisce, quella morte. Qualcosa che è stato, è accaduto e non a noi. Ci riguarda, ma solo finchè il video è acceso. Nella nostra più radicata essenza siamo degli immortali-immorali. Quattrocchi è distante anni luce da ogni mio pensiero, così come mi sono lontane le stragi quotidiane. Ma un meccanismo si mette in movimento davanti a qualsiasi morte: ne siamo partecipi perchè, credo, sentiamo in essa la nostra morte. Si tratta di un, presumo, egoismo o poco più. Mi affligge ogni cadavere perchè, in qualche oscuro modo, mi rappresenta. Il filmato rende il tutto ancora più teso: perchè di quell&#039;uomo sappiamo il destino. Questo sapere ci rende potenti e, al tempo stesso, forse, inutili.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il fatto stesso che siamo seduti davanti ad un monitor a &#8220;parlarne&#8221; la definisce, quella morte. Qualcosa che è stato, è accaduto e non a noi. Ci riguarda, ma solo finchè il video è acceso. Nella nostra più radicata essenza siamo degli immortali-immorali. Quattrocchi è distante anni luce da ogni mio pensiero, così come mi sono lontane le stragi quotidiane. Ma un meccanismo si mette in movimento davanti a qualsiasi morte: ne siamo partecipi perchè, credo, sentiamo in essa la nostra morte. Si tratta di un, presumo, egoismo o poco più. Mi affligge ogni cadavere perchè, in qualche oscuro modo, mi rappresenta. Il filmato rende il tutto ancora più teso: perchè di quell&#8217;uomo sappiamo il destino. Questo sapere ci rende potenti e, al tempo stesso, forse, inutili.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20522</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2006 17:45:57 +0000</pubDate>
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		<description>sì, mag: tovarich claudio.

@georgia
la discussione potrebbe continuare all&#039;infinito: io per esempio non riesco a considerare eroicomica la battuta pre morte di quattrocchi.
ma non so come definirla.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sì, mag: tovarich claudio.</p>
<p>@georgia<br />
la discussione potrebbe continuare all&#8217;infinito: io per esempio non riesco a considerare eroicomica la battuta pre morte di quattrocchi.<br />
ma non so come definirla.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: mag</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20517</link>
		<dc:creator>mag</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2006 16:29:18 +0000</pubDate>
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		<description>il reuccio?!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>il reuccio?!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20506</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2006 15:33:03 +0000</pubDate>
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		<description>Ma Claudio Villa era un compagno, Tash... ;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma Claudio Villa era un compagno, Tash&#8230; ;-)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20489</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2006 12:41:35 +0000</pubDate>
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		<description>si, si,  ma quattrocchi era un mercenario, un mercenario a pagamento, quindi  un professionista ben addestrato, esercitato a mantenere i nervi saldi anche in situazioni pericolose, che è cosa ben più difficile dell&#039;eroismo e che non si improvvisa.
Probabilmente voleva farsi sbendare anche per vedere se c&#039;era qualche possibilità di trattare (magari riconoscendo qualcuno dei rapitori), non dimentichiamoci che c&#039;è anche chi dice che fosse dei servizi segreti. Insomma ognuno poi parla con la cultura che ha (e quattrocchi doveva avere una cultura abbastanza smelensa e retorica come linguaggio), ma lo scopo potrebbe essere stato meno eroicomico di quello che appare ora a noi.
Ad ogni modo vorrei una legge che impedisse di dedicare vie a persone che non siano almeno morte da trent&#039;anni.
Perchè non se ne può più che cada una foglia e che tutti facciano a gara per dedicarle una via .
georgia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>si, si,  ma quattrocchi era un mercenario, un mercenario a pagamento, quindi  un professionista ben addestrato, esercitato a mantenere i nervi saldi anche in situazioni pericolose, che è cosa ben più difficile dell&#8217;eroismo e che non si improvvisa.<br />
Probabilmente voleva farsi sbendare anche per vedere se c&#8217;era qualche possibilità di trattare (magari riconoscendo qualcuno dei rapitori), non dimentichiamoci che c&#8217;è anche chi dice che fosse dei servizi segreti. Insomma ognuno poi parla con la cultura che ha (e quattrocchi doveva avere una cultura abbastanza smelensa e retorica come linguaggio), ma lo scopo potrebbe essere stato meno eroicomico di quello che appare ora a noi.<br />
Ad ogni modo vorrei una legge che impedisse di dedicare vie a persone che non siano almeno morte da trent&#8217;anni.<br />
Perchè non se ne può più che cada una foglia e che tutti facciano a gara per dedicarle una via .<br />
georgia</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20463</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2006 09:40:45 +0000</pubDate>
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		<description>claudio villa, epitome della nazionalpopolarità, in punto di morte disse: &quot;lasciateme morì&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>claudio villa, epitome della nazionalpopolarità, in punto di morte disse: &#8220;lasciateme morì&#8221;.</p>
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	<item>
		<title>Di: mag</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20456</link>
		<dc:creator>mag</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2006 09:06:21 +0000</pubDate>
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		<description>è nazionalpopolare come le espressioni sommarie citate.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>è nazionalpopolare come le espressioni sommarie citate.</p>
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	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20448</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2006 07:10:40 +0000</pubDate>
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		<description>va bene.
ma che c&#039;entra Toto Cutugno?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>va bene.<br />
ma che c&#8217;entra Toto Cutugno?</p>
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		<title>Di: sergio garufi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20446</link>
		<dc:creator>sergio garufi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2006 02:40:18 +0000</pubDate>
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		<description>Qualche considerazione sparsa. Su Goethe non si è certi se abbia detto &quot;mer licht&quot; (più luce) o &quot;mer nicht&quot; (non più, basta). In entrambi i casi, non mi pare siano epitaffi memorabili. Molto più interessanti quelli raccolti nel libro &quot;Art de mourir&quot; di Paul Morand, lo scrittore francese collaborazionista, in cui si fa l&#039;inventario delle morti spiritose. Fra queste, la mia preferenza va a M.me de Soubise, che esalò l&#039;ultimo respirò sospirando &quot;mi compiango&quot;; evidentemente in assenza di altri che lo facessero al suo posto. Il caso di Quattrocchi è ben più drammatico, e difficilmente avrebbe ispirato autoironia a chiunque si fosse trovato in quelle tragiche condizioni. Ciononostante, potrebbe forse non essere inutile farne una specie di esegesi, una ricerca delle fonti artistiche o pseudotali cui attinse per pronunciare quella frase. Io non reputai blasfemo o irrispettoso quando Federico Zeri, nel 1987, propose un expertise dell&#039;immagine fotografica della Madonna di Medjugorie riprodotta in un santino assai diffuso. Si trattava di un&#039;immagine ottenuta da un pellegrino che udì pronunciare il suo nome e non vedendo nessuno fotografò in quella direzione. Lo storico dell&#039;arte ricollegava lo schema compositivo a una singolare combinazione fra un dipinto sacro di Ambrogio Lorenzetti e il volto di una diva hollywoodiana degli anni 50. Era un viso &quot;caratterizzato da una dolcezza un po&#039; gemutlich, attraente ma non sensuale, di uno splendore casalingo&quot;. A Zeri non interessava tanto appurare se fosse vera o falsa, gli premeva piuttosto dimostrare che anche le visioni religiose si rifanno ad un repertorio mnemonico-visivo noto a chi le percepisce. In questo senso, il povero Quattrocchi si è congedato dal mondo con la retorica di Toto Cutugno e de &quot;La Grande Guerra&quot;, perché quello era il suo retroterra culturale. In fondo la morte, come diceva Novalis, è il principio romantizzante della vita. E in ogni caso chi, sentendo l&#039;approssimarsi della fine per mano di sicari invisibili e spietati, sarebbe in grado di tradurre in parole acconce quelle sensazioni terrificanti? Quella verità dei sensi, così prossima alla muta verità delle cose, alle frontiere del nulla, quale forma espressiva potrebbe mai trattenerla e comunicarla agli altri? Grave è solo la becera strumentalizzazione che ne è stata fatta, il bisogno di farne un eroe, un patriota, un esempio, un modello comportamentale. Più ancora di Brecht, sarebbe utile citare Isaiah Berlin (&quot;Il potere delle idee&quot;, Adelphi), quando scrive: &quot;Il senso di appartenenza a una nazione mi sembra perfettamente legittimo e naturale, oltre che di per sé non condannabile. Ma nella sua versione esaltata e gerarchica è una forma di estremismo patologico che può condurre e ha condotto a orrori inimmaginabili&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche considerazione sparsa. Su Goethe non si è certi se abbia detto &#8220;mer licht&#8221; (più luce) o &#8220;mer nicht&#8221; (non più, basta). In entrambi i casi, non mi pare siano epitaffi memorabili. Molto più interessanti quelli raccolti nel libro &#8220;Art de mourir&#8221; di Paul Morand, lo scrittore francese collaborazionista, in cui si fa l&#8217;inventario delle morti spiritose. Fra queste, la mia preferenza va a M.me de Soubise, che esalò l&#8217;ultimo respirò sospirando &#8220;mi compiango&#8221;; evidentemente in assenza di altri che lo facessero al suo posto. Il caso di Quattrocchi è ben più drammatico, e difficilmente avrebbe ispirato autoironia a chiunque si fosse trovato in quelle tragiche condizioni. Ciononostante, potrebbe forse non essere inutile farne una specie di esegesi, una ricerca delle fonti artistiche o pseudotali cui attinse per pronunciare quella frase. Io non reputai blasfemo o irrispettoso quando Federico Zeri, nel 1987, propose un expertise dell&#8217;immagine fotografica della Madonna di Medjugorie riprodotta in un santino assai diffuso. Si trattava di un&#8217;immagine ottenuta da un pellegrino che udì pronunciare il suo nome e non vedendo nessuno fotografò in quella direzione. Lo storico dell&#8217;arte ricollegava lo schema compositivo a una singolare combinazione fra un dipinto sacro di Ambrogio Lorenzetti e il volto di una diva hollywoodiana degli anni 50. Era un viso &#8220;caratterizzato da una dolcezza un po&#8217; gemutlich, attraente ma non sensuale, di uno splendore casalingo&#8221;. A Zeri non interessava tanto appurare se fosse vera o falsa, gli premeva piuttosto dimostrare che anche le visioni religiose si rifanno ad un repertorio mnemonico-visivo noto a chi le percepisce. In questo senso, il povero Quattrocchi si è congedato dal mondo con la retorica di Toto Cutugno e de &#8220;La Grande Guerra&#8221;, perché quello era il suo retroterra culturale. In fondo la morte, come diceva Novalis, è il principio romantizzante della vita. E in ogni caso chi, sentendo l&#8217;approssimarsi della fine per mano di sicari invisibili e spietati, sarebbe in grado di tradurre in parole acconce quelle sensazioni terrificanti? Quella verità dei sensi, così prossima alla muta verità delle cose, alle frontiere del nulla, quale forma espressiva potrebbe mai trattenerla e comunicarla agli altri? Grave è solo la becera strumentalizzazione che ne è stata fatta, il bisogno di farne un eroe, un patriota, un esempio, un modello comportamentale. Più ancora di Brecht, sarebbe utile citare Isaiah Berlin (&#8220;Il potere delle idee&#8221;, Adelphi), quando scrive: &#8220;Il senso di appartenenza a una nazione mi sembra perfettamente legittimo e naturale, oltre che di per sé non condannabile. Ma nella sua versione esaltata e gerarchica è una forma di estremismo patologico che può condurre e ha condotto a orrori inimmaginabili&#8221;.</p>
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	<item>
		<title>Di: Lorenzo Galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20438</link>
		<dc:creator>Lorenzo Galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2006 00:15:33 +0000</pubDate>
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		<description>Il proclamare eroe un uomo che per soldi va in zona di guerra, pronto a uccidere per difendere gli invasori, per il solo fatto che ha pronunciato quella frase al momento della condanna a morte, è indiscutibilmente un atto fascista, è alimentare la cultura fascista dell&#039;andare a morire per un malinteso senso della patria e con un falso orgoglio nazionale.
Il &quot;vi faccio vedere come muore un italiano&quot; è una frase che palesa il mancato riconoscimento dell&#039;ingiustizia di una guerra a cui il poveretto si era prestato, seppur indirettamente, e una struttura caratteriale abituata a reagire in modo forte, controllando l&#039;emotività.
Parlare di eroismo, orgoglio per una frase del genere, come ha fatto Magdi Allam sul Corsera è un invito a essere pronti a morire a testa alta con i nemici di turno della nazione: è l&#039;ethos del fascismo.
Ai neofascisti, ai nazionalisti e ai guerrafondai, questa fine esemplare sembra un onore a cui la nazione dovrebbe rispondere con orgoglio. E per questo molti vorrebbero mostrare il video.
A chi cerca la pace questa fine esemplare produce pena e dolore, e non vorrebbe la pena fosse maggiore con la visione del video, benché il comportamento dell&#039;uomo abbia forse contribuito a ridurre l&#039;intensità emotiva della tragedia di una morte violenta annunciata.
Lorenz</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il proclamare eroe un uomo che per soldi va in zona di guerra, pronto a uccidere per difendere gli invasori, per il solo fatto che ha pronunciato quella frase al momento della condanna a morte, è indiscutibilmente un atto fascista, è alimentare la cultura fascista dell&#8217;andare a morire per un malinteso senso della patria e con un falso orgoglio nazionale.<br />
Il &#8220;vi faccio vedere come muore un italiano&#8221; è una frase che palesa il mancato riconoscimento dell&#8217;ingiustizia di una guerra a cui il poveretto si era prestato, seppur indirettamente, e una struttura caratteriale abituata a reagire in modo forte, controllando l&#8217;emotività.<br />
Parlare di eroismo, orgoglio per una frase del genere, come ha fatto Magdi Allam sul Corsera è un invito a essere pronti a morire a testa alta con i nemici di turno della nazione: è l&#8217;ethos del fascismo.<br />
Ai neofascisti, ai nazionalisti e ai guerrafondai, questa fine esemplare sembra un onore a cui la nazione dovrebbe rispondere con orgoglio. E per questo molti vorrebbero mostrare il video.<br />
A chi cerca la pace questa fine esemplare produce pena e dolore, e non vorrebbe la pena fosse maggiore con la visione del video, benché il comportamento dell&#8217;uomo abbia forse contribuito a ridurre l&#8217;intensità emotiva della tragedia di una morte violenta annunciata.<br />
Lorenz</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lucabidoli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20424</link>
		<dc:creator>lucabidoli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2006 20:00:58 +0000</pubDate>
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		<description>Tutto tiene, tutto ha un suo senso. L&#039;attimo in cui si muore è, spesso, preceduto da un tempo nel quale si sviluppa la consapevolezza, radicale, radicata, feroce e, perchè no, anche liberatoria della morte. Si è, e basta. io leggo le parole di Quattrocchi come una sorta di sfida, di rabbiosa concretezza della morte. La morte ha molti fascini e poteri: darla, riceverla, certo posizioni enormamente distanti e differenziate, ma che legano sempre il carnefice alla sua vittima, il boia al condannato. Non c&#039;è più tempo, non c&#039;è davvero il tempo per l&#039;essere, solo il  minuto, l&#039;attimo prima, il secondo tra la tua sensazione e il disfarsi di tutto. Perchè la realtà terribile e vera che neppure i morti appartengono solo a loro stessi. I veri carnefici sono comunque coloro che sopravvivono.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto tiene, tutto ha un suo senso. L&#8217;attimo in cui si muore è, spesso, preceduto da un tempo nel quale si sviluppa la consapevolezza, radicale, radicata, feroce e, perchè no, anche liberatoria della morte. Si è, e basta. io leggo le parole di Quattrocchi come una sorta di sfida, di rabbiosa concretezza della morte. La morte ha molti fascini e poteri: darla, riceverla, certo posizioni enormamente distanti e differenziate, ma che legano sempre il carnefice alla sua vittima, il boia al condannato. Non c&#8217;è più tempo, non c&#8217;è davvero il tempo per l&#8217;essere, solo il  minuto, l&#8217;attimo prima, il secondo tra la tua sensazione e il disfarsi di tutto. Perchè la realtà terribile e vera che neppure i morti appartengono solo a loro stessi. I veri carnefici sono comunque coloro che sopravvivono.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20412</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2006 15:25:14 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;(con i polsi segati dalle corde
del mandolino legato alla mano).&quot;

Grande luigi!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;(con i polsi segati dalle corde<br />
del mandolino legato alla mano).&#8221;</p>
<p>Grande luigi!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20411</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2006 15:21:39 +0000</pubDate>
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		<description>OT, ma nemmeno troppo
http://www.socialistunitynetwork.co.uk/counter/images/george.jpg</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>OT, ma nemmeno troppo<br />
<a href="http://www.socialistunitynetwork.co.uk/counter/images/george.jpg" rel="nofollow">http://www.socialistunitynetwork.co.uk/counter/images/george.jpg</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: s/z</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20409</link>
		<dc:creator>s/z</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2006 14:47:00 +0000</pubDate>
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		<description>(Napoli, 8 settembre 1943)

Era stato veramente un bellissimo spettacolo, uno spettacolo divertente. Tutti noi, ufficiali e soldati, facevamo a gara a chi buttava più &quot;eroicamente&quot; le armi e le bandiere nel fango, ai piedi di tutti, vincitori e vinti, amici e nemici, perfino ai piedi dei passanti, perfino ai piedi di coloro che, non sapendo di che si trattasse, si fermavano a guardarci meravigliati. Buttavamo ridendo le nostre armi e le nostre bandiere nel fango, e subito correvamo a raccoglierle, per ricominciare da capo. &quot;Viva l&#039;Italia!&quot; gridava la folla entusiasta, la bonaria, ridente, rumorosa, allegra folla italiana. Tutti, uomini, donne, bambini, parevano ubriachi di gioia, tutti battevan le mani gridando: &quot;bis! bravi! bis!&quot;, e noi stanchi, sudati, trafelati, gli occhi scintillanti di virile orgoglio, il viso illuminato di patriottica fierezza, buttavamo eroicamente le armi e le bandiere ai piedi dei vincitori e dei vinti, e subito correvamo a raccoglierle per buttarle nuovamente nel fango. Gli stessi soldati alleati, gli inglesi, gli americani, i russi, i francesi, i polacchi, battevan le mani, ci gettavano in viso manciate di caramelle, gridando: &quot;bravi! bis! viva l&#039;Italia!&quot;. E noi buttavamo sghignazzando le armi e le bandiere nel fango, e subito correvamo a raccoglierle per ricominciare da capo.

(C. Malaparte, &lt;i&gt;La pelle)&lt;/i&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>(Napoli, 8 settembre 1943)</p>
<p>Era stato veramente un bellissimo spettacolo, uno spettacolo divertente. Tutti noi, ufficiali e soldati, facevamo a gara a chi buttava più &#8220;eroicamente&#8221; le armi e le bandiere nel fango, ai piedi di tutti, vincitori e vinti, amici e nemici, perfino ai piedi dei passanti, perfino ai piedi di coloro che, non sapendo di che si trattasse, si fermavano a guardarci meravigliati. Buttavamo ridendo le nostre armi e le nostre bandiere nel fango, e subito correvamo a raccoglierle, per ricominciare da capo. &#8220;Viva l&#8217;Italia!&#8221; gridava la folla entusiasta, la bonaria, ridente, rumorosa, allegra folla italiana. Tutti, uomini, donne, bambini, parevano ubriachi di gioia, tutti battevan le mani gridando: &#8220;bis! bravi! bis!&#8221;, e noi stanchi, sudati, trafelati, gli occhi scintillanti di virile orgoglio, il viso illuminato di patriottica fierezza, buttavamo eroicamente le armi e le bandiere ai piedi dei vincitori e dei vinti, e subito correvamo a raccoglierle per buttarle nuovamente nel fango. Gli stessi soldati alleati, gli inglesi, gli americani, i russi, i francesi, i polacchi, battevan le mani, ci gettavano in viso manciate di caramelle, gridando: &#8220;bravi! bis! viva l&#8217;Italia!&#8221;. E noi buttavamo sghignazzando le armi e le bandiere nel fango, e subito correvamo a raccoglierle per ricominciare da capo.</p>
<p>(C. Malaparte, <i>La pelle)</i></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: mag</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20408</link>
		<dc:creator>mag</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2006 14:36:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20408</guid>
		<description>Ritaglio un dettaglio forse significativo:
dando per premessa che qualunque italiano trovatosi in terra straniera i regime militare stia vivendo una situazione a se&#039; distante, a maggior ragione per non avere scelto quella guerra, morire per una ragione estranea, puo&#039; avere indotto questo uomo a rivendicare in senso Ultimo, una qualsiasi istanza di identità; ecco allora che dire &quot;italiano&quot; diventa una identificazione disperata, quella identificazione che fino ad allora non ha avuto, tan&#039;è vero che non era li&#039; per la partria ma per lavoro.
Morire con una IDENTITA&#039;, perchè morire NEMO profeta ne in patria ne fuori è segno troppo umiliante per un essere umano, che per quanto cinico, vuole lasciare SEGNI propri.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ritaglio un dettaglio forse significativo:<br />
dando per premessa che qualunque italiano trovatosi in terra straniera i regime militare stia vivendo una situazione a se&#8217; distante, a maggior ragione per non avere scelto quella guerra, morire per una ragione estranea, puo&#8217; avere indotto questo uomo a rivendicare in senso Ultimo, una qualsiasi istanza di identità; ecco allora che dire &#8220;italiano&#8221; diventa una identificazione disperata, quella identificazione che fino ad allora non ha avuto, tan&#8217;è vero che non era li&#8217; per la partria ma per lavoro.<br />
Morire con una IDENTITA&#8217;, perchè morire NEMO profeta ne in patria ne fuori è segno troppo umiliante per un essere umano, che per quanto cinico, vuole lasciare SEGNI propri.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: luigisocci</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/01/16/1641/#comment-20406</link>
		<dc:creator>luigisocci</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2006 14:06:39 +0000</pubDate>
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		<description>Ode barbara

Al primo tentativo
senza bisogno di tante prove
senza fare figure del cazzo
perché porto rispetto (si dice pene)
un italiano quando muore
mi viene bene:

puntaspilli trafitto di spaghetti
in divisa
d’ordinanza da sansebastiano
(con i polsi segati dalle corde
del mandolino legato alla mano).

(Io non sono così
è che mi dipingo così
quando vedo che non c’è scampo
dice cose spavalde con un filo
fiochissimo di voce 
la mia voce narrante fuori campo).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ode barbara</p>
<p>Al primo tentativo<br />
senza bisogno di tante prove<br />
senza fare figure del cazzo<br />
perché porto rispetto (si dice pene)<br />
un italiano quando muore<br />
mi viene bene:</p>
<p>puntaspilli trafitto di spaghetti<br />
in divisa<br />
d’ordinanza da sansebastiano<br />
(con i polsi segati dalle corde<br />
del mandolino legato alla mano).</p>
<p>(Io non sono così<br />
è che mi dipingo così<br />
quando vedo che non c’è scampo<br />
dice cose spavalde con un filo<br />
fiochissimo di voce<br />
la mia voce narrante fuori campo).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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