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	<title>Commenti a: Sempre caro</title>
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	<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 22:29:21 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Semtex</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-22014</link>
		<dc:creator>Semtex</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2006 17:38:11 +0000</pubDate>
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		<description>Gianni, grazie... vado a vedere</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gianni, grazie&#8230; vado a vedere</p>
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		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-22008</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2006 16:36:08 +0000</pubDate>
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		<description>semtex, sì, era una battuta.
D'accordissimo quando dici: "La faccenda dei pochi lettori, per me, non attiene al prezzo dell’oggetto."

Sugli italiani pessimi lettori se ne parla da un po' in rete. Dalla Lipperini ci sono cose interessanti (purtroppo non ho il tempo di cercartele). Da Angelini senti cosa dice Tullio De Mauro: 
http://www.lucioangelini.splinder.com/post/7031754#comment</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>semtex, sì, era una battuta.<br />
D&#8217;accordissimo quando dici: &#8220;La faccenda dei pochi lettori, per me, non attiene al prezzo dell’oggetto.&#8221;</p>
<p>Sugli italiani pessimi lettori se ne parla da un po&#8217; in rete. Dalla Lipperini ci sono cose interessanti (purtroppo non ho il tempo di cercartele). Da Angelini senti cosa dice Tullio De Mauro:<br />
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		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-22003</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2006 16:06:18 +0000</pubDate>
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		<description>@ Georgia, no no, sono intervenuto sulla struttura del letto non sulla coperta. Tra l'altro è facilmente lavabile. Solo ho ucciso la funzione erotica, riportando il mobile a una dimensione lirica. 
Tra l'altro sono - credo - l'unico al mondo ad avere un vero candido bucranio appoggiato su una cassettiera Malm in betulla. Il bucranio fa assomigliare casa mia a un quadro della O'Keefee.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Georgia, no no, sono intervenuto sulla struttura del letto non sulla coperta. Tra l&#8217;altro è facilmente lavabile. Solo ho ucciso la funzione erotica, riportando il mobile a una dimensione lirica.<br />
Tra l&#8217;altro sono - credo - l&#8217;unico al mondo ad avere un vero candido bucranio appoggiato su una cassettiera Malm in betulla. Il bucranio fa assomigliare casa mia a un quadro della O&#8217;Keefee.</p>
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	<item>
		<title>Di: semtex</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21996</link>
		<dc:creator>semtex</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2006 14:50:40 +0000</pubDate>
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		<description>Gianni, non so, a me sembra più una battuta che altro. I due elementi (libro e cellulare) continuano ad essere intrinsecamente non paragonabili, come oggetti di consumo. Lo diventerebbero se, ad esempio, il cellulare fosse un oggetto che, una volta comprato, venisse usato una volta e (sostanzialmente) mai più. A parte la nostra passione per i cellulari (che però non è affatto tutta italiana e ha anche qualche aspetto interessante) resta il problema della non confrontabilità delle offerte relative allo stesso "oggetto libro" e alla non immediata percettibilità - anche per il consumatore avvertito - della relazione tra oggetto stesso e il suo prezzo.
La faccenda dei pochi lettori, per me, non attiene al prezzo dell'oggetto. Almeno, io non lo credo. Il problema - per me - è che un numero limitato di persone hanno voglia di fare uno sforzo. Il che è vero in tutti i contesti. Nelle aziende del terziario, per esempio, si sa perfettamente che il lavoro vero lo fa una percentuale bassissima (non bassa, bassissima) dei lavoratori. Tutti gli altri per lo più cazzeggiano. Questo è vero ovunque, con l'unica eccezione di ambienti iperspecializzati, selezionati e comunque sempre riferibili a numeri assai contenuti. 
Ho sentito molte volte ripetere che in Italia moltissime persone non leggono, ma non mi sembra un dato sufficiente. (Anzi, mi sai dire dove si possono trovare i dati su quanti leggono e soprattutto riscontrarli sui dati esteri?). Non mi sembra suffiente perché mi sembra NORMALE che sia così. Leggere comporta uno sforzo e, in coerenza con quanto dicevo sopra, è normale che la maggior parte delle persone non voglia farne, di sforzi. Poi, se da noi questa percentuale è più alta che altrove occorrerà andare a verificare altre cose (che tipo di libri si leggono, qual è lo stato dell'istruzione in quel paese ecc). 
Dire "Ah, se si comprassero libri come si cambiano i telefonini" a me sembra - perdonami - un riflesso moralistico. Una cosa è migliore dell'altra "intrinsecamente"... Ma a me non sembra che la faccenda sia così semplice. Perché è un discorso che ci porta a dire che leggere è automaticamente un indizio di qualcosa di positivo. O che avere un telefonino sia indizio di qualcosa di negativo. Se si osserva la cosa dalla sufficiente prospettiva, direi proprio che non è vero. E te lo dice uno che di libri ne compra... non so... un centinaio l'anno? E che ha in tasca un telefono da 350€.
Al massimo si potrà sostenere che comprare libri è un buon indizio della voglia di capire qualcosa di più su... un qualche argomento (e non sono sicuro... pensa alla grande diffusione di libri come Il codice da Vinci, che al contrario diffonde falsi e banalità). Ma quello che conta, in questo contesto, per me è la voglia di capire di più. Il che, per tornare all'oggetto, non ha nulla a che vedere con il fatto che non è comprensibile perché lo stesso libro (come prodotto commerciale) possa costare tra i 6 e i 30 euro e non ci fa fare alcun passo avanti nella nostra comprensione del perché questo prezzo viene percepito come troppo alto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gianni, non so, a me sembra più una battuta che altro. I due elementi (libro e cellulare) continuano ad essere intrinsecamente non paragonabili, come oggetti di consumo. Lo diventerebbero se, ad esempio, il cellulare fosse un oggetto che, una volta comprato, venisse usato una volta e (sostanzialmente) mai più. A parte la nostra passione per i cellulari (che però non è affatto tutta italiana e ha anche qualche aspetto interessante) resta il problema della non confrontabilità delle offerte relative allo stesso &#8220;oggetto libro&#8221; e alla non immediata percettibilità - anche per il consumatore avvertito - della relazione tra oggetto stesso e il suo prezzo.<br />
La faccenda dei pochi lettori, per me, non attiene al prezzo dell&#8217;oggetto. Almeno, io non lo credo. Il problema - per me - è che un numero limitato di persone hanno voglia di fare uno sforzo. Il che è vero in tutti i contesti. Nelle aziende del terziario, per esempio, si sa perfettamente che il lavoro vero lo fa una percentuale bassissima (non bassa, bassissima) dei lavoratori. Tutti gli altri per lo più cazzeggiano. Questo è vero ovunque, con l&#8217;unica eccezione di ambienti iperspecializzati, selezionati e comunque sempre riferibili a numeri assai contenuti.<br />
Ho sentito molte volte ripetere che in Italia moltissime persone non leggono, ma non mi sembra un dato sufficiente. (Anzi, mi sai dire dove si possono trovare i dati su quanti leggono e soprattutto riscontrarli sui dati esteri?). Non mi sembra suffiente perché mi sembra NORMALE che sia così. Leggere comporta uno sforzo e, in coerenza con quanto dicevo sopra, è normale che la maggior parte delle persone non voglia farne, di sforzi. Poi, se da noi questa percentuale è più alta che altrove occorrerà andare a verificare altre cose (che tipo di libri si leggono, qual è lo stato dell&#8217;istruzione in quel paese ecc).<br />
Dire &#8220;Ah, se si comprassero libri come si cambiano i telefonini&#8221; a me sembra - perdonami - un riflesso moralistico. Una cosa è migliore dell&#8217;altra &#8220;intrinsecamente&#8221;&#8230; Ma a me non sembra che la faccenda sia così semplice. Perché è un discorso che ci porta a dire che leggere è automaticamente un indizio di qualcosa di positivo. O che avere un telefonino sia indizio di qualcosa di negativo. Se si osserva la cosa dalla sufficiente prospettiva, direi proprio che non è vero. E te lo dice uno che di libri ne compra&#8230; non so&#8230; un centinaio l&#8217;anno? E che ha in tasca un telefono da 350€.<br />
Al massimo si potrà sostenere che comprare libri è un buon indizio della voglia di capire qualcosa di più su&#8230; un qualche argomento (e non sono sicuro&#8230; pensa alla grande diffusione di libri come Il codice da Vinci, che al contrario diffonde falsi e banalità). Ma quello che conta, in questo contesto, per me è la voglia di capire di più. Il che, per tornare all&#8217;oggetto, non ha nulla a che vedere con il fatto che non è comprensibile perché lo stesso libro (come prodotto commerciale) possa costare tra i 6 e i 30 euro e non ci fa fare alcun passo avanti nella nostra comprensione del perché questo prezzo viene percepito come troppo alto.</p>
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		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21956</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2006 22:18:22 +0000</pubDate>
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		<description>Semtex, solo una cosa: se tutti gli italiani comprassero un solo libro tutte le volte che cambiano il cellulare avremmo un mercato editoriale estremamente florido, te lo assicuro. Più della metà dei nostri connazionali non legge neppure un libro l'anno, non so se mi spiego...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Semtex, solo una cosa: se tutti gli italiani comprassero un solo libro tutte le volte che cambiano il cellulare avremmo un mercato editoriale estremamente florido, te lo assicuro. Più della metà dei nostri connazionali non legge neppure un libro l&#8217;anno, non so se mi spiego&#8230;</p>
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		<title>Di: semtex</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21937</link>
		<dc:creator>semtex</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2006 18:10:28 +0000</pubDate>
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		<description>Posso tornare (salve, sono un nuovo venuto) sul tema del prezzo dei libri?  Premetto che di mestiere io mi occupo di faccende industriali e sono quasi costretto a tenere conto della realtà produttiva degli oggetti e dei servizi, sempre. Però quando poi mi trovo davanti al bancone del supermercato o allo scaffale della libreria (e l'assimilazione tra le due cose, per triste che ad alcuni possa sembrare, a me viene spontanea) valuto "di pancia". E' questo tipo di valutazione che fa dire - a molti, e anche a me - che i libri costano troppo. E cade a fagiuolo il paragone con il cocktail da 15€. Perché anche lì, secondo me, nella mente scatta il pensiero "è troppo". E in quel momento non ti viene in mente il costo orario del cameriere e l'affitto del locale e le spese di gestione più di quanto, davanti a un libro, non pensi all'aumento del prezzo della carta. Non pensi: senti. Senti che una correlazione comprensibile manca. E non è mai la qualità del contenuto quella che ti fa fare questa valutazione. Anzi, un'opera celebre e che hai apprezzato, magari da studente in edizione economica, te la ricompri in edizione rilegata, ben contento di spenderci dei soldi. Ma le due questioni non vanno sovrapposte, perché si sta valutando cose diverse. Quando, cioè, compri l'edizione rilegata dell'opera in questione sospendi il giudizio sul costo dell'oggetto, perché miri a un obiettivo diverso. Tant'è che se trovassi quella stessa edizione di pregio a un prezzo minore non è che lo riterresti un affronto all'autore.
E' stato detto che, se si vuole, di libri a basso costo se ne trovano. Ecco, questo è verissimo ed è, mi pare, una delle peggiori aggravanti alla sensazione di straniamento davanti al prezzo di certi libri. E' ovvio che esista una differenza di prezzo tra una Fiat Panda e una Audi A8, ma perché esistono delle evidenti differenze tra le due macchine. Poi, si può discutere se i loro prezzi siano industrialmente congrui, ma questo è un altro problema. Quello che genera una sensazione di straniamento con i libri è che non è assolutamente riconducibile all'ambito delle personale esperienza quotidiana quale sia il motivo della disparità di certi prezzi. Se non in casi limite, dove è evidente, per esempio, la differente qualità della carta utilizzata, o la rilegatura, in linea di massima non è facilissimo capire perché mai due libri stampati su carta simile, dalla foliazione paragonabile, di autore coevo, possano presentare variazioni di prezzo superiori al cento percento.
E allora succede che mi trovo in mano un libro di 200 pagine, "normalissimo", al prezzo di 17 euro e dico "ma perché"?
Poi, come con il cocktail, non ho scelta: se lo voglio me lo compro. Ma - almeno qui a Milano - la maggior parte delle persone se lo compra durante l'happy hour e nei posti dove, insieme, gli danno un'abbondante quantità di cibarie. E i libri se li compra una volta ogni tanto.
Un'altra cosa che mi è venuta in mente leggendo i vostri commenti è che tendiamo a ignorare completamente il problema della ripetizione. Qualunque tipo di associazione tra un libro e un prodotto come un telefonino non ha senso per una semplice ragione: l'aquisto di un telefonino non è - normalmente - ripetitivo. Cioè, di telefonini ne compro uno all'anno (se sono un maniaco... io ne cambio uno ogni 4 anni, circa). Il paradosso, dunque, è che il prezzo relativamente alto sembra esprimere proprio l'intima (e forse inconscia) convinzione dell'industria libraria, che il libro sia un oggetto di cui si vendono pochi pezzi, e quindi su quelli occorre caricare. Al contrario, la sensazione viscerale che i libri costino troppo, secondo me esprime anche un (infondato, spesso, ma ugualmente interessante) punto di vista "sociale" che dice che una cosa come un libro dovrebbe costare poco ed essere alla portata di tutti, anche se in realtà poi ci si accontenta di questo e di libri se ne leggono effettivamente pochi. Il libro, come il pane, dovrebbe stare nel "paniere dei prezzi amministrati", che tutti quanti abbiamo anchora da qualche parte dentro di noi, anche se non esiste più (credo). Il libro insomma fa parte di quelle cose che "non devono" costare tanto. 
Ammazza che sproloquio... come disse qualcuno, non avevo il tempo di essere più breve.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Posso tornare (salve, sono un nuovo venuto) sul tema del prezzo dei libri?  Premetto che di mestiere io mi occupo di faccende industriali e sono quasi costretto a tenere conto della realtà produttiva degli oggetti e dei servizi, sempre. Però quando poi mi trovo davanti al bancone del supermercato o allo scaffale della libreria (e l&#8217;assimilazione tra le due cose, per triste che ad alcuni possa sembrare, a me viene spontanea) valuto &#8220;di pancia&#8221;. E&#8217; questo tipo di valutazione che fa dire - a molti, e anche a me - che i libri costano troppo. E cade a fagiuolo il paragone con il cocktail da 15€. Perché anche lì, secondo me, nella mente scatta il pensiero &#8220;è troppo&#8221;. E in quel momento non ti viene in mente il costo orario del cameriere e l&#8217;affitto del locale e le spese di gestione più di quanto, davanti a un libro, non pensi all&#8217;aumento del prezzo della carta. Non pensi: senti. Senti che una correlazione comprensibile manca. E non è mai la qualità del contenuto quella che ti fa fare questa valutazione. Anzi, un&#8217;opera celebre e che hai apprezzato, magari da studente in edizione economica, te la ricompri in edizione rilegata, ben contento di spenderci dei soldi. Ma le due questioni non vanno sovrapposte, perché si sta valutando cose diverse. Quando, cioè, compri l&#8217;edizione rilegata dell&#8217;opera in questione sospendi il giudizio sul costo dell&#8217;oggetto, perché miri a un obiettivo diverso. Tant&#8217;è che se trovassi quella stessa edizione di pregio a un prezzo minore non è che lo riterresti un affronto all&#8217;autore.<br />
E&#8217; stato detto che, se si vuole, di libri a basso costo se ne trovano. Ecco, questo è verissimo ed è, mi pare, una delle peggiori aggravanti alla sensazione di straniamento davanti al prezzo di certi libri. E&#8217; ovvio che esista una differenza di prezzo tra una Fiat Panda e una Audi A8, ma perché esistono delle evidenti differenze tra le due macchine. Poi, si può discutere se i loro prezzi siano industrialmente congrui, ma questo è un altro problema. Quello che genera una sensazione di straniamento con i libri è che non è assolutamente riconducibile all&#8217;ambito delle personale esperienza quotidiana quale sia il motivo della disparità di certi prezzi. Se non in casi limite, dove è evidente, per esempio, la differente qualità della carta utilizzata, o la rilegatura, in linea di massima non è facilissimo capire perché mai due libri stampati su carta simile, dalla foliazione paragonabile, di autore coevo, possano presentare variazioni di prezzo superiori al cento percento.<br />
E allora succede che mi trovo in mano un libro di 200 pagine, &#8220;normalissimo&#8221;, al prezzo di 17 euro e dico &#8220;ma perché&#8221;?<br />
Poi, come con il cocktail, non ho scelta: se lo voglio me lo compro. Ma - almeno qui a Milano - la maggior parte delle persone se lo compra durante l&#8217;happy hour e nei posti dove, insieme, gli danno un&#8217;abbondante quantità di cibarie. E i libri se li compra una volta ogni tanto.<br />
Un&#8217;altra cosa che mi è venuta in mente leggendo i vostri commenti è che tendiamo a ignorare completamente il problema della ripetizione. Qualunque tipo di associazione tra un libro e un prodotto come un telefonino non ha senso per una semplice ragione: l&#8217;aquisto di un telefonino non è - normalmente - ripetitivo. Cioè, di telefonini ne compro uno all&#8217;anno (se sono un maniaco&#8230; io ne cambio uno ogni 4 anni, circa). Il paradosso, dunque, è che il prezzo relativamente alto sembra esprimere proprio l&#8217;intima (e forse inconscia) convinzione dell&#8217;industria libraria, che il libro sia un oggetto di cui si vendono pochi pezzi, e quindi su quelli occorre caricare. Al contrario, la sensazione viscerale che i libri costino troppo, secondo me esprime anche un (infondato, spesso, ma ugualmente interessante) punto di vista &#8220;sociale&#8221; che dice che una cosa come un libro dovrebbe costare poco ed essere alla portata di tutti, anche se in realtà poi ci si accontenta di questo e di libri se ne leggono effettivamente pochi. Il libro, come il pane, dovrebbe stare nel &#8220;paniere dei prezzi amministrati&#8221;, che tutti quanti abbiamo anchora da qualche parte dentro di noi, anche se non esiste più (credo). Il libro insomma fa parte di quelle cose che &#8220;non devono&#8221; costare tanto.<br />
Ammazza che sproloquio&#8230; come disse qualcuno, non avevo il tempo di essere più breve.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21921</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2006 13:49:26 +0000</pubDate>
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		<description>Ho letto Berardinelli sul tuo blog e qui, gEorgia.
Qui misteriosamente non si possono postare commenti.
Bene, sono affari dei mastri di porta: che si gestiscano questo posto come vogliono.
Berardinelli non risponde alla domanda su come puoi seguitare ad essere te stesso marciando nei drappelli dei tuoi nemici.
O meglio, risponde: duemila euro, dice.
Ora l'argomentazione "duemila euro" può essere anche molto seria e convincente e non sto facendo dell'ironia.
Piuttosto rifletto: questi duemila euro di Berardinelli vengono, per via indiretta, ma manco troppo (il giornale se non sbaglio è della moglie di Silvio), dalle tasche di Berlusconi.
Non è questione di essere di destra o di sinistra (cheppalle), ma di essere pagati o no da Berlusconi per fare il proprio lavoro intellettuale.
Se hai bisogno di soldi li prendi da dove arrivano e te ne stai zitto in attesa di tempi migliori.
Ma non reagisci chiedendo “chi è qui che può dire di avere un lavoro di sinistra?” perché è una domanda non pertinente.
Piuttosto mi chiedo: quanti saranno in Italia gli intellettuali direttamente o indirettamente al soldo di Berlusconi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto Berardinelli sul tuo blog e qui, gEorgia.<br />
Qui misteriosamente non si possono postare commenti.<br />
Bene, sono affari dei mastri di porta: che si gestiscano questo posto come vogliono.<br />
Berardinelli non risponde alla domanda su come puoi seguitare ad essere te stesso marciando nei drappelli dei tuoi nemici.<br />
O meglio, risponde: duemila euro, dice.<br />
Ora l&#8217;argomentazione &#8220;duemila euro&#8221; può essere anche molto seria e convincente e non sto facendo dell&#8217;ironia.<br />
Piuttosto rifletto: questi duemila euro di Berardinelli vengono, per via indiretta, ma manco troppo (il giornale se non sbaglio è della moglie di Silvio), dalle tasche di Berlusconi.<br />
Non è questione di essere di destra o di sinistra (cheppalle), ma di essere pagati o no da Berlusconi per fare il proprio lavoro intellettuale.<br />
Se hai bisogno di soldi li prendi da dove arrivano e te ne stai zitto in attesa di tempi migliori.<br />
Ma non reagisci chiedendo “chi è qui che può dire di avere un lavoro di sinistra?” perché è una domanda non pertinente.<br />
Piuttosto mi chiedo: quanti saranno in Italia gli intellettuali direttamente o indirettamente al soldo di Berlusconi?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21916</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2006 12:56:11 +0000</pubDate>
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		<description>@andrea ti invidio il comò:-)
la coperta no bleah ....

@gemma
ci posti la recensione di sorino sulla repubblica?
georgia</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@andrea ti invidio il comò:-)<br />
la coperta no bleah &#8230;.</p>
<p>@gemma<br />
ci posti la recensione di sorino sulla repubblica?<br />
georgia</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21891</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 22:49:47 +0000</pubDate>
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		<description>Ma sì, ovviamente, il riciclo. Io ho riciclato un comò tagliandogli le gambe per sostituirle con rotelloni, e - questa è la parte forte - l'ho dipinto con una miscela di gesso, vinavil e bianco di titanio (una specie di caolino pieromanzoniano): ho creato il "comò sgrutulut", bellissimo e soprattutto uguale al muro.
Poi il mio letto riciclato: ho coperto la struttura di rettangolini di stoffa calcificati con vinavil e imbiancati col titanio, un capolavoro dell'arte dormiaria. (Lo so, un letto assolutamente bianco non è erotico, me l'hanno già fatto notare.)
Però senza Ikea dagli incastri perfetti sarebbe inconcepibile vivere. Ah, sacra impialliciatura di betulla...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma sì, ovviamente, il riciclo. Io ho riciclato un comò tagliandogli le gambe per sostituirle con rotelloni, e - questa è la parte forte - l&#8217;ho dipinto con una miscela di gesso, vinavil e bianco di titanio (una specie di caolino pieromanzoniano): ho creato il &#8220;comò sgrutulut&#8221;, bellissimo e soprattutto uguale al muro.<br />
Poi il mio letto riciclato: ho coperto la struttura di rettangolini di stoffa calcificati con vinavil e imbiancati col titanio, un capolavoro dell&#8217;arte dormiaria. (Lo so, un letto assolutamente bianco non è erotico, me l&#8217;hanno già fatto notare.)<br />
Però senza Ikea dagli incastri perfetti sarebbe inconcepibile vivere. Ah, sacra impialliciatura di betulla&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21881</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 20:38:36 +0000</pubDate>
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		<description>@barbieri andrea
mi era sfuggito il tuo ottimo inno al pavimento ikea effetto ontano.
per te e per gemma c'è questa indicazione: qualche cartella spesa dal sottoscritto sul sublime argomento ikea, in due riprese.
http://www.tashtego.splinder.com/archive/2006-01?from=10

per gemma aggiungo che la feltrinelli di viale giulio cesare è sullo standard da me descritto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@barbieri andrea<br />
mi era sfuggito il tuo ottimo inno al pavimento ikea effetto ontano.<br />
per te e per gemma c&#8217;è questa indicazione: qualche cartella spesa dal sottoscritto sul sublime argomento ikea, in due riprese.<br />
<a href="http://www.tashtego.splinder.com/archive/2006-01?from=10" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.tashtego.splinder.com');" rel="nofollow">http://www.tashtego.splinder.com/archive/2006-01?from=10</a></p>
<p>per gemma aggiungo che la feltrinelli di viale giulio cesare è sullo standard da me descritto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: vincent raynaud</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21877</link>
		<dc:creator>vincent raynaud</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 18:34:19 +0000</pubDate>
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		<description>giuro che non c'era la minima bricciola di disprezzo per chi compra libri nel mio pezzo. anzi: se disprezziamo quelli... no, è il pensiero che spinge a tali riflessioni sul prezzo eccessivo dei libri che non mi va giù. ce l'ho con il sistema, non con gli individui.

gianni, anch'io ero un "lettore e basta" fino a poco fa. e compro piu' libri adesso, molto di piu'...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>giuro che non c&#8217;era la minima bricciola di disprezzo per chi compra libri nel mio pezzo. anzi: se disprezziamo quelli&#8230; no, è il pensiero che spinge a tali riflessioni sul prezzo eccessivo dei libri che non mi va giù. ce l&#8217;ho con il sistema, non con gli individui.</p>
<p>gianni, anch&#8217;io ero un &#8220;lettore e basta&#8221; fino a poco fa. e compro piu&#8217; libri adesso, molto di piu&#8217;&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gemma Gaetani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21876</link>
		<dc:creator>Gemma Gaetani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 18:26:50 +0000</pubDate>
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		<description>Ikea: io &lt;em&gt;odio&lt;/em&gt; Ikea (con la voce di Puffo Quattrocchi). Ecco, quella dell'Ikea è un'invasione, un ricatto economico a cui spesso cediamo in nome del non-spreco. Paradossale. Come un poveraccio che va a mangiare da Mc (che poi, pure Mc, è alla frutta... Ikea no, però. Io ogni volta che vado e vedo gente felice di stare lì, felice di comprare tutte quelle cose così inutili eppure così pratiche e così economiche, pronte a soddisfare immediatamente il bisogno che ti hanno inserito nella testa guardandole, mi sento peggio che in un centro commerciale di sabato pomeriggio, peggio che all'Esselunga, dove tutto il mio percorso di acquisto è già previsto, e la carta di fidelizzazione si chiama Fìdaty, un imperativo mascherato da accogliente consiglio inglesizzante che farebbe rivoltare nella tomba quelli della Scuola di Francoforte. Ribelliamoci. Si può. Io vivo in una casa con altre tre persone, molti dei mobili ci sono stati regalati dalla vecchia coppia di 4 piani più su che cambiava cucina dopo vent'anni, alcuni sono stati riciclati dalle vecchie case familiari di provenienza, per il resto si è provveduto con molta fantasia e senso del riciclo, e c'è qualche pezzo Ikea che copre le necessità che erano rimaste prive di supporto mobiliare, purtroppo. Spesso ci prestiamo libri e cd. La spesa la faccio al Conad, talvolta all'Ipercoop, spesso nei negozi etnici - ma non quelli cool. Insomma, sottrarsi alla massificazione si può. Con la volontà, come dice bene Andrea Barbieri).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ikea: io <em>odio</em> Ikea (con la voce di Puffo Quattrocchi). Ecco, quella dell&#8217;Ikea è un&#8217;invasione, un ricatto economico a cui spesso cediamo in nome del non-spreco. Paradossale. Come un poveraccio che va a mangiare da Mc (che poi, pure Mc, è alla frutta&#8230; Ikea no, però. Io ogni volta che vado e vedo gente felice di stare lì, felice di comprare tutte quelle cose così inutili eppure così pratiche e così economiche, pronte a soddisfare immediatamente il bisogno che ti hanno inserito nella testa guardandole, mi sento peggio che in un centro commerciale di sabato pomeriggio, peggio che all&#8217;Esselunga, dove tutto il mio percorso di acquisto è già previsto, e la carta di fidelizzazione si chiama Fìdaty, un imperativo mascherato da accogliente consiglio inglesizzante che farebbe rivoltare nella tomba quelli della Scuola di Francoforte. Ribelliamoci. Si può. Io vivo in una casa con altre tre persone, molti dei mobili ci sono stati regalati dalla vecchia coppia di 4 piani più su che cambiava cucina dopo vent&#8217;anni, alcuni sono stati riciclati dalle vecchie case familiari di provenienza, per il resto si è provveduto con molta fantasia e senso del riciclo, e c&#8217;è qualche pezzo Ikea che copre le necessità che erano rimaste prive di supporto mobiliare, purtroppo. Spesso ci prestiamo libri e cd. La spesa la faccio al Conad, talvolta all&#8217;Ipercoop, spesso nei negozi etnici - ma non quelli cool. Insomma, sottrarsi alla massificazione si può. Con la volontà, come dice bene Andrea Barbieri).</p>
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	<item>
		<title>Di: Gemma Gaetani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21874</link>
		<dc:creator>Gemma Gaetani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 18:08:25 +0000</pubDate>
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		<description>Tashtego, c'è anche quella appena aperta - se non vado errata - a Viale Giulio Cesare. Ma sì, tu hai ragione: ormai o sfondi (e nei tempi previsti da chi possiede i campi) o non esisti più. Siamo merce, sia come scrittori che come lettori. Poetica, estetica, weltanschauung dell'autore, la problematizzazione complessa e complessiva intorno a un libro, al rapporto con eventuali scuole o movimenti, la storicizzazione in tempo reale: a chi interessano a più, a parte gli specialisti e gli adepti (lettori e scrittori-lettori)? Non parliamo poi della poesia! L'unica resistenza possibile è continuare a fare il proprio lavoro di scrittori e lettori (e critici) con serietà.
C'è un'affermazione opinabile comunque nel pezzo di Bajani: che chi ha buone recensioni venda. Spesso, funziona il contrario.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tashtego, c&#8217;è anche quella appena aperta - se non vado errata - a Viale Giulio Cesare. Ma sì, tu hai ragione: ormai o sfondi (e nei tempi previsti da chi possiede i campi) o non esisti più. Siamo merce, sia come scrittori che come lettori. Poetica, estetica, weltanschauung dell&#8217;autore, la problematizzazione complessa e complessiva intorno a un libro, al rapporto con eventuali scuole o movimenti, la storicizzazione in tempo reale: a chi interessano a più, a parte gli specialisti e gli adepti (lettori e scrittori-lettori)? Non parliamo poi della poesia! L&#8217;unica resistenza possibile è continuare a fare il proprio lavoro di scrittori e lettori (e critici) con serietà.<br />
C&#8217;è un&#8217;affermazione opinabile comunque nel pezzo di Bajani: che chi ha buone recensioni venda. Spesso, funziona il contrario.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21871</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 17:17:44 +0000</pubDate>
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		<description>gemma le cose stanno cambiando.
la feltrinelli come dici tu a roma è una sola, quella a piazza esedra, mentre quella dell'argentina già è più imputtanita.
le altre sono supermercatizzate, selezionano su standard bassi, non tengono un titolo più di un certo tempo, poi non si trova più.
e fine.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>gemma le cose stanno cambiando.<br />
la feltrinelli come dici tu a roma è una sola, quella a piazza esedra, mentre quella dell&#8217;argentina già è più imputtanita.<br />
le altre sono supermercatizzate, selezionano su standard bassi, non tengono un titolo più di un certo tempo, poi non si trova più.<br />
e fine.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: mag</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21865</link>
		<dc:creator>mag</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 16:08:24 +0000</pubDate>
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		<description>io invece ho trattato il pavimento in cemento nero con degli isolanti senza mettere la maschera di protezione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>io invece ho trattato il pavimento in cemento nero con degli isolanti senza mettere la maschera di protezione.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: francesco forlani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21864</link>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 16:07:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21864</guid>
		<description>Ikea sta ai bricoleurs come la socialdemocrazia ai radicali. L'unico limite del gigante svedese è che partito colle buone intenzioni di farti sentire "idoneo" ti lascia alla fine della giornata con mobili i cui cassetti sono montati al contrario e lampadine straordinariamente lontane dalla cappa. Insomma con l'aria da pirla. Ma in fondo la stessa cosa accade coi libri. alcuni ti laciano veramente a metà con quella stessa aria. In questo senso colgo la provocazione di Tashtego e dico che compro i libri secondo due criteri: quando il libraio, di cui mi fido ciecamente, me lo consiglia, e mi fa credito, e quando mi colpisce l'odore. L'odore dei libri che è quasi infallibile.
effeffe
ps
Ci sono poi i libri che mi regalano gli amici autori, e sono un vero dono.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ikea sta ai bricoleurs come la socialdemocrazia ai radicali. L&#8217;unico limite del gigante svedese è che partito colle buone intenzioni di farti sentire &#8220;idoneo&#8221; ti lascia alla fine della giornata con mobili i cui cassetti sono montati al contrario e lampadine straordinariamente lontane dalla cappa. Insomma con l&#8217;aria da pirla. Ma in fondo la stessa cosa accade coi libri. alcuni ti laciano veramente a metà con quella stessa aria. In questo senso colgo la provocazione di Tashtego e dico che compro i libri secondo due criteri: quando il libraio, di cui mi fido ciecamente, me lo consiglia, e mi fa credito, e quando mi colpisce l&#8217;odore. L&#8217;odore dei libri che è quasi infallibile.<br />
effeffe<br />
ps<br />
Ci sono poi i libri che mi regalano gli amici autori, e sono un vero dono.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea barbieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21861</link>
		<dc:creator>andrea barbieri</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 15:52:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21861</guid>
		<description>Non so. E' vero quello che dice Gianni, che i libri se vuoi sono accessibili attraverso le edizioni economiche e le biblioteche. Però è anche vero che in libreria costano molto. Con l'euro non ne parliamo.
Quindi?
Alcuni libri in biblioteca non si trovano, sono accessibili solo ai folli che spendono somme balorde in libreria (come me per esempio). 
I fumetti in biblioteca non si trovano, sono accessibili solo ai folli che spendono somme balorde in fumetteria (come me per esempio).
Boh, tutto sommato mi pare che una cultura viva possano farsela solo i pochi privilegiati economici e i pochissimi non privilegiati economici ma coi controcazzi della mente e della volontà (forse Gianni è uno di questi).
Uhm, non ritengo di avere i controcazzi della mente e della volontà. Non sono nemmeno davvero privilegiato economicamente. Forse il mio trucco è che privilegio certi consumi su altri. Per esempio mi sono posato da solo uno splendido pavimento in laminato ikea effetto ontano, invece di farmi comporre dall'ultimo artigiano olandese vivente una tarsia di legni pregiatissimi che riproduce i fiori e gli animali dell'eden.
C'ho la twingo e sono contentissimo. 
(Diciamo poi che se a volte sfotto Fiorucci, su Ikea mostrerei tutte le mie debolezze. Io Ikea la metà delle cose che progettano vorrei baciare in bocca il desiger.) 
Qui c'è il mio pavimento effetto ontano 
http://www.ikea.com/webapp/wcs/stores/servlet/ProductDisplay?storeId=10&#38;langId=-4&#38;catalogId=10101&#38;productId=29767

che ha permesso all'Ontano nero di continuare a vivere; eccolo in natura, osservate l'invidiabile portamento 
http://digilander.libero.it/alberiitaliani/ontne/ontne40.jpg
(come direbbe Dersu Uzala: l'Ontano è omo)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non so. E&#8217; vero quello che dice Gianni, che i libri se vuoi sono accessibili attraverso le edizioni economiche e le biblioteche. Però è anche vero che in libreria costano molto. Con l&#8217;euro non ne parliamo.<br />
Quindi?<br />
Alcuni libri in biblioteca non si trovano, sono accessibili solo ai folli che spendono somme balorde in libreria (come me per esempio).<br />
I fumetti in biblioteca non si trovano, sono accessibili solo ai folli che spendono somme balorde in fumetteria (come me per esempio).<br />
Boh, tutto sommato mi pare che una cultura viva possano farsela solo i pochi privilegiati economici e i pochissimi non privilegiati economici ma coi controcazzi della mente e della volontà (forse Gianni è uno di questi).<br />
Uhm, non ritengo di avere i controcazzi della mente e della volontà. Non sono nemmeno davvero privilegiato economicamente. Forse il mio trucco è che privilegio certi consumi su altri. Per esempio mi sono posato da solo uno splendido pavimento in laminato ikea effetto ontano, invece di farmi comporre dall&#8217;ultimo artigiano olandese vivente una tarsia di legni pregiatissimi che riproduce i fiori e gli animali dell&#8217;eden.<br />
C&#8217;ho la twingo e sono contentissimo.<br />
(Diciamo poi che se a volte sfotto Fiorucci, su Ikea mostrerei tutte le mie debolezze. Io Ikea la metà delle cose che progettano vorrei baciare in bocca il desiger.)<br />
Qui c&#8217;è il mio pavimento effetto ontano<br />
<a href="http://www.ikea.com/webapp/wcs/stores/servlet/ProductDisplay?storeId=10&amp;langId=-4&amp;catalogId=10101&amp;productId=29767" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.ikea.com');" rel="nofollow">http://www.ikea.com/webapp/wcs/stores/servlet/ProductDisplay?storeId=10&amp;langId=-4&amp;catalogId=10101&amp;productId=29767</a></p>
<p>che ha permesso all&#8217;Ontano nero di continuare a vivere; eccolo in natura, osservate l&#8217;invidiabile portamento<br />
<a href="http://digilander.libero.it/alberiitaliani/ontne/ontne40.jpg" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/digilander.libero.it');" rel="nofollow">http://digilander.libero.it/alberiitaliani/ontne/ontne40.jpg</a><br />
(come direbbe Dersu Uzala: l&#8217;Ontano è omo)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gemma Gaetani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21857</link>
		<dc:creator>Gemma Gaetani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 14:27:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21857</guid>
		<description>Invece Tashtego, non sono tanto tanto d'accordo (ma non per polemizzare, rifletto). Alla Feltrinelli, o alla Fnac, o in altre grandi librerie (Mel Bookstore e mettiamoci pure le Mondadori di ogni città), trovi quasi tutto. Trovi centinaia di copie del libro di Bruno Vespa o di altri libri che sono fenomeni sociologici più che letterari, ma ci trovi anche libri che le piccole librerie non ordinano nemmeno. E' una questione, &lt;em&gt;elementare&lt;/em&gt;, di dimensioni, di dimensioni del mercato. Più grandi sono, più merci quel mercato può apparecchiare, sperando di venderle. Ma le cosiddette catene, quelle citate su, quante librerie fanno in tutto? Poche. Sono molte di più, in totale, le librerie anonime, piccolissime piccole e medie. Che però si adeguano alla tendenza commerciale, prendendone 30 invece che 3000, di Vespa (o Brown, vedi tu), senza offrire però, diversamente da Fnac eccetera, ospitalità anche ai libri &lt;em&gt;altri&lt;/em&gt;, al libro (dal potenziale commerciale) minore. E' l'esatto contrario di quanto avviene coi cinema. I cinema piccoli sono di solito d'essai. Trovano la loro identità nella proposizione di opere di qualità e di scarsa visibilità. Le piccole librerie no. Chiaramente penso a quanto ho tentato di esporre come a una generalizzazione, necessaria(mente).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Invece Tashtego, non sono tanto tanto d&#8217;accordo (ma non per polemizzare, rifletto). Alla Feltrinelli, o alla Fnac, o in altre grandi librerie (Mel Bookstore e mettiamoci pure le Mondadori di ogni città), trovi quasi tutto. Trovi centinaia di copie del libro di Bruno Vespa o di altri libri che sono fenomeni sociologici più che letterari, ma ci trovi anche libri che le piccole librerie non ordinano nemmeno. E&#8217; una questione, <em>elementare</em>, di dimensioni, di dimensioni del mercato. Più grandi sono, più merci quel mercato può apparecchiare, sperando di venderle. Ma le cosiddette catene, quelle citate su, quante librerie fanno in tutto? Poche. Sono molte di più, in totale, le librerie anonime, piccolissime piccole e medie. Che però si adeguano alla tendenza commerciale, prendendone 30 invece che 3000, di Vespa (o Brown, vedi tu), senza offrire però, diversamente da Fnac eccetera, ospitalità anche ai libri <em>altri</em>, al libro (dal potenziale commerciale) minore. E&#8217; l&#8217;esatto contrario di quanto avviene coi cinema. I cinema piccoli sono di solito d&#8217;essai. Trovano la loro identità nella proposizione di opere di qualità e di scarsa visibilità. Le piccole librerie no. Chiaramente penso a quanto ho tentato di esporre come a una generalizzazione, necessaria(mente).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Emanuele Kraushaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21856</link>
		<dc:creator>Emanuele Kraushaar</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 13:16:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21856</guid>
		<description>Eh sì i libri regalati  e prestati (come per tashtego) anche per me contano poco, anche se ci sono delle eccezioni: ovviamente, per esempio, il regalo di un libro che stavo per comprare o quando uno in libreria tira fuori spontaneamennte i soldi mentre sto pagando alla cassa un libro scelto con cura.

PS: magari la trilogia della Kristoff non sarà un capolavoro come si legge in giro, ma per me è stata comunque una buona lettura. Mentre ho trovato del tutto inutile la raccolta di racconti brevi "La vendetta".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eh sì i libri regalati  e prestati (come per tashtego) anche per me contano poco, anche se ci sono delle eccezioni: ovviamente, per esempio, il regalo di un libro che stavo per comprare o quando uno in libreria tira fuori spontaneamennte i soldi mentre sto pagando alla cassa un libro scelto con cura.</p>
<p>PS: magari la trilogia della Kristoff non sarà un capolavoro come si legge in giro, ma per me è stata comunque una buona lettura. Mentre ho trovato del tutto inutile la raccolta di racconti brevi &#8220;La vendetta&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21855</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 13:13:51 +0000</pubDate>
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		<description>Sostanzialmente uno: naso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sostanzialmente uno: naso.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21853</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 13:01:27 +0000</pubDate>
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		<description>tu Gianni, con quale criterio compri i libri?
"compri", non "leggi".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>tu Gianni, con quale criterio compri i libri?<br />
&#8220;compri&#8221;, non &#8220;leggi&#8221;.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21852</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 12:56:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21852</guid>
		<description>La democrazia non tollera il monopolio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La democrazia non tollera il monopolio.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21851</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 12:56:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21851</guid>
		<description>Rispetto al tuo quarto criterio, ho una speranza, Tash, col mio prossimo romanzo (che giallo non è).
;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Rispetto al tuo quarto criterio, ho una speranza, Tash, col mio prossimo romanzo (che giallo non è).<br />
;-)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21850</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 12:55:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21850</guid>
		<description>Sono tranciante, va bene.
Proseguo: il problema non è il libro-merce (le case edistrisci non sono onlus, per fortuna, e il lavoro, di chiunque, si paga) e neanche i libri-merda (quasi tutto è merda, dunque anche molti libri, la maggior parte).
Il problema è l’accentramento del mercato librario in poche mani, anzi in una mano sola: Feltrinelli.
È una condizione ormai di monopolio, come quella televisiva per Berlusconi.
E come tale costituisce una deformazione del mercato, una minaccia alla libertà, eccetera.
Altro che restaurazione.
Ormai è Feltrinelli che decide se un libro si deve VENDERE o no, se si deve VEDERE o no, se deve ESISTERE o no.
Pigliarsela coi librai che espongono Bruno Vespa è un po’ miope, se mi permetti, Gemma: la questione, come sempre in Italia, è il pluralismo delle fonti.
Chiccazzo se ne frega di Bruno Vespa: facciamola finita coi falsi bersagli.
I librai normali fanno quello che possono per campare, per tenere botta.
Feltrinelli ha più di cento librerie in tutta Italia, dentro ci stanno librai privi di formazione e professionalità, in pratica commessi di supermercato che nemmeno sanno cosa mai ci sia dentro a quei misteriosi oggetti che vanno vendendo.
Un sacco di piccole case editrici spariscono se Feltrinelli decide che sia così.
Non perché sia buona o cattiva, la Feltrinelli, ma perché ha il monopolio.
La non tollera il monopolio, per dire.
Però nessuno dice niente perché un tempo Feltrinelli era de sinistra.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono tranciante, va bene.<br />
Proseguo: il problema non è il libro-merce (le case edistrisci non sono onlus, per fortuna, e il lavoro, di chiunque, si paga) e neanche i libri-merda (quasi tutto è merda, dunque anche molti libri, la maggior parte).<br />
Il problema è l’accentramento del mercato librario in poche mani, anzi in una mano sola: Feltrinelli.<br />
È una condizione ormai di monopolio, come quella televisiva per Berlusconi.<br />
E come tale costituisce una deformazione del mercato, una minaccia alla libertà, eccetera.<br />
Altro che restaurazione.<br />
Ormai è Feltrinelli che decide se un libro si deve VENDERE o no, se si deve VEDERE o no, se deve ESISTERE o no.<br />
Pigliarsela coi librai che espongono Bruno Vespa è un po’ miope, se mi permetti, Gemma: la questione, come sempre in Italia, è il pluralismo delle fonti.<br />
Chiccazzo se ne frega di Bruno Vespa: facciamola finita coi falsi bersagli.<br />
I librai normali fanno quello che possono per campare, per tenere botta.<br />
Feltrinelli ha più di cento librerie in tutta Italia, dentro ci stanno librai privi di formazione e professionalità, in pratica commessi di supermercato che nemmeno sanno cosa mai ci sia dentro a quei misteriosi oggetti che vanno vendendo.<br />
Un sacco di piccole case editrici spariscono se Feltrinelli decide che sia così.<br />
Non perché sia buona o cattiva, la Feltrinelli, ma perché ha il monopolio.<br />
La non tollera il monopolio, per dire.<br />
Però nessuno dice niente perché un tempo Feltrinelli era de sinistra.</p>
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		<title>Di: Gemma Gaetani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/06/sempre-caro/#comment-21848</link>
		<dc:creator>Gemma Gaetani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2006 12:12:01 +0000</pubDate>
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		<description>(Ho dimenticato la virgola dopo 'bambini'. Tashtego, oggi sei tranciante, sì.)</description>
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