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	<title>Commenti a: La lingua provvisoria</title>
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		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23830</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2006 09:37:19 +0000</pubDate>
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		<description>@DB
No grazie;-) entrare a 140 commenti vorrebbe dire leggerli prima almeno in parte, il tempo dedicato al piacere in questi giorni è limitato e ne ho usato una parte per leggere l&#039;articolo di baricco su repubblica, molto in tema con alcune discussioni fatte qui sul conformismo.
E poi certe vagonate di puro moralismo a priori e politicamente corretto mi paralizzano la mente e mi tolgono la voglia, sono molto meno polemica di quanto può apparire qui;–)
a presto
Temp</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@DB<br />
No grazie;-) entrare a 140 commenti vorrebbe dire leggerli prima almeno in parte, il tempo dedicato al piacere in questi giorni è limitato e ne ho usato una parte per leggere l&#8217;articolo di baricco su repubblica, molto in tema con alcune discussioni fatte qui sul conformismo.<br />
E poi certe vagonate di puro moralismo a priori e politicamente corretto mi paralizzano la mente e mi tolgono la voglia, sono molto meno polemica di quanto può apparire qui;–)<br />
a presto<br />
Temp</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23824</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2006 09:10:09 +0000</pubDate>
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		<description>@ Temp
resterò in dolce attesa. Piuttosto, vedo che invece di temperare sotto il post AMORE, stai comodamente a bataillare: su, c&#039;è urgente bisogno di te!
buona giornata

d</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Temp<br />
resterò in dolce attesa. Piuttosto, vedo che invece di temperare sotto il post AMORE, stai comodamente a bataillare: su, c&#8217;è urgente bisogno di te!<br />
buona giornata</p>
<p>d</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23800</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2006 23:04:24 +0000</pubDate>
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		<description>@DB
Grazie,  ho molto apprezzato, c&#039;è davvero un grandissimo lavoro, e sapiente. E ne terrò conto nella versione che ti proporrò. Ti anticipo che forzerò di più, anche perché starti alla pari sarà difficile se non impossibile. 
Dammi &quot;giorni&quot;, però, che prima temo di non farcela.
Notte
temp</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@DB<br />
Grazie,  ho molto apprezzato, c&#8217;è davvero un grandissimo lavoro, e sapiente. E ne terrò conto nella versione che ti proporrò. Ti anticipo che forzerò di più, anche perché starti alla pari sarà difficile se non impossibile.<br />
Dammi &#8220;giorni&#8221;, però, che prima temo di non farcela.<br />
Notte<br />
temp</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23797</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2006 22:40:26 +0000</pubDate>
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		<description>Cara Temp, se davvero la traduci, mi farai davvero felice. Le cose che ti dirò ora prendile non tanto come mie difese, quanto come dritte per il tuo lavoro futuro.
1- ho guardato sia Grosse Stuttgarter sia la Frankfurter Ausgabe, optando per la prima (le differenze sono minime, ma ci sono - la punteggiatura è una questione spinosa perché bisogna tener conto che Hoelderlin scriveva in piedi alla finestra di fretta: non per dire che allora la cambiamo come vogliamo, ma ci sono casi in cui il verso chiude davvero anche nel contenuto, e allora è pura acribia tenere: ho detto la lettera, non la virgola!). Sullo stacco tra le due quartine ci ho perso qualche notte. Guardando il manoscritto, c&#039;è una spaziatura indecidibile. Normalmente Hoelderlin stacca più decisamente. Ma le due quartine sono così diverse di registro, che ho optato per staccare. E la nuovissima Bremer Ausgabe in 12 voll. regalatami un mese fa da una carissima amica mi dà ragione.
2- sulla metrica: avrai visto che sono giambi con 5 arsi (vv. 3, 4, 5, 6, 8) e con 6 arsi (vv. 1, 2, 7). Ora, in ipotesi adottiamo il nostro endecasillabo: questo copre i versi con 5 arsi, mentre gli altri versi &quot;scappano&quot;. Ma c&#039;è una cosa molto più importante, che puoi desumere da una candida, troppo candida dichiarazione del curatore dei Meridiani, che dice di aver tentato la rima &quot;naturalmente al prezzo di una inevitabile alterazione del lessico&quot;, p. 1864 - cioè per fare rima ha dovuto &quot;torcere&quot; il lessico. Operazione inammissibile, perché il lessico è la materia prima. Ma c&#039;è un&#039;altra cosa importante che il curatore tace: se mantieni le 5 arsi i.e. l&#039;endecasillabo, anche rinunciando alla rima dovrai egualmente alterare il lessico, in questo caso &quot;sfrondare&quot;, perché come ti dicevo all&#039;ingrosso 3/4 pag. tedesca = 1 pag. italiana, e quindi nel giambo di Hoelderlin ci sta più &quot;roba&quot; che in un endecasillabo. Che fare? Mi sono orientato verso l&#039;esametro (chiamalo alessandrino, martelliano ecc.), che è la coperta giusta per il tedesco &quot;giambizzato&quot; [ti piace questa parola di piombo? dimmi di sì!]. Questo in generale, e cioè nelle altre poesie di Scardanelli. In questa, come vedi, sempre per non sacrificare il lessico-lettera, mi ha giovato pensare alla musica da camera, un quartetto d&#039;archi (barocca, non contemporanea a Scardanelli - Hoelderlin con la testa era sempre al 1800 o giù di lì): ho pensato a un largo. Così la mia traduzione parte con un movimento larghissimo che va a finire a imbuto nell&#039;endecasillabo del v. 4. Nella seconda quartina parte strettina e si slarga piano. I metri sono vari, interni, come intrecci armonici: se non ci senti niente, mio danno, perché non sono riuscito a mostrarli.  Sulla rima poi, mentre H. ha la baciata, io sono riuscito a renderla incrociata o chiusa, che è un altro modo di perfezione, a corona, rispetto al bacio (mentre l&#039;alternata H. la usava quando ancora usciva per fare 4 passi: 1,2,1,2).  
2-  *Wo in die Ferne sich erglänzt die Zeit der Reben*
Wo è di luogo, in die Ferne di moto, erglaenzt è riflessivo: incredibile H.! tutto è fermo, e a muoversi è il brillare riflessivo, &quot;in lontananza&quot;. Ma anche noi poveri italiani, stendendo il braccio diciamo: là, lontano...
3- Bilde: rendendo con &quot;tono&quot; ho torto per fare rima debole con &quot;lontano&quot;. Bild da bilden è alla radice &quot;forma&quot; ossia in pittura disegno, mentre &quot;tono&quot; è colore: sono stato cioè veneziano rispetto a H. toscano - ma: lo &quot;scuro&quot; applicato alla forma le fa perdere assai del suo nitore, la sfuma. ergo... (l&#039;altra suggestione, con la musica, è stata la pittura di paesaggio di primo &#039;800: la prima quartina non è un quadro? e quel bosco non è una macchia?)
4- Zeiten, qui come altrove H. (seguendo l&#039;uso comune) lo usa per aggiustare il verso al posto di Jahreszeiten (soprattutto al plurale non c&#039;è ambiguità, sono proprio le stagioni).
5- sommità per Hoehe è letterale (Lutero: dal sommo del cielo) lat. a summo = dall&#039;alto.

Basta, che mi fuma il cervello. Un caro saluto

Dario</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Temp, se davvero la traduci, mi farai davvero felice. Le cose che ti dirò ora prendile non tanto come mie difese, quanto come dritte per il tuo lavoro futuro.<br />
1- ho guardato sia Grosse Stuttgarter sia la Frankfurter Ausgabe, optando per la prima (le differenze sono minime, ma ci sono &#8211; la punteggiatura è una questione spinosa perché bisogna tener conto che Hoelderlin scriveva in piedi alla finestra di fretta: non per dire che allora la cambiamo come vogliamo, ma ci sono casi in cui il verso chiude davvero anche nel contenuto, e allora è pura acribia tenere: ho detto la lettera, non la virgola!). Sullo stacco tra le due quartine ci ho perso qualche notte. Guardando il manoscritto, c&#8217;è una spaziatura indecidibile. Normalmente Hoelderlin stacca più decisamente. Ma le due quartine sono così diverse di registro, che ho optato per staccare. E la nuovissima Bremer Ausgabe in 12 voll. regalatami un mese fa da una carissima amica mi dà ragione.<br />
2- sulla metrica: avrai visto che sono giambi con 5 arsi (vv. 3, 4, 5, 6, 8) e con 6 arsi (vv. 1, 2, 7). Ora, in ipotesi adottiamo il nostro endecasillabo: questo copre i versi con 5 arsi, mentre gli altri versi &#8220;scappano&#8221;. Ma c&#8217;è una cosa molto più importante, che puoi desumere da una candida, troppo candida dichiarazione del curatore dei Meridiani, che dice di aver tentato la rima &#8220;naturalmente al prezzo di una inevitabile alterazione del lessico&#8221;, p. 1864 &#8211; cioè per fare rima ha dovuto &#8220;torcere&#8221; il lessico. Operazione inammissibile, perché il lessico è la materia prima. Ma c&#8217;è un&#8217;altra cosa importante che il curatore tace: se mantieni le 5 arsi i.e. l&#8217;endecasillabo, anche rinunciando alla rima dovrai egualmente alterare il lessico, in questo caso &#8220;sfrondare&#8221;, perché come ti dicevo all&#8217;ingrosso 3/4 pag. tedesca = 1 pag. italiana, e quindi nel giambo di Hoelderlin ci sta più &#8220;roba&#8221; che in un endecasillabo. Che fare? Mi sono orientato verso l&#8217;esametro (chiamalo alessandrino, martelliano ecc.), che è la coperta giusta per il tedesco &#8220;giambizzato&#8221; [ti piace questa parola di piombo? dimmi di sì!]. Questo in generale, e cioè nelle altre poesie di Scardanelli. In questa, come vedi, sempre per non sacrificare il lessico-lettera, mi ha giovato pensare alla musica da camera, un quartetto d&#8217;archi (barocca, non contemporanea a Scardanelli &#8211; Hoelderlin con la testa era sempre al 1800 o giù di lì): ho pensato a un largo. Così la mia traduzione parte con un movimento larghissimo che va a finire a imbuto nell&#8217;endecasillabo del v. 4. Nella seconda quartina parte strettina e si slarga piano. I metri sono vari, interni, come intrecci armonici: se non ci senti niente, mio danno, perché non sono riuscito a mostrarli.  Sulla rima poi, mentre H. ha la baciata, io sono riuscito a renderla incrociata o chiusa, che è un altro modo di perfezione, a corona, rispetto al bacio (mentre l&#8217;alternata H. la usava quando ancora usciva per fare 4 passi: 1,2,1,2).<br />
2-  *Wo in die Ferne sich erglänzt die Zeit der Reben*<br />
Wo è di luogo, in die Ferne di moto, erglaenzt è riflessivo: incredibile H.! tutto è fermo, e a muoversi è il brillare riflessivo, &#8220;in lontananza&#8221;. Ma anche noi poveri italiani, stendendo il braccio diciamo: là, lontano&#8230;<br />
3- Bilde: rendendo con &#8220;tono&#8221; ho torto per fare rima debole con &#8220;lontano&#8221;. Bild da bilden è alla radice &#8220;forma&#8221; ossia in pittura disegno, mentre &#8220;tono&#8221; è colore: sono stato cioè veneziano rispetto a H. toscano &#8211; ma: lo &#8220;scuro&#8221; applicato alla forma le fa perdere assai del suo nitore, la sfuma. ergo&#8230; (l&#8217;altra suggestione, con la musica, è stata la pittura di paesaggio di primo &#8216;800: la prima quartina non è un quadro? e quel bosco non è una macchia?)<br />
4- Zeiten, qui come altrove H. (seguendo l&#8217;uso comune) lo usa per aggiustare il verso al posto di Jahreszeiten (soprattutto al plurale non c&#8217;è ambiguità, sono proprio le stagioni).<br />
5- sommità per Hoehe è letterale (Lutero: dal sommo del cielo) lat. a summo = dall&#8217;alto.</p>
<p>Basta, che mi fuma il cervello. Un caro saluto</p>
<p>Dario</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23765</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2006 18:59:13 +0000</pubDate>
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		<description>@DB

Letto. 

Il tedesco l’ho preso dal testo riportato del volume dei Meridiani, che sembrerebbe avere  qualche differenza rispetto alla tua versione, per es. non c’è spazio tra le strofe e la prima finisce con un punto e virgola.

A parte questo, che dire, io approvo una traduzione con l’impronta che tu le dai, se ho una riserva è che per seguire la lettera, non hai potuto, o non sei riuscito, a trovare una soluzione  all’impianto metrico, che in Hölderlin è molto forte. 
La copio qui sperando di far cosa grata ai lettori

                          Die Aussicht.

Wenn in die Ferne geht der Menschen wohnend Leben,
Wo in die Ferne sich erglänzt die Zeit der Reben,
Ist auch dabei des Sommers leer Gefilde,
Der Wald erscheint mit seinem dunklen Bilde;
Daß die Natur ergänzt das Bild der Zeiten,
Daß die verweilt, sie schnell vorübergleiten,
Ist aus Vollkommenheit, des Himmels Höhe glänzet
Dem Menschen dann, wie Bäume Blüht’ umkränzet.

                                                   Mit Untertänigkeit
					
					       Scardanelli

d.24 Mai
1748


Poi ho una perplessità sul “lontano” del secondo verso, che nella tua versione sembra di stato, mentre è “in die Ferne”, e su “tono”  per “Bilde” all 4° verso.  Su “stagioni” per “Zeiten”.  Su “sommità” per “Höhe”. 
Intendo dire: poiché si è parlato di “lettera” ,  se già qui  la lingua “nostra” ti porta ad allontanarti di fatto da Hölderlin, o almeno ad azzardare, non valeva la pena cercare di  trovare anche una soluzione metrica più adeguata?
Ma cercherò di tradurla anch’io, perché  altrimenti restano parole vuote,  se questa striscia per qualche ragione scompare nel fondo del pozzo prima che io abbia avuto il tempo di provarci, te lo segnalo da qualche parte.
Ciao
Temp</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@DB</p>
<p>Letto. </p>
<p>Il tedesco l’ho preso dal testo riportato del volume dei Meridiani, che sembrerebbe avere  qualche differenza rispetto alla tua versione, per es. non c’è spazio tra le strofe e la prima finisce con un punto e virgola.</p>
<p>A parte questo, che dire, io approvo una traduzione con l’impronta che tu le dai, se ho una riserva è che per seguire la lettera, non hai potuto, o non sei riuscito, a trovare una soluzione  all’impianto metrico, che in Hölderlin è molto forte.<br />
La copio qui sperando di far cosa grata ai lettori</p>
<p>                          Die Aussicht.</p>
<p>Wenn in die Ferne geht der Menschen wohnend Leben,<br />
Wo in die Ferne sich erglänzt die Zeit der Reben,<br />
Ist auch dabei des Sommers leer Gefilde,<br />
Der Wald erscheint mit seinem dunklen Bilde;<br />
Daß die Natur ergänzt das Bild der Zeiten,<br />
Daß die verweilt, sie schnell vorübergleiten,<br />
Ist aus Vollkommenheit, des Himmels Höhe glänzet<br />
Dem Menschen dann, wie Bäume Blüht’ umkränzet.</p>
<p>                                                   Mit Untertänigkeit</p>
<p>					       Scardanelli</p>
<p>d.24 Mai<br />
1748</p>
<p>Poi ho una perplessità sul “lontano” del secondo verso, che nella tua versione sembra di stato, mentre è “in die Ferne”, e su “tono”  per “Bilde” all 4° verso.  Su “stagioni” per “Zeiten”.  Su “sommità” per “Höhe”.<br />
Intendo dire: poiché si è parlato di “lettera” ,  se già qui  la lingua “nostra” ti porta ad allontanarti di fatto da Hölderlin, o almeno ad azzardare, non valeva la pena cercare di  trovare anche una soluzione metrica più adeguata?<br />
Ma cercherò di tradurla anch’io, perché  altrimenti restano parole vuote,  se questa striscia per qualche ragione scompare nel fondo del pozzo prima che io abbia avuto il tempo di provarci, te lo segnalo da qualche parte.<br />
Ciao<br />
Temp</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23666</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2006 08:43:41 +0000</pubDate>
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		<description>@DB

Visto! 

oggi mi guardo la tua trad. di H.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@DB</p>
<p>Visto! </p>
<p>oggi mi guardo la tua trad. di H.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23638</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2006 22:22:01 +0000</pubDate>
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		<description>@ Temp. 
mi ha fregato la disposizione su tre mensole in verticale: altro che 3 m., sono poco più di un m. in totale i 33 voll. dei Grimm! In verità alla prima misurazione, mi dava 115, poi schiacciando al massimo cm. 111, 1 periodico. Sentito per altre questioni pregresse, don Zenone, il mio ex-prof. di filosofia al Collegio Graziani, mi ha esortato a tener duro, che se non mi stempero la vinco io.
Ho sbirciato alla voce Holzweg, e già i Grimm hanno 6 modi di dire per &quot;strada sbagliata&quot; = 2- passante. Ma c&#039;è persin Lutero, che tuona: &quot;L&#039;unica via è Gesù, le altre sono Holzwege di dannazione&quot;. Dal che deduco che 1- e 2- sono accezioni contemporanee (logico, ché per ogni boscaiolo che lavorava c&#039;era un fancazzista eichendorffiano che si perdeva).

@ Georgia
i bei tempi di Ubique con la q sono stati funestati da una tremenda cacarestia che ha messo la scrittura tutta in verticale (le 7 cacche magre). Alcuni/e si sono adattati, altri hanno sacheggiato a man bassa Ungaretti che si prestava alla stipsi grafica, ma gente come Zizzi protestava, minacciava di passare alle m.f., e così abbiamo tolto la gambetta e siamo passati a Ubicue. Essendo un blog costruttivo, a Ubicue sarebbe esiziale il cambio di post.

Non capisco perché qui su NI non siano visibili le ultime postate di commenti: ciò aiuterebbe a vedere dove sopravvive il dibattito (ad es. sotto la recensione alla Chiantelassa abbiamo cominciato a discutere del bacio, e promette bene)

d</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Temp.<br />
mi ha fregato la disposizione su tre mensole in verticale: altro che 3 m., sono poco più di un m. in totale i 33 voll. dei Grimm! In verità alla prima misurazione, mi dava 115, poi schiacciando al massimo cm. 111, 1 periodico. Sentito per altre questioni pregresse, don Zenone, il mio ex-prof. di filosofia al Collegio Graziani, mi ha esortato a tener duro, che se non mi stempero la vinco io.<br />
Ho sbirciato alla voce Holzweg, e già i Grimm hanno 6 modi di dire per &#8220;strada sbagliata&#8221; = 2- passante. Ma c&#8217;è persin Lutero, che tuona: &#8220;L&#8217;unica via è Gesù, le altre sono Holzwege di dannazione&#8221;. Dal che deduco che 1- e 2- sono accezioni contemporanee (logico, ché per ogni boscaiolo che lavorava c&#8217;era un fancazzista eichendorffiano che si perdeva).</p>
<p>@ Georgia<br />
i bei tempi di Ubique con la q sono stati funestati da una tremenda cacarestia che ha messo la scrittura tutta in verticale (le 7 cacche magre). Alcuni/e si sono adattati, altri hanno sacheggiato a man bassa Ungaretti che si prestava alla stipsi grafica, ma gente come Zizzi protestava, minacciava di passare alle m.f., e così abbiamo tolto la gambetta e siamo passati a Ubicue. Essendo un blog costruttivo, a Ubicue sarebbe esiziale il cambio di post.</p>
<p>Non capisco perché qui su NI non siano visibili le ultime postate di commenti: ciò aiuterebbe a vedere dove sopravvive il dibattito (ad es. sotto la recensione alla Chiantelassa abbiamo cominciato a discutere del bacio, e promette bene)</p>
<p>d</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23579</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2006 14:30:28 +0000</pubDate>
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		<description>deduco che tu non è che ci prendi in giro (non solo per lo meno) ma proprio NON SAI postare in un blog :-))))))))))))))))))))))))))))))))) sai solo postare nei commenti.
se hai bisogno di aiuto chiedi saremo in molti a darti una mano, non puoi continuare a postare nei commenti del tuo unico post demenziale
ah ah ah ah ah ah ....
Grazie db perchè questa era una possibilità che non avrei mai neppure ipotizzato e forse, chissà,  hai inventato un nuovo genere-blog;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>deduco che tu non è che ci prendi in giro (non solo per lo meno) ma proprio NON SAI postare in un blog :-))))))))))))))))))))))))))))))))) sai solo postare nei commenti.<br />
se hai bisogno di aiuto chiedi saremo in molti a darti una mano, non puoi continuare a postare nei commenti del tuo unico post demenziale<br />
ah ah ah ah ah ah &#8230;.<br />
Grazie db perchè questa era una possibilità che non avrei mai neppure ipotizzato e forse, chissà,  hai inventato un nuovo genere-blog;-)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23576</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2006 14:26:01 +0000</pubDate>
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		<description>Trovata!! me la guarderò con calma.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Trovata!! me la guarderò con calma.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: fm</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23574</link>
		<dc:creator>fm</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2006 13:33:15 +0000</pubDate>
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		<description>@ bario dorso

La tua traduzione è &quot;fedelmente&quot; bella. L&#039;ho apprezzata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ bario dorso</p>
<p>La tua traduzione è &#8220;fedelmente&#8221; bella. L&#8217;ho apprezzata.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23571</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2006 12:59:20 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23571</guid>
		<description>La traduzione che ho inviato a www.ubicue.splinder.com ha occupato lì il # 244, e a chi vorrà, sarà semplice trovarla. Purtroppo non è corredata del testo tedesco, ma con un po&#039; di buona volontà è variamente reperibile. 
La collocazione casuale in # 244, di cui mi sono accorto 2 mn. fa, per me ha del magico e mi riempie di gioia infantile. Sulla scorta di Jakobson infatti, mi ero spinto oltre nel tentativo di decifrare il mistero delle date strampalate con cui Scardanelli chiudeva le poesie. Vi ho cioè colto la ricorrenza del numero 2, dei suoi multipli, e soprattutto del 4. La maggioranza assoluta delle poesie di Scardanelli riguardano le 4 stagioni, e sono quasi tutte composte di 2 quartine (4), a rima spesso baciata (2 a). Da qui avevo dedotto qualcos&#039;altro di più &quot;filosofico&quot;, ma fa niente.
Che ora Die Aussicht mi si piazzi così, sponte sua, al # 244...

DB</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La traduzione che ho inviato a <a href="http://www.ubicue.splinder.com" rel="nofollow">http://www.ubicue.splinder.com</a> ha occupato lì il # 244, e a chi vorrà, sarà semplice trovarla. Purtroppo non è corredata del testo tedesco, ma con un po&#8217; di buona volontà è variamente reperibile.<br />
La collocazione casuale in # 244, di cui mi sono accorto 2 mn. fa, per me ha del magico e mi riempie di gioia infantile. Sulla scorta di Jakobson infatti, mi ero spinto oltre nel tentativo di decifrare il mistero delle date strampalate con cui Scardanelli chiudeva le poesie. Vi ho cioè colto la ricorrenza del numero 2, dei suoi multipli, e soprattutto del 4. La maggioranza assoluta delle poesie di Scardanelli riguardano le 4 stagioni, e sono quasi tutte composte di 2 quartine (4), a rima spesso baciata (2 a). Da qui avevo dedotto qualcos&#8217;altro di più &#8220;filosofico&#8221;, ma fa niente.<br />
Che ora Die Aussicht mi si piazzi così, sponte sua, al # 244&#8230;</p>
<p>DB</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: georgia</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23558</link>
		<dc:creator>georgia</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2006 11:39:22 +0000</pubDate>
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		<description>DB
 (ho postato la mia traduzione di Die Aussicht su www.ubicue.splinder.com – Hoelderlin, Poesie dalla torre, a cura di G. Celati, Feltrinelli, con testo a fronte).

GEO
Io ho una idea di db abbastanza bizzarra, insomma in poche parole lo considero un po&#039; ... allegrotto, ma ora mi rendo conto che il mio giudizio potrebbe basarsi sul solito equivoco tecnologico.
Lui ogni tanto dice di andare  a leggerlo su www.ubicue.splinder.com, io ci sono andata le prime due volte poi naturalmente non ci sono andata più perchè c&#039;erano solo geroglifici illeggibili.
Ho pensato che ci prendesse per il culo e con un umorismo che a me appariva non divertente e soprattutto del tutto inutile.
Poi ora si è messo a parlare di una sua traduzione, sembrava parlasse intelligentemente, sembrava una cosa seria, sono tornata su www.ubicue.splinder.com .... ma, naturalmente, sempre i soliti segni incomprensibili :-).
Però stavolta, visto che tutti rimanete seri e lo considerate normale, mi viene il dubbio che forse sia il mio pc che non riesce a leggere;-) Altrimenti ... beh altrimenti il povero db è veramente ad un livello senza ritorno, ma non solo lui :-(
geo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>DB<br />
 (ho postato la mia traduzione di Die Aussicht su <a href="http://www.ubicue.splinder.com" rel="nofollow">http://www.ubicue.splinder.com</a> – Hoelderlin, Poesie dalla torre, a cura di G. Celati, Feltrinelli, con testo a fronte).</p>
<p>GEO<br />
Io ho una idea di db abbastanza bizzarra, insomma in poche parole lo considero un po&#8217; &#8230; allegrotto, ma ora mi rendo conto che il mio giudizio potrebbe basarsi sul solito equivoco tecnologico.<br />
Lui ogni tanto dice di andare  a leggerlo su <a href="http://www.ubicue.splinder.com" rel="nofollow">http://www.ubicue.splinder.com</a>, io ci sono andata le prime due volte poi naturalmente non ci sono andata più perchè c&#8217;erano solo geroglifici illeggibili.<br />
Ho pensato che ci prendesse per il culo e con un umorismo che a me appariva non divertente e soprattutto del tutto inutile.<br />
Poi ora si è messo a parlare di una sua traduzione, sembrava parlasse intelligentemente, sembrava una cosa seria, sono tornata su <a href="http://www.ubicue.splinder.com" rel="nofollow">http://www.ubicue.splinder.com</a> &#8230;. ma, naturalmente, sempre i soliti segni incomprensibili :-).<br />
Però stavolta, visto che tutti rimanete seri e lo considerate normale, mi viene il dubbio che forse sia il mio pc che non riesce a leggere;-) Altrimenti &#8230; beh altrimenti il povero db è veramente ad un livello senza ritorno, ma non solo lui :-(<br />
geo</p>
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	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23545</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2006 09:35:02 +0000</pubDate>
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		<description>a dario e a temp: questa vostra fuga in avanti (teutonica) ha completamente spiazzato il postante che tenta, ammirato, di starvi dietro: mi stampero&#039; il vostro dialogo, poiché richiede una certa ponderazione</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a dario e a temp: questa vostra fuga in avanti (teutonica) ha completamente spiazzato il postante che tenta, ammirato, di starvi dietro: mi stampero&#8217; il vostro dialogo, poiché richiede una certa ponderazione</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23538</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2006 09:07:06 +0000</pubDate>
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		<description>Si, inviamela qui, anch&#039;io credo che non possa essere OT, ma credo che continueremo a parlare in due perché quando una pagina esce dalla prima schermata (non so come chiamarla) la gente pensa ad altro e si rivolge al nuovo che arriva, per me è meglio.
Cmq stasera rileggo tutto e ti rispondo con maggiore attenzione, in ogni caso si, può andare molto bene,  e &quot;provvisoriamente&quot; solo nel senso che continuiamo a parlarne, buona giornata
Temp</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Si, inviamela qui, anch&#8217;io credo che non possa essere OT, ma credo che continueremo a parlare in due perché quando una pagina esce dalla prima schermata (non so come chiamarla) la gente pensa ad altro e si rivolge al nuovo che arriva, per me è meglio.<br />
Cmq stasera rileggo tutto e ti rispondo con maggiore attenzione, in ogni caso si, può andare molto bene,  e &#8220;provvisoriamente&#8221; solo nel senso che continuiamo a parlarne, buona giornata<br />
Temp</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23526</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Feb 2006 23:13:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23526</guid>
		<description>Cara Temp, volevo &quot;approfondire&quot; con te (e magari assieme ad altri, a cominciare dal postante). 
Heidegger col termine Holzweg compatta tre livelli fornendo una ricchezza estrema:
1- quello materiale, dei boscaioli (dei sentieri da lui calcati)
2- quello comune, del linguaggio/visione comune dei passanti
3- quello filosofico, desunto da Rilke (il quale se non erro è trattato insieme a Hoelderlin proprio in Holzwege).
Hai dunque ragione che al livello 1- il quatrain valaisien è radicalmente diverso (prato non è bosco), ma io mi riferivo per Rilke solo a livello 3- . L&#039;incipit del quatrain designa cioè perfettamente il livello 2- (qui ne mènent nulle part), ma la chiusa apre sul &quot;pur espace et la saison&quot;. Quella &quot;nulle part&quot; era cioé a livello del senso comune non-filosofico, ossia: dove l&#039;uomo comune non vede nulla, il filosofo intuisce &quot;espace&quot; e &quot;saison&quot; (2 astratti che sono poi gli stessi dell&#039;ultimo Hoelderlin). Ora uomo/donna comune e filosofo/a possiamo esserlo, anzi lo siamo tutti/e anche nel corso di una sola giornata, ma alternativamente: possiamo o accorgerci di qualcosa, o sorvolare su qualcosa. La filosofia cioè non è una materia, e men che meno una professione: è un esercizio, un&#039;attenzione.
Può andare così, provvisoriamente?

d

Ho esagerato a dire 3 metri, ma i Grimm mi sembrano più di 1 metro: domani vado a misurare!
Hai avuto modo di leggere la mia versione di Die Aussicht in Ubicue? Vuoi che la invii qui? Hoelderlin non può essere OT sotto un post che parla di poeti e traduzioni!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Temp, volevo &#8220;approfondire&#8221; con te (e magari assieme ad altri, a cominciare dal postante).<br />
Heidegger col termine Holzweg compatta tre livelli fornendo una ricchezza estrema:<br />
1- quello materiale, dei boscaioli (dei sentieri da lui calcati)<br />
2- quello comune, del linguaggio/visione comune dei passanti<br />
3- quello filosofico, desunto da Rilke (il quale se non erro è trattato insieme a Hoelderlin proprio in Holzwege).<br />
Hai dunque ragione che al livello 1- il quatrain valaisien è radicalmente diverso (prato non è bosco), ma io mi riferivo per Rilke solo a livello 3- . L&#8217;incipit del quatrain designa cioè perfettamente il livello 2- (qui ne mènent nulle part), ma la chiusa apre sul &#8220;pur espace et la saison&#8221;. Quella &#8220;nulle part&#8221; era cioé a livello del senso comune non-filosofico, ossia: dove l&#8217;uomo comune non vede nulla, il filosofo intuisce &#8220;espace&#8221; e &#8220;saison&#8221; (2 astratti che sono poi gli stessi dell&#8217;ultimo Hoelderlin). Ora uomo/donna comune e filosofo/a possiamo esserlo, anzi lo siamo tutti/e anche nel corso di una sola giornata, ma alternativamente: possiamo o accorgerci di qualcosa, o sorvolare su qualcosa. La filosofia cioè non è una materia, e men che meno una professione: è un esercizio, un&#8217;attenzione.<br />
Può andare così, provvisoriamente?</p>
<p>d</p>
<p>Ho esagerato a dire 3 metri, ma i Grimm mi sembrano più di 1 metro: domani vado a misurare!<br />
Hai avuto modo di leggere la mia versione di Die Aussicht in Ubicue? Vuoi che la invii qui? Hoelderlin non può essere OT sotto un post che parla di poeti e traduzioni!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23510</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Feb 2006 17:04:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23510</guid>
		<description>@Dario

Son d&#039;accordo su &quot;quasi&quot; tutto quello che dici e soprattutto sono d&#039;accordo a favore di &quot;sentieri interrotti&quot; contro la tremenda sbrodolata, ma non ho una idiosincrasia per la filosofia, solo alcune riserve su alcuni modi di tradurre, soprattutto su quello che aumenta il tasso di sublime oltre misura e l&#039;asperità sintattica e ritmica oltre il tollerabile.

E questo non per voler appianare e imbellettare, ma in omaggio a una lingua, la nostra, che accoglie e forse auspica certamente un certo tasso di forzatura, ma produttiva e creativa, non provocata da un timore paralizzante e dal desiderio di incollarsi all&#039;originale come un cerrotto. 

Per dire, se il tedesco nella secondaria mette il verbo in fondo alla frase, l&#039;italiano non lo può fare, bene, questo è un caso estremo,  ci sono altre posizioni  degli elementi del discorso che hanno una posizione naturale che andrebbe rispettata, un diverso uso del possessivo, un diverso uso della particella, un diverso uso del soggetto pronominale espresso. Tutti questi elementi non sono del filosofo, sono della lingua, e la loro legislatura andrebbe rispettata nella lingua ospite.

Ma a parte questo pistolotto, tu dici:

&quot;questi sentieri che non servono a collegare luoghi, ma a recuperare legna, percorsi non più da un boscaiolo ma da un passante come lo potremmo essere noi, non “dicono” più lo scopo per cui sono stati aperti, e possono risultare addirittura una scocciatura, in quanto s’interrompono, non portano a un altro luogo, sono insomma per il passante “sbagliati”. Questo non lo suppongo io, lo dice la lingua.&quot; 

(Magari se il passante li considerasse sbagliati dovrebbe chiamarli Irrwege, ma è solo una mia pedanteria)

Hai ragione, ma un poeta, e anche un filosofo come Heidegger, (il padre di tutti i leghisti, posso dirlo?) che io ho letto come ho letto Proust, e per di più non tutto, e dunque dirò senz&#039;altro stupidaggini, non sono semplici passanti. Sanno che parole usano e anche le &quot;vedono&quot;, vivono nella lingua.

 Anche se l&#039;uso concreto della parola si è perso, il suo ectoplasma rimane e la definisce in qualche modo, questo sapore di fondo non  svanisce solo perché il passante non ne riconosce più l&#039;uso e la adopera inconsapevolmente  e in un&#039;accezione che ha ormai abbandonato di almeno tre gradi  il suo significato originale e la sua Zweckmässigkeit. Non credi?

Perché a volte (non so se scrivi poesie, ma hai tradotto Hölderlin)  una parola entra nel mio campo mentale e non lo lascia e attorno a quella parola se ne aggrumano altre e le ragioni sono anche estremamente materiche e fisiche e visive. E dunque, io penso che un traduttore, anche di filosofia, debba saper vivere nella lingua e aver ben chiaro tutto quello che tu dici al punto 3).

Ma secondo me spesso non lo ha chiaro. Per tradurre magari Kant forse  basta essere un grande studioso di filosofia, se si traduce Nietzsche o Heidegger credo che il traduttore debba aver una mente più &quot;corporale&quot; e una memoria più fisica dell&#039;etimologia. 

Il sentiero senza meta di Rilke è &quot;entre deux prés&quot;, dunque non è un Holzweg. Ora, hai ragione a dire che ha una forza genuina, e forse persino filosofica (anche se penso che qualsiasi essere umano riflessivo avrebbe potuto pensare lo stesso, camminando in campagna, e forse anche formulare meditabondo il pensiero al suo ritorno a casa dopo la passeggiata), ma se dovrò tradurre non potrà sfuggirmi la grandissima differenza del paesaggio. Ne terrò conto o no?

 Dico tradurre, ma potrei dire leggere, mossa primaria di chi traduce, leggere e interpretare. Nella lettura di Holzweg entrerà anche l&#039;immagine di Rilke, se la conosco, ma poi abbandonerà il campo, perché io &quot;ho visto&quot; anche la campagna francese e so che è molto diversa dal bosco dell&#039;arco alpino. Lo so come lo sanno Rilke e Heidegger.  E come dovrebbe saperlo il loro traduttore.

Dove il filosofo originale, che non è un semplice professore, azzarda e gioca e comunque è in sotterranea sintonia anche con l&#039;uso comune di una parola, l&#039;accademico sia pure eccellente che traduce usa una lingua morta, anche se magari  filosoficamente ha un suo senso. E dunque strutture sintattiche del tutto ovvie nella lingua di origine, si trasferiscono in Papuasia con il loro loden, e sudano, mentre tutti gli altri usano il pareo.

Tra loden e pareo ci vorrebbe un abito da tropici che non fosse un ridicolo camuffamento, ma comunque un abito più consono.

Quanto al Grimm, ho l&#039;edizione economica, non misura più di un metro, ma so che adesso c&#039;è anche su disco, molto più comodo, anche se io preferisco sfogliare le pagine, devi comprarlo però, credo. Mi hanno detto che costa poco

Io in montagna non vado &quot;mai&quot; in discesa,  ma mi sono immedesimata, ti sei riaggiustato?

Buona domenica anche a te.

Temp</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Dario</p>
<p>Son d&#8217;accordo su &#8220;quasi&#8221; tutto quello che dici e soprattutto sono d&#8217;accordo a favore di &#8220;sentieri interrotti&#8221; contro la tremenda sbrodolata, ma non ho una idiosincrasia per la filosofia, solo alcune riserve su alcuni modi di tradurre, soprattutto su quello che aumenta il tasso di sublime oltre misura e l&#8217;asperità sintattica e ritmica oltre il tollerabile.</p>
<p>E questo non per voler appianare e imbellettare, ma in omaggio a una lingua, la nostra, che accoglie e forse auspica certamente un certo tasso di forzatura, ma produttiva e creativa, non provocata da un timore paralizzante e dal desiderio di incollarsi all&#8217;originale come un cerrotto. </p>
<p>Per dire, se il tedesco nella secondaria mette il verbo in fondo alla frase, l&#8217;italiano non lo può fare, bene, questo è un caso estremo,  ci sono altre posizioni  degli elementi del discorso che hanno una posizione naturale che andrebbe rispettata, un diverso uso del possessivo, un diverso uso della particella, un diverso uso del soggetto pronominale espresso. Tutti questi elementi non sono del filosofo, sono della lingua, e la loro legislatura andrebbe rispettata nella lingua ospite.</p>
<p>Ma a parte questo pistolotto, tu dici:</p>
<p>&#8220;questi sentieri che non servono a collegare luoghi, ma a recuperare legna, percorsi non più da un boscaiolo ma da un passante come lo potremmo essere noi, non “dicono” più lo scopo per cui sono stati aperti, e possono risultare addirittura una scocciatura, in quanto s’interrompono, non portano a un altro luogo, sono insomma per il passante “sbagliati”. Questo non lo suppongo io, lo dice la lingua.&#8221; </p>
<p>(Magari se il passante li considerasse sbagliati dovrebbe chiamarli Irrwege, ma è solo una mia pedanteria)</p>
<p>Hai ragione, ma un poeta, e anche un filosofo come Heidegger, (il padre di tutti i leghisti, posso dirlo?) che io ho letto come ho letto Proust, e per di più non tutto, e dunque dirò senz&#8217;altro stupidaggini, non sono semplici passanti. Sanno che parole usano e anche le &#8220;vedono&#8221;, vivono nella lingua.</p>
<p> Anche se l&#8217;uso concreto della parola si è perso, il suo ectoplasma rimane e la definisce in qualche modo, questo sapore di fondo non  svanisce solo perché il passante non ne riconosce più l&#8217;uso e la adopera inconsapevolmente  e in un&#8217;accezione che ha ormai abbandonato di almeno tre gradi  il suo significato originale e la sua Zweckmässigkeit. Non credi?</p>
<p>Perché a volte (non so se scrivi poesie, ma hai tradotto Hölderlin)  una parola entra nel mio campo mentale e non lo lascia e attorno a quella parola se ne aggrumano altre e le ragioni sono anche estremamente materiche e fisiche e visive. E dunque, io penso che un traduttore, anche di filosofia, debba saper vivere nella lingua e aver ben chiaro tutto quello che tu dici al punto 3).</p>
<p>Ma secondo me spesso non lo ha chiaro. Per tradurre magari Kant forse  basta essere un grande studioso di filosofia, se si traduce Nietzsche o Heidegger credo che il traduttore debba aver una mente più &#8220;corporale&#8221; e una memoria più fisica dell&#8217;etimologia. </p>
<p>Il sentiero senza meta di Rilke è &#8220;entre deux prés&#8221;, dunque non è un Holzweg. Ora, hai ragione a dire che ha una forza genuina, e forse persino filosofica (anche se penso che qualsiasi essere umano riflessivo avrebbe potuto pensare lo stesso, camminando in campagna, e forse anche formulare meditabondo il pensiero al suo ritorno a casa dopo la passeggiata), ma se dovrò tradurre non potrà sfuggirmi la grandissima differenza del paesaggio. Ne terrò conto o no?</p>
<p> Dico tradurre, ma potrei dire leggere, mossa primaria di chi traduce, leggere e interpretare. Nella lettura di Holzweg entrerà anche l&#8217;immagine di Rilke, se la conosco, ma poi abbandonerà il campo, perché io &#8220;ho visto&#8221; anche la campagna francese e so che è molto diversa dal bosco dell&#8217;arco alpino. Lo so come lo sanno Rilke e Heidegger.  E come dovrebbe saperlo il loro traduttore.</p>
<p>Dove il filosofo originale, che non è un semplice professore, azzarda e gioca e comunque è in sotterranea sintonia anche con l&#8217;uso comune di una parola, l&#8217;accademico sia pure eccellente che traduce usa una lingua morta, anche se magari  filosoficamente ha un suo senso. E dunque strutture sintattiche del tutto ovvie nella lingua di origine, si trasferiscono in Papuasia con il loro loden, e sudano, mentre tutti gli altri usano il pareo.</p>
<p>Tra loden e pareo ci vorrebbe un abito da tropici che non fosse un ridicolo camuffamento, ma comunque un abito più consono.</p>
<p>Quanto al Grimm, ho l&#8217;edizione economica, non misura più di un metro, ma so che adesso c&#8217;è anche su disco, molto più comodo, anche se io preferisco sfogliare le pagine, devi comprarlo però, credo. Mi hanno detto che costa poco</p>
<p>Io in montagna non vado &#8220;mai&#8221; in discesa,  ma mi sono immedesimata, ti sei riaggiustato?</p>
<p>Buona domenica anche a te.</p>
<p>Temp</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23490</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Feb 2006 10:22:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23490</guid>
		<description>@ Temp.
Prima una curiosità, se vuoi levarmela: hai in casa 3 metri di Grimm? Se sì, complimenti (io ho lottato in dipartimento per farlo arrivare, e ho atteso finché è uscita l&#039;edizione &quot;economica&quot;). Se no, conosci un accesso in rete? E nel caso, potresti segnalarmelo?
Mi rifiuto di pensare che Chiodi o Cicero non abbiano consultato il Grimm, anche se non si può mai dire. Qui però il problema è un altro, anzi più di uno:
1- la radice &quot;materiale&quot; della lingua (di ogni lingua), che fai benissimo a rimarcare, e di cui non dovremmo dimenticarci mai. Nella fattispecie, il legame ancestrale Holzweg-Holzhauer/legnaiolo. Avrai notato l&#039;accezione metonimica di &quot;holz&quot; nella definizione dei Grimm, dove si scrive legno ma s&#039;intende bosco, e poi anche i wirtschaftswecken, gli scopi economici, ossia recuperare legna. Ora, questi sentieri che non servono a collegare luoghi, ma a recuperare legna, percorsi non più da un boscaiolo ma da un passante come lo potremmo essere noi, non &quot;dicono&quot; più lo scopo per cui sono stati aperti, e possono risultare addirittura una scocciatura, in quanto s&#039;interrompono, non portano a un altro luogo, sono insomma per il passante &quot;sbagliati&quot;. Questo non lo suppongo io, lo dice la lingua.
2- La parola, nata tra i boscaioli, cambia mano e viene usata dai passanti, i quali le danno un&#039;altra accezione: auf den Holzweg geraten = prendere una strada sbagliata / auf dem Holzweg sein = sbagliarsi di grosso.
3- Heidegger ha presente entrambe le accezioni (lo scrive anche a chiare lettere), in più ha un amore manierato per la montagna (per dire, perdeva ore dal sarto per farsi l&#039;abito echte tyrolisch): unterWEGs zur sprache, WEGmarken, der feldWEG sono titoli del suo periodo montanaro. E coglie al volo l&#039;opportunità: Holzweg è una via (termine immediatamente metaforizzabile-filosofilizzabile) che ha perso la sua Zweckmaessigkeit ossia fuoriesce dal campo dell&#039;utile, del Man, della tecnica ecc. e si ferma su un nulla. Ora, mentre il passante torna indietro, il filosofo sosta lì e cerca di tematizzare questo nulla, di forzarlo. 
4. Bene, questa terza accezione non è una scoperta di Heidegger, ma di Rilke, che decenni prima camminava per le forets del Valais e poetava in francese. Ecco il 31° dei Quatrains valaisans:

Chemins qui ne mènent nulle part 
entre deux prés, 
que l&#039;on dirait avec art 
de leur but détournés,

chemins qui souvent n&#039;ont 
devant eux rien d&#039;autre en face 
que le pur espace 
et la saison.

Avrai intuito da sola la forza filosofica genuina (anche se hai una legittima idiosincrasia per la filosofia).
5. Dopodiché il traduttore dovrà rendere il tutto in italiano, rispettando l&#039;icasticità sublime del termine (insomma, più breve è la traduzione del termine, e meglio è). Siccome non sono io che traduco, opterei di gran lunga per Chiodi/Sentieri interrotti, e scarterei la sbrodolata di Cicero.
Buona domenica!

Dario

PS 15 anni fa, scendendo dal Piz del Diavolo, ho imboccato una scorciatoia ripida nel bosco:all&#039;istante in cui mi sono accorto che finiva in un baratro, sono cascato e rotto tutto. Dalla ricostruzione fatta, sono rimasto semincosciente per un paio d&#039;ore a guardare il paesaggio. In realtà mi era familiare, poiché ogni anno andavo lì, ma allora mi sembrò stupendo, creaturale. Qualche giorno dopo ho capito che non sempre i filosofi mentono: la seconda Promenade di Rousseau infatti racconta un caso analogo (solo, lui investito da un danese), e ti assicuro che non ha mentito.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Temp.<br />
Prima una curiosità, se vuoi levarmela: hai in casa 3 metri di Grimm? Se sì, complimenti (io ho lottato in dipartimento per farlo arrivare, e ho atteso finché è uscita l&#8217;edizione &#8220;economica&#8221;). Se no, conosci un accesso in rete? E nel caso, potresti segnalarmelo?<br />
Mi rifiuto di pensare che Chiodi o Cicero non abbiano consultato il Grimm, anche se non si può mai dire. Qui però il problema è un altro, anzi più di uno:<br />
1- la radice &#8220;materiale&#8221; della lingua (di ogni lingua), che fai benissimo a rimarcare, e di cui non dovremmo dimenticarci mai. Nella fattispecie, il legame ancestrale Holzweg-Holzhauer/legnaiolo. Avrai notato l&#8217;accezione metonimica di &#8220;holz&#8221; nella definizione dei Grimm, dove si scrive legno ma s&#8217;intende bosco, e poi anche i wirtschaftswecken, gli scopi economici, ossia recuperare legna. Ora, questi sentieri che non servono a collegare luoghi, ma a recuperare legna, percorsi non più da un boscaiolo ma da un passante come lo potremmo essere noi, non &#8220;dicono&#8221; più lo scopo per cui sono stati aperti, e possono risultare addirittura una scocciatura, in quanto s&#8217;interrompono, non portano a un altro luogo, sono insomma per il passante &#8220;sbagliati&#8221;. Questo non lo suppongo io, lo dice la lingua.<br />
2- La parola, nata tra i boscaioli, cambia mano e viene usata dai passanti, i quali le danno un&#8217;altra accezione: auf den Holzweg geraten = prendere una strada sbagliata / auf dem Holzweg sein = sbagliarsi di grosso.<br />
3- Heidegger ha presente entrambe le accezioni (lo scrive anche a chiare lettere), in più ha un amore manierato per la montagna (per dire, perdeva ore dal sarto per farsi l&#8217;abito echte tyrolisch): unterWEGs zur sprache, WEGmarken, der feldWEG sono titoli del suo periodo montanaro. E coglie al volo l&#8217;opportunità: Holzweg è una via (termine immediatamente metaforizzabile-filosofilizzabile) che ha perso la sua Zweckmaessigkeit ossia fuoriesce dal campo dell&#8217;utile, del Man, della tecnica ecc. e si ferma su un nulla. Ora, mentre il passante torna indietro, il filosofo sosta lì e cerca di tematizzare questo nulla, di forzarlo.<br />
4. Bene, questa terza accezione non è una scoperta di Heidegger, ma di Rilke, che decenni prima camminava per le forets del Valais e poetava in francese. Ecco il 31° dei Quatrains valaisans:</p>
<p>Chemins qui ne mènent nulle part<br />
entre deux prés,<br />
que l&#8217;on dirait avec art<br />
de leur but détournés,</p>
<p>chemins qui souvent n&#8217;ont<br />
devant eux rien d&#8217;autre en face<br />
que le pur espace<br />
et la saison.</p>
<p>Avrai intuito da sola la forza filosofica genuina (anche se hai una legittima idiosincrasia per la filosofia).<br />
5. Dopodiché il traduttore dovrà rendere il tutto in italiano, rispettando l&#8217;icasticità sublime del termine (insomma, più breve è la traduzione del termine, e meglio è). Siccome non sono io che traduco, opterei di gran lunga per Chiodi/Sentieri interrotti, e scarterei la sbrodolata di Cicero.<br />
Buona domenica!</p>
<p>Dario</p>
<p>PS 15 anni fa, scendendo dal Piz del Diavolo, ho imboccato una scorciatoia ripida nel bosco:all&#8217;istante in cui mi sono accorto che finiva in un baratro, sono cascato e rotto tutto. Dalla ricostruzione fatta, sono rimasto semincosciente per un paio d&#8217;ore a guardare il paesaggio. In realtà mi era familiare, poiché ogni anno andavo lì, ma allora mi sembrò stupendo, creaturale. Qualche giorno dopo ho capito che non sempre i filosofi mentono: la seconda Promenade di Rousseau infatti racconta un caso analogo (solo, lui investito da un danese), e ti assicuro che non ha mentito.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23463</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Feb 2006 16:25:20 +0000</pubDate>
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		<description>@DB
Sono d&#039;accordo sulla tua conclusione, la felicità del traduttore è di sentirsi (e essere) fedele all&#039;autore.
 
Quanto agli Holzwege: &quot; weg der zu wirtschaftswecken in ein holz gemacht ist und nicht der verbindung zweier orte unter einander dient&quot; (Deutsches Wörterbuch von Jacob und Wilhelm Grimm) spero che i traduttori di Heidegger ne abbiano visto uno, o almeno abbiano consultato il Grimm, prima di partire per la tangente
. 
Quanto alla poesia di Rilke, forse  Heidegger  non la cita perché prima di Rilke il termine Holzwege lo hanno usato i legnaioli, come la parola Brot è stata usata da tutti gli affamati, non ha niente di aulico, lirico, enfatico. 
Mi pare che i traduttori dei filosofi tedeschi, per qualche perversa ragione, dimentichino che prima c&#039;è stato Martin Lutero e la sua traduzione della Bibbia, e che la lingua tedesca è molto &quot;contadina&quot; a volte, semplice e fattuale.
Tradurre un filosofo non è ragione sufficiente per non conoscere il tedesco e non sapere come &quot;si è fatto&quot;

Son di corsa, quindi scusa la concisione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@DB<br />
Sono d&#8217;accordo sulla tua conclusione, la felicità del traduttore è di sentirsi (e essere) fedele all&#8217;autore.</p>
<p>Quanto agli Holzwege: &#8221; weg der zu wirtschaftswecken in ein holz gemacht ist und nicht der verbindung zweier orte unter einander dient&#8221; (Deutsches Wörterbuch von Jacob und Wilhelm Grimm) spero che i traduttori di Heidegger ne abbiano visto uno, o almeno abbiano consultato il Grimm, prima di partire per la tangente<br />
.<br />
Quanto alla poesia di Rilke, forse  Heidegger  non la cita perché prima di Rilke il termine Holzwege lo hanno usato i legnaioli, come la parola Brot è stata usata da tutti gli affamati, non ha niente di aulico, lirico, enfatico.<br />
Mi pare che i traduttori dei filosofi tedeschi, per qualche perversa ragione, dimentichino che prima c&#8217;è stato Martin Lutero e la sua traduzione della Bibbia, e che la lingua tedesca è molto &#8220;contadina&#8221; a volte, semplice e fattuale.<br />
Tradurre un filosofo non è ragione sufficiente per non conoscere il tedesco e non sapere come &#8220;si è fatto&#8221;</p>
<p>Son di corsa, quindi scusa la concisione.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23431</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Feb 2006 12:10:11 +0000</pubDate>
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		<description>@ Temp &amp; a.

sulla traduzione filosofica/di/da filosofi ho trovato questa recensione che ti dà ragione e non mi dà torto, di Maurizio Ferraris a Heidegger, Sentieri erranti nella seva (gli Holzwege, ex Sentieri interrotti)

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/030202d.htm


La strategia del traduttore Cicero è: *sovra-semantizzare tutte le parole di Heidegger, escogitare neologismi, rinverdire arcaismi (le scelte sono evidenziate in un glossario di ben 250 pagine), nella ipotesi che lì, sotto il velame della forma linguistica, si celi una verità essenziale. Ricordo di aver fatto qualcosa di simile una dozzina di anni fa, l&#039;unica volta in cui mi cimentai nella versione di un testo, peraltro brevissimo, di Heidegger.  Ora non lo farei più, perché spesso la felicità del traduttore non coincide con quella del lettore.*

Mi inquieta per più motivi:
1. (a proposito di bosco/wald ecc.) perché non tradurre allora: Sentieri erranti nella selva per cui i  montanari sogliono andare a legna (con eventuale sottotitolo: Senza escludere che i sentieri siano effetto stesso del trascinamento)? E pensare che il termine è desunto da una bellissima poesia dell&#039;ultimo Rilke (solo che Heidegger chissà perché non lo dice, e i seguaci chissà perché non lo sanno).
2- l&#039;inquietudine mi si fa terrore e si risolve brillantemente in paro-meraviglia al constatare che le note equivalgono per peso/volume/pagine al testo.
3- sconforto invece per la chiusa. Ferraris dice che ha fatto così anche lui una volta - niente di male; che ora si è pentito - meno male; e che si è pentito perché prima badava alla felicità sua qua traduttore, e ora invece alla felicità del lettore. Ora, se la felicità del traduttore consiste: o nell&#039;egoistico sovra-semantizzare, escogitare ecc., o nell&#039;altruistico semplificare a pro della felicità del lettore - be&#039;, chi dice questo ha sbagliato mestiere, perché la felicità del traduttore è e deve consistere nel sentirsi fedele all&#039;autore (questo sentirsi, questa convinzione può rivelarsi errata, ma in essa sola può consistere la felicità)

db</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Temp &amp; a.</p>
<p>sulla traduzione filosofica/di/da filosofi ho trovato questa recensione che ti dà ragione e non mi dà torto, di Maurizio Ferraris a Heidegger, Sentieri erranti nella seva (gli Holzwege, ex Sentieri interrotti)</p>
<p><a href="http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/030202d.htm" rel="nofollow">http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/030202d.htm</a></p>
<p>La strategia del traduttore Cicero è: *sovra-semantizzare tutte le parole di Heidegger, escogitare neologismi, rinverdire arcaismi (le scelte sono evidenziate in un glossario di ben 250 pagine), nella ipotesi che lì, sotto il velame della forma linguistica, si celi una verità essenziale. Ricordo di aver fatto qualcosa di simile una dozzina di anni fa, l&#8217;unica volta in cui mi cimentai nella versione di un testo, peraltro brevissimo, di Heidegger.  Ora non lo farei più, perché spesso la felicità del traduttore non coincide con quella del lettore.*</p>
<p>Mi inquieta per più motivi:<br />
1. (a proposito di bosco/wald ecc.) perché non tradurre allora: Sentieri erranti nella selva per cui i  montanari sogliono andare a legna (con eventuale sottotitolo: Senza escludere che i sentieri siano effetto stesso del trascinamento)? E pensare che il termine è desunto da una bellissima poesia dell&#8217;ultimo Rilke (solo che Heidegger chissà perché non lo dice, e i seguaci chissà perché non lo sanno).<br />
2- l&#8217;inquietudine mi si fa terrore e si risolve brillantemente in paro-meraviglia al constatare che le note equivalgono per peso/volume/pagine al testo.<br />
3- sconforto invece per la chiusa. Ferraris dice che ha fatto così anche lui una volta &#8211; niente di male; che ora si è pentito &#8211; meno male; e che si è pentito perché prima badava alla felicità sua qua traduttore, e ora invece alla felicità del lettore. Ora, se la felicità del traduttore consiste: o nell&#8217;egoistico sovra-semantizzare, escogitare ecc., o nell&#8217;altruistico semplificare a pro della felicità del lettore &#8211; be&#8217;, chi dice questo ha sbagliato mestiere, perché la felicità del traduttore è e deve consistere nel sentirsi fedele all&#8217;autore (questo sentirsi, questa convinzione può rivelarsi errata, ma in essa sola può consistere la felicità)</p>
<p>db</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23411</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Feb 2006 00:54:09 +0000</pubDate>
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		<description>@ andrea

ciao! l&#039;hai visto per caso Mary di Abel Ferrara? Il problema degli apocrifi scandalosi che la mamma umile risolve dicendo più o meno: se ci sono, l&#039;avrà voluto Dio, e io mi fido di Dio, per cui non ho bisogno di leggerli? Ecco, dopo tutto questo schermagliare, quello che mi resta e resterà è l&#039;immagine tua da giovane che da solo ti apri un varco verso Paterson. Paterson l&#039;ho amato anch&#039;io, nella mitica Lerici, purtroppo prima di te (= sono più vecchio). 
un abbraccio

d

oggi pomeriggio ti ho spedito una e-mail. da casa ora non posso controllare se è partita, e domani è chiuso. casomai mandami una conferma.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ andrea</p>
<p>ciao! l&#8217;hai visto per caso Mary di Abel Ferrara? Il problema degli apocrifi scandalosi che la mamma umile risolve dicendo più o meno: se ci sono, l&#8217;avrà voluto Dio, e io mi fido di Dio, per cui non ho bisogno di leggerli? Ecco, dopo tutto questo schermagliare, quello che mi resta e resterà è l&#8217;immagine tua da giovane che da solo ti apri un varco verso Paterson. Paterson l&#8217;ho amato anch&#8217;io, nella mitica Lerici, purtroppo prima di te (= sono più vecchio).<br />
un abbraccio</p>
<p>d</p>
<p>oggi pomeriggio ti ho spedito una e-mail. da casa ora non posso controllare se è partita, e domani è chiuso. casomai mandami una conferma.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23404</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 23:50:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23404</guid>
		<description>a db: ho finalmente capito cosa vuoi da me su OT e IT; (apro una parentesi, se sono qui a risponderti per chiarire ancora una mia frase insulsa, fatica, che voleva al massimo dire: ehilà, significa che la mia vita è alla deriva (ormai da anni) e l&#039;unica soddisfazione è che con me viaggia l&#039;intera epoca... )

la frase era questa:  &quot;i tuoi off topic sono divertenti (e veramente anarchici)&quot;; potevi dimenticarla, per il peso semantico che aveva, tendente allo zero (il peso fatico, pure uguale a zero perché nel virtuale manca il corpo); potevi dimenticarla, ma siccome hai insistito da filosofo come un trivellatore, te la spiego: mi riferivo al tuo secondo commento (inizia: &quot;A una virtù&quot;, in cui dici una serie di cose per me incomprensibili riferendoti ad altri commenti e ad altri commentatori, ecc. ) Quindi ho letto, non capito, mi son divertito: e ho detto db è un bakunin del commento

Ecco. Ci siamo capiti. Chiudiamo la semiosi innescata da quella mia insulsa frase?

Lo sai, db, che ti ho scritto all&#039;indirizzo che compare, invitandoti a mandarmi la traduz. di Holderlin, ecc., ma non ho avuto risposta? E&#039; buono l&#039;indirizzo?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a db: ho finalmente capito cosa vuoi da me su OT e IT; (apro una parentesi, se sono qui a risponderti per chiarire ancora una mia frase insulsa, fatica, che voleva al massimo dire: ehilà, significa che la mia vita è alla deriva (ormai da anni) e l&#8217;unica soddisfazione è che con me viaggia l&#8217;intera epoca&#8230; )</p>
<p>la frase era questa:  &#8220;i tuoi off topic sono divertenti (e veramente anarchici)&#8221;; potevi dimenticarla, per il peso semantico che aveva, tendente allo zero (il peso fatico, pure uguale a zero perché nel virtuale manca il corpo); potevi dimenticarla, ma siccome hai insistito da filosofo come un trivellatore, te la spiego: mi riferivo al tuo secondo commento (inizia: &#8220;A una virtù&#8221;, in cui dici una serie di cose per me incomprensibili riferendoti ad altri commenti e ad altri commentatori, ecc. ) Quindi ho letto, non capito, mi son divertito: e ho detto db è un bakunin del commento</p>
<p>Ecco. Ci siamo capiti. Chiudiamo la semiosi innescata da quella mia insulsa frase?</p>
<p>Lo sai, db, che ti ho scritto all&#8217;indirizzo che compare, invitandoti a mandarmi la traduz. di Holderlin, ecc., ma non ho avuto risposta? E&#8217; buono l&#8217;indirizzo?</p>
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	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23386</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 22:12:50 +0000</pubDate>
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		<description>@ temporanea assenza

db: *Zanzotto amerebbe il massimo di letteralità* = il massimo possibile di letteralità (come il maratoneta che al traguardo sussurra: ho dato il massimo).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ temporanea assenza</p>
<p>db: *Zanzotto amerebbe il massimo di letteralità* = il massimo possibile di letteralità (come il maratoneta che al traguardo sussurra: ho dato il massimo).</p>
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	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23381</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 21:59:55 +0000</pubDate>
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		<description>ciao, tempestosa erranza!

d

;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ciao, tempestosa erranza!</p>
<p>d</p>
<p>;-)</p>
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	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23376</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 21:34:48 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Fin dove è possibile&quot;
Questa in realtà è la sola risposta giusta a tutte le mie domande.

Quanto a Zanzotto non è vero, anch&#039;io abito vicino al suo bosco e siamo andati a passeggio lungo gli stessi sentieri,  anche lui sa che la risposta è &quot;fin dove è possibile&quot;.

Quanto ai filosofi alludo agli attuali, certo.

Quello che mi ha spinto a tutte le domande alle quali tu hai così gentilmente risposto è il fatto che avrei voluto sentirti fare &quot;per prime&quot; le due domande che ti fai indicando i due &quot;problemi&quot; che ti ha posto Hölderlin.

Non c&#039;è legge che valga per la traduzione, tradurre è interrogare il testo e fare  &quot;fin dove è possibile&quot;.

Mi va bene la tua chiusa modificata, anzi, mi concilia con le tue affermazioni precedenti a questo commento.

Non ho in mente un traduttore ideale di filosofia, ma mi sono convinta che le traduzioni di  testi filosofici siano rimaste a metà del guado, come gelate dal terrore che il traduttore prova di fronte all&#039;autore, lo studioso di filosofia che si è apoplicato alla traduzione è rimasto lettore,  lettore amoroso, anche, ma non compiutamente traduttore. 
Dico questo perché sono convinta che i filosofi siano molto meglio di come li si dipinge:–)

Questo che ti ho messo dopo &quot;dipinge&quot; è una cosa stupida che si chiama emoticon, caso mai tu non lo sapessi, e che si usa in assenza della faccia, in questo caso indica un sorriso.

A proposito, che lo Zeitgeist sia senza mani è un&#039;affermazione azzardata, le ha, le ha.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Fin dove è possibile&#8221;<br />
Questa in realtà è la sola risposta giusta a tutte le mie domande.</p>
<p>Quanto a Zanzotto non è vero, anch&#8217;io abito vicino al suo bosco e siamo andati a passeggio lungo gli stessi sentieri,  anche lui sa che la risposta è &#8220;fin dove è possibile&#8221;.</p>
<p>Quanto ai filosofi alludo agli attuali, certo.</p>
<p>Quello che mi ha spinto a tutte le domande alle quali tu hai così gentilmente risposto è il fatto che avrei voluto sentirti fare &#8220;per prime&#8221; le due domande che ti fai indicando i due &#8220;problemi&#8221; che ti ha posto Hölderlin.</p>
<p>Non c&#8217;è legge che valga per la traduzione, tradurre è interrogare il testo e fare  &#8220;fin dove è possibile&#8221;.</p>
<p>Mi va bene la tua chiusa modificata, anzi, mi concilia con le tue affermazioni precedenti a questo commento.</p>
<p>Non ho in mente un traduttore ideale di filosofia, ma mi sono convinta che le traduzioni di  testi filosofici siano rimaste a metà del guado, come gelate dal terrore che il traduttore prova di fronte all&#8217;autore, lo studioso di filosofia che si è apoplicato alla traduzione è rimasto lettore,  lettore amoroso, anche, ma non compiutamente traduttore.<br />
Dico questo perché sono convinta che i filosofi siano molto meglio di come li si dipinge:–)</p>
<p>Questo che ti ho messo dopo &#8220;dipinge&#8221; è una cosa stupida che si chiama emoticon, caso mai tu non lo sapessi, e che si usa in assenza della faccia, in questo caso indica un sorriso.</p>
<p>A proposito, che lo Zeitgeist sia senza mani è un&#8217;affermazione azzardata, le ha, le ha.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/20/la-lingua-provvisoria/#comment-23367</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 20:34:40 +0000</pubDate>
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		<description>Temp. scrive: *Vorrei vedere i testi, cioè, vorrei vedere i risultati.* Giusto, 100 chiacchiere non valgono 1 fatto (ho postato la mia traduzione di Die Aussicht su www.ubicue.splinder.com –  Hoelderlin, Poesie dalla torre, a cura di G. Celati, Feltrinelli, con testo a fronte).

*Vorrei sapere che cosa vuol dire letteralità* Privilegiare la lettera, nel senso dell&#039;interpretazione letterale (Bibbia et alia)  rispetto a quella allegorica ecc.

*ogni lingua pensa diversamente* Se un francese parla e pensa diversamente da un italiano, come faranno a capirsi? Ci vorrà un pensiero comune che pensi le loro differenze di pensiero - ma se c&#039;è questo pensiero comune, non pensano più diversamente.
 
*quando lascio il “soggetto verbo predicato” e mi ritrovo tra le mani una secondaria, che faccio, fin dove arriva la letteralità?* Se il testo francese ha una secondaria e io la volgo in principale paratattica, dovrei cambiar mestiere. 

*Quando mi trovo in un bosco/wald/forêt , mi trovo in un bosco, oppure in un wald o in una forêt?* Il problema è diverso: selva/bosco/foresta (e boschetto/boscaglia…) sono varianti lessicali significative riferite al concetto generico &quot;insieme di piante selvatiche&quot;. Ogni lingua ha le sue varianti: la situazione perfetta per il traduttore è che corrispondano nel numero a quelle offerte dalla lingua in cui traduce. Ora, poniamo sia questa la situazione tra il tedesco e l&#039;italiano: l&#039;autore nel produrre la sua opera poteva scegliere 1 tra le 3  - ha scelto, e il traduttore deve rispettare questa scelta, e non giocare alle 3 tavolette con le 3 varianti della lingua sua, scegliendo quella che &quot;gli viene meglio&quot; (per far questo, basta diventare scrittore).

*Quando una congiunzione subordinante mi chiede il congiuntivo in una lingua e ha l’indicativo in un’altra, fin dove arriva la letteralità?* Mi va bene quello che risponderesti tu.

*Quando una poesia vive anche di rime, assonanze e poi chiasmi e poi organizzazione dei grafemi sullo spazio bianco della pagina ecc, fin dove arriva la letteralità?* Fin dove è possibile.

*Cos’è un traduttore medio?* La media comparata dei traduttori italiani oggi (come il cittadino medio, diverso dal cittadino ideale = come dovrebbe essere).

*Quanta letteralità tollera la traduzione di una poesia di Zanzotto in tedesco?* Il più possibile (e Zanzotto amerebbe il massimo di letteralità, te lo posso garantire perché frequentiamo lo stesso bosco e seguiamo lo stesso galateo, abitando a 15 km. di distanza).

*Il traduttore ideale è una figura retorica. Posso chiamarlo aporia, con un po’ di disinvoltura terminologica?* Troppa disinvoltura c’è anche nel definirlo “figura retorica”: banalmente è un concetto, come l’idealtipo di Weber, che ci aiuta a capire il Fuhrer con la umlaut e i baffetti.

*Non credo a nessuna “tesi di fondo” su una pratica che è prodotto dello Zeitgeist, e la pratica traduttoria lo è sommamente* Lo Zeitgeist è senza mani.
.
* vorrei dire ai filosofi: GIU’ LE MANI DALLA TRADUZIONE, le traduzioni filosofiche sono cibo immangiabile* I filosofi hanno le mani, i traduttori di filosofia pure: come ogni pratica-mestiere, chi lo fa bene e chi male. Tu vuoi dire che il traduttore italiano medio di filosofia fa schifo, e un giudizio così lo puoi esprimere solo se hai già un’idea di come dovrebbe essere un traduttore vero: hai cioè un tuo concetto di traduttore ideale di filosofia (né retorico né aporetico). 

*E soprattutto GIU’ LE MANI DALLA POESIA. L’arroganza con cui i filosofi mettono le mani sulla poesia, il povero Hölderlin in primis, è disgustosa* Platone era poeta, Aristotele scrisse la Poetica: se sotto la categoria “filosofi” comprendi anche loro, sbagli. Se alludi ai filosofi attuali, non saprei, perché sono poco al corrente; se alludi in particolare a Heidegger su Hoelderlin, sì, l’ho letto, ma subito dopo ho preso il purgante Jakobson, e mi è passato tutto.

Sulla tua chiusa sono d’acordo, variando un poco: *Se invece parliamo di (tentativo sempre rinnovato di) fedeltà, la cosa cambia e dalla generica teoria si può arrivare a confrontare le pratiche traduttorie, ben vengano a questo punto i traduttori, ben venga il discorso “autobiografico” di AI e DB*.

DB

I 2 problemi enormi che ho dovuto affrontare nella traduzione sono:

1- i giambi a 5 arsi di Hoelderlin chiamerebbero l’endecasillabo italiano: ma usando l’endecasillabo, si perde ¼  del lessico ( 10 righe di tedesco o inglese medio richiedono infatti 13 righe circa d’italiano). Per cui: si tiene l’endecasillabo sacrificando il lessico, o si tiene il lessico sacrificando l’endecasillabo?
2- Hoelderlin usò la rima nei primi e negli ultimi anni del suo poetare: ha scelto lui cioè quando usare o no la rima. Il traduttore deve/può rispettare questa sua scelta?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Temp. scrive: *Vorrei vedere i testi, cioè, vorrei vedere i risultati.* Giusto, 100 chiacchiere non valgono 1 fatto (ho postato la mia traduzione di Die Aussicht su <a href="http://www.ubicue.splinder.com" rel="nofollow">http://www.ubicue.splinder.com</a> –  Hoelderlin, Poesie dalla torre, a cura di G. Celati, Feltrinelli, con testo a fronte).</p>
<p>*Vorrei sapere che cosa vuol dire letteralità* Privilegiare la lettera, nel senso dell&#8217;interpretazione letterale (Bibbia et alia)  rispetto a quella allegorica ecc.</p>
<p>*ogni lingua pensa diversamente* Se un francese parla e pensa diversamente da un italiano, come faranno a capirsi? Ci vorrà un pensiero comune che pensi le loro differenze di pensiero &#8211; ma se c&#8217;è questo pensiero comune, non pensano più diversamente.</p>
<p>*quando lascio il “soggetto verbo predicato” e mi ritrovo tra le mani una secondaria, che faccio, fin dove arriva la letteralità?* Se il testo francese ha una secondaria e io la volgo in principale paratattica, dovrei cambiar mestiere. </p>
<p>*Quando mi trovo in un bosco/wald/forêt , mi trovo in un bosco, oppure in un wald o in una forêt?* Il problema è diverso: selva/bosco/foresta (e boschetto/boscaglia…) sono varianti lessicali significative riferite al concetto generico &#8220;insieme di piante selvatiche&#8221;. Ogni lingua ha le sue varianti: la situazione perfetta per il traduttore è che corrispondano nel numero a quelle offerte dalla lingua in cui traduce. Ora, poniamo sia questa la situazione tra il tedesco e l&#8217;italiano: l&#8217;autore nel produrre la sua opera poteva scegliere 1 tra le 3  &#8211; ha scelto, e il traduttore deve rispettare questa scelta, e non giocare alle 3 tavolette con le 3 varianti della lingua sua, scegliendo quella che &#8220;gli viene meglio&#8221; (per far questo, basta diventare scrittore).</p>
<p>*Quando una congiunzione subordinante mi chiede il congiuntivo in una lingua e ha l’indicativo in un’altra, fin dove arriva la letteralità?* Mi va bene quello che risponderesti tu.</p>
<p>*Quando una poesia vive anche di rime, assonanze e poi chiasmi e poi organizzazione dei grafemi sullo spazio bianco della pagina ecc, fin dove arriva la letteralità?* Fin dove è possibile.</p>
<p>*Cos’è un traduttore medio?* La media comparata dei traduttori italiani oggi (come il cittadino medio, diverso dal cittadino ideale = come dovrebbe essere).</p>
<p>*Quanta letteralità tollera la traduzione di una poesia di Zanzotto in tedesco?* Il più possibile (e Zanzotto amerebbe il massimo di letteralità, te lo posso garantire perché frequentiamo lo stesso bosco e seguiamo lo stesso galateo, abitando a 15 km. di distanza).</p>
<p>*Il traduttore ideale è una figura retorica. Posso chiamarlo aporia, con un po’ di disinvoltura terminologica?* Troppa disinvoltura c’è anche nel definirlo “figura retorica”: banalmente è un concetto, come l’idealtipo di Weber, che ci aiuta a capire il Fuhrer con la umlaut e i baffetti.</p>
<p>*Non credo a nessuna “tesi di fondo” su una pratica che è prodotto dello Zeitgeist, e la pratica traduttoria lo è sommamente* Lo Zeitgeist è senza mani.<br />
.<br />
* vorrei dire ai filosofi: GIU’ LE MANI DALLA TRADUZIONE, le traduzioni filosofiche sono cibo immangiabile* I filosofi hanno le mani, i traduttori di filosofia pure: come ogni pratica-mestiere, chi lo fa bene e chi male. Tu vuoi dire che il traduttore italiano medio di filosofia fa schifo, e un giudizio così lo puoi esprimere solo se hai già un’idea di come dovrebbe essere un traduttore vero: hai cioè un tuo concetto di traduttore ideale di filosofia (né retorico né aporetico). </p>
<p>*E soprattutto GIU’ LE MANI DALLA POESIA. L’arroganza con cui i filosofi mettono le mani sulla poesia, il povero Hölderlin in primis, è disgustosa* Platone era poeta, Aristotele scrisse la Poetica: se sotto la categoria “filosofi” comprendi anche loro, sbagli. Se alludi ai filosofi attuali, non saprei, perché sono poco al corrente; se alludi in particolare a Heidegger su Hoelderlin, sì, l’ho letto, ma subito dopo ho preso il purgante Jakobson, e mi è passato tutto.</p>
<p>Sulla tua chiusa sono d’acordo, variando un poco: *Se invece parliamo di (tentativo sempre rinnovato di) fedeltà, la cosa cambia e dalla generica teoria si può arrivare a confrontare le pratiche traduttorie, ben vengano a questo punto i traduttori, ben venga il discorso “autobiografico” di AI e DB*.</p>
<p>DB</p>
<p>I 2 problemi enormi che ho dovuto affrontare nella traduzione sono:</p>
<p>1- i giambi a 5 arsi di Hoelderlin chiamerebbero l’endecasillabo italiano: ma usando l’endecasillabo, si perde ¼  del lessico ( 10 righe di tedesco o inglese medio richiedono infatti 13 righe circa d’italiano). Per cui: si tiene l’endecasillabo sacrificando il lessico, o si tiene il lessico sacrificando l’endecasillabo?<br />
2- Hoelderlin usò la rima nei primi e negli ultimi anni del suo poetare: ha scelto lui cioè quando usare o no la rima. Il traduttore deve/può rispettare questa sua scelta?</p>
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