Sete di digiuno/Consolata Chiantelassa

20 febbraio 2006
Pubblicato da

Giovanna Giolla mi ha telefonato per parlarmi di questo libro. Credo proprio che lo leggerò. Lei ne ha scritto su Repubblica. Ne parliamo qui?
effeffe

Quando soffri psicologicamente, pensi che nessuno capisca.
E’ stato tanto tempo fa. Adesso sono guarita.
Oggi sono entrata alla Libreria Scientifica di via Visconti di Modrone 8. Un libro mi ha catturato immediatamente: “Quando io vedevo suoni” di Consolata Chiantelassa.
La copertina è marrone con una moltitudine di corpi efebici, che sfumano verso orizzonti ignoti; ricordano le installazioni di Vanessa Beecroft.
Mi sedetti in un bar di via Corridoni.
Intanto questa giovane scrittrice mi aveva preso per mano, accompagnandomi nel suo universo.
Sono nel libro, vedo gesti e parole. E i malesseri descritti: schizofrenia, anoressia, profonda inadeguatezza. Ogni immagine si fa sentire; come in questo passaggio: “In quel periodo sviluppai la parte più divertente della malattia. Il versante emotivo dell’anoressia consisteva nel fatto che non mettevo una briciola in bocca senza prima aver visto entrare qualcosa nella bocca di un altro.
Quando ricominciai a vivere da sola, per assicurarmi il nutrimento, elaborai la sequenza del “bacio”. La sequenza mi autorizzava all’assunzione di tre bocconi: il primo corrispondeva al contatto delle labbra, il secondo al contatto delle lingue, il terzo al contatto delle bocche”.
Ho sorriso per i momenti di delicata e inaspettata comicità.
Credo che nulla commuova quanto la semplicità di raccontare la propria storia senza alcun inganno estetico.
Giovanna Giolla

Ringrazio l’ufficio stampa della Salani per avermi inviato la scheda stampa del libro.

QUANDO IO VEDEVO SUONI
L’autobiografia ‘gridata’ di una ragazza della torbida Torino bene in viaggio nella foresta della propria mente.Salani Euro 10 pag.156

L’autobiografia sincera, diretta, senza censure di una ragazza etichetta come ‘malata di mente’ per gran parte della sua vita; un commovente racconto-confessione in cui una Christiane F. italiana affronta con coraggio i nodi della sua esistenza, del suo rapporto con il mondo e con i genitori, alla ricerca di un po’ di pace. Consolata, trentasette anni, di ottima famiglia, vive da volontaria nella comunità dove ha recuperato: non solo per liberarsi dalla tossicodipendenza, quanto per ritrovare un’identità, ricostruire una psiche messa alla prova dall’insicurezza e dagli eccessi, dal desiderio di perfezione e dall’aspirazione all’amore senza compromessi.

Consolata Chiantelassa ha trentasette anni. Ha deciso di raccontare la propria esperienza anche per essere d’aiuto a quanti si trovano nella sua condizione.

Identità

“Ma io chi sono veramente? Ero come una bomba a orologeria che ha bisogno di essere disinnescata”

Droghe

“Durante tutto il periodo dell’adolescenza ho sempre frequentato compagnie che facevano uso di droghe e mi sono fatta trascinare. Appartengo alla generazione degli anni 80″

Anoressia

“Mi sentivo in equilibrio solo se pesavo 38 chili. Il mio aspetto suscitava nel prossimo pena, ribrezzo o incanto”

Sesso

“Il sesso lo vivevo come un lavoro, sentivo il bisogno obbligatorio di masturbarmi tutte le sere, altrimenti mi sentivo in colpa di non vivere tutte le sfaccettature della vita”

Schizofrenia

“Quella notte non riuscivo a dormire. Ero così ridotta all’osso che continuavo a sentire le voci e a percepire le sostanze. Quella notte ero collegata telepaticamente a un amico di New York”

«Per questo vero, necessario, toccante libro di Consolata Chiantelassa, valgono le parole di Settimo P., ebreo di Trastevere, uscito dall’incubo di infinite sofferenze e dipendenze fisiche e psichiche: L’inferno è qui, la guerra è questa, la condanna è la solitudine, la rivoluzione è l’amore, l’ostacolo è la paura, la guarigione è il coraggio di vivere»

Maria Rita Parsi

21 Responses to Sete di digiuno/Consolata Chiantelassa

  1. Massimiliano Governi il 20 febbraio 2006 alle 21:29

    mi piacerebbe avere l’indirizzo mail di giovanna giolla.

  2. ale il 21 febbraio 2006 alle 13:22

    A me quello di Consolata Chiantelassa.

    Credo che la mancanza di “artificio letterario” sia a sua volta un (necessario) artificio e una scelta; e credo che la cosiddetta “estetica” non sia affatto inganno.

  3. db il 22 febbraio 2006 alle 21:21

    @ francesco francese
    non so se sei d’accordo, ma il passo più interessante del post per me è:

    *In quel periodo sviluppai la parte più divertente della malattia. Il versante emotivo dell’anoressia consisteva nel fatto che non mettevo una briciola in bocca senza prima aver visto entrare qualcosa nella bocca di un altro. Quando ricominciai a vivere da sola, per assicurarmi il nutrimento, elaborai la sequenza del “bacio”. La sequenza mi autorizzava all’assunzione di tre bocconi: il primo corrispondeva al contatto delle labbra, il secondo al contatto delle lingue, il terzo al contatto delle bocche”.*

    Da quando non bacio più (bocche), ho cominciato a interessarmi al bacio (in bocca). Ho raccolto un po’ di bibliografia, e ti segnalo (se già li conosci, o non t’interessa l’argomento, poco male avrò fatto):

    J. Derrida, Le toucher, Paris 2000, p. 299 e ss.
    J-L. Nancy, L’”il y a” du rapport sexuel, Paris 2001, p. 12 e ss.

    Del bacio in sé, partendo da quel passo, sarebbe bello discutere qui – sarebbe, appunto…

    DB

  4. ale il 23 febbraio 2006 alle 00:51

    O ciao DB, ma dì un po’, su ubiCue (ci vengo sempre, mi ha insegnato Yara) chi sei? Io sono Outtake.

  5. db il 23 febbraio 2006 alle 01:29

    ma come?!? badi come parli! legga cui giù, che ci sta scritto db in blu! – ma per gli amici: per tutti gli altri, compresi gli Ubi, sono il dott. ( e sott.oli.neo.dott.) DB!

    ale-luja (do you know what’s luja in venice?), quando interverrai qui o su Ubicue con qualcosa di più organico? Non so perché, ma ti vedrei bene nella saggistica: non dico Alberoni…
    Siccome sto uscendo dal seminato = S.T., rientro subito in topic = I.T. stampandoti letteralmente un bacio in bocca = I.B.

  6. ale il 23 febbraio 2006 alle 01:56

    Per Alberoni e Alberoni meglio Fiorellino.
    Luja I don’t know, sono un terrone.
    Organico a chi?
    Ah il B.I.B. quello sì.

  7. francesco forlani il 23 febbraio 2006 alle 08:41

    Carissimo db , certo che mi interesso al bacio, ci mancherebbe, per un libertino comunista dandy come me è come la comunione per un cattolico praticante. E un ricordo ormai si associa a quello. Stavo preparando la tesi di laurea (filosofia)e passai un certo tempo a casa dei miei. Una sera, davanti al televisore come al solito con mio padre in poltrona, facevano vedere alla tv una pubblicità, forse un film e due che si baciavano. Mio padre non mi aveva mai chiesto nulla fino ad allora perchè ero io a domandargli tutto. Si voltò verso di me e mi disse: ma perchè ci si bacia?

    Non sapevo rispondergli. L’unica cosa che avrei col tempo saputo è che le persone che si amano dopo un pò faticano a baciarsi, pur amandosi ancora.
    Derrida l’ho letto, nel suo strano formato che esce dalla libreria, ma anche dai canoni più classici del fare filosofia mentre di Nancy non quello che tu citi ma credo sul sentire, mi sbaglio?
    Una fenomenologia del bacio? perchè no, purchè ci si continui a baciare anche quando ci si ama ancora.
    effeffe
    ps
    comunque condivido la tua scelta. Quel passaggio mi ha quasi commosso. spero di leggere il libro questo we.

  8. db il 23 febbraio 2006 alle 13:20

    @ff, a tutti e nessuno

    dalle famose vacanze in Spagna non è più corso buon sangue tra il rosso e il nero: vuoi vedere che i due anelli deboli, un comunista dandy e un anarchico snob, contribuiranno a colmare questo vuoto nella gran catena del mescere?
    Le indicazioni bibliografiche le avevo date nell’idea che il discorso poteva morire lì: erano 2 lapidi, che appunto tengono in vita se non il morto, almeno il ricordo. Ora che ti sei rifatto vivo, possiamo non dico buttarle, ma adagiarle.
    Dunque abbiamo 2 testi interessanti, assai vivi, quello della ragazza e quello del papà, che incollo in sequenza inversa:

    *Stavo preparando la tesi di laurea (filosofia)e passai un certo tempo a casa dei miei. Una sera, davanti al televisore come al solito con mio padre in poltrona, facevano vedere alla tv una pubblicità, forse un film e due che si baciavano. Mio padre non mi aveva mai chiesto nulla fino ad allora perchè ero io a domandargli tutto. Si voltò verso di me e mi disse: ma perchè ci si bacia? Non sapevo rispondergli*

    *In quel periodo sviluppai la parte più divertente della malattia. Il versante emotivo dell’anoressia consisteva nel fatto che non mettevo una briciola in bocca senza prima aver visto entrare qualcosa nella bocca di un altro. Quando ricominciai a vivere da sola, per assicurarmi il nutrimento, elaborai la sequenza del “bacio”. La sequenza mi autorizzava all’assunzione di tre bocconi: il primo corrispondeva al contatto delle labbra, il secondo al contatto delle lingue, il terzo al contatto delle bocche”.*

    Materiale ce n’è: se ce la voglia, se c’è voglia collettiva di bacio, ci si faccia avanti, con la giusta serietà. Potrei cominciare io, e comincio così: “Io ho voglia”.

    B. Perugina

  9. ale il 23 febbraio 2006 alle 13:30

    Ah, dunque FF è CD e io sono AS e YYYou DB?

    E il bacio è mosso dalla fame mentre “quando ci si ama ANCORA” c’è ancora amore e non c’è più fame?

  10. db il 23 febbraio 2006 alle 20:23

    Fame è fame, se poi per slittamento è non più alimentare, entriamo in un territorio evidentemente derivato.
    Io perimetrerei innanzitutto la zona d’indagine, e direi che I.T. è il BACIO IN BOCCA, per la ragione che il bacio tout court rientra nella zona-genere del contatto. Il bacio cioè, fin che rimane contatto di bocca, non si distingue in sé dai contatti di e tra altre parti del corpo, mentre a fare da differenza qualitativa, da salto classificatorio, è l’immissione della lingua nella cavità orale dell’altro.
    Ora, alla faccia di francesi e tedeschi, che gigioneggiano spesso con la loro rispettiva lingua (proprio così) con malcelata supponenza, l’italiano è l’unica lingua in cui BACIO e BOCCA hanno le stesse identiche lettere, con l’unica differenza della C aspra o dolce (la C aspra infatti è di per sé doppia, e la C dolce incorpora già la I al momento di pronunciarsi).
    Ora, dal punto di vista fonetico, la comunanza tra Bocca e Bacio è nel labiale B – hanno in comune insomma le labbra. Poi Bocca s’irrigidisce nella C gutturale, che costringe la bocca a restare aperta, mentre Bacio nella C palatale fa congiungere lingua e palato lasciando la bocca semiaperta. Infine Bocca si spalanca totalmente in A (la vocale più aperta), mentre Bacio si stringe a cerchio in O, raggiungendo statuto di orifizio (i.e. a muscolo teso).
    Ora, si può dire che la postura di Bocca nell’esito finale della sua pronuncia è quella dell’ingurgitare, mentre la postura di Bacio è quella del succhiare.
    E qua mi fermo, e bacio la bottiglia con un bell’o, a canna.

  11. francesco forlani il 24 febbraio 2006 alle 08:46

    caro db, c’è una cosa nella lingua francese che mi ha sempre incuriosito, ovvero lo slittamento di significato tra embrasser et baiser. In altri termini baiser, che ci richiama il nostro baciare in francese significa scopare, (vd baise-moi, il romanzo tradotto con scopami, mentre embrasser che fa pensare al nostra abbracciare (imbracciare alla lettera) significa baciare. Il nostro baci, alla fine di una lettera diventa il loro baisers o bisoux. Il che significa che il bacio si riappropria della bocca solo come sostantivo mentre l’atto del baciare è qualcosa di più totale- fare l’amore, scopare ecc.
    effeffe
    ps
    db, vlevo dirti che mi piacerebbe avere uno scambio con te sull’argomento- baci come elettricità e proporre qualcosa un pò a tutti ma soprattutto non qui tra questi commenti. Mi piacerebbe non “disturbare” il dolore racchiuso nelle pagine recensite qui appesantendone la leggerezza. Domani recupero il libro. Qualcun altro lo ha letto?
    francesco.forlani@wanadoo.fr

  12. db il 25 febbraio 2006 alle 15:34

    @ ff
    ascoltando i Dandy Wahrols, 13 Bohemians Tales, m’è occorso che il terzo anello debole tra un comunista dandy e un anarchico snob sarebbe un’atea bohemiènne. Questa è l’unica battuta che mi concedo qui. Ho riflettuto, e molto, sulla tua idea di proseguire in privato lo scambio d’idee, e ho colto con piacere il tuo accenno alla leggerezza, il tuo riserbo a non offendere. Ma proprio qui è il punto, il punto cioè da cui è partita la mia riflessione. Di essa, per brevità, ti espongo i risultati, deduttivamente.
    1- Da secoli si è inquadrata la società, o il consesso umano, in termini spaziali di distanza: uno per tutti Rousseau, secondo il quale la differenza tra primitivo e civilizzato sta nel relativo, placido isolamento del primo, e l’intruppamento metropolitano del secondo. L’idea del gregge credo venga da Orazio: la puzza è il dato-base, i.e. ci si schiaccia così tanto che si suda-puzza.
    2- Noi 2 (le nostre 2 qualifiche ce lo impongono) seguiamo ancora u- o otopicamente il sogno di una società in cui si sia vicini senza puzzare: da qui l’importanza del bacio come modo particolare, forse emblematico, del contatto.
    3- Io credo che l’anoressia, per quanto riguarda l’”impatto d’immagine” sulla società attuale, occupi il posto che fu 100 fa non dell’isteria, ma della tbc: in poche parole, una minoranza di upper-tbcolotiche “sacre” nel senso di venerate, e una stramaggioranza di upper-tbcolotiche “sacre” nel senso di evitate. Insomma, ritengo che ci sia una forma di vergogna sociale (ci fu anche per la leucemia fino a 2 decenni fa). Ora, il tuo riserbo m’è piaciuto e mi piace tuttora perché è sano, fa trasparire cioè un’etica, e però non è giusto, nel senso che “accetta” in qualche modo la cappa sociale della vergogna. Sarai d’accordo con me, cappe e cappi non li vogliamo, e perciò io dico (e spero dirai anche tu): questo nostro dialogo, che sopravviverà soprattutto se verrà allargato, dobbiamo continuarlo in pubblico, nella speranza che anche Consolata (la quale tra l’altro è fuori dallo schemino sociologico che ho proposto) ci veda e magari partecipi.
    Avremmo cioè due numi, lei lontana e tuo padre morto (così me lo immagino, se no meglio): chissà che non ci ascoltino benevoli tutt’e due.

    Caro francesino, Nancy ti à ragione (peccato che aggiunga poco: io l’ho copiato a mano, se tu vorrai potrai tradurlo per tutti)

    Dario

    PS.
    Nel caso tu fossi d’accordo, dovresti eliminare dallo schermo i primi scambi stupidotti tra me e Ale, che non conosco di persona ma sono certissimo concorderà.
    Il bacio più lungo della mia vita, sinora, ce lo siamo dati io e il mio amore, che era anoressico (si parla sempre del primo bacio: e il bacio più lungo? Che dicono gli/le indiani/e?)

    *Il y a un mot qui fonctionne comme verbe et comme substantif: le mot “baiser”, auquel désormais l’usage permet d’avoir recours, en tant que verbe, avec sa valeur argotique (qui a recouvert sa valeur classique de “donner un baiser”). On pourrait dire que “baiser” n’est aucun baiser existant, donné et recu, mais “baiser” est le don du baiser (resterait à départager, dans le baiser, le donner et le recevoir; mais ce serait départager le partage meme, et l’on sent bien que ce serait manquer de tact absolument pour la touche meme, ou pour la bouche, du baiser). En revanche, ce que l’énoncé fondateur de la psychanalyse annonce, c’est que je suis baisé chaque fois que je baise. Et cette autre acception argotique du verbe pourrait témoigner de ceci que le savoir commun concoit dans le rapport sexuel une manière de flouage […] Lorsque je baise, donc, je suis baiseé, mai comment l’entendre? Qui baise qui, et que veut dire baiser et/ou l’etre (baisé)?*

    Da J.-L. Nancy, L’”il y a” du rapport sexuel, Galilée, Paris 2001, pp. 12-14 (testo di una conferenza-chiosa alla tesi di J. Lacan: “Il n’y a pas de rapport sexuel”)

  13. ale il 26 febbraio 2006 alle 00:16

    Io dico che il primo bacio è proprio dentro e fuori di metafore il più breve e dimenticabile; che sui commenti stupidotti infatti non avrei nulla in contrario; che tentavo magari un inizio di assist non (rac)colto solo al mio primo più breve del primo bacio che sarebbe #2 e che diceva seriamente anche se non sul binario peraltro sacrosanto e interessante che avete ora forse preso; e il resto poi era solo perché c’erano antefatti ubarchici come Dario, che non conosco di persona, direbbe. Volià.

  14. Nadine C. il 27 febbraio 2006 alle 18:24

    Non sono filosofa, ma sono (italo)francese, e m’interessa l’argomento (anche le motivazioni). Ho ordinato il libro della Chiantelassa. Intanto sono andata a guardarmi Derrida, che poi è un libro su Nancy, e riporto i punti salienti.

    NANCY: “Os, oris, bouche de l’oralité, c’est le visage lui-même pris par métonymie pour cette bouche qu’il entoure. Mais bucca, c’est les joues gonflées, c’est le mouvement, la contraction et/ou la distension du souffler, du manger, du cracher ou du parler”.

    NOVALIS: “On ne doit jamais s’avouer qu’on s’aime. Le secret de cet aveu est le principe vivifiant du seul vrai et éternel amour. Le premier baiser en cette compréhension est le principe de la philosophie”. “L’acte philosophique authentique est le suicide; c’est là le commencement réel de toute philosophie”:

    DERRIDA: “Il est dejà très difficile de penser ce qui advient, et sans doute de penser tout court (mais la ‘pensée’ commence peut-être là), quand une bouche vient au contact d’une autre bouche et que les lèvres, parfois la langue et les dents s’en mêlent. Quand des yeux se croisent intensément, infiniment, quand rien au mond ne peut s’interposer, et pas même la lumière, quand je vois le regard aimé qui me regarde au-delà de toute réflexivité, car je ne l’aime que pour autant qu’il me vient de l’autre, est-ce le jour ou la nuit? Y a-t-il ou non contact? S’il n’y-a de jour et de nuit possibles que depuis la possibilité du regard et donc du regard echangé dans l’abstinence et la parjure du tact, des yeux croisés, comme on dit, car on ne peut rien voir dans le monde sans la possibilité au moins d’une surface réfléchissante qui fasse voir d’autres yeux, alors dans l’instant de ce baiser des yeux, on peut se demander s’il y a déjà le jour ou la nuit. Et commence alors l’haptique. Entre en scène le toucher. Ave Psyche”.

    N. C.

  15. francesco forlani il 28 febbraio 2006 alle 11:46

    Copio incollo a proposito:
    “Da mihi basia mille – Dammi mille baci, e poi cento e poi mille. E ancora cento e ancora mille. E quando ce ne saremo dati mille e mille, conturbàbimus illa, li mescoleremo insieme. Per non sapere, e perché nessuno sappia, quanti ce ne siamo dati” . Catullo

    Non so perchè ma questa poesia mi “strega” dalla prima lettura fatta al liceo. Che cosa mi accattiva: i mille divenuti cento e poi ancora mille? Come se ci fosse un’economia del desiderio (machines desirantes) senza accumulo capitalista ma di amore e disamore. Perchè ci si bacia, chiedeva mio padre, ed io perchè non ci si bacia più. Si può amare senza baciare?
    effeffe

  16. db il 1 marzo 2006 alle 10:06

    Ti credo, ff, che ti “conturba”! Come sempre coi grandi, il carmen V di Catullo è una miniera. Lo riporto tutto, in traduzione nelbenenelmale mia:

    Vivamus mea Lesbia, atque amemus,
    rumoresque senum severiorum
    omnes unius aestimemus assis!
    soles occidere et redire possunt:
    nobis cum semel occidit brevis lux,
    nox est perpetua una dormienda.
    da mi basia mille, deinde centum,
    dein mille altera, dein secunda centum,
    deinde usque altera mille, deinde centum.
    dein, cum milia multa fecerimus,
    conturbabimus illa, ne sciamus,
    aut ne quis malus invidere possit,
    cum tantum sciat esse basiorum.

    Viviamo, mia Lesbia, e amiamoci, e le chiacchiere dei vecchi bacchettoni valutiamole un soldo appena! I giorni possono spegnersi e tornare: ma noi, una volta spenta la breve luce della vita, dovremo dormire una sola notte perpetua. Dammi mille baci, poi cento, poi altri mille, poi di nuovo cento, poi ancora mille, poi cento. E poi, quando ne avremo contati a migliaia, confonderemo i conti per non saperlo, o perché nessun malvagio possa invidiarci sapendo quanti sono.

  17. db il 1 marzo 2006 alle 18:56

    I latini avevano tre parole per definire i baci: “Osculum”, “Savia” e “Basium”. Il primo è il bacio del rispetto, il secondo della libidine e dell’amore, mentre l’ultimo è quello dell’affetto. In pratica, spiegava Isidoro da Siviglia, l’osculum si dà ai figli, il basium alle mogli, il savium alle prostitute.

  18. db il 1 marzo 2006 alle 19:02

    Osservando gli animali si è arrivati a dedurre che il bacio è una prerogativa umana, le cui origini risalgono alla preistoria. Il bacio molto probabilmente deriva dall’uso della madre di passare piccoli bocconi ai figli in fase di svezzamento, già nei primi ominidi. Gli antropologi tuttavia sostengono che il bacio come gesto erotico era sconosciuto a molti popoli dell’antichità. Attualmente, solo il 50% dell’umanità si bacia: in alcuni paesi dell’Africa si teme di perdere l’anima, che fugge con il respiro quando ci si bacia; i Cinesi temono di contaminarsi e considerano il bacio pubblico un gesto osceno, mentre i romanticissimi Polinesiani avvicinano il viso all’amato per “respirarlo”. Il “bacio straordinario” originario delle isole Trobriand prevede un lungo strofinamento di nasi e bocche senza baciarsi, ma mordicchiandosi prima delicatamente e via via in modo più energico, fino a che il labbro inferiore comincia a sanguinare. Gli Inuit si annusano teneramente per stordirsi con l’odore del partner, mentre a Bali è abitudine diffusa accostare i volti, guardarsi intensamente e annusarsi per assaporare il calore e il profumo della pelle dell’altro. Il bacio indonesiano è il più strano: si chiama “mitakuku” e gli amanti si mordicchiano a vicenda le ciglia.

  19. db il 1 marzo 2006 alle 19:04

    Il Kama Sutra classifica i baci secondo la loro intensità: il più elementare è il bacio inaugurale (le due bocche si toccano), segue il bacio fremente (la donna fa palpitare il labbro inferiore nella bocca dell’amante), e poi il bacio leccato (la donna tocca il labbro dell’amante con la lingua, rigorosamente a occhi chiusi). Ne L’Arte del Bacio lo studioso del comportamento M. Christian descrive ben 25 varianti del bacio. Quello “alla francese”, il più intimo e sensuale, si pratica con la bocca aperta, labbra contro labbra. Il “blow – kiss” è un bacio fatto di sguardi intensi e di leggeri soffi sulle labbra. Vi è poi il “bacio elettrico”: dopo aver spento le luci, uno dei due partner strofina i piedi su un tappetino per caricarsi di elettricità, quindi si avvicina all’altro per baciarlo, senza però toccarlo in nessun’altra parte del corpo per non neutralizzare il campo elettrico; in prossimità dalla bocca scoccherà una scintilla, un piccolo fuoco d’artificio dagli straordinari effetti antidepressivi.

  20. db il 1 marzo 2006 alle 19:06

    Un bacio piacevole stimola una serie di reazioni come il rilascio di endorfine, la secrezione di mucosa, l’accelerazione del battito cardiaco fino a 150 battiti al minuto e l’attivazione di ben 29 muscoli, 12 per le labbra e 17 per la lingua. si calcola che in un mn. vengano bruciate circa 6 calorie. Un bacio lungo e appassionato abbassa non solo la pressione sanguigna, ma anche i valori di colesterolo nel sangue, riducendo in tal modo il rischio d’infarto. Baciare inoltre rafforza il sistema immunitario: in ogni bacio viene liberata una gran quantità di batteri presenti nella saliva, che vengono trasmessi da un partner all’altro. Tali batteri a loro volta favoriscono la produzione di anticorpi, tenendo in esercizio il sistema immunitario.

  21. endo_ il 4 settembre 2006 alle 13:46

    Ragazzi!
    ho letto il libro di consolata in un paio di giorni…
    be la conosco da un paio d’anni piu o meno…be apostrofare4 con la sua voce quel suo libro ke rispekkia comè senza peli sulla lingua si è messa in gioko ed ora ke ha iniziato a giocare volevo dargli il mio appoggio piu assoluto anke se le lo sa già!!(che la seguo nelle trasmissioni)