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	<title>Commenti a: Una lingua che &#8220;dice&#8221;</title>
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		<title>Di: Ivan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23534</link>
		<dc:creator>Ivan</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2006 07:53:44 +0000</pubDate>
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		<description>Capito Mag...(non c&#039;è dubbio che sia un ermeneuta, ma &quot;l&#039;essere per la morte&quot; di &quot;essere e tempo&quot; non è più ermeneutica, tanto per dire: già da allora faceva dell&#039;ermeneutica la base della propria &quot;ontologia esistenziale&quot;). In ogni caso, grazie, era solo un dubbio.

Scusa B. Georg, mi sono letteralmente &quot;perso per strada&quot;, avevo pochissimo tempo e non sono passato neppure a rileggere, riprendo la questone &quot;a parte&quot;, qui discuteremmo in tre</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Capito Mag&#8230;(non c&#8217;è dubbio che sia un ermeneuta, ma &#8220;l&#8217;essere per la morte&#8221; di &#8220;essere e tempo&#8221; non è più ermeneutica, tanto per dire: già da allora faceva dell&#8217;ermeneutica la base della propria &#8220;ontologia esistenziale&#8221;). In ogni caso, grazie, era solo un dubbio.</p>
<p>Scusa B. Georg, mi sono letteralmente &#8220;perso per strada&#8221;, avevo pochissimo tempo e non sono passato neppure a rileggere, riprendo la questone &#8220;a parte&#8221;, qui discuteremmo in tre</p>
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		<title>Di: mag</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23405</link>
		<dc:creator>mag</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Feb 2006 00:21:19 +0000</pubDate>
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		<description>@Ivan
Intendo dire che non è un filosofo perchè è un ermeneuta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Ivan<br />
Intendo dire che non è un filosofo perchè è un ermeneuta.</p>
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		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23375</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 21:13:32 +0000</pubDate>
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		<description>@DB
Se lasci uno spazio tra un periodo e l&#039;altro il lettore non fa fatica e un po&#039; di respiro permetterebbe di seguirti meglio. 
Tanto qua non si fa spreco di carta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@DB<br />
Se lasci uno spazio tra un periodo e l&#8217;altro il lettore non fa fatica e un po&#8217; di respiro permetterebbe di seguirti meglio.<br />
Tanto qua non si fa spreco di carta.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23372</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 21:05:52 +0000</pubDate>
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		<description>DB: *scrivo secco non per sicumera, ma per risparmiare spazio* 
Temp.: *per risparmiare tempo, forse, perché spazio ce n’è in abbondanza.* 

Se invece di scrivere trascrivessi il mio parlato, automaticamente ovvero in fretta, sarei lungo il doppio. Perciò asciugo-secco (si parva licet, la lima del Leopardi, o s&#039;io fossi donna, la limetta per le unghie), ovvero spendo altro tempo ID EST non risparmio.
La banda dei commenti è larga mezza pagina, per cui il  testo si dispone in verticale: secondo me, testi lunghi risultano così al lettore fastidiosi, o sfuggenti. Se e quando NI deciderà di allargare la pagina, scriverò meno secco e spenderò meno tempo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>DB: *scrivo secco non per sicumera, ma per risparmiare spazio*<br />
Temp.: *per risparmiare tempo, forse, perché spazio ce n’è in abbondanza.* </p>
<p>Se invece di scrivere trascrivessi il mio parlato, automaticamente ovvero in fretta, sarei lungo il doppio. Perciò asciugo-secco (si parva licet, la lima del Leopardi, o s&#8217;io fossi donna, la limetta per le unghie), ovvero spendo altro tempo ID EST non risparmio.<br />
La banda dei commenti è larga mezza pagina, per cui il  testo si dispone in verticale: secondo me, testi lunghi risultano così al lettore fastidiosi, o sfuggenti. Se e quando NI deciderà di allargare la pagina, scriverò meno secco e spenderò meno tempo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: mag</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23362</link>
		<dc:creator>mag</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 19:16:26 +0000</pubDate>
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		<description>errata corrige:
introsuce=introduce
cose=cosa</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>errata corrige:<br />
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cose=cosa</p>
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		<title>Di: magda mantecca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23359</link>
		<dc:creator>magda mantecca</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 18:41:53 +0000</pubDate>
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		<description>Hediegger non è un filosofo perchè non produce concetti nè metafisicherie, ma introsuce un metodo di fenomenologia &quot;rivisitata&quot; allo studio dell&#039;essere, del Sein ma piu&#039; di altro del Ci.
Un&#039;operazione restauratrice sul senso delle cose, riclassifica i linguaggi delle filosofie già esistenti (platone, hegel, husserl,gli scolastici, brentano, Delthey)dando nuovi sensi.
Diciamo che è l&#039;Enrico Ghezzi della filosofia, pruce un Blob di altre, come dice db, è un ricamatore di altissima finezza, restauratore di senso.
cose che è molto difficile da trovare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Hediegger non è un filosofo perchè non produce concetti nè metafisicherie, ma introsuce un metodo di fenomenologia &#8220;rivisitata&#8221; allo studio dell&#8217;essere, del Sein ma piu&#8217; di altro del Ci.<br />
Un&#8217;operazione restauratrice sul senso delle cose, riclassifica i linguaggi delle filosofie già esistenti (platone, hegel, husserl,gli scolastici, brentano, Delthey)dando nuovi sensi.<br />
Diciamo che è l&#8217;Enrico Ghezzi della filosofia, pruce un Blob di altre, come dice db, è un ricamatore di altissima finezza, restauratore di senso.<br />
cose che è molto difficile da trovare.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23358</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 18:39:03 +0000</pubDate>
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		<description>per risparmiare tempo, forse, perché spazio ce n&#039;è in abbondanza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>per risparmiare tempo, forse, perché spazio ce n&#8217;è in abbondanza.</p>
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		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23343</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 16:54:59 +0000</pubDate>
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		<description>La parole est moitié à celui qui parle, moitié à celui qui écoute.

Ha ragione Ivan a notare l&#039;ingenuità del mio riferimento al bambino greco. Solo, mi è venuto in mente figurandomi Biondillo con la figlia, e chiedendomi cosa potrebbe &quot;imparare&quot; da lei (mentre lei, fortunata, &quot;impara&quot; da lui). L&#039;ingenuità è di Marx, di cui avevo copincollato un brano del 1859, aggiungendogli l&#039;apostrofe a Biondillo. Non l&#039;ho fatto per giocare, da anni coi miei allievi faccio così, e cioé tolgo l&#039;autore, e discutiamo senza sapere chi è, avvicinandoci pian piano all&#039;individuazione, che però non è la cosa più importante (anche loro lo fanno con me, a volte mi fanno uscire pazzo).
Il problema che pone Marx è importante, se al bambino greco sostituiamo il bambino freudiano o piagetiano, ossia un mondo solcato da contraddizioni violente. In mezzo a tali contraddizioni nasce il linguaggio (gli illuministi, cui L. -Strauss ha reso l&#039;onore che meritano, ci hanno lasciato pagine meravigliose sui cris, sulla genesi della parola rispetto al verso degli animali - soprattutto Rousseau, il paranoico, commovente da quanto acuto). Quando si parla di umano, non c&#039;entra l&#039;umanesimo, e neanche l&#039;umanismo. Odio e amore (certo, declinati) sono o no i motori dell&#039;umano-universale (così Spinoza, più categorico ancora di Freud)? Vogliamo aggiungerci, come suggerisce Bion, la curiosità di sapere? Ora, il linguaggio è molto più innervato al basso di quanto sembri. Ad es. se dico ai ragazzi: andiamo avanti! nessuno si muove (per fortuna), ma la lettera si riferisce al movimento fisico, e solo metaforicamente al pensiero, alla lezione ecc. 
Ora, sono convinto (grazie a Jakobson) che il poeta vada molto più giù dei non-poeti alla radice della lingua, e che questo movimento non sia solo un esercizio stilistico, ma carne della sua carne. La sua cioè è insieme un&#039;esperienza linguistica e una lingua esperita, esperita nelle sue radici pre-linguistiche, nella sua continua genesi. Potremmo dire che ha i nervi più scoperti, e quindi vive lingua e mondo più intensamente. Il modo in cui lo vive, la realtà di questo mondo, il contesto linguistico e letterario che gli è dato ecc., tutto ciò entrerà nella sua opera. E tanto più entrerà, meglio sarà. Da questo punto di vista il genio sarebbe uno che nella sua opera ha fatto coincidere mondo e lingua. Mi viene di getto un nome: Kafka.

DB

(scrivo secco non per sicumera, ma per risparmiare spazio)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La parole est moitié à celui qui parle, moitié à celui qui écoute.</p>
<p>Ha ragione Ivan a notare l&#8217;ingenuità del mio riferimento al bambino greco. Solo, mi è venuto in mente figurandomi Biondillo con la figlia, e chiedendomi cosa potrebbe &#8220;imparare&#8221; da lei (mentre lei, fortunata, &#8220;impara&#8221; da lui). L&#8217;ingenuità è di Marx, di cui avevo copincollato un brano del 1859, aggiungendogli l&#8217;apostrofe a Biondillo. Non l&#8217;ho fatto per giocare, da anni coi miei allievi faccio così, e cioé tolgo l&#8217;autore, e discutiamo senza sapere chi è, avvicinandoci pian piano all&#8217;individuazione, che però non è la cosa più importante (anche loro lo fanno con me, a volte mi fanno uscire pazzo).<br />
Il problema che pone Marx è importante, se al bambino greco sostituiamo il bambino freudiano o piagetiano, ossia un mondo solcato da contraddizioni violente. In mezzo a tali contraddizioni nasce il linguaggio (gli illuministi, cui L. -Strauss ha reso l&#8217;onore che meritano, ci hanno lasciato pagine meravigliose sui cris, sulla genesi della parola rispetto al verso degli animali &#8211; soprattutto Rousseau, il paranoico, commovente da quanto acuto). Quando si parla di umano, non c&#8217;entra l&#8217;umanesimo, e neanche l&#8217;umanismo. Odio e amore (certo, declinati) sono o no i motori dell&#8217;umano-universale (così Spinoza, più categorico ancora di Freud)? Vogliamo aggiungerci, come suggerisce Bion, la curiosità di sapere? Ora, il linguaggio è molto più innervato al basso di quanto sembri. Ad es. se dico ai ragazzi: andiamo avanti! nessuno si muove (per fortuna), ma la lettera si riferisce al movimento fisico, e solo metaforicamente al pensiero, alla lezione ecc.<br />
Ora, sono convinto (grazie a Jakobson) che il poeta vada molto più giù dei non-poeti alla radice della lingua, e che questo movimento non sia solo un esercizio stilistico, ma carne della sua carne. La sua cioè è insieme un&#8217;esperienza linguistica e una lingua esperita, esperita nelle sue radici pre-linguistiche, nella sua continua genesi. Potremmo dire che ha i nervi più scoperti, e quindi vive lingua e mondo più intensamente. Il modo in cui lo vive, la realtà di questo mondo, il contesto linguistico e letterario che gli è dato ecc., tutto ciò entrerà nella sua opera. E tanto più entrerà, meglio sarà. Da questo punto di vista il genio sarebbe uno che nella sua opera ha fatto coincidere mondo e lingua. Mi viene di getto un nome: Kafka.</p>
<p>DB</p>
<p>(scrivo secco non per sicumera, ma per risparmiare spazio)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: snaporaz</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23336</link>
		<dc:creator>snaporaz</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 15:55:02 +0000</pubDate>
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		<description>state vaneggiando, o sbaglio?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>state vaneggiando, o sbaglio?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: b.georg</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23332</link>
		<dc:creator>b.georg</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 15:34:53 +0000</pubDate>
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		<description>Ivan: boh!
causa guasto tecnico ogni commento è andato per conto suo. vorrà pur dire qualcosa ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ivan: boh!<br />
causa guasto tecnico ogni commento è andato per conto suo. vorrà pur dire qualcosa ;)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: ivan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23327</link>
		<dc:creator>ivan</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 14:13:30 +0000</pubDate>
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		<description>Chiedo aiuto: B.Georg, non ci sto capendo niente: pensavo di nuovo di non aver letto il tuo commento, è in risposta al mio? Scusa, sono un po&#039; tonto.

Magda: non ho capito perché Heidegger non è un filosofo (sperando che non metta il messaggio in cima agli altri)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Chiedo aiuto: B.Georg, non ci sto capendo niente: pensavo di nuovo di non aver letto il tuo commento, è in risposta al mio? Scusa, sono un po&#8217; tonto.</p>
<p>Magda: non ho capito perché Heidegger non è un filosofo (sperando che non metta il messaggio in cima agli altri)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: magda mantecca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23323</link>
		<dc:creator>magda mantecca</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 12:41:27 +0000</pubDate>
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		<description>dopo aver sdoganato con qualche richiamo alto, tanto per stare nel branko, vorrei dire che nell&#039;articolo in questione la parola che &quot;dice&quot; non c&#039;è.
la parola che dice, ovvero, quella intesa come ponte, come relazione, in questo caso sarebbe quella della bambina,che  qui non c&#039;è.
Ovvero la reazione e la elaborazione  della figlia alla trasformazione verbale del padre.

heidegger non è un &quot;filosofo&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>dopo aver sdoganato con qualche richiamo alto, tanto per stare nel branko, vorrei dire che nell&#8217;articolo in questione la parola che &#8220;dice&#8221; non c&#8217;è.<br />
la parola che dice, ovvero, quella intesa come ponte, come relazione, in questo caso sarebbe quella della bambina,che  qui non c&#8217;è.<br />
Ovvero la reazione e la elaborazione  della figlia alla trasformazione verbale del padre.</p>
<p>heidegger non è un &#8220;filosofo&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ivan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23289</link>
		<dc:creator>Ivan</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 06:11:00 +0000</pubDate>
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		<description>@ &lt;b&gt;Gianni&lt;/b&gt;: scusa, non so perché non mi aveva &quot;caricato&quot; il tuo intervento e uno di db, per cui la mia precisazione sull&#039;universalità è del tutto inutile.
(La questione per B.Georg, invece, resta)

@ &lt;b&gt;db&lt;/b&gt;: &quot;Nel Cratilo di Platone si confrontano due posizioni: il linguaggio è un mezzo di comunicazione o un’espressione autonoma del soggetto a contatto col mondo, in primis naturale?

DB, scusa ma non sono d&#039;accordo quando dici che la questione è rimasta immutata (a meno che non mi sia perso qualche altro intervento). E&#039; completamente mnutata. E&#039; mutata con la semiosi di Peirce, con la svolta linguistica, con Wittgenstein...e così via.

Perdona la vaghezza, ma ho paura di andare OT (nel caso il discorso prosegua sarò meno approssimativo)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ <b>Gianni</b>: scusa, non so perché non mi aveva &#8220;caricato&#8221; il tuo intervento e uno di db, per cui la mia precisazione sull&#8217;universalità è del tutto inutile.<br />
(La questione per B.Georg, invece, resta)</p>
<p>@ <b>db</b>: &#8220;Nel Cratilo di Platone si confrontano due posizioni: il linguaggio è un mezzo di comunicazione o un’espressione autonoma del soggetto a contatto col mondo, in primis naturale?</p>
<p>DB, scusa ma non sono d&#8217;accordo quando dici che la questione è rimasta immutata (a meno che non mi sia perso qualche altro intervento). E&#8217; completamente mnutata. E&#8217; mutata con la semiosi di Peirce, con la svolta linguistica, con Wittgenstein&#8230;e così via.</p>
<p>Perdona la vaghezza, ma ho paura di andare OT (nel caso il discorso prosegua sarò meno approssimativo)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ivan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23288</link>
		<dc:creator>Ivan</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 06:05:52 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;b&gt;@ B.georg&lt;/b&gt;: &quot;Piuttosto, connettere a questi lati la questione dell’ideologia (lo dico a modo mio: ciò che il diagramma della singolare piegatura della lingua-mondo denuncia contro lo stesso autore e contro la sua “posizione nel mondo”, autore che diventa così primo lettore e non già prometeico produttore - su questo consiglio il bachtin di Linguaggio e scrittura) è un settore imo ancora aperto.

Infatti. Per quanto non sia un problema &quot;troppo aperto&quot;. Non appena scrivi, &quot;fai&quot; ideologia del tuo tempo, se racconti (voglio escludere il caso che si scriva sulla Luna). 

&quot;Ergo l’universalità è imo il lato vuoto del problema, quello meno interessante&quot;

E quanto all&#039;universalizzabilità? Non è del tutto irrilevante (ne ho appunto scritto, B.Georg): dipende da quanto peso dai alla parola, e quali pretese le imputi. L&#039;universalità di Gianni non è la stessa universalità di cui parli tu, è implicito nella premessa, IMO. Escluse le essenze, è chiaro che si parla di un universale precario, provvisorio. Non è interessante l&#039;universale, è interessante la domanda (perché Shakespeare, et cetera). Non sono sicuro di essermi spiegato, vista la fretta.

&lt;b&gt;@ Temperanza&lt;/b&gt;: &quot;Uno scrittore ha diritto di essere ambiguo e anche di essere contraddittorio.&quot;

Perfettamente d&#039;accordo (lasciamo perdere le considerazioni su quanto si possa estendere questo diritto quando si fa stratagemma)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><b>@ B.georg</b>: &#8220;Piuttosto, connettere a questi lati la questione dell’ideologia (lo dico a modo mio: ciò che il diagramma della singolare piegatura della lingua-mondo denuncia contro lo stesso autore e contro la sua “posizione nel mondo”, autore che diventa così primo lettore e non già prometeico produttore &#8211; su questo consiglio il bachtin di Linguaggio e scrittura) è un settore imo ancora aperto.</p>
<p>Infatti. Per quanto non sia un problema &#8220;troppo aperto&#8221;. Non appena scrivi, &#8220;fai&#8221; ideologia del tuo tempo, se racconti (voglio escludere il caso che si scriva sulla Luna). </p>
<p>&#8220;Ergo l’universalità è imo il lato vuoto del problema, quello meno interessante&#8221;</p>
<p>E quanto all&#8217;universalizzabilità? Non è del tutto irrilevante (ne ho appunto scritto, B.Georg): dipende da quanto peso dai alla parola, e quali pretese le imputi. L&#8217;universalità di Gianni non è la stessa universalità di cui parli tu, è implicito nella premessa, IMO. Escluse le essenze, è chiaro che si parla di un universale precario, provvisorio. Non è interessante l&#8217;universale, è interessante la domanda (perché Shakespeare, et cetera). Non sono sicuro di essermi spiegato, vista la fretta.</p>
<p><b>@ Temperanza</b>: &#8220;Uno scrittore ha diritto di essere ambiguo e anche di essere contraddittorio.&#8221;</p>
<p>Perfettamente d&#8217;accordo (lasciamo perdere le considerazioni su quanto si possa estendere questo diritto quando si fa stratagemma)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23308</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 03:12:24 +0000</pubDate>
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		<description>Io pure penso che il topos è &quot;dove il mithos e il logos si fondono&quot;, per dire.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io pure penso che il topos è &#8220;dove il mithos e il logos si fondono&#8221;, per dire.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: b.georg</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23307</link>
		<dc:creator>b.georg</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 02:57:15 +0000</pubDate>
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		<description>quello che accade è che i due commenti di ivan rimangono sempre alla fine. Avrà fatto un contratto con il web master :)
(scherzo, neh)

@magda: magari uno heidegger (e l&#039;emancipazione dalla deiezione verso la genuiità, e la parola assoluta, e la poesia come lingua dell&#039;essere) non lo usa apposta, cioè: lo rifiuta. :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>quello che accade è che i due commenti di ivan rimangono sempre alla fine. Avrà fatto un contratto con il web master :)<br />
(scherzo, neh)</p>
<p>@magda: magari uno heidegger (e l&#8217;emancipazione dalla deiezione verso la genuiità, e la parola assoluta, e la poesia come lingua dell&#8217;essere) non lo usa apposta, cioè: lo rifiuta. :)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23302</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 02:26:21 +0000</pubDate>
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		<description>E non avevo scritto alle 3 di notte, ma pochi minuti fa, e sono già le 10 e 30 di mattina del 24 febbraio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E non avevo scritto alle 3 di notte, ma pochi minuti fa, e sono già le 10 e 30 di mattina del 24 febbraio.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23301</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 02:22:23 +0000</pubDate>
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		<description>@Ivan
 Di nuovo, ho scritto dopo i tuoi due commenti ed esco prima, giuro che non c&#039;entro. 
Già c&#039;è un certo brusio, se salta anche l&#039;ordine cronologico sarà impossibile seguire il filo della non-discussione</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Ivan<br />
 Di nuovo, ho scritto dopo i tuoi due commenti ed esco prima, giuro che non c&#8217;entro.<br />
Già c&#8217;è un certo brusio, se salta anche l&#8217;ordine cronologico sarà impossibile seguire il filo della non-discussione</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23300</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 02:18:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23300</guid>
		<description>Cos&#039;è successo ai commenti? Io avevo scritto dopo Ivan.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cos&#8217;è successo ai commenti? Io avevo scritto dopo Ivan.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: magda mantecca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23297</link>
		<dc:creator>magda mantecca</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 02:04:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23297</guid>
		<description>Parlare di 900, lingua, linguaggi e sensi, implica riferirsi in maniera  quasi obbligata a Heidegger, ma noto che qui nessuno lo ha colto, nemmeno il filosofo.
Mi riferisco alla rilettura che Egli compie sull&#039;utilizzo della lingua all&#039;interno del comprendere,  cooriginaria al il trovarsi (befinden) e il discorso (rede).
Inoltre centrali sono gli aspetti della dejezione del linguaggio, deietti appunto nella prassi &quot;allamano&quot; dell&#039;indifferenza.
Cio&#039; che la lingua puo&#039; fare emancipandosi dalla deiezione ovvero dalla curiosità in luogo del pensiero, dalla chiacchiera in luogo del discorso, e dall&#039;equivoco in luogo della comprensione, è svilupparsi in genuinità, anzi &quot;genuinità&quot; inautentica o autentica.
Gli oggetti Puri della lingua, gli oggetti teorici nuovi, inediti, sono cio&#039; che appare come qualcosa di estraneo a tutto cio&#039;, apparentemente incomprensibili, matrici primarie di nuovi sensi.
forme di concetto-emozione-parola che sono anche le fonti della produzione poetica, per Heidegger, parola assoluta e universale.

La cosa genuina(veramente sua) che dice Biondillo, al di la&#039; delle articolazioni e della bella mostra di buona scrittura, è il dubbio, il dubbio che la relazione tra la parola esterna e il sentimento interno sia piu&#039; importante della pagina ben scritta, del progetto ben fatto, della musica ben eseguita, anzi no, ben stesa.
Quindi l&#039;essenza di questo post è il moto interiore prodotto dalla parola improvvisata, anzi di piu&#039;, dalla parola drammatizzata che è vita.
Topos dove il mithos e il logos si fondono.(Plato docet)

Magda</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Parlare di 900, lingua, linguaggi e sensi, implica riferirsi in maniera  quasi obbligata a Heidegger, ma noto che qui nessuno lo ha colto, nemmeno il filosofo.<br />
Mi riferisco alla rilettura che Egli compie sull&#8217;utilizzo della lingua all&#8217;interno del comprendere,  cooriginaria al il trovarsi (befinden) e il discorso (rede).<br />
Inoltre centrali sono gli aspetti della dejezione del linguaggio, deietti appunto nella prassi &#8220;allamano&#8221; dell&#8217;indifferenza.<br />
Cio&#8217; che la lingua puo&#8217; fare emancipandosi dalla deiezione ovvero dalla curiosità in luogo del pensiero, dalla chiacchiera in luogo del discorso, e dall&#8217;equivoco in luogo della comprensione, è svilupparsi in genuinità, anzi &#8220;genuinità&#8221; inautentica o autentica.<br />
Gli oggetti Puri della lingua, gli oggetti teorici nuovi, inediti, sono cio&#8217; che appare come qualcosa di estraneo a tutto cio&#8217;, apparentemente incomprensibili, matrici primarie di nuovi sensi.<br />
forme di concetto-emozione-parola che sono anche le fonti della produzione poetica, per Heidegger, parola assoluta e universale.</p>
<p>La cosa genuina(veramente sua) che dice Biondillo, al di la&#8217; delle articolazioni e della bella mostra di buona scrittura, è il dubbio, il dubbio che la relazione tra la parola esterna e il sentimento interno sia piu&#8217; importante della pagina ben scritta, del progetto ben fatto, della musica ben eseguita, anzi no, ben stesa.<br />
Quindi l&#8217;essenza di questo post è il moto interiore prodotto dalla parola improvvisata, anzi di piu&#8217;, dalla parola drammatizzata che è vita.<br />
Topos dove il mithos e il logos si fondono.(Plato docet)</p>
<p>Magda</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: b.georg</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23296</link>
		<dc:creator>b.georg</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 01:50:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23296</guid>
		<description>immagini ci sia qualche problema nei commenti. 
ho scritto il pippone e me l&#039;ha messo prima di altri scritti dopo :)
spero sia chiaro lo stesso
ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>immagini ci sia qualche problema nei commenti.<br />
ho scritto il pippone e me l&#8217;ha messo prima di altri scritti dopo :)<br />
spero sia chiaro lo stesso<br />
ciao</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: b.georg</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23295</link>
		<dc:creator>b.georg</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 01:47:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23295</guid>
		<description>sul fatto che &quot;l&#039;umano&quot; sia il perno o il precipitato, ribadisco la mia perplessità. Non che non lo si possa anche chiamare così, per carità, è solo che secondo me è infecondo cercare perni. Alla fine questo discorso ricade nella ricerca dei &quot;canoni&quot; letterari, tendenza sempre riemergente (con nomi anche altisonanti oltreoceano) quanto futile.

Sul fatto che un universale non sia universale ma provvisorio e che ciò lo toglierebbe d&#039;impiccio, è una questione secondaria e non voglio aprire un dibattito: vorrei solo capiste che dal mio punto di vista non si può sostenere una cosa simile. Quando viene prodotto un ossimoro è un momento di grazia perché significa che bisogna cambiare le premesse del proprio pensiero (nell&#039;ultima parentesi incomprensibile accennavo a una direzione, peraltro nota in filosofia tra chi ne sa più di me), e non che bisogna trattare l&#039;ossimoro come fosse logico, facendo finta di niente, come niente fosse. È un punto di ritorno, non di avanzamento. 

Infine vorrei difendere gianni da un equivoco: a mio parere il suo punto non è il rapporto tra contenuto e forma (in effetti questione liceale come dice db) ma tra scrittura e storia. Una delle cose che volevo dire sopra è che tale rapporto è sempre dialettico, non normabile, e in più sottoposto a mode e correnti. 

Ad esempio, nel mio piccolo di lettore e imbrattatore dilettante di bit: a me infastidisce sommamente l&#039;eccesso di storia (come manganelli penso che &quot;la cruna dell&#039;ago è un ottimo thriller ma se togli la trama resta la pagina bianca&quot; o anche: &quot;alle trame preferisco i temi&quot;); penso che scrivere storie ben oliate come si faceva nell&#039;ottocento sia oggi del tutto fuori luogo (pur comprendendo come il ritorno della fiction sia un aspetto postmodern che ha un suo significato profondo, anche se è un significato opposto a quello che i più credono e con cui io comunque polemizzo, e anche sapendo che non necessariamente la letteratura deve evitare di irritare). 

(e in questo senso indicavo come la trilateralità storia-stile-ideologia vada colta assieme rispettando la singolarità della piegatura della lingua mondo, che non può avere regole preventive, il che non significa si muova nel vuoto)
 
Ma appunto è una posizione, la mia, irrilevante, perché adeguata al mio gusto e ad alcune cose che ritengo importanti nel mio tempo. Del tutto prospetticamente, quindi in modo idiosincrasico, quindi senza alcun valore normativo.

attorcigliato come al solito, sorry :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sul fatto che &#8220;l&#8217;umano&#8221; sia il perno o il precipitato, ribadisco la mia perplessità. Non che non lo si possa anche chiamare così, per carità, è solo che secondo me è infecondo cercare perni. Alla fine questo discorso ricade nella ricerca dei &#8220;canoni&#8221; letterari, tendenza sempre riemergente (con nomi anche altisonanti oltreoceano) quanto futile.</p>
<p>Sul fatto che un universale non sia universale ma provvisorio e che ciò lo toglierebbe d&#8217;impiccio, è una questione secondaria e non voglio aprire un dibattito: vorrei solo capiste che dal mio punto di vista non si può sostenere una cosa simile. Quando viene prodotto un ossimoro è un momento di grazia perché significa che bisogna cambiare le premesse del proprio pensiero (nell&#8217;ultima parentesi incomprensibile accennavo a una direzione, peraltro nota in filosofia tra chi ne sa più di me), e non che bisogna trattare l&#8217;ossimoro come fosse logico, facendo finta di niente, come niente fosse. È un punto di ritorno, non di avanzamento. </p>
<p>Infine vorrei difendere gianni da un equivoco: a mio parere il suo punto non è il rapporto tra contenuto e forma (in effetti questione liceale come dice db) ma tra scrittura e storia. Una delle cose che volevo dire sopra è che tale rapporto è sempre dialettico, non normabile, e in più sottoposto a mode e correnti. </p>
<p>Ad esempio, nel mio piccolo di lettore e imbrattatore dilettante di bit: a me infastidisce sommamente l&#8217;eccesso di storia (come manganelli penso che &#8220;la cruna dell&#8217;ago è un ottimo thriller ma se togli la trama resta la pagina bianca&#8221; o anche: &#8220;alle trame preferisco i temi&#8221;); penso che scrivere storie ben oliate come si faceva nell&#8217;ottocento sia oggi del tutto fuori luogo (pur comprendendo come il ritorno della fiction sia un aspetto postmodern che ha un suo significato profondo, anche se è un significato opposto a quello che i più credono e con cui io comunque polemizzo, e anche sapendo che non necessariamente la letteratura deve evitare di irritare). </p>
<p>(e in questo senso indicavo come la trilateralità storia-stile-ideologia vada colta assieme rispettando la singolarità della piegatura della lingua mondo, che non può avere regole preventive, il che non significa si muova nel vuoto)</p>
<p>Ma appunto è una posizione, la mia, irrilevante, perché adeguata al mio gusto e ad alcune cose che ritengo importanti nel mio tempo. Del tutto prospetticamente, quindi in modo idiosincrasico, quindi senza alcun valore normativo.</p>
<p>attorcigliato come al solito, sorry :)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23294</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 01:36:57 +0000</pubDate>
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		<description>@DB

Grazie per la lezione, ma è stata breve e per apprendere  ci vuole una certa ridondanza e dunque resto della mia opinione, che riassumo: non vedo contraddizione nel discorso di sartori perché la parola non è immobile e univoca, ma acquista nel contesto riferimenti impliciti e si carica di senso in molti modi – poi naturalmente sono d&#039;accordo con Ivan, c&#039;è modo e modo.

Tu pratichi un pensiero unico, caro DB (anche tu per me sei solo un nick, un po&#039; professorale), quello filosofico, che fa coincidere il pensiero con la logica in modo diretto ed evidente, per questo altrove invito voi ragazzi a tenere giù le zampe dalla poesia che  nel suo farsi si muove tal biscia.

Hai ragione la coda dei commenti tende a implodere, ma anche questa implosione lascia frutti, intanto amicali, come hai potuto notare tu con Biondillo, e non è poco, e anche, per chi ragiona sdrucciolevolmente, creativi. Implodendo collega sinapsi che poi operano in modo strano e sotterraneo, bisogna però venire qui senza pregiudizi, di generazione (i miei) e anche d&#039;altro genere, come immagino possan essere i tuoi, e lasciare che operi.

C&#039;è nel filoso una certa qual nobile rigidità, un certo disprezzo per materiali meno nobili dei suoi, che invece chi lavora in modo più creativo accoglie aspettando di vedere cosa ne esce.
Forse restando potresti mettere a confronto questo, con il tuo pensare, non solo i discorsi, che a volte, ti do ragione, sono deliranti, e anche scemi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@DB</p>
<p>Grazie per la lezione, ma è stata breve e per apprendere  ci vuole una certa ridondanza e dunque resto della mia opinione, che riassumo: non vedo contraddizione nel discorso di sartori perché la parola non è immobile e univoca, ma acquista nel contesto riferimenti impliciti e si carica di senso in molti modi – poi naturalmente sono d&#8217;accordo con Ivan, c&#8217;è modo e modo.</p>
<p>Tu pratichi un pensiero unico, caro DB (anche tu per me sei solo un nick, un po&#8217; professorale), quello filosofico, che fa coincidere il pensiero con la logica in modo diretto ed evidente, per questo altrove invito voi ragazzi a tenere giù le zampe dalla poesia che  nel suo farsi si muove tal biscia.</p>
<p>Hai ragione la coda dei commenti tende a implodere, ma anche questa implosione lascia frutti, intanto amicali, come hai potuto notare tu con Biondillo, e non è poco, e anche, per chi ragiona sdrucciolevolmente, creativi. Implodendo collega sinapsi che poi operano in modo strano e sotterraneo, bisogna però venire qui senza pregiudizi, di generazione (i miei) e anche d&#8217;altro genere, come immagino possan essere i tuoi, e lasciare che operi.</p>
<p>C&#8217;è nel filoso una certa qual nobile rigidità, un certo disprezzo per materiali meno nobili dei suoi, che invece chi lavora in modo più creativo accoglie aspettando di vedere cosa ne esce.<br />
Forse restando potresti mettere a confronto questo, con il tuo pensare, non solo i discorsi, che a volte, ti do ragione, sono deliranti, e anche scemi.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: ale</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23286</link>
		<dc:creator>ale</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2006 23:25:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23286</guid>
		<description>Sono ancora tutto sommato bei tempi quando (o finché) si può dire &quot;Bei tempi quando [(...)!]&quot;
E dunque non mi lamento, và.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono ancora tutto sommato bei tempi quando (o finché) si può dire &#8220;Bei tempi quando [(...)!]&#8221;<br />
E dunque non mi lamento, và.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23284</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2006 23:01:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/22/una-lingua-che-dice/#comment-23284</guid>
		<description>@ temp.
tu per me sei solo un nick, ma un nick particolare, in quanto corrisponde (ed è uno tra i pochissimi visti qui) al tenore dei tuoi discorsi. Il tuo sorriso lieve insomma si nota anche tra le righe. Detto questo
chi è lo scrittore? chi l&#039;artista? chi il professore? 
chi è lo scrittore ecc. in generale, e chi è lo scrittore ecc. qui, in questo particolare contesto?
E ammesso, e purtroppo non concesso, che lo sapessimo, quali diritti particolari avrebbero o dovremmo concedere loro? La prudenza (un&#039;altra virtù cardinale prossima a te) direbbe: nessuno. E soprattutto qui, dove noi tutti coincidiamo esattamente con quello che scriviamo/depositiamo in un commento. Qui siamo tutti e soltanto voci scritte che s&#039;intrecciano e si confrontano. Se il confronto fosse ad es. sul salto in alto, ci vorrebbe il metro, sulla corsa il cronometro ecc. E qui? Il metro è più complesso, ma possiamo individuare qualcosa.
1. il dizionario d&#039;italiano. Se io presunto scrittore scrivo qui &quot;rosa&quot; e poi nel dialogo comincio a dire che è verde, commestibile ecc., un interlocutore mi fermerà esclamando: &quot;lattuga&quot;! E se col mio presunto diritto gli dirò che per me è una rosa, prima o poi si finirà a consultare il dizionario, e sarà questo il metro.
2. Lo stesso varrà per la sintassi (immagina se all&#039;interlocutore rispondessi: &quot;la rosa saremo l&#039;altra domenica evviva!&quot;) e per la logica. E come la padronanza richiesta del lessico sarà un minimo, così varrà anche per la padronanza della logica, il cui minimo è il principio di non contraddizione: una rosa non può nello stesso tempo essere e non essere un vegetale - o lo è o non lo è. Questo insieme di metri-regole è l&#039;unico ad aver diritto qui, e assoluto, su tutti noi, che di fronte a esso  siamo tutti uguali, e poveri, e sudditi. Per il resto invece, siamo assolutamente liberi, di proporre un&#039;idea, di cambiarla anche presto ecc.
Dal tuo commento vedo che la pensi diversamente, ma spero che ti ravvederai presto. Inoltre scrivo queste righe perché ritengo che qualcun altro, magari senza partecipare ma guidato dal lume naturale e dal buon senso, veda la cosa, e veda lo scempio della logica che qui è in atto: che la mia breve sintesi infatti coincida col passo di Sartori da me sopra riportato, è il dato minimo per cui non si può dire che siamo in una gabbia di pazzi.
E&#039; quasi un mese che leggo NI: purtroppo vedo una costante, ossia che il dialogo non costruisce, ma tende a implodere. Biondillo mi ha detto dei troll, degli O.T., ma io ho maturato una convinzione diversa, ossia che il nemico vero di un blog congegnato come NI non sia esterno, ma interno. Sarà capitato a tutti, ad es. in metro, di parlare con passione assieme ad altri: be&#039;, lì possono spintonarti, possono sbucare troll ecc., ma quasi non ce se ne accorge. Questa non è la situazione media di NI.
La questione dei nick non è la fondamentale. Cosa ben più grave è quando un redattore mette un post e non segue il dibattito (come uno che t&#039;invita a cena e poi ti pianta lì), quando un redattore postante come Inglese afferma che i tuoi O.T. sono divertenti, e tu gli chiedi quali sono perché non sai dove sei andato fuori tema, e non ti risponde ecc...
Avrai capito che non starò molto ancora, e già qui sto uscendo dalla porta - salvo magari poi seguire il consiglio di S. Paolo, che in un mondo di matti bisogna passar per matti, e rientrare dalla finestra come non già una rosa, e neanche una lattuga, ma una primula (nera, perché sono anarchico da non ricordo più quando).
Concludo in bellezza: con Biondillo ci siamo incontrati, siamo già quasi amici, e se glielo chiedi penso ti dirà che sono assai affabile. Be&#039;, ti rivelo un piccolo tratto psicofisico che non conosce nemmeno Gianni: ho gli occhi che fulminano. Di rado, e solo con una categoria di persone: i balordi intellettuali (mentre quelli di strada sono in genere amici miei)

Dario

PS vedi, tu hai letto qualcosa di me perché hai voluto. Anch&#039;io ho letto l&#039;articolo di Sartori perché ho voluto. Quando però Sartori in un commento sentenzia che la gente dovrebbe leggere prima di parlare e che io ho preso il suo bianco per nero, io ho dovuto rileggerlo. Era nero, e quindi lui, che mi ha fatto tornare al suo articolo per niente, mi deve esattamente i miei 5 mn. di vita. E me li dovrà anche fra vent&#039;anni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ temp.<br />
tu per me sei solo un nick, ma un nick particolare, in quanto corrisponde (ed è uno tra i pochissimi visti qui) al tenore dei tuoi discorsi. Il tuo sorriso lieve insomma si nota anche tra le righe. Detto questo<br />
chi è lo scrittore? chi l&#8217;artista? chi il professore?<br />
chi è lo scrittore ecc. in generale, e chi è lo scrittore ecc. qui, in questo particolare contesto?<br />
E ammesso, e purtroppo non concesso, che lo sapessimo, quali diritti particolari avrebbero o dovremmo concedere loro? La prudenza (un&#8217;altra virtù cardinale prossima a te) direbbe: nessuno. E soprattutto qui, dove noi tutti coincidiamo esattamente con quello che scriviamo/depositiamo in un commento. Qui siamo tutti e soltanto voci scritte che s&#8217;intrecciano e si confrontano. Se il confronto fosse ad es. sul salto in alto, ci vorrebbe il metro, sulla corsa il cronometro ecc. E qui? Il metro è più complesso, ma possiamo individuare qualcosa.<br />
1. il dizionario d&#8217;italiano. Se io presunto scrittore scrivo qui &#8220;rosa&#8221; e poi nel dialogo comincio a dire che è verde, commestibile ecc., un interlocutore mi fermerà esclamando: &#8220;lattuga&#8221;! E se col mio presunto diritto gli dirò che per me è una rosa, prima o poi si finirà a consultare il dizionario, e sarà questo il metro.<br />
2. Lo stesso varrà per la sintassi (immagina se all&#8217;interlocutore rispondessi: &#8220;la rosa saremo l&#8217;altra domenica evviva!&#8221;) e per la logica. E come la padronanza richiesta del lessico sarà un minimo, così varrà anche per la padronanza della logica, il cui minimo è il principio di non contraddizione: una rosa non può nello stesso tempo essere e non essere un vegetale &#8211; o lo è o non lo è. Questo insieme di metri-regole è l&#8217;unico ad aver diritto qui, e assoluto, su tutti noi, che di fronte a esso  siamo tutti uguali, e poveri, e sudditi. Per il resto invece, siamo assolutamente liberi, di proporre un&#8217;idea, di cambiarla anche presto ecc.<br />
Dal tuo commento vedo che la pensi diversamente, ma spero che ti ravvederai presto. Inoltre scrivo queste righe perché ritengo che qualcun altro, magari senza partecipare ma guidato dal lume naturale e dal buon senso, veda la cosa, e veda lo scempio della logica che qui è in atto: che la mia breve sintesi infatti coincida col passo di Sartori da me sopra riportato, è il dato minimo per cui non si può dire che siamo in una gabbia di pazzi.<br />
E&#8217; quasi un mese che leggo NI: purtroppo vedo una costante, ossia che il dialogo non costruisce, ma tende a implodere. Biondillo mi ha detto dei troll, degli O.T., ma io ho maturato una convinzione diversa, ossia che il nemico vero di un blog congegnato come NI non sia esterno, ma interno. Sarà capitato a tutti, ad es. in metro, di parlare con passione assieme ad altri: be&#8217;, lì possono spintonarti, possono sbucare troll ecc., ma quasi non ce se ne accorge. Questa non è la situazione media di NI.<br />
La questione dei nick non è la fondamentale. Cosa ben più grave è quando un redattore mette un post e non segue il dibattito (come uno che t&#8217;invita a cena e poi ti pianta lì), quando un redattore postante come Inglese afferma che i tuoi O.T. sono divertenti, e tu gli chiedi quali sono perché non sai dove sei andato fuori tema, e non ti risponde ecc&#8230;<br />
Avrai capito che non starò molto ancora, e già qui sto uscendo dalla porta &#8211; salvo magari poi seguire il consiglio di S. Paolo, che in un mondo di matti bisogna passar per matti, e rientrare dalla finestra come non già una rosa, e neanche una lattuga, ma una primula (nera, perché sono anarchico da non ricordo più quando).<br />
Concludo in bellezza: con Biondillo ci siamo incontrati, siamo già quasi amici, e se glielo chiedi penso ti dirà che sono assai affabile. Be&#8217;, ti rivelo un piccolo tratto psicofisico che non conosce nemmeno Gianni: ho gli occhi che fulminano. Di rado, e solo con una categoria di persone: i balordi intellettuali (mentre quelli di strada sono in genere amici miei)</p>
<p>Dario</p>
<p>PS vedi, tu hai letto qualcosa di me perché hai voluto. Anch&#8217;io ho letto l&#8217;articolo di Sartori perché ho voluto. Quando però Sartori in un commento sentenzia che la gente dovrebbe leggere prima di parlare e che io ho preso il suo bianco per nero, io ho dovuto rileggerlo. Era nero, e quindi lui, che mi ha fatto tornare al suo articolo per niente, mi deve esattamente i miei 5 mn. di vita. E me li dovrà anche fra vent&#8217;anni.</p>
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