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	<title>Commenti a: La rimozione del problema della lingua: ovvero del conformismo, che qualcuno preferisce chiamare restaurazione</title>
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	<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 17:14:47 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Antonio S. E.</title>
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		<dc:creator>Antonio S. E.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 May 2006 07:56:41 +0000</pubDate>
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		<description>Ho letto delle considerazioni relative alla presunta lingua "standard", colloquiale, quotidiana e, in quanto tale, conservativa di Ascanio Celestini, di contro allo sperimentalismo gaddiano. Personalmente non amo Gadda: a leggere le sue pagine mi viene sempre da pensare a Peter Brook che ai suoi attori diceva "NON TI CREDO", ogni qual volta risultassero poco credibili, per l'appunto. Come se si trattasse di una scrittura che aspira di per sè a farsi letteratura, svincolata a tal punto da una precisa referenzialità che i romanzi gaddiani sono tutti incompleti: non era necessario raccontare, ma scrivere per Carlo Emilio. Come se alla base del suo lavoro ci fossero istanze individuali (scomodiamo pure Freud, per carità...) piuttosto che esigenze comunicative. Ed a me non interessa la letteratura che trasfigura e nobilita la vita, ma la vita che si fa letteratura. Mi sembra molto più interessante, tanto più lo è oggi che viviamo tempi bui e meschini. Detto questo, torniamo a Celestini: mi chiedo come si posse definire il suo eloquio come colloquiale e neutro, senza rendersi conto del lavoro che l'attore opera sul materiale linguistico che utilizza: calchi del parlato, gergalismi, localismi e dialettismi, ma anche forme desuete e (pertanto "ricercate") che traspongono in termini sonori quel mondo anni '50 che Celestini rievoca in scena. Senza dimenticare (e questo è l'aspetto più desolante delle considerazioni che mi sono trovato a leggere sopra...) che si tratta di un attore e qundi la sua lingua deve necessariamente essere pensata per la scena, fatta cioè di sudore-calore-colore-fiato-sangue: non è una lingua pensata per essere letta, ma detta ed ascoltata. Mi permetto a questo riguardo di rimandare ad alcuni volumi critici che credo possano aiutare la comprensione di una artista straordinario come Celestini:
- Gerardo Guccini (a cura di), "La bottega dei narratori", Audino, Roma, 2005 (con una sezione su Celestini);
- Simone Soriani (a cura di), "Cicoria. Del teatro di Ascanio Celestini e di Gaetano Ventriglia", Titivillus, Corazzano - Pisa, 2006 (con il testo dello spettacolo scritto da Celestini "Cicoria. In fondo al mondo, Pasolini" ed alcuni saggi sull'attore romano scritti da Gerardo Guccini, Concetta D'Angeli, Antonio Audino, ecc.);
- Ascanio Celestini, "Radio Clandestina", Donzelli, Roma, 2005 (con un saggio di Sandro Portelli proprio sulla lingua dell'attore).
Buona lettura e... meditate gente, meditate!
A. S. E.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto delle considerazioni relative alla presunta lingua &#8220;standard&#8221;, colloquiale, quotidiana e, in quanto tale, conservativa di Ascanio Celestini, di contro allo sperimentalismo gaddiano. Personalmente non amo Gadda: a leggere le sue pagine mi viene sempre da pensare a Peter Brook che ai suoi attori diceva &#8220;NON TI CREDO&#8221;, ogni qual volta risultassero poco credibili, per l&#8217;appunto. Come se si trattasse di una scrittura che aspira di per sè a farsi letteratura, svincolata a tal punto da una precisa referenzialità che i romanzi gaddiani sono tutti incompleti: non era necessario raccontare, ma scrivere per Carlo Emilio. Come se alla base del suo lavoro ci fossero istanze individuali (scomodiamo pure Freud, per carità&#8230;) piuttosto che esigenze comunicative. Ed a me non interessa la letteratura che trasfigura e nobilita la vita, ma la vita che si fa letteratura. Mi sembra molto più interessante, tanto più lo è oggi che viviamo tempi bui e meschini. Detto questo, torniamo a Celestini: mi chiedo come si posse definire il suo eloquio come colloquiale e neutro, senza rendersi conto del lavoro che l&#8217;attore opera sul materiale linguistico che utilizza: calchi del parlato, gergalismi, localismi e dialettismi, ma anche forme desuete e (pertanto &#8220;ricercate&#8221;) che traspongono in termini sonori quel mondo anni &#8216;50 che Celestini rievoca in scena. Senza dimenticare (e questo è l&#8217;aspetto più desolante delle considerazioni che mi sono trovato a leggere sopra&#8230;) che si tratta di un attore e qundi la sua lingua deve necessariamente essere pensata per la scena, fatta cioè di sudore-calore-colore-fiato-sangue: non è una lingua pensata per essere letta, ma detta ed ascoltata. Mi permetto a questo riguardo di rimandare ad alcuni volumi critici che credo possano aiutare la comprensione di una artista straordinario come Celestini:<br />
- Gerardo Guccini (a cura di), &#8220;La bottega dei narratori&#8221;, Audino, Roma, 2005 (con una sezione su Celestini);<br />
- Simone Soriani (a cura di), &#8220;Cicoria. Del teatro di Ascanio Celestini e di Gaetano Ventriglia&#8221;, Titivillus, Corazzano - Pisa, 2006 (con il testo dello spettacolo scritto da Celestini &#8220;Cicoria. In fondo al mondo, Pasolini&#8221; ed alcuni saggi sull&#8217;attore romano scritti da Gerardo Guccini, Concetta D&#8217;Angeli, Antonio Audino, ecc.);<br />
- Ascanio Celestini, &#8220;Radio Clandestina&#8221;, Donzelli, Roma, 2005 (con un saggio di Sandro Portelli proprio sulla lingua dell&#8217;attore).<br />
Buona lettura e&#8230; meditate gente, meditate!<br />
A. S. E.</p>
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		<title>Di: sergio garufi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23914</link>
		<dc:creator>sergio garufi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2006 10:22:38 +0000</pubDate>
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		<description>Riporto qui l'intervento fatto in Lipperatura su Baricco/Citati:

Ho l'impressione che lo scontro fra Citati e Baricco sia stato determinato da uno "sconfinamento"; per usare un lessico geografico ora tanto di moda in ambito critico-letterario. Due universi asintotici, che s'ignoravano o fingevano d'ignorarsi, sono venuti improvvisamente a contatto. Citati non è uno stroncatore. Sui libri che non ama in genere tace, e questa abitudine diventa regola ferrea se l'autore in questione è commerciale e nazionalpopolare. Cos'è, allora, che ha spinto il gran mandarino, il pontefice massimo delle lettere italiane, a sentirsi in dovere di occuparsene? Perché solo ora, dopo che Baricco ha scritto una marea, un oceanomare di libri? E perché in quel modo stringato e sprezzante, inserendolo in un elenco di brutture al solo scopo di contaminarlo; come insegnava Borges ne "L'arte di ingiuriare"? Perché Baricco ha "sconfinato", appunto, è entrato nel territorio esclusivo di Citati. Se si fosse limitato a scrivere i suoi romanzi tutto sarebbe proseguito come se nulla fosse; entrambi a scrivere sullo stesso giornale fingendo di non conoscersi. Invece Baricco ha osato scrivere su "L'Iliade"; e Citati, coi suoi bei saggi omerici della prestigiosa Fondazione Valla, ha sentito questa "incursione" come un affronto terribile, un'invasione di campo; e ha reagito nell'unico modo che il suo rango gli consentiva, ossia con una distratta e sprezzante menzione (o minzione). Già in passato aveva fatto una cosa simile con Erri De Luca, colpevole di essersi occupato di interpretazioni di sacre scritture.  Argomentare la stroncatura, smontare e illustrare i meccanismi di quella prosa truffaldina, di quella retorica "ad animos permovendos", è compito che spetta a un critico giovane e militante, che ancora ingenuamente confida nella vocazione didattico-pedagogica delle recensioni (perché educare il gusto la critica lo fa, ma con tempi lunghi e salti generazionali, nel senso che i nipoti dei lettori odierni di Baricco studieranno nei testi scolastici i libri di Houellebecq e Coetzee e non "Castelli di rabbia"). Difatti, e proprio su "L'Iliade", ci provò Cortellessa su "Alias" non molto tempo fa. Baricco finge di non sapere che quelle argomentazioni che chiede a gran voce sono già state espresse in dettaglio perché sa che i suoi lettori, o perlomeno la stragrande maggioranza di essi, non legge "Alias", e probabilmente non sa neppure che esiste. Allo stesso modo, chi legge i volumi della Fondazione Valla non legge i libri di Baricco. Ma lo sdegno di quest'ultimo è falso anche perché Baricco ha letto Manganelli, e quindi è consapevole del fatto che un lettore di professione è in primo luogo chi sa quali libri non leggere. E' colui che sa dire, come scrisse Scheiwiller, "non l'ho letto e non mi piace". Il gusto è fatto da mille disgusti. Si affina e si definisce con un processo di selezione. E tanto più è affinato quanto più si affiderà nel proprio giudizio alla identificazione di sintomi rivelatori; come una frase in quarta di copertina o un incipit. Alfieri scagliò dalla finestra "Il Galateo" di Monsignor Della Casa perché iniziava con la parola "conciosiacosache", sostenendo che un libro con questo avvio non meritava di esser letto. Citati si è limitato a menzionare i sintomi di una patologia, Cortellessa su "Alias" e Ferroni su "Il Giudizio universale" ne hanno illustrato l'eziologia. Ma presumere che con la semplice diagnosi di una malattia si ottenga subito la cura equivale a credere che la denuncia di uno stato di asservimento conduca di per sé alla libertà.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto qui l&#8217;intervento fatto in Lipperatura su Baricco/Citati:</p>
<p>Ho l&#8217;impressione che lo scontro fra Citati e Baricco sia stato determinato da uno &#8220;sconfinamento&#8221;; per usare un lessico geografico ora tanto di moda in ambito critico-letterario. Due universi asintotici, che s&#8217;ignoravano o fingevano d&#8217;ignorarsi, sono venuti improvvisamente a contatto. Citati non è uno stroncatore. Sui libri che non ama in genere tace, e questa abitudine diventa regola ferrea se l&#8217;autore in questione è commerciale e nazionalpopolare. Cos&#8217;è, allora, che ha spinto il gran mandarino, il pontefice massimo delle lettere italiane, a sentirsi in dovere di occuparsene? Perché solo ora, dopo che Baricco ha scritto una marea, un oceanomare di libri? E perché in quel modo stringato e sprezzante, inserendolo in un elenco di brutture al solo scopo di contaminarlo; come insegnava Borges ne &#8220;L&#8217;arte di ingiuriare&#8221;? Perché Baricco ha &#8220;sconfinato&#8221;, appunto, è entrato nel territorio esclusivo di Citati. Se si fosse limitato a scrivere i suoi romanzi tutto sarebbe proseguito come se nulla fosse; entrambi a scrivere sullo stesso giornale fingendo di non conoscersi. Invece Baricco ha osato scrivere su &#8220;L&#8217;Iliade&#8221;; e Citati, coi suoi bei saggi omerici della prestigiosa Fondazione Valla, ha sentito questa &#8220;incursione&#8221; come un affronto terribile, un&#8217;invasione di campo; e ha reagito nell&#8217;unico modo che il suo rango gli consentiva, ossia con una distratta e sprezzante menzione (o minzione). Già in passato aveva fatto una cosa simile con Erri De Luca, colpevole di essersi occupato di interpretazioni di sacre scritture.  Argomentare la stroncatura, smontare e illustrare i meccanismi di quella prosa truffaldina, di quella retorica &#8220;ad animos permovendos&#8221;, è compito che spetta a un critico giovane e militante, che ancora ingenuamente confida nella vocazione didattico-pedagogica delle recensioni (perché educare il gusto la critica lo fa, ma con tempi lunghi e salti generazionali, nel senso che i nipoti dei lettori odierni di Baricco studieranno nei testi scolastici i libri di Houellebecq e Coetzee e non &#8220;Castelli di rabbia&#8221;). Difatti, e proprio su &#8220;L&#8217;Iliade&#8221;, ci provò Cortellessa su &#8220;Alias&#8221; non molto tempo fa. Baricco finge di non sapere che quelle argomentazioni che chiede a gran voce sono già state espresse in dettaglio perché sa che i suoi lettori, o perlomeno la stragrande maggioranza di essi, non legge &#8220;Alias&#8221;, e probabilmente non sa neppure che esiste. Allo stesso modo, chi legge i volumi della Fondazione Valla non legge i libri di Baricco. Ma lo sdegno di quest&#8217;ultimo è falso anche perché Baricco ha letto Manganelli, e quindi è consapevole del fatto che un lettore di professione è in primo luogo chi sa quali libri non leggere. E&#8217; colui che sa dire, come scrisse Scheiwiller, &#8220;non l&#8217;ho letto e non mi piace&#8221;. Il gusto è fatto da mille disgusti. Si affina e si definisce con un processo di selezione. E tanto più è affinato quanto più si affiderà nel proprio giudizio alla identificazione di sintomi rivelatori; come una frase in quarta di copertina o un incipit. Alfieri scagliò dalla finestra &#8220;Il Galateo&#8221; di Monsignor Della Casa perché iniziava con la parola &#8220;conciosiacosache&#8221;, sostenendo che un libro con questo avvio non meritava di esser letto. Citati si è limitato a menzionare i sintomi di una patologia, Cortellessa su &#8220;Alias&#8221; e Ferroni su &#8220;Il Giudizio universale&#8221; ne hanno illustrato l&#8217;eziologia. Ma presumere che con la semplice diagnosi di una malattia si ottenga subito la cura equivale a credere che la denuncia di uno stato di asservimento conduca di per sé alla libertà.</p>
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		<title>Di: sergio garufi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23912</link>
		<dc:creator>sergio garufi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2006 09:52:24 +0000</pubDate>
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		<description>Non parlavo di te e di Baricco (ho espresso il mio pensiero sulla questione in lipperatura), parlavo di Sartori ("gran parte dei testi che vedo in giro mi fanno ululare, da quanto sono intrisi di conformismo") e della sua comicità involontaria.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non parlavo di te e di Baricco (ho espresso il mio pensiero sulla questione in lipperatura), parlavo di Sartori (&#8221;gran parte dei testi che vedo in giro mi fanno ululare, da quanto sono intrisi di conformismo&#8221;) e della sua comicità involontaria.</p>
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		<title>Di: temperanza</title>
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		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2006 09:36:51 +0000</pubDate>
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		<description>Evviva i refusi, scusatemi, ma perdo sempre gli occhiali e sono miope e batto con due dita.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Evviva i refusi, scusatemi, ma perdo sempre gli occhiali e sono miope e batto con due dita.</p>
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		<title>Di: temperanza</title>
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		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2006 09:35:00 +0000</pubDate>
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		<description>Bicipiti morali, @Garufi?
Non mi sembra di avere mostrato i bicipiti. Qando uno è curioso e io lo sono, i bicipiti si sgonfiano subito, al massimo restano le analisi o nel caso peggiore le battute e quelle, lo ammetto, le faccio, e anche con gusto.
Baricco è un fenomeno di cultura e come i fenomeni di natura uno sta lì e li osserva, e al massimo dice czz, grandina!

@Simonetta

Stefano Zangrando, Il libro di Egon, Greco &#38; Greco, Milano, 2005

Visto che non ho mai visto in vita mia Stefano Zangrando che ho conosciuto qui su NI e che cntinuo a conoscere virtualmente, penso di potermi permettere di dire il suo libro per me è stata una bellissima sorpresa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bicipiti morali, @Garufi?<br />
Non mi sembra di avere mostrato i bicipiti. Qando uno è curioso e io lo sono, i bicipiti si sgonfiano subito, al massimo restano le analisi o nel caso peggiore le battute e quelle, lo ammetto, le faccio, e anche con gusto.<br />
Baricco è un fenomeno di cultura e come i fenomeni di natura uno sta lì e li osserva, e al massimo dice czz, grandina!</p>
<p>@Simonetta</p>
<p>Stefano Zangrando, Il libro di Egon, Greco &amp; Greco, Milano, 2005</p>
<p>Visto che non ho mai visto in vita mia Stefano Zangrando che ho conosciuto qui su NI e che cntinuo a conoscere virtualmente, penso di potermi permettere di dire il suo libro per me è stata una bellissima sorpresa.</p>
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	<item>
		<title>Di: Simonetta G.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23908</link>
		<dc:creator>Simonetta G.</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2006 08:11:15 +0000</pubDate>
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		<description>... arrivo trafelata solo adesso. Ho letto tutti i commenti dopo essere incappata, stanotte, nell'articolo di Baricco.
Due cose: 
Chi puo' spiegarmi perchè l'incazzatura di Baricco fa incazzare? e fa incazzare... chi?
 e
qual'è il titolo del libro di Stefano?
grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; arrivo trafelata solo adesso. Ho letto tutti i commenti dopo essere incappata, stanotte, nell&#8217;articolo di Baricco.<br />
Due cose:<br />
Chi puo&#8217; spiegarmi perchè l&#8217;incazzatura di Baricco fa incazzare? e fa incazzare&#8230; chi?<br />
 e<br />
qual&#8217;è il titolo del libro di Stefano?<br />
grazie</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: luciano freud</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23907</link>
		<dc:creator>luciano freud</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2006 08:01:17 +0000</pubDate>
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		<description>no, dico, baricco? questo si lamenta de che? che feroni e citati l'hanno citato de straforo e male? quello è n' cinico de niente! ha preso la palla al balzo per farsi uno spottone incredibile su repubblica (lui puote) e ora venderà un fottio di copie in più, potete giurarci. in ogni caso, ha mosso le acque alla sua promozione libraria.
ora, questo è un uomo di marketing; ha capito che per vendere, in certi casi, si passa per l'attacco ai critici; citati e ferroni sono vecchi, e il primo non fa critica militante da decenni, che cazzo ne dovrebbe sapere di lui? non legge un contemporaneo da quando Saviane esordiva, per dire. quindi è chiaro che l'attacco è pretestuoso. svegliatevi!

ps.: grande garufi!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>no, dico, baricco? questo si lamenta de che? che feroni e citati l&#8217;hanno citato de straforo e male? quello è n&#8217; cinico de niente! ha preso la palla al balzo per farsi uno spottone incredibile su repubblica (lui puote) e ora venderà un fottio di copie in più, potete giurarci. in ogni caso, ha mosso le acque alla sua promozione libraria.<br />
ora, questo è un uomo di marketing; ha capito che per vendere, in certi casi, si passa per l&#8217;attacco ai critici; citati e ferroni sono vecchi, e il primo non fa critica militante da decenni, che cazzo ne dovrebbe sapere di lui? non legge un contemporaneo da quando Saviane esordiva, per dire. quindi è chiaro che l&#8217;attacco è pretestuoso. svegliatevi!</p>
<p>ps.: grande garufi!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: sergio garufi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23905</link>
		<dc:creator>sergio garufi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2006 02:24:43 +0000</pubDate>
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		<description>Forse varrebbe la pena, dopo questa impressionante esibizione di bicipiti morali, di rileggere le pagine illuminanti di Manganelli a difesa del conformismo in letteratura (contenute nel "Lunario dell'orfano sannita"), e come solenne presa per il culo di chi (l'anticonformista) presume di "vivere in una condizione di perenne verginità feconda, in mezzo a pensieri tutti nuovi e suoi, aspramente meditati e sofferti".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forse varrebbe la pena, dopo questa impressionante esibizione di bicipiti morali, di rileggere le pagine illuminanti di Manganelli a difesa del conformismo in letteratura (contenute nel &#8220;Lunario dell&#8217;orfano sannita&#8221;), e come solenne presa per il culo di chi (l&#8217;anticonformista) presume di &#8220;vivere in una condizione di perenne verginità feconda, in mezzo a pensieri tutti nuovi e suoi, aspramente meditati e sofferti&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gabriella fuschini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23904</link>
		<dc:creator>gabriella fuschini</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2006 23:47:27 +0000</pubDate>
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		<description>The Truman show.
Bello questo scambio tra Stefano e Temperanza, mi ha fatto riflettere molto perché sono stata una lettrice accanita di Baricco per anni, quando leggevo solo classici, un po' di poesia e saggi inerenti il mio lavoro. L'unico scrittore italiano era Baricco. Poi ho cominciato a leggere molta letteratura contemporanea, sono diventata più attenta come lettrice e Baricco è svaporato con il suo Senza sangue... mi ritrovo pienamente nelle parole di Temperanza sull'inautentico, improvvisamente mi è sembrato tutto finto. A volte il leggere i commenti in modo silenzioso offre notevoli riflessioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>The Truman show.<br />
Bello questo scambio tra Stefano e Temperanza, mi ha fatto riflettere molto perché sono stata una lettrice accanita di Baricco per anni, quando leggevo solo classici, un po&#8217; di poesia e saggi inerenti il mio lavoro. L&#8217;unico scrittore italiano era Baricco. Poi ho cominciato a leggere molta letteratura contemporanea, sono diventata più attenta come lettrice e Baricco è svaporato con il suo Senza sangue&#8230; mi ritrovo pienamente nelle parole di Temperanza sull&#8217;inautentico, improvvisamente mi è sembrato tutto finto. A volte il leggere i commenti in modo silenzioso offre notevoli riflessioni.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23903</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2006 22:49:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23903</guid>
		<description>Caro Stefano, 
sarò schematica, un po' per chiarezza, e un po' per la fretta, ma come sempre lunga:–)

Baricco non riconosce che le sue opere non sono destinate a durare,  riprende solo le parole dei mandarini, degli intellettuali sofisticati che non se lo filano (sofisticati poi… visibili direi, quelli che tutti conoscono, quelli della carta stampata che insieme alla televisione rappresenta tutto ciò che è e fuori di loro nulla è). 
Baricco spera, come tutti, che i suoi libri durino, non lo dice, ma lo spera. E pensa che  almeno un po' dureranno, almeno un po' più delle previsioni dei mandarini, e certamente più dei mandarini stessi, perché lui  E' IL NUOVO, mentre "loro" sono il vecchio che non sa aprire gli occhi e vedere. 
Baricco crede nel proprio valore e pensa che la sua opera sia più che degna, come tutti. 
Quella di esibire il suo conto in banca è la sua SINCERA rivalsa, perché conto in banca vuol dire lettori e lui dice a Citati, ma tu dai del cretino a centinaia di migliaia di brave persone, con che diritto?

La cosa interessante, ai miei occhi è che Baricco CI SOFFRE DAVVERO, e contemporaneamente non gliene può importar di meno. E questa, mi sono convinta, è la chiave del suo successo.

Io non ho comprato la Tamaro, ai tempi, e neppure Eco, ma alla milionesima copia sono scesa dal mio scranno e mi sono chiesta cosa mi era sfuggito del mondo e con la noia nel cuore  li ho presi in edizione tascabile. E qualcosa  ho capito.

Il vero inghippo, a mio avviso, è che Baricco non è affatto fasullo come tu sembri credere, o meglio, lo è in parte, ma questa parte di fasullo si mescola al vero. E del resto non si potrebbe sostenere cinicamente quel genere di finzione per anni senza stufarsi, prima o poi, bisogna anche crederci. E io sono convinta che quella parte di lui che ci crede passi ai suoi lettori e li aiuti a credere in lui.

Baricco vuole sembrare autentico come persona,  ma come scrittore proclama l'avvento (ormai avvenuto) dell'inautentico. Questo è l'inghippo.

Come si chiama  quel film molto intelligente sul quel tizio che vive in un mondo fasullo sempre sotto l'occhio della telecamera? I titoli sono la mia dannazione, ma hai capito quale intendo. Bene, se ti ricordi, alla fine il regista, quando il suo pupillo vuole lasciare la bolla, PIANGE. E quando il ragazzo esce dalla porta nel muro tutti quelli che lo avevano seguito urlano di gioia, e tre secondi dopo cambiano canale. Vere lacrime, vera gioia, vere passioni, per un nano secondo. Ma è quel nano secondo di autentico che tiene in piedi la baracca dell'inautentico.

Adesso però non venirmi a dire che credi che io ami baricco, altrimenti vengo a BZ e regoliamo di persona;–)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Stefano,<br />
sarò schematica, un po&#8217; per chiarezza, e un po&#8217; per la fretta, ma come sempre lunga:–)</p>
<p>Baricco non riconosce che le sue opere non sono destinate a durare,  riprende solo le parole dei mandarini, degli intellettuali sofisticati che non se lo filano (sofisticati poi… visibili direi, quelli che tutti conoscono, quelli della carta stampata che insieme alla televisione rappresenta tutto ciò che è e fuori di loro nulla è).<br />
Baricco spera, come tutti, che i suoi libri durino, non lo dice, ma lo spera. E pensa che  almeno un po&#8217; dureranno, almeno un po&#8217; più delle previsioni dei mandarini, e certamente più dei mandarini stessi, perché lui  E&#8217; IL NUOVO, mentre &#8220;loro&#8221; sono il vecchio che non sa aprire gli occhi e vedere.<br />
Baricco crede nel proprio valore e pensa che la sua opera sia più che degna, come tutti.<br />
Quella di esibire il suo conto in banca è la sua SINCERA rivalsa, perché conto in banca vuol dire lettori e lui dice a Citati, ma tu dai del cretino a centinaia di migliaia di brave persone, con che diritto?</p>
<p>La cosa interessante, ai miei occhi è che Baricco CI SOFFRE DAVVERO, e contemporaneamente non gliene può importar di meno. E questa, mi sono convinta, è la chiave del suo successo.</p>
<p>Io non ho comprato la Tamaro, ai tempi, e neppure Eco, ma alla milionesima copia sono scesa dal mio scranno e mi sono chiesta cosa mi era sfuggito del mondo e con la noia nel cuore  li ho presi in edizione tascabile. E qualcosa  ho capito.</p>
<p>Il vero inghippo, a mio avviso, è che Baricco non è affatto fasullo come tu sembri credere, o meglio, lo è in parte, ma questa parte di fasullo si mescola al vero. E del resto non si potrebbe sostenere cinicamente quel genere di finzione per anni senza stufarsi, prima o poi, bisogna anche crederci. E io sono convinta che quella parte di lui che ci crede passi ai suoi lettori e li aiuti a credere in lui.</p>
<p>Baricco vuole sembrare autentico come persona,  ma come scrittore proclama l&#8217;avvento (ormai avvenuto) dell&#8217;inautentico. Questo è l&#8217;inghippo.</p>
<p>Come si chiama  quel film molto intelligente sul quel tizio che vive in un mondo fasullo sempre sotto l&#8217;occhio della telecamera? I titoli sono la mia dannazione, ma hai capito quale intendo. Bene, se ti ricordi, alla fine il regista, quando il suo pupillo vuole lasciare la bolla, PIANGE. E quando il ragazzo esce dalla porta nel muro tutti quelli che lo avevano seguito urlano di gioia, e tre secondi dopo cambiano canale. Vere lacrime, vera gioia, vere passioni, per un nano secondo. Ma è quel nano secondo di autentico che tiene in piedi la baracca dell&#8217;inautentico.</p>
<p>Adesso però non venirmi a dire che credi che io ami baricco, altrimenti vengo a BZ e regoliamo di persona;–)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: stefano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23902</link>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2006 21:34:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23902</guid>
		<description>Cara Temp,

alla faccia della fretta! Ma la tua replica è talmente generosa che merita una risposta immediata. (Scusandomi fin d'ora per lo spazio che occuperà.)

Sono convinto che il signor Baricco sia dotato di un armamentario notevole e che di questo si serva consapevolmente per soddisfare il suo vasto pubblico, benché, come lui stesso riconosce, le sue opere non siano destinate a durare, perché cadono fuori dalla storia della letteratura – la quale, piaccia o non piaccia, non tollera l’erba cattiva, foss’anche esprimendolo, ahimè, attraverso la triste spocchia dei mandarini che quella storia contribuiscono a scriverla (ma Baricco non è egli stesso un mandarino, anzi, il più grosso dei mandarini della letteratura di massa?).
Detto questo, credo che l’articolo uscito sulla “Repubblica” (sul quale in effetti credo che sarebbe poco utile dilungarsi) sia innanzitutto una conferma di quanto si sta dicendo qui a proposito della latitanza, grave, della critica; solo che a me sembra che l’entità di questa conferma dovrebbe destare un surplus di fastidio e di riflessione, anziché passare per il semplice riconoscimento della cultura e dell’intelligenza di chi l’ha attuata: infatti, da quello che ho capito da quell’articolo (ma che la mia compagna per esempio non condivide, il che dimostra che potrei star fraintendendo diverse cose per diverse ragioni), Baricco non è solo colto e intelligente, ma anche cinico e contraddittorio, perché chiede a chi fa critica letteraria (si fa per dire) a livello istituzionale di occuparsi di un’opera, la sua, che egli stesso riconosce non degna di questo tipo di attenzione, e chiede questo adducendo la solo apparentemente giusta causa (perché in realtà non è che il suo principale grimaldello retorico) dello snobismo superficiale delle brevi battute liquidatorie di Ferroni e Citati. La malafede di Baricco, in questo senso, viene fuori tutta quando esibisce con tremenda malizia i propri numeri (centinaia di migliaia di lettori, estratto conto), svelando un populismo e un narcisismo che espongono i suoi lettori al medesimo sospetto di imbecillità dal quale egli sembra invece volerli difendere. La verità, secondo me, è che Baricco è intelligente a tal punto da conoscere a menadito i suoi polli, siano essi i propri numerosi e fedelissimi lettori o i due o tre mandarini della critica che si ostinano a non filarselo se non di striscio e a tradimento, e sa benissimo che toni e registri usare per apparire AUTENTICO agli occhi di tutti costoro; quella di Baricco, del resto, a me è sempre parsa precisamente un’abilissima retorica dell’autenticità, che evidentemente è ormai a tal punto (subdolamente) perfetta da persuadere anche i lettori più intelligenti (di lui), te compresa.

Le mie due colleghe di italiano, alle quali voglio perfino bene e dalle quali imparo molte cose sul mestiere che faccio, sono esattamente come le insegnanti di cui parli tu, ma proprio per questo non credo che un discorso critico debba tenerne conto. Ed è qui che non capisco più neanche le pretese di Sartori. Perché tutto questo significherebbe, secondo me, fare o pretendere una critica di troppo corto respiro, ritirata in un rumoroso sgabuzzino comunicante con il medesimo salotto istituzionale di cui lamentiamo le deficienze, mentre a me interessa di più scommettere sulle lunghe durate, con un’espressione simile a quella di Rizzante nella sua troppo sorvolata replica più sopra. Ciò non toglie che, come dici tu alla fine, condurre QUI un’analisi ANCHE del successo di Baricco possa risultare utile. Magari...

Ciao,
StZ</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Temp,</p>
<p>alla faccia della fretta! Ma la tua replica è talmente generosa che merita una risposta immediata. (Scusandomi fin d&#8217;ora per lo spazio che occuperà.)</p>
<p>Sono convinto che il signor Baricco sia dotato di un armamentario notevole e che di questo si serva consapevolmente per soddisfare il suo vasto pubblico, benché, come lui stesso riconosce, le sue opere non siano destinate a durare, perché cadono fuori dalla storia della letteratura – la quale, piaccia o non piaccia, non tollera l’erba cattiva, foss’anche esprimendolo, ahimè, attraverso la triste spocchia dei mandarini che quella storia contribuiscono a scriverla (ma Baricco non è egli stesso un mandarino, anzi, il più grosso dei mandarini della letteratura di massa?).<br />
Detto questo, credo che l’articolo uscito sulla “Repubblica” (sul quale in effetti credo che sarebbe poco utile dilungarsi) sia innanzitutto una conferma di quanto si sta dicendo qui a proposito della latitanza, grave, della critica; solo che a me sembra che l’entità di questa conferma dovrebbe destare un surplus di fastidio e di riflessione, anziché passare per il semplice riconoscimento della cultura e dell’intelligenza di chi l’ha attuata: infatti, da quello che ho capito da quell’articolo (ma che la mia compagna per esempio non condivide, il che dimostra che potrei star fraintendendo diverse cose per diverse ragioni), Baricco non è solo colto e intelligente, ma anche cinico e contraddittorio, perché chiede a chi fa critica letteraria (si fa per dire) a livello istituzionale di occuparsi di un’opera, la sua, che egli stesso riconosce non degna di questo tipo di attenzione, e chiede questo adducendo la solo apparentemente giusta causa (perché in realtà non è che il suo principale grimaldello retorico) dello snobismo superficiale delle brevi battute liquidatorie di Ferroni e Citati. La malafede di Baricco, in questo senso, viene fuori tutta quando esibisce con tremenda malizia i propri numeri (centinaia di migliaia di lettori, estratto conto), svelando un populismo e un narcisismo che espongono i suoi lettori al medesimo sospetto di imbecillità dal quale egli sembra invece volerli difendere. La verità, secondo me, è che Baricco è intelligente a tal punto da conoscere a menadito i suoi polli, siano essi i propri numerosi e fedelissimi lettori o i due o tre mandarini della critica che si ostinano a non filarselo se non di striscio e a tradimento, e sa benissimo che toni e registri usare per apparire AUTENTICO agli occhi di tutti costoro; quella di Baricco, del resto, a me è sempre parsa precisamente un’abilissima retorica dell’autenticità, che evidentemente è ormai a tal punto (subdolamente) perfetta da persuadere anche i lettori più intelligenti (di lui), te compresa.</p>
<p>Le mie due colleghe di italiano, alle quali voglio perfino bene e dalle quali imparo molte cose sul mestiere che faccio, sono esattamente come le insegnanti di cui parli tu, ma proprio per questo non credo che un discorso critico debba tenerne conto. Ed è qui che non capisco più neanche le pretese di Sartori. Perché tutto questo significherebbe, secondo me, fare o pretendere una critica di troppo corto respiro, ritirata in un rumoroso sgabuzzino comunicante con il medesimo salotto istituzionale di cui lamentiamo le deficienze, mentre a me interessa di più scommettere sulle lunghe durate, con un’espressione simile a quella di Rizzante nella sua troppo sorvolata replica più sopra. Ciò non toglie che, come dici tu alla fine, condurre QUI un’analisi ANCHE del successo di Baricco possa risultare utile. Magari&#8230;</p>
<p>Ciao,<br />
StZ</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23899</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2006 20:30:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23899</guid>
		<description>Caro Stefano,
un po' in fretta, ma solo per ora. 
Il mio discorso, molto in sintesi vuol dire questo:

1° commento: non sottovalutiamo Baricco, non basta fare come Citati e dire oddio! Bisogna capire (se uno vuol farlo, ovviamente)  quali meccanismi, non solo letterari, ci sono dietro il successo di Baricco, perché Baricco non è la stessa cosa dei film di natale con  De Sica e Boldi. Non è semplicemente conformista, non è neppure un clone della letteratura americana, è (e lo è davvero) un uomo colto e consapevole dei suoi mezzi e che per di più sa di avere successo e di poter imporre lui all'editore quello che vuole. Quindi se qualcuno lo considera un avversario, sappia che è un avversario sofisticato e vada a vedere il suo armamentario, ne vale la pena, perché è molto letto, credo che vada sempre sulle duecento-trecentomila copie, a star bassi.

2° commento: le/i ragazze/i che negli ultimi vent'ani sono finite a insegnare nella scuola media sono in gran parte ex studenti/esse-massa, uscite dall'università di massa,  che a parte poche e rare eccezioni non conosce più che tanto  la letteratura contemporanea  e che arranca piena di buona volontà e di buoni sentimenti (et romantici) dietro all'offerta commerciale delle case editrici. Non sono portatrici di discorso critico, a parte naturalmente una piccola minoranza, come in tutti i campi e i settori. 
Tu ci insegni, in una scuola media, io ho insegnato,  so cos'è. Forse le tue due colleghe d'italiano non sarebbero mai andate a sentire Baricco, ma molte loro colleghe, un numero per me impressionante era lì. E quell'entusiasmo che manifestvano lì lo ho avranno certo  trasferito ai loro allievi, immagino, o no? 

Che cosa ti scandalizza tanto? O ti sconcerta? O non ci stiamo capendo?

Lascia che ti faccia io una domanda, cosa pensi tu dell'articolo di Baricco? Pensi che non se ne debba parlare? Un articolo grande come un lenzuolo su l secondo giornale nazionale? Un articolo che almeno la metà dei lettori di quel giornale leggerà uscendo subito dopo a comprare il libro  e togliendo di fatto, con innocenza e naturalezza ossigeno ad altre scritture? 

Io sto leggendo il tuo libro, un libro a mio avviso di grande intelligenza, ironico, contro corrente,  e mi fermo per ora, pubblicato da una piccola casa editrice e perciò stesso letto da pochi, tu pensi che  per  libri come il tuo e di altri che scrivono testi non conformisti e originali e non clonati  sia più utile il silenzio qui (qui, perché altrove è sugli scudi, ovviamente) che un'analisi ANCHE del suo successo? Io no, il fenomeno baricco e tutti gli altri della stessa natura ci riguardano, non basta dire no, mentre noi diciamo no, lui entra, copia dopo copia, nell'immaginario (di plastica?) di trecentomila lettori, alcuni dei quali mettono il naso anche qui. :–)

Ciao
Temp</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Stefano,<br />
un po&#8217; in fretta, ma solo per ora.<br />
Il mio discorso, molto in sintesi vuol dire questo:</p>
<p>1° commento: non sottovalutiamo Baricco, non basta fare come Citati e dire oddio! Bisogna capire (se uno vuol farlo, ovviamente)  quali meccanismi, non solo letterari, ci sono dietro il successo di Baricco, perché Baricco non è la stessa cosa dei film di natale con  De Sica e Boldi. Non è semplicemente conformista, non è neppure un clone della letteratura americana, è (e lo è davvero) un uomo colto e consapevole dei suoi mezzi e che per di più sa di avere successo e di poter imporre lui all&#8217;editore quello che vuole. Quindi se qualcuno lo considera un avversario, sappia che è un avversario sofisticato e vada a vedere il suo armamentario, ne vale la pena, perché è molto letto, credo che vada sempre sulle duecento-trecentomila copie, a star bassi.</p>
<p>2° commento: le/i ragazze/i che negli ultimi vent&#8217;ani sono finite a insegnare nella scuola media sono in gran parte ex studenti/esse-massa, uscite dall&#8217;università di massa,  che a parte poche e rare eccezioni non conosce più che tanto  la letteratura contemporanea  e che arranca piena di buona volontà e di buoni sentimenti (et romantici) dietro all&#8217;offerta commerciale delle case editrici. Non sono portatrici di discorso critico, a parte naturalmente una piccola minoranza, come in tutti i campi e i settori.<br />
Tu ci insegni, in una scuola media, io ho insegnato,  so cos&#8217;è. Forse le tue due colleghe d&#8217;italiano non sarebbero mai andate a sentire Baricco, ma molte loro colleghe, un numero per me impressionante era lì. E quell&#8217;entusiasmo che manifestvano lì lo ho avranno certo  trasferito ai loro allievi, immagino, o no? </p>
<p>Che cosa ti scandalizza tanto? O ti sconcerta? O non ci stiamo capendo?</p>
<p>Lascia che ti faccia io una domanda, cosa pensi tu dell&#8217;articolo di Baricco? Pensi che non se ne debba parlare? Un articolo grande come un lenzuolo su l secondo giornale nazionale? Un articolo che almeno la metà dei lettori di quel giornale leggerà uscendo subito dopo a comprare il libro  e togliendo di fatto, con innocenza e naturalezza ossigeno ad altre scritture? </p>
<p>Io sto leggendo il tuo libro, un libro a mio avviso di grande intelligenza, ironico, contro corrente,  e mi fermo per ora, pubblicato da una piccola casa editrice e perciò stesso letto da pochi, tu pensi che  per  libri come il tuo e di altri che scrivono testi non conformisti e originali e non clonati  sia più utile il silenzio qui (qui, perché altrove è sugli scudi, ovviamente) che un&#8217;analisi ANCHE del suo successo? Io no, il fenomeno baricco e tutti gli altri della stessa natura ci riguardano, non basta dire no, mentre noi diciamo no, lui entra, copia dopo copia, nell&#8217;immaginario (di plastica?) di trecentomila lettori, alcuni dei quali mettono il naso anche qui. :–)</p>
<p>Ciao<br />
Temp</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: stefano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23887</link>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2006 17:09:15 +0000</pubDate>
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		<description>Scusate, ma di che cosa stiamo ormai parlando? 

Ho letto l'articolo di Baricco e, cara Temp, per la prima volta da quando conosco la tua voce, che del resto è tutto ciò che conosco di te, non riesco più a seguirti.

E neanche Giacomo, a questo punto, riesco più a seguirlo.

Qualcuno sa dirmi che cosa, attraverso questa lunga colonna di commenti e interventi, ha infine capito, ridiscusso, assodato, smentito, conseguito, compreso? A quali nuove conoscenze o almeno acquisizioni provvisorie è approdato?

Io non lo so più.

Oltretutto lavoro in una scuola media, e le mie due colleghe d'italiano... Ma no, lasciamo perdere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate, ma di che cosa stiamo ormai parlando? </p>
<p>Ho letto l&#8217;articolo di Baricco e, cara Temp, per la prima volta da quando conosco la tua voce, che del resto è tutto ciò che conosco di te, non riesco più a seguirti.</p>
<p>E neanche Giacomo, a questo punto, riesco più a seguirlo.</p>
<p>Qualcuno sa dirmi che cosa, attraverso questa lunga colonna di commenti e interventi, ha infine capito, ridiscusso, assodato, smentito, conseguito, compreso? A quali nuove conoscenze o almeno acquisizioni provvisorie è approdato?</p>
<p>Io non lo so più.</p>
<p>Oltretutto lavoro in una scuola media, e le mie due colleghe d&#8217;italiano&#8230; Ma no, lasciamo perdere.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23871</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2006 14:09:20 +0000</pubDate>
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		<description>Scusatemi per i salti e i refusi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusatemi per i salti e i refusi.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23869</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2006 14:07:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23869</guid>
		<description>@ GS e tutti

Io penso che questo lavoro vada fatto sempre da chiunque legga davvero, anche da un lettore che non scriva a sua volta ma capisca quello che legge. E una piccola parte di lettori lo fa, magari d'istinto, se ha molto letto e ha un orecchio non  allenato soltanto al "bello scrivere" o al puro plot ma allo scrivere di senso.

Io ho accompagnato una volta una ragazza  che aveva frequentato i suoi corsi (di B.) a un incontro a Milano tra Baricco e Doninelli.

La prima cosa che mi ha enormemente colpito (si svolgeva alla Statale e ci saranno state più di trecento persone) era che il pubblico era formato principalmente di donne entusiaste che sono poi intervenute numerose a far domande e a dire la loro e tutte le intervenute, erano, non ci crederete, insegnanti di lettere alla scuola media o alle superiori.

Io ho sempre avuto nel cuore la scuola, in molti e contrastati modi, perché sono convinta che parecchie delle cose che accadono, dopo la famiglia e  il gruppo, accadono lì.
 
A parte questo choc (vivo a volte sulle nuvole), l'altra cosa che ricordo era che la contrapposizione che Baricco e Doninelli riguardava l' AUTENTICO.
Baricco sosteneva che l'autentico non esiste. Come non dargli ragione, per certi versi? Ma mi chiedo anche, di che autentico parlava Baricco?
Doninelli invece insisteva sul senso, non ricordo con esattezza cosa dicesse, ricordo però che, stranamente, io avrei voluto dargli ragione, ma Baricco ne aveva di più.
Perché è più bravo?
Perché è più bello?
Perché ha venduto l'anima al diavolo?
Perché ha capito qualcosa che noi non abbiamo  capito o non vogliamo capire?
In ogni caso tutte le insegnanti di scuola media lì raccolte erano con lui.
E le insegnanti di scuola media io non le sottovaluterei.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ GS e tutti</p>
<p>Io penso che questo lavoro vada fatto sempre da chiunque legga davvero, anche da un lettore che non scriva a sua volta ma capisca quello che legge. E una piccola parte di lettori lo fa, magari d&#8217;istinto, se ha molto letto e ha un orecchio non  allenato soltanto al &#8220;bello scrivere&#8221; o al puro plot ma allo scrivere di senso.</p>
<p>Io ho accompagnato una volta una ragazza  che aveva frequentato i suoi corsi (di B.) a un incontro a Milano tra Baricco e Doninelli.</p>
<p>La prima cosa che mi ha enormemente colpito (si svolgeva alla Statale e ci saranno state più di trecento persone) era che il pubblico era formato principalmente di donne entusiaste che sono poi intervenute numerose a far domande e a dire la loro e tutte le intervenute, erano, non ci crederete, insegnanti di lettere alla scuola media o alle superiori.</p>
<p>Io ho sempre avuto nel cuore la scuola, in molti e contrastati modi, perché sono convinta che parecchie delle cose che accadono, dopo la famiglia e  il gruppo, accadono lì.</p>
<p>A parte questo choc (vivo a volte sulle nuvole), l&#8217;altra cosa che ricordo era che la contrapposizione che Baricco e Doninelli riguardava l&#8217; AUTENTICO.<br />
Baricco sosteneva che l&#8217;autentico non esiste. Come non dargli ragione, per certi versi? Ma mi chiedo anche, di che autentico parlava Baricco?<br />
Doninelli invece insisteva sul senso, non ricordo con esattezza cosa dicesse, ricordo però che, stranamente, io avrei voluto dargli ragione, ma Baricco ne aveva di più.<br />
Perché è più bravo?<br />
Perché è più bello?<br />
Perché ha venduto l&#8217;anima al diavolo?<br />
Perché ha capito qualcosa che noi non abbiamo  capito o non vogliamo capire?<br />
In ogni caso tutte le insegnanti di scuola media lì raccolte erano con lui.<br />
E le insegnanti di scuola media io non le sottovaluterei.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giacomo S.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23849</link>
		<dc:creator>Giacomo S.</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2006 11:44:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23849</guid>
		<description>@ivan: 10 gennaio

@temperanza: il senso del mio discorso è proprio questo: parliamo anche di Baricco, di Ammaniti. della Vinci... analizziamo in profondità, vediamo cosa c'è nei loro testi di originale e quanto invece sono vecchiumi e materiali riciclati e, appunto, conformismo. Altrimenti, appunto, qualsiasi opinione ("mi piace" - "non mi piace") è egualmente pertinente. Naturalmente questo lavoro, come dice Scarpa, dovrebbero farlo i critici. Ma non lo fanno e, secondo me, manca drammaticamente: qualsiasi opinione sulla narrativa presente diventa egualmente pertinente ("non c'è niente di interessante"), l'arbitrarietà e la superficialità (anche tra gli scrittori) infuriano
gs</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ivan: 10 gennaio</p>
<p>@temperanza: il senso del mio discorso è proprio questo: parliamo anche di Baricco, di Ammaniti. della Vinci&#8230; analizziamo in profondità, vediamo cosa c&#8217;è nei loro testi di originale e quanto invece sono vecchiumi e materiali riciclati e, appunto, conformismo. Altrimenti, appunto, qualsiasi opinione (&#8221;mi piace&#8221; - &#8220;non mi piace&#8221;) è egualmente pertinente. Naturalmente questo lavoro, come dice Scarpa, dovrebbero farlo i critici. Ma non lo fanno e, secondo me, manca drammaticamente: qualsiasi opinione sulla narrativa presente diventa egualmente pertinente (&#8221;non c&#8217;è niente di interessante&#8221;), l&#8217;arbitrarietà e la superficialità (anche tra gli scrittori) infuriano<br />
gs</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23835</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2006 09:58:57 +0000</pubDate>
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		<description>Questa mattina, bevendo il caffè e dedicandomi alla più inutile delle mie cattive abitudini,  ho letto su repubblica un lunghissimo e quasi  dolente articolo di Baricco sulle non-critiche che le vecchie glorie della critica italiana giornalistica gli riservano.
Baricco, il padre nostrano, mi pare, dell'inautentico, o del postmoderno, come preferite chiamarlo, è un uomo colto e intelligente, piaccia o non piaccia, e se non fossi stata ancora piuttosto lenta di cervello sarei andata a prendere una matita e avrei sottolineato alcuni punti che si sarebbero potuti esaminare qui.
Non ditemi, come disse un critico quando uscì Seta, che Baricco "non bisogna leggerlo", del resto è quello che Baricco rimprovera ai suoi critici, per l'appunto, ma se l'avete letto mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate. In fondo lui dice bene: ha molti libri e lettori alle spalle, ignorarlo forse non è  una cosa intelligente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questa mattina, bevendo il caffè e dedicandomi alla più inutile delle mie cattive abitudini,  ho letto su repubblica un lunghissimo e quasi  dolente articolo di Baricco sulle non-critiche che le vecchie glorie della critica italiana giornalistica gli riservano.<br />
Baricco, il padre nostrano, mi pare, dell&#8217;inautentico, o del postmoderno, come preferite chiamarlo, è un uomo colto e intelligente, piaccia o non piaccia, e se non fossi stata ancora piuttosto lenta di cervello sarei andata a prendere una matita e avrei sottolineato alcuni punti che si sarebbero potuti esaminare qui.<br />
Non ditemi, come disse un critico quando uscì Seta, che Baricco &#8220;non bisogna leggerlo&#8221;, del resto è quello che Baricco rimprovera ai suoi critici, per l&#8217;appunto, ma se l&#8217;avete letto mi piacerebbe sapere che cosa ne pensate. In fondo lui dice bene: ha molti libri e lettori alle spalle, ignorarlo forse non è  una cosa intelligente.</p>
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		<title>Di: Ivan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23833</link>
		<dc:creator>Ivan</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2006 09:47:19 +0000</pubDate>
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		<description>"aveva postato tempo fa una specie di decalogo “Cosa chiedo ai critici dei critici” (non per autocitarmi, ma perchè lì chi fosse interessato, appunto, può trovare in dettaglio come la vedo)"

Interessa, dove l'hai postato?


Ivan</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;aveva postato tempo fa una specie di decalogo “Cosa chiedo ai critici dei critici” (non per autocitarmi, ma perchè lì chi fosse interessato, appunto, può trovare in dettaglio come la vedo)&#8221;</p>
<p>Interessa, dove l&#8217;hai postato?</p>
<p>Ivan</p>
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		<title>Di: Giacomo S.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23709</link>
		<dc:creator>Giacomo S.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2006 13:04:48 +0000</pubDate>
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		<description>di rivoluzionario nulla, sono perfettamente d'accordo; e di gioco delle parti certo non poco.
Però nello stesso tempo credo che sia importante reagire, "non lasciarne passare una" (almeno delle più grosse). E' importante segnalare, è importante indignarsi, prendere in giro, provocare. In fondo è molto italiano lasciare correre ("tanto non cambia nulla", "lo sanno tutti"...), e considerare un po' sempliciotto e ingenuo chi si indigna e vuole reagire. Io credo, forse sarò un illuso, che loro stessi, che cretini non sono, non tutti, un po' più attenti ci starebbero. La democrazia, anche nel mondino delle lettere, è fatta di gioco delle parti. Ma c'è un'altra ragione: è importante anche per chi non è d'accordo, tenere ben distinta la propria posizione. Per non soffocare nella coglioneria imperante, per salvaguardare la dignità e la libertà dei propri pensieri e delle proprie azioni. Le persone che mi hanno aiutato a credere nei miei scritti e a pubblicare le prime cose, molti anni fa, erano già allora amareggiate, trincerate nel loro caustico pessimismo. Delle vecchie e belle pantere in gabbia. Io ero riconoscente nei loro confronti, ma mi dicevo che non volevo diventare così. Adesso cerco di mantenere il mio proposito, anche se ci sarebbero tutti i motivi per inacidirsi e basta. La Benedetti ha fatto una cosa magnifica, indagando attorno al caso Martone. Azioni del genere, anche appunto più a piccola scala, sono per me molto importanti, esiziali. Liberissimi di considerarmi un ingenuo, naturalmente. 
A questo proposito, se a qualcuno interessasse, aveva postato tempo fa una specie di decalogo "Cosa chiedo ai critici dei critici" (non per autocitarmi, ma perchè lì chi fosse interessato, appunto, può trovare in dettaglio come la vedo)
gs</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>di rivoluzionario nulla, sono perfettamente d&#8217;accordo; e di gioco delle parti certo non poco.<br />
Però nello stesso tempo credo che sia importante reagire, &#8220;non lasciarne passare una&#8221; (almeno delle più grosse). E&#8217; importante segnalare, è importante indignarsi, prendere in giro, provocare. In fondo è molto italiano lasciare correre (&#8221;tanto non cambia nulla&#8221;, &#8220;lo sanno tutti&#8221;&#8230;), e considerare un po&#8217; sempliciotto e ingenuo chi si indigna e vuole reagire. Io credo, forse sarò un illuso, che loro stessi, che cretini non sono, non tutti, un po&#8217; più attenti ci starebbero. La democrazia, anche nel mondino delle lettere, è fatta di gioco delle parti. Ma c&#8217;è un&#8217;altra ragione: è importante anche per chi non è d&#8217;accordo, tenere ben distinta la propria posizione. Per non soffocare nella coglioneria imperante, per salvaguardare la dignità e la libertà dei propri pensieri e delle proprie azioni. Le persone che mi hanno aiutato a credere nei miei scritti e a pubblicare le prime cose, molti anni fa, erano già allora amareggiate, trincerate nel loro caustico pessimismo. Delle vecchie e belle pantere in gabbia. Io ero riconoscente nei loro confronti, ma mi dicevo che non volevo diventare così. Adesso cerco di mantenere il mio proposito, anche se ci sarebbero tutti i motivi per inacidirsi e basta. La Benedetti ha fatto una cosa magnifica, indagando attorno al caso Martone. Azioni del genere, anche appunto più a piccola scala, sono per me molto importanti, esiziali. Liberissimi di considerarmi un ingenuo, naturalmente.<br />
A questo proposito, se a qualcuno interessasse, aveva postato tempo fa una specie di decalogo &#8220;Cosa chiedo ai critici dei critici&#8221; (non per autocitarmi, ma perchè lì chi fosse interessato, appunto, può trovare in dettaglio come la vedo)<br />
gs</p>
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	<item>
		<title>Di: francesco forlani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23674</link>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Feb 2006 10:06:11 +0000</pubDate>
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		<description>@Tashtego. A Termini . edicole internazionali puoi trovarli lo stesso. Quando ero a Parigi andavo spesso in una libreria anglo americana  sotto i portici di Rivoli per avere un pò il polso della situazione. Comunque sia  Umberto Eco, Italo Calvino, melissa P, Baricco, tutto Baricco, Camilleri, Ammaniti, Faletti, e l'immenso Evangelisti (per fortuna). vado a memoria ovviamente e ne dimentico parecchi. 
effeffe
ps
@ Ivan e Massimo
"proprio perché penso che siamo in pieno fallimento della critica, gli autori devono, come possono, farsi critici dei loro colleghi" scrive massimo. Esattamente cpme sta accadendo in questo Threat e su NI in generale
@Sartori. Il pezzo di Moresco mi è piaciuto però mi chiedo quanto ci sia di "rivoluzionario" nella modalità dell'attacco mirato ( contro Vassalli piuttosto che contro Citati, o Siciliano o Pedullà ecc ecc) e quanto invece "gioco" delle parti?
effeffe</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Tashtego. A Termini . edicole internazionali puoi trovarli lo stesso. Quando ero a Parigi andavo spesso in una libreria anglo americana  sotto i portici di Rivoli per avere un pò il polso della situazione. Comunque sia  Umberto Eco, Italo Calvino, melissa P, Baricco, tutto Baricco, Camilleri, Ammaniti, Faletti, e l&#8217;immenso Evangelisti (per fortuna). vado a memoria ovviamente e ne dimentico parecchi.<br />
effeffe<br />
ps<br />
@ Ivan e Massimo<br />
&#8220;proprio perché penso che siamo in pieno fallimento della critica, gli autori devono, come possono, farsi critici dei loro colleghi&#8221; scrive massimo. Esattamente cpme sta accadendo in questo Threat e su NI in generale<br />
@Sartori. Il pezzo di Moresco mi è piaciuto però mi chiedo quanto ci sia di &#8220;rivoluzionario&#8221; nella modalità dell&#8217;attacco mirato ( contro Vassalli piuttosto che contro Citati, o Siciliano o Pedullà ecc ecc) e quanto invece &#8220;gioco&#8221; delle parti?<br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23632</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2006 20:21:02 +0000</pubDate>
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		<description>@forlani
"Volete i nomi? andate a cercarveli da soli".
non ti capisco, se avevi i nomi perché non ce li hai detti?
non è che tutti possono prendere il treno e andare apposta a torino.
era carino che ce li dicevi, visto che li sapevi.
@giacomo
"grazie Antonio Moresco".
sono d'accordo.
mille volte grazie, antonio!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@forlani<br />
&#8220;Volete i nomi? andate a cercarveli da soli&#8221;.<br />
non ti capisco, se avevi i nomi perché non ce li hai detti?<br />
non è che tutti possono prendere il treno e andare apposta a torino.<br />
era carino che ce li dicevi, visto che li sapevi.<br />
@giacomo<br />
&#8220;grazie Antonio Moresco&#8221;.<br />
sono d&#8217;accordo.<br />
mille volte grazie, antonio!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giacomo S.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23627</link>
		<dc:creator>Giacomo S.</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2006 19:20:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23627</guid>
		<description>solo una precisazione, in coda al bell'intervento di Rizzante, che è tutto da meditare, e alla precisazione di Biondillo quasi guarito, e che non centra con nessuno dei due: quando nel mio pezzo alludevo a Primo amore, non avevo ancora visto (non sono un grande surfista o surfatore, come diavolo si dice, devo ammettere) il pezzo di Antonio Moresco a proposito del Corrierone: se c'è un esempio di quello che intendo per lotta all'invadente e pluriforme conformismo (anche se in questo caso l'oggetto è un quotidiano, e non degli scrittori, e anche se Moresco preferisce chiamarla restaurazione), lotta con nomi e cognomi, è proprio questo; grazie Antonio Moresco
gs</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>solo una precisazione, in coda al bell&#8217;intervento di Rizzante, che è tutto da meditare, e alla precisazione di Biondillo quasi guarito, e che non centra con nessuno dei due: quando nel mio pezzo alludevo a Primo amore, non avevo ancora visto (non sono un grande surfista o surfatore, come diavolo si dice, devo ammettere) il pezzo di Antonio Moresco a proposito del Corrierone: se c&#8217;è un esempio di quello che intendo per lotta all&#8217;invadente e pluriforme conformismo (anche se in questo caso l&#8217;oggetto è un quotidiano, e non degli scrittori, e anche se Moresco preferisce chiamarla restaurazione), lotta con nomi e cognomi, è proprio questo; grazie Antonio Moresco<br />
gs</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23623</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2006 19:04:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23623</guid>
		<description>Sono quasi fuori dall'influenza. Purtroppo mi ha bloccato ogni attività e tutti gli appuntamenti di lavoro sono saltati. Devo prima recuperare il dovere e poi, appena trovo tempo, torno al piacere, con un commento coerente. 
Dico solo che io non mi sono mai contrapposto proprio a nessuno, meno che mai a Sartori. E che la (orribile) semplificazione "forma versus contenuto" non è certo mia! (come mi è stata invece affibiata, a partire dall'orrendo titolo di Stilos, non mio)

ciao, G.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono quasi fuori dall&#8217;influenza. Purtroppo mi ha bloccato ogni attività e tutti gli appuntamenti di lavoro sono saltati. Devo prima recuperare il dovere e poi, appena trovo tempo, torno al piacere, con un commento coerente.<br />
Dico solo che io non mi sono mai contrapposto proprio a nessuno, meno che mai a Sartori. E che la (orribile) semplificazione &#8220;forma versus contenuto&#8221; non è certo mia! (come mi è stata invece affibiata, a partire dall&#8217;orrendo titolo di Stilos, non mio)</p>
<p>ciao, G.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Massimo Rizzante</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23616</link>
		<dc:creator>Massimo Rizzante</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2006 18:34:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23616</guid>
		<description>Il numero di commenti è diventato così impnente che non credo di avere la situazione sotto controllo. Anche i fraintendimenti non sono pochi. Ma sono fertili. Rispetto à ciò che Sartori ribadisce a proposito della lingua, credo di aver frainteso e perciò di essere stato frainteso. Perché ci sia "ossessione" dela lingua è necessario che ci sia una coscienza dell'uso linguistico. Sono d'accordo con Sartori: questa ossessione e questa coscienza non sono più tra noi. O meglio: incominciano di nuovo a spuntare qua e là, dopo il "ritorno" alla "story" degli anni Ottanta e l'abbuffata "pop" degli anni Novanta. Francesco Forlani mi sembra equo quando dice che tra la posizione di Sartori, la mia e quella di Biondllo non c'è contrapposizione, ma semmai una possibilità di armonizzazione di elementi indispensabili: la composizione, la "story", la lingua o stile.
Una annotazione sulla "story" mi sento di farla. Quando traducevo l'ultimo saggio di Kundera mi sono imbattuto in un capitoletto intitolato "Il dispotismo della story". Kundera parla di Fielding e di Sterne, ma indirettamente parla del nostro presente, dove vede poca libertà compositiva e immaginativa e moltissima concatenazione causale di atti, gesti e parole, concatenazione che si vuole essenziale, concatenazione che, grazie anche a un'assenza di coscienza linguistica (di ricerca linguistica) - colma i vuoti compositivi e immaginativi. Una parte diventa il tutto. Come spiegare altrimenti il passaggio, nell'arco di due decadi, dalla proclamata nuova leggibilità dei romanzi degli anni Ottanta all'esposizione universale dei romanzi di "genere" della fine secolo? La margherita della "story" è stata colta e tutti i suoi petali strappati, fino all'ultimo "ti amo". Non credo occorra essere dei sperimentatori assoluti per liberare le altre componenti del romanzo.
L'altra cosa che volevo dire riguarda il finale del testo di Sartori, ovvero il suo invito a analizzare le opere e a metterne in rilievo l'eventuale conformismo. Sono d'accordo con Andrea Inglese e con Tiziano Scarpa. Anch'io tendo ad analizzare testi di valore piuttosto che spendere il mio tempo a criticare quelli che non reputo tali. La critica letteraria è una scommessa, sia che parli di opere del presente che di quelle del passato. E' naturale che si cerchi di scommettere su chi riteniamo possa andare lontano. Tuttavia non condivido le remore o scrupoli di Tiziano Scarpa a proposito della critica degli autori ad altri autori. E' bizzarro. Ma non è sempre andata così? Scarpa stesso mi sembra citi Pasolini e un suo saggio su Gadda. Scarpa afferma anche che questo fatto, cioè che gli autori siano costretti a scriveri sugli autori, è "sintomo del fallimento della critica". Io rivolterei la faccenda: proprio perché penso che siamo in pieno fallimento della critica, gli autori devono, come possono, farsi critici dei loro colleghi. Da circa due decadi, dopo la fine delle grandi illusioni critico-metodologiche, nel mondo (non dico in Italia, dove tra l'altro la tradizione del "saggio" non è certo luminosa) sono gli scrittori che, essendosi accorti del vuoto critico, si sono adoperati a colmarlo: perchè gli scrittori lo sanno bene che l'opera non sopravvive al silenzio della critica.
Se penso ad alcune grandi stagioni della letteratura italiana anche recenti, vedo sempre un'alleanza autentica - il ché non significa priva di spine e punte acuminate - tra scrittori-critici e critici-filologi. Ho come l'impressione che questa alleanza possa nascere di nuovo. Sempre che gli autori non temano oltre che di scrivere sulle opere dei loro colleghi del presente, anche di dire la loro su Dante o Boccaccio. Con umiltà e irriverenza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il numero di commenti è diventato così impnente che non credo di avere la situazione sotto controllo. Anche i fraintendimenti non sono pochi. Ma sono fertili. Rispetto à ciò che Sartori ribadisce a proposito della lingua, credo di aver frainteso e perciò di essere stato frainteso. Perché ci sia &#8220;ossessione&#8221; dela lingua è necessario che ci sia una coscienza dell&#8217;uso linguistico. Sono d&#8217;accordo con Sartori: questa ossessione e questa coscienza non sono più tra noi. O meglio: incominciano di nuovo a spuntare qua e là, dopo il &#8220;ritorno&#8221; alla &#8220;story&#8221; degli anni Ottanta e l&#8217;abbuffata &#8220;pop&#8221; degli anni Novanta. Francesco Forlani mi sembra equo quando dice che tra la posizione di Sartori, la mia e quella di Biondllo non c&#8217;è contrapposizione, ma semmai una possibilità di armonizzazione di elementi indispensabili: la composizione, la &#8220;story&#8221;, la lingua o stile.<br />
Una annotazione sulla &#8220;story&#8221; mi sento di farla. Quando traducevo l&#8217;ultimo saggio di Kundera mi sono imbattuto in un capitoletto intitolato &#8220;Il dispotismo della story&#8221;. Kundera parla di Fielding e di Sterne, ma indirettamente parla del nostro presente, dove vede poca libertà compositiva e immaginativa e moltissima concatenazione causale di atti, gesti e parole, concatenazione che si vuole essenziale, concatenazione che, grazie anche a un&#8217;assenza di coscienza linguistica (di ricerca linguistica) - colma i vuoti compositivi e immaginativi. Una parte diventa il tutto. Come spiegare altrimenti il passaggio, nell&#8217;arco di due decadi, dalla proclamata nuova leggibilità dei romanzi degli anni Ottanta all&#8217;esposizione universale dei romanzi di &#8220;genere&#8221; della fine secolo? La margherita della &#8220;story&#8221; è stata colta e tutti i suoi petali strappati, fino all&#8217;ultimo &#8220;ti amo&#8221;. Non credo occorra essere dei sperimentatori assoluti per liberare le altre componenti del romanzo.<br />
L&#8217;altra cosa che volevo dire riguarda il finale del testo di Sartori, ovvero il suo invito a analizzare le opere e a metterne in rilievo l&#8217;eventuale conformismo. Sono d&#8217;accordo con Andrea Inglese e con Tiziano Scarpa. Anch&#8217;io tendo ad analizzare testi di valore piuttosto che spendere il mio tempo a criticare quelli che non reputo tali. La critica letteraria è una scommessa, sia che parli di opere del presente che di quelle del passato. E&#8217; naturale che si cerchi di scommettere su chi riteniamo possa andare lontano. Tuttavia non condivido le remore o scrupoli di Tiziano Scarpa a proposito della critica degli autori ad altri autori. E&#8217; bizzarro. Ma non è sempre andata così? Scarpa stesso mi sembra citi Pasolini e un suo saggio su Gadda. Scarpa afferma anche che questo fatto, cioè che gli autori siano costretti a scriveri sugli autori, è &#8220;sintomo del fallimento della critica&#8221;. Io rivolterei la faccenda: proprio perché penso che siamo in pieno fallimento della critica, gli autori devono, come possono, farsi critici dei loro colleghi. Da circa due decadi, dopo la fine delle grandi illusioni critico-metodologiche, nel mondo (non dico in Italia, dove tra l&#8217;altro la tradizione del &#8220;saggio&#8221; non è certo luminosa) sono gli scrittori che, essendosi accorti del vuoto critico, si sono adoperati a colmarlo: perchè gli scrittori lo sanno bene che l&#8217;opera non sopravvive al silenzio della critica.<br />
Se penso ad alcune grandi stagioni della letteratura italiana anche recenti, vedo sempre un&#8217;alleanza autentica - il ché non significa priva di spine e punte acuminate - tra scrittori-critici e critici-filologi. Ho come l&#8217;impressione che questa alleanza possa nascere di nuovo. Sempre che gli autori non temano oltre che di scrivere sulle opere dei loro colleghi del presente, anche di dire la loro su Dante o Boccaccio. Con umiltà e irriverenza.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ivan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23611</link>
		<dc:creator>Ivan</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Feb 2006 18:16:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23611</guid>
		<description>Scusa se quoto, so che può risultare sgradevole

"Per tornare però al discorso “sulla lingua” ho appena terminato il libro di Biondillo, “la morte nel cuore”. E’un libro che non si può liquidare col discorso del genere, esattamente come per Evangelisti"

Ma il discorso sul genere a cui alludi è uno pseudoargomento di infimo grado (qui non c'è davvero bisogno di chiedere per esser sicuri di intendersi): il genere stesso è una convenzione linguistica che va usata per comprendersi meglio, per la "comodità della comunicazione", ma non per i comodi propri. Quando si parla di genere in un altro senso, quando si sente dire "...sì, ma è un giallo" e resta inteso un "solo" ("solo un giallo"), si mette in scena una diminutio in cravatta, ci si appella con finta eleganza e rispetto della forma alla peggiore archeologia critica, quella che scava nei "tipi" per degradare il valore della "materia trattata", trascurando affatto che quella materia sia narrazione, e il suo colore sia solo per incidente il giallo, il nero, il rosa e così via. Sono d'accordo su Gianni (ricordo che prendendo in mano il suo primo romanzo, ben prima di conoscerlo, annotai: "qui narrazione e dialoghi"), sono d'accordo su Evangelisti, che però ho letto molto di meno, anche se prima del mito vedo "la politica" (non che siano in conflitto), probabilmente per attitudine personale.

"Sarà forse un caso che la nostra produzione di letteratura per il teatro è ai minimi storici? Cioè che ci siano difficoltà oggettive a creare personaggi e a imbastire dialoghi?"

Non credo che sia un caso, ma non sono sicuro che ci siano problemi a creare personaggi, o non sono sicuro che sia la radice del problema. Dal punto di vista dell'autore: scrivere per il teatro è comunque una scelta, sebbene alcuni testi possano adattarsi al teatro senza essere pensati per il teatro: ma, sia come sia, scrivere per il teatro non è una scelta popolare (e spesso implica uno studio che il romanziere non deve fare, o almeno una disciplina a cui il narratore si può sottrarre). Credo sia il sintomo di qualcosa...

"Quanti film (personaggi dialoghi) vi sembreranno veramente “scritti”? E quanti, secondo me la maggior parte, propongono delle mezze cose, finte, strafinte, piene di luoghi comuni, per capirci da “serial televisivi” (serial killer de letterario) o soap opera di terz’ordine?"

Va bene. Ma ossequiare un clichè è anche un modo per assecondare una tradizione che si dimostra efficace in qualcosa. Se metti da parte il punto di vista dell'autore e sospendi il giudizio sull'eventuale crisi di creatività, non ti resta che tener conto del "prodotto" nel "mondo della produzione". Che ogni oggetto narrativo si debba intendere come prodotto è probabile; ogni prodotto è "prodotto per", ha uno scopo anche se gli manca un destinatario, o se il destinatario è ipotetico. Un "prodotto narrativo" può semplicemente essere "oggetto da palinsesto" pensato per un target che gradisce un certo tipo di intrattenimento, e non ci trovo nulla di male. Le soap si scrivono su commissione, mi risulta, e non mi riferisco al compenso, ma al legame industria/progetto/produzione. Che una soap sia anche narrazione è vero tanto quanto è vero che il racconto della mia giornata di ieri è narrazione, e nessuno lo può mettere in dubbio. Ma la mia giornata di ieri non vale molto come commento della situazione letteraria di una stagione, di un periodo, di un'epoca. Se da una parte è la "dimensione" che rende irrilevante il resconto privato, dall'altro è il "progetto" che rende irrilevante la soap. Breviter: non mi aspetto dalla soap nulla di diverso da una partita di calcio giocata con i confetti, tanto per dire (sebbene una partita di calcio possa avere molta più "poesia").

"Chissà forse dovremmo avere il coraggio, come scrittori, di essere almeno all’altezza delle nostre riflession"

Perché non oggi stesso?

Ivan</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa se quoto, so che può risultare sgradevole</p>
<p>&#8220;Per tornare però al discorso “sulla lingua” ho appena terminato il libro di Biondillo, “la morte nel cuore”. E’un libro che non si può liquidare col discorso del genere, esattamente come per Evangelisti&#8221;</p>
<p>Ma il discorso sul genere a cui alludi è uno pseudoargomento di infimo grado (qui non c&#8217;è davvero bisogno di chiedere per esser sicuri di intendersi): il genere stesso è una convenzione linguistica che va usata per comprendersi meglio, per la &#8220;comodità della comunicazione&#8221;, ma non per i comodi propri. Quando si parla di genere in un altro senso, quando si sente dire &#8220;&#8230;sì, ma è un giallo&#8221; e resta inteso un &#8220;solo&#8221; (&#8221;solo un giallo&#8221;), si mette in scena una diminutio in cravatta, ci si appella con finta eleganza e rispetto della forma alla peggiore archeologia critica, quella che scava nei &#8220;tipi&#8221; per degradare il valore della &#8220;materia trattata&#8221;, trascurando affatto che quella materia sia narrazione, e il suo colore sia solo per incidente il giallo, il nero, il rosa e così via. Sono d&#8217;accordo su Gianni (ricordo che prendendo in mano il suo primo romanzo, ben prima di conoscerlo, annotai: &#8220;qui narrazione e dialoghi&#8221;), sono d&#8217;accordo su Evangelisti, che però ho letto molto di meno, anche se prima del mito vedo &#8220;la politica&#8221; (non che siano in conflitto), probabilmente per attitudine personale.</p>
<p>&#8220;Sarà forse un caso che la nostra produzione di letteratura per il teatro è ai minimi storici? Cioè che ci siano difficoltà oggettive a creare personaggi e a imbastire dialoghi?&#8221;</p>
<p>Non credo che sia un caso, ma non sono sicuro che ci siano problemi a creare personaggi, o non sono sicuro che sia la radice del problema. Dal punto di vista dell&#8217;autore: scrivere per il teatro è comunque una scelta, sebbene alcuni testi possano adattarsi al teatro senza essere pensati per il teatro: ma, sia come sia, scrivere per il teatro non è una scelta popolare (e spesso implica uno studio che il romanziere non deve fare, o almeno una disciplina a cui il narratore si può sottrarre). Credo sia il sintomo di qualcosa&#8230;</p>
<p>&#8220;Quanti film (personaggi dialoghi) vi sembreranno veramente “scritti”? E quanti, secondo me la maggior parte, propongono delle mezze cose, finte, strafinte, piene di luoghi comuni, per capirci da “serial televisivi” (serial killer de letterario) o soap opera di terz’ordine?&#8221;</p>
<p>Va bene. Ma ossequiare un clichè è anche un modo per assecondare una tradizione che si dimostra efficace in qualcosa. Se metti da parte il punto di vista dell&#8217;autore e sospendi il giudizio sull&#8217;eventuale crisi di creatività, non ti resta che tener conto del &#8220;prodotto&#8221; nel &#8220;mondo della produzione&#8221;. Che ogni oggetto narrativo si debba intendere come prodotto è probabile; ogni prodotto è &#8220;prodotto per&#8221;, ha uno scopo anche se gli manca un destinatario, o se il destinatario è ipotetico. Un &#8220;prodotto narrativo&#8221; può semplicemente essere &#8220;oggetto da palinsesto&#8221; pensato per un target che gradisce un certo tipo di intrattenimento, e non ci trovo nulla di male. Le soap si scrivono su commissione, mi risulta, e non mi riferisco al compenso, ma al legame industria/progetto/produzione. Che una soap sia anche narrazione è vero tanto quanto è vero che il racconto della mia giornata di ieri è narrazione, e nessuno lo può mettere in dubbio. Ma la mia giornata di ieri non vale molto come commento della situazione letteraria di una stagione, di un periodo, di un&#8217;epoca. Se da una parte è la &#8220;dimensione&#8221; che rende irrilevante il resconto privato, dall&#8217;altro è il &#8220;progetto&#8221; che rende irrilevante la soap. Breviter: non mi aspetto dalla soap nulla di diverso da una partita di calcio giocata con i confetti, tanto per dire (sebbene una partita di calcio possa avere molta più &#8220;poesia&#8221;).</p>
<p>&#8220;Chissà forse dovremmo avere il coraggio, come scrittori, di essere almeno all’altezza delle nostre riflession&#8221;</p>
<p>Perché non oggi stesso?</p>
<p>Ivan</p>
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