di giuliomozzi
Il bambino disse: «Voglio una pistola».
L’uomo disse: «Va bene». Guidava piano, cercando un parcheggio.
All’Upim il bambino guardò tutte le pistole. Ne scelse una a tamburo, di metallo nero e lucido, con l’impugnatura di legno. Prese anche una confezione di cartucce e una cintura da pistolero con la fondina. L’uomo pagò tutto.
A casa, l’uomo portò subito il bambino in bagno. Lo spogliò e lo mise nella vasca da bagno. Lo lavò con cura, con il bagnoschiuma e la spugna. Il bambino stava dritto in piedi dentro la vasca.
L’uomo avvolse il bambino nell’asciugamano grande, lo portò in camera da letto e lo distese sopra il letto grande. Aprì l’asciugamano e cominciò a massaggiare delicatamente il bambino. Lo toccava appena con la punta delle dita.
Quando l’uomo toccò l’inguine del bambino, il bambino disse: «Portami la pistola». L’uomo andò nell’ingresso e prese la pistola dal sacchetto dell’Upim. La diede al bambino.
Poi l’uomo si spogliò e si distese sul letto vicino al bambino. Stava disteso sul fianco destro e accarezzava ancora il bambino con il palmo della mano sinistra. Il bambino era disteso sulla schiena e teneva la pistola nella mano destra. Guardava il soffitto e ogni tanto tendeva il braccio destro verso l’alto.
L’uomo baciò i capezzoli del bambino e poi cominciò a leccargli il petto. Il sesso del bambino si mosse appena. L’uomo lo prese in bocca e cominciò a succhiarlo lentamente. Il bambino non si muoveva quasi più e teneva il braccio destro, la pistola impugnata, appoggiato al letto.
«Lascia stare la pistola, adesso», disse l’uomo. Il bambino disse: «No». Si inginocchiò e cominciò a toccare il sesso dell’uomo con la canna della pistola. L’uomo si abbandonò.
Il bambino si sedette sopra il petto dell’uomo. Strinse la mano sinistra alla base del sesso dell’uomo, che era diventato gonfio, e continuò a toccarne la punta con la canna della pistola.
L’uomo si sollevò appoggiandosi sui gomiti. Era quasi seduto. Con entrambe le mani prese il bambino per la vita. Ruotò in modo da appoggiarlo sul fianco sul letto. Aprì le gambe del bambino, infilò la testa in mezzo e di nuovo prese il sesso in bocca.
Il bambino cominciò a leccare il sesso dell’uomo. Evitava il glande e la radice, lo toccava appena con la lingua, piccoli colpi senza appoggiare. L’uomo invece teneva tutto il sesso del bambino dentro la bocca. Poi il bambino si distese, chiuse gli occhi.
Con un brivido il bambino venne, una sola goccia molto liquida. L’uomo la inghiottì, pulì il sesso del bambino con la lingua. Il bambino rimase fermo, gli occhi ancora chiusi.
«Fai venire anche me», disse l’uomo.
Il bambino disse: «No», senza aprire gli occhi.
«Fammi venire», disse ancora l’uomo.
Il bambino aprì gli occhi e si inginocchiò. Puntò la pistola in faccia all’uomo, tenendola con tutte e due le mani. «Ti uccido», disse.
L’uomo disse: «Io ti voglio bene».
«Non devi muoverti», disse il bambino. Con la mano sinistra continuò a tenere la pistola puntata in faccia all’uomo. Con la destra prese il sesso dell’uomo vicino alla punta e lo strinse forte.
«Mi fai male», disse l’uomo. Ma non si mosse.
Il bambino disse: «Se ti muovi ti uccido». Abbassò la mano destra e scoprì il glande dell’uomo. Cominciò a pizzicarlo con il pollice e l’indice. L’uomo chiuse gli occhi.
L’uomo venne sussultando. Lo sperma, molto e denso, bagnò la mano del bambino. Il bambino sfregò la mano sporca sulla pancia dell’uomo.
L’uomo restò disteso con gli occhi chiusi, respirò a fondo tre volte, quattro. Aspettò un poco. Disse a bassa voce: «Adesso ti riporto a casa, amore».
«Ti sei mosso», disse il bambino. Infilò la canna della pistola nell’ombelico dell’uomo e cominciò a spingere.
[Pubblicato nel volume: Il male naturale, Mondadori 1998.]








364 commenti
Un bel pugno nello stomaco questo pezzo. Bello. Buona giornata. Trespolo.
Un pezzo incolore e scostante e di brutte sensazioni. Ma è quel che volevi, ovvio.
Come il ghiaccio, freddo, scivoloso e duro.
verrebbe voglia di commentare a lungo, e off topic, il concetto di “male naturale”: il libro di mozzi non l’ho letto, ma adesso, incuriosito, lo cercherò.
leggendo Amore mi è venuta in mente tutta quella poesia greca che parla di rapporti simili, versi di struggimento amoroso del poeta per un fanciullo.
noi oggi, me compreso, restiamo interdetti perché una cosa del genere è completamente fuori paradigma etico: quindi parliamo di “un pezzo incolore e scostante e di brutte sensazioni”.
eppure per la cultura greca, della quale rivendichiamo fieramente l’ascendente, quello era amore.
dunque forse non si tratta, a stare al titolo del libro di mozzi, di un “male naturale”: forse il male naturale non esiste, forse esiste solo il “male culturale”.
mi piacerebbe sapere il perchè di questo post, come mai, giulio, periodicamente ritorni su questo racconto. C’entra col tuo prossimo libro-romanzo?
Quanto a me, il male naturale è l’unico libro mozziano, tra quelli affrontati, che non ho finito di leggere. stasera lo cerco…
ecco, non avevo letto i commenti al post precedente.
Roland Barthes in La camera chiara scrive alcune pagine memorabili in cui spiega molto bene la differenza tra pornografia ed eros e lo fa analizzando una bella foto del grande Mapplethorpe: un ragazzo che sembra un adolescente (Mapplethorpe stesso) di cui si vede solo la faccia e un braccio steso abbandonato mollemente.
Non volevo dare un giudizio su questo racconto perchè sarebbe stato negativo, ma se tash si mette a parlere dei greci e dell’eros … beh, allora non resisto … io ormai sono abituata che in rete le sparano grosse, però tutto ha un limite.
In questo racconto non esiste un grammo di eros, forse perche giulio presumibilmente non è un pedofilo, e/o, più probablmente, perchè oggi la nostra societa, a differenza di quella greca, lascia poco spazio all’eros.
Tutto è merce quindi l’eros lo captano in pochissimi dotati di grazia naturale.
Penso ad esempio ad un racconto bellissimo sull’incesto di Celati
Io non ho nulla contro la pornografia, è un genere vecchissimo, antichissimo (presente anche all’epoca degli antichi greci anche se a noi non è arrivato quasi nulla) ed è un genere con un alto potenziale commerciale (quindi molto praticato oggi), se uno vuole scrivere un racconto pornografico lo può fare e lo può anche postare in NI, non sarò io a dire che non va fatto, però, cristo di dio, che nessuno lo chiami eros greco, perchè altrimenti è un delitto e mi salta la mosca al naso.
Giulio è un bravo scrittore e a volte sa essere molto abile, qui si è cimentato in una sceneggiatura per un filmetto pornografico per pedofili. Molto abile, molto bravo, ma nulla di più.
geo
P.S
Premetto che quando l’ho letto ho vomitato, ma … ma la mia soglia al dolore, si sa, è molto più bassa della vostra.
per i greci era normale anche lo schiavismo, ne vogliamo parlare?
non so: qualcuno di voi vorrebbe essere schiavo?
a qualcuno di voi sarebbe piaciuto finire sotto le grinfie di un pedofilo (anche se ‘innamorato’)?
anche su di me il racconto ha un effetto emetico, come pure certi commenti sull’amor greco.
Giulio, sarà pure scritto bene, ma fa cagare. scusa la brutalità, ma lo penso veramente e penso pure che ci sia una certa insistenza morbosa e priva di partecipazione, soprattutto rispetto al sentire (o meglio alla subalternità) del bambino.
@georgia
non parlavo di eros, ma di etica.
del dilemma pornografia erotismo non me ne può fregare di meno.
Lo struggimento amoroso è eros, caro tash e la differenza tra pornografia ed eros esisteva (eccome se esisteva) anche ai tempi degli antichi greci
Ad ogni modo io cercherei di essere più prudente a parlare di etica, ma tanto qui si spara alla io boja e ci si sente degli intellettuali ;-)
Forse se leggi attentamente platone ti accorgi di quanti luoghi comuni noi accettiamo, che con la cultura greca non c’entrano nulla.
Ad ogni modo per me questo discorso è chiuso non voglio affrontarlo ulteriormente.
concordo con Georgia…di cui mi sto’ innamorando..anche quando vomita..nell’atto..esprime..con forza! :-)
Davvero un pugno nello stomaco questo racconto ma ancora di più la tensione che lo accompagna dall’inizio alla fine. Dov’è il male ? Nel narrante che assiste alla scena senza provare alcunchè? Nel lettore che deve confrontarsi a un certo voyerismo- vi ricordate le splendide pagine di Sartre sulla vergogna? Nell’uomo, visibilmente vittima, forse proprio perchè carnefice? Nel bambino che è naturalmente, colpevole? Insomma, molti interrogativi ed un profondo fastidio. Quello che accade con della buona letteratura.
effeffe
Concordo con Georgia. E aggiungo: l’elemento che vira il tutto a effetti disgustosamente emetici è il titolo. E nel titolo - ironico, grottesco, patetico fate voi, tanto non cambia - c’è il punto di vista di chi scrive, non - ovvio - della persona fisica Giulio Mozzi, semmai della persona narrante che in quel momento Giulio Mozzi ha deciso di essere. Penso mi sia concesso dire che quella persona narrante, lontanissima dal mostrare l’episodio sotto la luce tagliente del dissidio morale, della complessità delle esperienze umane, non mi piace. Il suo punto di vista è bifido senza essere aperto e scomposto, finendo per risultare furbamente ambiguo. Non mi scandalizza, nè mi turba, lo trovo brutto e irritante e basta.
E poi vorrei capire perchè è stato postato questo racconto: sembra una provocazione, messo lì dopo lo scritto di Gabriella Fuschini, dove si parla a chiare lettere e senza ambiguità di soprusi e violenze.
questa pagina ad un comune lettore provoca solo una pruderìe voyeristica;racconto volutamente scarno? che si dovrebbe -raccontare-da solo?non c’è un alito di emozione ne da parte di chi racconta,nè di chi lo guarda o lo legge…questa la mia sensazione a pelle.sembra una versione di melissa P secondo una legge matematica:cambiando i fattori il prodotto non cambia.
Francamente non capisco come si possa liquidare questo racconto come pornografico.
Aggiungo che anche se lo fosse, e non lo è, non meriterebbe di essere liquidato lo stesso.
Appena si toccano certi argomenti la fretta di condannare prevale su quella di capire e valutare.
Il racconto di Mozzi, qualsiasi sia l’intenzione dell’autore, spinge chi legge a interrogarsi sulla natura di tali rapporti e se sia giusto liquidarli sotto la categoria pedofili & pedofilia.
Sono un relativista assoluto, non credo esista il male se non come categoria sotto la quale immagazziniamo le azioni che l’etica nella quale siamo di volta in volta immersi, giudica riprovevoli.
Per questo dicevo che il male è, salvo qualche eccezione, culturale.
Per questo citavo banalissimamente la pederastia della Grecia classica.
Se una lettura provoca disagio, credo sia opportuno interrogarsi sulla natura del disagio, invece bollarla sotto la prima riprovazione “universalmente condivisibile” che ci viene in mente.
Ciò che non ci piace, tuttavia esiste.
La miglior cosa sarebbe stato chiudere i commenti a questo post. Non credo che abbia particolari meriti narrativi questo scritto, se non un’unica accortezza: l’aver evitato l’intrufolarsi del narratore per commentare. Perchè in casi come questi è tutto fuori luogo: o si rende il tutto patetico, o si commenta con gli occhi dell’indignazione, o si rischia di risultare “malato”…
Ci sono momenti in cui non si parla, nel bene nel male. Forse dopo averlo letto bisogna star zitti. Proprio come si zittiscono nel mondo le indagini che vanno nella direzione di scoprire pedofili importanti uomini politici…
così,mentre in italia qualche illuminato dice che è riprovevole giocare con i palloni confezionati da bambini in tante parti del mondo(lo è ma non dobbiamo giocare più a pallone?),sfruttare gli stessi per scrivere pagine che non aggiungono niente al problema della pederastia(sia che fosse nobilitata dai greci ma anche praticata dai romani) è invece nobile arte,su cui pure dobbiamo riflettere e magari vergognarci se tanti universalmente pensano la stessa cosa e cioè che la pederastia praticata o scritta fa schifo); e non basta cercare di nobilitare ulteriormente queste avances (culturali?artistiche?)stampando il marchio doc al tema “il Male” e giù ad interrogarci sul destino umano…e ai bambini,quando ci si pensa? e a noi adulti serve ancora a leggere simili testi? fretta nel condannare? forse è vero:chissà che ragionando non ci venga voglia di provare simili emozioni…come il primo spinello che non fa male,secondo la vulgata ma che ti rende prigioniero .di cosa parliamo quando parliamo d’amore?
@ tashtego
Io non mi sono affrettata a condannare. Il post è qui da due giorni e prima di scriverci su ci ho pensato, perchè non riuscivo a focalizzare che cosa mi stesse schifando di questo pezzo. Il fatto che ciò che non piace esista non mi impedisce di continuare a ripetere, all’infinito se voglio, che non mi piace. Nel caso in questione, ripeto, trovo il pezzo brutto, inutile e posticcio.
Se non mi ricordo male, questo racconto fu oggetto di un’interrogazione parlamentare, e dev’ essere stato davvero divertente stare alla Camera, quel giorno, e sentire le voci imbarazzate dei deputati promotori dell’interrogazione mentre leggevano gli stralci incriminati del racconto…
Interessante questa osservazione di Sorrentino.
Molto interessente.
Infatti è ridicolo che della scrittura pornografica (qualunque ne sia l’oggetto) diventi oggetto di interrogazione parlamentare.
La fotografia, il film sono altra cosa, perchè dietro la macchina fotografica deve esserci un bambino da fotografare, e i bambini vanno SEMPRE lasciati stare e difesi anche penalmente.
Ma dietro la scrittura non c’è nulla altro che la capacità di scrivere dello scrittore.
La scrittura non è azione e quindi non la si può condannare come se fosse azione (ci mancherebbe altro, nessuno scriverebbe più).
Però è anche ridicolo voler far passare per letteratura quello che non lo è, e non per l’argomento, ma proprio per la scrittura (quella unione indissolubile e misteriosa di espressione e contenuto).
Penna, ma non solo, ha scritto poesie struggenti su questo argomento e io non mi permetterei mai di giudicarle con moralismo.
Ma questo racconto io lo derubrico dalla letteratura e lo inserisco nella categoria pornografia (ma sia chiaro che NON lo condanno come pornografico, io non condanno la pornografia). E’ pornografia proprio perchè il racconto è privo di tutto quello che rende poesia anche l’argomento più scabroso. E’ solo una scrittura abile che esibisce e rappresenta il sesso. E’ una scrittura pornografica e basta.
Vogliamo trovare somiglianze con altre scritture esibitive? allora è simile ad una sentenza di tribunale o a una pagina di educazione sessuale scritta da un prete negli anni 50.
Ripeto forse perchè giulio non è pedofilo, si è rifiutato inconsciamente di fare vera letteratura su quell’argomento, oppure proprio non ne è capace.
Però è stato abile perchè mi ha fatto vomitare.
A me la pornografia con argomento bambini, fa vomitare.
Sono io che ho ancora anticorpi per buttare fuori il veleno di oggi o siete voi che siete così vaccinati alla cattiva letteratura da scambiare Giulio per un Penna?
geo
Il pezzo fa parte di una raccolta, nella quale probabilmente si inserisce.
Sarebbe interessante capire perché Mozzi lo ha postato qui.
L’intenzione e il contenuto sono molto diversi da quelli di Penna, lo capisco persino io.
Discutere con voi è deprimente.
lo ha postato (almeno come motivo più vistoso) per dire che non solo le donne (minorenni) sono oggetto di violenza, questo è stato chiaro pure a me.
Poi lo avrà postato per venderne qualche copia, è merce che vende molto bene quella, ma questo è del tutto secondario;-)
Ma il motivo principale è (o almeno così sembra) una risposta, forse polemica, al racconto di gabriella.
Anche il racconto di gabriella, se lo avesse voluto, avrebbe potuto essere solo pornografico.
E guardate che non si tratta solo di scelta, perchè scrivere di pornografia, come scrivere una sentenza, ma anche un romanzo rosa, non è cosa che si improvvisi e che riesca a tutti anche se sono bravi scrittori ;-).
Però gabriella è riuscita a mettere la verità, la tragedia della verità, nelle poche righe della lettera di vanessa, giulio ha solo esibito una merce pornografica.
La brevissima lettera di gabriella fa venire il desiderio di rileggere il pezzo, ma il racconto di giulio una volta letto, se si cercava qualcosa di autentico, lo si lasca perdere. Non lo si porta alla Camera per una interrogazione, ma lo si lascia perdere ;-)
geo
Però non descrive un atto di violenza, Geo.
Rgia.
ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Fare sesso con un bambino NON è un atto di violenza????!!!!????
Tu hai un concetto di violenza veramentne molto singolare.
Tash discutere con te non so se sia deprimente o meno, so solo che non mi piace più farlo.
geo
Nel racconto io trovo grande violenza e dolore. Un dolore devastante e senza vie d’uscita. Insopportabile e soprattutto fuori luogo. Un dolore che opprime il più debole ma non risparmia affatto il più forte, l’adulto abietto e vile. Non ci trovo pornografia.
Se proprio si vogliono fare paragoni (impropri), mi sembrano più pornografiche - nel senso di dominate da una vera e propria ossessione erotica - le poesie di Penna.
Penso poi che appartengano alla letteratura sia il racconto di Mozzi sia le poesie di Penna.
Per me il problema non è stabilire se il pezzo di Mozzi sia letteratura o no. Per me, qualunque cosa esso sia, e non mi interessa stare a definirne l’identità, è un pezzo furbo, viscido e ambiguo. Non vedo in nessun segmento del testo la rappresentazione di un dolore, nè la rappresentazione complessa e plurima di un evento inaudito come il rapporto sessuale tra un bambino e un uomo adulto. Un bambino non ha possibilità di scelta di fronte a un adulto e questo fonda il rapporto su una disparità incolmabile. Vi assicuro che i bambini che rimangono vittime di episodi simili spesso, nel momento in cui li vivono, non si rendono neanche conto di quello che gli accade. Poi per anni se ne ricordano. E si rovinano la vita.
Forse qualcuno non se n’è accorto, ma in qualche intervento si scorge, anche se in forme non controllate dallo scrivente, un lento slittamento verso l’equazione pedofilia = omosessualità: la qual cosa, per quanto mi riguarda, è aberrante esattamente quanto lo pseudo racconto di Mozzi, quali che siano le ragioni che l’hanno ispirato.
Nel caso interessasse a qualcuno, io continuo a vomitare insieme a Georgia.
E’ un racconto senza un vero inizio né un vero finale: è una scena in progress, che pone una serie di domande: chi sono questi due? Chi è l’uomo? E il bambino? E’ un “marchettaro?” L’uomo lo riaccompagna a casa. Che casa? Chi c’è in quella casa? I genitori? E’ scritto senza alcun moralismo, né compiacimento. Sembra una scena di vita comune, di vita “normale”, e questo risulta inaccettabile. Provoca inquietudine, ripugnanza, spavento. Georgia ha vomitato, e anche fm, che lo definisce aberrante. Tashego, per cercare una forma di assoluzione (inconscia, Tash, inconscia) scomoda gli antichi greci.
Dunque, va bene.
Cioè, georgia, non fraintendermi, non dico che vada bene se hai vomitato per il ribrezzo, io ti sono vicino, ma che ha raggiunto il suo scopo. Perché è un racconto maledetto, è una discesa nel pozzo nero. E i testi maledetti provocano reazioni negative, proteste, indignazioni. Qui l’autore ha tirato fuori un pezzo di anima nera. E’ abbastanza insostenibile per qualcuno, per molti, forse per tutti, anche se con intensità diverse. Tutti abbiamo una fetta di anima nera. Sapete cosa dicevano Gassman e Dino Risi quando, a passeggio per Roma, incrociavano una povera signora anziana che camminava curva? “ehi, guarda quella vecchiaccia, prendiamola a calci in culo!”. Poi scoppiavano a ridere, e ovviamente non facevano nulla del genere, anzi, l’aiutavano ad attraversare la strada. Però tiravano fuori una fetta di anima nera. Non dobbiamo avere paura della nostra fetta di anima nera. Proviamo ad affrontarla, ad ascoltarla. Proviamo a confrontarci con lei. Guardare in faccia la nostra fetta di anima nera non significa passare all’atto. Non significa approvare quello che ci dice, ci sussurra, insinua, grida.
Un racconto maledetto non è una giustificazione o una esaltazione della pedofilia. Non è “immorale”, è “amorale”. E non deve essere “bello”, ma dannato, nero e sgradevole, oppure insostenibile, odioso. Anche la scrittura deve essere adeguata, e questa lo è: perché è secca, è “normale”, non si compiace, è fredda, scientifica. Un supporto perfetto a una storia nera.
Sì Baldrus, peccato che Mozzi non sia Dostoevskij - che di anima nera se ne intendeva, eccome. E la cosa non gli riesce, si attesta a un fondo apologetico e fintamente, anzi direi normalmente scandaloso che non ha nulla a che vedere con l’amoralità che tu invochi. Torno a ripetere che la chiave secondo me sta nel titolo.
Chiedo scusa se mi intrometto, ma questa sequela di interventi è l’unica cosa davvero offensiva di questo post, offensiva nei confronti di chi legge e nei confronti dell’infanzia a cui, non era molto difficile capirlo, questo breve racconto rende un servizio di delicatezza e comprensione struggente.
Amore è un pezzo di vera letteratura. Non è un pezzo abile, né furbo, è un pezzo “vero”, come insegnerebbe a scriverlo una Kristof. Si sta qui disquisire sulla qualità, ottenendo il solo risultato di evidenziare come ancora una volta l’eccesso di cultura vanesia nelle valutazioni sfoci in puntuale ottusità, scoraggiante abbaglio, depistaggio della verità.
“Il bambino non si muoveva quasi più e teneva il braccio destro, la pistola impugnata, appoggiato al letto.”
“Il bambino aprì gli occhi e si inginocchiò. Puntò la pistola in faccia all’uomo, tenendola con tutte e due le mani. «Ti uccido», disse”.
“«Non devi muoverti», disse il bambino. Con la mano sinistra continuò a tenere la pistola puntata in faccia all’uomo. Con la destra prese il sesso dell’uomo vicino alla punta e lo strinse forte”.
“«Ti sei mosso», disse il bambino. Infilò la canna della pistola nell’ombelico dell’uomo e cominciò a spingere.”
E’ davvero così? Scusate, è bene pensarci, perché se è così, allora tantovale buttare a mare gli anni di studio, i libri letti, le cose imparate. Davverò l’uccello di un bambino in bocca a un uomo ci fa gridare “E’ porno!”, ci fa vomitare, anche se gli occhi del bambino stanno guardando la pistola giocattolo appena ricevuta in regalo perché non avrebbero idea di dove altro posarsi? Basta una goccia di sperma di un orgasmo involontario ad accendere le antennine in difesa della “letteratura che è unione indissolubile e misteriosa di espressione e contenuto”? E la pistola, che preme nell’ombelico? Io non ci credo. Basta un po’ di cervello di troppo per dimenticare un bambino. Perché questo racconto è soprattutto pieno di bambino e di dolore bambino nel futuro. Dell’adulto appaiono la psicologia sottile, la delicatezza, l’affetto recitato delle parole. Il resto è bambino.
Effeffe, che evidentemente ha antenne di altro tipo (come Emma), ha detto l’unica cosa sensata in questa marea di sproloqui. Il bambino è già naturalmente colpevole. Il bambino sa già perfettamente la propria colpa naturale e tutto quello che gli resta è di forzare il gioco, con la pistola finta, che non potrà mai davvero azionare sul suo carnefice, perché l’odio e la vendetta gli saranno per sempre preclusi. Quella pistola la userà probabilmente su sé stesso, negli anni a venire, per quella goccia di orgasmo, incomprensibile e oscena.
Il bambino preme contro l’ombelico e spinge. Questa è l’immagine che il bambino si porterà dietro ed è l’immagine sorda della sua rovina futura. Questo racconto è una spina mortale e dolorosissima perfettamente affondata.
Vi chiedo scusa, ma sono molto arrabbiato.
Un racconto così, non ve lo meritate.
chiaramente hai postato mentre scrivevo, Baldrus, sennò avrei precisato che mi trovavo perfettamente d’accordo con te.
“Vera letteratura, antichi greci, scrittura secca, normale, l’imbarazzo divertente dei deputati, basta una goccia di sperma per gridare allo scandalo…” Voi siete malati! Questa è la verità (che cosa non fareste per ingraziarvi uno che scrive per Mondadori…). E, presumibilmente, senza figli. Come, presumo, sia l’autore di questa merda (che di questo state parlando e leccando) e l’editore (gli editori) che la mandano in giro. Un maestro di scrittura? Dev’essere davvero rilassante mandare un figlio a lezione da un tale professorone. Fate pena.
Non ho capito la parte sul bambino “naturalmente colpevole”. Scusate, non sono tanto intelligente… qualcuno può spiegarmela?
@ Matteo
Scusa se ti ho “offeso”, ma succede quando non si hanno i tuoi finissimi strumenti di analisi, pronti a garantire a favore di un’arte che solo tu riscontri, attraverso una lettura che è la “tua” e che non mostra nessun rispetto per chi ne ha raccolto un’altra impressione. Si dà il caso, però, e tu prova a considerarlo almeno di sfuggita se ti riesce, che per qualcuno la “vita” (sì, hai capito bene: la vita) possa venire prima (sempre), e avere più valore in assoluto, di ogni forma di rappresentazione letteraria. Mozzi sarà anche un “grande scrittore” (e sono fiero di non meritarlo, se la sua grandezza si risolve in quei capolavori), quel testo dovrebbe essere inquadrato nell’opera complessiva da cui è tratto: bene: ma io, qui davanti a me, ho quelle righe, quelle immagini: e non c’è cultura che tenga, non serve a un cazzo tutta la tua e la mia cultura, perché se voglio comunicare coi miei figli, o con qualsiasi bambino di questo mondo, tutto il mio sapere diventa un muro, non uno strumento di contatto: sono io che devo regredire a quel sentire, a quell’immaginario, a quei valori, non l’altro, il “diverso”, che deve spogliarsi della sua dimensione per adeguarsi al mio universo malato. Il “vomito” è proprio il frutto di questa reazione: il rifiuto di una cultura che pùò produrre, a qualsiasi titolo, strumenti di giustificazione (del lager: e quella stanza è un lager), perchè tali si rivelano alcuni commenti, di un orrore che tu e qualche altro conoscete solo per sentito dire, perché ne leggete nei libri. La vita, con i suoi drammi, è altrove. Quell’osceno pastrocchio non denuncia una beata fava: la Fuschini, per rappresentare un orrore della stessa specie, ha scelto altre strade: e la commozione vera di tanti che hanno letto quelle venti righe mi dice solo che l’autrice, prima di scrivere, vive, è vera e reale, non un frutto inerte e senza semi della sua stessa penna. Quel racconto, o presunto tale, invece, è offensivo: offensivo nei confronti dell’infanzia violata, qui e altrove, ieri e oggi: un’infanzia a cui non rende una briciola di giustizia, né di umanità.
Il difetto del racconto è che applica uno schema generico a una realtà specifica. Se al posto del bambino mettiamo una prostituta o una coquette, il racconto regge uguale. E questo è un guaio, perché, alla fine, della cosa non sappiamo niente (se non che un bambino è come…, il che è falso).
Il titolo poi, che penso volesse essere provocatorio, riflette nolente questa genericità (come se a una storia di pescatori si desse il titolo “animali”, ossia il genere che comprende la spece “uomini” che comprende la sottospecie “pescatori”).
Caro Fm,
probabilmente non mi sono spiegato affatto bene e mi dispiace.
Vedi, trovo coerente, ma fuori luogo che tu mi venga a parlare di cos’è la vita vera. E’ stata proprio questa impostazione del confronto tra difensori dei valori e cinici sostenitori dell’arte, che io trovo strampalata e un po’ sterile, a infastidirmi e a farmi parlare di offesa non certo nei confronti dell’arte, o nei miei, ma proprio in quelli dell’infanzia violata. Credo che ci volesse e ci voglia più accortezza parlando di pedofilia e di letteratura, probabilmente più tempo, e in questo senso cercherò adesso di spiegarmi, precisando subito, per non incorrere in nuove bastonature, che tutto quel che segue è solo un personale punto di vista che contiene tuttalpiù un invito, ma niente di tremendo.
Per fugare confusioni ti dico immediatamente che la letteratura è per me il luogo dove mettere in scena ciò che della vita vera, nella vita vera, i paradigmi culturali e di costume non ci permettono di cogliere. Naturalmente facendo appello, con maggiore o minore intensità, alla sensibilità del lettore. La letteratura vera deve o dovrebbe saper spostare le coscienze indirizzandole altrove ed è questo per altro un pensiero assai consueto.
Ora io, senza problemi, in virtù di questo ti dico: Amore è un racconto sulla genesi di un trauma costruito per indizi visivi. Altro che pornografia. La pornografia lasciamola al cinema e al video making. Un video girato in quella stanza-lager sarebbe pornografia. Ma la letteratura (intendo prosa narrativa) non può essere pornografica perché non può mostrare, può al massimo svelare, magari rivelare. Quindi, con questa storia della pornografia in letteratura io la smetterei, perché è un modo di utilizzare le parole che alla lunga le falsifica, anche se in buona fede.
Tornando allo sciocco scontro tra i paladini della “vita viene prima di tutto” contro gli algidi “eredi dei fratelli Goncourt” (scontro che io vorrei far cadere), ti dirò che un solo rimprovero io faccio a Giulio: questo suo racconto svela, prima di tutto, una finissima sensibilità di narratore e la svela sopra il resto. La precisione dei gesti messa in atto presuppone una delicatissima, davvero delicatissima, operazione di immedesimazione da parte dell’autore e, torno a ripetere, soprattutto nei confronti del bambino. Questo genera irritazione. Sembrerebbe un esercizio di stile à la Mozzi, tanto più odioso perché operato su un tema intoccabile come quello della pedofilia. Questo distoglie, nella valutazione, dalla qualità del racconto ed è un limite.
Dopodiché, quel che è fatto è fatto. Io leggo Amore e so chi è un bambino nel momento esatto in cui riceve violenza, so come si comporta e perché si comporta così e posso intuire anche che cosa ne sarà di lui. Questo mi avvicina alla comprensione di un problema la cui soluzione non sta nella rimozione. Questo sposta la mia coscienza, questo è letteratura. E’ bene, sacrosanto, che faccia male.
Non diamo, per altro, alla letteratura le stesse responsabilità di un video porno amatoriale. La letteratura ha delle responsabilità, ma sono molto diverse.
Tu mi dirai: si, ma quale spostamento di coscienze? Dove indirizza le coscienze Giulio con il suo racconto? Quello che Giulio ci dice, lo sappiamo già. Il suo racconto è gratuito, non serve.
Tu hai ragione, io ti dico, ma sperando di nuovo di non essere considerato arrogante, è proprio qui che penso andrebbe fatto un passo in più, perché non credo che, come dicevi tu, si tratti di un racconto di denuncia. Per quanto mi riguarda non ho vomitato al termine di questo racconto, ma mi sono commosso. Credo che l’autore sia arrivato a svelare, con grande finezza poetica, la psicologia di un bambino violato (la pistola premuta contro l’ombelico, la pistola, per favore, non il sesso orale, la pistola tenuta nella mano abbandonata, quella è importante!) esclusivamente attraverso una sensibilità. Questa attenzione, questa delicatezza dell’autore che è sempre presente, sempre e dice “Io so cosa capita a questo bambino”, questo è Amore. L’intelligenza di uno scrittore, la capacità di affondare lo sguardo e capire e conoscere laddove non si vorrebbe nemmeno buttare un occhio e dove si rischia di rimuovere insieme al male anche la cura della vittima, questo è Amore.
Caro Fm, la stragrande maggioranza degli abusi avviene in famiglie dove uno dei due genitori, solitamente il padre, abusa, e l’altro sa, ma si immagina di non sapere niente di quel che capita dietro la porta. Amore dice non quello che capita dietro la porta (quello lo direbbe un video pedopornografico), ma quello che capita dentro un bambino. Questo rende giustizia a un bambino violato, secondo me, con un’attenzione che è frutto di coraggio o di vittoria sulla paura, dote che forse non possiamo chiedere a noi stessi, ma possiamo almeno ringraziare uno scrittore quando ce l’ha lui per noi.
Ps. Le venti righe di Gabrella Fuschini sono veramente molto belle. Ma consentimi di dire che non sono un termine di paragone perché trattano, in modi doverosamente differenti, un problema molto differente. Sul quale, per altro, siamo già svezzati da molto tempo, tanto che accettiamo di sentirne parlare Maurizio Costanzo e Morelli, alle dieci di mattina, facendo colazione.
@La giardiniera: naturalmente colpevole si riferisce al senso di colpa del bambino violato, che psicologicamente attribuisce per sempre a sé stesso la responsabilità della violenza.
Caro Fm,
probabilmente non mi sono spiegato affatto bene e mi dispiace.
Vedi, trovo coerente, ma fuori luogo che tu mi venga a parlare di cos’è la vita vera. E’ stata proprio questa impostazione del confronto tra difensori dei valori e cinici sostenitori dell’arte, che io trovo strampalata e un po’ sterile, a infastidirmi e a farmi parlare di offesa non certo nei confronti dell’arte, o nei miei, ma proprio in quelli dell’infanzia violata. Credo che ci volesse e ci voglia più accortezza nel parlare di pedofilia e di letteratura, probabilmente più tempo, e in questo senso cercherò adesso di spiegarmi, precisando subito, per non incorrere in nuove bastonature, che tutto quel che segue è solo un personale punto di vista che contiene tuttalpiù un invito, ma niente di tremendo.
Per fugare confusioni ti dico immediatamente che la letteratura è per me il luogo dove mettere in scena ciò che della vita vera, nella vita vera, i paradigmi culturali e di costume non ci permettono di cogliere. Naturalmente facendo appello, con maggiore o minore intensità, alla sensibilità del lettore. La letteratura vera deve o dovrebbe saper spostare le coscienze indirizzandole altrove ed è questo per altro un pensiero assai consueto.
Ora io, senza problemi, in virtù di questo ti dico: Amore è un racconto sulla genesi di un trauma costruito per indizi visivi. Altro che pornografia. La pornografia lasciamola al cinema e al video making. Un video girato in quella stanza-lager sarebbe pornografia. Ma la letteratura (intendo prosa narrativa) non può essere pornografica perché non può mostrare, può al massimo svelare, magari rivelare. Quindi, con questa storia della pornografia in letteratura io la smetterei, perché è un modo di utilizzare le parole che alla lunga le falsifica, anche se in buona fede.
Tornando allo sciocco scontro tra i paladini della “vita viene prima di tutto” contro gli algidi “eredi dei fratelli Goncourt” (scontro che io vorrei far cadere), ti dirò che un solo rimprovero io faccio a Giulio: questo suo racconto svela, prima di tutto, una finissima sensibilità di narratore e la svela sopra il resto. La precisione dei gesti messa in atto presuppone una delicatissima, davvero delicatissima, operazione di immedesimazione da parte dell’autore e, torno a ripetere, soprattutto nei confronti del bambino. Questo genera irritazione. Sembrerebbe un esercizio di stile à la Mozzi, tanto più odioso perché operato su un tema intoccabile come quello della pedofilia. Questo distoglie, nella valutazione, dalla qualità del racconto ed è un limite.
Dopodiché, quel che è fatto è fatto. Io leggo Amore e so chi è un bambino nel momento esatto in cui riceve violenza, so come si comporta e perché si comporta così e posso intuire anche che cosa ne sarà di lui. Questo mi avvicina alla comprensione di un problema la cui soluzione non sta nella rimozione. Questo sposta la mia coscienza, questo è letteratura. E’ bene, sacrosanto, che faccia male.
Non diamo, per altro, alla letteratura le stesse responsabilità di un video porno amatoriale. La letteratura ha delle responsabilità, ma sono molto diverse.
Tu mi dirai: si, ma quale spostamento di coscienze? Dove indirizza le coscienze Giulio con il suo racconto? Quello che Giulio ci dice, lo sappiamo già. Il suo racconto è gratuito, non serve.
Tu hai ragione, io ti dico, ma sperando di nuovo di non essere considerato arrogante, è proprio qui che penso andrebbe fatto un passo in più, perché non credo che, come dicevi tu, si tratti di un racconto di denuncia. Per quanto mi riguarda non ho vomitato al termine di questo racconto, ma mi sono commosso. Credo che l’autore sia arrivato a svelare, con grande finezza poetica, la psicologia di un bambino violato (la pistola premuta contro l’ombelico, la pistola, per favore, non il sesso orale, la pistola tenuta nella mano abbandonata, quella è importante!) esclusivamente attraverso una sensibilità. Questa attenzione, questa delicatezza dell’autore che è sempre presente, sempre e dice “Io so cosa capita a questo bambino”, questo è Amore. L’intelligenza di uno scrittore, la capacità di affondare lo sguardo e capire e conoscere laddove non si vorrebbe nemmeno buttare un occhio e dove si rischia di rimuovere insieme al male anche la cura della vittima, questo è Amore.
Caro Fm, la stragrande maggioranza degli abusi avviene in famiglie dove uno dei due genitori, solitamente il padre, abusa, e l’altro sa, ma si immagina di non sapere niente di quel che capita dietro la porta. Amore dice non quello che capita dietro la porta (quello lo direbbe un video pedopornografico), ma quello che capita dentro un bambino. Questo rende giustizia a un bambino violato, secondo me, con un’attenzione che è frutto di coraggio o di vittoria sulla paura, dote che forse non possiamo chiedere a noi stessi, ma possiamo almeno ringraziare uno scrittore quando ce l’ha lui per noi.
Ps. Le venti righe di Gabrella Fuschini sono veramente molto belle. Ma consentimi di dire che non sono un termine di paragone perché trattano, in modi doverosamente differenti, un problema molto differente. Sul quale, per altro, siamo già svezzati da molto tempo, tanto che accettiamo di sentirne parlare Maurizio Costanzo e Morelli, alle dieci di mattina, facendo colazione.
@La giardiniera: naturalmente colpevole si riferisce al senso di colpa del bambino violato, che psicologicamente attribuisce per sempre a sé stesso la responsabilità della violenza.
pardon, ho postato due volte per errore
Giulio, come ti permetti di scrivere un racconto sull’incontro tra un pedofilo e un bambino precedentemente circuito e plagiato ad arte? Così ci confondi, non riusciamo a capire se si tratti di eros o di pornografia o altro. Non abbiamo elementi sufficienti, stiamo ad arrovellarci e tormentarci. cerchiamo lumi nella tua biografia. Siamo sicuri che non sei pedofilo, allora forse sei un discendente degli antichi greci? No, non lo sei. Solo un pedofilo o un greco antico nonché pedofilo potrebbe raccontare degnamente e poeticamente questa storia, farne una storia d’amore. Forse vuoi portarci sulla cattiva strada, offrendoci un racconto come si offre uno spinello? Vuoi che noi si diventi tutti pedofili? Hai scritto un racconto che sembra erotico, ma non lo è, ci fa solo incazzare e star male. Dov’è l’amore che ci hai promesso nel titolo? Quel titolo è una vera e propria truffa.
Questo racconto, secondo me, raggiunge perfettamente il suo scopo. Il male fa male, il male è follia. Entriamo nella testa di un pedofilo, che è un uomo qualunque, apparentemente, potrebbe essere chiunque. Ha una casa normale e se deve comprare un giocattolo va all’Upim. Quest’uomo lascia che il bambino giochi, che inserisca il gioco nell’altro gioco che l’uomo gli ha insegnato e che a lui non piace. Il bambino continua ininterrottamente a giocare con la sua pistola nuova e solo nel gioco riesce a rappresentare i suoi sentimenti per quello che l’uomo gli sta facendo. Il bambino vuole uccidere l’uomo.
E’ facile, se se ne ha l’occasione, circuire e plagiare un bambino. I bambini non sanno niente e si fidano degli adulti. Ogni adulto, il più sfigato degli adulti, per un bambino è un’autorità.
I pedofili sono pazzi, poeti o no. Hanno perso il contatto con la realtà, hanno perso la capacità di avere rapporti umani, di considerare i propri simili come esseri capaci di soffrire. Infliggono sofferenza, inventando, nel loro delirio, sentimenti inesistenti nei bambini. Il bambino del racconto vuole uccidere l’uomo per quello che gli sta facendo.
Ho sentito serpeggiare nei commenti il timore del contagio. Non c’è possibilità di contagio in questo racconto che mostra, in modo solo apparentemente neutrale, tutto l’orrore della pedofilia. Non c’è possibilità di contagio per chi non sia già pazzo di suo.
Qui trovo tutto il vero di una relatà spesso nascosta, taciuta.
I bambini, prima di diventare adulti, sono vicinissimi all’eros proprio per la loro ingenuità, la mancanza di senso di peccato, che avvicina il loro corpo in maniera tanto desiderata al mondo dell’erotismo adulto.
La pedofilia è ridare bellezza alla propria infanzia.
Se questo succedesse senza invadere lo sviluppo del bambino, non ci sarebbero implicazioni morali, che per altro con l’eros hanno sempre poco a che fare.
Il confine tra abuso e gioco è molto labile, capirlo è troppo difficile, giudicarlo arduo.
Se le pulsioni erotiche fossero esenti da sdoganamenti morali, ciascuno di noi si spaventerebbe della quantità e varietà di oggetti investibili dal nostro desiderio.
Un caos….evitato dalla morigeratezza dei costumi, dalle direttive delle religioni, e dai veti etici.
@pamela
“Solo un pedofilo o un greco antico nonché pedofilo potrebbe raccontare degnamente e poeticamente questa storia, farne una storia d’amore.”
certo te la sei rigirata un po’ come ti pareva.
a me il racconto piace, nel senso che dice e coglie il segno.
concordo in questo con Matteo.
non avevo intenzione di assolverlo da nulla.
tuttavia voi, seguitando un po’ scioccamente ad incentrarvi solo sul fanciullo (forse lo fa anche Mozzi), mostrizzate l’adulto.
succede sempre così, di questi tempi.
fine e ciao.
Matteo scrive: *La pornografia lasciamola al cinema e al video making. Un video girato in quella stanza-lager sarebbe pornografia. Ma la letteratura (intendo prosa narrativa) non può essere pornografica perché non può mostrare, può al massimo svelare, magari rivelare*
Libertario per le lettere e censorio per le immagini? Ci vorrebbe un nuovo Lessing, che togliesse il graphéin da “porno-grafia”.
*Sembrerebbe un esercizio di stile à la Mozzi, tanto più odioso perché operato su un tema intoccabile come quello della pedofilia.*
Direi il contrario: sembra che tocchi un tema intoccabile, ma è un mero esercizio di stile.
*Credo che l’autore sia arrivato a svelare, con grande finezza poetica, la psicologia di un bambino violato (la pistola premuta contro l’ombelico, la pistola, per favore […] Amore dice non quello che capita dietro la porta (quello lo direbbe un video pedopornografico), ma quello che capita dentro un bambino. Questo rende giustizia a un bambino violato, secondo me, con un’attenzione che è frutto di coraggio o di vittoria sulla paura* (e Pamela specifica: *Il bambino continua ininterrottamente a giocare con la sua pistola nuova e solo nel gioco riesce a rappresentare i suoi sentimenti per quello che l’uomo gli sta facendo. Il bambino vuole uccidere l’uomo*).
La mia tesi è questa: Mozzi va a puttane e perciò va a puttane il racconto.
Mozzi va a puttane in effigie, qua scrittore (non in realtà come molti, né in idea come Diderot nell’incipit del Nipote di Rameau), ossia schematizza un materiale desumibile dall’area adulta. Nella casella vuota della prostituta/coquette/marchettaro inserisce un bambino: dovendo qualificarlo, opta per il significante-pistola. Ora, in sé il gioco parlato/agito della pistola è affatto pertinente, ognuno di noi lettori lo ode/vede quotidianamente tra bambini, dove il “Ti uccido” è addirittura topico. E questo gioco, come del resto altri, assume e presenta una gamma di significati assai vasta, che va da un minimo a un massimo di aggressività. Possiamo dire che più aggressivo diventa, meno gioco rimane.
MOZZI: *Quando l’uomo toccò l’inguine del bambino, il bambino disse: «Portami la pistola»*«Lascia stare la pistola, adesso», disse l’uomo. Il bambino disse: «No». Si inginocchiò e cominciò a toccare il sesso dell’uomo con la canna della pistola*Strinse la mano sinistra alla base del sesso dell’uomo, che era diventato gonfio, e continuò a toccarne la punta con la canna della pistola*«Fammi venire», disse ancora l’uomo. Il bambino aprì gli occhi e si inginocchiò. Puntò la pistola in faccia all’uomo, tenendola con tutte e due le mani. «Ti uccido», disse. L’uomo disse: «Io ti voglio bene». «Non devi muoverti», disse il bambino. Con la mano sinistra continuò a tenere la pistola puntata in faccia all’uomo. Con la destra prese il sesso dell’uomo vicino alla punta e lo strinse forte. «Mi fai male», disse l’uomo. Ma non si mosse. Il bambino disse: «Se ti muovi ti uccido». Abbassò la mano destra e scoprì il glande dell’uomo. Cominciò a pizzicarlo con il pollice e l’indice. L’uomo chiuse gli occhi. L’uomo venne sussultando*«Ti sei mosso», disse il bambino. Infilò la canna della pistola nell’ombelico dell’uomo e cominciò a spingere*.
La sequenza è standard dell’erotismo sado-maso adulto: il più anziano maso + il/la più giovane sado + il medium/attrezzo. La sequenza ovviamente può essere applicata anche al rapporto con un bambino, ma perdendo totalmente la specificità del rapporto stesso (si può cioè sempre dire che c’è almeno un bambino che si comporta da adulto, ma appunto letteralmente “non fa testo”). Se poi al “Ti uccido” si vogliono dare valenze retoriche di opposizione/liberazione, la frittata, oltre che fatta, risulterà bruciata.
DB
Come ha ricordato Piero Sorrentino, questo racconto è stato effettivamente oggetto di un’interrogazione parlamentare. Chi volesse può leggere qui il verbale della seduta: http://www.giuliomozzi.com/archives/2003/12/cinque_anni_fa.html
Concordo con l’osservazione di Georgia: “In questo racconto non esiste un grammo di eros”. Questo è un racconto sul potere, non sull’eros.
Mozzi, dopo 42 commenti l’unica cosa che sai dire è che hai scritto un racconto sul potere?
P otere…P istole…P iselli…mah!!!
Unoqualunque, la tua accusa ricorre spesso: se uno “scrive per Mondadori” i commenti che non stroncano hanno sempre come scopo quello “di ingraziarselo”. Dico, ma dobbiamo commentare con un manuale in mano, un elenco di editori che sono “fedeli alla linea?”
Mah… sarà anche un racconto sul potere, ma c’è troppo compiacimento, troppa calligrafia.
È indubbio che esistano lati cosiddetti oscuri, in ognuno di noi, dei quali raramente riusciamo a parlare -che sono ridicolmente incoffessabili anche a noi stessi a volte. È indubbio che la morale non può essere un metro per valutare le cose -è una barriera imposta non una scelta (ed una maturità) maturata. Ma questo indugiare nel particolare (accettabile se fosse feticismo) è ciò che toglie alla scrittura la sua capacità catartica. Mi tornano in mente certe foto dettagliate di corpi straziati da bombe nelle quali in nome della verità, del così-è, si esercita alla fin fine solo uno sterile voyeurismo, che stuzzica e provoca la morale ma non è in grado di fare un solo passo più in là: l’orrore della guerra non è nel corpo straziato, che muove solo le corde dell’emotività, ma blocca spesso il pensare; bensì nella bomba che cade -quel che accade dopo non è davvero che un “collateral damage”…
Il racconto è vecchiotto come mai ci viene riproposto oggi?
E’ provocatoria la cosa oppure è solo un bello spot pubblicitario sbattutoin prima pagina?
Alcuni di voi analizzano il racconto e finiscono per essere più pornografici dell’autore :-(, pietoso.
Lo ripeto il racconto è un brutto racconto (capita anche ai migliori) e quindi risulta pornografia per l’argomento che tratta.
La “letteratura” pornografica esiste ed ha anche un florido mercato, quindi nulla di male, la stupidità sta nel chi, volendo assolvere il racconto, vuole fare nobili paragoni che proprio non esistono.
Nessuno, se non un pavido parvenu della letteratura, oserebbe mai paragonare, un qualsiasi raccontino porno su un amore tra una ragazzina e il padrigno con lolita o gigi di colette (era lo zio ma fa lo stesso)
Se noi ci cimentassimo in quel genere, con descrizioni crude, esibite, senza lasciare nulla all’immaginazione, forse i più abili di noi riuscirebbero a scrivere un buon (dal punto di vista commerciale) racconto pornografico, ma nulla di più.
Solo uno su 1000 milioni scrive Lolita la cui poesia da le ali all’argomento scabroso. Il guaio è che simili argomenti anche senza ali vendono parecchio.
Giulio obbiettivamente non c’è riuscito ad alzarsi da quell’orrido letto, lui dice che è un racconto sul potere. Boh… come racconto del genere porno, l’ho già detto, è abile e si vede che da anni “insegna” scrittura. Come racconto sul potere è un autentico fallimento: racconto puerile e muto e, a mio modesto giudizio, non comunica nulla del genere.
Semmai l’avercelo imposto, quasi provocatoriamente, senza una riga di introduzione per spiegarci il perchè, l’averlo scelto fra tutti i racconti, del libro, per sponsorizzarlo nel sito della mondadori, la derisione di chi vomita giudicandolo un interlocutore deprimente, lo stesso che trova gli altri deprimenti che ci accusa di fare la mostrizzazione dell’adulto e di non considerare eventuali *colpe* del bambino. BLEAH …. di moda oggi difendere il forte e dare addosso al debole, succede tutti i giorni.
L’insistenza dei fan come matteo a dire, con protervia, che non ci meritiamo simile meraviglia (ah ah ah ah, la pubblicità è l’anima del cmmercio), Tutto questo si che a me parla del Potere e del Conformismo Marziale di ora, molto attuale visto che la pornografia è al momento molto usata per esportare la “civiltà” nel mondo.
Si con questo racconto il potere c’entra parecchio, per questo ho vomitato, ma non è la scrittura (o la fabula) che ci comunica il gesto orrido del potere (lì rimaniamo nella pornografia banale e forse cattiva) ma tutto il paratesto che gira intorno al racconto. Compreso la ormai *macchina* tash che candido dice: ma non ha descritto una scena di violenza!
Io vorrei cambiare genere. Cioè … non voglio più appartenere al genere umano
geo
maline hai scritto veramente un bel commento.
mi fai pensare … e non è poco
a me interessano le scritture radicali e radicate. poi possono essere delle fiction o delle testimonianze di cose vere poco importa, e dipende sempre da quello che è congeniale a chi scrive. che potere ha la letteratura se non riflette in maniera impietosa sul potere? il potere che non è prerogativa di quei miserabili che stanno al parlamento. bisogna incoraggiare chi scrive cose radicali, sta lavorando per rendere meno asfittica la vita. la letteratura non può adeguarsi al clima da caserma che c’è in giro.
“Solo uno su 1000 milioni scrive Lolita la cui poesia da le ali all’argomento scabroso.”
eh.
la poesia che “da le ali”.
cioè nobilita la materia vile.
la parola “scabroso”.
(l’ormai macchina) tash
Questo racconto non è radicale. Dostoevskij è radicale, Houellebecq è radicale. Questo racconto è pieno di conformismo, è apologetico e autoindulgente, dunque esattemente il contrario di radicale. Nessuno ricorda quel thread nato a seguito del post di Giulio Mozzi “Un ragno nella mente”, qui su NI, in cui venne fuori un singolare accostamento tra la xenofobia e la pedofilia?
@ Arminio e a te sembra scrittura radicale?
boh …
è proprio la scrittura di quel racconto a non essere radicale, ma conformista marziale. Tu confondi la scrittura con l’argomento trattato che, ad essere dei puritani in incognito, si può anche considerare un argomento radicale.
Come per i colori, si vede che io e te vediamo scritture diverse
a me la scrittura da caserma (che poi spesso è pornografia) sembra proprio quella di quel racconto, hai usato un termine giustissimo che mi piace: scrittura da caserma
Sottolineo che tu a volte riesci ad avere una scrittura radicale (che brutta parola scrittura radicale sembra quasi sinistra radicale ;-)) ad affrontare argomenti con vera poesia, non sempre, ma alle volte ci sei riuscito.
Ci riesce molto bene, per dote quasi naturale,Andrea Di Consoli, ma mozzi in questo racconto no. Mi sembra quasi che tu cerchi di scivolare sugli specchi per vedere quello che in realtà non vedi neppure tu ;-)
geo
Un bellissimo racconto, disturbante senza nessunissimo compiacimento, senza nessun “abbellimento” pulpico.
Un racconto che, a saperlo leggere (risoffermandosi, perlomeno) trovo molto morale.
Ci vuole coraggio.
C’è una distanza abissale tra i commenti e il post.
Ho l’impressione che nessuno abbia centrato il punto nodale, che sfugge, rimanendo confinato nel non compreso, nel timore, nel tabu’.
anche io faccio fatica a focalizzarlo.
Mi sento come dopo la visione dei film di Kubrick e Haneke: attonita e sconvolta.
Ma dopo mesi di riflessioni, ho quasi sempre cercato le ragioni di realtà tanto scomode, le logiche di ogni avvenimento, comprensione necessaria per averne meno paura.
La criminalizzazione della pedofilia non aiuta, aiuterebbe invece comprenderla e prevenirla.
La violenza, l’abuso di potere(?) in generale è qualcosa di incomprensibile proprio perchè apparentemente illogici.
Ma la sua comprensione è molto piu’ dolorosa di un comodo giudizio superficiale, perchè ci costringerebbe a prendere coscienza degli infimi livelli in cui la natura umana esprime la sua maggiore crudeltà.
Nessuno puo’ sentirsi indenne dalla spietatezza o dalle bassezza, non conosciamo le ragioni dell’altro ne’ come ci comporteremmo noi al suo posto.
@mag: “La pedofilia è ridare bellezza alla propria infanzia.”
È possibile che per difendere una posizione si debba arrivare a questi estremi, a questo assurdo (l’assurdo del tuo commento)? Dovrebbero mettere te in moderazione: la pedofilia è un reato, non è “ridare bellezza alla propria infanzia”. La “morale” che tu invochi non è per forza moralismo posticcio (ma veramente si può trattare in questo modo un concetto come quello di “morale”?).
Anche a me questo pezzo sembra più vicino a piatta pornografia che a una magnifica opera d’arte, da noi immeritata. In questo senso trovo che quella di @db sia l’analisi più puntuale ed esatta di ciò che infastidisce nel racconto.
Forse dovremmo smettere di commentarlo, per non scatenare eccessi come quello di cui sopra…
Care ragazze, giardi e geo, sono contenta che questo post abbia scatenato i terrori di ognuno e tanto accoramento.
Parlo come parlerebbe uno psichiatra o un criminologo, non un giudice, questo non è un tribunale.
Non credo che si possa sconfiggere o inibire la pedofilia affidandola solamente ai giudici…il poso è solo descrittivo nè opera d’arte nè pornografia.
Sicuramente le mamme sono le meno adatte a comprendere questo fenomeno, proprio per questo io ci voglio provare.
Scrivere “la pedofilia è ridare bellezza alla propria infanzia” cara mag non è altro che scrivere nella neolingua attuale che tanto mi fa orrore, poi tu (e voi tutti) rigiratevela come volete, la realtà, l’arte, se dio vuole, è altrove che nello stagno di questo colonnino.
Ma che altro si può chiedere a persone che restano in silenzio, come se non succedessero, di fronte alle bombe e alle torture che stiamo facendo nel mondo.
Vi elenco le parole irrimediabilmente danneggiate in pco tempo, parole dolci che proiettavano Contenuti
Democrazia = se ci penso ora vedo bambini spiaccicati contro il muro come decalcomanie.
Libertà d’espressione = se ci penso ora vedo libertà di offendere i più deboli. Vedo calderoli, borghezio :-(((
Amore = spero duri poco, ma per ora vedo quelle pietre pornografiche messe una in fila all’altra, e che qualcuno chiama scrittura radicale.
Infanzia = mio dio magda ora ti ci metti pure tu a fare la killer del vocabolario e ad impallinare le mie parole preferite?
Per evitare interpretazioni superficialie frettolose, riprendo e specifico:
dal punto di vista patologico, la pedofilia, corrisponderebbe alla rivisitazione della propria infanzia in chiave adulta, per cercare in maniera diacronica, di rivivere oggi, quello che ieri è stato vissuto in maniera incompleta o traumatica.
Quindi la metafora incompiuta che consente la comprensione della stessa è ridare bellezza e/o completezza alla propria infanzia, non vissuta, rubata, abusata, incompleta.
http://www.unich.it/tabella/scsociali/criminol2.pdf
mag??????
Boh? e doppio boh, un po’ come quando ci parlavi di filosofia e hai scritto 4 volte sbagliato Leibniz.
Certi argomenti forse, se non si conoscono veramente a fondo, sarebbe meglio lasciarli stare, e non discuterli in un colonnino.
Come un chirurgo che non sa operare sarebbe bene che facesse un altro lavoro. lo dico per esperienza di questi giorni in cui una amica ha rischiato di morire perchè le hanno fatto danni operandola.
Insomma oggi ognuno crede ci si possa improvvisare in tutto, anche nella radicalità. Il liberismo sfrenato (e da loro definito libertario) della nuova destra ce lo fa credere, ma NON è così, prima o poi verrà presentato il conto e sarà pure salato e chi lo pagherà si spera che sappia rimanere macchina come lo è stato nei confronti del prossimo, così soffrirà meno.
geo
@georgia: le nostre posizioni sono abbastanza speculari, a te il racconto ha fatto schifo a me è proprio piaciuto e mi pare che nell’esprimerlo con concitazione riusciamo a peccare entrambi di un po’ di assolutismo del quale io in generale mi scuso, magari fallo anche tu.
@db
purtroppo la natura umana non è così varia come ci piacerebbe e ognuno è, suo malgrado, stereotipabile. Proprio come rilevi tu, bambino e uomo sono spersonalizzati, ma non al punto da diventare pezzi rimovibili e intercambiabili con altri soggetti. Giulio dice: è un racconto sul potere. La trovo un’uscita al limite della provocazione, dal momento che nelle relazioni umane si tratta sempre di potere. Amore sembra qualcosa di più, sembra nato dalla lettura attenta di trattati e trattati di psicologia dell’abusatore e dell’abusato. Ogni gesto e ogni parola di questo racconto sono perfettamente rappresentativi non già di quel bambino e di quell’adulto, ma del tipo di relazione messa in atto, un rapporto pedofilo, che implica nell’uno e nell’altro quei comportamenti e quelle reazioni. Per quel che mi riguarda, poiché questo racconto non è e non credo voglia essere solo un buco nero, rinnovo l’invito a cercare il barlume di luce che contiene.
Io sono vicina a Franz e Matteo, non penso che siano dei pazzi visionari o dei pedofili, semplicemente persone che “vedono” e persone “vissute”
geo: non me ne frega nulla delle formalità, non mi ricordo nemmeno come si scrive il mio indirizzo di casa in maniera corretta, non voglio assolutamente passare per un modello di stile linguistico.
in questo non sono una signora.
matteo perchè dovrei scusarmi?
Io non ho mai escluso che un racconto pornografico possa piacere parecchio, anzi è molto più commerciale.
Che a te sia piaciuto non è cosa che mi abbia stupito, semmai è un dettaglio in più per capire come mai giulio ce lo abbia postato oggi dopo 9 anni che lo aveva scritto.
geo
Io mag NON sono vicina a Franz e Matteo, ma neppure io “penso che siano dei pazzi visionari o dei pedofili, semplicemente persone che “vedono” e persone “vissute””
Se fossero dei visionari o dei pedofili ragionerebbero in maniera molto diversa.
Anzi penso proprio come te: che siano persone *vissutissime* e molto pratiche dello stagno, mentre sul *vedono* … beh prima bisognerebbe trovarsi d’accordo sui moltissimi significati della *radice* di vedere ;-)
mag: “La pedofilia è ridare bellezza alla propria infanzia”. Ha fatto bene mag a dare il file sulla pedofilia, ha fatto male a copincollare una sola campana, quella junghiana, che nel file è dichiarata teoricamente la più debole, e giustamente perché è un discorso da preti (che per mestiere perdonano come i giudici condannano, mentre noi dovremmo/vorremmo capire).
Che di “Lolita” ce ne sia 1 su 1milione, non è un argomento. Importante invece è notare che in Nabokov il titolo corrisponde al contenuto, ossia Lolita è descritta, interpretata ecc. Ora, Mozzi descrive l’adulto con tratti plausibili, ma nella casella del bambino ci mette qualcos’altro.
Poniamo che io voglia scrivere un racconto e cavarmela con poco: prendo quello di Mozzi, al posto del bambino ci metto un marchettaro, al posto del “dono” un deca, al posto del sesso orale l’anale, e tutto mi torna. Il marchettaro come pattuito penetra l’adulto, poi l’adulto si mette in testa di penetrare il marchettaro, che reagisce: “Ti uccido”, e con un bastone al posto della pistola traduce in pratica. Poi, per rendere più accattivante il racconto, metto in coda 3 finali diversi, a scelta del lettore: 1-il marchettaro fugge da solo 2- due suoi compari sbucano fuori a finire l’adulto 3- un grande vecchio aveva organizzato tutto. Ci metto un bel titolo, tipo “Pasolini”, e via. Io dico che regge, e che non regge Moggi.
DB
PS Il libro più approfonfito sul tema che conosco è collettivo, Pedofilia-pedofilie, Bollati B., di psicanalisti genovesi che lavorano nelle istituzioni. Il plurale indica la voglia di capire-differenziare. Non vi ho trovato il tipo-Mozzi.
“quando ci parlavi di filosofia e hai scritto 4 volte sbagliato Leibniz”, scrive georgia: e questo mi piace, davvero.
concordo con chi scrive che è un racconto coraggioso, che non è pornografico, che costringe a riflettere.
concordo con chi scrive che demonizzare la pedofilia non significa per ciò stesso eliminarla, ma casomai, al contrario, significa renderla più pericolosa.
aggiungo che nessuno di noi può scegliersi le proprie tendenze sessuali.
se sei pedofilo probabilmente non sei contento di esserlo, perché l’unica scelta eticamente praticabile sarà l’astensione perpetua dall’oggetto dei tuoi desideri.
non tutti ci riescono.
trattarli da cani, come fa georgia e le altre, che li vogliono tutti in galera, forse meglio sul rogo, meglio ancora se sono loro ad appiccare il fuoco, è segno di un sentire cripto-fascistico: se è vero che la pedofilia minaccia le creature è anche vero che se trattiamo tutti i pedofili da mostri non solo non arriviamo da nessuna parte, ma apriamo le porte ad altre demonizzazioni.
strano si debba ricordare qui, alle erinni giustizialiste, quello che dice nella sostanza e pacatamente mag: nessuno si creda esentato, in nome di chissà quale dono di nascita, da ciò che si manifesta nell’umano, perché non è né realistico, né ragionevole, né, appunto, umano.
questo, naturalmente vale anche per i credenti.
@db
Quello che tu dici vale per tutte le narrazioni. Da ogni storia è possibile estrapolare lo scheletro per poi rivestirlo con un’altra pelle. Delle storie è appunto la pelle che cambia, gli schemi narrativi in sé sono pochi. Oltretutto, inventando “Pasolini”, mi pare tu abbia dimostrato come cambiando i personaggi e la situazione, pur conservando lo schema, cambi anche, e di molto, il significato della relazione tra i personaggi e quindi la storia.
tash ma ci sei o ci fai?
Dove ho parlato di galera e di rogo?
Non ho neppure dato giudizi sulla pedofilia, ma solo sulla pornografia del racconto.
L’unica mia colpa èdi aver dato inizio alla discussione prendendoti sul serio, era meglio se ti lasciavo dire le tue cazzate sui greci da solo, almeno finivano lì.
Poi pregherei DB di non fare una subdola confusione fra omosessualità e pedofilia. L’omosessualità fra adulti è cosa del tutto normale e legittima come l’eterosessualità fra adulti.
I bambini invece vanno SEMPRE lasciati stare, e protetti dalla comunità, anche da quella illuminata delle macchine che vanno alla ricerca della bellezza della loro infanzia perduta.
Ragionate con l’emotività, quindi non ragionate. Mozzi ha fatto centro, la letteratura puo’ far discutere e indignare, sollevare la pelle, far gridare allo scandalo. La letteratura puo’ essere potentissima. Questo lo sappiamo, ma qua sopra secondo me abbiamo in bella mostra un esempio direi significativo.
Ma vi capisco; molti di voi probabilmente hanno figli, dunque credo sia normale “vedere” certe scene, per voi, con gli occhi di un padre; o di una madre, ancora di più.
Ma bisogna oltrepassare la propria emotività, ad un dato punto, per tentare di agganciare il significato vero, un vero e proprio messaggio. Anche io, pur non essendo padre, dopo la prima lettura sono rimasto come colpito al volto. Facendomi forza, lo ammetto, ho riletto il racconto, credo di aver capito. E sono arrivato alla conclusione brevemente spiegata nel mio precedente commento.
per altro, aggiungo che l’esempio che hai fatto, mi pare assai infelice.
Il mio articolo “Un ragno in mente” citato dalla persona che si firma semplicemente “Cristina” è qui: http://www.nazioneindiana.com/2004/09/21/un-ragno-in-mente/
“Pedofilia pedofilie. La psicoanalisi e il mondo del pedofilo”, ed. Bollati Boringhieri, è a cura di Cosimo Schinaia.
- in Psychomedia si possono trovare l’indice del volume [ http://www.psychomedia.it/pm-revs/books/schinaia.htm ] e un sostanzioso estratto [ http://www.psychomedia.it/pm/answer/abuse/schinaia.htm ].
- In Psychiatry on line si può trovare un interessante intervento di Schinaia sul tema: “Mass media e pedofilia” [ http://www.priory.com/ital/sipemassmedia/schinaia2.htm ]
secondo me siete dei preti (franz e giulio) franz addirittura si eccita sul nulla, giulio arriva tutto trafelato a dare gli indirizzi del suo pezzo precedente (caso mai qualcuno se lo perdesse) secondo me altro che letteratura che fa discutere ecc. secondo me siete patetici e un po’ ridicoli ;-) e forse … pagati dalla lobby dei pedofili (se mai esistesse).
Discutete un mese sì e l’altro pure contro i commenti, e contro i nick e poi vi eccitate dal numero dei commenti per trarre balorde conclusioni teoriche.
ah ah ah ah ah ….
ma se i post peggiori riescono ad avere un numero infinito di commenti e quelli migliori spesso scivolano via senza un commento o magari solo quello tenero di un amico.
Il valore del post spesso (non sempre, a volte sono solo soporiferi) è inversamente proporzionale alla discussione che suscita.
geo
Una mia personale piccola postilla, al di là di tutte le vostre rispettabili impressioni da salottino letterario. Il fatto che questo testo sia oltremodo tanto perverso quanto eccitante, deve far riflettere. Solo questo. Grazie.
Si nota con piacere che scorre un filo di comprensione tra chi è attento a stare “oltre”, questo è confortante e dice che la linea è esatta.
Inoltre l’arma puo’ essere anche un simbolo fallico mutuato dal cucciolo d’uomo per poter attaccare ad “armi pari” l’adulto della sua specie, che se non si fosse relazionato in modo psicologicamente “onesto” non glial’avrebbe certo comprata, anzi regalata.
Se Mozzi fosse un fotografo, sarebbe un ritrattista di psicologie di confine.
alice (che ‘un s’era mai vista prima) perverso ed eccitante lo sarà per te
geo
GEO..PER IL SEMPLICE FATTO CHE ‘UN SERA VISTA PRIMA..NON TI DA’ DIRITTO..USARE L’ABITO PIU’ ARROGANTE DEL TUO GUARDAROBA..
GEORGIA,
il post non è mio, ci penserà Giulio a farne quello che vuole.
Quello che so è che se fosse mio una frase come quella che hai scritto tu non passerebbe. Questa:
“secondo me siete dei preti (franz e giulio) franz addirittura si eccita sul nulla, giulio arriva tutto trafelato a dare gli indirizzi del suo pezzo precedente (caso mai qualcuno se lo perdesse) secondo me altro che letteratura che fa discutere ecc. secondo me siete patetici e un po’ ridicoli ;-) e forse … pagati dalla lobby dei pedofili (se mai esistesse).”
A casa mia questo è insultare una persona non discutere un’idea. Non bastano un milione di emoticon per cancellare il fatto che hai dato a due persone rispettabilissime e moralissime non solo del prete eccitabile, del patetico e del ridicolo (ma come ti permetti?) ma anche che forse (quindi non improbabile) siano pagati da lobby di pedofili!!!
Il fatto stesso io debba fartelo notare mi fa vergognare per te.
Se il post era mio ti avrei cancellata all’istante.
(e, ti anticipo, te lo dico da padre sensibilissimo sull’argomento, da chi su questo tema ha discusso anche alacremente a suo tempo con Giulio. Ma che non ha mai perso la misura e ha sempre creduto nella qualità suo interlocutore).
Dammi del fascista se vuoi, del pedofilo, dello sceriffo. Me ne sbatto. Sei tu che stai insultando, notalo. Non io.
Senti Franz, smettiamola con questa storie delle mamme sensibili. Io non ho figli, non sono sposata e sono omosessuale, dunque di “escursione” dei comportamenti sessuali qualcosa ne so. il racconto mi fa schifo e non smetterò certo di ripeterlo perchè arriva il saggio di turno a dirmi che alla letteratura tutto è concesso, che la letteratura è radicale, che il racconto è nerissimo e profondo (sto parafrasando qua e là) etc. etc. quando per me non è in discussione un problema morale, perchè - detto molto chiaramente - quella cosa striminzita e morbosetta che voi dite “grande letteratura” non ha i mezzi, nè l’impostazione di porre alcun problema morale, nè tantomeno estetico.
Voi non avete la minima idea di cosa sia anche un rigo soltanto di radicalità, vi riempite la bocca ecolalisticamente di roba che per il resto qui, su NI 2.0, smentite sistematicamente coi fatti, cioè con la roba che postate. E poi vi permettete pure di sbeffeggiare i commentatori facendoli passare per bacchettoni come se si avessero davanti Les fleurs du mal sotto processo. Avete semplificato tutti gli interventi dei commentatori che non hanno gradito il racconto, creando una falsa dicotomia tra radicalità e sensibilità al tema, come se qui si fosse tutti delle educande che non hanno alcuna esperienza di lettura che gli consenta di apprezzare le meraviglie del racconto di Mozzi. E’ disperante interloquire in questa maniera, procedendo per coppie oppositive entro cui stampigliare a dura forza la colonna dei buoni e quella dei cattivi.
Perchè non la diciamo tutta? Perchè non si può dire di un racconto a tema scottante che è brutto? Forse che, solo il fatto di rappresentare quel tema gli conferisce automaticamente un valore aggiunto? Sono brava a priori se mi metto a scrivere un racconto sui torturatori americani a Guantanamo?
Questa maniera di ragionare è grezza, ideologica e, passatemi il termine che una volta qui su NI si poteva pronunciare, restaurativa.
E tu Mozzi, smettila di annichilire il tuo interlocutore scrivendo “la persona che si firma semplicemente Cristina”. I redattori di NI sicuramente vedono l’indirizzo mail che si deve depositare al momento di scrivere un commento. Se vuoi scrivimi. Sono in carne e ossa.
Georgia il linciaggio di NI in atto sul tuo blog mi fa veramente schifo e mi dispiace che a ballare su quelle strane arie che vi date, patetiche, retoriche e finto libertarie, ci siano persone che fino a poco tempo fa rispettavo moltissimo. A questo punto a nome mio ti pregherei di farti da parte per un pò. La tua presunzione piccolo borghese mi dà fastidio e soprattutto non permetto a nessuno, nemmeno se ha il frigorifero di casa più pieno del mio, di darmi del pedofilo o del prete (che tu l’abbia detto a Franz o a me è la stessa cosa).
effeffe
vedo che ti rispondi e fai tutto da solo.
Non vedo perchè ti dovrei dare di fascista, pedofilo tanto meno, sceriffo forse, ma non ti ci vedo nel ruolo.
Non è la prima volta che mi riprendi (a volte per delle stupidaggini, o per un post troppo lungo o solo perchè girano a te) ma può essere che tu abbia ragione stavolta.
La lobby dei pedofili era un’iperbole tanto è vero che ho aggiunto che non esiste.
Se qualcuno si è offeso chiedo scusa però renditi anche conto che se vengono postati racconti come quello poi non puoi aspettarti che i lettori siano tutti in punta di forchetta mi sembra naturale che si ecceda, altrimenti vuol dire che il postarlo è stata tutta una gigantesca e ridicola ipocrisia (come temo che in realtà sia). Scrivere, approvare, definire addirittura un’opera d’arte simile racconto (scadente, e aggiungo che giulio ha scritto bellissimi racconti, ma non questo) non può lasciare indifferente chi ci tiene davvero alla letteratura (ma non solo) e le offese possono fioccare, spero almeno che siate ancora abbastanza fatti di carne da capirlo, o davvero avete ormai solo valvole e pistoni?
Però come si fa ad avere orrore dei commenti e poi esaltarsi perchè un post porno ne ha avuti molti e vederlo come una foza della letteratura.
Se permetti qualcuno doveva pur ridere e rischiare l’epurazione.
Certo Cristina, puoi dirlo che questo racconto è brutto e spiegare perché, ma è evidente e lo era già prima, che partiamo da presupposti diversi, da differenti e difficilmente conciliabili percezioni letterarie (ovvero da sensibilità che reagiscono in maniera differente di fronte alla lettura del medesimo testo). Io quindi continuo a dirti che invece il testo è molto bello e molto efficace, adducendo le mie ragioni, ci si scorna un po’ e amen.
Il dibattito mi sembra aver raggiunto ormai il punto di cottura, no?
il delirio è partito. a geò, svegliati, non è porno, non è porno. fatti una cura a base di porno, non è difficile con internet, se ne trova di ogni risma e vedi che cos’è, davvero, il porno, dove arriva e dove si ferma. e comunque invito, prima che il caos, il rancore, la demenza esplodano sul serio, a fermarsi tutti qui, nel rispetto non della letteratura, vera o presunta tale, ma di ciò di cui si è parlato.
effeeffe non ho mai dato di pedofilo a nessuno.
L’unico che ha dato di pedofilo a qualcuno è stato tash quando ha detto che il racconto di giulio rientrava nell’etica greca e parlava di versi struggenti verso un fanciullo.
Secondo me voi non capite nulla, vi impermalite come bambini ma non approfondite mai.
Io non mi sono mai data arie di libertaria (altra parola sputtanata alla grande), semmai cerco di essere libera.
E presuntuosi piccoli borghese mi sembrate voi che credete che si possa sempre giocare. Se si scrivono e si postano simili racconti se ne accettano le conseguenze e non si fa i padroncini di casa a cui hanno rovesciato il caffe nel tinello sulla poltroncina della nonna.
Sono cose grosse caro francesco, quelle che avete affrontato, ma vedo che tu non te ne rendi neppure più conto.