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	<title>Commenti a: Bambini</title>
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	<pubDate>Sat, 05 Jul 2008 11:53:08 +0000</pubDate>
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		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-25030</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2006 15:11:44 +0000</pubDate>
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		<description>*Reznikoff = Degli Elastici (come da noi: Degli Esposti)
elastico, agg. e sost.- modo di dire russo: "mi tendo e non mi spezzo" - trasl. gomma da cancellare.*

gentilmente comunicatomi da mia suocera Maria Luigia detta Marilla (ma da me Inceneritore), maggiore di un anno esatto di Karl Rossmann e madre di mia moglie all'età di 49, 5 anni. Usa anche il pc, e mi ha chiesto l'indirizzo di NI. Le ho dato quello di Ubicue: ho fatto bene?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>*Reznikoff = Degli Elastici (come da noi: Degli Esposti)<br />
elastico, agg. e sost.- modo di dire russo: &#8220;mi tendo e non mi spezzo&#8221; - trasl. gomma da cancellare.*</p>
<p>gentilmente comunicatomi da mia suocera Maria Luigia detta Marilla (ma da me Inceneritore), maggiore di un anno esatto di Karl Rossmann e madre di mia moglie all&#8217;età di 49, 5 anni. Usa anche il pc, e mi ha chiesto l&#8217;indirizzo di NI. Le ho dato quello di Ubicue: ho fatto bene?</p>
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		<title>Di: andrea raos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24958</link>
		<dc:creator>andrea raos</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Mar 2006 10:03:31 +0000</pubDate>
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		<description>I due volumi di "Testimony", confermo, sono bellissimi. Grazie Emma,</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I due volumi di &#8220;Testimony&#8221;, confermo, sono bellissimi. Grazie Emma,</p>
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		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24911</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Mar 2006 15:43:50 +0000</pubDate>
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		<description>avv. Franz Kafka, n. 1883
avv. Charles Reznikoff, n. 1894

Karl Rossmann in USA sarebbe Charles R.. "America", iniziato nell'estate 1912 e poi mollato, termina in Oklahoma. A Okemah (Oklahoma) nell'estate 1912 nasce Woody Guthrie.

Qualcuno sa cosa significa "Reznikoff", il cognome del cuginetto americano di FK? (Rossmann = destriero). E cosa faceva di preciso Charles nel 1922-24?  grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>avv. Franz Kafka, n. 1883<br />
avv. Charles Reznikoff, n. 1894</p>
<p>Karl Rossmann in USA sarebbe Charles R.. &#8220;America&#8221;, iniziato nell&#8217;estate 1912 e poi mollato, termina in Oklahoma. A Okemah (Oklahoma) nell&#8217;estate 1912 nasce Woody Guthrie.</p>
<p>Qualcuno sa cosa significa &#8220;Reznikoff&#8221;, il cognome del cuginetto americano di FK? (Rossmann = destriero). E cosa faceva di preciso Charles nel 1922-24?  grazie</p>
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		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24882</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Mar 2006 09:40:03 +0000</pubDate>
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		<description>Mi sembra il caso di approfondire la conoscenza di Reznikoff.
Io ho trovato questo, di Massimo Bocchiola. 
Bocchiola non parla espressamente di “Holocaust”, ma il suo pezzo è comunque molto interessante (si tratta dell’introduzione ad alcune poesie di Reznikoff tradotte in italiano dallo stesso Bocchiola).

Da « Poesia » - n. 173 - giugno 2003

Charles Reznikoff 
“Casi legali” – a cura di Massimo Bocchiola

Pressoché sconosciuto in Italia, Charles Reznikoff (New York, 1894-1976) ha sofferto a lungo negli Stati Uniti di una mortificante indifferenza critica ed editoriale. A dire il vero, ancor oggi si sente la mancanza delle ristampe di alcune tra le sue opere maggiori; ma almeno, a partire dagli anni Settanta – dopo la pubblicazione da parte di Black Sparrow Press di quasi tutta la sua produzione poetica – è decisamente cresciuto il numero dei cultori di questa voce timbratissima del Novecento americano.
Figlio di due ebrei russi di recente immigrazione, studente di folgorante precocità, laureato in legge ma subito insofferente dell’avvocatura, Reznikoff usò comunque le sue competenze giuridiche lavorando a lungo come ricercatore per una enciclopedia legale. 
Ma nel frattempo aveva già deciso che quello che davvero gli interessava era scrivere poesia: e ne scrisse dovunque, e quasi in ogni situazione (sul lavoro, nei negozi).
Negli anni Trenta aderì al movimento oggettivista (con i suoi addentellati di engagement), dando vita con Oppen, Zukofsky e Rakosi alla Objectivist Press e pubblicandovi tre raccolte poetiche. In contrasto con la scarsa diffusione editoriale e l’onorata appartatezza di vita, Reznikoff sprigionò sempre un’intensa attività intellettuale e creativa documentata dai contributi a riviste, in particolare di cultura ebraica.
L’arte di Reznikoff, che interessa anche prosa e teatro (e il cinema: fu sceneggiatore per Hollywood, dove per un certo periodo andò anche a vivere), in poesia produce soprattutto componimenti brevi e brevissimi, dove la poetica oggettivista pone l’autore all’esterno del testo, a guardare, con acuta definizione lirica e scansione precisa e compatta (…). 
Tuttavia Reznikoff, anche nelle poesie più asceticamente essenziali, non evoca astrazione, ma racconto. È quindi per converso del tutto naturale che sia anche autore di numerosi poemetti, spesso estesi, in cui vorrei distinguere sommariamente una linea autobiografico / newyorkese e una di scavo nell’ebraicità, fino alla riscrittura in sintesi poetica di narrazioni bibliche o storiche (impossibile non pensare a Giuseppe Flavio […]).
Il rapporto con le origini è comunque complesso, mediato dall’ansia di multipli sradicamenti (cito un breve, bellissimo componimento: “Come trovo difficile l’ebraico / perfino le parole che significano madre, pane, sole / sono straniere. Come sono stato esiliato lontano, Sion”).
Sono approdato al Reznikoff che trovo più incisivo e personale grazie a Paul Auster, mentre traducevo per Einaudi un libro di suoi articoli e prefazioni, “L’arte della fame”, raccomandabilissimo agli appassionati di poesia (per i pezzi su poeti americani da noi quasi ignorati, ma anche per l’intelligenza di osservazioni su Ungaretti, Celan, Jabès…).
Nel breve saggio dedicato a Reznikoff, Auster si sofferma in particolare su “Testimony: The United States (1885/1915) - Recitative”, quasi un canzoniere sulla “banalità del male” americano ispirato alle raccolte di sentenze giurisprudenziali che fanno parte della Common Law. Insomma, casi di tribunale, rinarrati in versi liberi con la magia affabulatoria che per Auster faceva di Reznikoff un grande maestro del racconto orale.
Questi componimenti di varia lunghezza manipolano spesso fulgidamente la dimensione principe del narrare poetico, il tempo (con il verso-segmento a irradiare ellitticità), catalogando i casi per specie straniate, tragicamente ironiche (incidenti domestici e stradali, fatti di sangue, lavoro minorile – i portenti della “civiltà delle macchine” – liti e morti in famiglia, cause civili e penali), andando dal racconto disteso a distillati onirici (…) 
L’America o la vita, quindi, come un unico immenso caso giudiziario, crimine sociale ed emotivo.
Saga di morti, horror movie (…); o - se vogliamo - anti-Spoon River soffocata dalla polvere e senza riscatto.
Tuttavia da guardare, raccontare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sembra il caso di approfondire la conoscenza di Reznikoff.<br />
Io ho trovato questo, di Massimo Bocchiola.<br />
Bocchiola non parla espressamente di “Holocaust”, ma il suo pezzo è comunque molto interessante (si tratta dell’introduzione ad alcune poesie di Reznikoff tradotte in italiano dallo stesso Bocchiola).</p>
<p>Da « Poesia » - n. 173 - giugno 2003</p>
<p>Charles Reznikoff<br />
“Casi legali” – a cura di Massimo Bocchiola</p>
<p>Pressoché sconosciuto in Italia, Charles Reznikoff (New York, 1894-1976) ha sofferto a lungo negli Stati Uniti di una mortificante indifferenza critica ed editoriale. A dire il vero, ancor oggi si sente la mancanza delle ristampe di alcune tra le sue opere maggiori; ma almeno, a partire dagli anni Settanta – dopo la pubblicazione da parte di Black Sparrow Press di quasi tutta la sua produzione poetica – è decisamente cresciuto il numero dei cultori di questa voce timbratissima del Novecento americano.<br />
Figlio di due ebrei russi di recente immigrazione, studente di folgorante precocità, laureato in legge ma subito insofferente dell’avvocatura, Reznikoff usò comunque le sue competenze giuridiche lavorando a lungo come ricercatore per una enciclopedia legale.<br />
Ma nel frattempo aveva già deciso che quello che davvero gli interessava era scrivere poesia: e ne scrisse dovunque, e quasi in ogni situazione (sul lavoro, nei negozi).<br />
Negli anni Trenta aderì al movimento oggettivista (con i suoi addentellati di engagement), dando vita con Oppen, Zukofsky e Rakosi alla Objectivist Press e pubblicandovi tre raccolte poetiche. In contrasto con la scarsa diffusione editoriale e l’onorata appartatezza di vita, Reznikoff sprigionò sempre un’intensa attività intellettuale e creativa documentata dai contributi a riviste, in particolare di cultura ebraica.<br />
L’arte di Reznikoff, che interessa anche prosa e teatro (e il cinema: fu sceneggiatore per Hollywood, dove per un certo periodo andò anche a vivere), in poesia produce soprattutto componimenti brevi e brevissimi, dove la poetica oggettivista pone l’autore all’esterno del testo, a guardare, con acuta definizione lirica e scansione precisa e compatta (…).<br />
Tuttavia Reznikoff, anche nelle poesie più asceticamente essenziali, non evoca astrazione, ma racconto. È quindi per converso del tutto naturale che sia anche autore di numerosi poemetti, spesso estesi, in cui vorrei distinguere sommariamente una linea autobiografico / newyorkese e una di scavo nell’ebraicità, fino alla riscrittura in sintesi poetica di narrazioni bibliche o storiche (impossibile non pensare a Giuseppe Flavio […]).<br />
Il rapporto con le origini è comunque complesso, mediato dall’ansia di multipli sradicamenti (cito un breve, bellissimo componimento: “Come trovo difficile l’ebraico / perfino le parole che significano madre, pane, sole / sono straniere. Come sono stato esiliato lontano, Sion”).<br />
Sono approdato al Reznikoff che trovo più incisivo e personale grazie a Paul Auster, mentre traducevo per Einaudi un libro di suoi articoli e prefazioni, “L’arte della fame”, raccomandabilissimo agli appassionati di poesia (per i pezzi su poeti americani da noi quasi ignorati, ma anche per l’intelligenza di osservazioni su Ungaretti, Celan, Jabès…).<br />
Nel breve saggio dedicato a Reznikoff, Auster si sofferma in particolare su “Testimony: The United States (1885/1915) - Recitative”, quasi un canzoniere sulla “banalità del male” americano ispirato alle raccolte di sentenze giurisprudenziali che fanno parte della Common Law. Insomma, casi di tribunale, rinarrati in versi liberi con la magia affabulatoria che per Auster faceva di Reznikoff un grande maestro del racconto orale.<br />
Questi componimenti di varia lunghezza manipolano spesso fulgidamente la dimensione principe del narrare poetico, il tempo (con il verso-segmento a irradiare ellitticità), catalogando i casi per specie straniate, tragicamente ironiche (incidenti domestici e stradali, fatti di sangue, lavoro minorile – i portenti della “civiltà delle macchine” – liti e morti in famiglia, cause civili e penali), andando dal racconto disteso a distillati onirici (…)<br />
L’America o la vita, quindi, come un unico immenso caso giudiziario, crimine sociale ed emotivo.<br />
Saga di morti, horror movie (…); o - se vogliamo - anti-Spoon River soffocata dalla polvere e senza riscatto.<br />
Tuttavia da guardare, raccontare.</p>
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		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24716</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Mar 2006 18:20:20 +0000</pubDate>
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		<description>Leggendo cose come questa (o come “Il Canto del popolo ebraico massacrato”, fatto conoscere su NI da Helena Janeczek) si ha l’impressione che la poesia e la letteratura possano essere ancora indispensabili. Forse il discorso tragico è il solo discorso che conserva qualche possibilità di universalità e di verità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo cose come questa (o come “Il Canto del popolo ebraico massacrato”, fatto conoscere su NI da Helena Janeczek) si ha l’impressione che la poesia e la letteratura possano essere ancora indispensabili. Forse il discorso tragico è il solo discorso che conserva qualche possibilità di universalità e di verità.</p>
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	<item>
		<title>Di: francesco forlani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24691</link>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Mar 2006 15:54:53 +0000</pubDate>
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		<description>«Sono cristiano e credente. Sono un poeta e non sono un criminale" dice di sè Radovan Karadzic.

Vi invito però a leggere sulla questione questo articolo di Stanko Cerovic
http://www.scc.rutgers.edu/serbian_digest/135/t135-6.htm
qualche estratto:

I saw many invalids in Sarajevo and people whose psyche has been destroyed by two years of shelling and the terror of sniper fire; I saw documentary films which have been banned from public showing because of the terrible atrocities they have recorded; I've listened to stories of undescribable tortures in Foca; I've read reports on the rape of little girls before their parents' eyes and the killing of parents while the children watched; I've seen people laughing amidst rubble and corpses; I've seen the petrified faces of old women who cannot speak and the weeping faces of men who only wish to understand why...

I read an article on a Serb sniper who has killed over 300 people in Sarajevo since the start of the war. He says he doesn't know what he'll do when the war is over, and that his wife and child have left him, and that all he knows is to kill, and that there is no place for him here on this planet anymore. He didn't hate the people he killed. Before the war he was an athlete and liked women.

I hear that many people have become religious during this war, both among the victims and the killers. I don't understand that. If I had been religious, I would have become an atheist.

Ho sentito di tanta gente diventata religiosa durante questa guerra, sia tra le vittime che tra i carnefici. Questo non lo capisco. Se fossi stato religioso sarei diventato ateo.
effeffe
ps
scusate per la lunghezza</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>«Sono cristiano e credente. Sono un poeta e non sono un criminale&#8221; dice di sè Radovan Karadzic.</p>
<p>Vi invito però a leggere sulla questione questo articolo di Stanko Cerovic<br />
<a href="http://www.scc.rutgers.edu/serbian_digest/135/t135-6.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/comment/www.scc.rutgers.edu');" rel="nofollow">http://www.scc.rutgers.edu/serbian_digest/135/t135-6.htm</a><br />
qualche estratto:</p>
<p>I saw many invalids in Sarajevo and people whose psyche has been destroyed by two years of shelling and the terror of sniper fire; I saw documentary films which have been banned from public showing because of the terrible atrocities they have recorded; I&#8217;ve listened to stories of undescribable tortures in Foca; I&#8217;ve read reports on the rape of little girls before their parents&#8217; eyes and the killing of parents while the children watched; I&#8217;ve seen people laughing amidst rubble and corpses; I&#8217;ve seen the petrified faces of old women who cannot speak and the weeping faces of men who only wish to understand why&#8230;</p>
<p>I read an article on a Serb sniper who has killed over 300 people in Sarajevo since the start of the war. He says he doesn&#8217;t know what he&#8217;ll do when the war is over, and that his wife and child have left him, and that all he knows is to kill, and that there is no place for him here on this planet anymore. He didn&#8217;t hate the people he killed. Before the war he was an athlete and liked women.</p>
<p>I hear that many people have become religious during this war, both among the victims and the killers. I don&#8217;t understand that. If I had been religious, I would have become an atheist.</p>
<p>Ho sentito di tanta gente diventata religiosa durante questa guerra, sia tra le vittime che tra i carnefici. Questo non lo capisco. Se fossi stato religioso sarei diventato ateo.<br />
effeffe<br />
ps<br />
scusate per la lunghezza</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Andrea Raos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24661</link>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Mar 2006 11:55:00 +0000</pubDate>
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		<description>A Raveggi: in effetti il principio compositivo è abbastanza simile a quello del libro di Weiss. In una nota preliminare, Reznikoff scrive:

"Tutto ciò che segue è basato su una pubblicazione del governo degli Stati Uniti, &lt;i&gt;Trials of the Criminals before the Nuremberg Military Tribunal&lt;/i&gt;, e sugli atti del processo Eichmann tenutosi a Gerusalemme."

*

a Tashtego: mi fai venire in mente che già da un po' vorrei mettere su NI qualche poesia di Senadin Musabegovic, un poeta di Sarajevo. Appena ho tempo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A Raveggi: in effetti il principio compositivo è abbastanza simile a quello del libro di Weiss. In una nota preliminare, Reznikoff scrive:</p>
<p>&#8220;Tutto ciò che segue è basato su una pubblicazione del governo degli Stati Uniti, <i>Trials of the Criminals before the Nuremberg Military Tribunal</i>, e sugli atti del processo Eichmann tenutosi a Gerusalemme.&#8221;</p>
<p>*</p>
<p>a Tashtego: mi fai venire in mente che già da un po&#8217; vorrei mettere su NI qualche poesia di Senadin Musabegovic, un poeta di Sarajevo. Appena ho tempo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24635</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2006 23:21:20 +0000</pubDate>
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		<description>Nel 1994, mentre ce ne stavamo qui tranquilli, giustamente occupati nelle nostre faccende, in Bosnia, nell'enclave di Gorazde, cetnici e serbi sgozzavano bambini davanti ai genitori, poi sgozzavano anche i genitori e buttavano i corpi nella Drina.
A centinaia.
Alcuni si mettevano a sventrarli con precisione.
Tutto questo nel 1994.
Poi c'è il Ruanda.
Niente di tutto questo finirà mai finché non si sradicherà del tutto dalla mente umana l'idea di razza, di etnia, di appartenenza, di identità, eccetera.
Nessuno combatte queste idee con efficacia e convinzione, nemmeno a sinistra.
Anzi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1994, mentre ce ne stavamo qui tranquilli, giustamente occupati nelle nostre faccende, in Bosnia, nell&#8217;enclave di Gorazde, cetnici e serbi sgozzavano bambini davanti ai genitori, poi sgozzavano anche i genitori e buttavano i corpi nella Drina.<br />
A centinaia.<br />
Alcuni si mettevano a sventrarli con precisione.<br />
Tutto questo nel 1994.<br />
Poi c&#8217;è il Ruanda.<br />
Niente di tutto questo finirà mai finché non si sradicherà del tutto dalla mente umana l&#8217;idea di razza, di etnia, di appartenenza, di identità, eccetera.<br />
Nessuno combatte queste idee con efficacia e convinzione, nemmeno a sinistra.<br />
Anzi.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ale Raveggi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24627</link>
		<dc:creator>Ale Raveggi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2006 21:13:29 +0000</pubDate>
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		<description>Ricorda molto lo stile tremendamente asciutto e poeticamente cristallino di "Die Ermittlung" di Weiss, una trascrizione attraverso la lente caustica della poesia di profonde ferite.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ricorda molto lo stile tremendamente asciutto e poeticamente cristallino di &#8220;Die Ermittlung&#8221; di Weiss, una trascrizione attraverso la lente caustica della poesia di profonde ferite.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: maria</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24624</link>
		<dc:creator>maria</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2006 20:24:04 +0000</pubDate>
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		<description>la mia pancia una pentola d'oro

la mia pancia di uova di cenere

una maschera d'odio sciacallo

veglia un lume a petrolio e vendetta

per la concia di pelli un' ossezia

un asilo. un ossario di latte

ed è quasi un belare d'agnelli

che nel vento risuona.

per il lutto dei padri a banchetto

convitato di pietra e d'ottone

offre in cambio di agnelli un montone.

ero pancia di sangue e di rostro

ero pazza d'orrore. ero mostro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la mia pancia una pentola d&#8217;oro</p>
<p>la mia pancia di uova di cenere</p>
<p>una maschera d&#8217;odio sciacallo</p>
<p>veglia un lume a petrolio e vendetta</p>
<p>per la concia di pelli un&#8217; ossezia</p>
<p>un asilo. un ossario di latte</p>
<p>ed è quasi un belare d&#8217;agnelli</p>
<p>che nel vento risuona.</p>
<p>per il lutto dei padri a banchetto</p>
<p>convitato di pietra e d&#8217;ottone</p>
<p>offre in cambio di agnelli un montone.</p>
<p>ero pancia di sangue e di rostro</p>
<p>ero pazza d&#8217;orrore. ero mostro.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Nunzio Festa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24621</link>
		<dc:creator>Nunzio Festa</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2006 20:07:15 +0000</pubDate>
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		<description>nonostante non ci siano (forse) più camere a gas, 
la morte continua a cercare bambine e bambini

b!

Nunzio Festa</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>nonostante non ci siano (forse) più camere a gas,<br />
la morte continua a cercare bambine e bambini</p>
<p>b!</p>
<p>Nunzio Festa</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24613</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2006 17:28:42 +0000</pubDate>
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		<description>Anch'io un grazie a Raos (per trad.+post).

Mio zio è un amico degli animali, nel senso tecnico del contadino: allevare, ingrassare, mangiare (quest'anno ad es., salami di scrofa vietnamita). Quand'ero piccolo, portò a casa un asinello magro impiccato, giunto chissà come dalla Jugoslavia. La mia più grande soddisfazione consisteva nello scoprire giorno dopo giorno che era intelligente, o comunque non stupido come si diceva in giro. Un giorno venne il macellaio del paese, confabulò con lo zio e: l'asino era ingrassato abbastanza, doveva tornare al proprietario. Mi offersi di portarlo io, e andando gli parlai come spesso succedeva, ma con le lacrime.
Vent'anni dopo a Salina d'inverno partii in acido a "ispezionare" l'isola. Al ritorno, gli amici ridevano stupiti perché ero letteralmente ricoperto di peli. Avevo incontrato un asino. Dell'incontro ricordo molto anche adesso, soprattutto la paura iniziale come davanti o sotto un gigante. Quello che mi è rimasto sempre poco chiaro è come abbia potuto restargli abbracciato per così tante ore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io un grazie a Raos (per trad.+post).</p>
<p>Mio zio è un amico degli animali, nel senso tecnico del contadino: allevare, ingrassare, mangiare (quest&#8217;anno ad es., salami di scrofa vietnamita). Quand&#8217;ero piccolo, portò a casa un asinello magro impiccato, giunto chissà come dalla Jugoslavia. La mia più grande soddisfazione consisteva nello scoprire giorno dopo giorno che era intelligente, o comunque non stupido come si diceva in giro. Un giorno venne il macellaio del paese, confabulò con lo zio e: l&#8217;asino era ingrassato abbastanza, doveva tornare al proprietario. Mi offersi di portarlo io, e andando gli parlai come spesso succedeva, ma con le lacrime.<br />
Vent&#8217;anni dopo a Salina d&#8217;inverno partii in acido a &#8220;ispezionare&#8221; l&#8217;isola. Al ritorno, gli amici ridevano stupiti perché ero letteralmente ricoperto di peli. Avevo incontrato un asino. Dell&#8217;incontro ricordo molto anche adesso, soprattutto la paura iniziale come davanti o sotto un gigante. Quello che mi è rimasto sempre poco chiaro è come abbia potuto restargli abbracciato per così tante ore.</p>
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		<title>Di: Writer</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24609</link>
		<dc:creator>Writer</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2006 16:58:20 +0000</pubDate>
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		<description>Un pugno in faccia. Avevo letto prima la poesia di FF e il pomeriggio si era ingentilito.
Adesso, all'improvviso, si è levata un'onda di oscurità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un pugno in faccia. Avevo letto prima la poesia di FF e il pomeriggio si era ingentilito.<br />
Adesso, all&#8217;improvviso, si è levata un&#8217;onda di oscurità.</p>
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		<title>Di: chiara</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24601</link>
		<dc:creator>chiara</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2006 15:57:25 +0000</pubDate>
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		<description>(so che di fronte a tanto male sarebbe più rispettoso un nudo silenzio di contemplazione...)

ricordo, ero giovane,  che per contratto presentavo ogni giorno i miei numeri al circo. 
belve feroci, rese docili dalla frusta, mi accompagnavano; miti ciuchi diventavano per me esperti saltatori equilibristi, e gli agnelli, feroci per obbedienza, si lanciavano belando gli uni contro gli altri e contro la loro stessa natura.
caramelle per tutti, dopo lo spettacolo.
gli applausi non mi erano mai mancati - solo una sera non ebbi orecchie per udirli. gli occhi di un piccolo asino, a terra con una zampa spezzata, erano lucidi di pianto.
gli inservienti lo trascinarono via; non ne seppi più nulla.
ma fu forse da allora che piegare le vite e le volontà degli animali non mi bastò più. gli applausi mi stuccavano, e il lampo di timore e di reverenza in fondo allo sguardo delle mie bestie cessò di lusingarmi.
ero ormai donna, e sola, quando udii finalmente le parole che gli occhi di quella testa nella sabbia mi avevano sussurrato e io non avevo colto.
decisi di mettermi anch'io con coloro che avevano vegliato su quell'asinello-burattino e cominciai quel lavoro che ancora è il mio: stare con i bambini, crescere con loro.
è per questo che a volte mi capita, quando gioco con i bambini, di tendere l'orecchio sperando che qualcuno di loro, o un burattino, mi sussurri il perdono per il mio passato. 
poi continuo, forse un po' pedante, il mio lavoro, affinchè anche per la mia fatica ogni bambino non resti solamente, per tutta la vita, legna da ardere.


(per le lacrime di un mio 'pezzo d'infanzia' - che solo in questo momento, e sono senza fiato, mi son trovata sotto gli occhi)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>(so che di fronte a tanto male sarebbe più rispettoso un nudo silenzio di contemplazione&#8230;)</p>
<p>ricordo, ero giovane,  che per contratto presentavo ogni giorno i miei numeri al circo.<br />
belve feroci, rese docili dalla frusta, mi accompagnavano; miti ciuchi diventavano per me esperti saltatori equilibristi, e gli agnelli, feroci per obbedienza, si lanciavano belando gli uni contro gli altri e contro la loro stessa natura.<br />
caramelle per tutti, dopo lo spettacolo.<br />
gli applausi non mi erano mai mancati - solo una sera non ebbi orecchie per udirli. gli occhi di un piccolo asino, a terra con una zampa spezzata, erano lucidi di pianto.<br />
gli inservienti lo trascinarono via; non ne seppi più nulla.<br />
ma fu forse da allora che piegare le vite e le volontà degli animali non mi bastò più. gli applausi mi stuccavano, e il lampo di timore e di reverenza in fondo allo sguardo delle mie bestie cessò di lusingarmi.<br />
ero ormai donna, e sola, quando udii finalmente le parole che gli occhi di quella testa nella sabbia mi avevano sussurrato e io non avevo colto.<br />
decisi di mettermi anch&#8217;io con coloro che avevano vegliato su quell&#8217;asinello-burattino e cominciai quel lavoro che ancora è il mio: stare con i bambini, crescere con loro.<br />
è per questo che a volte mi capita, quando gioco con i bambini, di tendere l&#8217;orecchio sperando che qualcuno di loro, o un burattino, mi sussurri il perdono per il mio passato.<br />
poi continuo, forse un po&#8217; pedante, il mio lavoro, affinchè anche per la mia fatica ogni bambino non resti solamente, per tutta la vita, legna da ardere.</p>
<p>(per le lacrime di un mio &#8216;pezzo d&#8217;infanzia&#8217; - che solo in questo momento, e sono senza fiato, mi son trovata sotto gli occhi)</p>
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	<item>
		<title>Di: f.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24598</link>
		<dc:creator>f.</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2006 15:54:48 +0000</pubDate>
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		<description>L'uomo che da bambino mi raccontava questi orrori, per averli visti e vissuti coi suoi occhi, oggi avrebbe compiuto ottantotto anni. Non c'era modo migliore per onorarne la memoria. Un grazie e un abbraccio a chi con le sue lacrime ha saputo darci un'altra ragione per non dimenticare mai.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;uomo che da bambino mi raccontava questi orrori, per averli visti e vissuti coi suoi occhi, oggi avrebbe compiuto ottantotto anni. Non c&#8217;era modo migliore per onorarne la memoria. Un grazie e un abbraccio a chi con le sue lacrime ha saputo darci un&#8217;altra ragione per non dimenticare mai.</p>
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	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24596</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2006 15:47:28 +0000</pubDate>
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		<description>...</description>
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		<title>Di: francesco forlani</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24590</link>
		<dc:creator>francesco forlani</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2006 14:38:37 +0000</pubDate>
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		<description>Le tue lacrime Andrea sono anche le mie
effeffe</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le tue lacrime Andrea sono anche le mie<br />
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		<title>Di: La Lipperini</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24568</link>
		<dc:creator>La Lipperini</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2006 12:33:09 +0000</pubDate>
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		<description>Terribile. Ma avete fatto benissimo a tradurre e postare. Grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Terribile. Ma avete fatto benissimo a tradurre e postare. Grazie</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea raos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24560</link>
		<dc:creator>andrea raos</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2006 11:49:31 +0000</pubDate>
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		<description>Non ti dico io. E dovresti vedere la sezione successiva, che si intitola "Svaghi"; ti lascio immaginare. Senza volerla buttare sul patetico, non mi era mai capitato di scoppiare a piangere nel bel mezzo di un lavoro di traduzione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ti dico io. E dovresti vedere la sezione successiva, che si intitola &#8220;Svaghi&#8221;; ti lascio immaginare. Senza volerla buttare sul patetico, non mi era mai capitato di scoppiare a piangere nel bel mezzo di un lavoro di traduzione.</p>
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		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/03/08/bambini/#comment-24556</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2006 10:59:21 +0000</pubDate>
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		<description>Ho lo stomaco rivoltato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho lo stomaco rivoltato.</p>
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