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	<title>Commenti a: Presentazione di &#8220;Dalla vita di un fauno&#8221;</title>
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		<title>Di: Andrea Raos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/04/18/presentazione-di-dalla-vita-di-un-fauno/#comment-27322</link>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Apr 2006 13:00:27 +0000</pubDate>
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		<description>Non credo che sia un male l&#039;essere ignorati dalla &quot;Letteratura&quot;, di cui certa accademia è solo un aspetto. 
Certi libri, certi autori, restano come asteroidi vaganti; quando li si incontra l&#039;impatto, non ammorbidito né preparato da decenni o secoli di antologie e note a pie&#039; di pagina, ha una qualità propriamente &lt;em&gt;materica&lt;/em&gt; con cui poche altre esperienze rivaleggiano. 
Mi piace pensare che alcuni autori abbiano scritto tenendo esplicitamente conto &lt;em&gt;anche&lt;/em&gt; di questo parametro - mi sembra sia il caso di Schmidt, e di Villa senza dubbio -. È da render loro grazie ogni mattina.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non credo che sia un male l&#8217;essere ignorati dalla &#8220;Letteratura&#8221;, di cui certa accademia è solo un aspetto.<br />
Certi libri, certi autori, restano come asteroidi vaganti; quando li si incontra l&#8217;impatto, non ammorbidito né preparato da decenni o secoli di antologie e note a pie&#8217; di pagina, ha una qualità propriamente <em>materica</em> con cui poche altre esperienze rivaleggiano.<br />
Mi piace pensare che alcuni autori abbiano scritto tenendo esplicitamente conto <em>anche</em> di questo parametro &#8211; mi sembra sia il caso di Schmidt, e di Villa senza dubbio -. È da render loro grazie ogni mattina.</p>
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		<title>Di: Daniele Ventre</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/04/18/presentazione-di-dalla-vita-di-un-fauno/#comment-27271</link>
		<dc:creator>Daniele Ventre</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Apr 2006 11:13:21 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Tò tes aorasìas àor ikhthyoeidès...&quot;, la daga ittiomorfa del buio che occhio non indaga, a cui allude Emilio Villa nella prima poesia di &quot;Tà Thèbesi tèikhe&quot; (&quot;Le mura di Tebe&quot;), colpisce, in genere, autori che abbiano due connotati assolutamente mortiferi in questa nostra periferia del mondo semi-civile: 1) l&#039;essere impolitici (tutti gli scrittori più o meno considerati o considerabili, anche magari solo per un fatto cronologico, d&#039;avanguardia, che non si siano anche, per un verso o per un altro, immessi a suo tempo nel gran fiume della cultura dei due opposti conformismi, rivoluzionario e conservatore, sono stati di fatto emarginati); 2) più profonda e gravida di implicazioni, la volontà deliberata di forzare all&#039;estremo la doppia articolazione del linguaggio, rompendo l&#039;equilibrio dinamico fra analogia e anomalia a nettissimo favore di quest&#039;ultima... Tanto che la parola di determinati scrittori, sotto il peso delle memorie intersecate che essa può evocare, finisce per andare incontro a una sorta di collasso gravitazionale del significato. Le forme espressive estreme danno luogo così a singolarità linguistiche da cui la luce del senso sembra quasi non potere e non dover sfuggire, tanto lo spazio comunicativo ordinario appare curvo e distorto: l&#039;assoluta singolarità dell&#039;autore come individuo, in un contesto indifferente alla voce del singolo, paga il prezzo del non ascolto nel mondo degli &quot;scienziati normali&quot; della critica letteraria. A meno che un lettore non incontri nel buio, per caso, l&#039;oggetto libro collassato e non vada a impattarvi contro, finendo così, positivamente, dilacerato. Di qui l&#039;ignorare proprio della critica: ignorare che è spesso essere indifferenti ma anche, ahimè, altrettanto spesso, davvero profondamente ignari...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Tò tes aorasìas àor ikhthyoeidès&#8230;&#8221;, la daga ittiomorfa del buio che occhio non indaga, a cui allude Emilio Villa nella prima poesia di &#8220;Tà Thèbesi tèikhe&#8221; (&#8220;Le mura di Tebe&#8221;), colpisce, in genere, autori che abbiano due connotati assolutamente mortiferi in questa nostra periferia del mondo semi-civile: 1) l&#8217;essere impolitici (tutti gli scrittori più o meno considerati o considerabili, anche magari solo per un fatto cronologico, d&#8217;avanguardia, che non si siano anche, per un verso o per un altro, immessi a suo tempo nel gran fiume della cultura dei due opposti conformismi, rivoluzionario e conservatore, sono stati di fatto emarginati); 2) più profonda e gravida di implicazioni, la volontà deliberata di forzare all&#8217;estremo la doppia articolazione del linguaggio, rompendo l&#8217;equilibrio dinamico fra analogia e anomalia a nettissimo favore di quest&#8217;ultima&#8230; Tanto che la parola di determinati scrittori, sotto il peso delle memorie intersecate che essa può evocare, finisce per andare incontro a una sorta di collasso gravitazionale del significato. Le forme espressive estreme danno luogo così a singolarità linguistiche da cui la luce del senso sembra quasi non potere e non dover sfuggire, tanto lo spazio comunicativo ordinario appare curvo e distorto: l&#8217;assoluta singolarità dell&#8217;autore come individuo, in un contesto indifferente alla voce del singolo, paga il prezzo del non ascolto nel mondo degli &#8220;scienziati normali&#8221; della critica letteraria. A meno che un lettore non incontri nel buio, per caso, l&#8217;oggetto libro collassato e non vada a impattarvi contro, finendo così, positivamente, dilacerato. Di qui l&#8217;ignorare proprio della critica: ignorare che è spesso essere indifferenti ma anche, ahimè, altrettanto spesso, davvero profondamente ignari&#8230;</p>
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		<title>Di: Andrea Raos</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/04/18/presentazione-di-dalla-vita-di-un-fauno/#comment-27058</link>
		<dc:creator>Andrea Raos</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Apr 2006 18:12:52 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;[...] un classico clima di transizione dal rimosso al rimorso accademico [...]&quot;

Aldo Tagliaferri a proposito di Emilio Villa, adatto anche qui (sia per Schmidt che per Pizzuto).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;[...] un classico clima di transizione dal rimosso al rimorso accademico [...]&#8221;</p>
<p>Aldo Tagliaferri a proposito di Emilio Villa, adatto anche qui (sia per Schmidt che per Pizzuto).</p>
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		<title>Di: Daniele Ventre</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/04/18/presentazione-di-dalla-vita-di-un-fauno/#comment-27017</link>
		<dc:creator>Daniele Ventre</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Apr 2006 18:03:05 +0000</pubDate>
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		<description>Schmidt è un autore che si conosce poco in Italia. Inspiegabilmente, perché è apparso molto per tempo in una vecchia, ormai introvabile, edizione Einaudi. Eppure è uno scrittore fondamentale per la storia della narrativa europea del secondo dopoguerra. La sua esperienza di disgregazione del continuum narrativo sembra essere stata (colpevolmente) rimossa -un po&#039; come, per altri versi, è stata in parte rimossa e solo tardivamente riscoperta, l&#039;esperienza di uno scrittore italiano per certi versi (anche se non in tutto) simile a quella di Schmidt: la prosa di Antonio Pizzuto (specie dell&#039;ultimo Pizzuto, che alcuni critici, come Luperini, sono giunti addirittura a considerare immetabolizzabile sul piano di quella che potremmo chiamare, in modo abborracciato, la nostra filogenesi letteraria). Curioso frutto di paradossi storici, la circostanza che, nello strano paese della porosità e dell&#039;indebolimento dell&#039;essere e del conoscere, la voce, sia locale sia straniera (di scrittori dal canto loro vicini, sul piano ideale, a correnti di pensiero &quot;fortissimo&quot;), della porosità del cronotopo narrativo non abbia trovato orecchie attente...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Schmidt è un autore che si conosce poco in Italia. Inspiegabilmente, perché è apparso molto per tempo in una vecchia, ormai introvabile, edizione Einaudi. Eppure è uno scrittore fondamentale per la storia della narrativa europea del secondo dopoguerra. La sua esperienza di disgregazione del continuum narrativo sembra essere stata (colpevolmente) rimossa -un po&#8217; come, per altri versi, è stata in parte rimossa e solo tardivamente riscoperta, l&#8217;esperienza di uno scrittore italiano per certi versi (anche se non in tutto) simile a quella di Schmidt: la prosa di Antonio Pizzuto (specie dell&#8217;ultimo Pizzuto, che alcuni critici, come Luperini, sono giunti addirittura a considerare immetabolizzabile sul piano di quella che potremmo chiamare, in modo abborracciato, la nostra filogenesi letteraria). Curioso frutto di paradossi storici, la circostanza che, nello strano paese della porosità e dell&#8217;indebolimento dell&#8217;essere e del conoscere, la voce, sia locale sia straniera (di scrittori dal canto loro vicini, sul piano ideale, a correnti di pensiero &#8220;fortissimo&#8221;), della porosità del cronotopo narrativo non abbia trovato orecchie attente&#8230;</p>
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