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	<title>Commenti a: Tentativo di mediazione attraverso l’analisi e la discussione dei punti di vista espressi in modo virulento nella recente polemica comparsa su Nazione Indiana tra Michelangelo Zizzi e Christian Raimo</title>
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	<description>versione 2.0</description>
	<pubDate>Thu, 21 Aug 2008 20:59:09 +0000</pubDate>
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	<item>
		<title>Di: Marco Palasciano</title>
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		<dc:creator>Marco Palasciano</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2006 03:06:08 +0000</pubDate>
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		<description>:) Sono commosso: Daniele Ventre nel suo intervento delle 13.21 del 4 maggio ha usato il verbo "lacricoccodrillare", (c) 2006 by Accademia Palasciania.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>:) Sono commosso: Daniele Ventre nel suo intervento delle 13.21 del 4 maggio ha usato il verbo &#8220;lacricoccodrillare&#8221;, (c) 2006 by Accademia Palasciania.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: cara polvere</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28231</link>
		<dc:creator>cara polvere</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2006 20:12:11 +0000</pubDate>
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		<description>oddio. è il terzo che scrivo questa serata.
mi starò ammalando. ho letto qui che si è parlato di poesia. santo cielo.
non va bene la poesia autoreferenziale. 
questa mania di esigere si sponsorizzi altro e  non il parlare di se.
abbasso l'autoreferenzialismo, no? perchè questo è il senso, alla fine.
almeno la poesia lasciatela a chi  la soffre. a chi non ci dorme.
a chi ci "scopa" assieme
dylan thomas tra una poesia e l'altra: ruttava. moriva. e altro.
un ottimo esercizio fisicamente politico, no?
beh, lo faccia di tanto in tanto anche chi vuole connotare la poesia dentro perimetri sociali. è come castrare un leone. e come addomesticare un'aquila. si, si. si può fare ma dopo si avrà urgenza di andare a recuperare i genitali mancati perchè castra qui castra là, rimarrà tutto fermo come un lunapark senza bambini.   
e cavolo. quanti paroloni per consacrare il supermercato al posto del piccolo negozio di fiducia.
che tristezza. 

" Come potrà il mio animale" di Dylan Thomas

Come potrà il mio animale,
La cui magica forma rintraccio nel cranio cavernoso,
Vaso d’ascessi e guscio d’esultanza, sopportare
D’essere seppellito sotto un muro di sillabe,
Il velo invocato funereo intorno al volto,
Lui che dovrebbe infuriarsi,
Ubbriaco come lumaca di vigna, flagellato come polpo,
Che dovrebbe ruggire, andar carponi, lottare
Coi venti e con la pioggia,
Il cerchio naturale dei cieli rivelati
Abbassare all’altezza dei suoi occhi streganti?

Come potrà calamitare
Verso lo stallone, in una curva notturna vampa che fonda
Lo zoccolo della testa leonina e il ferro di cavallo del cuore,
Una terra selvaggia nel fresco culmine dei giorni campagnoli,
Per trottare sui letti di fieno d’un miglio con una compagna
[sonora,
Per amare, e penare, e uccidere
In un rapido, dolce, feroce chiarore, finché il suolo sprangato
Germogli, il nero mare spalancato gioisca,
Le budella si ribaltino e la branca
Delle vene artigliate sprema da ogni rossa molecola
La voce riarsa e furibonda?

Pescatori di tritoni avanzano lenti e arpeggiano
Sul solito flutto, lanciando il loro magico spillo ricurvo
Innescato d’aurea mollica; io con una viva matassa,
Lingua e orecchio nel filo, pesco nell’animale, chiusa da riccioli
E tempie, acquea caverna d’incantesimi e d’osso,
Rintraccio un tentacolo con un occhio
Spalancato per amo, nella tazza d’alghe e ferite,
Per stringere a terra la mia furia
E sbattere giù il suo gran sangue;
Nessuna bestia dovrà nascere a segnar sull’atlante i pochi mari
O a soppesare la luce sopra un corno.

Sospira a lungo, fredda creta, giaci recisa, lanciata
In alto, tramortita sul sasso; furtive forbici affilate nel gelo
Scattano nel boschetto della forza, l’amore sbozzato nei pilastri
Crolla con santo, sole e uccello scolpiti, la vergine bocca
[spinata d’alghe morte
Sfronda, rovo piumato di fiamme, l’enfasi dell’occhio furente,
Taglia netto il gestire del fiato.
Muori con rosse penne quando il volo del cielo è troncato,
E rotola con la terra abbattuta:
Arida giaci, riposa depredata, mia bestia.
Hai sgroppato dal fondo d’una buia spelonca, sussultato al nitrito della luce
E scavato la tua fossa nel mio petto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>oddio. è il terzo che scrivo questa serata.<br />
mi starò ammalando. ho letto qui che si è parlato di poesia. santo cielo.<br />
non va bene la poesia autoreferenziale.<br />
questa mania di esigere si sponsorizzi altro e  non il parlare di se.<br />
abbasso l&#8217;autoreferenzialismo, no? perchè questo è il senso, alla fine.<br />
almeno la poesia lasciatela a chi  la soffre. a chi non ci dorme.<br />
a chi ci &#8220;scopa&#8221; assieme<br />
dylan thomas tra una poesia e l&#8217;altra: ruttava. moriva. e altro.<br />
un ottimo esercizio fisicamente politico, no?<br />
beh, lo faccia di tanto in tanto anche chi vuole connotare la poesia dentro perimetri sociali. è come castrare un leone. e come addomesticare un&#8217;aquila. si, si. si può fare ma dopo si avrà urgenza di andare a recuperare i genitali mancati perchè castra qui castra là, rimarrà tutto fermo come un lunapark senza bambini.<br />
e cavolo. quanti paroloni per consacrare il supermercato al posto del piccolo negozio di fiducia.<br />
che tristezza. </p>
<p>&#8221; Come potrà il mio animale&#8221; di Dylan Thomas</p>
<p>Come potrà il mio animale,<br />
La cui magica forma rintraccio nel cranio cavernoso,<br />
Vaso d’ascessi e guscio d’esultanza, sopportare<br />
D’essere seppellito sotto un muro di sillabe,<br />
Il velo invocato funereo intorno al volto,<br />
Lui che dovrebbe infuriarsi,<br />
Ubbriaco come lumaca di vigna, flagellato come polpo,<br />
Che dovrebbe ruggire, andar carponi, lottare<br />
Coi venti e con la pioggia,<br />
Il cerchio naturale dei cieli rivelati<br />
Abbassare all’altezza dei suoi occhi streganti?</p>
<p>Come potrà calamitare<br />
Verso lo stallone, in una curva notturna vampa che fonda<br />
Lo zoccolo della testa leonina e il ferro di cavallo del cuore,<br />
Una terra selvaggia nel fresco culmine dei giorni campagnoli,<br />
Per trottare sui letti di fieno d’un miglio con una compagna<br />
[sonora,<br />
Per amare, e penare, e uccidere<br />
In un rapido, dolce, feroce chiarore, finché il suolo sprangato<br />
Germogli, il nero mare spalancato gioisca,<br />
Le budella si ribaltino e la branca<br />
Delle vene artigliate sprema da ogni rossa molecola<br />
La voce riarsa e furibonda?</p>
<p>Pescatori di tritoni avanzano lenti e arpeggiano<br />
Sul solito flutto, lanciando il loro magico spillo ricurvo<br />
Innescato d’aurea mollica; io con una viva matassa,<br />
Lingua e orecchio nel filo, pesco nell’animale, chiusa da riccioli<br />
E tempie, acquea caverna d’incantesimi e d’osso,<br />
Rintraccio un tentacolo con un occhio<br />
Spalancato per amo, nella tazza d’alghe e ferite,<br />
Per stringere a terra la mia furia<br />
E sbattere giù il suo gran sangue;<br />
Nessuna bestia dovrà nascere a segnar sull’atlante i pochi mari<br />
O a soppesare la luce sopra un corno.</p>
<p>Sospira a lungo, fredda creta, giaci recisa, lanciata<br />
In alto, tramortita sul sasso; furtive forbici affilate nel gelo<br />
Scattano nel boschetto della forza, l’amore sbozzato nei pilastri<br />
Crolla con santo, sole e uccello scolpiti, la vergine bocca<br />
[spinata d’alghe morte<br />
Sfronda, rovo piumato di fiamme, l’enfasi dell’occhio furente,<br />
Taglia netto il gestire del fiato.<br />
Muori con rosse penne quando il volo del cielo è troncato,<br />
E rotola con la terra abbattuta:<br />
Arida giaci, riposa depredata, mia bestia.<br />
Hai sgroppato dal fondo d’una buia spelonca, sussultato al nitrito della luce<br />
E scavato la tua fossa nel mio petto.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28217</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2006 13:37:19 +0000</pubDate>
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		<description>@jan
@prodan

Caro jan, ti ho appena spedito la mail introvignesca. 
Quello che dici su imprenditoria libraria e piccoli editori mi sembra condivisibile. Ma se parliamo di Feltrinelli si dovrebbe fare un discorso un po’ più specifico, e in questo senso credo che prodan non abbia tutti i torti. Il decollo c’è stato, è vero, le Fortezze Feltrinelli sono diventati dei presidi culturali in tutte le grandi città italiane. Ma le hai sentite le ultime rivendicazioni sindacali della Base, no? A questo devo aggiungere una sorta di atteggiamento di “chiusura” di Feltrinelli verso l’esterno. Se visiti il sito della casa editrice ti accorgerai che ci sono poche possibilità per gli autori esordienti, e che le selezioni per eventuali assunzioni sono chiuse (credo da qualche anno). 
Per questo funziona la piccola editoria: c’è più ricambio, più familiarità, un filo diretto con la redazione, insomma hai la sensazione di essere ascoltato (come lettore, come autore, come dipendente, etc…). 
Succede anche altrove, ovviamente: quando compri un libro su Amazon sei fidelizzato, iniziano a corteggiarti, ti informano sulle novità. Non sei solo un cliente, o almeno loro cercano di non farti sentire tale. 
Se le Fortezze Feltrinelli non si apriranno a questo tipo di mercato fortemente individualizzante, e in grado di adattarsi al profilo dell’utente, saranno guai.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@jan<br />
@prodan</p>
<p>Caro jan, ti ho appena spedito la mail introvignesca.<br />
Quello che dici su imprenditoria libraria e piccoli editori mi sembra condivisibile. Ma se parliamo di Feltrinelli si dovrebbe fare un discorso un po’ più specifico, e in questo senso credo che prodan non abbia tutti i torti. Il decollo c’è stato, è vero, le Fortezze Feltrinelli sono diventati dei presidi culturali in tutte le grandi città italiane. Ma le hai sentite le ultime rivendicazioni sindacali della Base, no? A questo devo aggiungere una sorta di atteggiamento di “chiusura” di Feltrinelli verso l’esterno. Se visiti il sito della casa editrice ti accorgerai che ci sono poche possibilità per gli autori esordienti, e che le selezioni per eventuali assunzioni sono chiuse (credo da qualche anno).<br />
Per questo funziona la piccola editoria: c’è più ricambio, più familiarità, un filo diretto con la redazione, insomma hai la sensazione di essere ascoltato (come lettore, come autore, come dipendente, etc…).<br />
Succede anche altrove, ovviamente: quando compri un libro su Amazon sei fidelizzato, iniziano a corteggiarti, ti informano sulle novità. Non sei solo un cliente, o almeno loro cercano di non farti sentire tale.<br />
Se le Fortezze Feltrinelli non si apriranno a questo tipo di mercato fortemente individualizzante, e in grado di adattarsi al profilo dell’utente, saranno guai.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: jan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28199</link>
		<dc:creator>jan</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2006 19:35:23 +0000</pubDate>
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		<description>A Cristoforo Prodan:
http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28153
Sono curioso di leggere la tua recensione al libro di Romano Montroni, ma non concordo sul taglio decisamente negativo che proponi. L'autore sembra un dirigente che ha portato i concetti della GDO nel mondo librario
http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_distribuzione_organizzata
in modo trasparente, con tutto il codazzo di taylorismo, gestione meschina delle risorse umane, ma anche di crescita d'impresa. Tra le righe del blog &lt;a href="http://effelunga.blogspot.com" rel="nofollow"&gt;Effelunga&lt;/a&gt; traspare come Montroni sia umanamente detestabile, ma anche che il gruppo è passato da 300 a 1200 dipendenti in una decina di anni.

&lt;blockquote&gt;Gli intellettuali e tutti gli operatori della cultura non possono lasciare in mano ai diligenti mercanti senza scrupoli la struttura economica e commerciale che è il presupposto per la libera circolazione delle idee.&lt;/blockquote&gt;
Credo che gli intellettuali debbano farsi un po' imprenditori, cercando vie alternative perché le idee circolino anzitutto veramente, e lo facciano in modo sostenibile economicamente. Significa fare l'editore (per esempio) in modo diverso, ridiscutere concetto e tempi del libro (contro altre forme di pubblicazione), ripensare come misurare gli obiettivi per chi scrive (copie vendute? lettori reali? riscontri, citazioni, convegni? una cifra X di profitti?).
Io credo che gli strumenti per sperimentare ci siano, e nemmeno tato nuovi e rischiosi. Tanto che penso che molti piccolissimi editori stiano già percorrendo queste strade. Nazione Indiana in questo senso può essere un incubatore, almeno nel senso intellettuale e non economico (ahimè) del termine.

Roberto: se hai del materiale originale sul CESNUR mi interessa (email di NI). Sai che ha organizzato un corso di aggiornamento su "islam e estremismo terrorista" per la polizia locale milanese? Un corso a tesi, senza spazio per la comprensione e il dialogo pare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A Cristoforo Prodan:<br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28153"  rel="nofollow">http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28153</a><br />
Sono curioso di leggere la tua recensione al libro di Romano Montroni, ma non concordo sul taglio decisamente negativo che proponi. L&#8217;autore sembra un dirigente che ha portato i concetti della GDO nel mondo librario<br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_distribuzione_organizzata" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/it.wikipedia.org');" rel="nofollow">http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_distribuzione_organizzata</a><br />
in modo trasparente, con tutto il codazzo di taylorismo, gestione meschina delle risorse umane, ma anche di crescita d&#8217;impresa. Tra le righe del blog <a href="http://effelunga.blogspot.com" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/effelunga.blogspot.com');" rel="nofollow">Effelunga</a> traspare come Montroni sia umanamente detestabile, ma anche che il gruppo è passato da 300 a 1200 dipendenti in una decina di anni.</p>
<blockquote><p>Gli intellettuali e tutti gli operatori della cultura non possono lasciare in mano ai diligenti mercanti senza scrupoli la struttura economica e commerciale che è il presupposto per la libera circolazione delle idee.</p></blockquote>
<p>Credo che gli intellettuali debbano farsi un po&#8217; imprenditori, cercando vie alternative perché le idee circolino anzitutto veramente, e lo facciano in modo sostenibile economicamente. Significa fare l&#8217;editore (per esempio) in modo diverso, ridiscutere concetto e tempi del libro (contro altre forme di pubblicazione), ripensare come misurare gli obiettivi per chi scrive (copie vendute? lettori reali? riscontri, citazioni, convegni? una cifra X di profitti?).<br />
Io credo che gli strumenti per sperimentare ci siano, e nemmeno tato nuovi e rischiosi. Tanto che penso che molti piccolissimi editori stiano già percorrendo queste strade. Nazione Indiana in questo senso può essere un incubatore, almeno nel senso intellettuale e non economico (ahimè) del termine.</p>
<p>Roberto: se hai del materiale originale sul CESNUR mi interessa (email di NI). Sai che ha organizzato un corso di aggiornamento su &#8220;islam e estremismo terrorista&#8221; per la polizia locale milanese? Un corso a tesi, senza spazio per la comprensione e il dialogo pare.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28187</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2006 14:55:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28187</guid>
		<description>@andrea inglese * (mi mandi “la restaurazione?”)
@r.r.
@n.g.

 “la scrittura non è una specie di ritmo sacro” 

A me quando stavo a scuola i volantini piacevano, li leggevo al bar, prima di entrare in classe, guardavo le pagine colorate dei ciclostili, stampate all’alba per essere distribuite all’entrata, era divertente, era rilassante, era meglio di latino e greco, ma poi i volantini sono scomparsi, è sparito tutto all’improvviso, e non si trattava solo di “intervenire” o di “denunciare”, era una cosa più vitale, era tutto da ridere, non come adesso, adesso sì che è grave. 
Più che di utopia parlerei di distopia, più che di letteratura-volantino si tratta di letteratura-locandina. Penso ai manifesti dei concerti che mischiano il diavolo alla new age e fanno saltare i nervi a Massimo Introvigne***. Provare a scrivere così non costa niente. La scrittura non è una specie di ritmo sacro. Interviene con durezza nel dibattito politico. Le kermesse dei surrealisti erano piene di “parole d’ordine”, hanno influenzato il marketing politico di un intero secolo. 
Caro andrea, lo so che la Nazione offre “scarti”, movimenti liberi, come li chiami tu, impensabili nel giornalismo culturale standard. Ma prima di “vendere” dovremmo immaginare cosa “compreranno” i nostri lettori. Quali servizi offrirà il nostro “abbonamento”. Se ti interessa ne discuteremo, ma con un bel paio di occhiali “realistici” e “visionari”. Infatti il Partito Democratico è un’allegoria. L’ho già detto a prodan.
www.SOSTIENI&#62;la&#62;NAZIONE.it
*** Se a qualcuno interessa, conservo un ritratto del manager religioso più celebrato dai siti di vampirismo italiani. Lo sapete cos’è il CESNUR?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@andrea inglese * (mi mandi “la restaurazione?”)<br />
@r.r.<br />
@n.g.</p>
<p> “la scrittura non è una specie di ritmo sacro” </p>
<p>A me quando stavo a scuola i volantini piacevano, li leggevo al bar, prima di entrare in classe, guardavo le pagine colorate dei ciclostili, stampate all’alba per essere distribuite all’entrata, era divertente, era rilassante, era meglio di latino e greco, ma poi i volantini sono scomparsi, è sparito tutto all’improvviso, e non si trattava solo di “intervenire” o di “denunciare”, era una cosa più vitale, era tutto da ridere, non come adesso, adesso sì che è grave.<br />
Più che di utopia parlerei di distopia, più che di letteratura-volantino si tratta di letteratura-locandina. Penso ai manifesti dei concerti che mischiano il diavolo alla new age e fanno saltare i nervi a Massimo Introvigne***. Provare a scrivere così non costa niente. La scrittura non è una specie di ritmo sacro. Interviene con durezza nel dibattito politico. Le kermesse dei surrealisti erano piene di “parole d’ordine”, hanno influenzato il marketing politico di un intero secolo.<br />
Caro andrea, lo so che la Nazione offre “scarti”, movimenti liberi, come li chiami tu, impensabili nel giornalismo culturale standard. Ma prima di “vendere” dovremmo immaginare cosa “compreranno” i nostri lettori. Quali servizi offrirà il nostro “abbonamento”. Se ti interessa ne discuteremo, ma con un bel paio di occhiali “realistici” e “visionari”. Infatti il Partito Democratico è un’allegoria. L’ho già detto a prodan.<br />
<a href="http://www.SOSTIENI&#038;gt;la&#038;gt;NAZIONE.it" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.SOSTIENI&#038;gt;la&#038;gt;NAZIONE.it');" rel="nofollow">http://www.SOSTIENI&#038;gt;la&#038;gt;NAZIONE.it</a><br />
*** Se a qualcuno interessa, conservo un ritratto del manager religioso più celebrato dai siti di vampirismo italiani. Lo sapete cos’è il CESNUR?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28186</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2006 14:52:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28186</guid>
		<description>@cristoforo prodan

“assalto al cielo”

Rispetto per la Morte dell’Editore, disprezzo per la polvere dei librai. Ma non servono le spese proletarie per boicottare il Network editoriale. Basta andare in biblioteca (le rete delle biblioteche di quartiere romane è una miniera, visitatele). Credo che se Montrone girasse un paio di giorni sulle bancarelle di Porta Portese andrebbe nel pallone. 
BIBLIOTECAdellaNAZIONE.it

Le Feltrinelli a tre piani, la tentacolare Mondadori, i trust di marchi editoriali. Da un certo punto di vista, servono. Se gli italiani non riusciranno a creare Fortezze dentro il Network, catene di librerie-supermercato/gruppi editoriali sempre più “partecipati” e multimediali, finiremo assorbiti dai paesi “culturalmente” più avanzati. Penso ad Amazon, a Fnac, ma anche alle aggressive letterature postcoloniali, ai manga giapponesi, alle scrittrici indiane e ai sudamericani, eccetera. 

Il discorso “interculturale”, in questo caso, si riduce a una semplice competizione tra prodotti: il venti per cento di sconto sull’ultimo libro di Isabel Allende, va bene, ma quando ristamperemo “Fabrizio Lupo” per il circuito dei reminders? 

Il teatro-informazione è cosa tutta diversa, è una cosa che monta su come un’onda, una cosa dal basso. 

Credo che se il vecchio Feltrinelli oggi fosse stato a capo del suo piccolo “regno familiare” si sarebbe ri-messo i guanti. Puoi far saltare cento, mille, tralicci se hai una politica culturale esplosiva, un progetto editoriale determinato (ng: “lavoro sul linguaggio come critica e come progetto di senso ulteriore”). Il cielo è nella stanza (dei bottoni).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@cristoforo prodan</p>
<p>“assalto al cielo”</p>
<p>Rispetto per la Morte dell’Editore, disprezzo per la polvere dei librai. Ma non servono le spese proletarie per boicottare il Network editoriale. Basta andare in biblioteca (le rete delle biblioteche di quartiere romane è una miniera, visitatele). Credo che se Montrone girasse un paio di giorni sulle bancarelle di Porta Portese andrebbe nel pallone.<br />
BIBLIOTECAdellaNAZIONE.it</p>
<p>Le Feltrinelli a tre piani, la tentacolare Mondadori, i trust di marchi editoriali. Da un certo punto di vista, servono. Se gli italiani non riusciranno a creare Fortezze dentro il Network, catene di librerie-supermercato/gruppi editoriali sempre più “partecipati” e multimediali, finiremo assorbiti dai paesi “culturalmente” più avanzati. Penso ad Amazon, a Fnac, ma anche alle aggressive letterature postcoloniali, ai manga giapponesi, alle scrittrici indiane e ai sudamericani, eccetera. </p>
<p>Il discorso “interculturale”, in questo caso, si riduce a una semplice competizione tra prodotti: il venti per cento di sconto sull’ultimo libro di Isabel Allende, va bene, ma quando ristamperemo “Fabrizio Lupo” per il circuito dei reminders? </p>
<p>Il teatro-informazione è cosa tutta diversa, è una cosa che monta su come un’onda, una cosa dal basso. </p>
<p>Credo che se il vecchio Feltrinelli oggi fosse stato a capo del suo piccolo “regno familiare” si sarebbe ri-messo i guanti. Puoi far saltare cento, mille, tralicci se hai una politica culturale esplosiva, un progetto editoriale determinato (ng: “lavoro sul linguaggio come critica e come progetto di senso ulteriore”). Il cielo è nella stanza (dei bottoni).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28172</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2006 07:04:26 +0000</pubDate>
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		<description>@cristoforo prodan

Caro cris, ti ricordo sempre il "realismo visionario".
Buona giornata</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@cristoforo prodan</p>
<p>Caro cris, ti ricordo sempre il &#8220;realismo visionario&#8221;.<br />
Buona giornata</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Cristoforo Prodan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28168</link>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2006 00:17:15 +0000</pubDate>
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		<description>@ roberto

Partito Democratico? No grazie.
Basta con i partiti. Aboliamo il Parlamento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ roberto</p>
<p>Partito Democratico? No grazie.<br />
Basta con i partiti. Aboliamo il Parlamento.</p>
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	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28163</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2006 17:07:58 +0000</pubDate>
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		<description>@n.g.
@andrea inglese
@r.r.
@cristoforo prodan

“usare le loro stesse tecniche”
“muto il mondo transita bruciando”
 “linguaggio come progetto di senso” 

Quando dico “dettare l’agenda della politica” non credo a un intervento diretto in piazza o in parlamento. Ne ho abbastanza di manifestazioni al cloroformio come il Concertone del Primo Maggio, di contestazioni inaspettate quanto una puntata di Porta a Porta. 

Penso all’AEI, con i suoi report giornalieri di politica interna/estera spediti ai membri del Congresso. Una cartella introduttiva + 10 di approfondimento. Immagino pagate profumatamente. Così si dettano le battaglie culturali. 
SOSTIENI&#62;la&#62;NAZIONE.it

Un esempio di “furto di parole d’ordine”. Quel moschettiere di Giannini dice che a Berlusconi è bastato agitare lo spettro della jaquerie fiscale per costringere D’Alema a fare un passo indietro sulla presidenza della repubblica. Allora che proposta facciamo circolare tra i banchi parlamentari? “Pagherete meno, pagherete tutto”. 

“Vogliamo tagliare e ridistribuire le pensioni elargite allegramente alla fine del secolo scorso. Inizieremo dai manager delle nazionali e delle multinazionali. Passeremo ai dipendenti pubblici e agli amministratori statali. A quelli che si godono la pensione giocando a golf nei campi bolognesi aperti da Cofferati. Con i tagli finanzieremo la formazione collettiva e offriremo maggiori opportunità nel mercato del lavoro”. (Discorso alle Primarie del Partito Democratico, 2012)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@n.g.<br />
@andrea inglese<br />
@r.r.<br />
@cristoforo prodan</p>
<p>“usare le loro stesse tecniche”<br />
“muto il mondo transita bruciando”<br />
 “linguaggio come progetto di senso” </p>
<p>Quando dico “dettare l’agenda della politica” non credo a un intervento diretto in piazza o in parlamento. Ne ho abbastanza di manifestazioni al cloroformio come il Concertone del Primo Maggio, di contestazioni inaspettate quanto una puntata di Porta a Porta. </p>
<p>Penso all’AEI, con i suoi report giornalieri di politica interna/estera spediti ai membri del Congresso. Una cartella introduttiva + 10 di approfondimento. Immagino pagate profumatamente. Così si dettano le battaglie culturali.<br />
SOSTIENI&gt;la&gt;NAZIONE.it</p>
<p>Un esempio di “furto di parole d’ordine”. Quel moschettiere di Giannini dice che a Berlusconi è bastato agitare lo spettro della jaquerie fiscale per costringere D’Alema a fare un passo indietro sulla presidenza della repubblica. Allora che proposta facciamo circolare tra i banchi parlamentari? “Pagherete meno, pagherete tutto”. </p>
<p>“Vogliamo tagliare e ridistribuire le pensioni elargite allegramente alla fine del secolo scorso. Inizieremo dai manager delle nazionali e delle multinazionali. Passeremo ai dipendenti pubblici e agli amministratori statali. A quelli che si godono la pensione giocando a golf nei campi bolognesi aperti da Cofferati. Con i tagli finanzieremo la formazione collettiva e offriremo maggiori opportunità nel mercato del lavoro”. (Discorso alle Primarie del Partito Democratico, 2012)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: r.r.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28161</link>
		<dc:creator>r.r.</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2006 16:27:16 +0000</pubDate>
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		<description>andrea

"movimenti liberi, che sono impensabili per il giornalismo culturale".

a questo livello, una proposta (un esempio). ricordiamoci un po' dell'attività delle riviste ('letterarie') tra '60 e '70. e dei 'sondaggi' che attivavano non solo tra critici ma anche e soprattutto tra gli stessi autori. ricordo una 'inchiesta' storica targata 'nuovi argomenti' (sic): 7 domande su letteratura e neocapitalismo. seconda metà '60. 'autorevoli' gli intervistati, ma anche e per fortuna poligenetici, singole individualità e non solo raggruppamenti.

ecco, la nazione e lo 'slancio' auspicato da roberto. tessere una trama, una rete nella rete: a puntate, ma in continuità, riconoscibile, cercare il dialogo comune: per chi scrivi? che rapporto con l'industria della cultura, con il 'pubblico'; con il locale e con la nazione (e l'europa il mondo); con la/e tradizioni;metodi, 'itinerari'; linguaggi sperimentati; idea, o meno, di 'cambiamento' (o demistificazione) degli istituti correnti della cultura e del linguaggio stesso, dell'ideologia (prodan) ecc....  

e a questo punto, hai ragione tu, la mappatura dovrebbe essere tendenzialmente capillare, aperta, ampia per poi chiudere e restringere... (contando anche, perchè no, sui cittadini più 'stanziali' della nazione: non solo il gruppo redazionale ma tash prodan giovenale ecc).

solo un'idea, f.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>andrea</p>
<p>&#8220;movimenti liberi, che sono impensabili per il giornalismo culturale&#8221;.</p>
<p>a questo livello, una proposta (un esempio). ricordiamoci un po&#8217; dell&#8217;attività delle riviste (&#8217;letterarie&#8217;) tra &#8216;60 e &#8216;70. e dei &#8217;sondaggi&#8217; che attivavano non solo tra critici ma anche e soprattutto tra gli stessi autori. ricordo una &#8216;inchiesta&#8217; storica targata &#8216;nuovi argomenti&#8217; (sic): 7 domande su letteratura e neocapitalismo. seconda metà &#8216;60. &#8216;autorevoli&#8217; gli intervistati, ma anche e per fortuna poligenetici, singole individualità e non solo raggruppamenti.</p>
<p>ecco, la nazione e lo &#8217;slancio&#8217; auspicato da roberto. tessere una trama, una rete nella rete: a puntate, ma in continuità, riconoscibile, cercare il dialogo comune: per chi scrivi? che rapporto con l&#8217;industria della cultura, con il &#8216;pubblico&#8217;; con il locale e con la nazione (e l&#8217;europa il mondo); con la/e tradizioni;metodi, &#8216;itinerari&#8217;; linguaggi sperimentati; idea, o meno, di &#8216;cambiamento&#8217; (o demistificazione) degli istituti correnti della cultura e del linguaggio stesso, dell&#8217;ideologia (prodan) ecc&#8230;.  </p>
<p>e a questo punto, hai ragione tu, la mappatura dovrebbe essere tendenzialmente capillare, aperta, ampia per poi chiudere e restringere&#8230; (contando anche, perchè no, sui cittadini più &#8217;stanziali&#8217; della nazione: non solo il gruppo redazionale ma tash prodan giovenale ecc).</p>
<p>solo un&#8217;idea, f.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28159</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2006 13:46:13 +0000</pubDate>
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		<description>Ottimo Prodan. Quando ne farai una recensione, avvertici. Che la metteremmo volentieri in NI. Librerie Feltrinelli: il male, nella sua versione apparentemente "nobile" e magari "militante".

a roberto:
"La Nazione dovrebbe espandersi, (...) Vuol dire riprendersi l’agenda del dibattito, fissare i temi del giorno della discussione parlamentare"
Anche Nazioneindiana, nonostante le buone intenzioni, spesso è inevitabilmente riuscchiata verso l'attualità editoriale. Ma il suo intento più alto sta in quanto tu dici. "Fissare i temi del giorno", sciogliendo ogni dipendenza dalle pagine culturali=portavoce delle novità editoriali. In questo, è debole. Chi le dà credito, sul fronte del "cosidetto" dibattito culturale? (E non è questione di vendere meglio... è questione che certe cose nessuno le vuole comprare...) D'altra parte questa debolezza, che è di tanti altri luoghi in rete, e di riviste militanti, le permette anche movimenti liberi, che sono impensabili per il giornalismo culturale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ottimo Prodan. Quando ne farai una recensione, avvertici. Che la metteremmo volentieri in NI. Librerie Feltrinelli: il male, nella sua versione apparentemente &#8220;nobile&#8221; e magari &#8220;militante&#8221;.</p>
<p>a roberto:<br />
&#8220;La Nazione dovrebbe espandersi, (&#8230;) Vuol dire riprendersi l’agenda del dibattito, fissare i temi del giorno della discussione parlamentare&#8221;<br />
Anche Nazioneindiana, nonostante le buone intenzioni, spesso è inevitabilmente riuscchiata verso l&#8217;attualità editoriale. Ma il suo intento più alto sta in quanto tu dici. &#8220;Fissare i temi del giorno&#8221;, sciogliendo ogni dipendenza dalle pagine culturali=portavoce delle novità editoriali. In questo, è debole. Chi le dà credito, sul fronte del &#8220;cosidetto&#8221; dibattito culturale? (E non è questione di vendere meglio&#8230; è questione che certe cose nessuno le vuole comprare&#8230;) D&#8217;altra parte questa debolezza, che è di tanti altri luoghi in rete, e di riviste militanti, le permette anche movimenti liberi, che sono impensabili per il giornalismo culturale.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Cristoforo Prodan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28153</link>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2006 11:04:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28153</guid>
		<description>Reinventare il sistema dell'industria culturale è un assalto al cielo. La struttura è granitica, ricca, sostenuta da gruppi di potere e da un "think tank" molto ideologizzato.

Uno di questi personaggi chiave mi sembra Romano Montroni. Recentemente è uscito per Laterza un suo testo che, me lo consenta l'autore, potrei definire il suo "Mein Kampf". Si intitola "Vendere l'anima / Il mestiere del libraio". Confesso, l'ho appena sfogliato, e mi riprometto di farne un'accurata analisi e recensione presto.

Per chi non lo sapesse Romano Montroni è stato, dagli anni '60 al 2000, direttore delle Librerie Feltrinelli ed è docente, fra le altre cose, nel Master in Editoria "cartacea e multimediale" di Umberto Eco. Da luglio 2005 collabora con le Coop per il progetto di una catena di librerie delle Coop (non è chiaro se all'interno di supermercati e ipermercati, oppure in strutture separate). In poche parole, l'ideologo della "libreria-supermercato" in Italia e, forse, presto, anche della "libreria nel supermercato".
Appena ho cominciato ha sfogliare il libro del noto - e, da alcuni bene informati, abbastanza discusso - personaggio, mi imbatto in certi elementi che probabilmente sintetizzano bene una certa ideologia alla "dottor stranamore" che ha fatto cultura in Italia negli ultimi quarant'anni. In breve:

1) La dedica (le dediche sono sempre significative) inizia così: «A Giangiacomo Feltrinelli, che mi ha trasmesso la creatività e la passione indispensabili per svolgere bene il mio mestiere, e a tutti i librai...»;

2) La prefazione di Umberto Eco (le prefazioni sono sempre significative, non tanto per il contenuto ma per il nome di chi le fa [e Eco se la batte bene con Veltroni a scrivere prefazioni; fra poco troveremo le loro prefazioni anche sui pacchetti delle sigarette]). Inizia così: «Leggere Romano Montroni che parla del mestiere del libraio è un po' come leggere Dante che spiega come scrivere un poema in tre cantiche, Cellini che parla del mestiere dell'orafo, o - per essere più modesti - Landru che racconta come si uccide una moglie. Voglio dire, si tratta di godere dell'esperienza di chi un certo mestiere lo sa fare e l'ha fatto meglio di tutti. ...»;

3) A p. 58, in fondo alla pagina, una piantina di un'ipotetica libreria con una linea nera con frecce che segna un percorso abbastanza arzigogolato (dà un po' l'idea di quei labirinti da risolvere sulle riviste di enigmistica) e con la didascalia della figura che recita «Percorso dello spolverare» (che mi sembra un ottimo titolo per un romanzo). La pagina inizia con una frase che è degna di "Arbeit Macht Frei" e che dovrebbe essere posta sulla porta di ogni libreria (citando la fonte ovviamente): «Si spolvera al mattino, durante la prima mezz'ora di apertura, dall'alto verso il basso, seguendo il senso orario.» Io avrei dato alla frase una struttura di endecasillabo. Ma tant'è...

Un paio di osservazioni (ma, ripeto, mi riprometto di analizzare meglio il libro):

a) Il valoroso compagno Giangiacomo Feltrinelli - militante dei Gruppi d'Azione Partigiana, caduto in combattimento sotto un traliccio dell'alta tensione di Segrate - evidentemente si è sacrificato invano. Anche solo citarlo in una dedica di un siffatto libro, mi sembra di cattivo gusto. Con tutto il rispetto per i rapporti interpersonali che l'autore ha avuto col compagno Feltrinelli.

b) Mi sembra che Montroni faccia di banalità scienza. Del tipo: "Ruotando di 180° il rubinetto con il bollino rosso, esce l'acqua calda." Forse il "mestiere del libraio" è qualcosa di diverso.

c) C'è poi l'ideologia, quella pesante, piena di contraddizioni, che merita una critica più radicale e approfondita. Il sistema delle libreire supermercato, con tutte le cosenguenze che ha avuto in termini di sfruttamento del lavoro e di appiattimento delle professionalità, è veramente il sistema migliore per la diffusione libraria? La libreria è l'ultimo anello della catena di un'industria culturale che agisce direttamente nella società. Imporre un modello, qualsiasi esso sia, implica delle scelte che hanno un carattere eminentemente politico e che influenzano direttamente la diffusione della cultura nella società.

La critica al sistema e agli ideologi dell'industria culturale deve essere fatta con precisione e attenzione, evidenziando le scelte personali, gli indirizzi politici e le contraddizioni. Questo è il punto da cui partire. Gli intellettuali e tutti gli operatori della cultura non possono lasciare in mano ai diligenti mercanti senza scrupoli la struttura economica e commerciale che è il presupposto per la libera circolazione delle idee. Né possono sperare che una risata li seppellirà.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Reinventare il sistema dell&#8217;industria culturale è un assalto al cielo. La struttura è granitica, ricca, sostenuta da gruppi di potere e da un &#8220;think tank&#8221; molto ideologizzato.</p>
<p>Uno di questi personaggi chiave mi sembra Romano Montroni. Recentemente è uscito per Laterza un suo testo che, me lo consenta l&#8217;autore, potrei definire il suo &#8220;Mein Kampf&#8221;. Si intitola &#8220;Vendere l&#8217;anima / Il mestiere del libraio&#8221;. Confesso, l&#8217;ho appena sfogliato, e mi riprometto di farne un&#8217;accurata analisi e recensione presto.</p>
<p>Per chi non lo sapesse Romano Montroni è stato, dagli anni &#8216;60 al 2000, direttore delle Librerie Feltrinelli ed è docente, fra le altre cose, nel Master in Editoria &#8220;cartacea e multimediale&#8221; di Umberto Eco. Da luglio 2005 collabora con le Coop per il progetto di una catena di librerie delle Coop (non è chiaro se all&#8217;interno di supermercati e ipermercati, oppure in strutture separate). In poche parole, l&#8217;ideologo della &#8220;libreria-supermercato&#8221; in Italia e, forse, presto, anche della &#8220;libreria nel supermercato&#8221;.<br />
Appena ho cominciato ha sfogliare il libro del noto - e, da alcuni bene informati, abbastanza discusso - personaggio, mi imbatto in certi elementi che probabilmente sintetizzano bene una certa ideologia alla &#8220;dottor stranamore&#8221; che ha fatto cultura in Italia negli ultimi quarant&#8217;anni. In breve:</p>
<p>1) La dedica (le dediche sono sempre significative) inizia così: «A Giangiacomo Feltrinelli, che mi ha trasmesso la creatività e la passione indispensabili per svolgere bene il mio mestiere, e a tutti i librai&#8230;»;</p>
<p>2) La prefazione di Umberto Eco (le prefazioni sono sempre significative, non tanto per il contenuto ma per il nome di chi le fa [e Eco se la batte bene con Veltroni a scrivere prefazioni; fra poco troveremo le loro prefazioni anche sui pacchetti delle sigarette]). Inizia così: «Leggere Romano Montroni che parla del mestiere del libraio è un po&#8217; come leggere Dante che spiega come scrivere un poema in tre cantiche, Cellini che parla del mestiere dell&#8217;orafo, o - per essere più modesti - Landru che racconta come si uccide una moglie. Voglio dire, si tratta di godere dell&#8217;esperienza di chi un certo mestiere lo sa fare e l&#8217;ha fatto meglio di tutti. &#8230;»;</p>
<p>3) A p. 58, in fondo alla pagina, una piantina di un&#8217;ipotetica libreria con una linea nera con frecce che segna un percorso abbastanza arzigogolato (dà un po&#8217; l&#8217;idea di quei labirinti da risolvere sulle riviste di enigmistica) e con la didascalia della figura che recita «Percorso dello spolverare» (che mi sembra un ottimo titolo per un romanzo). La pagina inizia con una frase che è degna di &#8220;Arbeit Macht Frei&#8221; e che dovrebbe essere posta sulla porta di ogni libreria (citando la fonte ovviamente): «Si spolvera al mattino, durante la prima mezz&#8217;ora di apertura, dall&#8217;alto verso il basso, seguendo il senso orario.» Io avrei dato alla frase una struttura di endecasillabo. Ma tant&#8217;è&#8230;</p>
<p>Un paio di osservazioni (ma, ripeto, mi riprometto di analizzare meglio il libro):</p>
<p>a) Il valoroso compagno Giangiacomo Feltrinelli - militante dei Gruppi d&#8217;Azione Partigiana, caduto in combattimento sotto un traliccio dell&#8217;alta tensione di Segrate - evidentemente si è sacrificato invano. Anche solo citarlo in una dedica di un siffatto libro, mi sembra di cattivo gusto. Con tutto il rispetto per i rapporti interpersonali che l&#8217;autore ha avuto col compagno Feltrinelli.</p>
<p>b) Mi sembra che Montroni faccia di banalità scienza. Del tipo: &#8220;Ruotando di 180° il rubinetto con il bollino rosso, esce l&#8217;acqua calda.&#8221; Forse il &#8220;mestiere del libraio&#8221; è qualcosa di diverso.</p>
<p>c) C&#8217;è poi l&#8217;ideologia, quella pesante, piena di contraddizioni, che merita una critica più radicale e approfondita. Il sistema delle libreire supermercato, con tutte le cosenguenze che ha avuto in termini di sfruttamento del lavoro e di appiattimento delle professionalità, è veramente il sistema migliore per la diffusione libraria? La libreria è l&#8217;ultimo anello della catena di un&#8217;industria culturale che agisce direttamente nella società. Imporre un modello, qualsiasi esso sia, implica delle scelte che hanno un carattere eminentemente politico e che influenzano direttamente la diffusione della cultura nella società.</p>
<p>La critica al sistema e agli ideologi dell&#8217;industria culturale deve essere fatta con precisione e attenzione, evidenziando le scelte personali, gli indirizzi politici e le contraddizioni. Questo è il punto da cui partire. Gli intellettuali e tutti gli operatori della cultura non possono lasciare in mano ai diligenti mercanti senza scrupoli la struttura economica e commerciale che è il presupposto per la libera circolazione delle idee. Né possono sperare che una risata li seppellirà.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28146</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2006 08:00:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28146</guid>
		<description>@cristoforo prodan
@melpunk
@r.r.
@andrea inglese
@n.g.

“costruire la rete”

In tema di “riforma” dell’islam, disegni intelligenti, capitalismo cristiano, andrei con i piedi di piombo. Non sono convinto che “la capacità di penetrazione” dei nostri controdiscorsi sia completamente “nulla”. 
Quando faccio lezione gli studenti hanno la coscienza a posto. La truffa dell’esportazione della democrazia li rende vigili. Si accorgono che qualcosa non torna nei sogni wilsoniani di liberazione dell’Iraq. 
Le azioni di “teatro/informazione” che abbiamo in mente dovrebbero avere proprio questo scopo, far esplodere le contraddizioni latenti dell’idealismo democratico e conservatore. 
E’ vero che il Network è imprendibile, almeno per il momento. Ma la partita non è persa, è solo rimandata. Come dice giustamente Prodan, dobbiamo “usare le loro stesse tecniche imprenditoriali e commerciali”. 
La Nazione dovrebbe espandersi, diventare più autorevole, trovare lungimiranti sostenitori pubblici e privati che la proiettino nel reame trasparente dell’Informazione. Lo è già, a modo suo, ma si potrebbero “vendere” meglio le nostre idee sul mercato culturale e della politica. Vuol dire riprendersi l’agenda del dibattito, fissare i temi del giorno della discussione parlamentare. Capovolgere le premesse, rubare le parole d’ordine, cambiare il finale. Ma questo l’editore della Fiera del libro non lo sa, pensa ai cazzi suoi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@cristoforo prodan<br />
@melpunk<br />
@r.r.<br />
@andrea inglese<br />
@n.g.</p>
<p>“costruire la rete”</p>
<p>In tema di “riforma” dell’islam, disegni intelligenti, capitalismo cristiano, andrei con i piedi di piombo. Non sono convinto che “la capacità di penetrazione” dei nostri controdiscorsi sia completamente “nulla”.<br />
Quando faccio lezione gli studenti hanno la coscienza a posto. La truffa dell’esportazione della democrazia li rende vigili. Si accorgono che qualcosa non torna nei sogni wilsoniani di liberazione dell’Iraq.<br />
Le azioni di “teatro/informazione” che abbiamo in mente dovrebbero avere proprio questo scopo, far esplodere le contraddizioni latenti dell’idealismo democratico e conservatore.<br />
E’ vero che il Network è imprendibile, almeno per il momento. Ma la partita non è persa, è solo rimandata. Come dice giustamente Prodan, dobbiamo “usare le loro stesse tecniche imprenditoriali e commerciali”.<br />
La Nazione dovrebbe espandersi, diventare più autorevole, trovare lungimiranti sostenitori pubblici e privati che la proiettino nel reame trasparente dell’Informazione. Lo è già, a modo suo, ma si potrebbero “vendere” meglio le nostre idee sul mercato culturale e della politica. Vuol dire riprendersi l’agenda del dibattito, fissare i temi del giorno della discussione parlamentare. Capovolgere le premesse, rubare le parole d’ordine, cambiare il finale. Ma questo l’editore della Fiera del libro non lo sa, pensa ai cazzi suoi.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28142</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2006 21:48:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28142</guid>
		<description>fabio
"E quindi, in fondo, come in un volantino, si parlava della necessità di analizzare (di mettere in discussione) anche le dinamiche del (mio, nostro, vostro, tuo) lavoro critico: lo schierarsi, eccetera."

Questa analisi è la più dura da fare. La più ambiziosa. E' difficile farla da soli. Bisognerebbe passare in rassegna case editrici, editors, direttori di collana, critici giornalisti, scrittori giornalistici, divulgatori televisivi, scuole di scrittura, festival di poesia, ecc. E vagliare di volta in volta il discorso implicito ed esplicito, i fatti e le parole, ecc. 
La Carla Benedetti ha fatto un lavoro di questo tipo, circoscrivendo la sua attenzione a certe situazioni e a certi ambienti nel "Tradimento dei critici".
In Nazioneindiana, ad esempio, si è tentato di farla in modo sistematico a partire da un pezzo di Antonio Moresco intitolato "La restaurazione". A parte le divergenze che si sono create, nel seno stesso di NI, il risultato complessivo della discussione rimase ancorato a petizioni di principio, piuttosto che alle cosidette analisi. Anche se è stato uno dei pochi tentativi che sono stati fatti in questo senso.

Che cosa rim</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>fabio<br />
&#8220;E quindi, in fondo, come in un volantino, si parlava della necessità di analizzare (di mettere in discussione) anche le dinamiche del (mio, nostro, vostro, tuo) lavoro critico: lo schierarsi, eccetera.&#8221;</p>
<p>Questa analisi è la più dura da fare. La più ambiziosa. E&#8217; difficile farla da soli. Bisognerebbe passare in rassegna case editrici, editors, direttori di collana, critici giornalisti, scrittori giornalistici, divulgatori televisivi, scuole di scrittura, festival di poesia, ecc. E vagliare di volta in volta il discorso implicito ed esplicito, i fatti e le parole, ecc.<br />
La Carla Benedetti ha fatto un lavoro di questo tipo, circoscrivendo la sua attenzione a certe situazioni e a certi ambienti nel &#8220;Tradimento dei critici&#8221;.<br />
In Nazioneindiana, ad esempio, si è tentato di farla in modo sistematico a partire da un pezzo di Antonio Moresco intitolato &#8220;La restaurazione&#8221;. A parte le divergenze che si sono create, nel seno stesso di NI, il risultato complessivo della discussione rimase ancorato a petizioni di principio, piuttosto che alle cosidette analisi. Anche se è stato uno dei pochi tentativi che sono stati fatti in questo senso.</p>
<p>Che cosa rim</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: r.r.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28137</link>
		<dc:creator>r.r.</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2006 18:18:35 +0000</pubDate>
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		<description>@inglese

Buono a sapersi. 

Ma dove sono in questi scambi,  in questi commenti, 'l'interventismo nell’immediato,  la “denuncia” spicciola o pedagogica (...) le piazze, le assemblee,  le scritture “di servizio”, i volantini o i pamphlet o gli interventi polemici”…' ?

Aleggiavano, questi terribili o orrorifici limiti che offuscherebbero un discorso critico degno di questo nome?

Non mi sembra si stesse parlando di questo quando ci si riferiva alla dimensione lato senso 'realistica' (allegorica) di una linea e di una tradizione (magari già esistente o) potenziale, e italiana, narrativa e poetica. 

(a proposito: a commento del racconto su paris hilton, intermittenti ma stimolanti riflessioni sulla possibilità dell'epica in italia, sulla influenza dei modelli americani per le nostre narrazioni 'forti', sulle possibili morfologie di un 'romanzo italiano' : segno che l'interrogazione sulle forme - sulle linee, sulle tradizioni - è presente, presente).


Insomma, mi sembra che siamo d'accordo sul concetto di un'idea di letteratura realistico/allegorica/comunitaria. 

Questo nella pluralità delle genealogie, dei riferimenti, delle tradizioni: insisto sulla poesia, con elauard intervistato da fortini: "la poesia non è una specie di ritmo sacro"...: 

ma questo involgerebbe tutto un discorso a difesa di una tesi realistica 'forte': per schematizzare: nessuna claritas razionale o illumistica (che se mai si tramuterebbe in manierismo); e soprattutto, come invece aleggia dal tuo commento, nessuna tradizione realistica (pre)moderna (da lukacs a brecht), impraticabile 'dentro' il nostro tempo; e poi nessuna distorta utopia della letteratura-volantino. questo mi sembrava chiaro...

Ma si cercava, mi pare, anche con l'intervento di cristoforo prodan, di estendere un po' il discorso, spingerlo verso l'analisi e la discussione dei meccanismi che presiedono ai 'campi intellettuali' odierni, al 'campo del potere'. 

E quindi, in fondo, come in un volantino, si parlava della necessità di analizzare (di mettere in discussione) anche le dinamiche del (mio, nostro, vostro, tuo) lavoro critico: lo schierarsi, eccetera. Buon lavoro, fabio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@inglese</p>
<p>Buono a sapersi. </p>
<p>Ma dove sono in questi scambi,  in questi commenti, &#8216;l&#8217;interventismo nell’immediato,  la “denuncia” spicciola o pedagogica (&#8230;) le piazze, le assemblee,  le scritture “di servizio”, i volantini o i pamphlet o gli interventi polemici”…&#8217; ?</p>
<p>Aleggiavano, questi terribili o orrorifici limiti che offuscherebbero un discorso critico degno di questo nome?</p>
<p>Non mi sembra si stesse parlando di questo quando ci si riferiva alla dimensione lato senso &#8216;realistica&#8217; (allegorica) di una linea e di una tradizione (magari già esistente o) potenziale, e italiana, narrativa e poetica. </p>
<p>(a proposito: a commento del racconto su paris hilton, intermittenti ma stimolanti riflessioni sulla possibilità dell&#8217;epica in italia, sulla influenza dei modelli americani per le nostre narrazioni &#8216;forti&#8217;, sulle possibili morfologie di un &#8216;romanzo italiano&#8217; : segno che l&#8217;interrogazione sulle forme - sulle linee, sulle tradizioni - è presente, presente).</p>
<p>Insomma, mi sembra che siamo d&#8217;accordo sul concetto di un&#8217;idea di letteratura realistico/allegorica/comunitaria. </p>
<p>Questo nella pluralità delle genealogie, dei riferimenti, delle tradizioni: insisto sulla poesia, con elauard intervistato da fortini: &#8220;la poesia non è una specie di ritmo sacro&#8221;&#8230;: </p>
<p>ma questo involgerebbe tutto un discorso a difesa di una tesi realistica &#8216;forte&#8217;: per schematizzare: nessuna claritas razionale o illumistica (che se mai si tramuterebbe in manierismo); e soprattutto, come invece aleggia dal tuo commento, nessuna tradizione realistica (pre)moderna (da lukacs a brecht), impraticabile &#8216;dentro&#8217; il nostro tempo; e poi nessuna distorta utopia della letteratura-volantino. questo mi sembrava chiaro&#8230;</p>
<p>Ma si cercava, mi pare, anche con l&#8217;intervento di cristoforo prodan, di estendere un po&#8217; il discorso, spingerlo verso l&#8217;analisi e la discussione dei meccanismi che presiedono ai &#8216;campi intellettuali&#8217; odierni, al &#8216;campo del potere&#8217;. </p>
<p>E quindi, in fondo, come in un volantino, si parlava della necessità di analizzare (di mettere in discussione) anche le dinamiche del (mio, nostro, vostro, tuo) lavoro critico: lo schierarsi, eccetera. Buon lavoro, fabio</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28136</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2006 16:42:04 +0000</pubDate>
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		<description>scrive nevio:
"allegoria dunque al di là di ogni “interventismo” nell’immediato, al di là di ogni “denuncia” spicciola o pedagogica (per questo c’è la piazza, c’è l’assemblea, c’è la scrittura “di servizio”, volantino o pamphlet o intervento polemico)"...
Anch'io la penso cosi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>scrive nevio:<br />
&#8220;allegoria dunque al di là di ogni “interventismo” nell’immediato, al di là di ogni “denuncia” spicciola o pedagogica (per questo c’è la piazza, c’è l’assemblea, c’è la scrittura “di servizio”, volantino o pamphlet o intervento polemico)&#8221;&#8230;<br />
Anch&#8217;io la penso cosi.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: ng</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28135</link>
		<dc:creator>ng</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2006 15:40:20 +0000</pubDate>
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		<description>Rileggendo quanto emerso fin qui, m'è venuto spontaneo recuperare una formula usata tempo fa da Sanguineti: REALISMO ALLEGORICO. Realismo non come “riflesso” o ricalco del reale (non quello di Lukàcs, per intenderci, piuttosto quello di Brecht-Benjamin): realismo come consapevolezza della propria presenza nella realtà del tempo. E allegoria come rifiuto della cronaca; se parlo di Calibano non penso allo schiavo anagrafico, fatto apparire sulla pagina come “io”, ma ad una maschera della schiavitù; allegoria dunque al di là di ogni “interventismo” nell'immediato, al di là di ogni “denuncia” spicciola o pedagogica (per questo c'è la piazza, c'è l'assemblea, c'è la scrittura “di servizio”, volantino o pamphlet o intervento polemico); allegoria infine come deragliamento del senso, sempre costretto ad enuclearsi tra la chiarità dei costrutti e le défaillances, dunque lavoro sul linguaggio come critica e come progetto di senso ulteriore: al di là di ogni pretesa “autonomia” (è del resto impossibile pensare l'arte “in quanto qualcosa di separato dalla vita concreta degli uomini”) e di ogni “linearità” consolante. Come per mostrare, raccontando, l'impossibilità di un racconto preciso: 

«Non si possono più intra- 
prendere viaggi, né sono pra-
ticabili percorsi di conoscenza (...)» 

«muto il mondo tra- 
nsita bruciando, (...)». 

«eppure talvolta accade che tra
questi muti volti dell’obbedienza
capiti uno che insorga e stra-
volga ogni senso della sua stessa esistenza
e di quella generale, civile, che tra-
passa ogni singola coscienza».

(P. Volponi, Nel silenzio campale, 1990)

ng</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Rileggendo quanto emerso fin qui, m&#8217;è venuto spontaneo recuperare una formula usata tempo fa da Sanguineti: REALISMO ALLEGORICO. Realismo non come “riflesso” o ricalco del reale (non quello di Lukàcs, per intenderci, piuttosto quello di Brecht-Benjamin): realismo come consapevolezza della propria presenza nella realtà del tempo. E allegoria come rifiuto della cronaca; se parlo di Calibano non penso allo schiavo anagrafico, fatto apparire sulla pagina come “io”, ma ad una maschera della schiavitù; allegoria dunque al di là di ogni “interventismo” nell&#8217;immediato, al di là di ogni “denuncia” spicciola o pedagogica (per questo c&#8217;è la piazza, c&#8217;è l&#8217;assemblea, c&#8217;è la scrittura “di servizio”, volantino o pamphlet o intervento polemico); allegoria infine come deragliamento del senso, sempre costretto ad enuclearsi tra la chiarità dei costrutti e le défaillances, dunque lavoro sul linguaggio come critica e come progetto di senso ulteriore: al di là di ogni pretesa “autonomia” (è del resto impossibile pensare l&#8217;arte “in quanto qualcosa di separato dalla vita concreta degli uomini”) e di ogni “linearità” consolante. Come per mostrare, raccontando, l&#8217;impossibilità di un racconto preciso: </p>
<p>«Non si possono più intra-<br />
prendere viaggi, né sono pra-<br />
ticabili percorsi di conoscenza (&#8230;)» </p>
<p>«muto il mondo tra-<br />
nsita bruciando, (&#8230;)». </p>
<p>«eppure talvolta accade che tra<br />
questi muti volti dell’obbedienza<br />
capiti uno che insorga e stra-<br />
volga ogni senso della sua stessa esistenza<br />
e di quella generale, civile, che tra-<br />
passa ogni singola coscienza».</p>
<p>(P. Volponi, Nel silenzio campale, 1990)</p>
<p>ng</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: melpunk</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28132</link>
		<dc:creator>melpunk</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2006 12:21:39 +0000</pubDate>
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		<description>in fiera del libro parlavo con un editore che sta facendo attualmente un egregio lavoro con la sua casa editrice. mi diceva che l'idea che si possa restringere la letteratura a un solo punto di vista, a un solo "la letteratura DEV'essere così" gli crea non pochi problemi. diceva che trova ancora più ridicolo che rappresentanti di diversi "credo" letterari si azzuffino volendo "imporre" la bontà del loro punto di vista sulla letteratura. e se avesse ragione?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>in fiera del libro parlavo con un editore che sta facendo attualmente un egregio lavoro con la sua casa editrice. mi diceva che l&#8217;idea che si possa restringere la letteratura a un solo punto di vista, a un solo &#8220;la letteratura DEV&#8217;essere così&#8221; gli crea non pochi problemi. diceva che trova ancora più ridicolo che rappresentanti di diversi &#8220;credo&#8221; letterari si azzuffino volendo &#8220;imporre&#8221; la bontà del loro punto di vista sulla letteratura. e se avesse ragione?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Cristoforo Prodan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28127</link>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 May 2006 00:09:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28127</guid>
		<description>@ roberto

Fino a quando l'ideologia di destra - che appartiene anche a molti settori della "sinistra - avrà una capacità di penetrazione nelle case come la rete del gas, la partita è persa in partenza. Fino a quando l'ideologia di destra avrà in mano la quasi totalità dei mezzi di comunicazione e informazione, le grandi case editrici, la rete commerciale, non c'è possibilità di confronto paritario.

Oggi più che mai il primo dovere "rivoluzionario" è quello di espropriare il potere economico a questi potentati, usando le loro stesse tecniche imprenditoriali e commerciali. Non basta aver messo da parte Berlusconi, consegnando il paese in mano a una destra più "morbida", ma altrettanto determinata, che ha dalla sua le armate sindacaliste per addomesticare il suo elettorato. Bisogna costruire nel paese una rete, altrettanto efficace e penetrante, che potremmo definire "controcapitalistica". In grado di creare un reale contro-potere economico con precisi obiettivi di trasformazione sociale. L'ideologia blairiana del welfare non serve a nulla se poi si è inculcato nella testa della gente che darwin ha detto tutte stronzate, che la scienza deve sottostare alla fede e che le differenze sociali ed economiche sono "naturali".

Senza queste condizioni iniziali la critica sociale, fatta anche attraverso la letteratura, ha le stesse possibilità di penetrazione di un libro non distribuito nelle librerie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ roberto</p>
<p>Fino a quando l&#8217;ideologia di destra - che appartiene anche a molti settori della &#8220;sinistra - avrà una capacità di penetrazione nelle case come la rete del gas, la partita è persa in partenza. Fino a quando l&#8217;ideologia di destra avrà in mano la quasi totalità dei mezzi di comunicazione e informazione, le grandi case editrici, la rete commerciale, non c&#8217;è possibilità di confronto paritario.</p>
<p>Oggi più che mai il primo dovere &#8220;rivoluzionario&#8221; è quello di espropriare il potere economico a questi potentati, usando le loro stesse tecniche imprenditoriali e commerciali. Non basta aver messo da parte Berlusconi, consegnando il paese in mano a una destra più &#8220;morbida&#8221;, ma altrettanto determinata, che ha dalla sua le armate sindacaliste per addomesticare il suo elettorato. Bisogna costruire nel paese una rete, altrettanto efficace e penetrante, che potremmo definire &#8220;controcapitalistica&#8221;. In grado di creare un reale contro-potere economico con precisi obiettivi di trasformazione sociale. L&#8217;ideologia blairiana del welfare non serve a nulla se poi si è inculcato nella testa della gente che darwin ha detto tutte stronzate, che la scienza deve sottostare alla fede e che le differenze sociali ed economiche sono &#8220;naturali&#8221;.</p>
<p>Senza queste condizioni iniziali la critica sociale, fatta anche attraverso la letteratura, ha le stesse possibilità di penetrazione di un libro non distribuito nelle librerie.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28124</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 May 2006 16:45:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28124</guid>
		<description>@db
@r.r.
@inglese

“dove sono le mie legioni?”

La Casa della Integrazioni è possibile, com’è successo a Milano. Semplicemente questa notizia non dovrebbe limitarsi ad apparire sulla Bacheca della Nazione ma aprire l’edizione del TG5 di stasera. 
Questo è il discorso sull’egemonia. 
www.sitart.org/CONTACT/ilCairo.htm

Fabio, in questi giorni hai offerto tre elementi preziosi per “infinire” il romanzo politico di domani: 
1) la sperimentazione di nuovi meccanismi critici e letterari, cioè “il realismo visionario”, narrativo, poetico; 
2) la creazione di una comunità allargata portatrice di un sapere libero e demistificato; 
3) scrittori itineranti, omerici, che praticano il teatro-informazione come esplorazione della realtà. 

Il pezzo di Liguori sull’“Unità” inquadra bene la questione, ma a mio parere non offre molte alternative, che non siano di nuovo quelle della sinistra ‘istituzionale’. 
“L’egemonia di una visione della società come mercato e di uno stato ridotto al minimo (senza tasse e quindi senza servizi)”, sono cose di destra che conosciamo già e che il nostro Liguori non prova neppure a  immaginare diversamente (in linea con le critiche di Fassino allo “stato leggero”). Ma l’errore più grave a mio parere è imputare a Mediaset e alla “rivoluzione culturale” del sistema televisivo italiano la colpa del rimbambimento collettivo, come se le Letterine rappresentassero davvero dei modelli per le ragazzine della III C, che invece sono molto più avvertite di quello che si dice in giro, e lo sanno di avere davanti (al massimo) un destino da Letteronza. 

Insomma non sono queste le battaglie culturali della destra che stanno trasformando il paese. 
Non basta dire che la “destra gramsciana” (brrr…) è impegnata “a riscrivere la storia in modo unilaterale” se poi è sempre colpa della tv. 
Le battaglie della destra sono altre, chiamano in causa il cuore e lo stomaco, non il cervello degli italiani. Sono i discorsi sui nostri Veterani all’estero, su Dio e sulle scimmie, sugli uomini che vollero farsi Dei. 
I discorsi sulla Nuova Atlantide che promuoverà la pace e lo sviluppo nei paesi islamici e nel resto della Pangea. Dobbiamo partire da qui per smontarle e rimontarle una alla volta. Il lavoro critico “si fa assieme”.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@db<br />
@r.r.<br />
@inglese</p>
<p>“dove sono le mie legioni?”</p>
<p>La Casa della Integrazioni è possibile, com’è successo a Milano. Semplicemente questa notizia non dovrebbe limitarsi ad apparire sulla Bacheca della Nazione ma aprire l’edizione del TG5 di stasera.<br />
Questo è il discorso sull’egemonia.<br />
<a href="http://www.sitart.org/CONTACT/ilCairo.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.sitart.org');" rel="nofollow">http://www.sitart.org/CONTACT/ilCairo.htm</a></p>
<p>Fabio, in questi giorni hai offerto tre elementi preziosi per “infinire” il romanzo politico di domani:<br />
1) la sperimentazione di nuovi meccanismi critici e letterari, cioè “il realismo visionario”, narrativo, poetico;<br />
2) la creazione di una comunità allargata portatrice di un sapere libero e demistificato;<br />
3) scrittori itineranti, omerici, che praticano il teatro-informazione come esplorazione della realtà. </p>
<p>Il pezzo di Liguori sull’“Unità” inquadra bene la questione, ma a mio parere non offre molte alternative, che non siano di nuovo quelle della sinistra ‘istituzionale’.<br />
“L’egemonia di una visione della società come mercato e di uno stato ridotto al minimo (senza tasse e quindi senza servizi)”, sono cose di destra che conosciamo già e che il nostro Liguori non prova neppure a  immaginare diversamente (in linea con le critiche di Fassino allo “stato leggero”). Ma l’errore più grave a mio parere è imputare a Mediaset e alla “rivoluzione culturale” del sistema televisivo italiano la colpa del rimbambimento collettivo, come se le Letterine rappresentassero davvero dei modelli per le ragazzine della III C, che invece sono molto più avvertite di quello che si dice in giro, e lo sanno di avere davanti (al massimo) un destino da Letteronza. </p>
<p>Insomma non sono queste le battaglie culturali della destra che stanno trasformando il paese.<br />
Non basta dire che la “destra gramsciana” (brrr…) è impegnata “a riscrivere la storia in modo unilaterale” se poi è sempre colpa della tv.<br />
Le battaglie della destra sono altre, chiamano in causa il cuore e lo stomaco, non il cervello degli italiani. Sono i discorsi sui nostri Veterani all’estero, su Dio e sulle scimmie, sugli uomini che vollero farsi Dei.<br />
I discorsi sulla Nuova Atlantide che promuoverà la pace e lo sviluppo nei paesi islamici e nel resto della Pangea. Dobbiamo partire da qui per smontarle e rimontarle una alla volta. Il lavoro critico “si fa assieme”.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: r.r.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28117</link>
		<dc:creator>r.r.</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 May 2006 14:36:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28117</guid>
		<description>a inglese:

'una poesia può essere politica, anche se parla di una rosa: se la si utlizza non per consegnarla ad una ragazza ma per essere deposta sulla tomba di un guerriero caduto'.

nel paradosso, la verità.  

ma sempre che (anche) dalla poesia ci si voglia aspettare (anche) l'utopia, o la demistificazione dell'esistente (la politica)...

e cioè (anche) la scrittura propriamente poetica, mi pare,  può essere 'politica'  nella misura del suo lavoro sul linguaggio e sul reale: e qui cade in taglio di dire, restando all'oggi, che lo sperimentalismo dell'ultimo Buffoni di 'Guerra', ad esempio, è secondo me una forma possibile di sperimentalismo realistico (politico) in poesia: e da qui una linea, una tradizione a cui richiamarsi (in italia e in europa, nel mondo), non da snocciolare come un rosario privato, ma da indagare assorbire ampliare problematizzare: certamente una linea verso cui propendere e schierarsi, a scapito di altre (linee): la battaglia dI canonI...

'se la si utlizza non per consegnarla ad una ragazza ma per essere deposta sulla tomba di un guerriero caduto': 

una volta 'schierato', il lavoro critico potrebbe agire per una poesia (un'idea di letteratura)  'politica', allo stesso modo, se si fosse capaci di sfuggire alle logiche di 'schieramento' tradizionali (giornali e accademia, recensioni e uffici stampa, amici e nemici, eccetera  eccetera). 

se si mettessero in pratica per la poesia  e per la letteratura (per il loro 'consumo' e per la loro 'circolazione'), per il lavoro critico, nuovi meccanismi di diffusione e di trasmissione di saperi. partecipati. 

ma questo è un (altro) discorso immenso. 

resta il nodo di un nuovo modo di 'schierarsi'...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a inglese:</p>
<p>&#8216;una poesia può essere politica, anche se parla di una rosa: se la si utlizza non per consegnarla ad una ragazza ma per essere deposta sulla tomba di un guerriero caduto&#8217;.</p>
<p>nel paradosso, la verità.  </p>
<p>ma sempre che (anche) dalla poesia ci si voglia aspettare (anche) l&#8217;utopia, o la demistificazione dell&#8217;esistente (la politica)&#8230;</p>
<p>e cioè (anche) la scrittura propriamente poetica, mi pare,  può essere &#8216;politica&#8217;  nella misura del suo lavoro sul linguaggio e sul reale: e qui cade in taglio di dire, restando all&#8217;oggi, che lo sperimentalismo dell&#8217;ultimo Buffoni di &#8216;Guerra&#8217;, ad esempio, è secondo me una forma possibile di sperimentalismo realistico (politico) in poesia: e da qui una linea, una tradizione a cui richiamarsi (in italia e in europa, nel mondo), non da snocciolare come un rosario privato, ma da indagare assorbire ampliare problematizzare: certamente una linea verso cui propendere e schierarsi, a scapito di altre (linee): la battaglia dI canonI&#8230;</p>
<p>&#8217;se la si utlizza non per consegnarla ad una ragazza ma per essere deposta sulla tomba di un guerriero caduto&#8217;: </p>
<p>una volta &#8217;schierato&#8217;, il lavoro critico potrebbe agire per una poesia (un&#8217;idea di letteratura)  &#8216;politica&#8217;, allo stesso modo, se si fosse capaci di sfuggire alle logiche di &#8217;schieramento&#8217; tradizionali (giornali e accademia, recensioni e uffici stampa, amici e nemici, eccetera  eccetera). </p>
<p>se si mettessero in pratica per la poesia  e per la letteratura (per il loro &#8216;consumo&#8217; e per la loro &#8216;circolazione&#8217;), per il lavoro critico, nuovi meccanismi di diffusione e di trasmissione di saperi. partecipati. </p>
<p>ma questo è un (altro) discorso immenso. </p>
<p>resta il nodo di un nuovo modo di &#8217;schierarsi&#8217;&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28115</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 May 2006 13:59:28 +0000</pubDate>
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		<description>a r.r. 
quando ribadisci l'aternativa, cosi' come Zizzi e altri l'hanno posta o accettata, solo per rovesciarla di segno (scritture realistiche e demistificanti, bene, scritture "furiose", male) non ti seguo. Non credo in quest'opposizione. Né credo che si possa assegnare a priori "bontà politica" ad un tipo di scrittura piuttosto che ad un'altra. Non credo che si possa attribuire tout court "bontà politica" ad un'opera letteraria.

Ma ci sono situazioni in cui degli autori sentono più urgente l'esigenza di scrivere saggi, fare interventi didattici, o critici, o di usare forme di scrittura più cronachistica o documentaristica, insomma scelgono forme di scrittura in cui più urgente si fa il bisogno di comunicazione e di denuncia. Mi sento anch'io tra questi, per quel poco che riesco a fare ad esempio su NI.
Ma nella scrittura poetica vera e propria è un altro discorso. Non saprei dire, a priori, che cosa fa la "bontà politica" di una poesia. Né son neppure se bisogna pretendere bontà politica da una poesia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a r.r.<br />
quando ribadisci l&#8217;aternativa, cosi&#8217; come Zizzi e altri l&#8217;hanno posta o accettata, solo per rovesciarla di segno (scritture realistiche e demistificanti, bene, scritture &#8220;furiose&#8221;, male) non ti seguo. Non credo in quest&#8217;opposizione. Né credo che si possa assegnare a priori &#8220;bontà politica&#8221; ad un tipo di scrittura piuttosto che ad un&#8217;altra. Non credo che si possa attribuire tout court &#8220;bontà politica&#8221; ad un&#8217;opera letteraria.</p>
<p>Ma ci sono situazioni in cui degli autori sentono più urgente l&#8217;esigenza di scrivere saggi, fare interventi didattici, o critici, o di usare forme di scrittura più cronachistica o documentaristica, insomma scelgono forme di scrittura in cui più urgente si fa il bisogno di comunicazione e di denuncia. Mi sento anch&#8217;io tra questi, per quel poco che riesco a fare ad esempio su NI.<br />
Ma nella scrittura poetica vera e propria è un altro discorso. Non saprei dire, a priori, che cosa fa la &#8220;bontà politica&#8221; di una poesia. Né son neppure se bisogna pretendere bontà politica da una poesia.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: jan reister</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28108</link>
		<dc:creator>jan reister</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 May 2006 10:19:15 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Dario e r.r., metto in &lt;a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/05/01/bacheca-di-maggio-2006/" rel="nofollow"&gt;bacheca&lt;/a&gt; due note su ilCairo ed sugli eventi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Dario e r.r., metto in <a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/05/01/bacheca-di-maggio-2006/"  rel="nofollow">bacheca</a> due note su ilCairo ed sugli eventi.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: r.r.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28106</link>
		<dc:creator>r.r.</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 May 2006 09:57:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28106</guid>
		<description>ad esempio. 

perchè no? invadere o 'allagare' la 'nazione' con queste indicazioni/operazioni  (non da bacheca indifferenziata e "generalista"....)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ad esempio. </p>
<p>perchè no? invadere o &#8216;allagare&#8217; la &#8216;nazione&#8217; con queste indicazioni/operazioni  (non da bacheca indifferenziata e &#8220;generalista&#8221;&#8230;.)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: db</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28104</link>
		<dc:creator>db</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 May 2006 09:49:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/05/03/tentativo-di-mediazione-attraverso-l%e2%80%99analisi-e-la-discussione-dei-punti-di-vista-espressi-in-modo-virulento-nella-polemica-recente-comparsa-su-nazione-indiana-tra-michelangelo-zizzi-e-christia/#comment-28104</guid>
		<description>www.sitart.org/CONTACT/ilCairo.htm

ad es.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sitart.org/CONTACT/ilCairo.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.sitart.org');" rel="nofollow">http://www.sitart.org/CONTACT/ilCairo.htm</a></p>
<p>ad es.</p>
]]></content:encoded>
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