Iraq: un ritiro militare totale e senza residui

di Enrico Sabatino (www.osservatorioiraq.it)

Il Ministro degli Esteri D´Alema ha dichiarato in queste ultime ore: “Il governo sta lavorando ad un disimpegno militare effettivo e pieno dall’Iraq. Ci sono molti Paesi presenti in Iraq senza contingenti….. Ci sono diverse modalità di presenza, stiamo studiando quelle effettivamente compatibili con il ritiro delle forze armate…. le forze armate consentono una presenza più significativa della missione civile, ma noi intendiamo mantenere l’impegno che abbiamo assunto con gli elettori di ritirare i militari”.

Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ha affermato anche che resteranno almeno 600-800 soldati che entrerebbero a far parte delle strutture internazionali a guida americana che agiscono nelle diverse province irachene (i PRT, Provincial Reconstruction Team) e che si occuperebbero di garantire la sicurezza dei funzionari e volontari italiani addetti a gestire la ricostruzione civile dell´Iraq. Concetto ribadito anche da alti membri dell´Esercito Italiano che hanno aggiunto che per ogni civile italiano in missione servirebbero almeno 10/15 soldati di scorta a cui si aggiungerebbero altri soldati per garantire la sicurezza delle strutture logistiche.

Tutto questo ovviamente comporta anche l´impiego di mezzi blindati già utilizzati negli spostamenti in questi tre anni di permanenza militare italiana in Iraq.

Il nodo fondamentale da sciogliere però è un altro. Questa eventuale presenza residuale di 600/800 soldati italiani, anche se con il solo compito di scortare i volontari civili del MAE e delle ONG, rimane sempre figlia e conseguenza diretta di una scelta politica sbagliata del precedente governo italiano che si è accodato ad una guerra preventiva sbagliata e disastrosa decisa dagli USA e dalla Gran Bretagna le cui conseguenze di morte e distruzione sono sotto gli occhi di tutto il mondo e continuano tuttora.

Perciò come si può conciliare questa presenza residuale e proporla come svolta agli iracheni se contemporaneamente a 300 km di distanza aerei USA continuano a bombardare villaggi e città, se i marines continuano a uccidere civili innocenti come hanno fatto a Haditha, se Bush e Blair ammettono alcuni errori verbali ma non rinnegano affatto la scelta della guerra e dichiarano solennemente che non ritireranno i loro soldati, se continuano ad operare impunemente squadroni e milizie armate che uccidono quotidianamente, se le autobombe si susseguono giornalmente, se prosegue indisturbato lo stillicidio di soldati USA uccisi da gruppi guerriglieri sempre più efficaci nelle loro azioni di combattimento, se ci sono voluti cinque lunghi mesi per la nascita di un governo iracheno monco dei ministeri chiave - come Interni, Difesa e Sicurezza Nazionale - e il cui premier chiede un piano concreto di ritiro di tutte le truppe straniere parlando però al vento?

In sintesi, come si può parlare di svolta e quindi di missione civile se lo scenario in cui essa opererà è sempre quello di una illegittima e devastante guerra di occupazione ancora in corso?

L´argomento trito e ritrito che non bisogna lasciare da soli gli iracheni perché altrimenti scoppierebbe il caos e ci sarebbe la guerra civile è ormai totalmente superato dalla realtà concreta dei fatti, in quanto il caos c´è sempre stato e c´è tuttora e una strisciante guerra civile è in corso da tempo, e in modo ancor più evidente dopo l´attentato di Samarra del Febbraio scorso.

La stessa cosa dicasi per la questione della ricostruzione civile. Se nella provincia in cui ha operato dal 2003 il nostro contingente è stato fatto ben poco finora, per i problemi legati alla sicurezza, non si capisce come da un giorno all´altro e soprattutto lasciando 600/800 soldati la situazione sul campo debba immediatamente migliorare permettendo ai funzionari del MAE e delle ONG italiane di operare efficacemente e in tempi rapidi.

L´Iraq poi non è un Paese sottosviluppato, semmai lo è diventato a causa della guerra in corso, e ha persone competenti tecnicamente per portare avanti da sé il processo di ricostruzione. Certo, ha bisogno di un sostegno economico che il nostro Governo può e deve offrire, ma lasciando agli iracheni il compito di operare sul campo e organizzando brevi missioni di monitoraggio e verifica con personale italiano che può invece costantemente operare da Paesi confinanti come Kuwait e Giordania e che quando si reca in missione temporanea in Iraq può benissimo essere scortato da qualche carabiniere o agente dell´intelligence armato ma in abiti civili e con l´appoggio fondamentale di affidabili partner locali che possano garantire la sicurezza in loco, senza invece doversi spostare dentro mezzi militari blindati dell´esercito italiano che agli occhi di chi combatte le truppe straniere non sono affatto diversi rispetto a quelli oggetto di attentati mortali del recente passato.

Chi continua anche oggi a mettere ordigni esplosivi ai bordi delle strade e li aziona a distanza vedrebbe infatti solo un mezzo blindato dell´esercito che passa e si disinteresserebbe del fatto che a bordo ci sono dei volontari civili di ONG. E lo stesso dicasi nel caso le intenzioni fossero di rapimento, come si è già visto sia in Iraq che in Afghanistan.

Quindi il Governo italiano dovrebbe agire nel senso di responsabilizzare sempre di più le autorità locali irachene e dovrebbe muoversi per massimizzare l´impiego di competenze locali nel processo di ricostruzione riducendo al minimo l´uso in loco di personale italiano che, ripeto, può tranquillamente operare dai Paesi limitrofi fino a quando anche i soldati americani e inglesi saranno partiti dall´Iraq, si sarà ristabilita una situazione di normalità e il Governo iracheno tornerà ad essere quindi del tutto sovrano e nella pienezza dei poteri.
Naturalmente tutto ciò deve essere preceduto da un ritiro totale del contingente militare italiano nel più breve tempo possibile dal punto di vista tecnico-logistico. Perché solo con queste modalità la svolta politica che il nuovo Governo italiano intende attuare relativamente alla questione irachena troverà il suo significato più vero e concreto sia qui in Italia che soprattutto in Iraq.

92 commenti

  1. daniele
    Pubblicato 29 Maggio 2006 alle 17:18 | Permalink

    se in politica hanno ancora un senso gli atti e i gesti motivati dalla volontà politica, il governo prodi dovrebbe ritirare tutte le truppe senza se e senza ma. tale azione dovrebbe servire a mostrare il totale rifiuto che, all’epoca dell’invasione anglo-americana, quella fetta d’italia oggi al governo ebbe per la vile occupazione irachena. ma il dalema-pensiero pare effetto del solito cerchiobottismo filo-imperialista(badate non filo-americano). se tratteremo con gli usa avremo fallito: il ritiro deve motivare la totale idiosincrasia del popolo del centrosinistra verso questa e altre guerre.

  2. Pubblicato 29 Maggio 2006 alle 22:47 | Permalink

    Non accadrà.
    Non ci sarà nessun vero ritiro, perché non c’è, nel senso che non esiste, una vera sinistra capace di fare una politica degna di questo nome.
    Questo è vero per la politica estera quanto per la politica interna.
    Non sto dicendo che mi auguro l’avvento di un nuovo Lenin, basterebbe un po’ di dignità politica, basterebbero idee chiare su come oggi un governo non di destra può rispondere ai problemi sul tappeto, interni ed esterni.
    Neanche si tratterebbe di rompere con gli USA, ma solo di andarsene, con la semplice motivazione che è sbagliato stare lì e che non si intendono mantenere gli impegni presi da Berlusconi, perché la maggioranza nel paese vuole che si cambi politica.
    Ma non avremo un ritiro dall’Irak, come non avremo la fecondazione assistita, come non avremo l’abolizione dei contratti precari, come non avremo il riconoscimento delle unioni di fatto, come non otterremo che i ricchi e i furbi paghino le tasse, come non avremo un rafforzamento dello stato sociale, eccetera.
    Per ottenere queste cose ci vorrebbe una normale, autentica sinistra riformista.
    Che è invece proprio quello che manca.
    Allora domando: in cosa differisce – dico politicamente - la triade D’Alema-Prodi-Rutelli dalla triade Fini-Berlusconi-Casini, se non in qualche dettaglio?
    Magari qualche dettaglio importante, ma pur sempre dettaglio.
    Di cambiamenti di rotta non se ne parla nemmeno.

  3. Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 00:34 | Permalink

    dagli ultimi anni l’Italia ha ereditato un utero troppo debole
    perchè attecchisse la parola “dignità”.
    un utero oggi affaticato che urge di un buon cerchiaggio economico e di ottime equipes di assistenza alla politica estera.
    l’Italia dovrebbe riconquistare il lusso di una faccia un po’ più “acqua e sapone” e l’ultimo ennesimo gravissimo scandalo del pallone che sarà portato addirittura sotto la lente dei mondiali in Germania non sarà certo l’inizio di una solida e presentabile gravidanza di volontà di ri-edificazione dei sistemi cardine di potere.
    (io personalmente credo che abbiamo già pagato caro e salato
    il debito di ri-ri-ri-conoscenza con l’America con tributo di de profundis di sangue e di porcherie celate a vicenda)

  4. Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 00:36 | Permalink

    ma… mi ha tagliato un pezzo del commento!
    dov’è finito?
    uffa.
    accidenti

  5. Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 00:49 | Permalink

    dicevo: e di porcherie giustificate a vicenda…)

  6. pippo
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 05:52 | Permalink

    @ tashtego

    politicamente non differisce in niente, e oltrettutto mantengono in vita artificialmente Berlusconi per poterlo usare all’infinito come spauracchio e farci digerire a tutti i costi un’idea di Italia moderata e codina. la solita italietta appena mitigata nei suoi peggiori estremi. e il potere dei buoni, purtroppo, aumenta sempre più: vedasi il pallido moroteo Veltroni che ormai è considerato una specie di dio in terra, probabilmente un giorno sarà assunto vivo in cielo a fianco di Romolo Quirino.

  7. luca
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 08:21 | Permalink

    Veltroni, ma largo ai giovani, alle idee nuove, a quelli che si sono fatti da sé in politica! Adoro Veltroni, da grande voglio fare il vecchio come è lui adesso. Quando ha salutato Napolitano non capivo quale era il nuovo presidente, mi sembrava più anziano quello con la fascia tricolore…ma forse mi sbaglio… Per il resto condivido :”non accadrà”, non accadrà, stiamone certi, tashtego ha scritto giusto.

  8. Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 09:48 | Permalink

    La posizione iperscettica, ipercritica, immobilista, un po’ sprezzante, e perché no, pure snob, è uno dei motivi (non l’unico ma uno) della deriva della sinistra e della sua accettazione, pur nella diversità di stile, dei contenuti delle destre. E’ un tripudio di fuoco amico, schifo su Veltroni, schifo su Nanni Moretti, schifo su tutti. Non si tratta di negare le miserie, le contraddizioni, le viltà e le ipocrisie della sinistra, per fedeltà alla linea, ma di cambiare un po’ atteggiamento sì.

  9. pippo
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 10:03 | Permalink

    il qualunquista sembri essere tu caro baldrus, mescolando a fini retorici (contro chi non la pensa come te o i cosiddetti snob) moretti che non fa parte dell’establishment, con veltroni che invece è il padrino dell’establishment. e lo fai per annullare le critiche all’establishment, infatti non entri nel merito, dici che le critiche sono tutte snob “a prescindere”. ma facci il favore va.

  10. pippo
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 10:08 | Permalink

    vige l’assioma: siccome veltroni si mostra molto buono, tutto quello che fa è buono. e chi critica veltroni, o addirittura mette in discussione l’assioma, è un disfattista. ma si potrà criticare anche veltroni o no? in italia c’è chi nasce col sole in fronte come veltroni, e chi ha il sole in fronte in italia non si può mettere in discussione mai: sacrilegio.

  11. andrea inglese
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 11:06 | Permalink

    io continuo a vedere delle differenze non di dettaglio tra i politici del centrosinistra e il centro destra capeggiato dal gangster; per questo ho votato centosinsitra; ma comprendo anche chi non vede queste differenze e coerentemente non ha votato; quindi immagino che tash, ad esempio, non abbia votato;

    quanto alle occasioni di critica verso questo centrosinistra di governo ci saranno senza dubbio, per questo mi sembra inutile dedicarsi alla “critica preventiva”

    infine: la questione oggi in italia non è sinistra o destra, veltroni o fini, è innanzitutto mafia si o mafia no; divisione dei poteri si o divisione dei poteri no, illegalità deliberata e giustificata oppure no; e nessuno ci garantisce che a queste alternative la risposta del centrosinistra non sia un semplice “ni”

  12. Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 12:23 | Permalink

    Non ho dato del qualunquista a nessuno, o pippo. Ho parlato di atteggiamento da parte di molti che in qualche modo si riconoscono nel centrosinistra. Disfattista, di fuoco amico. I commenti ne sono pieni. Non mi chiamo del tutto fuori neanch’io, nel mio blog underground ho spesso attaccato senza pietà certe politiche e personaggi del centrosinistra. Ma quando questo diventa atteggiamento finiamo per far marcire tutto il quadro. Per il resto sottoscrivo quanto scritto da Andrea Inglese.

  13. Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 13:51 | Permalink

    Riprendo:”Quindi il Governo italiano dovrebbe agire nel senso di responsabilizzare sempre di più le autorità locali irachene e dovrebbe muoversi per massimizzare l´impiego di competenze locali nel processo di ricostruzione riducendo al minimo l´uso in loco di personale italiano…”. Bellissimo!

    Già me lo immagino Prodi che, con la sua faccia paciosa, arringa Sciiti e Sunniti dalla piazza principale di Baghdad: “Boni, state boni!” :-)

    Buona giornata. Trespolo.

  14. Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 15:00 | Permalink

    Trespolo, però così banalizzi alquanto. Non è da te.

  15. pippo
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 15:14 | Permalink

    quoto tutto questo pezzo di andrea inglese:

    “infine: la questione oggi in italia non è sinistra o destra, veltroni o fini, è innanzitutto mafia si o mafia no; divisione dei poteri si o divisione dei poteri no, illegalità deliberata e giustificata oppure no; e nessuno ci garantisce che a queste alternative la risposta del centrosinistra non sia un semplice “ni” ”

    ma proprio su questo versante le differenze sono sottili, si veda il partito del NI al referendum, si veda le tentazioni presidenzialiste della sinistra riformista, si veda la scalata al Corriere dei furbetti del quartierino in joint venture con pezzi del potere di sinistra. io ho votato centrosinistra, ma questo non mi impedisce di vedere che la sinistra fa parte del malaffare e sul capitolo malaffare gioca di sponda con Berlusconi. è per questo che la fuffa veltroniana è tanto più insopportabile, perché è del tutto priva di perspicacia, e buona per nascondere i problemi sotto il tappeto… populismo di sinistra… l’ulivo è un partito populista, bisognerà cominciare a dirselo o no. il supremo sacerdote di questo populismo è Veltroni.

  16. pippo
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 15:19 | Permalink

    @ baldrus

    disfattismo, è normale criticare chi è al potere, è tanto più giusto criticare la propria parte. le questioni vanno guardate nel merito, le porcheria della propria parte vanno denunciate, va smontato completamente il giochino del richiamo al “senso di responsabilità”. dire: vogliono tenere berlusconi in vita artificialmente per agitarlo come feticcio e ricattarci elettoralmente è dire qualcosa di molto preciso. dire: adesso governate, non ci sono più alibi, è giusto, non pretenderanno mica di dire ancora per molto “votateci se no torna Berlusconi”, ma che scherziamo, questo è un ricatto e un raggiro, altro che disfattismo, adesso basta alibi.

  17. pippo
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 15:21 | Permalink

    dico, basta populismo, basta retorica del “restiamo uniti contro il signore delle tenebre”, è una vergogna regressiva, basta. voi dovete aprire le menti delle persone, costringerle a ragionare, accettare di essere messi in discussione. se no siete esattamente, ripeto, esattamente come Berlusconi.

  18. pippo
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 16:26 | Permalink

    il “voi” ovviamente era riferito ai dirigenti del centrosinistra.

  19. temperanza
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 18:20 | Permalink

    Son parecchio d’accordo con Inglese, soprattutto su mafia-camorra-ndrangheta

    Poi qualcuno ha detto che Moretti non fa parte dell’establishment. Mi piacerebbe sapere cosa si intende per establishment, è una parola che si gonfia e si sgofia come un pallone

  20. Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 19:09 | Permalink

    Ma io questa sfiducia nei contronti del governo iracheno non la capisco, cioè: dov’è andata l’autodeterminazione dei popoli? capisco che è un casino metterli d’accordo e evitare che si lincino tra di loro, ma come scusa per restare.
    Per tornare all’Italia opto per anch’io per un via subito + serio impegno per mandare, se ci fossero problemi e guerre civili, un contingente davvero sovranazionale e umanitario che non abbia interessi neoimperialisti o “contratti” di politica internazionale da rispettare (cose tipo Berlusconi che fa il fido cagnolino di Bush)… ma qua si torna alla inoperatività di tutto ciò che aspira ad essere sovranazionale (Onu, Ue).

  21. Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 19:52 | Permalink

    Ho votato centro-sinistra perché è la parte politica più vicina, per quanto lontana, a quelli che ormai chiamerei, in mancanza di meglio, i miei “sentimenti politici”.
    Ma soprattutto l’ho votata perché il nano mi fa paura, perché lo considero una minaccia reale.
    Detto questo avrei voluto che questa sinistra non si limitasse alle promesse, più tasse meno tasse, più tav meno tav, si o no al ponte, ma facesse delle PROPOSTE politiche vere.
    Avrei voluto vedere qualcuno che si applicasse a un DISEGNO politico, a un PROGETTO DI SOCIETÀ sul quale coinvolgere il Paese, nelle risposte e nelle strategie complesse che la situazione interna ed esterna esigono.
    Peraltro, senza progetto di società, non c’è Partito Democratico che tenga.
    Invece vedo un gioco, molto cauto, di rimessa, rispetto al centro destra, nel quale la dichiarazione che la missione in Irak diventerà civile suona quasi ridicola e fa giustamente ridere quel destrone di Trespolo.
    Tutti sanno che senza una presenza militare nessun civile opera in Irak.
    Tutti sanno che il sostegno che l’Irak domanda è militare.
    Tutti sanno che, o si va via del tutto, civili e militari, o si resta del tutto, cioè con tutta la baracca militare.
    Tertium non datur: andare lì a dire altre cose come ha fatto oggi Parisi è una presa per il culo, è la solita strategia del tenere in piedi gli opposti: a parole.
    Che altro mi darà – in termini di DISEGNO POLITICO - il governo di centro sinistra oltre al rigore sulla spesa pubblica?
    Ha ragione Inglès nel dire che il problema sono la mafia, la camorra, eccetera, ma anche torto.
    Ha torto se pensa che la cosidetta “lotta alla criminalità organizzata” possa intendersi come staccata da un progetto complessivo di rinascita politica e morale del Paese e del Sud, ma sopra-tutto del Nord.
    È da lì, dalla testa, che è iniziata la putrefazione (uso parole forti, mi si passino) di mezzo corpo sociale.
    Un corpo sociale è in putrefazione quando non si riconosce più come tale, quando passa la rivoluzione culturale dell’egoismo, del particolarismo grezzo, quando l’unica ottica di cui si è capaci si ferma agli interessi particolari, al più del recinto famigliare, quando la sinistra non è in grado di DIRE che questo non va bene e di proporre in concreto un altro modo di stare assieme e di praticare i diritti individuali.
    Così si comincia davvero a battere la mafia, non in altro modo.
    Chiedo scusa per questa tirata banale.

    Veltroni poi è un capitolo a sé: propongo un forum apposito intitolato, metti, “About Walter e tutto quello che significa”.

  22. roberto
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 19:53 | Permalink

    @enrico sabatino

    “E se a qualcuno sarà dato il diritto di mentire, questo spetta soltanto a chi ha il governo della città, per ingannare i nemici o i cittadini, quando lo esiga l’interesse dello Stato”. (Platone)

    Venire via non fermerà il bagno di sangue
    Sabatino scrive che dopo la smobilitazione delle truppe italiane e angloamericane si “ristabilirà” una “situazione di normalità” e che il governo iracheno “tornerà ad essere del tutto sovrano e nella pienezza dei poteri”. Ma il potere precedente era una dittatura gassificante. Oggi è addirittura peggio: c’è un “governo sovrano” in piena guerra civile. Strana la Storia.

    Fuori dall’Iraq o cade il governo Prodi
    Le nostre truppe si ritireranno presto. Non alla velocità della luce zapateriana, ma con la giusta fiacchezza pilatesca che è il tratto distintivo della nuova maggioranza. Non andremo via dall’Iraq perché abbiamo un progetto di politica estera ‘serio e condiviso’, ma perché temiamo di spaccarci e andare sotto in parlamento.

    Ma i nostri Carabinieri non sono la Fanteria Atlantica
    Non puoi mettere un Marine, che una macchina programmata per combattere, a fare contravvenzioni e ad arrestare ladruncoli. Questa gente che è stata addestrata per radere al suolo una città, non per ricostruirla. Per questo distinguerei tra la guerra combattuta dalla fanteria atlantica e il ruolo che possono avere corpi come i nostri Carabinieri nelle “missioni di pace” internazionali.

    L’importante è smarcarsi!
    Berlusconi ha sbagliato, ma come possiamo fare virtù dei nostri errori? Riapriamo il dialogo sul ruolo dell’Europa negli scenari internazionali (risate). Sfruttiamo la nostra temporanea vicinanza con gli interessi strategici degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, per riavvicinare questi paesi al Vecchio Continente. Lavoriamo con i paesi arabi e del Mediterraneo per favorire una soluzione locale della crisi. Diamo una sveglia all’ONU (risate sempre più forti).

    Chi è peggiore di chi?
    Enrico, pensa al partito delle autobombe, agli assassini che fatto saltare in aria le jeep con le mine: volontari, civili, militari, poco importa, per i cacciatori di teste è lo stesso (per tutti gli assassini è “sempre” drammaticamente lo stesso). Non so se ti rendi conto. Fino in fondo.

  23. pippo
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 19:58 | Permalink

    @ temperanza

    ma scusa, si stava parlando dell’establishment politico. chi è l’establishment politico lo sappiamo. e anche che Moretti non ne fa ovviamente parte, magari di quello del cinema, dibattito che non mi interessa perché alla fine al cinema c’è spazio più o meno per tutti, in politica no. qui tutto ciò che è ovvio viene messo in discussione. quello che è preciso viene bollato come generico, fluido… se uno dice, l’establishment parlando di politica mi sembra che si parli in modo ovvio e circostanziato delle persone che sono al potere a destra e a sinistra da più di quindici anni. se uno dice, voglio parlare una volta tanto delle tangenti di sinistra, gli si dice che è un disfattista. vorrei discutere e capire perché un ladro di sinistra ottiene sempre una serie di notevoli attenuanti: secondo me perché cadiamo nel raggiro ideologico, si è preso un po’ per se’ ma lo fa per la santa causa delle cooperative, e che un operaio non può possedere una banca anche lui? mentre invece, ormai i più svegli lo hanno capito, ruba per se, lo fa per se, e le giustificazioni di cui gode sono uguali a quelle berlusconiste: se ha fatto così tanto bene per se’, farà qualche cosa anche per noialtri. ogni volta che qualcuno tenta di denunciare queste strutture si becca del disfattista. forse molti non hanno capito che queste strutture pericolanti ci cadranno addosso se non ce ne liberiamo per tempo. il caso Unipol (si può parlare di una cosa precisa? non mi dirai che il caso Unipol è una vicenda generica) sommato alla querelle sulle tasse ha quasi fatto rivincere le elezioni a Berlusconi. cioè, furfanteria e raggiro ideologico (vicenda unipol) e incompetenza conclamata (gestione dell’affaire tasse) hanno portato Berlusconi quasi a ridere di nuovo. e sarebbe generico e disfattista dire: basta, questi dirigenti se ne devono andare. no, è qualcosa di molto giusto e di molto preciso.

  24. Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 21:12 | Permalink

    à propos de gauche
    qualcuno ha visto su dagospia le foto della presentazione del libro di aldo nove sul lavoro precario, con bertinotti e romiti?
    dico proprio romiti, quello della fiat.
    siamo sicuri che ormai ci va bene tutto?

    vediamo un po’:
    nove è un sinistro che fa un libro meritorio sul lavoro precario.
    il libro è edito da una casa editrice di proprietà del capo della destra italiana, silvio b., che invece ha fatto approvare e sostiene una legge che implementa la precarietà.
    alla presentazione del libro c’è uno dei capi del neo comunismo, il quale nel frattempo è diventato presidente della camera dei deputati e partecipa (meno male) ad una coalizione dove dentro c’è di tutto.
    ma alla presentazione, ampiamente fotografato in affettuosità col bertinotti ipse, c’è anche uno dei capi storici del padronato industriale degli anni ottanta: cesare romiti, che ne ha licenziati più lui…
    poche immagini - molte contraddizioni.
    si fa presto a parlare di sinistra.

  25. pippo
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 21:21 | Permalink

    bertinotti, romiti, fassino, trentin, benvenuto, craxi, agnelli, callieri, hanno tutti la loro quota di responsabilità nel disastro Fiat degli anni 80. ci ha rimesso solo il lavoro e il paese. hanno creato il mito fiat tutti assieme, e tutti assieme quando non fruttava più lo hanno distrutto. ne hanno ricavato un grande potere personale e delle belle carriere. avrebbero dovuto sparire già da un po’. sono i nuovi sovversivi dall’alto, gli si perdona un po’ tutto.

  26. Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 22:11 | Permalink

    @ roberto:

    uff! mi ritrovo nello scetticismo. Cos’è meglio tra le risate del provare a far funzionare l’Onu o la Ue (dove far funzionare vuol dire semplicemente rendere le loro azioni coerenti alle carte che le ispirano, solo che il rispetto della legge, delle sentenze e la coerenza sono delle eresie, specie da noi…) o il vomito per questa situazione che ci ritroviamo (il nano; la sinistra che si berlusconizza, che diventa imprenditrice; la sinistra che accetta lo status quo e decide che deve agire con l’apparenza che tutto cambi affinchè nulla cambia; etc, etc etc….)?

  27. temperanza
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 23:31 | Permalink

    Su Veltroni è uscito parecchi anni fa (cinque o sei), un libro-intervista che gli ha fatto Stefano Del Re. C’era già tutto, la mollezza apparentemente buonista, il realismo idealistico capace di riempire le piazze benpensanti a sinistra, il mollismo, lo chiamerei, la pancia, in fondo, degli italiani brava gente che a buona parte del paese fa comodo pensare di appartenere, la prudenza, l’amore per lAfrica, per i bambini, kennedy (kennedy!!!).

    Eppure, è forse l’unica cosa davvero “nuova” che la sinistra abbia saputo inventare in questi ultimi anni, tanto da farmi pensare che se c’è una possibilità di fare un nuovo partito democratico toccherà a lui, nel tempo.

    Perché la vecchia sinistra, quella della classe operaia che io ho conosciuto, dell’orgoglio di classe che a me, borghese, ha insegnato molto, quella della resistenza come era sentita ancora trent’anni fa, fuor di retorica, non c’è più, si è divisa, parcellizzata, radicalizzata, ma radicalizzata raggrinzendosi.

    E adesso, amici e compagni, Cos’è rimasto? Il realismo principalmente, direi, e quel tanto di gioco politico che può fare un paese piccolo e ininfluente (perché caduta la cortina di ferro siamo diventati davvero inifluenti)

    Scusate questa limitatissima e banale semianalisi.

    Indietro non si torna. Come andare avanti è il problema, e andare avanti mi pare che comporti la soluzione solo di problemi, molti, singoli, legati ma non così limpidamente risolvibili con un pensiero unico dell’utopia, bensì con la politica.

    Ma cosa sia la politica, al di là del buon amministrare, io non lo so, per questo voto, nell’incertezza mi accontento, ma continuo a farmi domande, tanto da trovarmi poi sempre, in una specie di diminutio di ideali, a convergere sui realisti, gli unici che mi diano la sensazione che riusciranno a fare almeno un poco, tipo sacchetto di sabbia a contrastare l’inondazione.

    Ecco, forse faccoio anch’io, a malavoglia, il sacchetto di sabbia sull’argine.

    E per questo di solito non intervengo nei dibattiti politici, mi viene una specie di magone e un senso di impotenza, inutilità, vana chiacchiera.

  28. temperanza
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 23:39 | Permalink

    In ogni caso io non metto destra e sinistra sullo stesso piatto. penso ancora che la destra faccia una politica di destra, che il liberismo sfrenato impoverisca quella parte del paese meno protetta, che non può, salvo eccezioni, fare le buone scuole, né andare dai buoni medici, né pagare i mutui senza strozzarsi, né avere una dignitosa pensione quando è vecchia eccetera eccetera eccetera.

    Le tangenti di sinistra? Forse ci sono, anzi, diciamo che ci sono, mi basta che risolva un po’ delle banali cose che permettono alla gente di non disperarsi.

    E partire dalla guerra a chi non paga le tasse, e cioè principalmente mafia camorra e ndrangheta che possiedono mezzo paese, e che non pagandole le fa pagare a chi non le può evadere, cioè ai salariati e stipendiati, mi pare un minimo per il quale voto ancora abbastanza volentieri.

    Sono andata in Egitto, anni fa, a me fa un po’ schifo, pur con tutta l’ammirazione, che dei poveri diavoli siano schiattati per fare qualche tomba a qualche faraone, e siamo sempre là.

  29. temperanza
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 23:44 | Permalink

    E comunque adesso i faraoni siamo noi, con i nostri computer, il nostro traballante welfare eccetera.

    Sono stata in un paese del terzo mondo o quarto, di recente, bene, si è a disagio, a dir poco.

  30. pippo
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 00:26 | Permalink

    ma come no, le tangenti “rosse” risolvono i problemi della gente. la corruzione è quella cosa mi pare, che costringe la gente a chiedere come un favore le cose gli spettano di diritto, essere servi di un padrone rosso o nero che differenza fa, è una condizione degradante. ma l’italietta di sinistra giustifica la corruzione dei “compagni” se “risolve i problemi della gente”. se a Napoli per fare l’uscere comunale devo essere della corrente di Bassolino, risolve sicuramente tanti bei problemi. ma tutti questi esempi sono solo per dire: è un muro di gomma, chi non si vuole a tutti i costi omologare passa per pazzo o per astioso, e ora ci pensa anche la nostra bella sinistra di governo a imporre con cinismo la sua realpolitik. il reale è razionale. questa ovviamente non è sinistra, è un sistema connivente con due ali destre, una estremista e una un po’ temperata, sicuramente più umana e civile, ci riportano indietro all’Italia dei notabili di fine ottocento, e qualcuno dice che sono il futuro e che non si può tornare indietro… certo non si può tornare indietro, ma si può anche andare avanti in modo diverso. basta volerlo, mi sembra che chiediamo, appunto, un riformismo che non cala continuamente le braghe e non il ritorno di Lenin.

  31. temperanza
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 01:03 | Permalink

    Se basta volerlo, caro Pippo, vai e fai.

    Il limite qui è proprio questo, mi pare, e cioè che al di là della propria limitata sfera personale, nessuno pensa di smettere di fare le cose che sta facendo per fare politica, ne parla, e questa è la ragione per cui di solito me ne sto zitta.

    Sei puro? Resta puro e commenta.

    Qual’è questo riformismo che non cala le braghe? e cosa vuol dire in concreto, calar le braghe? E non calarle cosa vuol dire? Commentare qui? Perché a Napoli Rossi Doria ha preso solo il 3,50 per cento? Perché vogliono fare tutti gli usceri? Io credo perché nessuno ha creduto che potesse davvero fare il sindaco. E piuttosto che avere Berlusconi quel dieci per cento su cui sperava non ha voluto correre rischi.

    Io non ho mai detto che le tangenti rosse risolvono i problemi della gente, se è vero che ci sono, dico che le tangenti, se ci sono, (e penso che ci siano, magari non in forma di mazzette ma di posti, di incarichi di influenze), di lobby, perché la politica costa, è sempre costata e sempre costerà) sono ben distribuite e allora, se la politica ha la sua parte di sporcizia, scelgo la meno sporca. E soprattutto temo quell’uomo eversivo, pericoloso, che raccoglie in una mano sola tanti poteri, tra cui l’oppio televisivo, i giornali, la pubblicità, le case editrici, che non sono solo la Mondadori, ma tutta la galassia mondadoriana, dall’Einaudi in poi, e scelgo gli altri.

    Se hai qualche migliore proposta, concreta, falla qui, convincimi.

  32. pippo
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 03:39 | Permalink

    non posso convincerti, anzitutto perché alla discussione sostituisci un “vai e fai invece di criticare”. domanda: ma tu che ne sai? secondo, perché la discussione deve seguire il merito della discussione, se pensiamo che discutere abbia qualche valore in se’, non possiamo a un certo punto deragliare e dire “vabbè Einstein, ma tu che ne sai dello spazio tempo? voglio dire, hai fatto degli esperimenti o vuoi continuare a proprinarci le tue seghe mentali?”. e in terzo luogo non posso convincerti perché non si può discutere con chi, se gli sollevi alcuni punti critici, continua a risponderti che c’è il Babau Berlusconi, e allora fra questi che c’hanno solo un po’ di rogna e Babau Berlusconi ci teniamo i nostri con la rogna. già, ma allora ha ragione il famoso produttore polacco nel film di Moretti, sapete parlare solo di Berlusconi, non c’è verso di discutere di nient’altro perché c’è Berlusconi. ci sono tanti argomenti che andrebbero discussi di qua, dei nostri problemi, ma no, se lo fai sei disfattista, perché c’è Berlusconi. invece se uno crede che discutere abbia qualche valore in se’, non fa fatica ad accettare che far emergere un problema è già un azione, evidentemente anche a tanti della nostra parte piace questo bel mondo vespizzato dove ognuno dice la sua, e tutte le opinioni sono uguali. quindi non posso convincerti, per te tutte le vacche sono nere, tutto è oscuro e pauroso, non inoltriamoci nel bosco perché è pericoloso, stiamo con papà Walter che ci protegge, deleghiamo tutto, i capi sanno certamente cosa fare.

  33. Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 08:25 | Permalink

    Parlare di politica.
    Radicalizzata la sinistra comunista non direi, raggrinzita sì: disseccata, liofilizzata, mummificata, oppure dilibertizzata, ridotta cioè ad una confusione marxistoide e beota.
    Tuttavia non riesco a vedere in Veltroni “il nuovo”, the next, per tanti motivi che non sto qui a dire, adesso.
    Dico solo che c’è un principio che ho imparato col tempo a seguire scrupolosamente: diffidare sempre di quelli che si presentano da subito come “i buoni”.

  34. temperanza
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 09:52 | Permalink

    @tash

    Quando dico il “nuovo” non dico, mi pareva che fosse chiaro, che è un “buon nuovo”, dico che rispetto ai DS, che agli occhi della gente sono sempre il vecchio PCI, Veltroni con molta abilità si è smarcato, da anni. Mentre i DS che non sono più il PCI vengono ancora visti dai moderati (quelli cioè che fanno vincere l’una e l’altra parte, anche in coalizione) come mangiabambini trinariciuti che mangiano nella mano di Mosca e fors’anche di Pol Pot.
    Veltroni è stato così bravo, astuto, capace, da dire: comunista io? ma non lo sono mai stato.
    Ed è pure vero.
    Dunque, se ci sarà un partito dei democratici, il formalmente e mediaticamente nuovo sarà lui.
    E questo al giorno d’oggi, temo sia l’unico “nuovo” possibile.

    @Pippo

    veramente io ho detto “vai e fai”.

    Poi il “che ne sai” te lo ributto come la pallina del ping-pong.

    E ancora, terzo e ultimo perché sento che non avrei nemmeno dovuto cominciare questa discussione del cazzo, qui ci sono tre opzioni, votare il centrosinistra, votare il centrodestra, non votare. Se tu sei al corrente che ce ne sia una quarta abbi la grazia di salvare il paese e faccela sapere.

    Certo, se è quella di rovesciare cassonetti e dspaccare vetrine non ti seguo, è una forma estetica della politica e l’estetica per me è una cosa seria

  35. Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 12:07 | Permalink

    D’accordo sull’analisi di Temperanza circa la figura di Veltroni e le sue astuzie.
    Si può aggiungere che a Roma, a conti fatti, Walter ha governato bene e anche se avesse governato male, ha comunque acquisito un consenso largo, che è l’unica cosa che in democrazia alla fine conta.
    Quando dico “governato bene” lo dico con cognizione di causa e avendo memoria di altri sindaci, come metti Franco Carraro: ebbene sì, per chi l’avesse dimenticato, la capitale del paese è stata “governata” anche da Franco Carraro.
    Non ostante tutto ancora vale la pena di parlare di politica e di pensare in termini politici, non foss’altro perché ancora siamo parte di una polis.
    Io, per esempio, credo nella progettualità in generale e in quella politica in particolare.
    Il progetto è proiezione nel futuro dell’azione dell’oggi, è avere un fine e provare a raggiungerlo.
    Sarò banale, ma questo oggi manca alla politica, almeno dalle nostre parti.
    Nei primi vent’anni del secondo dopoguerra la politica prefigurava futuri, progetti di società, vie diverse per lo sviluppo e per il progresso.
    Tutti sanno che a quell’epoca si fronteggiavano, ma anche dialogavano, trattavano, almeno tre diverse culture politiche (ma non solo politiche - qui la cosa è interessante), ciascuna con un suo progetto più o meno definito: la cattolico-democratica, la socialista, la liberale.
    Aderire alle formazioni che facevano capo a queste diverse culture, significava partecipare di un disegno, e, nel caso del PCI, significava molto di più, significava essere cittadini di un “paese nel Paese”.
    Eccetera.
    Per uno che, come me, ha votato per la prima volta nel 1968, e che quindi ha partecipato in pieno di quella stagione, ciò che oggi risulta quasi intollerabile è l’omologazione della politica su una sorta di pensiero unico, rispetto al quale chi giunge al potere fa solo qualche leggero aggiustamento, qualche piccola correzione, rimanendo uguale la sostanza miope dell’azione di chi lo ha preceduto.
    Provo ad uscire dal vago.
    Le sfide dell’oggi, a parte lo stagno nostrano, sono terrificanti:
    - la sfida asiatica;
    - l’immigrazione;
    - le risorse energetiche;
    - l’Europa e gli stati nazionali;
    - la sfida Islamica;
    - la questione Israelo-Palestinese;
    - l’Africa;
    - globalizzazione & sfruttamento planetario;
    - il mondo multi-polare e la fine dell’imperialismo americano.
    - invecchiamento e welfare;
    - il dualismo scienza/fede e la questione della ricerca in occidente;
    - diritti civili e stato laico;
    - il totalitarismo strisciante delle società occidentali;
    - la dittatura della classe media;
    - l’iperconsumismo;
    - la precarietà come tendenza strutturale;
    - il potere del capitale sovra-nazionale;
    - la decadenza delle rappresentanze del lavoro;
    - le grandi scelte infrastrutturali e l’uso del territorio;
    - la metropoli;
    - eccetera: sicuramente ne ho dimenticato una decina.
    Mi domando se l’attuale assenza di pensiero nella politica consenta di affrontare robe così.
    Oppure se non occorra di nuovo fare ricorso al pensiero forte, riferirsi ad un’ulteriore, solida, modellistica interpretativa, ad una visione, insomma.
    Non basta dire che non ci sono più le ideologie, perché oltre tutto non è vero: c’è rimasta l’ideologia che ha sconfitto tutte le altre, il liberismo.
    E col liberismo si va a sbattere contro un muro.

  36. temperanza
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 13:06 | Permalink

    Anch’io ho votato la prima volta nel 68, anzi, ero scrutatrice, e psiuppina, vedi te.

    Non è che a me disgusti parlare di politica, modelli ecc., ma le sfide che tu (Tash) dici non sono discutibili qui, se non da una vaga nebulosa generalizzatrice che finisce per far diventare chiacchiera da bar ogni nostra anche degna e dignitosa posizione.

    Per questo evito, e quando mi lascio coinvolgere mi pento sempre, non tanto per quello che dicono gli altri, ma in primissimo luogo per quello che dico io, che è molto al di sotto persino di quello che penso, che è già, almeno nel mio caso, imparaticcio, di riporto, ascoltato, sia pur con attenzione.

    E’ un’excusatio non petita, lo so, ma è il mio modo di salutare tutti e ritirarmi dal dibbbattito.

  37. Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 13:10 | Permalink

    “dar dibbattido”, vorrai dire.

  38. pippo
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 16:09 | Permalink

    votare il centrosinistra, non votare, votare il centrodestra, rovesciare i cassonetti. il dibattito rimane un dibbbatttito perché ci sono dei forumisti così che rovesciano il dibatitto esattamente come altri rovesciano i cassonetti. secondo temperanza la democrazia si riduce al voto. elettori per un giorno e sudditi per cinque anni. quello che cambia le carte in tavola è un buon dibattito pubblico, funzionava negli anni 50, dovrebbe funzionare a maggior ragione nel 2010. il fatto è che molti non lo vogliono perchè gli sta bene così, i Giuliano Ferrara di sinistra per cui siamo nel migliore dei mondi possibili. ho detto molto chiaramente qual è il modo per cambiare le cose: discutere dei problemi, informare e discutere dei problemi specialmente quelli che riguardano la propria parte, soprattutto quelli scomodi di cui molti non vogliono discutere, e che dicono che ogni luogo non va bene e che tutto quello che si dice è chiacchiera da bar. una certa scorrettezza intellettuale e morale. ma qual era il punto? il centro della discussione è appunto l’ideologia dei “buoni”, smascherarla fa di questa discussione una discussione seria e non una chiacchiera da bar, se si arriva come panzer nel dibattito, si fanno un po’ di bizze e poi si dice, adesso me ne vado siete dei distruttori di cassonetti… beh… la cosa si commenta da se’. gli agenti politici dei “buoni” e del loro potere assumono le forme più impensate. gli ex sessantottini adesso si rifugiano, anche se a parole lo detestano e ti fanno l’elenco di tutti i difetti del Buono, nell’assolutismo buonista.

  39. pippo
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 16:11 | Permalink

    a proposito, dov’è un luogo adatto a discutere? in sezione? ma quale sezione? andate in una sezione, trovate solo pensionati a discutere della prossima festa dell’Unità. sveglia gente.

  40. Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 19:49 | Permalink

    @ Pippo.
    La figura di Berlusconi in pochi anni ha deformato tutto il sistema politico, lo ha quasi azzerato, riducendolo ai suoi minimi termini tematici.
    La stessa sinistra ne è rimasta mummificata, costretta suo malgrado ad allearsi col suo contrario, a coprire le proprie crisi, a inseguire quel pezzo di merda e i suoi accoliti nella corsa al peggio che si è vista in campagna elettorale.
    Mai l’Italia aveva conosciuto un simile imbarbarimento tematico della politica, che può essere una cosa alta.
    Qualcuno all’estero ha scritto che B. è la solita tossina fascista che solo la classe media italiana, in Europa, sa produrre con così puntuale ciclicità.
    Chi ha conosciuto tempi diversi ne è spaventato a morte, Pippo, e io sono tra questi.
    Allora, se pensi a questo, qualcosa puoi capire, nell’atteggiamento di Temperanza.

  41. pippo
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 20:06 | Permalink

    perfettamente d’accordo, ma bisogna anche andare oltre la paura e capire che Berlusconi è stato prodotto anche dalla sinistra, non solo dalle classi medie fascistoidi. è più che giusto non sottovalutarlo e stare in campana, ma è assai sbagliato accettare sotto la sua minaccia l’ineluttabilità della deformazione dello spazio-tempo futuro, diciamo così. anche perchè ormai la sua minaccia può solo essere rivitalizzata da quei suoi apparenti antagonisti che in realtà gli assomigliano un po’ troppo. d’alema assomiglia a berlusconi più di quanto gli somigli tabacci, per dire, che anzi non gli somiglia per niente ed è un vero antagonista. mi ricorda il titolo di un disco di Elio, esco dal mio corpo e ho molta paura. il centrosinistra ha un consenso ancora limitato (lasciamo stare il plebiscito per i sindaci e guardiamo al risultato completo di aprile), non sarà assolutamente in grado di mettere in discussione la visione berlusconiana nel nord se non cambiano alcune strutture fondamentali, queste strutture non cambiano se non sono messe in discussione alla base e anche in modo radicale. gente che dice vengo dal sessantotto, e poi ti spiega una politica tutta schiacciata sul governo e niente sulla società, a me sembra una situazione paradossale, se uno critica la società, i partiti e i suoi rappresentanti non è che vuol far cadere il governo. state tranquilli che il governo non cade (con tutti i ministri che c’ha) l’importante è superare il 25 giugno.

  42. fabio
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 23:13 | Permalink

    @pippo

    “quello che cambia le carte in tavola è un buon dibattito pubblico, funzionava negli anni 50, dovrebbe funzionare a maggior ragione nel 2010″.

    credo che tu sia nel giusto.

    quali sono state le prime mosse dal sapore (dal puzzo) mediatico del governo ‘milazzesco’ e dei suoi scatenati ministri (parlo di ‘azioni’, o almeno di iniziative concrete in predicato di divenire provvedimenti ecc.)?: in ordine di ‘grandezza’ (sic…):

    la grazia a bompressi ( e poi a sofri), mastella;
    la bindi e le sue aperture libertine…;
    mussi che ritira 3 contingenti decreti-moratti (poi tenta invano di riaprire per l’italia le porte della sperimentazione, ecc.);
    qualche fumoseria alternativa sul 2 giugno, il nostro compagno presidente della camera;
    il milazzesco compromesso irakeno, appunto: parisi, d’alema (e chi se no?).

    ecco, i 100 giorni. da indagare nella loro forte mediaticità, nell’immediato. è un fatto: va capito.
    da indagare già da ora per come i fatti ci vengono raccontati e venduti dalla stampa, eccetera. da demistificare, insomma. per ‘vedere’ e ‘prevedere’.

    dimenticavamo un po’ tutti che durante questi 100 giorni, ad anticiparli o ad accompagnarli, ci sono state le elezioni regionali.

    cosa ha fatto, non dico la sinistra (che ha perso, qui e là…), ma quello che tu chiami all’appello, e non c’è, e cioè un lavoro capillare (culturale, politico, possibilmente comunitario) di informazione-racconto-demistificazione dei fatti (dici: “ho detto molto chiaramente qual è il modo per cambiare le cose: discutere dei problemi, informare”).

    Cosa ha fatto, dov’era, la “intelligenza diffusa” che la pensa come te (come me), quando c’era da intridere il dibattito quotidiano (sì, ‘persino’ su NI, perchè no), di riflessioni e spunti radicali, nuove e sperimentali forme di ‘dibattito’ collettivo (a stimolare il dibattito): su milano e soprattutto sulla regione sicilia?

    io stesso, non siculo, ho assistito passivo allo squallore di laggiù.

    non parlo certo delle primarie e di rita borsellino, per carità. parlo ovviamente di cuffaro. la mafia. il garantismo, bla bla. e parlo io, lettore fedele di sciascia. ma il discorso da fare era al di là, banalmente, della persona e del suo caso giudiziario, delle sue garanzie da innocente (pluri)indagato, eccetera.

    c’era da fare un casino, con le parole. le uniche che possano per davvero mettere in scacco i fatti, conoscerli per demistificarli, ‘informare’, muovere qualcosa, provare a cambiarli.

    il tuo discorso, mi pare, si incardina non tanto sulla vexata quaestio del mancato riformismo italiano (perchè, ohibò, dici bene: non stiamo parlando mica del ritorno di lenin…).

    invito su questo a leggere un libro di storia, di narrazione storica, di cui comunque molto si è parlato: g. crainz, “il paese mancato”.

    a fine lettura, da destinare trasversalmente a chi sa già, chi non sa, chi è giovane e chi ha fatto la scrutatrice nel ‘68, riemergi con un sentimento lucido della debolezza di un’opposizione (al potere) che per rincorrerlo (per co-gestirlo) ha perso, di sè, la libertà del pensiero dell’opposizione, la libertà dell’azione ‘in alternativa’ (ma queste cose le dicevano già, seppure distintamente, pasolini e sciascia). e allora compromessi, prudenze, tattiche di posizionamento (sui referendum ecc. ecc…): milazzismi, in fondo, ieri come oggi (il compromesso storico, ieri: il grande partito democratico, populista e veltroniano, e già oltre, domani).

    mi sembra invece che metti sul tavolo la questione che chiama in causa non l’intellettuale-profeta, o i gruppi di ‘potere’ intelllettuali (che pure vanno indagati, ‘decrittati’, da ferrara in giù), ma chi, della realtà, dovrebbe avere intelligenza, voglia di capire. le inchieste, il dibattito, un nuovo modo di farle, e di comunicarle (di condividerle), le idee critiche e le ‘inchieste’. secondo me è uno snodo che, ripeto, riguarda ‘persino’ la nazione (indiana).

    saluti, f.

  43. Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 23:26 | Permalink

    Essendo persino più vecchio dell’amico Tashtego
    ed avendo votato addirittura prima di lui,
    mi si torcono le budella, ora,
    ché ho visto
    altri programmi
    altre sinistre
    altre dignità;
    questa del temporeggiare il ritiro dall’Iraq è cosa indegna,
    come altre,
    come quella di questo governo di centrosinistra che nomina più ministri
    e più sottosegretari di quello di Alì Berlù,
    questa cosa mi ributta,
    in un momento in cui si parla e si nuota in crisi economica grave,
    debito pubblico altissimo.
    Ma lo sapete, tra l’altro, quanto costa ogni giorno al cittadino italiano
    la missione in Iraq?
    Quanto ci costano i posti di governo e sottogoverno?
    Quanto ci costano i politici delle Province che andavano, costituzionalmente, abolite al momento della creazione delle Regioni.
    Qui non si tratta nemmeno o soltanto più di sinistra,
    si trattà di onestà,
    di dirittura morale,
    dignità, rispetto del cittadino, dell’elettore, della costituzione.

    Merce perduta in un campo riarso ed incolto
    però ben coltivato dalle mafie & company.

    MarioB.

  44. Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 23:35 | Permalink

    Nel bel film “I compagni” diretto da Mario Monicelli nel 1963,
    l’operaio socialista Pautasso, interpretato dell’ottimo Folco Lulli, diceva ad uno smarrito maestro elementare (Mastroianni) che chiedeva dove si fossero, mentre si affacciavano da un treno merci in corsa:
    “Cust sì a l’è ‘l paìs dla merda…..!”

    Sembra sempre terribilmente vero.

  45. Cato
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 23:44 | Permalink

    Caro MarioB., se continui così, cioè a scrivere commenti come il tuo ultimo, finirai sicuramente per soppiantare Tashtego nel mio personale olimpo virtuale! E ce ne vuole che ce ne vuole!! ;)

    p.s.

    Nessuno dei due, ad ogni modo, riuscirà mai a detronizzare LEI, il mio nume tutelare, la virtù dei forti e dei saggi. Nemmeno se mi portate lo scalpo, ancora grondante di unto, dello psiconano cuoiato di arcore!

  46. Cato
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 23:49 | Permalink

    Rettifico, non avendo letto il post delle 23.35: Tash è già scivolato al terzo gradino del podio. Un’altra citazione fulminante come quella, e anche LEI inizierà a vacillare! Grande. Più di un centinaio di post di commenti!

  47. roberto
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 00:08 | Permalink

    Qui si doveva parlare di Iraq e abbiamo blobbescamente derapato sulla Morbida Dittatura che si prefigura. E va be’, si sa che la politica interna fa più notizia. Comunque è ufficiale: si è aperta la stagione della caccia al democratico. Che incubo il veltronismo, vade-retro Caucus!

  48. roberto
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 00:30 | Permalink

    Tanto per divagare, perché dopo tutto stanotte non ciò proprio la forza psichica e mentale di argomentare.

    L’altro giorno esco a fare la spesa e chi ti trovo all’angolo di Piazza Re di Roma? Una moretta coi dread e i piercing sulla lingua che ci mancava il cane per fare il frikkettone. Che fa? Mi chiede una monetina? Si agita per una colletta? No, mi dà un volantino. E di chi era il volantino? Sinceramente non ricordo, dell’esponente veltroniano o berlusconiano di quartiere (tanto, mi sembra di capire, non è che qui faccia poi tutta questa grande differenza).

    Ad ogni modo mi dà il volantino poi mi vede che io la guardo come se fosse una marziana e allora dice che lei fa il volantinaggio perchè deve tirare a campare. Però stasera andrà al centro sociale che si discute come bruciare il mondo e metterlo de capo sotto.

    Vorrei ricordarle che la Panzino è stata trombata alla grande, insieme all’Atomo e al Nunzio D’Erme. Ma poi direbbe che sono un fantoccio nelle mani dei kapò democratici e mi sto zitto, che ciò fame e voglio andare a mangiare.

    Quella morta di fame, all’angolo di piazza re di roma, mi ha fatto pena, mi ha fatto schifo, la volevo strozzare.

    tante care cose notturne
    a domani

  49. A. Pietroangela
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 01:06 | Permalink

    Che roba Contesso nel centro di Roma
    Dava via i volantini quella tizia ignorante
    Voleva soltanto tirare a campare
    Gridava ma pensi di essere sfruttata

    Sapesse Contesso che cosa m’ha detto
    Un caro parente dei centri sociali
    Che quella gentaglia rinchiusa lì dentro
    Di libero amore facea professione

    E del resto mio caro di che si stupisce?
    Anche la frikkettona vuole il figlio dottore
    E pensi “Che ambiente può venir fuori!!!”
    Dove ormai non distingui il walter dal nano

  50. temperanza
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 01:52 | Permalink

    @Pippo

    Etico per me è anche non usare la retorica e l’imprecisione per mettere in bocca agli altri quello che non hanno detto:

    “secondo temperanza la democrazia si riduce al voto” ho detto questo? e dove? lo desumi tu, e se c’è libertà di desumere c’è anche libertà di non prenderti sul serio come interlocutore.

    Questo è solo far la voce grossa, la voce della retorica, ovviamente.

    “elettori per un giorno e sudditi per cinque anni” ho detto questo? e dove?

    “quello che cambia le carte in tavola è un buon dibattito pubblico, funzionava negli anni 50, dovrebbe funzionare a maggior ragione nel 2010″

    Tu davvero hai notizia che negli anni 5O ci fossero dibattiti pubblici che cambiavano le carte in tavola? Mi si apre un mondo. Io negli anni 50 ancora giocavo con le bambole, ma ho studiato storia e non mi risulta, se mi parli di lavoro politico e lotte sindacali è un conto, ma i dibattiti pubblici degli anni ‘50 devono essere un mito del XXI secolo. Però mi ricordo i dibattiti pubblici degli anni 70, e te li raccomando.

    Mi ricordo il congresso dell’UGI a Rimini del ‘67, for example, inizio delle assemblee e dei dibattitti pubblici, mi ricordo Petruccioli che faceva il tesoriere e negava o concedeva l’accredito alle delegazioni gestendo i fondi con cui la cassa dell’ UGI pagava gli alberghi e i treni di ritorno. (Soldi, anche allora, come vedi, perché senza soldi la politica non si fa, non si prende il treno, non si paga l’albergo pidocchioso, né il pasto alla stazione)

    Mi ricordo le tecniche con cui ai dibattiti pubblici si dava o non si dava la parola, tecniche sporche, anche se usate da ragazzini. Mi ricordo che comunque parlavano in molti, ma decidevano in pochi, mi ricordo come nascevano i leader, o meglio i leaderini.

    E poi mi ricordo la staticità della sfilza di interventi, ai dibattiti pubblici, dove quando parlavano i leader si restava seduti e quando parlavano gli altri ci si alzava e si usciva, e chi voleva fare politica capiva subito le regole.

    Mi ricordo tutte le tecniche di intimidazione, esclusione, marginalizzazione.

    ” il fatto è che molti non lo vogliono perchè gli sta bene così” di chi parli? magari di me?

    “i Giuliano Ferrara di sinistra per cui siamo nel migliore dei mondi possibili.” chi sono?

    Si diceva un tempo “parole in libertà”, è frustrante doverlo dire ancora, è l’eterno ritorno dell’identico.

    E poi, tornando all’inizio:

    “perché alla fine al cinema c’è spazio più o meno per tutti, in politica no” ma dove vivi? Avevo un’amica canadese che faceva cinema, Susy Cohen, guarda, ti dico anche il nome, film a basso costo, ma anche per il basso costo con meno di due miliardi di lire non si faceva niente, per tutti gli anni in cui l’ho frequentata trovava sempre il primo miliardo, e il secondo non lo trovava mai, ha fatto un film e dieci sceneggiature, e non era neppure italiana, ed era persino brava. Non ci posso credere che si dicano tante cavolate.

    Qua si parla di politica come se fosse una cosa separata dal resto, uno spazio altro, che si vede sempre dall’esterno e al quale ci si contrappone con una prosopopea sconfortante.

    E invece denaro e idee e persino ideali sono intrecciati in un modo così stretto che la semplice idea del buon dibattito pubblico risolutore mi fa venire il mal di pancia, tanto è ingenuo.

    L’unica scusante per tanta rozza semplificazione è che il mondo è così parcellizzato e complicato che qualcuno alla semplificazione si aggrappa per restare a galla.

  51. pippo
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 02:17 | Permalink

    o temperanza, il pubblico dibattito non sono le assemblee arruffonate che tu hai ricordato. continui a descrivere un mondo dove tutte le vacche sono nere, un eterno orribile 68 che non passa mai. e di conseguenza non si può fare niente. negli anni 50, 60, 70 c’erano moltissimi giornali e riviste di tutte le tendenze, molto agguerriti e specializzati nelle inchieste. per esempio. c’era una classe politica molto più competente. c’era una classe intellettuale molto più preparata di oggi (e meno impegnata in attività generiche) e interessata alle tematiche sociali. c’era un popolo che aveva la curiosità di crescere e studiare. oggi tutte queste cose non ci sono o si sono molto ridotte, ma se paragoniamo gli strumenti che la tecnica ci mette a disposizione, per esempio internet, per esempio una vita media che si è molto allungata, abbiamo molte possibilità in più. il dibattito (non le assemble di Petruccioli, il dibattito pubblico che ancora esiste in tutti i paesi civili) non è risolutore in se’, è una cosa che fa emergere i problemi. negli anni 50, 60, 70, un operaio sapeva chi era e dov’era, qual era la sua classe sociale di provenienza, sapeva di essere ignorante e voleva studiare, poi poteva decidere di sostenere la Dc o il Pci, ma questo è un altro discorso. come vedi, io continuo a dire cose chiare e distinte e tu continui a inveire. ma io dico per esempio che un luogo come Nazione Indiana potrebbe essere molto più importante nel dibattito pubblico di quello che è ora (del tutto marginale o inesistente). gli operatori culturali interessati a un progresso sociale dovrebbero non arruolarsi in questa o quella corrente partitica ma difendersi dalla politica, e occuparsi delle cose che sanno fare cercando di essere però più precisi, meno generici e più circostanziati. cioè sapere essere più perspicaci. più interessanti, più comunicativi. non è impossibile. non è vero che non si può perché ci sarebbe questo intreccio tra denaro e idee, e perché prima non c’era? lo hanno inventato adesso? basta volerlo, basta mettersi in gioco un po’ di più. la priorità dovrebbe essere difendersi dalla politica che si ingloba tutto, ristrutturare la società in cui viviamo. ripeto, basta volerlo, abbiamo mezzi molto più potenti che in passato. si preferisce stare imbozzolati e aspettare la pappa dal capobastone di turno. del resto Petruccioli è uno di quelli che ancora fa il capobastone, dovresti odiarlo da quello che dici, invece lo voti silente. come vedi, ho detto e continuo a dire delle cose precise e circostanziati, è assai illogico invece il tuo modo di esporre, a tratti, a conati, a istinti che si contraddicono. e allora tienti Petruccioli.

  52. pippo
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 02:29 | Permalink

    @ roberto

    ma la fricchettona ha ragione, ce ne sono moltissimi che tirano a campare dando i volantini. che dovrebbero fare, se non trovano un altro lavoro?

  53. pippo
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 02:49 | Permalink

    @ roberto e altri

    non riesco a capire perché l’alternativa al Regime Morbido dovrebbero essere i fricchettoni o quelli che rovesciano i cassonetti. ma questi sono proprio le propaggini (spesso in buona fede e inconsapevoli ma non tutti) del sistema. no, l’alternativa è fare di questo paese finalmente uno Stato di diritto, di cittadini liberi e consapevoli e non asserviti e sudditi dei partiti. porca miseria. un paese più liberale e meno inciucioso, meno illegale, meno omertoso e appiccicoso. un paese normale come diceva quello là (prima di decidere che Berlusconi è una risorsa del paese). altrimenti ve lo meritate Petruccioli. ora mi sento dire: non si può. ci sarebbero delle condizioni oggettive insormontabili (talmente veteromarxiste, in un certo senso, da fare paura). degli ingranaggioni della Storia ineluttabile che ci devono per forza schiacciare. beh ma allora è questo un mondo a fumetti, non quello che dicevo io. ma qui c’è solo una grande ipnosi colletiva, un blocco mentale. il giorno che l’ipnosi finisce, certo restano i problemi, ma per lo meno si parla dei problemi e non del Grande Feticcio. forse, quindi, per molti è un meccanismo di difesa, preferiscono tenersi il grande babau come la copertina di Linus. sull’Iraq, beh ma certo che quella che si prospetta è una soluzione delle balle. è una soluzione delle balle degna del paese delle balle che siamo diventati, il moderato Zapatero (non rovescia i cassonetti) ha risolto brillantemente il problema sapendo che si trattava di riaffermare la sovranità del proprio paese e ristabilire la verità di un’occupazione che continua. qui ci si inventano le spiegazioni bizantine. se uno sta al gioco magari si convince anche. anche un Soru dimostra che qualcosa si può fare, ma si parla di sardi che sono un popolo già più dignitoso degli italiani.

  54. pippo
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 02:51 | Permalink

    @ fabio

    mi sembra che siamo d’accordo, e confermi che ho detto delle cose comprensibili e chiare, inoltre hai dato degli spunti in più interessanti.

  55. pippo
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 03:00 | Permalink

    @ temperanza

    manca la risposta sul cinema, beh come in tutti i campi ci sono molti che rimangono ingiustamente fuori, non ne dubito, ma voler a tutti i costi identificare Moretti come uno dell’establishment, ce ne vuole, certo fa parte di quelli che contano, ma non mi sembra che la sua lotta incrociata contro Berlusconi e contro i partitocrati dell’Ulivo, più o meno buona che sia, lo metta in una posizione di favore. mah.

  56. temperanza
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 10:39 | Permalink

    Oh madonna, madonna madonna, non posso ricominciare a leggere questa roba, non ho le forze.

    “c’era una classe intellettuale molto più preparata di oggi” ecco, mettiamola così, e che sia di buon auspicio a tutti.

  57. roberto
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 11:13 | Permalink

    ANSA - BAGHDAD, 1 GIU - Due donne irachene, di cui una incinta, sono state uccise ieri da spari americani in un incidente a un posto di blocco a Samarra. Lo ha detto l’esercito Usa in un comunicato. Secondo la nota un’auto e’ entrata ‘in una zona chiaramente indicata come proibita e non si e’ fermata quando le e’ stato intimato piu’ volte l’alt. Sono stati sparati colpi di avvertimento ma l’auto si e’ rapidamente allontanata.

  58. temperanza
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 11:22 | Permalink

    E perché sia chiaro, se è possibile, quello che intendo, io voglio che usciamo dall’Iraq, voglio un paese di cittadini liberi, voglio un paese meno inciucioso eccetera eccetera eccetera ok? Cioè, non voglio niente di diverso da te, capisci il paradosso?

    Quello che mi fa disperare è la parata delle belle e generiche parole, sospese nel vuoto della retorica, parole parole parole, con cui ci si riempie la pancia vuota come gli affamati se la riempiono di bucce di patata. Se i mattoni del futuro sono queste fumoserie stiamo freschi, e la mia fifa aumenta. Il buon vecchio Orwell ha qualcosa da insegnare, a questo proposito, forse hai letto la fattoria degli animali, ma se non lo hai letto, leggilo, ti prego, consigliandotelo avrò forse fatto qualcosa di buono nella vita.

  59. roberto
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 11:29 | Permalink

    Si alza e raggiunge il palco.
    “Vogliamo un forte partito democratico”, dice.
    Un chiacchiericcio disattento accoglie il suo esordio. Nessuno, ai vertici dello schieramento riformista e rosso-verde, è stato avvertito sui contenuti del discorso.
    “Basta a dire cose di sinistra, dobbiamo farle!”.
    “Vogliamo completare la modernizzazione del paese” aggiunge, “vogliamo agganciare l’Italia alle altre grandi democrazie occidentali, eguagliare i loro standard avanzati in termini di lavoro, tecnologia e qualità della vita”. Riprende fiato. Flebili applausi.
    “Il Partito Democratico è per la guerra contro il terrore. Non dobbiamo avere paura nel pronunciare queste parole, guerra e terrore, perché l’attacco condotto contro le democrazie occidentali è senza precedenti”.
    “Vedo tante bandiere della pace esposte in questo teatro. E’ vero, i paesi dell’Alleanza atlantica nel corso degli anni hanno commesso crimini orrendi. La pace la vogliamo tutti. Tranne i nostri nemici. I fascisti che si fanno esplodere in Medio Oriente e a casa nostra. Chi vuole la pace ama la vita ma i nostri nemici non vogliono né la pace né la vita. Vogliono il paradiso dei martiri. Ne abbiamo abbastanza di paradisi sacrificali”.
    “Abbiamo un esercito professionista, abbiamo i nostri Carabineiros che si sono rivelati determinanti in scenari internazionali molto complessi. La guerra in corso non impedirà al nostro paese di stabilire relazioni diplomatiche fruttuose con i governi che hanno preso le distanze dal terrorismo. Saranno i nostri alleati nel Mediterraneo. Perché la guerra globale finirà, prima o poi. Il Mediterraneo è il nostro spazio vitale, la nostra storia è qui, i nostri alleati sono nei Balcani, sono libici, tunisini, turchi, egiziani”. “In cambio vogliamo solo che siano snidate le basi di tagliatori di teste e arrestati i predicatori del terrore”.
    “Il Partito Democratico è la punta dell’Occidente nel Mediterraneo”.
    Prende fiato. Fischi, urla, gente che si guarda in faccia sconvolta.
    Una mezza rivoluzione sul loggione del teatro.
    “Vattene bastardo!, vattene!”
    “Buuuu-Buuuu”
    “No war! No war!”
    “Peace and love! Peace and Love!”
    (Dal discorso del Candidato alle Primarie del Partito Democratico, 2012)

  60. roberto
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 11:37 | Permalink

    SUI CIVILI UCCISI AI POSTI DI BLOCCO IN IRAQ
    Il 21 novembre 2005, la Reuters batte la notizia di una famiglia irakena che è stata massacrata per sbaglio da una pattuglia di Marines. La notizia appare su “Libero”, il quotidiano di Vittorio Feltri, nel taglio basso di una pagina interna.

    Il titolo è “Troppo veloci al posto di blocco, i Marines uccidono cinque civili”, come se i Marines fossero stati così bravi, così veloci nell’estrarre le armi, da mettere in secondo piano il particolare che poi le hanno usate, irragionevolmente.

    E’ un buon esempio di linguistica degenerativa applicata al giornalismo.
    Il professor Chomsky ricorda che i membri del Congresso americano, durante la guerra in Vietnam, non amavano la parola ‘eliminazione’ del nemico, perché gli procurava “la spiacevole sensazione che qualcuno potesse essere eliminato. Così lo scopo divenne la ‘neutralizzazione’ dei Vietcong”.

  61. temperanza
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 12:02 | Permalink

    Ecco, il professor Chomsky è uno che mi è sempre piaciuto, guardare le parole in faccia è il miglior modo per iniziare a guardare in faccia le idee.

  62. pippo
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 16:55 | Permalink

    o temperanza, sei semplicemente di una supponenza senza fine. che ci fosse una classe intellettuale più preparata, più evoluta, più accorta, più ramificata, pur con tutti i difetti storici delle classi intellettuali italiane, è un semplice dato di fatto. non sono interessato alla gara a chi ha letto più libri. non sono abituato a infarcire i miei interventi di citazioni, mi esprimo sempre con parole semplici (cosa che quelli come te odiano senza pari) anche per dire cose complesse (si può fare, quelli come te per sport e per professione praticano la religione dell’oscurità programmatica) e questo lo pago con gli arroganti come te, con i casseur morali intellettuali e civili come te.

  63. pippo
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 17:00 | Permalink

    ma come vi prendete sul serio però… scrivete un post in un forum come se fosse un editoriale… per questo rimarrete per sempre a guardarvi l’ombelico. ve lo meritate Petruccioli.

  64. roberto
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 17:02 | Permalink

    @pippo

    Certe volte sul web
    tutto quello che vogliono i lettori
    è un collegamento
    o una citazione.

  65. roberto
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 17:04 | Permalink

    @pippo
    ciò l’ombelico sporco.
    Ma in realtà
    uno come fa
    a guardarsi l’ombelico?
    Potere degli stereotipi.

  66. pippo
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 17:09 | Permalink

    @ roberto

    vi dico la verità
    nazione indiana fa schifo
    e ha paura di volare.

    per questo crollerà
    per la seconda volta
    luogo inutile e insignificante.

    luogo chiuso e maleodorante
    frequentato dai quisling
    del potere editoriale.

    il cui unico interesse
    è la propria scrivania
    e la pagnotta a fine mese.

    ricettacolo di intellettuali inutili
    e invidiosetti
    e moribondi sparirete.

    come una scorreggia nello spazio
    come Bossi scrisse di Gianfranco Miglio
    e non lascerete traccia.

    hanno fatto bene i fondatori
    pur limitati non grandi
    ma che volevano discuter cose serie
    a lasciarvi col culo per terra.

    non spreco il mio tempo
    con i più disonesti
    più di silvio o di treconti
    più di petruccioli e consorte.

    state tranquilli

    avrete anche voi le vostre
    briciole di potere
    e l’ambrogino d’oro

    a mai più risentirci maiali
    (quelli di Orwell).

  67. fabio
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 17:16 | Permalink

    @temp
    @pippo
    @roberto

    SCISSIONI

    Non fate la scissione. Roberto, non fare il provocatore-sobillatore.

    @temp

    ok, errata corrige: ‘ i dibattiti NON funzionavano negli anni ‘50
    NON funzionano ora
    rischiano di NON funzionare nemmeno nel 2010 ‘.

    temp, se solo tutti assieme si ragionasse su questo e su quanto sarebbe importante PER la politica ‘dei piani alti’ mettere in piedi, pensare, sperimentare e praticare NUOVE forme di ‘dibattito’, di una comunità di idee, che riescano a ’spingere’, addirittura a ‘dettare’ l’agenda politica del governo…

    (previa chiarezza, all’osso, di ciò che si intende, tutti assieme, per riformismo e per la DISCONTINUITA’ che abbiamo in mente di realizzare rispetto allo sviluppo senza progresso, alla democrazia imperfetta, all’uso pubblico del passato, al ‘paese mancato’ che siamo, alle degenerazioni, fisiologiche, dell’ei fu berlusconismo)….

    non pensare troppo indietro, ai tuoi anni ‘50 e ‘60 e ‘70 ecc: lì, mi pare, se posso permettermi, trovi solo le radici amare di un disincanto che non vorrei mai si facesse solo realismo. lì, si può trovare anche, ad esempio, il modo (la lezione) di come NON fare dibattiti e di come NON fare politica (riformistica). senza rassegnazione: lucida ma, in fondo, cinica e fatalista.

    ciao, f.

  68. temperanza
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 17:50 | Permalink

    @ragazzi tutti,

    ma vi pare che una che viene QUI stia sempre invece LI’ a pensare agli anni ‘50? Chi li citò per primo? Non certo io che tra l’altro ero all’asilo.

    Ma RAGIONARE non vuol dire, a mio modesto parere, andar per slogan. O no?

    Con chi ragiona io ho sempre ragionato, con chi usa lo slogan o la genericità, la chiamata, non ho ragionato mai e tanto per parlar chiaro non ho neppure intenzione di cominciare adesso perché tra i privilegi che uno ha il diritto di prendersi c’è anche quello di non patir la noia, come minimo, o no?

    @Pippo (sempre che torni, perché più nobili luoghi lo chiamano, e però non vuole dirci quali)

    Sarò anche supponente (perché mi piace Chomski? o perché non la penso come te e discuto aspramente?) ma vedo contraddizioni in quello che dici, da un lato lamenti la mancanza delle classi colte d’antan, dall’altro all’ invito a non generalizzare ti offendi.
    Le classi colte d’antan non generalizzavano mica, adesso non vorrei venire di nuovo accusata di parlar del passato, che qui qualcuno (non io però, non io, se mi avete letto) esalta, però come dire, ehm, c’ero, e ne ho tratto abbastanza buon frutto, almeno certe idee me le sono chiarite e per ora la memoria mi funziona ancora abbastanza bene.

    Ma se si RAGIONA, si dovrebbe poter RAGIONARE anche sulla politica riformistica, o persino di questo governo. Insomma, cosa vuol dire per voi ragionare, cassare fin dall’inizio i temi sul tavolo?

    @Fabio (in particolare)
    Non sono né cinica, né fatalista, perché, lo ripeto, se così fosse non verrei qui, lucida però sì, e non mi pare un difetto mostruoso. Nell’analisi e nella memoria del passato non si trovano sole le radici del disincanto, si trova anche il modo di evitare di ripetere gli stessi errori, o di perdere il tempo nello stesso identico modo.

    Poi ho una domanda, una vera domanda. Che ne pensate della relazione di Draghi? Qualcuno l’ha letta? Bertinotti non l’ha apprezzata, parrebbe, ma non ha smaniato, i sindacati l’hanno apprezzata, mi piacerebbe sapere cosa dice e soprattutto che cosa comporta per le politiche di questo governo, che non è certo libero di fare tutto quello che vuole.

    Può essere un tema, questo? O i temi sono solo quelli della politica estera? Forse anche la politica estera è determinata dalla politica economica, non credete?

    Insomma, temi, veri temi, da discutere con calma essendo informati e mettendo generosamente le informazioni a disposizione gli uni degli altri anche qui, sui commenti, ce ne sarebbero, ma penso che Pippo considererebbe tutti maiali (di Orwell, naturalmente)

  69. pippo
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 18:25 | Permalink

    invece faccio la scissione. la situazione è completamente rovesciata: dire che negli anni 50 60 70 c’era un dibattito pubblico maggiore che oggi, è solo constatare un dato di fatto. non è un giudizio di valore. aver citato un fatto specifico e aver fatto un confronto specifico è stato definito come un dibattito da bar. è assurdo, aver ristretto un problema ai minimi termini (per chi sa leggere e ragionare) ti fa beccare accuse di genericità e dileggi vari. io rispetto le opinioni degli altri, non rispetto la cafoneria e la supponenza. non infarcire gli interventi con citazioni “colte” qui è considerato out. state tranquilli che da silvio o da petruccioli (a proposito lo sapete che petruccioli e confalonieri sono amiconi intimi di vecchia data?) qualche briciola l’avrete. nazione indiana è tempo perso. come una scoreggia nello spazio. andate pure avanti coi vostri conati isterici. saluti.

  70. roberto
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 18:29 | Permalink

    @temperanza
    Sunto giornalistico della redazione di Draghi
    http://it.news.yahoo.com/31052006/2/draghi-tornare-crescere-prodi-totale-accordo-priorita.html

  71. roberto
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 18:38 | Permalink

    “La politica interna è la nostra sfida principale”, riprende imperterrito.
    Lo aiuta il volume altissimo del microfono che fa risuonare le parole in tutto il teatro.
    “Privatizzeremo tutto, rivolteremo come un guanto l’amministrazione pubblica, gli ospedali, le scuole, le poste, le ferrovie”.
    “Alleggerire, ottimizzare e informatizzare sono le nostre parole d’ordine. Sono cose di destra? Chiedetelo ai nostri avversari che hanno fatto dello stato un’impresa a conduzione familiare e che se ne fregano di modernizzare l’economia”.
    Un preoccupante silenzio nella sala.
    “Siamo democratici. Cerchiamo fondazioni lungimiranti per dare vita a scuole di eccellenza in grado di competere con l’istruzione privata”.
    “Perché per imparare le lingue devo mandare mio figlio in una scuola privata internazionale? se voglio una TAC come si deve mi rivolgo a una clinica privata? Se il pacco deve arrivare puntuale chiamo DHL?”
    “Si facciano pure i loro ospedali privati, con i loro avvocati, i loro notai e i medici di fiducia”. “Noi avremo le nostre”.
    “Sappiamo che nel Partito Democratico e nella Junta rosso-verde qualcuno ascolta segretamente la nostra voce. Fatevi avanti…”.
    Il teatro a questo punto scoppia.
    Lui sapeva che il discorso avrebbe gettato nel panico la sala, messo i giovani contro i vecchi, gli apparati contro gli outsider, chi combatte per governare contro chi si ribella e basta.
    Era il suo scopo. Gli gridano contro dalla seconda fila. Un grassone riccioluto sta bestemmiando: “Venduto, vattene, mi fai schifo!”.
    Sugli spalti, altri indicano lo striscione della pace e gli fanno segno che ti facciamo un culo così se ci provi a fare quello che hai detto.
    (Dal discorso del Candidato alle Primarie del Partito Democratico, 2012).

  72. roberto
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 18:41 | Permalink

    @pippo
    e pippo pippo
    non lo sa
    che quando passa
    ride tutta la città
    la-la-la
    la-la-la
    la-la-la-la-la-la-la

  73. roberto
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 18:44 | Permalink

    ammazza che scoop!
    Petruccioli+Confalonieri=è tutto un magna magma***

    ***(non è un refuso)

  74. fabio
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 18:50 | Permalink

    @temp

    giusto. ti ho allegato ‘di là’ (nel senso del post sulla rivista leccese che non riuscivi a scaricare) una chiosa di de benedetti (carlo) alle ‘considerazioni’ di draghi (non c’entrava niente ma vedi le coincidenze…): il ‘manifesto della modernità’ (sic), secondo il parere di autorevoli politologi..

    relazione, mi pare, che anticipa (influenzerà) per forza di cose quello che è, come tutti sappiamo, il banco di prova, la vera carta d’identità, il DNA di un governo. la finanziaria a venire, il DPEF….

    (sempre che non scoppi prima la ‘rivoluzione’, spinta dalla nuova forza egemonica conquistata dalla moltitudine reticolare di intelligenze, che auspico - emoticon!: il ‘dibattito’, facendo tesoro dei limiti passati…

    e su questo, en passant:

    guarda che il libro di saviano, il leggerlo, ma non solo: il ‘parteciparne’ e ‘fruirne’ criticamente - non solo emotivamente - in direzione quanto più ‘comunitaria’ possibile, è un esempio - solo un esempio - di ‘inchiesta’ come la intendi tu, denuncia e somma ordinata - ‘persino’ di valore letterario..- di dati, informazioni, documenti: e quindi ‘parole’, disvelate, demistificate, escusse, ‘idee’ ragionate, ‘dibattute’….)

    insomma, la finanziaria. tra draghi e montezemolo…

    le prime pagine di repubblica, oggi, sono lo specchio e il sintomo di quanto il vecchio quotidiano di scalfari si presenti, ancora e sempre, come la tribuna o il megafono dei veri interessi liberali, moderati (e democratici) della nostra strana borghesia (noi…). io, per esempio, classe ‘74, rimpiango enzo forcella, il ‘giorno’ dei primi tempi, quindi lungi da me stigmatizzare il guardarsi indietro (piuttosto conta il COME e il PERCHE’ ci si guarda indietro, ma mi pare che siamo d’accordo….).

    la repubblica, oggi: grande spazio ai modi, allo stile (sic) e alle parole di draghi su pensioni, sviluppo e innovazione, deficit, rigore, pil e ricerca che, mi pare, riprendono, più istituzionalmente declinate, le ‘indicazioni’ di montezemolo e della confindustria. secondo me draghi ha voluto dire a prodi: fai come nel ‘96, vedi che oggi c’è un casino nei conti, un po’ come allora: un ‘moderato’ riformismo, sulle pensioni (mica quello che dice roberto nel suo romanzo visionario sul 2011); sulla flessibilità, eccetera. è questo il ‘riformismo’ che vogliamo?

    la repubblica, oggi: segue paginone con un’ improbabile foto di montezemolo giovane su vespa (non quelle di saviano) e accanto draghi e consorte (moglie): intervista stile anna la rosa a cordero sui due vecchi compagni di scuola, a civettare (lui, la confindustria, e draghi. e prodi?)…

    (difatti sarebbe da leggere, e da ’smontare’, da ‘disvelare’ - alla saviano, diciamo: alla chomsky, alla sciascia, eccetera -, quell’articolo-manifesto di eugenio : “che cosa vuole la borghesia italiana?”, uscito su repubblica domenica scorsa.

    LI’ - su ‘primo amore’… - c’è, in bella mostra. avanti, indiani, avanti….:

    per cogliere cosa c’è dietro quelle parole così ‘lucide’ sul berlusconismo di ieri e di oggi; per sapere cosa c’è dietro tanti dati sulla catastrofe del vecchio governo, cosa ha in mente scalfari e il suo giornale, e quindi la parte - minoritaria ? - di borghesia alla quale si rivolgono entrambi, si veda proprio l’impaginazione del giornale di oggi…).

    insomma, la finanziaria. i conti a rotoli, il deficit nel 2006 certificato (dalle autorità europee) a 4.2; rischi di stop a servizi, spese correnti, anas e ferrovie. e poi draghi che incalza sulle pensioni (non è vero che i sindacati su questo sono arretrati: ma per questo verranno accusati, alla berluscones, di rappresentare la forza ‘meno dinamica e più conservatrice’ del paese: chissà….: ma proprio non c’è una ‘terza via’, anche su queste benedette pensioni?….).

    insomma. questo riguarda anche roberto (al suo realistico ‘combattere per governare’): SE la finanziaria, nel contesto difficile del momento, si muoverà, con padoa schioppa, prodi (e draghi-montezemolo), verso una sostanziale CONTINUITA’ di provvedimenti con il 1996-1998 (con la ragione che ‘i conti sono quasi peggio del 1996′…), non credete che sarà (già) una sconfitta?

    forse gliel’avranno pure preparata, i suoi spin-doctor, a prodi, la parola magica: DISCONTINUITA’. ma da verificare sui fatti, non sui ‘modi’ e lo ’stile’ (mediatico). di draghi, ad esempio…

    scusa le interminabili e noiose divagazioni. mi fermo un po’.

    anche perchè un po’ di disincanto ce l’ho pure io: su NI, ma anche sulla ragione per cui qualcosa dovrebbe cambiare per davvero, nel paese e nel dibattito (mancato) di cui sopra. forse nel 2011….

    ciao, f.

  75. Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 19:53 | Permalink

    Pe tornare al tema Iraq.
    dalla Stampa di oggi:
    1 giugno 2006

    PERSONE
    Svelti, svelti come Zapatero
    di Lietta Tornabuoni

    La rapidità ha i suoi vantaggi: agire sveltamente, per un governo nuovo, serve a dare subito un’impronta differente rispetto al governo precedente, ad autodefinirsi, a far capire alla gente quanto certe iniziative legislative fossero apparse insopportabili e con quanta veloce energia si possano correggere. Né si può pensare che la sveltezza diventi sinonimo di irresponsabilità: ciascun problema è già stato discusso e ridiscusso per molto tempo, il modo di farsi una propria opinione non è certo mancato.

    Quando Zapatero andò al vertice in Spagna, la sua rapidità, la sua mancanza di compromessi, la sua capacità di non allarmarsi di fronte a pareri diversi della Chiesa cattolica o della destra civile suscitarono stupore, anche entusiasmo: in un baleno ritirò le truppe dall’orribile conflitto in Iraq, legalizzò i matrimonio tra omosessuali e non gli successe nulla. Si capisce che il governo Prodi possa avere un altro ritmo: ma sarebbe una gran cosa se le novità annunciate (ritiro delle truppe dall’Iraq, rinuncia alle opere pubbliche non indispensabili, riequilibrio dei conti pubblici, autorizzazione alla ricerca sugli embrioni, grazia a Bompressi e Sofri, questioni anche più importanti) diventassero realtà alla svelta, anziché trascinarsi per mesi o anni nei dissensi tra le varie componenti della coalizione.

    La rapidità dà il senso dell’urgenza, della capacità d’agire, della necessità di cambiare. In più, da noi la lentezza ha sempre contraddistinto l’attività dei governi repubblicani: i democristiani hanno spesso pensato che aspettando, ritardando, rinviando, certi problemi potessero risolversi da sé, o perdere la necessità di soluzione; i socialisti si sono spesso tanto concentrati sull’unica questione del potere, da trascurare il resto. Così, la rapidità sarebbe anche un grande cambiamento dello stile di governare.

  76. temperanza
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 20:35 | Permalink

    @fabio
    il libro di saviano me lo prenderò senz’altro.

    Io mi sono fatta l’idea, in questi ultimi anni in cui ho frequentato anche ambienti un po’ più “economici”, che le cose siano molto più complicate di quanto sembrano.

    Ho imparato (orecchiato, eh, non di più) che sulle ricette per lo sviluppo, ognuno ha la sua, sempre un po’ vecchia. Sempre un po’ vecchia perché la cinghia di trasmissione della conoscenza è lenta, spesso passa attraverso le università, dove vale di più se è di un ordinario magari bolso, piuttosto che di un ricercatore sveglio, e l’ordinario magari bolso ha più credito presso il politico, e al politico, che è u