Editoriale dei buoni sentimenti

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di Angelo Petrelli

(L’Alter Ego è una piccola e combattiva rivista autoprodotta a Lecce, un tentativo coraggioso di coniugare, dal Sud e nel Sud, in una sola sede critica e narrativa. Del nuovo numero anticipiamo l’editoriale del curatore della rivista. Per maggiori informazioni e per sapere dove acquistarla, è possibile scrivere a questo indirizzo: lalteregoredazione@libero.it )

In questo settimo numero (n.06) L’Alter Ego riparte da un’intuizione folgorante quanto perfettamente vuota, una vanità che si esaurisce nell’atto stesso in cui si afferma come presenza: L’Alter Ego esiste al di là di ogni esagerazione, come d’altronde può dirsi realtà un’attuale letteratura salentina (quanto meno in fase di genesi, una proto-letteratura di valore) senza cadere in alcun provincialismo o forma di ignobile campanilismo. Cinquantasei pagine per proporre al lettore episodi letterari: brevi monografie, uno spazio dedicato alla poesia inedita, e un altro per fugaci (quanto labili) esperimenti in prosa.

L’Alter Ego, usufruendo di nuovi spazi e ritrovate ragioni (peraltro prettamente umorali), in qualità di piccola fanzine che opera sul fronte meridionale veleggerà nella speranza di essere all’occorrenza significativa, e spazio (virtuale o cartaceo) per giovani autori, taluni sconosciuti, altri meno. Voci che probabilmente sono pronte per la giusta emersione all’interno di una realtà storicamente dimessa. Scrivo da quella Lecce definita da alcuni in fermento, in costante crescita, o da altri ancora come centro del mondo letterario, quasi locus amoenus, eden aproblematico, topos dove l’azione è un spettacolo cruento che fa venire l’acquolina in bocca. Dove (cerco di sintetizzare) lo spettacolo cruento è allegoria (o anagogia che dir si voglia), e la realtà assurdo realismo, il sogno autenticità del genio, il genio risultato della trascendenza, una rivelazione che non è teologia (soluzione che sarebbe stata quasi sopportabile), ma identità dell’artista. Considero tutto ciò nient’altro che una comprensibile ubriacatura (mi riferisco ai contenuti di Un intervento violento di M. Zizzi, nazioneindiana dello scorso 28 aprile). Sono definizioni che lasciano il sapore di un’autopromozione esagerata, gli strilli lanciati da un buon venditore (peraltro, Zizzi è uno dei migliori poeti pugliesi contemporanei, probabilmente il migliore in assoluto) al cospetto di un pubblico tutt’altro che influenzabile ed avvezzo a simili interferenze. Probabilmente è una mancanza di responsabilità quella sfoggiata da Michelangelo Zizzi nel suddetto post, l’uso sconsiderato di un potente megafono, e non entro nella diatriba Zizzi/Raimo.

Mi preme parlare di un’attualità letteraria nel Salento che è qualcos’altro, un’impresa ben meno esaltante. Decifrare le coordinate del Salento e del Meridione letterario dovrebbe voler dire disegnare gli spazi dell’abbandono, la deriva di un concetto fondamentale che sembra spesso, anche agli addetti ai lavori, sfuggire del tutto: la letteratura è diversità (d’accordo con Zizzi), ma anche e soprattutto strumento da liberare e tutelare, socialmente intendo (cosa che farà storcere la bocca al poeta). La letteratura è mezzo d’espressione che da queste parti (ma diffusamente in Italia) è in mano alla mafia dell’editoria. Azienda che ci propone la sua questione e la sua lingua qualsiasi, la sua omologazione consumabile o anche la sua follia (che al caso può essere salentina). Questo sono diventati la pizzica e lo spopolare della Notte della Taranta, il fenomeno, i luoghi comuni del folclore locale, un aberrazione funzionale al mercato. E ritornando specificatamente a Lecce: il sogno, quello vero, per quanto lontano ed impossibile da realizzarsi, è che la smettano di agitare inutilmente le braccia, “di pagare centinaia o migliaia di euro” per pubblicare inutili libretti che non riescono a superare il cortile di casa questi scrittori salentini. Un invito affinché questi grafomani la facciano finita una buona volta di affollare Lecce, di riempire i meschini paginoni della pseudocultura locale gestiti dagli amici degli amici del dottore di turno. Che espongano pure e stabilmente la loro faccia accanto alla foto del santino Lecciso nella terza pagina, o meglio ancora al posto di quella del primo culo d’estate.Ecco, questo è il loro essere scrittori, la loro destinazione.

Questa è la letteratura salentina che emerge. Quindi di cosa stiamo parlando quando diciamo Lecce? Di martiri o santi? O meglio qual è il sogno di Zizzi? Vedere una Lecce pullulante di estrosi, lussuriosi, bivaccanti scrittori?
Vinca cento volte, mille! Vinca Zizzi, per quanto anacronisticamente platoneggiante (definizione che capisco sia un mezzo azzardo), per quanto politicamente disimpegnato e bizzarro, forse solo disimpegnato. Averne scrittori come Zizzi, dotati di vere ed originalissime opinioni (anche se poco sostenibili), di una lingua voluminosa ed interessante, propria, in questo senso violenta, autentica, finalmente letteraria.
Vi chiederete come si possa prima argomentare contro una posizione estrema e poi augurarsi che simili ubriacature siano la norma. Per quanto non sia d’accordo con Zizzi, né lo sarò mai (intendo teoricamente), Michelangelo rimane comunque uno scrittore, uno di quelli veri, uno dei pochi scrittori pugliesi, uno di quelli da tutelare.

È questo per noi scrivere sul fronte meridionale: dalla Puglia alla Calabria, dalla Sicilia alla Campania, ovunque; dove la mancanza di leggerezza è il minore dei mali. Conoscendone i limiti evidenti e le mistificazioni, così vogliamo difenderci dal ridicolo arroccamento della nostra facile arroganza, sentimento di chi fa parte a sé consapevolmente senza esistere. È questo che dobbiamo evitare con tutta l’intelligenza che possiamo permetterci.
Per concludere, ci tengo a ringraziare gli sparuti lettori (quelli disinteressati) che negli ultimi due anni hanno seguito la rivista e le attività della stessa apprezzandone gli intenti; simpatizzanti che senza soffermarsi sulla faccia, o la presumibile ambizione di chi ha deciso di esprimersi sovente in modo impopolare, sono ad ora l’unica presenza che ci sprona a proseguire in questa esperienza fatta anche di lunghe pause, e sovente di salutare silenzio.

Buona lettura.

137 commenti

  1. Luisa Ametrano
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 12:35 | Permalink

    Bisognerebbe anche dissuadere, a volte, i giovani dal “fare”, non incensarli sempre, incoraggiarli, e così via. La noia non ci deve essere aumentata.

  2. angelo petrelli
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 13:10 | Permalink

    grazie luisa,
    sei magnifica: un motivo in più per andare avanti in questa “noia”!

  3. francesco forlani
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 16:00 | Permalink

    vista la versione pdf da Absolute.
    bellissima grafica contenuti da leggere con calma
    in bocca al lupo
    effeffe

  4. Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 16:38 | Permalink

    @ luisa e angelo:
    Cioè, carissimi?
    Tagliamoci le mani? Livio Romano, su un numero de L’ImPAZiente proponeva che si lavorasse tutti per la promozione della cultura. Ma in quale universo? in quello salentino non ci si confronta nemmeno tra autori di una piccola rivista autoprodotta come questa. Non ho intenzione di generalizzare, però. Solo che se una piccola rivista come questa non fa confronto vorrà mica dire che il sistema è sbagliato? Ognuno sgomita e tanti saluti ai progetti? No, perché qualsiasi cosa che non sia una “produzione letteraria propria”, ma forse anche quella, dovrebbe avere un progetto, no?
    Ce la meniamo con lo squilibrio e il precariato in tutto, per questo non ci confrontiamo. O “siamo” bravi perché un solo autore, ap in questo caso, ha parlato, ha fatto, ha cercato e ha trovato senza dialogo?

  5. angelo petrelli
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 17:06 | Permalink

    grazie francesco,
    spero che i testi siano all’altezza della grafica (peraltro curata da me e dall’autoammutinato, polemico dell’ultimo istante, Andrea Aufieri)…

    sono sempre pronto al confronto, proprio per questo pubblichiamo, ci muoviamo sulla rete, anche con queste iniziative facilmente criticabili.

    per il resto andrea dovresti interpellare tutti coloro “salentini” che se ne sbattono altamente. Io leggo tutto quello che producono, simpatici o antipatici che siano, cosa che loro non fanno a parti invertite.

    e comunque il problema principale è dato dalle case editrici locali che non hanno alcun metro critico(oltre a quello del facile guadagno) per le loro pubblicazioni; editori che non investono una lira, che lucrano sugli autori provveduti di cui lecce è piena.

  6. angelo petrelli
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 17:08 | Permalink

    refuso: autori Sprovveduti di cui lecce è piena…

  7. Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 17:26 | Permalink

    @ap:
    non credo si possa dire che gli autori siano sprovveduti, anzi credo facciano più che bene a pubblicare, se possiedono le risorse necessarie. Ben venga, ripeto, il confronto che dovrebbe scaturirne, laddove lo si ritenga opportuno.
    Dalle “schifezze” e da intenti discutibili è sempre scaturita una riflessione positiva, almeno fin quando si vuole fare critica e non marchetta o il suo contrario.

  8. francesco forlani
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 17:36 | Permalink

    dalla gigantografia che è alle mie spalle (fino al 30 giugno data di fine del contratto e allora mi seguirà) il poeta, seduto , tiene accanto a sè un cartello con una lunga poesia , scritta a penna, da cui è tratto il verso:

    When one’s friend hate one another
    how can there be peace in the world?

    Quando i nostri amici si odiano fra di loro
    come è possibile la pace mondiale?
    Ezra Pound (traduzione sua)

  9. temperanza
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 18:10 | Permalink

    Lecce è bella, e anche gialla.
    Ma io non ho capito niente.

  10. Cato
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 18:45 | Permalink

    La tua rivista mi piace, Angelo. Leggerò tutto con calma, per ora mi sono soffermato sulla bella selezione poetica - Fantuzzi, Giorgino e il sempre più bravo Adriano Padua. Se un consiglio servisse a qualcosa, ti direi: vai per la tua strada, guarda e passa.
    Buon lavoro.

  11. angelo petrelli
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 20:47 | Permalink

    guardo e passo se è per questo, ma vorrei (falsamente)chiarire ad aufieri che le cose non stanno come scrive lui.
    quesito che conosce benissimo: con chi mi dovrei /ci dovremmo confrontare? con gli assenti strafottenti di sempre forse? con i curatori delle ridicole pagine culturali? con gli accademici impegnati a “collocare” qualche parente in facoltà? con gli editori?

    dov’è, chi è lo specchio critico della realtà locale? a chi ci dobbiamo rivolgere per esistere?!

  12. fabio
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 21:16 | Permalink

    “Se a montamatre ci fosse s. oronzo sarebbe una piccola lecce”.

    a chi rivolgersi, con chi collaborare?:

    - con gli accademici (e con gli accademici precari…), che non siano lì solo per collocare qualche parente in facoltà (o per essere collocati da qualche parente ecc.);
    - con i collaboratori delle pagine culturali locali che magari proprio dall’università provengono, non così e sempre modesti come dici;
    - con l’editoria, quella che c’è e quella da farsi…

    e viceversa. possibilmente.

    insomma, mi sembra che lo scotto che tutti noi abbiamo preso o quotidianamente prendiamo, più o meno, con l’universo degli ‘altri’ (o con una complessa e sfaccettata realtà culturale locale), non giustifichi questo o altro cahier de doleance.

    si tratta invece, e un po’ per tutti, a partire per esempio dal vostro salento, proprio di uscire da stereotipi o ‘luoghi chiusi’, ‘frontiere’, ‘riserve’ o ‘avanguardie’, per contarci e ‘confonderci’, diciamo così. per mettere in scacco lo smacco…

    saluti, fabio.

  13. angelo petrelli
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 22:15 | Permalink

    fabio, la tua è una giusta e chiarissima conclusione, una forma di buon senso; ma ha che fare con un’idea generale di azione, un obiettivo più spicciolo e allo stesso tempo più fumoso, e non con una pratica sociale, non con la realtà (anche antropologica e politica) delle persone da me criticate - mi inviti a rivolgermi, se non ai detentori delle cultura, quanto meno ai subalterni, ai sottoposti.

    credo, semplicemente, che i detentori della cultura non esistano, che una cultura locale non esiste se noi non la rediamo “visibile”fuori dal campanilismo e dal provincialismo che la bracca, con studio, coerenza, e possibilmente talento. quello che fanno “loro” è autopromozione, qualunquismo da popolino, portano avanti interessi legati alla pagnotta, ai legami, spesso personali, con le case editrici che sponsorizzano senza troppa vergogna. non per niente poi questi libri locali non riescono a “fuggire” da lecce, ad essere letti fuori dal salento, e nemmeno nel salento.

    tornando a noi, siamo solo all’inizio: L’Alter Ego è un piccolo contenitore, al momento, criticabilissimo, lo so bene.

    anche se credo, che qualcosa di buono e di “locale” ci sia già nella rivista – ( ti parlo dei leccesi) un saggio su pasolini di e.imbriani (docente di antropologia culturale) ad esempio. quindi un accademico.
    lubelli che ha curato lo spazio noir è un collaboratore del maggior quotidiano leccese, e fa parte della nostra redazione. ma anche aufieri stesso fa parte della nostra redazione e collabora con un mensile locale. io collaboro con un settimanale e un quotidiano leccese. quindi non è che non cerchiamo, non lavoriamo, non proviamo (quanto sono molto banale in chiusura! ).
    sappiamo di cosa stiamo parlando - intendo per conoscenza diretta.
    CONOSCIAMO REALMENTE COME STANNO LE COSE, non in astratto,
    e non è per un buon senso mancato che sparo a zero, almeno spesso… poi si sbaglia tutti.

    sull’editoria, hai ragione, quella è da farsi.

  14. fabio
    Pubblicato 30 Maggio 2006 alle 22:50 | Permalink

    ho fatto una recensione ad un volume (’accademico’, diciamo così), sull’attività letteraria in puglia dagli anni ‘70 ad oggi. la puglia, cioè, per compartimenti e marche subregionali: la daunia, il barese, e il salento (diciamo da brindisi passando per lecce fino a taranto). la cosa che mi ha colpito: esperti (sic) del ‘barese’ o della daunia che parlavano di singole personalità, isolate, anche meritevoli, ma come voci ‘individuali’; sul salento: riviste, gruppi di ricerca, dagli anni ‘70 fino ad oggi, appunto.

    questo non per rispolverare sfatte mitologie ‘meridiane’ sulle qualità antropologiche dell’ospitalità salentina. perchè, a questo punto, a stereotipo segue lo stereotipo - nobilitato dalla poundiana di cui sopra - che vuole il salentino, insieme, pieno e vuoto (il barocco…), libero e recluso; moderno e reazionario; ospitale e nemico. e poi, perchè no, strutturalmente bizantino nella politica, nella dimensione dello scambio e delle relazioni. è vero, parlo dall’esterno (più o meno): ma è possibile che esiste un gruppo, una rivista, e si proceda già alla battaglia ‘di corrente’ con l’altra rivista, con quell’autore, quel giornale, quell’accademia, quell’altra editoria?

    attenzione, mi dico. se stiamo parlando davvero di un tuo sforzo autentico, generoso e ‘comunitario’ alla ‘diffusione’ di idee e di cultura (al quale può corrispondere eguale tensione etica, umana, politica e culturale presso un altro autore, o un altro gruppo o rivista o ‘accademia’ o editoria della tua città), bene. vale quello che dicevo, con buon senso levantino: evitare le battaglie di corrente, ecc. laddove è possibile. anche perchè solo partendo da questo, con buon senso, è praticabile uno sforzo, per davvero comunitario, a ’scalare’, sabotare, ‘rifunzionalizzare’ o ‘fare’ l’editoria, ad esempio. intaccare, col tempo, con una fitta e mirata rete di relazioni e di interazioni dinamiche, quello che tu chiami bene, e conosci senz’altro meglio di me, tessuto antropologico e politico, pratica sociale degli ‘attori’ di cui parli.

    però c’è un altro rischio: che tutto, le tue lucide diagnosi o i tuoi strali, le tue sconfortanti conclusioni e i propositi, gli scontri e i ‘vuoti’, le risse e le assenze, le allusioni e le critiche vengano lette come ‘rumore sordo’ di una battaglia per l’egemonia di un (contro)potere contro un altro potere.

    ma alla fine, saluti e buon lavoro, f.

  15. commodore
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 00:47 | Permalink

    E che palle. Siamo in Italia-Europa - Terra- Universo e sento pigolare il pulcino Angelino rinchiusi nell’aia leccese.

    E’un giorno di festa… e si piange. Cresci che è ora.

    Tu sei buono e ti tirano le pietre.
    Sei cattivo e ti tirano le pietre.
    Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai,
    sempre pietre in faccia prenderai.
    Tu sei ricco e ti tirano le pietre
    Non sei ricco e ti tirano le pietre
    Al mondo non c’è mai qualcosa che gli va
    e pietre prenderai senza pietà!
    Sarà così
    finché vivrai
    Sarà così
    Se lavori, ti tirano le pietre.
    Non fai niente e ti tirano le pietre.
    Qualunque cosa fai, capire tu non puoi
    se è bene o male quello che tu fai.
    Tu sei bello e ti tirano le pietre.
    Tu sei brutto e ti tirano le pietre.
    E il giorno che vorrai difenderti vedrai
    che tante pietre in faccia prenderai!
    Sarà così
    finché vivrai
    Sarà così
    Tu sei buono e ti tirano le pietre.
    Sei cattivo e ti tirano le pietre.
    Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai,
    sempre pietre in faccia prenderai.
    Tu sei ricco e ti tirano le pietre
    Non sei ricco e ti tirano le pietre
    Al mondo non c’è mai qualcosa che gli va
    e pietre prenderai senza pietà!
    Sarà così finché vivrai
    Sarà così
    Se lavori, ti tirano le pietre.
    Non fai niente e ti tirano le pietre.
    Qualunque cosa fai capire tu non puoi
    se è bene o male quello che tu fai.
    Tu sei bello e ti tirano le pietre.
    Tu sei brutto e ti tirano le pietre.
    E il giorno che vorrai difenderti vedrai
    che tante pietre in faccia prenderai!
    Sarà così finché vivrai
    Sarà così.

  16. angelo petrelli
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 01:14 | Permalink

    bene, anche quello è un rischio: probabilmente la tua ipotesi è molto più verosimile di quanto può sembrare. su questo hai di certo ragione( il buon senso non ti manca, mi ripeto), la possibilità c’è, anche se l’unica cosa che mi sembra un po’ fuori registro è in questo caso specifico la parola “potere”(o -contro- che sia). il salento è una polveriera di negazioni, fasi storiche mancanti, acquisizioni di una coscienza di contesto mai raggiunta (ad esempio in sicilia, per restare al meridione, questa coscienza ce l’hanno, come una storia e una tradizione letteraria).
    qui siamo realmente sottosviluppati. ci sono ancora i borboni, basti vedere l’amministrazione fascista che da quasi due decenni “gestisce gli spazi” di lecce città.

    anch’io ti saluto
    e ti auguro buon lavoro f.

  17. francesco forlani
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 08:25 | Permalink

    caro f, poetically correct?
    effeffe

  18. Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 08:26 | Permalink

    A me la rivista è piaciuta molto e i contenuti sono davvero interessanti; ho accettato con gioia la partecipazione ad Alter Ego.

    Della Puglia conosco solo Porto Cesareo della quale mi sono innamorato e poi un paesello tutto bianco in stile greco di cui purtroppo non ricordo il nome. Acci! Aiutami a ricordare caro Angelo.

    I miei complimenti per il tuo porgetto.

    Fabrizio

  19. Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 08:36 | Permalink

    A me piace invece questo periodo:
    “Dove (cerco di sintetizzare) lo spettacolo cruento è allegoria (o anagogia che dir si voglia), e la realtà assurdo realismo, il sogno autenticità del genio, il genio risultato della trascendenza, una rivelazione che non è teologia (soluzione che sarebbe stata quasi sopportabile), ma identità dell’artista”.
    Il senso non lo trovo, ma è puro liceo classico.

  20. Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 09:13 | Permalink

    ap, sai bene che non sono un “autoammutinato(?) dell’ultimo istante”, visto che chiedo il confronto, almeno con i curatori, da più o meno un anno.
    La visibilità improvvisa ottenuta dalla nostra farica è un momento che non mi permetto di screditare, mi limito, però, a chiederti di riflettere sul modo in cui è stata ottenuta, perché, ripeto, hai fatto da te (in questo senso consigliarti di guardare e passare è superfluo).
    Proprio collaborando con un settimanale, e tastando la situazione in concreto, la mia posizione è la stessa così ben esplicata da Fabio. Quello che c’è è tanto e stimolante, e il dialogo e il confronto sono possibili con molta più fatica e più tempo: quelli giusti, però, che servono quando si coinvolgono gli altri. Se giudichi le altre realtà così come le hai giudicate mi viene naturale pensare che invece tu tempo e fatica le risparmi facendo da solo.
    Ringrazio Forlan per la bella immagine regalata, ma qui non si tratta di “odio”: per quanto mi riguarda non sono coinvolto come vorrei in questa “impresa”, e non per mancanza di proposte.
    Parlo poi di “impresa” perché mi viene difficile riconoscere un progetto, diversamente da quello che dice Corselli, che qui ringrazio anch’io per il sostegno, non avendolo potuto fare prima.
    Detto questo, non penso che debbano venire meno momenti di dialogo anche con ap, o che io abbia intenzione di disconoscere l’esistenza de L’alter ego: semplicemente, ripeto, non me ne sento più parte.

  21. simu leccesi core praciatu
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 09:29 | Permalink

    (trad: siamo leccesi, cuore felice!)

    te lecce simu simu
    lala lala lalà!

    a ddhun’ca sciamu sciamu
    lala lala lalà!

    lu culu vu scasciamu
    lala lala lalà!

    (sono di lecce e
    mi viene volgia di votare lega!)

  22. temperanza
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 10:30 | Permalink

    Ma lo scotto si “prende”? A me pareva che si pagasse soltanto.

    E continuo a non capire.

  23. GiusCo
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 10:55 | Permalink

    fabio qual è il tuo libro? E quali sono i poeti della daunia?? Grazie.

  24. angelo petrelli
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 11:15 | Permalink

    rispondo a Tash.
    il testo non può avere senso perché riprende le illazioni di Zizzi.

    andrea,
    non ti viene negato il dialogo, ma già il fatto che nessuno dei leccesi “quelli veri” intervenga per affermare che sbaglio o meglio per invitarmi ad andare a fare in c… è dimostrazione di quanto poco interessi nel nostro ambiente il dialogo e l’opinione altrui.

  25. stefano
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 12:12 | Permalink

    condivido il pensiero di commodore:
    “E che palle. Siamo in Italia-Europa - Terra- Universo e sento pigolare il pulcino Angelino rinchiusi nell’aia leccese.”
    Sul “pulcino Angelino” non mi pronuncio perchè non conosco personalmente l’interessato.

    Sono salentino, ma della letteratura “salentina” non me ne frega un’emerita minchia. Perchè dovrei staccare dai miei scaffali gli autori salentini (decenti o indecenti che siano) e metterli in una cupola altrettanto staccata dal resto del mondo, e poiu magare fare lo scaffale degli autori valdostani e lo scaffale degli autori abruzzesi (ok, non rispondetemi “non ho detto questo, non voglio dire questo”: in sostanza è questo che fate/fanno).

    Vi chiedo scusa se me ne vado a vedere vincenzo cerami a gallipoli e non invece i vostri autori artisti per autocertificazione che pretendono di insegnarti come parcheggiare, cosa dire, cosa fare, cosa leggere.
    Mi annoia molto, la realtà pseudoculturale leccese, perchè parla di se stessa a se stessa, vittima di un’antipatica autoreferenzialità.
    Non riesco a vedere un autore dal “nato a…”, “residente a…”.

    Non me ne frega niente del salento letterario, è roba che spetta alle agenzie turistiche.

    stefano manca

  26. vielle
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 12:12 | Permalink

    @ auf.
    io non ho capito chi dovrebbe invitare chi (te?), a mandarti a fare in culo? perché? chi ti aspetti? quale dialogo, quale opinione? cosa cerchi: un amministratore pubblico? un assessore alla cultura? un editore? un redattore? la massa confusa e indistinta di quali lettori? i 20 che leggono l’alter ego? che poi siamo noi?
    non capisco. non credo che ci siano così tanti soggetti terzi cui ci si possa rivolgere, proporre, sottoporre. se uno è interessato, è qui che partecipa. se no, non c’è proprio.

    per il resto, confermo la mia opinione, che chi mi conosce già sa. non mi sembra che altrove si parli ad esempio del movimento poetico letterario o artistico, che so, della brianza, del cilento, del gennargentu, del parco nazionale degli abruzzi o delle isole lipari. lecce non esiste, basta parlarne! ci sono la letteratura, la cultura, la poesia italiana, i tentativi di farne delle nuove (cultura e poesia e tutto il resto), c’è roba buona e meno buona, ci sono i classici individualismi, le eccellenze, i problemi endemici, il clientelismo, l’amico che pubblica l’amico, noi che starnazziamo indispettiti e indignati, ecc.
    non sto rispondendo con il nichilismo al nichilismo. semplicemente, niente di nuovo sotto il sole: qualcuno si diverte, e a qualcuno rode il culo.
    ho venticinque anni suonati, sono laureato da due (non me ne vogliate per questo atto di vanità), non ho affatto un lavoro - i lavoretti per mantenersi non sono un lavoro - , continuo a studiare vedendo sfilarmi davanti persone con il culo più parato del mio, anche più bravi, più in gamba, certo molto più raccomandati di me, non tutti spero, e io ancora a studiare sperando che la mano divina intervenga in questo o quel concorso pubblico. il modello è lo stesso dappertutto, libri o manuali giuridici che siano, giornalisti o scrittori o ufficiali o impiegati che si voglia diventare. niente di nuovo, ripeto. al massimo, il mezzogiorno (non solo lecce, in cui vivo) fa solo un po’ più schifo del resto d’italia.
    per adesso sono qui a lottare, a sgomitare per scrivere un pezzo piuttosto che un altro sul quotidiano, per fare si che un verso sconosciuto sia letto almeno una volta e infine per vedere ripagati i miei altri sacrifici in qualche modo. ma senza ipocrisia. se un giorno dovessi conoscere un editore (cosa molto improbabile vista la mia incapacità di creare e mantenere legami di tipo mondano/affaristico), non gli direi, di fronte a un’offerta: Fanculo, amico, non voglio il tuo sporco favore. Piuttosto, pubblica un meritevole sconosciuto.
    Direi, probabilmente: Grazie, e basta.
    non prendiamoci per il culo, è questo quello di cui stiamo parlando, no?

  27. vielle
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 12:17 | Permalink

    vedo che stefano manca (non lo conosco) ha anticipato di pochi secondi il mio post. Sostanzialmente corretto, condivido quasi tutto, ma un po’ troppo brutale e rancoroso. anche tu, caro vincenzo, così prendi posizione. hai ragione, ma prendi posizione (di segno contrario, ma sempre posizione). o sbaglio?

  28. stefano
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 12:22 | Permalink

    vielle, dove sarei stato rancoroso?
    stefano

  29. angelo petrelli
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 12:54 | Permalink

    no stefano,
    al pezzo di commodore non ho risposto allora e non rispondo adesso:
    il fatto che ti dia noia leggere l’opinione altrui non fa altro che dimostrare che alla gente non importa niente di dove vive, di dove lavora, di dove mangia merda se la mangia, che sia in italia-europa o in pangea-laurasia..

    lecce è tutta l’italia, se non si parte dal piccolo centro come è possibile ragionare e agire in modo globale, effettivo, cambiare qualcosa ?

    se posso ci provo, se l’impegno non è più di moda va bene, non ne vedo il problema. e nemmeno se chi non mi conosce mi disprezza a prescindere o al contrario mi / ci snobba totalmente, o mi dà del pulcino / piangente / perché deve crescere (se ho ben capito).

    sono portatore di un’opinione, un opinione diversa che a lecce non sentirete da nessuno degli “addetti ai lavori”, addetti che generalmente si vantano della autosuggestione del loro “fermento culturale”.

    ma apprezzo il tuo intervento, per lo meno prendi posizione senza offendere.

    e anche a te caro vielle che dire ?!
    in bocca al lupo
    sinceramente.
    magari fatti sentire, sai dove trovarmi.

  30. vielle
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 13:15 | Permalink

    @ stefano (scusa, prima per errore ho scritto vincenzo)
    beh il tono è forse un po’ livoroso, ecco, in generale: il tono traspare dal testo. non me ne frega una minchia, ecc, questo menefreghismo un po’ accentuato. ripeto, in parte sono d’accordo con te, sulla storia dello scaffale, dell’autoreferenzialità, del fatto che preferisci evitare di separare lett. salentina da lett. in genere. questo mi pare sensato.
    se invece non me ne frega una minchia significa che ti fa schifo e basta solo perché una certa letteratura proviene da un certo posto, non sono affatto d’accordo.

    @angelo.
    se non facessi la vittima, se non stessi sempre a difenderti, a fare apologie di te stesso e del tuo lavoro (che apprezzo molto ma forse a te non risulta), a pensare di stare conducendo ostinatamente una crociata unica ed epica che tale non è per vari motivi, forse se non facessi tutto ciò sarebbe meglio.
    è come la storia della contravvenzione, con te che ti ostini a dichiarare guerra ai mulini a vento travestiti da ausiliari del traffico fascisti e implacabili. può discutersi che sia giusto o no poter lasciare l’auto in quel tale parcheggio, ma se la lasci ti multano. ergo, se non vuoi scucire 35 euro ti conviene spostarla (non che debba farlo necessariamente, eh?). una questione di convenienza per te stesso. il che non lede il tuo principio - ripeto, discutibile o meno, su cui si può opinare tranquillamente senza tirare fuori i denti - di pretendere più parcheggi gratis per tutti.
    il paragone regge o sono un povero fascista (?) reazionario (?) nemico dei nemici del sistema (?) ecc.?
    chi mette in discussione l’impegno?
    nessuno è al centro del mondo, incluso te.

  31. commodore
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 13:39 | Permalink

    lecce è l’Italia. Provinciale.

  32. angelo petrelli
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 13:41 | Permalink

    sei tu che giochi a fare il qualunquista per moderazione (vielle, o meglio, vl), non io l’esagitato apologo di me stesso. il centro del mondo, volendo, va cercato e non negato.

  33. angelo petrelli
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 13:48 | Permalink

    no commodore, lecce è l’africa… e l’africa non è provinciale, è solo lontana.

  34. turi
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 14:42 | Permalink

    l’africa è la sicilia. lecce è l’albania

  35. vielle
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 14:51 | Permalink

    basta che non confondi il confronto con l’astio (ingiustificato)…
    gli altri sono solo simpaticoni

  36. GiusCo
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 15:04 | Permalink

    A me pare, Angelo, che tu vada abbastanza bene: sei già conosciuto come giovane poeta e ora proponi qui su NI questo riuscito digesto di letture e spunti. Potresti ora rafforzare il tuo gruppo e lavorare assieme ad altri che fanno poesia a partire dal territorio (gli “ammutinati” triestini, alcuni emiliano-romagnoli, non c’è bisogno che ti dica i nomi). Il tutto, tenendo sul comodino le “Lettere a nessuno” di Moresco, almeno la prima metà. Buon proseguimento.

    ps: aspetto da Fabio il titolo del libro sulla poesia pugliese e i nomi dei vati della daunia (Oronzo Canà a parte).

  37. Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 16:07 | Permalink

    Come vi qualificate rispetto a Caparezza?

  38. fabio
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 16:25 | Permalink

    @giusco

    scusa per il ritardo, ero fuori. il libro s’intitola, inopinatamente, ‘la saggezza della letteratura’ (g. laterza editore, bari, ‘06). uscirà, credo a breve, una mia recensione su ‘l’immagianzione’. ma non ti aspettare troppo: il volume raccoglie gli atti di un forum che si tenne a brindisi - i ’salentini’, questi angeli o demoni volanti, forse ne sanno qualcosa. ripeto, è un tentativo di mappatura dell’esistente, ma a parte qualche eccezione l’esistente (e cioè il ‘contemporaneo’ in lett. e poesia, in puglia e altrove) per molti si ferma a Raffaele Nigro (in puglia). che, per carità, bisogna conoscere. magari pure leggere. il dato interessante è che anche inconsapevolmente chi si curava di ricostruire l’attività lett. nel salento del ‘dopo-Bodini’ non ha fatto come chi parlava della terra barese o foggiana (elenco, crestomanzia, ragguagli utili ma ’spuntati’ di personalità isolate), ma si soffermava sui gruppi, i gruppi di ricerca, le riviste… fino ai (lit)blog…. (ma solo per accenni….).

    tant’è. oggi assistevo ad una conferenza, organizzata da noi all’università (sic), su tondelli. ecco: l’autobiografia che non dovrebbe sfociare in autobiografismo; la provincia (la riscoperta, il ripercorrere l’itinerario della letteratura di provincia) che non sfoci in provincialismo. questo vale per tutta l’italia, africa e nordest: costiera adriatica, da d’arzo in giù, eccetera…

    e poi: qui si stava parlando non (solo) di lecce e della sua sfaccettata (diciamo così, va’…), realtà culturale. ma della realtà culturale in generale: dei suoi processi e dinamiche e prospettive (comunitarie)… insomma, vale come sintomo, mi pare.

    e poi: giusto per non restare in tema (o, meglio, per suggerire che si sta parlando non solo di ‘lett’ o ‘identità’ o ‘rivista’ leccese: almeno così mi auguro): ho trovato questo appunto, mi pare che chi voglia può ritrovarsi:

    “È giusto, come aveva rivendicato Sergio Luzzatto in un appassionato pamphlet su La crisi dell’antifascismo (scritto anche per “impedire che la memoria anneghi nell’indistinzione”, edito da Einaudi nel 2004) che ogni generazione si ponga in maniera autonoma e con originalità di accenti di fronte alla comprensione del passato; meno giusto che nel farlo ignori tutto quanto era stato fatto in precedenza e che si immagini come un pioniere in terra vergine che deve districarsi tra fanatismi e superstizioni di primitivi”. (G.Santomassimo, da una recensione su ‘il manifesto’ all’ultima querelle sulla Resistenza).

    che è un modo, ancora una volta, per avere in testa che, se si vuole ’stare al gioco’ della diffusione di cultura, il gioco riesce se si gioca insieme, in comunità, secondo un progetto quanto più possibile ‘comunitario’ (anche nel rapporto con la ‘tradizione’…). perchè poi ben vengano, come è ovvio, i poeti (o i narratori, i critici, gli editori, gli universitari ecc.) che se ne stanno seduti al bar. a fare i conti sul proprio tornaconto, o a rimuginare da soli. con la loro ‘idea di letteratura’ che, per me, si possono tenere ben stretta. il discorso riguarda, magari nello stesso bar, come (e se si riesce) a stare seduti insieme, diciamo così, avendone un’altra, di idea di letteratura.

    saluti, fabio

  39. GiusCo
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 16:39 | Permalink

    Grazie Fabio, non volevo tirarti per la collottola, solo evitare che il mio commentino-richiesta si perdesse nelle diatribe. Buon lavoro.

  40. angelo petrelli
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 18:21 | Permalink

    ciao GiuSco,
    più che sul comodino “lettere a nessuno” lo tengo in cassaforte…
    comunque, grazie per il consiglio
    buon lavoro

  41. vielle
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 19:27 | Permalink

    se è sembrato che qui si facessero conti sul proprio tornaconto, se è questo a cui fabio si riferisce, o non sono stato compreso o mi sono espresso male, confusamente. o più probabilmente è stato espresso un giudizio affrettato sulle mie parole.
    quello che non tollero sono, appunto, il provincialismo, il campanilismo, l’autoreferenzialità, il guardare il proprio ombelico. partire dalla propria identità territoriale e culturale per appropriarsene di una universale, o per rendere un messaggio universale, è fatto ben diverso dal rimanere morbosamente legati a quella identità. non disconosco nè abiuro lecce e quello che lecce rappresenta (potrebbe essere qualunque posto del mondo) per me. solo, i fatterelli di lecce sono lontani anni luce dal concetto di letteratura a cui cerco di approssimarmi.
    (un esempio fuori luogo. perchè carlotto che si occupa solo di nordest - e solo tramite il mezzo del romanzo nero - non è provinciale?)
    poi, non ho detto che tal de’ tali, o angelo, lo faccia o lo abbia fatto, intendo fermarsi sul proprio ombelico, anzi. se no non collaborerei con lui, non gli esprimerei pubblicamente la mia stima, no? mi pare ovvio.
    quello che non mi piace è un’impressione generale di ipocrisia velata da pseudocritica, che io percepisco, e come tale, essendo percezione, è puramente soggettiva e facilmente attaccabile. però se vedo atteggiamenti concretamente ipocriti, bassi, biechi, tutto mi pare fuorchè una collettiva voglia o idea di letteratura. sarà semplicistico, ma è una constatazione.
    e non mi si venga a dire che siamo tutti poveri cristi in vena di battaglie culturali per l’emancipazione e l’elevazione della letteratura, per ideologie e unità e quant’altro. non ci credo semplicemente perché le battaglie culturali, a lecce, le ho fatte anch’io, da anni, e ben prima dell’esperienza dell’alter ego. avevamo un foglio autoprodotto e lo facevamo circolare, a spese nostre, porta per porta, dappertutto, università e strada, leggendolo persino, più spesso, davanti a 8 persone sbadiglianti. un’esperienza tutto sommato grandiosa, forte, importante, esemplare.

    se adesso, a distanza, guardo con occhi di disincanto, con un po’ di cinismo (neanche troppo veramente), perchè le cose non sono certo cambiate in meglio, ma se alla letteratura, fatta qui e ora, ancora ci credo, comunque, non mi si venga a parlare di un tornaconto che non ho mai avuto nè mai avrò in un campo a cui ho dedicato molte delle mie energie, in cui ci ho creduto in tempi niente affatto sospetti, non mi si venga a dire - pur con garbata ironia - che me ne sto a rimuginare da solo.
    per quanto mi riguarda, all’unità di sforzi e all’unità culturale ancora ci credo. solo, un po’ meno di prima, o in maniera diversa. il perché l’ho vissuto in prima persona ma è sul campo, sotto gli occhi di tutti.
    e non solo a lecce.

    i giudici da cui vado a lezione ci insegnano quanto sia difficile, nonostante, l’esperienza, emettere una sentenza, per una ragione essenziale: ogni cosa detta va conosciuta e soprattutto motivata. le sentenze sono cose gravi.

  42. fabio
    Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 19:58 | Permalink

    @vielle
    pardon, vl.

    neanche lontanamente pensavo a te.

    e veramente cercavo di sottrarre il tutto al dualismo ‘voi’ / ‘loro’. so che è operazione e prima ancora discorso complesso, ma lungi da me, e proprio per questo, elaborare sentenze. tantomeno ad personam…

    infatti mi riferivo a chi, semplicemente, per disincanto (ognuno ha il suo percorso), o per forti (ugualmente discutibili) ‘poetiche’ o convinzioni, o per legittimi (discutibili) tornaconti personali, o per legittime (ma discutibili) scelte di vita pensa ad altro. non ad un progetto per davvero ‘comunitario’ di critica e di lavoro culturale (che, appunto, è anch’esso discutibile…).

    ti faccio un esempio concreto, proprio alla base. è vero, ognuno di noi deve conciliare al meglio delle proprie forze, del proprio equlibrio (perchè comunque la si veda è un dispendio di energie quello di cui si sta parlando) l’idealità ‘plurale’, ‘comunitaria’ (militante!) di un lavoro di diffusione culturale, da una parte; e il proprio ego, il proprio narcisismo, diciamo il proprio tornaconto, dall’altro.

    ho la fortuna di conoscere e di lavorare insieme ad una persona, giovane come noi, che scrive ricerca legge discute fa lezioni eccetera sempre e soltanto pensando certamente a campare, ma più in profondità pensando costantemente ad un lavoro di gruppo, al dialogo, ai progetti comunitari. è una di quelle persone un po’ ghost writer, non nel senso degli infami meccanismi della politica e/o editoria-spettacolo. insomma, è uno che se scrive un libro, o un’inchiesta (!) per NI, o altrove, poco gliene frega di apparire col suo nome. quasi non gli interessa di ‘fare’ un libro, nel senso di ‘firmarlo’. gli preme ‘usare’ le sue idee per condividerle.

    il fatto che mi accorgo io stesso di farne un’agiografia, e non una leggera ma netta esemplificazione (concreta) di quanto volevo dire, è ’sintomo’ sinistro di qualcosa che, a partire da lecce, occorre afferrare, conoscere, demistificare, sabotare e, infine, cercare di cambiare.

    comunque davvero, niente di personale. anzi…

    @temp

    visto che siamo in vena di equivoci o di excusationes (per un permaloso come il sottoscritto), e visto il (nostro) cazzeggio che continua:

    è vero, lo scotto si paga, non si prende. ma si scrive anche qual è, senza apostrofo (anche quando si parla di veltronio di riformismo). non so fare l’emoticon.

    saluti, fabio.

  43. Pubblicato 31 Maggio 2006 alle 20:17 | Permalink

    E’ proprio così complicato il concetto che ho espresso?
    Vl scrive, forse confondendo i commenti, di cercare di farsi mandare a quel paese ecc.Non è questo. Una soluzione la si è già trovata con ap e con Paolo Antonucci. Bastava il dialogo? Forse quello su NI. Il fatto è che per mia esigenza io ho bisogno di confrontarmi e di condividere e sentire anche mio un percorso, un progetto.
    Non di correre affannosamente dietro una bandiera che porta al nulla.
    Condivido poi tutto quanto si è detto su lecce, che non esiste al contrario della poesia, della letteratura.
    Ma il primo metro di un artista, anche autocertificatosi tale, è il confronto con la propria situazione culturale.
    Il territorio in cui si opera non può passare in secondo piano, certo si può evitare di fare burroso marketing.
    Fare poesia, letteratura, giornalismo in provincia non può voler dire fare poesia, letteratura, giornalismo provinciali. Per conseguire tale scopo io ritengo primari lo studio e il confronto, chi conosce altre strade ne parli. Parliamone.

  44. carla
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 09:19 | Permalink

    ma chi è ’sto Aufieri? e che vuole?
    io non ci ho capito niente!

  45. ardecore
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 10:55 | Permalink

    e questo Lucchi Roberto ?
    non capisco se è un ignorante che si finge intelligente
    o un intelligente che si finge ignorante

    io,più propenso per la prima

  46. B.R.A.
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 11:29 | Permalink

    Viene postato l’editoriale di una rivista curata da Angelo Petrelli. Bene. Cerchi la rivista, la sfogli, la leggi, esprimi un giudizio sui lavori proposti. E invece no. Da un commento all’altro (commenti?) ciò che emerge, l’unico dato comprensibile, è la rappresentazione di una piccola lite condominiale, con tutte le ripicche tipiche di chi si è trovato il posto macchina occupato o un sacchetto della spazzatura davanti al garage. Che pena questa combriccola di ex liceali allo scazzo che, tra una canna e l’altra, giochicchiano ancora a chi ce l’ha più lungo. Ma non potreste trovare un luogo più appartato, magari un pub di paese, per tirare giù le mutandine e, metro alla mano, misurare i pistolini? Suvvia, fate i bravi, rispondete almeno a una domanda: ma di che cazzo (tanto per restare in argomento) state parlando?

  47. Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 11:49 | Permalink

    @B.R.A.,
    l’unica critica sensata che potrei accettare dal tuo commento è la sigla con la quale ti sei firmato, per il resto è palese che non hai intenzione di comprendere quanto si è detto, fermo restando che ritengo cruciale che lo si sia detto in questa piazza virtuale piuttosto che in un pub di paese.
    Forse hai perso tu un’occasione per commentare il nostro lavoro.

  48. vielle
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 11:56 | Permalink

    nessun equivoco o excusatio (di certo non petita), caro fabio. al massimo precisazioni mie e tue. del resto, spesso è difficile rendere con parole esatte un pensiero che magari non ha nemmeno contorni ben definiti. dunque, approssimativamente, ho detto suppergiù quello che penso e che preciserò ulteriormente con le frasi seguenti.
    caro andrea, concentriamoci su un punto, quello essenziale. cercare confronto e dialogo mi sembra una alta aspirazione. metterci tutto l’impegno del mondo, altissima. avere tempo e possibilità per farlo appieno, è un altro paio di maniche. personalmente, l’ho fatto per anni, con alterni risultati, momenti positivi, ma in generale senza un’impressione ottimistica. ora, per disincanto e scelta di vita, ho accantonato l’impegno del fare letteratura militante per concentrarmi sul mio futuro. questo lo ritengo inopinabile, semplicemente perché ho assegnato a ogni mia aspirazione un ruolo e un posto ben distinti per grado e priorità. sono scelte personali.
    la letteratura, comunque, rimane nodale.
    certo, collaboro a una rivista, felice di far parte del collettivo, ma purtroppo non ho tempo per dedicarmici in modo pieno. non ho tempo e, per me, non è più tempo. non che io sia vecchio a 25 anni o che a tale età non si possa farlo. anzi è vero il contrario per quantità di energie creative a disposizione. ma le energie personali sono assorbite da altro.
    e dunque, qual è la tua/vostra risposta a un esempio paradigmatico come potrebbe essere questo? dico paradigmatico perché spero di astrarre, di evitare che si parli di me. non sono (più) un intellettuale perché non mi applico al fare letteratura tutto il giorno e la notte, o perché non lo sono mai stato, o perché non si capisce chi debba dire se uno è intellettuale?
    io ti posso dire che certamente la letteratura non è fatta solo di intellettuali puri, ma questa è la mia idea di letteratura, ANCHE perché leggo leonard e decataldo e capraro e asimov e tanti altri (MA NON SOLO) che nella vita hanno seguito percorsi paralleli e complementari rispetto al solo essere un letterato.
    sul fare giornalismo, poi, altro spunto e altro esempio. scrivo un pezzo sugli ultimi romanzi di genere fantasy/noir editi da piccole case editrici. bocciato per motivi editoriali. una recensione (l’anno scorso) a noi saremo tutto di valerio evangelisti. bocciata per motivi editoriali. ecc. passano le presentazioni di eventi/appuntamenti e qualcos’altro.
    allora? ho scritto scoop o capolavori linguistici incompresi? non credo. il quotidiano su cui scrivo ha una liena “provinciale”? si. potrebbe essere altrimenti? non lo so, probabilmente no. sono un collaboratore “provinciale”? non so, forse si per collocazione e mansioni, forse no per idee e tentativi di impegno diversi.
    ma credo di essere uscito fuori traccia.

    @ardecore.
    quanto a roberto lucchi, sappi che la definizione migliore è: un intelligente che non si finge niente, perché conosco la sua preparazione, la mole della sua cultura e la sua umiltà, anche se può apparire difficile e ostico nella scrittura.

  49. vielle
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 12:02 | Permalink

    @ bra.
    di certo tu un commento alla rivista non l’hai fatto.
    la lite di cui parli è un tentativo di approssimarsi alla letteratura e al fare letteratura, con tutti i rischi che tale argomento e la piazza virtuale su cui si svolge comportano.
    le persona che scrivono per l’alter ego sono qualificatissime. sanno di che stanno parlando. scrivono e pensano.
    e poi forse una canna potresti fartela anche tu, ti farebbe bene.

  50. Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 12:27 | Permalink

    Gentile Vito,
    la risposta, da par mio, è che dici bene quando affermi che si tenta di approssimarsi alla letteratura e al fare letteratura, almeno questo è calzante nel mio caso. Ho chiesto dialogo e confronto per l’arricchimento e l’esperienza mia in primis, che lo ritengo fondamentale. Per gli altri (ap e Antonucci), fermo restando il fattore tempo, la cosa va anche bene.
    Se poi c’è un progetto da farsi è meglio, sento più vicina e stimolante la causa della rivista.
    Per quanto il tuo esempio possa essere un monito, sento di voler andare a sbatterci comunque il naso, essendo le aspirazioni di cui parliamo alte abbastanza da valere l’impegno.
    Per quanto riguarda il giornale con il quale collabori, è vero che la pagina culturale praticamente non esiste, essendo la sagra del polipo più considerata di un’opera noir, ma come la pensano i tuoi colleghi collaboratori in merito a tale faccenda? Quali sono le possibilità che si cambi strada?

  51. paoloc.
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 12:40 | Permalink

    Qualcuno conserva un po’ di ragionevolezza e di saggio senso della realtà. Bravo, B.R.A., l’unico che è riuscito a centrare il nodo della squallida questione. Buste di plastica al vento gonfie di nulla.

  52. temperanza
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 12:48 | Permalink

    @fabio

    meno male che ho continuato a leggere anche qui, la mia sullo scotto era una vera domanda, si potrebbe anche prendere, non era un rabbuffo, solo non ho guardato il battaglia, il mio apostrofo invece è proprio sbagliato.

    Io non sono permalosa, solo irritabile, l’emoticon potrebbe essere questo ;–) (un po’ complice) oppure questo :–) più schiettamente sorridente.

    me li sono fatti spiegare anch’io, dopo alcuni flames non voluti, ma poi ho visto che non servono a niente, se uno è in vena di scazzi, posso però chiedere per la terza volta qual’è il contendere? Salvo alcune cose sulkla provincialità continuo a non capir molto, per questo continuo a leggere.

  53. temperanza
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 13:57 | Permalink

    Mi sento solidale con BRA, chiunque sia, siccome qui c’è un post e la rivista non c’è (a meno che io non sia tanto scema da non averla vista) per chi abbia letto il post e i commenti sembra un dialogo tra sordi o la fuoriuscita di uno scambio privato di mail arrivato qui per un’andata in tilt generale della rete.

    Mi sembra di spiare una conversazione da dietro una porta chiusa, e siccome è attività sconveniente provo anche un po’ di vergogna.

    resto? vado? capisco?

  54. angelo petrelli
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 14:35 | Permalink

    la rivista si può scaricare un absolutepoetry, o semplicemente la può ricevere chiunque la voglia inviando una mail alla redazione(l’indirizzo è nella presentazione dell’editoriale in corsivo).
    quindi temperanza, se vuoi…

    per il resto, i miei CONDOMINI fanno ciò che vogliono come avete visto, non lo apprezzo; spero che la facciano finita, e che anche gli altri signorotti coperti da pseudonimi la smettano di offendere le persone, parlino pure dei testi nel caso li abbiano veramente letti, e che magari esprimano la loro con meno livore e invidia (almeno alcuni, la cosa è evidente, altro che canne !).

  55. commodore
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 14:46 | Permalink

    angelo ce l’hai doppia la personalità? Scusa, ma prima lanci il sasso con la sbobba: sono a Lecce(per chi non l’ha capito), nessuno parla di quelli che dovrebbero parlare (chi dovrebbe parlare di Lecce che non parla?) l’editori sono così, l’accademia e cosà… lalalala. E poi diventi serio ed equilibrato e raccomandi ai tuoi di ritornare in fila. Scusa, ma …. io avevo esordito, senza sapere cosa succede a Lecce, dicendo: “E’un giorno di festa… e si piange.” E adesso mi dai ragione. Mah, sarà che la terra prima è tonda, poi quadra, poi tonda e poi svanisce nel nulla
    Pace e bene.

  56. roberto
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 15:09 | Permalink

    @Nazione
    from: Condominio Asimov

    Dice mi’ madre che ieri su Telenorba ha visto che in Cina si balla la pizzica.
    Fanno corsi e seminari di tarantismo. Eccessiva glocalizzazione?

  57. temperanza
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 15:30 | Permalink

    Non sono riuscita a scaricare niente, tranne la copertina, sono scema.
    Non c’è un indirizzo sicuto?
    Ho però visto due foto tue, Petrelli, dimmi se ero almeno a metà strada..

  58. temperanza
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 15:33 | Permalink

    oppure il ritratto di beckett e quel che segue, compresa la foto tua e di Zizzi è già la rivista?

  59. commodore
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 15:38 | Permalink

    magica temperanza… sei riuscita a cogliere il succo di tutto.

  60. fabio
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 15:57 | Permalink

    @temp

    di là il buon roberto incalza con chomsky e cerca di diradare ‘fumoserie’ critiche (non sempre così fumose) o rendiconti e bilanci sul governo, sui concetti (le parole) come riformismo, la guerra e l’iraq. e tu chiosi in un modo che altro che emoticon ci vorrebbe: “guardare le parole in faccia è il miglior modo per iniziare a guardare in faccia le idee”.

    guarda che proprio questo si è fatto qui (forse, e per fortuna, si cerca di fare questa indagine ‘inferenziale’ sulla lingua, per giungere alle idee, un po’ dovunque, nei commenti: ‘ i commenti sono tutto’, in un blog o ‘arena virtuale’ che dir si voglia)….

    si tentava di chiarire, a se stessi e agli altri, parole (e idee) come ‘lavoro culturale’, ‘impegno collettivo’ e ‘istituzioni, ‘editoria’, ‘riviste e gruppi’, ‘provincia’ e ‘identità’, ‘accademia’ e ‘critica (militante!)’, ‘tradizioni’ e ‘innovazioni’ , ‘autenticità o mere battaglie di (micro)”potere”‘. se poi ci si fa prendere la mano, un po’ provincialmente (ma vale lecce come novara, con tutte le differenze del caso…), è perchè, forse, di dialogo si vive. e di ‘incomprensioni’ si langue. anche nei condomìni.

    ora basta, però, per me. ti saluto con l’emoticon più complice, ma schietto, che conosci (hai scritto un’altra volta qual’è…). ciao, f.

    PS. ma resta un fatto, serioso: gli ‘autori’ mancano, su NI (nove…). le voci tirate in ballo tacciono (in questo caso: poeti o narratori, chi le riviste le fa o le vorrebbe fare, editori o critici, del sud del centro e del nord). e se d’alema (quello vero) rispondesse sull’iraq, scendendo tra di noi nell’agone? mi accontenterei pure di latorre… che bella ‘discontinuità’ sarebbe, nella ’storia’ del centrosinistra e del partito democratico. ma mi sa che ci dobbiamo accontentare delle ‘ considerazioni finali’ di draghi (carlo de benedetti, la repubblica: “…la modernità, l’incisività, una grande discontinuità con il passato”). le parole, le parole…..

  61. x
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 16:10 | Permalink

    temp la rivista si scarica da http://www.absolutepoetry.org

  62. roberto
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 16:13 | Permalink

    @fabio

    ripeto: per venire a parlare su NI, Nove, D’Alema o La Torre devono capire che gli serve davvero essere qui. Che troveranno idee e proposte con cui confrontarsi, non solo polemicamente. Certo è che se poi scende in piazza il buon Parisi noi non è che lo prendiamo a sassate, vero?

  63. Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 16:16 | Permalink

    Il mio primo intervento era fuori luogo per tutti qui su NI, ma non vedevo molte altre soluzioni all’impasse in cui versavo più io che la rivista. Gli altri miei commenti sono una conseguenza, per il resto ho letto pochi interventi lucidi e molte stupidaggini gratuite e, credo, immeritate.
    Sia ben inteso, anche per ap, che qui non abbiamo messo su una lite tra condomini, ma è successo qualcosa di molto naturale quando non ci si confronta. Siccome sono stato anche abbastanza noioso a menarla con la storia del confronto, la finisco qui.

    Invito la gentile “temperanza” che non riesce a scaricare la rivista a richiederla, specificando il suo mail address, al seguente indirizzo:
    lalteregoredazione@libero.it

    Spero che temperanza, così come tutti i lettori di NI facciano un salto su Absolute Poetry e commentino la rivista, che io ritengo coraggiosa nel proporre un lavoro così corposo. Altre considerazioni le ho comunque fatte in precedenza. Contentissimo di parlare anche dei contenuti…

  64. fabio
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 16:24 | Permalink

    @roberto
    BUSINESS PLAN(NING)

    al lavoro, roberto, al lavoro! hai ragione. ‘da subito’. venga anche parisi.

    e poi, a proposito di lavoro, ma cazzeggiando un po’, rinvio gli ‘amici leccesi’ (?!) all’articolo su d’arrigo e alla rivista lì promossa: molto curata, ‘critica e letteraria’ (forse un po’ troppo), e soprattutto: nessuno scazzo, nessun problema (all’apparenza). lavoro e poi promozione. al lavoro!

    loro sono di bologna. per questo, quelli del sud (del mondo) mi saranno sempre più simpatici: casini, risse, in piazza, a gridare per le scale, nei portoni, guerre di quartiere come i ragazzi della via pal, polemiche e sfottò, tutto in piazza, il fianco prestato alla più vasta gamma possibile di equivoci e allusioni, snobismi e attacchi incrociati…

    comunque, al lavoro, al lavoro!

  65. angelo petrelli
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 17:14 | Permalink

    certo che siamo al lavoro, orgogliosi del nostro lavoro! è proprio per questo che ci becchiamo gli insulti, le insinuazioni: è vero anche se siamo un po’ incontinenti. ma restando nell’orbita del buon senso ci vorrebbe un tantinello di volontà e amichevolezza anche da parte dei lettori di NI che non si lasciano mai scappare l’occasione per criticare o (voler) ridicolizzare chi si affaccia nel loro florido (di contatti) orticello.

    eppure noi ci fidiamo sulla parola, diamo per certo lo spessore di queste grandi menti avverse al lavoro altrui: che, ahimé, non ci conoscono…

    @ commodore
    hai ragione caro amico di vecchi sollazzi: stamattina ho invertito la pillola blu con quella rossa, il mio squilibrio psichico è evidente, - come il mio esaurimento “storico”- diceva un caro amico .

    @ temperanza
    spero che ora, almeno, tu sia riuscita a scaricare il pdf della rivista!!!

  66. fabio
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 17:29 | Permalink

    (Per il condominio, 73100 - lecce)

    caro angelo,

    sarà perchè oggi non ho preso nessuna pillola, sto abbastanza bene, ho trovato di ritorno a casa un insperato pacco di sigarette, e mi sento stanco e quieto, disincantato e cazzone, un po’ lebowski (magari…):

    dicevo ‘al lavoro’!: non (solo) all’alter ego, ma ‘ognuno ognuno’, per tutti. riviste, gruppi, io e te, gli altri, università e fondi, poeti maledetti e (contro gli) editori commercianti… vedremo se saremo capaci di ‘incontrarci’….

    (a) buon lavoro!

  67. angelo petrelli
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 17:41 | Permalink

    sapete dove trovarmi,
    se c’è un po’ di buona volontà e comunione d’intenti…

    buon lavoro

  68. commodore
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 18:01 | Permalink

    @petrello
    chi ti capisce è bravo. Citi una canzone o cosa. Ricordati la pillola.

  69. roberto
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 18:23 | Permalink

    @fabio

    mo’ vai a vede’ de chi è il pacchetto de cicche

  70. angelo petrelli
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 18:45 | Permalink

    no commodore, non citavo una canzone !
    ma visto che sei ignorante e che insisti ( o meglio, assodato che sei deficitario, - o meglio deficiente - sulle avanguardie poetiche e non solo): ti consiglio di leggere qualcosa sulla “storica” diatriba sanguineti-zanzotto che risale alla metà degli anni sessanta.(oppure più facilmente puoi trovare qualcosa alla voce – laborintus/ esaurimento storico ).

    in bocca al lupo comunque,
    sono convinto che prima o poi qualcuno si prenderà cura di te nel modo più confacente alla tua condizione,
    altro che pillole…

  71. roberto
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 18:47 | Permalink

    @petrelli
    @commodore

    Consiglierei il Minias o il Depakin.
    Ovviamente in mancanza delle Roipnol.

  72. jki
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 18:50 | Permalink

    basta!

  73. fabio
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 19:23 | Permalink

    però, angelo petrelli, e poi sparisco davvero (anche perchè è cessato l’effetto-grande lebowski):

    un po’ di sana umiltà (a lecce come a grottaglie come a bari come in africa come a roma e milano). te l’ho scritto e dedicato qualche post fa:

    “non ti (vi) immagin[are] come un pioniere in terra vergine che deve districarsi tra fanatismi e superstizioni di primitivi”…
    (NON rigurda solo lecce!…).

    la buona volontà ce la dobbiamo avere un po’ tutti. reversibilmente. anche la pazienza e l’umiltà di leggerci, migliorare, prendere qualcosa gli uni dagli altri (sempre che si stia parlando di qualcosa, come per esempio una rivista, che si vuole fare assieme per arrivare a qualcuno, selezionando, incrociando, ma con in capa un ‘progetto’: che per definizione si fa assieme). altrimenti statevi bene, stiamoci bene. ma, ti prego, sgombra i dubbi, coi fatti, sgombriamo i dubbi sul rischio che, insomma, te la tiri un po’ (ve la tirate, ce la tiriamo un po’ troppo, un po’ tutti).

  74. angelo petrelli
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 19:40 | Permalink

    fabio, non mi sembra di “tiralmela..”
    rispondevo, semplicemente, a tono a quel simpaticone di commodere (peraltro dopo una prolungata sollecitazione da parte di quest’ultimo). non vedo dove ci sia arroganza o mancanza di pazienza nelle mie parole.
    visto che si vuole giocare ad offendere senza alcun motivo, mettiamo le cose in chiaro, vediamo quanto valgono questi “santoni”, giochiamo pure con le loro armi di intolleranza camuffata da superiorità intellettuale (sempre senza esagerare ovviamente…)

  75. xel
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 20:26 | Permalink

    Sono un laureando (di questi tempi quanto di più lontano dall’idea di intellettuale) e non vorrei banalizzare questo vostro dibattito. Il problema, indipendentemente dal luogo (fisico) in cui ci si trova, mi sembra quello di non voler scendere dalle proprie torri d’avorio. Serve quella che Fabio chiama umiltà (parola astratta adatta solo per noi e non per gli altri, molte volte), ma anche condivisione. Il dibattito in alcuni punti mi sembra eccessivamente intriso di deviazioni ideologiche, perdendo di mira quello che è l’obiettivo principale: la letteratura. E qui intendo: fare letteratura con la L maiuscola. Il fatto che, fino a questo momento, nel leccese (nella provincia in generale) il dibattito fra scrittori emergenti, intellettuali, accademici sia rimasto intrappolato in viscide sabbie mobili, non deve essere la scusa per non tentare di migliorare la situazione. Altrimenti se ognuno si fa portavoce di una propria verità assoluta, l’emergere dal provincialismo sarà praticamente impossibile. Quello che forse più serve è una maggiore capacità di ascolto degli altri, di quello che ci circonda, che molte volte ci passa sotto il naso senza nemmeno accorgercene. Bisogna creativamente sudare per la letteratura. Tutti (me per primo, se un giorno avrò accumulato le necessarie competenze per confrontarmi con voi). Basta con gli elementari io son meglio di te, tu meglio di me, tu te la tiri (lungi da me fare ogni tipo di riferimento, qui davvero casuale. Parlo in generale). Occorrono proposte, soluzioni e lavorarci su con passione, impegno e un pizzico di ironica autocritica. Che fa sempre bene. Buon lavoro.

  76. angelo petrelli
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 21:24 | Permalink

    dove sono queste torri d’avorio ? chi dice di essere nessuno qui ?

    perché chiunque ha un minimo di capacità e di sfacciatezza per proporsi in un contesto più ampio e meno locale come può essere NI viene definito sempre e comunque provinciale? qualcuno dei commentatori ha criticato i testi della rivista forse? mi sembra di no ( più che altro è stato offeso qualche scrittore )- forse è solo perché si qualifica come leccese questa fan-zine che risulta noiosa e perdente in partenza ? se uno si difende dagli attacchi o dalle offese è provinciale ? se scrive come stanno le cose, ovvero racconta i “fatti “, per conoscenza diretta, per quelli sarà comunque provinciale a ragion veduta ? ma chi sono questi signori che commentano, possiamo saperlo? a cosa è dovuta questa perenne diffidenza ? sono provinciale quanto scrivo dell’arretratezza e degli ammanicamenti del salento ?

    questo non ha a che fare con IL CONFRONTO TANTO OSSANNATO

    provinciale è chi si vanta senza motivo della propria terra, del proprio lavoro, della propria combriccola. mi sembra di aver fatto il contrario…
    ho criticato anche i miei collaboratori per la caciara inutile, personale, fuori contesto. se riuscirò a capire dove ho sbagliato criticherò anche me stesso.

    ti rispondo così xel proprio perché tu, come fabio, come roberto, come altri “coscienti” - siete veramente interessati “al confronto”, o almeno credo.

    dov’è la mia torre d’avorio ? perché mi manca / ci manca l’umiltà ?
    chi ci deve raccomandare per farci acquistare “dignità” agli occhi di chi ci offende (e che non ci ha nemmeno letto) ?

  77. roberto
    Pubblicato 1 Giugno 2006 alle 23:36 | Permalink

    @petrelli

    right, man.
    La parola magica è “Condivisione”.
    Come si diceva a Lecce un paio di giorni fa.

  78. daniele
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 00:29 | Permalink

    ciao roberto!
    sono quello del seminario su tondelli
    non è che vuoi le foto che ti ho fatto?
    casomai t lascio la mia mail
    danielegreco2004@libero.it

  79. roberto
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 00:38 | Permalink

    Ciao Daniele,
    ti scrivo! Visto che caciara? Ma te l’hai letta la rivista in oggetto?

  80. Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 09:18 | Permalink

    Io sto leggendo la rivista. Però Zizzi non mi piace. E poi, scusate: ma che sarebbe ’sta mafia dell’editoria? Perché noi meridionali dobbiamo sempre atterrare sul vittimismo? Attenzione ai luoghi comuni.

  81. arte_misia
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 10:18 | Permalink

    here is:

    L’ALTER EGO pdf

    va bene dopo tante chiacchiere ci si vede costretti a scaricarlo! :)
    e lo si sta pur anco leggendo…

    (Zizzi però è come mangiare un dado da brodo in un sol boccone.)

  82. arte_misia
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 10:22 | Permalink

    insomma qui

    http://lellovoce.altervista.org/IMG/pdf/ALTER_EGOrivistaPDF.pdf

  83. angelo petrelli
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 11:13 | Permalink

    mi sa tanto che voi non sapete leggere. non c’è alcun vittimismo nel mio pezzo. se non si era ancora capito, per dirla “umilmente”, io sono uno di quelli fortunati, uno di quelli che “riesce a dire” e “che può dire”.
    nell’editoriale c’è una presa di posizione contro un certo modo di fare critica ed opinione letteraria dal sud da parte del suddetto m.zizzi ( che, ripeto, è un ottimo poeta).

    noi le vittime le produciamo per coerenza ed onestà, e tenacia, e noiosa ostinazione( è questa forse la torre d’avorio?).

    leggete la rivista.

  84. Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 12:01 | Permalink

    No, Angelo, io mi riferivo a quando tu hai scritto: “La letteratura è mezzo d’espressione che da queste parti (ma diffusamente in Italia) è in mano alla mafia dell’editoria”. Ecco, non sono d’accordo, mi sembra un luogo comune. L’editoria italiana è aperta ed eterogenea nelle sue proposte. La restaurazione è in atto nella società ma l’editoria mi sembra ancora un’isola felice, perché se qualche sua spiaggia indubbiamente è in mano alla mafia, la stragrande maggioranza del litorale è libero.

  85. angelo petrelli
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 12:32 | Permalink

    è libera per noi che scegliamo cosa leggere, ma non per il grande pubblico, quello che fa cassa, che scegli con leggerezza facendo mercato e scoraggiando l’investimento sulla vera letteratura. probabilmente sono stato leggero con quel “mafia”, perché lascia il dubbio: mi riferivo sia alla mafia dell’editoria a pagamento, sia mafia dell’editoria commerciale con tutti gli strumenti annessi ad essa, le metodiche sponsorizzazioni dei paginoni sulle grosse testate, o la copertina dei magazine patinati da 300.000 mila copie alla settimana, la falsa “critica” che ci propinano per pubblicizzare sempre la solita paraletteratura.

    nel caso del meridione il problema principale è quello dell’editoria a pagamento (entrambe le due mafie, nel contempo, sono invece un problema nazionale, diffuso ovunque).

  86. angelo petrelli
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 12:34 | Permalink

    refuso: che scegliE con leggerezza

  87. daniele
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 13:10 | Permalink

    ciao roberto
    no non l’ho letta la rivista.

    buon lavoro!
    ps.per le foto, se vuoi, sai dove trovarmi
    ciao

  88. Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 13:14 | Permalink

    Uffa! Sempre un polverone enorme si alza… La rivista io la sto ancora leggendo e comunque è molto interessante, a parte il mio saggio che già conosco. :)

    Ciao ciao a tutti!

    Fabrizio

  89. temperanza
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 14:48 | Permalink

    ma cosa vuol dire:

    “mafia dell’editoria commerciale con tutti gli strumenti annessi ad essa, le metodiche sponsorizzazioni dei paginoni sulle grosse testate, o la copertina dei magazine patinati da 300.000 mila copie alla settimana, la falsa “critica” che ci propinano per pubblicizzare sempre la solita paraletteratura”

    questo sì che è terribilmente provinciale.

    L’editoria commerciale è la cosa meno “mafiosa” che ci sia, tutto è chiaro, commerciale, appunto, qualsiasi scrittore che l’editore ritenga nuovo, buono e vendibile (a suo giudizio, cioè a giudizio del pubblico che quell’editore sa o pensa di avere) viene pubblicato.

    Mafia sarebbe se l’editore rifiutasse un autore che ritiene buono, nuovo e vendibile a suo giudizio perché qualcuno, qualche lobby occulta, oscuramente glielo vietasse.

    Parole così superficiali intorbidano solo le acque e impediscono di fare analisi serie.

    Mi sto scoraggiando.

  90. temperanza
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 15:36 | Permalink

    @petrelli

    ho visto che commenti sotto il post su D’Arrigo, ti faccio notare una contraddizione nel discorso sull’editoria commerciale mafiosa: D’Arrigo è stato pubblicato la prima e anche questa volta proprio dall’editoria commerciale.

    E non perché io la voglia difendere in quanto commerciale o grande, ma proprio perché queste definizioni sono così poco corrispondenti alla complessa realtà dell’editoria e della gente che ci lavora.

    Ho visto solo adesso il commento di La Rocca, sono d’accordo con lui.

  91. Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 15:58 | Permalink

    @Angelo. A me sembra il contrario. Gli editori investono tanto sulla letteratura. Il discorso sui lettori è un altro e più complesso, la ricezione dei testi proposti dagli editori è proprio un altro discorso. Ma non si può dire che gli editori non puntino su testi di qualità: vedi cosa sta facendo Mondadori per Saviano. Poi, l’editoria deve dare spazio anche a voci meno complesse e più commerciali. Se non fosse così si trasformerebbe in una setta religiosa. La letteratura è una cosa molto seria, ma non una religione.

  92. angelo petrelli
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 16:12 | Permalink

    è normale che si scoraggino gli addetti ai lavori, quelli che ci sono veramente dentro!!! e poi qual è il problema temperanza; puoi sempre cambiare canale se non reputi il programma adatto a te, se lo reputi superficiale - se un libro si deve vendere e si vende significa ( nel 90 % dei casi) che è una porcheria, un’offesa per il lettore. questo sistema è mafioso perché spaccia per CRITICA le reclame del libro che la gente deve comprare, sceglie costantemente la via più facile per mettersi quattro soldi intasca e non fa cultura.

    hai centrato perfettamente il problema, la questione è “vendere” è questo toglie spazio a chi fa letteratura, chi fa ricerca, chi studia; e questo non è un “crimine”?

    non capisco come sia possibile che una così brillante addetta ai lavori come te perda tempo a rispondere a un mio insulso commento; e poi su cosa ti batti, sulla parola “mafia” che è usata come sinonimo “di degrado” di “meschinità di intenti” - è possibile che non sia comprensibile il senso l’espressione? chissà quanti ne avrai incontrati come me durante la tua carriera, perché rispondi alle mie “illazioni”, perché perdi tempo con me?

    non è una battaglia contro il liberismo cara, e contro la mancanza di dignità.
    e comunque mi avete proprio rotto. sono queste conclusioni “per bene” che mi fanno venire il voltastomaco, quelle dei maestrini anonimi.

    stando al “calduccio” è difficile scoraggiarsi…

  93. angelo petrelli
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 16:20 | Permalink

    @nicolò
    saviano rientra in quel 10%, come altri autori mondadori, come altri einaudi, come altri rizzoli, bompiani ecc, come tanti altri (anche)delle case editrici locali in tutt’italia.
    non è quello il problema.

    cmq il primo dei due post era per temperanza.

  94. roberto
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 16:26 | Permalink

    @temperanza
    @la rocca
    @fabio

    Riprendo un discorso fatto altrove. La spina dorsale dell’economia italiana sarà pure la piccola imprenditoria: la dimensione microscopica delle casi editrici su scala provinciale, familiare e amicale. Ma questo è un rischio, prima di essere un’opportunità.

    Il rischio di essere messi all’angolo dalle grandi concentrazioni editoriali angloamericane, oppure francesi, e di restare a leccarci le ferite, fieri della nostra millenaria tradizione culturale (in declino, secondo un vecchio guru come Romano Luperini). Insomma, tagliati fuori dall’economia reale.

    @petrelli
    “leggete la rivista”
    Come abbiamo già detto a Nove, il bello è che si può parlare di Roberta senza averla mai letta. In questo caso lo spunto era la vostra rvista, ma poi l’ipertesto si è sviluppato per conto suo. Com’è giusto che sia.
    Voglio dire, forse non ti conviene insistere troppo.

  95. temperanza
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 16:51 | Permalink

    @petrelli

    mi spiace che tu l’abbia preso come un attacco personale, non voleva esserlo.
    Cerco di articolare meglio.

    Intanto io non sono un’addetta ai lavori, o se lo sono lo sono esattamente come lo sei tu, non lavoro in una grande casa editrice (e neanche piccola) e non pubblico libri con Mondadori, e non ho nessuna “carriera”, ma osservo e ascolto, e al “calduccio” (penso che tu pensi a un posto o a una posizione di privilegio) non sono davvero.

    E, per me forse la cosa più importante, do un gran valore alle parole.

    Quindi per me “mafia” vuol dir mafia, anche se in senso lato, e lo posso usare magari come “mafia accademica” dove, lì sì, uno non passa se non ha una cordata e un professore potente. Pensa a quanti bravi giovani critici resteranno per sempre fuori dall’università per questa ragione. Lo stesso non si può dire degli scrittori. Certo, devono avere un certo tipo di qualità, ma non quelle, almeno, della fedeltà e dell’ubbidienza. Solo di un certo tipo di talento.

    Questo lo trovo già un gran vantaggio.

    Ma tu intendevi “degrado” e “meschinità di intenti”.

    Sono due cose diverse.

    Il degrado della nostra cultura non parte dall’editoria, nasce ben prima, nasce nel paese e nella scuola, l’editoria lo porta magari in evidenza.

    La “meschinità d’intenti” invece non la vedo. Chi finisce per lavorare in editoria muove sempre da un certo amore, interesse, piacere della cultura e della letteratura. Se volesse solo muovere denaro magari cercherebbe di lavorare in una finanziaria, o in una azienda che fa denaro, o all’Enel, che ne so.

    Dici molte cose, e molte con rabbia, posso anche capirla, ma quello che intendo dire è che per trovare buone soluzioni bisogna fare prima buone e precise analisi.

    Quanto alla “critica” dei giornali io non la leggo da anni, non perché sia pubblicità, anche qui in parte lo è e in parte è una faccenda più complessa, ma perché mi pare evidente che le recensioni sono un sottoprodotto della critica.

    Se però non le considerto critica, faccio molta fatica a scaldarmi per D’Orrico, che credo di aver letto una volta sola in tutta la sua carriera di recensore e nella mia carriera di lettrice.

    Non so, il fatto che io usi un nick e che non mi accanisca contro Mondadori evidentemente fa credere a qualcuno che io sia Gian Arturo Ferrari sotto mentite spoglie.

    Non è così. Non sono un direttore editoriale, non sono uno scrittore famoso, non sono neppure un banale redattore. Sono però un’intellettuale ( minore, anzi, minorissima) e lo sono da un bel po’ di anni, questo sì, libera e allo sbando, senza posto o posti, una precaria totale, e vengo qui a vedere cosa pensa una generazione diversa dalla mia e a mostrare quello che penso io.

    Ragiona con me, non mi pare tanto difficile.

  96. angelo petrelli
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 16:55 | Permalink

    su questo hai ragione roberto; anche perché ho buttato diverse ore della mia esistenza a rispondere inutilmente a tutti con scarsissimi risultati.

    volevo solo che gli autori presenti nella rivista fossero letti, e non criticati a prescindere come è stato ( da alcuni) o totalmente ignorati.

    in tutta sincerità, se potessi tornare indietro di una cinquantina di post, di un paio di giorni, lascerei perdere. - lo studio, la lettura, lo scrivere , l’amore - sono una speranza della quale non vale la pena perdersi per nemmeno un attimo l’illusione.

    IN CONCLUSIONE:
    in bocca al lupo a tutti.
    e alla prossima, se mai.

  97. angelo petrelli
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 17:02 | Permalink

    OVVIAMENTE:
    in bocca al lupo anche te temperanza
    (per completezza io so chi sei, e anche chi non sei)!!!
    leggi la rivista e scrivimi una mail se hai tempo.
    tutto sommato siamo dei bravi ragazzi.

  98. temperanza
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 17:25 | Permalink

    E allora, SE lo sai, vedi che accreditarmi di “carriere” o di posti al “calduccio” non ha senso.
    Comunque la leggerò, sì, la rivista.

    E in bocca al lupo anche a te

  99. temperanza
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 17:35 | Permalink

    @roberto

    “Riprendo un discorso fatto altrove. La spina dorsale dell’economia italiana sarà pure la piccola imprenditoria: la dimensione microscopica delle casi editrici su scala provinciale, familiare e amicale. Ma questo è un rischio, prima di essere un’opportunità.

    Il rischio di essere messi all’angolo dalle grandi concentrazioni editoriali angloamericane, oppure francesi, e di restare a leccarci le ferite, fieri della nostra millenaria tradizione culturale (in declino, secondo un vecchio guru come Romano Luperini). Insomma, tagliati fuori dall’economia reale.”

    Ecco, sottoscrivo, con una precisazione, però.
    Questo come discorso aziendale magari va bene, ma non può coprire tutto.
    Non può e non riesce a coprire un altro campo, le grandi case editrici non vanno demonizzate, ma difficilmente hanno la struttura e gli spazi per far nascere il talento, io le vedo piuttosto come grandi reti che a volte sono capaci di prendere i pesci, ma che tra le rocce, dove vanno a depositarsi le uova, non arrivano e se arrivano si strappano.

    Quindi le iniziative sparse sul territorio sono ancora quel brodo di cultura dove nascono molti talenti o aggregazioni di talenti anche minori, che sono non solo il lievito, ma anche la riserva critica del sistema.

    Senza riserva critica non si cresce, non si va avanti.
    Vorrei solo che la riserva critica, se c’è e quando c’è, pensasse bene.

  100. daniele
    Pubblicato 2 Giugno 2006 alle 18:39 | Permalink

    ho fatto il commento numero 100
    ho vinto qualche cosa???

  101. temperanza
    Pubblicato 2 Giugno