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	<title>Commenti a: Editoriale dei buoni sentimenti</title>
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	<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 00:29:46 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Carla</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-31968</link>
		<dc:creator>Carla</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jul 2006 07:20:07 +0000</pubDate>
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		<description>Romano Livio: hai trovato gente sensibile e indispensabile perchè non vali niente nei tuoi romanzi ( ? si chiamano così ? ).</description>
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		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29601</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jun 2006 15:41:17 +0000</pubDate>
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		<description>@un fottuto scrittore
@la rocca
@livio romano
@fabio

LA RIVINCIA DELLE SCORIE
mi fa piacere che la discussione su autori ed editor non s'è spenta.
Sento parlare del Grandissimo, che a mia volta non ho avuto la fortuna di conoscere. Be', le antologie curate dal Grandissimo, come saprete, nascono dai pezzi usciti su Linus. Gli "Scarti". 

Ecco, ripartirei da qui, dagli Scarti, quegli autori pidocchiosi che vuoi mettere con noi che ci sentiamo tanto 'scrittori'? vuoi mettere con noi che siamo così bravi ma così bravi che mai accetterremmo le forche caudine dell'autofinanziamento? (Moravia lo fece però). 

Vuoi mettere con noi che ci lamentiamo di non avere una lira in tasca e quindi aspettiamo il giorno della Resurrezione, quando il Grande Editor di Mondadori calerà dall'iperuranio editoriale per venirci a salvare? 

Visto che richiedete a gran voce "casi d'uso", vorrei ricordare a quel Fottuto Scrittore che lamenta di avere le tasche vuote almeno un'esperienza personale, che mi è capitata durante la mia modesta esperienza professionale. 

Lo chiamerò Mister X: un under 25 che dopo aver scritto un racconto, a furia di porte sbattute in faccia, e di editor-impiegati che nemmeno si degnavano di dirgli che cagata 'sto manoscritto che ci hai mandato, allora sai che ha fatto? 

Si è trovato un bello sponsor, niente di che, mica Assitalia, anzi, il pizzicarolo, il supermercato sotto casa. E in una manciata di mesi ha trasformato il suo sogno in realtà: un libro pubblicato, distribuito, venduto, e magari con dei risultati migliori che se fosse entrato nell'empireo Feltrinelli, Bollati o Adelphi (non credo che abbia esaurito la tiratura ma si è rifatto abbondamente delle spese).

Certo, poi c'è da scremare. Ci sono contratti-capestro e offerte più che generose, ma qui, come al solito (come su tanti altri argomenti discussi su NI) il mondo è tutto bianco o tutto nero: se mi pubblica Einaudi è una figata pazzesca e magari entrerò nel manuale di Ferroni o Luperini, se invece scelgo di pagarmi quello che scrivo sono un porco fetuso (viva viva zapatero, quant'è bello zapatero, morte agli americani, quanto so' stronzi gli americani. Il solito schema binario che non concede grigi o chiaroscuri).    

Ecco la funzione dell'editor, che non è solo quello che mi corregge e revisiona la macchina testuuale, ma anche quello che mi trova l'offerta più vantaggiosa, i diritti e la promozione, e magari mi organizza anche una (semiseria) presentazione. 

Mi direte che Mister X è un illuso? Che il suo è un altro di quei libri destinati al macero? Ma perché, credete davvero che i romanzi di successo vendono quello che ci dicono? Anche il settimanale "Di Più" strilla in copertina di tirare un milione di copie alla volta, come le telefonate alla Biscardi. Ebbe'? Credete che i markettari mondadoriani sono meglio quando ci propinano i loro dati di vendita? Ma pe' piacere...

A proposito, Caro Livio, non so da dove tiri fuori 'sta notizia che una recensione su un quotidiano non muove nemmeno 'na copia in termini di venduto. Sinceramente, ho assistito a fenomeni contrari. Recensioni e promozione che facevano vendere eccome. 

Se credete così ciecamente nel Caso, come cazzo è che i nomi che ci propinano sono sempre gli stessi? (vedere: almanacchi di repubblica, recensioni dei foglianti, segnalazioni dei manifesti). 

Se il mercato funzionasse davvero sulla base del Destino e del Cielo, ogni tanto, dico ogni tanto, potrebbe uscire anche qualche nome nuovo. Ma il sistema Moggi non prevede la variabile Caso, visto che tutto è taroccato (ma qui, come al solito, esagero, estremizzo, prendetemi con le molle).

Be', io sto dalla parte degli Scarti, dei poeti di Serie B e di serie C, dei narratori alla Michele Plastino. In questi anni, ne ho letti tanti di presunti velleitari, di quelli che a 70 anni decidono di farsi un regalo pubblicando le loro memorie, delle brave signore che scrivono alla domenica sentendosi un po' Sveva Casati Modigliani, di tutti i ragazzini under 25 che sfornano diari, libri di viaggio, e fantasy a volontà. 

Mi stanno più simpatici loro dei nostri grandi Autori col culo parato e la villa a Capalbio, che si ritirano nella avita magione per deliziare il pubblico con i loro romanzi editati e rieditati, testati e anticipati, segnalati e recensiti, stroncati?, ci mancherebbe! E' già pronto un regista a farsi avanti per una bella trasposizione. Non faccio nomi ma vorrei tanto (magari sapete quali). 

Facile fare il grande scrittore, quando sei bravo, buono e quello giusto. Ma a me da quando andavo a scuola mi sono sempre stati sul cazzo quelli bravi, buoni e giusti. 

Io sto dall'altra parte. Dalla parte di chi viene scartato: mi dispiace ma il suo manoscritto non rientra nella nostra collana editoriale, richiami domani perchè il nostro responsabile al momento non c'è, per quest'anno il nostro catalogo è al completo, e tutte le altre stronzate che ci rifilano perchè non gli va neppure di scrivere un rifiuto garbato (per questo dicevo che almeno quelli di Feltrinelli sono più onesti di altri quando scrivono sul sito non ci spedite le vostre cagate).

"Scarti alla riscossa", diceva il Grandissimo. I suoi epigoni (sento parlare di Ballestra, etc...), purtroppo, l'hanno tradito : dall'autobiografia sono caduti nell'autobiografismo, dalla provincia al provincialismo, dal verismo alle fiction ammanitesche. 

Ma Fabio, ricordi che dicevamo a Lecce? la via di fuga sta nei sotterranei della provincia e nelle periferie della metropoli, negli scarti e nei non-adatti, in tutti quelli che non vedranno mai un posto in classifica ma scrivono e scrivono e scrivono cagate su cagate perchè il sound, quello vero, ve lo ricordate il sound della scrittura emotiva?, scorre dentro le vene di tutti, ricchi e poveri, celeberrimi ed esordienti, paganti e pagati.

Scarti: in Italia non abbiamo nemmeno la percezione sulle dimensioni dell'inedito. Tondelli editor batteva le strade della provincia in cerca di voci nuove. Oggi il massimo della novità è Fiorello che legge Camilleri: uno sbadiglio, tra una risata e l'altra, ci seppellirà.

Sulla storia dell'editing, anche quello americano:
http://www.fieralibro.it/fiera/download/1988_fabbrica%20del%20libro.pdf</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@un fottuto scrittore<br />
@la rocca<br />
@livio romano<br />
@fabio</p>
<p>LA RIVINCIA DELLE SCORIE<br />
mi fa piacere che la discussione su autori ed editor non s&#8217;è spenta.<br />
Sento parlare del Grandissimo, che a mia volta non ho avuto la fortuna di conoscere. Be&#8217;, le antologie curate dal Grandissimo, come saprete, nascono dai pezzi usciti su Linus. Gli &#8220;Scarti&#8221;. </p>
<p>Ecco, ripartirei da qui, dagli Scarti, quegli autori pidocchiosi che vuoi mettere con noi che ci sentiamo tanto &#8217;scrittori&#8217;? vuoi mettere con noi che siamo così bravi ma così bravi che mai accetterremmo le forche caudine dell&#8217;autofinanziamento? (Moravia lo fece però). </p>
<p>Vuoi mettere con noi che ci lamentiamo di non avere una lira in tasca e quindi aspettiamo il giorno della Resurrezione, quando il Grande Editor di Mondadori calerà dall&#8217;iperuranio editoriale per venirci a salvare? </p>
<p>Visto che richiedete a gran voce &#8220;casi d&#8217;uso&#8221;, vorrei ricordare a quel Fottuto Scrittore che lamenta di avere le tasche vuote almeno un&#8217;esperienza personale, che mi è capitata durante la mia modesta esperienza professionale. </p>
<p>Lo chiamerò Mister X: un under 25 che dopo aver scritto un racconto, a furia di porte sbattute in faccia, e di editor-impiegati che nemmeno si degnavano di dirgli che cagata &#8217;sto manoscritto che ci hai mandato, allora sai che ha fatto? </p>
<p>Si è trovato un bello sponsor, niente di che, mica Assitalia, anzi, il pizzicarolo, il supermercato sotto casa. E in una manciata di mesi ha trasformato il suo sogno in realtà: un libro pubblicato, distribuito, venduto, e magari con dei risultati migliori che se fosse entrato nell&#8217;empireo Feltrinelli, Bollati o Adelphi (non credo che abbia esaurito la tiratura ma si è rifatto abbondamente delle spese).</p>
<p>Certo, poi c&#8217;è da scremare. Ci sono contratti-capestro e offerte più che generose, ma qui, come al solito (come su tanti altri argomenti discussi su NI) il mondo è tutto bianco o tutto nero: se mi pubblica Einaudi è una figata pazzesca e magari entrerò nel manuale di Ferroni o Luperini, se invece scelgo di pagarmi quello che scrivo sono un porco fetuso (viva viva zapatero, quant&#8217;è bello zapatero, morte agli americani, quanto so&#8217; stronzi gli americani. Il solito schema binario che non concede grigi o chiaroscuri).    </p>
<p>Ecco la funzione dell&#8217;editor, che non è solo quello che mi corregge e revisiona la macchina testuuale, ma anche quello che mi trova l&#8217;offerta più vantaggiosa, i diritti e la promozione, e magari mi organizza anche una (semiseria) presentazione. </p>
<p>Mi direte che Mister X è un illuso? Che il suo è un altro di quei libri destinati al macero? Ma perché, credete davvero che i romanzi di successo vendono quello che ci dicono? Anche il settimanale &#8220;Di Più&#8221; strilla in copertina di tirare un milione di copie alla volta, come le telefonate alla Biscardi. Ebbe&#8217;? Credete che i markettari mondadoriani sono meglio quando ci propinano i loro dati di vendita? Ma pe&#8217; piacere&#8230;</p>
<p>A proposito, Caro Livio, non so da dove tiri fuori &#8217;sta notizia che una recensione su un quotidiano non muove nemmeno &#8216;na copia in termini di venduto. Sinceramente, ho assistito a fenomeni contrari. Recensioni e promozione che facevano vendere eccome. </p>
<p>Se credete così ciecamente nel Caso, come cazzo è che i nomi che ci propinano sono sempre gli stessi? (vedere: almanacchi di repubblica, recensioni dei foglianti, segnalazioni dei manifesti). </p>
<p>Se il mercato funzionasse davvero sulla base del Destino e del Cielo, ogni tanto, dico ogni tanto, potrebbe uscire anche qualche nome nuovo. Ma il sistema Moggi non prevede la variabile Caso, visto che tutto è taroccato (ma qui, come al solito, esagero, estremizzo, prendetemi con le molle).</p>
<p>Be&#8217;, io sto dalla parte degli Scarti, dei poeti di Serie B e di serie C, dei narratori alla Michele Plastino. In questi anni, ne ho letti tanti di presunti velleitari, di quelli che a 70 anni decidono di farsi un regalo pubblicando le loro memorie, delle brave signore che scrivono alla domenica sentendosi un po&#8217; Sveva Casati Modigliani, di tutti i ragazzini under 25 che sfornano diari, libri di viaggio, e fantasy a volontà. </p>
<p>Mi stanno più simpatici loro dei nostri grandi Autori col culo parato e la villa a Capalbio, che si ritirano nella avita magione per deliziare il pubblico con i loro romanzi editati e rieditati, testati e anticipati, segnalati e recensiti, stroncati?, ci mancherebbe! E&#8217; già pronto un regista a farsi avanti per una bella trasposizione. Non faccio nomi ma vorrei tanto (magari sapete quali). </p>
<p>Facile fare il grande scrittore, quando sei bravo, buono e quello giusto. Ma a me da quando andavo a scuola mi sono sempre stati sul cazzo quelli bravi, buoni e giusti. </p>
<p>Io sto dall&#8217;altra parte. Dalla parte di chi viene scartato: mi dispiace ma il suo manoscritto non rientra nella nostra collana editoriale, richiami domani perchè il nostro responsabile al momento non c&#8217;è, per quest&#8217;anno il nostro catalogo è al completo, e tutte le altre stronzate che ci rifilano perchè non gli va neppure di scrivere un rifiuto garbato (per questo dicevo che almeno quelli di Feltrinelli sono più onesti di altri quando scrivono sul sito non ci spedite le vostre cagate).</p>
<p>&#8220;Scarti alla riscossa&#8221;, diceva il Grandissimo. I suoi epigoni (sento parlare di Ballestra, etc&#8230;), purtroppo, l&#8217;hanno tradito : dall&#8217;autobiografia sono caduti nell&#8217;autobiografismo, dalla provincia al provincialismo, dal verismo alle fiction ammanitesche. </p>
<p>Ma Fabio, ricordi che dicevamo a Lecce? la via di fuga sta nei sotterranei della provincia e nelle periferie della metropoli, negli scarti e nei non-adatti, in tutti quelli che non vedranno mai un posto in classifica ma scrivono e scrivono e scrivono cagate su cagate perchè il sound, quello vero, ve lo ricordate il sound della scrittura emotiva?, scorre dentro le vene di tutti, ricchi e poveri, celeberrimi ed esordienti, paganti e pagati.</p>
<p>Scarti: in Italia non abbiamo nemmeno la percezione sulle dimensioni dell&#8217;inedito. Tondelli editor batteva le strade della provincia in cerca di voci nuove. Oggi il massimo della novità è Fiorello che legge Camilleri: uno sbadiglio, tra una risata e l&#8217;altra, ci seppellirà.</p>
<p>Sulla storia dell&#8217;editing, anche quello americano:<br />
<a href="http://www.fieralibro.it/fiera/download/1988_fabbrica%20del%20libro.pdf" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.fieralibro.it');" rel="nofollow">http://www.fieralibro.it/fiera/download/1988_fabbrica%20del%20libro.pdf</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Livio Romano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29565</link>
		<dc:creator>Livio Romano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 19:42:12 +0000</pubDate>
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		<description>Le verità Angelo sai qual è? Che ci sono romanzi inemendabili, scritture senza spessore in partenza, senza talento, senza potenza. Allora lì le cose son 2: se c'è una storia della madonna e un editore fiuta l'affare (e fa benissimo, ché senza gli affari non potrebbe poi produrre né i libri miei ne quelli ni Nicolò ;) mette a fianco all' autore" non un editor ma un ghost, un negro vero e proprio. Sarebbe fin troppo scontato tirare fuori un caso clamoroso della recente narrativa italiana (autore che comunque aveva, ed ha, straordinarie capacità affabulatorie), ma di libri così è piena la storia e sempre lo sarà. Ma se un romanzo è una roba bella, o bella così e così, o bellissima, o importante: be' allora l'editor può aiutare l'autore (stavolta: l'Autore) a trovare il modo migliore di distendere la storia. Ché di questo stiamo alla fine parlando: del modo migiore di tenere fermo il lettore sulla storia, materia in cui gli italiani sono notoriamente deboli. Angelo, suppongo tu conosca anche la leggenda che tirò fuori Baricco sui racconti di Carver, sul suo editor e tutto il resto. Ora, uno sguardo esterno è indispensabile, guarda. Tu all'inizio dici: ma come si permette, ma chi è, ma che vuole. Poi lo ringrazi per averti fatto tagliare un mucchio di ciarpame o riscrivere scene bruttine o inverosimili o dialoghi cretini o descrizioni troppo lunghe o autobiografismi indulgenti. Ma questo sguardo esterno, credimi, ti viene affibbiato SOLO DOPO che quel romanzo ha ricevuto il placet del comitato editoriale (che nelle case editrici vere è composto di diversi livelli, di lettori esteri, di redazioni, di direttori che dicono l'ultima parola). Dopo che, insomma, l'editore ha detto: mi piace, facciamolo. Nell'88 incontrai Tondelli. Lavorava alle sue antologie celeberrime. Disse: "Qua tutti gli autori italiani 'vengono dalla poesia' e non sopportano che si intervenga sulla lingua. Bene. Lasciamo la lingua, ma sulle macrostrutture narrative hanno tutto da imparare per rendere leggibile, fruibile il proprio lavoro". Sulla veridicità di questa affermazione dovete credermi sulla parola perchè: 1) E' l'unica volta che ho incontrato il Grandissimo, quindi potrei ripetere a memoria anche i movimenti che fece, 2) Una volta credutomi, ditemi voi se gente come Brizzi e la Ballestra, scoperti da lui, non siano dei grandi scrittori. Quanto poi alla commerciabilità di un libro lasciamo perdere. Giulio Mozzi tempo fa in Vibrisse ha ospitato un lungo dibattito sugli elementi che possono influenzare il Successo Di Pubblico Clamoroso, coinvolgendo anche economisti e critici, ma senza arrivare ad alcunché. Sono motivi imponderabili, misteriosi, che dipendono probabilmente dal caso, da una serie fortunatissima di fatalità mediatiche mista a attitudine fortuita del testo di intercettare la cresta di un'onda dell'immaginario collettivo in un dato momento. Provate a chiedere agli addetti ai lavori quante copie 'sposta' una pubblicità su un giornale. Numeri irrisori, di nessun valore. Potresti fare anche un grosso investimento sulle tv e sulle radio e non ottenere lo steso successo dato dal Caso. Poi, come dice sempre condivisibilmente Mozzi, un Successo può essere 1) una cagata, 2) una cosetta, 3) una cosa buona, 4) una cosa bella, 5) una cosa bellissima, 6) un capolavoro. Un'ultima cosa. Gli editor NON sono scrittori. Una delle tre o quattro editor più brave in Italia mi ha detto: occorre una grande umiltà per fare questo lavoro, devi saper infilare il coltello nelle carni di scritture sublimi e nello stesso tempo averne il rispetto massimo. Passo e chiudo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le verità Angelo sai qual è? Che ci sono romanzi inemendabili, scritture senza spessore in partenza, senza talento, senza potenza. Allora lì le cose son 2: se c&#8217;è una storia della madonna e un editore fiuta l&#8217;affare (e fa benissimo, ché senza gli affari non potrebbe poi produrre né i libri miei ne quelli ni Nicolò ;) mette a fianco all&#8217; autore&#8221; non un editor ma un ghost, un negro vero e proprio. Sarebbe fin troppo scontato tirare fuori un caso clamoroso della recente narrativa italiana (autore che comunque aveva, ed ha, straordinarie capacità affabulatorie), ma di libri così è piena la storia e sempre lo sarà. Ma se un romanzo è una roba bella, o bella così e così, o bellissima, o importante: be&#8217; allora l&#8217;editor può aiutare l&#8217;autore (stavolta: l&#8217;Autore) a trovare il modo migliore di distendere la storia. Ché di questo stiamo alla fine parlando: del modo migiore di tenere fermo il lettore sulla storia, materia in cui gli italiani sono notoriamente deboli. Angelo, suppongo tu conosca anche la leggenda che tirò fuori Baricco sui racconti di Carver, sul suo editor e tutto il resto. Ora, uno sguardo esterno è indispensabile, guarda. Tu all&#8217;inizio dici: ma come si permette, ma chi è, ma che vuole. Poi lo ringrazi per averti fatto tagliare un mucchio di ciarpame o riscrivere scene bruttine o inverosimili o dialoghi cretini o descrizioni troppo lunghe o autobiografismi indulgenti. Ma questo sguardo esterno, credimi, ti viene affibbiato SOLO DOPO che quel romanzo ha ricevuto il placet del comitato editoriale (che nelle case editrici vere è composto di diversi livelli, di lettori esteri, di redazioni, di direttori che dicono l&#8217;ultima parola). Dopo che, insomma, l&#8217;editore ha detto: mi piace, facciamolo. Nell&#8217;88 incontrai Tondelli. Lavorava alle sue antologie celeberrime. Disse: &#8220;Qua tutti gli autori italiani &#8216;vengono dalla poesia&#8217; e non sopportano che si intervenga sulla lingua. Bene. Lasciamo la lingua, ma sulle macrostrutture narrative hanno tutto da imparare per rendere leggibile, fruibile il proprio lavoro&#8221;. Sulla veridicità di questa affermazione dovete credermi sulla parola perchè: 1) E&#8217; l&#8217;unica volta che ho incontrato il Grandissimo, quindi potrei ripetere a memoria anche i movimenti che fece, 2) Una volta credutomi, ditemi voi se gente come Brizzi e la Ballestra, scoperti da lui, non siano dei grandi scrittori. Quanto poi alla commerciabilità di un libro lasciamo perdere. Giulio Mozzi tempo fa in Vibrisse ha ospitato un lungo dibattito sugli elementi che possono influenzare il Successo Di Pubblico Clamoroso, coinvolgendo anche economisti e critici, ma senza arrivare ad alcunché. Sono motivi imponderabili, misteriosi, che dipendono probabilmente dal caso, da una serie fortunatissima di fatalità mediatiche mista a attitudine fortuita del testo di intercettare la cresta di un&#8217;onda dell&#8217;immaginario collettivo in un dato momento. Provate a chiedere agli addetti ai lavori quante copie &#8217;sposta&#8217; una pubblicità su un giornale. Numeri irrisori, di nessun valore. Potresti fare anche un grosso investimento sulle tv e sulle radio e non ottenere lo steso successo dato dal Caso. Poi, come dice sempre condivisibilmente Mozzi, un Successo può essere 1) una cagata, 2) una cosetta, 3) una cosa buona, 4) una cosa bella, 5) una cosa bellissima, 6) un capolavoro. Un&#8217;ultima cosa. Gli editor NON sono scrittori. Una delle tre o quattro editor più brave in Italia mi ha detto: occorre una grande umiltà per fare questo lavoro, devi saper infilare il coltello nelle carni di scritture sublimi e nello stesso tempo averne il rispetto massimo. Passo e chiudo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: fabio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29558</link>
		<dc:creator>fabio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 16:05:15 +0000</pubDate>
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		<description>ora io non voglio fare il chiosatore di roberto o di chi per lui. nè personalizzare, chè non si va molto lontano. si parlava, se non sbaglio, della struttura del lavoro editoriale italiano, almeno degli ultimi anni (gira e rigira...). con un riferimento buttato lì a come invece, in massima parte, magari accanto alle dinamiche devastanti che regolano il  mercato culturale integrato (globale), funzionano i meccanismi editoriali negli USA (negli USA)... lì, insomma, anche se non si può andare a vedere o toccare con mano questi meccanismi, basta navigare un po' su internet: gli editor hanno un loro sito (come gli 'agenti' degli autori..., sto parlando degli autori 'migliori', non solo quelli 'di cassetta'...). e quindi si può dedurre che lì siano queste figure, non altre, ad avere maggiore 'potere' di parola e di orientamento, a 'dettare' (democraticamente) le scelte (più o meno innovative) degli editori; e così scovare promuovere dialogare scontrarsi lavorare insieme agli autori. magari collaborare con loro, dalla base, per una 'battaglia culturale' condivisa, che vale in tutti i possibili sensi (dell'immaginario, della cura della scrittura, della capacità conoscitiva o visionaria o 'vitale' della letteratura...).

insomma, credo eccome a livio romano (chi lo conosce, anche solo superficilamente come me, sa che è scrittore 'autentico', persona sincera), ma il suo (il tuo) era tutto un discorso, se posso, che salva un'esperienza personale (e di certo editor  competenti assai, 'collaborativi' e 'maieutici' ce ne sono, trasversalmente, in questa o altre generazioni....). ma alla fine sembra che lo status quo vada bene così come è (canone, riviste, editor, editoria, politiche culturali e anche solo politiche-politiche: tutto si tiene). 

visto che (provvidenzialmente) la parola torna a risuonare...: è il 'sistema' che andrebbe messo in discussione, sempre svelato, nel caso criticato... 

poi, per carità, magari proprio cinque minuti fa in quel di tagliacozzo un bravo scrittore è uscito dall'ufficio di un bravo editor, raffinato e 'umano' e tutto il resto,  forse più 'autonomo' e indipendente dei suoi colleghi, forse 'impiegato' in una casa editrice più indipendente delle altre, ed entrambi avranno avuto la sensazione di aver fatto  insieme un bel lavoro. ma se ci fosse un giorno, chessò, un 'ricambio', un grottesco o carnevalesco ribaltamento dei ruoli, per cui è l'editor'-impiegato a farsi un po' più 'manager' e  'dettare' per davvero, non solo a tagliacozzo, l'agenda del mercato editoriale? e non solo a smistare suggerire consigliare... 'farlo', il testo, in coabitazione, ma nella sua accezione più 'radicale'.... e si badi che sempre di commercio, di 'logiche commerciali' sto parlando.

un problema tra i problemi: chi sono, oggi in Italia, tendenzialmente, gli editor, queste strane creature (che tipo di 'figure professionali' sono)? chi 'controlla' il 'controllore', per così dire; c'è la possibilità (e la volontà) di un 'rinnovamento' sostanziale (mica solo generazionale) dei meccanismi della catena editor-editori-scrittori?

saluti, f.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ora io non voglio fare il chiosatore di roberto o di chi per lui. nè personalizzare, chè non si va molto lontano. si parlava, se non sbaglio, della struttura del lavoro editoriale italiano, almeno degli ultimi anni (gira e rigira&#8230;). con un riferimento buttato lì a come invece, in massima parte, magari accanto alle dinamiche devastanti che regolano il  mercato culturale integrato (globale), funzionano i meccanismi editoriali negli USA (negli USA)&#8230; lì, insomma, anche se non si può andare a vedere o toccare con mano questi meccanismi, basta navigare un po&#8217; su internet: gli editor hanno un loro sito (come gli &#8216;agenti&#8217; degli autori&#8230;, sto parlando degli autori &#8216;migliori&#8217;, non solo quelli &#8216;di cassetta&#8217;&#8230;). e quindi si può dedurre che lì siano queste figure, non altre, ad avere maggiore &#8216;potere&#8217; di parola e di orientamento, a &#8216;dettare&#8217; (democraticamente) le scelte (più o meno innovative) degli editori; e così scovare promuovere dialogare scontrarsi lavorare insieme agli autori. magari collaborare con loro, dalla base, per una &#8216;battaglia culturale&#8217; condivisa, che vale in tutti i possibili sensi (dell&#8217;immaginario, della cura della scrittura, della capacità conoscitiva o visionaria o &#8216;vitale&#8217; della letteratura&#8230;).</p>
<p>insomma, credo eccome a livio romano (chi lo conosce, anche solo superficilamente come me, sa che è scrittore &#8216;autentico&#8217;, persona sincera), ma il suo (il tuo) era tutto un discorso, se posso, che salva un&#8217;esperienza personale (e di certo editor  competenti assai, &#8216;collaborativi&#8217; e &#8216;maieutici&#8217; ce ne sono, trasversalmente, in questa o altre generazioni&#8230;.). ma alla fine sembra che lo status quo vada bene così come è (canone, riviste, editor, editoria, politiche culturali e anche solo politiche-politiche: tutto si tiene). </p>
<p>visto che (provvidenzialmente) la parola torna a risuonare&#8230;: è il &#8217;sistema&#8217; che andrebbe messo in discussione, sempre svelato, nel caso criticato&#8230; </p>
<p>poi, per carità, magari proprio cinque minuti fa in quel di tagliacozzo un bravo scrittore è uscito dall&#8217;ufficio di un bravo editor, raffinato e &#8216;umano&#8217; e tutto il resto,  forse più &#8216;autonomo&#8217; e indipendente dei suoi colleghi, forse &#8216;impiegato&#8217; in una casa editrice più indipendente delle altre, ed entrambi avranno avuto la sensazione di aver fatto  insieme un bel lavoro. ma se ci fosse un giorno, chessò, un &#8216;ricambio&#8217;, un grottesco o carnevalesco ribaltamento dei ruoli, per cui è l&#8217;editor&#8217;-impiegato a farsi un po&#8217; più &#8216;manager&#8217; e  &#8216;dettare&#8217; per davvero, non solo a tagliacozzo, l&#8217;agenda del mercato editoriale? e non solo a smistare suggerire consigliare&#8230; &#8216;farlo&#8217;, il testo, in coabitazione, ma nella sua accezione più &#8216;radicale&#8217;&#8230;. e si badi che sempre di commercio, di &#8216;logiche commerciali&#8217; sto parlando.</p>
<p>un problema tra i problemi: chi sono, oggi in Italia, tendenzialmente, gli editor, queste strane creature (che tipo di &#8216;figure professionali&#8217; sono)? chi &#8216;controlla&#8217; il &#8216;controllore&#8217;, per così dire; c&#8217;è la possibilità (e la volontà) di un &#8216;rinnovamento&#8217; sostanziale (mica solo generazionale) dei meccanismi della catena editor-editori-scrittori?</p>
<p>saluti, f.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: angelo petrelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29557</link>
		<dc:creator>angelo petrelli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 15:10:53 +0000</pubDate>
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		<description>guarda nicolò, io non ti conosco, quindi non so se tu sia uno scrittore o un impiegato delle poste o un architetto o un operatore ecologico, ecc ecc. per quanto riguarda livio invece, ho letto la sua storica pubblicazione einaudi.(gli ultimi che ha pubblicato per sironi no.) e non mi ha particolarmente affascinato.

ti faccio io una domanda però: se gli editor possono *migliorare* i libri altrui, e non semplicemente renderli commestibili per un pubblico più vasto possibile, perché non fanno direttamente gli scrittori, se sono così bravi perché si accontentano di guadagnare quattro soldi per mettere a posto i libri degli altri ?  

ora tu mi dirai: ci sono diversi scrittori che fanno *anche* gli editor.. e in realtà non mi hai risposto.

e comunque nicolò, per concludere, applaudendo all’ovvio – si può essere di poche pretese anche senza essere scrittori. questo è il vero problema.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>guarda nicolò, io non ti conosco, quindi non so se tu sia uno scrittore o un impiegato delle poste o un architetto o un operatore ecologico, ecc ecc. per quanto riguarda livio invece, ho letto la sua storica pubblicazione einaudi.(gli ultimi che ha pubblicato per sironi no.) e non mi ha particolarmente affascinato.</p>
<p>ti faccio io una domanda però: se gli editor possono *migliorare* i libri altrui, e non semplicemente renderli commestibili per un pubblico più vasto possibile, perché non fanno direttamente gli scrittori, se sono così bravi perché si accontentano di guadagnare quattro soldi per mettere a posto i libri degli altri ?  </p>
<p>ora tu mi dirai: ci sono diversi scrittori che fanno *anche* gli editor.. e in realtà non mi hai risposto.</p>
<p>e comunque nicolò, per concludere, applaudendo all’ovvio – si può essere di poche pretese anche senza essere scrittori. questo è il vero problema.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Nicolò La Rocca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29555</link>
		<dc:creator>Nicolò La Rocca</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 14:49:31 +0000</pubDate>
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		<description>@Angelo. Una nota polemica: quindi vuoi dire che io e Livio siamo scrittori... di poche pretese? :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Angelo. Una nota polemica: quindi vuoi dire che io e Livio siamo scrittori&#8230; di poche pretese? :-)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Nicolò La Rocca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29554</link>
		<dc:creator>Nicolò La Rocca</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 14:46:22 +0000</pubDate>
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		<description>@Angelo. Scusa, Angelo, ma... fammi un esempio. Conosci qualcuno che abbia dovuto "togliere al testo spessore e volontà letteraria per fini commerciali"? No, guarda, quando si affermano certe cose bisogna portare degli esempi, documentare ciò che si dice. E se si trattasse di poche decine di casi, questi, secondo me, non sarebbero comunque sufficienti a un discorso generale come quello che tu stai cercando di fare e che io non condivido.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Angelo. Scusa, Angelo, ma&#8230; fammi un esempio. Conosci qualcuno che abbia dovuto &#8220;togliere al testo spessore e volontà letteraria per fini commerciali&#8221;? No, guarda, quando si affermano certe cose bisogna portare degli esempi, documentare ciò che si dice. E se si trattasse di poche decine di casi, questi, secondo me, non sarebbero comunque sufficienti a un discorso generale come quello che tu stai cercando di fare e che io non condivido.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: angelo petrelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29549</link>
		<dc:creator>angelo petrelli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 13:25:40 +0000</pubDate>
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		<description>livio, dipende anche dalle pretese che si hanno nei confronti del proprio lavoro(di scrittore). un conto è limare le imperfezioni della narrazione, dei dialoghi e quant'altro, un conto è togliere al testo spessore e “volontà letteraria” per meri fini commerciali.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>livio, dipende anche dalle pretese che si hanno nei confronti del proprio lavoro(di scrittore). un conto è limare le imperfezioni della narrazione, dei dialoghi e quant&#8217;altro, un conto è togliere al testo spessore e “volontà letteraria” per meri fini commerciali.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29532</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 09:46:58 +0000</pubDate>
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		<description>@Romano

Magnifico.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Romano</p>
<p>Magnifico.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Livio Romano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29522</link>
		<dc:creator>Livio Romano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 06:38:37 +0000</pubDate>
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		<description>Così, al volo, confermo e rilancio quanto dice l'ottimo Nicolò La Rocca: gli editor che ho conosciuto io sono persone meravigliose, raffinate, colte, sensibili, indispensabili a migliorare le cose che ho fatto, dai quali ho imparato moltissimo e cui devo un mucchio di consigli fondamentali. Nient'affatto asserviti a un'idea di romanzo-format, anzi spalmati sulla 'tua' poetica, sulla 'tua' storia. Ecco, così, tanto per citare la mia esperienza personale. Poi son pronto a sentirne altre, di storie agli antipodi di questa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Così, al volo, confermo e rilancio quanto dice l&#8217;ottimo Nicolò La Rocca: gli editor che ho conosciuto io sono persone meravigliose, raffinate, colte, sensibili, indispensabili a migliorare le cose che ho fatto, dai quali ho imparato moltissimo e cui devo un mucchio di consigli fondamentali. Nient&#8217;affatto asserviti a un&#8217;idea di romanzo-format, anzi spalmati sulla &#8216;tua&#8217; poetica, sulla &#8216;tua&#8217; storia. Ecco, così, tanto per citare la mia esperienza personale. Poi son pronto a sentirne altre, di storie agli antipodi di questa.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29476</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 17:34:21 +0000</pubDate>
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		<description>@un fottuto scrittore
@la rocca

ammazza, raga'.
Se le vostre penne fossero pistole,
sarei già morto 
e sepolto
saluti

(ne riparleremo, degli editor)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@un fottuto scrittore<br />
@la rocca</p>
<p>ammazza, raga&#8217;.<br />
Se le vostre penne fossero pistole,<br />
sarei già morto<br />
e sepolto<br />
saluti</p>
<p>(ne riparleremo, degli editor)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29469</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 16:35:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29469</guid>
		<description>Ognuno è libero di esprimersi, hai ragione @aufieri, è la realtà. 
Ed è una realtà democratica, tra l'altro.

Purché poi chi si è espresso non soffra se qualcuno gli dice che non è abbastanza bravo, che non ci ha riflettuto abbastanza, che non è abbastanza efficace, che non ha abbastanza talento, che non è riuscito a creare un mondo, o uno stile, che anzi, si è espresso, sì, ma è noiosissimo leggerlo.

Io sono contraria alla sofferenza in tarda età, i vecchi sono una categoria fragile, sono già sulla via dello spegnimento, non vale la pena malmenarli, si doveva far prima, quando avrebbero avuto delle chances di far altro. Preferisco far soffrire i giovani, che hanno la forza di riprendesi o di fare meglio quello che stanno facendo. Ti sembro tanto cattiva?

Il medico pietoso fa la piaga purulenta.

E non me la prenderei con quelli che si annoiano. E' possibile che chi si annoia non sia capace di trovare alternative,  perché no, ma è anche possibile che chi si annoia sia troppo ben abituato. Sia letterariamente viziato. E per questo genere di vizi ho una certa indulgenza.

Questo naturalmente solo in via generale, per darmi la linea;–)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ognuno è libero di esprimersi, hai ragione @aufieri, è la realtà.<br />
Ed è una realtà democratica, tra l&#8217;altro.</p>
<p>Purché poi chi si è espresso non soffra se qualcuno gli dice che non è abbastanza bravo, che non ci ha riflettuto abbastanza, che non è abbastanza efficace, che non ha abbastanza talento, che non è riuscito a creare un mondo, o uno stile, che anzi, si è espresso, sì, ma è noiosissimo leggerlo.</p>
<p>Io sono contraria alla sofferenza in tarda età, i vecchi sono una categoria fragile, sono già sulla via dello spegnimento, non vale la pena malmenarli, si doveva far prima, quando avrebbero avuto delle chances di far altro. Preferisco far soffrire i giovani, che hanno la forza di riprendesi o di fare meglio quello che stanno facendo. Ti sembro tanto cattiva?</p>
<p>Il medico pietoso fa la piaga purulenta.</p>
<p>E non me la prenderei con quelli che si annoiano. E&#8217; possibile che chi si annoia non sia capace di trovare alternative,  perché no, ma è anche possibile che chi si annoia sia troppo ben abituato. Sia letterariamente viziato. E per questo genere di vizi ho una certa indulgenza.</p>
<p>Questo naturalmente solo in via generale, per darmi la linea;–)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea aufieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29467</link>
		<dc:creator>andrea aufieri</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 15:56:43 +0000</pubDate>
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		<description>e io ripeto: tagliamoci le mani, imbavagliamoci, allora!
Ognuno è libero di esprimersi, se ci si annoia evidentemente non si è capaci di trovare alternative.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>e io ripeto: tagliamoci le mani, imbavagliamoci, allora!<br />
Ognuno è libero di esprimersi, se ci si annoia evidentemente non si è capaci di trovare alternative.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29465</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 15:35:41 +0000</pubDate>
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		<description>Mah, bisognerebbe anche vedere il livello degli editor. Chi sceglie gli editor che correggono gli scrittori? Come si formano i correttori? Quali finalità hanno?

In ogni caso questa striscia inizia con un commento che mi sentirei di riprendere, pur nella sua brutalità:


   1.   Luisa Ametrano Says:
      May 30th, 2006 at 12:35

      Bisognerebbe anche dissuadere, a volte, i giovani dal “fare”, non incensarli sempre, incoraggiarli, e così via. La noia non ci deve essere aumentata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mah, bisognerebbe anche vedere il livello degli editor. Chi sceglie gli editor che correggono gli scrittori? Come si formano i correttori? Quali finalità hanno?</p>
<p>In ogni caso questa striscia inizia con un commento che mi sentirei di riprendere, pur nella sua brutalità:</p>
<p>   1.   Luisa Ametrano Says:<br />
      May 30th, 2006 at 12:35</p>
<p>      Bisognerebbe anche dissuadere, a volte, i giovani dal “fare”, non incensarli sempre, incoraggiarli, e così via. La noia non ci deve essere aumentata.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: un fottuto scrittore</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29464</link>
		<dc:creator>un fottuto scrittore</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 15:11:20 +0000</pubDate>
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		<description>roberto ma sii serio. io non ce le ho duemila euro. ti sembra questo il modo di discriminare? l'editoria deve funzionare da filtro, il filtro non può essere se ho oppure non ho le duemila euro. il filtro deve essere un altro. guarda come l'editoria a pagamento ha ridotto la poesia. migliaia di libri improponibili ogni anno senza nemmeno un lettore a testa. e questo perchè? perchè c'è gente pronta a sborsare due-tremila euro come se fosse una cosa normale per pubblicare un libro, proponibile o meno questo non fa differenza e non conta.   Quei cinquanta cento titoli accettabili l'anno si perdono così in un mare magnum di presentazioni, marchette, antologie e contro-recensioni. non mi puoi cascare sull'editoria a pagamento. io ci credo in quello che ho scrivo ho 27 anni e non ho una lira, che cazzo faccio?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>roberto ma sii serio. io non ce le ho duemila euro. ti sembra questo il modo di discriminare? l&#8217;editoria deve funzionare da filtro, il filtro non può essere se ho oppure non ho le duemila euro. il filtro deve essere un altro. guarda come l&#8217;editoria a pagamento ha ridotto la poesia. migliaia di libri improponibili ogni anno senza nemmeno un lettore a testa. e questo perchè? perchè c&#8217;è gente pronta a sborsare due-tremila euro come se fosse una cosa normale per pubblicare un libro, proponibile o meno questo non fa differenza e non conta.   Quei cinquanta cento titoli accettabili l&#8217;anno si perdono così in un mare magnum di presentazioni, marchette, antologie e contro-recensioni. non mi puoi cascare sull&#8217;editoria a pagamento. io ci credo in quello che ho scrivo ho 27 anni e non ho una lira, che cazzo faccio?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Nicolò La Rocca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29463</link>
		<dc:creator>Nicolò La Rocca</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 14:57:31 +0000</pubDate>
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		<description>...ah, ciao Livio!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;ah, ciao Livio!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Nicolò La Rocca</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29462</link>
		<dc:creator>Nicolò La Rocca</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 14:57:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29462</guid>
		<description>Non ho il tempo di argomentare, devo scappare. Però vorrei affermare due cose: 1. non è vero che gli autori non accettino i consigli dell'editor o dell'agente. 2. non è vero che l'editor non dia la sua impronta alle collane dell'editore. Non è vero. Punto. No so chi dice il contrario su cosa basi le sue convinzioni, concretamente. Vorrei essere più concreto anch'io, ma devo andare a Como, col traffico del rientro da Milano...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho il tempo di argomentare, devo scappare. Però vorrei affermare due cose: 1. non è vero che gli autori non accettino i consigli dell&#8217;editor o dell&#8217;agente. 2. non è vero che l&#8217;editor non dia la sua impronta alle collane dell&#8217;editore. Non è vero. Punto. No so chi dice il contrario su cosa basi le sue convinzioni, concretamente. Vorrei essere più concreto anch&#8217;io, ma devo andare a Como, col traffico del rientro da Milano&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29460</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 14:06:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29460</guid>
		<description>@temperanza
@fabio

“lavorare e basta”

“l’‘umanità’ riconquistata”

“Non voglio un pubblico. Sento di scrivere cose che fanno parte di una conversazione. Le conversazioni non hanno pubblico”.  
(Searls, 2001) 

Faccio un po’ di fatica a seguirvi dall’internet point. Comunque, mi sembra che andrebbe analizzato meglio un punto della discussione sul rapporto tra autori ed editori. 

L’agente amica di Temp ha ragione: purtroppo in Italia il confronto gli autori e gli editor è carente. Gli dici “guarda che secondo me questo passaggio andrebbe rivisto, riscritto, tagliato” e quello ti guarda come se fossi un censore, non un compare sul quale contare. 

Ma non è solo colpa degli autori, accidenti. L’amica agente dovrebbe chiedersi come mai in Italia gli editor sono ridotti a impiegati delle case editrici, come mai sul sito di Feltrinelli invece di scrivere ‘spedite i vostri racconti’ c’è scritto che è inutile mandare robaccia tanto non la leggeremo (almeno sono sinceri). 

L’editor italiano medio è un essere fantozziano. Succube del progetto editoriale di chi lo stipendia, è incapace di mettersi per strada e andare a toccare con mano i cambiamenti. E’ molto più comodo restare seduti dietro una scrivania ad aspettare, a selezionare manoscritti neanche fossimo all’ufficio anagrafe, e paraculare con i colleghi il velleitario di turno, piuttosto che uscire, fare il detective, il cacciatore di penne, il promotore culturale. E’ anche frustrante, no?

Altrove, gli editor sono liberi professionisti. Guardano dall’alto in basso gli editori, perché hanno il polso della situazione letteraria, perché vanno in giro, in cerca di autori che magari hanno esordito per un pubblico di nicchia, ed è arrivato il momento di trasformarli in best-seller di qualità. L’Italia preferisce il sistema-Moggi, credete che sia solo calcio? 

E’ un concorso di colpa: editor cani da guardia del padronato editoriale, autori che se gli dici credici! Credici fino in fondo su quello che hai scritto! Se pensi di aver detto davvero qualcosa di interessante, allora investi sulle tue idee, bastano duemila euro, cazzo, è meno dell’anticipo della tua Fiat Punto. Invece quelli ti guardano scandalizzati gridando aiuto, aiuto! L’editoria a pagamento! 

Dovremmo rischiare di più, metterci dentro dei soldi, non solo le nostre idee***. E’ un discorso che vale anche per la Nazione. Ma adesso Artemisia dirà che dopo il numero chiuso voglio mettere anche le mani nelle tasche altrui.   

@Temp 
Che internet sia spazzatura lo pensano in molti, non solo i tuoi coetanei, anche i miei. Per questo Jameson dice che la rivoluzione informatica è una mutazione (antropologica, sociale) “inavvertita”.  

*** per adesso garantisco un assegno postdatato</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@temperanza<br />
@fabio</p>
<p>“lavorare e basta”</p>
<p>“l’‘umanità’ riconquistata”</p>
<p>“Non voglio un pubblico. Sento di scrivere cose che fanno parte di una conversazione. Le conversazioni non hanno pubblico”.<br />
(Searls, 2001) </p>
<p>Faccio un po’ di fatica a seguirvi dall’internet point. Comunque, mi sembra che andrebbe analizzato meglio un punto della discussione sul rapporto tra autori ed editori. </p>
<p>L’agente amica di Temp ha ragione: purtroppo in Italia il confronto gli autori e gli editor è carente. Gli dici “guarda che secondo me questo passaggio andrebbe rivisto, riscritto, tagliato” e quello ti guarda come se fossi un censore, non un compare sul quale contare. </p>
<p>Ma non è solo colpa degli autori, accidenti. L’amica agente dovrebbe chiedersi come mai in Italia gli editor sono ridotti a impiegati delle case editrici, come mai sul sito di Feltrinelli invece di scrivere ‘spedite i vostri racconti’ c’è scritto che è inutile mandare robaccia tanto non la leggeremo (almeno sono sinceri). </p>
<p>L’editor italiano medio è un essere fantozziano. Succube del progetto editoriale di chi lo stipendia, è incapace di mettersi per strada e andare a toccare con mano i cambiamenti. E’ molto più comodo restare seduti dietro una scrivania ad aspettare, a selezionare manoscritti neanche fossimo all’ufficio anagrafe, e paraculare con i colleghi il velleitario di turno, piuttosto che uscire, fare il detective, il cacciatore di penne, il promotore culturale. E’ anche frustrante, no?</p>
<p>Altrove, gli editor sono liberi professionisti. Guardano dall’alto in basso gli editori, perché hanno il polso della situazione letteraria, perché vanno in giro, in cerca di autori che magari hanno esordito per un pubblico di nicchia, ed è arrivato il momento di trasformarli in best-seller di qualità. L’Italia preferisce il sistema-Moggi, credete che sia solo calcio? </p>
<p>E’ un concorso di colpa: editor cani da guardia del padronato editoriale, autori che se gli dici credici! Credici fino in fondo su quello che hai scritto! Se pensi di aver detto davvero qualcosa di interessante, allora investi sulle tue idee, bastano duemila euro, cazzo, è meno dell’anticipo della tua Fiat Punto. Invece quelli ti guardano scandalizzati gridando aiuto, aiuto! L’editoria a pagamento! </p>
<p>Dovremmo rischiare di più, metterci dentro dei soldi, non solo le nostre idee***. E’ un discorso che vale anche per la Nazione. Ma adesso Artemisia dirà che dopo il numero chiuso voglio mettere anche le mani nelle tasche altrui.   </p>
<p>@Temp<br />
Che internet sia spazzatura lo pensano in molti, non solo i tuoi coetanei, anche i miei. Per questo Jameson dice che la rivoluzione informatica è una mutazione (antropologica, sociale) “inavvertita”.  </p>
<p>*** per adesso garantisco un assegno postdatato</p>
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	<item>
		<title>Di: andrea aufieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29454</link>
		<dc:creator>andrea aufieri</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 10:56:33 +0000</pubDate>
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		<description>ok, ognuno ha i propri stimoli e se non ce li ha prima o poi spunta qualcuno a provocarli. 
Ogni tanto preferisco esprimermi, ahimé, come "consumatore", meglio"fruitore", di tali eventi e mi permetto così di dire che i Sud non li gradisco e che accetto la "Notte" solo nell'accezione enfatizzata da Livio, perché poi mi fa riflettere su qualcosa che ha detto anche un assessore provinciale, e cioè che "è possibile che qui si finisce sempre con la taranta?"</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ok, ognuno ha i propri stimoli e se non ce li ha prima o poi spunta qualcuno a provocarli.<br />
Ogni tanto preferisco esprimermi, ahimé, come &#8220;consumatore&#8221;, meglio&#8221;fruitore&#8221;, di tali eventi e mi permetto così di dire che i Sud non li gradisco e che accetto la &#8220;Notte&#8221; solo nell&#8217;accezione enfatizzata da Livio, perché poi mi fa riflettere su qualcosa che ha detto anche un assessore provinciale, e cioè che &#8220;è possibile che qui si finisce sempre con la taranta?&#8221;</p>
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		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29449</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 09:27:58 +0000</pubDate>
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		<description>Mah, Meneghello è di Thiene, Zanzotto è di Pieve di Soligo, e parlo dei vecchi solo per non offendere nessuno, di Vicenza non so niente, ma questa mappatura geografica degli stimoli è deprimente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mah, Meneghello è di Thiene, Zanzotto è di Pieve di Soligo, e parlo dei vecchi solo per non offendere nessuno, di Vicenza non so niente, ma questa mappatura geografica degli stimoli è deprimente.</p>
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		<title>Di: Livio Romano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29448</link>
		<dc:creator>Livio Romano</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 09:01:15 +0000</pubDate>
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		<description>Se ho dato l'impressione di colpevolizzare chi rifiuta questo genere di manifestazioni dello spirito, me ne scuso. Son d'accordo con Andrea, ovviamente. Comunque non si può certo dire che la manifestazione di Melpignano sia 'un fatto commerciale', suvvia ragazzi! E Sanremo cos'è allora? L'Inferno? Io trovo che questo fiorire di eventi, se si continuerà a lavorare con l'attenzione dimostrata finora, non può che essere salutato con ottimismo. E poi e poi mi permettete una nota polemica? A volte i detrattori di queste faccende sono gli esclusi (non è ovviamente il caso di Angelo). Tipo: tutti quelli che detestano i Koreja, I Sud Sound Shystem &#38; so on, chi più chi meno ha dei conti in sospeso (conti in debito, si intende) con l'organizzazione degli eventi stessi. Ho visto coi miei occhi tribuni dell'Abbasso La Taranta Abbasso Tutto Lo Show Biz, gente che urlava nei dibattiti, batteva i pugni, be' io li ho visti coi miei occhi strabuzzare di piacere quando veniva loro offerto un passaggio a Tele Rama o una partecipazione nell'ultima rassegna di paese... suvvia, dai, a volte siamo così emancipati noi salentini, lo dico sul serio, questa grande metropoli diffusa piena di talenti in tutto lo scibile, ma spesso poi si cade nel provincialismo più frusto. Vi sembra una roba 'provinciale' il batterista dei Police che suona per i vicoli della Grecìa? O quell'altro simpatico imbroglione de CSI che tiene atelier e conciona nelle piazze? Insomma a me pare un posto ricchissimo di stimolazioni. E provate un po' a vivere a Terni, non so, a Viterbo, a Crotone, a Vicenza: poi mi dite che stimoli ci sono laggiù... Tutti i miei amici baresi non fanno che ripetermi: non fosse per voi, Bari e la Puglia son finite culturalmente da un pezzo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se ho dato l&#8217;impressione di colpevolizzare chi rifiuta questo genere di manifestazioni dello spirito, me ne scuso. Son d&#8217;accordo con Andrea, ovviamente. Comunque non si può certo dire che la manifestazione di Melpignano sia &#8216;un fatto commerciale&#8217;, suvvia ragazzi! E Sanremo cos&#8217;è allora? L&#8217;Inferno? Io trovo che questo fiorire di eventi, se si continuerà a lavorare con l&#8217;attenzione dimostrata finora, non può che essere salutato con ottimismo. E poi e poi mi permettete una nota polemica? A volte i detrattori di queste faccende sono gli esclusi (non è ovviamente il caso di Angelo). Tipo: tutti quelli che detestano i Koreja, I Sud Sound Shystem &amp; so on, chi più chi meno ha dei conti in sospeso (conti in debito, si intende) con l&#8217;organizzazione degli eventi stessi. Ho visto coi miei occhi tribuni dell&#8217;Abbasso La Taranta Abbasso Tutto Lo Show Biz, gente che urlava nei dibattiti, batteva i pugni, be&#8217; io li ho visti coi miei occhi strabuzzare di piacere quando veniva loro offerto un passaggio a Tele Rama o una partecipazione nell&#8217;ultima rassegna di paese&#8230; suvvia, dai, a volte siamo così emancipati noi salentini, lo dico sul serio, questa grande metropoli diffusa piena di talenti in tutto lo scibile, ma spesso poi si cade nel provincialismo più frusto. Vi sembra una roba &#8216;provinciale&#8217; il batterista dei Police che suona per i vicoli della Grecìa? O quell&#8217;altro simpatico imbroglione de CSI che tiene atelier e conciona nelle piazze? Insomma a me pare un posto ricchissimo di stimolazioni. E provate un po&#8217; a vivere a Terni, non so, a Viterbo, a Crotone, a Vicenza: poi mi dite che stimoli ci sono laggiù&#8230; Tutti i miei amici baresi non fanno che ripetermi: non fosse per voi, Bari e la Puglia son finite culturalmente da un pezzo.</p>
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	<item>
		<title>Di: andrea aufieri</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29447</link>
		<dc:creator>andrea aufieri</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 08:29:09 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile Livio,
ti ho citato all'inizio perciò mi fa piacere che sia entrato anche tu in questa interminabile discussione.
Senza le persone che hanno amato profondamente questa terra non saremmo arrivati da nessuna parte, nemmeno ai tanto vituperati fenomeni commerciali come la taranta, che comunque è divenuta occasione di apertura e di scambio sociale e artistico, questo almeno ciò che io ci vedo di buono. L'arte è spesso anche arte dei luoghi. Se uno in un luogo ci si ritrova per nascita o in qualche modo vi è attratto, è spinto quasi naturalmente a coinvolgerlo nel suo lavoro. Il marketing più o meno scaltro che se ne fa può essere sottolineato e discusso, ma colpevolizzare chi lo attua quanto chi lo rifiuta azzera il confronto, e tutti per le proprie strade.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Livio,<br />
ti ho citato all&#8217;inizio perciò mi fa piacere che sia entrato anche tu in questa interminabile discussione.<br />
Senza le persone che hanno amato profondamente questa terra non saremmo arrivati da nessuna parte, nemmeno ai tanto vituperati fenomeni commerciali come la taranta, che comunque è divenuta occasione di apertura e di scambio sociale e artistico, questo almeno ciò che io ci vedo di buono. L&#8217;arte è spesso anche arte dei luoghi. Se uno in un luogo ci si ritrova per nascita o in qualche modo vi è attratto, è spinto quasi naturalmente a coinvolgerlo nel suo lavoro. Il marketing più o meno scaltro che se ne fa può essere sottolineato e discusso, ma colpevolizzare chi lo attua quanto chi lo rifiuta azzera il confronto, e tutti per le proprie strade.</p>
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	<item>
		<title>Di: Livio Romano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29445</link>
		<dc:creator>Livio Romano</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 07:56:22 +0000</pubDate>
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		<description>Be', io sono fra quelli che adorano la notte della taranta, quindi potremmo discutere all'infinito senza arrivare a niente. Insomma trovo che sia un'intelligentissima operazione partita in sordina e della quale si è man mano scoperta la potenzialità pubblicitaria. Immaginiamo cosa sarebbe il Salento senza quello che tu chiami 'Winspear' o senza, appunto, la notte della taranta e tutto il resto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Be&#8217;, io sono fra quelli che adorano la notte della taranta, quindi potremmo discutere all&#8217;infinito senza arrivare a niente. Insomma trovo che sia un&#8217;intelligentissima operazione partita in sordina e della quale si è man mano scoperta la potenzialità pubblicitaria. Immaginiamo cosa sarebbe il Salento senza quello che tu chiami &#8216;Winspear&#8217; o senza, appunto, la notte della taranta e tutto il resto.</p>
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	</item>
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		<title>Di: angelo petrelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29443</link>
		<dc:creator>angelo petrelli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jun 2006 06:38:35 +0000</pubDate>
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		<description>volevo ritirarmi da questo post, dove ho scritto (e sbagliato anche) già tanto;

ma il problema caro livio è che la qualità dell'esotico, nel caso da te ipotizzato ( o da winspear), non rimanderebbe affatto all"Esotico", ma all'accattivante (nel senso di un qualcosa di assolutamente fruibile), ovvero, per dirla tutta, al commerciale.

se è per questo livio abbiamo l’insopportabile “notte della taranta”.


che poi scusami livio - winspear chiii?!
siamo proprio forti noi salentini.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>volevo ritirarmi da questo post, dove ho scritto (e sbagliato anche) già tanto;</p>
<p>ma il problema caro livio è che la qualità dell&#8217;esotico, nel caso da te ipotizzato ( o da winspear), non rimanderebbe affatto all&#8221;Esotico&#8221;, ma all&#8217;accattivante (nel senso di un qualcosa di assolutamente fruibile), ovvero, per dirla tutta, al commerciale.</p>
<p>se è per questo livio abbiamo l’insopportabile “notte della taranta”.</p>
<p>che poi scusami livio - winspear chiii?!<br />
siamo proprio forti noi salentini.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Livio Romano</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/05/30/editoriale-dei-buoni-sentimenti/#comment-29441</link>
		<dc:creator>Livio Romano</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jun 2006 22:55:31 +0000</pubDate>
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		<description>no scusate, mi son riletto, non è che mi fraintendete, mo'? Edoardo diceva solo "un giorno questa terra diventerà come l'Irlanda, con la sua musica, la sua arte, la sua letteratura fieramente identitarie ma inserite completamente nello scambio, anche commercile, dell'Occidente", ecco, questo diceva Winspeare. Non so se sta andando così. Spesso le cose sono andate come lui le aveva previste se non progettate. Io stesso, d'altronde, per rispondere a Stefano Manca, a lungo ho osteggiato questa etichetta di 'autore made in....", ma insomma io compro un libro di Alan Warner e leggo le storie orgogliosamente ambientate (anche in senso antropologico) in Scozia, insomma viaggio con la fantasia, visito altri posti, ja, tutta la solfa del leggere che sappiamo tutti. Allora il problema è: perché il marketing è stato così potente da imporre alla mia attenzione un autore mediocre come Warner tanto da farmi spendere quasi 50 euro per i suoi libri e invece certe ottime cose che pure si fanno quaggiù non travalicano neppure Bari? Ecco, era questo il sogno di Winspeare: diventare esotici per il mercato globale conservando un forte tratto identitario e contemporaneamente restando aperti a ogni genere di contaminazione col resto dell'ecumene. Lo so. Discorsi vecchi. Ma rispondetemi. Perchè loro c'hanno il marketing che fa vendere dei libri a un abitante di un paese sperduto del sud d'italia e noi no? E' questo il problema vero, alla fine.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>no scusate, mi son riletto, non è che mi fraintendete, mo&#8217;? Edoardo diceva solo &#8220;un giorno questa terra diventerà come l&#8217;Irlanda, con la sua musica, la sua arte, la sua letteratura fieramente identitarie ma inserite completamente nello scambio, anche commercile, dell&#8217;Occidente&#8221;, ecco, questo diceva Winspeare. Non so se sta andando così. Spesso le cose sono andate come lui le aveva previste se non progettate. Io stesso, d&#8217;altronde, per rispondere a Stefano Manca, a lungo ho osteggiato questa etichetta di &#8216;autore made in&#8230;.&#8221;, ma insomma io compro un libro di Alan Warner e leggo le storie orgogliosamente ambientate (anche in senso antropologico) in Scozia, insomma viaggio con la fantasia, visito altri posti, ja, tutta la solfa del leggere che sappiamo tutti. Allora il problema è: perché il marketing è stato così potente da imporre alla mia attenzione un autore mediocre come Warner tanto da farmi spendere quasi 50 euro per i suoi libri e invece certe ottime cose che pure si fanno quaggiù non travalicano neppure Bari? Ecco, era questo il sogno di Winspeare: diventare esotici per il mercato globale conservando un forte tratto identitario e contemporaneamente restando aperti a ogni genere di contaminazione col resto dell&#8217;ecumene. Lo so. Discorsi vecchi. Ma rispondetemi. Perchè loro c&#8217;hanno il marketing che fa vendere dei libri a un abitante di un paese sperduto del sud d&#8217;italia e noi no? E&#8217; questo il problema vero, alla fine.</p>
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