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	<title>Commenti a: Palazzo Yacoubian</title>
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	<description>versione 2.0</description>
	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 15:59:09 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Gian Paolo Serino</title>
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		<dc:creator>Gian Paolo Serino</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 May 2006 15:49:10 +0000</pubDate>
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		<description>Consiglio a Gianni, che ha reso così bene, il senso del ...Palazzo di leggere, se ancora non l'avete fatto,  i racconti raccolti nella plaquette SEPOLTO VIVO (Andrea Chersi editore).
Sono straordinari nella loro denuncia contro i filiosofi "turbantati" della verità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Consiglio a Gianni, che ha reso così bene, il senso del &#8230;Palazzo di leggere, se ancora non l&#8217;avete fatto,  i racconti raccolti nella plaquette SEPOLTO VIVO (Andrea Chersi editore).<br />
Sono straordinari nella loro denuncia contro i filiosofi &#8220;turbantati&#8221; della verità.</p>
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		<title>Di: lucabidoli</title>
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		<dc:creator>lucabidoli</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 May 2006 05:28:56 +0000</pubDate>
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		<description>poche righe, ma incisive. Ricordo che quest'anno è uscito un altro grande libro su una città affascinante e vicina, al limite tra mondi e culture, Istanbul di Orhan Pamuk. Vi scorgo più di una affinità, con Palazzo Yacoubian, perché Pamuk filtra la sua Istanbul attraverso la rete del ricordo, in una infanzia dorata e sognante, nella grande casa della sua famiglia, Palazzo Pamuk ( il titolo poteva essere benissimo anche questo), con la sua corte di personaggi, familiari, amici, ed il dominio incontrastato della matriarca di famiglia. Il libro è anche uno splendido affresco di una Istanbul/Costantinopoli che ha i toni della elegia, di una pavana non così disperata su un mondo ed una città nella quale la storia e gli uomini si sono sedimentati con l'arte sapiente  della tolleranza ed il gusto di una controllata decadenza che derivano  da culture millenarie, da civiltà che hanno già visto tutto o quasi, nelle loro vene.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>poche righe, ma incisive. Ricordo che quest&#8217;anno è uscito un altro grande libro su una città affascinante e vicina, al limite tra mondi e culture, Istanbul di Orhan Pamuk. Vi scorgo più di una affinità, con Palazzo Yacoubian, perché Pamuk filtra la sua Istanbul attraverso la rete del ricordo, in una infanzia dorata e sognante, nella grande casa della sua famiglia, Palazzo Pamuk ( il titolo poteva essere benissimo anche questo), con la sua corte di personaggi, familiari, amici, ed il dominio incontrastato della matriarca di famiglia. Il libro è anche uno splendido affresco di una Istanbul/Costantinopoli che ha i toni della elegia, di una pavana non così disperata su un mondo ed una città nella quale la storia e gli uomini si sono sedimentati con l&#8217;arte sapiente  della tolleranza ed il gusto di una controllata decadenza che derivano  da culture millenarie, da civiltà che hanno già visto tutto o quasi, nelle loro vene.</p>
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