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	<title>Commenti a: GAMMM:::</title>
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	<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 13:24:16 +0000</pubDate>
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		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31791</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jul 2006 17:43:13 +0000</pubDate>
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		<description>@Emma

Sono stata via e non ho potuto seguire, non so se per caso tornerai, mi rendo conto che è un po' tardi, cmq, sono piuttosto d'accordo con la tua conclusione:

"Tuttavia – circoscrivendo e delimitando parecchio il discorso - ritengo di poter affermare con tranquillità che le due poesie di Conte postate qua sopra hanno un valore del tutto trascurabile (eufemismo) anche sul piano della sapienza e della tecnica poetica."

 e anche con quasi tutte le altre cose che dici, mi ero solo resa conto che IO stavo partendo per una specie di tangente poco meditata e soprattutto che mi si stavano aprendo riflessioni che non ero pronta poi a motivare nei commenti di un blog. Poi non ho più avuto il tempo né di seguirle né tanto meno di scriverne.

Il binomio sapienza tecnica/menzogna (prendendo la parola "menzogna piuttosto alla larga) mi intriga assai, ma proprio per questo avrei bisogno di pensarci in modo più meditato.

Alla prossima:–)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Emma</p>
<p>Sono stata via e non ho potuto seguire, non so se per caso tornerai, mi rendo conto che è un po&#8217; tardi, cmq, sono piuttosto d&#8217;accordo con la tua conclusione:</p>
<p>&#8220;Tuttavia – circoscrivendo e delimitando parecchio il discorso - ritengo di poter affermare con tranquillità che le due poesie di Conte postate qua sopra hanno un valore del tutto trascurabile (eufemismo) anche sul piano della sapienza e della tecnica poetica.&#8221;</p>
<p> e anche con quasi tutte le altre cose che dici, mi ero solo resa conto che IO stavo partendo per una specie di tangente poco meditata e soprattutto che mi si stavano aprendo riflessioni che non ero pronta poi a motivare nei commenti di un blog. Poi non ho più avuto il tempo né di seguirle né tanto meno di scriverne.</p>
<p>Il binomio sapienza tecnica/menzogna (prendendo la parola &#8220;menzogna piuttosto alla larga) mi intriga assai, ma proprio per questo avrei bisogno di pensarci in modo più meditato.</p>
<p>Alla prossima:–)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31521</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2006 08:32:23 +0000</pubDate>
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		<description>mazza quanto tira la vanguardia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mazza quanto tira la vanguardia.</p>
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		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31363</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2006 12:40:09 +0000</pubDate>
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		<description>Che bei commenti, Emma! Eh, quanno ce vo' ce vo'!!! :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che bei commenti, Emma! Eh, quanno ce vo&#8217; ce vo&#8217;!!! :-)</p>
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		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31361</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2006 11:39:18 +0000</pubDate>
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		<description>Non è che conosco il Conte-pensiero o la Conte-poesia a menadito.
In realtà ho letto per intero solo “Ferite e rifioriture”.
Ma questo libro mi ha colpito. Parecchio. In negativo.

Ho dei pregiudizi?
Non riesco a digerire il passaggio repentino da un’Avanguardia che più Avanguardia non si può a una Tradizione che più Tradizione non si può?
Può darsi.
In generale (non credo di essere un caso isolato) mi infastidisce chi un giorno mi vuole convincere a tutti i costi (con insistenza) di una cosa e il giorno dopo vuole convincermi a tutti i costi (con pari insistenza) del contrario.

Tu chiedi: “Dov’era la grande menzogna? Quella degli anni ‘70 o quella di adesso? O nessuna?”
Sul piano strettamente logico manca la quarta domanda-opzione: “Tutte e due?”.

Giusto o sbagliato che sia, in poesia la “menzogna” dà più fastidio che in altri contesti letterari, contesti in cui è normale amministrazione, ha valore aggiunto, viene addirittura a coincidere con l’idea di creatività.
Meglio, in poesia la “menzogna” (la sensazione di “menzogna”) dà fastidio (a me dà fastidio) quando il poeta esibisce la propria “sincerità” e la propria “autenticità” ogni tre per due, in modo stucchevole, semplicistico o finto-semplicistico (è ciò che fa Conte in “Ferite e rifioriture”).

Allora: la “poetica” di Conte non mi convince affatto. 
Allora – forse – sono di parte.

Quanto alla "sapienza" e alla "tecnica" poetiche.
Può darsi che Conte – in generale – sia un campione di "sapienza” e di “tecnica” poetiche.
Può darsi che su questo aspetto della questione io debba tacere, per conclamata incompetenza.
Tuttavia – circoscrivendo e delimitando parecchio il discorso - ritengo di poter affermare con tranquillità che le due poesie di Conte postate qua sopra hanno un valore del tutto trascurabile (eufemismo) anche sul piano della sapienza e della tecnica poetica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non è che conosco il Conte-pensiero o la Conte-poesia a menadito.<br />
In realtà ho letto per intero solo “Ferite e rifioriture”.<br />
Ma questo libro mi ha colpito. Parecchio. In negativo.</p>
<p>Ho dei pregiudizi?<br />
Non riesco a digerire il passaggio repentino da un’Avanguardia che più Avanguardia non si può a una Tradizione che più Tradizione non si può?<br />
Può darsi.<br />
In generale (non credo di essere un caso isolato) mi infastidisce chi un giorno mi vuole convincere a tutti i costi (con insistenza) di una cosa e il giorno dopo vuole convincermi a tutti i costi (con pari insistenza) del contrario.</p>
<p>Tu chiedi: “Dov’era la grande menzogna? Quella degli anni ‘70 o quella di adesso? O nessuna?”<br />
Sul piano strettamente logico manca la quarta domanda-opzione: “Tutte e due?”.</p>
<p>Giusto o sbagliato che sia, in poesia la “menzogna” dà più fastidio che in altri contesti letterari, contesti in cui è normale amministrazione, ha valore aggiunto, viene addirittura a coincidere con l’idea di creatività.<br />
Meglio, in poesia la “menzogna” (la sensazione di “menzogna”) dà fastidio (a me dà fastidio) quando il poeta esibisce la propria “sincerità” e la propria “autenticità” ogni tre per due, in modo stucchevole, semplicistico o finto-semplicistico (è ciò che fa Conte in “Ferite e rifioriture”).</p>
<p>Allora: la “poetica” di Conte non mi convince affatto.<br />
Allora – forse – sono di parte.</p>
<p>Quanto alla &#8220;sapienza&#8221; e alla &#8220;tecnica&#8221; poetiche.<br />
Può darsi che Conte – in generale – sia un campione di &#8220;sapienza” e di “tecnica” poetiche.<br />
Può darsi che su questo aspetto della questione io debba tacere, per conclamata incompetenza.<br />
Tuttavia – circoscrivendo e delimitando parecchio il discorso - ritengo di poter affermare con tranquillità che le due poesie di Conte postate qua sopra hanno un valore del tutto trascurabile (eufemismo) anche sul piano della sapienza e della tecnica poetica.</p>
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	<item>
		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31359</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2006 11:28:11 +0000</pubDate>
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		<description>@Temperanza

Si rischia (colpa mia) di parlare molto di Conte e troppo poco di GAMMM.
Vabbé.

Ricordo che una questione-Conte su N.I. era emersa nel corso di una lunga discussione su “Parola plurale”. La questione era stata sollevata da Giovanni Ch., qui:
http://www.nazioneindiana.com/2005/10/27/parola-plurale-2/

In “Parola plurale” Conte viene stroncato. 
Qualcuno potrebbe sostenere che Cortellessa (l'autore della stroncatura) è “schierato”; o che Cortellessa preferirebbe senz’altro, a priori, i poeti di GAMMM.
Conte tuttavia viene bruscamente liquidato anche da Enrico Testa, in “Dopo la lirica”.
Perché?
“Giuseppe Conte non è amato dall’Accademia” - affermava in quell’occasione Giovanni Ch. 

Sono andata a spulciare nella giuria del Viareggio (colpa tua). Mi sembra che gli accademici siano davvero tanti (http://www.viareggino.it/notizie/repaci/).
Dunque?
Ha deciso tutto l’accoppiata (micidiale accoppiata?) Cucchi-Mondadori? 
Quella motivazione per il premio a “Ferite e rifioriture” (iperbolica – ridicola) chi l’ha scritta?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Temperanza</p>
<p>Si rischia (colpa mia) di parlare molto di Conte e troppo poco di GAMMM.<br />
Vabbé.</p>
<p>Ricordo che una questione-Conte su N.I. era emersa nel corso di una lunga discussione su “Parola plurale”. La questione era stata sollevata da Giovanni Ch., qui:<br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/2005/10/27/parola-plurale-2/"  rel="nofollow">http://www.nazioneindiana.com/2005/10/27/parola-plurale-2/</a></p>
<p>In “Parola plurale” Conte viene stroncato.<br />
Qualcuno potrebbe sostenere che Cortellessa (l&#8217;autore della stroncatura) è “schierato”; o che Cortellessa preferirebbe senz’altro, a priori, i poeti di GAMMM.<br />
Conte tuttavia viene bruscamente liquidato anche da Enrico Testa, in “Dopo la lirica”.<br />
Perché?<br />
“Giuseppe Conte non è amato dall’Accademia” - affermava in quell’occasione Giovanni Ch. </p>
<p>Sono andata a spulciare nella giuria del Viareggio (colpa tua). Mi sembra che gli accademici siano davvero tanti (http://www.viareggino.it/notizie/repaci/).<br />
Dunque?<br />
Ha deciso tutto l’accoppiata (micidiale accoppiata?) Cucchi-Mondadori?<br />
Quella motivazione per il premio a “Ferite e rifioriture” (iperbolica – ridicola) chi l’ha scritta?</p>
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	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31324</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2006 17:40:19 +0000</pubDate>
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		<description>Ho detto una grandissima stupidaggine. Non la posso cancellare e dunque faccio una precisazione, stiamo parlando di "poetiche" qui, giusto? Perché quanto a "sapienza" poetica, doti, strumenti non mi sentirei di aprire bocca. E probabilmente a questo è dovuto il Viareggio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho detto una grandissima stupidaggine. Non la posso cancellare e dunque faccio una precisazione, stiamo parlando di &#8220;poetiche&#8221; qui, giusto? Perché quanto a &#8220;sapienza&#8221; poetica, doti, strumenti non mi sentirei di aprire bocca. E probabilmente a questo è dovuto il Viareggio.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31322</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2006 17:24:51 +0000</pubDate>
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		<description>@Emma

Mi ero persa il testo di Muray. Da un lato, come dargli torto? dall'altro però mi è venuto da pensare, e non per la prima volta, che le invettive mettono molta carne al fuoco e lasciano le cose come stanno.
 
Sul "facilismo" sono d'accordo.


Quanto alla recensione di Giovanni Ch. a Conte, mi è parso di capire dal commento di Biondillo che sono amici, non so se è vero, si è amici perché si è in consonanza, o si finisce in consonanza perché si è amici, un'amicizia severa è molto rara. Andrea Cortellessa nella scheda a 'parola plurale' lo stronca, ma io, vi confesso, adesso avrei voglia di mettermi a studiarlo per capire PERCHE' sia finito a scrivere quello che scrive. Dov'era la grande menzogna? Quella degli anni '70 o quella di adesso? O nessuna?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Emma</p>
<p>Mi ero persa il testo di Muray. Da un lato, come dargli torto? dall&#8217;altro però mi è venuto da pensare, e non per la prima volta, che le invettive mettono molta carne al fuoco e lasciano le cose come stanno.</p>
<p>Sul &#8220;facilismo&#8221; sono d&#8217;accordo.</p>
<p>Quanto alla recensione di Giovanni Ch. a Conte, mi è parso di capire dal commento di Biondillo che sono amici, non so se è vero, si è amici perché si è in consonanza, o si finisce in consonanza perché si è amici, un&#8217;amicizia severa è molto rara. Andrea Cortellessa nella scheda a &#8216;parola plurale&#8217; lo stronca, ma io, vi confesso, adesso avrei voglia di mettermi a studiarlo per capire PERCHE&#8217; sia finito a scrivere quello che scrive. Dov&#8217;era la grande menzogna? Quella degli anni &#8216;70 o quella di adesso? O nessuna?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31292</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2006 14:34:02 +0000</pubDate>
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		<description>dispiaciuto di non poter rispondere ora alle domande (e a quelli che posso giudicare fraintendimenti, anche) in questo tratto di tempo attraversato da superlavoro inatteso, mi riprometto di farlo sia su questo spazio, in ulteriori commenti postati anche quando l'articolo sarà fuori dalla homepage, sia eventualmente in altri spazi in rete.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>dispiaciuto di non poter rispondere ora alle domande (e a quelli che posso giudicare fraintendimenti, anche) in questo tratto di tempo attraversato da superlavoro inatteso, mi riprometto di farlo sia su questo spazio, in ulteriori commenti postati anche quando l&#8217;articolo sarà fuori dalla homepage, sia eventualmente in altri spazi in rete.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31282</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2006 10:18:57 +0000</pubDate>
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		<description>Chi sa se sotto una puttanata del genere, elargita in spregio di qualsiasi senso del ridicolo, ci sono le firme di "tutti" i giurati.
Sarebbe bello verificarlo.

Ho ri-sfogliato il libro (cioè ho strappato altre pagine) e mi sono ancora di più convinto che Biondillo sia un grandissimo critico letterario. Ha proprio ragione, e la sua sintesi è mirabile: è un libro "commovente".</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Chi sa se sotto una puttanata del genere, elargita in spregio di qualsiasi senso del ridicolo, ci sono le firme di &#8220;tutti&#8221; i giurati.<br />
Sarebbe bello verificarlo.</p>
<p>Ho ri-sfogliato il libro (cioè ho strappato altre pagine) e mi sono ancora di più convinto che Biondillo sia un grandissimo critico letterario. Ha proprio ragione, e la sua sintesi è mirabile: è un libro &#8220;commovente&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31281</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2006 10:08:20 +0000</pubDate>
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		<description>Questa la motivazione del Viareggio a “Ferite e rifioriture”.

”Momento culminante di una storia poetica iniziata trent’anni fa con L’ultimo aprile bianco, Ferite e rifioriture si caratterizza per un registro epico, nel quale figurano, forse per la prima volta, momenti di intenso pathos autobiografico.
Nel libro precipitano, dunque, abbandono, inquietudine e malinconia che investono di senso inedito il grande tema della poesia di Conte e della nostra vita: il destino della cultura occidentale.”

Bluff al cubo, direi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questa la motivazione del Viareggio a “Ferite e rifioriture”.</p>
<p>”Momento culminante di una storia poetica iniziata trent’anni fa con L’ultimo aprile bianco, Ferite e rifioriture si caratterizza per un registro epico, nel quale figurano, forse per la prima volta, momenti di intenso pathos autobiografico.<br />
Nel libro precipitano, dunque, abbandono, inquietudine e malinconia che investono di senso inedito il grande tema della poesia di Conte e della nostra vita: il destino della cultura occidentale.”</p>
<p>Bluff al cubo, direi.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: emma</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31280</link>
		<dc:creator>emma</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2006 09:59:24 +0000</pubDate>
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		<description>@Wovoka e Temperanza

Neanche io sono per il partito del difficilismo. Non mi diverte avere a che fare con una cosa che non capisco, meno ancora mi diverte avere a che fare con una cosa che non capisco e che sospetto essere un bluff.
Di per sé tuttavia il facilismo non mi garantisce.
Il libro di Conte potrebbe essere un esempio di facilismo, ma secondo me è anche un esempio di bluff.
Ciò che mi ha spinto a leggerlo fino in fondo non è stato il “facile”, ma la voglia di scoprire fino a che punto può arrivare la faccia tosta in poesia.
Ricordo poi che ho tirato in ballo Conte su N.I. nei commenti a un articolo di Philippe Muray postato da Forlani, questo: 
http://www.nazioneindiana.com/2006/04/20/a-gamba-tesa-philippe-muray/
L'articolo mi pare in tema, almeno in gran parte.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Wovoka e Temperanza</p>
<p>Neanche io sono per il partito del difficilismo. Non mi diverte avere a che fare con una cosa che non capisco, meno ancora mi diverte avere a che fare con una cosa che non capisco e che sospetto essere un bluff.<br />
Di per sé tuttavia il facilismo non mi garantisce.<br />
Il libro di Conte potrebbe essere un esempio di facilismo, ma secondo me è anche un esempio di bluff.<br />
Ciò che mi ha spinto a leggerlo fino in fondo non è stato il “facile”, ma la voglia di scoprire fino a che punto può arrivare la faccia tosta in poesia.<br />
Ricordo poi che ho tirato in ballo Conte su N.I. nei commenti a un articolo di Philippe Muray postato da Forlani, questo:<br />
<a href="http://www.nazioneindiana.com/2006/04/20/a-gamba-tesa-philippe-muray/"  rel="nofollow">http://www.nazioneindiana.com/2006/04/20/a-gamba-tesa-philippe-muray/</a><br />
L&#8217;articolo mi pare in tema, almeno in gran parte.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31235</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2006 17:24:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31235</guid>
		<description>@Wowo

su questo: 

"Ma il difficilismo rimarrà sempre, purtroppo, una tattica “localmente” vincente - una manifestazione della costitutiva tensione ad approfittare, più o meno benignamente, dell’ignoranza altrui."

con me sfondi porte aperte. 

E anche il resto mi convince. Penso che si debba restare in ascolto, e andare sempre a vedere e avere "memoria". Più se ne sa (più memoria si macina) più l'orecchio si esercita, e non è tanto facile perché non si esercita solo alla poesia, ma anche all'umano nel quale si cala. 

Perché l'autore non ci sarà più, il soggetto sarà indeciso se esserci o meno, ma i nostri corpi sono qui a ricordarci che ancora non siamo mere presenze virtuali.

Quelle lettere di Pound che ho citato sono un esempio a mio avviso magnifico della "semplicità" - nella complessità del pensiero poetico - con cui un grande (spero che nessuno lo creda un poetucolo nazi e marginale) poeta parlava di poesia, del suo farsi e anche del suo quotidiano organizzarsi, come se fosse nella sua cucina a tagliar peperoni. Insomma "senza tirarsela", tanto per essere eleganti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Wowo</p>
<p>su questo: </p>
<p>&#8220;Ma il difficilismo rimarrà sempre, purtroppo, una tattica “localmente” vincente - una manifestazione della costitutiva tensione ad approfittare, più o meno benignamente, dell’ignoranza altrui.&#8221;</p>
<p>con me sfondi porte aperte. </p>
<p>E anche il resto mi convince. Penso che si debba restare in ascolto, e andare sempre a vedere e avere &#8220;memoria&#8221;. Più se ne sa (più memoria si macina) più l&#8217;orecchio si esercita, e non è tanto facile perché non si esercita solo alla poesia, ma anche all&#8217;umano nel quale si cala. </p>
<p>Perché l&#8217;autore non ci sarà più, il soggetto sarà indeciso se esserci o meno, ma i nostri corpi sono qui a ricordarci che ancora non siamo mere presenze virtuali.</p>
<p>Quelle lettere di Pound che ho citato sono un esempio a mio avviso magnifico della &#8220;semplicità&#8221; - nella complessità del pensiero poetico - con cui un grande (spero che nessuno lo creda un poetucolo nazi e marginale) poeta parlava di poesia, del suo farsi e anche del suo quotidiano organizzarsi, come se fosse nella sua cucina a tagliar peperoni. Insomma &#8220;senza tirarsela&#8221;, tanto per essere eleganti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31233</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2006 17:12:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31233</guid>
		<description>Esattissimo! Ma il difficilismo rimarrà sempre, purtroppo, una tattica "localmente" vincente - una manifestazione della costitutiva tensione ad approfittare, più o meno benignamente, dell'ignoranza altrui. Il problema diventa allora come valutare la "distanza" un frutto che non sia già alla nostra portata, perché ovviamente l'albero di ricerca non può essere visitato esaustivamente né per ampiezza né per profondità. Andiamo quindi a fiuto ma senza ridicolo pretese d'infallibilità. Per fare esempio, tra i due tartufi che seguono preferisco di gran lunga il secondo.

Come forma che non vuol essere altro che forma, l'opera d'arte appar tale solo a chi sa vederla come pura riuscita, cioè a chi sa rendersi conto ch'essa è come dev'essere e dev'essere com'è. [..] L'opera d'arte appar tale solo se la sua compiutezza si mostra come riuscita di un processo di formazione, solo se la sua totalità si svela come il processo stesso nell'atto di concludersi nell'unico punto in cui doveva formarsi, solo se la sua armonia dichiara ch'essa non poteva esser fatta se non nel modo in cui è stata fatta [..] altrimenti non s'intende, nell'opera, la coesione che ne tiene strettamente unite le parti, né si capisce perché essa non può essere se non così com'è, e le sue parti non possono essere che quelle, e con quella collocazione e con quelle relazioni fra loro e col tutto: l'opera d'arte non sarebbe vista come opera d'arte. [Luigi Pareyson in "Estetica"]

Ogni particolare creatore - romanziere, compositore o programmatore che sia, è accellerato nello spazio dei progetti da un insieme di abitudini particolarmente distintivo noto come stile [Hofstadter ...etc]. E' lo stile che ci vincola e allo stesso tempo ci offre le opportunità, imprimendo una direzione positiva alle nostre esplorazioni, ma soltanto rappresentando in altro modo regioni confinanti che ci sono proibite - e se sono proibite a noi in particolare, probabilmente sono proibite a chiunque per sempre. Gli stili individuali sono davvero unici, prodotti di incalcolabili miliardi di felici incontri casuali avvenuti nel corso degli eoni, incontri che hanno prodotto dapprima un genoma unico, poi un'educazione unica e infine un insieme unico di esperienze di vita. Proust non ebbe mai la possibilità di scrivere qualche romanzo sulla guerra del Vietnam e nessun altro potrebbe scrivere quei romanzi - romanzi che raccontino quel periodo con il suo stile. Siamo bloccati, essendo reali e finiti, in un angoletto minuscolo dello spazio totale delle possibilità, ma quale meravigliosa realtà ci è comunque accessibile, grazie al lavoro di ricerca e sviluppo di tutti i nostri predecessori! Tanto vale sfruttare al meglio quanto abbiamo, lasciando in tal modo ai nostri discendenti qualcosa di più su cui lavorare. [Daniel Dennett, L'idea pericolosa di Darwin - cap.15 la mente nuova dell'imperatore e altre favole - p.574-575].</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Esattissimo! Ma il difficilismo rimarrà sempre, purtroppo, una tattica &#8220;localmente&#8221; vincente - una manifestazione della costitutiva tensione ad approfittare, più o meno benignamente, dell&#8217;ignoranza altrui. Il problema diventa allora come valutare la &#8220;distanza&#8221; un frutto che non sia già alla nostra portata, perché ovviamente l&#8217;albero di ricerca non può essere visitato esaustivamente né per ampiezza né per profondità. Andiamo quindi a fiuto ma senza ridicolo pretese d&#8217;infallibilità. Per fare esempio, tra i due tartufi che seguono preferisco di gran lunga il secondo.</p>
<p>Come forma che non vuol essere altro che forma, l&#8217;opera d&#8217;arte appar tale solo a chi sa vederla come pura riuscita, cioè a chi sa rendersi conto ch&#8217;essa è come dev&#8217;essere e dev&#8217;essere com&#8217;è. [..] L&#8217;opera d&#8217;arte appar tale solo se la sua compiutezza si mostra come riuscita di un processo di formazione, solo se la sua totalità si svela come il processo stesso nell&#8217;atto di concludersi nell&#8217;unico punto in cui doveva formarsi, solo se la sua armonia dichiara ch&#8217;essa non poteva esser fatta se non nel modo in cui è stata fatta [..] altrimenti non s&#8217;intende, nell&#8217;opera, la coesione che ne tiene strettamente unite le parti, né si capisce perché essa non può essere se non così com&#8217;è, e le sue parti non possono essere che quelle, e con quella collocazione e con quelle relazioni fra loro e col tutto: l&#8217;opera d&#8217;arte non sarebbe vista come opera d&#8217;arte. [Luigi Pareyson in "Estetica"]</p>
<p>Ogni particolare creatore - romanziere, compositore o programmatore che sia, è accellerato nello spazio dei progetti da un insieme di abitudini particolarmente distintivo noto come stile [Hofstadter ...etc]. E&#8217; lo stile che ci vincola e allo stesso tempo ci offre le opportunità, imprimendo una direzione positiva alle nostre esplorazioni, ma soltanto rappresentando in altro modo regioni confinanti che ci sono proibite - e se sono proibite a noi in particolare, probabilmente sono proibite a chiunque per sempre. Gli stili individuali sono davvero unici, prodotti di incalcolabili miliardi di felici incontri casuali avvenuti nel corso degli eoni, incontri che hanno prodotto dapprima un genoma unico, poi un&#8217;educazione unica e infine un insieme unico di esperienze di vita. Proust non ebbe mai la possibilità di scrivere qualche romanzo sulla guerra del Vietnam e nessun altro potrebbe scrivere quei romanzi - romanzi che raccontino quel periodo con il suo stile. Siamo bloccati, essendo reali e finiti, in un angoletto minuscolo dello spazio totale delle possibilità, ma quale meravigliosa realtà ci è comunque accessibile, grazie al lavoro di ricerca e sviluppo di tutti i nostri predecessori! Tanto vale sfruttare al meglio quanto abbiamo, lasciando in tal modo ai nostri discendenti qualcosa di più su cui lavorare. [Daniel Dennett, L'idea pericolosa di Darwin - cap.15 la mente nuova dell'imperatore e altre favole - p.574-575].</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31232</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2006 17:08:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31232</guid>
		<description>Un po' OT, ma mi sono capitate tra le mani, cercando qualche testo non proprio agevole per Wowo, le lettere di Pound, le consiglio ai lettori di poesia magari ancora troppo giovani per conoscerle, perché sono certa che quelli appena più vecchi già le hanno lette, 

Ezra Pound, Lettere 1907-1958. Prefazione e cura di Aldo Tagliaferri, Feltrinelli, 1980

Sono certa che sono ancora in catalogo, o almeno lo spero, perché è una lettura appassionante, divertente e istruttiva, vi copio dalla  lettera da parigi del 18 marzo 1922 a William Carlos William per sfilargli qualche soldo e liberare Eliot dal lavoro in banca:

"Caro Bullll
il fatto è che Eliot è all'ultimo respiro. Ha avuto un crollo. Dobbiamo fare subito qualcosa.
Mi sono dedficato alla faccenda e sono stanco morto a forza di martellare la macchina da scrivere. Sono stati presi provvedimenti. Richard e io ci siamo impegnati per dieci sterline all'anno ... 
Tu puoi metterci 50 dollari?
Tenterei di non farteli perdere, più avanti. Voglio dire che la lotta sta nel liberare il primo uomo. "Liberazione di enegia per invenzione e progetto" secondo le migliori teorie economiche. DOPO che Eliot  sarà stato liberato, sarà molto più facile fare uscire il secondo, il terzo e il decimo prigioniero.
Ti sosterrò se  vorrai essere tu il secondo. Ma non credo che tu voglia lasciare gli Stati Uniti per sempre. Penso che tu soffra di nervi, che tu in realtà abbia paura di lasciare Rutherford... "

Mi scuso per tutto lo spazio che ho preso ma volevo far vedere a chi non lo sapesse che non c'era poi tanta differenza, da un certo punto di vista, la vita di un poeta era dura anche allora:–)))</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un po&#8217; OT, ma mi sono capitate tra le mani, cercando qualche testo non proprio agevole per Wowo, le lettere di Pound, le consiglio ai lettori di poesia magari ancora troppo giovani per conoscerle, perché sono certa che quelli appena più vecchi già le hanno lette, </p>
<p>Ezra Pound, Lettere 1907-1958. Prefazione e cura di Aldo Tagliaferri, Feltrinelli, 1980</p>
<p>Sono certa che sono ancora in catalogo, o almeno lo spero, perché è una lettura appassionante, divertente e istruttiva, vi copio dalla  lettera da parigi del 18 marzo 1922 a William Carlos William per sfilargli qualche soldo e liberare Eliot dal lavoro in banca:</p>
<p>&#8220;Caro Bullll<br />
il fatto è che Eliot è all&#8217;ultimo respiro. Ha avuto un crollo. Dobbiamo fare subito qualcosa.<br />
Mi sono dedficato alla faccenda e sono stanco morto a forza di martellare la macchina da scrivere. Sono stati presi provvedimenti. Richard e io ci siamo impegnati per dieci sterline all&#8217;anno &#8230;<br />
Tu puoi metterci 50 dollari?<br />
Tenterei di non farteli perdere, più avanti. Voglio dire che la lotta sta nel liberare il primo uomo. &#8220;Liberazione di enegia per invenzione e progetto&#8221; secondo le migliori teorie economiche. DOPO che Eliot  sarà stato liberato, sarà molto più facile fare uscire il secondo, il terzo e il decimo prigioniero.<br />
Ti sosterrò se  vorrai essere tu il secondo. Ma non credo che tu voglia lasciare gli Stati Uniti per sempre. Penso che tu soffra di nervi, che tu in realtà abbia paura di lasciare Rutherford&#8230; &#8221;</p>
<p>Mi scuso per tutto lo spazio che ho preso ma volevo far vedere a chi non lo sapesse che non c&#8217;era poi tanta differenza, da un certo punto di vista, la vita di un poeta era dura anche allora:–)))</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31231</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2006 16:40:12 +0000</pubDate>
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		<description>@Wowoka

13 settembre 1959  (Variante)

Luna puella pallidula,
Luna flora eremitica,
Luna unica selenita,
distonia vita traviata,
atonia vita evitata,
mataia, matta morula,
vampirisma, paralisi,
glabro latte, polarizzato zucchero, 
peste innocente, patrona inclemente,
protovergine, alfa privativo,
degravitante sughero,
pomo e potenza della polvere


...

 da: Andrea Zanzotto, Poesie (1938-1972) a cura di Stefano Agosti, Oscar Mondadori, 1973

------------------------------------------------------------------------
Canto LXXXI

Zeus giace in grembo e Cerere
   Taishan è servito da amori
             sotto Citera, prima dell'alba
e egli disse: Hay aquì mucho catolicismo–(pronunciato catolizismo)
             y muy poco reliHion"
e egli disse: Yo creo que lor reyes desparecen"
Quello era Padre José Elizondo
               nel 1906 e nel 1017
o verso il 1917
              e Dolores disse: como pan, nino," mangia il pane, bimbo mio,
Sargent l'aveva dipinta
                              prima di scendere la china

...

 da: Ezra Pound, Canti Pisani, Grandi libri Garzanti, 1977

---------------------------------------------------------

Impiega ami nitore o sporadico
Aroma a le dee carpire di Terra

Prenderne un fioco, che nato
Brusisce, vocìo, da unire all'ambra su

 da:Osvaldo Coluccino

---------------------------------------------------------------------

A proposito di questa poesia di Coluccino riprendo dalla prefazione di Stefano Agosti a O.C., Strumenti d'uso comune, Campanotto, 1994 dopo la sua analisi di questi diversi, soltanto questa frase:

"Operiamo pure delle traduzioni in linguaggio lineare, ma riportiamoci poi alle figure complesse della poesia" 

Come vedi quando parlo di "difficilismo" non parlo di testi complessi e difficili. Le figure complesse della poesia non sono difficilismo, difficilismo è un passo (o anche più d'uno) prima della complessità, la complessità può essere anche il frutto non immediatamente chiaro di un estremo processo di sintesi e di erosione dopo aver lavorato in lungo, in largo e in profondo e in superficiale - la superficie non va mai disprezzata -, il difficilismo è arrendersi prima di aver fatto questa strada perigliosa.

I cani da caccia sono allenati a seguire l'usta, io, se non per talento di lettrice, almeno per annoso esercizio, sono abbastanza allenata a distinguere tra figure complesse e anche azzardate e il resto.

Temo che a volte non ci si capisca:–)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Wowoka</p>
<p>13 settembre 1959  (Variante)</p>
<p>Luna puella pallidula,<br />
Luna flora eremitica,<br />
Luna unica selenita,<br />
distonia vita traviata,<br />
atonia vita evitata,<br />
mataia, matta morula,<br />
vampirisma, paralisi,<br />
glabro latte, polarizzato zucchero,<br />
peste innocente, patrona inclemente,<br />
protovergine, alfa privativo,<br />
degravitante sughero,<br />
pomo e potenza della polvere</p>
<p>&#8230;</p>
<p> da: Andrea Zanzotto, Poesie (1938-1972) a cura di Stefano Agosti, Oscar Mondadori, 1973</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
Canto LXXXI</p>
<p>Zeus giace in grembo e Cerere<br />
   Taishan è servito da amori<br />
             sotto Citera, prima dell&#8217;alba<br />
e egli disse: Hay aquì mucho catolicismo–(pronunciato catolizismo)<br />
             y muy poco reliHion&#8221;<br />
e egli disse: Yo creo que lor reyes desparecen&#8221;<br />
Quello era Padre José Elizondo<br />
               nel 1906 e nel 1017<br />
o verso il 1917<br />
              e Dolores disse: como pan, nino,&#8221; mangia il pane, bimbo mio,<br />
Sargent l&#8217;aveva dipinta<br />
                              prima di scendere la china</p>
<p>&#8230;</p>
<p> da: Ezra Pound, Canti Pisani, Grandi libri Garzanti, 1977</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Impiega ami nitore o sporadico<br />
Aroma a le dee carpire di Terra</p>
<p>Prenderne un fioco, che nato<br />
Brusisce, vocìo, da unire all&#8217;ambra su</p>
<p> da:Osvaldo Coluccino</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>A proposito di questa poesia di Coluccino riprendo dalla prefazione di Stefano Agosti a O.C., Strumenti d&#8217;uso comune, Campanotto, 1994 dopo la sua analisi di questi diversi, soltanto questa frase:</p>
<p>&#8220;Operiamo pure delle traduzioni in linguaggio lineare, ma riportiamoci poi alle figure complesse della poesia&#8221; </p>
<p>Come vedi quando parlo di &#8220;difficilismo&#8221; non parlo di testi complessi e difficili. Le figure complesse della poesia non sono difficilismo, difficilismo è un passo (o anche più d&#8217;uno) prima della complessità, la complessità può essere anche il frutto non immediatamente chiaro di un estremo processo di sintesi e di erosione dopo aver lavorato in lungo, in largo e in profondo e in superficiale - la superficie non va mai disprezzata -, il difficilismo è arrendersi prima di aver fatto questa strada perigliosa.</p>
<p>I cani da caccia sono allenati a seguire l&#8217;usta, io, se non per talento di lettrice, almeno per annoso esercizio, sono abbastanza allenata a distinguere tra figure complesse e anche azzardate e il resto.</p>
<p>Temo che a volte non ci si capisca:–)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31226</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2006 15:27:40 +0000</pubDate>
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		<description>Secondo me:

(2 poesie di Conte) / Poesia = x / Critica

[leggasi: le due poesie di Conte stanno alla Poesia come x sta alla Critica]

x = [Si parte dall’idea che esiste una frase “naturale”, soggetto-verbo-complemento, dopodiché tutto ciò che se ne allontana è “difficile”, è “sperimentale”, è “elitario”. Ma in cosa sono difficili i testi di gammm? Nel fatto che non somigliano alle frasette come le si insegnano a scuola?]

E' Temperanza che ha introdotto l'errore :-) 
I testi di GAMMM non sono affatto difficili.

Ma chi può dire: quando leggo una poesia, non mi interessa che cosa significhi? Ormai solo più un tipo di persone con una scarsa cultura poetica. Dire una cosa simile è tipico di uno che non ha nessuna idea della poesia. Cent'anni fa, non so nemmeno se cent’anni fa i poeti formalisti dicessero veramente una cosa simile; non ci credo. E’ una cosa che si addice ad uno che non se ne intende e che dice: non sono mica un vecchio coglione; quello che conta è che sia bella” (poeta d’avanguardia, 35 anni).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me:</p>
<p>(2 poesie di Conte) / Poesia = x / Critica</p>
<p>[leggasi: le due poesie di Conte stanno alla Poesia come x sta alla Critica]</p>
<p>x = [Si parte dall’idea che esiste una frase “naturale”, soggetto-verbo-complemento, dopodiché tutto ciò che se ne allontana è “difficile”, è “sperimentale”, è “elitario”. Ma in cosa sono difficili i testi di gammm? Nel fatto che non somigliano alle frasette come le si insegnano a scuola?]</p>
<p>E&#8217; Temperanza che ha introdotto l&#8217;errore :-)<br />
I testi di GAMMM non sono affatto difficili.</p>
<p>Ma chi può dire: quando leggo una poesia, non mi interessa che cosa significhi? Ormai solo più un tipo di persone con una scarsa cultura poetica. Dire una cosa simile è tipico di uno che non ha nessuna idea della poesia. Cent&#8217;anni fa, non so nemmeno se cent’anni fa i poeti formalisti dicessero veramente una cosa simile; non ci credo. E’ una cosa che si addice ad uno che non se ne intende e che dice: non sono mica un vecchio coglione; quello che conta è che sia bella” (poeta d’avanguardia, 35 anni).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gianni biondillo</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31223</link>
		<dc:creator>gianni biondillo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2006 14:42:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31223</guid>
		<description>Voglio solo dire, e poi mi ritiro nelle mie stanze, che le poesie di Conte testé postate da Emma mi hanno commosso.
Nel senso della commozione cerebrale!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Voglio solo dire, e poi mi ritiro nelle mie stanze, che le poesie di Conte testé postate da Emma mi hanno commosso.<br />
Nel senso della commozione cerebrale!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31218</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2006 13:47:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31218</guid>
		<description>Provo a completare: vedi, molto in soldoni, io intenderei l'universalità come un discorso di questo genere: “io ci ho messo (che so) vent'anni di ricerche e di fatiche per scoprire/capire/inventare queste cose, che sono ormai incarnate nel mio corpo, però penso di potertele arrangiare in modo tale che tu possa apprezzarle attraverso un percorso più breve, senza cioè costringerti a diventare più simile a me”. In altre parole, un tentativo di rinunciare, per quanto possibile, alla violenza simbolica, che è la pretesa di universalizzare le proprie carissime disposizioni, arbitrarietà comprese (anche quando queste dovessero prendere le sembianze di commoventi affettività.) Se una cosa che io faccio non colpisce nessuno quanto colpisce me, allora ne deduco semplicemente che è troppo legata a me stesso, al mio tipo, al mio gruppo, alla mia sottocultura, ovvero poco universale. L'alternativa è considerare il mondo come costituito da una massa di bestie volgari ed ottuse, che ci nascondono alla vista quei pochi eletti, a noi affini, verso i quali gettiamo disperatamente le nostre esche (che è esattamente il quadro che emerge dalle autorappresentazioni di gran parte delle combriccole che si affacciano alla rete.)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Provo a completare: vedi, molto in soldoni, io intenderei l&#8217;universalità come un discorso di questo genere: “io ci ho messo (che so) vent&#8217;anni di ricerche e di fatiche per scoprire/capire/inventare queste cose, che sono ormai incarnate nel mio corpo, però penso di potertele arrangiare in modo tale che tu possa apprezzarle attraverso un percorso più breve, senza cioè costringerti a diventare più simile a me”. In altre parole, un tentativo di rinunciare, per quanto possibile, alla violenza simbolica, che è la pretesa di universalizzare le proprie carissime disposizioni, arbitrarietà comprese (anche quando queste dovessero prendere le sembianze di commoventi affettività.) Se una cosa che io faccio non colpisce nessuno quanto colpisce me, allora ne deduco semplicemente che è troppo legata a me stesso, al mio tipo, al mio gruppo, alla mia sottocultura, ovvero poco universale. L&#8217;alternativa è considerare il mondo come costituito da una massa di bestie volgari ed ottuse, che ci nascondono alla vista quei pochi eletti, a noi affini, verso i quali gettiamo disperatamente le nostre esche (che è esattamente il quadro che emerge dalle autorappresentazioni di gran parte delle combriccole che si affacciano alla rete.)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: wovoka</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31213</link>
		<dc:creator>wovoka</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2006 13:07:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31213</guid>
		<description>@emma

&#62; In effetti questo mondo è zeppo di problemi più seri e pressanti. Però ricordo che anche tu ogni tanto ti “indigni”, e parecchio, per questioni di stili e di finzioni :-)

In teoria mi proporrei il contrario (anche se nella pratica invece inciampo spesso): cerco di accorgermi quando la discussione diviene sostanzialmente "interna" al campo letterario, nel qual caso mi astengo dall'intervenire, oppure mi limito ad un "mi piace/non mi piace" puramente indicativo. Perché mai dovrei assolutizzare il mio gusto, quando mi apppare così evidente la sua dipendenza dall'intero sviluppo e dagli accidenti, fortunati o sfortunati, della mia vita? Così Conte o GAMMM per me pari sono, per il semplice motivo che non ho ancora visto né da una parte né dall'altra degli indicatori che me li facciano sospettare essenziali nel completamento della *mia* esistenza. Questo non vuol dire disprezzare le pratiche di chi frequenta la poesia e la letteratura con ben altro ingaggio ed approfondimento, ma soltanto sorvegliare i confini del campo per saggiarne le sortite che pretendono all'universalità. E non tanto per cassare la pressoché costante assurdità di queste pretese, ma per la possibilità di intercettare qualche fortunata eccezione, oltre che per il divertimento intrinseco nell'attività stessa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@emma</p>
<p>&gt; In effetti questo mondo è zeppo di problemi più seri e pressanti. Però ricordo che anche tu ogni tanto ti “indigni”, e parecchio, per questioni di stili e di finzioni :-)</p>
<p>In teoria mi proporrei il contrario (anche se nella pratica invece inciampo spesso): cerco di accorgermi quando la discussione diviene sostanzialmente &#8220;interna&#8221; al campo letterario, nel qual caso mi astengo dall&#8217;intervenire, oppure mi limito ad un &#8220;mi piace/non mi piace&#8221; puramente indicativo. Perché mai dovrei assolutizzare il mio gusto, quando mi apppare così evidente la sua dipendenza dall&#8217;intero sviluppo e dagli accidenti, fortunati o sfortunati, della mia vita? Così Conte o GAMMM per me pari sono, per il semplice motivo che non ho ancora visto né da una parte né dall&#8217;altra degli indicatori che me li facciano sospettare essenziali nel completamento della *mia* esistenza. Questo non vuol dire disprezzare le pratiche di chi frequenta la poesia e la letteratura con ben altro ingaggio ed approfondimento, ma soltanto sorvegliare i confini del campo per saggiarne le sortite che pretendono all&#8217;universalità. E non tanto per cassare la pressoché costante assurdità di queste pretese, ma per la possibilità di intercettare qualche fortunata eccezione, oltre che per il divertimento intrinseco nell&#8217;attività stessa.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31204</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2006 11:15:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31204</guid>
		<description>Cara Temp, e con questo chiudo anch'io,

diciamo che sei andata giù dura, e non di poco ("basta che tu non getti un velo di ignobiltà su una persona di eccellenza, e per di più per bene"), personalizzando fino all'estremo, e anche oltre (l' "errore" che, giustamente, rimproveri sempre a tanti commentatori), quella che, detta col sorriso sulle labbra, è, né più né meno, una battuta ironica, e che, in determinati contesti, può servire anche a sdrammatizzare. Ma tant'è: a volte leggiamo, in ciò che troviamo scritto, esattamente quello che in "quel" momento vogliamo leggere. E forse è giusto così, chi può dire il contrario?

Mario Lavagetto è un grande studioso, e uno dei pochi intellettuali italiani che personalmente stimo, anche per la sua dirittura morale. Detto questo, si commette un "crimine" chiedendosi (ma sei tu che mi tiri fuori la domanda, visto il tenore della tua risposta precedente), ad esempio, cosa ci fa una persona del genere, portatore di un tale status culturale ed etico, in "luoghi" dove il compromesso, la bassa manovalanza e l'economia di scambio dettano legge? Cosa c'entra lui con le logiche di mercato delle guerre guerreggiate tra feudi editoriali e politici? Ci vuole tanto a tirarsi fuori da una qualsiasi giuria quando ci si accorge che ad ottenere un riconoscimento non è la "qualità" intrinseca del "prodotto" che si vuole premiare, ma l'appartenenza ad una determinata scuderia?

Con stima immutata, per te e Lavaggetto (e ci si aspetta, sempre, che le persone che si stimano, proprio in quanto meritano quel sentimento e lo ispirano, siano anche consapevoli che osservazioni anche aspre e pungenti sono proprio il portato più naturale di quell'attenzione).

Ora vado, e, purtroppo per lui, non mi resta che prendermela, come al solito, con quella carogna dell'arcivescovo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Temp, e con questo chiudo anch&#8217;io,</p>
<p>diciamo che sei andata giù dura, e non di poco (&#8221;basta che tu non getti un velo di ignobiltà su una persona di eccellenza, e per di più per bene&#8221;), personalizzando fino all&#8217;estremo, e anche oltre (l&#8217; &#8220;errore&#8221; che, giustamente, rimproveri sempre a tanti commentatori), quella che, detta col sorriso sulle labbra, è, né più né meno, una battuta ironica, e che, in determinati contesti, può servire anche a sdrammatizzare. Ma tant&#8217;è: a volte leggiamo, in ciò che troviamo scritto, esattamente quello che in &#8220;quel&#8221; momento vogliamo leggere. E forse è giusto così, chi può dire il contrario?</p>
<p>Mario Lavagetto è un grande studioso, e uno dei pochi intellettuali italiani che personalmente stimo, anche per la sua dirittura morale. Detto questo, si commette un &#8220;crimine&#8221; chiedendosi (ma sei tu che mi tiri fuori la domanda, visto il tenore della tua risposta precedente), ad esempio, cosa ci fa una persona del genere, portatore di un tale status culturale ed etico, in &#8220;luoghi&#8221; dove il compromesso, la bassa manovalanza e l&#8217;economia di scambio dettano legge? Cosa c&#8217;entra lui con le logiche di mercato delle guerre guerreggiate tra feudi editoriali e politici? Ci vuole tanto a tirarsi fuori da una qualsiasi giuria quando ci si accorge che ad ottenere un riconoscimento non è la &#8220;qualità&#8221; intrinseca del &#8220;prodotto&#8221; che si vuole premiare, ma l&#8217;appartenenza ad una determinata scuderia?</p>
<p>Con stima immutata, per te e Lavaggetto (e ci si aspetta, sempre, che le persone che si stimano, proprio in quanto meritano quel sentimento e lo ispirano, siano anche consapevoli che osservazioni anche aspre e pungenti sono proprio il portato più naturale di quell&#8217;attenzione).</p>
<p>Ora vado, e, purtroppo per lui, non mi resta che prendermela, come al solito, con quella carogna dell&#8217;arcivescovo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31198</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2006 10:23:53 +0000</pubDate>
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		<description>@Ugolino, e con questo però chiudo

fai un commento dal quale chi non sa può essere spinto a pensare che uno degli studiosi migliori e più rigorosi di questo paese, un uomo tra l'altro che non è un banale accademico, perché fondare una casa editrice è lavoro culturale sul campo, abbia delle ragioni ignobili per stare nella giuria del Viareggio, devo star zitta?

Il mio stupore e dispiacere deriva dal fatto che non basta un Lavagetto per non far vincere un Conte, evidentemente le logiche puramente editoriali la fanno da padrone non solo allo Strega, dove si è combattuta una guerra Mondadori versus Bompiani, ma anche al Viareggio.

Non occorre che tu citi Lavagetto, basta che tu non getti un velo di ignobiltà su una persona di eccellenza, e per di più per bene.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Ugolino, e con questo però chiudo</p>
<p>fai un commento dal quale chi non sa può essere spinto a pensare che uno degli studiosi migliori e più rigorosi di questo paese, un uomo tra l&#8217;altro che non è un banale accademico, perché fondare una casa editrice è lavoro culturale sul campo, abbia delle ragioni ignobili per stare nella giuria del Viareggio, devo star zitta?</p>
<p>Il mio stupore e dispiacere deriva dal fatto che non basta un Lavagetto per non far vincere un Conte, evidentemente le logiche puramente editoriali la fanno da padrone non solo allo Strega, dove si è combattuta una guerra Mondadori versus Bompiani, ma anche al Viareggio.</p>
<p>Non occorre che tu citi Lavagetto, basta che tu non getti un velo di ignobiltà su una persona di eccellenza, e per di più per bene.</p>
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	<item>
		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31191</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2006 09:12:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31191</guid>
		<description>Temp, grazie per gli auguri, sono sempre ben accetti. Anche da parte del mio "parente" poeta.

Per quanto riguarda l'ignoranza, beh, sì, diciamo che è un vestito che mi calza a pennello. Una seconda pelle, ecco.

p.s.

Per quanto riguarda Lavagetto, ti prometto che studierò, compatibilmente con i miei impegni istituzionali "laggiù", e, al primo post che lo riguarda, farò un tale sfoggio di citazioni dalle sue opere e di cultura da lasciarti sbalordita.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Temp, grazie per gli auguri, sono sempre ben accetti. Anche da parte del mio &#8220;parente&#8221; poeta.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;ignoranza, beh, sì, diciamo che è un vestito che mi calza a pennello. Una seconda pelle, ecco.</p>
<p>p.s.</p>
<p>Per quanto riguarda Lavagetto, ti prometto che studierò, compatibilmente con i miei impegni istituzionali &#8220;laggiù&#8221;, e, al primo post che lo riguarda, farò un tale sfoggio di citazioni dalle sue opere e di cultura da lasciarti sbalordita.</p>
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		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31190</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jul 2006 08:55:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31190</guid>
		<description>Dal MIO punto di vista per chi si interessa di letteratura non sapere cosa Lavagetto ha scritto, che casa editrice ha fondato, qual'è stato ed è il suo ruolo nella cultura italiana, quali studiosi ha formato eccetera è un sintomo di ignoranza.
Dal tuo punto di vista non so.
Quanto all'ordine degli interventi e al loro oggetto, se tu ti rivolgi a me e scrivi dopo un mio commento non occorre essere un grande indagatore, se mi dici che avrei dovuto comprendere nel circolo delle ipotesi un tuo parente, beh, auguri.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dal MIO punto di vista per chi si interessa di letteratura non sapere cosa Lavagetto ha scritto, che casa editrice ha fondato, qual&#8217;è stato ed è il suo ruolo nella cultura italiana, quali studiosi ha formato eccetera è un sintomo di ignoranza.<br />
Dal tuo punto di vista non so.<br />
Quanto all&#8217;ordine degli interventi e al loro oggetto, se tu ti rivolgi a me e scrivi dopo un mio commento non occorre essere un grande indagatore, se mi dici che avrei dovuto comprendere nel circolo delle ipotesi un tuo parente, beh, auguri.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31178</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jul 2006 23:32:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31178</guid>
		<description>Cara temp, mi spieghi da cosa tu deduci/si deduce che la mia esclamazione, in una approssimativa lingua eduardesca, avesse per oggetto il prof. Lavagetto (ma tu guarda che rima baciata m'è venuta)?
Dal fatto che venisse subito dopo la tua stupìta constatazione di un dato di fatto? Suvvìa, mi sembra un po' poco. Poteva essere anche riferita a un mio parente che scrive libri di poesia di "quella" fatta, no?

E' grave, poi, non conoscere vita, opere e miracoli del sunnominato?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cara temp, mi spieghi da cosa tu deduci/si deduce che la mia esclamazione, in una approssimativa lingua eduardesca, avesse per oggetto il prof. Lavagetto (ma tu guarda che rima baciata m&#8217;è venuta)?<br />
Dal fatto che venisse subito dopo la tua stupìta constatazione di un dato di fatto? Suvvìa, mi sembra un po&#8217; poco. Poteva essere anche riferita a un mio parente che scrive libri di poesia di &#8220;quella&#8221; fatta, no?</p>
<p>E&#8217; grave, poi, non conoscere vita, opere e miracoli del sunnominato?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31174</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jul 2006 22:32:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/06/30/gammm/#comment-31174</guid>
		<description>Che c'entra Lavagetto col tenere famiglia, caro Ugolino Conte? Ma sai almeno chi è? da una frase così sembrerebbe di no.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che c&#8217;entra Lavagetto col tenere famiglia, caro Ugolino Conte? Ma sai almeno chi è? da una frase così sembrerebbe di no.</p>
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