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	<title>Commenti a: Il giornalismo italiano e l&#8217;islam: letture</title>
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	<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 14:05:33 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Razzismi quotidiani &#124; Nazione Indiana</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/05/il-giornalismo-italiano-e-lislam-letture/#comment-66605</link>
		<dc:creator>Razzismi quotidiani &#124; Nazione Indiana</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Apr 2007 07:49:33 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Il giornalismo italiano e l&#8217;Islam [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Il giornalismo italiano e l&#8217;Islam [...]</p>
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		<title>Di: aggiornamenti</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/05/il-giornalismo-italiano-e-lislam-letture/#comment-31858</link>
		<dc:creator>aggiornamenti</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jul 2006 15:55:09 +0000</pubDate>
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		<description>@sull’Iran 
La visita romana del negoziatore iraniano Alì Larijani è stata inutile. Sul nucleare, Teheran non fa passi indietro. Anzi, invita i paesi del G8 riuniti a San Pietroburgo a non prendere decisioni ‘avventate’ contro l’Iran. 
Il presidente Ahmadinejad dà un altro strappo alla corda, minacciando di uscire dal TNP se “l’Iran arriverà alla conclusione che i paesi occidentali non hanno una buona volontà e sincerità nella loro offerta”. In più, rimanda unilateralmente ogni decisione alla fine di agosto 2006. 

Ecco la descrizione dell’ultimo incontro di Larijani con i membri permanenti del consiglio di sicurezza dell’ONU: “Il resoconto dell’incontro tra i sei e i rappresentanti iraniani, narrato alla Reuters da anonimi funzionari, descrive più che altro un dialogo tra sordi. Larijani, dicono le fonti diplomatiche, avrebbe portato tutti all’esasperazione, ‘non avendo mai menzionato la questione nucleare’ in lunghi discorsi che ‘menavano il can per l’aia’. ‘Una sessione negoziale completamente vuota’, scrive l’agenzia, nella quale gli iraniani ‘hanno lamentato soprattutto la mancanza di fiducia’”. (Ester Nemo, “Onu: per l’Iran ‘tempo scaduto’”, il manifesto 14 luglio 2006.      

Il ministro degli esteri D’Alema era fiducioso sul ruolo di mediazione che avrebbe potuto svolgere l’Italia nella vicenda del nucleare iraniano. Subito dopo l’incontro con Larijani, però, emerge “un quadro preoccupante, perché nonostante le pressioni e l’offerta incoraggiante che è stata avanzata ancora non vengono segnali concreti di una svolta positiva”. Sorrisi grandi quanto un buco nell’acqua. 

D’Alema media per cautelare i nostri interessi economici con l’Iran. Ma l’Iran è il regista dei movimenti di truppe Hezbollah nel Libano meridionale, e quindi, tra un accordo e l’altro, qualche gomitata a Larijani sulla situazione ai confini israeliani potevamo anche dargliela. 

@sull’Hezbollah
Sentite cosa dice Il deputato libanese al-Ahdab su Hezbollah, in un’intervista apparsa su “Avvenire”: “La nostra constatazione è che il Libano continui a pagare, e da solo, il prezzo del conflitto arabo-israeliano. Questa non è una strategia vincente. L’abbiamo sopportata per 30 anni, ma ora basta. (…) Purtroppo l’Hezbollah si comporta come il braccio di potenze regionali. E questo non è più condiviso dalla totalità dei libanesi”. La giornalista allora gli chiede: “(Hezbollah, ndr) Potrebbe essere stato spinto dall’Iran che, nei giorni scorsi, ha alzato il tono contro Israele?”. 
“Non è da escludere”. (Camille Eid, “Beirut ostaggio dell’Hezbollah”, Avvenire, 13 luglio 2006). 

@dei diritti e delle pene
Nel 1970, l’Iran ha firmato il “Trattato di Non Proliferazione Nucleare”(TNP). Ha iniziato a sviluppare un programma nucleare per “usi civili”. Ignacio Ramonet sostiene che “c’è il diritto indiscutibile dell’Iran – potenza regionale di 76 milioni di abitanti e grande fornitore di idrocarburi, ma anche consapevole dell’inevitabilità del calo della produzione petrolifera – a preoccuparsi del proprio futuro energetico, e a puntare sulle tecnologie nucleari civili. Nonostante più di 2000 ispezioni compiute dal 2003 in poi, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) non ha mai potuto fornire la minima prova dell’esistenza di un programma nucleare militare da parte della repubblica popolare islamica”. Ramonet difende i diritti del governo iraniano, ma ne sottovaluta i doveri. Nel 2003, l’anno del giro di vite contro Teheran, l’Iran ha dovuto accettare le restrizioni dell’AIEA solo perché un manipolo di dissidenti aveva denunciato al mondo la svolta atomica dei mullah. Evocare la crisi energetica per giustificare la rincorsa nucleare iraniana, come fa Ramonet, è un po’ paradossale, visto che parliamo di un fenomeno che, sul piano strettamente geofisico, è (post)datato al 2050, Ignacio Ramonet, “Iran atomico”, Le Monde Diplomatique, n.7, luglio 2006.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@sull’Iran<br />
La visita romana del negoziatore iraniano Alì Larijani è stata inutile. Sul nucleare, Teheran non fa passi indietro. Anzi, invita i paesi del G8 riuniti a San Pietroburgo a non prendere decisioni ‘avventate’ contro l’Iran.<br />
Il presidente Ahmadinejad dà un altro strappo alla corda, minacciando di uscire dal TNP se “l’Iran arriverà alla conclusione che i paesi occidentali non hanno una buona volontà e sincerità nella loro offerta”. In più, rimanda unilateralmente ogni decisione alla fine di agosto 2006. </p>
<p>Ecco la descrizione dell’ultimo incontro di Larijani con i membri permanenti del consiglio di sicurezza dell’ONU: “Il resoconto dell’incontro tra i sei e i rappresentanti iraniani, narrato alla Reuters da anonimi funzionari, descrive più che altro un dialogo tra sordi. Larijani, dicono le fonti diplomatiche, avrebbe portato tutti all’esasperazione, ‘non avendo mai menzionato la questione nucleare’ in lunghi discorsi che ‘menavano il can per l’aia’. ‘Una sessione negoziale completamente vuota’, scrive l’agenzia, nella quale gli iraniani ‘hanno lamentato soprattutto la mancanza di fiducia’”. (Ester Nemo, “Onu: per l’Iran ‘tempo scaduto’”, il manifesto 14 luglio 2006.      </p>
<p>Il ministro degli esteri D’Alema era fiducioso sul ruolo di mediazione che avrebbe potuto svolgere l’Italia nella vicenda del nucleare iraniano. Subito dopo l’incontro con Larijani, però, emerge “un quadro preoccupante, perché nonostante le pressioni e l’offerta incoraggiante che è stata avanzata ancora non vengono segnali concreti di una svolta positiva”. Sorrisi grandi quanto un buco nell’acqua. </p>
<p>D’Alema media per cautelare i nostri interessi economici con l’Iran. Ma l’Iran è il regista dei movimenti di truppe Hezbollah nel Libano meridionale, e quindi, tra un accordo e l’altro, qualche gomitata a Larijani sulla situazione ai confini israeliani potevamo anche dargliela. </p>
<p>@sull’Hezbollah<br />
Sentite cosa dice Il deputato libanese al-Ahdab su Hezbollah, in un’intervista apparsa su “Avvenire”: “La nostra constatazione è che il Libano continui a pagare, e da solo, il prezzo del conflitto arabo-israeliano. Questa non è una strategia vincente. L’abbiamo sopportata per 30 anni, ma ora basta. (…) Purtroppo l’Hezbollah si comporta come il braccio di potenze regionali. E questo non è più condiviso dalla totalità dei libanesi”. La giornalista allora gli chiede: “(Hezbollah, ndr) Potrebbe essere stato spinto dall’Iran che, nei giorni scorsi, ha alzato il tono contro Israele?”.<br />
“Non è da escludere”. (Camille Eid, “Beirut ostaggio dell’Hezbollah”, Avvenire, 13 luglio 2006). </p>
<p>@dei diritti e delle pene<br />
Nel 1970, l’Iran ha firmato il “Trattato di Non Proliferazione Nucleare”(TNP). Ha iniziato a sviluppare un programma nucleare per “usi civili”. Ignacio Ramonet sostiene che “c’è il diritto indiscutibile dell’Iran – potenza regionale di 76 milioni di abitanti e grande fornitore di idrocarburi, ma anche consapevole dell’inevitabilità del calo della produzione petrolifera – a preoccuparsi del proprio futuro energetico, e a puntare sulle tecnologie nucleari civili. Nonostante più di 2000 ispezioni compiute dal 2003 in poi, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) non ha mai potuto fornire la minima prova dell’esistenza di un programma nucleare militare da parte della repubblica popolare islamica”. Ramonet difende i diritti del governo iraniano, ma ne sottovaluta i doveri. Nel 2003, l’anno del giro di vite contro Teheran, l’Iran ha dovuto accettare le restrizioni dell’AIEA solo perché un manipolo di dissidenti aveva denunciato al mondo la svolta atomica dei mullah. Evocare la crisi energetica per giustificare la rincorsa nucleare iraniana, come fa Ramonet, è un po’ paradossale, visto che parliamo di un fenomeno che, sul piano strettamente geofisico, è (post)datato al 2050, Ignacio Ramonet, “Iran atomico”, Le Monde Diplomatique, n.7, luglio 2006.</p>
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	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/05/il-giornalismo-italiano-e-lislam-letture/#comment-31717</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jul 2006 09:02:58 +0000</pubDate>
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		<description>@sulla Fonte Betulla

Ora, uno se ne può uscire sghignazzando, come la mamma che becca il figlioletto con le mani nella marmellata. Ed è la strada seguita da Alessandro Robecchi, il fantasista da cabaret che firma un fondo sul manifesto del 10 luglio. 

Il titolo del pezzo è “L’ora del dilettante”. Il dilettante sarebbe il ragazzino con le dita sporche, Renato Farina, il vicedirettore di Libero. “La faccenda del rapimento dell’imam Abu Omar” scrive Robecchi “sembra saltata fuori da una gag di Aldo, Giovanni e Giacomo”, e a sostegno della sua tesi ridolina, giacché c’è, il giornalista cita pure l’ispettore Clouseau. 

Il tono dell’editoriale suona tutto così: Farina è un “soave baciapile”, “ascendente ciellino con la luna in Fallaci”, uno così “devoto” che si faceva stipendiare dal Sismi. 

Insomma, fa parte della cricca del Foglio - altrettanto “esilarante” -, quei beoni che credono che sia in corso “una quarta guerra mondiale” e di stare “dalla ‘parte giusta’” (noi sappiamo quale, dopo aver letto Frum). Frottole, quindi, che nel finale l’autore liquida così: “Meno male che non c’è, ‘sta guerra mondiale, sennò, pensate in che mani…”.

Rileggendo la lettera spedita da Farina a Vittorio Feltri (“Direttore, se ho fatto la spia perdonami”), io non ci vedo solo frizzi e lazzi. Certo, può far sorridere che quel “corpaccione”*** di Farina abbia voglia di scendere in campo, embedded, al seguito di un fante atlantico. Paragonarsi a Wojtyla, poi, qualche preoccupazione sulla salute psichica del soggetto(ne) la dà. 

Ma nella lettera di Farina leggo anche (molto) altro. Quella tradizione interventista (“mi sono comportato alla mia maniera: alè, in battaglia”), la retorica della vittoria mutilata (“è stato amputato il mio onore”), il militarismo cristiano (“ho cercato di difendere questo nostro Paese e la sua civiltà cattolica”), che abbiamo visto agire nelle imprese coloniali italiane, dalla Libia in poi. 

Ancora una volta, l’irrazionalismo europeo novecentesco bussa alla porta, assumendo pose estetizzanti e gesti clamorosi (‘artistici’). Farina invidia Ferrara e Graham Greene, “che se ne impipano di una deontologia professionale che vieta di essere giornalisti e attenti ai servizi”. 

Robecchi invece vede solo il lato beckettiano della vicenda, ma non ci spiega ‘storicamente’ da che cosa sia stata prodotta questa discrepanza tra realtà e ideale, tra fatti e crociate, giornalisti e combattenti. E la dissacrazione surreale del mondo non è forse un’altra delle componenti di quella ‘cultura della crisi’ che tra i suoi cantori ebbe Beckett e Ionesco? 
  
Fantastoria: se la vicenda dell’imam fosse un capitolo della lotta intestina tra servizi ‘democratici’ e ‘conservatori’, all’epoca del secondo governo Prodi? Lotta che si riflette nella grande stampa (la Repubblica contro il Foglio, l’un contro l’altro armati)?

***Farina si autodefinisce così.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@sulla Fonte Betulla</p>
<p>Ora, uno se ne può uscire sghignazzando, come la mamma che becca il figlioletto con le mani nella marmellata. Ed è la strada seguita da Alessandro Robecchi, il fantasista da cabaret che firma un fondo sul manifesto del 10 luglio. </p>
<p>Il titolo del pezzo è “L’ora del dilettante”. Il dilettante sarebbe il ragazzino con le dita sporche, Renato Farina, il vicedirettore di Libero. “La faccenda del rapimento dell’imam Abu Omar” scrive Robecchi “sembra saltata fuori da una gag di Aldo, Giovanni e Giacomo”, e a sostegno della sua tesi ridolina, giacché c’è, il giornalista cita pure l’ispettore Clouseau. </p>
<p>Il tono dell’editoriale suona tutto così: Farina è un “soave baciapile”, “ascendente ciellino con la luna in Fallaci”, uno così “devoto” che si faceva stipendiare dal Sismi. </p>
<p>Insomma, fa parte della cricca del Foglio - altrettanto “esilarante” -, quei beoni che credono che sia in corso “una quarta guerra mondiale” e di stare “dalla ‘parte giusta’” (noi sappiamo quale, dopo aver letto Frum). Frottole, quindi, che nel finale l’autore liquida così: “Meno male che non c’è, ‘sta guerra mondiale, sennò, pensate in che mani…”.</p>
<p>Rileggendo la lettera spedita da Farina a Vittorio Feltri (“Direttore, se ho fatto la spia perdonami”), io non ci vedo solo frizzi e lazzi. Certo, può far sorridere che quel “corpaccione”*** di Farina abbia voglia di scendere in campo, embedded, al seguito di un fante atlantico. Paragonarsi a Wojtyla, poi, qualche preoccupazione sulla salute psichica del soggetto(ne) la dà. </p>
<p>Ma nella lettera di Farina leggo anche (molto) altro. Quella tradizione interventista (“mi sono comportato alla mia maniera: alè, in battaglia”), la retorica della vittoria mutilata (“è stato amputato il mio onore”), il militarismo cristiano (“ho cercato di difendere questo nostro Paese e la sua civiltà cattolica”), che abbiamo visto agire nelle imprese coloniali italiane, dalla Libia in poi. </p>
<p>Ancora una volta, l’irrazionalismo europeo novecentesco bussa alla porta, assumendo pose estetizzanti e gesti clamorosi (‘artistici’). Farina invidia Ferrara e Graham Greene, “che se ne impipano di una deontologia professionale che vieta di essere giornalisti e attenti ai servizi”. </p>
<p>Robecchi invece vede solo il lato beckettiano della vicenda, ma non ci spiega ‘storicamente’ da che cosa sia stata prodotta questa discrepanza tra realtà e ideale, tra fatti e crociate, giornalisti e combattenti. E la dissacrazione surreale del mondo non è forse un’altra delle componenti di quella ‘cultura della crisi’ che tra i suoi cantori ebbe Beckett e Ionesco? </p>
<p>Fantastoria: se la vicenda dell’imam fosse un capitolo della lotta intestina tra servizi ‘democratici’ e ‘conservatori’, all’epoca del secondo governo Prodi? Lotta che si riflette nella grande stampa (la Repubblica contro il Foglio, l’un contro l’altro armati)?</p>
<p>***Farina si autodefinisce così.</p>
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		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/05/il-giornalismo-italiano-e-lislam-letture/#comment-31666</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2006 08:58:49 +0000</pubDate>
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		<description>@aggiornamenti
Il tribunale yemenita di Sana ha assolto per insufficienza di prove 19 sospetti terroristi, affiliati alla cellula di al-Zarqawi, accusati di aver pianificato attacchi contro gli Usa per conto di Al Quaida. Il verdetto è stato accolto in aula dagli imputati con il grido “Dio è grande!”.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@aggiornamenti<br />
Il tribunale yemenita di Sana ha assolto per insufficienza di prove 19 sospetti terroristi, affiliati alla cellula di al-Zarqawi, accusati di aver pianificato attacchi contro gli Usa per conto di Al Quaida. Il verdetto è stato accolto in aula dagli imputati con il grido “Dio è grande!”.</p>
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		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/05/il-giornalismo-italiano-e-lislam-letture/#comment-31665</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2006 08:58:06 +0000</pubDate>
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		<description>@nazione
Chi era veramente Shamil Basayev? Il capo della guerriglia cecena o un pericoloso terrorista? Una figura leggendaria come Comandante Marcos oppure un infiltrato del controspionaggio russo finito fuori controllo? (anzi, nella rete della sharia sponsorizzata dai Saud)? Che strano, il Foglio sembra dare più credibilità alla seconda tesi. Peccato che, quando si parla dei trascorsi afgani di Bin Laden, gli stessi giornalisti facciano orecchio da mercanti. 

Basayev è saltato in aria l’altro giorno, maneggiando esplosivi che conosceva come le sue tasche (altre fonti mormorano di un missile che l'ha bruciato vivo). Le famiglie dei bambini di Beslan non hanno pianto. 

Su il manifesto di ieri, 11 luglio, non c’è la foto del Dubrovka. La redazione preferisce un bel ritratto funebre di Basayev, nel ’97, quando il macellaio faceva campagna elettorale a Grozny. Mi viene da dire, un’immagine più ‘pedagogica’. Lui, benvestito, che da politico consumato spiega alle vecchiette cecene perché bisogna fare la secessione. Per fortuna, nell’altra foto – nel taglio basso –, il “mito”, la “leggenda”, torna a imbracciare un più rassicurante fucile mitragliatore. 

Biblio
Astrit Dakly, “Muore Basayev, mito e terrore dei ceceni”, il manifesto 11 luglio 2006; 
“Putin imbandisce i tavoli del G8 con l’annuncio dell’uccisione di Basayev”, il Foglio 11 luglio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@nazione<br />
Chi era veramente Shamil Basayev? Il capo della guerriglia cecena o un pericoloso terrorista? Una figura leggendaria come Comandante Marcos oppure un infiltrato del controspionaggio russo finito fuori controllo? (anzi, nella rete della sharia sponsorizzata dai Saud)? Che strano, il Foglio sembra dare più credibilità alla seconda tesi. Peccato che, quando si parla dei trascorsi afgani di Bin Laden, gli stessi giornalisti facciano orecchio da mercanti. </p>
<p>Basayev è saltato in aria l’altro giorno, maneggiando esplosivi che conosceva come le sue tasche (altre fonti mormorano di un missile che l&#8217;ha bruciato vivo). Le famiglie dei bambini di Beslan non hanno pianto. </p>
<p>Su il manifesto di ieri, 11 luglio, non c’è la foto del Dubrovka. La redazione preferisce un bel ritratto funebre di Basayev, nel ’97, quando il macellaio faceva campagna elettorale a Grozny. Mi viene da dire, un’immagine più ‘pedagogica’. Lui, benvestito, che da politico consumato spiega alle vecchiette cecene perché bisogna fare la secessione. Per fortuna, nell’altra foto – nel taglio basso –, il “mito”, la “leggenda”, torna a imbracciare un più rassicurante fucile mitragliatore. </p>
<p>Biblio<br />
Astrit Dakly, “Muore Basayev, mito e terrore dei ceceni”, il manifesto 11 luglio 2006;<br />
“Putin imbandisce i tavoli del G8 con l’annuncio dell’uccisione di Basayev”, il Foglio 11 luglio</p>
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		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/05/il-giornalismo-italiano-e-lislam-letture/#comment-31520</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2006 08:30:34 +0000</pubDate>
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		<description>A proposito di Abu Omar, la Cia e Fonte Betulla:
"Lo scandalo vero è un altro, come un bambino dotato di logica elementare dovrebbe capire di primo acchito. Lo scandalo è che la solita alleanza di magistrati democratici e giornalisti democratici, e spezzoni di servizi democraticamente deviati, e viltà varie, ha fatto saltare il gioco e il banco, ma questa non è la roulette, questa è la sovranità dello stato italiano, il privilegio dell'esecutivo, la ragione per cui esisten una politica che in tempi di guerra si attiva e si giustifica a difesa della sicurezza dei pendolarie della stabilità dei grattacieli, con tutto quello che significa".
(Giuliano Ferrara, "Il mondo alla rovescia", il Foglio 11 luglio 2006)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di Abu Omar, la Cia e Fonte Betulla:<br />
&#8220;Lo scandalo vero è un altro, come un bambino dotato di logica elementare dovrebbe capire di primo acchito. Lo scandalo è che la solita alleanza di magistrati democratici e giornalisti democratici, e spezzoni di servizi democraticamente deviati, e viltà varie, ha fatto saltare il gioco e il banco, ma questa non è la roulette, questa è la sovranità dello stato italiano, il privilegio dell&#8217;esecutivo, la ragione per cui esisten una politica che in tempi di guerra si attiva e si giustifica a difesa della sicurezza dei pendolarie della stabilità dei grattacieli, con tutto quello che significa&#8221;.<br />
(Giuliano Ferrara, &#8220;Il mondo alla rovescia&#8221;, il Foglio 11 luglio 2006)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Cato</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/05/il-giornalismo-italiano-e-lislam-letture/#comment-31072</link>
		<dc:creator>Cato</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jul 2006 07:19:39 +0000</pubDate>
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		<description>Gran bel lavoro. Complimenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gran bel lavoro. Complimenti.</p>
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