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	<title>Commenti a: I lager sono tra noi</title>
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		<title>Di: ness1</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32379</link>
		<dc:creator>ness1</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jul 2006 14:44:09 +0000</pubDate>
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		<description>I lagher sono (in) noi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I lagher sono (in) noi.</p>
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		<title>Di: marta marangoni</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32138</link>
		<dc:creator>marta marangoni</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jul 2006 19:37:06 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;La realtà è così abnorme, così - orrendamente - fantastica da rendere inutile o impossibile l&#039;invenzione letteraria; la vera letteratura, nel nostro mondo, è sempre più quella che, come questo libro, si limita a ritrarre i fatti e a farli parlare nella loro terribile fantasmagoria, che può far apparire innocuo e scolastico ogni romanzo. Forse, oggi più che mai, il vero scrittore è quello che trscrive l&#039;invivibilità del mondo e i suoi giganteschi meccanismi di smacheramento e illusionismo.&quot;

Claudio Magris commenta così nell&#039;introduzione del libro di Paolo Rumiz &quot;Maschere per un massacro&quot; e questa considerazione mi sembra appropriata anche per l&#039;operazione di Marco Rovelli, che nel suo libro riscrive le testimonianze raccolte con intensità e partecipazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La realtà è così abnorme, così &#8211; orrendamente &#8211; fantastica da rendere inutile o impossibile l&#8217;invenzione letteraria; la vera letteratura, nel nostro mondo, è sempre più quella che, come questo libro, si limita a ritrarre i fatti e a farli parlare nella loro terribile fantasmagoria, che può far apparire innocuo e scolastico ogni romanzo. Forse, oggi più che mai, il vero scrittore è quello che trscrive l&#8217;invivibilità del mondo e i suoi giganteschi meccanismi di smacheramento e illusionismo.&#8221;</p>
<p>Claudio Magris commenta così nell&#8217;introduzione del libro di Paolo Rumiz &#8220;Maschere per un massacro&#8221; e questa considerazione mi sembra appropriata anche per l&#8217;operazione di Marco Rovelli, che nel suo libro riscrive le testimonianze raccolte con intensità e partecipazione.</p>
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	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32041</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jul 2006 05:10:18 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Or come salvare la città in mezzo a tanti elementi di disordini e d&#039;imminenti pericoli ? Tra tutti gli espedienti che si offrivano alla mia mente agitata per la gravezza del caso, uno solo parvemi se non di certa almeno di probabile riescita e lo tentai. Pensai di prevenire le tristi opere dei camorristi offrendo ai più influenti capi un mezzo per riabilitarsi. Laonde, fatto venire in casa il più rinomato di essi, sotto le apparenze di commettergli il disbrigo di una mai privata faccenda lo accolsi alla buona e gli dissi che era venuto per esso e per i suoi amici il momento di riabilitarsi dalla falsa posizione in cui avevali sospinti non già la loro buona indole popolana, ma l&#039;imprevidenza del governo il quale aveva chiuse tutte le vie all&#039;operosità priva di capitali (...) Improvvisai allora una specie di guardia di pubblica sicurezza come meglio mi riuscì a raggranellarla tra la gente più fedele e devota ai nuovi principi ed all&#039;ordine, frammischiai tra questo l&#039;elemento camorrista in modo che anche volendolo non potea nuocere&quot;. 

Liborio Romano, Memorie politiche, Napoli, 1870, pagg. 19-20

E mi scusi Rovelli per questo gigantesco OT, i cpt sono un fenomeno nuovo, speriamo che tra un paio di secoli, visto come stanno andando le cose tra ricchi e poveri, non siano diventati anche loro un fenomeno cronico.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Or come salvare la città in mezzo a tanti elementi di disordini e d&#8217;imminenti pericoli ? Tra tutti gli espedienti che si offrivano alla mia mente agitata per la gravezza del caso, uno solo parvemi se non di certa almeno di probabile riescita e lo tentai. Pensai di prevenire le tristi opere dei camorristi offrendo ai più influenti capi un mezzo per riabilitarsi. Laonde, fatto venire in casa il più rinomato di essi, sotto le apparenze di commettergli il disbrigo di una mai privata faccenda lo accolsi alla buona e gli dissi che era venuto per esso e per i suoi amici il momento di riabilitarsi dalla falsa posizione in cui avevali sospinti non già la loro buona indole popolana, ma l&#8217;imprevidenza del governo il quale aveva chiuse tutte le vie all&#8217;operosità priva di capitali (&#8230;) Improvvisai allora una specie di guardia di pubblica sicurezza come meglio mi riuscì a raggranellarla tra la gente più fedele e devota ai nuovi principi ed all&#8217;ordine, frammischiai tra questo l&#8217;elemento camorrista in modo che anche volendolo non potea nuocere&#8221;. </p>
<p>Liborio Romano, Memorie politiche, Napoli, 1870, pagg. 19-20</p>
<p>E mi scusi Rovelli per questo gigantesco OT, i cpt sono un fenomeno nuovo, speriamo che tra un paio di secoli, visto come stanno andando le cose tra ricchi e poveri, non siano diventati anche loro un fenomeno cronico.</p>
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		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32040</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jul 2006 05:05:22 +0000</pubDate>
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		<description>Cmq, se ti interessa vai a vedere anche chi era e cosa ha fatto don Liborio Romano, tanto per dirne uno. Tutti sapevano anche allora, eppure siamo ancora qui a parlarne.

E questo non per dire che non vale la pena continuare a farlo, al contrario, ma per sapere senza illusioni dove si vive e conoscere realisticamente i limiti di quel che si fa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Cmq, se ti interessa vai a vedere anche chi era e cosa ha fatto don Liborio Romano, tanto per dirne uno. Tutti sapevano anche allora, eppure siamo ancora qui a parlarne.</p>
<p>E questo non per dire che non vale la pena continuare a farlo, al contrario, ma per sapere senza illusioni dove si vive e conoscere realisticamente i limiti di quel che si fa.</p>
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	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32039</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jul 2006 04:24:31 +0000</pubDate>
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		<description>Ah vabbè, se frazioniamo il giorno in micropenniche ai nuovi nanogiorni non c&#039;è fine, anche questo è anche vero.
Anzi, potrebbe essere un modo per illudersi di avere una vita eterna. Good idea:–)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ah vabbè, se frazioniamo il giorno in micropenniche ai nuovi nanogiorni non c&#8217;è fine, anche questo è anche vero.<br />
Anzi, potrebbe essere un modo per illudersi di avere una vita eterna. Good idea:–)</p>
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	<item>
		<title>Di: Franz Krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32035</link>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jul 2006 21:28:42 +0000</pubDate>
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		<description>Temp, ci vado su Google, ma io come ho terminato il mio intervento? Che questi libri sono destinati a chi non puo&#039; fare niente. A parte risvegliarsi (Temp, abbi pazienza, se ti fai un pennica alle 3 del pomeriggio e ti risvegli alle 5 sei sempre nello stesso giorno, no?:-)).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Temp, ci vado su Google, ma io come ho terminato il mio intervento? Che questi libri sono destinati a chi non puo&#8217; fare niente. A parte risvegliarsi (Temp, abbi pazienza, se ti fai un pennica alle 3 del pomeriggio e ti risvegli alle 5 sei sempre nello stesso giorno, no?:-)).</p>
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	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32033</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jul 2006 21:13:41 +0000</pubDate>
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		<description>@Franz

La frase di Tash a mio avviso è facile solo in apparenza.

Intanto è vera, nel senso che un libro come quello di Saviano (Rovelli, lo ripeto, non avendolo letto lo lascio fuori) è solo l&#039;ennesimo libro sulla camorra  e neppure il più documentato.
 
Qual&#039;è il suo merito? Come ho detto il tono di urgenza. Ma andando avanti nella lettura si fa lentamente strada una certa insoddisfazione. E&#039; a questo punto che sono andata a vedere cosa c&#039;era d&#039;altro, e ho trovato ad esempio (cito sempre lui per comodità) Isaia Sales. 

La Mondadori ha fatto bene a inserirlo nella collana Strade blu, cioè nella narrativa. Il libro di Saviano è un lugubre squillo di tromba e questo è senz&#039;altro positivo, ma appunto, non essendo un&#039;analisi, non essendo un reportage nel senso proprio del termine, non dando informazioni nuove se non a chi della camorra non si è interessato mai.

E qui viene a mio avviso il punto centrale della questione.

Chi non si è interessato mai come reagirà? Con una adesione emotiva seguita dal nulla. Ora, l&#039;adesione emotiva seguita dal nulla è il meglio che ci dia l&#039;enterteinment.

E non lo dico con disprezzo. Siamo pur vivi, sentiamo, patiamo, andiamo in caccio di emozioni e tra le emozioni c&#039;è anche lo sdegno. Ma poi continuiamo a fare quello che facevamo prima perché difficilmente possiamo fare altro, a meno di non cambiare mestiere e di fare i magistrati, i politici, i missionari ecc.

Qualcosa mi dice che tutti i commentatori di Saviano e Rovelli continueranno a fare quello che facevano prima, avendo provato sdegno. Non c&#039;è niente di male. Anzi, io sono per il restare vivi e anche per il restare svegli, ma un risveglio, scusami, Franz, è un&#039;altra cosa, è un nuovo giorno.

Naturalmente preferirei essere smentita. 

Vai comunque alla voce camorra su google, o anche alla voce &quot;isais sales&quot; camorra, vedrai.

Perché qui sembrerebbe che prima di Saviano non sia stato scritto nulla. E se invece è stato scritto e analizzato molto, come mai siamo al punto di prima? Perché ha ragione Tash.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Franz</p>
<p>La frase di Tash a mio avviso è facile solo in apparenza.</p>
<p>Intanto è vera, nel senso che un libro come quello di Saviano (Rovelli, lo ripeto, non avendolo letto lo lascio fuori) è solo l&#8217;ennesimo libro sulla camorra  e neppure il più documentato.</p>
<p>Qual&#8217;è il suo merito? Come ho detto il tono di urgenza. Ma andando avanti nella lettura si fa lentamente strada una certa insoddisfazione. E&#8217; a questo punto che sono andata a vedere cosa c&#8217;era d&#8217;altro, e ho trovato ad esempio (cito sempre lui per comodità) Isaia Sales. </p>
<p>La Mondadori ha fatto bene a inserirlo nella collana Strade blu, cioè nella narrativa. Il libro di Saviano è un lugubre squillo di tromba e questo è senz&#8217;altro positivo, ma appunto, non essendo un&#8217;analisi, non essendo un reportage nel senso proprio del termine, non dando informazioni nuove se non a chi della camorra non si è interessato mai.</p>
<p>E qui viene a mio avviso il punto centrale della questione.</p>
<p>Chi non si è interessato mai come reagirà? Con una adesione emotiva seguita dal nulla. Ora, l&#8217;adesione emotiva seguita dal nulla è il meglio che ci dia l&#8217;enterteinment.</p>
<p>E non lo dico con disprezzo. Siamo pur vivi, sentiamo, patiamo, andiamo in caccio di emozioni e tra le emozioni c&#8217;è anche lo sdegno. Ma poi continuiamo a fare quello che facevamo prima perché difficilmente possiamo fare altro, a meno di non cambiare mestiere e di fare i magistrati, i politici, i missionari ecc.</p>
<p>Qualcosa mi dice che tutti i commentatori di Saviano e Rovelli continueranno a fare quello che facevano prima, avendo provato sdegno. Non c&#8217;è niente di male. Anzi, io sono per il restare vivi e anche per il restare svegli, ma un risveglio, scusami, Franz, è un&#8217;altra cosa, è un nuovo giorno.</p>
<p>Naturalmente preferirei essere smentita. </p>
<p>Vai comunque alla voce camorra su google, o anche alla voce &#8220;isais sales&#8221; camorra, vedrai.</p>
<p>Perché qui sembrerebbe che prima di Saviano non sia stato scritto nulla. E se invece è stato scritto e analizzato molto, come mai siamo al punto di prima? Perché ha ragione Tash.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Franz Krauspenhaar</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32030</link>
		<dc:creator>Franz Krauspenhaar</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jul 2006 20:35:43 +0000</pubDate>
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		<description>@Temp. 
Diciamoci la verità: quella frase di Tash che tu citi - cone tutta la stima che nutro per entrambi- è un po&#039; facile. Nel senso che lui puo&#039; fare di meglio. A un libro come quello di Saviano e di Rovelli si chiede un risveglio, non un intrattenimento. E non solo da libri come quelli, anche da libri di fiction, o da un Manganelli, per esempio: Manganelli riesce a intrattenere facendoti spesso divertire e pensare. Anche la migliore fiction fa questo. Io credo che la questione, in ultima analisi, sia soggettiva: l&#039;ho scritto qui sopra con una certa irruenza e senza scegliere vocaboli raffinati, ma, se la maggior parte dei lettori con questi libri effettivamente s&#039;intrattiene soltanto, c&#039;è però chi s&#039;informa, chi apre gli occhi; io di questo sono convinto. Gomorra (che ho appena iniziato a leggere)  non è destinato a Bassolino, Lager Italiani non è destinato ai politici. Questi libri sono destinati a chi non puo&#039; fare niente. Già. A chi, come noi, puo&#039; soltanto votare tra due poli, più che opposti, frapposti tra loro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Temp.<br />
Diciamoci la verità: quella frase di Tash che tu citi &#8211; cone tutta la stima che nutro per entrambi- è un po&#8217; facile. Nel senso che lui puo&#8217; fare di meglio. A un libro come quello di Saviano e di Rovelli si chiede un risveglio, non un intrattenimento. E non solo da libri come quelli, anche da libri di fiction, o da un Manganelli, per esempio: Manganelli riesce a intrattenere facendoti spesso divertire e pensare. Anche la migliore fiction fa questo. Io credo che la questione, in ultima analisi, sia soggettiva: l&#8217;ho scritto qui sopra con una certa irruenza e senza scegliere vocaboli raffinati, ma, se la maggior parte dei lettori con questi libri effettivamente s&#8217;intrattiene soltanto, c&#8217;è però chi s&#8217;informa, chi apre gli occhi; io di questo sono convinto. Gomorra (che ho appena iniziato a leggere)  non è destinato a Bassolino, Lager Italiani non è destinato ai politici. Questi libri sono destinati a chi non puo&#8217; fare niente. Già. A chi, come noi, puo&#8217; soltanto votare tra due poli, più che opposti, frapposti tra loro.</p>
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	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32009</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Jul 2006 12:49:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-32009</guid>
		<description>Il libro di Rovelli non l&#039;ho letto, ho visto però che lo si avvicina a Saviano, anzi, Franz dice che il libro di Rovelli informa e quello di Saviano pure.

Ora, dovremmo forse metterci d&#039;accordo su che cosa significa informazione, e anche qui il concetto si restringerà o si dilaterà a seconda di chi lo usa.

A mio parere l&#039;informazione (c&#039;è forse in questo un po&#039; di ingenuità, ma anche di desiderio) è quella cosa che mi mette a disposizione con dati precisi e verificabili, sia pure non con una bibliografia esaustiva, qualcosa che non so. E lo fa magari anche con uno scopo, quello di permettermi di modificare il mio pensiero con dati nuovi, di pensare in modo nuovo e migliore e possibilmente di far sì che questo nuovo modo di pensare si traduca in qualche modo, se non in azione, almeno in un &quot;atteggiamento&quot;, magari in una pratica virtuosa.

Ora, non so Rovelli, ma ho finalmente terminato la lettura del libro di Saviano. E sono arrivata alla conclusione che non informa. Il suo merito è un tono di urgenza, di coinvolgimento personale. Il suo difetto, ai miei occhi non piccolo, è un certo generico catastrofismo senza dati, anche se si capisce che lui, per scrivere il libro, li ha consultati. All&#039;inizio, qualche post fa, mi ero associata all&#039;invito a Bassolino di leggere Saviano - pur capendo dopo le prime cinquanta pagine che Bassolino quelle cose le sa lui pure, e non per nulla ha presentato il libro sulla camorra, se ho letto bene, di Isaia Sales.

Ho cambiato idea, le cose che Saviano dice non sono nuove, e certamente non sono nuove per i politici, i magistrati ecc. Il libro di Saviano causerà una fiammata di interesse per qualche tempo, e a meno che non venga tenuto in vita con altri premi o dibattiti dopo l&#039;estate non se ne parlerà più.

Sono molto d&#039;accordo con Tash (che ho imparato a prendere alla lettera, senza pensare mai che ci siano doppi fini, ironie o giochi retorici dietro le sue parole) quando dice:

&quot;Mi sono fatto l’idea che nel contemporaneo stato anestetico di massa, tutto ciò che non ci tocca direttamente, che non ci coinvolge fisicamente, come si dice, in prima persona, ci intrattiene.&quot;

E&#039; così, non c&#039;è dubbio. Se qualcuno, dopo la lettura del libro di Saviano ha mutato il suo modo di operare mi piacerebbe saperlo, non credo che succederà.

Quanto a Rovelli come ho detto non avendo ancora letto il libro non so, anche se l&#039;oggetto molto più delimitato, descrivibile e non mitizzabile come è mitizzabile la camorra, o la mafia, rende più probabile l&#039;eventualità di un sostegno a un&#039;azione poilitica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro di Rovelli non l&#8217;ho letto, ho visto però che lo si avvicina a Saviano, anzi, Franz dice che il libro di Rovelli informa e quello di Saviano pure.</p>
<p>Ora, dovremmo forse metterci d&#8217;accordo su che cosa significa informazione, e anche qui il concetto si restringerà o si dilaterà a seconda di chi lo usa.</p>
<p>A mio parere l&#8217;informazione (c&#8217;è forse in questo un po&#8217; di ingenuità, ma anche di desiderio) è quella cosa che mi mette a disposizione con dati precisi e verificabili, sia pure non con una bibliografia esaustiva, qualcosa che non so. E lo fa magari anche con uno scopo, quello di permettermi di modificare il mio pensiero con dati nuovi, di pensare in modo nuovo e migliore e possibilmente di far sì che questo nuovo modo di pensare si traduca in qualche modo, se non in azione, almeno in un &#8220;atteggiamento&#8221;, magari in una pratica virtuosa.</p>
<p>Ora, non so Rovelli, ma ho finalmente terminato la lettura del libro di Saviano. E sono arrivata alla conclusione che non informa. Il suo merito è un tono di urgenza, di coinvolgimento personale. Il suo difetto, ai miei occhi non piccolo, è un certo generico catastrofismo senza dati, anche se si capisce che lui, per scrivere il libro, li ha consultati. All&#8217;inizio, qualche post fa, mi ero associata all&#8217;invito a Bassolino di leggere Saviano &#8211; pur capendo dopo le prime cinquanta pagine che Bassolino quelle cose le sa lui pure, e non per nulla ha presentato il libro sulla camorra, se ho letto bene, di Isaia Sales.</p>
<p>Ho cambiato idea, le cose che Saviano dice non sono nuove, e certamente non sono nuove per i politici, i magistrati ecc. Il libro di Saviano causerà una fiammata di interesse per qualche tempo, e a meno che non venga tenuto in vita con altri premi o dibattiti dopo l&#8217;estate non se ne parlerà più.</p>
<p>Sono molto d&#8217;accordo con Tash (che ho imparato a prendere alla lettera, senza pensare mai che ci siano doppi fini, ironie o giochi retorici dietro le sue parole) quando dice:</p>
<p>&#8220;Mi sono fatto l’idea che nel contemporaneo stato anestetico di massa, tutto ciò che non ci tocca direttamente, che non ci coinvolge fisicamente, come si dice, in prima persona, ci intrattiene.&#8221;</p>
<p>E&#8217; così, non c&#8217;è dubbio. Se qualcuno, dopo la lettura del libro di Saviano ha mutato il suo modo di operare mi piacerebbe saperlo, non credo che succederà.</p>
<p>Quanto a Rovelli come ho detto non avendo ancora letto il libro non so, anche se l&#8217;oggetto molto più delimitato, descrivibile e non mitizzabile come è mitizzabile la camorra, o la mafia, rende più probabile l&#8217;eventualità di un sostegno a un&#8217;azione poilitica.</p>
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	<item>
		<title>Di: marco rovelli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31779</link>
		<dc:creator>marco rovelli</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jul 2006 13:46:11 +0000</pubDate>
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		<description>Intervengo alla fine, non per chiosare, ma perché solo oggi ho l&#039;agio per farlo.
Sono stimolato dall&#039;ultimo intervento (non che sia l&#039;unico di valore, tutta la discussione è stata di ottimo livello, critiche comprese), quello di Roberto in margine allo scritto uscito sul manifesto.
Roberto si chiede, in coda, se io sia scrittore di cose o  di parole. Ora, io non credo sia dia cosa fuori dalla parola. La cosa è già parola, anche nella pura forma del &quot;qualcosa&quot;, del &quot;questo qui&quot;. Io guardo qualcosa, e ciò che vedo non è la cosa, ma la cosa-dello-sguardo, ed è questa che narro. Io che vedo ci sono,e &quot;realismo&quot; vuole che io dica la mia presenza, che esponga la forma del mio sguardo, la mia rappresentazione, e il modo in cui essa è investita, agita, trasformata da ciò che viene compreso nella sua esperienza.
Così, in merito all&#039;immagine del cpt tra gli ulivi: il cpt di lamezia è davvero così, ma questo non è un dato bruto che solo dopo viene rivestito di senso. Il suo esser-così spazialmente significa qualcosa, e lo significa immediatamente. Dice una condizione di separatezza, di estraneità, dice di una visione sottratta.
Non direi che questo è simbolismo, non c&#039;è un doppio livello di lettura: la duplicità sta nella cosa stessa, in virtù del suo essere immediatamente significato. Doppia è la scrittura, non la lettura. Ciò che dici &quot;lirico&quot;, allora, è proprio - per me - il modo per restituire questa originaria duplicità del reale. La maniera per presentificarla.
Questo risponde anche al presunto pessimismo: portare alla luce ciò che è nascosto è necessariamente un&#039;operazione &quot;&quot;critica&quot;: rivela/produce crisi. Fissare lo sguardo oltre la cortina di silenzio significa spezzare la cortina e rivelare/produrre conflitto (un conflitto che è appunto misconosciuto). Ciò che appare come pessimismo, allora, è un gesto di apertura.
(In ogni caso mi sono sempre riconosciuto nella frase gramsciana, Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà).
Infine, Roberto si chiede se sono tutti così. No, non sono tutti così. Data la limitatezza delle righe che mi erano concesse, ho dovuto fare una scelta, concentrandomi sul &quot;tipo&quot; (Dragan) che espone un&#039;esperienza comune a molti lì dentro. poi ci sono altre figure, a cominciare dai molti ex-detenuti, e mi sarebbe piaciuto dirne, ma non ho potuto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Intervengo alla fine, non per chiosare, ma perché solo oggi ho l&#8217;agio per farlo.<br />
Sono stimolato dall&#8217;ultimo intervento (non che sia l&#8217;unico di valore, tutta la discussione è stata di ottimo livello, critiche comprese), quello di Roberto in margine allo scritto uscito sul manifesto.<br />
Roberto si chiede, in coda, se io sia scrittore di cose o  di parole. Ora, io non credo sia dia cosa fuori dalla parola. La cosa è già parola, anche nella pura forma del &#8220;qualcosa&#8221;, del &#8220;questo qui&#8221;. Io guardo qualcosa, e ciò che vedo non è la cosa, ma la cosa-dello-sguardo, ed è questa che narro. Io che vedo ci sono,e &#8220;realismo&#8221; vuole che io dica la mia presenza, che esponga la forma del mio sguardo, la mia rappresentazione, e il modo in cui essa è investita, agita, trasformata da ciò che viene compreso nella sua esperienza.<br />
Così, in merito all&#8217;immagine del cpt tra gli ulivi: il cpt di lamezia è davvero così, ma questo non è un dato bruto che solo dopo viene rivestito di senso. Il suo esser-così spazialmente significa qualcosa, e lo significa immediatamente. Dice una condizione di separatezza, di estraneità, dice di una visione sottratta.<br />
Non direi che questo è simbolismo, non c&#8217;è un doppio livello di lettura: la duplicità sta nella cosa stessa, in virtù del suo essere immediatamente significato. Doppia è la scrittura, non la lettura. Ciò che dici &#8220;lirico&#8221;, allora, è proprio &#8211; per me &#8211; il modo per restituire questa originaria duplicità del reale. La maniera per presentificarla.<br />
Questo risponde anche al presunto pessimismo: portare alla luce ciò che è nascosto è necessariamente un&#8217;operazione &#8220;&#8221;critica&#8221;: rivela/produce crisi. Fissare lo sguardo oltre la cortina di silenzio significa spezzare la cortina e rivelare/produrre conflitto (un conflitto che è appunto misconosciuto). Ciò che appare come pessimismo, allora, è un gesto di apertura.<br />
(In ogni caso mi sono sempre riconosciuto nella frase gramsciana, Pessimismo della ragione, ottimismo della volontà).<br />
Infine, Roberto si chiede se sono tutti così. No, non sono tutti così. Data la limitatezza delle righe che mi erano concesse, ho dovuto fare una scelta, concentrandomi sul &#8220;tipo&#8221; (Dragan) che espone un&#8217;esperienza comune a molti lì dentro. poi ci sono altre figure, a cominciare dai molti ex-detenuti, e mi sarebbe piaciuto dirne, ma non ho potuto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31661</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jul 2006 08:50:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31661</guid>
		<description>@Franz
Rileggo un pezzo di Marco Rovelli uscito sul manifesto della settimana scorsa. “A Lamezia Terme, nel cpt ‘peggiore d’Italia’”. Mi aspetto il lager dei lager, e invece trovo l’eterno malgoverno del paesello, le storie di portafogli bianchi e rosei, gli inghippi e gli inguappi che facevano incazzare Salvemini. Quella “forma di assistenzialismo erogato sulla pelle dei migranti” che Rovelli inquadra così bene nel tandem Conte-Giovanardi. 

L’azione democratica è composta da: 1) un ‘testo’, in questo caso l’inchiesta giornalistica (il lavoro itinerante di Rovelli); 2) un ‘gesto’ politico (la presenza del deputato Caruso); 3) una condivisibile battaglia per la legalità. 

Pensate a quella leva di avvocati neolaureati, meridionali, con un futuro incerto, che se prendessero coscienza della grande battaglia civile che li aspetta forse non finirebbero a pelare 740 (in questo senso, la liberalizzazione voluta da Bersani credo che li aiuterebbe). 

Non serve il Rapporto Pelican per immaginare che verminaio si scoperchierebbe se richiamassimo al lavoro queste forze inoccupate della nostra società. E perché no, quotidianamente. 

L’articolo di Rovelli dimostra che è possibile: informazione + indagine = accoglienza. Serve una falange serrata di professionisti che combattono per i diritti civili (degli altri), giornalisti, medici, avvocati, assistenti sociali.

Per quanto riguarda la Bossi-Fini, io la penso così. Questo governo travicello di calciatori e pompinare ha le mani legate. Se dura, forse riuscirà a modificare o cancellare i dispositivi legislativi precedenti. Ma per caso qualcuno ha sentito parlare di voto agli immigrati, ultimamente? Io ricordo solo i distinguo del ministro Mastella.          

Tornando alla scrittura di Rovelli, vorrei sottolineare che lo stile non è qualcosa di cui siamo per forza coscienti. Lo stile è fatto di parole e di cose che sono dentro, ma anche fuori di noi (le idée recues, per esempio). Come dire, la scrittura può tirarci brutti scherzi, deformare la nostra percezione (e la comprensione) di autori e lettori. 

E’ come se, a un certo punto, dietro la denuncia di Rovelli giornalista, spuntasse una sorta di ‘pessimismo lirico’. Qualche parola, un paio di frasi, che però danno un tono complessivo di crisi, un po’ scoraggiante, e al limite catastrofico, alla narrazione e quindi alla rappresentazione della realtà. Una visione che non è indenne da certo irrazionalismo novecentesco italiano ed europeo (il reporter parla di “terra desolata”). 

Mi riferisco in particolare all’immagine degli ulivi, che ha intorno a sé un alone spettrale, misero e violento. “La detenzione è mascherata tra gli ulivi, un cordone di silenzio…”. 

Mi chiedo se questa inquadratura sia spontanea, dettata, cioè, da un’ispirazione ‘visiva’, fattuale, veristica, oppure sia frutto di una ‘logica  ideologica’, per cui i cpt stanno ai lager come il centro di Lamezia Terme sta al “peggio del peggio”. E’ questa “la costruzione testuale” della realtà? 

Rovelli non mi sembra il tipo del baro, lui va in cerca di racconti, è uno scrittore con le gambe lunghe. Ma non dobbiamo dimenticare che “l’informante” svolge sempre un lavoro imperfetto, lacunoso. 

Lo scriba non potrà mai visitare l’intera biblioteca. E così, nel peggiore dei casi, il testo resta (volutamente) incompleto, spostandosi dal piano naturale, materiale, delle situazioni vissute, all’elaborazione creativa, poetica, che diventa un modo di puntellare stilisticamente le proprie tesi. 

La denuncia prevale sull’analisi, il ‘qui e ora’, il ‘vogliamo tutto’, impediscono di guardare il resto della scena. Come mai tutti gli ‘ospiti’ del cpt sono immigrati con superproblemi? Non mi permetterei mai di ironizzare sulle storie di Rovelli, tanto drammatiche e assurde. Ma chi altro c’era a Lamezia, quel giorno? 

“All’una qualcuno intona la preghiera dell’Islam”. Non riesco a intuire cosa si agita nel fondo limaccioso di questa frase. Un pericolo? Una speranza? Insomma, Rovelli è uno scrittore di “cose” o di “parole”?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Franz<br />
Rileggo un pezzo di Marco Rovelli uscito sul manifesto della settimana scorsa. “A Lamezia Terme, nel cpt ‘peggiore d’Italia’”. Mi aspetto il lager dei lager, e invece trovo l’eterno malgoverno del paesello, le storie di portafogli bianchi e rosei, gli inghippi e gli inguappi che facevano incazzare Salvemini. Quella “forma di assistenzialismo erogato sulla pelle dei migranti” che Rovelli inquadra così bene nel tandem Conte-Giovanardi. </p>
<p>L’azione democratica è composta da: 1) un ‘testo’, in questo caso l’inchiesta giornalistica (il lavoro itinerante di Rovelli); 2) un ‘gesto’ politico (la presenza del deputato Caruso); 3) una condivisibile battaglia per la legalità. </p>
<p>Pensate a quella leva di avvocati neolaureati, meridionali, con un futuro incerto, che se prendessero coscienza della grande battaglia civile che li aspetta forse non finirebbero a pelare 740 (in questo senso, la liberalizzazione voluta da Bersani credo che li aiuterebbe). </p>
<p>Non serve il Rapporto Pelican per immaginare che verminaio si scoperchierebbe se richiamassimo al lavoro queste forze inoccupate della nostra società. E perché no, quotidianamente. </p>
<p>L’articolo di Rovelli dimostra che è possibile: informazione + indagine = accoglienza. Serve una falange serrata di professionisti che combattono per i diritti civili (degli altri), giornalisti, medici, avvocati, assistenti sociali.</p>
<p>Per quanto riguarda la Bossi-Fini, io la penso così. Questo governo travicello di calciatori e pompinare ha le mani legate. Se dura, forse riuscirà a modificare o cancellare i dispositivi legislativi precedenti. Ma per caso qualcuno ha sentito parlare di voto agli immigrati, ultimamente? Io ricordo solo i distinguo del ministro Mastella.          </p>
<p>Tornando alla scrittura di Rovelli, vorrei sottolineare che lo stile non è qualcosa di cui siamo per forza coscienti. Lo stile è fatto di parole e di cose che sono dentro, ma anche fuori di noi (le idée recues, per esempio). Come dire, la scrittura può tirarci brutti scherzi, deformare la nostra percezione (e la comprensione) di autori e lettori. </p>
<p>E’ come se, a un certo punto, dietro la denuncia di Rovelli giornalista, spuntasse una sorta di ‘pessimismo lirico’. Qualche parola, un paio di frasi, che però danno un tono complessivo di crisi, un po’ scoraggiante, e al limite catastrofico, alla narrazione e quindi alla rappresentazione della realtà. Una visione che non è indenne da certo irrazionalismo novecentesco italiano ed europeo (il reporter parla di “terra desolata”). </p>
<p>Mi riferisco in particolare all’immagine degli ulivi, che ha intorno a sé un alone spettrale, misero e violento. “La detenzione è mascherata tra gli ulivi, un cordone di silenzio…”. </p>
<p>Mi chiedo se questa inquadratura sia spontanea, dettata, cioè, da un’ispirazione ‘visiva’, fattuale, veristica, oppure sia frutto di una ‘logica  ideologica’, per cui i cpt stanno ai lager come il centro di Lamezia Terme sta al “peggio del peggio”. E’ questa “la costruzione testuale” della realtà? </p>
<p>Rovelli non mi sembra il tipo del baro, lui va in cerca di racconti, è uno scrittore con le gambe lunghe. Ma non dobbiamo dimenticare che “l’informante” svolge sempre un lavoro imperfetto, lacunoso. </p>
<p>Lo scriba non potrà mai visitare l’intera biblioteca. E così, nel peggiore dei casi, il testo resta (volutamente) incompleto, spostandosi dal piano naturale, materiale, delle situazioni vissute, all’elaborazione creativa, poetica, che diventa un modo di puntellare stilisticamente le proprie tesi. </p>
<p>La denuncia prevale sull’analisi, il ‘qui e ora’, il ‘vogliamo tutto’, impediscono di guardare il resto della scena. Come mai tutti gli ‘ospiti’ del cpt sono immigrati con superproblemi? Non mi permetterei mai di ironizzare sulle storie di Rovelli, tanto drammatiche e assurde. Ma chi altro c’era a Lamezia, quel giorno? </p>
<p>“All’una qualcuno intona la preghiera dell’Islam”. Non riesco a intuire cosa si agita nel fondo limaccioso di questa frase. Un pericolo? Una speranza? Insomma, Rovelli è uno scrittore di “cose” o di “parole”?</p>
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		<title>Di: F.K.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31467</link>
		<dc:creator>F.K.</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jul 2006 16:38:58 +0000</pubDate>
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		<description>E&#039; un luogo di sospensione dell&#039;identità, secondo me. Nella mia modesta recensione dovrebbe trapelare, questo concetto, Roberto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un luogo di sospensione dell&#8217;identità, secondo me. Nella mia modesta recensione dovrebbe trapelare, questo concetto, Roberto.</p>
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		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31457</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jul 2006 14:57:01 +0000</pubDate>
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		<description>@franz
@tash
@fabio

“enclave di un Far West legalizzato”

Cos’è un “non-luogo”? I lager erano ancora “luoghi”, unici e irripetibili, avevano mura solide, gas e cinghie per non farti scappare, lavoro e detenzione (come i manicomi o il carcere). Invece come funziona un non-luogo? Che significa in termini di coordinate spaziali? Se non è l’annullamento, cos’è? Lo spaesamento? La sospensione? Il varco? 

Cosa mi unisce all’immigrato dei CPT? La permanenza temporanea. Non parlo in termini personali, esistenziali, contingenti, lo so che adesso sto scrivendo qui, al sicuro, in salotto. Faccio un discorso teorico generale e più astratto: che significa questa ‘sospensione’? Come cambia la nostra percezione della realtà? Qual è lo spazio d’azione delle nostre ‘democrazie imperfette’? 

Sono “di passaggio”, in una casa che non è la mia, con tanti lavori da cambiare senza trovarne uno, nelle mani di un potere che ti sposta, qua e là, in altre case, su e giù, un’intensità fluttuante che può diventare sopruso fisico, repressione. E’ questo il non-luogo? Il soggetto senza dimensione che ha tutte le posizioni di partenza e nessuna di arrivo? (altri preferiscono ‘tornare a…’, ed è tutto un fioccare di ‘ritorni all’ordine’ e al disordine intellettuale). 

Leggo molti commentatori che risponderebbero di sì, è Orwell, è Ballard, hai visto come sono progredite le camere a gas? Mi limito a sottolineare che questo nuovo spazio dal capitalismo transitorio, che si realizza proprio nella sua insicurezza e problematicità, anche nella sopraffazione, è nello stesso tempo uno spazio di opportunità (anche per Jihad), una scommessa e una scelta, come diceva Sartre.

Ben venga, quindi, la discussione con Rovelli e gli altri. Ma il discorso resta l’azione democratica che vogliamo intraprendere per trasformare i CPT da campi di transito in campi di accoglienza. Da un (non) luogo all’altro, nella speranza che gli ultimi siano meglio dei primi. 

Il santone di “Kim” a questo punto avrebbe indicato la sua Ruota, scuotendo la testa divertito.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@franz<br />
@tash<br />
@fabio</p>
<p>“enclave di un Far West legalizzato”</p>
<p>Cos’è un “non-luogo”? I lager erano ancora “luoghi”, unici e irripetibili, avevano mura solide, gas e cinghie per non farti scappare, lavoro e detenzione (come i manicomi o il carcere). Invece come funziona un non-luogo? Che significa in termini di coordinate spaziali? Se non è l’annullamento, cos’è? Lo spaesamento? La sospensione? Il varco? </p>
<p>Cosa mi unisce all’immigrato dei CPT? La permanenza temporanea. Non parlo in termini personali, esistenziali, contingenti, lo so che adesso sto scrivendo qui, al sicuro, in salotto. Faccio un discorso teorico generale e più astratto: che significa questa ‘sospensione’? Come cambia la nostra percezione della realtà? Qual è lo spazio d’azione delle nostre ‘democrazie imperfette’? </p>
<p>Sono “di passaggio”, in una casa che non è la mia, con tanti lavori da cambiare senza trovarne uno, nelle mani di un potere che ti sposta, qua e là, in altre case, su e giù, un’intensità fluttuante che può diventare sopruso fisico, repressione. E’ questo il non-luogo? Il soggetto senza dimensione che ha tutte le posizioni di partenza e nessuna di arrivo? (altri preferiscono ‘tornare a…’, ed è tutto un fioccare di ‘ritorni all’ordine’ e al disordine intellettuale). </p>
<p>Leggo molti commentatori che risponderebbero di sì, è Orwell, è Ballard, hai visto come sono progredite le camere a gas? Mi limito a sottolineare che questo nuovo spazio dal capitalismo transitorio, che si realizza proprio nella sua insicurezza e problematicità, anche nella sopraffazione, è nello stesso tempo uno spazio di opportunità (anche per Jihad), una scommessa e una scelta, come diceva Sartre.</p>
<p>Ben venga, quindi, la discussione con Rovelli e gli altri. Ma il discorso resta l’azione democratica che vogliamo intraprendere per trasformare i CPT da campi di transito in campi di accoglienza. Da un (non) luogo all’altro, nella speranza che gli ultimi siano meglio dei primi. </p>
<p>Il santone di “Kim” a questo punto avrebbe indicato la sua Ruota, scuotendo la testa divertito.</p>
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		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31447</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jul 2006 12:59:49 +0000</pubDate>
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		<description>non pretendevo rettifiche, franz, figuriamosci.
dicevo così, tanto per dire.
l&#039;intuizione di Augé mi è molto cara, la trovo necessaria e decisiva in ogni procedimento di analisi della città contemporanea.
dell&#039;ambiente contemporaneo.
del mondo contemporaneo.

i non luoghi sono tutto sommato amichevoli, disponibili, proprio in quanto neutrali, non voluti in quanto spazi (ma solo in quanto funzioni) e spesso non voluti e basta, cioè residuo di operazioni tese ad altro che alla produzione di spazio.

però mi accorgo che, se intendi i non luoghi anche come conseguenza di operazioni tese ad altro, come sfrido e scarto spaziale, allora li vedi riavvicinarsi anche ai Cpt che sono conseguenza spaziale di una politica, servono a porla in essere, ma non sono il fine di quella politica.
lo scopo della Bossi-Fini e con essa dei Cpt (come non luoghi-prodotto della legge) sta nella mente di noi cittadini, sta nel rassicurarci, di fronte a un fenomeno epocale che prima o poi ci travolgerà comunque.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non pretendevo rettifiche, franz, figuriamosci.<br />
dicevo così, tanto per dire.<br />
l&#8217;intuizione di Augé mi è molto cara, la trovo necessaria e decisiva in ogni procedimento di analisi della città contemporanea.<br />
dell&#8217;ambiente contemporaneo.<br />
del mondo contemporaneo.</p>
<p>i non luoghi sono tutto sommato amichevoli, disponibili, proprio in quanto neutrali, non voluti in quanto spazi (ma solo in quanto funzioni) e spesso non voluti e basta, cioè residuo di operazioni tese ad altro che alla produzione di spazio.</p>
<p>però mi accorgo che, se intendi i non luoghi anche come conseguenza di operazioni tese ad altro, come sfrido e scarto spaziale, allora li vedi riavvicinarsi anche ai Cpt che sono conseguenza spaziale di una politica, servono a porla in essere, ma non sono il fine di quella politica.<br />
lo scopo della Bossi-Fini e con essa dei Cpt (come non luoghi-prodotto della legge) sta nella mente di noi cittadini, sta nel rassicurarci, di fronte a un fenomeno epocale che prima o poi ci travolgerà comunque.</p>
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		<title>Di: F.K.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31437</link>
		<dc:creator>F.K.</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jul 2006 11:57:36 +0000</pubDate>
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		<description>D&#039;accordo, Tash.
Non sono mai stato in un Cpt. Spero di non andarci. Sono contento di essere italiano perchè ho potuto festeggiare sentendomi Campione del Mondo, Re per una Notte. Per me tutto è incerto. La spazialità di questo condominio nel quale abito, quando sono ubriaco o fatto di Xanax, mi pare incerta. Ma sono cazzi miei, appunto. Sono un uomo fortunato, in definitiva. E grazie, rettificherò appena possibile, per i nipotini, sai:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo, Tash.<br />
Non sono mai stato in un Cpt. Spero di non andarci. Sono contento di essere italiano perchè ho potuto festeggiare sentendomi Campione del Mondo, Re per una Notte. Per me tutto è incerto. La spazialità di questo condominio nel quale abito, quando sono ubriaco o fatto di Xanax, mi pare incerta. Ma sono cazzi miei, appunto. Sono un uomo fortunato, in definitiva. E grazie, rettificherò appena possibile, per i nipotini, sai:-)</p>
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		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31436</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jul 2006 11:19:43 +0000</pubDate>
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		<description>appartetutto, a parte tutto quello che si può dire a commento dei commenti (dei commenti) riportati qui sopra, interessanti et spesso penetranti, devo dire che la definizione di &quot;NON LUOGO&quot; (Augé) - nata per identificare metti una stazione di servizio, metti un terminal degli autobus, metti lo spazio residuale di uno svincolo stradale, vale a dire tutti quei luoghi non-significanti, dalla spazialità incerta e non-identitaria - si attaglia male ad un campo di permanenza temporanea, che non è affatto neutro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>appartetutto, a parte tutto quello che si può dire a commento dei commenti (dei commenti) riportati qui sopra, interessanti et spesso penetranti, devo dire che la definizione di &#8220;NON LUOGO&#8221; (Augé) &#8211; nata per identificare metti una stazione di servizio, metti un terminal degli autobus, metti lo spazio residuale di uno svincolo stradale, vale a dire tutti quei luoghi non-significanti, dalla spazialità incerta e non-identitaria &#8211; si attaglia male ad un campo di permanenza temporanea, che non è affatto neutro.</p>
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	<item>
		<title>Di: F.K.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31360</link>
		<dc:creator>F.K.</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2006 11:30:59 +0000</pubDate>
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		<description>@Miku.
Beh, non fa (quasi) una piega. Se non compri non vivi, a meno che non fai il calciatore professionista- ché la Porsche te la recapita direttamente il concessionario gratis.
E poi c&#039;è il riferimento a Goethe. Splendido. 
I tedeschi sono sempre all&#039;avanguardia anche quando vanno a pescare dal loro grande passato; nel bene e... nel male...
;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Miku.<br />
Beh, non fa (quasi) una piega. Se non compri non vivi, a meno che non fai il calciatore professionista- ché la Porsche te la recapita direttamente il concessionario gratis.<br />
E poi c&#8217;è il riferimento a Goethe. Splendido.<br />
I tedeschi sono sempre all&#8217;avanguardia anche quando vanno a pescare dal loro grande passato; nel bene e&#8230; nel male&#8230;<br />
;-)</p>
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	<item>
		<title>Di: Miku</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31357</link>
		<dc:creator>Miku</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2006 10:40:34 +0000</pubDate>
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		<description>&#039;Spetta, c&#039;è dell&#039;altro, tu guarda. Il motto è un&#039;allusione a Goethe: &quot;Hier bin ich Mensch, hier darf ich&#039;s sein!&quot; - Faust I, Vers 940 

Nella versione Fortini: Qui sono uomo. Qui posso esserlo.

Sul DM, sulla catena di vendita dal volto umano, si stende l&#039;ombra del padre delle lettere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8216;Spetta, c&#8217;è dell&#8217;altro, tu guarda. Il motto è un&#8217;allusione a Goethe: &#8220;Hier bin ich Mensch, hier darf ich&#8217;s sein!&#8221; &#8211; Faust I, Vers 940 </p>
<p>Nella versione Fortini: Qui sono uomo. Qui posso esserlo.</p>
<p>Sul DM, sulla catena di vendita dal volto umano, si stende l&#8217;ombra del padre delle lettere.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Miku</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31356</link>
		<dc:creator>Miku</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2006 10:27:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31356</guid>
		<description>@FK

Dici:

Certo che sarebbe “divertente” leggere questa scritta davanti alle Standa e alle Esselunga: “CONSUMA, CREPA!”

Dico:

in Germania oggi c&#039;è la catena dei DM, il cui fulgido motto è: &quot;Hier bin ich Mensch! Hier kauf ich ein!&quot; (Qui sono un essere umano! Qui compro!).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@FK</p>
<p>Dici:</p>
<p>Certo che sarebbe “divertente” leggere questa scritta davanti alle Standa e alle Esselunga: “CONSUMA, CREPA!”</p>
<p>Dico:</p>
<p>in Germania oggi c&#8217;è la catena dei DM, il cui fulgido motto è: &#8220;Hier bin ich Mensch! Hier kauf ich ein!&#8221; (Qui sono un essere umano! Qui compro!).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: F.K.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31354</link>
		<dc:creator>F.K.</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2006 09:39:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31354</guid>
		<description>Ma sono lager mentali, G.P! Questa è la differenza. Enorme. Possiamo distrarcene! Ugolino Conte ha ragione, stiamo attenti nel giocare con le parole. Non facciamo anche noi come la maggior parte degli scrittori, che ballano, danzano, giocano, eticamente fottuti dal loro egocentrismo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma sono lager mentali, G.P! Questa è la differenza. Enorme. Possiamo distrarcene! Ugolino Conte ha ragione, stiamo attenti nel giocare con le parole. Non facciamo anche noi come la maggior parte degli scrittori, che ballano, danzano, giocano, eticamente fottuti dal loro egocentrismo.</p>
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	<item>
		<title>Di: Gian Paolo Serino</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31353</link>
		<dc:creator>Gian Paolo Serino</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2006 09:35:46 +0000</pubDate>
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		<description>Chiaramente la mia era una provocazione. Quello che intendo dire, però, è un&#039;altra cosa. E&#039; innegabile l&#039;orrore dei lager, dei gulag, dei campi di concentramento giapponesi negli Stati Uniti, delle scuole prigioni per minorati (dove tutt&#039;oggi, negli USA, sono ancora rinchiusi più di 40 mila ragazzi con un Q.I. non soddisfacenti agli standard a stelle e strisce) o di Abu Grhaib o dei nostri CPT.
Quello che intendo dire è che comunque non viviamo in una democrazia.
E&#039; una dittatura democratica che al randello ha sostituito i piaceri (vd Aldous Huxley, Il MOndo Nuovo). &quot;Non c&#039;è più un Grande Fratello che guarda noi, ma siamo noi a guardare noi&quot; (Neil Postman, Divertirsi da morire).
La differenza è che in un lager ti rendi conto di essere prigioniero, hai un filo spinato al quale aggrapparti per cercare la libertà. Qui no: la libertà è omeopatica e del tutto opininabile. Siamo schiavi e non lo capiamo. E&#039; questo il dramma.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Chiaramente la mia era una provocazione. Quello che intendo dire, però, è un&#8217;altra cosa. E&#8217; innegabile l&#8217;orrore dei lager, dei gulag, dei campi di concentramento giapponesi negli Stati Uniti, delle scuole prigioni per minorati (dove tutt&#8217;oggi, negli USA, sono ancora rinchiusi più di 40 mila ragazzi con un Q.I. non soddisfacenti agli standard a stelle e strisce) o di Abu Grhaib o dei nostri CPT.<br />
Quello che intendo dire è che comunque non viviamo in una democrazia.<br />
E&#8217; una dittatura democratica che al randello ha sostituito i piaceri (vd Aldous Huxley, Il MOndo Nuovo). &#8220;Non c&#8217;è più un Grande Fratello che guarda noi, ma siamo noi a guardare noi&#8221; (Neil Postman, Divertirsi da morire).<br />
La differenza è che in un lager ti rendi conto di essere prigioniero, hai un filo spinato al quale aggrapparti per cercare la libertà. Qui no: la libertà è omeopatica e del tutto opininabile. Siamo schiavi e non lo capiamo. E&#8217; questo il dramma.</p>
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		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31352</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2006 09:14:53 +0000</pubDate>
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		<description>Serino, prova a chiedere a uno qualsiasi degli &quot;abitanti&quot; dei lager, quelli veri, se cambierebbe la sua posizione con la tua, visto che per te sempre di lager si tratta.

A me sembra che giocare con le parole, parole dietro le quali si nasconde tutta la miseria e l&#039;orrore di identità espropriate e di diritti negati, ieri come oggi, e utilizzarle, queste parole, per definire anche solo il tedio, o il rovescio, di una condizione comunque da garantiti e da privilegiati, sia un&#039;operazione di dubbio gusto, per non dire altro, soprattutto per un intellettuale.

La citazione di Arbeit macht frei, mi sembra poi un vero tocco en artiste: geniale! Credo che ci sia una bella differenza tra la redazione di un giornale e il &quot;luogo&quot; dove una ragazzina di quindici anni lavora per due euro all&#039;ora per dodici ore al giorno, il &quot;luogo&quot; dove viene assassinata: quello è il lager. Sarebbe bene non dimenticarsene, se no si finisce, anche contro le migliori intenzioni, per lapidare anche i morti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Serino, prova a chiedere a uno qualsiasi degli &#8220;abitanti&#8221; dei lager, quelli veri, se cambierebbe la sua posizione con la tua, visto che per te sempre di lager si tratta.</p>
<p>A me sembra che giocare con le parole, parole dietro le quali si nasconde tutta la miseria e l&#8217;orrore di identità espropriate e di diritti negati, ieri come oggi, e utilizzarle, queste parole, per definire anche solo il tedio, o il rovescio, di una condizione comunque da garantiti e da privilegiati, sia un&#8217;operazione di dubbio gusto, per non dire altro, soprattutto per un intellettuale.</p>
<p>La citazione di Arbeit macht frei, mi sembra poi un vero tocco en artiste: geniale! Credo che ci sia una bella differenza tra la redazione di un giornale e il &#8220;luogo&#8221; dove una ragazzina di quindici anni lavora per due euro all&#8217;ora per dodici ore al giorno, il &#8220;luogo&#8221; dove viene assassinata: quello è il lager. Sarebbe bene non dimenticarsene, se no si finisce, anche contro le migliori intenzioni, per lapidare anche i morti.</p>
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		<title>Di: F.K.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31351</link>
		<dc:creator>F.K.</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2006 09:12:51 +0000</pubDate>
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		<description>Gian Paolo, perchè manca il pensiero? Non facciamo altro che pensare, a volte persino con saggezza. Comunque d&#039;accordo, la nostra società dei consumi fa schifo. Tra un po&#039; ci toglieranno anche gli amati call center, li sposteranno tutti in Albania, dove con un euro all&#039;ora &quot;ci campi&quot; una famiglia. 
Certo che sarebbe &quot;divertente&quot; leggere questa scritta davanti alle Standa e alle Esselunga: &quot;CONSUMA, CREPA!&quot;
Buona domenica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gian Paolo, perchè manca il pensiero? Non facciamo altro che pensare, a volte persino con saggezza. Comunque d&#8217;accordo, la nostra società dei consumi fa schifo. Tra un po&#8217; ci toglieranno anche gli amati call center, li sposteranno tutti in Albania, dove con un euro all&#8217;ora &#8220;ci campi&#8221; una famiglia.<br />
Certo che sarebbe &#8220;divertente&#8221; leggere questa scritta davanti alle Standa e alle Esselunga: &#8220;CONSUMA, CREPA!&#8221;<br />
Buona domenica.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gian Paolo Serino</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31348</link>
		<dc:creator>Gian Paolo Serino</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jul 2006 08:38:50 +0000</pubDate>
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		<description>@F.K. : Ecco, io non sono convinto che i nostri lager, quelli che Carmelo Bene, chiamava parziali, siano diversi dalle prigioni presenti e passate. Certo abbia libertà di pensiero (ma manca il pensiero), possiamo cambiare, ma solo canale, le camere a gas sono il cielo e il lavoro, consuma crepa non è lo stesso che IL LAVORO RENDE LIBERI?

Gian Paolo Serino</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@F.K. : Ecco, io non sono convinto che i nostri lager, quelli che Carmelo Bene, chiamava parziali, siano diversi dalle prigioni presenti e passate. Certo abbia libertà di pensiero (ma manca il pensiero), possiamo cambiare, ma solo canale, le camere a gas sono il cielo e il lavoro, consuma crepa non è lo stesso che IL LAVORO RENDE LIBERI?</p>
<p>Gian Paolo Serino</p>
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	</item>
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		<title>Di: claudio</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/06/i-lager-sono-tra-noi/#comment-31333</link>
		<dc:creator>claudio</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jul 2006 23:55:47 +0000</pubDate>
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		<description>&gt;tashtego, senza troppo giri di parole devo dire che sostengo il cuore della spigolosa questione da te sollevata (sperando di aver interpretato bene il tuo pensiero e nulla togliendo ai luminosissimi lavori di Rovelli, Saviano.. )una sola domanda, mi si impone rileggendoti attentamente: 
&quot;Marx chi ?&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&gt;tashtego, senza troppo giri di parole devo dire che sostengo il cuore della spigolosa questione da te sollevata (sperando di aver interpretato bene il tuo pensiero e nulla togliendo ai luminosissimi lavori di Rovelli, Saviano.. )una sola domanda, mi si impone rileggendoti attentamente:<br />
&#8220;Marx chi ?&#8221;</p>
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