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	<title>Commenti a: Un dogma culturale (sulla critica alla politica israeliana)</title>
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	<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 13:36:34 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Cokeine</title>
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		<dc:creator>Cokeine</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jan 2007 20:50:36 +0000</pubDate>
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		<description>&#62;&#62;&#62;&#62; Imperdibile: Matteo, 24 anni, poeta-blogger di Vicenza: “…Ancora fumo in Palestina/ Pietre volano contro Israele/ l’occupazione FINIRA’!!”.

si tratta di una canzone della banda bassotti, una canzone del 1991 circa. 
Prendere una frase decontestualizzandola dal blog e' una cosa che potrebbe falsare la realta. mica sono antisemita!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&gt;&gt;&gt;&gt; Imperdibile: Matteo, 24 anni, poeta-blogger di Vicenza: “…Ancora fumo in Palestina/ Pietre volano contro Israele/ l’occupazione FINIRA’!!”.</p>
<p>si tratta di una canzone della banda bassotti, una canzone del 1991 circa.<br />
Prendere una frase decontestualizzandola dal blog e&#8217; una cosa che potrebbe falsare la realta. mica sono antisemita!!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Anfiosso</title>
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		<dc:creator>Anfiosso</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Sep 2006 12:17:05 +0000</pubDate>
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		<description>Sono arrivato in fondo all'articolo e poi ho letto due commenti. Non so come ho fatto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono arrivato in fondo all&#8217;articolo e poi ho letto due commenti. Non so come ho fatto.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
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		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2006 10:55:57 +0000</pubDate>
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		<description>@tash
hai ragione. Bisogna approfondire (ci sto provando). Quando faceva comodo che le milizie libanesi si sbranassero tra loro, Israele sfruttò Hezbollah per sgomberare “Fatahland”. (Da riscrivere anche la storia del revisionismo sionista e della destra israeliana).  

@andrea inglese
non si può che essere d'accordo con te (l'ultimo commento). Ma la cosa non ti preoccupa un po'? (che siamo tutti d'accordo). 

@carlo panella
Leggo proprio ora, in un suo articolo di oggi, che è prioritario risolvere la questione delle Fattorie di Shebaa. Arriva tardi, dottore. La rimando al mio commento di ieri, su queste pagine.   

------------------------------------------------------------------------------------

Nel frattempo, continuano le adesioni alla prossima Marcia Antisionista:

1) Bobo Craxi: “Non ci sarà alcuna sicurezza per Israele se da aggredito si trasforma in aggressore”. 

2) La moderata Mina Salina sul blog i “Giardini dell’Anima”: “tra le regole religiose di Hezbollah c’è il divieto di uccidere o far del male intenzionalmente a civili nemici”. Ma anche: “la finalità politica” del Partito di Dio nel parlamento libanese è di “instaurare uno Stato islamico sul modello della Repubblica Islamica dell’Iran”. Ovvero, una teocrazia in uno stato multi-confessionale.

3) I ragazzi di Forza Nuova al grido di: “Per gli Hezbollah fino alla vittoria!”. Hanno appeso striscioni e gagliardetti contro la guerra sull’ambasciata di Israele (ops, “Avamposto sionista in Medio Oriente"). I celebri pacifisti della Marcia su Roma.

Mi ricordo uno di Forza Nuova, quando abitavo a Monte Mario. Costui era famoso perché, nottetempo, attaccava manifesti autoprodotti nel quartiere, tipo “Morte ai Sionisti”. Un giorno stava incollando un manifesto contro la sporca guerra capitalista in Iraq. Si avvicina un ragazzo che evidentemente aveva qualcosa da ridire, e quindi qualche frocesca simpatia filoebraica. Il forzanuovista pacifista gli sferra un cazzottone sul naso. Poi minaccia anche la madre del ragazzo. Perché in Iraq i bambini muoiono sotto le bombe. 

E come dimenticare gli editoriali on line a cura del dottor Fiore: 1) “Questa guerra è troppo censurata” (il Libano); 2) “Il Quarto Reich costruisce Lager” (il Reich sarebbe Israele); 3) “Opzione Salvador per la Palestina”; 4) “Petrolio per Sion”; 5) un nichilistico “Perché il futuro dell’occidente finirà in tragedia”, il brano più gettonato nella top ten dell’irrazionalismo estivo 2006. 

5) Non manca una dichiarazione del Veneto Fronte Skinheads (22 attivisti assolti per incitamento all’odio razziale, con svastiche e braccia alzate, Brescia 1996). Sono quelli del “Potere Bianco” di Ian Stuart, della rivista “Blood &#38; Honour”. In Italia la rivista si chiama “L’Inferocito”. Ecco la dichiarazione di uno dei militanti: “Gli americani sono i primi dittatori della terra, disegnano il mondo a modo loro senza rispettare le culture e le identità nazionali. Fanno il gioco dello stato d’Israele e delle sue mire espansionistiche” (Marco, 29 anni, giardiniere a Pavia).

6) Gli ultrasinistri malpancisti dell’Unione che urlano: Olmert buffone!, ritiriamo il nostro ambasciatore da Israele!, condanniamo Israele con le sanzioni! e intanto mandano due distaccamenti del Col Moschin e unità speciali della Marina, in missione kombat (kombat), nella provincia afgana di Kandahar (voto di fiducia di ieri, ma nessuna manifestazione di piazza).
http://bellaciao.org/it/article.php3?id_article=14415

Imperdibile: Matteo, 24 anni, poeta-blogger di Vicenza: “…Ancora fumo in Palestina/ Pietre volano contro Israele/ l’occupazione FINIRA’!!”.
http://cokeine.giovani.it/

Sporche scuse rimediate dai bastardi imperialisti israeliani per giustificare l’attacco/1:
“Beirut, 12 luglio 2006: I soldati israeliani uccisi oggi dai guerriglieri del movimento sciita libanese Hezbollah nei combattimenti lungo la 'linea blu' di demarcazione tra Libano e Israele sono SETTE***. Lo ha affermato il leader di Hezbollah, sheikh Hassan Nasrallah. In una conferenza stampa ancora in corso a Beirut, Nasrallah ha precisato che tre soldati sono stati uccisi stamani durante la cattura dei due militari israeliani ora in ostaggio di Hezbollah…”. 
*** “Alcuni soldati”, per Indymedia
http://italy.indymedia.org/news/2006/07/1120591.php

Sporche scuse cripto-fasciste/2: 
Hezbollah non è fatto solo di terroristi. Ha tre ministri e svariati deputati nel parlamento libanese. “Il loro attacco va considerato come un atto di guerra vero e proprio di uno stato sovrano (il Libano) contro un altro stato sovrano (Israele). In questo caso Israele agirebbe nella piena legalità istituzionale in base all’articolo 51 delle Nazioni Unite, che consente il ricorso alla forza in base al ‘diritto naturale di autotutela’. (Il Riformista, 21 luglio 2006).

Inaffondabile: il teorico del complotto permanente, Maurizio Blondet, sulle pagine della Padania. Articolo ripreso, commentato ed esaltato da Indymedia. Un nuovo asse newpadano?: 
“Insomma sarebbe stato Israele a violare la sovranità territoriale del Libano (cosa che del resto fa comunemente con i suoi aerei), mentre Hezbollah si sarebbe fatto giustizia da sé, al posto di uno Stato libanese sostanzialmente disarmato”.
http://www.lapadania.com/PadaniaOnLine/Articolo.aspx?pDesc=62856,1,1
http://italy.indymedia.org/news/2006/07/1119754_comment.php

(continua…)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@tash<br />
hai ragione. Bisogna approfondire (ci sto provando). Quando faceva comodo che le milizie libanesi si sbranassero tra loro, Israele sfruttò Hezbollah per sgomberare “Fatahland”. (Da riscrivere anche la storia del revisionismo sionista e della destra israeliana).  </p>
<p>@andrea inglese<br />
non si può che essere d&#8217;accordo con te (l&#8217;ultimo commento). Ma la cosa non ti preoccupa un po&#8217;? (che siamo tutti d&#8217;accordo). </p>
<p>@carlo panella<br />
Leggo proprio ora, in un suo articolo di oggi, che è prioritario risolvere la questione delle Fattorie di Shebaa. Arriva tardi, dottore. La rimando al mio commento di ieri, su queste pagine.   </p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Nel frattempo, continuano le adesioni alla prossima Marcia Antisionista:</p>
<p>1) Bobo Craxi: “Non ci sarà alcuna sicurezza per Israele se da aggredito si trasforma in aggressore”. </p>
<p>2) La moderata Mina Salina sul blog i “Giardini dell’Anima”: “tra le regole religiose di Hezbollah c’è il divieto di uccidere o far del male intenzionalmente a civili nemici”. Ma anche: “la finalità politica” del Partito di Dio nel parlamento libanese è di “instaurare uno Stato islamico sul modello della Repubblica Islamica dell’Iran”. Ovvero, una teocrazia in uno stato multi-confessionale.</p>
<p>3) I ragazzi di Forza Nuova al grido di: “Per gli Hezbollah fino alla vittoria!”. Hanno appeso striscioni e gagliardetti contro la guerra sull’ambasciata di Israele (ops, “Avamposto sionista in Medio Oriente&#8221;). I celebri pacifisti della Marcia su Roma.</p>
<p>Mi ricordo uno di Forza Nuova, quando abitavo a Monte Mario. Costui era famoso perché, nottetempo, attaccava manifesti autoprodotti nel quartiere, tipo “Morte ai Sionisti”. Un giorno stava incollando un manifesto contro la sporca guerra capitalista in Iraq. Si avvicina un ragazzo che evidentemente aveva qualcosa da ridire, e quindi qualche frocesca simpatia filoebraica. Il forzanuovista pacifista gli sferra un cazzottone sul naso. Poi minaccia anche la madre del ragazzo. Perché in Iraq i bambini muoiono sotto le bombe. </p>
<p>E come dimenticare gli editoriali on line a cura del dottor Fiore: 1) “Questa guerra è troppo censurata” (il Libano); 2) “Il Quarto Reich costruisce Lager” (il Reich sarebbe Israele); 3) “Opzione Salvador per la Palestina”; 4) “Petrolio per Sion”; 5) un nichilistico “Perché il futuro dell’occidente finirà in tragedia”, il brano più gettonato nella top ten dell’irrazionalismo estivo 2006. </p>
<p>5) Non manca una dichiarazione del Veneto Fronte Skinheads (22 attivisti assolti per incitamento all’odio razziale, con svastiche e braccia alzate, Brescia 1996). Sono quelli del “Potere Bianco” di Ian Stuart, della rivista “Blood &amp; Honour”. In Italia la rivista si chiama “L’Inferocito”. Ecco la dichiarazione di uno dei militanti: “Gli americani sono i primi dittatori della terra, disegnano il mondo a modo loro senza rispettare le culture e le identità nazionali. Fanno il gioco dello stato d’Israele e delle sue mire espansionistiche” (Marco, 29 anni, giardiniere a Pavia).</p>
<p>6) Gli ultrasinistri malpancisti dell’Unione che urlano: Olmert buffone!, ritiriamo il nostro ambasciatore da Israele!, condanniamo Israele con le sanzioni! e intanto mandano due distaccamenti del Col Moschin e unità speciali della Marina, in missione kombat (kombat), nella provincia afgana di Kandahar (voto di fiducia di ieri, ma nessuna manifestazione di piazza).<br />
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<p>Imperdibile: Matteo, 24 anni, poeta-blogger di Vicenza: “…Ancora fumo in Palestina/ Pietre volano contro Israele/ l’occupazione FINIRA’!!”.<br />
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<p>Sporche scuse rimediate dai bastardi imperialisti israeliani per giustificare l’attacco/1:<br />
“Beirut, 12 luglio 2006: I soldati israeliani uccisi oggi dai guerriglieri del movimento sciita libanese Hezbollah nei combattimenti lungo la &#8216;linea blu&#8217; di demarcazione tra Libano e Israele sono SETTE***. Lo ha affermato il leader di Hezbollah, sheikh Hassan Nasrallah. In una conferenza stampa ancora in corso a Beirut, Nasrallah ha precisato che tre soldati sono stati uccisi stamani durante la cattura dei due militari israeliani ora in ostaggio di Hezbollah…”.<br />
*** “Alcuni soldati”, per Indymedia<br />
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<p>Sporche scuse cripto-fasciste/2:<br />
Hezbollah non è fatto solo di terroristi. Ha tre ministri e svariati deputati nel parlamento libanese. “Il loro attacco va considerato come un atto di guerra vero e proprio di uno stato sovrano (il Libano) contro un altro stato sovrano (Israele). In questo caso Israele agirebbe nella piena legalità istituzionale in base all’articolo 51 delle Nazioni Unite, che consente il ricorso alla forza in base al ‘diritto naturale di autotutela’. (Il Riformista, 21 luglio 2006).</p>
<p>Inaffondabile: il teorico del complotto permanente, Maurizio Blondet, sulle pagine della Padania. Articolo ripreso, commentato ed esaltato da Indymedia. Un nuovo asse newpadano?:<br />
“Insomma sarebbe stato Israele a violare la sovranità territoriale del Libano (cosa che del resto fa comunemente con i suoi aerei), mentre Hezbollah si sarebbe fatto giustizia da sé, al posto di uno Stato libanese sostanzialmente disarmato”.<br />
<a href="http://www.lapadania.com/PadaniaOnLine/Articolo.aspx?pDesc=62856,1,1" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.lapadania.com');" rel="nofollow">http://www.lapadania.com/PadaniaOnLine/Articolo.aspx?pDesc=62856,1,1</a><br />
<a href="http://italy.indymedia.org/news/2006/07/1119754_comment.php" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/italy.indymedia.org');" rel="nofollow">http://italy.indymedia.org/news/2006/07/1119754_comment.php</a></p>
<p>(continua…)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: magda</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34223</link>
		<dc:creator>magda</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2006 06:22:50 +0000</pubDate>
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		<description>Sono stradaccordo. come non esserlo? e come non adirarsi contro Israele?impossibile e ingiusificabile qualsiasi difesa che non puo' essere accolta in nessuna azione di diplomazia internazionale, ma solo annoverata tra gli archivi di letteratura generalista.
non si puo' restare a guardare indifferenti e muti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stradaccordo. come non esserlo? e come non adirarsi contro Israele?impossibile e ingiusificabile qualsiasi difesa che non puo&#8217; essere accolta in nessuna azione di diplomazia internazionale, ma solo annoverata tra gli archivi di letteratura generalista.<br />
non si puo&#8217; restare a guardare indifferenti e muti.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34199</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2006 16:14:11 +0000</pubDate>
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		<description>“bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla”

1.
Le Sheeba Farms. Quattordici fattorie di coloni arroccate sul versante occidentale del Monte Hermon. Il monte Sion, la vetta della “Terra Promessa” (Deuteronomio, 3:8). Negli insediamenti vivono cinquemila ebrei etiopici. I Falashas. Sono arrivati qui nel 1980 da Beta Israel, la ‘casa’ di Davide nel continente africano. Sono contadini trapiantati per soddisfare le assillanti esigenze demografiche che tormentano il governo israeliano. Ripopolazione, sfruttamento ed emarginazione. Forza-lavoro. Sul Monte Hermon ci vengono anche gli israeliani ricchi in vacanza, c’è una stazione sciistica e si praticano sport di montagna. Negli ultimi anni, pare che anche la vicina Siria abbia investito milioni nel turismo alpino. 

Dall’altra parte del Monte Hermon c’è il villaggio libanese di Shebaa. Agricoltori che coltivano frutta e verdura, in prevalenza sunniti, che tifano per il vecchio Nasser e sognano ancora il panarabismo. Il terreno della valle è fertile, le sorgenti fanno gola a tutti. Gli abitanti di Shebaa hanno convinto il presidente del parlamento libanese Berri a scuotere le cancellerie internazionali sulle prepotenze dei coloni ebrei. Al Jazeera e gli altri canali arabi amplificano la protesta sulla ‘guerra dell’acqua’. 

La disputa di Sheeba è uno dei micro-livelli del conflitto arabo-israeliano. Una questione di confini da ridisegnare tra Libano, Siria e Israele (nel frattempo ci pensa Hezbollah). La contesa territoriale si comprende soltanto in una macro-dimensione storica più complessa, l’annessione delle Alture del Golan dopo la “Guerra dei sei giorni”. Gli israeliani hanno attaccato, hanno vinto, si sono ritirati parzialmente dalla Shebaa Valley. Ma restano in tutto il Golan, nonostante la risoluzione ONU del 2003 che ha definito l’occupazione “illegale”. 

2.
Il metodo di analisi del conflitto, dunque, dovrebbe essere induttivo e non deduttivo. Qualsiasi piano di pace deve affrontare uno per volta i dati parziali (le Shebaa Farms), invece che ambire a una soluzione generale (il Golan). Un processo di analisi dal basso in alto che parte dalle ‘tracce’ delle esperienze locali e influenza l’azione politica più generale.    

Intervistato da ‘Avvenire’, l’ex ministro degli esteri israeliano Ben Ami ha steso i quattro punti chiave di una possibile road-map che risolva la guerra in corso: 1) Hezbollah consegna i militari israeliani catturati al governo libanese; 2) Beirut scambia i soldati ‘rapiti’ con i detenuti libanesi rinchiusi nelle carceri israeliane; 3) si apre il negoziato per risolvere il contenzioso sulle Shebaa Valley; 4) l’intervento della Forza Multinazionale sancisce la fine delle ostilità. L’esercito libanese riprende il controllo del confine. Hezbollah viene disarmato e sceglie la strada dell’opposizione parlamentare (se no scompare). 

Si potrebbe aggiungere che 5) il governo libanese riconosce l’esistenza dello stato di Israele; 6) il governo israeliano si ritira dagli insediamenti di Shebaa, come ha dichiarato il presidente Sharon in un’intervista del 2001. Subito dopo, riprende la trattativa sul Golan. Da una ‘piccola’ a una ‘grande’, ‘dolorosa concessione’.   

3.
Ci vorrebbe un mago della geopolitica per risolvere la disputa sul confine di Shebaa. Il professor Said imputava giustamente alla scellerata politica europea dei ‘mandati’ la causa di tutti i conflitti odierni. C’è dunque una responsabilità storica delle potenze occidentali del passato e dei paesi arabi e di Israele nel presente. 

Prima di addentrarci nelle caverne della cartografia storica, restiamo un attimo alla luce del sole, per dire che la diplomazia francese deve attivarsi per convincere i siriani a riprendere possesso di una terra che in fin dei conti è loro. Chi lo dice? La missione cartografica dell’ONU che nel 2000 ha ristabilito i vecchi confini, sulla base di polverose mappe francesi, libanesi e siriane. 

Le Nazioni Unite hanno imposto a Siria e Libano di “determinare tra loro gli esatti confini nella regione della Sheeba Farms”. Ma definire i confini significherebbe privarsi della ‘resistenza’ (muqawama) di Hezbollah. E quindi scendere a patti con Israele. Il governo siriano, "sponsor del terrorismo", in realtà non lo controlla al cento per cento, anzi, teme l’autonomia di Nasrallah, gli ordini che potrebbero arrivare da Teheran. 

La Siria è l’anello debole della catena. Ecco perché la Francia dovrebbe prendere l’iniziativa. Ieri, al vertice di Roma, i francesi ha fatto un passo avanti, offrendo truppe fresche al segretario generale delle nazioni unite. Ma Parigi deve dialogare di più con Damasco. 

All’epoca del mandato francese, gli ispettori dell’intendenza parigina si erano già accorti che nella zona di Shebaa c’era qualcosa che non quadrava. Per esempio non si capiva a chi pagavano le tasse i contadini della valle, al governo libanese o a quello siriano? Il mandato assegnava de iure il controllo degli insediamenti alla Siria, de facto la popolazione era in prevalenza libanese. 

Le cose si complicarono dopo l’armistizio anglo-francese del ’49. Tra gli anni cinquanta e sessanta, polizia e popolazione diventarono a maggioranza siriane. Il governo libanese iniziò a disinteressarsi della questione. Dopo ci sono state l’invasione israeliana del ’67, è arrivata la carovana missionaria di Hezbollah, è scoppiata la guerra. 

Ma attenzione, il Libano non partecipa alla Guerra dei 6 giorni. Eppure Israele invade lo stesso il suo territorio. Nascono le fattorie del Monte Sion. Il governo Barak si ritira nel 2000, in ossequio alla risoluzione ONU. Inizia lo stillicidio dei missili di Dio. Oltre quaranta attacchi nei due anni successivi al ritiro. Rapimenti e omicidi di ufficiali israeliani. Incursioni che sono diventate quotidiane nel 2006.  

Le ricerche sui ‘veri’ confini della Shebaa Valley hanno lasciato dei dubbi, ma nello stesso tempo l’ONU ha rifiutato le prove addotte dal governo di Beirut per dimostrare che quei territori erano libanesi. Secondo le Nazioni Unite c’è un solo modo per risolvere la contesa: la regione delle fattorie di Shebaa è territorio siriano. L’esercito libanese deve collaborare con le forze multinazionali per disarmare Hezbollah. Chiudere i lavori della commissione che si sta occupando di definire i confini con la Siria. 
La nuova frontiera sarà la vecchia “Blue line” segnata dall’ONU nel 1978, ex “Purple-line” (1967), ex “Green-line” (1948), ex Trattato di Sevres (1920).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>“bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla”</p>
<p>1.<br />
Le Sheeba Farms. Quattordici fattorie di coloni arroccate sul versante occidentale del Monte Hermon. Il monte Sion, la vetta della “Terra Promessa” (Deuteronomio, 3:8). Negli insediamenti vivono cinquemila ebrei etiopici. I Falashas. Sono arrivati qui nel 1980 da Beta Israel, la ‘casa’ di Davide nel continente africano. Sono contadini trapiantati per soddisfare le assillanti esigenze demografiche che tormentano il governo israeliano. Ripopolazione, sfruttamento ed emarginazione. Forza-lavoro. Sul Monte Hermon ci vengono anche gli israeliani ricchi in vacanza, c’è una stazione sciistica e si praticano sport di montagna. Negli ultimi anni, pare che anche la vicina Siria abbia investito milioni nel turismo alpino. </p>
<p>Dall’altra parte del Monte Hermon c’è il villaggio libanese di Shebaa. Agricoltori che coltivano frutta e verdura, in prevalenza sunniti, che tifano per il vecchio Nasser e sognano ancora il panarabismo. Il terreno della valle è fertile, le sorgenti fanno gola a tutti. Gli abitanti di Shebaa hanno convinto il presidente del parlamento libanese Berri a scuotere le cancellerie internazionali sulle prepotenze dei coloni ebrei. Al Jazeera e gli altri canali arabi amplificano la protesta sulla ‘guerra dell’acqua’. </p>
<p>La disputa di Sheeba è uno dei micro-livelli del conflitto arabo-israeliano. Una questione di confini da ridisegnare tra Libano, Siria e Israele (nel frattempo ci pensa Hezbollah). La contesa territoriale si comprende soltanto in una macro-dimensione storica più complessa, l’annessione delle Alture del Golan dopo la “Guerra dei sei giorni”. Gli israeliani hanno attaccato, hanno vinto, si sono ritirati parzialmente dalla Shebaa Valley. Ma restano in tutto il Golan, nonostante la risoluzione ONU del 2003 che ha definito l’occupazione “illegale”. </p>
<p>2.<br />
Il metodo di analisi del conflitto, dunque, dovrebbe essere induttivo e non deduttivo. Qualsiasi piano di pace deve affrontare uno per volta i dati parziali (le Shebaa Farms), invece che ambire a una soluzione generale (il Golan). Un processo di analisi dal basso in alto che parte dalle ‘tracce’ delle esperienze locali e influenza l’azione politica più generale.    </p>
<p>Intervistato da ‘Avvenire’, l’ex ministro degli esteri israeliano Ben Ami ha steso i quattro punti chiave di una possibile road-map che risolva la guerra in corso: 1) Hezbollah consegna i militari israeliani catturati al governo libanese; 2) Beirut scambia i soldati ‘rapiti’ con i detenuti libanesi rinchiusi nelle carceri israeliane; 3) si apre il negoziato per risolvere il contenzioso sulle Shebaa Valley; 4) l’intervento della Forza Multinazionale sancisce la fine delle ostilità. L’esercito libanese riprende il controllo del confine. Hezbollah viene disarmato e sceglie la strada dell’opposizione parlamentare (se no scompare). </p>
<p>Si potrebbe aggiungere che 5) il governo libanese riconosce l’esistenza dello stato di Israele; 6) il governo israeliano si ritira dagli insediamenti di Shebaa, come ha dichiarato il presidente Sharon in un’intervista del 2001. Subito dopo, riprende la trattativa sul Golan. Da una ‘piccola’ a una ‘grande’, ‘dolorosa concessione’.   </p>
<p>3.<br />
Ci vorrebbe un mago della geopolitica per risolvere la disputa sul confine di Shebaa. Il professor Said imputava giustamente alla scellerata politica europea dei ‘mandati’ la causa di tutti i conflitti odierni. C’è dunque una responsabilità storica delle potenze occidentali del passato e dei paesi arabi e di Israele nel presente. </p>
<p>Prima di addentrarci nelle caverne della cartografia storica, restiamo un attimo alla luce del sole, per dire che la diplomazia francese deve attivarsi per convincere i siriani a riprendere possesso di una terra che in fin dei conti è loro. Chi lo dice? La missione cartografica dell’ONU che nel 2000 ha ristabilito i vecchi confini, sulla base di polverose mappe francesi, libanesi e siriane. </p>
<p>Le Nazioni Unite hanno imposto a Siria e Libano di “determinare tra loro gli esatti confini nella regione della Sheeba Farms”. Ma definire i confini significherebbe privarsi della ‘resistenza’ (muqawama) di Hezbollah. E quindi scendere a patti con Israele. Il governo siriano, &#8220;sponsor del terrorismo&#8221;, in realtà non lo controlla al cento per cento, anzi, teme l’autonomia di Nasrallah, gli ordini che potrebbero arrivare da Teheran. </p>
<p>La Siria è l’anello debole della catena. Ecco perché la Francia dovrebbe prendere l’iniziativa. Ieri, al vertice di Roma, i francesi ha fatto un passo avanti, offrendo truppe fresche al segretario generale delle nazioni unite. Ma Parigi deve dialogare di più con Damasco. </p>
<p>All’epoca del mandato francese, gli ispettori dell’intendenza parigina si erano già accorti che nella zona di Shebaa c’era qualcosa che non quadrava. Per esempio non si capiva a chi pagavano le tasse i contadini della valle, al governo libanese o a quello siriano? Il mandato assegnava de iure il controllo degli insediamenti alla Siria, de facto la popolazione era in prevalenza libanese. </p>
<p>Le cose si complicarono dopo l’armistizio anglo-francese del ’49. Tra gli anni cinquanta e sessanta, polizia e popolazione diventarono a maggioranza siriane. Il governo libanese iniziò a disinteressarsi della questione. Dopo ci sono state l’invasione israeliana del ’67, è arrivata la carovana missionaria di Hezbollah, è scoppiata la guerra. </p>
<p>Ma attenzione, il Libano non partecipa alla Guerra dei 6 giorni. Eppure Israele invade lo stesso il suo territorio. Nascono le fattorie del Monte Sion. Il governo Barak si ritira nel 2000, in ossequio alla risoluzione ONU. Inizia lo stillicidio dei missili di Dio. Oltre quaranta attacchi nei due anni successivi al ritiro. Rapimenti e omicidi di ufficiali israeliani. Incursioni che sono diventate quotidiane nel 2006.  </p>
<p>Le ricerche sui ‘veri’ confini della Shebaa Valley hanno lasciato dei dubbi, ma nello stesso tempo l’ONU ha rifiutato le prove addotte dal governo di Beirut per dimostrare che quei territori erano libanesi. Secondo le Nazioni Unite c’è un solo modo per risolvere la contesa: la regione delle fattorie di Shebaa è territorio siriano. L’esercito libanese deve collaborare con le forze multinazionali per disarmare Hezbollah. Chiudere i lavori della commissione che si sta occupando di definire i confini con la Siria.<br />
La nuova frontiera sarà la vecchia “Blue line” segnata dall’ONU nel 1978, ex “Purple-line” (1967), ex “Green-line” (1948), ex Trattato di Sevres (1920).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: andrea inglese</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34197</link>
		<dc:creator>andrea inglese</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2006 15:59:40 +0000</pubDate>
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		<description>Purtroppo non ho possibilità di connettermi giornalmente. Ma tra le cose che più condivido è l'articolo postato da diego e tratto da Liberazione:“La politica di Israele consiste proprio nel tenere in ostaggio intere popolazioni”
Gilbert Achcar[1], intervista di Paola Mirenda per Liberazione – 15/7/2006. Cerchero' di postarlo in home page.

Molti botta e risposta sono del tutto personali e non li trovo interessanti per la "generalità". Mi piacerebbe invece avere il tempo per rispondere ad ogni singolo difensore dell'attuale politica israeliana. Ma non ce l'ho. Il pezzo che ho scritto aveva un unico scopo ideale: indurre a tutti quelli che osservano e parlano di questo conflitto di avere il coraggio, come fa Galeano sul manifesto e altri, di parlare di "terrorismo di stato" israeliano. Questa constatazione dovrebbe togliere immediatamente ogni legittimità morale alla "guerra" che Israele sta combattendo. Ma questa constatazione la maggior parte dei media (nostri), per non parlare delle istituzioni internazionali, non ha il coraggio o non ha l'interesse, di farla. 

Nessuna analisi politica, nessun riferimento all'Iran e al suo capo di stato che è antisemita non da oggi, ma da una vita, puo' giustificare la barbarie dell'esercito israeliano nei confronti dei cittadini libanesi. E la barbarie è anche e sopratutto una questione di "proporzioni". Tutta la giurisprudenza e il suo apparato concettuale, tutta la giustizia, si basa su sistemi d'equivalenza, su graduazioni, su proporzioni. Il concetto di difesa stesso, implica l'idea di una legittimità e di una illegittimità. Ossia di una criminalità. Se oggi Israele si difende dal partito Hezbollah, lo fa in modo criminale. E lo può fare grazie agli USA. Ma fino a quando l'impunità sarà possibile, è una delle domande che i cittadini israeliani per primi dovrebbero porsi.

Sono poi d'accordo con Roberto, quando chiede un'informazione interamente non pregiudiziale e vede i limiti anche del "manifesto". 

Ma se nessuno avrà in mano la soluzione della questione mediorientale, è importante fissare il più pubblicamente possibile alcuni fatti incontestabili da cui muovere una riflessione. Altrimenti viviamo nell'ipocrisia costante di questi giorni. Con il teatrino vergognoso del governo di centrosinistra italiano che si vanta del nulla e si autoapplaude. Ragionare di tutto questo ci porterà a ribattere ai varie forme di razzismo, l'antisemitismo per prima cosa. Ma come sappiamo giudicare l'azione di un governo democratico quando è criminale, cosi sappiamo distinguere una critica politica da un attacco razzista.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo non ho possibilità di connettermi giornalmente. Ma tra le cose che più condivido è l&#8217;articolo postato da diego e tratto da Liberazione:“La politica di Israele consiste proprio nel tenere in ostaggio intere popolazioni”<br />
Gilbert Achcar[1], intervista di Paola Mirenda per Liberazione – 15/7/2006. Cerchero&#8217; di postarlo in home page.</p>
<p>Molti botta e risposta sono del tutto personali e non li trovo interessanti per la &#8220;generalità&#8221;. Mi piacerebbe invece avere il tempo per rispondere ad ogni singolo difensore dell&#8217;attuale politica israeliana. Ma non ce l&#8217;ho. Il pezzo che ho scritto aveva un unico scopo ideale: indurre a tutti quelli che osservano e parlano di questo conflitto di avere il coraggio, come fa Galeano sul manifesto e altri, di parlare di &#8220;terrorismo di stato&#8221; israeliano. Questa constatazione dovrebbe togliere immediatamente ogni legittimità morale alla &#8220;guerra&#8221; che Israele sta combattendo. Ma questa constatazione la maggior parte dei media (nostri), per non parlare delle istituzioni internazionali, non ha il coraggio o non ha l&#8217;interesse, di farla. </p>
<p>Nessuna analisi politica, nessun riferimento all&#8217;Iran e al suo capo di stato che è antisemita non da oggi, ma da una vita, puo&#8217; giustificare la barbarie dell&#8217;esercito israeliano nei confronti dei cittadini libanesi. E la barbarie è anche e sopratutto una questione di &#8220;proporzioni&#8221;. Tutta la giurisprudenza e il suo apparato concettuale, tutta la giustizia, si basa su sistemi d&#8217;equivalenza, su graduazioni, su proporzioni. Il concetto di difesa stesso, implica l&#8217;idea di una legittimità e di una illegittimità. Ossia di una criminalità. Se oggi Israele si difende dal partito Hezbollah, lo fa in modo criminale. E lo può fare grazie agli USA. Ma fino a quando l&#8217;impunità sarà possibile, è una delle domande che i cittadini israeliani per primi dovrebbero porsi.</p>
<p>Sono poi d&#8217;accordo con Roberto, quando chiede un&#8217;informazione interamente non pregiudiziale e vede i limiti anche del &#8220;manifesto&#8221;. </p>
<p>Ma se nessuno avrà in mano la soluzione della questione mediorientale, è importante fissare il più pubblicamente possibile alcuni fatti incontestabili da cui muovere una riflessione. Altrimenti viviamo nell&#8217;ipocrisia costante di questi giorni. Con il teatrino vergognoso del governo di centrosinistra italiano che si vanta del nulla e si autoapplaude. Ragionare di tutto questo ci porterà a ribattere ai varie forme di razzismo, l&#8217;antisemitismo per prima cosa. Ma come sappiamo giudicare l&#8217;azione di un governo democratico quando è criminale, cosi sappiamo distinguere una critica politica da un attacco razzista.</p>
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		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34192</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2006 13:22:45 +0000</pubDate>
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		<description>@magda
@jan
il lavoro redazionale dovrebbe essere proprio quello di sintetizzare e riscrivere. Da tutti questi commenti, un nuovo post.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@magda<br />
@jan<br />
il lavoro redazionale dovrebbe essere proprio quello di sintetizzare e riscrivere. Da tutti questi commenti, un nuovo post.</p>
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		<title>Di: magda</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34187</link>
		<dc:creator>magda</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2006 11:55:00 +0000</pubDate>
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		<description>in ogni caso la lettura riguardo la trinità religiosa, non è certo dell'ebraismo o del crisitianesimo ma ha radici ben piu' remote, credo addirittura risalga ai miti orfici mediati dall'antichità egizia da Platone sino alla crisitanità dell'epoca romana.
in ogni caso tra padre e figlio, direi che la nostra epoca sceglierebbe decisamente la sacralità dello spirito santo:la bellezza dell'evocazione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>in ogni caso la lettura riguardo la trinità religiosa, non è certo dell&#8217;ebraismo o del crisitianesimo ma ha radici ben piu&#8217; remote, credo addirittura risalga ai miti orfici mediati dall&#8217;antichità egizia da Platone sino alla crisitanità dell&#8217;epoca romana.<br />
in ogni caso tra padre e figlio, direi che la nostra epoca sceglierebbe decisamente la sacralità dello spirito santo:la bellezza dell&#8217;evocazione.</p>
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		<title>Di: magda</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34186</link>
		<dc:creator>magda</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jul 2006 11:50:53 +0000</pubDate>
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		<description>mi sembra molto interessante tutto il thread, ma giungendo ora, non ho avuto il coraggio di leggerlo completamente.
qualcuno che ha seguito lo riassumerebbe sinteticamente? grazie.

piu' sopra qualcuno evocava il nome del padre Sigmund. risponderei che la lettura psicanalitica è stata superata da tempo sia dai nuovi pensatori( antiedipo di Deleuze) che dai nuovi studi antropologici.Freud era talmente padre e fondatore che non ha riconosciuto  che la metafora paterna in qualsiasi lettura. un po' riduttivo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mi sembra molto interessante tutto il thread, ma giungendo ora, non ho avuto il coraggio di leggerlo completamente.<br />
qualcuno che ha seguito lo riassumerebbe sinteticamente? grazie.</p>
<p>piu&#8217; sopra qualcuno evocava il nome del padre Sigmund. risponderei che la lettura psicanalitica è stata superata da tempo sia dai nuovi pensatori( antiedipo di Deleuze) che dai nuovi studi antropologici.Freud era talmente padre e fondatore che non ha riconosciuto  che la metafora paterna in qualsiasi lettura. un po&#8217; riduttivo.</p>
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		<title>Di: jan</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34154</link>
		<dc:creator>jan</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2006 18:49:03 +0000</pubDate>
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		<description>Roberto, grazie del lavoro prezioso che stai facendo su queste pagine.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Roberto, grazie del lavoro prezioso che stai facendo su queste pagine.</p>
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	</item>
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		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34147</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2006 16:45:29 +0000</pubDate>
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		<description>@andrea
@cf

La "Giornata" del foglio prevede, ovviamente, "prima" la pioggia di razzi sul nord di Israele e "dopo" "i bombardamenti su Beirut  e nel Sud del Libano. C'è sempre una sequenza disonorevole, una serialità distorta e preconfezionato delle informazioni. 

Per trovare la notizia della quindicenne arabo-israeliana uccisa dagli hezbo-missili, invece, devo cercare con la lente di ingrandimento in uno deglieditoriali del manifesto (per fortuna che c'è Ester Nemo). Niente titoli sulla ragazzina. La notizia è nel corpo grigio dell'articolo. 

Sogno una Redazione senza questi pregiochetti. Un manifesto che non definisca "colorita" la seguente dichiarazione di Ahmadinejad, secondo cui: "Chi semina vento raccoglierà un uragano che spazzerà l'intero medio oriente" (ieri).     

Una Nazione dove si possa leggere che:

1) gli israeliani usano "fosforo bianco. Munizioni termobariche sulla città libanesi" (il manifesto). 

Ma anche che la notizia è stata diffusa dal medico libanese Bachir-Cham. Il manifesto dice: "Lo testimonia il prof. Bachir Cham, un medico di origine libanese che dirige un ospedale in libano affiancato da altri medici belgi". 

Che bisogno c'era di sottolineare il fatto che il medico era "di origine libanese" se vive e lavora in Libano? Forse il giornalista voleva evidenziare che Bachir Cham è di origini belga-libanesi? (il riferimento successivo ai colleghi). Ma allora cosa serve questa frase? A dare più autorevolezza al medico? (la sua maggiore obiettività 'belga'). Inciampi semantici che fanno il gioco di chi vuole delegittimare il dottore libanese. 

Nei blog della destra atlantica è tutto un vociferare che Bachir-Cham è lo stesso dottore che denunciò l'uso di fosforo bianco su Falluja (ma non significa che sia al soldo dei terroristi). Del dottore si parla diffusamente sul sito Uruknet. Quindi senz'altro è un po' schierato. Ma ripeto, non significa che sta mentendo. L'importante è non confondere le idee dei lettori con locuzioni ambigue. http://uruknet.info/?l=i&#38;p=-2&#38;hd=0&#38;size=1

E dove si possa leggere che:

2) "Hezbollah si è vantato di avere tentato di sparare missili contro gli impianti chimici di Haifa nella speranza di disperdere gas che avvelenassero la popolazione civile. I missili di Hezbollah sono caricati con sfere di ferro in modo da provocare il massimo numero di morti tra la popolazione civile... (il foglio). 

Questa citazione sugli hezbo-missili è tratta da un editoriale di David Frum. La descrizione andrebbe grattugiata milligrammo per milligrammo. Il ‘giornalista giusto’, infatti, è abituato a denunciare i film di Palestinwood, nel senso che secondo lui i palestinesi e gli orientali in genere sono maestri della guerra mediatica (abbiamo visto come sia un retaggio delle Crociate). 

Samir Al Qaryuti avrebbe qualcosa da ridire, immagino. E' una ‘costruzione’ dell’arabo incapace di combattere e di informare, e quindi solo di inventare e di mentire (e di morire). 

Ricordiamo che Frum ha messo addirittura in discussione l'omicidio di Mohammed al Durra, 12 anni, all'inizio della seconda Intifada. Un po' come hanno fatto a Genova con la storia del sasso che avrebbe ammazzato Carlo Giuliani.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@andrea<br />
@cf</p>
<p>La &#8220;Giornata&#8221; del foglio prevede, ovviamente, &#8220;prima&#8221; la pioggia di razzi sul nord di Israele e &#8220;dopo&#8221; &#8220;i bombardamenti su Beirut  e nel Sud del Libano. C&#8217;è sempre una sequenza disonorevole, una serialità distorta e preconfezionato delle informazioni. </p>
<p>Per trovare la notizia della quindicenne arabo-israeliana uccisa dagli hezbo-missili, invece, devo cercare con la lente di ingrandimento in uno deglieditoriali del manifesto (per fortuna che c&#8217;è Ester Nemo). Niente titoli sulla ragazzina. La notizia è nel corpo grigio dell&#8217;articolo. </p>
<p>Sogno una Redazione senza questi pregiochetti. Un manifesto che non definisca &#8220;colorita&#8221; la seguente dichiarazione di Ahmadinejad, secondo cui: &#8220;Chi semina vento raccoglierà un uragano che spazzerà l&#8217;intero medio oriente&#8221; (ieri).     </p>
<p>Una Nazione dove si possa leggere che:</p>
<p>1) gli israeliani usano &#8220;fosforo bianco. Munizioni termobariche sulla città libanesi&#8221; (il manifesto). </p>
<p>Ma anche che la notizia è stata diffusa dal medico libanese Bachir-Cham. Il manifesto dice: &#8220;Lo testimonia il prof. Bachir Cham, un medico di origine libanese che dirige un ospedale in libano affiancato da altri medici belgi&#8221;. </p>
<p>Che bisogno c&#8217;era di sottolineare il fatto che il medico era &#8220;di origine libanese&#8221; se vive e lavora in Libano? Forse il giornalista voleva evidenziare che Bachir Cham è di origini belga-libanesi? (il riferimento successivo ai colleghi). Ma allora cosa serve questa frase? A dare più autorevolezza al medico? (la sua maggiore obiettività &#8216;belga&#8217;). Inciampi semantici che fanno il gioco di chi vuole delegittimare il dottore libanese. </p>
<p>Nei blog della destra atlantica è tutto un vociferare che Bachir-Cham è lo stesso dottore che denunciò l&#8217;uso di fosforo bianco su Falluja (ma non significa che sia al soldo dei terroristi). Del dottore si parla diffusamente sul sito Uruknet. Quindi senz&#8217;altro è un po&#8217; schierato. Ma ripeto, non significa che sta mentendo. L&#8217;importante è non confondere le idee dei lettori con locuzioni ambigue. <a href="http://uruknet.info/?l=i&amp;p=-2&amp;hd=0&amp;size=1" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/uruknet.info');" rel="nofollow">http://uruknet.info/?l=i&amp;p=-2&amp;hd=0&amp;size=1</a></p>
<p>E dove si possa leggere che:</p>
<p>2) &#8220;Hezbollah si è vantato di avere tentato di sparare missili contro gli impianti chimici di Haifa nella speranza di disperdere gas che avvelenassero la popolazione civile. I missili di Hezbollah sono caricati con sfere di ferro in modo da provocare il massimo numero di morti tra la popolazione civile&#8230; (il foglio). </p>
<p>Questa citazione sugli hezbo-missili è tratta da un editoriale di David Frum. La descrizione andrebbe grattugiata milligrammo per milligrammo. Il ‘giornalista giusto’, infatti, è abituato a denunciare i film di Palestinwood, nel senso che secondo lui i palestinesi e gli orientali in genere sono maestri della guerra mediatica (abbiamo visto come sia un retaggio delle Crociate). </p>
<p>Samir Al Qaryuti avrebbe qualcosa da ridire, immagino. E&#8217; una ‘costruzione’ dell’arabo incapace di combattere e di informare, e quindi solo di inventare e di mentire (e di morire). </p>
<p>Ricordiamo che Frum ha messo addirittura in discussione l&#8217;omicidio di Mohammed al Durra, 12 anni, all&#8217;inizio della seconda Intifada. Un po&#8217; come hanno fatto a Genova con la storia del sasso che avrebbe ammazzato Carlo Giuliani.</p>
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	<item>
		<title>Di: cf05103025</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34145</link>
		<dc:creator>cf05103025</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2006 16:02:13 +0000</pubDate>
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		<description>E' ovvio:
 prima il cessate il fuoco.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; ovvio:<br />
 prima il cessate il fuoco.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34142</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2006 15:18:54 +0000</pubDate>
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		<description>@cf
Finché se movono i cinesi gli israeliani sventoleranno la Stella di David su Beirut. Le truppe ONU vanno bene, a patto che siano qualcosa di diverso dall'UNIFIL che doveva tutelare la striscia di sicurezza e i confini sud del Libano. Ma non è meglio qualcosa e subito che niente fino a domani? Cessate-il-fuoco.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@cf<br />
Finché se movono i cinesi gli israeliani sventoleranno la Stella di David su Beirut. Le truppe ONU vanno bene, a patto che siano qualcosa di diverso dall&#8217;UNIFIL che doveva tutelare la striscia di sicurezza e i confini sud del Libano. Ma non è meglio qualcosa e subito che niente fino a domani? Cessate-il-fuoco.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: cf05103025</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34138</link>
		<dc:creator>cf05103025</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2006 14:47:44 +0000</pubDate>
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		<description>Via tutti gli Israeliani dalle alture di Golan, 
dai territori occupati dal 1967 senza eccezioni di insediamenti o fattorie varie abusive o no. 
Allo status quo ante.
Così non si fa la pace.
Anche Israele dovrebbe rispettare non so quante direttive ONU dissattese che  lo rigurdano, e non tirare in ballo solo la 1959,( o quel che è)
ossia quella che riguarda il disarmo degli hetzbollah. 

A mio modo di vedere la situazione è molto pericolosa e credo pure che la politica  americana persegua  da anni una tattica internazionale cieca e disastrosa, e non credo che il summit di Roma risolverà qualcosa per il M.O ,temo che la maggioranza  voglia stabilire, costruire un M.O addomesticato come diceva ieri in RaiRadio3 Samir al Qariuti.
Io credo che sia necessaria  una seria convenzione generale con la presenza di Russia Cina ed India per il ristabilimento della pace in M.O., un convenzione che presidi un parte di questi territori con presenze di forze ONU, non  solo NATO ma veramente internazionali.
MarioB.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Via tutti gli Israeliani dalle alture di Golan,<br />
dai territori occupati dal 1967 senza eccezioni di insediamenti o fattorie varie abusive o no.<br />
Allo status quo ante.<br />
Così non si fa la pace.<br />
Anche Israele dovrebbe rispettare non so quante direttive ONU dissattese che  lo rigurdano, e non tirare in ballo solo la 1959,( o quel che è)<br />
ossia quella che riguarda il disarmo degli hetzbollah. </p>
<p>A mio modo di vedere la situazione è molto pericolosa e credo pure che la politica  americana persegua  da anni una tattica internazionale cieca e disastrosa, e non credo che il summit di Roma risolverà qualcosa per il M.O ,temo che la maggioranza  voglia stabilire, costruire un M.O addomesticato come diceva ieri in RaiRadio3 Samir al Qariuti.<br />
Io credo che sia necessaria  una seria convenzione generale con la presenza di Russia Cina ed India per il ristabilimento della pace in M.O., un convenzione che presidi un parte di questi territori con presenze di forze ONU, non  solo NATO ma veramente internazionali.<br />
MarioB.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lorenzo Galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34137</link>
		<dc:creator>Lorenzo Galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2006 14:45:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34137</guid>
		<description>@roberto
io credo che proprio la ricerca sempre di una pace decente e subito, avulsa dalle considerazioni generali, trasformi in un'utopia, in un ideale mai raggiungibile la pace "giusta" e quindi la pace stabile, la pace che non è solo una tregua.
ma comunque, per carità, di fronte a un'emergenza umanitaria come quella che c'è in Libano la ricerca di una tregua al momento è un dovere per tutti. 
è il come e il dopo che però a me interessano di più.
e cmq leggo con interesse le notizie documentate e "contingenti" che riporti, dato che ne so molto meno di te.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@roberto<br />
io credo che proprio la ricerca sempre di una pace decente e subito, avulsa dalle considerazioni generali, trasformi in un&#8217;utopia, in un ideale mai raggiungibile la pace &#8220;giusta&#8221; e quindi la pace stabile, la pace che non è solo una tregua.<br />
ma comunque, per carità, di fronte a un&#8217;emergenza umanitaria come quella che c&#8217;è in Libano la ricerca di una tregua al momento è un dovere per tutti.<br />
è il come e il dopo che però a me interessano di più.<br />
e cmq leggo con interesse le notizie documentate e &#8220;contingenti&#8221; che riporti, dato che ne so molto meno di te.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34136</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2006 14:23:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34136</guid>
		<description>@galbiati

Visto che abbiamo centrato l'argomento (chi sono in questo momento i protagonisti del grande gioco), che ne dici se per un attimo lasciamo stare la situazione generale, la questione di Gaza e di West-Bank, e proviamo a concentrarci sulla crisi al confine tra Libano e Israele? 

Lo so che sono aspetti collegati della stessa vicenda storica, ma credo anche andrebbero distinti e analizzati uno alla volta, prima di una sintesi più generale. Come dire, io sono più per il contingente che per l'ideale, più per una pace "decente e subito" piuttosto che "giusta e mai". 

Berri ha 'mediato' per Nasrallah chiedendo di fare il punto sulle fattorie della Valle di Shebaa. Ieri ho scritto che c'è una risoluzione Onu che impone a Israele di ritirarsi dalla Valle. In realtà la situazione è più complessa. E ancora una volta Israele non ha tutti i torti, anche se, evidentemente, non ha ragione (vedremo che ruolo svolge la Siria nella contesa del Monte Libano). 

Ripartiamo da qui? So che in questo momento ci sono persone che stanno morendo sotto le bombe. E che potrei dare l'impressione di divertirmi con la fanta-politica. Ma sto solo cercando di capire come stanno le cose. Il pessimismo impedisce di ragionare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@galbiati</p>
<p>Visto che abbiamo centrato l&#8217;argomento (chi sono in questo momento i protagonisti del grande gioco), che ne dici se per un attimo lasciamo stare la situazione generale, la questione di Gaza e di West-Bank, e proviamo a concentrarci sulla crisi al confine tra Libano e Israele? </p>
<p>Lo so che sono aspetti collegati della stessa vicenda storica, ma credo anche andrebbero distinti e analizzati uno alla volta, prima di una sintesi più generale. Come dire, io sono più per il contingente che per l&#8217;ideale, più per una pace &#8220;decente e subito&#8221; piuttosto che &#8220;giusta e mai&#8221;. </p>
<p>Berri ha &#8216;mediato&#8217; per Nasrallah chiedendo di fare il punto sulle fattorie della Valle di Shebaa. Ieri ho scritto che c&#8217;è una risoluzione Onu che impone a Israele di ritirarsi dalla Valle. In realtà la situazione è più complessa. E ancora una volta Israele non ha tutti i torti, anche se, evidentemente, non ha ragione (vedremo che ruolo svolge la Siria nella contesa del Monte Libano). </p>
<p>Ripartiamo da qui? So che in questo momento ci sono persone che stanno morendo sotto le bombe. E che potrei dare l&#8217;impressione di divertirmi con la fanta-politica. Ma sto solo cercando di capire come stanno le cose. Il pessimismo impedisce di ragionare.</p>
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	<item>
		<title>Di: Lorenzo Galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34120</link>
		<dc:creator>Lorenzo Galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2006 11:59:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34120</guid>
		<description>Berri ha risposto picche alla Rice:
che strano, il segretario di stato della nazione che rifornisce di armi Israele, e che anche in questi gg ha dato a Israele vari missili da sganciare in Libano, non ha convinto il braccio destro del presidente del Libano sui termini del cessate il fuoco.
Non pretende certo di essere un'analisi questa ma è bene a volte ricordare
come i dati di fatto più lampanti e consolidati vengono sempre a riproporsi al di là di quelli contingenti.
Sono quindi d'accordo con Tashtego: si risolve la crisi in Libano pensando solo a come isolare i cattivi Hetzbollah? 
No, si risolve la crisi pensando a un nuovo Medioriente, come ha detto la Rice. Peccato che la Rice e Israele hanno in mente un nuovo Medioriente in funzione unicamente della difesa e della sicurezza di Israele e dunque la situazione non farà altro che peggiorare, visto i concetti di difesa e sicurezza che hanno USA e Israele.
Torno a dire che per avere la pace, occorre rendere giustizia. E la giustizia passa dalla restituzione dei territori occupati e dalla risoluzione della situazione a Gerusalemme. 
Fin tanto che sentiremo i politici mettere come priorità disarmare Hetzbollah, Siria, Iran, Hamas e altre congreghe palestinesi, non faremo altro che sostenere il gravissimo crimine che avviene ogni giorno con l'occupazione in Cisgiordania, e poichè senza giustizia non v'è pace possibile (a meno di eliminare totalmente il soggetto che subisce l'ingiustizia: in quel caso c'è una pace cattiva, frutto dell'odio), tutto questo andrà anche a minare la sicurezza di Israele.
Quello che dovremmo chiederci noi, a mio parere, è come muoverci verso i politici e gli ebrei della comunità internazionale, per fare in modo che si riconosca che ogni situazione, ogni azione, deve partire da presupposti etici che mettano in primo piano il ristabilimento della giustizia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Berri ha risposto picche alla Rice:<br />
che strano, il segretario di stato della nazione che rifornisce di armi Israele, e che anche in questi gg ha dato a Israele vari missili da sganciare in Libano, non ha convinto il braccio destro del presidente del Libano sui termini del cessate il fuoco.<br />
Non pretende certo di essere un&#8217;analisi questa ma è bene a volte ricordare<br />
come i dati di fatto più lampanti e consolidati vengono sempre a riproporsi al di là di quelli contingenti.<br />
Sono quindi d&#8217;accordo con Tashtego: si risolve la crisi in Libano pensando solo a come isolare i cattivi Hetzbollah?<br />
No, si risolve la crisi pensando a un nuovo Medioriente, come ha detto la Rice. Peccato che la Rice e Israele hanno in mente un nuovo Medioriente in funzione unicamente della difesa e della sicurezza di Israele e dunque la situazione non farà altro che peggiorare, visto i concetti di difesa e sicurezza che hanno USA e Israele.<br />
Torno a dire che per avere la pace, occorre rendere giustizia. E la giustizia passa dalla restituzione dei territori occupati e dalla risoluzione della situazione a Gerusalemme.<br />
Fin tanto che sentiremo i politici mettere come priorità disarmare Hetzbollah, Siria, Iran, Hamas e altre congreghe palestinesi, non faremo altro che sostenere il gravissimo crimine che avviene ogni giorno con l&#8217;occupazione in Cisgiordania, e poichè senza giustizia non v&#8217;è pace possibile (a meno di eliminare totalmente il soggetto che subisce l&#8217;ingiustizia: in quel caso c&#8217;è una pace cattiva, frutto dell&#8217;odio), tutto questo andrà anche a minare la sicurezza di Israele.<br />
Quello che dovremmo chiederci noi, a mio parere, è come muoverci verso i politici e gli ebrei della comunità internazionale, per fare in modo che si riconosca che ogni situazione, ogni azione, deve partire da presupposti etici che mettano in primo piano il ristabilimento della giustizia.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34119</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2006 11:58:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34119</guid>
		<description>@ggiornamenti
Dopo aver risposto picche alla Rice, Berri sembra disposto a trattare con il governo italiano per la liberazione dei soldati israeliani. Ne parlano stasera al tg5 delle 20.00. 

In passato, Israele ha accettato scambi di prigionieri con Hezbollah. Nel febbraio del 2004, ha rilasciato 429 prigionieri, insieme a 59 salme di nemici caduti, in cambio di un civile israeliano e di 3 salme di soldati. 

Daniel Pipes afferma che il civile israeliano era "probabilmente impegnato in ambigue trattative d'affari" (una spia?). Ad ogni modo, dopo lo scambio di prigionieri sono ripresi gli attacchi di Hezbollah.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ggiornamenti<br />
Dopo aver risposto picche alla Rice, Berri sembra disposto a trattare con il governo italiano per la liberazione dei soldati israeliani. Ne parlano stasera al tg5 delle 20.00. </p>
<p>In passato, Israele ha accettato scambi di prigionieri con Hezbollah. Nel febbraio del 2004, ha rilasciato 429 prigionieri, insieme a 59 salme di nemici caduti, in cambio di un civile israeliano e di 3 salme di soldati. </p>
<p>Daniel Pipes afferma che il civile israeliano era &#8220;probabilmente impegnato in ambigue trattative d&#8217;affari&#8221; (una spia?). Ad ogni modo, dopo lo scambio di prigionieri sono ripresi gli attacchi di Hezbollah.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: missy</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34112</link>
		<dc:creator>missy</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2006 10:30:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34112</guid>
		<description>Come se non bastasse, caro Mario B., oggi gli israeliani hanno attaccato l'Onu e chiedono pure le scuse.
Che il mondo arabo sia diviso e sia una nervatura di rivalità, sette, ostilità, non è cosa nuova. Francamente, che se la sbrigassero tra loro. Ma che tutto il pianeta debba sparire perchè non ci siamo ancora lavati l'onta  nazista è un po' troppo... 

Ho sempre pensato che nella definizione "popolo eletto" ci sia la più violenta, perfetta, incontrovertibile espressione di razzismo mai formulata nella storia dell'umanità. 

Ma ognuno, nella religione, può credere a ciò che vuole. Anche che zio Pippino aveva l'asino volante e quindi lui è il Profeta dell'Asino Volante. O che io abbia il sangue divino che mi scorre nelle vene per trasmissione genetica...la più grande delle palle mai ascoltate nella vita. 

Oggi, di fronte a queste ostilità e a questo fottersene anche dell'Onu (da parte non dei terroristi, ma da quella che viene indicata l'unica democrazia in MO) ho proprio la sensazione che tutto il pianeta sia sotto scacco di una convinzione assolutistica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Come se non bastasse, caro Mario B., oggi gli israeliani hanno attaccato l&#8217;Onu e chiedono pure le scuse.<br />
Che il mondo arabo sia diviso e sia una nervatura di rivalità, sette, ostilità, non è cosa nuova. Francamente, che se la sbrigassero tra loro. Ma che tutto il pianeta debba sparire perchè non ci siamo ancora lavati l&#8217;onta  nazista è un po&#8217; troppo&#8230; </p>
<p>Ho sempre pensato che nella definizione &#8220;popolo eletto&#8221; ci sia la più violenta, perfetta, incontrovertibile espressione di razzismo mai formulata nella storia dell&#8217;umanità. </p>
<p>Ma ognuno, nella religione, può credere a ciò che vuole. Anche che zio Pippino aveva l&#8217;asino volante e quindi lui è il Profeta dell&#8217;Asino Volante. O che io abbia il sangue divino che mi scorre nelle vene per trasmissione genetica&#8230;la più grande delle palle mai ascoltate nella vita. </p>
<p>Oggi, di fronte a queste ostilità e a questo fottersene anche dell&#8217;Onu (da parte non dei terroristi, ma da quella che viene indicata l&#8217;unica democrazia in MO) ho proprio la sensazione che tutto il pianeta sia sotto scacco di una convinzione assolutistica.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: cf05103025</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34110</link>
		<dc:creator>cf05103025</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2006 09:41:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34110</guid>
		<description>Tra l'altro, credo che buona parte degli hetzbollah non siano proprio palestinesi, in quanto i palestinesi sono prevalentemente appartenenti ad una setta o scuola coranica sunnita, mentre gli hetzbollah sono di sicura fede sciita. 
. Per altro ho letto oggi che in Iraq esiste un nuovo fenomeno inquietante  cioè l'eliminazione di molti profughi palestinesi da parte di squadre della morte di ignota provenienza, forse sciite.
Come se non bastasse....

MarioB.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tra l&#8217;altro, credo che buona parte degli hetzbollah non siano proprio palestinesi, in quanto i palestinesi sono prevalentemente appartenenti ad una setta o scuola coranica sunnita, mentre gli hetzbollah sono di sicura fede sciita.<br />
. Per altro ho letto oggi che in Iraq esiste un nuovo fenomeno inquietante  cioè l&#8217;eliminazione di molti profughi palestinesi da parte di squadre della morte di ignota provenienza, forse sciite.<br />
Come se non bastasse&#8230;.</p>
<p>MarioB.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34105</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2006 08:33:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34105</guid>
		<description>Ripongo la questione – per me cruciale – che ho già sollevato più sopra, forse un po’ confusamente.
Nel tentare di formulare un giudizio sulla questione israelo-palestinese, quanto è lecito risalire a ritroso nel tempo lungo la catena storica di cause-effetti?
Se escludiamo, forse giustamente, la messa in discussione della nascita dello stato di Israele secondo modalità non certo favorevoli alla parte araba, dove possiamo attestare la partenza della catena? Guerra del ’67? Guerra del Kippur? Prima Intifada? Seconda Intifada? Quando?
Se aveste l’ipotetica facoltà di far ritirare Israele, di farla tornare sui suoi passi, a quale di questi accadimenti le imporreste di ritornare e attestarsi?
E se poteste fare lo stesso col movimento palestinese?
Qual è il punto storico di non-ritorno dell’intera questione?
Dico questo, perché esaminata nel suo immediato intervallo strategico militare, l’attuale azione israeliana sembra avere buone ragioni di sicurezza.
Ma il problema è: quando e perché è nata l’organizzazione Hezbollah, a seguito di quale situazione e con quali scopi? Sono islamisci cattivi e basta? Sono terroristi e basta? Ci accontentiamo di questo? Come puro paradosso di scuola, se subito al di là della frontiera, metti svizzera, qualcuno iniziasse a buttare missili su Milano, la prima domanda da porsi non sarebbe: perché lo fanno? Cosa gli abbiamo fatto?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ripongo la questione – per me cruciale – che ho già sollevato più sopra, forse un po’ confusamente.<br />
Nel tentare di formulare un giudizio sulla questione israelo-palestinese, quanto è lecito risalire a ritroso nel tempo lungo la catena storica di cause-effetti?<br />
Se escludiamo, forse giustamente, la messa in discussione della nascita dello stato di Israele secondo modalità non certo favorevoli alla parte araba, dove possiamo attestare la partenza della catena? Guerra del ’67? Guerra del Kippur? Prima Intifada? Seconda Intifada? Quando?<br />
Se aveste l’ipotetica facoltà di far ritirare Israele, di farla tornare sui suoi passi, a quale di questi accadimenti le imporreste di ritornare e attestarsi?<br />
E se poteste fare lo stesso col movimento palestinese?<br />
Qual è il punto storico di non-ritorno dell’intera questione?<br />
Dico questo, perché esaminata nel suo immediato intervallo strategico militare, l’attuale azione israeliana sembra avere buone ragioni di sicurezza.<br />
Ma il problema è: quando e perché è nata l’organizzazione Hezbollah, a seguito di quale situazione e con quali scopi? Sono islamisci cattivi e basta? Sono terroristi e basta? Ci accontentiamo di questo? Come puro paradosso di scuola, se subito al di là della frontiera, metti svizzera, qualcuno iniziasse a buttare missili su Milano, la prima domanda da porsi non sarebbe: perché lo fanno? Cosa gli abbiamo fatto?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34099</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2006 00:23:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34099</guid>
		<description>Safed, al confine tra Libano e Israele. Comando settentrionale  israeliano. Gian Micalessin, inviato del Giornale, partecipa a un briefing tra militari e giornalisti. “Il generale Shuki Shakhrur non ha peli sulla lingua”, annota Micalessin sul suo taccuino. Il reporter sembra affascinato dalla risolutezza militare israeliana. Rapito dalla determinazione dell’ufficiale. “Le sue parole risuonano davanti a un pugno di giornalisti”. Senti il tono del comando che riempie la stanza, ed è un ordine che ti rende meno solo. Più reporter al fronte. Più embedded. 

La guerra in Libano non ha vie di fuga. “Le parole del generale Shakhrur hanno appena cancellato tutti i se”. Non c’è spazio per la passività diplomatica. Ci vogliono frasi attive e sintetiche. La Siria non si minaccia con il condizionale ma con un eterno presente indicativo. Il generale non perde tempo a spiegare i “dettagli” dell’operazione. “Potrebbe dire da qui a Beirut e sarebbe lo stesso”. In questa frase c’è una specie di ‘tattica’ e di ‘strategia’ metafisica, la fiducia incondizionata di chi scrive verso la potenza di fuoco israeliana. 

L’attacco non è né un’invasione né un’occupazione. Si tratta di “azioni cucite su misura” contro Hezbollah, come dichiara il generale. Il cronista, fedele, prende appunti. Ma quando deve descrivere gli hezbo-missili su Haifa, l’autore sostituisce l’immaginazione fantastica all’accuratezza delle fonti. I bombardamenti perdono la loro ‘misurabilità’. Diventano “tempeste d’acciao”. Sembra una splash-page di Ken il Guerriero. 

Col tempo, e con l’esperienza, Micalessin ha imparato ad alternare giornalismo e narrativa, a sceneggiare con oculatezza ideologica i suoi racconti. Non è più cronaca, non è più una scrittura lineare che riporta fatti (la verità israeliana), ma è invenzione stilistica, cyber-guerra, ti distruggo con un raggio missile (la finzione palestinese). 

L’analisi del pezzo di Micalessin non mette in discussione i razzi su Israele. Sia chiaro: “Ottanta in tutta la giornata. Il colpo più duro lo subisce Haifa, la capitale del nord.  Sabato sera il comando della Difesa civile ha invitato la popolazione civile a lasciare i rifugi e a tornare al lavoro. Alle dieci di domenica mattina, primo giorno della settimana, le strade sono di nuovo affollate, le macchine di nuovo in circolazione, i negozi finalmente riaperti. Le sirene raggelano tutti. Due minuti più tardi la duplice, tremenda esplosione. Un razzo precipitato sulla periferia della città colpisce in pieno l'impiegato di un centro commerciale in corsa verso il rifugio. Un secondo dilania un automobilista spazzato via assieme alla sua autovettura mentre percorre una delle principali arterie del centro. Tutt’intorno almeno undici feriti, insanguinati e terrorizzati (…)”.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Safed, al confine tra Libano e Israele. Comando settentrionale  israeliano. Gian Micalessin, inviato del Giornale, partecipa a un briefing tra militari e giornalisti. “Il generale Shuki Shakhrur non ha peli sulla lingua”, annota Micalessin sul suo taccuino. Il reporter sembra affascinato dalla risolutezza militare israeliana. Rapito dalla determinazione dell’ufficiale. “Le sue parole risuonano davanti a un pugno di giornalisti”. Senti il tono del comando che riempie la stanza, ed è un ordine che ti rende meno solo. Più reporter al fronte. Più embedded. </p>
<p>La guerra in Libano non ha vie di fuga. “Le parole del generale Shakhrur hanno appena cancellato tutti i se”. Non c’è spazio per la passività diplomatica. Ci vogliono frasi attive e sintetiche. La Siria non si minaccia con il condizionale ma con un eterno presente indicativo. Il generale non perde tempo a spiegare i “dettagli” dell’operazione. “Potrebbe dire da qui a Beirut e sarebbe lo stesso”. In questa frase c’è una specie di ‘tattica’ e di ‘strategia’ metafisica, la fiducia incondizionata di chi scrive verso la potenza di fuoco israeliana. </p>
<p>L’attacco non è né un’invasione né un’occupazione. Si tratta di “azioni cucite su misura” contro Hezbollah, come dichiara il generale. Il cronista, fedele, prende appunti. Ma quando deve descrivere gli hezbo-missili su Haifa, l’autore sostituisce l’immaginazione fantastica all’accuratezza delle fonti. I bombardamenti perdono la loro ‘misurabilità’. Diventano “tempeste d’acciao”. Sembra una splash-page di Ken il Guerriero. </p>
<p>Col tempo, e con l’esperienza, Micalessin ha imparato ad alternare giornalismo e narrativa, a sceneggiare con oculatezza ideologica i suoi racconti. Non è più cronaca, non è più una scrittura lineare che riporta fatti (la verità israeliana), ma è invenzione stilistica, cyber-guerra, ti distruggo con un raggio missile (la finzione palestinese). </p>
<p>L’analisi del pezzo di Micalessin non mette in discussione i razzi su Israele. Sia chiaro: “Ottanta in tutta la giornata. Il colpo più duro lo subisce Haifa, la capitale del nord.  Sabato sera il comando della Difesa civile ha invitato la popolazione civile a lasciare i rifugi e a tornare al lavoro. Alle dieci di domenica mattina, primo giorno della settimana, le strade sono di nuovo affollate, le macchine di nuovo in circolazione, i negozi finalmente riaperti. Le sirene raggelano tutti. Due minuti più tardi la duplice, tremenda esplosione. Un razzo precipitato sulla periferia della città colpisce in pieno l&#8217;impiegato di un centro commerciale in corsa verso il rifugio. Un secondo dilania un automobilista spazzato via assieme alla sua autovettura mentre percorre una delle principali arterie del centro. Tutt’intorno almeno undici feriti, insanguinati e terrorizzati (…)”.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: O. Dessa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34088</link>
		<dc:creator>O. Dessa</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2006 18:49:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34088</guid>
		<description>ogni cosa è illuminata</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ogni cosa è illuminata</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34085</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2006 18:26:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34085</guid>
		<description>@ggiornamenti
Berri ha risposto picche alla Rice.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ggiornamenti<br />
Berri ha risposto picche alla Rice.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34083</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2006 17:54:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/22/un-dogma-culturale-sulla-critica-alla-politica-israeliana/#comment-34083</guid>
		<description>Ammesso che questa polemica possa interessare qualcuno, dato che qui è completamente off topic, butto lì qualche precisazione.
@cj
Saprai tutto di me, ma dei comunisti non sai nulla, cj.
La tua percezione del cosiddetto “comunismo” è vaga, perché a quanto pare te li figuri come dei blandi radicali alla Marco Pannella, con una spruzzatina di Fabio Mussi.
Quelle che hai elencato sono normali e moderate posizioni laiche da società civile, posizioni che posso condividere con un qualsiasi radicale.
I comunisti erano (sono?) ben altro.
Erano per la dittatura del proletariato, per l’abolizione della proprietà privata, per la collettivizzazione forzata della campagne, per la proprietà e per la gestione pubblica dei mezzi di produzione, erano per dare il potere ai soviet, cioè per mettere in mano agli operai il potere nella, &#38; sulla, fabbrica, erano per fucilare i traditori e i reazionari e i contro-rivoluzionari, proibivano ogni manifestazione religiosa e consideravano la religione un oppiaceo per addormentare le masse, affermavano che occorreva chiedere a ciascuno secondo le sua capacità e dare a ciascuno secondo i suoi bisogni, erano contro ogni tipo di guerra perché la guerra, per i comunisti, non era mai nell’interesse dei lavoratori, ma solo in quello del capitale, eccetera.
Come vedi roba ben più seria di quella elencata da te.
Chissà poi cosa ti immagini quando affermi che i “comunisti” sono “dalla parte dei gay”.
Che significa per te stare “dalla parte dei gay”?
Insomma stare dalla parte dei palestinesi è una cosa da froci comunisti?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ammesso che questa polemica possa interessare qualcuno, dato che qui è completamente off topic, butto lì qualche precisazione.<br />
@cj<br />
Saprai tutto di me, ma dei comunisti non sai nulla, cj.<br />
La tua percezione del cosiddetto “comunismo” è vaga, perché a quanto pare te li figuri come dei blandi radicali alla Marco Pannella, con una spruzzatina di Fabio Mussi.<br />
Quelle che hai elencato sono normali e moderate posizioni laiche da società civile, posizioni che posso condividere con un qualsiasi radicale.<br />
I comunisti erano (sono?) ben altro.<br />
Erano per la dittatura del proletariato, per l’abolizione della proprietà privata, per la collettivizzazione forzata della campagne, per la proprietà e per la gestione pubblica dei mezzi di produzione, erano per dare il potere ai soviet, cioè per mettere in mano agli operai il potere nella, &amp; sulla, fabbrica, erano per fucilare i traditori e i reazionari e i contro-rivoluzionari, proibivano ogni manifestazione religiosa e consideravano la religione un oppiaceo per addormentare le masse, affermavano che occorreva chiedere a ciascuno secondo le sua capacità e dare a ciascuno secondo i suoi bisogni, erano contro ogni tipo di guerra perché la guerra, per i comunisti, non era mai nell’interesse dei lavoratori, ma solo in quello del capitale, eccetera.<br />
Come vedi roba ben più seria di quella elencata da te.<br />
Chissà poi cosa ti immagini quando affermi che i “comunisti” sono “dalla parte dei gay”.<br />
Che significa per te stare “dalla parte dei gay”?<br />
Insomma stare dalla parte dei palestinesi è una cosa da froci comunisti?</p>
]]></content:encoded>
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