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	<title>Commenti a: La politica di Israele e le popolazioni in ostaggio</title>
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	<description>versione 2.0</description>
	<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 13:46:16 +0000</pubDate>
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		<title>Di: orso</title>
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		<dc:creator>orso</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jan 2007 14:07:48 +0000</pubDate>
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		<description>sono in linea con il tuo articolo...continua così...e speriamo che la smettano i sionisti e che gli israeliani aprano gli occhi su cosa per loro è davvero nocivo, il sionismo. il loro più grande nemico/pericolo che giorno dopo giorno alimenta l'astio contro il popolo ebraico...un saluto libertario</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sono in linea con il tuo articolo&#8230;continua così&#8230;e speriamo che la smettano i sionisti e che gli israeliani aprano gli occhi su cosa per loro è davvero nocivo, il sionismo. il loro più grande nemico/pericolo che giorno dopo giorno alimenta l&#8217;astio contro il popolo ebraico&#8230;un saluto libertario</p>
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	<item>
		<title>Di: Israele</title>
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		<dc:creator>Israele</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Dec 2006 21:07:51 +0000</pubDate>
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		<description>il nostro lavoro incessante
http://www.halturnershow.com/IsraeliAtrocities.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>il nostro lavoro incessante<br />
<a href="http://www.halturnershow.com/IsraeliAtrocities.html" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.halturnershow.com');" rel="nofollow">http://www.halturnershow.com/IsraeliAtrocities.html</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Lorenzo Galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-35198</link>
		<dc:creator>Lorenzo Galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Aug 2006 15:40:41 +0000</pubDate>
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		<description>Finalmente ho trovato qualcuno che c'entra i problemi senza perdersi in un'inutile ammasso di informazioni e pone in modo chiaro la questione sul da farsi - e da pacifista nonviolento mi sto interrogando.

Da www.carmillaonline.com
Libano: come togliere le castagne dal fuoco con le zampe del gatto
di Paolo Chiocchetti


La risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e la decisione del governo italiano di partecipare con alcune migliaia di soldati alla forza internazionale di interposizione nel sud del Libano sembrano essere accolte favorevolmente da larga parte del mondo “pacifista”, secondo quanto riferito da Repubblica di oggi (“Stavolta i pacifisti danno l’ok”, p. 11). La tavola della pace ad esempio afferma in un appello sul proprio sito: “Dopo 30 lunghi giorni di stragi e devastazioni il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha finalmente approvato una risoluzione che chiede a tutte le parti l´immediato cessate il fuoco. Nonostante questa risoluzione giunga con grande e ingiustificabile ritardo essa segna un importante passo in avanti. 

Non è la fine della guerra ma può essere il primo passo concreto verso la sua conclusione. Le parole della Risoluzione dell´Onu devono diventare immediatamente realtà per le popolazioni di entrambi i paesi violentate dalla guerra. […] Il voto del Consiglio di Sicurezza dimostra ancora una volta che l´Onu è essenziale per la pace […]”.

Ora, se certamente giustificate sono la gioia e il sollievo per l’interruzione dell’attacco israeliano contro il Libano, il cessate-il-fuoco e la probabile ritirata delle truppe di Tsahal all’interno dei propri confini, sia la risoluzione ONU che la partecipazione a una futura missione militare nel sud del Libano non possono non sollevare almeno due interrogativi.

Il primo problema è dato dal significato di questa guerra e del suo cessate il fuoco. Quest’ultimo è l’esito di una netta sconfitta militare sul campo patita da Israele da parte della resistenza libanese e rappresenta la “via di uscita” onorevole predisposta da Stati Uniti e Francia per permettere ad Israele di ritirarsi senza dover ammettere il fallimento dei propri obiettivi di guerra. Il piano israeliano, che secondo le informazioni confidenziali raccolte da Seymour Hersh sul New Yorker del 21 agosto era stato preparato e concordato con l’amministrazione Bush prima di luglio (per essere sferrato al primo incidente) con l’intento di “alleviare le preoccupazioni per la sicurezza di Israele ed anche servire da preludio ad un potenziale attacco preventivo americano per distruggere le istallazioni nucleari iraniane”, è scattato utilizzando come “casus belli” il rapimento di due soldati israeliani da parte di Hezbollah il 12 luglio nei pressi del confine israelo-libanese. Sembra che il rapimento sia avvenuto in realtà all’interno dei confini libanesi, dato assolutamente nascosto dalla propaganda mediatica occidentale (vedi Trish Shuh, “Operation ‘Change of Location’?”, su Counterpunch, 15 agosto). Sta di fatto che la “risposta” di Israele è stato il lancio di un mese di bombardamenti violentissimi e indiscriminati sui villaggi e sulle infrastrutture di tutto il Libano (utilizzando, si sospetta, anche armi chimiche e altre armi non convenzionali) che hanno massacrato più di un migliaio di civili e colpito duramente la sua economia. Altro che “risposta sproporzionata”: si è trattato di una aggressione premeditata a uno stato sovrano, palesemente priva di relazioni con il rapimento del 12 luglio. 
L’attacco israeliano, composto principalmente da operazioni aeree e in maniera subordinata da un’avanzata di terra verso il fiume Litani, aveva come obiettivo principale di piegare la resistenza di Hezbollah nel sud del Libano, che dopo anni di guerriglia nel 2000 aveva costretto il premier Barak a ritirarsi unilateralmente da quasi tutti i territori libanesi che Israele occupava dal 1978 (la prima vittoria mai conquistata da truppe arabe contro Israele) e che continua a rappresentare una spina nel fianco per Israele. Collegati all’obiettivo militare esistevano anche obiettivi di “prestigio”, ovvero riaffermare la superiorità dell’esercito israeliano recentemente incrinata da alcuni smacchi simbolici e dimostrare la determinazione del nuovo governo di unità nazionale (in particolare del vergognoso Amir Peretz, leader del Partito Laburista e ministro della Difesa). In secondo luogo esso, sempre secondo Hersh, sarebbe servito da monito e da prova generale nel braccio di ferro ingaggiato da Stati Uniti ed Iran sul dossier nucleare. Ebbene, Israele si è scontrato con una resistenza molto più tenace del previsto e si è dimostrato incapace sia di distruggere il potenziale bellico di Hezbollah (i cui lanci di missili contro Israele sono continuati inalterati fino alla fine) sia di invadere il Libano in profondità a costi umani e in mezzi accettabili (subendo importanti perdite da parte di una guerriglia estremamente efficace e determinata). 
Come interpretare allora la prevista sostituzione dei soldati israeliani da parte di soldati internazionali e libanesi concordata in sede ONU? Il suo significato non è chiaro. E’ certo una vittoria politica di Hezbollah e del Libano, che sanziona il fallimento dell’invasione israeliana e assicura una protezione da interventi futuri di Israele. Ma la lettera della risoluzione ONU è piena di clausole stile “cavallo di troia”, che mirano (probabilmente in maniera velleitaria) a trasformare una sconfitta sul campo in una vittoria diplomatica per Israele. L’intenzione di Israele e degli Stati Uniti è infatti è chiara: utilizzare la forza multinazionale in una sorta di “guerra per interposta persona” per raggiungere esattamente quei due obiettivi che Israele non è riuscito a raggiungere con la forza delle armi. Ovvero:
1. garantire la sicurezza del nord del proprio paese dalle azioni di rappresaglia di Hezbollah attraverso la costituzione di una fascia di sicurezza nel sud del Libano. Funzione ricoperta fino al 2000 dall’Esercito del Libano Meridionale, milizia cristiana fantoccio al soldo di Israele, e che ora verrebbe invece svolta dalla comunità internazionale a proprie spese. Questo permetterebbe inoltre a Tsahal di proseguire con più tranquillità la propria terribile guerra contro i territori palestinesi di Gaza e Cisgiordania (sulla quale è ormai calato il silenzio).
2. disarmare Hezbollah, che rappresenta la punta di diamante della resistenza libanese contro l’occupazione israeliana e l’unico vero deterrente contro reinvasioni o ricatti futuri.
Dalle parole di tutti i potenziali partecipanti alla forza multinazionale di interposizione traspare il desiderio di giungere, assieme all’esercito libanese, al disarmo di Hezbollah. Le possibilità che questo accada realmente sono molto ridotte. Sta di fatto che le truppe ONU, tra cui quelle italiane, potrebbero essere impiegate di fatto per proseguire la guerra contro Hezbollah sotto un mantello internazionale.

Il secondo problema è dato dal testo della risoluzione 1701 che, pur apprezzando il cessate-il-fuoco, andrebbe condannato duramente per quello che è: una palese falsificazione della realtà, una giustificazione ex-post dell’attacco israeliano e una risposta debole e ipocrita. In essa le Nazioni Unite attribuiscono implicitamente la responsabilità della guerra a Hezbollah, esprimendo “la propria viva preoccupazione per la continua intensificazione delle ostilità in Libano e in Israele a partire dall’attacco di Hezbollah contro Israele del 12 luglio 2006”, quando è probabile che l’incidente pretesto per la guerra sia avvenuto in territorio libanese, nel contesto di una persistente interferenza israeliana nella zona (occupazione delle fattorie di Shebaa, infiltrazioni di uomini, prigionieri…), ed è palese che Israele abbia lanciato un’operazione priva di qualsiasi relazione con tale incidente. Non condannano le azioni di Israele, non chiedono l’immediato ritiro delle sue truppe né il risarcimento dei danni inflitti al Libano. Infine, pur menzionando le richieste diplomatiche arabe (fattorie di Shebaa, questione dei prigionieri, integrità territoriale del Libano, necessità di una pace regionale complessiva basata sul rispetto delle risoluzioni ONU sui territori occupati nel 1967) – ed è un successo – le uniche clausole direttamente esecutive sono quelle contro Hezbollah: tutti gli stati dell’ONU si impegnano a non rifornire a gruppi o individui libanesi armi e assistenza militare (art. 15); le truppe ONU assisteranno l’esercito libanese nel creare tra il confine e il fiume Litani un’area libera da personale armato (art. 11e 8) e nel prevenire l’ingresso del materiale non autorizzato citato (art. 11 e 14); l’accordo di pace finale dovrà comprendere lo smantellamento di tutti i gruppi armati in Libano (art. 8). Lo stesso cessate il fuoco è intollerabilmente precario ed asimmetrico: mentre Hezbollah è tenuto a cessare immediatamente tutti gli attacchi, Israele è tenuto a cessare immediatamente le sole operazioni militari offensive (lasciando la porta aperta alle azioni più varie, purché intese come difesa preventiva).

Tra i giornalisti e i politici europei, compresi quelli della sinistra radicale, è possibile notare distintamente una sorta di sollievo, oltre che per la sospensione delle ostilità (di cui mi rallegro anch’io), anche per l’insperato “risveglio” dell’ONU. Finita l’epoca dell’unilateralismo, si dice, si torna alle missioni militari multilaterali dei “caschi blu” sanzionate dal Consiglio di Sicurezza – per definizione pacifiche, umanitarie, quasi nonviolente. Ma il giudizio politico su un’operazione militare non può dipendere dal colore del baschetto dei suoi combattenti, deve dipendere dai suoi obiettivi. Quali sono gli obiettivi fondamentali della missione in Libano? Garantire la sicurezza di Israele e indebolire, possibilmente sciogliere, Hezbollah. Le possibilità concrete di realizzarli sono deboli, a meno che i partecipanti non vogliano fare di questa missione una nuova Somalia, e la missione potrebbe quindi risultare in ultima analisi relativamente innocua. Ma i suoi obiettivi sono profondamente partigiani, sbagliati e non condivisibili. Stupisce che il movimento pacifista, invece di fornire alle grandi potenze occidentali (che stanno alla radice di tutti i problemi mediorientali, a partire dalla politica coloniale e dalle persecuzioni e sterminio degli ebrei europei fino ad arrivare agli attuali giochi di influenza sulla pelle delle masse arabe) un credito che non meritano, non si mobiliti per la fine delle ingerenze imperialistiche in tutto il Medio Oriente, una pace giusta e duratura a livello regionale ed in particolare in Palestina/Israele e per una reale alternativa di società a livello globale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente ho trovato qualcuno che c&#8217;entra i problemi senza perdersi in un&#8217;inutile ammasso di informazioni e pone in modo chiaro la questione sul da farsi - e da pacifista nonviolento mi sto interrogando.</p>
<p>Da <a href="http://www.carmillaonline.com" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/www.carmillaonline.com');" rel="nofollow">http://www.carmillaonline.com</a><br />
Libano: come togliere le castagne dal fuoco con le zampe del gatto<br />
di Paolo Chiocchetti</p>
<p>La risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e la decisione del governo italiano di partecipare con alcune migliaia di soldati alla forza internazionale di interposizione nel sud del Libano sembrano essere accolte favorevolmente da larga parte del mondo “pacifista”, secondo quanto riferito da Repubblica di oggi (“Stavolta i pacifisti danno l’ok”, p. 11). La tavola della pace ad esempio afferma in un appello sul proprio sito: “Dopo 30 lunghi giorni di stragi e devastazioni il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha finalmente approvato una risoluzione che chiede a tutte le parti l´immediato cessate il fuoco. Nonostante questa risoluzione giunga con grande e ingiustificabile ritardo essa segna un importante passo in avanti. </p>
<p>Non è la fine della guerra ma può essere il primo passo concreto verso la sua conclusione. Le parole della Risoluzione dell´Onu devono diventare immediatamente realtà per le popolazioni di entrambi i paesi violentate dalla guerra. […] Il voto del Consiglio di Sicurezza dimostra ancora una volta che l´Onu è essenziale per la pace […]”.</p>
<p>Ora, se certamente giustificate sono la gioia e il sollievo per l’interruzione dell’attacco israeliano contro il Libano, il cessate-il-fuoco e la probabile ritirata delle truppe di Tsahal all’interno dei propri confini, sia la risoluzione ONU che la partecipazione a una futura missione militare nel sud del Libano non possono non sollevare almeno due interrogativi.</p>
<p>Il primo problema è dato dal significato di questa guerra e del suo cessate il fuoco. Quest’ultimo è l’esito di una netta sconfitta militare sul campo patita da Israele da parte della resistenza libanese e rappresenta la “via di uscita” onorevole predisposta da Stati Uniti e Francia per permettere ad Israele di ritirarsi senza dover ammettere il fallimento dei propri obiettivi di guerra. Il piano israeliano, che secondo le informazioni confidenziali raccolte da Seymour Hersh sul New Yorker del 21 agosto era stato preparato e concordato con l’amministrazione Bush prima di luglio (per essere sferrato al primo incidente) con l’intento di “alleviare le preoccupazioni per la sicurezza di Israele ed anche servire da preludio ad un potenziale attacco preventivo americano per distruggere le istallazioni nucleari iraniane”, è scattato utilizzando come “casus belli” il rapimento di due soldati israeliani da parte di Hezbollah il 12 luglio nei pressi del confine israelo-libanese. Sembra che il rapimento sia avvenuto in realtà all’interno dei confini libanesi, dato assolutamente nascosto dalla propaganda mediatica occidentale (vedi Trish Shuh, “Operation ‘Change of Location’?”, su Counterpunch, 15 agosto). Sta di fatto che la “risposta” di Israele è stato il lancio di un mese di bombardamenti violentissimi e indiscriminati sui villaggi e sulle infrastrutture di tutto il Libano (utilizzando, si sospetta, anche armi chimiche e altre armi non convenzionali) che hanno massacrato più di un migliaio di civili e colpito duramente la sua economia. Altro che “risposta sproporzionata”: si è trattato di una aggressione premeditata a uno stato sovrano, palesemente priva di relazioni con il rapimento del 12 luglio.<br />
L’attacco israeliano, composto principalmente da operazioni aeree e in maniera subordinata da un’avanzata di terra verso il fiume Litani, aveva come obiettivo principale di piegare la resistenza di Hezbollah nel sud del Libano, che dopo anni di guerriglia nel 2000 aveva costretto il premier Barak a ritirarsi unilateralmente da quasi tutti i territori libanesi che Israele occupava dal 1978 (la prima vittoria mai conquistata da truppe arabe contro Israele) e che continua a rappresentare una spina nel fianco per Israele. Collegati all’obiettivo militare esistevano anche obiettivi di “prestigio”, ovvero riaffermare la superiorità dell’esercito israeliano recentemente incrinata da alcuni smacchi simbolici e dimostrare la determinazione del nuovo governo di unità nazionale (in particolare del vergognoso Amir Peretz, leader del Partito Laburista e ministro della Difesa). In secondo luogo esso, sempre secondo Hersh, sarebbe servito da monito e da prova generale nel braccio di ferro ingaggiato da Stati Uniti ed Iran sul dossier nucleare. Ebbene, Israele si è scontrato con una resistenza molto più tenace del previsto e si è dimostrato incapace sia di distruggere il potenziale bellico di Hezbollah (i cui lanci di missili contro Israele sono continuati inalterati fino alla fine) sia di invadere il Libano in profondità a costi umani e in mezzi accettabili (subendo importanti perdite da parte di una guerriglia estremamente efficace e determinata).<br />
Come interpretare allora la prevista sostituzione dei soldati israeliani da parte di soldati internazionali e libanesi concordata in sede ONU? Il suo significato non è chiaro. E’ certo una vittoria politica di Hezbollah e del Libano, che sanziona il fallimento dell’invasione israeliana e assicura una protezione da interventi futuri di Israele. Ma la lettera della risoluzione ONU è piena di clausole stile “cavallo di troia”, che mirano (probabilmente in maniera velleitaria) a trasformare una sconfitta sul campo in una vittoria diplomatica per Israele. L’intenzione di Israele e degli Stati Uniti è infatti è chiara: utilizzare la forza multinazionale in una sorta di “guerra per interposta persona” per raggiungere esattamente quei due obiettivi che Israele non è riuscito a raggiungere con la forza delle armi. Ovvero:<br />
1. garantire la sicurezza del nord del proprio paese dalle azioni di rappresaglia di Hezbollah attraverso la costituzione di una fascia di sicurezza nel sud del Libano. Funzione ricoperta fino al 2000 dall’Esercito del Libano Meridionale, milizia cristiana fantoccio al soldo di Israele, e che ora verrebbe invece svolta dalla comunità internazionale a proprie spese. Questo permetterebbe inoltre a Tsahal di proseguire con più tranquillità la propria terribile guerra contro i territori palestinesi di Gaza e Cisgiordania (sulla quale è ormai calato il silenzio).<br />
2. disarmare Hezbollah, che rappresenta la punta di diamante della resistenza libanese contro l’occupazione israeliana e l’unico vero deterrente contro reinvasioni o ricatti futuri.<br />
Dalle parole di tutti i potenziali partecipanti alla forza multinazionale di interposizione traspare il desiderio di giungere, assieme all’esercito libanese, al disarmo di Hezbollah. Le possibilità che questo accada realmente sono molto ridotte. Sta di fatto che le truppe ONU, tra cui quelle italiane, potrebbero essere impiegate di fatto per proseguire la guerra contro Hezbollah sotto un mantello internazionale.</p>
<p>Il secondo problema è dato dal testo della risoluzione 1701 che, pur apprezzando il cessate-il-fuoco, andrebbe condannato duramente per quello che è: una palese falsificazione della realtà, una giustificazione ex-post dell’attacco israeliano e una risposta debole e ipocrita. In essa le Nazioni Unite attribuiscono implicitamente la responsabilità della guerra a Hezbollah, esprimendo “la propria viva preoccupazione per la continua intensificazione delle ostilità in Libano e in Israele a partire dall’attacco di Hezbollah contro Israele del 12 luglio 2006”, quando è probabile che l’incidente pretesto per la guerra sia avvenuto in territorio libanese, nel contesto di una persistente interferenza israeliana nella zona (occupazione delle fattorie di Shebaa, infiltrazioni di uomini, prigionieri…), ed è palese che Israele abbia lanciato un’operazione priva di qualsiasi relazione con tale incidente. Non condannano le azioni di Israele, non chiedono l’immediato ritiro delle sue truppe né il risarcimento dei danni inflitti al Libano. Infine, pur menzionando le richieste diplomatiche arabe (fattorie di Shebaa, questione dei prigionieri, integrità territoriale del Libano, necessità di una pace regionale complessiva basata sul rispetto delle risoluzioni ONU sui territori occupati nel 1967) – ed è un successo – le uniche clausole direttamente esecutive sono quelle contro Hezbollah: tutti gli stati dell’ONU si impegnano a non rifornire a gruppi o individui libanesi armi e assistenza militare (art. 15); le truppe ONU assisteranno l’esercito libanese nel creare tra il confine e il fiume Litani un’area libera da personale armato (art. 11e 8) e nel prevenire l’ingresso del materiale non autorizzato citato (art. 11 e 14); l’accordo di pace finale dovrà comprendere lo smantellamento di tutti i gruppi armati in Libano (art. 8). Lo stesso cessate il fuoco è intollerabilmente precario ed asimmetrico: mentre Hezbollah è tenuto a cessare immediatamente tutti gli attacchi, Israele è tenuto a cessare immediatamente le sole operazioni militari offensive (lasciando la porta aperta alle azioni più varie, purché intese come difesa preventiva).</p>
<p>Tra i giornalisti e i politici europei, compresi quelli della sinistra radicale, è possibile notare distintamente una sorta di sollievo, oltre che per la sospensione delle ostilità (di cui mi rallegro anch’io), anche per l’insperato “risveglio” dell’ONU. Finita l’epoca dell’unilateralismo, si dice, si torna alle missioni militari multilaterali dei “caschi blu” sanzionate dal Consiglio di Sicurezza – per definizione pacifiche, umanitarie, quasi nonviolente. Ma il giudizio politico su un’operazione militare non può dipendere dal colore del baschetto dei suoi combattenti, deve dipendere dai suoi obiettivi. Quali sono gli obiettivi fondamentali della missione in Libano? Garantire la sicurezza di Israele e indebolire, possibilmente sciogliere, Hezbollah. Le possibilità concrete di realizzarli sono deboli, a meno che i partecipanti non vogliano fare di questa missione una nuova Somalia, e la missione potrebbe quindi risultare in ultima analisi relativamente innocua. Ma i suoi obiettivi sono profondamente partigiani, sbagliati e non condivisibili. Stupisce che il movimento pacifista, invece di fornire alle grandi potenze occidentali (che stanno alla radice di tutti i problemi mediorientali, a partire dalla politica coloniale e dalle persecuzioni e sterminio degli ebrei europei fino ad arrivare agli attuali giochi di influenza sulla pelle delle masse arabe) un credito che non meritano, non si mobiliti per la fine delle ingerenze imperialistiche in tutto il Medio Oriente, una pace giusta e duratura a livello regionale ed in particolare in Palestina/Israele e per una reale alternativa di società a livello globale.</p>
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	<item>
		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34997</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Aug 2006 21:56:37 +0000</pubDate>
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		<description>E' quello che succede a coloro che non hanno mai avuto l'onore di prendere lezioni dal cardinale caffarra; oppure a quelli che, di fronte al massacro quotidiano di civili inermi, in maggioranza bambini, sono nauseati dai distinguo pseudostoricizzanti di tanti intellettualini che si fanno le seghe sfogliando e leggendo articoli su articoli (per farci sapere, tra l'altro, che conoscono anche le lingue), alla ricerca del quid che ha innescato l'orrore, come se ciò bastasse a fermarlo.

Non ti dico poi che finezza di analisi e che tesine vengono fuori quando il mancato allievo caffarriano e il nauseato sono la stessa persona. Soprattutto quando si imbattono in vere e proprie gemme come "dai ferrandiani a forza nuova", i "bellaciao santoriani"... etc. etc. Ma quando si hanno quei maestri e "amici" che vedono i filmissimi di retequattro, è chiaro che il livello dell'analisi non teme confronti. Che dire di fronte a tanta doctrina...

p.s.

Sembra che il trippone che si abbevera e si ingozza alle sacre mense arcoriane stia cercando reclute. Il primo settembre si aprono le iscrizioni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; quello che succede a coloro che non hanno mai avuto l&#8217;onore di prendere lezioni dal cardinale caffarra; oppure a quelli che, di fronte al massacro quotidiano di civili inermi, in maggioranza bambini, sono nauseati dai distinguo pseudostoricizzanti di tanti intellettualini che si fanno le seghe sfogliando e leggendo articoli su articoli (per farci sapere, tra l&#8217;altro, che conoscono anche le lingue), alla ricerca del quid che ha innescato l&#8217;orrore, come se ciò bastasse a fermarlo.</p>
<p>Non ti dico poi che finezza di analisi e che tesine vengono fuori quando il mancato allievo caffarriano e il nauseato sono la stessa persona. Soprattutto quando si imbattono in vere e proprie gemme come &#8220;dai ferrandiani a forza nuova&#8221;, i &#8220;bellaciao santoriani&#8221;&#8230; etc. etc. Ma quando si hanno quei maestri e &#8220;amici&#8221; che vedono i filmissimi di retequattro, è chiaro che il livello dell&#8217;analisi non teme confronti. Che dire di fronte a tanta doctrina&#8230;</p>
<p>p.s.</p>
<p>Sembra che il trippone che si abbevera e si ingozza alle sacre mense arcoriane stia cercando reclute. Il primo settembre si aprono le iscrizioni.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34978</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2006 14:20:57 +0000</pubDate>
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		<description>@ugolino
"Il governo israeliano non è che l’esecutore, il braccio armato e il boia dei disegni imperiali americani in Medioriente. " Che finezza di analisi. Che tesina... L'ho riletta tre volte per quant'è acuta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ugolino<br />
&#8220;Il governo israeliano non è che l’esecutore, il braccio armato e il boia dei disegni imperiali americani in Medioriente. &#8221; Che finezza di analisi. Che tesina&#8230; L&#8217;ho riletta tre volte per quant&#8217;è acuta.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34818</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2006 22:10:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34818</guid>
		<description>Sono perfettamente d'accordo con te, Lorenzo.

Aggiungerei alla tua "lettera" a quei "grandi intellettuali" una richiesta/domanda: se possono spiegarci quali armi "sperimentali", oltre a quelle chimiche, sono state usate, e vengono quotidianamente utilizzate, nei bombardamenti della popolazione civile. 

L'unica "consolazione" (misera e magra, ma è pur sempre qualcosa), di fronte a questo genocidio spacciato per difesa dei confini nazionali, è il sapere che la stragrande maggioranza dei pacifisti israeliani ha continuato a manifestare, sia pure in un clima di accerchiamento e di ostilità, fregandosene altamente di tutti gli appelli in senso contrario.

p.s.

Anticipo un'eventuale accusa di antisemitismo: io e la parte di sangue ebraico che mi scorre nelle vene ne abbiamo le palle piene di tutti i distinguo e gli alibi di comodo che ci costringono a fare da spettatori inerti e passivi di fronte all'orrore quotidiano che si materializza in quell'area sotto gli occhi rassegnati e complici dell'occidente. Il governo israeliano non è che l'esecutore, il braccio armato e il boia dei disegni imperiali americani in Medioriente. E il governo italiano che, sotto la presunta scure delle accuse di antisemitismo brandita dalla destra, oscena quante altre mai, non muove un dito né si dissocia in alcun modo, ne è a suo modo complice.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono perfettamente d&#8217;accordo con te, Lorenzo.</p>
<p>Aggiungerei alla tua &#8220;lettera&#8221; a quei &#8220;grandi intellettuali&#8221; una richiesta/domanda: se possono spiegarci quali armi &#8220;sperimentali&#8221;, oltre a quelle chimiche, sono state usate, e vengono quotidianamente utilizzate, nei bombardamenti della popolazione civile. </p>
<p>L&#8217;unica &#8220;consolazione&#8221; (misera e magra, ma è pur sempre qualcosa), di fronte a questo genocidio spacciato per difesa dei confini nazionali, è il sapere che la stragrande maggioranza dei pacifisti israeliani ha continuato a manifestare, sia pure in un clima di accerchiamento e di ostilità, fregandosene altamente di tutti gli appelli in senso contrario.</p>
<p>p.s.</p>
<p>Anticipo un&#8217;eventuale accusa di antisemitismo: io e la parte di sangue ebraico che mi scorre nelle vene ne abbiamo le palle piene di tutti i distinguo e gli alibi di comodo che ci costringono a fare da spettatori inerti e passivi di fronte all&#8217;orrore quotidiano che si materializza in quell&#8217;area sotto gli occhi rassegnati e complici dell&#8217;occidente. Il governo israeliano non è che l&#8217;esecutore, il braccio armato e il boia dei disegni imperiali americani in Medioriente. E il governo italiano che, sotto la presunta scure delle accuse di antisemitismo brandita dalla destra, oscena quante altre mai, non muove un dito né si dissocia in alcun modo, ne è a suo modo complice.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lorenzo Galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34811</link>
		<dc:creator>Lorenzo Galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2006 16:54:00 +0000</pubDate>
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		<description>@A.Oz &#38; D. Grossmann
Cari amici pacifisti, come avete ragione. A fine luglio avete invitato il movimento pacifista israeliano a sostenere la guerra al Libano, avete giustamente detto che era solo una guerra difensiva contro chi voleva distruggere Israele, che non c'erano scopi territoriali. E ieri ho sentito alla radio che avete chiesto il cessate il fuoco, perchè questa guerra, moralmente e legalmente giustificata, come ben dite, ha creato una situazione d'emergenza in Libano. Che cuore che avete! Avete però precisato che molti obiettivi sono cmq stati raggiunti. Come avete ragione di nuovo: in Libano con oggi si contano più di 1000 morti, per lo più civili, e quasi il 20% della popolazione è ormai composto da profughi senza casa; sono stati bombardati luoghi di culto, centrali elettriche, scuole, porti, ponti (quanti ponti!) , palazzi con funzionari dell'ONU, case... sentivo l'altro ieri al tg che ormai ospedali e farmacie sono al collasso e che con l'impossibilità di avere dei trasporti funzionanti si rischia di non poter più soccorrere quasi nessuno, altro che corridoio umanitario: che ottimi obiettivi si son raggiunti!
Poi oggi ho sentito alla radio da stasera ci sarà il coprifuoco nel Libao del sud occupato, e ho sentito anche che l'unico ponte che da Tiro permetteva i soccorsi della Croce rossa internazionale e di Medici senza frontiere è stato bombardato proprio oggi. Il portavoce di medici senza frontiere ha detto che quando oggi si sono messi in viaggio hanno presto visto dei missili lanciati a 100 metri da loro. Che umanità da parte dell'esercito israeliano! Pare che ormai tutto il Libano meridionale sia stato isolato, senza la possibilità di alcun soccorso per gli sfortunati che si salvano dalle stragi quotidiane, e ora i bombardamenti si son spostati sulle montagne, dove ci sono i cristiani drusi, e sul confine con la Siria, con il rischio, o con la speranza, di allargare il conflitto.
Per ciò che riguarda Israele, credo ci siano quasi un centinaio di vittime tra i soldati, non so quanti tra i civili, credo decine, oltre alla distruzione di parte delle città del nord.
Avete avuto proprio ragione a incitare i vostri e miei amici pacifisti a sostenere questa guerra. Grandi risultati sono stati raggiunti!
E ora sicuramente il governo ascolterà la vostra nuova richiesta e oggi, o al più tardi domani, cesserà le ostilità, io non ne ho alcun dubbio!
Mi aspetto che anche in futuro intellettuali come voi diano al governo israeliano e a noi pacificti le vostre illuminate dritte, senza le quali Israele e il Medioriente tutto rischierebbero di essere distrutti.
Lorenz</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@A.Oz &amp; D. Grossmann<br />
Cari amici pacifisti, come avete ragione. A fine luglio avete invitato il movimento pacifista israeliano a sostenere la guerra al Libano, avete giustamente detto che era solo una guerra difensiva contro chi voleva distruggere Israele, che non c&#8217;erano scopi territoriali. E ieri ho sentito alla radio che avete chiesto il cessate il fuoco, perchè questa guerra, moralmente e legalmente giustificata, come ben dite, ha creato una situazione d&#8217;emergenza in Libano. Che cuore che avete! Avete però precisato che molti obiettivi sono cmq stati raggiunti. Come avete ragione di nuovo: in Libano con oggi si contano più di 1000 morti, per lo più civili, e quasi il 20% della popolazione è ormai composto da profughi senza casa; sono stati bombardati luoghi di culto, centrali elettriche, scuole, porti, ponti (quanti ponti!) , palazzi con funzionari dell&#8217;ONU, case&#8230; sentivo l&#8217;altro ieri al tg che ormai ospedali e farmacie sono al collasso e che con l&#8217;impossibilità di avere dei trasporti funzionanti si rischia di non poter più soccorrere quasi nessuno, altro che corridoio umanitario: che ottimi obiettivi si son raggiunti!<br />
Poi oggi ho sentito alla radio da stasera ci sarà il coprifuoco nel Libao del sud occupato, e ho sentito anche che l&#8217;unico ponte che da Tiro permetteva i soccorsi della Croce rossa internazionale e di Medici senza frontiere è stato bombardato proprio oggi. Il portavoce di medici senza frontiere ha detto che quando oggi si sono messi in viaggio hanno presto visto dei missili lanciati a 100 metri da loro. Che umanità da parte dell&#8217;esercito israeliano! Pare che ormai tutto il Libano meridionale sia stato isolato, senza la possibilità di alcun soccorso per gli sfortunati che si salvano dalle stragi quotidiane, e ora i bombardamenti si son spostati sulle montagne, dove ci sono i cristiani drusi, e sul confine con la Siria, con il rischio, o con la speranza, di allargare il conflitto.<br />
Per ciò che riguarda Israele, credo ci siano quasi un centinaio di vittime tra i soldati, non so quanti tra i civili, credo decine, oltre alla distruzione di parte delle città del nord.<br />
Avete avuto proprio ragione a incitare i vostri e miei amici pacifisti a sostenere questa guerra. Grandi risultati sono stati raggiunti!<br />
E ora sicuramente il governo ascolterà la vostra nuova richiesta e oggi, o al più tardi domani, cesserà le ostilità, io non ne ho alcun dubbio!<br />
Mi aspetto che anche in futuro intellettuali come voi diano al governo israeliano e a noi pacificti le vostre illuminate dritte, senza le quali Israele e il Medioriente tutto rischierebbero di essere distrutti.<br />
Lorenz</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: s.</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34703</link>
		<dc:creator>s.</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2006 12:24:03 +0000</pubDate>
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		<description>Il professore (ebreo) di scienze politiche Bertell Ollman così scrive nella sua lettera in cui si dimette dalla comunità ebraica: 
http://facpub.stjohns.edu/~ganterg/sjureview/vol3-1/07Resignation-Ollman.htm

....Like all nationalisms, Zionism is also based on an exaggerated sense of superiority  as applied to members of the in-group and a feeling of indifference, bordering on contempt, for members of other groups. Jews entered world history with an extreme act of “chutzpah” (for which a new word had to be invented) in which they posed one just God who created everyone, and then, for reasons best known to him, “chose” the Jews to be his special people (why Christians and Moslems so happily accept their inferior status in this arrangement I’ll never understand). But what the Zionists have done is carry this original act of “chutzpah” over to God’s commandments. Where Jews once believed they were “chosen” to receive God’s laws for all humanity, Zionists seem to believe that they were “chosen” to break them whenever they interfere with the national interest. What room does this leave for a belief in the inherent equality of all human beings?
..............Admittedly, the ancient Hebrews not only received the Laws from God but also, supposedly, the promise of a particular piece of land. The latter, however, was always linked to the Jews obedience to these laws, of which the most important – given the number of times God refers to it - is the prohibition against idolatry. While the Jews have not built any idols of Jaweh, their record on idolatry – perhaps in part the result of the restraint shown in representing God – has probably been worse than that of their neighbors. For well over 3,000 years, Judaism has fought a largely losing fight against idolatry with the temple in Jerusalem, the scrolls of the Torah and the land of Israel coming to embody and gradually to replace the relations with God and the corresponding ethical precepts that they were supposed to represent. But only in Zionism, the current version of this land idolatry, have these precepts been sacrificed altogether. This modern version of the Golden Calf has saved Moses the trouble of smashing the Ten Commandments by doing it for him. That many of today’s Zionists don’t believe in the God of their fathers simply makes it easier for them to turn Eretz Israel into a new God. The idolatry stands. Only now God’s laws can be written by a committee without sullying their nationalist content with any universalist pretensions. If such extreme nationalism is normal – which makes Spinoza, Marx, Freud and Einstein thoroughly abnormal – then, I guess, Berlin finally got his normal people......

The organic tie that Zionism - as is typical with nationalist movements - takes for granted between its people and their territory is also bathed in the kind of mysticism that renders any rational discussion of their situation impossible. This is as true for religious Zionists who actually believe that God made a real estate deal with their ancestors as it is for secular Zionists who conveniently forget the 2,000 years of the Jewish diaspora in staking their “legal” claim to the land (only to recall the Jews’ suffering in the diaspora when the discussion shifts to their moral claim to it). What room does this leave for dealing in a humane and rational way with the problems of life in the 21st century? With both morality and reason tailored to serve tribal needs first…and last, the chamber of horrors that Zionism has constructed for the Palestinian people was only a matter of time in coming. Could this be what the ancient Hebrew prophets had in mind when they predicted that the Jewish people would become "a light onto the nations"?  Certainly not, nor was it something that Jews themselves could possibly have imagined during the period of the diaspora, when probably no people attached a greater value to human equality and human reason than the Jews. Einstein could even claim that the most important characteristic of Judaism was its commitment to “the democratic ideal of social justice, coupled with the ideal of mutual aid and tolerance among all men” without anyone laughing at him.3 Now, even God would have to laugh… or cry........
...........But the same social and economic turmoil, with its new opportunities for advancement and - also - frightening rise in anti-Semitism, that led many Jews to exchange their prime identity in the tribe for one in the human species led other Jews to reject their evolving cosmopolitanism in favor of a renewed nationalist project. It is no coincidence that so many Jews became either socialists or Zionists at the end of the l9th and in the early part of the 20th century. Where no change in the condition of the Jewish people had seemed possible earlier, now two alternatives emerged and vied with each other for popular support. The one sought to do away with the oppression of Jews by doing away with all oppressions, and the other sought the same end by removing the Jews to a supposedly safe haven in Palestine. The same processes that gave rise to these two alternatives brought the gradual and then rapid disintegration of Diaspora Judaism. Though most Jews today live outside Israel in what is still called the "diaspora", the great majority belong to either the socialist or, increasingly, Zionist camps (including the weak versions of each) and what remains will probably be drawn into one or the other of these two camps in the near future. Diaspora Judaism, as it existed for almost 2,000 years, has practically ceased to exist. It has divided along the lines of its major contradiction into a socialism that is concerned with the well being of humanity and a nationalism that is only interested in the well being of the Jewish people and their reconquest of Israel. Since Judaism has always tried to synthesize these irreconcilable projects, their definitive separation - forget the artfully packaged nostalgia that finds its way into the media - can be viewed as the end of Judaism itself. Perhaps all there is left are ex-Jews who call themselves socialists or communists and ex-Jews who call themselves Zionists (the secular/religious divide among the latter has little relevance for my purposes). 
If neither socialists who reject the nationalist and religious aspects of Diaspora Judaism nor Zionists who reject its universal and humanist dimensions (and often its religious aspects as well) are Jews, then the real debate is over which tradition has retained the best of their common Jewish heritage. Despite their constant chatter about Jews, I would maintain that it is Zionism that has least in common with Judaism. It is not by breaking the limbs of Palestinian youth that the Jewish sages of the past predicted our people would "become a light onto the nations". In Israel today---where "tsadik" (righteous person) and "mensch" (decent one) apply only to a few who are spat on by the great majority of the population, and "chutzpah" has come to mean the defense of the indefensible, there is little to remind us of the moral core of a once noble tradition. 
When I was growing up, my Yiddish speaking mother would often try to correct some aberrant behavior on my part by warning that it was a "shandeh fur die goyim" (that I would be shaming not only me and my family but all Jews in front of the gentiles). What I want to cry out loudest in front of all the crimes of Zionism, and all those who try to defend them, is that what they are doing is a "shandeh fur die goyim". They themselves, the big cheeses and the small fry, are all a "shandeh fur die goyim". (Ma, I remember). Socialist and ex-Jew that I am, I guess I still have too much respect and love for the Jewish tradition I left behind to want the world to view it in the same way as they rightly view and condemn what the ex-Jews who call themselves Zionists are doing in its name. And if changing my status from ex-Jew (current) to non-Jew (projected) stirs even ten good people (God’s “minyan”) into action against the Zionist hijacking of the Jewish label, then this is a sacrifice I am ready to make.
To those who wonder why the resignation of an atheistic communist from the Jewish people might bother some Jews, I would just point out that the greatest sin a Jew can commit – I was taught this from all sides – is to take leave of his people (usually by converting to another faith). A family will often respond by “sitting shivah” over the offending member (treating him or her as dead). The deep shame and anger that many Jews feel when this happens is hard to explain, but it probably has something to do with the intense quality of the social bond that unites all Jews, the result originally, no doubt, of being God’s chosen but also of sharing and surviving so many centuries of oppression. While a Christian relates to God as an individual, the Jew’s relation to God has always passed through his connection to the chosen people, a people that God also holds collectively responsible for the failures of each of its members. Operating with such an incentive, Jews could never allow themselves the luxury of indifference when it came to the life choices of their co-religionists. With a little Jewish education, this inner connection becomes so ingrained that even some atheist and communist Jews may experience the defection of a Jew from the people as losing a limb from their own body. Certainly, my continuing identification as a Jew, as some kind of a Jew, while lacking any of the attributes of a believer, helps explain why I felt an overpowering need to resign when “Jew” came to mean something I could not accept (or ignore).  And the same organic tie may help explain why some Jews, including those of whom I am most critical and who might be expected to rejoice at my resignation, may get so upset by the form that my criticism has taken.
Here I am almost at the end of my letter of resignation and I haven't discussed the Holocaust. For many Zionists that would be enough to reject what I have to say. In my defense, I would like to share a story that Joe Murphy, the former Vice Chancellor of the City University of New York, used to tell about his Jewish mother. "Joe", he has her saying, "there are two kinds of Jews. One kind has reacted to the unspeakable horror of the Holocaust by vowing that they will do anything to make sure it doesn't happen to our people again. While the other kind of Jews took as their lesson from the same terrible event that they must do whatever they can to make sure it doesn't happen again to any people anywhere. Joe", she went on, "I want you to promise me that you will always be the second kind of Jew". He did, and he was.
The first kind of Jew, most of whom are Zionists and therefore in my language really "ex-Jews", have gone so far as to unashamedly transform the Holocaust itself into a club with which to bash any critic who has the temerity to question what they are doing to the Palestinians, supposedly in self-defense. (See Norman Finkelstein’s THE HOLOCAUST INDUSTRY) Any criticism of Zionism, no matter how mild and justified, is equated with anti-Semitism, where anti-Semitism has become a short-hand for people who bear some responsibility for the Holocaust and are really hoping for another one. This is a heavy charge, and it has proved very effective in silencing many potential critics. It is no coincidence, therefore, that the striking revival of media interest in the Holocaust comes at a time when Zionism is in greatest need of such a protective cloak (shroud?).  In the process, the worst human rights violation in history is being cynically misused to rationalize one of the worst human rights violations of our time. Joe Murphy's mother would expect the second kind of Jews to be the first to point this out and condemn it...........................</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il professore (ebreo) di scienze politiche Bertell Ollman così scrive nella sua lettera in cui si dimette dalla comunità ebraica:<br />
<a href="http://facpub.stjohns.edu/~ganterg/sjureview/vol3-1/07Resignation-Ollman.htm" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('outclick-comm/facpub.stjohns.edu');" rel="nofollow">http://facpub.stjohns.edu/~ganterg/sjureview/vol3-1/07Resignation-Ollman.htm</a></p>
<p>&#8230;.Like all nationalisms, Zionism is also based on an exaggerated sense of superiority  as applied to members of the in-group and a feeling of indifference, bordering on contempt, for members of other groups. Jews entered world history with an extreme act of “chutzpah” (for which a new word had to be invented) in which they posed one just God who created everyone, and then, for reasons best known to him, “chose” the Jews to be his special people (why Christians and Moslems so happily accept their inferior status in this arrangement I’ll never understand). But what the Zionists have done is carry this original act of “chutzpah” over to God’s commandments. Where Jews once believed they were “chosen” to receive God’s laws for all humanity, Zionists seem to believe that they were “chosen” to break them whenever they interfere with the national interest. What room does this leave for a belief in the inherent equality of all human beings?<br />
&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..Admittedly, the ancient Hebrews not only received the Laws from God but also, supposedly, the promise of a particular piece of land. The latter, however, was always linked to the Jews obedience to these laws, of which the most important – given the number of times God refers to it - is the prohibition against idolatry. While the Jews have not built any idols of Jaweh, their record on idolatry – perhaps in part the result of the restraint shown in representing God – has probably been worse than that of their neighbors. For well over 3,000 years, Judaism has fought a largely losing fight against idolatry with the temple in Jerusalem, the scrolls of the Torah and the land of Israel coming to embody and gradually to replace the relations with God and the corresponding ethical precepts that they were supposed to represent. But only in Zionism, the current version of this land idolatry, have these precepts been sacrificed altogether. This modern version of the Golden Calf has saved Moses the trouble of smashing the Ten Commandments by doing it for him. That many of today’s Zionists don’t believe in the God of their fathers simply makes it easier for them to turn Eretz Israel into a new God. The idolatry stands. Only now God’s laws can be written by a committee without sullying their nationalist content with any universalist pretensions. If such extreme nationalism is normal – which makes Spinoza, Marx, Freud and Einstein thoroughly abnormal – then, I guess, Berlin finally got his normal people&#8230;&#8230;</p>
<p>The organic tie that Zionism - as is typical with nationalist movements - takes for granted between its people and their territory is also bathed in the kind of mysticism that renders any rational discussion of their situation impossible. This is as true for religious Zionists who actually believe that God made a real estate deal with their ancestors as it is for secular Zionists who conveniently forget the 2,000 years of the Jewish diaspora in staking their “legal” claim to the land (only to recall the Jews’ suffering in the diaspora when the discussion shifts to their moral claim to it). What room does this leave for dealing in a humane and rational way with the problems of life in the 21st century? With both morality and reason tailored to serve tribal needs first…and last, the chamber of horrors that Zionism has constructed for the Palestinian people was only a matter of time in coming. Could this be what the ancient Hebrew prophets had in mind when they predicted that the Jewish people would become &#8220;a light onto the nations&#8221;?  Certainly not, nor was it something that Jews themselves could possibly have imagined during the period of the diaspora, when probably no people attached a greater value to human equality and human reason than the Jews. Einstein could even claim that the most important characteristic of Judaism was its commitment to “the democratic ideal of social justice, coupled with the ideal of mutual aid and tolerance among all men” without anyone laughing at him.3 Now, even God would have to laugh… or cry&#8230;&#8230;..<br />
&#8230;&#8230;&#8230;..But the same social and economic turmoil, with its new opportunities for advancement and - also - frightening rise in anti-Semitism, that led many Jews to exchange their prime identity in the tribe for one in the human species led other Jews to reject their evolving cosmopolitanism in favor of a renewed nationalist project. It is no coincidence that so many Jews became either socialists or Zionists at the end of the l9th and in the early part of the 20th century. Where no change in the condition of the Jewish people had seemed possible earlier, now two alternatives emerged and vied with each other for popular support. The one sought to do away with the oppression of Jews by doing away with all oppressions, and the other sought the same end by removing the Jews to a supposedly safe haven in Palestine. The same processes that gave rise to these two alternatives brought the gradual and then rapid disintegration of Diaspora Judaism. Though most Jews today live outside Israel in what is still called the &#8220;diaspora&#8221;, the great majority belong to either the socialist or, increasingly, Zionist camps (including the weak versions of each) and what remains will probably be drawn into one or the other of these two camps in the near future. Diaspora Judaism, as it existed for almost 2,000 years, has practically ceased to exist. It has divided along the lines of its major contradiction into a socialism that is concerned with the well being of humanity and a nationalism that is only interested in the well being of the Jewish people and their reconquest of Israel. Since Judaism has always tried to synthesize these irreconcilable projects, their definitive separation - forget the artfully packaged nostalgia that finds its way into the media - can be viewed as the end of Judaism itself. Perhaps all there is left are ex-Jews who call themselves socialists or communists and ex-Jews who call themselves Zionists (the secular/religious divide among the latter has little relevance for my purposes).<br />
If neither socialists who reject the nationalist and religious aspects of Diaspora Judaism nor Zionists who reject its universal and humanist dimensions (and often its religious aspects as well) are Jews, then the real debate is over which tradition has retained the best of their common Jewish heritage. Despite their constant chatter about Jews, I would maintain that it is Zionism that has least in common with Judaism. It is not by breaking the limbs of Palestinian youth that the Jewish sages of the past predicted our people would &#8220;become a light onto the nations&#8221;. In Israel today&#8212;where &#8220;tsadik&#8221; (righteous person) and &#8220;mensch&#8221; (decent one) apply only to a few who are spat on by the great majority of the population, and &#8220;chutzpah&#8221; has come to mean the defense of the indefensible, there is little to remind us of the moral core of a once noble tradition.<br />
When I was growing up, my Yiddish speaking mother would often try to correct some aberrant behavior on my part by warning that it was a &#8220;shandeh fur die goyim&#8221; (that I would be shaming not only me and my family but all Jews in front of the gentiles). What I want to cry out loudest in front of all the crimes of Zionism, and all those who try to defend them, is that what they are doing is a &#8220;shandeh fur die goyim&#8221;. They themselves, the big cheeses and the small fry, are all a &#8220;shandeh fur die goyim&#8221;. (Ma, I remember). Socialist and ex-Jew that I am, I guess I still have too much respect and love for the Jewish tradition I left behind to want the world to view it in the same way as they rightly view and condemn what the ex-Jews who call themselves Zionists are doing in its name. And if changing my status from ex-Jew (current) to non-Jew (projected) stirs even ten good people (God’s “minyan”) into action against the Zionist hijacking of the Jewish label, then this is a sacrifice I am ready to make.<br />
To those who wonder why the resignation of an atheistic communist from the Jewish people might bother some Jews, I would just point out that the greatest sin a Jew can commit – I was taught this from all sides – is to take leave of his people (usually by converting to another faith). A family will often respond by “sitting shivah” over the offending member (treating him or her as dead). The deep shame and anger that many Jews feel when this happens is hard to explain, but it probably has something to do with the intense quality of the social bond that unites all Jews, the result originally, no doubt, of being God’s chosen but also of sharing and surviving so many centuries of oppression. While a Christian relates to God as an individual, the Jew’s relation to God has always passed through his connection to the chosen people, a people that God also holds collectively responsible for the failures of each of its members. Operating with such an incentive, Jews could never allow themselves the luxury of indifference when it came to the life choices of their co-religionists. With a little Jewish education, this inner connection becomes so ingrained that even some atheist and communist Jews may experience the defection of a Jew from the people as losing a limb from their own body. Certainly, my continuing identification as a Jew, as some kind of a Jew, while lacking any of the attributes of a believer, helps explain why I felt an overpowering need to resign when “Jew” came to mean something I could not accept (or ignore).  And the same organic tie may help explain why some Jews, including those of whom I am most critical and who might be expected to rejoice at my resignation, may get so upset by the form that my criticism has taken.<br />
Here I am almost at the end of my letter of resignation and I haven&#8217;t discussed the Holocaust. For many Zionists that would be enough to reject what I have to say. In my defense, I would like to share a story that Joe Murphy, the former Vice Chancellor of the City University of New York, used to tell about his Jewish mother. &#8220;Joe&#8221;, he has her saying, &#8220;there are two kinds of Jews. One kind has reacted to the unspeakable horror of the Holocaust by vowing that they will do anything to make sure it doesn&#8217;t happen to our people again. While the other kind of Jews took as their lesson from the same terrible event that they must do whatever they can to make sure it doesn&#8217;t happen again to any people anywhere. Joe&#8221;, she went on, &#8220;I want you to promise me that you will always be the second kind of Jew&#8221;. He did, and he was.<br />
The first kind of Jew, most of whom are Zionists and therefore in my language really &#8220;ex-Jews&#8221;, have gone so far as to unashamedly transform the Holocaust itself into a club with which to bash any critic who has the temerity to question what they are doing to the Palestinians, supposedly in self-defense. (See Norman Finkelstein’s THE HOLOCAUST INDUSTRY) Any criticism of Zionism, no matter how mild and justified, is equated with anti-Semitism, where anti-Semitism has become a short-hand for people who bear some responsibility for the Holocaust and are really hoping for another one. This is a heavy charge, and it has proved very effective in silencing many potential critics. It is no coincidence, therefore, that the striking revival of media interest in the Holocaust comes at a time when Zionism is in greatest need of such a protective cloak (shroud?).  In the process, the worst human rights violation in history is being cynically misused to rationalize one of the worst human rights violations of our time. Joe Murphy&#8217;s mother would expect the second kind of Jews to be the first to point this out and condemn it&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: VIVAISRAELE</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34686</link>
		<dc:creator>VIVAISRAELE</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2006 20:13:14 +0000</pubDate>
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		<description>AMEN</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>AMEN</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34631</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2006 08:21:34 +0000</pubDate>
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		<description>"Benché la soluzione migliore sia l'eliminazione del regime sionista,
a questo punto un immediato cessate il fuoco deve essere
implementato". 
(Mahmoud Ahmadinejad, 3 agosto)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Benché la soluzione migliore sia l&#8217;eliminazione del regime sionista,<br />
a questo punto un immediato cessate il fuoco deve essere<br />
implementato&#8221;.<br />
(Mahmoud Ahmadinejad, 3 agosto)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: cf05103025</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34615</link>
		<dc:creator>cf05103025</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2006 21:49:12 +0000</pubDate>
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		<description>Io credo che sia una tragica maledizione ritenersi, non un popolo, ma il popolo prediletto da un DIO che gli ha promesso non una terra, ma quella terra.
Molti israeliani non hanno ancora storicizzato il fatto, purtroppo. 
Nella stessa presunzione della affermazione c'è il seme di una tragedia che ancora si consuma ora, a danno di altri vicini e purtroppo porterà conseguenze, ritorni di violenza, vendette su questo popolo stesso.
Certe credenze sono dure a morire ed anche se lo stato di Israele pare laico di fatto, molti politici israeliani purtroppo nominano  il loro Dio ed  il loro patto continuamente.
Io sono un pacifista ad oltranza perchè so che violenza genera violenza: 
è quasi matematico.
MarioB.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io credo che sia una tragica maledizione ritenersi, non un popolo, ma il popolo prediletto da un DIO che gli ha promesso non una terra, ma quella terra.<br />
Molti israeliani non hanno ancora storicizzato il fatto, purtroppo.<br />
Nella stessa presunzione della affermazione c&#8217;è il seme di una tragedia che ancora si consuma ora, a danno di altri vicini e purtroppo porterà conseguenze, ritorni di violenza, vendette su questo popolo stesso.<br />
Certe credenze sono dure a morire ed anche se lo stato di Israele pare laico di fatto, molti politici israeliani purtroppo nominano  il loro Dio ed  il loro patto continuamente.<br />
Io sono un pacifista ad oltranza perchè so che violenza genera violenza:<br />
è quasi matematico.<br />
MarioB.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34606</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2006 16:48:51 +0000</pubDate>
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		<description>@diego
e bravo Diego, non mi stupisci mai abbastanza.
Ottima cosa leggerti. 
Soprattutto quando parli di quali 'storie' dobbiamo studiare.
Ma ne riparleremo.
Bon voyage.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@diego<br />
e bravo Diego, non mi stupisci mai abbastanza.<br />
Ottima cosa leggerti.<br />
Soprattutto quando parli di quali &#8217;storie&#8217; dobbiamo studiare.<br />
Ma ne riparleremo.<br />
Bon voyage.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: diego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34605</link>
		<dc:creator>diego</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2006 16:42:30 +0000</pubDate>
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		<description>-	Come vedi siamo tutti incorporati da un certo stile e da un certo lessico, anche tu.
Sì @roberto, la medaglia è la stessa. Stessi cartoni giapponesi, stesse pubblicità, stessa istruzione elementare media e superiore, stesse famiglie che si sono impegnate - a volte arrancando, a volte non facendoci neanche caso - alla perpetuazione dignitosa del pacchetto morale col quale inscrivere nel futuro, presumibilmente il migliore tra i possibili, quella prole sulla quale hanno investito le speranze dei loro padri a guerra finita – spesso nell’illusione che questa potesse non ripresentarsi mai più nella storia. L’intrattenimento e la divulgazione, prerogativa dei nostri presenti trascorsi, hanno contribuito ad omogeneizzare i bisogni – finanche i desideri – di questa generazione. E fra tali (e tanti) desideri, la possibilità di mantenere stabilmente (e pacificamente) al livello del confronto dialettico e “democratico” le difese dei rispettivi punti di vista occupa una posizione di tutto rilievo.
Però.
Questo apparato di intrattenimento e divulgazione “forzata”, lo stesso che ci propina lo stato di fatto della globalizzazione come fosse una delle manifestazioni tangibili della fine della storia, è anche quello che ci ottenebra con una serie spettacolare di apocalissi in differita, di inspiegabili movimenti tellurici tra “stati”, “popolazioni” ed entità sovranazionali che sembrano monadi eterne invischiate per caso nelle nostre attualità. Elementi ai quali siamo tenuti a dare un nome – per non perdere definitivamente coerenza tra la nostra formazione/esperienza e la realtà così come ci viene mostrata e così come la subiamo - e, nel far questo, prendere una posizione.
L’unica tecnica che possa garantire ai più volenterosi – ovvero a chi può ancora permetterselo - una certa onestà di giudizio nello scegliersi una posizione senza venir trascinati – consapevolmente o meno - dal vortice (non troppo) subliminale delle posizioni già prese da chi (o cosa), di volta in volta, “gestisce” il potere, è la ricerca (non necessariamente nella sua accezione accademica, e questo credo tu lo sappia bene). Significa selezionare e comparare fonti, significa seguire attraverso i documenti la portata diacronica delle riflessioni e degli atti di quelli che ci hanno preceduto. Significa, dopo essersi fatti un’idea, ancorarla a qualcosa di definibile, giustificabile e a sua volta analizzabile e proponibile. Ma soprattutto significa ristabilire un livello di coerenza a delle complessità che, così come risultano date, ci sfuggono necessariamente di mano nella loro inintellegibilità. Ovviamente, l’arbitrio è il limite che il tempo ci impone, nonché – paradossalmente - la spinta  propulsiva a costituire in maniera sistematica la forza delle nostre argomentazioni.
E’ a questo punto, ovvero dopo aver scelto e legittimato la posizione da prendere, il punto di vista da difendere e divulgare, che qualcosa non funziona. La mia raccolta di dati, il mio tentativo di ripristinare una coerenza risulta del tutto inutile stretto nella morsa del confronto dialettico e “democratico” fatto di altre raccolte di dati che sono posizioni (e previsioni) oziose tanto quanto le mie. E’ a questo punto che ci si trova costretti ad ammettere di non poter costruire niente che non sia un’altra chiacchierata, pubblica o meno, che lascia il tempo che trova. Nel peggiore dei casi, per stanchezza o esasperazione, la mia chiosa a tutto questo potrebbe essere un facile slogan per chiarire al mondo che da quel punto non mi sposto più, nel migliore sono tentato dal cercare la forma e la sfumatura più accattivante per far penetrare un messaggio del quale, alla fine, svilisco la portata ostensiva.
Il fatto è che entrambe le opzioni non possono interessarmi. Perché non devo più far valere o difendere un punto di vista su di un ring con quattro spettatori – il fatto è che devo, al livello di dovere morale retaggio di quei pacchetti culturali all-inclusive di cui sopra, rendere partecipe quanti non possono saperlo (perché non ci sono stati) cos’è che succede in Palestina. Il fatto è che la visibilità della tragedia Libano mi offre più attenzione, un pubblico sensibilizzato sul quale piantare i semi di un’esperienza, ovviamente individuale, che ho cercato di sintetizzare in forma di analisi sfruttando la formula di Achcar “la politica di Israele consiste proprio nel tenere in ostaggio intere popolazioni”. E mi sento in dovere di cavalcare l’onda Libano per esporre quella che ritengo essere un’analisi corretta e assolutamente non imparziale né equivicina: qualsiasi deriva del genere nel mio discorso, qualsiasi ammorbidimento politically correct sarebbe stato una menzogna utile solo a non scontentare nessuno – un tipo di utilità di cui posso fare tranquillamente a meno.
Io non devo solo “interpretare il cambiamento in atto”, io devo denunciare una politica e un’ideologia criminale – il sionismo così come si presenta oggi, supportato dal turbocapitalismo internazionale nella sua espressione ideologica e pragmatica – che mette in pericolo non solo le popolazioni direttamente interessate e – con una facile proiezione -  la nostra tanto vilipesa pellaccia, ma anche la stessa identità ebraica, costretta in futuro – per quei giochi di semplificazione noti a noi tutti - a rispondere di un precedente che può renderla indegna di qualsiasi elezione.
Accolgo (quasi) ogni giorno il consiglio di @temperanza, alla quale però vorrei chiedere, di grazia, quale storia studiare e se ne conosce una, di queste storie, che ritiene esaustiva e completa.
Nel frattempo vi faccio io un assegno “di storia” per le vacanze, qualcosa che possa renderci partecipi della genesi dell’ideologia sionista come risposta all’antisemitismo europeo e degli accesi dibattiti che provocò all’interno dell’intellighentja ebraica tedesca a proposito di concetti quali “nazione ebraica”, “nazionalità ebraica” e “stato ebraico” in relazione alla “religiosità ebraica”: la polemica Cohen-Buber del 1916 ne è un ottimo compendio; i testi integrali sono tradotti in italiano e contenuti nel volume “La fede d’Israele è la speranza”, una raccolta di interventi di Hermann Cohen sulle questioni ebraiche, a cura di P. Fiorato – ed. Giuntina, 2000.
Io domani parto per la (mai come quest’anno) meritata vacanza – non mi sarà quindi possibile rispondere per una settimana. Tanti saluti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>-	Come vedi siamo tutti incorporati da un certo stile e da un certo lessico, anche tu.<br />
Sì @roberto, la medaglia è la stessa. Stessi cartoni giapponesi, stesse pubblicità, stessa istruzione elementare media e superiore, stesse famiglie che si sono impegnate - a volte arrancando, a volte non facendoci neanche caso - alla perpetuazione dignitosa del pacchetto morale col quale inscrivere nel futuro, presumibilmente il migliore tra i possibili, quella prole sulla quale hanno investito le speranze dei loro padri a guerra finita – spesso nell’illusione che questa potesse non ripresentarsi mai più nella storia. L’intrattenimento e la divulgazione, prerogativa dei nostri presenti trascorsi, hanno contribuito ad omogeneizzare i bisogni – finanche i desideri – di questa generazione. E fra tali (e tanti) desideri, la possibilità di mantenere stabilmente (e pacificamente) al livello del confronto dialettico e “democratico” le difese dei rispettivi punti di vista occupa una posizione di tutto rilievo.<br />
Però.<br />
Questo apparato di intrattenimento e divulgazione “forzata”, lo stesso che ci propina lo stato di fatto della globalizzazione come fosse una delle manifestazioni tangibili della fine della storia, è anche quello che ci ottenebra con una serie spettacolare di apocalissi in differita, di inspiegabili movimenti tellurici tra “stati”, “popolazioni” ed entità sovranazionali che sembrano monadi eterne invischiate per caso nelle nostre attualità. Elementi ai quali siamo tenuti a dare un nome – per non perdere definitivamente coerenza tra la nostra formazione/esperienza e la realtà così come ci viene mostrata e così come la subiamo - e, nel far questo, prendere una posizione.<br />
L’unica tecnica che possa garantire ai più volenterosi – ovvero a chi può ancora permetterselo - una certa onestà di giudizio nello scegliersi una posizione senza venir trascinati – consapevolmente o meno - dal vortice (non troppo) subliminale delle posizioni già prese da chi (o cosa), di volta in volta, “gestisce” il potere, è la ricerca (non necessariamente nella sua accezione accademica, e questo credo tu lo sappia bene). Significa selezionare e comparare fonti, significa seguire attraverso i documenti la portata diacronica delle riflessioni e degli atti di quelli che ci hanno preceduto. Significa, dopo essersi fatti un’idea, ancorarla a qualcosa di definibile, giustificabile e a sua volta analizzabile e proponibile. Ma soprattutto significa ristabilire un livello di coerenza a delle complessità che, così come risultano date, ci sfuggono necessariamente di mano nella loro inintellegibilità. Ovviamente, l’arbitrio è il limite che il tempo ci impone, nonché – paradossalmente - la spinta  propulsiva a costituire in maniera sistematica la forza delle nostre argomentazioni.<br />
E’ a questo punto, ovvero dopo aver scelto e legittimato la posizione da prendere, il punto di vista da difendere e divulgare, che qualcosa non funziona. La mia raccolta di dati, il mio tentativo di ripristinare una coerenza risulta del tutto inutile stretto nella morsa del confronto dialettico e “democratico” fatto di altre raccolte di dati che sono posizioni (e previsioni) oziose tanto quanto le mie. E’ a questo punto che ci si trova costretti ad ammettere di non poter costruire niente che non sia un’altra chiacchierata, pubblica o meno, che lascia il tempo che trova. Nel peggiore dei casi, per stanchezza o esasperazione, la mia chiosa a tutto questo potrebbe essere un facile slogan per chiarire al mondo che da quel punto non mi sposto più, nel migliore sono tentato dal cercare la forma e la sfumatura più accattivante per far penetrare un messaggio del quale, alla fine, svilisco la portata ostensiva.<br />
Il fatto è che entrambe le opzioni non possono interessarmi. Perché non devo più far valere o difendere un punto di vista su di un ring con quattro spettatori – il fatto è che devo, al livello di dovere morale retaggio di quei pacchetti culturali all-inclusive di cui sopra, rendere partecipe quanti non possono saperlo (perché non ci sono stati) cos’è che succede in Palestina. Il fatto è che la visibilità della tragedia Libano mi offre più attenzione, un pubblico sensibilizzato sul quale piantare i semi di un’esperienza, ovviamente individuale, che ho cercato di sintetizzare in forma di analisi sfruttando la formula di Achcar “la politica di Israele consiste proprio nel tenere in ostaggio intere popolazioni”. E mi sento in dovere di cavalcare l’onda Libano per esporre quella che ritengo essere un’analisi corretta e assolutamente non imparziale né equivicina: qualsiasi deriva del genere nel mio discorso, qualsiasi ammorbidimento politically correct sarebbe stato una menzogna utile solo a non scontentare nessuno – un tipo di utilità di cui posso fare tranquillamente a meno.<br />
Io non devo solo “interpretare il cambiamento in atto”, io devo denunciare una politica e un’ideologia criminale – il sionismo così come si presenta oggi, supportato dal turbocapitalismo internazionale nella sua espressione ideologica e pragmatica – che mette in pericolo non solo le popolazioni direttamente interessate e – con una facile proiezione -  la nostra tanto vilipesa pellaccia, ma anche la stessa identità ebraica, costretta in futuro – per quei giochi di semplificazione noti a noi tutti - a rispondere di un precedente che può renderla indegna di qualsiasi elezione.<br />
Accolgo (quasi) ogni giorno il consiglio di @temperanza, alla quale però vorrei chiedere, di grazia, quale storia studiare e se ne conosce una, di queste storie, che ritiene esaustiva e completa.<br />
Nel frattempo vi faccio io un assegno “di storia” per le vacanze, qualcosa che possa renderci partecipi della genesi dell’ideologia sionista come risposta all’antisemitismo europeo e degli accesi dibattiti che provocò all’interno dell’intellighentja ebraica tedesca a proposito di concetti quali “nazione ebraica”, “nazionalità ebraica” e “stato ebraico” in relazione alla “religiosità ebraica”: la polemica Cohen-Buber del 1916 ne è un ottimo compendio; i testi integrali sono tradotti in italiano e contenuti nel volume “La fede d’Israele è la speranza”, una raccolta di interventi di Hermann Cohen sulle questioni ebraiche, a cura di P. Fiorato – ed. Giuntina, 2000.<br />
Io domani parto per la (mai come quest’anno) meritata vacanza – non mi sarà quindi possibile rispondere per una settimana. Tanti saluti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: maestrina 2</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34600</link>
		<dc:creator>maestrina 2</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2006 13:38:15 +0000</pubDate>
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		<description>@marco v
belli i discorsi da scompartimento ferroviario sull'antisemitismo buono degli italiani.
bella l'affermazione non dimostrata né dimostrabile che il lager poteva costruirsi dappertutto, ma non da noi.
una massa di parole a ribadire stronzate che manco mia nonna, la persona più dedita al luogo comune che abbia mai conosciuto, riuscirebbe a dire.
complimenti poi per il livello di approfondimento che siete riusciti a raggiungere sulla questione palestina-israele.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@marco v<br />
belli i discorsi da scompartimento ferroviario sull&#8217;antisemitismo buono degli italiani.<br />
bella l&#8217;affermazione non dimostrata né dimostrabile che il lager poteva costruirsi dappertutto, ma non da noi.<br />
una massa di parole a ribadire stronzate che manco mia nonna, la persona più dedita al luogo comune che abbia mai conosciuto, riuscirebbe a dire.<br />
complimenti poi per il livello di approfondimento che siete riusciti a raggiungere sulla questione palestina-israele.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: marco v</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34589</link>
		<dc:creator>marco v</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2006 09:59:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34589</guid>
		<description>@ Galbiati

grazie per la comprensione, ma come ho già detto: ci rinuncio.
Non vedi come temperanza continua a spostare la questione? Facendola scivolare in altri ambiti (persino gli afroamericani!), dimostra di non aver capito nulla dell'antisemitismo - almeno per come ho tentato di farlo intendere io - cioè assimilandolo alla forma più clamorosa (per numeri, per storia e per violenza) di razzismo. Almeno fosse 'soltanto' così...
Ho speso anche troppe parole per cercare di far capire come bisognerebbe adoperare colle molle questo termine. E' un termine delicatissimo, che scomoda mostri antichi (giustissima l'annotazione in questo senso della responsabilità della Chiesa), ma che nel Novecento ha assunto, in Germania, una forma diversa e radicale (o meglio: ontologica) che non ha niente a che vedere con le forme storiche dell'odio verso gli ebrei, che esistevano - in forma blanda, checché se ne dica e non mi interessa se le maestrine si stracciano le vesti perché tanto è così e basta parlarne coi nostri nonni per rendersene conto - anche Italia come nel resto dell'Europa. Non era mia intenzione banalizzare il concetto. Anzi, credo sia stato banalizzato da altri (meglio lasciar perdere apartheid e ku kluz klan...). 
La differenza, sostanziale, risiede proprio nel superamento del concetto di 'colpa dell'ebreo': se per un italiano devoto a Pio IX un bambino ebreo battezzato (anche per sbaglio) doveva essere portato via dalla famiglia ed essere educato da un istituto religioso (un antiebraismo di prospettiva religiosa), in Italia non si produsse mai un antisemitismo che fosse lontanamente simile a quello centroeuropeo. Ed è quella la radice (che da noi non funzionava, ed è per questo che l'atteggiamento degli italiani nei confronti delle leggi razziali fu tanto diverso rispetto ai tedeschi) che sgorga l'ultima forma di antisemitismo, quella che oggi rappresenta l'unica (ma non lo è!) e l'universalmente riconosciuta: quello biologico.
La colpa dell'ebreo non è più quella di essere ebreo, o di non essere cristiano, di essere usuraio o deicida. La colpa dell'ebreo è quella di essere...punto e basta. Di esistere. La differenza è gigantesca: facciamo della fantastoria. Se non ci fosse stato Hitler, il progetto dello sterminio finale l'avrebbe concepito qualcun altro? la risposta, secondo me è: forse sì, ma sicuramente non in Italia. Perché il 'nostro' antisemitismo non era quello là. In decine di secoli, la popolazione ebraica si era a tal punto mimetizzata e integrata - pur con le note difficoltà - che si era stabilizzata demograficamente. A Hitler bastarono sei anni per farli quasi scomparire.
Non c'era conversione possibile, la prospettiva era diversa: l'antisemitismo che qualcuno si ostina a credere sempre uguale in ogni tempo e dappertutto (e invece non è affatto così) sarebbe meglio declinabile al plurale: ci sono stati antisemistismi.
Se vogliamo parlare di quello italiano, parliamone. E' quello che avevo tentato di fare, attuando prima una doverosa distinzione - non per ragioni di comodo, ma proprio per rispetto delle differenze - con quello nazista che esce sempre nelle occasioni più disparate. E a sproposito.
Non sono io ad aver citato i lager, i nazisti. Io sono quello che ha detto: "beh, se è quello l'antisemitismo di cui vi preoccupate, vi informo che si può dire che non c'è stato neppure nel 1938".
Ha ragione Galbiati: una lettura veloce della Harendt e di Levi non farebbe male. E poi, a questo punto, mi piacerebbe proprio sapere che libri di storia ha letto temperanza. 
Una cosa è certa: son di quelli che ti fanno sentire in colpa (e perciò alfine assolutori..) e la chiudono lì ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Galbiati</p>
<p>grazie per la comprensione, ma come ho già detto: ci rinuncio.<br />
Non vedi come temperanza continua a spostare la questione? Facendola scivolare in altri ambiti (persino gli afroamericani!), dimostra di non aver capito nulla dell&#8217;antisemitismo - almeno per come ho tentato di farlo intendere io - cioè assimilandolo alla forma più clamorosa (per numeri, per storia e per violenza) di razzismo. Almeno fosse &#8217;soltanto&#8217; così&#8230;<br />
Ho speso anche troppe parole per cercare di far capire come bisognerebbe adoperare colle molle questo termine. E&#8217; un termine delicatissimo, che scomoda mostri antichi (giustissima l&#8217;annotazione in questo senso della responsabilità della Chiesa), ma che nel Novecento ha assunto, in Germania, una forma diversa e radicale (o meglio: ontologica) che non ha niente a che vedere con le forme storiche dell&#8217;odio verso gli ebrei, che esistevano - in forma blanda, checché se ne dica e non mi interessa se le maestrine si stracciano le vesti perché tanto è così e basta parlarne coi nostri nonni per rendersene conto - anche Italia come nel resto dell&#8217;Europa. Non era mia intenzione banalizzare il concetto. Anzi, credo sia stato banalizzato da altri (meglio lasciar perdere apartheid e ku kluz klan&#8230;).<br />
La differenza, sostanziale, risiede proprio nel superamento del concetto di &#8216;colpa dell&#8217;ebreo&#8217;: se per un italiano devoto a Pio IX un bambino ebreo battezzato (anche per sbaglio) doveva essere portato via dalla famiglia ed essere educato da un istituto religioso (un antiebraismo di prospettiva religiosa), in Italia non si produsse mai un antisemitismo che fosse lontanamente simile a quello centroeuropeo. Ed è quella la radice (che da noi non funzionava, ed è per questo che l&#8217;atteggiamento degli italiani nei confronti delle leggi razziali fu tanto diverso rispetto ai tedeschi) che sgorga l&#8217;ultima forma di antisemitismo, quella che oggi rappresenta l&#8217;unica (ma non lo è!) e l&#8217;universalmente riconosciuta: quello biologico.<br />
La colpa dell&#8217;ebreo non è più quella di essere ebreo, o di non essere cristiano, di essere usuraio o deicida. La colpa dell&#8217;ebreo è quella di essere&#8230;punto e basta. Di esistere. La differenza è gigantesca: facciamo della fantastoria. Se non ci fosse stato Hitler, il progetto dello sterminio finale l&#8217;avrebbe concepito qualcun altro? la risposta, secondo me è: forse sì, ma sicuramente non in Italia. Perché il &#8216;nostro&#8217; antisemitismo non era quello là. In decine di secoli, la popolazione ebraica si era a tal punto mimetizzata e integrata - pur con le note difficoltà - che si era stabilizzata demograficamente. A Hitler bastarono sei anni per farli quasi scomparire.<br />
Non c&#8217;era conversione possibile, la prospettiva era diversa: l&#8217;antisemitismo che qualcuno si ostina a credere sempre uguale in ogni tempo e dappertutto (e invece non è affatto così) sarebbe meglio declinabile al plurale: ci sono stati antisemistismi.<br />
Se vogliamo parlare di quello italiano, parliamone. E&#8217; quello che avevo tentato di fare, attuando prima una doverosa distinzione - non per ragioni di comodo, ma proprio per rispetto delle differenze - con quello nazista che esce sempre nelle occasioni più disparate. E a sproposito.<br />
Non sono io ad aver citato i lager, i nazisti. Io sono quello che ha detto: &#8220;beh, se è quello l&#8217;antisemitismo di cui vi preoccupate, vi informo che si può dire che non c&#8217;è stato neppure nel 1938&#8243;.<br />
Ha ragione Galbiati: una lettura veloce della Harendt e di Levi non farebbe male. E poi, a questo punto, mi piacerebbe proprio sapere che libri di storia ha letto temperanza.<br />
Una cosa è certa: son di quelli che ti fanno sentire in colpa (e perciò alfine assolutori..) e la chiudono lì ;)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: temperanza</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34585</link>
		<dc:creator>temperanza</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2006 09:41:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34585</guid>
		<description>Le do gratis volentieri, Galbiati, perché gratis le ho ricevute, da un grande storico  che ci ha insegnato non tanto ad accumular dati e a sbatterli sul tavolo, o a dire questo ha torto questo ha ragione, ma a leggere i documenti con mente aperta e possibilmente, finché è umanamente possibile, senza pregiudizi, sapendo che i pregiudizi sono radicati nella testa nel cuore e nella pancia di ogni essere umano. 

La prima tesina che ci ha fatto fare, quando avevamo vent'anni, è stato mettere a confronto la storia conciliare letta da storici  cattolici e da storici protestanti, anche una zuccona ventenne qualcosa impara, con quel metodo. Gliene sono ancora grata. 

Forse non ti sei accorto che io sono intervenuta sempre e solo sui pregiudizi dei commentatori, non sulla politica di Israele, e soprattutto sul modo a mio avviso inconsapevole e incontrollato con cui usano parole come nazismo e antisemitismo. E con cui usano allegramente luoghi comuni e pregiudizi.
 
A me, qui, interessano solo le questioni di metodo. Le mie indignazioni me le tengo per me o le esprimo in altre sedi, quelle che io, a mio insindacabile giudizio ritengo più opportune. E spero che visto che si tratta delle MIE indignazioni, me lo concederai.

Come si possa giudicare con mente libera se non si fa pulizia nel linguaggio con cui si prende posizione per me è cosa oscura e pericolosa, le parole - una volta partorite - hanno vita propria.

Cmq vi saluto tutti, buone vacanze, per chi le fa, e animi più placati, se possibile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Le do gratis volentieri, Galbiati, perché gratis le ho ricevute, da un grande storico  che ci ha insegnato non tanto ad accumular dati e a sbatterli sul tavolo, o a dire questo ha torto questo ha ragione, ma a leggere i documenti con mente aperta e possibilmente, finché è umanamente possibile, senza pregiudizi, sapendo che i pregiudizi sono radicati nella testa nel cuore e nella pancia di ogni essere umano. </p>
<p>La prima tesina che ci ha fatto fare, quando avevamo vent&#8217;anni, è stato mettere a confronto la storia conciliare letta da storici  cattolici e da storici protestanti, anche una zuccona ventenne qualcosa impara, con quel metodo. Gliene sono ancora grata. </p>
<p>Forse non ti sei accorto che io sono intervenuta sempre e solo sui pregiudizi dei commentatori, non sulla politica di Israele, e soprattutto sul modo a mio avviso inconsapevole e incontrollato con cui usano parole come nazismo e antisemitismo. E con cui usano allegramente luoghi comuni e pregiudizi.</p>
<p>A me, qui, interessano solo le questioni di metodo. Le mie indignazioni me le tengo per me o le esprimo in altre sedi, quelle che io, a mio insindacabile giudizio ritengo più opportune. E spero che visto che si tratta delle MIE indignazioni, me lo concederai.</p>
<p>Come si possa giudicare con mente libera se non si fa pulizia nel linguaggio con cui si prende posizione per me è cosa oscura e pericolosa, le parole - una volta partorite - hanno vita propria.</p>
<p>Cmq vi saluto tutti, buone vacanze, per chi le fa, e animi più placati, se possibile.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34584</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2006 08:52:38 +0000</pubDate>
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		<description>@ ops

Bellissimo commento, con la testa e il cuore al posto giusto, e con una riflessione centrale che spazza via quintalate di parole inutili. Se sei un giovane, come credo, vuol dire che c'è ancora speranza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ ops</p>
<p>Bellissimo commento, con la testa e il cuore al posto giusto, e con una riflessione centrale che spazza via quintalate di parole inutili. Se sei un giovane, come credo, vuol dire che c&#8217;è ancora speranza.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34583</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2006 08:35:32 +0000</pubDate>
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		<description>ops, quel che scrivi mi scalda un po' il cuore ed è utile anche questo, cercare le voci che servono a sentirsi meno soli, prenderle come incoraggiamento, moltiplicarle.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ops, quel che scrivi mi scalda un po&#8217; il cuore ed è utile anche questo, cercare le voci che servono a sentirsi meno soli, prenderle come incoraggiamento, moltiplicarle.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: aa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34582</link>
		<dc:creator>aa</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2006 08:17:04 +0000</pubDate>
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		<description>ma com'e' che non riesco a scrivere..</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ma com&#8217;e&#8217; che non riesco a scrivere..</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: ops</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34581</link>
		<dc:creator>ops</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2006 08:01:29 +0000</pubDate>
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		<description>Galbiati, Helena
non uso strumentalmente gli ebrei critici (siano antisionisti o no) per evitare accuse di antisemitismo. Non solo, almeno. Potrei avere anche ascendenze semitiche e rivendicarle se la cosa per me avesse un senso. Non lo ha e rifiuto di scendere in considerazioni di questo tipo perchè inevitabilmente riportano a concetti di 'razza' o di appartenenze religiose che sono a un passo dai concetti di 'razza'. 
Per me sdoganare gli autori 'ebrei' critici ha lo stesso valore che ha avuto scoprire che in Italia solo una dozzina di docenti universitari si opposero a viso scoperto e di persona al fascismo accademico e sociale. Quando l'ho scoperto mi sono meravigliat. di non averlo mai saputo e di quanto fossero pochi. Oltretutto erano già tutti passati ad altra vita.
Questo mio insistere nel leggere le voci ebraiche che non solo tesimoniano dissenso, ma disagio umano e lotta, è un modo per evitare che vengano ricordati e glorificati da morti come i pochi giusti che osarono (subendo ostruzionismo e carcere) dire alle loro comunità come stanno realmente le cose e indicare anche le strade per uscirne.
Per questo li leggo e per questo mi danno coraggio, le difficoltà che da persona senza appartenenze religiose o particolari sudditanze culturali devo affrontare nell'avere idee critiche rispetto a Israele sono di molto inferiori a quelle che hanno loro. Non dev'essere facile (e alcuni descrivono questo processo) stabilire una distanza dalla mucca sacra Israele quando l'educazione e la propaganda ti hanno educato a pensare quel posto come il baluardo contro persecuzioni e olocausti. Men che meno deve essere facile porsi apertamente, in piazza e negli scritti contro un apparato sociale e di informazione che è creato apposta per uniformare o espellere.
Per concludere direi che li posto perchè condivido le loro posizioni, perchè quando mi danno dell'antisemita penso che questa accusa su me pesa molto meno che sulle loro teste e infine perchè credo che di qualsiasi epoca e di qualsiasi popolo le voci come le loro siano le migliori, le voci giuste.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Galbiati, Helena<br />
non uso strumentalmente gli ebrei critici (siano antisionisti o no) per evitare accuse di antisemitismo. Non solo, almeno. Potrei avere anche ascendenze semitiche e rivendicarle se la cosa per me avesse un senso. Non lo ha e rifiuto di scendere in considerazioni di questo tipo perchè inevitabilmente riportano a concetti di &#8216;razza&#8217; o di appartenenze religiose che sono a un passo dai concetti di &#8216;razza&#8217;.<br />
Per me sdoganare gli autori &#8216;ebrei&#8217; critici ha lo stesso valore che ha avuto scoprire che in Italia solo una dozzina di docenti universitari si opposero a viso scoperto e di persona al fascismo accademico e sociale. Quando l&#8217;ho scoperto mi sono meravigliat. di non averlo mai saputo e di quanto fossero pochi. Oltretutto erano già tutti passati ad altra vita.<br />
Questo mio insistere nel leggere le voci ebraiche che non solo tesimoniano dissenso, ma disagio umano e lotta, è un modo per evitare che vengano ricordati e glorificati da morti come i pochi giusti che osarono (subendo ostruzionismo e carcere) dire alle loro comunità come stanno realmente le cose e indicare anche le strade per uscirne.<br />
Per questo li leggo e per questo mi danno coraggio, le difficoltà che da persona senza appartenenze religiose o particolari sudditanze culturali devo affrontare nell&#8217;avere idee critiche rispetto a Israele sono di molto inferiori a quelle che hanno loro. Non dev&#8217;essere facile (e alcuni descrivono questo processo) stabilire una distanza dalla mucca sacra Israele quando l&#8217;educazione e la propaganda ti hanno educato a pensare quel posto come il baluardo contro persecuzioni e olocausti. Men che meno deve essere facile porsi apertamente, in piazza e negli scritti contro un apparato sociale e di informazione che è creato apposta per uniformare o espellere.<br />
Per concludere direi che li posto perchè condivido le loro posizioni, perchè quando mi danno dell&#8217;antisemita penso che questa accusa su me pesa molto meno che sulle loro teste e infine perchè credo che di qualsiasi epoca e di qualsiasi popolo le voci come le loro siano le migliori, le voci giuste.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: roberto</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34577</link>
		<dc:creator>roberto</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2006 07:39:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34577</guid>
		<description>@diego
Se guadagnerò un tesserino per il corriere meglio così, riparto al volo per Ikaria. Vado a godermi il beach volley, i rave e i B-52. Finale molto apocalypse-style, devo dire. Come vedi siamo tutti incorporati da un certo stile e da un certo lessico, anche tu. 

La “quarta guerra mondiale” è una periodizzazione storica e simbolica precisa, audace, livida nella sua forza estetica, nella sua promessa (in parte mantenuta) di ordine e violenza. Considero questa teoria ‘ostile’ alla mia formazione e alle mie idee  ma, oggettivamente, la giudico ‘utile’ a interpretare il cambiamento in atto (i fenomeni, i fermenti, le notizie). 
Ben venga ogni ‘politica altra’, dunque, se e quando mi offrirà la stessa chiarezza. Nel frattempo, insieme al professor Negri, non resta che leggere  Podhoretz. 

@ops
@gabriella
@s. 

“non farsi infinocchiare”
(nemmeno dal professor Said)

A pagina 13 del manifesto di ieri c’è una recensione firmata da Maurizio Riotto su un fumetto dedicato alla Corea del Nord (Guy Delisle, 
“Pyongyang”). 

Riotto fa un’operazione semplice semplice. Afferma che noi occidentali dipingiamo l’attuale presidente nordcoreano - Kim Chong’il - come un ‘muso giallo’ che si crede una star di Hollywood e affossa la sua nazione. 

Kim Chong’il non è un “muso giallo”. Ma resta pur sempre un criminale che si crede una star di Hollywood e affossa la sua nazione.  

Secondo Riotto, invece, prima di parlare dei gulag nordcoreani dovremmo pensare – niente meno – che a quelli italiani. “Basti citare il quartiere Zen…” (segue elenco di ‘ghetti’ italiani). Per cui, “lo Stato – anche quello democratico – può in realtà uccidere in tanti modi: il clientelismo…” (segue elenco di vizi italici, comprese “le scarcerazioni facili”). Altro che Said e la teoria postcoloniale. Questo è occidentalismo, banale banale.

Possiamo rileggere ‘maliziosamente’ anche gli interventi di Uri Avnery, Ben Dor, Avi Mograbi, lo stesso Fortini (il più inespugnabile, soprattutto per quell’appello rivolto agli ebrei della Diaspora). Voglio dire, perché, oltre a citarli, non proviamo anche a ‘forzare’ l’interpretazione per vedere se reggono fino in fondo a una sorta di prova del nove? No, gli stronzi stanno tutti da una parte. Noi siamo i buoni, dissenzienti e intelligenti.

1. Avnery e Ben Dor, ancora una volta, riducono la pace Israele e Libano alla risoluzione della questione palestinese. Ben Dor con toni ‘spiacevoli’, tipo rifondazione della ‘entità sionista’, che mi dà di molto sangue che scorre, anche più di adesso. Ad ogni modo, caricare un evento storico singolare (lo stato palestinese) di ricadute epocali così vaste (la soluzione della crisi mediorientale), significa sognare ad occhi aperti (lo fanno tutti gli idealisti, conservatori e democratici). Ogni ‘teatro’ ne contiene al suo interno altri, sempre più parcellizzati, con la loro storia specifica. A meno che non stai aggiornando peacereport o il pane e le rose. 

2. Avnery la pensa come Ali, e cioè che si stava meglio quando il Libano meridionale era ‘stabilizzato’ dalle forze di occupazione siriane. Dice che nel 1982 Israele invase il Libano senza che Hezbollah avesse sparato nemmeno un colpo nei mesi precedenti. Faccio notare che nel 2005-2006, la pioggia di Katyiuscia è stata molto più intensa del ‘normale’ (era iniziata  con il ritiro di Barak). 210 razzi, ieri.           

3. Trattare il governo libanese come “un delicato mosaico di comunità etnico-religiose”… questo sì che è riduzionismo! qui si che ci vorrebbe il professor Said! una presunta fragilità democratica che impedirebbe a Siniora il disarmo di Hezbollah... Il parlamento libanese =  ‘governo fantoccio’, una specie di margheritina che ha bisogno di tutori e fratelli maggiori. 

4. Che poi Avnery ironizzi sulle debolezze dell’Unifil è davvero deprimente. Dovrebbe ascoltare gli slogan dell’ala ‘movimentista’ e pacifista della sinistra italiana quando si parla di MSU. 
D’Alema ieri ha sgridato gli alleati europei per i ritardi nell’invio della forza multinazionale. Nello stesso tempo, dice che dobbiamo aspettare il cessate-il-fuoco (equistronzata). Vedrà, il caro ministro, quando i nostri soldati dovranno far indietreggiare i carri armati israeliani e disarmare i terroristi (fanta-regole d’ingaggio). Vedrà, che bel piattino gli stanno preparando in casa i cugini della sinistra umanitaria (“umano sentire”). Che bel dissenso, dall’11 settembre in poi. 

@temp
Prima di andare in vacanza, voto anch'io per la mozione Temperanza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@diego<br />
Se guadagnerò un tesserino per il corriere meglio così, riparto al volo per Ikaria. Vado a godermi il beach volley, i rave e i B-52. Finale molto apocalypse-style, devo dire. Come vedi siamo tutti incorporati da un certo stile e da un certo lessico, anche tu. </p>
<p>La “quarta guerra mondiale” è una periodizzazione storica e simbolica precisa, audace, livida nella sua forza estetica, nella sua promessa (in parte mantenuta) di ordine e violenza. Considero questa teoria ‘ostile’ alla mia formazione e alle mie idee  ma, oggettivamente, la giudico ‘utile’ a interpretare il cambiamento in atto (i fenomeni, i fermenti, le notizie).<br />
Ben venga ogni ‘politica altra’, dunque, se e quando mi offrirà la stessa chiarezza. Nel frattempo, insieme al professor Negri, non resta che leggere  Podhoretz. </p>
<p>@ops<br />
@gabriella<br />
@s. </p>
<p>“non farsi infinocchiare”<br />
(nemmeno dal professor Said)</p>
<p>A pagina 13 del manifesto di ieri c’è una recensione firmata da Maurizio Riotto su un fumetto dedicato alla Corea del Nord (Guy Delisle,<br />
“Pyongyang”). </p>
<p>Riotto fa un’operazione semplice semplice. Afferma che noi occidentali dipingiamo l’attuale presidente nordcoreano - Kim Chong’il - come un ‘muso giallo’ che si crede una star di Hollywood e affossa la sua nazione. </p>
<p>Kim Chong’il non è un “muso giallo”. Ma resta pur sempre un criminale che si crede una star di Hollywood e affossa la sua nazione.  </p>
<p>Secondo Riotto, invece, prima di parlare dei gulag nordcoreani dovremmo pensare – niente meno – che a quelli italiani. “Basti citare il quartiere Zen…” (segue elenco di ‘ghetti’ italiani). Per cui, “lo Stato – anche quello democratico – può in realtà uccidere in tanti modi: il clientelismo…” (segue elenco di vizi italici, comprese “le scarcerazioni facili”). Altro che Said e la teoria postcoloniale. Questo è occidentalismo, banale banale.</p>
<p>Possiamo rileggere ‘maliziosamente’ anche gli interventi di Uri Avnery, Ben Dor, Avi Mograbi, lo stesso Fortini (il più inespugnabile, soprattutto per quell’appello rivolto agli ebrei della Diaspora). Voglio dire, perché, oltre a citarli, non proviamo anche a ‘forzare’ l’interpretazione per vedere se reggono fino in fondo a una sorta di prova del nove? No, gli stronzi stanno tutti da una parte. Noi siamo i buoni, dissenzienti e intelligenti.</p>
<p>1. Avnery e Ben Dor, ancora una volta, riducono la pace Israele e Libano alla risoluzione della questione palestinese. Ben Dor con toni ‘spiacevoli’, tipo rifondazione della ‘entità sionista’, che mi dà di molto sangue che scorre, anche più di adesso. Ad ogni modo, caricare un evento storico singolare (lo stato palestinese) di ricadute epocali così vaste (la soluzione della crisi mediorientale), significa sognare ad occhi aperti (lo fanno tutti gli idealisti, conservatori e democratici). Ogni ‘teatro’ ne contiene al suo interno altri, sempre più parcellizzati, con la loro storia specifica. A meno che non stai aggiornando peacereport o il pane e le rose. </p>
<p>2. Avnery la pensa come Ali, e cioè che si stava meglio quando il Libano meridionale era ‘stabilizzato’ dalle forze di occupazione siriane. Dice che nel 1982 Israele invase il Libano senza che Hezbollah avesse sparato nemmeno un colpo nei mesi precedenti. Faccio notare che nel 2005-2006, la pioggia di Katyiuscia è stata molto più intensa del ‘normale’ (era iniziata  con il ritiro di Barak). 210 razzi, ieri.           </p>
<p>3. Trattare il governo libanese come “un delicato mosaico di comunità etnico-religiose”… questo sì che è riduzionismo! qui si che ci vorrebbe il professor Said! una presunta fragilità democratica che impedirebbe a Siniora il disarmo di Hezbollah&#8230; Il parlamento libanese =  ‘governo fantoccio’, una specie di margheritina che ha bisogno di tutori e fratelli maggiori. </p>
<p>4. Che poi Avnery ironizzi sulle debolezze dell’Unifil è davvero deprimente. Dovrebbe ascoltare gli slogan dell’ala ‘movimentista’ e pacifista della sinistra italiana quando si parla di MSU.<br />
D’Alema ieri ha sgridato gli alleati europei per i ritardi nell’invio della forza multinazionale. Nello stesso tempo, dice che dobbiamo aspettare il cessate-il-fuoco (equistronzata). Vedrà, il caro ministro, quando i nostri soldati dovranno far indietreggiare i carri armati israeliani e disarmare i terroristi (fanta-regole d’ingaggio). Vedrà, che bel piattino gli stanno preparando in casa i cugini della sinistra umanitaria (“umano sentire”). Che bel dissenso, dall’11 settembre in poi. </p>
<p>@temp<br />
Prima di andare in vacanza, voto anch&#8217;io per la mozione Temperanza.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: helena</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34575</link>
		<dc:creator>helena</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Aug 2006 07:23:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34575</guid>
		<description>Certo che bisogna fregarsi delle accuse, se sono strumentali e ingiuste mentre le critiche cosidette costruttive vale la pena ascoltarle. E credo che nel tuo caso, Lorenzo, quelle di Andrea Inglese, Tash e della sottoscritta lo fossero. Non ci si aspetta un "avete ragione voi!", ma solo di essere ascoltati.
La merda e il fastidio, per esempio, che io mi becco da due parti (fronti?), perché se da un lato affermo i pari diritti e l'uguale valore di un vita palestinese/libanese mi becco dell' idealista cogliona, utile idiota, traditrice (crescendo), mi sento dall'altra parte dire (scusa, Luca, se semplifico a mo di esemplificazione, non ce l'ho con te) che anch'io userei Auschwitz se solo faccio presente che il trauma della persecuzione e l'antisemitismo esistono davvero, è - mi rendo conto- un cazzo rispetto alla fatica con cui esprimono dissenso persone come Amira Hass o anche il più moderato, ma per me sempre infinitamente sincero e umano David Grossmann 
(C'era un suo pezzo su Repubblica dell'altro ieri che vale la pena leggere). Pazienza, quindi. Andiamo avanti a ragionare con chi ne ha voglia, perché se ci rinunciamo rischiamo di essere fottuti tutti alla fine, in un gran finale apocalittico: palestinesi e libanesi, israeliani e ebrei, abitanti di ogni parti del mondo in cui propagini del conflitto potrebbero in un modo o nel altro arrivare.
@ops Citi autori ebrei antisionisti (definizione non-valutativa) e altri solo fortemente critici e fai bene a ricordare che esistono questi e quelli e altri ancora se questo serve a non fare di ogni erba un fascio (oops!), anche se in questo momento la maggioranza appoggia la guerra e la repressione, ma in tmpi di guerra quasi sempre le maggioranze appoggiano la guerra, almeno all'inizio. E no, non bisogna essere ebrei per poter criticare Israele, bisogna solo evitare l'odio, la generalizzazione, le diverse e speculari retoriche belliche e "del nemico", il rifiuto di capire (che non significa giustificare) ogni parte in causa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Certo che bisogna fregarsi delle accuse, se sono strumentali e ingiuste mentre le critiche cosidette costruttive vale la pena ascoltarle. E credo che nel tuo caso, Lorenzo, quelle di Andrea Inglese, Tash e della sottoscritta lo fossero. Non ci si aspetta un &#8220;avete ragione voi!&#8221;, ma solo di essere ascoltati.<br />
La merda e il fastidio, per esempio, che io mi becco da due parti (fronti?), perché se da un lato affermo i pari diritti e l&#8217;uguale valore di un vita palestinese/libanese mi becco dell&#8217; idealista cogliona, utile idiota, traditrice (crescendo), mi sento dall&#8217;altra parte dire (scusa, Luca, se semplifico a mo di esemplificazione, non ce l&#8217;ho con te) che anch&#8217;io userei Auschwitz se solo faccio presente che il trauma della persecuzione e l&#8217;antisemitismo esistono davvero, è - mi rendo conto- un cazzo rispetto alla fatica con cui esprimono dissenso persone come Amira Hass o anche il più moderato, ma per me sempre infinitamente sincero e umano David Grossmann<br />
(C&#8217;era un suo pezzo su Repubblica dell&#8217;altro ieri che vale la pena leggere). Pazienza, quindi. Andiamo avanti a ragionare con chi ne ha voglia, perché se ci rinunciamo rischiamo di essere fottuti tutti alla fine, in un gran finale apocalittico: palestinesi e libanesi, israeliani e ebrei, abitanti di ogni parti del mondo in cui propagini del conflitto potrebbero in un modo o nel altro arrivare.<br />
@ops Citi autori ebrei antisionisti (definizione non-valutativa) e altri solo fortemente critici e fai bene a ricordare che esistono questi e quelli e altri ancora se questo serve a non fare di ogni erba un fascio (oops!), anche se in questo momento la maggioranza appoggia la guerra e la repressione, ma in tmpi di guerra quasi sempre le maggioranze appoggiano la guerra, almeno all&#8217;inizio. E no, non bisogna essere ebrei per poter criticare Israele, bisogna solo evitare l&#8217;odio, la generalizzazione, le diverse e speculari retoriche belliche e &#8220;del nemico&#8221;, il rifiuto di capire (che non significa giustificare) ogni parte in causa.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Lorenzo Galbiati</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34566</link>
		<dc:creator>Lorenzo Galbiati</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Aug 2006 22:22:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34566</guid>
		<description>@marco
anch'io in italia, da italiano bianco, milanese da generazioni, insomma "ariano" o goy o infedele o cristiano cattolico in quanto italiano (e non per via della mia fede spirituale, che è cosa mia), non trovo alcuna ostilità da parte di ebrei o musulmani o altri. 
trovo invece molti commenti razzisti (in senso lato) su questo blog e su altri da parte di ebrei o di simpatizzanti per Israele (o USA) o di uomini di destra verso chi critica Israele e USA: se a farlo sono ebrei, questi (pochi) riescono spesso a evitare l'accusa di antisemitismo (ma non sempre, anche Primo Levi è stato accusato di antisemitismo), se sono non-ebrei l'accusa di antisemitismo è praticamente automatica. (credo che anche l'accusa di essere "antiislamico" possa venire fuori per altri motivi ma finora m'è capitato meno di sperimentarla).
Da parte mia ho dedotto, ormai da qualche anno, che chi distribuisice a piene mani accuse di antisemitismo, ebreo o no, ha idee razziste (in senso lato).

@marco V
concordo con te su quasi tutto, andremo tutti a ripetizioni di storia da temperanza ma confido che sia così generosa da farcele gratis. credo ci spiegherà anche perchè la Arent nella Banalità del male e Levi in Se non ora quando ci hanno tenuto a dire quanto (relativamente) poco fosse diffuso l'antisemitismo in Italia nel novecento, anche al tempo delle leggi razziali, se ben ricordo. Ma pare che se lo diciamo noi allora sosteniamo noi italiani siam brava gente, mah!

@ ops
apprezzo molto ciò che scrivi o riporti (il mio primo commento su di te era ironico) ma ti chiedo: per evitare l'accusa di antisemitismo dobbiamo proprio citare ciò in cui crediamo solo con parole pronunciate da e testi scritti da ebrei? Voglio dire: se le stesse cose le dico io non dovrebbero essere valide lo stesso? Io credo di sì, quindi dobbiamo batterci per la possibilità di far passare certe tesi chiunque le pronunci, fregandocene delle accuse di antisemitismo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@marco<br />
anch&#8217;io in italia, da italiano bianco, milanese da generazioni, insomma &#8220;ariano&#8221; o goy o infedele o cristiano cattolico in quanto italiano (e non per via della mia fede spirituale, che è cosa mia), non trovo alcuna ostilità da parte di ebrei o musulmani o altri.<br />
trovo invece molti commenti razzisti (in senso lato) su questo blog e su altri da parte di ebrei o di simpatizzanti per Israele (o USA) o di uomini di destra verso chi critica Israele e USA: se a farlo sono ebrei, questi (pochi) riescono spesso a evitare l&#8217;accusa di antisemitismo (ma non sempre, anche Primo Levi è stato accusato di antisemitismo), se sono non-ebrei l&#8217;accusa di antisemitismo è praticamente automatica. (credo che anche l&#8217;accusa di essere &#8220;antiislamico&#8221; possa venire fuori per altri motivi ma finora m&#8217;è capitato meno di sperimentarla).<br />
Da parte mia ho dedotto, ormai da qualche anno, che chi distribuisice a piene mani accuse di antisemitismo, ebreo o no, ha idee razziste (in senso lato).</p>
<p>@marco V<br />
concordo con te su quasi tutto, andremo tutti a ripetizioni di storia da temperanza ma confido che sia così generosa da farcele gratis. credo ci spiegherà anche perchè la Arent nella Banalità del male e Levi in Se non ora quando ci hanno tenuto a dire quanto (relativamente) poco fosse diffuso l&#8217;antisemitismo in Italia nel novecento, anche al tempo delle leggi razziali, se ben ricordo. Ma pare che se lo diciamo noi allora sosteniamo noi italiani siam brava gente, mah!</p>
<p>@ ops<br />
apprezzo molto ciò che scrivi o riporti (il mio primo commento su di te era ironico) ma ti chiedo: per evitare l&#8217;accusa di antisemitismo dobbiamo proprio citare ciò in cui crediamo solo con parole pronunciate da e testi scritti da ebrei? Voglio dire: se le stesse cose le dico io non dovrebbero essere valide lo stesso? Io credo di sì, quindi dobbiamo batterci per la possibilità di far passare certe tesi chiunque le pronunci, fregandocene delle accuse di antisemitismo.</p>
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		<title>Di: VIVAISRAELE</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34565</link>
		<dc:creator>VIVAISRAELE</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Aug 2006 21:29:37 +0000</pubDate>
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		<description>Forse era più radicato perchè nei paesi dell'est c'erano molti più ebrei?
forse?
Forse mia nonna non ce l'ha mai avuta coi musulmani perchè non sapeva manco dove stavano?
forse?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forse era più radicato perchè nei paesi dell&#8217;est c&#8217;erano molti più ebrei?<br />
forse?<br />
Forse mia nonna non ce l&#8217;ha mai avuta coi musulmani perchè non sapeva manco dove stavano?<br />
forse?</p>
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		<title>Di: tashtego</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/07/29/la-politica-di-israele-e-le-popolazioni-in-ostaggio/#comment-34563</link>
		<dc:creator>tashtego</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Aug 2006 18:24:09 +0000</pubDate>
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		<description>è davvero desolante assistere, tutte le volte che si discute della politica di Israele - ripeto e ripeto e ripeto -, allo slittamento del discorso sull'anti-semitismo.
e assistere poi, una volta slittati, allo snocciolamento di tutti i luoghi comuni possibili sull'argomento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>è davvero desolante assistere, tutte le volte che si discute della politica di Israele - ripeto e ripeto e ripeto -, allo slittamento del discorso sull&#8217;anti-semitismo.<br />
e assistere poi, una volta slittati, allo snocciolamento di tutti i luoghi comuni possibili sull&#8217;argomento.</p>
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