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	<title>Commenti a: Un ragionamento architettato male</title>
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	<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 22:30:28 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34804</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2006 13:39:13 +0000</pubDate>
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		<description>Il mio amico la ringrazia, DearDust, e ricambia i complimenti.

Io, estraneo alle vostre vicende poetiche, mi tengo ben stretto il suo abbraccio di polvere...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio amico la ringrazia, DearDust, e ricambia i complimenti.</p>
<p>Io, estraneo alle vostre vicende poetiche, mi tengo ben stretto il suo abbraccio di polvere&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: cara polvere</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34798</link>
		<dc:creator>cara polvere</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2006 12:46:13 +0000</pubDate>
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		<description>@Conte.

felice e onorata della sua dedica, ho chiesto aiuto a una piccola tromba d'aria e mi sono improvvisata in un quasi elegante e solitario ciclone argentino.
sinceramente.  i versi che ha scelto per me  sono davvero belli. 
si complimenti e ringrazi da parte mia il poeta del quale lei è unico lettore e gli dica di farsi coraggio e di continuare a scrivere per lei, Conte, e per i posteri, come faccio io.
impolverandola, la saluto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Conte.</p>
<p>felice e onorata della sua dedica, ho chiesto aiuto a una piccola tromba d&#8217;aria e mi sono improvvisata in un quasi elegante e solitario ciclone argentino.<br />
sinceramente.  i versi che ha scelto per me  sono davvero belli.<br />
si complimenti e ringrazi da parte mia il poeta del quale lei è unico lettore e gli dica di farsi coraggio e di continuare a scrivere per lei, Conte, e per i posteri, come faccio io.<br />
impolverandola, la saluto</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34782</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2006 09:32:50 +0000</pubDate>
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		<description>Dear DearDust,
stamattina un amico mi ha fatto avere, tramite mail, un file contenente dei versi. Fanno parte di un libro che, come tutti quelli che ha scritto, non sarà mai pubblicato. Io sono il suo unico lettore e, in grazia di questo merito acquisito, gli ho chiesto se potevo dedicargliene alcuni. Ha acconsentito. La scelta dei testi è opera mia. Spero le piacciano e li gradisca. In caso contrario, voglia apprezzare almeno la volontà del dono.

p.s.

Grazie per i consigli di lettura. Rileggerò sicuramente il testo di Artaud.

*

Ecco i testi, tratti dall'opera "Dalla cenere".

*

una piuma, un’ala, una
figura sospesa tra
origine e bagliore, è quanto
resta per fare visita al
la notte, la sua natura di smanie
sepolte, di preghiere
tirate al cielo come pietre, un
dolce rimasuglio d’aria
il fiato di un in
visibile 
ritorno a questa
pace che lontana dai tuoi fianchi, a
questo vuoto di radura, questa
piaga che profonda
in un grido, rallenta il
respiro dei fogli
che piangono cera nel
bianco,  fedeltà
che è rara e talvolta
lascia fuggire un appiglio, una 
nube, un prodigio
slabbrato dietro il
giorno che migra trascinando la
voce oltre gli anni, la
impiglia tra i fili di un gioco
una storia, una luna nel
l’immediato riverbero
di un corpo, di un
lampo, di un’eco
placata

*

ti cammina sul braccio la
tenebrosa
sapienza di
chi regge lumi 
al mattino, ti
acceca
il risucchio dell’olio
che sciama in vapore e 
incendia il tuo
occhio
che spunta in un prato,  dal
le gronde di un foglio
dove transitano astri e
voragini, il profilo distante
di una voce intra
vista per caso
si perde tra l’inchiostro e
la pelle, in
certa se
dire il distacco o
annegare negli specchi del 
cielo, infinito
rantolo azzurro

*

la fuga è ragione, una
cantabile 
fiamma, dettato di piaga
l’esile giallo di un dubbio, un
pensiero dal fondo dei venti, il
ricordo di leggi ingoiate per
segmenti di fame, e poi
il freddo
il protendersi agli occhi del
l’ultima pioggia,  quando
pesa sul corpo l’assenza di luna
e indecisa
vomita l’ombra, il tuo
ultimo seme, la flaccida 
pelle d’aprile
da cui rinascono fiori, la sorte
gemella che
matura radici alle sabbie

*

ci sono versi scritti
con gli occhi, li
riconosci quando
tornano in superficie
spaiati in
sincronie di vuoto
e all’albero 
toccano in sorte
che bussò alla tua porta
chiedendo ritagli di lacrime
un nome da respirare
crescendo
fino al prossimo cielo,  domani
brucerà a una
fiamma di neve, e lo spazio
del suo ultimo grido sarà
l’orizzonte tra
palpebra e
palpebra
che si restringe nel
l’orbita di fiori di
sale

*

la luna si contorce al
la parete, si 
sbreccia tra i vapori
azzurrini dell’acqua
che scivola a fatica sul
la pelle,  la tua
casa è una soglia
da cui guardi il mare
farsi fiamma, e la risacca
disegnare il dis
ordine di un’
eternità interrotta al
la parola 
grido

*

dal gioco dis
piega un cammino, un 
vuoto di
alberi, acrobati 
di luce tra
casupole di paglia e
punti sospesi sul
la carta a un
crocevia di 
piogge,  alla fine
basta l’eco di un passo
a strapiombo e
la soglia sul
lavacro del risveglio è il tuo
corpo disteso nel
la fuga, il lessico
strozzato da un male
leggibile anche
senza
occhi

*</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dear DearDust,<br />
stamattina un amico mi ha fatto avere, tramite mail, un file contenente dei versi. Fanno parte di un libro che, come tutti quelli che ha scritto, non sarà mai pubblicato. Io sono il suo unico lettore e, in grazia di questo merito acquisito, gli ho chiesto se potevo dedicargliene alcuni. Ha acconsentito. La scelta dei testi è opera mia. Spero le piacciano e li gradisca. In caso contrario, voglia apprezzare almeno la volontà del dono.</p>
<p>p.s.</p>
<p>Grazie per i consigli di lettura. Rileggerò sicuramente il testo di Artaud.</p>
<p>*</p>
<p>Ecco i testi, tratti dall&#8217;opera &#8220;Dalla cenere&#8221;.</p>
<p>*</p>
<p>una piuma, un’ala, una<br />
figura sospesa tra<br />
origine e bagliore, è quanto<br />
resta per fare visita al<br />
la notte, la sua natura di smanie<br />
sepolte, di preghiere<br />
tirate al cielo come pietre, un<br />
dolce rimasuglio d’aria<br />
il fiato di un in<br />
visibile<br />
ritorno a questa<br />
pace che lontana dai tuoi fianchi, a<br />
questo vuoto di radura, questa<br />
piaga che profonda<br />
in un grido, rallenta il<br />
respiro dei fogli<br />
che piangono cera nel<br />
bianco,  fedeltà<br />
che è rara e talvolta<br />
lascia fuggire un appiglio, una<br />
nube, un prodigio<br />
slabbrato dietro il<br />
giorno che migra trascinando la<br />
voce oltre gli anni, la<br />
impiglia tra i fili di un gioco<br />
una storia, una luna nel<br />
l’immediato riverbero<br />
di un corpo, di un<br />
lampo, di un’eco<br />
placata</p>
<p>*</p>
<p>ti cammina sul braccio la<br />
tenebrosa<br />
sapienza di<br />
chi regge lumi<br />
al mattino, ti<br />
acceca<br />
il risucchio dell’olio<br />
che sciama in vapore e<br />
incendia il tuo<br />
occhio<br />
che spunta in un prato,  dal<br />
le gronde di un foglio<br />
dove transitano astri e<br />
voragini, il profilo distante<br />
di una voce intra<br />
vista per caso<br />
si perde tra l’inchiostro e<br />
la pelle, in<br />
certa se<br />
dire il distacco o<br />
annegare negli specchi del<br />
cielo, infinito<br />
rantolo azzurro</p>
<p>*</p>
<p>la fuga è ragione, una<br />
cantabile<br />
fiamma, dettato di piaga<br />
l’esile giallo di un dubbio, un<br />
pensiero dal fondo dei venti, il<br />
ricordo di leggi ingoiate per<br />
segmenti di fame, e poi<br />
il freddo<br />
il protendersi agli occhi del<br />
l’ultima pioggia,  quando<br />
pesa sul corpo l’assenza di luna<br />
e indecisa<br />
vomita l’ombra, il tuo<br />
ultimo seme, la flaccida<br />
pelle d’aprile<br />
da cui rinascono fiori, la sorte<br />
gemella che<br />
matura radici alle sabbie</p>
<p>*</p>
<p>ci sono versi scritti<br />
con gli occhi, li<br />
riconosci quando<br />
tornano in superficie<br />
spaiati in<br />
sincronie di vuoto<br />
e all’albero<br />
toccano in sorte<br />
che bussò alla tua porta<br />
chiedendo ritagli di lacrime<br />
un nome da respirare<br />
crescendo<br />
fino al prossimo cielo,  domani<br />
brucerà a una<br />
fiamma di neve, e lo spazio<br />
del suo ultimo grido sarà<br />
l’orizzonte tra<br />
palpebra e<br />
palpebra<br />
che si restringe nel<br />
l’orbita di fiori di<br />
sale</p>
<p>*</p>
<p>la luna si contorce al<br />
la parete, si<br />
sbreccia tra i vapori<br />
azzurrini dell’acqua<br />
che scivola a fatica sul<br />
la pelle,  la tua<br />
casa è una soglia<br />
da cui guardi il mare<br />
farsi fiamma, e la risacca<br />
disegnare il dis<br />
ordine di un’<br />
eternità interrotta al<br />
la parola<br />
grido</p>
<p>*</p>
<p>dal gioco dis<br />
piega un cammino, un<br />
vuoto di<br />
alberi, acrobati<br />
di luce tra<br />
casupole di paglia e<br />
punti sospesi sul<br />
la carta a un<br />
crocevia di<br />
piogge,  alla fine<br />
basta l’eco di un passo<br />
a strapiombo e<br />
la soglia sul<br />
lavacro del risveglio è il tuo<br />
corpo disteso nel<br />
la fuga, il lessico<br />
strozzato da un male<br />
leggibile anche<br />
senza<br />
occhi</p>
<p>*</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: cara polvere</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34778</link>
		<dc:creator>cara polvere</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2006 08:36:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34778</guid>
		<description>appena riesco a montare due ruote sotto l'urnetta alquanto proletaria per la verità, ancora con il begno fuori... mi vedrà dall'oblò del suo loculo. prepari una pedanina se eventualmente avesse dei gradini perchè ancora non sono allenata per il salto con l'asta (opss)

una volta sistemata si potrà procedere al mio scioglimento nelle sue acque clorate(ma non troppo, per carità, che mi si corroderebbero gl'infrasottili e gl'infrassottana) e al suo arrotolarsi arso (che fa? arde? autocombustione?) tra le mie  ex-membra che spero, mi scusi se le sembrerò pignola, sia una leggera brezza e non vento ad accarezzarmi, pena la mia completa dipersione alla quale lei dovrà ovviare correndomi dietro con lo swiffer cercando di riammucchiarmi alla bene meglio... una catastrofe! eh.
è vero. io sogno molto a modo mio, ormai ho preso questa brutta strada, ma cosa vuole qua nell'urna non sono ormai molte le gioie terrene che sono molto care (compresa la castità, è vero)e invece lei, ullapeppa, lei si può portare fin le paperette in piscina, l'aranciata, i sandali intrecciati, i newspapers, gli spaghetti allo scoglio.. etc etc, e prendersi il sole e sognare le bahamas con una fetta di mango sulla lingua...    

io sto leggendo e rileggendo qua e là 
"Van Gogh il suicidato della società" di Artaud,  E.A.Poe. ,Stevenson ,  "I poteri dell'odore"  di Annick Le Guérer  
e, a mio parere, davvero bello: "Il taxi" di Violette Leduc.
 
ps: e sgranchirò tutte le libertà di cui ho ricordo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>appena riesco a montare due ruote sotto l&#8217;urnetta alquanto proletaria per la verità, ancora con il begno fuori&#8230; mi vedrà dall&#8217;oblò del suo loculo. prepari una pedanina se eventualmente avesse dei gradini perchè ancora non sono allenata per il salto con l&#8217;asta (opss)</p>
<p>una volta sistemata si potrà procedere al mio scioglimento nelle sue acque clorate(ma non troppo, per carità, che mi si corroderebbero gl&#8217;infrasottili e gl&#8217;infrassottana) e al suo arrotolarsi arso (che fa? arde? autocombustione?) tra le mie  ex-membra che spero, mi scusi se le sembrerò pignola, sia una leggera brezza e non vento ad accarezzarmi, pena la mia completa dipersione alla quale lei dovrà ovviare correndomi dietro con lo swiffer cercando di riammucchiarmi alla bene meglio&#8230; una catastrofe! eh.<br />
è vero. io sogno molto a modo mio, ormai ho preso questa brutta strada, ma cosa vuole qua nell&#8217;urna non sono ormai molte le gioie terrene che sono molto care (compresa la castità, è vero)e invece lei, ullapeppa, lei si può portare fin le paperette in piscina, l&#8217;aranciata, i sandali intrecciati, i newspapers, gli spaghetti allo scoglio.. etc etc, e prendersi il sole e sognare le bahamas con una fetta di mango sulla lingua&#8230;    </p>
<p>io sto leggendo e rileggendo qua e là<br />
&#8220;Van Gogh il suicidato della società&#8221; di Artaud,  E.A.Poe. ,Stevenson ,  &#8220;I poteri dell&#8217;odore&#8221;  di Annick Le Guérer<br />
e, a mio parere, davvero bello: &#8220;Il taxi&#8221; di Violette Leduc.</p>
<p>ps: e sgranchirò tutte le libertà di cui ho ricordo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: furlen</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34772</link>
		<dc:creator>furlen</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2006 06:42:15 +0000</pubDate>
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		<description>un bazio al taraluzio x Magda et Gabriela (ke l'est bela comme la vida)
da

furlen esule a montpellier
terra di Rabelais
e come disea el garuf accumpagné du franz
"a monpelliè la gente sorride perchè"</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>un bazio al taraluzio x Magda et Gabriela (ke l&#8217;est bela comme la vida)<br />
da</p>
<p>furlen esule a montpellier<br />
terra di Rabelais<br />
e come disea el garuf accumpagné du franz<br />
&#8220;a monpelliè la gente sorride perchè&#8221;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34756</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 20:17:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34756</guid>
		<description>My dear DearDust,
mi piacerebbe tanto ospitare la sua urna nel mio loculo (con giardino e piscina olimpionica: i nuovi status symbola dell'emergente patriziato liberal: anche quando i "patrizi" in questione non riescono a pagare l'affitto a fine mese: ma tant'è): sarebbe bellissimo vederla sciogliersi nelle mie acque, così come, per me, sarebbe davvero un'esperienza metà-fisica potermi rotolare tra le sue membra ridotte a grani che il vento lieve-mente accarezza. Lo so che ardisco (ardo?) troppo, ma sognare non costa niente, e so che anche lei, a modo suo, sogna molto...

Il loculo fu progettato dal dott. Carotenuto, tra una pausa e l'altra delle estenuanti sedute a cui mi sottoponeva, nel tentativo di venire a capo del mio caso, a dire di tanti suoi colleghi praticamente irrisolvibile, senza speranza. Non fraintenda, il dott. non è un tuttologo, anche se potrebbe esserlo, volendo, ma solo un eccellente psicoterapeuta (l'etichetta, mai come in questo caso, non rende, comunque, tutta la profondità della sua dottrina) e, cosa che non guasta mai, un uomo sempre pronto a nuove esperienze culturali, con lo sguardo sempre fisso all'apprendimento di nuovi saperi. In quel periodo aveva in cura, oltre a me, il dott. Mario Bianco, che, involontariamente (ma questa è una conclusione che meriterebbe l'avallo del nostro luminare) deve aver suggerito, in regime di transfert, il "disegno" complessivo di quella che, poi, sarebbe diventata la mia magione. So per certo che alcuni suoi disturbi (ma lievi, per carità, visto che sono bastati dieci giorni nel Baden a curarli) nascevano dal rifiuto mai metabolizzato (fino a quel momento) degli studi architettonici. La regressio ipnotica a cui fu sottoposto fece affiorare il sogno rimosso con tutto il suo carico di claustrofobia repressa: il nostro sognava, fin da giovanotto, di abitare in un loculo, in una cella dei tanti alveari di edilizia popolare che sono ancora ben visibili nelle periferie degradate delle metropoli del nord. Ecco svelato l'arcano, l'antefatto con sogno incorporato intendo; perché, a pensarci bene, non sono poi tanto sicuro che in cura ci fosse il dott. Bianco, anzi, molto probabilmente si trattava del dott. Gianni Biondillo. Ma devo accertare il tutto, però: prenda il fatto in sé, e con beneficio d'inventario il resto.

La ringrazio anche per gli apprezzamenti che lei fa riguardo alla mia zona 20, un po' in disarmo, purtroppo, per cause che non sto a spiegarle: le assicuro soltanto che lo swiffer, che comunque tengo sempre accanto, non c'entra niente. D'accordo anche sull'ultima, che è sempre migliore della prima (chi se la ricorda più, ormai?).

Aspettando i suoi consigli (al di là di quello che trovo e leggo, sempre più che volentieri, in un "certo" blog), in questi giorni alterno, alle "sòle" di cui sopra, la lettura di "Psicanalisi delle acque" di Gaston Bachelard (ma tu guarda che combinazione!) e, soprattutto, il bellissimo "La trasparenza delle immagini" di Emanuele Coccia.

p.s.

1) La castità non riesco proprio a permettermela, neanche volendo: costa troppo.
2) Si prenda sempre tutte le libertà che vuole: lei può permetterselo, non si preoccupi. ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>My dear DearDust,<br />
mi piacerebbe tanto ospitare la sua urna nel mio loculo (con giardino e piscina olimpionica: i nuovi status symbola dell&#8217;emergente patriziato liberal: anche quando i &#8220;patrizi&#8221; in questione non riescono a pagare l&#8217;affitto a fine mese: ma tant&#8217;è): sarebbe bellissimo vederla sciogliersi nelle mie acque, così come, per me, sarebbe davvero un&#8217;esperienza metà-fisica potermi rotolare tra le sue membra ridotte a grani che il vento lieve-mente accarezza. Lo so che ardisco (ardo?) troppo, ma sognare non costa niente, e so che anche lei, a modo suo, sogna molto&#8230;</p>
<p>Il loculo fu progettato dal dott. Carotenuto, tra una pausa e l&#8217;altra delle estenuanti sedute a cui mi sottoponeva, nel tentativo di venire a capo del mio caso, a dire di tanti suoi colleghi praticamente irrisolvibile, senza speranza. Non fraintenda, il dott. non è un tuttologo, anche se potrebbe esserlo, volendo, ma solo un eccellente psicoterapeuta (l&#8217;etichetta, mai come in questo caso, non rende, comunque, tutta la profondità della sua dottrina) e, cosa che non guasta mai, un uomo sempre pronto a nuove esperienze culturali, con lo sguardo sempre fisso all&#8217;apprendimento di nuovi saperi. In quel periodo aveva in cura, oltre a me, il dott. Mario Bianco, che, involontariamente (ma questa è una conclusione che meriterebbe l&#8217;avallo del nostro luminare) deve aver suggerito, in regime di transfert, il &#8220;disegno&#8221; complessivo di quella che, poi, sarebbe diventata la mia magione. So per certo che alcuni suoi disturbi (ma lievi, per carità, visto che sono bastati dieci giorni nel Baden a curarli) nascevano dal rifiuto mai metabolizzato (fino a quel momento) degli studi architettonici. La regressio ipnotica a cui fu sottoposto fece affiorare il sogno rimosso con tutto il suo carico di claustrofobia repressa: il nostro sognava, fin da giovanotto, di abitare in un loculo, in una cella dei tanti alveari di edilizia popolare che sono ancora ben visibili nelle periferie degradate delle metropoli del nord. Ecco svelato l&#8217;arcano, l&#8217;antefatto con sogno incorporato intendo; perché, a pensarci bene, non sono poi tanto sicuro che in cura ci fosse il dott. Bianco, anzi, molto probabilmente si trattava del dott. Gianni Biondillo. Ma devo accertare il tutto, però: prenda il fatto in sé, e con beneficio d&#8217;inventario il resto.</p>
<p>La ringrazio anche per gli apprezzamenti che lei fa riguardo alla mia zona 20, un po&#8217; in disarmo, purtroppo, per cause che non sto a spiegarle: le assicuro soltanto che lo swiffer, che comunque tengo sempre accanto, non c&#8217;entra niente. D&#8217;accordo anche sull&#8217;ultima, che è sempre migliore della prima (chi se la ricorda più, ormai?).</p>
<p>Aspettando i suoi consigli (al di là di quello che trovo e leggo, sempre più che volentieri, in un &#8220;certo&#8221; blog), in questi giorni alterno, alle &#8220;sòle&#8221; di cui sopra, la lettura di &#8220;Psicanalisi delle acque&#8221; di Gaston Bachelard (ma tu guarda che combinazione!) e, soprattutto, il bellissimo &#8220;La trasparenza delle immagini&#8221; di Emanuele Coccia.</p>
<p>p.s.</p>
<p>1) La castità non riesco proprio a permettermela, neanche volendo: costa troppo.<br />
2) Si prenda sempre tutte le libertà che vuole: lei può permetterselo, non si preoccupi. ;)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: cara polvere</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34749</link>
		<dc:creator>cara polvere</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 18:50:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34749</guid>
		<description>qui non ci siamo proprio Conte.
lei avrebbe un loculo con piscina olimpionica.
io abito in un'urna. vorrei la piscina. sa, per fare qualche tuffo di spargimento 
bene. fuori il nome dell'architetto.
così ritorniamo anche in tema.

ps:la zona 20 secondo la geografia cerebrale in voga nell'ottocento rivela satira e sarcasmo... eheheheh. 
me la immagino caro Conte a cercarsela, la zona... eheheh, mi scusi se mi prendo tutte queste libertà goliardiche.
in ogni caso l'ultima è quella che si ricorda più facilmente.
e poi non niente altro da rigirarsi in mano che quel libro stantio?
io avrei si qualcosa da consigliarle.

bene. ci terrei davvero a relazionarmi con lo sciamano Carotenuto che sembra anche sia un buon prestidigiatore, ricambio in castità e le consiglio di tenersi accanto lo swiffer.
non si sa mai</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>qui non ci siamo proprio Conte.<br />
lei avrebbe un loculo con piscina olimpionica.<br />
io abito in un&#8217;urna. vorrei la piscina. sa, per fare qualche tuffo di spargimento<br />
bene. fuori il nome dell&#8217;architetto.<br />
così ritorniamo anche in tema.</p>
<p>ps:la zona 20 secondo la geografia cerebrale in voga nell&#8217;ottocento rivela satira e sarcasmo&#8230; eheheheh.<br />
me la immagino caro Conte a cercarsela, la zona&#8230; eheheh, mi scusi se mi prendo tutte queste libertà goliardiche.<br />
in ogni caso l&#8217;ultima è quella che si ricorda più facilmente.<br />
e poi non niente altro da rigirarsi in mano che quel libro stantio?<br />
io avrei si qualcosa da consigliarle.</p>
<p>bene. ci terrei davvero a relazionarmi con lo sciamano Carotenuto che sembra anche sia un buon prestidigiatore, ricambio in castità e le consiglio di tenersi accanto lo swiffer.<br />
non si sa mai</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: zoe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34747</link>
		<dc:creator>zoe</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 17:48:56 +0000</pubDate>
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		<description>Concordo con MissY; negli ultimi interventi siete stati tutti simpaticissimi...Buone vacanze a tutti, comunque e dovunque</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con MissY; negli ultimi interventi siete stati tutti simpaticissimi&#8230;Buone vacanze a tutti, comunque e dovunque</p>
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		<title>Di: missy</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34746</link>
		<dc:creator>missy</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 17:41:03 +0000</pubDate>
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		<description>Mi aveta fatta schiantà... tutti e tutte, quanti e quante!!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi aveta fatta schiantà&#8230; tutti e tutte, quanti e quante!!!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34741</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 13:55:46 +0000</pubDate>
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		<description>Magda, c'è chi può e chi non può: io, in questo momento, proprio non può.

Divertiti, e se ti capita di vedere M.me Gabriella, salutala da parte mia.

p.s.

Baci dal loculo... ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Magda, c&#8217;è chi può e chi non può: io, in questo momento, proprio non può.</p>
<p>Divertiti, e se ti capita di vedere M.me Gabriella, salutala da parte mia.</p>
<p>p.s.</p>
<p>Baci dal loculo&#8230; ;)</p>
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	<item>
		<title>Di: magda</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34740</link>
		<dc:creator>magda</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 13:45:23 +0000</pubDate>
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		<description>Conte, provvediamo noi a tua moglie...dove la dobbiamo sotterrare? oppure se sei impegnato porta l'impegno.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Conte, provvediamo noi a tua moglie&#8230;dove la dobbiamo sotterrare? oppure se sei impegnato porta l&#8217;impegno.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34735</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 12:02:10 +0000</pubDate>
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		<description>@ Magda e Gabriella

Mi spiace davvero, ne avessi avuto la possibilità, ci sarei venuto volentieri. Sarà per una prossima volta. :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Magda e Gabriella</p>
<p>Mi spiace davvero, ne avessi avuto la possibilità, ci sarei venuto volentieri. Sarà per una prossima volta. :-)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: ness1</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34733</link>
		<dc:creator>ness1</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 11:18:00 +0000</pubDate>
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		<description>1
Faccio subito notare, però, che la difficoltà a far 5 nomi di architetti viventi italiani non nasce certo da una mera mancanza di competenze intellettuali, quanto prima di tutto da una sostanziale carenza/penuria di conoscenza viva dell'abitare e quindi del costruire. Non è un vano fatto estetico, d'arte, ma proprio voragine esistenziale: manca un interesse/rapporto con la terra/natura e quindi come può esserci relazione/conoscenza del costruire!
Detto questo, è anche vero che i migliori architetti italiani (come molti altri cervelli in fuga dal nostro bel/povero Paese) hanno operato all'estero più che in Italia, e sempre per l'assenza di visione politica d'insieme sulla vita e quindi per una progettazione corale dell'abitare/convivere nel territorio.
C'è un libro di La Cecla (Perdersi, Laterza) che parla della rivalutazione dell'anonimato costruttivo della gente comune: mi viene in mente Pasolini che cammina su una strada di ciottoli e parla di come queste vie in Italia stiano sparendo sotto l'asfalto e come sarebbero invece da proteggere quali vere e proprie opere d'arte collettive, frutto di convivenza costruttiva.
Un alto testo fondamentale in merito è Il grigio oltre le siepi, uno dei cui 2 coautori è il geografo Vallerani (e c'è anche un intervento di Zanzotto): lì si riscontrano nuove sindromi depressive causate dal 'paesaggio' urbano attuale: insomma, ribadisco, è questione di sostanza (vita) e non di mera estetica. Ethos (ed etica), non puro aspetto/apprenza esteriore. Questa è la vera crisi: non che non si sappiano i nomi degli architetti, ma che non si sappia (nella propria carne e esistenza!) più abitare, sapersi vivere bene.
Geometri ed ingegneri (giustamente anonimi ché tanto a chi importa mai sapere chi ha costruito il 'box'-loculo dove s'inscatola la sera!) non sono il male, ma solo il suo mezzo e sintomo. Il male siamo noi, è in noi, tra noi: siamo noi che decidiamo che questo ordine d'idee/realtà debba imporsi e dettar legge ovunque (ma "l'antica natura onnipossente" ci sta avvisando di star attenti ai nostri errori!), è di tutti noi l'impianto mentale geometrico e ingegneristico! Il vero problema è che non sappiamo più cosa è il bene (e di conseguenza non sappiamo più neanche riconoscere cosa sia il bello).

2
Su ville e villette etc., una disamina accuratissima (per quanto riguarda il solo Veneto, ma i parametri mentali son gli stessi) la si trova in quel libro segnalato prima: Il grigio oltre le siepi - alla cui lettura rimando per tutte le considrazioni del caso. Aggiungo solo che, in qualche modo, ci va bene così! Sì, va proprio bene così: altrimenti faremmo qualcosa per cambiare.
"La funzione simbolica dell’architettura": dici bene, nulla obbliga chi abita e costruisce, ma nel senso profondo: cioè che non esiste più una necessità a cui rispondere, né quindi una cultura da questa elaborata. L'uomo non è più un abitante della Terra da ormai un bel po': non è più humus, né se ne fa portavoce in sede propriamente umana. Ormai prescinde dalla natura, è una macchina artificale: vive nell'artificio e di artifici, il suo ambiente è la tecnica/tecnologia. Lui, che è tecnologia pura in carne ed ossa, ha perduto il proprio senso, e il proprio orientamento. Che gliene frega del sole? Della luna (i disturbi del mestruo nelle donne occidentali di oggi sono un sintomo spaventoso -spaventoso, terribile- di quest'allontanamento dalla natura). A noi oggi basta una macchina (condizionatore) per respirare in un ambiente con cui non c'importa più d'aver a che fare ché ormai ne prescindiamo. E' però l'ambiente che, fortunatamente, non prescinde da noi e ci presenta il conto che si fa sempre più salato. Ma noi tamponiamo tecnologicamente le falle che abbiamo aperto e pretendiamo di riorganizzare l'intero cosmo al nostro volere. Ma cosa davvero vogliamo? Questa è la domanda da farci!!!
Casa è psiche, microcosmo a immagne e somiglianza del macrocosmo: e se ce ne fregiamo di tutto questo, cosa vuoi che conti come costruiamo?!! Per fortuna io abito in un territorio (Mira in Riviera del Brenta - provincia di Venezia) che ha ancora dei 'resti' d'abitazioni umane in quel senso che ho cercato di suggerire qui sopra. Macerie e rovine è il titolo di un altro gran testo dell'antropologo Marc Augé, dov'è detto che ciò che resta della vita antica son rovine ma tutto ciò che lasceremo della nostra saranno macerie.

3
La ritualità è ormai persa a tutti i livelli, non solo su quello costruttivo in senso abitativo: è facile prevedere che non resterà nulla di noi occidentali, anzi che di noi resterà proprio quel nulla che impronta ogni nostro gesto (o non gesto) e pensiero (non-pensiero/pensiero del-nel nulla/annullamento).
Perché chi ascolta oggi il vento, il respiro di una valle o del mare? Non ne sentiamo più il bisogno proprio fisico di farlo, perché il bunker tecnico in cui ci siamo barricati e ridotti a vivere, noi siamo convinti sia una specie di bolla autonoma e indipendente da contesto/ambiente. Il testo s'impone sul contesto, quando anche ogni lettura implica una ricostruzione del contesto!
Dunque: se questi impersonali prefabbricati in serie che chiamiamo non più case ma appartamenti (sempre più mini-, come ogni tecnologia tende a fare riconducendosi a microdimensioni incorporabili nell'essere umano!) sono l'esternazione simbolica del nostro mondo interiore, lo vediamo che siamo in un'epoca di automatismo inesistenziale spaventoso oppure no?!!
Marshall McLuhan, nel suo "Strumenti del comunicare" parla della casa come di un'estensione tecnica della pelle (attenzione: la pelle -respira-), più precisamente è l'equivalente sociale di quell'estensione individuale della pelle che è l'abito (abito, abitare, abitudini, costumi/comportamenti: attenzione, attenzione e meditazione su queste cordate etimologiche...): dunque il nostro confine/limine di contatto/rapporto con l'esterno (e con noi stessi ancor prima) è ormai ridotto ai minimi termini (in ogni senso).
Non credo sia necessario far i conti con esseri ultraterreni perché son solo ipostasi di entità ben più terrene e concrete, a cui far fronte ogni giorno: i quattro elementi e tutti gli essere intermedi con cui conviviamo, o meglio dovremmo convivere visto che ormai abbiamo antropizzato tutto. Ridurre a riserva un pezzo di natura signfica intanto che abbiamo fatto a pezzi la natura (anche quella umana, anzi prima di tutto la nostra e quindi poi pure quella 'esterna': pensate a cosa significa 'sta cosa...), e poi che ci teniamo una riserva mentale rispetto alla sua totale cancellazione - per il nostro benessere. Diventiamo turisti della natura: ma allora, dove mai abitiamo? Come abitiamo? Di che, in che abitiamo? Cosa estendiamo tecnicamente?
Oggi ancora si parla di vittà, quando i confini si son dilatati (dilavati) in modo da non prevedere che un'unica forma (informe) urbana che fagocita campagne e tutto riducendo ogni cosa a un ammasso periferico di 'case': allora, cerchiamo di capire dove inizia e dove finisce una città, oggi, se di città si può ancora parlare (e non si può, appunto): domandiamoci allora perché mai la si fonda ed erige (per convivere, per difendersi - da chi...)?
Oh, il "genius loci": ciò che nel luogo è essenziale, e a cui noi nomadi e viandanti umani necessariamente ci dobbiamo co-essenzializzare per peter viverci. Ma qesto implica appunto un ascolto, prima ancora che una visione. Un ascolto che oggi non c'è. Perché? Perché non siamo più umani, non siamo più uomini, humus, figli della terra. E perché non lo siamo più? Perché abbiamo portato al parossismo quella volontà/necessità di ordinamento del "caos" (che è possibilità e apertura, prima e più a fondo del 'disordine'!!!) cui accenni a proposito dell'edificaizone delle antiche città.
La casa, allora, come estensione della propria personalità, in accordo con l'ambiente in cui sorge. Perché ancor oggi persistono residui di sensibilità in tal senso (umana), quando cerchiamo casa... Ma preferiamo non farci troppo caso, perché altrimenti toccherebbe fare la rivoluzione e allora non sarebbe più finita: invece vogliamo la nostra casetta, il praticello, felicità.
Invece le case di una volta erano luoghi viventi: ripeto, luoghi viventi. La vita di coloro che ci avevano abitato faceva tutt'uno con le mura e la casa in senso fisico (house era home, per dirla con una distinzione che la dice lunga sulla schizofrenia anglosassone...). Quindi ogni casa esprimeva chi vi abitava. Ogni casa è impregnata di esistenze, di umanità. Umanità che teneva conto del luogo/contesto/ambiente, nel costruirvi la propria casa. Era in relazione con l'esistenza cosmica (anche l'orientamento n'è parte).
Costruire una casa è lavorare per il momento, costruire una tomba è lavorare per l'eternità - dice un detto africano. Ma diamo retta ai selvaggi? (Faccio notare che oggi si vien sepolti in condomini mortuari perfettamente analoghi ai miniappartamenti in cui ci si seppellisce ancora in vita fisica...)

4
Sul giornale di qualche tempo fa leggevo la lettera aperta che una madre ha indirizzato al sindaco del proprio paese perché fermasse l'installazione di ripetitori per la telefonia mobile: uno dei suoi tre figli era malato (ahimè terminale) di cancro a causa delle radiazione elettromagnetiche, e ad un altro esra appena stato diagnosticato lo stesso tumore (curabile, se preso per tempo e soprattutto se curato con un certo timpo di vita e ambiente - attenzione a quest'ultima frase!). Studi recenti hanno dimostrato che il cellulare ha un'azione disgregatrice sulle molecole del DNA (ciò che tiene insieme la nostra stessa esistenza biologica e quindi anche poi spirituale): però il cellulare è una sorta di idolo/simbolo della comunicazione globale. Se si legge cosa ci dicono questi fatti, è chiaro che stiamo minando le basi stesse della nostra esistenza materiale proprio inseguendo tramite mezzi ciò che nessun mezzo può permetter di fare così direttamente e con forza e pienezza come la sola comunicazione in presenza fisica. Io dico: è follia.
E veniamo a questa famigerata ecologia: come vado ripetendo ormai da un bel po', non si tratta di saperi intellettuali ma pratici /operativi/vitali!!! E' inutile che andiamo appunto dicendo tanto sulla casa, se non viviamo l'abitudine all'abitare! "Poeticamente abita l'uomo" scriveva Holderlin tre secoli fa circa, e Heidegger riprende quel evrso per farci una teoria (da bravo filosofo, che esplica il pensiero intuitivo poetico di un solo verso).
Non c'è ecologia che ci possa salvare, né sapere se non agito! Attenzione! Non è a livello intellettuale che si gioca tutto, ma a livello profondo: nella sensibilità o forse anche nella pura sensazione/sentimento. Forse salviamo la Terra e se torniamo umani (umili)... Se torniamo a sentirci uomini, di terra e aria. I quattro elementi si stanno via via "vendicando" del nostro disinteresse/indifferenza: primo il fuoco (ozono/sole/effetto serra), poi l'acqua (ghiacciai/desertificazione/Tsunami), ora tocca all'aria (vento etc.) e infine toccherà alla terra, poi tutto si combinerà insieme e saremo fottuti (ma tanto cos'è l'uomo se non un'episodio del ciclo evolutivo cosmico?!!).
Quanto all'orrido etc., è meglio spiegabile con la più generale legge delle catene e del conseguente scatenamento, che appare (non è!) violento a una metalità che ha costretto una potenza in situazioni troppo ridotte per essa: allora il bisogno di ordine portato all'eccesso fa sì che le forze troppo compresse si rimettano in circolo per portare a un nuovo equilibrio. Finché non si comprenderà questa legge generale dell'energia/materia, faremo i nostri soliti danni - sempre più disastrosi perché aumentiamo la 'potenza'.
Non occorre un fumetto (bastavano al caso quelli della Marvel degli anni '50 - non a caso americani...) per rendersi conto che le città moderne son forse peggio della jungla nera. Che però si usino forme di conoscenza come il fumetto per arrivare a comprendere ciò che è immediatamente percepibile nella vita ormai di quasi tutti noi, è un sintomo di come non siamo più in grado di far esperienza se non attarverso mediazioni che poi però alla fine ci portano fuori strada, arrivando a considerarle in senso estetico e non più (auto-)conoscitivo e quindi per modificare la situazione: così tutto rimane immutato e noi ci specchiamo in questi 'prodotti artistici'.

5
Una costruzione è ritmo in forma solida. E il ritmo è l'organizzazione del tempo umana. Quindi l'architettura mostra esternamente ciò che è dentro. E' anima visibile. Anima collettiva: ossia rapporti tra anime, tra persone: e rapporti tra uomini e animali, tra uomini e potenze terrestri e cosmiche. Questo è il suo 'fascino', per i poeti come per gli stessi abitanti: a Venezia per es. c'è un arco che attraversa una calle e unisce due case, quest'arco fu fatto perché nelle due case dirimpetto abitavano due innamorati che poi si son sposati, e la loro unione e delle rispettive famiglie s'è così espressa architettonicamente. E questo è solo un minimo esempio di come tutta una città sorgesse (ora non più) via via (letteralmente) in conformità alla vita.
Sulla logica del mattone, rimando alla lettura del libro di McLuhan succitato (e l'abbinamento a Cartesio rientra perfettamente nella suddetta logica...).
Oggi, in ogni ambito, la forma non è più sostanza (sostanziale/funzionale): si possono fare le cose 'a piacere' (a caso, arbitrariamente, senza alcuna necessità...) tanto la funzione è interna/tecnica e l'involucro è apparenza. Fa parte della schizofrenia occidentale, tutto questo. Oggi vediamo forme ribollire senza scopo in un immane calderone modaiolo che si avvale di tutto perché non ha più niente da dire, da significare, da esprimere: non è, quindi non dice nient'altro che il (proprio) nulla; e lo dice con sempre più furia e nevrastenia, fino all'esaurimento appunto nervoso di una società.
Stiamo museificando/mummificando tutto: la memoria non è più vivente, oltre a non esser più neanche interiore essendo riversata in cip al silicio che ricordano (ri-cuor-dare...) al posto nostro tutto ciò che noi scordiamo (dimentichiamo, quindi perdiamo in senso e vita: disabitati a noi stessi...).
Con Baudelaire la città diventa luogo psichico: metafora dell'anima, vero paese (mutante paesaggio) interiore, forma concreta di quella foresta di simboli che appunto sta diventando la percezione delle cose nell'uomo. E' con lui che la città si fa abitata di folla (e di follia), di solitudini in massa. Il poeta legge la realtà e la trascrive/traduce/porta al mondo, al resto degli uomini, alla comunità, perché essa si veda/rifletta e comprenda e cambi. Invece oggi il poeta al massimo è inscatolato/disinnescato in un premio...

6
Allora: che cosa oggi informa (parola non scelta a caso, attenzione al suo doppiosenso) la 'città'? L'informazione, appunto. Ecco la vera forma, i veri confini, il vero senso della coabitazione/convivenza umana oggi (cfr. quel testo, basilare, di McLuhan già più volte citato). Voglio tornare a Venezia con voi: la sua forma cittadina è unica (come unica è ogni cosa naturale) proprio perché nasce in uno spcifico luogo e da una precisa storia umana, è un connubio perfetto di contesto (ambiente) e testo ('architettura': nella radice etimologica c'è il principio del proteggere, attenzione anche qua...) - Venezi nasce e si sviluppa su un'isola (Rivo Alto, oggi è Rialto) ed è una foresta confitta nella laguna: i veneziani hanno dovuto ridefinire tutto il sistema idrogeologico circostante, canalizzando e deviando fiumi, al fine di mantenere intatto l'ambiente lagunare per potersi continuar a difendere (perché l'acqua era per essa l'equivalente delle mura nelle città medievali: ed oggi invece Venezia deve difendersi dal mare - c'è da meditarci su...).

*

Educazione (anodina – catodica)

Perché i bambini sono così soli,
fermi agli schermi dei televisori
che li rapiscono dal “mondo vero”,
in cui non trovano interlocutori?

Nessuno gli racconta più le storie:
non ci si resta insieme, in quel calore
che viene dallo scambio di visioni.
Balie meccaniche per figli-automi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>1<br />
Faccio subito notare, però, che la difficoltà a far 5 nomi di architetti viventi italiani non nasce certo da una mera mancanza di competenze intellettuali, quanto prima di tutto da una sostanziale carenza/penuria di conoscenza viva dell&#8217;abitare e quindi del costruire. Non è un vano fatto estetico, d&#8217;arte, ma proprio voragine esistenziale: manca un interesse/rapporto con la terra/natura e quindi come può esserci relazione/conoscenza del costruire!<br />
Detto questo, è anche vero che i migliori architetti italiani (come molti altri cervelli in fuga dal nostro bel/povero Paese) hanno operato all&#8217;estero più che in Italia, e sempre per l&#8217;assenza di visione politica d&#8217;insieme sulla vita e quindi per una progettazione corale dell&#8217;abitare/convivere nel territorio.<br />
C&#8217;è un libro di La Cecla (Perdersi, Laterza) che parla della rivalutazione dell&#8217;anonimato costruttivo della gente comune: mi viene in mente Pasolini che cammina su una strada di ciottoli e parla di come queste vie in Italia stiano sparendo sotto l&#8217;asfalto e come sarebbero invece da proteggere quali vere e proprie opere d&#8217;arte collettive, frutto di convivenza costruttiva.<br />
Un alto testo fondamentale in merito è Il grigio oltre le siepi, uno dei cui 2 coautori è il geografo Vallerani (e c&#8217;è anche un intervento di Zanzotto): lì si riscontrano nuove sindromi depressive causate dal &#8216;paesaggio&#8217; urbano attuale: insomma, ribadisco, è questione di sostanza (vita) e non di mera estetica. Ethos (ed etica), non puro aspetto/apprenza esteriore. Questa è la vera crisi: non che non si sappiano i nomi degli architetti, ma che non si sappia (nella propria carne e esistenza!) più abitare, sapersi vivere bene.<br />
Geometri ed ingegneri (giustamente anonimi ché tanto a chi importa mai sapere chi ha costruito il &#8216;box&#8217;-loculo dove s&#8217;inscatola la sera!) non sono il male, ma solo il suo mezzo e sintomo. Il male siamo noi, è in noi, tra noi: siamo noi che decidiamo che questo ordine d&#8217;idee/realtà debba imporsi e dettar legge ovunque (ma &#8220;l&#8217;antica natura onnipossente&#8221; ci sta avvisando di star attenti ai nostri errori!), è di tutti noi l&#8217;impianto mentale geometrico e ingegneristico! Il vero problema è che non sappiamo più cosa è il bene (e di conseguenza non sappiamo più neanche riconoscere cosa sia il bello).</p>
<p>2<br />
Su ville e villette etc., una disamina accuratissima (per quanto riguarda il solo Veneto, ma i parametri mentali son gli stessi) la si trova in quel libro segnalato prima: Il grigio oltre le siepi - alla cui lettura rimando per tutte le considrazioni del caso. Aggiungo solo che, in qualche modo, ci va bene così! Sì, va proprio bene così: altrimenti faremmo qualcosa per cambiare.<br />
&#8220;La funzione simbolica dell’architettura&#8221;: dici bene, nulla obbliga chi abita e costruisce, ma nel senso profondo: cioè che non esiste più una necessità a cui rispondere, né quindi una cultura da questa elaborata. L&#8217;uomo non è più un abitante della Terra da ormai un bel po&#8217;: non è più humus, né se ne fa portavoce in sede propriamente umana. Ormai prescinde dalla natura, è una macchina artificale: vive nell&#8217;artificio e di artifici, il suo ambiente è la tecnica/tecnologia. Lui, che è tecnologia pura in carne ed ossa, ha perduto il proprio senso, e il proprio orientamento. Che gliene frega del sole? Della luna (i disturbi del mestruo nelle donne occidentali di oggi sono un sintomo spaventoso -spaventoso, terribile- di quest&#8217;allontanamento dalla natura). A noi oggi basta una macchina (condizionatore) per respirare in un ambiente con cui non c&#8217;importa più d&#8217;aver a che fare ché ormai ne prescindiamo. E&#8217; però l&#8217;ambiente che, fortunatamente, non prescinde da noi e ci presenta il conto che si fa sempre più salato. Ma noi tamponiamo tecnologicamente le falle che abbiamo aperto e pretendiamo di riorganizzare l&#8217;intero cosmo al nostro volere. Ma cosa davvero vogliamo? Questa è la domanda da farci!!!<br />
Casa è psiche, microcosmo a immagne e somiglianza del macrocosmo: e se ce ne fregiamo di tutto questo, cosa vuoi che conti come costruiamo?!! Per fortuna io abito in un territorio (Mira in Riviera del Brenta - provincia di Venezia) che ha ancora dei &#8216;resti&#8217; d&#8217;abitazioni umane in quel senso che ho cercato di suggerire qui sopra. Macerie e rovine è il titolo di un altro gran testo dell&#8217;antropologo Marc Augé, dov&#8217;è detto che ciò che resta della vita antica son rovine ma tutto ciò che lasceremo della nostra saranno macerie.</p>
<p>3<br />
La ritualità è ormai persa a tutti i livelli, non solo su quello costruttivo in senso abitativo: è facile prevedere che non resterà nulla di noi occidentali, anzi che di noi resterà proprio quel nulla che impronta ogni nostro gesto (o non gesto) e pensiero (non-pensiero/pensiero del-nel nulla/annullamento).<br />
Perché chi ascolta oggi il vento, il respiro di una valle o del mare? Non ne sentiamo più il bisogno proprio fisico di farlo, perché il bunker tecnico in cui ci siamo barricati e ridotti a vivere, noi siamo convinti sia una specie di bolla autonoma e indipendente da contesto/ambiente. Il testo s&#8217;impone sul contesto, quando anche ogni lettura implica una ricostruzione del contesto!<br />
Dunque: se questi impersonali prefabbricati in serie che chiamiamo non più case ma appartamenti (sempre più mini-, come ogni tecnologia tende a fare riconducendosi a microdimensioni incorporabili nell&#8217;essere umano!) sono l&#8217;esternazione simbolica del nostro mondo interiore, lo vediamo che siamo in un&#8217;epoca di automatismo inesistenziale spaventoso oppure no?!!<br />
Marshall McLuhan, nel suo &#8220;Strumenti del comunicare&#8221; parla della casa come di un&#8217;estensione tecnica della pelle (attenzione: la pelle -respira-), più precisamente è l&#8217;equivalente sociale di quell&#8217;estensione individuale della pelle che è l&#8217;abito (abito, abitare, abitudini, costumi/comportamenti: attenzione, attenzione e meditazione su queste cordate etimologiche&#8230;): dunque il nostro confine/limine di contatto/rapporto con l&#8217;esterno (e con noi stessi ancor prima) è ormai ridotto ai minimi termini (in ogni senso).<br />
Non credo sia necessario far i conti con esseri ultraterreni perché son solo ipostasi di entità ben più terrene e concrete, a cui far fronte ogni giorno: i quattro elementi e tutti gli essere intermedi con cui conviviamo, o meglio dovremmo convivere visto che ormai abbiamo antropizzato tutto. Ridurre a riserva un pezzo di natura signfica intanto che abbiamo fatto a pezzi la natura (anche quella umana, anzi prima di tutto la nostra e quindi poi pure quella &#8216;esterna&#8217;: pensate a cosa significa &#8217;sta cosa&#8230;), e poi che ci teniamo una riserva mentale rispetto alla sua totale cancellazione - per il nostro benessere. Diventiamo turisti della natura: ma allora, dove mai abitiamo? Come abitiamo? Di che, in che abitiamo? Cosa estendiamo tecnicamente?<br />
Oggi ancora si parla di vittà, quando i confini si son dilatati (dilavati) in modo da non prevedere che un&#8217;unica forma (informe) urbana che fagocita campagne e tutto riducendo ogni cosa a un ammasso periferico di &#8216;case&#8217;: allora, cerchiamo di capire dove inizia e dove finisce una città, oggi, se di città si può ancora parlare (e non si può, appunto): domandiamoci allora perché mai la si fonda ed erige (per convivere, per difendersi - da chi&#8230;)?<br />
Oh, il &#8220;genius loci&#8221;: ciò che nel luogo è essenziale, e a cui noi nomadi e viandanti umani necessariamente ci dobbiamo co-essenzializzare per peter viverci. Ma qesto implica appunto un ascolto, prima ancora che una visione. Un ascolto che oggi non c&#8217;è. Perché? Perché non siamo più umani, non siamo più uomini, humus, figli della terra. E perché non lo siamo più? Perché abbiamo portato al parossismo quella volontà/necessità di ordinamento del &#8220;caos&#8221; (che è possibilità e apertura, prima e più a fondo del &#8216;disordine&#8217;!!!) cui accenni a proposito dell&#8217;edificaizone delle antiche città.<br />
La casa, allora, come estensione della propria personalità, in accordo con l&#8217;ambiente in cui sorge. Perché ancor oggi persistono residui di sensibilità in tal senso (umana), quando cerchiamo casa&#8230; Ma preferiamo non farci troppo caso, perché altrimenti toccherebbe fare la rivoluzione e allora non sarebbe più finita: invece vogliamo la nostra casetta, il praticello, felicità.<br />
Invece le case di una volta erano luoghi viventi: ripeto, luoghi viventi. La vita di coloro che ci avevano abitato faceva tutt&#8217;uno con le mura e la casa in senso fisico (house era home, per dirla con una distinzione che la dice lunga sulla schizofrenia anglosassone&#8230;). Quindi ogni casa esprimeva chi vi abitava. Ogni casa è impregnata di esistenze, di umanità. Umanità che teneva conto del luogo/contesto/ambiente, nel costruirvi la propria casa. Era in relazione con l&#8217;esistenza cosmica (anche l&#8217;orientamento n&#8217;è parte).<br />
Costruire una casa è lavorare per il momento, costruire una tomba è lavorare per l&#8217;eternità - dice un detto africano. Ma diamo retta ai selvaggi? (Faccio notare che oggi si vien sepolti in condomini mortuari perfettamente analoghi ai miniappartamenti in cui ci si seppellisce ancora in vita fisica&#8230;)</p>
<p>4<br />
Sul giornale di qualche tempo fa leggevo la lettera aperta che una madre ha indirizzato al sindaco del proprio paese perché fermasse l&#8217;installazione di ripetitori per la telefonia mobile: uno dei suoi tre figli era malato (ahimè terminale) di cancro a causa delle radiazione elettromagnetiche, e ad un altro esra appena stato diagnosticato lo stesso tumore (curabile, se preso per tempo e soprattutto se curato con un certo timpo di vita e ambiente - attenzione a quest&#8217;ultima frase!). Studi recenti hanno dimostrato che il cellulare ha un&#8217;azione disgregatrice sulle molecole del DNA (ciò che tiene insieme la nostra stessa esistenza biologica e quindi anche poi spirituale): però il cellulare è una sorta di idolo/simbolo della comunicazione globale. Se si legge cosa ci dicono questi fatti, è chiaro che stiamo minando le basi stesse della nostra esistenza materiale proprio inseguendo tramite mezzi ciò che nessun mezzo può permetter di fare così direttamente e con forza e pienezza come la sola comunicazione in presenza fisica. Io dico: è follia.<br />
E veniamo a questa famigerata ecologia: come vado ripetendo ormai da un bel po&#8217;, non si tratta di saperi intellettuali ma pratici /operativi/vitali!!! E&#8217; inutile che andiamo appunto dicendo tanto sulla casa, se non viviamo l&#8217;abitudine all&#8217;abitare! &#8220;Poeticamente abita l&#8217;uomo&#8221; scriveva Holderlin tre secoli fa circa, e Heidegger riprende quel evrso per farci una teoria (da bravo filosofo, che esplica il pensiero intuitivo poetico di un solo verso).<br />
Non c&#8217;è ecologia che ci possa salvare, né sapere se non agito! Attenzione! Non è a livello intellettuale che si gioca tutto, ma a livello profondo: nella sensibilità o forse anche nella pura sensazione/sentimento. Forse salviamo la Terra e se torniamo umani (umili)&#8230; Se torniamo a sentirci uomini, di terra e aria. I quattro elementi si stanno via via &#8220;vendicando&#8221; del nostro disinteresse/indifferenza: primo il fuoco (ozono/sole/effetto serra), poi l&#8217;acqua (ghiacciai/desertificazione/Tsunami), ora tocca all&#8217;aria (vento etc.) e infine toccherà alla terra, poi tutto si combinerà insieme e saremo fottuti (ma tanto cos&#8217;è l&#8217;uomo se non un&#8217;episodio del ciclo evolutivo cosmico?!!).<br />
Quanto all&#8217;orrido etc., è meglio spiegabile con la più generale legge delle catene e del conseguente scatenamento, che appare (non è!) violento a una metalità che ha costretto una potenza in situazioni troppo ridotte per essa: allora il bisogno di ordine portato all&#8217;eccesso fa sì che le forze troppo compresse si rimettano in circolo per portare a un nuovo equilibrio. Finché non si comprenderà questa legge generale dell&#8217;energia/materia, faremo i nostri soliti danni - sempre più disastrosi perché aumentiamo la &#8216;potenza&#8217;.<br />
Non occorre un fumetto (bastavano al caso quelli della Marvel degli anni &#8216;50 - non a caso americani&#8230;) per rendersi conto che le città moderne son forse peggio della jungla nera. Che però si usino forme di conoscenza come il fumetto per arrivare a comprendere ciò che è immediatamente percepibile nella vita ormai di quasi tutti noi, è un sintomo di come non siamo più in grado di far esperienza se non attarverso mediazioni che poi però alla fine ci portano fuori strada, arrivando a considerarle in senso estetico e non più (auto-)conoscitivo e quindi per modificare la situazione: così tutto rimane immutato e noi ci specchiamo in questi &#8216;prodotti artistici&#8217;.</p>
<p>5<br />
Una costruzione è ritmo in forma solida. E il ritmo è l&#8217;organizzazione del tempo umana. Quindi l&#8217;architettura mostra esternamente ciò che è dentro. E&#8217; anima visibile. Anima collettiva: ossia rapporti tra anime, tra persone: e rapporti tra uomini e animali, tra uomini e potenze terrestri e cosmiche. Questo è il suo &#8216;fascino&#8217;, per i poeti come per gli stessi abitanti: a Venezia per es. c&#8217;è un arco che attraversa una calle e unisce due case, quest&#8217;arco fu fatto perché nelle due case dirimpetto abitavano due innamorati che poi si son sposati, e la loro unione e delle rispettive famiglie s&#8217;è così espressa architettonicamente. E questo è solo un minimo esempio di come tutta una città sorgesse (ora non più) via via (letteralmente) in conformità alla vita.<br />
Sulla logica del mattone, rimando alla lettura del libro di McLuhan succitato (e l&#8217;abbinamento a Cartesio rientra perfettamente nella suddetta logica&#8230;).<br />
Oggi, in ogni ambito, la forma non è più sostanza (sostanziale/funzionale): si possono fare le cose &#8216;a piacere&#8217; (a caso, arbitrariamente, senza alcuna necessità&#8230;) tanto la funzione è interna/tecnica e l&#8217;involucro è apparenza. Fa parte della schizofrenia occidentale, tutto questo. Oggi vediamo forme ribollire senza scopo in un immane calderone modaiolo che si avvale di tutto perché non ha più niente da dire, da significare, da esprimere: non è, quindi non dice nient&#8217;altro che il (proprio) nulla; e lo dice con sempre più furia e nevrastenia, fino all&#8217;esaurimento appunto nervoso di una società.<br />
Stiamo museificando/mummificando tutto: la memoria non è più vivente, oltre a non esser più neanche interiore essendo riversata in cip al silicio che ricordano (ri-cuor-dare&#8230;) al posto nostro tutto ciò che noi scordiamo (dimentichiamo, quindi perdiamo in senso e vita: disabitati a noi stessi&#8230;).<br />
Con Baudelaire la città diventa luogo psichico: metafora dell&#8217;anima, vero paese (mutante paesaggio) interiore, forma concreta di quella foresta di simboli che appunto sta diventando la percezione delle cose nell&#8217;uomo. E&#8217; con lui che la città si fa abitata di folla (e di follia), di solitudini in massa. Il poeta legge la realtà e la trascrive/traduce/porta al mondo, al resto degli uomini, alla comunità, perché essa si veda/rifletta e comprenda e cambi. Invece oggi il poeta al massimo è inscatolato/disinnescato in un premio&#8230;</p>
<p>6<br />
Allora: che cosa oggi informa (parola non scelta a caso, attenzione al suo doppiosenso) la &#8216;città&#8217;? L&#8217;informazione, appunto. Ecco la vera forma, i veri confini, il vero senso della coabitazione/convivenza umana oggi (cfr. quel testo, basilare, di McLuhan già più volte citato). Voglio tornare a Venezia con voi: la sua forma cittadina è unica (come unica è ogni cosa naturale) proprio perché nasce in uno spcifico luogo e da una precisa storia umana, è un connubio perfetto di contesto (ambiente) e testo (&#8217;architettura&#8217;: nella radice etimologica c&#8217;è il principio del proteggere, attenzione anche qua&#8230;) - Venezi nasce e si sviluppa su un&#8217;isola (Rivo Alto, oggi è Rialto) ed è una foresta confitta nella laguna: i veneziani hanno dovuto ridefinire tutto il sistema idrogeologico circostante, canalizzando e deviando fiumi, al fine di mantenere intatto l&#8217;ambiente lagunare per potersi continuar a difendere (perché l&#8217;acqua era per essa l&#8217;equivalente delle mura nelle città medievali: ed oggi invece Venezia deve difendersi dal mare - c&#8217;è da meditarci su&#8230;).</p>
<p>*</p>
<p>Educazione (anodina – catodica)</p>
<p>Perché i bambini sono così soli,<br />
fermi agli schermi dei televisori<br />
che li rapiscono dal “mondo vero”,<br />
in cui non trovano interlocutori?</p>
<p>Nessuno gli racconta più le storie:<br />
non ci si resta insieme, in quel calore<br />
che viene dallo scambio di visioni.<br />
Balie meccaniche per figli-automi.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: magda</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34732</link>
		<dc:creator>magda</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 11:06:46 +0000</pubDate>
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		<description>va bene...vediamo se ci sono adesioni</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>va bene&#8230;vediamo se ci sono adesioni</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: gabriella</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34731</link>
		<dc:creator>gabriella</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 10:36:57 +0000</pubDate>
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		<description>Inverigo? ma dai, io dovrei essere a Eupilio dal parentado...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Inverigo? ma dai, io dovrei essere a Eupilio dal parentado&#8230;</p>
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	</item>
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		<title>Di: magda</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34725</link>
		<dc:creator>magda</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 07:27:14 +0000</pubDate>
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		<description>Propongo per i ferragostani agli arresti domicialiari, o meglio, regionali, di passare ad Inverigo, in Brianza, e finire questa discussione a tarallucci &#38; vino, o meglio a zuppa di pesce e ribolla gialla.
Voglio vedere se di persona avete il coraggio di ripetere ciò che scrivete:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Propongo per i ferragostani agli arresti domicialiari, o meglio, regionali, di passare ad Inverigo, in Brianza, e finire questa discussione a tarallucci &amp; vino, o meglio a zuppa di pesce e ribolla gialla.<br />
Voglio vedere se di persona avete il coraggio di ripetere ciò che scrivete:-)</p>
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		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34723</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2006 22:32:49 +0000</pubDate>
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		<description>E' tardi.
E come ogni notte, verso quest'ora,
domande senza risposta mi assillano la mente.

Perché, cazzo, tutti vanno in ferie, anche Gianni Biondillo,
e io sono costretto qui, a rigirarmi tra le mani
una copia ormai sgualcita di "Sòle e risolature" di giuseppe marchese?

Quali crimini orrendi ho commesso nella precedente esistenza
per essere condannato a questa infernale (!) tortura?

...
...
...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; tardi.<br />
E come ogni notte, verso quest&#8217;ora,<br />
domande senza risposta mi assillano la mente.</p>
<p>Perché, cazzo, tutti vanno in ferie, anche Gianni Biondillo,<br />
e io sono costretto qui, a rigirarmi tra le mani<br />
una copia ormai sgualcita di &#8220;Sòle e risolature&#8221; di giuseppe marchese?</p>
<p>Quali crimini orrendi ho commesso nella precedente esistenza<br />
per essere condannato a questa infernale (!) tortura?</p>
<p>&#8230;<br />
&#8230;<br />
&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34721</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2006 22:03:32 +0000</pubDate>
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		<description>@ MarioB.

Scusa, non volevo rigirare il coltello nella piaga, era solo per dirti che la prossima volta (perché tu dal dott. carotenuto ci ritorni, vero?) l'euforia per le delizie della cura non deve impedirti, comunque, di dare sempre un'occhiata al retro del cipiglio della mutter badante. E' il travestimento preferito dalla Gloria... quindi, fatti coraggio, ci sarà sempre una seconda occasione, e poi, a quanto sento dire, le mani del dott. sono diventate ancora più lunghe: stavolta potrebbe invitarti nello Schleswig-Holstein.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ MarioB.</p>
<p>Scusa, non volevo rigirare il coltello nella piaga, era solo per dirti che la prossima volta (perché tu dal dott. carotenuto ci ritorni, vero?) l&#8217;euforia per le delizie della cura non deve impedirti, comunque, di dare sempre un&#8217;occhiata al retro del cipiglio della mutter badante. E&#8217; il travestimento preferito dalla Gloria&#8230; quindi, fatti coraggio, ci sarà sempre una seconda occasione, e poi, a quanto sento dire, le mani del dott. sono diventate ancora più lunghe: stavolta potrebbe invitarti nello Schleswig-Holstein.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34720</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2006 21:50:06 +0000</pubDate>
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		<description>@ cara cara polvere

veda, cara polvere, ogni "zona della meravigliosità" è bbella 'a mamma sòja, così come ogni scarrafone d'antan. non è che passando dal monolocale in cui ante all'attico in cui nunc, il 28 diventa automaticamente 56 o lo 0,1 si decuplica: 28 e 0,1 erano, e tali rimangono. ciò che cambia, chi sa mai perché, soprattutto quando il rendez-vous-nous avviene nell'attico, è proprio la percezione di chi prende le misure, percezione che si amplia a dismisura anche senza il ricorso a sostanze psicotrope (a volte basta anche un solo verso di "Sòle e risolature" e il trip è bello che avviato) . il "miracolo" (scusi, carissima lamagaclara) del dott. carotenuto sta proprio in questo: una coscienza talmente forte, e falsa, che 0,1 sia 1 o 10, che finiscono per crederci anche le (gli?) altre/(i?). poi, detto tra noi, lei non ha proprio idea di quanti metri quadrati del mio 0,1 (ma non era la zona 28?) ho calpestato. e spero, magari, di continuare a farlo... mi sfugge, poi, il riferimento alla mia "sviluppatissima (!?!) zona 20": non sarà per caso l'abituro di quella in certoqualmodo innata predisposizione che mi porta sempre a dimenticare la prima e a tenere ben vivo il ricordo dell'ultima?

è vero, i titoli che suggerisco sono sorpassati, ma ciò dipende unicamente dal fatto che ormai da lungo tempo non faccio investimenti decenti in borsa: sa, quelli del visco non aspettano altro per beccarmi. approvo pure la cura di fanghi al carbon vegetale, e spero che lei la continui e che gli effetti del processo di depurazione siano lunghi e duraturi. per quanto riguarda me, dopo decenni di attraversamento di poetiche petiche, altro che vasca da bagno, non basterebbe nemmeno la piscina (olimpionica) che ho in giardino...

le auguro una buona notte. mi permetta, comunque, di deporre un (casto) (o)/beso nei pressi della sua zona 28.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ cara cara polvere</p>
<p>veda, cara polvere, ogni &#8220;zona della meravigliosità&#8221; è bbella &#8216;a mamma sòja, così come ogni scarrafone d&#8217;antan. non è che passando dal monolocale in cui ante all&#8217;attico in cui nunc, il 28 diventa automaticamente 56 o lo 0,1 si decuplica: 28 e 0,1 erano, e tali rimangono. ciò che cambia, chi sa mai perché, soprattutto quando il rendez-vous-nous avviene nell&#8217;attico, è proprio la percezione di chi prende le misure, percezione che si amplia a dismisura anche senza il ricorso a sostanze psicotrope (a volte basta anche un solo verso di &#8220;Sòle e risolature&#8221; e il trip è bello che avviato) . il &#8220;miracolo&#8221; (scusi, carissima lamagaclara) del dott. carotenuto sta proprio in questo: una coscienza talmente forte, e falsa, che 0,1 sia 1 o 10, che finiscono per crederci anche le (gli?) altre/(i?). poi, detto tra noi, lei non ha proprio idea di quanti metri quadrati del mio 0,1 (ma non era la zona 28?) ho calpestato. e spero, magari, di continuare a farlo&#8230; mi sfugge, poi, il riferimento alla mia &#8220;sviluppatissima (!?!) zona 20&#8243;: non sarà per caso l&#8217;abituro di quella in certoqualmodo innata predisposizione che mi porta sempre a dimenticare la prima e a tenere ben vivo il ricordo dell&#8217;ultima?</p>
<p>è vero, i titoli che suggerisco sono sorpassati, ma ciò dipende unicamente dal fatto che ormai da lungo tempo non faccio investimenti decenti in borsa: sa, quelli del visco non aspettano altro per beccarmi. approvo pure la cura di fanghi al carbon vegetale, e spero che lei la continui e che gli effetti del processo di depurazione siano lunghi e duraturi. per quanto riguarda me, dopo decenni di attraversamento di poetiche petiche, altro che vasca da bagno, non basterebbe nemmeno la piscina (olimpionica) che ho in giardino&#8230;</p>
<p>le auguro una buona notte. mi permetta, comunque, di deporre un (casto) (o)/beso nei pressi della sua zona 28.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: cara polvere</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34719</link>
		<dc:creator>cara polvere</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2006 21:13:25 +0000</pubDate>
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		<description>@caro Conte
oltre ad avere la bella zona della meravigliosita che suppone (ma metri quadrati o calpestabili) ha anche  sicuramente  una sviluppatissima "zona numero 20"

ps: uhm. veda. i titoli che lei suggerisce sono ormai sorpassati. io più che leggere, in attesa che passi agosto, faccio i fanghi di carbone vegetale proprio per manifestare contro la poetica petica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@caro Conte<br />
oltre ad avere la bella zona della meravigliosita che suppone (ma metri quadrati o calpestabili) ha anche  sicuramente  una sviluppatissima &#8220;zona numero 20&#8243;</p>
<p>ps: uhm. veda. i titoli che lei suggerisce sono ormai sorpassati. io più che leggere, in attesa che passi agosto, faccio i fanghi di carbone vegetale proprio per manifestare contro la poetica petica.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: cf05103025</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34718</link>
		<dc:creator>cf05103025</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2006 21:07:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34718</guid>
		<description>O Conte Ugolino,
 tu mi ributti in pasto ai pescicani del malumore più nero, 
or che sento di queste mentite spoglie di Mutter Hildegarde. 

In effetti gli effetti posteriori della venerabil suora erano di possanza notevole e mi ricordavano qualcosa che io rimossi, per la castità impostami, ovvero le poderose curve della Gloria, che sempre mi insidia, ed io, ahimè, non so coglier al momento popportuno.

MarioBùùùù</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>O Conte Ugolino,<br />
 tu mi ributti in pasto ai pescicani del malumore più nero,<br />
or che sento di queste mentite spoglie di Mutter Hildegarde. </p>
<p>In effetti gli effetti posteriori della venerabil suora erano di possanza notevole e mi ricordavano qualcosa che io rimossi, per la castità impostami, ovvero le poderose curve della Gloria, che sempre mi insidia, ed io, ahimè, non so coglier al momento popportuno.</p>
<p>MarioBùùùù</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34716</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2006 17:30:09 +0000</pubDate>
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		<description>@ MarioB.

E' proprio in quei dieci giorni, a quanto mi risulta, che ti sei lasciato sfuggire la Gloria. Tutto preso dalla "cura", non ti sei accorto che lei era lì, sotto mentite spoglie. Sì, caro, la tua sorvegliante, Mutter Hildegarde, era proprio lei, la Gloria. Se solo ti fosse venuto in mento di guardare il "retro" del "terribil cipiglio", la tua guarigione sarebbe stata davvero completa. ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ MarioB.</p>
<p>E&#8217; proprio in quei dieci giorni, a quanto mi risulta, che ti sei lasciato sfuggire la Gloria. Tutto preso dalla &#8220;cura&#8221;, non ti sei accorto che lei era lì, sotto mentite spoglie. Sì, caro, la tua sorvegliante, Mutter Hildegarde, era proprio lei, la Gloria. Se solo ti fosse venuto in mento di guardare il &#8220;retro&#8221; del &#8220;terribil cipiglio&#8221;, la tua guarigione sarebbe stata davvero completa. ;)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: cf05103025</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34715</link>
		<dc:creator>cf05103025</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2006 16:27:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34715</guid>
		<description>Pagò tutto il land del Baden perchè il professore Carotenuto ha le mani lunghe, ecco.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pagò tutto il land del Baden perchè il professore Carotenuto ha le mani lunghe, ecco.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>Di: cf05103025</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34714</link>
		<dc:creator>cf05103025</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2006 16:25:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34714</guid>
		<description>Il prof. Gerardo Carotenuto, esimio psicopompo,
mi tenne in cura in una sua singolare clinica sita a Baden Baden, 
per via che ero depressissimo e quasi alienabile, 
in via di cartolarizzazione, insomma.
Mi intrattenne nelle prime ore del mattino con cura validissima di bianchetti tipo Chardonnay, Tokai, Muller Thurgau, Malvasia Greca, Greco di tufo, Velletri, fino alle ore 12, circa, 
poi, un pranzo leggero di
un pagnottone + 
maltagliati con fagioli 
risotto gaddiano
agnolotti alla monferrina
canard à l'orange
bollito misto alla piemontese
oca all'ungherese
+ verdure miste grigliate lessate + peperonata
poi dolci vari tipo: 
Bunèt
Sainhonorè
torta Paradiso der magnamagna
Meringata
Pastiera + zeppole
il tutto innaffiato da vini nordici quali:
Blauburgunder
Sankte Madalener
Kaltern+
Grignolino e Barbera d'Asti
Barbaresco + Barolo chinato +
Grapppa Mazzetti d'Altavilla ad libitum.

Alla sera, 
niente cene, 
solo un birrino weiss + due uiskini di malto.
Consigliati quattro sigari pro die tipo Partagas.

La cura durò dieci giorni,
e fu di esito positivissimo. 
Ma fu dura perché mi era proibito il commercio carnale con fimmine.
Sorvegliava una suora dal terribil cipiglio detta Madre Hildegarde.
Ebbi un poco di gastrite, però.

MarioB.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il prof. Gerardo Carotenuto, esimio psicopompo,<br />
mi tenne in cura in una sua singolare clinica sita a Baden Baden,<br />
per via che ero depressissimo e quasi alienabile,<br />
in via di cartolarizzazione, insomma.<br />
Mi intrattenne nelle prime ore del mattino con cura validissima di bianchetti tipo Chardonnay, Tokai, Muller Thurgau, Malvasia Greca, Greco di tufo, Velletri, fino alle ore 12, circa,<br />
poi, un pranzo leggero di<br />
un pagnottone +<br />
maltagliati con fagioli<br />
risotto gaddiano<br />
agnolotti alla monferrina<br />
canard à l&#8217;orange<br />
bollito misto alla piemontese<br />
oca all&#8217;ungherese<br />
+ verdure miste grigliate lessate + peperonata<br />
poi dolci vari tipo:<br />
Bunèt<br />
Sainhonorè<br />
torta Paradiso der magnamagna<br />
Meringata<br />
Pastiera + zeppole<br />
il tutto innaffiato da vini nordici quali:<br />
Blauburgunder<br />
Sankte Madalener<br />
Kaltern+<br />
Grignolino e Barbera d&#8217;Asti<br />
Barbaresco + Barolo chinato +<br />
Grapppa Mazzetti d&#8217;Altavilla ad libitum.</p>
<p>Alla sera,<br />
niente cene,<br />
solo un birrino weiss + due uiskini di malto.<br />
Consigliati quattro sigari pro die tipo Partagas.</p>
<p>La cura durò dieci giorni,<br />
e fu di esito positivissimo.<br />
Ma fu dura perché mi era proibito il commercio carnale con fimmine.<br />
Sorvegliava una suora dal terribil cipiglio detta Madre Hildegarde.<br />
Ebbi un poco di gastrite, però.</p>
<p>MarioB.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Ugolino Conte</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34713</link>
		<dc:creator>Ugolino Conte</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2006 16:09:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.nazioneindiana.com/2006/08/03/un-ragionamento-architettato-male/#comment-34713</guid>
		<description>No, mia cara lamagaclara (ma che bel nome, complimenti!), non volevo rubarle il mestiere, è solo che quei "cambiamenti" sono un effetto delle cure del dott. carotenuto: rimessa in sesto la psiche, tutto viene da sé, Villa con Fontana e Titoli in borsa compresi. 

Visto poi che lei è così bbuona, ecco, mi faccia sparire "solo" il nonno. Ai bambini ci pensa la madre, appena torna dalla parrucchiera (è dentro da mercoledì pomeriggio: ma lei ci tiene tanto ai suoi capelli, se li fa firmare uno per uno) e, soprattutto, con la badante uzbeka, se permette, me la vedo io.

p.s.

Poiché il dott. carotenuto è in ferie, mi permetto di consigliare a Magda e a Paola, ma anche lei credo possa averne bisogno, qualcuno tra i Titoli che conservo gelosamente in borsa (sa, il dott. me li ha consigliati come rimedi alternativi, visto che, con la serrata delle farmacie, è difficile procurarsi i medicinali della sua cura tradizionale). Ecco, un po' di poesia sotto la cappa agostana fa sempre bene; consiglierei, quindi, "Sòle e risolature" di giuseppe marchese e "Lucciole nella brodaglia" di raffaello sandali. Se poi siete di stomaco forte, vi consiglio "Massaggi segreti" e "Pruderie d'ano-re" di alberto sonastemio, che trovate nella collana "Peti d'autore" della premiata editrice "Nani&#38;Ballerine". 

Spero di avervi fatto cosa gradita. Intanto, dal momento che la badante sarà presto libera da impegni, grazie a lei, do una ripassatina al "Manuale del liberal dandy", soprattutto al capitoli "Primi approcci", di robert saintgold. Buone fritture. Pardon: letture.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>No, mia cara lamagaclara (ma che bel nome, complimenti!), non volevo rubarle il mestiere, è solo che quei &#8220;cambiamenti&#8221; sono un effetto delle cure del dott. carotenuto: rimessa in sesto la psiche, tutto viene da sé, Villa con Fontana e Titoli in borsa compresi. </p>
<p>Visto poi che lei è così bbuona, ecco, mi faccia sparire &#8220;solo&#8221; il nonno. Ai bambini ci pensa la madre, appena torna dalla parrucchiera (è dentro da mercoledì pomeriggio: ma lei ci tiene tanto ai suoi capelli, se li fa firmare uno per uno) e, soprattutto, con la badante uzbeka, se permette, me la vedo io.</p>
<p>p.s.</p>
<p>Poiché il dott. carotenuto è in ferie, mi permetto di consigliare a Magda e a Paola, ma anche lei credo possa averne bisogno, qualcuno tra i Titoli che conservo gelosamente in borsa (sa, il dott. me li ha consigliati come rimedi alternativi, visto che, con la serrata delle farmacie, è difficile procurarsi i medicinali della sua cura tradizionale). Ecco, un po&#8217; di poesia sotto la cappa agostana fa sempre bene; consiglierei, quindi, &#8220;Sòle e risolature&#8221; di giuseppe marchese e &#8220;Lucciole nella brodaglia&#8221; di raffaello sandali. Se poi siete di stomaco forte, vi consiglio &#8220;Massaggi segreti&#8221; e &#8220;Pruderie d&#8217;ano-re&#8221; di alberto sonastemio, che trovate nella collana &#8220;Peti d&#8217;autore&#8221; della premiata editrice &#8220;Nani&amp;Ballerine&#8221;. </p>
<p>Spero di avervi fatto cosa gradita. Intanto, dal momento che la badante sarà presto libera da impegni, grazie a lei, do una ripassatina al &#8220;Manuale del liberal dandy&#8221;, soprattutto al capitoli &#8220;Primi approcci&#8221;, di robert saintgold. Buone fritture. Pardon: letture.</p>
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