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	<title>Commenti a: Anteprima Sud 7/Andrea Di Consoli</title>
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	<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 15:43:03 +0000</pubDate>
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		<title>Di: giovanna</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/06/anteprima-sud-7andrea-di-consoli/#comment-48896</link>
		<dc:creator>giovanna</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Oct 2006 13:21:11 +0000</pubDate>
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		<description>Bello leggerti anche qui, Andrea.
E leggere di un ragno che vive nel "pisasale",reinventando l'uso di un oggetto che altrimenti non avrebbe più senso. 
Bello leggere della nostra terra,con le parole di chi non vuole perdere il filo.g</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bello leggerti anche qui, Andrea.<br />
E leggere di un ragno che vive nel &#8220;pisasale&#8221;,reinventando l&#8217;uso di un oggetto che altrimenti non avrebbe più senso.<br />
Bello leggere della nostra terra,con le parole di chi non vuole perdere il filo.g</p>
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		<title>Di: teora ventura</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/06/anteprima-sud-7andrea-di-consoli/#comment-37156</link>
		<dc:creator>teora ventura</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Aug 2006 21:20:32 +0000</pubDate>
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		<description>Ho toccato di sfuggita quelle zone quest'estate, mi sono perso tra francavilla e viggianello, sulle strade interne ai boschi, alla ricerca di un concerto di roy paci...voglio leggere il tuo "lagro negro", mi incuriosisce tanto...E mi auguro che la Basilicata sia raccontata, ha delle pieghe interessanti che però sono tenute accuratamente lontane dalle grandi arterie comunicative...così come va raccontata la nuova emigrazione di tanti che come me (e lamia fidanzata lucana) lasciano il sud, che amano, per spostarsi, e poi chissà se torneremo; è una piaga strisciante, che l'era del lavoro precario ha reso ancora più dolente ma invisibile..
Ogni volta che torno su nazioneindiana faccio sempre belle letture....
complimenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho toccato di sfuggita quelle zone quest&#8217;estate, mi sono perso tra francavilla e viggianello, sulle strade interne ai boschi, alla ricerca di un concerto di roy paci&#8230;voglio leggere il tuo &#8220;lagro negro&#8221;, mi incuriosisce tanto&#8230;E mi auguro che la Basilicata sia raccontata, ha delle pieghe interessanti che però sono tenute accuratamente lontane dalle grandi arterie comunicative&#8230;così come va raccontata la nuova emigrazione di tanti che come me (e lamia fidanzata lucana) lasciano il sud, che amano, per spostarsi, e poi chissà se torneremo; è una piaga strisciante, che l&#8217;era del lavoro precario ha reso ancora più dolente ma invisibile..<br />
Ogni volta che torno su nazioneindiana faccio sempre belle letture&#8230;.<br />
complimenti.</p>
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	<item>
		<title>Di: Radhe</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/06/anteprima-sud-7andrea-di-consoli/#comment-34895</link>
		<dc:creator>Radhe</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Aug 2006 16:24:59 +0000</pubDate>
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		<description>l'inutile per eccelenza: un porno in lingua tedesca :)
Chissà perché le cose inutili sono quelle che amiamo di più...

bel testo

S.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>l&#8217;inutile per eccelenza: un porno in lingua tedesca :)<br />
Chissà perché le cose inutili sono quelle che amiamo di più&#8230;</p>
<p>bel testo</p>
<p>S.</p>
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	<item>
		<title>Di: Nunzio Festa</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/06/anteprima-sud-7andrea-di-consoli/#comment-34842</link>
		<dc:creator>Nunzio Festa</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Aug 2006 02:44:43 +0000</pubDate>
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		<description>molto gradevole, e sopratutto carico di Commovente. 

b!

Nunzio Festa</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>molto gradevole, e sopratutto carico di Commovente. </p>
<p>b!</p>
<p>Nunzio Festa</p>
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		<title>Di: cf05103025</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/06/anteprima-sud-7andrea-di-consoli/#comment-34809</link>
		<dc:creator>cf05103025</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2006 16:09:48 +0000</pubDate>
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		<description>Mi è piaciuto molto questo pezzo,
e m' è venuta voglia di raccontare 'na storia parallela che successe a me, nel senso che in una cantina, ora mia,  ma prima di chissa che altri contadini, esplorai un piccolo antro ove erano tenuti oggetti in ferro, tipo scalpelli e cunei e una testa di mazzapicchio o mazzuolo da scalpellino + qualche vecchia chiave e chiodo da carpentiere.
Io ci guardavo lì dentro con la pila e vedevo solo 'sta ferraglia misteriosa sorvegliata da ragni millenari; poiché sono forse maniaco non osavo ripulire il piccolo vano, quasi fosse il sancta sanctorum di un benevolo fantasma o lare della casa. 
Per anni lasciai tutto come stava, ogni tanto sorvegliavo con circospezione il luogo immutato da almeno cent'anni. 
Poi cavai con grandissima fatica da un'altra cantina dei blocchi di tufo per farne una sorta di rustica fontana nel cortile, ma mi mancavano attrezzi per lavorarli, per scolpire. 
Dopo averci pensato un be po', dopo aver chiesto permesso al lare e versato in offerta un bicchiere di vino buono nell'incavo, cavai i vecchi attrezzi, li smerigliai, li oliai, al mazzuolo misi un manico e ci diedi dentro con mazza e scalpelli e picchi. 
Ora i ferri stanno bene e sono contenti, ogni tanto li riuso e loro ridono. 
La fontana è venuta bene, sembra etrusca.

Nel buco antico però ci ho lasciato ancora qualcosa, per non oltraggiare troppo la memoria della casa.
MarioB.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è piaciuto molto questo pezzo,<br />
e m&#8217; è venuta voglia di raccontare &#8216;na storia parallela che successe a me, nel senso che in una cantina, ora mia,  ma prima di chissa che altri contadini, esplorai un piccolo antro ove erano tenuti oggetti in ferro, tipo scalpelli e cunei e una testa di mazzapicchio o mazzuolo da scalpellino + qualche vecchia chiave e chiodo da carpentiere.<br />
Io ci guardavo lì dentro con la pila e vedevo solo &#8217;sta ferraglia misteriosa sorvegliata da ragni millenari; poiché sono forse maniaco non osavo ripulire il piccolo vano, quasi fosse il sancta sanctorum di un benevolo fantasma o lare della casa.<br />
Per anni lasciai tutto come stava, ogni tanto sorvegliavo con circospezione il luogo immutato da almeno cent&#8217;anni.<br />
Poi cavai con grandissima fatica da un&#8217;altra cantina dei blocchi di tufo per farne una sorta di rustica fontana nel cortile, ma mi mancavano attrezzi per lavorarli, per scolpire.<br />
Dopo averci pensato un be po&#8217;, dopo aver chiesto permesso al lare e versato in offerta un bicchiere di vino buono nell&#8217;incavo, cavai i vecchi attrezzi, li smerigliai, li oliai, al mazzuolo misi un manico e ci diedi dentro con mazza e scalpelli e picchi.<br />
Ora i ferri stanno bene e sono contenti, ogni tanto li riuso e loro ridono.<br />
La fontana è venuta bene, sembra etrusca.</p>
<p>Nel buco antico però ci ho lasciato ancora qualcosa, per non oltraggiare troppo la memoria della casa.<br />
MarioB.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Giancarlo Tramutoli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/06/anteprima-sud-7andrea-di-consoli/#comment-34808</link>
		<dc:creator>Giancarlo Tramutoli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2006 15:00:51 +0000</pubDate>
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		<description>Ovvero:
Cogli l'ottimo!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ovvero:<br />
Cogli l&#8217;ottimo!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: furlen</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/06/anteprima-sud-7andrea-di-consoli/#comment-34805</link>
		<dc:creator>furlen</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2006 14:27:35 +0000</pubDate>
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		<description>bellissimo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bellissimo.</p>
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		<title>Di: sergio garufi</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/06/anteprima-sud-7andrea-di-consoli/#comment-34803</link>
		<dc:creator>sergio garufi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2006 13:18:45 +0000</pubDate>
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		<description>molto bello.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>molto bello.</p>
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		<title>Di: Giancarlo Tramutoli</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/06/anteprima-sud-7andrea-di-consoli/#comment-34800</link>
		<dc:creator>Giancarlo Tramutoli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2006 12:48:51 +0000</pubDate>
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		<description>Bello.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bello.</p>
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		<title>Di: Cato</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/06/anteprima-sud-7andrea-di-consoli/#comment-34758</link>
		<dc:creator>Cato</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 20:32:24 +0000</pubDate>
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		<description>"...e c'è la voce dei morti, che io non ho mai dimenticato, perché è più ricca la vita se i defunti ci fanno compagnia".

Bellissimo testo.

Notevole la capacità dell'autore di tenere a bada, per sortilegio di scrittura, emozione e struggimento, mentre la memoria si dipana, sgrana il suo rosario di volti, di voci, di croci, di abbandono...di vita che, riaffiorando dalla polvere, reclama il suo spazio, la sua parte d'anima, di sangue e di carne.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;&#8230;e c&#8217;è la voce dei morti, che io non ho mai dimenticato, perché è più ricca la vita se i defunti ci fanno compagnia&#8221;.</p>
<p>Bellissimo testo.</p>
<p>Notevole la capacità dell&#8217;autore di tenere a bada, per sortilegio di scrittura, emozione e struggimento, mentre la memoria si dipana, sgrana il suo rosario di volti, di voci, di croci, di abbandono&#8230;di vita che, riaffiorando dalla polvere, reclama il suo spazio, la sua parte d&#8217;anima, di sangue e di carne.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: filippo senatore</title>
		<link>http://www.nazioneindiana.com/2006/08/06/anteprima-sud-7andrea-di-consoli/#comment-34750</link>
		<dc:creator>filippo senatore</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Aug 2006 18:57:54 +0000</pubDate>
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		<description>Lo spirito della città antica nello stile di Dino Buzzati, riposto nelle viuzze, negli anditi, nei sottopassaggi, nelle scale e scalette dove si annida ancora una densa vita, lo rivivo oggi con gli odori della nebbia di quasi venti anni fa. 
Milano, Via Montello, rigata dal percorso d’argento dei tram. 
Una volta al mese andavo alla redazione di Schema con la consapevolezza di amare la scrittura che nasceva dalle lunghe discussioni in casa Manzoni.
Un confronto schietto, di voci ora concordi ora divergenti e una presenza incredibile di giovani, appartenenti a quell’ultima generazione dopo gli anni di piombo che aveva superato le forche caudine del ritorno alla meritocrazia. In poche parole l’antitesi dei figli di papà.
Non più esami facili nel clima del Sessantotto ebbro, ma prove quasi sadiche e sfibranti per poi arrivare ad approdi precari e mortificazioni nel clima festaiolo della Milano da bere.
In quegli anni facevo il pendolare da Pavia e una sera ho preferito perdere il treno per ascoltare in piedi al loggione della Scala, Pollini ed Abbado, nel concerto “Imperatore” di Beethoven. 
Il tema del primo movimento, in quegli anni, mi ha accompagnato ossessivamente, come una musica interna in questo attraversare la città, carica di tensioni e di storia. Quasi un fluire sotterraneo, uno scrosciare dei navigli sigillati che dopo lunghi nubifragi cercavano la via della superficie.
Il fortissimo dell’orchestra prendeva le mie gambe quando attraversavo Piazza Lega Lombarda, quasi come un monito eroico di partecipazione ad un simposio.
Il primo numero di Schema, rivista di poesia è uscito venti anni fa in un clima di dibattito culturale molto elevato. 
In quegli anni a Milano dominava Alfabeta, la rivista di Porta, Balestrini, Spinella, Eco, Rovatti, Corti, Leonetti e Volponi. 
Schema era una sorta di scialuppa di fronte a tanti yacht e panfili. Eppure la piccola rivista letteraria affascinava i nomi dei famosi i quali pubblicavano clandestini in mezzo agli anonimi esordienti, sortendo l’effetto di una mescolanza plebea, per tornare a Buzzati, che sprigionava “l’animo genuino del popolo”. 
La rivista nasce con un progetto culturale, cosa rara anche per riviste blasonate, fatta per chi legge, con una forte coerenza culturale e una precisa funzione informativa e critica. Schema che ha contaminato il territorio come il Living Theatre di Julian Beck ha occupato luoghi inconsueti come l’Acquario Civico, le stazione della Ferrovia Nord e le piazze di Milano.
Inoltre sia giovani, che affermati poeti stranieri, tradotti con serio intento filologico, sono stati pubblicati da Schema con il testo a fronte.
Ho conosciuto Franco Manzoni nel 1987, quando già Schema era avviata e nota al mondo letterario.  Non mi soffermo su un’amicizia autentica per non tediare il lettore.
Pur avendo partecipato dopo Castelporziano alla replica di Piazza di Siena a Roma, avevo solo qualche poesia nel cassetto. 
Entrai dilettante e meravigliato della generosità e di essere accolto in così poco tempo in una redazione, dove ho conosciuto la meglio gioventù milanese in un clima di serio impegno culturale, oserei dire esemplare, come se si fossi entrato in un’accademia. 
“Coloro che ragionando andaro al fondo,/ s’accorsero d’esta innata libertate”. 
S’imparava, si approfondiva per non fare brutte figure, ma soprattutto si ascoltavano gli altri. 
Un lungo tirocinio che mi ha permesso senza fatica l’approdo al Portnoy.
Oggi la rivista letteraria in una veste non più di mensile, ma di strenna annuale, mantiene l’antica copertina dai colori mutabili dell’arcobaleno alla Warhol, edita con pazienza certosina da Marina Manzoni.
Schema ha resistito e resiste a tanti eventi e imbocca oggi il fiore dalla giovinezza dei venti anni. Alcune riviste blasonate hanno chiuso i battenti, altre navigano a vista nel mare procelloso della poesia con un seguito effimero di pubblico.
Schema possiede il fascino della leggerezza e della caparbietà volitiva dei milanesi che non mollano. 
Schema è il manifesto di coloro che Mario Spinella definiva, il caffè della penombra, dei fuoriusciti, degli esiliati, dei fuggitivi, non paghi delle certezze transeunti, delle idee che rifuggono i salotti televisivi. 
Parafrasando ancora Dante è il manifesto di “quei che va di notte, / che porta il lume dietro e sé non giova, / ma dopo sé fa le persone dotte, / quando dicea:  ‘Secol si rinova; / torna giustizia e primo tempo uman, /e progenie scende da ciel nova’ ...”</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lo spirito della città antica nello stile di Dino Buzzati, riposto nelle viuzze, negli anditi, nei sottopassaggi, nelle scale e scalette dove si annida ancora una densa vita, lo rivivo oggi con gli odori della nebbia di quasi venti anni fa.<br />
Milano, Via Montello, rigata dal percorso d’argento dei tram.<br />
Una volta al mese andavo alla redazione di Schema con la consapevolezza di amare la scrittura che nasceva dalle lunghe discussioni in casa Manzoni.<br />
Un confronto schietto, di voci ora concordi ora divergenti e una presenza incredibile di giovani, appartenenti a quell’ultima generazione dopo gli anni di piombo che aveva superato le forche caudine del ritorno alla meritocrazia. In poche parole l’antitesi dei figli di papà.<br />
Non più esami facili nel clima del Sessantotto ebbro, ma prove quasi sadiche e sfibranti per poi arrivare ad approdi precari e mortificazioni nel clima festaiolo della Milano da bere.<br />
In quegli anni facevo il pendolare da Pavia e una sera ho preferito perdere il treno per ascoltare in piedi al loggione della Scala, Pollini ed Abbado, nel concerto “Imperatore” di Beethoven.<br />
Il tema del primo movimento, in quegli anni, mi ha accompagnato ossessivamente, come una musica interna in questo attraversare la città, carica di tensioni e di storia. Quasi un fluire sotterraneo, uno scrosciare dei navigli sigillati che dopo lunghi nubifragi cercavano la via della superficie.<br />
Il fortissimo dell’orchestra prendeva le mie gambe quando attraversavo Piazza Lega Lombarda, quasi come un monito eroico di partecipazione ad un simposio.<br />
Il primo numero di Schema, rivista di poesia è uscito venti anni fa in un clima di dibattito culturale molto elevato.<br />
In quegli anni a Milano dominava Alfabeta, la rivista di Porta, Balestrini, Spinella, Eco, Rovatti, Corti, Leonetti e Volponi.<br />
Schema era una sorta di scialuppa di fronte a tanti yacht e panfili. Eppure la piccola rivista letteraria affascinava i nomi dei famosi i quali pubblicavano clandestini in mezzo agli anonimi esordienti, sortendo l’effetto di una mescolanza plebea, per tornare a Buzzati, che sprigionava “l’animo genuino del popolo”.<br />
La rivista nasce con un progetto culturale, cosa rara anche per riviste blasonate, fatta per chi legge, con una forte coerenza culturale e una precisa funzione informativa e critica. Schema che ha contaminato il territorio come il Living Theatre di Julian Beck ha occupato luoghi inconsueti come l’Acquario Civico, le stazione della Ferrovia Nord e le piazze di Milano.<br />
Inoltre sia giovani, che affermati poeti stranieri, tradotti con serio intento filologico, sono stati pubblicati da Schema con il testo a fronte.<br />
Ho conosciuto Franco Manzoni nel 1987, quando già Schema era avviata e nota al mondo letterario.  Non mi soffermo su un’amicizia autentica per non tediare il lettore.<br />
Pur avendo partecipato dopo Castelporziano alla replica di Piazza di Siena a Roma, avevo solo qualche poesia nel cassetto.<br />
Entrai dilettante e meravigliato della generosità e di essere accolto in così poco tempo in una redazione, dove ho conosciuto la meglio gioventù milanese in un clima di serio impegno culturale, oserei dire esemplare, come se si fossi entrato in un’accademia.<br />
“Coloro che ragionando andaro al fondo,/ s’accorsero d’esta innata libertate”.<br />
S’imparava, si approfondiva per non fare brutte figure, ma soprattutto si ascoltavano gli altri.<br />
Un lungo tirocinio che mi ha permesso senza fatica l’approdo al Portnoy.<br />
Oggi la rivista letteraria in una veste non più di mensile, ma di strenna annuale, mantiene l’antica copertina dai colori mutabili dell’arcobaleno alla Warhol, edita con pazienza certosina da Marina Manzoni.<br />
Schema ha resistito e resiste a tanti eventi e imbocca oggi il fiore dalla giovinezza dei venti anni. Alcune riviste blasonate hanno chiuso i battenti, altre navigano a vista nel mare procelloso della poesia con un seguito effimero di pubblico.<br />
Schema possiede il fascino della leggerezza e della caparbietà volitiva dei milanesi che non mollano.<br />
Schema è il manifesto di coloro che Mario Spinella definiva, il caffè della penombra, dei fuoriusciti, degli esiliati, dei fuggitivi, non paghi delle certezze transeunti, delle idee che rifuggono i salotti televisivi.<br />
Parafrasando ancora Dante è il manifesto di “quei che va di notte, / che porta il lume dietro e sé non giova, / ma dopo sé fa le persone dotte, / quando dicea:  ‘Secol si rinova; / torna giustizia e primo tempo uman, /e progenie scende da ciel nova’ &#8230;”</p>
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